Visualizzazione post con etichetta Unione Bancaria Europea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Unione Bancaria Europea. Mostra tutti i post

lunedì 23 luglio 2012

Non vi preoccupate dello spread




Non c'è un canale di informazione italiano che non stia osservando, con crescente preoccupazione, la caduta delle borse europee (tra cui la peggiore è Milano) e l'aumento dello spread tra Italia e Germania. La volontà di iniettare panico generalizzato sta cominciando a produrre frutti: non passa ora senza che qualcuno passi vicino a me commentando le oscillazioni della Borsa. Inutile precisare che NESSUNO di coloro che si preoccupano per la Borsa sono possessori di azioni o abili speculatori o quant'altro. Non avrebbero una ragione al Mondo per preoccuparsi, se non fosse che i media hanno fatto passare il seguente messaggio: se i mercati finanziari continuano ad andare così, andremo tutti in default. Tradotto: se i miliardari non continueranno a far miliardi, saranno costretti a licenziarvi e a far aumentare le tasse dal loro governo di fiducia. Stesso discorso, ovviamente, fa fatto per le banche: se lo Stato (cioè noi) non aiuta le banche private  (cioè loro) coi soldi pubblici (cioè coi nostri soldi), allora andremo in default.
Esattamente come è successo in Spagna, e prima ancora in Grecia, adesso anche in Italia stiamo notando come tutte le manovre, tutte le leggi, tutti i tagli, tutte le cosiddette riforme fatte in questi mesi dal governo bocconiano in combutta con la troika della Unione (bancaria) Europea, non sono servite ad una beneamata ceppa. I Greci e gli Spagnoli hanno obbedito a tutti i diktat europei, facendo manovre sanguinarie e realizzando controriforme degne del peggior fascismo. Risultato? Atene rischia il default in autunno; Madrid ha appena vissuto tre giorni di guerriglia urbana, ed il governo Rajoy ha appena comunicato che "nun ce sta na lira", quindi bisogna tagliare ancora gli stipendi, abolire la tredicesima e ridurre le ferie.

In Italia non siamo ancora a questi livelli? Beh, qualche settimana fa un sottosegretario del governo bocconiano, tale Paolillo, ha comunicato a tutti gli italici che bisogna lavorare di più (taglio delle ferie) e guadagnare meno (taglio dei salari e delle tredicesime) se si vuole evitare il default.
Sono di ieri due notizie interessanti: gli stipendi sono fermi da 10 anni; solo due assunzioni su dieci avvengono a tempo indeterminato.
Quindi possiamo dirlo: tecnicamente siamo già in default.

Allora, cari concittadini, piantatela di dar retta ai messi di informazione parziale di massa dietro cui vi sono famosi gruppi economico-finanziari che fanno azione di lobby. Smettetela di preoccuparvi della Borsa, dello spread, dei bund tedeschi. Sono cose da miliardari, da padroni. E se i padroni si vorranno vendicare con noi perché le loro speculazioni non sono più redditizie, perché i loro conti correnti non sono più gonfi come prima, noi abbiamo solo una cosa da fare: reagire.
E solo di questo ci dovremmo preoccupare, perché è palese che non siamo minimamente pronti a reagire, ma solo e soltanto a subire.

Do svidanija

mercoledì 20 giugno 2012

Truffa elettorale in salsa greca



Subito dopo le elezioni greche, i pennivendoli del Sistema si sono affrettati a dire che la Grecia aveva evitato il baratro. Votando per Nuova Democrazia e per Pasok, cioè per i due partiti che hanno governato negli ultimi anni e che hanno causato la crisi greca, i cittadini ellenici avevano scelto di rimanere in Europa, accettando le future manovre antipopolari e antisociali (circa 11 miliardi di euro di tasse in più, oltre a 150 mila licenziamenti). Tutti i principali giornali italiani ed europei hanno esultato: quelli di destra hanno apprezzato la vittoria di Nuova Democrazia, evitando di citare l'incredibile risultato di Syriza, la sinistra unita, che ha raggiunto il più alto risultato degli ultimi 25 anni; quelli di centrosinistra hanno apprezzato l'idea di grande coalizione tra ND e Pasok (una sorta di PD italiano), ennesimo esempio di inciucio da proporre come panacea di tutti i mali.

Ed ecco arrivare la sorpresa: solo una legge elettorale folle (un proporzionale puro con premio di maggioranza) consente a ND e Pasok di fare la grande coalizione e di governare la Grecia.
Come inequivocabilmente dimostra la foto qui sopra, la maggioranza degli elettori greci ha votato CONTRO i partiti che sostenevano le "ricette" economiche della troika Bce-Fmi-Ue.
Nuova Democrazia e Pasok hanno preso, insieme, il 41,94% dei voti. Gli "antieuropeisti" hanno preso il 45,82% dei voti. Che significa? Significa che la maggioranza dei greci NON SOSTIENE i partiti che realizzeranno le misure antisociali in cantiere. Può dirsi democratico un governo che realizza politiche osteggiate dalla maggioranza della popolazione? No, ovviamente. Eppure la democrazia liberale consente queste amenità: un premio di maggioranza di 50 seggi, consegnato al partito di maggioranza relativa, consente la formazione di una maggioranza filoeuropeista nel parlamento greco. Nuova Democrazia ha ottenuto, in base ai voti, 79 seggi a cui vanno aggiunti i 50 del premio di maggioranza. Totale 129 seggi. In pratica, il 40 % dei seggi assegnati a Nuova Democrazia non sono frutto dei voti ottenuti!

E veniamo all'Italia: scommettiamo che verrà proposta da Pd e PdL una legge elettorale simile nel metodo di ripartizione dei seggi?
La Grecia è molto più vicina di quanto l'Adriatico dimostri.

martedì 12 giugno 2012

Li chiamavano liberisti



Finalmente hanno gettato la maschera. Ci son voluti venti anni, ma alla fine hanno mostrato il loro vero volto: parassiti sociali, pronti a lamentarsi dell'ingerenza del "pubblico" in economia, salvo poi attingere alla mammella pubblica per salvare le loro banche.
L'ultimo, eclatante episodio di immissione di denaro pubblico (cioè mio, cioè tuo) per salvare le banche spagnole è davvero incredibile: nel bel mezzo di una crisi europea generata dall'eccessiva "finanziarizzazione e bancarizzazione" dell'economia, ci ritroviamo con l'Unione Europea che decide di destinare 100 miliardi di euro per salvare le banche spagnole.
Ma come! Le aziende licenziano i lavoratori e chiudono; le banche non erogano credito alle attività produttive; i servizi sociali vengono tagliati a causa della riduzione dei fondi; e i buontemponi di Bruxelles pensano bene di dare soldi alle banche?

Non c'è stato un liberale e liberista italiano che si sia scandalizzato. Non ho letto sul Pompiere della Sera i soliti strali antistatalisti (che sono giusti nel merito, perchè lo statalismo è un male; pessimi nel metodo, perchè il liberismo è peggio dello statalismo) delle varie penne liberali, nè ho ascoltato i neocons in salsa italiana criticare l'intromissione pubblica, nè ho visto il Sole 24 Ore e Milano Finanza pubblicare editoriali di condanna. Li chiamavano liberisti, si chiamavano liberisti, e poi abbiamo scoperto che non lo erano manco per niente: nemmeno loro hanno fiducia nelle magnifiche sorti e progressive del mercato; neanche loro credono che il mercato si autoregolamenti, realizzando una sorta di darwiniana evoluzione della specie. Chi si evolve o si adatta, sopravvive; chi non ce la fa, viene salvato dai soldi pubblici.
Gli spagnoli hanno tassi di disoccupazione altissimi e uno stato sociale fortemente debilitato. Qualora essi, a seguito di questo salvataggio delle banche, scendessero in piazza e facessero ciò che anni fa fecero i greci (assalti alle banche, incendi di bancomat, scontri di piaza, guerriglia urbana), sarebbero ancora da considerare "violenti antidemocratici"? Qualora gli spagnoli decidessero di trasformarsi da Indignados ad Incazzados, andrebbero colpevolizzati? Qualora i popoli europei cominciassero ai loro governi e al super governo centralista europeo, esercitando il sacrosanto diritto alla resistenza, sarebbero dei terroristi antidemocratici?

"Noi riteniamo che …tutti gli uomini sono stati creati uguali, che il Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti….che ogni qualvolta una determinata forma di governo giunga a negare tali fini, sia diritto del popolo il modificarla o l’abolirla, istituendo un nuovo governo che ponga le basi su questi principi…Allorchè una lunga serie di abusi e di torti…tradisce il disegno di ridurre l’umanità ad uno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere, oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo…".
Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, 5 luglio 1776

"Contro le leggi in contrasto con la morale e l’umanità sussiste un diritto di resistenza".
Art. 6 della Costituzione del Lander di Brandeburgo del 31.1.1947

"Qualora il governo violi la libertà ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza, sotto ogni forma, è il più sacro dei diritti ed il più imperioso dei doveri”.
Costituzione Francese

martedì 28 febbraio 2012

Luca Abbà e Mario Monti




Il giorno che Luca Abbà, militante No Tav e proprietario di uno dei terreni interessati dai lavori per l'alta velocità, cade da un traliccio a seguito di un contatto coi fili dell'alta tensione durante una manifestazione per il sacrosanto diritto del popolo della valle di non avere un'opera costosa, inquinante ed inutile sul proprio territorio, un sondaggio di Repubblica informa che la fiducia nei confronti di Monti è in aumento.
Le due cose, si dirà, non sono collegate tra loro: una persona può condividere la lotta dei No Tav e contemporaneamente sostenere il Governo Monti e le sue azioni per salvare l'Italia dalla crisi. Non è vero, o almeno non lo è del tutto. Perchè le politiche che Monti ha sempre difeso e applicato, sia come Commissario Europeo sia come Premier italiano, sono le medesime politiche alla base del TAV: iperliberismo, preminenza delle decisione europee rispetto alle volontà dei territori, anteposizioni degli interessi economici rispetto a quelli sociali e ambientali. E' quindi paradossale che il governo che meglio incarna i dettami dell'Unione (Bancaria) Europea sia così apprezzato dai cittadini italiani.
Se il movimento No Tav è diventato uno dei paradigmi principali della contrapposizione ai governi dei burocrati, dei banchieri e della finanza che dominano in Europa, lo si deve principalmente al fatto che questo movimento è riuscito e sta riuscendo ad unire tutti coloro che sanno quanto pericolosa sia la situazione: chi ci governa, nella nostra nazione come in Europa, è sordo e cieco rispetto a quanto noi, cittadini o Popolo che dir si voglia, continuiamo ad urlare e a mostrare. Per quanto riguarda il TAV in particolare, non dimentichiamo che sono numerose le inchieste di questi anni, sia italiane che estere, che dimostrano quanto sia dannosa la realizzazione dell'alta velocità in Val di Susa.
I gesti estremi come quello di Luca Abbà ricordano quello di Thích Quảng Đức, ed è triste che ancora oggi bisogna immolarsi (o rischiare di farlo) affinchè qualcuno ci stia a sentire. Sono questi episodi che dimostrano quanto la democrazia liberale abbia fatto il suo tempo.