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lunedì 10 settembre 2012

Alcoa e l'arma del terrore poliziesco



Continua la lotta degli operai ex Alcoa. "Ex" nei fatti, perché formalmente sono ancora dipendenti Alcoa, nonostante i padroni dell'azienda abbiano già fatto sapere che, dopo decenni di profitti, yacth e vacanze di lusso, adesso non possono rischiare qualche spicciolo e quindi chiuderanno lo stabilimento.
Eppure la stampa liberaldemocratica italiana, sia di destra sia di non-destra (definirla "di sinistra" mi pare obiettivamente eccessivo), continua a definirli ex Alcoa, come se non fossero più qualcosa. E' vero, per molti operai l'azienda in cui hanno lavorato e lavorano rappresenta molto più di un posto di lavoro: è il luogo ove hanno covato sogni, fatto sacrifici, conosciuto persone che poi magari sono diventate amici, passato più ore che in famiglia. Per molti operai - grave errore! - l'azienda non è solo un luogo di sfruttamento, ma paradossalmente è anche un luogo di emancipazione.
Ebbene, se mai è stato così - ed io ne dubito fortemente - oggi non è più questa la condizione dei lavoratori: oggi le aziende chiudono strafregandosene altamente dei lavoratori, l'importante è che le perdite siano contenute. Tanto hanno anche il governo (da D'Alema a Monti, passando per Berlusconi) che promulga leggi atte a favorire licenziamenti facili, precarietà, sfruttamento, impoverimento.

Oggi dobbiamo tutti sentirci coinvolti nella battaglia degli operai dell'Alcoa, come ieri era per quelli del Sulcis, ieri l'altro per quelli di Taranto e domani per quelli che verranno. Pur con le sfumate differenze di ogni caso, la sostanza rimane sempre la medesima: una aggressione totale e senza quartiere al mondo del lavoro. Lo Stato, strumento repressivo per eccellenza, utilizza il suo braccio armato (polizia, carabinieri, guardia di finanza, ecc...) per caricare i manifestanti, per incutere terrore, per invitare le persone a non scendere in piazza, ma a starsene buoni buoni a casa. Perché in piazza ci vanno solo i violenti, che si beccano le giuste e sacrosante manganellate della Legge!

Stasera c'è Miss Italia. Buona fortuna.

Do svidanija.


domenica 9 settembre 2012

"Si perderanno mille posti al giorno". E allora agite.



Luigi Angeletti, segretario generale UIL, intervistato da SkyTg24 ha dichiarato: "Ci aspettano mesi peggiori di quelli passati. In autunno perderemo circa mille posti al giorno". E lei che ha fatto, per impedirlo? Bonanni ,la Camusso e lei, in questi mesi e in questi anni, cosa avete fatto per evitare tale scempio sociale? Ben poco, per non dire niente.
Signor Angeletti, mi sbaglio o lei è tra i firmatari del famigerato "Patto per l'Italia", prodromico all'attuale macelleria sociale che stiamo vivendo? Anni fa, quando il governo Berlusconi era forte e Cisl e Uil facevano a gara per prendere le distanze da quei komunisti della Cgil, il suo compare Bonanni e lei avete consegnato milioni di lavoratori italiani nelle mani del precariato, della disoccupazione, della riduzione dei diritti. Il tutto per la promessa, rivelatasi poi una chimera, di tempi migliori. 
"Gli italiani si stanno impoverendo", afferma giustamente. E allora perché, invece di piagnucolare come se lei non avesse colpe, non chiede scusa ai lavoratori italiani e non si mette ad organizzare scioperi ad oltranza, non le classiche quattro ore del venerdì o del sabato?
"Ci sono 960mila persone che vivono di politica e negli ultimi 10 anni hanno aumentato il loro reddito dell'80%. Non c'è lavoratore o imprenditore che ha beneficiato dello stesso trattamento". Ottimo, signor Angeletti, ma lei in questi 10 anni cosa ha fatto per contrastare questa deriva? Non ricordiamo suoi attacchi o manifestazioni di dissenso esplicito su questo tema, mentre ricordiamo benissimo i suoi ripetuti inviti ad abbassare i toni e a lavorare per il bene del Paese. Con la conseguenza che si è lavorato solo al bene della classe dirigente del Paese, mentre i cittadini, i lavoratori, il Popolo, hanno visto peggiorare tragicamente la loro condizione di vita. Senza che il suo sindacato facesse nulla che sia meritevole di passare alle cronache.
Le va riconosciuto che, nell'ultimo periodo, alcune sue posizioni sono tornate ad essere apprezzabili, mentre il suo compare Bonanni appare ormai irrecuperabile. Intanto, però, vorremmo sapere se lei è favorevole o meno al referendum promosso da Fiom e IdV sulla abolizione dell'attuale normativa sui licenziamenti, che ha de facto abolito l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Inoltre, vorremmo anche sapere se il suo sindacato ha intenzione di organizzare o sostenere le lotte sociali che inevitabilmente - come lei stesso ha ricordato - ci saranno nel prossimo futuro.
Vedremo.

Do svidanija

giovedì 6 settembre 2012

Il bocconiano Monti e il Sud

 
 
Il presidente del consiglio italiano, il bocconiano Mario Monti, è stato intervistato da quel pericoloso bolscevico che dirige Il Mattino, noto quotidiano napoletano. Virman Cusenza (si, si chiama così il direttore de Il Mattino) ha posto tante domande al bocconiano e varesino premier: sulla crescita e sul sud, sulle tasse e sullo sviluppo.
L'ultima domanda, in cui il Commissario del Popolo chiedeva a Monti se esiste ancora una "questione meridionale", ha avuto la seguente risposta:
"La questione meridionale si presenta oggi rovesciata. Affinché l’Italia cresca, contribuendo di par suo al rilancio europeo, il Sud deve cambiare più del resto del Paese. Il Sud è un’occasione e non un freno allo sviluppo".
Analizziamo la risposta. Partiamo dal concetto che la questione meridionale è oggi rovesciata: affinchè l'Italia cresca, il Sud deve cambiare più del resto del Paese. E qual è la differenza rispetto alla "vecchia" questione meridionale? Mah. La questione meridionale nasce proprio dal fatto che, per la crescita dell'Italia, il Sud ha dovuto subire cambiamenti clamorosi: dalla spoliazione delle riserve auree (il Regno delle Due Sicilie aveva, da solo, una riserva aurea maggiore di tutti gli stati preunitari messi insieme) all'indebitamento crescente (prima della sedicente unità d'italia, lo stato più indebitato era il Regno di Piemonte); dalla crisi dell'agricoltura al ritardo degli investimenti per l'industrializzazione; dall'impoverimento demografico (dovuto all'aumento dell'emigrazione verso il nord e verso l'estero) alla crescita esponenziale delle mafie (Rocco Chinnici ci insegnò che la mafia, come la conosciamo oggi, è un fenomeno nato con l'unità d'italia; prima era debole e dedita a piccola criminalità, totalmente gestibile e controllabile).
Come può vedere, caro varesino bocconiano Monti, il Sud sta cambiando più del resto del (suo) Paese da 152 anni a questa parte; eppure non vediamo crescita, sviluppo, miglioramenti. Se fossimo indipendenti, saremmo l'ultimo stato d'Europa; 152 anni fa, eravamo il terzo. E' un caso?
Ma continuiamo ad esaminare la risposta del dottor Monti: "Il Sud è un'occasione, non un freno". Alzi la mano chi non ha sentito, almeno cento volte in vita sua, la medesima frase. Ok, abbassate le mani adesso. Quanto è illuminante, il signor Monti! Quale grandissima e originale chiave di lettura dei problemi del Sud!
 
JATEVENNE!!!

giovedì 30 agosto 2012

Progresso e sviluppo sono incompatibili



Sono decenni, forse secoli, che ci insegnano una legge non scritta: lo sviluppo economico di un popolo è indice del progresso di quel popolo. Tradotto in soldoni: il popolo più ricco è quello più progredito; oppure, più correttamente, possiamo dire che il popolo che ha maggiore sviluppo economico in un dato periodo storico è anche il popolo più progredito.
Prima di smascherare questa fandonia, bisogna mettersi d'accordo sul significato che diamo alle parole. Partiamo da "popolo": lo sviluppo economico di un Sistema sociale equivale allo sviluppo economico del Popolo? Sistema sociale e Popolo sono la stessa cosa?
La risposta non può che essere negativa: Sistema sociale e Popolo non sono la stessa cosa. Il Sistema sociale governa il Popolo, impone a quest'ultimo le leggi e quasi sempre lo fa perché è legittimato dal voto "popolare", ottenuto tramite "libere elezioni" con le più disparate leggi elettorali. Dato che il Popolo elegge i propri governanti, questi hanno la libertà di legiferare perché, qualsiasi legge faranno, sarà fatta per il bene del Popolo. 
Basta analizzare la realtà italiana, spagnola, greca (per rimanere solo alle sedicenti liberaldemocrazie) per rendersi conto di quanto questo rapporto sia sconfessato de facto: i governanti fanno leggi che impoveriscono (economicamente, culturalmente, socialmente, politicamente) il Popolo, e lo fanno solo a salvaguardia del Sistema sociale e dei suoi reggenti/dipendenti, che viceversa tendono ad arricchirsi. 

Dimostrato, quindi, che il Popolo in realtà non ha nessun potere effettivo in questo Sistema sociale, ma che viceversa è il Sistema sociale a condizionare la vita del Popolo, passiamo ad analizzare gli altri termini della Lex non scripta. Parliamo dello "sviluppo" e del "progresso": siamo certi, ad esempio, che il rapporto deficit/pil sia il reale indicatore della salubrità di un popolo, di una comunità, di una società? Se così fosse, basterebbe confrontare la vita di un lavoratore cinese e quella di un lavoratore tedesco per notare che il primo vive meglio del secondo! Invece dal confronto si evince che è esattamente il contrario: maggiore è lo sviluppo economico del Sistema sociale, peggiore è la condizione di vita del Popolo o della Comunità. Per condizione di vita, sia chiaro, non intendiamo la capacità di acquistare cibo, vestiti, apparecchi tecnologici e quant'altro; intendiamo la qualità della vita, la salubrità dell'ambiente, la disponibilità di tempo libero extralavorativo, la vivacità della vita culturale, la capacità di gestire e risolvere problemi quali traffico e rifiuti, l'estensione dei diritti.
Come mai accade ciò? Per un semplicissimo motivo: non esiste un Sistema sociale capace di garantire grandi ricchezze e a tutti. Bisogna scegliere: o avere meno ricchezza economica, ma maggiore ricchezza sociale, culturale, ambientale (in questo caso, la ricchezza economica deve essere distribuita a tutti, generando un diffuso impoverimento economico cui faccia da contraltare una migliore qualità della vita); oppure avere maggior ricchezza economica nelle mani di poche persone, con conseguente diminuzione o perdita delle ricchezze non economiche (in questo caso, chi ha la fortuna o l'arrivismo per entrare nella cosiddetta Casta è salvaguardato mentre le sterminate masse che non entrano in tale Casta vivono in una condizione di impoverimento socioeconomico e culturale).

"Vuoi dire, forse, che economia e progresso sono incompatibili?". No. Voglio dire che "sviluppo economico" e "progresso" sono incompatibili. Sviluppo economico ed economia non sono sinonimi, in quanto una qualsiasi economia non necessariamente deve "svilupparsi" secondo i canoni contemporanei (pil, deficit, debito, sistema bancario, tassi di interesse, profitto, surplus, mercato, ecc...). Il progresso di una Comunità, anzi, si ottiene proprio quando l'economia raggiunge un punto di sviluppo oltre il quale si impoveriscono tutte le altre ricchezze di cui la Comunità ha maggior bisogno.

lunedì 16 luglio 2012

Disgusto e sabotaggio




Lo ammetto: la notizia della condanna dei 10 militanti antagonisti protagonisti, secondo la pubblica accusa e la Cassazione, di atti di "devastazione e saccheggio" mi ha destabilizzato. Ho sempre fatto propaganda di equilibrio (e mai di moderazione), eppure stavolta ho seriamente rischiato di perdere l'equilibrio e di scivolare verso una deriva che, almeno verbalmente, non si può non definire "insurrezionale" o "terroristica". Il disgusto è talmente elevato che comprime lo stomaco e le tempie, impedendomi di ragionare e di respirare. Sapere che un Paese che si definisce democratico si dimostri così iniquo mi fa letteralmente uscire di senno. Basta confrontare le condanne dei vertici della polizia (pensa massima, 3 anni e 6 mesi) e quelle dei manifestanti (pena massima, 15 anni) per comprendere l'iniquità: chi ha usato violenza contro le persone ha avuto una pena di gran lunga minore rispetto a chi ha commesso atti di vandalismo. Deprecabili quanto si vuole, per carità, ma rompere una mascella sarà sempre più grave che rompere una vetrina. 
Non è evidentemente così per la Magistratura italiana, altro ganglio di quel Sistema liberale e liberista che si dice democratico, ma che nei fatti è una dittatura legalizzata. Un Sistema che addirittura impone l'esportazione di questa presunta democrazia, proprio come esporta le ricette ultraliberiste che si traducono in misure antisociali e antipopolari in ogni angolo del globo. E l'Italia non fa eccezione, come sempre nella sua storia. Il servilismo di cui questa non-nazione si è resa protagonista dalla caduta dell'Impero Romano ad oggi (ad eccezione di qualche stato preunitario, come il Regno delle Due Sicilie, che era all'avanguardia per quanto concerne la cultura e l'economia) continua ad appestare la penisola italica. L'Unione Bancaria Europea ordina, e i bocconiani eseguono. Peggioramento della riforma delle pensioni? Done. Taglio dei diritti dei lavoratori? Done. Miliardi regalati alle banche, le quali poi non erogano credito? Done.

Questa è la situazione. Tutti stanno male, tutti si lamentano, ma nessuno si ribella. Tutti chiusi nelle proprie case, comprate con mutui dai tassi usurai, in quartieri dormitorio privi dei più elementari servizi. E appena uno alza la voce o spacca una vetrina, sono tutti pronti a dargli addosso. "Eh no! Questo non si fa!", come se si stesse facendo la ramanzina ad uno beccato con le mani nella nutella.
Più passano i giorni, i mesi e gli anni, e più mi convinco che solo una grande pars destruens, seguita da una altrettanto gloriosa pars costruens, può cambiare le cose. E siccome non sono come quei fatalisti che attendono che le Masse si ribellino, così come non sono come quelli che credono che basti una raccolta firme o una croce sul simbolo per cambiare le cose, non mi accodo.

L'ho detto e lo ripeto: non è possibile correggere il Sistema, né c'è una rivoluzione sociale alle porte. Noi possiamo solo compiere opera di sabotaggio.

Passo e chiudo.

mercoledì 27 giugno 2012

L'iniquità della "spending review"





Pd, Pdl e Terzo Polo appoggiano un governo che stabilisce i seguenti tagli:

Nessun taglio alle 100mila pensioni d’oro che ogni anno costano 13 miliardi. Sì invece a quello dei buoni pasto per 450mila dipendenti pubblici che fa risparmiare solo 10 milioni. E, ciliegina sulla torta, un pasticcio sulle gare d’appalto che potrebbe costare allo Stato 1,2 miliardi, corretto oggi in commissione grazie a un emendamento passato contro le intenzioni del governo. Prende insomma una curiosa piega la prima spending review del governo Monti. L’atto ufficiale sarà un decreto pesantissimo che il Consiglio dei ministri licenzierà dopo il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Circa 20 miliardi di tagli così distribuiti: 4,2 miliardi nel 2012, dai 7 ai 10 per ciascun biennio 2013-2014. Il provvedimento punta a scongiurare l’aumento autunnale dell’Iva (dal 21 al 23%), mettere in sicurezza i conti pubblici e fronteggiare l’emergenza terremoto. Monti lo presenterà domani alle Regioni e quindi ai vertici del Pdl Berlusconi e Alfano. Poi la pausa per il vertice di Bruxelles e le consultazioni con i sindacati il 2 luglio. Ancora da fissare, invece, l’incontro con gli altri vertici della maggioranza Casini e Bersani.

Come in dettaglio sarà raggiunto l’obiettivo di risparmio non è ancor chiaro ma il piano sarà modellato sul pacchetto-Bondi che mette nel mirino gli acquisti di beni e servizi della pubblica ammnistrazione (sanità in primis) e la spesa per il pubblico impiego. Con qualche sorpresa.

Di sicuro le misure di risparmio non passeranno attraverso il tanto sospirato taglio alle pensioni d’oro dei manager pubblici. Qui la notizia è già ufficiale: il governo ha accantonato il tetto sulle pensioni sopra i 6mila euro dando parere negativo a un emendamento presentato dal deputato Pdl Guido Crosetto. Doveva essere una misura di equità nel gran calderone dei tagli ma nel Cdm in programma domani mattina non c’è n’è traccia. Da Palazzo Chigi filtra solo la promessa di riproporre la questione insieme alle misure sullo sviluppo. Si ripartirà da quell’emendamento che prevede che le pemnsioni erogate in base al sistema retributivo non possano superare i 6mila euro netti al mese mentre sono fatti salvi le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al sistema contributivo. Per ora è tutto rimandato e il sistema continuerà ad elargire 109mila pensioni sopra gli 8mila euro che costano 13 miliardi di euro l’anno (dati Inps).

Si va avanti a testa bassa, invece, sul contenimento dei costi della pubblica amministrazione. Nelle scorse settimane si è tanto parlato di una stretta sulle spese telefoniche della Pubblica amministrazione che parte dal Dipartimento della funzione pubblica per coinvolgere via via altri settori. Le chiamate saranno abilitate solo in ambito urbano per tutti mentre soltanto i dirigenti potranno fare chiamate nazionali e verso cellulari. “Una rivoluzione di buon senso”, l’ha definita il ministro Filippo Patroni Griffi che ha emanato la circolare taglia bolletta. Parlare meno, mangiare meno. Perché prende sempre più consistenza l’ipotesi di un secco taglio ai buoni pasto dei dipendenti pubblici. Nel pacchetto dell’ex liquidatore Bondi c’è infatti un’ipotesi di messa a dieta di 450mila dipendenti che già da due anni subiscono il mancato adeguamento all’inflazione dei contratti collettivi. I loro buoni pasto passerebbero dai 7-8 euro attuali a un valore di 5,29 euro che è la soglia minima esentasse per il lavoratore (per cui non viene denunciato ai fini Irpef) e per il datore di lavoro (non viene calcolato ai fini previdenziali).

Per il governo dalla dieta si ricaverebbero circa 10 milioni di euro. Una cifra che appare risibile ai sindacati di categoria che chiedono di ridurre i privilegi dei manager pubblici piuttosto affamare i dipendenti già in difficoltà. «Ridurre l’importo del buono pasto dei dipendenti pubblici a 5,29 euro, cioè la soglia massima esentasse, significa tornare al valore di acquisto di 15 anni fa e quindi togliere fisicamente il pane dalla bocca a tanti lavoratori senza far risparmiare in maniera significativa lo Stato». Lo sostiene Franco Tumino, presidente Anseb, l’associazione delle società emettitrici buoni pasto aderente a Fipe-Confcommercio, commentando alcuni contenuti della spending review.

Su tutti questi provvedimenti si attende il muro di partiti e sindacati mentre è la Ragioneria centrale dello Stato a mettere le mani avanti su un altro capitolo delicatissimo della spending review, cioè la norma del decreto sulle aggiudicazioni di appalti che – secondo una modifica intervenuta nel passaggio in Senato – verrà applicata anche alle procedure di affidamento per le quali si è già proceduto all’apertura dei plichi. Secondo gli esperti di via XX Settembre questa scelta poteva comportare contenziosi e costare allo Stato oltre 1 miliardo di euro. Preoccupazioni riassunte in una lettera inviata al Parlamento dalla ragioneria generale dello Stato e dalla Consip. Oggi nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera un emendamento (approvato da Pdl e Udc, con governo e Pd contrari) ha ripristinato la regola secondo la quale l’apertura in seduta pubblica delle buste si applicherà solamente alle gare per le quali le buste non erano state aperte alla data dell’entrata in vigore del provvedimento.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

mercoledì 20 giugno 2012

Truffa elettorale in salsa greca



Subito dopo le elezioni greche, i pennivendoli del Sistema si sono affrettati a dire che la Grecia aveva evitato il baratro. Votando per Nuova Democrazia e per Pasok, cioè per i due partiti che hanno governato negli ultimi anni e che hanno causato la crisi greca, i cittadini ellenici avevano scelto di rimanere in Europa, accettando le future manovre antipopolari e antisociali (circa 11 miliardi di euro di tasse in più, oltre a 150 mila licenziamenti). Tutti i principali giornali italiani ed europei hanno esultato: quelli di destra hanno apprezzato la vittoria di Nuova Democrazia, evitando di citare l'incredibile risultato di Syriza, la sinistra unita, che ha raggiunto il più alto risultato degli ultimi 25 anni; quelli di centrosinistra hanno apprezzato l'idea di grande coalizione tra ND e Pasok (una sorta di PD italiano), ennesimo esempio di inciucio da proporre come panacea di tutti i mali.

Ed ecco arrivare la sorpresa: solo una legge elettorale folle (un proporzionale puro con premio di maggioranza) consente a ND e Pasok di fare la grande coalizione e di governare la Grecia.
Come inequivocabilmente dimostra la foto qui sopra, la maggioranza degli elettori greci ha votato CONTRO i partiti che sostenevano le "ricette" economiche della troika Bce-Fmi-Ue.
Nuova Democrazia e Pasok hanno preso, insieme, il 41,94% dei voti. Gli "antieuropeisti" hanno preso il 45,82% dei voti. Che significa? Significa che la maggioranza dei greci NON SOSTIENE i partiti che realizzeranno le misure antisociali in cantiere. Può dirsi democratico un governo che realizza politiche osteggiate dalla maggioranza della popolazione? No, ovviamente. Eppure la democrazia liberale consente queste amenità: un premio di maggioranza di 50 seggi, consegnato al partito di maggioranza relativa, consente la formazione di una maggioranza filoeuropeista nel parlamento greco. Nuova Democrazia ha ottenuto, in base ai voti, 79 seggi a cui vanno aggiunti i 50 del premio di maggioranza. Totale 129 seggi. In pratica, il 40 % dei seggi assegnati a Nuova Democrazia non sono frutto dei voti ottenuti!

E veniamo all'Italia: scommettiamo che verrà proposta da Pd e PdL una legge elettorale simile nel metodo di ripartizione dei seggi?
La Grecia è molto più vicina di quanto l'Adriatico dimostri.

giovedì 19 aprile 2012

La Destra capitolina vuole privatizzare Acea!




Intervistato da Sky Tg 24 all'interno della trasmissione "Un caffè con...", il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha parlato di tante cose: dai problemi nazionali ai temi più locali. Particolarmente interessante è stata la risposta sulla questione della privatizzazione di Acea, inserita nella previsione di Bilancio di Roma Capitale:
"La questione holding e la privatizzazione di Acea possono essere una spinta all’economia e possono far entrare risorse nelle casse comunali per gli investimenti. Chi è contro questa ipotesi è contro lo sviluppo della città. I segnali che ho non sono positivi – ha continuato Alemanno - c’è un’opposizione blindata sull’ostruzionismo pregiudiziale. Invece bisogna affrontare questo bilancio comprendendo che siamo in una fase di emergenza. Chi continua a pensare di fare ostruzionismo non si rende conto della situazione drammatica che c’è in città. Ci vuole grande senso di responsabilità e grande attenzione al lato economico. Chiedo al Pd di non paralizzare Roma per mesi perchè abbiamo bisogno di risposte immediate”.

Tradotto in soldoni: Alemanno e la Destra capitolina hanno intenzione di privatizzare Acea, vendendo il 21% delle azioni in possesso del Comune. Nonostante l'ultimo referendum abbia sancito l'impossibilità di privatizzare i servizi idrici locali. E nonostante Acea sia una azienda in attivo, un "gioiello" per dirla con Legambiente Lazio.
La svendita del patrimonio pubblico è nel dna della Destra berlusconiana, e Alemanno giustamente cerca di ottemperare anche ai suoi obblighi verso le lobbies che, magari, potranno tra un anno sponsorizzare la sua ricanditatura a sindaco.
Auspichiamo che TUTTO il centrosinistra romano sia UNITO in questa battaglia CONTRO la privatizzazione di Acea e, in genere, dei servizilocali. Se vi sono problemi e disservizi nel pubblico, è GIUSTO che si risolvano SENZA svendere a privati. Nel caso di Acea, peraltro, siamo addirittura al paradosso della vendita di azioni di una azienda in attivo!

mercoledì 21 marzo 2012

Un Vietnam parlamentare



Facciamo un gioco. Indovinate chi ha detto questa frase: "Sulla riforma del Lavoro, siamo pronti ad un Vietnam parlamentare e a scendere in piazza con i lavoratori e i disoccupati".
Un pericoloso bolscevico? Un estremista di sinistra? O un più moderato leader della sinistra italiana? Che so: Bersani, Vendola e/o Ferrero?
Sbagliato. A proferir tali parole di fuoco è stato Antonio Di Pietro. Un uomo che, per storia e cultura, non ha mai avuto alcuna vicinanza coi komunisti trinariciuti e con quel PCI da cui Bersani, Vendola e Ferrero provengono.

Antonio Di Pietro parla di Vietnam parlamentare. Ciò significa che il governo Monti è come l'esercito americano: macchina da guerra al soldo della superpotenza (ieri USA, oggi BCE) che deve spianare la resistenza dei vietcong (cittadini e lavoratori), utilizzando tutte le armi, compreso il napalm (la cancellazione dei diritti). Per quanto cruda e fuori dal tempo, la similitudine immaginata da Di Pietro non è poi tanto peregrina. I cittadini ed i lavoratori non rischiano la vita in senso materiale, almeno per il momento; rischiano, viceversa, la loro vita lavorativa, sociale e affettiva. E soprattutto, rischiano di perdere la loro libertà. La libertà di organizzarsi contro il padrone (pardon, datore di lavoro) che magari costringe a turni di lavoro massacranti o che decide di licenziare per non meglio precisati motivi economici. Ricordiamo che l'articolo 18 tutela i lavoratori licenziati senza giusta causa: un giudice stabilisce se il licenziamento è ingiustificato o meno.

Come se non bastasse, la riforma del Lavoro prevede altre norme in puro stile bocconiano: l'assicurazione sociale per l'impiego, ad esempio, sostituirà il sussidio di disoccupazione. Come funziona? Semplice! Per i primi sei mesi ci sarà un salario lordo... lordo... di 1119 euro mensili, che diminuirà del 15% nei successivi sei mesi. Domanda al ministro Fornero e al presidente Monti: voi riuscireste a vivere con queste cifre? Con un mutuo da pagare e con i figli da mandare a scuola? Con una benzina che sfiora i 2 euro al litro? Con l'IMU e le tante altre tasse da pagare? Domanda inutile. Gli esponenti del governo Monti, come gli esponenti della maggioranza parlamentare che sostengono questo governo, non hanno idea di questi problemi.
Loro sono il Potere, il Sistema.
Noi siamo i vietcong.


mercoledì 7 marzo 2012

Contro Monti, ma non per l'Italia



Moltissimi giornali (soprattutto quelli sovvenzionati da Berlusconi) stanno attaccando Monti per l'eccessivo europeismo e per la scarsa considerazione degli interessi nazionali. Un governo, detto in soldoni, troppo europeo e poco italiano (dando per scontato, quindi, che il governo Berlusconi tutelasse nella forma e nella sostanza il buon nome dell'Italia).

Questo patriottismo de noantri crea più danni che benefici. Basta guardare la vicenda Alitalia, che NON DOVEVA assolutamente andare ad Air France secondo i vari soloni nazionali. Soluzione? La CAI ha licenziato più lavoratori di quelli previsti nel piano Air France. Però Alitalia è rimasta italiana, eh....

Io contrasto nettamente Monti perchè egli ha difeso e difende gli ideali liberaldemocratici e liberisti che io contrasto senza sosta. Da bocconiano classico, il sig. Monti sta realizzando quelle politiche antisociali e antipopolari che manco Berlusconi è stato capace di fare. Il tutto in nome di un non meglio precisato "spauracchio Grecia", che viene sventolato a destra e, soprattutto, a manca (vedasi la condizione penosa e stomachevole del PD, che ormai è ufficialmente un partito NON di sinistra).
Monti è un uomo che ha in mente una idea di Europa OPPOSTA alla mia, visto che fondamentalemte Monti difende l'Unione BANCARIA e MONETARIA Europea, senza parlare di diritti europei, salari europei, ministeri europei, esercito europeo... insomma, Stato Europeo (cosa ontologicamente diverso dall'Europa-nazione tanto cara ai destrorsi).

E' chiaro: la caratura e la competenza di Monti e del suo governo sono DI GRAN LUNGA SUPERIORI al troiaio e all'ammasso di servi del precedente governo. Ciò non impedisce, però, di criticare aspramente questo governo. Il fatto che non sia stato eletto non rappresenta, per me, un problema: da amante della Costituzione, so bene che essa consente governi del genere, quindi mi va più che bene. Il problema non è il governo tecnico, bensì è l'insieme dei partiti che sostengono questo governo e le politiche che esso propone.

Infine, credo che il dialogo non ci possa essere con chi non vuole dialogare, o con chi mette le mani avanti: se vogliamo dialogare, rinunciate ai diritti (art. 18, ad esempio). Si può dialogare SOLO CON CHI vuole far pagare la crisi a coloro che l'hanno prodotta e a coloro che hanno di più. Altrimenti, non c'è dialogo possibile, ma solo scontro.
E scontro sia.

lunedì 27 febbraio 2012

Il governo bocconiano e la Sindrome di Stoccolma




I reati vanno in prescrizione. L'ennesima dimostrazione ce l'ha data il processo Mills, in cui l'imputato Berlusconi è stato prosciolto (non assolto, come hanno affermato i suoi servi) perchè il reato è prescritto.
Quello che ancora non è andato in prescrizione è il senso dell'indegnità del Governo Monti. Ribadisco: indegnità, morale ed istituzionale, individuale e sociale. Nonostante questo governo venga dopo Berlusconi, cioè il peggior primo ministro della storia repubblicana d'Italia, non posso fare a meno che provare un senso di disgusto profondo e radicato nei confronti di costoro che, chiamati impropriamente tecnici, stanno facendo danni in malafede ai cittadini: continuano gli attacchi, velati o meno, ai diritti dei lavoratori; persistono le ingiustizie sociali di una tassazione iniqua e di una precarietà dilagante; rimangono i dubbi circa l'effettiva capacità di risolvere la crisi tramite questi interventi che i cervelloni bocconiani hanno messo o stanno per mettere in campo.

Come se non bastasse, gli ultimi dati dimostrano inconfutabilmente che i lavoratori italiani guadagnano pochissimo: una media di 23 mila euro lordi annui, a fronte dei 41 mila dei tedeschi, solo per fare un esempio. Eppure in Germania esiste l'articolo 18, eppure in Germania i sindacati sono forti e sono dentro ai consigli di amministrazione delle fabbriche e delle aziende.
Meno dei lavoratori italiani guadagnano i portoghesi, gli sloveni, gli slovacchi e i maltesi.
Questi dati palesano, per l'ennesima volta, che la crisi la stanno pagando SOLO i lavoratori, e che quindi esso sono gli UNICI  a non dover pagare più: nè in tema di diritti, nè in tema di stipendi, nè in tema di tasse.
Il problema è che i bocconiani non faranno MAI pagare la crisi a coloro che, dopo essere stati la causa della stessa, ora sono più tutelati nei loro patrimoni.

Reazioni? Nessuna. Nè da parte della sinistra istituzionale, nè da parte dei cittadini. Tutti continuano a subire. Le masse si dimostrano, ancora una volta, prone e succubi del potere politico, a sua volta prono e succube del potere economico.
La Bocconi et similia continuano a formare la futura classe dirigente italiana ed internazionale secondo i dettami del più bieco liberismo antisociale ed antipopolare, eppure la maggioranza di voi ancora sogna, un giorno, di avere un figlio laureato alla Bocconi.
Contenti voi...

"Non è il Popolo che deve temere il Governo, ma è il Governo che deve temere il Popolo". Purtroppo non è così, anzi: chi ci governa non ha paura a dire che si deve licenziare senza giusta causa; che il posto fisso è "monotono"; che l'Ici non la devono pagare le strutture ecclesiastiche non commerciali. Chi ci governa se ne strafrega altamente dei cittadini.
E fa bene. Perchè i cittadini, la MASSA dei cittadini, continua a sostenere convintamente l'azione del governo. "Altrimenti rischiamo di fare la fine della Grecia", viene ripetuto a destra e a manca. E per questo accettiamo le stesse identiche cose che hanno condotto la Grecia allo stato attuale.

Si chiama, per chi non lo sapesse, di un tipico caso di Sindrome di Stoccolma su scala collettiva.

venerdì 13 gennaio 2012

Repressioni strane



Premessa: sono stato iscritto a partiti di sinistra (Prc e PdCI) fino al 2008.
Pertanto non posso certo essere tacciato di vicinanza a CasaPound e al suo leader, Gianluca Iannone, che stamane si è trovato i poliziotti a casa ed ha subito una perquisizione. Perchè? Domenico Di Tullio, legale del presidente di Casapound Italia, nel corso di una conferenza stampa nella sede del movimento a Roma, ha spiegato: "Gianluca Iannone, che non è indagato per la vicenda dell'agguato a Tivoli, è stato perquisito e da casa sua sono stati portati via due pen-drive e due computer, uno fisso ed uno portatile. Iannone aveva partecipato lo scorso 31 dicembre ad una discussione su Facebook, sulla sede di Acca Larentia ed è stato perquisito in quanto persona informata dei fatti".
Lo stesso Iannone, il 10 gennaio, aveva pubblicamente gioito per la morte del magistrato Pietro Saviotti, accusato da Iannone di "perseguitare" i militanti di CasaPound.

Iannone e CasaPound si definiscono "fascisti del terzo millennio". Sono, quindi, dichiaratamente un movimento fascista, ideologia - è bene ricordarlo - che non può essere professata in Italia, "sotto qualsiasi forma" si presenti. CasaPound ha, inoltre, un movimento giovanile, il Blocco Studentesco, assunto agli onori delle cronache a seguito di scontri di piazza con studenti di sinistra.

Noto, però, che la repressione nei confronti di un movimento autodichiaratosi fascista come CasaPound da parte dello Stato non avviene PERCHE' questo movimento è fascista, ma perchè il suo leader ha espresso pubblici pareri riguardanti un magistrato stroncato da un infarto o Acca Larentia.
Ciò che lo Stato Liberale e Democratico vuole reprimere, quindi, non è il fascismo di Iannone e di CasaPound, ma la sua e le loro espressioni verbali contro un magistrato o circa un accadimento luttuoso datato 1978. Il reato contestato dal Sistema non è, che so, "ricostituzione del disciolto partito fascista", ma "resistenza a pubblico ufficiale": Iannone si sarebbe seduto a terra davanti al portone della sede di Casapound, dove lui abita.

Cosa vuole reprimere, questo Stato Liberale e Democratico? Il fascismo (del secondo, del terzo e del quarto millennio) o la libertà di gioire per la morte di questo o quel magistrato, giornalista (penso a Giorgio Bocca), imprenditore, politico?
Pare quasi che sia più tollerabile essere fascisti che esultare per la morte di un tizio...

giovedì 5 gennaio 2012

Neanche la Bocconi paga l'ICI



L'Università Bocconi di Milano non paga l'Ici dal 2005 e il Sindaco Giuliano Pisapia presenta il conto a Mario Monti. L'oggetto del contendere è l'immobile universitario di via Spadolini, un edificio adibito a residenza per studenti fuori sede. Il primo cittadino di Milano ha incaricato l'avvocatura comunale di portare a termine il contenzioso chiedendo una cifra pari a 600 mila euro. Fino ad oggi, infatti, le commissioni tributarie hanno dato ragione alla Bocconi.

Secondo la legge 504 del 1999 gli immobili "con finalità istituzionali, assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive" non sono soggetti a tassazione. Secondo Pisapia questo beneficio legislativo non può essere applicato all'immobile di via Spadolini dato che l'affitto per una camera costa dai 3.100 agli 8.500 euro l'anno. Un guadagno che di fatto l'assimila ad un albergo o un affittacamare privato e che dunque non dovrebbe godere dell'esenzione.

giovedì 29 dicembre 2011

Il fumo e l'arrosto di MM



Siamo passati dal governo di B. al governo di MM, Mario Monti. Su molte cose, inutile negarlo, non v'è stata l'auspicata discontinuità: al netto delle indubbie professionalità di questo governo, che in molti dicasteri surclassano le dubbie professionalità dei ministri berlusconiani, non è facile scorgere un solco tra l'operato di B. e l'operato di MM.
Si continua con la politica "delle due velocità": prima il consolidamento dei conti pubblici, poi la crescita. E' la stessa ricetta utilizzata dai due governi Prodi, ed è la medesima adoperata da Giulio Tremonti, eppure i risultati sono questi: paralisi economica, sfiducia dei mercati nei confronti dell'Italia, aumento della forbice tra ricchi e poveri.
L'ultima conferenza stampa del 2011 ha visto il premier Monti lanciare messaggi rassicuranti: "Non vi sarà un'altra manovra", "passiamo dalla fase Salva-Italia alla fase Cresci-Italia", "la crescita avverrà facendo leva sull'equità, e non sui conti pubblici".
Come non sottoscrivere questo programma? Il problema, però, è che Monti non ci ha spiegato COME intende far crescere l'Italia. Nella sua conferenza stampa, incalzato anche dalle domande dei giornalisti presenti, è rimasto sul vago. Molto fumo, ma poco arrosto.

Al momento, quindi, non è possibile non constatare che l'unico arrosto cucinato dal governo MM consiste nell'innalzamento dell'età pensionabile, l'aumento delle tasse, l'assenza di una imposta patrimoniale. Un arrosto che difficilmente sarà digerito dai cittadini, dai soliti noti (lavoratori, pensionati, precari, donne, piccolissime imprese), e che non tocca, se non marginalmente, i soliti ignoti dei capitali scudati, delle società offshore, delle barche o degli immobili comprati da società di comodo o da prestanomi.
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giovedì 22 dicembre 2011

Critica a Filippo Rossi



Vi sottopongo l'articolo di Filippo Rossi, direttore de Il Futurista, organo di Futuro e Libertà per l'Italia, apparso sul sito de Il Fatto Quotidiano:

«Non ho in mente nulla, al riguardo». E così il ministro Fornero, dopo essersi ritrovata al centro di un formidabile fuoco incrociato, ha fatto dietrofront, togliendo dal tavolo della riforma del lavoro il tema dell’articolo 18. Tutto risolto, dunque. Tutto come prima.

Eppure resta l’impressione che in Italia si stia consumando uno scontro che ha poco di “politico” o di “classista”, e molto di “generazionale”. Diciottisti contro diciottenni: è così, forse è una semplificazione un po’ rozza, ma è così. Da una parte chi i diritti ce li ha e li vuole (legittimamente) difendere con tutti i mezzi a sua disposizione. Dall’altra chi i diritti non ce li ha e forse non ce li avrà mai. E che – ed è qui il vero problema – non ha mezzi, né avvocati, né sindacalisti, né megafoni per farsi ascoltare se non quelli dell’indignazione spontanea, della piazza, della protesta. I giovani che non hanno lavoro. E che se hanno lavoro non hanno un contratto. E che se hanno un contratto hanno poche speranze e pochissime garanzie. Sono loro l’unica “classe” da difendere. Sono loro il vero problema italiano (e forse occidentale). E passa da loro ogni tentativo di risanamento del paese, di crescita, di sviluppo, di equità.

In un mondo perfetto – anche se questo significa rischiare l’impopolarità e l’inimicizia di lobby, corporazioni, sindacati – la politica non ci penserebbe due minuti a scendere in campo al loro fianco, a battersi per costruire i diritti di domani più che per difendere quelli di ieri. Per semplificare fino in fondo: tra i “giovani” e i “vecchi”, pochi dubbi su chi scegliere.


Personalmente non vedo nessuno scontro tra tutelati e precari, tra vecchi e giovani, tra "diciottisti" e "diciottenni". Vorrei che l'autore dell'articolo mi e ci spiegasse PERCHE' il sacrosanto diritto ad un lavoro stabile e ben retribuito dei giovani sia in CONTRASTO con i diritti dei meno giovani.
- PERCHE' la libertà di licenziare SENZA GIUSTA CAUSA (perchè l'articolo 18 tutela questo aspetto) dovrebbe favorire le assunzioni?
- PERCHE', per uniformare le tutele tra i lavoratori, bisogna RIDURRE i diritti di chi ce li ha invece di AUMENTARE i diritti di chi non li ha?
- PERCHE' l'articolo 18 dovrebbe bloccare i licenziamenti visto che si applica alle aziende con più di 15 dipendenti, quindi alla stragrande minoranza delle aziende italiane?

Quindi smettiamola di porre la questione secondo i termini del "tutelati vs precari", "vecchi vs giovani": è una guerra tra poveri che nessuno vuole combattere. Il divide et impera è tipico dei sistemi dominanti, quindi anche e soprattutto del sistema capitalista (perchè noi viviamo IN QUESTO SISTEMA, e si chiama Capitalismo). ______________________

giovedì 15 dicembre 2011

Non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.






Guardo i vari siti di informazione italiana, e non riesco a trovare nulla che meriti un commento. Cosa altro aggiungere alla indegna manovra economica che i bocconiani ci stanno propinando? Cosa altro dire della strage di Firenze? O delle minacce di Confindustria riguardanti la disoccupazione e la recessione? O dei sistemi autoritari e antidemocratici utilizzati dalla Fiat marchionniana? O del fallimentare vertice di Durban? O del fatto che a giorni chiuderà la discarica di Malagrotta e tra qualche mese ci ritroveremo con Roma sommersa dai rifiuti e tutti pronti a sostenere la Polverini e Alemanno "perchè adesso c'è l'emergenza rifiuti"?
Nulla. Non ho nulla da aggiungere. So che accadrà. So che potranno mettere la benzina a 3 euro al litro, ma non rinunceremo all'auto. So che potranno licenziarci senza giusta causa, e i sindacati e la "Sinistra" sottoscriveranno e voteranno questi propositi. So che si discuterà sulla rinascità del fascismo o sulla singola follia del singolo individuo. So che l'immondizia ci sommergerà e noi appoggeremo chi vuole costruire discariche. So che sosterremo chi palrerà di "emergenza rifiuti simile a Napoli", nonostante il problema non sia stato affrontato (a Roma come a Napoli) da anni. So che continueremo ad inquinare pur di avere qualche soldo in più in banca. So che appena qualcuno alzerà un dito o lancerà una pietra, sarà accusato di essere un violento di professione, un terrorista, un black bloc.

So che ciò accadrà. E' già accaduto, e accade ogni giorno.
Io mi sottraggo a questo gioco. Io ve lo dico fin da ora: non sono dalla vostra parte. Io non giustifico questa macelleria sociale che è diventata macelleria umana. Io non credo alle emergenze. Io non credo a Confindustria. Io non credo alla "sinistra" italiana. Io non credo che il Protocollo di Kyoto sia un freno. Io non credo nello sviluppo, nella crescita, nel Pil.

Io non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.
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venerdì 9 dicembre 2011

Voi a rischio default, NOI già in default





Fate i vertici di notte per decidere il futuro di una cosa che solo voi avete voluto: l'Unione economica europea. Non avete mai chiesto ai popoli se erano favorevoli o meno, e quando l'avete chiesto (tramite referendum nazionali) avete perso. Avete obbligato i singoli Paesi a realizzare politiche antipopolari pur di stare dentro questa fantomatica unione, che di unito ha solo una cosa: la moneta. A voi quello interessa: i soldi. Questo vi hanno insegnato nelle vostre Bocconi, e questo state realizzando. Non avete più nessuno a contrastarvi, siete l'UNICO Sistema al mondo. E io dovrei perdere le mie giornate dietro a voi, ai vostri cambi di umore, ai vostri progetti su come uscire da una crisi che VOI avete creato insieme alle BANCHE che finanziano i VOSTRI partiti e le VOSTRE campagne elettorali?
Ho di meglio da fare: devo vedere come arrivare alla fine del mese, nella maniera più legale possibile. Perchè io, a differenza VOSTRA, cerco di fare il meglio senza infrangere la legge e senza cambiare le leggi a mio piacimento. Perchè io, a differenza VOSTRA, avrò una pensione da fame a 70 anni, se tutto va bene. Perchè io, a differenza VOSTRA, non ho fatto investimenti finanziari, non ho comprato il debito di altri paesi nè ho delocalizzato imprese (e posti di lavoro).
VOI e i VOSTRI padroni banchieri avete causato la crisi, e pensate di poterla risolvere? E come? Utilizzando le VOSTRE ricette, cioè le stesse che hanno causato la crisi? Non mi risulta che ad un malato di cancro si consigli di fumare di più. Beh, noi abbiamo un cancro, e siete VOI. Dato che nessun VOSTRO governo avrebbe avuto il sostegno elettorale per realizzare queste politiche liberticide ed antipopolari, siete scesi in campo direttamente: in Italia come i Grecia, in Irlanda come in Spagna. Adesso i VOSTRI candidati governano e realizzano ciò che VOI gli avete insegnato nelle VOSTRE scuole, nei VOSTRI master, nei VOSTRI consigli di amministrazione.

E' possibile che per conoscere la manovra del governo ho dovuto vedere Porta a Porta? E' possibile che i partiti "de sinistra", cioè quelli che ha parole dovrebbero difendere i ceti più deboli, protestino pochissimo e annuncino di "dover votare" questa manovra? "Perchè l'alternativa è il default", ci dicono tutti. Ed io mi e VI chiedo: il default di che? Dello Stato Sociale? Già c'è: lavoro precario a rotta di collo, stipendi fermi da 11 anni, evasione fiscale spaventosa, tagli alla scuola e alla sanità pubblica, revisione al rialzo degli estimi catastali, aumento della tassazione su ogni cosa, accise dei carburanti ai massimi storici, pensioni di anzianità abolite, età pensionabile portata ai livelli europei con 10 anni di anticipo rispetto alla Germania (!!!)... E ANCORA AVETE IL CORAGGIO DI DIRE CHE NON C'E' IL DEFAULT???

Ah, ora ho capito: non c'è ancora la gente per strada, la disoccupazione al 30% e la Grande Depressione. Ma soprattutto, c'è ancora il rischio serio di default per VOI, le VOSTRE famiglie, le VOSTRE imprese, i VOSTRI investimenti, le VOSTRE scuole, i VOSTRI ospedali, i VOSTRI conti all'estero.
VOI siete ancora in rischio default. NOI siamo già in default.

N.b da oggi fino a data da destinarsi non parlerò più di politica ed economia. La stomachevole attualità mi impone il rifiuto di commentare i propositi e le azioni di questi assassini sociali. Commentarli significherebbe prenderli in considerazione, cosa di cui non sono degni.
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martedì 6 dicembre 2011

Noi bocconiani abbiamo deciso



Noi bocconiani abbiamo deciso: devi pagare l'IMU. Abbiamo cambiato nome all'ICI, ma è praticamente la stessa cosa. Abbiamo messo una percentuale minore sulla prima casa (0,4 %), ma abbiamo detto che vanno rivisti al rialzo gli estimi catastali. Così pagherai una tassa sul possesso della prima casa, sia essa di 50 mq o di 250 mq, sia essa a Tor Bella Monaca o ai Parioli: devi pagare. A meno che tu non abiti in un appartamento del Vaticano, perchè noi bocconiani l'ICI la facciamo pagare a tutti, tranne che alla Chiesa.

Noi bocconiani abbiamo deciso: devi andare in pensione tardi. Più tardi. Tardissimo. E non ci importa se hai lavorato su una catena di montaggio o negli uffici con le poltrone di pelle umana: in pensione non ci vai se non a pochi, pochissimi anni dalla morte. E i più giovani, che sono precari e rimarranno precari, devono pagare pensioni di cui non godranno mai. La chiamiamo equità, e i media devono anche dire che è giusto così.

Noi bocconiani abbiamo deciso: aumentiamo l'IVA del 2% ma non aumentiamo l'IRPEF per i redditi più alti. Ci giustifichiamo dicendo che altrimenti sarebbe una manovra recessiva, anche se non è vero. Tanto nessuno ce lo verrà a chiedere, perchè siamo i salvatori della Patria. Siamo venuti dopo Berlusconi, quindi la sinistra e i sindacati ci devono solo ringraziare, anche se aumentiamo l'IVA (tassa sui consumi, quindi pagata da tutti) e non colpiamo i redditi più alti.

Noi bocconiani abbiamo deciso: aumento delle accise sui carburanti. éerchè tanto gli amministratori locali non hanno mai fatto nulla per il trasporto pubblico e per il traffico, quindi voi sarete sempre costretti a prendere la macchina e a pagare la benzina, anche se arriva a 1,8 euro al litro. E i nostri amici petrolieri, che hanno aziende gestite da grandi bocconiani, ringrazieranno. Come ringrazia Guarguaglini, che ha avuto una liquidazione di 5,6 milioni di euro: praticamente, duecento anni di stipendio di un dipendente di Finmeccanica.

Noi bocconiani abbiamo deciso: faremo queste e tante altre cose, e dato che non siamo stati eletti da nessuno, i partiti politici ci devono dare la maggioranza. Avete sentito cosa dice il PD? "E' una manovra iniqua ma tocca votarla". Bravi bambini ubbidienti, hanno fatto i compiti a casa e hanno capito che devono votare tutte le schifezze che facciamo. Poi si presenteranno agli elettori e diranno che l'hanno dovuto fare per forza. E gli elettori, cioè voi beoti, li voteranno.
E noi bocconiani torneremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: comandare da dietro le quinte.
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giovedì 1 dicembre 2011

Questione di gradi



La CGIL è sul piede di guerra. La Camusso ha comunicato che "40 è un numero magico, oltre il quale non si può andare". Si suppone che stia parlando degli anni di contributi per avere la pensione: se così fosse, siamo contenti. Anche perchè dopo decenni a 90 (gradi), almeno raddrizziamo un pò la schiena.

CISL e UIL sono d'accordo con la Camusso. Questa è una notizia! Si vede che non è ancora arrivato il bonifico di Marchionne. La Marcecaglia, invece, avverte tutti: in tempi di crisi, non è opportuno porre veti. Tutti devono fare sacrifici: sia quelli che li fanno sempre, sia quelli che non li hanno fatti mai. In gergo bocconiano, si chiama equità. Graduale equità.

A proposito di equità: il presidente indagato di Finmeccanica, Guargaglini, verrà probabilmente deposto dal CdA dell'azienda. Sta trattando per la liquidazione. Probabilmente avrà una cifra pari a 200 anni di stipendio di un impiegato. Mario Monti lo sa? L'azionista di maggioranza di Finmeccanica è il Tesoro: il neoministro del Tesoro del governo Monti lo sa?
Che faranno? Ridurranno gradualmente gli stipendi e gli introiti di questi squali o non faranno gradualmente nulla?
Nulla, come bocconianamente viene insegnato.

Un bel governo, quello messo su da Monti. Il neo sottosegretario alla Difesa, Filippo Milone, è stato più volte inquisito ed una volta persino condannato in Cassazione (1997), ed è amico di Ligresti e dell'ex Ministro della Difesa (che caso!), Ignazio "Olio di ricino" La Russa. Mettere una persona del genere al sottosegretariato alla Difesa, proprio nei giorni dello scandalo Finmeccanica, è un vero colpo di genio.

Torniamo ai gradi. Lo spread coi bund tedeschi sta gradualmente scendendo. Quindi pagheremo meno interessi a quei pochissimi che possono permettersi di fare investimenti. Ciò che non scende mai, anzi sale gradualmente, è il prezzo della benzina, o della bolletta energetica, o della pizza in pizzeria, o della birra al pub, o dei biglietti del tram, o dei pedaggi autostradali.

Ci stanno gradualmente fregando.

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mercoledì 30 novembre 2011

Lapsus di un montiano d.o.c.



Bisogna andar veloci, caxxo!
L'Europa ce lo chiede! Non possiamo perdere altro tempo: dobbiamo salvare le banche...ops... i cittadini!
Abbiamo chiesto ed ottenuto un governo tecnico, perchè solo i tecnici ci possono salvare. E adesso perchè non ci facciamo salvare? Alziamo le braccia e facilitiamo loro il compito: non avranno difficoltà a metterci le mani in tasca... ehm... intorno al collo... eddai... intorno al torace e tirarci su, prima di farci affogare.
Perchè sia chiaro: se affoga l'Italia, affoga l'Europa. E se affoga l'Europa, siamo tutti nella merda. Mica come adesso, che con qualche lacrima e sangue...ahm...qualche sacrificio riusciamo a salvarci.
Basta lavorare fino a schiattare...ehm...fino a che ce la si fa, visto che l'aspettativa di vita è aumentata. Poi basta essere a vita precari...ops...flessibili, per poter lavorare meno, lavorare tutti e guadagnare tantissimissimo!
Dovete seminare oggi se volete che domani i nostri figlio... mmh... i vostri figli abbiano un futuro. Dobbiamo puntare sui giovani, sulla loro formazione, sull'inserimento nel mondo del lavoro. E' necessario un patto generazionale: i più vecchi devono lavorare di più così possiamo assumere più giovani. Mi pare chiaro come ragionamento, no? E' talmente ovvio.
Poi basta con questa precarietà: meglio essere assunti tutti a tempo indeterminato, però ti posso licenziare perchè sei comunista... ops... perchè c'è crisi.

Tutti hanno capito la gravità della situazione: pensate che sia il Pd, sia il Terzo Polo, sia il Pdl appoggiano il governo Monti. Non è una sconfitta della democrazia, anzi. E' IL TRIONFO della dittatura liberticida...ehm...della democrazia liberale!
Ce lo hanno insegnato alla Bocconi: non c'è libertà senza liberismo, non c'è liberismo senza libertà.
Libertà di licenziare... ehm... assumere.
Libertà di sfruttare... ops... di incentivare la permanenza al lavoro.
Quaranta anni di contributi? Sono troppo pochi, per avere la pensione!
Dico io: uno arriva ad avere un lavoro stabile intorno ai 30 -35 anni, aggiungiamo quarant'anni di contributi, si arriva a 70 - 75 anni.
E vi pare giusto che uno a SOLI SETTANTACINQUE ANNI vada in pensione? Poi ci lamentiamo delle baby pensioni, caxxo! Dopo quaranta anni di catena di montaggio a Pomigliano, devi andare in pensione? VERGOGNA! La classe operaia non è più quella di una volta.
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