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venerdì 16 dicembre 2011

Fare fronte contro i Waterfront



Si chiamano Waterfront. Sono i progetti di "rifacimento della costa", di "rivalutazione del litorale" italiano. Con queste formule edulcorate si tenta di celare la realtà dei fatti: una gigantesca speculazione edilizia che consentirà di derogare al divieto di costruire entro i 150 metri dalla battigia. Molti litorali italiani ne saranno interessati: dalla Liguria alla Sicilia, dalla Versilia alla Campania. Ovunque sono in cantiere opere architettoniche d'avanguardia, progettate da artisti del carico di Peter Eisenman, che hanno l'unico obiettivo di cementificare interi territori e spiagge considerate "inedificabili".
Ovviamente, per indorare la pillola vengono promessi posti di lavoro a iosa e grandi benefici economici e turistici per le zone interessate. Il business stimato, considerando solo le opere edlizie, è di 1,5 miliardi di euro. Non stupisce, quindi, che moltissime aziende italiane e straniere, sia grandi che piccole, stiano intorno al tavolo in attesa di un banchetto che si preannuncia ricco e prelibato.

E l'impatto ambientale? E la cementificazione della costa? E le ripercussioni sulla flora e sulla fauna terrestre e marina? Pare che a pochi interessino questi temi, che sono invece fondamentali per chi declina lo sviluppo di un territorio e di una comunità non solo in termini economici. Legambiente, Greenpeace, associazioni e movimenti locali stanno costruendo percorsi di partecipazione e di lotta: sorgono Comitati No Waterfront in tutta la penisola, e anche alcuni partiti (dai Verdi alla Federazione della Sinistra) stanno contribuendo in maniera massiccia alle iniziative.
Per evitare "le mille val di Susa in riva al mare" e per contrastare il progetto di una cementificazione ulteriore del già dissestato territorio italiano (i recenti lutti non hanno ancora insegnato nulla), a cui si aggiunge un'idea di turismo d'elìte che priverebbe i cittadini di chilometri di spiagge e di mare, sta nascendo un fronte comune di cittadini, movimenti, associazioni.
Un fronte contro il Waterfront.
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mercoledì 14 dicembre 2011

E' davvero passato un secolo



Il 14 dicembre 1911 il norvegese Roald Amundsen conquistò l'Antartide. Il continente ghiacciato fino ad allora sconosciuto agli uomini. Era partito l'8 settembre 1911 a bordo della nave Framm, che in norvegese significa "Avanti". e percorse 2.800 chilometri in 99 giorni alla velocità media di 27 chilometri al giorno all’andata e 37 al ritorno.

Era l'epoca in cui l'Uomo temeva la Natura, e la rispettava. L'Uomo conquistava la propria libertà spingendosi oltre i PROPRI limiti, non oltre i limiti dei Mari e delle Terre.
E nei giorni del fallimentare vertice di Durban, non possiamo non ricordare quell'epoca.



"Ecco il Polo Sud, un'enorme distesa piatta, non si vede una sola irregolarità. Il Sole gira attorno all'orizzonte praticamente sempre alla stessa altezza e splende e scalda da un cielo senza nuvole. Questa sera l'aria è ferma e c'è una tale pace".
Roald Amundsen (1872 - 1928)
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mercoledì 7 dicembre 2011

Vivere byronianamente



Di fosco azzurro mar sui lieti flutti,
Come libere l’alme, illimitati
Così i pensier, ovunque onda spumeggi,
Ov’aura ne sospinga hanno l’impero,
Un soggiorno n’additano.

[...]

chi dir può mai,
Se lui non è che pei sonanti gorghi
Corse in trïonfo, l’ esultar del core,
Il più frequente battere dei polsi,

Che il peregrin di queste vie senz’orme
Fa trepidar? Il non lontano istante
De la pugna egli invoca; ogni periglio
Cangia in diletto; avido quel più cerca,
Che più fugge il codardo, e se nell’imo

Dell’ansio petto, ridestar la speme
Ei sente, e l’ alma a forti cose alzarse,
Laddove è sol altri verrìane manco.
Non di morte timor, s’anco il nemico
Pere con noi; morte profonda è quiete,

Più d’ogn’altra profonda; a noi non cale
Che vegna, e quando; questa nostra intanto
Vita è di vita, ch’ir dee spenta un giorno;
E allor, che val, se per acciar pugnando,
O il fia da morbo? Giaccia in molli piume

Chi squallid’anni, e sua lenta ruina
Può contemplar; ivi egli a stento esali
I languidi sospir; di lì sollevi
La testa paralitica; sostenta
Noi fresca zolla; ei sul suo letto inerte

Fra le angoscie, e gli aneliti sospinge
Fuori lo spirto; un sol tremito, un balzo
Noi tragge dal penar.

[...]

Lord George Gordon Byron
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lunedì 8 agosto 2011

Napoli in corsa per la Luis Vitton Cup






Spero che questa indiscrezione trovi conferma, e che Napoli possa ospitare una così importante manifestazione velica.
Anni fa si parlò di organizzare la Coppa America nell splendido golfo della capitale del Sud, ma purtroppo vinse Valencia.
Adesso abbiamo un'altra grande occasione, cerchiamo di non farcela sfuggire.

http://www.forzadelsud.it/napoli-vicinissima-la-louis-vuitton-cup/

La prossima Louis Vuitton Cup potrebbe svolgersi a Napoli.

“Siamo ormai vicinissimi ad un grande traguardo che rappresenta una occasione di crescita e sviluppo per l’intero territorio”, ovvero la Luis Vuitton cup di vela. Ad affermarlo in una nota congiunta sono il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il presidente partenopeo dell’Unione degli Industriali Paolo Graziano.

La candidatura di Napoli avrebbe superato la concorrenza delle altre città in gara, e a breve dagli Stati Uniti potrebbe essere ufficializzata la scelta del capoluogo campano per le regate in programma a partire dal prossimo anno. “È un’immagine nuova – prosegue la nota – che vogliamo consegnare alla intera comunità internazionale. È il segno evidente che quando funziona la collaborazione fra le diverse istituzioni e quando c’è la voglia di fare e la giusta determinazione si possono raggiungere i risultati. Senza divisioni e nell’interesse esclusivo dei cittadini”.

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venerdì 15 luglio 2011

Comunicazione di Servizio: ferie!

Cari fratelli e sorelle meridionali,
me ne vado in ferie.
Ci rivediamo il 20 luglio.

mercoledì 11 maggio 2011

Verdi: la norma sulle spiagge è incostituzionale!






I Verdi hanno inviato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano un lungo memoriale per denunciare l'incostituzionalità della norma sulla privatizzazione delle spiagge contenuta nel Decreto Sviluppo. La norma sulle spiagge del decreto sviluppo presenta due ordini di illegittimità.

Il primo punto consiste nella concessione del diritto di superficie: in pratica il diritto a occupare il suolo delle spiagge si rinnova automaticamente alla scadenza dei sessant'anni per altri novant'anni, con corsia preferenziale per quanti già avevano la concessione. Questo significa che lo Stato, formalmente ancora proprietario delle spiagge, perde ogni diritto su di esse: il diritto di superficie dà infatti facoltà, a chi occupa il suolo in questione, di disporre liberamente di esso, di costruirvi sopra o di impedire l'accesso ad altri. I cittadini in pratica dovranno pagare persino per posare in terra il proprio asciugamano e gli imprenditori potranno prolungare - vita natural durante – i propri diritti sui litorali pubblici, sottraendo questi beni alla libera fruizione della comunità. Se non è privatizzazione questa...

Il secondo punto consiste nel fatto che i privati non solo potranno edificare ulteriormente i terreni loro "concessi" (ovvero: regalati) ma anche le zone comunali non incluse nel demanio marittimo ma limitrofe, che potranno essere utilizzate per creare strutture di supporto agli stabilimenti balneari già esistenti. Risultato: solo a Ostia, sul litorale romano, potranno essere versati 1,5 milioni di metri cubi di cemento su più di 300mila mq di spiagge e aree verdi, mentre a livello nazionale si parla di più di 10 milioni di metri cubi sul 50% delle spiagge italiane (pari a 3534 km di litorali). Il tutto - lo ripetiamo - al modico prezzo di 53 centesimi a metro quadro: un'area balneare di 10 mila metri quadri costerà, al fortunato imprenditore balneare, meno dell'affitto di un bilocale a Roma o Milano.

Per questo il 18 giugno, dopo i referendum, i Verdi saranno tutti in piazza a Ostia, luogo simbolo della cementificazione e della speculazione su un bene di tutti, con una grande manifestazione contro un provvedimento che privatizza i litorali, ruba il mare agli italiani e regala per un secolo le spiagge alla lobby dei balneari. Sono invitati ad aderire e a partecipare tutte le associazioni, i partiti e i cittadini che vogliono difendere le nostre spiagge.
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domenica 8 maggio 2011

Il Tonno Riomare fa mezzo passo verso la sostenibilità






Leggo e pubblico dal sito di Greenpeace Italia. La società produttrice del famoso Tonno Riomare si è impegnata a produrre il 45% delle proprie scatolette solo con tonno pescato con metodi legali e sostenibili, evitando anche di finanziare indirettamente la pesca pirata e non sostenibile.



Il tonno Riomare finalmente si muove verso la sostenibilità, ma si ferma a metà strada. L'azienda produttrice, Bolton Alimentari, ha pubblicato questa settimana la propria politica di sostenibilità. Nelle scatolette novità importanti, ma non illudiamoci: per gustare tonno Riomare senza temere di contribuire alla distruzione dei nostri oceani, dobbiamo ancora aspettare.

L'impegno

Entro il 2013 nel 45% dei prodotti dell'azienda - una tra i leader nel mercato mondiale del tonno in scatola - ci sarà solo tonno pescato con metodi sostenibili, quali amo e lenza o reti a circuizione senza FAD (Sistemi di aggregazione per pesci).
Ben fatto! Ora però deve ripulire anche l'altra metà delle proprie scatolette, se ha veramente a cuore la tutela dell'ecosistema marino.

Insieme all'impegno del 45%, la compagnia riconosce l'importanza delle riserve marine come strumento fondamentale per una gestione sostenibile delle risorse naturali, impegnandosi a non comprare tonno proveniente dalle aree d'alto mare del Pacifico Centro Occidentale, dichiarate protette dagli stati delle Isole del Pacifico.
Non solo, Bolton ha preso una posizione decisa contro la pesca illegale, decidendo di non comprare tonno trasbordato in mare, pratica che facilita la pesca pirata, o proveniente da società con pescherecci che si sono macchiati di pesca illegale.

Cosa manca

L'impegno di Riomare è un buon primo passo, ma non va abbastanza lontano. Il mercato mondiale sta cambiando, e altre aziende, che insieme a Bolton Alimentari fanno parte di ISSF, International Seafood Sustainability Foundation, si sono spinte molto più in là. Princess, la principale marca di tonno in scatola sul mercato inglese, si è recentemente impegnata a utilizzare entro il 2014 solo tonno pescato con amo e lenza o con reti a circuizione senza FAD. Stiamo parlando del 100% dei propri prodotti!

Cambiare davvero è quindi possibile. Bolton deve sviluppare un piano preciso per garantire ai propri consumatori il 100% di sostenibilità. Altrimenti, comprando una scatoletta di tonno Riomare che non presenta in etichetta alcuna informazione sull'area o il metodo di pesca utilizzato, avremo sempre un 50% di possibilità di contribuire alla morte di migliaia di squali e altri organismi marini e di tonnellate di esemplari giovani di tonno pinna gialla e obeso, aggravando ancora di più la crisi degli stock.

Bolton Alimentari potrebbe fare la differenza. È una delle aziende più grandi sul mercato Europeo, presente con i suoi prodotti in oltre 30 Paesi, e leader indiscusso nel nostro con i marchi Riomare, Alco e Palmera. Il suo stabilimento nel nord Italia è il più grande stabilimento di conserve ittiche a livello europeo, in grado di produrre 3 milioni di scatolette al giorno utilizzando oltre 25000 tonnellate di tonno all'anno. Se utilizzassero prodotti pescati solo in modo sostenibile, potrebbero cambiare realmente la situazione del mare.

I passi di Riomare da gennaio 2010

A gennaio 2010, quando per la prima volta abbiamo pubblicato la classifica Rompiscatole in Italia, Riomare si trovava tra gli ultimi: nessuna politica, nessun principio di sostenibilità, nessuna informazione sulle proprie etichette.
A maggio 2010 si è poi impegnata ad adottare una precisa politica entro la fine dell'anno, guadagnando qualche posizione in classifica ma, fino a oggi, l'azienda non ha fatto nulla per cambiare davvero le proprie scatolette.
Ora che la loro politica è pubblica, è chiaro che Bolton ha considerato seriamente le tematiche ambientali. Dobbiamo adesso portarli al 100% della sostenibilità.

Consumi consapevoli in difesa del mare
Gli impegni di Bolton Alimentari dimostrano che le scelte dei consumatori stanno decisamente cambiando il mercato. Le altre compagnie non possono far più finta di niente, è ora che tutto il settore in Italia si muova. Non è ammissibile che grandi marchi come Nostromo, del gruppo spagnolo Calvo, o MareApero STAR continuino a ignorare il tema della sostenibilità: queste aziende non hanno ancora una politica per la sostenibilità e non danno alcuna garanzia ai consumatori.

Non solo, anche chi ieri era in cima alla nostra classifica, deve mettersi al passo: Mareblu, la cui politica fino a oggi era tra le più innovative, deve adesso impegnarsi a utilizzare solo metodi di pesca sostenibili per dimostrare di voler davvero tutelare l'ecosistema marino.

Cambiare è possibile! I produttori di tonno in scatola devono adottare fin da subito decise misure per evitare la crisi delle risorse da cui dipendono. I nostri oceani non possono più aspettare.

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lunedì 2 maggio 2011

Si ricomincia!








Eccomi. Sono tornato. Come promesso, dopo un mese di stop, riprende l'attività del blog. Chi vi scrive ha una fede al dito, ha realizzato un sogno, e spera di realizzarne altri. Anzi, per l'esattezza: dopo l'età dei sogni, ora bisogna passare all'età dei progetti.



Si dice sovente che ogni viaggio ci cambia. Beh, posso dire che mai un viaggio mi ha cambiato più di questo. 3700 km in 16 giorni, sulle highways della California, con l'Oceano Pacifico sulla destra oppure attraverso il deserto della Death Valley. Incontrare un amico surfista che non vedevi da anni, o una cugina che ti ricorda dodicenne.


Non una vacanza, ma un viaggio: le colline di San Francisco, il villaggio di pescatori di Morro Bay, le spiagge di Los Angeles, la vivibilità e il lifestyle di San Diego, gli eccessi di Las Vegas, l'inaccessibilità di Sequoia, la maestosità selvaggia dello Yosemite, il far west della Old Sacramento. Ogni luogo una immagine, un profumo, un tramonto diverso, un gusto particolare. E poi lo sport: tutti i giorni, a tutte le ore, eppure mai invasivo, mai estremista come il nostro calcio.





E' stata dura tornare in Italia e sentire che ancora si parla di nucleare, di crisi della maggioranza, di opposizione incapace. Lì, in California, altro che nucleare: animalismo e ambientalismo a manetta, educazione clamorosamente alta.


Qui, in Italia, se vuoi andare in spiaggia devi pagare "la discesa a mare" attraverso il "lido"; lì, in California, l'Oceano è di tutti, le spiagge sono libere, e sul lungomare puoi giocare a pallavolo o basket, fare pesi o skateboard, giocare a squash: tutto gratis, tutto offerto dalle istituzioni locali.



Non è oro tutto quello che luccica, per carità. Anche lì c'è violenza, discriminazione, e puoi star tranquillo che se capiti in una rissa è molto probabile che uno o più litiganti abbia una pistola. Però sapete cosa non o trovato in America: l'indifferenza. Il menefreghismo.


Non ne ho trovato nemmeno un briciolo.

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martedì 20 luglio 2010

Week end in barca a vela

Ci sono molte persone per le quali andare in barca significa salire su uno yacht o su un motoscafo (che d'ora in poi chiamerò "motoschifo") e sfrecciare ad alta velocità sulle onde.
Invece, l'essenza più pura dell'andare in barca consiste nel salire su una barca a vela, studiare il venti, armare le vele e partire.
Dalla notte dei tempi, dall'origine dell'uomo, andare per mare significava farsi portare dal vento sulle onde, rispettare il Mare come si conviene ad una divinità.
Oggi, orde di arricchiti senza gusto si lanciano sui flutti come se fossero in una gara di off shore, scaricando in mare la potenza dei motori e sostanze inquinanti, strafregandosene dell'ecosistema marino e dei bagnanti.

Il 16 luglio, alle 17.30, Rachele ed io abbiamo parcheggiato a Marina di Nettuno. Lo skipper, Maurizio Carta dell'associazione Barcadicarta, ci stava aspettando al bar: eravamo i primi. Abbiamo raggiunto la nostra barca, la Libra, e siamo saliti a bordo, togliendoci subito le scarpe ed indossando i tipici mocassini da barca (Decathlon, 30 euro, perfetti).
Dopo una mezzora è giunta una coppia di amiche, infine alle 18.30 sono arrivati gli altri tre membri del più improvvisato equipaggio che la storia della marina modniale abbia mai conosciuto.
Si salpa verso le 19, destinazione Palmarola. La più selvaggia delle isole pontine ci avrebbe visto arrivare dopo 5 ore di navigazione: l'andatura è un traverso, il vento è un caldo libeccio. Io mi metto al timone praticamente subito, desideroso come sono di timonare, per la prima volta, una barca di 12 metri: ero abituato ai laser da villaggio turistico!
Verso le 21.30 rallentiamo e lo skipper comincia a cucinare: ottimi straccetti e pomodori all'insalata. Mentre le ragazze scendono sotto coperta per lavare ed asciugare i piatti, io mi rimetto al timone. Dopo un paio d'ore, giungiamo a Palmarola. Buttiamo l'ancora e andiamo sottocoperta a dormire.
La nostra stanza è la suite di prua: letto matrimoniale e bagno in camera, oblò sopra al letto. Il caldo è asfissiante, di tanto in tanto mi sveglio e mi alzo sul letto, mettendo la testa fuori dall'oblò per respirare. Un cielo stellato illumina tutto intorno: la cala dove dormiamo è stupenda!
Sveglia alle 8, colazione alle 8.30, bagno alle 9. E' il 17 luglio: io e Rachele festeggiamo l'undicesimo anniversario di fidanzamento. Il nostro ultimo anniversario prima del matrimonio. L'acqua è splendida, anche se spaventosamente calda. Circa 26 gradi! A metà mattinata, decidiamo di spostarci a Cala Francese, uno spledido luogo accessibile solo via mare. In lontantanza, la villa di Fendi.
Altra serie di bagni intervallati da un girno in canoa ed una nuotata fino a riva, dove il catrame ha macchiato alcuni di noi.
Si riparte verso le 14 e, con me al timone, ci si ferma in una gola fantastica, dove si decide di mangiare: il menù è rappresentato da un grandioso piatto di pasta al pomodoro fresco e frutta. Qualcuno propone una pennichella, ma in realtà dopo un'ora si è già tutti in acqua!
Rachele ed io prendiamo la canoa e seguiamo il Tender di Maurizio. Passiamo in mezzo a due piccoli faraglioni e ci troviamo in una corrente fortissima. Pagaiamo con forza e riusciamo a superare l'ostacolo, viriamo a sinistra e... spettacolo puro! Di fronte a noi una grotta scavata dal mare e dal vento sembra congiungere le due montagne della cala. La corrente ed il vento ci sono contrari, ma la bellezza del luogo ripaga abbondantemente il piccolo sforzo per raggiungerlo. Quanto è bella la natura, quanto è bello il Mare! I riflessi blu sono ben visibili: la purezza dell'acqua è degna della tanto decantata Sardegna. Sono questi i momenti in cui capisci che ti basta stare in canoa con la donna che ami in mezzo al mare per essere felice ed in pace con tutti, e con te stesso.
Ritorniamo alla barca, facendo qualche altra peripezia degna del miglior Kayak olimpico. Prendiamo maschera e snorkel e ci rituffiamo in mare: il fondale è purtroppo sabbioso, quindi a parte qualche pesce (che poi scopriamo chiamarsi Occhiata) non c'è molto da vedere.
Risaliamo a bordo e partiamo: destinazione Ponza, dove scenderemo a terra ed ivi ceneremo.
Andiamo a farci la doccia. Sotto coperta il moto ondoso può dar notevolmente fastidio. A ciò si aggiunga la stanchezza per una giornata al massimo e il caldo incredibile, amplificato dallo spazio angusto del bagno di una barca.
Risalgo in coperta stravolto ma vestito, pronto a scendere a Ponza. Saliamo sul tender dopo aver attraccato nei pressi del porto e raggiungiamo l'isola pontina per primi. Mentre attendiamo il resto dell'equipaggio, andiamo a farci un breve giro per l'isola, compriamo qualche souvenir e chiacchieriamo di politica.
Quando l'equipaggio è di nuovo al completo, si cerca un posto dove mangiare: alla fine andiamo al ristorante La Kambusa. Vino bianco ed acqua gelida per tutti, poi il menù. Io scelgo un pesce spada alla griglia con insalata mista; Rachele opta per una tagliata di tonno che definire deliziosa è riduttivo. Aggiungiamo a tutto ciò qualche contorno e dolci per tutti: sia Rachele che io prendiamo una torta al cocco e nutella.
Paghiamo il conto (un pò salato, 45 euro a persona) e raggiungiamo il tender. Ripartiamo alla volta della Libra, dove ci spogliamo in un amen e crolliamo a letto.
Il 18 ci svegliamo ancora più presto, in quanto una nave cisterna doveva passare e la nostra barca dava fastidio. Alle 7.30 stiamo facendo colazione, alle 8 siamo di nuovo in mare. Questa volta, oltre alle maschere e agli snorkel, indossiamo anche le pinne. Io scendo tranquillo fino a 4 metri, poi il timpano destro comincia a farmi male. Scrogiamo qualche pesce, qualche conchiglia, qualche ancora. Risaliamo a bordo verso le 10.30 e partiamo subito alla volta di Nettuno, dove arriviamo alle 17 dopo quasi sei ore di traversata. Il mare era alto, infatti praticamente tutti hanno avuto qualche problema col mal di mare. Il vento era di circa 8 nodi, e noi ci muoviamo di bolina a quasi 6 nodi di velocità. Nei pressi di Nettuno scorgiamo una regata velica: è il famoso Giro Vela, che fa tappa nel basso Lazio.
Attracchiamo nel cantiere portuale di Nettuno, facciamo i bagagli, salutiamo l'equipaggio e lo skipper e scendiamo a terra.
E' stata una esperienza fantastica, unica, che consiglio a tutti coloro che amano il mare nella sua essenza più pura e spartana. Certo, la barca a vela è più stancante dello yacht, ma vuoi mettere la gioia di andare a vela col correre sopra una specie di missile che non ha rispetto del mare?
Nessun paragone, signori.
E soprattutto: se cercate una vacanza romantica, il chiarore incredibile delle stelle, l'odore del mare, il famigerato "staccare la spina"... non c'è nulla di meglio di un week end in barca a vela.

lunedì 10 maggio 2010

Oceani
















La bellezza dei mari è proporzionale al mistero e all'imponenza degli stessi. Se si parla addirittura di oceani, allora stiamo considerando - molto probabilmente - gli ecosistemi più belli di tutto il pianeta Terra.

Nulla, e non temo smentite, è più affascinante, emozionante, romantico, tenebroso, dei mari e degli oceani.

Nelle sale italiane è uscito, una decina di giorni fa, un documentario in 3d. Il titolo è semplice, quasi banale: Oceani. Le immagini, viceversa, sono letteralmente mozzafiato.
Con le voci di Aldo, Giovanni e Giacomo che narrano la storia di tre uova di tartaruga marina trasportate attraverso l'oceano dalla tartaruga madre, il documentario segue il tragitto della tartaruga, i suoi incontri, i pesci ed i mammiferi che incontra, le barriere coralline, i fondali rocciosi o sabbiosi.

Incantevoli sono le Megattere, autentici bestioni del mare; i Capodogli, che nel mio immaginario di bambino trentenne ricordano sempre il Moby Dick di Melville; le Balenottere, il cui "collo" si ingrossa come quello dei pellicani, quando ingeriscono enormi quantità di acqua e pesci; le Orche, incantevoli padrone degli oceani; gli immancabili Squali, protagonisti di ogni storia del mare che si rispetti; i tenerissimi Lamantini, ad altissimo rischio di estinzione; le eleganti Ballerine Spagnole; le Meduse e le Murene, e tutte le altre specie di pesci e mammiferi marini.

Il cuore batte forte quando l'emozione di un particolare ti colpisce. Il fiato si fa corto, a contemplare l'immensità degli oceani.