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giovedì 6 marzo 2014

Terra dei fuochi: 9 marzo, corteo a Imola dei comitati del Nord



Il “Comitato #ioL8 – Coordinamenti Comitati Fuochi Nord” facenti capo ai “Coordinamenti Comitati Fuochi Campani”, dopo la manifestazione il 3 novembre 2013 a Modena, l’ 8 dicembre a Reggio Emilia e il 1° il febbraio a Udine, marcerà ancora una volta il giorno 9 marzo 2014 ad Imola (BO) alle ore 11,00 partendo da Via A. Pacinotti c/o parco Bernabé, meglio conosciuto piazzale Michelangelo, per giungere alla conclusione del corteo in piazza Matteotti.

Il 9 Marzo si terrà la marcia per informare e sensibilizzare la popolazione sul dramma della “terra dei fuochi”. Toccherà stavolta alla cittadinanza di Imola partecipare numerosa e con passione al corteo. Tutti insieme, uniti dal dovere-diritto alla vita, saremo un’unica voce atta ad esternare quel sentimento di amore per la propria terra e il creato che appartiene alla collettività e deve rimanere tale e salubre per le future generazioni!

La nostra passione ci spinge a valorizzare e rompere un muro di paura che sta mettendo letteralmente in ginocchio le aziende agricole e di trasformazione campane. Le analisi compiute dalla Coop Adriatica, rivelano e certificano la salubrità dei prodotti agroalimentari nell’occhio del ciclone; inoltre ciò è affermato da un’inchiesta firmata da “la Repubblica” in collaborazione con l’università Federco II di Napoli e dal Gen. del Corpo Forestale Sergio Costa, promosso a generale per merito straordinario (primo caso in Italia di promozione per merito a un comandante provinciale), affermando con fermezza come gli ortaggi vantino di una doppia sicurezza alimentare, in quanto i più controllati d’Italia.
Lo scopo della manifestazione è quello di portare a conoscenza anche alle popolazioni del nord il problema che sta attraversando l’ormai cosiddetta “Terra dei Fuochi” a causa dell’interramento dei rifiuti tossici e radioattivi sversati ormai da più di vent’anni in Campania.
La marcia, pertanto, non solo si propone di sensibilizzare le genti del problema, quanto a sfatare quei luoghi comuni relativi l’avvelenamento dei prodotti agroalimentari provenienti da quella terra attraverso la cattiva informazione che sta distruggendo l’economia di un paese un tempo denominato “Campania Felix.”

Coordinamento Comitati Fuochi Romagna Cesena/Imola – Comitato #ioL8
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martedì 11 febbraio 2014

Tutto quello che non va nel decreto "Terra dei Fuochi"

Vi sottopongo due articoli molto interessanti, riguardanti il cosiddetto "Decreto sulla Terra dei Fuochi". Potrete notare le criticità di questo decreto, pensato male e realizzato peggio.
Nei prossimi giorni, su L'INSORGENTE sarà disponibile il testo integrale del Decreto, con le modifiche degli emendamenti.



Poteva il parlamento italiano convertire il decreto legge 136/13 (noto come Terra dei Fuochi ed Ilva) da noi ritenuto pessimo fin dal primo istante, peggiorandolo ulteriormente?

La risposta negativa sembrava assolutamente la più razionale delle opzioni. Il decreto licenziato dal Consiglio dei Ministri, prima ancora di passare alla Camera dei deputati ed arrivare blindatissimo al Senato, già appariva, nella sostanza, il tentativo goffo del governo e della politica romanocentrica di creare uno spot elettorale a futura memoria.

Come spesso accade, però, nelle italiche faccende ciò che era di per sé male è divenuto peggio con le modifiche approvate dagli illuminati parlamentari all’atto del passaggio alla Camera. La mera elencazione degli emendamenti incriminati non avrebbe lo stesso effetto che ha l’analisi del resoconto stenografico della seduta al Senato che mostra tutti gli aspetti patologici del sistema e del provvedimento. Sotto il primo profilo appare subito evidente l’affanno e l’imbarazzo col quale i senatori discutono di un argomento a loro, evidentemente, ignoto e di un provvedimento sul quale hanno avuto pochissimo tempo per deliberare.

Sotto il secondo abbondano le contraddizioni, persino negli interventi a favore da parte dei parlamentari della maggioranza. La cartina di tornasole dell’imbarazzante faccenda è già nelle parole del relatore Sollo che, in sede di relazione orale, da un lato superfeta il ruolo della criminalità locale sostenendo che il decreto riguarda “un’area che si caratterizza per lo sversamento illegale di rifiuti, anche tossici, da parte della camorra e, in particolare, del clan dei Casalesi” per poi fare riferimento alla particolare natura dei rifiuti ammettendo che “da molti decenni nelle campagne campane si sono verificati sversamenti di rifiuti industriali e di rifiuti tossici e nucleari provenienti dal Nord Italia e dal Nord Europa” senza, però, accennare, neanche minimamente, alla catena di correità che ha potuto (per cinque lustri) consentire a tali rifiuti di viaggiare, indisturbati attraverso lo stivale. Ancora il Governo, attraverso il suo imbarazzato relatore, dichiara che “secondo un rapporto dell’ARPA della Campania, un’area di 3 milioni di metri quadri, compresa tra i Regi Lagni, Lo Uttaro, Masseria del Pozzo-Schiavi (nel Giuglianese) ed il quartiere di Pianura della città di Napoli, risulterebbe molto compromessa per l’elevata e massiccia presenza di rifiuti tossici” senza spiegare come mai dallo screening medico della popolazione, introdotto con un emendamento alla Camera, vengano pretermesse la città di Napoli ed alcune zone del casertano come Terzigno.

Nemmeno spiega il Governo come, preso atto che “la Campania fosse destinata a diventare una discarica a cielo aperto, soprattutto di materiali tossici tra cui piombo, scorie nucleari e materiale acido, che hanno inquinato le falde acquifere campane e le coste di mare dal basso Lazio fino ad arrivare a Castel Volturno” il decreto si limiti alla mappatura dei terreni agricoli tralasciando quelli non agricoli e, soprattutto l’analisi delle falde acquifere.

Non spiega il Governo come, preso atto del ruolo della criminalità mafiosa nel ciclo dello smaltimento dei rifiuti illeciti, abbia potuto ritenere di approvare un provvedimento che deroga i controlli antimafia per le imprese impegnate nelle bonifiche del territorio. Si tratta, per inciso, di centinaia di milioni di euro (di provenienza comunitaria e sottratti all’agricoltura Campana) che rischiano di arricchire gli stessi soggetti (massoneria, politica, camorra) che hanno stuprato il territorio.

Non spiega il Governo la necessità di un provvedimento ad hoc così raffazzonato in vigenza del decreto legislativo 152/06 (chi inquina paga) di per sé sufficiente, sotto l’aspetto sanzionatorio, a garantire la posizione in capo agli autori dell’inquinamento degli oneri di bonifica. Verrebbe il sospetto che se ne sia evitata l’applicazione onde evitare che gran parte degli oneri fossero ricaduti sul tessuto industriale toscopadano e sullo stato complice attraverso le sue strutture di controllo corrotte. Non spiega il governo il senso di una mappatura a chiazza di leopardo con la costituzione di aree agricole no food senza esplicitare i modi ed i tempi della bonifica integrale dei luoghi. Imbarazzo. La sensazione è netta, violenta. Disgusta.

Il Governo ha trattato il problema con la fretta ansiosa di chi deve necessariamente nascondere una verità impronunciabile. Nella Terra dei fuochi è stato perpetrato uno scientifico genocidio di una popolazione inerme sacrificata sull’altare della tenuta economica del sistema imprenditoriale norditaliano attraverso l’abbattimento dei costi di smaltimento dei rifiuti speciali. Il Governo, se avesse minimamente approfondito il dibattito, o lo avesse favorito attraverso la piena discussione del provvedimento adottando, avrebbe dovuto rispondere alla domanda relativa ai quattro lustri di secretazione imposta dalla politica attraverso personalità ancor oggi ben salde nella sala dei bottoni, l’On.le Sig. Presidente della Repubblica in primis al tempo delle dichiarazioni si Schiavone Ministro degli Interni e fautore della segretazione.

Alessandro Cantelmo

In questa breve nota vorrei analizzare l’articolo 3 della legge in questione che è quello che introduce il reato di “combustione illecita di rifiuti”

La norma ha l’obiettivo di introdurre sanzioni penali per contrastare chi appicca i (fuochi) roghi tossici prevedendo uno specifico Reato – Delitto -“Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata è punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. Il responsabile è tenuto al ripristino dello stato dei luoghi, al risarcimento del danno ambientale e al pagamento, anche in via di regresso, delle spese per la bonifica.”

Questo articolo si affianca all’art.256 del TUA (Testo unico ambientale), diventando l’art. 256 bis del predetto testo.

Ma cosa prescrive l’art 256 del TUA?

“Chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 e’ punito:
a) con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti non pericolosi;
b) con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro se si tratta di rifiuti pericolosi.”

Poichè la combustione è sicuramente considerabile come uno dei tanti modi attraverso i quali è possibile smaltire il rifiuto, non appare molto chiara, nel merito, l’introduzione di uno specifico reato per il rogo (a parte per le sanzioni penali più dure).

Nel metodo la norma si rivela comunque incapace di affrontare il problema, allo stesso modo di quanto già fosse in precedenza l’art. 256 su menzionato. Non ci sembra infatti che questa norma abbia mai nemmeno lontanamente inciso nella direzione di una diminuzione dei roghi di rifiuti.

Si dirà, si però adesso è previsto uno specifico reato di combustione che permetterà di perseguire un reato che invece prima era affidato alla interpretazione e alla tenacia della Polizia giudiziaria e della relativa Autorità, per la possibile distinzione tra “smaltimento” e “combustione”.

Contestazione lecita, intendiamoci. Però bisogna tenere presente che la combustione illecita di rifiuti era già prevista nel D.L.172/2008 convertito dalla L.210/2008 emanato per fronteggiare “l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania”, normativa applicabile ancora oggi in tutti quei territori dello Stato Italiano qualora vi fosse dichiarato, ai sensi della L. 24 febbraio 1992, n. 225 in vigore dal Novembre 2008 al 31 Dicembre 2009, data in cui è cessato lo stato di emergenza in Regione Campania.

Il riferimento che si è fatto è all’art 6 del D.L. 210/2008 il quale prevede che “Nei territori in cui vige lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti dichiarato ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225: chiunque in modo incontrollato o presso siti non autorizzati abbandona, scarica, deposita sul suolo o nel sottosuolo o immette nelle acque superficiali o sotterranee, ovvero incendia rifiuti pericolosi, speciali ovvero rifiuti ingombranti domestici e non, di volume pari ad almeno 0.5 metri cubi e con almeno due delle dimensioni di altezza, lunghezza o larghezza superiori a cinquanta centimetri, e’ punito con la reclusione fino a tre anni e sei mesi;

Lo stesso articolo alla lettera b prevede pene più severe se chi commette l’illecito riveste la qualifica di impresa o responsabile di enti. In tal caso è previsto:”i titolari di imprese ed i responsabili di enti che abbandonano, scaricano o depositano sul suolo o nel sottosuolo in modo incontrollato e presso siti non autorizzati o incendiano i rifiuti, ovvero li immettono nelle acque superficiali o sotterranee, sono puniti con la reclusione da tre mesi a quattro anni se si tratta di rifiuti non pericolosi e con la reclusione da sei mesi a cinque anni se si tratta di rifiuti pericolosi.”

Il reato di combustione illecita dei rifiuti era quindi già previsto dal D.L. 210/2008 in vigore in Campania fino al 31 Dicembre 2009 con scarsissimi risultati nel contrasto al fenomeno dei roghi di rifiuti, come confermato dalle statistiche rese disponibili dalle procure di Napoli e Caserta.

A questo punto si potrebbe obbiettare che il comma 2 della nuova legge metti a disposizione dei prefetti, qualora ne facessero richiesta e comunque non oltre il 31 Dicembre 2014, un contingente di massimo 850 unità di militari. Le risorse a disposizione per l’utilizzo del contingente militare impiegato nelle operazioni di controllo del territorio con funzioni di agenti di pubblica sicurezza (quindi con esclusione delle funzioni di polizia giudiziaria), vengono attinte da un fondo di cira 40 milioni di euro previsti dall’art.1, comma 264 della legge 27 Dicembre 2013, n.147. I 40 milioni di euro menzionati fanno parte di un fondo che serve non solo nei territori della Campania ma in tutte quelle realtà nelle quali per situazioni emergenziali i prefetti ne facciano richiesta.

Bisogna chiarire che l’impiego del contingente militare, con funzioni di pubblica sicurezza, era stato già previsto dalla legge 125/2008 e fino al 31 Dicembre 2009, comportando anche allora risibili risultati nella lotta al contrasto dei roghi e degli sversamenti abusivi di rifiuti.

Si tratta quindi, ancora una volta, di una misura emergenziale che non ha, per sua stessa natura, la capacità di scongiurare il ripetersi, alla fine del periodo emergenziale, degli atti criminali che pur dichiara di voler debellare. Anzi in verità la sua utilità nel perseguire il fine dichiarato è molto opinabile, da un’analisi dei risultati prodotti in passato, anche nel periodo di sua applicazione.

Cosa non prevede la nuova legge.

1) Innanzitutto il problema è mal individuato poichè non si fa riferimento esplicito alla problematica della filiera produttiva criminale che produce e alimenta la problematica degli sversamenti abusivi e dei relativi roghi.

Per esempio non si accenna alla possibilità di estendere il SISTRI (Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti) anche ai produttori iniziali che non sono organizzati in enti o imprese e a tutti coloro che producono rifiuti urbani, ancorchè pericolosi.

Infatti l’articolo 188-ter del TUA (D.Lgs. n. 152/2006), così come modificato, dal D.L. n. 101/2013 e dalla legge di conversione n. 125/2013, limita l’obbligo di adesione al SISTRI a queste categorie di operatori economici:

a) enti o imprese produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi.
b) enti o imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale.
c) enti o imprese che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali pericolosi.

Sono quindi esclusi tutti i produttori non organizzati in enti o imprese e tutti i produttori, di qualsiasi natura, di rifiuti urbani, ancorchè pericolosi (Pile, batterie, vernici, pitture, colori, coloranti, inchiostri, olio esausto, mercurio, etc).

2) Non si fa riferimento alcuno alla ragione dello scarso controllo del territorio da parte delle forze preposte a questo fine. Ovvero il sottodimensionamento critico e sistemico delle forse di polizia sul territorio, le quali avrebbero urgente bisogno di maggiori finanziamenti ordinari e di un incremento del numero di personale.

3) Appare discutibile la scelta di stanziare 40 milioni di euro per gestire una situazione emergenziale quando invece ci sarebbe bisogno di metodi ordinari per il controllo del territorio. Oltre alla su citata possibilità di impiegare un numero maggiore di forze di polizia sarebbe certamente utile avvalersi dell’ausilio di droni, apparecchi sofisticati capaci di sorvolare il territorio senza essere individuabili. La comunicazione in tempo reale tra i droni e gli uffici di polizia renderebbe tempestiva la risposta delle forze dell’ordine rispetto a fenomeni di sversamenti abusivi e combustione di rifiuti senza il bisogno di impiegare fisicamente sul territorio un numero eccessivo di unità operative.

Per quanto fin qui analizzato ci sembra che il legislatore non riesca ad individuare le cause della problematica che si prefigge di contrastare, e quindi la legge approvata non appare capace, per quanto analizzato sopra, di conseguire la finalità per la quale è stata emanata.

Domenico Cuozzo

domenica 9 febbraio 2014

Cacciamo gli sciacalli dalle nostre fila. Re(si)stiamo uniti.


Il dramma della Terra dei Fuochi, il danno a quell'ambiente, il danno a quella popolazione, il danno al settore economico legato al prodotto agro alimentare e non solo, non è un danno delle sole province di Napoli e Caserta. Salernitani, avellinesi, beneventani mostrate tutti di appartenere alla Campania Felix e non alla Campania Jena Ridens. Rifiutate di fare lo sciacallaggio, non solo per un etica economica, ma soprattutto per quello spirito di solidarietà e comunanza di lotta che può renderci forti e vincitori. Sciacallando otterrete piccole, miserrime e temporanee vittorie e resteremo per sempre una colonia. Una colonia al servizio di chi ci ha massacrato e ci usa.

Ferdinando Luisi, tramite Facebook

domenica 2 febbraio 2014

Comitato Fuochi Marcianise: "No all'inceneritore"

Cari Marcianisani, vi piacerebbe un simil-inceneritore fuori dall’uscio delle vostre case?  Vi piacerebbe che in questo impianto fossero trattati dei rifiuti PERICOLOSI? Se pensate che queste siano domande retoriche, vi state, purtroppo, sbagliando.



Se la vostra risposta è NO, perché abbiamo il dovere di salvaguardare quel poco di salute che, dopo tutti questi anni di roghi, hanno lasciato a noi e ai nostri figli,  sappiate che nessuno ha chiesto la nostra opinione in merito.

E già, perché il Comitato Fuochi di Marcianise è appena venuto a conoscenza che la Regione Campania, con Protocollo 2013 0887742 del 27 dicembre 2013, avvia l’iter per il rilascio dell’autorizzazione alla installazione di un impianto per l’eliminazione ed il recupero di rifiuti pericolosi da realizzarsi nel comune di Marcianise nella Zona Industriale Asi. (Ippc 5.1)

I destinatari del provvedimento sono la ditta D&M, il sindaco di Marcianise, la Provincia di Caserta, l’Arpac, l’Asl distretto Marcianise, il Consorzio ASI di Caserta, ecc.

Quante persone più o meno note ne erano a conoscenza! Eppure non una mosca è volata, sull’argomento, dal 27 dicembre ad oggi. Evidentemente ‘scotta’, e passateci l’espressione amaramente sarcastica. Ed intanto, è già iniziato il conto alla rovescia. Entro 150 giorni dall’avvio, e quindi dal 27 dicembre l’iter per l’approvazione e il rilascio dell’autorizzazione per il  mostro legalizzato deve essere completato.

Il Comitato Fuochi Marcianise non ci sta, e chiede a tutti i cittadini di Marcianise e a tutte  le numerose associazioni di far sentire tutti insieme il nostro dissenso!

Il consiglio comunale monotematico richiesto formalmente dal Comitato Fuochi di Marcianise all’attuale amministrazione e più volte sollecitato anche attraverso gli organi di informazione non è stato mai convocato, nonostante diverse rassicurazioni in merito.

Chiediamo a questo punto l’immediata convocazione del Consiglio Comunale monotematico nel corso del quale, specificatamente, il sindaco dott. De Angelis riferisca alla cittadinanza sulle intenzioni dell’attuale amministrazione in merito all’installazione di questo nuovo mostro ambientale. Abbiamo già pagato pesantemente, con la vita di troppe persone care l’incuria di chi dovrebbe tutelare la nostra salute! Tutti insieme diciamo no!

Tratto dalla pagina facebook del Comitato Fuochi sez. Marcianise

lunedì 14 ottobre 2013



Cariche della polizia sui manifestanti, nel tentativo di fermare la mobilitazione, in corso ormai da tempo, contro il biocidio nella “Terra dei fuochi”.

Stamattina centinaia di manifestanti e residenti si sono ritrovati sotto la sede dell’assessorato regionale all’Ambiente in via Depetris a Napoli per protestare contro la realizzazione di un nuovo inceneritore a Giugliano, nel Napoletano.

Oggi, nonostante il bando sia stato sospeso, era prevista l’aggiudicazione dell’appalto. Stamattina una quarantina di manifestanti erano riusciti a entrare nell’edificio esponendo scritte come ‘L’inceneritore né a Giugliano né altrove’.

Un’invasione pacifica che ha determinato una carica da parte delle forze dell’ordine. Feriti e contusi ancora non si contano. Scrive Ciro Corona, di Resistenza Anticamorra, sulla sua pagina fb: “Pestati a sangue i manifestanti che con le mani alzate protestavano contro l’apertura delle buste della gara d’appalto x l’inceneritore di Giugliano… SIETE COME SCHIAVONE urlava ai celerini e ai politici la folla che assisteva al massacro”. Una vera e propria vergogna.

Sul fronte istituzionale come è noto sono due le offerte giunte sulla scrivania del commissario straordinario Alberto Carotenuto per la costruzione del termovalorizzatore di Giugliano. A partecipare al bando “sospeso” sono la A2A, la multi utility che gestisce l’impianto di Acerra, e l’Astaldi di Roma, nota per la realizzazione della Tav Roma-Napoli, la Fiera di Milano e l’ospedale di Mestre e che già ci aveva provato, senza successo, con l’inceneritore di Napoli Est. Le offerte sono pervenute pochi giorni prima della scadenza. Tutto come previsto insomma. Grandi multinazionali degli appalti pronte a invaderci, senza pensare al dramma del nostro territorio, solo per i propri interessi economici e non certo per altro. Il problema dei rifiuti non si risolve così!

I due colossi delle grandi opere sono dunque pronti a costruire l’impianto che dovrebbe incenerire i 6 milioni di ecoballe di Taverna del Re. Il termovalorizzatore dovrebbe sorgere nell’ex centrale turbogas, in zona Torre Carinati. Un’opera da 316 milioni di euro per la costruzione e 24 milioni l’anno per la gestione. Ma la gente campana si sta svegliando e fa sentire ogni giorno sempre più forte il suo no. Ai manifestanti di questa mattina non può che arrivare tutta la solidarietà di Insorgenza. Riteniamo sia un atto gravissimo caricare persone che difendono solo ed esclusivamente la nostra terra, la nostra salute, la nostra vita, il nostro futuro. La lotta non si ferma e non si fermerà, tantomeno con i manganelli.

Tratto da Insorgenza