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venerdì 3 agosto 2012

Di Pietro a Il Fatto: "Non scodinzolo per il PD"



Pubblico l'intervista che Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ha rilasciato a Il Fatto Quotidiano:

Di Pietro, che è successo?
Non lo so, so solo che noi oggi abbiamo fatto qualcosa di concreto e che qualcuno le chiama “derive”.

Vendola dice che lei di lavoro fa il polemista.
Io la chiamo politica. E il nostro non è un partito ipocrita: ieri Bersani ha presentato 10 punti programmatici. Sono anche i nostri. Ma mi domando come faccia poi a votare la fiducia a provvedimenti di Monti che dicono il contrario.

Anche Vendola alla fine ha dovuto frenare i toni.
La loro fregatura è la Rete. Nel giro di un quarto d’ora ha dovuto fare retromarcia. Alla fine della fiera SeL non potrà mai accettare di stare con l’Udc. Mi rifiuto di pensare che al mio posto, nella foto di Vasto, ci sia la faccia di Casini.

Un mese fa eravate insieme, in conferenza stampa, a dare l’ultimatum al Pd. Quanto è pesata la sua polemica con il Quirinale sulla trattativa nell’allontanamento di Vendola?
Ci hanno considerato irrispettosi solo perché informiamo i cittadini su una inopportunità, una bruttura, un comportamento che non ci piace. Abbiamo criticato il Capo dello Stato perché sollevando il conflitto di attribuzione su una vicenda così delicata ci ha delusi. Darci dei reietti, dei populisti, dei demagoghi è una furbata del sistema di potere. Se ci sono soggetti di cui non si può parlare vuol dire che siamo in una democrazia a scartamento ridotto.

Dicono che siete voi a mettervi fuori dal gioco democratico quando criticate le istituzioni.
Noi siamo l’unica alternativa al compromesso. Io mi appello agli elettori e al fronte dei non allineati: ci sono momenti in cui è necessario unire le forze per sconfiggere un nemico. Oggi il nemico della democrazia è il consociativismo falso e ipocrita che vogliono far proseguire nella prossima legislatura.

Ma chi c’è in questo fronte dei non allineati?
Se mi rivolgo a qualcuno in particolare poi domani c’è sicuramente qualcuno che dice no, noi non ci stiamo. Io mi rivolgo a tutti quelli che in privato mi dicono che faccio bene a dire basta alle fiducie, e poi in pubblico mi danno del polemico .

Il Pd però con voi ha chiuso. Ieri Bersani ha ripetuto che “avete preso un’altra strada”.
Loro vorrebbero che non esistesse un partito come il nostro che li richiama alle loro responsabilità.

La legge elettorale vi penalizzerà?
La sola idea che il fronte dei non allineati potesse mettersi insieme li ha fatti morire di paura. Hanno bisogno di una legge elettorale che fermi il voto di protesta. Ma non ce la faranno, sono disperati, siamo noi che potremmo buttarli fuori.

Grillo però con voi non vuole venire..
Capisco che vogliano stare da soli e sono contento che arrivino in Parlamento.

Dunque come si fa?
Io dico che se abbiamo coraggio, li possiamo sconfiggere. Non si veda in me il partito dello sfascio. Anche quando metto a nudo il Re Pd, cerco di convincere i suoi elettori che i dirigenti non possono predicare bene e razzolare male. In questo momento è questo il voto utile.

Eppure anche nel suo partito non tutti condividono la linea. Ieri il capogruppo Massimo Donadi è arrivato a parlare dell’ipotesi di un congresso.
Viva la democrazia. Ma Donadi è uno, il partito nella sua totalità è un altro. Comunque rispettiamo chi pensa che dovremmo dire sì al Pd come cagnolini scodinzolanti.

Spara a zero anche stavolta. Proprio quello di cui l’accusa un altro Idv, Elio Lannutti.
Lo abbiamo candidato come indipendente. Non gli abbiamo chiesto di iscriversi né di votare compatto con il gruppo. Dove sarebbe questo partito che non accetta discussioni al proprio interno?

Sabato c’è la tradizionale festa a casa sua, a Montenero di Bisaccia. Intorno, però, è cambiato tutto. Pentito di qualcosa?
Sono sempre lo stesso. Rifarei tutto quello che ho fatto.


mercoledì 1 agosto 2012

Bersani: "Alternativi alla carne, non alla salsiccia"



Grandissima capriola semantica del segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Un gesto atletico degno dei protagonisti del circo di Montecarlo. "Siamo alternativi alla Destra, non a Monti". Come dire: siamo alternativi alla carne, non alla salsiccia. Bisognerebbe spiegare al sig. Bersani che la salsiccia E' fatta di carne, esattamente come Monti E' di destra. Come definire, se non "di destra", le controriforme realizzate dal Governo Monti? Riduzione dei diritti dei lavoratori, aumento dell'età pensionabile, aumento della tassazione dei cittadini, nessuna patrimoniale per i ricchi, esenzione dell'Imu per la Chiesa.
La domanda è: il Partito Democratico è alternativo a queste scelte? O le condivide? Secondo gli atti parlamentari, il PD le condivide tutti, visto che le ha votate. E queste posizioni - chiedetelo ad un qualsiasi politologo fuori dalla penisola italica - sono dichiaratamente di destra. Una destra liberale, certo. Non parliamo di fascismo o di destra radicale. Parliamo di destra bocconiana, reaganiana, tatcheriana. Parliamo di destra neocon.
Il segretario del Pd ha poi sciorinato le dieci proposte politiche del PD: da "Democrazia" a "Libertà", passando per "Diritti" ed "Economia". Al momento sono involucri semivuoti, riempiti di qualche contraddizione. Si dice che bisogna alleggerire il peso fiscale sul lavoro e caricarlo su grandi patrimoni e rendite: bene, state in maggioranza, quindi fatelo. Si dice che il liberismo finanziario ha generato questa crisi: bene. siete in maggioranza, trovate le contromisure al liberismo. E avanti di questo passo su temi quali coppie gay, immigrazione, lavoro.
E sulle alleanze? Altro carpiato alla Tania Cagnotto. Bisogna ricomporre il campo dei progressisti, con Vendola e Casini. Si, avete letto bene: Casini. Cioè il genero di Caltagirone (vedete come ha votato in questi anni l'UDC su tutti i campi in cui Caltagirone ha investito miliardi); cioè il difensore della famiglia (infatti ne ha due); cioè colui che è contro i Pacs per le coppie di fatto (mentre ne usufruisce in quanto deputato) e che definisce "incivili" le unioni gay. Casini, che spesso va in carcere a salutare Totò Cuffaro, è il tipico esempio di moderato progressista. 
Esattamente come la salsiccia non è fatta di carne.

mercoledì 20 giugno 2012

Truffa elettorale in salsa greca



Subito dopo le elezioni greche, i pennivendoli del Sistema si sono affrettati a dire che la Grecia aveva evitato il baratro. Votando per Nuova Democrazia e per Pasok, cioè per i due partiti che hanno governato negli ultimi anni e che hanno causato la crisi greca, i cittadini ellenici avevano scelto di rimanere in Europa, accettando le future manovre antipopolari e antisociali (circa 11 miliardi di euro di tasse in più, oltre a 150 mila licenziamenti). Tutti i principali giornali italiani ed europei hanno esultato: quelli di destra hanno apprezzato la vittoria di Nuova Democrazia, evitando di citare l'incredibile risultato di Syriza, la sinistra unita, che ha raggiunto il più alto risultato degli ultimi 25 anni; quelli di centrosinistra hanno apprezzato l'idea di grande coalizione tra ND e Pasok (una sorta di PD italiano), ennesimo esempio di inciucio da proporre come panacea di tutti i mali.

Ed ecco arrivare la sorpresa: solo una legge elettorale folle (un proporzionale puro con premio di maggioranza) consente a ND e Pasok di fare la grande coalizione e di governare la Grecia.
Come inequivocabilmente dimostra la foto qui sopra, la maggioranza degli elettori greci ha votato CONTRO i partiti che sostenevano le "ricette" economiche della troika Bce-Fmi-Ue.
Nuova Democrazia e Pasok hanno preso, insieme, il 41,94% dei voti. Gli "antieuropeisti" hanno preso il 45,82% dei voti. Che significa? Significa che la maggioranza dei greci NON SOSTIENE i partiti che realizzeranno le misure antisociali in cantiere. Può dirsi democratico un governo che realizza politiche osteggiate dalla maggioranza della popolazione? No, ovviamente. Eppure la democrazia liberale consente queste amenità: un premio di maggioranza di 50 seggi, consegnato al partito di maggioranza relativa, consente la formazione di una maggioranza filoeuropeista nel parlamento greco. Nuova Democrazia ha ottenuto, in base ai voti, 79 seggi a cui vanno aggiunti i 50 del premio di maggioranza. Totale 129 seggi. In pratica, il 40 % dei seggi assegnati a Nuova Democrazia non sono frutto dei voti ottenuti!

E veniamo all'Italia: scommettiamo che verrà proposta da Pd e PdL una legge elettorale simile nel metodo di ripartizione dei seggi?
La Grecia è molto più vicina di quanto l'Adriatico dimostri.

martedì 22 maggio 2012

Gli schiaffi di Parma e Palermo



"Abbiamo vinto le elezioni amministrative 2012, senza 'se' e senza 'ma' ", è stata la dichiarazione di Bersani durante la conferenza stampa indetta a commento dei risultati dei ballottaggi. Eppure i "se" e i "ma" noi li vediamo bene, grossi e pesanti come macigni, sprezzanti come schiaffi.
Non parliamo di Genova, dove Marco Rossi Doria, che aveva vinto le primarie sostenuto da Sel e superando le due candidate del Pd, è stato giustamente sostenuto da tutto il centrosinistra ed ha vinto facilmente. Parliamo di Parma e Palermo, dei due schiaffi più sonori ricevuti da coloro che hanno detto, a reti unificate, di aver vinto le elezioni.
A Parma troviamo un candidato del PD surclassato dal candidato del MoVimento 5 Stelle, sul quale si sono però riversati anche i voti del centrodestra parmigiano. Come mai il Pd ha preso questa scoppola? Come mai, dopo lo scempio realizzato dal PdL di Parma, non si è riusciti a vincere al primo turno? Forse perchè i cittadini non vedono nel Pd una reale alternativa rispetto al PdL? Strani questi cittadini! Eppure il Pd non appoggia lo stesso governo del PdL, non ha mai parlato di larghe intese, inciuci e bicamerali, non rincorre un non meglio identificato "centro moderato" (la debacle del Terzo Polo dovrebbe convincere anche D'Alema del fatto che "l'area di centro" non ha un partito di riferimento, quindi è inutile cercare accordi con chi non conta nulla), non ha sostenuto e sostiene ancora controriforme del lavoro, dell'immigrazione, della costituzione. Il Pd non ha mai fatto queste cose!
Palermo, invece, rappresenta la ripetizione di ciò che avvenne l'anno scorso a Napoli, guarda caso sempre grazie a quei buontemponi dipietristi: allora fu De Magistris a vincere una battaglia sia contro il centrodestra napoletano sia contro il Pd; oggi è Leoluca Orlando, che "il sindaco lo sa fare" e i palermitani se ne sono ricordati, nonostante il Pd abbia prima fatto delle primarie su cui la magistratura sta ancora indagando, e poi ha candidato questo giovanotto sconosciuto con la faccia da bravo ragazzo che accusava Orlando "di rappresentare il vecchio". Un tipo del genere starebbe bene con Renzi e con la sua banda di rottamatori giovanilisti, che antepongono la data di nascita alle competenze.
I veri trionfatori di queste elezioni sono i ragazzi del MoVimento 5 Stelle, sui quali però i riflettori - e fucili dei plotoni di esecuzione - saranno puntati con maggior frequenza e spietatezza, ora che si trovano a dover governare addirittura una città importante come Parma. Vediamo cosa faranno, e come lo faranno. Il centrosinistra vince sempre quando si presenta con la "foto di Vasto". la base ha le idee chiare, attendiamo che le abbiano anche i vertici.
Evitiamo, per educazione e pietà, di parlare del Pdl, perchè - noi si! - siamo dei cavalieri e non parliamo male degli assenti. Inoltre, da figli di Partenope, siamo anche parecchio scaramantici, e troppe volte abbiamo dato per morto Berlusconi e il suo partito. Nei confronti della Lega Nord Tanzania, i ladroni d'Albania, non abbiamo nè educazione nè pietà, ma solo disprezzo. Ed il miglior disprezzo è la noncuranza: non serve a nulla sottolineare i sette ballottaggi su sette persi, e la Brianza che passa al centrosinistra; ci basta solo vedere la faccia di Matteo Salvini e possiamo stappare una bella bottiglia di Chianti.

Ma siamo a dieta, e non vogliamo rischiare di arrotondare gli spigoli.

lunedì 21 maggio 2012

Domani riflessione sui ballottaggi



Anche se il quadro pare ormai definito, domani procederemo ad una analisi sui ballottaggi e, in generale, sulle elezioni amministrative. Per il momento lasciamo Bersani ad esultare per una vittoria che dimostra come solo la "foto di Vasto" vince; il PdL a leccarsi le ferite e ad incolpare il governo Monti della loro mazzolata; la Lega a promettere una rinascita a quegli stessi elettori che hanno consegnato la Brianza al centrosinistra e li hanno fatto perdere in sette ballottaggi su sette. Ma la colpa è dei giudici, secondo Salvini. Contenti loro...


venerdì 18 maggio 2012

Adesso ballottaggi, poi campagna elettorale



Sembra un assurdo, ma non lo è. I ballottaggi per le amministrative, che si terranno domenica e lunedì, dovrebbero essere la conclusione della campagna elettorale; invece segneranno l'inizio della campagna elettorale, che si preannuncia lunghissima e senza esclusione di colpi, per le politiche del 2013. Nonostante la crisi economica acuisca ogni giorno di più le sofferenze dei cittadini, ed il governo bocconian-europeista non risolva alcun problema degli italiani, i partiti politici non faranno altro che cominciare la campagna elettorale. "I politici pensano alle prossime elezioni, gli statisti alle prossime generazioni": bene, possiamo quindi dire che non vediamo statisti all'orizzonte, ma solo politici e, nella maggior parte dei casi, politicanti.

In campo scenderanno le macchine da guerra dei partiti maggiormente usciti ridimensionati dalle ultime consultazioni amministrative: Pd e, soprattutto, PdL cominceranno fin da subito il loro bombardamento mediatico-clientelare, per garantirsi quella dote di voti che consenta ad entrambi di rappresentare, insieme, almeno il 50 % dell'elettorato italiano. Il fallimento del progetto terzopolista dovrebbe spingere a mettere la parola fine, una volta per tutte, sulla più volte annunciata "morte del bipolarismo": l'Italia è ormai bipolarizzata, non sarà mai bipartitizzata e non sarà mai più proporzionalizzata. Ma Casini e Buttiglione non vogliono arrendersi: proporzionale o morte! E moriranno, se continua così. Chi invece pare godere di ottima salute è il Movimento 5 Stelle, che i sondaggi danno al 15 %: in pratica, il terzo partito italiano, ad una spanna dal PdL senza Berlusconi. Grillo è stato geniale in questi anni e, soprattutto, negli ultimi mesi, e se i ballottaggi dovessero portare qualche altro esponente del Movimento 5 stelle a diventare sindaco, ne vedremo delle belle: chi glielo spiega a Bersani e al suo suggeritore col Baffetto? Di Pietro, almeno, pare non preoccuparsi troppo, sia perchè l'IdV ha molti punti programmatici in comune col MoVimento, sia perchè il nuovo centrosinistra che si candida a guidare l'Italia non può prescindere dall'IDV, ed il richiamo al voto "utile" spingerà necessariamente qualche cittadino, che ora dice di votare per Grillo, a votare per il "partito cugino" di Di Pietro.
SEL non vede l'ora di tornare in Parlamento, e farà parte dell'alleanza di centrosinistra. Questo è sicuro. Vendola comincerà il tour dell'Amore, dopo i comizi d'Amore, e andrà di piazza in piazza a spiegarci che "la connessione post-sentimentale tra il neoproletariato intellettuale precario e la rappresentanza politica unitaria avverrà nelle casematte della Politica in cui verrà sancita la parità tra la questione del Lavoro e la questione dei Diritti". Qualche operaio si gratterà i coglioni, non capirà niente, e difficilmente applaudirà.
La Lega Nord Albania non se la passa bene, ma è prematuro darla per morta. Se non altro per scaramanzia. Hanno provato a spiegare che le purghe staliniane in salsa padana fossero la dimostrazione della rinascita della Lega, ma gli elettori non si son fatti fregare. Stavolta. Però c'è sempre un domani.

Lo Spigolo Indipendente

venerdì 20 aprile 2012

Elezioni: se fossi a Pozzuoli, voterei Mauro Serpico



Dal 2007 vivo e lavoro a Roma. Qui ho la mia residenza, qui faccio politica, e qui esprimo il mio voto. Ma se abitassi ancora a Pozzuoli, non avrei dubbi su chi votare alle prossime elezioni comunali: Mauro Serpico. Perchè? I motivi sono centinaia, migliaia, ma proverò a sintetizzarne alcuni.

Conosco Mauro Serpico da quando ancora non mi facevo la barba. Non l'ho conosciuto in una delle tantissime e sterili riunioni in politichese a cui ho partecipato, nè nei finti cortei che qualche politicante organizzava per poi fregare i lavoratori. L'ho conosciuto sotto un canestro, tra le gocce di sudore di una gioventù che oggi è più nel cuore che nel fisico (ci stiamo facendo vecchi, abbiate pietà). L'ho conosciuto con una palla di basket sotto la sella di un motorino mezzo scassato, gli ho fatto qualche blocco che lui ha tradotto immancabilmente in canestro, oppure ho sfruttato qualche suo assist al bacio. Nonostante Mauro fosse abbondantemente più forte di me e dei tanti ragazzi che giocavano, non ha mai lesinato un passaggio dietro la schiena o una pacca sulla spalla. Allora, però, già si capiva qualcosa del suo orientamento politico: bastava parlargli cinque minuti, per capire da che parte della barricata stava. E il suo schema cestistico preferito - consentitemi lo scherzo - era il "pugno chiuso".

Mauro Serpico è un cittadino, un padre, un compagno. Non è un politico. Non ha un curriculum di Assessore alla Supercazzola o di Consigliere comunale municipale condominiale sindacale. Mauro Serpico fa sport e aiuta i ragazzi a fare sport: perchè i proletari, sia chiaro, possono emanciparsi anche tramite lo sport. E se l'obiettivo di un comunista è emancipare i proletari, Mauro Serpico lo persegue ogni giorno e da anni. 
Se in questi anni avete frequentato il Consiglio Comunale puteolano, non l'avete visto mai: non era solito leccare il culo a qualche pseudopolitico che - da destra a sinistra - ha portato Pozzuoli nello stato di degrato civile, politico, culturale ed economico in cui versa da anni. 
Non ha mai portato borse che non fossero borsoni da basket, non ha mai scritto delibere che favorivano lobbies ma solo schemi contro la 1-3-1. Questo significa che non ha esperienza? Tutt'altro! Ha l'esperienza di chi deve portare avanti una famiglia insieme alla compagna e sa cosa significa lavorare, tirare la cinghia, sudare quotidianamente, barbamenarsi nel traffico, vedere la propria città (un piccolo gioiello) ridotta ad una cloaca, assistere alla partenza di tanti amici che sono andati via da Pozzuoli per lavorare.

Mauro Serpico sa tutte queste cose. Se gli darete il voto, le tradurrà in delibere, in mozioni, in interrogazioni, in lotte. Ne sono certo.

lunedì 16 aprile 2012

Politica e legalità: il "caso Cerveteri"



Un interessante articolo de Il Fatto Quotidiano, riguardante il caso delle elezioni comunali a Cerveteri, dove i due principali candidati a sindaco sono un politico accusato di corruzione (pdl) e l'avvocato che l'ha difeso (pd). Fuori dal coro, il terzo incomodo: il candidato dell'Idv che ha denunciato tutto.

L’Idv si schiera con la “spia” che denunciò il (presunto) corruttore. L’Udc punta direttamente sul (presunto) corrotto. Il Pd invece candida il suo l’avvocato. È uno strano test politico, quello di Cerveteri, dove il 6 e 7 maggio l’elettore dovrà scegliere se farsi amministrare dalla “spia”, dal “corrotto” o dal suo difensore. Certo, le indagini della magistratura sono ancora in corso, quindi ogni accusa deve essere ancora dimostrata, ma nel frattempo si vota e i ruoli – in campagna elettorale – sembrano definiti.

Nei panni della “spia” – sostenuta dall’Idv, Verdi, Pli, e due liste civiche – c’è il trentenne Alessio Pascucci. Nel 2011 Pascucci denunciò ai carabinieri una storia di mazzette e delibere comunali. Dopo la sua denuncia, nel fascicolo d’inchiesta, tra i nomi degli 11 indagati, venne iscritto anche quello di Lamberto Ramazzotti. È lo stesso Ramazzotti che campeggia sui manifesti elettorali affissi in città: parliamo del candidato sindaco dell’Udc, già Presidente del consiglio comunale, già primo cittadino. Qui il partito scudo crociato corre da solo con l’appoggio delle liste civiche. Diamo un altro sguardo al cast del centrodestra: il Pdl candida Guido Rossi. E anche Rossi è indagato nella stessa inchiesta. Però ha fatto un piccolo passo indietro: il suo partito l’aveva candidato a correre per la poltrona di sindaco, poi per quella più piccola, di semplice consigliere comunale. Il Pdl deve ripiegare su un altro nome: Angelo Galli. “Una scelta dolorosa – commenta Rossi – fatta per un atto di responsabilità nei confronti dei miei concittadini e del partito”. E staccarsi da questa vicenda giudiziaria, per l’elettore di Cerveteri, si dimostra impossibile se pensiamo allo schieramento del centrosinistra: il Pd candida Celestino Gnazi e il cortocircuito, a questo punto, è davvero completo. Gnazi è l’uomo che, fino alla vigilia della sua candidatura, difendeva, come avvocato, il suo sfidante (Ramazzotti, Udc), dalle accuse della magistratura, accuse nate dalla denuncia dell’altro sfidante (Pascucci, Idv). Secondo l’ex avvocato e oggi candidato del Pd “utilizzare la vicenda giudiziaria, tutta da chiarire, per farsi pubblicità nella campagna elettorale è un fatto non ammirevole”. Il riferimento è alla “spia” Pascucci.

Su Ramazzotti, Rossi – e altri nove – è stato aperto un fascicolo dalla Procura di Civitavecchia. L’atto incriminato, sul quale sta indagando il Pm Lorenzo Del Giudice, riguarda un bando di urbanistica. E’ su questa storia – ormai di cronaca giudiziaria – che si muovono le prossime elezioni politiche: nel 2008, da poco insediatosi, il sindaco del Pd e assessore all’urbanistica, Gino Ciogli, anch’egli coinvolto nelle indagini, predispose un bando con cui chiunque poteva proporre al comune accordi e – in cambio di servizi offerti alla collettività – realizzare progetti di edilizia residenziale e commerciale.

Tre anni dopo scoppia lo scandalo giudiziario.“Il bando – racconta Pascucci, il grande accusatore, che denunciò tutto ai carabinieri – era generico e mal fatto. In commissione giunsero circa sessanta proposte: quasi tutte giudicate non congrue. Furono lasciate in un cassetto per mesi”.

Tra quelle bocciate ne venne presa una e riproposta. Quella della società Cafire srl di Carlo Fondate. L’imprenditore proponeva di costruire una scuola e in cambio, però, un suo terreno avrebbe ottenuto il mutamento della destinazione d’uso. Risultato: aumento di cubatura, per costruire case e negozi (31mila metri cubi per abitazioni, 50mila per negozi), per un affare da 16 milioni di euro. Realizzato in cambio di una scuola che, invece, ne sarebbe costata 4. “Ciogli – dice Pascucci – nonostante il parere negativo del tecnico comunale decise di portare la proposta in consiglio che, compatto, vota a favore”. E qui arriva il colpo di scena, messo nero su bianco nelle denunce che Pascucci presenta in procura: “Qualche giorno prima del voto – si legge nei verbali - ricevo una strana telefonata da un professionista di Cerveteri, che dice di rappresentare la Cafire, e chiede di incontrarmi con urgenza. In mezz’ora è a casa mia e mi spiega che la società aveva calcolato, nel budget, dei costi per i diversi “step” che l’atto avrebbe dovuto fare in consiglio”. Strani gli step, strano il budget: “A me e ad altri quattro consiglieri della mia area – continua Pascucci – avrebbe riconosciuto 75.000 euro a voto, più un bonus di altri 75.000”. La presunta tangente, da 375mila euro, viene però denunciata ai carabinieri.

“Fingendo di essere d’accordo – racconta il giovane candidato – votiamo la delibera. Per ringraziarmi, il professionista torna a trovarmi e – prima di andarsene – lascia una busta sul tavolo del soggiorno. La consegno ai carabinieri senza aprirla”. Pochi mesi dopo arrivano le perquisizioni nelle case e uffici di 11 persone che secondo gli inquirenti sarebbero coinvolte in un’attività corruttiva che mostrerebbe il legame tra interessi politici e privati. Tra i politici raggiunti da avviso di garanzia anche Rossi (candidato consigliere comunale del Pdl) e Ramazzotti (candidato sindaco Udc) che, all’epoca dei fatti era difeso dall’avvocato Gnazi (candidato sindaco del Pd). Ramazzotti raggiunto al telefono sulla vicenda dichiara: “Sono stato indagato per una promessa di corruzione, fatto che mi vede totalmente estraneo e confido nell’operato dei magistrati”. Pascucci oggi si candida con l’Idv e, come slogan, ha scelto di definirsi “la spia della giustizia e della legalità”.

di Loredana Di Cesare

martedì 22 novembre 2011

Carfagna elettorale



Carfagna: "Resterei in politica, ma non dipende solo da me".
Ha aggiunto: "La mia bocca è d'accordo, il mio culo no!".

Carfagna: "Resterei in politica, ma non dipende solo da me".
Dipende anche dai nuovi palinsesti Mediaset.

Carfagna: "Resterei in politica, ma non dipende solo da me".
Tranquilla: Silvio è d'accordo.
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martedì 8 novembre 2011

Elezioni vicine? L'Uomo della Strada se ne frega!


Non passa giorno, anzi ora, senza che qualche arguto giornalista o qualche loquace esponente politico non annunci le elezioni politiche prossime venture. La probabile caduta del Governo Berlusconi, cioè il peggior governo della storia repubblicana italiana, pone avanti a noi due strade: governo "tecnico" che obbedisca ai dettami antipopolari della BCE e distrugga definitivamente il mondo del lavoro, oltre a fare una legge elettorale decente; elezioni anticipate, con questa legge.

Parlando un pò con l'Uomo della Strada, mi rendo conto che le sue priorità sono ben altre: lavoro, stipendio, pensione, servizi sociali, ambiente. Mentre il PD si barcamena tra la ricerca di un alleanza che unisca l'ex comunista Vendola con l'ex fascista Fini, l'Uomo della Strada si barcamena tra contratti precari (altro che flessibili), stipendi che non crescono da 10 anni, la chimera di una pensione che non vedrà mai, l'assenza di posti negli asili nido per il figlio, la pessima situazione della sanità e della scuola, i rifiuti sotto casa e la discarica vicino casa, le catastrofi naturali che l'opera dell'uomo rende sempre più intense e frequenti.

L'Uomo della Strada non sa se andare a votare o meno. Probabilmente andrà, anche se adesso dice di no. Secoli di liberalismo sedicente democratico lo hanno convinto che le elezioni, anche se servono a poco, sono comunque un diritto che è meglio esercitare. E non fa niente che il suo voto rappresenti la legittimazione di questo o quel partito filosistema (in quanto i partiti antisistema non ci sono, o stupidamente non si presentano alle elezioni): c'è sempre un "meno peggio" da sostenere, turandosi il naso.

L'Uomo della Strada che conosco io vuole le mie stesse cose: vuole l'abolizione della Legge 30, lotta all'evasione fiscale, aumento delle tasse su rendite e patrimoni, nazionalizzazione di banche e aziende strategiche.

Esiste un partito che propone queste quattro cose?
Se si, ditecelo ed noi (l'Uomo della Strada e io) lo voteremo.
Altrimenti: astensione e lotta sociale.

Fatevele voi queste elezioni. Pappatevi i miei soldi tramite i contributi elettorali. Siete i miei nemici, e non da oggi.
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mercoledì 2 novembre 2011

Votare il meno peggio? Non esiste





Il pantano maleodorante della politica italiana si va allargando ad alta velocità e, secondo ogni probabilità, noi andremo a votare anticipatamente – non si sa su che cosa, non si sa neanche per chi – ma questo è quello che si delinea. Andremo a votare con la stessa legge elettorale che abbiamo adesso, il che significa un Parlamento se possibile ancora peggiore, ancora più imbelle, più inetto, più controllato, più mafioso. In ogni caso, quelli che verranno – se verranno, dopo l’attuale disastro – saranno degli ostaggi: ostaggi consenzienti dell’attuale sistema della finanza europea e mondiale; un altro tipo di balordi, perfino più pericolosi degli attuali.

L’altra sera, insieme ad altri disgraziati, mi è successo di sentire Rutelli parlare in televisione con un deputato Pdl e fare a gara con lui per decidere chi è più corrivo all’idea di aumentare l’età pensionabile, a tagliare i diritti dei lavoratori. Naturalmente, diceva Rutelli alzando il ditino: attenzione, perché se non risaniamo, se non paghiamo il debito, gli investitori istituzionali non compreranno più i nostri Bot, i nostri bond, e ci lasceranno col sedere per terra – non l’ha detto così perché è troppo educato. Bene, questi sono quelli che verranno “dopo”. E questi investitori così minacciosi, che non compreranno più i nostri Bot? Sono gli stessi con cui, la sera prima, questa gente sicuramente è andata a cena – pardon: sono gli stessi che hanno pagato la cena, e probabilmente hanno pagato molto di più della cena. Dunque, questi che arrivano sono peggiori degli attuali.

Che fare? Io vorrei subito mettere le mani avanti, nel caso questo sia lo scenario. E comunque, quale sia il cambiamento di governo non importa. Ci diranno che c’è un cambio? Non c’è nessun cambio. Dobbiamo sapere subito che dobbiamo battere la tentazione di scegliere il minore dei mali: qui non c’è nessun minore dei mali; sono tutti uguali, da questo punto di vista: fanno parte, tutti, della stessa banda che vuole strapparci i diritti che abbiamo conquistato nel corso del secolo Ventesimo – non ieri e l’altro ieri, perché già li avevamo perduti, questidiritti: adesso ce li vogliono portare via tutti.

Per chi dovremmo votare, per Vendola? Alle primarie, per portare Vendola dentro il Partito democratico, a condizionare il Pd? Scappa persin da ridere: non c’è niente che possa essere fatto, né da Vendola né da quelli come lui. Vendola è soltanto un ottimo amo, al quale possono abboccare soltanto gli allocchi. La questione è che Vendola andrà al governo – se ci va – insieme non solo a Bersani, ça va sans dire, ma ci andrà insieme a Casini, a Fini, a qualcuno del partito di Berlusconi che si riciclerà: questa sarà la nuova maggioranza. E possiamo figurarci che cosa può fare una maggioranza del genere.

Oppure: votare per Bersani? O per quelli come lui, che – per dirla con Travaglio, brillantemente – hanno già celebrato il passaggio dalla “falce e martello” alla “calce e trivello”. Fantastica definizione: il riferimento all’alta velocità è pregnante, qui, perché il “trivello” della val di Susa è quello che il partito di Fassino, di Chiamparino, deiPd-democratici del Piemonte ha scelto come cavallo di battaglia, come ultima trincea della loro marcia verso la depravazione del consumismo capitalista. Bisogna dire, quindi, che sono tutti – proprio tutti, senza eccezione alcuna – dei nemici: non si dovrà votare né gli uni né gli altri. Questa è la situazione di fatto, e non possiamoignorarla: non siamo all’attacco, siamo sulla difensiva. Ma allora, si dirà, che cosa possiamo fare?

Eppure, qualche cosa si può fare. Perché è giunto finalmente il momento di costruire una opposizione, una vera opposizione, capace di mettere in discussione questo stato delle cose. Un’alternativa. Qualcuno dirà: ma dove? Non c’è, certo che non c’è, in questo Parlamento e in questo panorama delle forze politiche, ma c’è – in potenza – nel paese. E non mi stancherò mai di ricordare che, a giugno di quest’anno, noi abbiamo avuto il 53% della popolazione italiana che, contro tutti i partiti, è andata a votare contro questo programma di governo: quello della maggioranza attuale e quello dell’attuale opposizione parlamentare.

Questa maggioranza c’è, in potenza; l’unico problema è che non conta perché non è strutturata, non è organizzata. Ed è esattamente quello che dobbiamo fare: sapendo che oggi sembra difficile, impossibile, ma domani non lo sarà, perché questa crisi ci si sta rovesciando addosso. E ogni idea di rimettere in sesto questo sistema significa condannarci ad arrenderci, di fronte all’offensiva di coloro che questo sistema hanno creato: ci faranno comunque andare in fallimento, guadagnandoci sopra un sacco di soldi etenendo tutto intero il potere. Noi dobbiamo, quindi – adesso – lavorare per unificare e costruire una vera opposizione politica, a partire dal rifiuto del debito.

Noi questo debito non lo pagheremo. Quali che siano gli sviluppi della situazione politica, questa dev’essere la bandiera di fondo, perché è l’unica che si pone come alternativa e come rottura di questo sistema. Chiunque pretenda di rattoppare una macchina che è andata in tilt, che si è rotta, significa semplicemente che vuole proseguire fino alla fine del disastro. Noi non vogliamo arrivarci. E quindi, questo è il punto: costruire un’opposizione contro tutta la casta politica – di destra e di sinistra, di centrodestra e di centrosinistra – e costruire una alternativa politica di opposizione.


Giulietto Chiesa

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giovedì 2 giugno 2011

Risposta di SEL a Beppe Grillo



Sono giorni che Beppe Grillo sta accusando Pisapia, da lui ribattezzato "Pisapippa", di essere un uomo del Sistema, una persona che non cambierà un cazzo a Milano. Non c'è nessuna differenza, nè personale, nè politica, nè programmatica, tra Pisapia e la Moratti, secondo il comico genovese.


Come è noto, non condivido queste posizioni di Grillo, in quanto esse rischiano di far etichettare come "qualunquista" il MoVimento 5 Stelle, che meritoriamente rappresenta la più bella novità di queste elezioni.


Per completezza, posto qui sotto la risposta di SEL alle accuse di Grillo:

Friedrich Nietzsche affermava che “le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche pericolose della verità”. Si parte dal presupposto che il proprio pensiero sia giusto senza ombra di dubbio, che si possegga la verità assoluta. La politica deve essere umiltà, dialogo, dibattito, senza pretendere di avere la verità in tasca. Beppe Grillo è sempre certo di tutto: gli altri sono i cattivi, lui è il buono; gli altri sono i morti, lui è il nuovo; gli altri sono i neri, lui è il bianco.

Queste elezioni hanno determinato un nuovo modo di fare politica: costruttività, partecipazione, pacatezza (che non vuol dire non essere passionali), confronto, delicatezza (a Milano gli atteggiamenti aggressivi del PDL e della Lega sono stati sonoramente bocciati).
Occorre dialogare con i militanti, i candidati e gli eletti del MoVimento 5 Stelle, sentire e accogliere, se condivise (e ce ne sono tante sui cui è possibile convergere), le loro proposte, senza partire col pressuposto che uno dei due abbia torto a prescindere.

Nell’ultimo post sul suo blog, l’Italia di Pisapippa, Beppe Grillo, tanto per cambiare, spara su tutto e tutti, anche sul neo-eletto Giuliano Pisapia.
“Ha vinto il Sistema. Quello che ti fa scendere in piazza perché hai vinto tu, ma alla fine vince sempre lui”, scrive il comico-politico, riferendosi al trionfo di Pisapia a Milano.Ciò, tuttavia, contraddice quanto detto da lui stesso in Piazza Duomo, il 4 Maggio 2011: “La Sinistra qui a Milano ha messo Pisapia, che è una brava persona, ma non ce la fa, è un vecchio di 60 anni. Con 15 milioni di euro chiunque diventa sindaco, la Moratti è già rieletta, si sono spartiti le città, Torino a Fassino, Milano a Berlusconi“ e “Questa città ha già deciso chi deve essere il sindaco, qui il sindaco lo farà una signora che ha il marito petroliere”.

1.Se Pisapia “fa parte del Sistema”, perché Grillo aveva detto che Milano sarebbe finita al centrodestra in quanto se l’era spartita col centrosinistra?
2.Se era a conoscenza di questo Sistema, perché Beppe non l’ha “denunciato” prima del risultato elettorale?
3.Essendo a conoscenza del Sistema, perché ha previsto la vittoria della Moratti? Il Sistema non si era ancora mosso il 4 Maggio 2011 per Pisapia (data del suo comizio)?
Il fondatore del MoVimento 5 Stelle prosegue poi con le accuse, spostando l’obiettivo dal neo-sindaco di Milano a Nichi Vendola “che costruisce inceneritori insieme alla Marcegaglia, destina 120 milioni di euro di denaro pubblico della Regione Puglia alla fondazione San Raffaele di Don Verzé, padre spirituale di Berlusconi e mantiene privata la gestione dell’acqua”
Per quanto riguarda gli inceneritori, Vendola ha spiegato in diverse situazioni i fatti (video 1, video 2, video 3).

In sostanza, come stanno le cose: nel 2005, anno del primo mandato Vendola, gli impianti previsti dal piano Fitto (5) erano stati già appaltati relativamente alla loro gestione. A questi appalti erano seguiti anche diversi contenziosi amministrativi, per lo più promossi dalle ditte concorrenti e escluse dall’aggiudicazioni. La giunta Vendola ha bloccato tutti gli inceneritori previsti nella parte pubblica. Al contrario, non ha potuto bloccare la parte privata (della Marcegaglia, progettata in Capitanata), poiché questa è regolamentata da normative nazionali e comunitarie e non da leggi regionali.

La battaglia contro gli inceneritori è sacrosanta e bene si fa a promuovere campagne di denuncia sulla dannosità degli stessi al fine di far crescere la consapevolezza dei più, e in particolare della classe politica, sulla dannosità che essi hanno sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. Ma la vittoria la conseguiremo solo e se riusciremo a cambiare la normativa vigente.

Sul “San Raffaele del Mediterraneo”, ci sono diversi interventi di Nichi Vendola che chiariscono la situazione (video 1, video 2, post 1). Il nuovo Polo Oncologico di Taranto, il “San Raffaele del Mediterraneo”, non sarà una struttura privata diretta da Don Verzè. Sarà, infatti, un mix tra pubblico e privato, ma a maggioranza pubblica. La parte privata e minoritaria è costituita dalla Fondazione San Raffaele Monte Tabor, quella pubblica e maggioritaria dalla Regione Puglia.

I fondi finora deliberati dalla giunta pugliese fanno riferimento al pacchetto dei fondi FAS 2007-2013 e rispondono alla quota finanziaria spettante al proprietario maggioritario (ovvero la Regione Puglia) per la costruzione e l’avvio dell’ospedale. Nessun regalo alle società di Don Verzè, ma solo gli stanziamenti dovuti per l’edificazione del Polo.

In sostanza, la Regione Puglia, essendo la parte maggioritaria (e pubblica) pagherà 120 milioni di € (dai FAS), mentre la Fondazione San Raffaele Monte Tabor, la parte privata (e minoritaria) ne pagherà 90. Va precisato, inoltre, che il “San Raffaele del Mediterraneo” non sarà un semplice ospedale, ma un IRCCS, vale a dire un centro di ricerca a di eccellenza (come quello di Milano) e che, proprio nel campo della ricerca, viene considerato uno dei migliori a livello internazionale.

Per quel che concerne l’Acquedotto Pugliese, non solo Vendola ha già risposto a Grillo, ma, probabilmente, il fondatore del MoVimento 5 Stelle deve essersi perso qualche passaggio. Il 18 Maggio 2011, infatti, la Commissione Regionale ha approvato il DDL sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto, che da ora potrà essere discusso in Consiglio Regionale.

Caro Beppe, ci parli continuamente di “Sistemi di potere” (come in questo caso), ma vogliamo parlare del sistema di potere che ruota attorno al tuo editore, la Casaleggio Associati? L’esponente principale della Casaleggio, azienda uscita dall’universo Telecom (qui per approfondimenti) è Enrico Sassoon, che si occupa del business e delle relazioni. E’ un ex giornalista del Sole 24 ore, ex direttore di Mondo economico e in particolare amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby delle corporation americane in Italia. Tra i componenti del Cda di questa camera di commercio figurano tra gli altri Mediaset, Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia, Ibm Italia, Walt Disney, Esso, Rcs, Standard & Poor’s, Impregilo Spa, Aspen Institute, guidato da Giulio Tremonti. Come dire: una consistente parte del potere mediatico di marca conservatrice e del sistema berlusconiano.

Inoltre, Casaleggio Associati, l’editore dell’uomo per cui tutti sono uguali, ha una partnership con la Enamics, società statunitense leader in Business Technology Management. La quale è sostenuta da Pepsico, Northrop Grumman, il Dipartimento del Tesoro Usa, Bnp Paribas, American Financial Group e JP Morgan, banca d’affari del gruppo Rockefeller, Coca Cola, Bp, Barclaycard, Addax Petroleum, Shell, Tesco, Kpmg Llp, Carbon Trust, Unido (United Nations Industrial Development Organisation), London Pension Fund Authority (Lfpa).

Noi saremo anche delle pecorelle smarrite, Beppe, ma tu, che ti ergi a pastore, sei proprio sicuro di conoscere bene la strada?
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lunedì 30 maggio 2011

Napoli e Milano: due vittorie per una nuova fase


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Il risultato è chiaro. Pisapia è il primo sindaco di sinistra di Milano da quando esiste l'elezione diretta dei sindaci. De Magistris ha surclassato, umiliato, disintegrato Lettieri, cioè il prestanome di Nicola Cosentino, Nick O'Mericano.

Pisapia e De Magistris: due uomini di sinistra che guardano al centro, ai ceti "moderati". Due uomini estranei al PD (che deve farsi un bell'esame di coscienza, perchè cresce nei piccoli centri ma perde nelle tre città più grandi d'Italia, Roma - Napoli - Milano), i quali dimostrano per l'ennesima volta che la teoria secondo la quale un candidato non di centro fa perdere il centrosinistra perchè non è votato dai moderati è una stronzata clamorosa, a cui solo D'Alema e Veltroni possono ancora credere.

I programmi dei due candidati sono anche abbastanza radicali su certi punti: questo dimostra anche che se un programma è serio, chiaro, coi dati alla mano, con le priorità bene in vista, i cittadini ti premiano.


Stiamo rivalutando la democrazia liberale? No, nient'affatto. Anche perchè l'elezione diretta del sindaco, che prevede anche un doppio turno ma su un impianto proporzionale per quanto concerne i voti di lista, è il sistema meno liberale (e più democratico) di elezione. Infatti, i liberali sono sempre stati: o per il proporzionale puro o per il maggioritario puro. Queste elezioni, invece, hanno dimostrato che è possibile salvaguardare il voto "di partito" (proporzionale) al primo turno, ed il voto "al candidato" (maggioritario) nei ballottaggi. Un sistema misto che il "mattarellum" non garantiva totalmente, perchè era a turno unico.


Queste due vittorie dimostrano anche altre cose. Ad esempio, dimostrano che i cittadini sono molto più avanti della classe politica liberale su temi quali immigrazione, sicurezza, multiculturalismo. I richiami alla "zingaropoli", alla "stalingrado d'Italia", alle "brigate rosse nelle procure", alla "grande moschea islamica che farà da base per il terrorismo musulmano", hanno condannato la destra ad una sconfitta epocale.

Queste due vittorie dimostrano che i cittadini vogliono una classe politica che, prima ancora che capace, sia pulita, con la fedina penale linda, senza sospetti. De Magistris, ad esempio, rappresenta proprio questo tipo di candidato, ed in una città come Napoli (dove Cosentino ed il suo clan spopolavano fino a qualche tempo fa) l'onestà e la serietà vengono percepite come prioritarie rispetto alle capacità.


Queste due vittorie dimostrano anche che il terzopolismo, in Italia, non ha più ragion d'essere. Dopo decenni di governi balneari, la gente vuole vederci chiaro. Vuole una stabilità di governo. Vuole che Casini la smetta di stare con un piede ad Arcore ed un piede nelle coop rosse.

Queste due vittorie dimostrano che dove il PD, cioè il più grande partito di opposizione, si presenta INSIEME alla sinistra, e poi eventualmente alleato col centro, vince e convince; se il PD si presenta senza la sinistra, allora perde perchè viene meno la ragione sociale del partito e la sua base di riferimento.

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giovedì 19 maggio 2011

Scosse di assestamento del MoV





Beppe Grillo dice che il MoVimento 5 Stelle non appoggerà la Moratti (e vorrei vedere) nè Pisapia. Aggiunge che tra Lettieri (il prestanome di Cosentino) e De Magistris non c'è differenza. I militanti del MoV di Milano e Napoli, però, rivendicano il sacrosanto diritto dei territori di decidere liberamente, senza cappelli da parte dei capi. Se il Movimento 5 Stelle è un Non-Partito, non può avere gli stessi problemi e le stesse logiche dirigistiche dei partiti!

Grillo può dire tutto quello che vuole, ma nel MoV OGNUNO VALE UNO e le assemblee cittadine decideranno di votare il candidato che abbia un programma più vicino a quello del MoV.
Personalmente, però, vorrei tanto che vi fosse una PUBBLICA dichiarazione di Pisapia e De Magistris, i quali si impegnino a dire COSA vogliono realizzare del programma del MoV, COME vogliono realizzarlo e QUANDO vogliono realizzarlo.

La trasparenza è la cifra della democrazia.
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mercoledì 18 maggio 2011

Più vicini a Pisapia, come è giusto che sia






“Guardando le posizioni degli attivisti sono principalmente se votare o no, ma in caso di voto molti si sono espressi per il centrosinistra”. “Io – spiega in conferenza stampa non andrò a votare perché ho la residenza a Segrate, ma se vivessi a Milano andrei a votare per Giuliano Pisapia”.

Così parlò Mattia Calise, candidato a sindaco di Milano per il MoVimento 5 Stelle e capace di far convergere sulla propria candidatura il 3,2 % di voti. Se si potessero ipoteticamente sommare al 48% di Giuliano Pisapia, quest'ultimo diventerebbe sindaco di Milano senza dover cercare accordi con altri partiti.
Sappiamo bene, però, che questa somma matematica non ha valore, in quanto è notorio che in occasione dei ballottaggi l'affluenza alle urne subisce una flessione. In genere, ai ballottaggi sono sfavoriti i candidati di Destra, ma trattandosi di Milano, cioè del feudo berlusconiano e leghista, questi ragionamenti lasciano il tempo che trovano.

Confrontando il programma del MoVimento con quelli di Pisapia e Moratti, balza subito all'occhio che con Pisapia vi sono maggiori convergenze, se non addirittura identità. A ciò va aggiunta la preoccupazione, condivisa da Pisapia e dal MoV, che il Progetto Expo gestito da una nuova giunta Moratti rappresenti un pericolo ambientale, occupazionale e, diciamolo chiaramente, anche malavitoso, in quanto è molto probabile che le mafie abbiano maggiori e proficui contatti con chi da decenni detiene il potere politico (e, quindi, di indirizzo economico). Pisapia rappresenterebbe una rottura dei vecchi schemi di potere, delle vecchie logiche clientelari, e potrebbe aprire la strada a qualcosa di nuovo.
Sarà anche meglio? Ai posteri l'ardua sentenza.

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martedì 17 maggio 2011

Amministrative 2011: analisi del voto

I vincitori delle elezioni??? Eccoli!!!



Le elezioni amministrative, pur non essendosi concluse in quanto bisogna attendere i ballottaggi per i responsi definitivi, hanno messo in evidenza alcune questioni che meritano un approfondimento.


Prima di tutto, l'arretramento della destra. Anche se La Russa, Napoli, la Santanchè, Lupi, Stracquadanio, Belpietro, Sallusti e vari leghisti hanno provato a minimizzare, i risultati dimostrano un crollo verticale del Pdl e della Lega, che al Nord (la loro roccaforte) perdono consensi in 14 su 15 comuni capoluogo rispetto alle regionali dell'anno scorso.


Secondo dato: il terzo polo non va. Hanno ottenuto risultati davvero modesti, e solo la frammentazione potrebbe rendere determinanti i voti di Udc, Fli e Api in alcune realtà.


Terzo dato: l'elastico dell'opposizione di centrosinistra. Pd, Idv e Sel hanno percentuali troppo diverse al nord, al centro e al sud, e se per il Pd ciò potrebbe indicare una differenza di radicamento, Idv e Sel sembrano essere percepiti dagli elettori sempre più come partiti d'opinione. L'opposizione ancora non riesce ad essere riconoscibile, proprio perchè continua a barcamenarsi tra il rincorrere il terzo polo e la necessita di creare un profilo riformista e progressista degno della storia della sinistra italiana.


Infine, last but not least, la crescita delle liste civiche, ed in particolare del MoVimento 5 Stelle: l'idea di far politica (altro che antipolitica) fuori dai partiti e dagli schemi politologico-elettorali classici viene premiata dall'elettorato, soprattutto in occasione di elezioni amministrative. Invece di parlare di processi al premier, guerra in Libia, uso politico della giustizia, correntismo di partito, ecc... le liste civiche si occupano di viabilità, ambiente, territorio, scuola, trasporti, rifiuti, energia, nuove tecnologie, insomma dei temi che davvero interessano ai cittadini perchè hanno ripercussioni sulla vita di tutti i giorni nei territori. A Bologna il record italiano: 9,9 % al candidato del MoV 5 stelle. Impressionante.


Analizziamo, adesso, i due casi più interessanti: Napoli e Milano.


La capitale del Sud vedrà, tra 15 giorni, un ballottaggio tra Luigi De Magistris (appoggiato da Idv, Federazione della Sinistra, PdSud e la lista civica Napoli è Tua, che ha preso più del 4%) e il candidato della destra Gianni Lettieri, convinto di vincere al primo turno ed invece fermatosi al 38,5%. Balza subito all'occhio il risultato individuale di De Magistris, capace di prendere il 27%, cioè undici punti in più rispetto a tutte le liste che lo appoggiavano. Determinante, quindi, il voto discgiunto che ha premiato l'ex magistrato ed ha distrutto Lettieri e, soprattutto, il candidato ufficiale del centrosinistra Morcone, fermo da un 19% deludentissimo. L'affermazione di de Magistris dimostra che non è affatto vero che i candidati meno moderati siano svantaggiati, se questi candidati sono ben riconoscibili, chiari ed onesti nei programmi politici e nella vita privata. L'elettorato premia i candidati chiari, specie l'elettorato di un territorio che è stanco di essere umiliato da decenni di compromessi al ribasso, di accordi sottobanco, di zone d'ombra.


Milano è la sorpresa delle sorprese: convinti della loro roccaforte, Pdl e Lega erano certi di vincere al primo turno. Ebbene, non solo vanno al ballottaggio col "Komunista" Pisapia, ma addirittura si fermano ad un incredibile 40 %, mentre il candidato del centrosinistra supera il 48% e, se riesce a fare un alleanza programmatica con il MoV 5 Stelle su determinati punti in comune, potrebbe vincere al ballottaggio senza nemmeno dover sperare in un aiuto degli elettori del terzo polo. Anche Pisapia dimostra che l'equilibrio, non la moderazione, è la carta vincente: equilibrio e nettezza, trasparenza e coerenza. Senza mai rinnegare il proprio passato e presente di sinistra, Pisapia ha interpretato il bisogno di cambiamento di ampi settori "borghesi" di Milano, riuscendo a far comprendere che quando si parla di elezioni amministrative bisogna focalizzare l'attenzione sui marciapiedi, sulla disoccupazione, sulle speculazioni edilizie, sull'ambiente, sul traffico abominevole.


Il fallimento della Moratti è il fallimento di Berlusconi, che ha ripresentato una candidata indecente ed invisa alla cittadinanza. Lo stesso Berlusconi ha visto dimezzati i voti di preferenza, ed ora deve sorbirsi anche i mal di pancia della Lega, che esce clamorosamente sconfitta da queste elezioni amministrative.


Bene così, andiamo avanti e sviluppiamo il Civismo.

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lunedì 16 maggio 2011

Comunque vada, vincerà la cittadinanza attiva




Lo dico adesso, mentre le urne per le elezioni amministrative sono ancora aperte e non ci è dato sapere chi sia in vantaggio e dove.


Lo dico adesso, prima delle 15, quando i politicanti di partito cominceranno a dire che ognuno ha vinto, a modo suo.


Lo dico adesso, prima che Napoli e Milano abbiano deciso se andare al ballottaggio o abbiano scelto i sindaci di destra.


Queste elezioni, che segnano una ulteriore diminuzione dell'affluenza al voto, avranno un vincitore certo: il civismo, la cittadinanza attiva. Ovunque i candidati esterni (ed estranei) al sistema dei partiti vedranno crescere i consensi, specie i candidati del Movimento 5 Stelle, che sarà la più grande ed importante lista civica d'Italia!


Chi scrive non ha votato: è residente a Roma, dove non erano previste elezioni. Eppure posso dire con certezza che avrei votato, se avessi potuto, per una lista civica. Perchè credo che ormai la gente cominci a capire che l'unico modo per migliorare o cambiare le cose sia partecipare attivamente alla risoluzione dei problemi del territorio, senza lasciarsi ingabbiare in statuti, tesseramenti, correnti e logiche di partito. Le liste civiche sono ormai l'unica chance per la nostra martoriata e inefficace democrazia. Persone che possono anche provenire da destra o da sinistra, ma che si uniscono per risolvere i veri problemi dei cittadini: rifiuti, viabilità, ambiente, posti negli asili nido, servizi sociali per bambini, famiglie ed anziani, promozione della cultura e della storia del territorio.


Mentre i partiti perdono tempo a fare dibattiti sul legittimo impedimento o sull'uso politico della giustizia, le liste civiche si adoperano per costituire cooperative al fine di realizzare la raccolta differenziata porta a porta, organizzano la manutenzione e la pulizia del parco pubblico municipale, realizzano strutture e attività sportive a prezzi sociali.


Per questo mi auguro, anzi sono certo, che le liste civiche registrino una crescita: soprattutto la lista civica per eccellenza, cioè il Movimento 5 Stelle. Che non sono "grillini", sia chiaro: sono giovani e anziani, uomini e donne, di un livello culturale alto, che hanno deciso di far qualcosa per i loro territori senza aspettare che il segretario provinciale del Partito decida cosa fare, quando farla ed invitando quali persone. Persone che usano il web per informarsi ed informare, per confrontarsi con le persone degli altri paesi del mondo che magari stanno già sperimentando questa o quella soluzione.


Se una rischio c'è, si chiama qualunquismo. Credere che "tutti sono ladri" e che "nessuno si interessa della gente" è un errore. Il civismo, cioè le liste civiche, non devono mai schierarsi contro i partiti, ma semplicemente fuori dai partiti. Stringere una alleanza con questop o quel partito, per risolvere questo o quel problema del territorio, non è vendersi nè trasformarsi in altro da sè. E' cercare un accordo, un compromesso, una soluzione, una sinergia. E', o almeno dovrebbe essere, lo scopo di ciò che ancora oggi, dopo più di duemila anni, chiamiamo Politica.

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