giovedì 30 dicembre 2010

Ci vediamo l'anno prossimo


Il 2010 se ne sta per andare.
L'Oligarca torna l'anno prossimo.
Un pensiero ai diffidati e ai carcerati, e a tutti coloro che lottano ogni giorno per cambiare qualcosa in questo Mondo.
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Fassino: "Si al piano Marchionne"




"Se fossi un operaio, firmerei il piano Marchionne". Appunto: se fossi un operaio. Invece il fu compagno Fassino (ultimo segretario della federazione torinese del PCI) non ha mai fatto altro... che Politica. Proveniente da una famiglia di tradizione socialista, si iscrive alla FGCI nel 1968. Eletto deputato nel 1994, è da 16 anni consecutivamente in Parlamento (5 legislature, superato... dalla moglie!).

Dice di conoscere le fabbriche meglio di Landini. Possibile? Certo... se per "conoscere le fabbriche" si intende essere il Responsabile per le Fabbriche del PCI. Ma se conoscere le fabbriche signfica lavorare sulla catena di montaggio, fare i turni di notte, guadagnare una miseria... Fassino non sa un cazzo.

Alcune perle di Fassino, l'esperto delle fabbriche:
- "Quando Berlusconi ci chiama comunisti è uno sciocco. La nostra generazione si è iscritta al Pci contro lo stalinismo, contro la gerontocrazia sovietica, contro il totalitarismo."
- "Ho fatto il movimento studentesco. Ma con la cravatta non con l'eskimo. Qualche volta mi hanno perfino scambiato per un poliziotto."
- "Abbiamo una banca!"

Piero Fassino sarà, molto probabilmente, il candidato della "sinistra" a sindaco di Torino. La borghesia torinese spinge per lui.
Non aggiungo altro.
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Nessuno strumentalizzi il nome di Lambros Fountas




I militanti prigionieri di Lotta Rivoluzionaria (EA), gruppo armato greco che negli ultimi anni ha compiuto diverse azioni, fra cui una delle più famose fu l'attacco con RPG all'ambasciata statunitense di Atene nel 2007, e di cui faceva parte il compagno Lambros Fountas (ucciso dalla polizia il 9 marzo 2010), hanno reso pubblico un comunicato in cui prendono posizione in forma chiara e netta rispetto alla scellerata campagna della cosiddetta FAI informale, che utilizzando dei petardoni raccoglie con il minimo rischio possibile il massimo risultato mediatico. Bombette mediatiche che riescono però a causare anche dei feriti agli arti, come è successo negli scorsi giorni a Roma dove un ragazzo cileno ha perso due dita della mano. Ragazzo che oltretutto è un frequentatore degli spazi autogestiti romani. Di seguito il comunicato di Lotta Rivoluzionaria.

In merito ai pacchi-bomba che sono stati inviati alle ambasciate di Cile e Svizzera a Roma il 23/12/2010, che hanno provocato il ferimento di due funzionari e la rivendicazione da parte della FAI informale - Cellula rivoluzionaria Lambros Fountas, dichiariamo quanto segue:

"Come Lotta Rivoluzionaria abbiamo sempre scelto di compiere le nostre azioni con dei fini politici. Abbiamo sempre puntato contro status-quo, le istituzioni e chi le rappresenta e protegge. Abbiamo sempre organizzato le nostre azioni in questo modo, per evitare infortuni di persone che non sono i nostri bersagli politici, inoltre non abbiamo mai fatto azioni con il risultato di infortuni, ad esempio quello casuale di un ufficiale d’ambasciata, come è accaduto nel caso dei pacchi bomba.

Questo modo di agire è sempre stato fondamentale per le nostre azioni e quindi anche per il nostro compagno deceduto, e membro dell’organizzazione, Lambros Fountas. Per questo motivo chiediamo che non vengano fatte azioni di questo tipo nel nome del compagno."


"About the letter - bombs which were sent to the embassies of Chile and Switzerland in Rome on 23/12/2010, that had as a result the injury of two officials and the responsibility was taken by the organisation "Federazione Anarchica Informale - FAI - Revolutionary Cell Lambros Fountas", we have to state the following:

As Revolutionary Struggle we were always chosing to bring out actions which a political aim. We were always aiming on the status - quo, the structures and those who represent and protect it. We were organising them (our actions) in such a way, so that to avoid injuries of people who were not among our political targets and we would have never brought out actions which could result the injury for example of a random embassy official, as it happened in the cases above with the letter - bombs.

The above framework has always been a principle of action for us all and of course a principle of our dead comrade - member of the organisation, Lambros Fountas. For this reason we ask for not happening actions of such type in the name of our comrade.

Pola Roupa, Nikos Maziotis, Kostas Gournas"

mercoledì 29 dicembre 2010

Bombe alle sedi della Lega: è ancora poco.



E' ancora poco. Le due piccole bombette carta che hanno rotto qualche vetro della sede della Lega di Gemonio (il paese di Bossi) non fanno ancora abbastanza paura. Maroni e gli altri ras leghisti, i servi del padre del Trota, hanno subito dichiarato che "questo non è un attacco contro un partito, ma contro la democrazia", come se la Lega Nord e la democrazia fossero sinonimi, invece che contrari. Solidarietà bipartisan da parte di tutti i pecorili partiti del Sistema: dal Pdl, per bocca della governatrice del Lazio, Renata Polverini (colei che ha imboccato Bossi dopo che quest'ultimo definì "porci" i romani); al Pd, che condanna "senza se e senza ma" l'atto TERRORISTICO!

Schifani e Fini ripudiano con fermezza questa barbara violenza, mentre il sempre moderato Gasparri dice: "Registro con preoccupazione la irresponsabile sottovalutazione da parte degli organi di informazione e da parte della magistratura per l'allarme che ho lanciato nei giorni scorsi. Altri, in altri tempi, sottovalutando quanto avveniva intorno a loro, contribuirono al consolidarsi del terrorismo. Non si ripeta lo stesso errore. Alzare la guardia è un dovere a tutela della libertà". Strano che a parlare così sia un ex militante e dirigente del partito neofascista Movimento Sociale Italiano, che si è reso protagonista di atti ben più gravi di due bombette carta. Ma cambiare idea è lecito, per carità...

Questi piccolo atto, che è praticamente considerabile meno di un atto dimostrativo, è ancora lontano dal dimostrare una reale volontà di ribellarsi ai partiti politici attuali, siano essi estremisti e xenofobi (la Lega, appunto) o sedicenti moderati. La stessa rivendicazione ("Antifa"), dice ben poco. Ci sono antifascisti comunisti, anarchici, autonomi... a quale famiglia appartengono gli autori del gesto?

Quindi io, sinceramente, non ci vedo ancora nessun pericolo per la liberaldemocrazia italiana. Siamo ancora lontani dal mettere il terrore addosso ai nostri governanti. Purtroppo.
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In this river - Black Label Society




Ci sono giorni, o momenti, in cui senti la mancanza di persone che non hai mai conosciuto, ma che per te rappresentano una fase importante della tua vita. Se penso a Kurt Cobain, ad esempio, non penso ad un cantante e chitarrista che ha fatto miliardi con la musica: penso ad un ragazzo fragile, che si vestiva peggio di me, e che aveva un corpo troppo gracile rispetto all'immenso che aveva dentro. Un ragazzo come me, che a 27 anni ha preso un fucile e si è sparato in bocca. Un ragazzo che ha lottato contro il Sistema, le Corporation, il Capitalismo, con l'unica arma che aveva: la sua voce roca accompagnata da una chitarra distorta e accordata male.

Un'altra persona che per me ha contato molto è Darrell Lance Abbott, meglio noto come Dimebag Darrell, chitarrista dei Pantera. L'ho conosciuto tardi, circa 10 anni fa. quando le note ed il testo di "Revolution is my name" fuoriuscirono dal mio stereo. Dimebag è stato ucciso da un folle la notte dell'8 dicembre 2004. Su un palco. Mentre stava suonando.

E' morto facendo il suo lavoro, come moltissime morti bianche. Ma è morto anche facendo ciò che amava, cosa che capita raramente alle persone. La sua chitarra ha fatto da sottofondo a molte cose importanti della mia vita, come la prima cena con la mia futura moglie. Una serata indimenticabile. E Dimebag suonava per noi.

Ho deciso di ricordarlo, oggi. Non chiedetemi perchè, ma oggi voglio ricordare Dimebag Darrel, chitarrista.


La canzone che segue è dei Black Label Society, il gruppo di Zakk Wylde, amico fraterno di Dimebag e a lui dedicata. Da brividi.



martedì 28 dicembre 2010

Ribelle




Non sempre il Ribelle può cambiare il Sistema, ma mai il Sistema cambierà il Ribelle.

Comunicato del Movimento Zero





Movimento Zero era presente a Bologna lo scorso 18 dicembre all'assemblea nazionale chiamata a dare inizio al progetto “Uniti e diversi”.
Abbiamo accolto con favore, e tuttora appoggiamo, l'idea di creare un coordinamento e una collaborazione tra gruppi e movimenti che, pur mantenendo la loro specificità, condividano una piattaforma sulla base della quale elaborare iniziative congiunte e sviluppare un progetto comune.
Il documento costitutivo di “Uniti e diversi” ci pare ben riassuma le linee guida che rappresentano al contempo il collante tra le varie componenti di questo nuovo soggetto politico e le battaglie che lo stesso dovrebbe portare avanti.
Non ci hanno mai interessato le aree di provenienza di coloro che si avvicinano alle nostre idee e quindi non abbiamo alcun tipo di preclusione o di pregiudizio nei confronti di chi ha dato vita e ha aderito in buona fede al progetto “Uniti e diversi”.
Tuttavia, l'incontro di Bologna ha suscitato in Movimento Zero alcune perplessità, peraltro manifestate anche in tale occasione dal nostro Presidente Massimo Fini, che intendiamo in questa sede rilevare non per porre steccati o tirarci indietro rispetto alle intenzioni fin qui manifestate, ma per chiarire le nostre posizioni, favorire un dialogo costruttivo ed evitare incomprensioni e fraintendimenti.
Le nostre osservazioni concernono sia questioni di metodo che di sostanza.
Quanto alle prime, riteniamo inopportuno e fonte di infiniti quanto inutili problemi il tentativo di costituire un soggetto politico pretendendo di delegare a tutti gli aderenti la formulazione del suo manifesto costitutivo. A Bologna si è invece previsto che proprio tale ultimo documento, già elaborato e sul quale sono state raccolte le relative adesioni, possa essere emendato, costituendo a tal fine degli appositi gruppi di lavoro.
La nostra opinione è invece che qualsivoglia progetto politico non possa che nascere intorno alle idee guida elaborate da taluni e alle quali chiunque può aderire o meno. La partecipazione della “base” deve intervenire in una fase successiva, ovvero quando si tratta di approfondire e studiare le concrete modalità di attuazione delle suddette idee guida, nonché ovviamente di elaborare l'organizzazione interna al soggetto politico costituendo. In caso contrario, come a Bologna si è potuto constatare, è inevitabile che ciascuno desideri cucire il vestito a propria misura e si arrivi al punto – com'è successo – che persino uno degli elementi cardine del progetto “Uniti e diversi” - il paradigma della Decrescita – venga da taluni contestato.
Per quanto concerne invece le nostre riflessioni in ordine al contenuto del progetto politico in questione, siamo sorpresi che in un soggetto che aspira a uscire finalmente dai soliti schemi e paradigmi che caratterizzano la scena politica e proponga un radicale rovesciamento di principi consolidati anche a livello di coscienza collettiva, affiorino residui di impostazioni e strumenti caratteristici proprio della realtà che si vuole contestare e cambiare.
Movimento Zero, per essere più chiari, non intende far parte di progetti volti a convogliare le proprie energie per la costituzione dell'ennesimo partito che aspiri a portare i propri rappresentanti in Parlamento e, più in generale, che intenda muoversi rigidamente nell'alveo dei principi e delle leggi del sistema che si dovrebbe combattere. Riteniamo che decenni di storia “democratica” hanno dimostrato che l'accettazione di queste regole del gioco rende di per sé impossibile farne saltare il relativo tavolo, unico obiettivo che possa e debba interessarci.
Non abbiamo la presunzione di conoscere ed indicare quali siano le strade da percorrere, ma sicuramente ci sentiamo di escluderne alcune. Se, com'è nostra intenzione, “Uniti e diversi” deve rappresentare l'avanguardia di un progetto realmente di innovazione e di rottura con l'esistente, non può ricalcarne le stesse modalità operative.
A nostro giudizio, in questa fase, l'aspirazione degli aderenti al progetto politico in questione deve essere quella di approfondire le tematiche che ci accomunano, invece di perdersi nel tentativo di trovare elementi di condivisione su ogni tema esistente (processo, quest'ultimo, necessario proprio a chi invece aspiri a dar vita ad un partito che intenda entrare nelle istituzioni).
Condividere determinate battaglie sugli ideali che ci vedono vicini, unire i nostri sforzi nel perseguimento di specifici obiettivi comuni, sarebbe per noi già un grande risultato.
Tutto ciò altresì nella convinzione che i tempi non siano maturi per dare attuazione alle nostre idee e sia invece in questa fase storica necessario diffondere principi e paradigmi non veicolati alla collettività dal sistema politico ed informativo.

Comunicato di Movimento Zero
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Ecco cosa prevede l'accordo di Mirafiori




Più straordinari, pause corte e meno giorni pagati di malattia

L'operaio che sciopererà contro il contratto, da lui stesso sottoscritto, sarà licenziato. Possibili turni di 10 ore più una di straordinario. I critici: "Rischi per la salute"

di PAOLO GRISERI, La Repubblica

TORINO - Trentasei pagine più allegati. Il contratto di Mirafiori, destinato per unanime ammissione di tutti i protagonisti a modificare radicalmente il sistema di relazioni industriali in Italia, sarà sottoposto a referendum a gennaio, probabilmente tra il 18 e il 20 del mese. "Pomigliano è stato un sasso che ha cominciato a rotolare lungo un pendio pieno di neve. Mirafiori lo dimostra", dice il leader del Fismic, Roberto di Maulo, capofila dei sindacati favorevoli all'intesa. "Di Maulo ha ragione - risponde Giorgio Airaudo della Fiom - e per questo vogliamo provare a fermare la valanga. Il rischio è un modello aziendalista in cui i sindacati vengono usati come fornitori del consenso alle tesi dell'impresa".

Ecco i punti principali dell'accordo della discordia.

Orario di lavoro
Nella nuova società in joint-venture tra Fiat e Chrysler (che nascerà nel 2012) saranno possibili 4 tipi di orario a seconda delle esigenze produttive. Oltre all'attuale con due turni di 8 ore al giorno per cinque giorni alla settimana (5 per 2), è previsto uno schema con l'introduzione del turno di notte su cinque giorni lavorativi (5 per 3) e un altro schema con il turno di notte su sei giorni compreso il sabato (6 per 3). Al momento del passaggio da un sistema all'altro, "l'azienda avvierà un esame con i sindacati". La procedura dovrà durare "al massimo 15 giorni", dopodiché l'azienda applicherà l'orario da lei prescelto.

Al momento del passaggio dal sistema "5 per 3" al sistema "6 per 3", "le parti valuteranno anche l'eventuale sperimentazione, per un periodo non inferiore ai 12 mesi" di uno schema che prevede turni di 10 ore (due al giorno) per sei giorni alla settimana. I lavoratori che lavoreranno dieci ore per quattro giorni potranno riposare i successivi tre. L'azienda avrà mano libera sugli straordinari: potrà ordinare ai lavoratori fino a 120 ore all'anno (oggi sono 40) e contrattare con i sindacati altre 80 ore per ogni lavoratore.

I sindacati favorevoli sottolineano che "il ricorso massiccio ai turni di notte e agli straordinari produrrà un incremento in busta paga fino a 3.700 euro lordi all'anno". I contrari osservano che "far lavorare per 10 ore consecutive una persona in linea e poi chiedere anche l'undicesima ora di straordinario mette a rischio la salute".

Pause e mensa
Le tre pause di ciascun turno di lavoro saranno di 10 minuti ciascuna per un totale di 30 minuti. Oggi la loro durata complessiva è di 40 minuti. I dieci minuti lavorati in più verranno monetizzati: 45 euro lordi al mese. La pausa mensa (mezz'ora) non sarà a fine turno, ma la questione verrà nuovamente discussa quando nascerà la joint-venture con Chrysler. Nel caso di turni di 10 ore, le pause rimarranno invece di 40 minuti complessivi. Il nuovo sistema di pause entrerà in vigore dal 4 aprile 2011. Per i sindacati favorevoli "con i nuovi metodi di lavoro la fatica è minore e dunque il taglio di dieci minuti di pausa non è così grave". Per i contrari "anche la riduzione delle pause può diventare un rischio per la salute, così come dimostrano le più recenti indagini mediche".

Malattia e assenteismo
L'accordo collega assenteismo e malattia. Quando il tasso di assenteismo è giudicato eccessivo (il 6% a luglio 2011, il 4% a gennaio 2012, il 3,5% dal 2013) non si paga il primo giorno di malattia a chi si sia ammalato subito prima di un giorno di riposo o di ferie, negli ultimi 12 mesi. Sono escluse patologie gravi. "Un sistema per colpire i furbi", dicono i sindacati favorevoli. "Se un lavoratore è ammalato lo stabilisce il medico, non il caposquadra", ribattono i contrari.

Contratto e scioperi
"Il nuovo contratto non aderisce al sistema confindustriale" e dunque non prevede l'elezione dei delegati di fabbrica. Solo i sindacati firmatari possono nominare dei rappresentanti aziendali. I sindacati che sciopereranno contro l'accordo potranno essere puniti con l'annullamento dei permessi. L'azienda inoltre rinuncerà a trattenere le quote di iscrizione dalle buste paga (scaricando sul sindacato l'onere di raccogliere i soldi). I lavoratori che sciopereranno contro l'intesa potranno essere licenziati. Ognuno di loro avrà personalmente firmato il nuovo contratto al momento della nascita della joint-venture.

lunedì 27 dicembre 2010

Eric Cantona: ultras e militante politico




di Tommaso Della Longa

Un leader nella lotta dal basso contro il sistema delle banche che racconta a tutto il mondo la sua idea, molto semplice, di rivoluzione: convincere il più grande numero di persone a estinguere i propri conti bancari in contemporanea nello stesso giorno. Qual è l’obiettivo? Far crollare il sistema.
No, non è l’ultima scena di “Fight Club”. E’ invece l’idea provocatoria di un volto noto del calcio internazionale che la spiega così: “La rivoluzione oggi è molto semplice da fare. Non è complicato, invece d’andare in strada e fare dei chilometri con la propria auto, si va alla banca del proprio paese e si ritira il proprio denaro e se c’è una grossa quantità di gente che ritira il proprio denaro, il sistema crolla.
Nessun’arma, niente sangue, niente del genere, non è difficile e in un caso del genere, ci ascolteranno in modo diverso”. A parlare è Eric Cantona, diventato nelle ultime settimane leader di una nuova forma di protesta radicale contro il sistema bancario.
Il suo nome è già un biglietto da visita: basta pronunciarlo e in ognuno di noi si susseguono veloci tanti fotogrammi. E poi il suo animo irriverente, come quando nel ’91 durante una partita quando giocava in Francia nel Nîmes Olympique lanciò la palla addosso all’arbitro, dopo essersi arrabbiato per alcune sue decisioni. La pena fu la sospensione di un mese e Cantona, di tutta risposta, definì i membri della commissione disciplinare “tutti idioti”. La pena arrivò a tre mesi e il calciatore marsigliese annunciò il ritiro dal calcio e iniziò a dedicarsi alla pittura.
Ma fortunatamente la sua carriera non finì lì e anzi il suo talento si impose prima al Leeds United e poi infine al Manchester United. E qui un nuovo fotogramma, famoso in tutto il mondo: il Cantona “ultras”che con somma tranquillità risponde agli insulti di un tifoso avversario colpendolo con un calcio volante in stile kung-fu.
Di fotogramma in fotogramma, si passa al Cantona che, durante una pubblicità, si alza il colletto della maglia del Manchester United, dicendo “au revoir”, mentre calcia il pallone in porta nella partita immaginaria tra grandi campioni targati Nike e diavoli. Già il colletto alzato, lo sguardo sfrontato e gli occhi che sfidano il mondo: nessuno tra detrattori e fan può negare il fatto che Cantona sia un leader e un personaggio eclettico, nel bene e nel male.
Dopo il suo ritiro dal calcio, entra nel mondo del cinema sia come attore che come produttore, come nel film “Il mio amico Eric” di Ken Loach, ai tifosi del Manchester United.
Non stupisce, quindi, ritrovarlo oggi come capopopolo contro le banche.
Nel video che gira nella rete, si vede perfettamente quanto si trovi a suo agio a parlare di queste tematiche, quasi come se stesse per calciare una punizione: “Cosa significa oggi manifestare per strada? Il sistema consiste in cosa? Il sistema gira intorno alle banche, si fonda sul potere delle banche, quindi deve essere distrutto partendo dalle banche. Cioè i 3 milioni di persone che sono in strada con i loro cartelloni ecc vanno alla banca, ritirano i loro soldi dalle banche e queste crollano, 3 milioni, 10 milioni di persone….e le banche crollano. E lì c’è una vera minaccia, una vera rivoluzione”.
Dritto al punto, senza tanti fronzoli. Basta andare sul sito www.bankrun2010.com per leggere tutta la strategia tradotta in varie lingue. In apertura, sotto il video con Cantona, si trova il comunicato stampa in cui viene spiegata e rivendicata l’azione.
L’idea è del calciatore marsigliese, ma è stata messa in pratica con l’aiuto del web 2.0 e dei social network dalla sceneggiatrice belga Géraldine Feuillien '0a (41 anni) e dal giovane attore e regista francese Yann Sarfati (24 anni).
Nel testo del comunicato si comprendono chiaramente le richieste: “Noi, i cittadini del 21esimo secolo, eredi di generazioni che si sono sacrificate perché fossimo e vivessimo da cittadini liberi e degni, Noi – si legge - esigiamo la creazione di una banca cittadina, al servizio dei cittadini, una banca che metta al riparo i nostri soldi da febbri speculative, al riparo da operazioni che trasformano i nostri prestiti in attivo di bilancio e si servono dei nostri debiti per aumentare la propria ricchezza”.
E ancora: “Noi, gli eredi del caos, abbiamo un mondo da ricostruire. Un mondo dove il lavoro non sia più vissuto come una forma di asservimento, né l’assenza di lavoro come un dramma, perché noi avremo saputo ripensare alla maniera nella quale l'uomo di domani si assicurerà la sopravvivenza, l'istruzione, il proprio benessere e la propria pensione”.
Il giorno stabilito per l’azione antibanche è il 7 dicembre. Mentre stiamo andando in stampa, ancora non sappiamo cosa succederà in quella data. Una cosa però è certa: il problema sollevato è diventato di dominio pubblico tramite le colonne dei quotidiani di tutto il mondo.
Quindi “bankrun2010” ha già ottenuto un primo risultato: sensibilizzare l’opinione pubblica.
In tempi di ideali che scompaiono e politica incapace di intercettare i bisogni reali della gente, forse ci voleva proprio lo sguardo impertinente di Cantona per animare sogni di rivoluzione.

A natale puoi...

mercoledì 22 dicembre 2010

Lettera di "Cancer man"




Cari ragazzi,

so che in questi giorni v'è arrivato un sacco di spam e di phishing. Permettete che invece io vi scriva qualcosa che potrebbe esservi utile. V'è già stato detto che bruciare e distruggere vi porterà al fallimento. In realtà, state facendo la cosa giusta, ma la state facendo nel modo sbagliato.
Cercherò di spiegarmi meglio con qualche esempio pratico. Durante la vostra manifestazione sono stati bruciati alcuni oggetti, e dopo pochi giorni contro di voi si stanno già preparando nuove leggi speciali. Ai responsabili del rogo della fabbrica Thyssen Krupp, nel quale morirono bruciati sette operai, dopo tre anni si sta appena cominciando ad applicare le vecchie leggi normali.
Per quegli oggetti bruciati, avete già subito un'infinita sequela di violente condanne morali, sociali e politiche. I responsabili della strage ferroviaria di Viareggio, nella quale morirono bruciate trentadue persone, non ne hanno ancora subita nemmeno una penale. Uno di loro è stato anche nominato cavaliere, titolo particolarmente significativo nel vostro paese.

I responsabili del bombardamento di Gaza, nel quale morirono bruciate centinaia di persone - fra cui molti bambini - hanno ricevuto la solidarietà e l'apprezzamento di coloro i quali oggi vi chiamano terroristi e vigliacchi.
I responsabili del bombardamento di Falluja, nel quale morirono bruciate migliaia di persone, continuano a governare il mondo.
Quindi cari studenti, ecco la prima lezione che la Storia ci impartisce: agli oggetti viene attribuito molto più valore che alle persone.
Se bruciate un senzatetto, magari immigrato, riuscirete a farla passare per una ragazzata, guadagnerete interviste in Tv e amici su Facebook, se bruciate un bancomat vi accuseranno di terrorismo, e il governo pretenderà la vostra testa per direttissima, a costo di far arrestare anche i magistrati se non si sbrigano a condannarvi.
Dalla prima lezione ne discende un'altra, di cui forse avrete già sentito parlare: il valore attribuito alle persone è inversamente proporzionale al loro numero.
La scena pubblica risuona dello strepito degli auto-proclamati difensori della vita, capaci di battersi strenuamente per decenni, pur d'impedire che l'ultima inutile scintilla di elettricità venga pietosamente spenta in un singolo corpo semi morto, mentre il costante brutale sterminio di intere popolazioni rimane solo un trascurato rumore di fondo.
Corollario: come l'etica pubblica e l'estetica dominante dimostrano, quanto più un essere umano si avvicina allo status di oggetto inanimato, tanto più cresce il valore che gli viene attribuito.
Anche la prossima lezione si presta a essere illustrata con un esempio pratico: gli oggetti che avete bruciato avevano molte parti in plastica. Ricordate quel fumo nero, così denso e acre? Come quello emanato dai roghi di spazzatura, conteneva una significativa percentuale di diossina, che voi avete respirato, insieme ai copiosi lacrimogeni gentilmente offerti dalle Forze dell'Ordine. Non dico certo questo per equiparare i blindati della polizia ai rifiuti tossici, ma per ricordarvi che voi eravate lì, a subire le conseguenze delle vostre azioni, e questo non è professionale.
I dirigenti della Union Carbide erano forse a Bhopal, a respirare i miasmi mortali della loro stessa fabbrica? I dirigenti della British Petroleum sguazzavano nel golfo del Messico durante la marea nera che ne ha devastato l'ecosistema? Ovviamente no. Com'è ovvio che i responsabili delle alte percentuali di arsenico nell'acqua di Roma non la stiano bevendo.
Terza lezione: mai subire le conseguenze delle proprie azioni. Nel vostro paese, l'Italia, avete un ottimo esempio: il vostro attuale premier non si ferma davanti a niente pur di evitarle, e ci riesce brillantemente.
Cari ragazzi, bruciare e distruggere può essere un'attività estremamente redditizia, se saputa esercitare professionalmente, su vasta scala, e con l'adeguata premeditazione.
Sfasciare un bancomat farà di voi un teppista, sfasciare un sistema bancario farà di voi un finanziere, sfasciare un sistema economico farà di voi un ministro dell'Economia e delle Finanze.
Sarete fra le persone che decidono il valore commerciale delle altre persone, che infliggono le condanne, morali, politiche, sociali, penali, e mai le subiscono. Le ruspe statali spazzeranno la neve al vostro passaggio, e la ri-spargeranno dietro di voi, affinché nessuno osi seguirvi sulla vostra corsia preferenziale.
Infine, sfasciare tutto l'ecosistema planetario vi farà ascendere all'Olimpo di chi può usare interi paesi come ciocchi per il suo caminetto, come diavolina per il suo barbeque.
Io ci sono stato. Ci si mangia da dio.
E non è vietato fumare.


http://www.carmillaonline.com/archives/2010/12/003722.html

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martedì 21 dicembre 2010

La nostra violenza è una reAzione alla violenza del Sistema





Va chiarito una volta per tutte: la tanto stigmatizzata violenza di piazza di studenti, lavoratori, disoccupati, terremotati, cittadini pieni di immondizia, ecc... è sempre e solo una reAzione alla violenza (fisica, economica, sociale, culturale, psicologica ed esistenziale) del Sistema.
Quale Sistema? Quello che consente a due schieramenti politici falsamente alternativi (i cosiddetti centrodestra e centrosinistra) di governare in difesa dei poteri forti e contro gli interessi dei lavoratori e delle famiglie; quello che considera più grave il lancio di un sanpietrino rispetto ai milioni di disoccupati e precari che non riescono ad arrivare a fine mese; quello che viene incontro alle richieste dei vari Marchionne di turno ed ignora puntualmente quelle degli anonimi lavoratori; quello che non da' risalto alle manifestazioni di protesta dei cittadini solo se queste sfociano in atti di vandalismo e violenza.
E le forze dell'ordine, loro malgrado, sono i difensori del Sistema, quindi sono avversari di chi contrasta il Sistema. E le forze dell'ordine difendono un Sistema che li sfrutta, li umilia, e li fa odiare da tanta gente.

Non si sa ancora se, dopo i proclami e le gasparrate del Regime Berlusconiano, la manifestazione di domani sarà un successo o un insuccesso, sarà pacifica o vedrà qualche scontro. Quindi lo diciamo subito: eventuali atti di vandalismo o violenza sono da intendersi come CONSEGUENZA della violenza che il Sistema produce su ognuno di noi quotidianamente, in ogni aspetto della nostra vita individuale e comunitaria.
Non vogliamo sentire i soliti "soloni" pronti a solidarizzare con le forze dell'ordine e a criticare i manifestanti. Vogliamo sentire qualcuno che, indipendentemente dai risvolti pacifici e/o violenti dei cortei, focalizzi l'attenzioni sulle RAGIONI che spingono migliaia di persone a scendere in piazza a manifestare.
Detto in parole povere: non vogliamo più critiche su COME si manifesta, ma vogliamo un giudizio sul PERCHE' si manifesta.
Chiaro???
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lunedì 20 dicembre 2010

Violenza sessuale "lieve"???

VIOLENZA SESSUALE "LIEVE" AI MINORI:
ECCO I NOMI DEI SENATORI FIRMATARI




Si commenta da sé.
Si erano inventati un emendamento proprio carino.
Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello
che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.
Firmatari alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in
flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entità".
Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità" nei
confronti di un bambino.
Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo
sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile
berlusconiano "ci avete frainteso".
Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell'emendamento 1707.

Annotateli bene (e ricordate le facce):
sen. Maurizio Gasparri (Pdl),
sen. Federico Bricolo (Lega Nord
Padania),
sen. Gaetano Quagliariello (Pdl),
sen. Roberto Centaro (Pdl),
sen. Filippo Berselli (Pdl),
sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord
Padania)
sen. Sergio Divina (Lega Nord
Padania).

Per la cronaca:
il sen. Bricolo era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio
pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina o un bambino);
il sen. Berselli è colui che ha dichiarato "di essere stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui
si capisce molto...);
il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire i
matrimoni misti";
mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che "i trentini sono come cani
ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" (citazione di una frase di Mussolini).
...e adesso cominciamo a riflettere se essere sempre politically correct con chi li ha votati sia una
mossa che paga...
fatela girare se avete voglia e tempo..l'informazione da oggi è un dovere quasi etico... anche per
ciascuno di noi.
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Gasparri provoca. E se qualcuno reagisse?





Dopo le aberranti frasi di ieri, in cui Maurizio Gasparri (presidente dei senatori PdL) invocava leggi speciali e arresti preventivi in occasione di cortei di protesta contro l'azione del Governo Berlusconi, oggi ha rincarato la dose.
"Voglio fare un appello: genitori, dite ai vostri figli di stare a casa. Quelle manifestazioni sono frequentate da potenziali assassini. Vanno evitate". Così, il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri ai microfoni di Agorà su Rai Tre riferendosi alla manifestazione degli studenti in programma per mercoledì prossimo.

Tradotto in parole povere: noi li faremo pestare a sangue. Se i vostri figli non vengono, possiamo dire che i manifestanti erano tutti violenti comunisti e black bloc di centri sociali, ed era giusto pestarli. Se invece i vostri figli scendono in piazza a protestare, poi non vi lamentate se prendono qualche bella carica educativa dalla sbirraglia.

Questo atteggiamento è tipico dei regimi "democratici": invece di impedire le manifestazioni (come faceva il Fascismo), le scoraggiano. Invitano a non andarci, minacciando (neanche troppo velatamente) violenze di piazza da parte di fantomatici comunisti e forze dell'ordine.
Così è stato fatto per il corteo della Fiom, quando Maroni invitò a stare attenti a "professionisti del disordine". Risultato: moltissimi lavoratori evitarono di partecipare al corteo. E il Tg1 potè titolare: "Flop della Fiom". Quindi prima dicono di non andare in corteo a manifestare, perchè c'è il forte rischio di incidenti; poi la gente davvero non va, e i media di regime minimizzano il corteo dicendo che è stato un flop, organizzato dalle solite irriducibili minoranze rumorose.

Lo stesso sta avvenendo in occasione del corteo degli studenti di mercoledì prossimo. Il regime Berlusconi (definirlo ancora "governo" mi pare oggettivamente improprio), tramite il fido Gasparri, minaccia violenze di piazza ed invita a boicottare i cortei di protesta. Se si segue questo consiglio, il corteo sarà definito un flop, e le ragioni degli studenti derubricate; se non si segue questo consiglio, poi non lamentatevi se vi spacchiamo le ossa.

Questo è Maurizio Gasparri. Questo è il regime Berlusconi.
Essi provocano, certi della loro potenza e impunità. Si sentono INTOCCABILI.
E se qualcuno reagisse? Quando si getta benzina sul fuoco, non tutti sono bravi pompieri...
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domenica 19 dicembre 2010

Riflessione sulla violenza




Una riflessione, non mia, sul tema della violenza.
Personalmente, non condivido TUTTO ciò che è scritto qui: ma mi ci riconosco in buona parte.


da infoaut.org

Gli scontri avvenuti a Roma nei giorni scorsi fra giovani studenti e polizia ha riproposto il tema della violenza. Come al solito avviene in queste situazioni ci sono subito pronti dei cori. Il coro di destra che grida subito ai black block organizzati, agli anarchici, ai centri sociali palestre di violenza, agli studenti fannulloni che non hanno nulla da fare e che vanno tutti arrestati e messi in galera prima che i cortei partano. Questo coro, tende a non far fare più cortei, a rendere più difficili i percorsi, ad allontanare la gente dai palazzi del potere . E le avvisaglie le abbiamo viste nei mesi scorsi quando si cercava di legiferare a proposito dell'annullamento dei cortei nei periodi festivi, nei centri storici dediti allo shopping. Tutto questo fa il paio a quanto si è fatto negli anni scorsi a proposito della regolamentazione sugli scioperi che di fatto ha annullato lo sciopero cosiddetto selvaggio e che ha imbraghettato gli operai nelle morse burocratiche delle richieste delle ore di assemblee nelle fabbriche e di conseguenza di ore di sciopero da fare in orari prestabiliti di modo che l'azienda non ne esca danneggiata. Insomma un venire meno della forza degli operai che in quel modo costringevano i padroni , grazie agli scioperi cosiddetti selvaggi ad una trattativa immediata, ed a un conseguente accoglimento delle richieste operaie pena il blocco totale delle fabbriche. Questo non avviene più da circa 10-15 anni ed oggigli operai sono costretti a salire sulle gru o sui tetti come se fossero gatti ! I padroni se la ridono e continuano a fare ciò che vogliono degli operai e delle loro famiglie. Costringere un operaio a salire su un tetto per difendere il suo diritto al lavoro è un atto di violenza terribile. Ma questo non rientra nell'ipotesi violenza . E' normale. Se qualcuno va a tirare le uova a Marchionne o a qualche sindacalista venduto diventa un atto intollerabile di violenza ! L'altro coro è quello della sinistra. Che grida subito agli infiltrati, ai poliziotti travestiti da studenti, ai provocatori, alla divisione fra buoni e cattivi. Uno studente che non vede alcun futuro nella sua vita non subisce secondo questi soloni della politica alcuna violenza. Se scende in piazza a rivendicare un suo diritto allo studio contro una legge che di fatto privatizzerà tutto e gli viene anche impedito di arrivare nella zona dei palazzi del potere creando una zona rossa chilometri lontana da questi, deve subire in silenzio manifestare con le bandierine e tornarsene poi a casa. Lo può fare un giorno, due, ma non lo potrà fare sempre. Se la stessa cosa avviene in Russia, o in Cina, o in Iran, gli stessi coristi italiani ed europei, sia di destra che di sinistra, gridano subito alla dittatura, alle leggi democratiche che mancano, agli ayatollah intolleranti che tengono lontana la gente dal palazzo e quando la polizia manganella eccoli che sono squadristi, prezzolati, fascisti, che fanno il gioco della dittatura. In Italia la stessa cosa diventa altro, il poliziotto diventa democratico, il palazzo diventa di vetro, la zona rossa diventa zona di sicurezza. Dimentica l'Italia di destra e di sinistra che la polizia sta manganellando da mesi, tutti. I pastori sardi come gli operai davanti le aziende dei padroni, i cittadini di Terzigno, di Boscoreale, come quelli della Val di Susa. Bastano che sforano di un poco, dal percorso, dal lancio di qualche uova ed ecco le cariche. Poi a tutto questo aggiungi i ragazzi uccisi, da Cucchi ad Aldovrandi, a Carlo Giuliani. Le regole della democrazia non hanno voluto una commissione d'inchiesta sulla morte di Carlo Giuliani , durante il governo Prodi , grazie al voto di Di Pietro che votò con l'opposizione di allora. E ricordando Genova, non dimentichiamo che nella sala della questura di genova c'era quel Fini che oggi vuole rivedere proprio il comportamento della polizia spostando il proprio asse semrpe più lontano dalla destra forcaiola. Ed anche Saviano , che vorrebbe prendere il posto di Pasolini, lui che ha elogiato Israele per i bombardamenti su Gaza , ci parla di violenza fatta dai ragazzi, invitandoli a manifestare con i ciclamini ed a dialogare con i cordoni dei poliziotti a difesa delle zone rosse, o delle fabbriche da occupare, o dalle autostrade, o delle gru sulle quali salgono gli immigrati. Le cariche di Brescia, la distruzione dei gazebo in val di Susa, da parte delle cariche della polizia sono state già dimenticate e digerite . La vera violenza quindi è quella che impedisce alle persone di poter avere una vita tranquilla, nel proprio lavoro, nel proprio futuro, nelle case, nei quartieri.
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sabato 18 dicembre 2010

"Ci hanno detto: ricordatevi di Bolzaneto"




http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/18/news/futuro_botte-10343152/?ref=HREC1-3

ROMA - "Ci tenevano lì, al gelo, tutti insieme in una cella vuota, senza bere, né mangiare, né poter andare al bagno. Chi chiedeva un po' d'acqua o si lamentava per le ferite aperte veniva aggredito, deriso, minacciato. Ci avevano detto: ricordatevi di Bolzaneto, ricordatevi di Genova. Per 14 ore nel centro di identificazione di Tor Cervara abbiamo subito ogni tipo di angheria e di terrorismo psicologico, con la consapevolezza che laggiù, in quella specie di carcere, lontani da tutto e da tutti, ci sarebbe potuta succedere qualunque cosa". Alice ricorda e i ricordi fanno male. Ombre di freddo e di paura. Di scherno e di violenza. Ha gli occhi pesti, un braccio al collo e una caviglia gonfia. Ventitré anni, i capelli e gli occhi scuri, i modi gentili e lo sguardo di chi sa quello vuole. Seduta nella piccola cucina di una casa da studenti, posti letto a 250 euro l'uno, con il caffè caldo sul tavolo e gli amici intorno, Alice Niffoi, arrestata negli scontri di martedì scorso, ferita a manganellate dalla polizia e poi detenuta con altri 23 ragazzi, racconta la sua vita di ragazza normale sconvolta da un pomeriggio di guerra. E la sua voce, i suoi desideri, i suoi sogni di studentessa di Scienze Politiche che vuole occuparsi di "Altra economia", sembrano essere quelli di un'intera generazione, di un movimento che rifiuta la violenza, ma dice Alice, "finché ci saranno zone rosse noi le violeremo, sono loro i violenti non noi".

È nata ad Orani Alice, in Sardegna, nel cuore della
Barbagia, con una mamma professoressa di Lettere che nel '77 partecipò alla grande protesta universitaria e un papà che fa il rappresentante, le superiori al liceo classico "Asproni" di Nuoro, poi quattro anni fa il salto verso Roma, "avevo voglia di vivere in una metropoli, credevo nell'università, oggi ho capito che per fare il mio lavoro me ne dovrò andare, qui per noi non c'è più posto". Noi, cioè loro, sono i ragazzi che occupano, che manifestano, e il 22 torneranno in piazza in una Roma che li attende in assetto militare e armato. Suonano i telefoni, il campanello, i vetri sono appannati dal freddo, ma dentro questo appartamento nel quartiere del Pigneto, alle spalle della periferia Casilina, ci sono calore, solidarietà, gli amici entrano, escono, abbracciano Alice, "certo che ti hanno conciato male...".
"Adesso tutti cercano di darci etichette, ma noi siamo lontani dai partiti, anche dalla sinistra, chiediamo soltanto di poterci costruire vite dignitose, di avere accesso al lavoro, e la risposta del Governo è stata quella di riempici di botte, mentre tremavo dal freddo, scalza, nel seminterrato buio dove ci avevano rinchiusi, ho pensato che quel luogo assomigliava alla "cella del ministero dell'Amore" come nel romanzo 1984 di George Orwell...". Ossia il ritrovarsi in un copione assurdo, in un incubo, con l'accusa per Alice di resistenza aggravata. "Rivedo quelle scene in continuazione, ero ben stretta nei cordoni di testa del corteo, non ho tirato pietre, nulla, semplicemente avanzavo mentre la polizia caricava, e così mi hanno presa, trascinata via, picchiata con il manganello sulla testa e sulle spalle, buttata in un cellulare con le manette ai polsi".

Un salto nel buio, nell'oscurità, la consapevolezza che il gioco si è fatto duro, durissimo, e forse la vita di prima non sarà più la stessa. "Faccio teatro, dovevamo mettere in scena un testo di Laforgue, ma lo spettacolo è saltato, mi piace David Bowie, leggo moltissimo, di tutto, gli scrittori sardi, Michela Murgia, Flavio Soriga, ho appena finito un testo di Anna Simone Corpi del reato". "Mia madre si è spaventata - mormora Alice - è naturale, però sa che la nostra protesta è giusta. Ma lo sanno in Parlamento che fatica è poter studiare, mai un cinema, un ristorante, al supermercato cerchiamo i cibi meno costosi, comprare i libri è un'impresa. Vogliono schiacciarci? Noi reagiremo, è tutto il movimento che si ribella. E io avevo un nonno partigiano, come potrei smettere di manifestare?".

I difensori della democrazia...

o Servi dei servi del Sistema?

Comunicato del Collettivo Universitario Autonomo - Torino




La domanda che si pongono molti giornali all'indomani della rivolta di Roma, merita una risposta. Volete vedere i volti nascosti dalle sciarpe, dai caschi e dai passamontagna?

Sono gli stessi volti che pagano l'affitto delle vostre case fatiscenti, sono i volti a cui proponete contratti da 500 euro al mese con possibilità di assunzione dopo 1 mese di prova e passaggio al fulltime da 800. Sono i volti che vi propongono i progetti di tesi a cui fate aggiungere i vostri testi noiosi, sono i volti dei ragazzini di periferia a cui date gli schiaffi quando li beccate con un pò di fumo in tasca.

Sono le persone che vi cucinano il sottofiletto tenero nella osteria ricercata e chic e lo fanno a nero 50 euro a serata, sono quelli che vi fanno il cappuccino con la schiuma. Sono quelli che vi rispondono al telefono dicendo "892424 posso esserle utile?", sono quelli che comprano la verdura al Lidl perchè¨ alla Crai costa troppo. Sono quelli che animano le vostre vacanze per 450 euro al mese, sono quelli che preparano i mercati in cui comprate la frutta fresca. Sono quelli a i quali la precarietà sta togliendo linfa vitale, sono quelli che fanno una vita di merda ma che si son stancati di accettarla, di subirla.

Siamo parte di una generazione che per un giorno ha smesso di accumulare la cirrosi epatica dovuta alla nevrosi di una vita educata alla precarietà , che ha tifato rivolta; siamo il futuro che dovreste ascoltare, siamo l'unica parte sana di un paese coperto di metastasi. Il 14 dicembre 2010 è successo un fatto epocale, l'intera piazza del Popolo è esplosa in un boato liberatorio quando un blindato della finanza ha preso fuoco: in quel boato è racchiusa la nostra esistenza, l'esistenza di chi non poteva credere che un governo come il nostro restasse in piedi sorretto da 4 (o per meglio dire 3) miserabili, di chi non poteva credere che
per una volta ce l'avevamo fatta, in tanti, in migliaia, a gridare "Tutti assieme famo paura!". Un boato di gioia e rabbia, esploso dalla parte giusta, quella sbagliata era rintanata dentro Montecitorio.

I black block hanno colpito ancora. Occhio, voci indiscrete raccontano che a volte li si incrocia a lezione, in biblioteca, alle macchinette del caffè, in birreria, al mare, addirittura in tram.

Collettivo Universitario Autonomo - Torino
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mercoledì 15 dicembre 2010

Infiltrati!

GUARDATE QUESTA FOTOSEQUENZA!!!

L'immagine sotto riprodotta campeggia su tutti i giornali di regime: un povero finanziere con la pistola in mano che eroicamente rischia la vita perchè i manifestanti intorno a lui stanno per prendere l'arma e potrebbero sparare.

Ma chi sta intorno al finanziere? I facinorosi! I Black Bloc! Gli anarco-insurrezionalisti! Guardateli: è chiaro che sono loro!

E invece no: il finanziere con la pistola non è soccorso amorevolmente da un manifestante anarchico con una crisi di coscienza...


Guardate il guanto del black blocker: è quello in dotazione alla Guardia di Finanza! Il finanziere ed il Black Blocker hanno ENTRAMBI i guanti della Finanza! Saranno forse colleghi???



E mentre questo strano quadretto idilliaco si compie, di fianco ai due c'è un finanziere in borghese con manganello e manette (!!!). Ebbene: cosa faceva qualche minuto prima lo stesso finanziere in borghese con giubbino beige e sciarpa bianca???


Eccolo qui! Sta assaltando una camionetta della Finanza con una pala! Ma come? Prima assalta i finanzieri, poi si mette dalla loro parte... con manganello e manette???




E qui? Brandisce la pistola del finanziere colpito!
Ma come? Ha la pistola in mano, e poi la da' al finanziere a terra che è lo stesso uomo della prima foto? Strano, no?
Uno prende la pistola ad un finanziere colpito... poi gliela riconsegna... e 10 minuti prima assaltava i finanzieri con una mazza!


I media di regime hanno ovviamente evitato di mostrare queste immagini. Hanno solo parlato, e stanno ancora parlando, di queste bestie che mettono a ferro e fuoco la città di Roma (Delinquenti! Assassini! Terroristi!).
Queste immagini dimostrano, ANCORA UNA VOLTA, che non c'è spazio per il dissenso nonviolento al Sistema. Il sito del Popolo Viola, che proponeva una manifestazione pacifica e nonviolenta, ieri è stato oscurato. Anche quando si scende in piazza per manifestare civilmente, seppur radicalmente, il Sistema ed i suoi servi (tori) sopprime ogni dissenso.
La lotta nonviolenta non è possibile, come ben sanno i terremotati aquilani, i cittadini di Terzigno e, prima ancora, gli abitanti della Val di susa.
Non porta a niente.
Ieri, 7 deputati che avevano giurato di votare contro il Governo Berlusconi, hanno votato a favore. I nostri rappresentanti nelle Istituzioni non ci rappresentano più! Fanno ciò che vogliono, senza vincolo di mandato. Nessuno, dall'Idv alla Lega, è davvero dalla parte dei cittadini.
E' giunto il momento di dire BASTA alla partecipazione politica intesa come una croce che si mette su una scheda elettorale. Votare non basta.

martedì 14 dicembre 2010

Ecco i volti di chi ha votato la fiducia.

Se vi capita di incontrarli, manifestate loro il vostro dissenso...








Domenico Scilipoti (quello che… l’agopuntura e l’IdV), Massimo Calearo (quello che… scelto da Uolter Veltroni), Bruno Cesario (quello che…come Calearo), Maria Grazia Siliquini (quella che… oggi qui, domani là, io vado e vivo così) , Antonio Razzi (quello che… tengo il mutuo, pure famiglia e sono operaio), Catia Polidori (quella che… l’aiutino al suo CEPU). Vi dicono qualcosa questi nomi? Beh, dai! Come non riconoscere i componenti della band(a) che ha lanciato un nuovo tormentone natalizio:

Le opposizioni possono legittimamente denunciare la "compravendita" dei voti che ha portato tra le braccia di Berlusconi gli ex Pd Calearo e Cesario, oltre agli ex Idv Scilipoti e Razzi, ma resta il fatto che l'annunciata compattezza di Futuro e libertà non c'è stata e per un Moffa che ha preferito non votare, ben due deputati - Catia Polidori e Anna Maria Siliquini - hanno votato contro la stessa mozione di sfiducia che avevano sottoscritto appena pochi giorni fa, uscendo di fatto dal partito.
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Unica soluzione

Dopo la fiducia ottenuta dal governo Berlusconi.
Dopo che alcuni finiani e alcuni dell'Italia dei Valori hanno votato la fiducia.
Dopo che la scuola è ridotta uno straccio.
Dopo che la munnezza è ancora in strada.
Dopo che i terremotati sono stati presi per il culo.
Dopo che il parlamento è stato chiuso per 15 giorni.
Dopo che ogni via legalitaria per sconfiggere questa classe politica ha fallito.

L'UNICA SOLUZIONE E'




giovedì 9 dicembre 2010

Poliziotti manifestano ad Arcore contro i tagli




Gli agenti contestano i tagli al bilancio delle forze dell’ordine stabilito dal governo Berlusconi Analoghe manifestazioni sono in corso in tutto il territorio nazionale
Un centinaio di agenti della Polizia di Stato sta dando vita ad una manifestazione, questa mattina, ad Arcore. Con loro anche gli agenti della Polizia Penitenziaria, del Corpo Forestale dello Stato e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, appartenenti a tutte le principali sigle sindacali. Protestano davanti a Villa San Martino, residenza del premier Silvio Berlusconi. Il presidio è stato deciso a livello unitario per protestare contro i tagli al bilancio delle forze dell’ordine. Analoghe manifestazioni sono in corso in tutto il territorio nazionale.

Dure le accuse del sindacato al Governo. “La maggioranza, – spiega il segretario del Sap, Nicola Tanzi – ha davvero perso la faccia nei confronti del personale delle forze dell’ordine, presentando e poi ritirando un emendamento frutto dell’impegno del ministro Maroni e dell’appoggio fondamentale di Fli. Ci chiediamo – prosegue il segretario del Sap – quale credibilità possa avere un governo e soprattutto una maggioranza che concordano con le parti sociali una norma che recepisce ordini del giorno approvati piú volte, salvo poi all’ultimo momento ritirare tutto? Il problema non è solo di natura economica, come si vuole far credere. La questione è squisitamente politica e la politica deve trovare una soluzione. Il Parlamento deve convertire entro il 12 gennaio il pacchetto sicurezza in legge ‘ed è teoricamente possibile che il Senato modifichi il testo approvato alla Camera, come ha promesso il Ministro Maroni. Ma vogliamo fatti – conclude Tanzi – perche’ il tempo delle chiacchiere è davvero finito”.


“Nelle ultime finanziarie i tagli sono stati di oltre due miliardi di euro – dice Santino Barbagiovanni, segretario regionale Silp Cgil Lombardia – e siamo al collasso. Oltre alla mancanza di personale dobbiamo anche fare i conti con il blocco degli stipendi. Vuol dire che se sono necessari straordinari per far fronte alla mancanza di personale, questi non vengono pagati”. Secondo i dati della Cgil la mancanza di personale nelle varie forze i polizia è gravissima: “Nella polizia postale manca l’80% del personale, nella stradale il 45%”. Davanti ai cancelli di villa San Martino circa cento divise, fra poliziotti, vigili del fuoco e guardia forestale.

La parentopoli di Alemanno




ROMA - Non bastava la bufera esplosa sulla Parentopoli in Atac, la società del trasporto pubblico romano che dopo l'elezione di Gianni Alemanno in Campidoglio ha imbarcato più di 850 persone, tutte per chiamata diretta e legate da rapporti familiari o politici ad esponenti del centrodestra locale, dirigenti aziendali e sindacalisti. Ora, per il sindaco della capitale si apre un nuovo fronte: il reclutamento di un migliaio di nuovi dipendenti (sui 7mila totali) in un'altra ex municipalizzata, l'Ama, che si occupa di raccogliere e smaltire i rifiuti della città. Dove, partire dal 2008, sono stati assunti, tra gli altri, il genero dell'ad Franco Panzironi, braccio operativo della Fondazione alemanniana Nuova Italia; la figlia del caposcorta del sindaco, Giorgio Marinelli, il quale aveva già provveduto a piazzare il primogenito in Atac; la compagna dell'ex capogruppo pdl in Campidoglio, ora traslocato a La Destra, Dario Rossin; oltre alla solita pletora di mogli, cognati e cugini di vari pidiellini di secondo piano, ma assai utili in campagna elettorale.

La prova provata di come l'occupazione clientelare delle società controllate dal Comune sia ormai diventato un sistema. Ai confini del lecito. Tant'è che sia la Procura della Repubblica sia la Corte dei Conti hanno aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità sotto il profilo penale e del danno erariale.

Tutto parte da un'inchiesta di Repubblica che, da una decina di giorni, indaga sulla moltitudine di congiunti e sodali arruolati in Atac e in Ama nell'era del centrodestra. Nonostante le opposizioni abbiano subito chiesto la testa di Alemanno e dell'assessore ai Trasporti Sergio Marchi, finora l'unico a rimetterci è stato il caposcorta del primo cittadino che ieri si è dimesso dal suo incarico. Ad annunciarlo, lo stesso inquilino del Campidoglio: "Marinelli non è più il mio caposcorta, è ritornato in polizia", decisione assunta "in via precauzionale per evitare speculazioni sull'accaduto", ha spiegato Alemanno, negando tuttavia ogni suo coinvolgimento. "Non mi occupo di assunzioni, sull'Ama non mi risultano particolari scandali e poi non mi ricordavo neanche che quell'agente avesse una figlia", ha tagliato corto.

E pazienza che l'azienda dei rifiuti abbia sostanzialmente confermato il numero dei dipendenti (954) arruolati a partire dal "9 agosto 2008, giorno di insediamento della nuova amministrazione", e ammesso di aver effettuato, "come prevede la normativa vigente", delle semplici selezioni affidate ad agenzie per l'impiego pubbliche e private. Per il sindaco sotto assedio ora è tempo di cambiare: "Bisognerebbe rendere obbligatoria la pratica dei concorsi anche per le municipalizzate, così come si fa al Comune, in modo da superare il problema delle chiamate dirette o dalle selezioni fatte da agenzie interinali", dice ora che dalle sue parti tutto il sistemabile è stato sistemato.

Ma le opposizioni, che sul tema hanno già presentato interrogazioni in Parlamento e in Campidoglio, non intendono mollare. "Dopo l'Atac, le assunzioni clientelari all'Ama", tuona il deputato ed ex assessore pd Jean Leonard Touadi. "Fino ad oggi Alemanno ha fatto finta di nulla: ora basta. Ha il dovere di rendere conto alla città di come lui e la sua amministrazione hanno gestito una materia tanto delicata". Durissimo il segretario regionale dell'Idv Vincenzo Maruccio: "Cosa deve ancora emergere perché Alemanno si rassegni le dimissioni?". E mentre il senatore dipietrista Stefano Pedica minaccia che "di qui a pochi giorni renderò noti gli elenchi delle assunzioni negli ultimi cinque anni alla Provincia, alla Regione, al Comune e in tutti gli enti controllati perché la Parentopoli, in un momento di crisi del lavoro, è uno schiaffo a tutti i cittadini onesti che fanno concorsi", il capogruppo pd in Campidoglio profetizza: "Stavolta non sarà facile per il sindaco convincere i romani che lui non c'entra nulla. Ora chieda scusa".

martedì 7 dicembre 2010

Minzolini sciala con la carta di credito aziendale RAI




Altro che i 64mila euro di “spese di rappresentanza” con la carta di credito aziendale denunciati dal Fatto: in 14 mesi il direttore del Tg1 Augusto Minzolini ha speso ben 86.680 euro. Soldi che sono stati utilizzati esclusivamente per pagare ristoranti, in Italia e all’estero. Un conto che supera di gran lunga i 60 mila euro spesi per rappresentanza nel 2010 da tutti i direttori di primo riporto – cioè che dipendono dal Direttore generale della Rai Mauro Masi – messi insieme: Minzolini, da solo, in 14 mesi è costato all’azienda 26 mila euro in più dei suoi 31 colleghi.

Questa è solo una delle tante scoperte dell’internal audit – l’indagine interna ordinata da Masi – denunciate in una lettera da Nino Rizzo Nervo, membro del Cda Rai in quota Pd. Ieri il direttorissimo è stato costretto ad abbandonare il Festival del cinema marocchino di Marrakesh per tornare precipitosamente a Roma: ha dovuto dare spiegazioni a Masi, che lo aspettava con la lettera di Rizzo Nervo in mano, ed è uscito dall’incontro scuro in volto. Per Minzolini, che si è presentato al settimo piano di viale Mazzini abbronzato e sorridente dopo aver pranzato con il re del Marocco Mohammed VI, adesso si tratta di decidere se affrontare il giudizio disciplinare oppure dimettersi.

Rizzo Nervo non commenta la lettera, né conferma i contenuti che Il Fatto Quotidiano ha potuto leggere. È datata 3 dicembre (venerdì scorso) ed è indirizzata allo stesso Masi, al presidente della Rai Paolo Garimberti e a tutti i consiglieri di amministrazione. Si parla di anomalie nei comportamenti di Minzolini e di continue violazioni della normativa aziendale, per i quali l’ex direttore del Tg3, profondo conoscitore della materia, chiede l’immediata apertura di procedure disciplinari.
Da quando è stato nominato direttore di testata, Minzolini è andato in trasferta per 129 giorni. Considerando che i giorni lavorativi in 14 mesi sono circa 270, vuol dire che Minzolini ha lavorato quasi la metà del tempo in trasferta. Un ritmo giudicato dall’indagine abnorme e anomalo.

In trasferta tutti i weekend
Per avere un metro di paragone, basti pensare che molto raramente un inviato, pagato proprio per stare in trasferta, supera i 90 giorni annui fuori sede. Ma non è tutto: su 56 trasferte effettuate (per 129 giorni complessivi) Minzolini ha indicato lo scopo della sua missione solamente 11 volte. La Rai non è a conoscenza dei motivi per cui, per ben 45 volte, il direttore ha lasciato la redazione per decollare verso mete spesso esotiche. Come testimoniano le fotografie scattate lo scorso settembre in Kenya e pubblicate dal Fatto che ritraggono Minzolini assieme alla giovane deputata Pdl Gabriella Giammanco e a un pitone di due metri.

I più maliziosi potrebbero pensare che i veri motivi abbiano a che fare con la tempistica in cui il direttore viaggia fuori sede: 40 trasferte su 56 sono infatti avvenute durante i fine settimana. Ed essendoci in un anno 52 weekend, 40 passati in trasferta non sono pochi.
Ma chi autorizza Minzolini ad andare in giro per il mondo a spese dei contribuenti? Spesso nessuno: dall’indagine risulta che le trasferte a Istanbul, Londra, Amburgo, Cannes (due volte), Praga e Marrakesh (due volte, l’ultima lo scorso weekend per il Festival del cinema marocchino, da cui è tornato ieri) non sono state preventivamente autorizzate dalla direzione generale.
E anche quando la Rai dà il via libera rimangono dubbi, secondo l’indagine, sull’utilità dei viaggi: Minzolini ha ritenuto necessario partecipare per 9 giorni al Festival del cinema di Venezia, dal primo al 7 settembre e poi dal 10 all’11 settembre. Che cos’abbia fatto in Laguna di indispensabile per il suo telegiornale al momento è rimasto oscuro al suo collega Rizzo Nervo, che nella lettera giudica queste pratiche incredibili per un direttore di testata, oltre che delicate dal punto di vista contabile ed etico.
C’è un altro aspetto che potrebbe risultare molto costoso per le casse della Rai. Se Minzolini è andato in trasferta 40 fine settimana in un anno, significa che non ha goduto dei riposi settimanali che gli spettavano di diritto. E dunque la Rai è in debito con lui di tutti i sabati e le domeniche in cui ha lavorato in trasferta, a meno che il direttore non le abbia già recuperate. In questo caso vorrebbe dire che in redazione ci è andato abbastanza raramente. Se invece non ha recuperato i turni di riposo, significa che potrebbe aver accumulato anche un notevole numero di ferie arretrate. Che nella contabilità della Rai, come di ogni altra azienda, devono figurare come un debito verso il dipendente: 40 weekend fanno 80 giornate, che, misurate sullo stipendio annuo di 550 mila euro, sommano per Minzolini un credito verso la tv di Stato di oltre 100 mila euro.

Crollo d’ascolti e pubblicità occulta
La strategia del globe trotter, tra l’altro, non premia i risultati. A furia di viaggiare per il mondo, Minzolini ha perso ascolti: il suo Tg1 a settembre ha avuto quasi un milione di spettatori in meno rispetto all’anno precedente. Lo share si è stabilizzato sotto il 26 per cento, mentre raramente in passato scendeva sotto la soglia (anche psicologica) del 30 per cento.
E se non bastavano il crollo di share, i contestatissimi editoriali, la rivolta dei suoi giornalisti e la cacciata degli infedeli (come Maria Luisa Busi), a far traballare la poltrona di Minzolini c’è una questione ancora più delicata: il sospetto che i servizi del Tg1 sulla Royal Caribbean puzzino di pubblicità occulta. Per sei volte, nei mesi scorsi, il tg dell’ex squaletto ha ospitato i dirigenti della multinazionale americana per le crociere, mentre la Royal ha organizzato proprio con il Tg1 il concorso per famiglie “Reporter d’alto mare”. Proprio su questo aspetto Rizzo Nervo chiede una nuova indagine: se venisse accertato sarebbe ancora più grave delle folli spese, perché la pubblicità occulta non solo pone seri problemi deontologici ma può determinare mancati ricavi nella vendita degli spot.

da il Fatto Quotidiano del 7 dicembre 2010

lunedì 6 dicembre 2010

Servizio di Striscia sulla tessera del tifoso

Dal blog AVANTI A GAMBA TESA:

http://avantiagambatesa.blogspot.com/2010/12/servizio-di-striscia-sulla-tessera-del.html

Il servizio dell'ottimo Militello sulla tessera del Tifoso. Le cose dette in questo servizio sono INATTACABILI: la tessera del tifoso E' GIA' un fallimento.

giovedì 2 dicembre 2010

Appello Sandri: fu omicido volontario

dal blog AVANTI A GAMBA TESA

http://avantiagambatesa.blogspot.com/2010/12/appello-sandri-fu-omicidio-volontario.html

Oggi c'è Utrecht - NAPOLI. Tutti voi, carissimi lettori e militanti ultras, probabilmente vi aspettate un articolo su questa partita importantissima per la storia del Napoli. Avete ragione, dovrebbe essere così.

Eppure, per chi come me e molti di voi intende l'essere ultras non solo andare allo stadio e seguire la propria squadra, ma come un Stile di Vita che si traduce in ogni atteggiamento quotidiano, la notizia più importante è che Spaccarotella sia stato condannato in Appello a 9 anni e 4 mesi di reclusione, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Non 14, ma neanche più sei. Luigi Spaccarotella, in appello, è stato condannato a 9 anni e 4 mesi, con l'accusa di omicidio volontario. I 14 anni erano la richiesta dell'accusa, sei la sentenza di primo grado. Cambia il capo d'accusa: non più omicidio colposo, ma volontario, nei confronti di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso con un colpo di pistola l'11 novembre 2007 nell'area di servizio dell'A1, a Badia del Pino (Arezzo).

Nessuna vendetta, ma solo giustizia. E quando la giustizia colpisce un poliziotto e difende la famiglia di un ragazzo morto ammazzato in una circostanza assurda e tragica, è davvero una notizia.

Stasera forza Napoli, come ogni giorno che il sole albeggia. Ma dentro il cuore, lasciamo un posto per Gabbo.

martedì 30 novembre 2010

Banca d'Italia: l'Unità creò sottosviluppo nel Mezzogiorno




Il processo di verità storica che da tempo sta squarciando il muro di oblìo eretto a difesa di una mistificata interpretazione delle vicende unitarie e post unitarie della nostra nazione, ha trovato nuovo e solidissimo impulso per merito di una pubblicazione scientifica edita da un’istituzione dall’indiscussa affidabilità quale la Banca d’Italia. Se fino ad oggi si è potuto confutare, su basi storiografiche peraltro tutte da verificare, quanto asserito da chi, carte alla mano, mira a dimostrare come il presunto processo unitario si sia risolto nei fatti in una feroce e avvilente colonizzazione del Mezzogiorno, oggi scende in campo la Banca d’Italia, con il suo indiscusso prestigio, a sancire, sulla base di incontestabili analisi e dati statistici, la verità di fatti troppo a lungo vergognosamente manipolati.

Ebbene, a contraddire definitivamente un’ideologia mistificatrice della realtà di episodi che hanno costretto il Mezzogiorno ad una immeritata situazione d’inferiorità, irrompono con l’autorevolezza che gli deriva dalla reputazione di studiosi il Prof. Stefano Fenoaltea, docente di Economia Applicata all’Università di Tor Vergata (Roma), insieme al collega Carlo Ciccarelli, Dottore di Ricerca in Teoria economica ed Istituzioni nella stessa Università.

Nel loro accuratissimo saggio, il cui alto valore scientifico ha meritato per i due economisti l’onore della pubblicazione da parte della Banca d’Italia, gli studiosi dell’Università di Tor Vergata hanno non solo reso manifesto, potremmo dire, ma bensì confermato come all’origine dell’attuale sottosviluppo del Sud ci sia una bugiarda unificazione nazionale. Sin dalle prime pagine del loro lavoro di ricerca, apparso peraltro solo in lingua inglese nei “Quaderni di Storia Economica di Bankitalia”, n. 4, luglio 2010 (domanda: perché non in italiano e con adeguato resoconto pubblico?), Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli affermano così esplicitamente: “L’arretratezza industriale del Sud, evidente già all’inizio della prima guerra mondiale non è un’eredità dell’Italia pre-unitaria» (Through the Magnifying Glass: Provincial Aspects of industrial Growth in Post-Unification Italy, pag.22).

A scrupoloso fondamento del loro studio, corredato da minuziose tabelle statistiche, gli economisti di Tor Vergata prendono in esame i censimenti ufficiali del neonato Stato italiano, precisamente negli anni 1871, 1881, 1901 e 1911. La disponibilità di una notevole massa di dati nazionali e regionali ha offerto l’opportunità a Fenoaltea e Ciccarelli di comprendere a fondo, come sostanzia loro ricerca, lo sviluppo dell’Italia nei primi decenni dopo l’unificazione. Orbene, il meticoloso lavoro eseguito aggiunge, ai dati già disponibili, un’analisi dei dati disaggregati relativi alla produzione industriale in 69 province tra il 1871 e il 1911, determinando gli studiosi a svelare che: «Il loro esame disaggregato rafforza le principali ipotesi revisioniste suggerite dai dati regionali». Più eloquente di così…e, si sottolinea ancora, qui sono i numeri che parlano esplicitamente!

La tabelle pubblicate da Fenoaltea e Ciccarelli mostrano che nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del l’1.13%, quello della Lombardia 1.37%, quello della Liguria 1.48%. Da evidenziare come, a questo punto, fossero già trascorsi dieci anni di smantellamento dell’apparato industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie, con il ridimensionamento di importanti stabilimenti come le officine metallurgiche di Pietrarsa, a Portici (Napoli) (oltre 1000 addetti prima dell’unificazione ridotti a 100 nel 1875), nonché quelle di Mongiana in Calabria (950 addetti nel 1850 ridotti a poche decine di guardiani nel 1873): ebbene, nonostante l’opera devastatrice dei presunti liberatori scesi dal Settentrione, l’indice di industrializzazione della Campania era ancora dello 1.01%, con Napoli, nel dato provinciale, all’1.44% e quindi più di Torino che era solo all’1.41%.

L’indice di industrializzazione della Sicilia era allo 0.98%, quindi agli stessi livelli del Veneto che era al 0.99%, la Puglia era allo 0.78% con la provincia di Foggia allo 0.82%: molto più di province lombarde come Sondrio, allo 0.56%, e vicinissima ai livelli di industrializzazione dell’Emilia, lo 0.85%. La Calabria era allo 0.69%, con la provincia di Catanzaro allo 0.78% e perciò allo stesso livello di Reggio Emilia e più di Piacenza, che era allo 0.76%, ma anche di Ferrara allo 0.74%.

Il tasso di industrializzazione della Basilicata era allo 0.67%, un indice che per quanto a prima vista basso era comunque più alto di aree liguri come Porto Maurizio che era allo 0.61%. L’Abruzzo era invece allo 0.58%, con L’Aquila a 0.63%.

Detto questo, appare drammatico come, quarant’anni dopo, nel 1911, l’indice di industrializzazione del Piemonte fosse salito all’1.30% mentre quello della Campania era sceso a 0.93%, con Napoli all’1.32%. La Lombardia era arrivata all’1.67%, la Liguria all’1.62%, mentre la Sicilia era crollata allo 0.65%, la Puglia allo 0.62%, la Calabria allo 0.58%, la Basilicata allo 0.51%.

Questo resoconto piuttosto tragico ma fondato su incontrovertibili riscontri scientifici, perché i numeri si possono occultare ma se resi noti non possono certamente ingannare, rende chiaro come la Banca d’Italia, pubblicando il qualificato studio di Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli, abbia certificato ufficialmente con la sua autorevolezza come l’arretratezza industriale del Sud non sia un’eredità dell’Italia pre-unitaria ma bensì un sottosviluppo voluto da una unificazione nazionale strumentalizzata in modo scellerato ai danni del Mezzogiorno.

Il male di Napoli? è l’Italia




di Igiaba Scego

I negozianti sono persone affabili, spesso anche sorridenti. Lunedì pomeriggio finisco in questo negozio X. Non è la prima volta che entro lì. Mi conoscono e il sorriso, se sei cliente abituale, si allarga ancora di più. Spesso con i negozianti io chiacchiero. Di qualsiasi cosa: Obama, le carote che sono aumentate di prezzo, lady Gaga. «Questa settimana dove te ne vai di bello?». mi chiede. Non viaggio tutte le settimane, ma quando esce un libro lo scrittore si trasforma in un commesso viaggiatore, quindi da un paio di mesi viaggio quasi tutte le settimane. Lo guardo e poi tutta sorridente dico «Napoli». Lui cambia faccia, i lineamenti si attorcigliano. «Povera te», mi dice, «ti compatisco. Quella è gente zozza. Sono sporchi e cattivi. Fanno schifo». Io mi paralizzo. E adesso? Mi sale su un po’ di rabbia, il sorriso sparisce dal volto. Dico solo: «Se continui su questa strada potremmo litigare sai? Mio cognato è di Torre del Greco». Lui mi guarda strano: «Ma tua sorella è un po’ scema? Cioè è andata a trovarsi un marito proprio lì? Cavolo con tutto quello che poteva scegliere... al limite era meglio uno della vostra gente, uno nero... il napoletano puzza». Sento che non è un complimento. C’è una scala gerarchica razzista in questa frase. Il negoziante sottointende neri e napoletani sono merde, ma se deve scegliere la cosa meno schifosa meglio il nero. Mi sento male. Farfuglio delle cose. Parlo della pastiera di mio cognato e degli amici (tanti) napoletani che ho. Lui mi dice secco: «Ragazza frequenti cattive compagnie». Per fortuna la sera in Tv c’era Roberto Saviano. Per fortuna ha detto a tanti italiani che Napoli soffre della cattiveria delle organizzazioni criminali e delle multinazionali. Napoli non è sporca, ma riceve la sporcizia del Nord Italia e del Nord Europa. Napoli soffre perché l’Italia è malata, l’Italia è malata perché fa soffrire Napoli.

24 novembre 2010