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sabato 7 giugno 2014

Lenin, la coscienza di classe e la lotta politica



Oggi vi posto uno stralcio del testo fondamentale di Vladimir Ilic Ulianov, meglio noto con lo pseudonimo di Nikolaij Lenin.
Proprio con questo pseudonimo Lenin compose e pubblicò il "Che fare?", opera determinante per lo sviluppo del bolscevismo in Russia e per l'aggiornamento della prospettiva marxista.

La coscienza delle masse operaie non può essere una vera coscienza di classe se gli operai non imparano a osservare, sulla base dei fatti e degli avvenimenti politici concreti e attuali, ognuna delle altre classi sociali in tutte le manifestazioni della vita intellettuale, morale e politica; se non imparano ad applicare in pratica l’analisi e il criterio materialistico a tutte le forme d’attività e di vita di tutte le classi, strati e gruppi della popolazione. Chi induce la classe operaia a rivolgere la sua attenzione, il suo spirito di osservazione e la sua coscienza esclusivamente, o anche principalmente, su se stessa, non è un socialdemocratico, perché per la classe operaia la conoscenza di sè stessa è indissolubilmente legata alla conoscenza esatta dei rapporti reciproci di tutte le classi della società contemporanea, e conoscenza non solo teorica, anzi, non tanto teorica, quanto ottenuta attraverso l’esperienza della vita politica. 

Ecco perché la predicazione dei nostri economisti, i quali sostengono che la lotta economica è il mezzo più largamente applicabile per trascinare le masse nel movimento politico, è così profondamente reazionaria nei risultati pratici. Per diventare socialdemocratico, l’operaio deve avere una chiara visione della natura economica, della fisionomia politica e sociale del grande proprietario fondiario e del prete, dell’alto funzionario e del contadino, dello studente e del vagabondo, conoscerne i lati forti e quelli deboli, saper discernere il significato delle formule e dei sofismi di ogni genere con i quali ogni classe e ogni strato sociale maschera i propri appetiti egoistici e la propria vera "sostanza", saper distinguere quali interessi le leggi e le istituzioni rappresentano, e come li rappresentano. 

Ma non si potrà trovare in nessun libro questa "chiara visione": la potranno dare solo gli esempi tratti dalla vita, le denunce che battano il ferro mentre è caldo e che trattino di ciò che avviene intorno a noi in un dato momento, di ciò che si dice e si sussurra nei crocchi, di ciò che dimostrano questo o quel fatto, certe cifre e certe sentenze dei tribunali, ecc. Queste denunce politiche relative a tutte le questioni della vita sociale sono la condizione necessaria e fondamentale per educare le masse all’attività rivoluzionaria. 

(Vladimir Lenin, dal "Che Fare?")
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sabato 31 agosto 2013

Che fare?



Ovunque mi giro c'è gente che si chiede: che fare?
Ora che siamo prossimi alla guerra in Siria, basata su prove labili quanto quelle che Colin Powell addusse per dichiarare guerra all'Iraq, e poi dimostratesi inventate, che possiamo fare?
Ora che il governo dell'inciucio guidato da Letta ha tolto l'Imu ed ha messo una nuova supertassa, la Service Tax, che dobbiamo fare?
Ora che i primi timidi accenni di ripresa economica non hanno generato una timida ripresa di occupazione, ma tutt'altro, che cosa dobbiamo fare?
Ora che i lavoratori tornano dalle ferie agostane e trovano le aziende chiuse coi catenacci e trasferite altrove senza preavviso, cosa possiamo fare?
Ora che la classe politica - che è stata votata, Porcellum o meno - sta discutendo sulla condanna di Berlusconi e non sulle cose che davvero interessano ai cittadini e ai lavoratori, cosa si deve fare?

Potrei continuare, ma mi fermo.
Tanto la risposta alla domanda è sempre la stessa: non ve lo dico cosa bisogna fare. Non per cattiveria, o per "cazzimma" (per dirla alla napoletana), ma semplicemente perchè non sono nessuno per imporre o semplicemente indicare una via. 
Tocca ad ognuno e a tutti cercare la risposta alla domanda: che fare?
Tocca ad ognuno e a tutti cominciare finalmente a lottare, scendere in strada, organizzare forme di lotta e di resistenza. Creare momenti di condivisione e di rivendicazione sociale, culturale, esistenziale.
Invece di aspettare che qualcuno vi dica cosa fare, cominciate a fare: volantinaggi, attacchinaggi, assemblee, riunioni, iniziative, cortei, scioperi, presidi, blocchi, occupazioni, raccolte firme.
E diffidate da chi vi dice cosa fare. Non esistono soluzioni certe e universali.