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giovedì 22 maggio 2014

Informali, nasce la Cospirazione del Fuoco Nero



Dopo aver letto su RadioAzione.org questo documento pubblicato da alcuni militanti dell'area anarchica informale, ho pensato che fosse interessante postarlo sul mio blog. Da un po' di tempo sto seguendo le vicende della FAI - Federazione Anarchica Informale e, in generale, dell'anarchismo informale e nichilista. Lo scritto sotto riportato rappresenta, a mio avviso, un esempio topico di ciò che l'informalità sia e voglia.

Diamo vita alla Cospirazione del fuoco nero, con un attacco compiuto il 7 maggio 2014. A due anni dal giorno in cui i nostri compagni anarchici e fratelli Nicola Gai e Alfredo Cospito colpirono l’ A.D. di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi con dei colpi d’arma da fuoco. A loro, con vendetta e amore sono dedicate queste nostre azioni.
Durante la notte del 7 maggio abbiamo posizionato un ordigno incendiario su un distributtore di benzina, l’ordigno forse mal costruito stando all’inesperienza, non ha svolto il suo compito di distrutore tramite il fuoco, ma fisicamente armati di alcune trance abbiamo tagliato tutti i tubi di erogazione del carburante. Mentre appena un mese prima abbiamo attacato fisicamente alcuni bancomat.
Abbiamo trascorso molto tempo a riflettere sulla questione dell’informalità e il dar vita a un gruppo d’azione. Durante queste
riflessioni, tra risate e inquietudini, dibattiti accesi, desideri e ansie,
progetti e strategie, abbiamo deciso di dar vita alla Cospirazione del Fuoco Nero ed entrare in guerra con la megamachina del dominio.
Siamo Anarchici d’azione, rifiutiamo qualunque modello centralista di organizzazione che attenui la nostra rottura con tutto l’esistente.
Parliamo di una nuova Anarchia e di conflittualità permanente, senza dogmi nè “avanguardie rivoluzionarie”.
Come Cospirazione del Fuoco Nero siamo e saremo una rete
informale di cellule autonome d’azione diretta. Una rete che lotta per
l’Anarchia con le lancette puntate sul Qui ed Ora.
Abbandoniamo definitivamente il basso profilo dell’Anarchismo sociale, e passiamo a un conflitto permanente contro ogni Potere, senza arrestarci di fronte alle conseguenze legali, mettendo in gioco tutti noi stessi.
Siamo Anarchici e non avvocati preoccupati delle leggi del nostro nemico.
Ci liberiamo dal cappio al collo e della frustrazione e della sconfitta.
Tutte le azioni che compieremo e rivendicheremo come Cospirazione del Fuoco Nero, formano parte della guerra che dichiariamo al dominio, alla civilizzazione e alla sua società.
Purtroppo molto pochi oggi sono quelli che parlano e propongono una sovversione esistenziale delle nostre condizioni di vita, quelli che rivendicano una liberazione totale di fronte alla degradazione della nostra esistenza.
Esistenza che viene valutata in base al possesso di oggetti morti e illusioni.
Pertanto, per noi la questione non è se siamo più o meno liberi in questo mondo, ma se accettiamo di continuare a vivere in una maniera che ci opprime.
Vediamo intorno a noi tante persone, inclusi poveri, operai, carcerati,
immigrati ecc. che vivono dipendenti da questo mondo e dalla sua civilizzazione come se fosse la cosa più preziosa che hanno.
Per questo noi, come Anarchici Nichilisti, dichiariamo guerra a tutto, alla mano che tiene la frusta come alla schiena che la sopporta. Riteniamo che non basti dedicarci a ideologie indulgenti che offrono sempre un alibi all’immobilità e alla passività del ”popolo sfrutato”. E’ questo “popolo oppresso” che ogni 4 anni vota per i propri tiranni, è il “popolo” che vede nei propri padroni dei modelli da imitare, è il
“popolo” quello che entra in estasi con la droga del consumismo, è il “popolo” che crede come una religione nella proprietà, è il “popolo” che chiede “più polizia, più carceri, più tecnologia…”.
E’ basandosi su questa critica che fa irruzione la tendenza Anarchica Nichilsta e la nostra prospettiva antisociale.
Queste azioni che rivendichiamo con questo comunicato andiamo a inserirle nel PROGETTO FENICE, sono per noi stessi, per i nostri fratelli e le nostre sorelle in guerra contro qualunque potere, sono per i nostri compagni e la nostra compagna della CCF incarcerati come per chi continua fuori, sono per i compagni Anarchici Gianluca Iacovacci e Adriano Antonacci, per Niccolò Blasi, Claudio Alberto, Mattia Zanotti, e la compagna Chiara Zenobi come per tutti i
compagni e tutte le compagne nei circuiti dell’ Alta Sorveglianza qua in Italia come in qualunque nazione, sono per Andreas Tsavdaridis e Spyros Mandylas, sono per i nostri fratelli e le nostre sorelle sequestrati nelle galere del dominio in ogni parte del mondo, dall’Indonesia al SudAmerica.

COSPIRAZIONE del FUOCO NERO – FAI-FRI
NIENTE MENO DI TUTTO!
CON LE LANCETTE
PUNTATE SUL QUI ED ORA!
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sabato 17 maggio 2014

Lettera di un anarchico informale



Sono mesi, per non dire anni, che si parla della FAI, Federazione Anarchica Informale (da non confondere con la più antica Federazione Anarchica Italiana). Mi sono interessato subito a questo aspetto dell'anarchismo che non conoscevo, e non nascondo di criticarne alcune analisi e azioni così come ne condivida altrettante.
Un mondo, quello dell'anarchismo informale, che non conoscevo e che certamente è vivo, per quanto ricco di contraddizioni (talvolta anche insormontabili e insostenibili).
Oggi vi posto una lettera, che è anche una rivendicazione, scritta da Gianluca Iacovacci dalla cella di un carcere di Stato. Una lettera pubblicata sul mensile La Miccia, e che io ho trovato tra le pagine del sito RadioAzione.org.
Credo sia una lettera molto interessante, che svisceri alcuni punti fondamentali per incominciare a comprendere il fenomeno dell'informalità anarchica.

Cari compagni e coraggiosi resistenti, 
mi trovo prigioniero come tanti, colpito dalla repressione dello stato che ci vuole annientare.
Non per quello che si fa ma per ciò che ci siamo “azzardati” ad essere, a dire o pensare.
Mi trovo con Adriano e tanti altri sulla giostra inquisitoria della gogna mediatica antiterroristica della democrazia.
Voglio prima di tutto ringraziare tutte le compagne e i compagni che mi hanno portato Solidarietà anche oltre confine, direttamente e non, perché sono convinto che ci si sostiene anche solo con le proprie esistenze di lotta.

Abbiamo la stessa rabbia contro questo esistente grigio e misero che ci schiaccia e ne sentiamo le stesse ferite, ma proveremo la stessa gioia con la meravigliosa realtà dei nostri sogni e desideri.

La mia è una condizione di individuo ostile catturato e messo in cattività.
La prigionia ed i patimenti a cui vengo sottoposto sono stati escogitati premeditatamente da altri esseri umani, e dipendono dalla permanenza al potere del sistema che me li ha inflitti.
Sarò certo rinchiuso, ma lo Spirito e le idee continuano; non si possono tenere sotto chiave né addomesticare e questo non può che continuare a darmi la forza di resistere.

Con gioia e nelle mie piene volontà ho scelto l’anarchia e continuerò a farlo, amando la terra per ciò che è, alla continua ricerca di selvatichezza e dell’emancipazione dalle comodità, denaro compreso.
Vedo nell’Anarchia la pulsione selvaggia e primordiale ormai assopita, se non del tutto morta, nell’uomo civilizzato del progresso.
Non ho mai adoperato mezzi termini e maniere, accetto il rischio di dovermi procurare il cibo, coltivare e raccogliere quanto basta a nutrirmi.
Per arrivare a questo userò ogni mezzo necessario per convincere altri individui, dopodiché potrò anche rinunciare alla penna e all’inchiostro con cui scrivo la mia rabbia.

Sono da sempre al fianco della resistenza indigena, degli antiautoritari e nativi che lottano contro le prove di forza dello Stato delle Multinazionali, mettendo in pratica la resistenza attiva, il sabotaggio e l’azione diretta.
Supporto tutti/e i/le compagni e compagne che vogliono liberarsi dall’autorità e partecipano con determinazione alla Lotta internazionale anticapitalista e antimperialista.

Tralasciando il bene e il male o il giusto e sbagliato, che vanno bene per le suore e i preti, la mia posizione e di altri individui è spinta dai propri istinti, nelle possibilità dei propri mezzi e con le probabili conseguenze di rischio.

Ho sempre messo in una visione unica la Liberazione dell’Uomo da ogni padrone e dalle sue gabbie mentali e reali, con la Liberazione degli animali dalle strutture di tortura e morte, e ogni altro luogo che trasforma un vivente in prodotto, oggetto o svago.

Sono anarchico, non appartengo a questo tempo di non-vita meccanizzata ad uso e consumo dei governi. Non riconosco nessuno Stato, tribunale o qualsiasi altra istituzione e autorità, né i sistemi giuridici, militari, civili e religiosi.

Per i giudici e magistrati in vestaglia dell’inquisizione non sono altro che una pratica burocratica a giustificare i loro stipendi. Giudizi non ne voglio, soprattutto da chi non sa amare la terra, lottare e sognare, ma sa far solo il suo mestiere ed eseguire ordini; non ne voglio tantomeno dal popolo, coccolato da sempre nel ventre putrido dello Stato e legato ad ogni costo alla democrazia che come parola ha ancora un buon effetto soporifero.

Questi Uomini di legge giocano con le loro leggi fasciste-democratiche per vomitare sentenza, e nel mio caso “l’appartenenza” a un’associazione terroristica organizzata, come lo sono in realtà lo Stato, gli eserciti e le Multinazionali.

Entrando nella fastidiosissima e paranoica caccia alle streghe, detta anche questione giudiziaria, anche una scritta su un muro viene catalogata dalla polizia Politica come “azione/atto terroristico in esecuzione del programma (?) eversivo F.A.I….”, in casi differenti individualmente o insieme al compagno e fratello Adriano, a cui non trovo altro modo per esprimergli il mio affetto e la mia Solidarietà se non con la mia determinazione, già contraccambiata con il suo coraggio e forza di Spirito.

Questi giochetti se li possono tenere da parte. Mi sarei risparmiato parecchie rogne “formali” visto che l’informalità è la mia realtà, ma non sono da solo (nel caso) in mani nemiche.

Le azioni a cui si riferiscono nello specifico, che non eseguono nessun “programma”, sono state messe in pratica da me e dichiarate con comunicati FRONTE RIVOLUZIONARIO INTERNAZIONALE – FEDERAZIONE ANARCHICA INFORMALE/ Individualità Sovversive Anticivilizzazione e sanno bene, grazie alle loro amate telecamere, che sono state eseguite da una sola persona, cioè io, in risposta alla devastazione, per logiche di profitto, del Pianeta e delle terre in cui vivo e in Solidarietà con i ribelli in conflitto con l’esistente.

Il GPS, e altre diavolerie, che gentilmente i militari hanno installato su un auto da me in uso da un paio d’anni, mi collegherebbero, in modo indiziario o più, ad altre azioni dirette e sabotaggi. In certi casi viene da pensare alle amate biciclette, ma bisogna capire che stiamo combattendo un sistema che probabilmente vorrà installare rilevatori satellitari direttamente nelle teste delle persone.

Mentre qualcuno teneva in caldo le mogli di questi pedinatori, ho notato come hanno catalogato il materiale sequestrato e come hanno svolto i loro compitii di polizia politica nell’aver impaginato, anche in grassetto e copia-incolla, minuziosamente nei loro fogli, diverse azioni contro Entri energetici/industriali e commerciali, compreso un fantasioso furto di denaro, e altre inutilità, da un distributore incendiato. Per non intaccare la mia integrità, il coraggio e il sacrificio non mi piego al “colpevole-innocente”, è veramente troppo.

Che siano trenta o cento azioni non importa, vorrà dire che in Italia sono mille e nel mondo diecimila!

Comunque è ridicolo e banalmente sminuitivo discuterne dei fatti, sarebbe come annullare la visione reale di conflitto e Resistenza, e riconoscere la logica democratica del “gioco finito male” o dei buoni contro cattivi.

Ora gioiscano pure dei loro trofei di caccia questi giudici, sulla vita e sulla morte dei loro simili, mentre il pianeta muore e l’uomo decade. Ma tutto ha u inizio e una fine, come i loro organi e le ossa, la legge e l’ordine cadranno e ne resterà solo cenere e macerie.

La società è oramai una forzatura dei valori rabberciati e rattoppati qua elà, con sforzi coercitivi a tenerli insieme e allo stesso tempo usati per annientare individui ostili ad essi.

Da secoli in nome di Dio e Potere l’autorità impone la civilizzazione, l’ordine e la dottrina. Trasforma l’Uomo in macchina da forza lavoro, in contribuente e cavia per la scienza; quei pochi conservano nativa selvatichezza e un pensiero conflittuale li schiaccia con la violenza, il terrore e li rinchiude nelle galere o nei manicomi per “rieducarli”, fino a che non ne avrà il totale controllo.
In caso contrario agirà per il loro annientamento.

I pilastri della Civiltà stanno crolando sotto i colpi dei suoi stessi fallimenti. Sempre meno spazi restano vivibili e incontaminati, le guerre dilagano ovunque con tutte le conseguenze, e sono sempre più efferate a minacciare lo sterminio con armi tecnologiche e il dominio dei vinti.
Queste violente e gratuite capacità di dominio e tirannia dell’uomo civilizzato, sono tanto più efferate quanto la società è “avanzata” tecnologicamente.

La Resistenza della Macchina Tecnologica-industriale vive soltanto in un percorso di liberazione da ogni autorità e ordine, corre verso un’orizzonte degli eventi, un nulla non scritto. E la nuova resistenza selvaggia e informale che risponde, e prende iniziativa, contro la violenza dei governi sempre più blindati e spietati a reprimere gli oppositori, come le compagne e i compagni colpiti e rastrellati nelle “operazioni” persecutorie/repressive antianarchiche e controinsurrezionali.
Compagni che non si sono piegati alle torture e all’isolamento nelle sezioni speciali delle carceri e nemmeno alle ferite negli attacchi, persino alla morte.

Sono orgoglioso di essere forte della mia integrità di Spirito e di correre in questi sentieri difficili che ci aspettano, al fianco dei non-sottomessi e dei senza legge, gli ANARCHICI.
Eterni cospiratori, sognatrici e sognatori forgiati dal coraggio, che affrontano titaniche e TIRANNICHE forze e l’esistenza in una Vita non scritta. Con elementari e limitatissimi mezzi, eppure posseggono un irriducibile determinazione.
Per concludere vorrei incoraggiare tutti con una metafora di quello che sento in tutti voi: vedo lo Stato e l’ordine come un solitario Uomo civile sperduto nella Foresta, in balia di animali feroci. Allo scorgere dell’arrivo di una tempesta nella notte, quell’Uomo non teme più di diventare pasto delle belve ma trema all’arrivo della tempesta.

Dalle valli ai monti, dalle campagne alle Foreste, per la Liberazione del Pianeta e i suoi viventi. Perchè la terra vale più dello sporco denaro!

MORTE ALLA CIVILTA’!
LUNGA VITA ALL’ANARCHIA!

Gianluca Iacovacci
Prigioniero anarchico
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domenica 11 maggio 2014

L'antispecismo ai tempi del MC Donald's vegano



Vi incollo un documento che ho trovato in rete, su un noto social network:

L'antispecismo è il completamento delle ideologie antitotalitariste e anti-dominio. Riteniamo che gli individui non umani tutti, meritino le stesse libertà che esigiamo per gli individui umani oppressi dalla macchina del dominio e dello sfruttamento. Non è pensabile un mondo di liberi ed eguali, dove si ritengono alcuni individui ancora "diversi" solo perchè appartenenti a una specie diversa. Pensiamo che i concetti di individui inferiori, appartengano solo ai regimi di dominio, non alla società che vogliamo costruire distruggendo quella attuale. Premesso ciò, è aberrante il modo in cui l'antispecismo e i suoi principi, si stiano trasformando in una semplice e inutile propaganda di un regime dietetico diverso. Non sono antispecista perchè sono vegano, ma sono vegano perchè sono antispecista, il veganismo è solo un mezzo, ma non il fine. Non siamo vegan* perchè la frutta fa bene alla salute e la carne no, non siamo vegan* perchè la panna di soya è più leggera e quella di latte di mucca no. Siamo vegan* perchè siamo schifati dallo sterminio animale, dalla mercificazione di individui fatti nascere e crescere solo ed esclusivamente per essere massacrati e diventare prodotti in vendita nei supermercati. Siamo vegan* quindi, perchè boicottiamo lo sterminio animale, perchè non vogliamo più essere complici di un sistema simile, che mercifica e uccide, solo ed esclusivamente per il profitto. E siamo vegan*, perchè siamo stanchi di vedere le nostre foreste e il nostro pianeta, diventare un deserto di morte e di insegne luminose per sostenere una specie che si comporta ormai come un tumore maligno, che per vivere meglio sta distruggendo 3 miliardi di anni di evoluzione della vita sulla Terra. Siamo vegan* per queste ragioni, gli altri pro di questo cambiamento personale sono semplicemente pregi che ci spingono magari a vivere più facilmente questo cambiamento, ma non possono diventare le motivazioni del cambiamento.
Il capitalismo è infame, ed è marcente, ma cerca sempre di tornare alla ribalta in quest'epoca di crisi economica, ma sopratutto sociale. Ed ecco allora che nasce, con tutto il suo maleodorante aspetto, il mostro del capitalismo verde. Mc donald che si prepara a sfornare panini vegani, nestlè che si dà da fare per creare prodotti senza latte, le multinazionali che si mobilitano in massa per riprendere il mercato in mano, seguendo la scia del cambiamento degli schiavi consumatori.

Noi antispecist* non vogliamo l'adattamento della società specista e capitalista agli ideali antispecisti, noi vogliamo la distruzione di questa società, e la ricostruzione all'opposto. I mc donald li vogliamo in fiamme, non pieni di colori verdi e ammiccanti. I panini vegani, e voglio esere volgare, se li infilino in culo. Il mc donald va bruciato per i suoi stermini di massa di animali, ma anche per la sua collaborazione nella distruzione delle foreste, e per lo sfruttamento di bambini del sud del mondo per le sorpresine degli "happy meal" che di happy non hanno un cazzo, neanche i tumori all'intestino che spunteranno al bambino occidentale di turno quando crescerà mangiando merda, che sia o meno vegana.
Ricordatevi che le mucche vengono mandate al macello dagli stessi che ora vogliono vendervi i wrustel vegan nel supermercato, ricordatevelo bene, perchè a loro importano i soldi, i vostri compresi, ma non gli importa un cazzo nè della liberazione animale nè di quella umana.

Quello che noi dobbiamo fare, è distruggere questo sistema evitando il più possibile il fiorire del capitalismo verde, o torneremo a stare nelle nostre gabbie di scaffali in poco tempo. Autoproduciamoci, organizziamoci, guerrilla garden, orti collettivi, usciamo dalle logiche del dominio e dalle logiche del capitalismo, cerchiamo di boicottare questo sistema che ci vuole alla mercè del profitto, animali non umani o umani che siano, loro vogliono tutti schiavi, non vogliono cambiare, vogliono solo adattare l'oppressione al cambiamento sociale che è in atto.

Per chi vive in città magari, le difficoltà saranno più ampie di chi vive in campagna, ma per questo è necessario  più che mai un mutualismo anarchico tra tutt* gli/le antispecist*. Espropriamo spazi, costruiamo orti gratuiti dove prima vi era il cemento, combattiamo il capitale veramente, per farlo morire una volta per tutte, invece di dargli nuovi modi di opprimerci.

E ricordate che anche solo una pianta di zucchine in un vaso in balcone, può essere un attacco al capitale.<

NON CREDETE ALLE STRONZATE DEL CAPITALISMO VERDE, AUTOPRODUZIONE ED ESPROPRIAZIONE UNICHE SOLUZIONI!
GUERRA ALLO SPECISMO E AL CAPITALISMO,
LIBERAZIONE UMANA E DELLA TERRA!
NON IL MINIMO DANNO MA LA MASSIMA DISTRUZIONE!
ANARCHIA VERDE (A)
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sabato 3 maggio 2014

Primo Maggio, scontri a Torino: il comunicato della FAI


La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana esprime la propria solidarietà a Marco “Boba” e a tutte le vittime dell'aggressione delle forze dell'ordine al corteo del Primo Maggio a Torino. Nonostante le violenze e le provocazioni, tantissime persone, che non intendono subire lo sfruttamento del lavoro salariato, che si oppongono al razzismo, alla violenza poliziesca, al TAV, che non accettano che si acquistino gli F35, che occupano le case sfitte, insomma che non chinano la testa, hanno dato vita ad un corteo che ha strappato la giornata del Primo Maggio alle forze istituzionali.
Quanto avvenuto il Primo Maggio a Torino è l'ennesimo episodio che segna l'accentuarsi della violenza da parte dei sedicenti tutori dell'ordine, dopo quanto avvenuto il 12 aprile ed i giorni seguenti a Roma, dopo gli applausi agli assassini di Federico Adrovandi, dopo la morte di Riccardo Magherini nelle mani dei carabinieri.
La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana ribadisce l'impegno di tutta la Federazione per la riuscita della marcia popolare No TAV del 10 maggio a Torino, invitando tutti gli amanti della libertà a partecipare e a far partecipare; facciamo nostre le parole d'ordine della Federazione Anarchica Torinese:
Solidarietà a Marco, “Boba” arrestato nella Piazza del Primo Maggio. Una piazza di lotta. 
Lo vogliamo libero, vogliamo liberi tutti e tutte!
Vogliamo liberi Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò. 
Sabato 10 maggio marcia popolare No Tav a Torino
Appuntamento alle 14 in piazza Adriano.

Livorno 02/05/2014
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giovedì 1 maggio 2014

Il significato di ogni Primo Maggio



La giornata del primo Maggio è considerata nel mondo socialista come la festa del Lavoro. Si tratta di una falsa affermazione del 1° Maggio che ha talmente permeato la vita dei lavoratori che effettivamente in molti paesi, essi lo celebrano così. Infatti, il primo maggio non è un giorno di festa per i lavoratori ... No, i lavoratori non devono, quel giorno rimanere nelle loro officine o nei campi. Quel giorno, i lavoratori di tutti i paesi devono riunirsi in ogni villaggio, in ogni città, per organizzare delle riunioni di massa, non per festeggiare quel giorno così come lo concepiscono i socialisti statalisti ed in particolare i bolscevichi, ma per contare le loro forze, per determinare le possibilità di lotta diretta contro l’ordine marcio, vile schiavista, fondato sulla violenza e la menzogna.(Nestor Makhno)

Ancora una volta gli anarchici saranno in piazza il Primo Maggio per ricordare le ragioni di questa giornata.

Adolph Fischer, August Spies, George Engel, Albert Parson, Louis Lingg, Samuel Fielden e Michael Schwab vengono condannati a morte da una giuria di uomini d’affari, loro commessi e poliziotti, dopo una commedia infame in cui ci si appellava liberamente alla falsità ed allo spergiuro..

I primi quattro salirono il patibolo l’undici novembre del 1887, Louis Lingg si suicidò in carcere alla vigilia dell’esecuzione.

Sono i Martiri di Chicago, condannati a morte al termine di un processo ideologico intentato dagli Stati Uniti contro l’anarchismo e il movimento operaio.

I condannati infatti erano stati gli animatori della manifestazione del 1° maggio 1886 per la rivendicazione delle otto ore di lavoro, conclusasi nel sangue per le aggressioni della polizia e dei pistoleri dell’agenzia Pinkerton.

Come i capitalisti si impegnarono per il prolungamento della giornata lavorativa, così le organizzazioni degli operai fecero della sua riduzione uno dei loro principali obiettivi. Dopo l’approvazione, nel parlamento britannico, di una legge che limitava a 10 ore la giornata lavorativa, gli attivisti operai cominciarono a richiedere le otto ore di lavoro: nel 1855, a Melbourne, Australia, nasce lo slogan otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore di riposo; nel 1865 viene fondata la lega per le otto ore del Massachusetts; nel 1866, al congresso di Ginevra dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori, viene adottato l’obiettivo delle otto ore come limite della giornata lavorativa.

Nell’estate del 1884 i sindacati nordamericani indissero per il 1° maggio 1886 una giornata di lotta per rivendicare le otto ore di lavoro, una richiesta non particolarmente radicale, in quanto la legge federale gia’ dal 1867 prevedeva la giornata lavorativa di otto ore, che pero’, per le deroghe fatte firmare ai lavoratori dai datori di lavoro come condizione per l’assunzione e l’ignavia del governo Federale nel contrastare il fenomeno, veniva puntualmente aggirata e disattesa.

In seguito, le varie componenti del movimento operaio decisero di fare del Primo Maggio una giornata internazionale di lotta per commemorare i Martiri di Chicago e rivendicare le otto ore di lavoro.

Questo il fatto che appartiene al movimento anarchico, a tutto il Movimento Operaio, a chi lotti per l’abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e distribuzione e per la loro messa in comune.

Ma fin dall’inizio, anarchici e autoritari si divisero nell’interpretazione del Primo Maggio. La mozione approvata al congresso di fondazione della Seconda Internazionale recita: “Una grande manifestazione sara’ organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le citta’, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorita’ di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”. Mentre i socialisti autoritari e legalitari approfittano della giornata del Primo Maggio per fare propaganda ai propri candidati, i comunisti, i socialisti anarchici fanno del Primo Maggio, di ogni Primo Maggio, una tappa verso l’emancipazione della classe operaia attraverso l’azione diretta e l’autorganizzazione delle lotte.

Errico Malatesta ne parla in un articolo su Umanità Nova del 1922: “«Ricorderemo un fatto di cui qualcuno di noi fu testimone e parte. Era il Primo maggio del 1890. In Inghilterra la manifestazione per le otto ore prese proporzioni grandiose. In tutte le grandi città vi furono comizi e cortei di centinaia di migliaia di operai. Nell’Hyde Park di Londra si riunirono più di un milione di persone, piene di entusiasmo, pronte a tutto, ma purtroppo, al seguito dei capi». Malatesta contrappone due proposte politiche: quella degli anarchici («Volete le otto ore di lavoro? domani dopo aver lavorato otto ore, posate gli utensili e rifiutatevi a continuare – e sabato esigete il salario intero») e quella dei socialisti e dei dirigenti dei sindacati operai tra i quali John Burns («votare pei candidati socialisti, i quali, diventati deputati, avrebbero proposto al Parlamento la legge delle otto ore»). Il ricordo autobiografico è un pretesto per ribadire i vantaggi dell’azione diretta rispetto alle vie parlamentari: «La giornata legale di otto ore, divenne il motto d’ordine dei lavoratori inglesi, ed i padroni poterono continuare a farli lavorare nove ore o dieci. […] Giovanni Burns divenne deputato e poi ministro, ma delle otto ore non si parlò più. Quando impareranno i lavoratori a fare da loro, ed a comprendere che dando il potere sia pure ai loro migliori ne fanno fatalmente dei nemici!».

Dopo che per anni, da destra e da sinistra, si è cercato di trasformare il Primo maggio in un normale giorno di festa; si è tentato di travisare le ragioni del movimento operaio e di nascondere le origini anarchiche del Primo Maggio in nome di un nuovismo funzionale solo agli interessi dei capitalisti e dei governi, si è tentato di nascondere la Giornata Internazionale di Lotta dei Lavoratori sotto il clamore mediatico di una cerimonia medievale legata a superstizioni abilmente coltivate dalle classi dominanti, o addirittura di abolire il Primo Maggio; oggi le ragioni degli anarchici, le ragioni del Movimento Operaio, le ragioni del Primo Maggio sono più vive che mai.

[...]

Viva il Primo Maggio!
Viva il movimento internazionale dei lavoratori!
Viva l’emancipazione della classe operaia!

Tiziano Antonelli, da Umanità Nova
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lunedì 28 aprile 2014

I nemici dell'Uomo Libero



"L'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene".
Falso. L'uomo nasce già in catene. Catene culturali, catene economiche, catene sociali, catene politiche. Ovunque catene.
Nasciamo in catene e ci educano insegnandoci che quelle catene ci sono utili. Anzi, ci sono necessarie. Senza quelle catene saremmo bestie, barbari feroci, uomini di Neanderthal. Senza quelle catene non sapremmo camminare, parlare, amare, pensare, vivere. 
Se qualcuno si alza e comincia a negare l'utilità delle catene, viene tacciato d'essere un utopista: "non possiamo che vivere così", gli viene risposto.
Se qualcuno, dopo averne negato l'utilità, comincia persino a dichiarare la nocività delle catene per il libero e naturale sviluppo umano, allora l'accusa cambia: da utopista a pericoloso sovversivo.
Se qualcuno, dopo aver dichiarato che le catene sono nocive, comincia anche a spezzarle, smette di essere un sovversivo e diviene ufficialmente un terrorista, un nichilista, un black bloc, un autonomo.

Due sono i nemici dell'Uomo Libero: il padrone e l'uomo ancora in catene.
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venerdì 25 aprile 2014

Riflessione su questo 25 aprile



Cerchiamo di capirci subito: riflettere su questo 25 aprile non significa riflettere sul 25 aprile in generale. Il significato della giornata in cui si festeggia l'insurrezione contro gli occupanti nazifascisti, e la liberazione dal fascismo inteso come sistema di governo e di Stato, non cambia di anno in anno: rimane immutabile, come la gloria imperitura che meritano i nostri partigiani, gli unici veri eroi dell'italia unita.
Rifletto oggi su questo 25 aprile che ha avuto qualche momento di tensione nel corteo romano (alcuni sionisti hanno protestato per la presenza, nel corteo dell'Anpi, delle bandiere palestinesi), ma che in generale è passato tranquillo e quasi non ci siamo accorti che si trattava di una festa "nazionale". Anni fa, quando ancora bazzicavo gli ambienti partitico-istituzionali della cosiddetta "sinistra radicale", in ogni comune italiano venivano organizzati eventi e iniziative per rinverdire il ricordo e il messaggio della Resistenza, della Liberazione, della lotta partigiana, dell'antifascismo. Ricordo partiti come Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani, persino i DS intenti ad organizzare cortei, convegni, concerti, assemblee, cineforum, incontri con reduci. I muri dei quartieri e dei piccoli centri erano tappezzati di manifesti che annunciavano una iniziativa. 
Oggi non più. Nel mio quartiere (Ponte di Nona, estrema periferia orientale di Roma) non c'è un solo manifesto del PD, di SEL o di qualsiasi altra realtà sociale e di movimento che inneggi al 25 Aprile. Vedo i manifesti coi faccioni di Giovanni XXIII e di Giovani Paolo II, che tra due giorni saranno santificati; osservo, con un brivido di intimo sbigottimento, i manifesti del Ministero della Difesa che glorificano la Liberazione. Nient'altro che questo. Né un manifesto comunista, né un volantino anarchico, né una iniziativa dell'Anpi di zona o di qualche movimento territoriale di sinistra.

Negli anni passati avevo già notato una diminuzione di iniziative e, in generale, di affezione. Esclusi noi irriducibili (comunisti, anarchici, antifascisti e antiautoritari), da un po' di anni non si avverte più un comune sentire coi milioni di italiani che dovrebbero, con orgoglio e gratitudine, festeggiare questa giornata. I partiti della sinistra istituzionale, ormai, non dedicano energie ad organizzare qualcosa per questa giornata; le altre realtà subiscono una fase di riflusso (chi più e chi meno, perché non tutti la subiscono in egual misura), dovuta forse ad una diminuzione di momenti di radicalità e conflitto, perché nessuna lotta sociale ha raggiunto livelli pari a quella No Tav, che ad oggi può essere considerata la madre di tutte le battaglie d'attualità.
L'anno scorso ho festeggiato il 25 Aprile al Pigneto, quartiere popolare di Roma con una forte e radicata tradizione antifascista e di sinistra. Ebbene già in quell'occasione avevo visto una diminuzione sensibile di presenze e di iniziative: dalle semplici bancarelle con libri o bandiere ai luoghi di ristoro, dai tavoli per la raccolta firme a momenti culturali o musicali. Quest'anno, se possibile, ho avvertito ancora maggior partecipazione, reale e emotiva.

Non è il momento - se mai lo è stato - delle analisi approfondite e delle riflessioni articolate. E', e sempre sarà, innanzi tutto il momento dell'azione. Va, però, considerata necessaria una seppur minima riflessione su cosa sta accadendo dentro il mondo antifascista e, in generale, antagonista. Si può fare qualcosa di più? Certo. Si deve fare qualcosa di più? Assolutamente di più. Cosa? Bisogna "fare", nel senso che bisogna agire, dedicare quel poco di tempo libero che ognuno ha a creare, in maniera orizzontale e realmente democratica, momenti di condivisione e di azione collettiva.
L'antifascismo, così come l'anticapitalismo, è innanzi tutto azione reale. Purtroppo anche la nostra comunità (mi perdoneranno i puristi se utilizzo questa espressione) soffre di "viralismo": troppo facebook e poca strada.
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giovedì 17 aprile 2014

Siamo fanatici della Libertà



"Sono un fanatico della Libertà", soleva dire Michail Bakunin, il più famoso anarchico russo, colui che diede all'anarchismo una connotazione politica, oltre che filosofico-esistenziale.
Questa frase mi ritorna in mente ogni volta che sento Berlusconi o qualche liberal-liberista (di destra o di sinistra, cambia davvero poco) ergersi a paladini della Libertà. Penso a quanto liberticida sia il liberismo, quanto autoritario sia il liberalismo. Ricordo che sono stati i liberali a fare i CPT e i CIE, a redigere il Trattato di Shengen, a creare i contratti di lavoro precari, ad abbassare i salari aumentando le ore di lavoro (e chiamando il tutto "produttività"), a decretare l'omicidio sociale in Grecia, a inventarsi i dogmi della concorrenza, della competitività e della stabilità. Tutte misure, queste, che hanno profondamente leso le libertà delle donne e degli uomini di ogni continente: la libertà di lavorare dignitosamente, la libertà di avere una famiglia e una casa a cui assicurare anche una sicurezza finanziaria, la libertà di movimento (garantita alle merci, non agli esseri umani), la libertà di sviluppare contestualmente capacità manuali ed intellettuali, la libertà di amare indipendentemente dal sesso del partner, la libertà di provare cure alternative per malattie o problemi di fertilità, la libertà di fumare cannabis anche solo per motivi curativi.
Ovunque i "paladini della Libertà" hanno messo divieti, sbarre, barriere, catene. E moltissimi hanno accettato queste limitazioni della Libertà (e chissà quante ancora saranno disposti ad accettare) in cambio di un tozzo di pane più o meno sicuro, di una casa che diventerà nostra dopo trent'anni di mutuo, di una auto che inquina e che ci fa passare anni della nostra vita nel traffico, del cibo scadente e a basso costo di molti supermercati (che hanno ammazzato il piccolo commercio rionale), di repressioni costanti esercitate in nome di una non meglio identificata "sicurezza".
Questi sono i paladini della Libertà. Io sto tra i fanatici della Libertà. Sto, cioè, esattamente dall'altra parte della barricata. Io non godo nel vedere gente rinchiusa in un CIE o sgomberata da un campo rom, seppur abusivo, o da una casa occupata, quando c'è un proliferare di case invendute nelle periferie delle città; io non gioisco quando sento parlare di costruire nuove prigioni, di sparare sui gommoni degli immigrati clandestini, di aumentare la flessibilità del mercato del lavoro.

Intorno a noi potrete costruire tutte le vostre prigioni, ma non ci toglierete mai la nostra umanità e la nostra irrefrenabile voglia di libertà.
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giovedì 19 dicembre 2013

Assedio al Lusso, una bella iniziativa



Sabato 21 dicembre alle ore 14,30 da Piazza San Marco a Firenze parte la manifestazione “Assedio al lusso” contro l’impoverimento generalizzato, le politiche di austerità anti-proletaria. Sarà una protesta che girerà nelle strade centrali della Firenze Vetrina nel pieno dello shopping natalizio.
La manifestazione è stata proposta dal Movimento Lotta per la Casa e definita in una serie di assemblee aperte dove hanno partecipato e si sono fatti coorganizzatori varie realtà tra cui l’USI FI e ha aderito l’Ateneo Libertario Fiorentino.
Come area liberaria fiorentina saremo in piazza con bandiere, uno striscione ad Hoc ed un nostro volantino. L’invito ovviamente è ai compagni delle altre località a partecipare con bandiere ed altro.
In allegato il nostro volantino, firmato da Ateneo Libertario F., USI FI e Individualità Anarchiche.

CONTRO IL LUSSO DI LOR SIGNORI
PER L’UNITA’ DI TUTTI GLI OPPRESSI E DI TUTTI GLI SFRUTTATI
Perché oggi siamo qui a manifestare la nostra rabbia contro il lusso invece di fare shoppimg?
1. Perché avremmo ben poco da comprare, Gli stipendi quando esistono sono fermi, mentre i prezzi volano. Il lavoro non c’è o quando c’è è precario, è a intermittenza, è a capriccio di Lor Signori! Più di un italiano su 10 è povero in canna, uno su 3 è sull’orlo della miseria. In Grecia questi numeri sono doppi. Tra i lavoratori immigrati i poveri sono la larga maggioranza.
2. Perché i beni di lusso vanno alla grande nonostante la crisi e questo dimostra che non siamo tutti sulla stessa barca. Al contrario ci sono in giro parecchi pescecani che sulla crisi si sono arricchiti ancora di più di quanto lo fossero già: grandi e medi imprenditori, banchieri, finanzieri, speculatori, politici, burocrati e lacchè di vario genere.
3. Perché molte delle merci che vengono vendute a prezzi esorbitanti nel centro di Firenze, sono prodotte grazie allo sfruttamento schiavistico e disumano dei lavoratori di etnie diverse dalla nostra, i quali spesso ci rimettono direttamente la vita! (vedi la recente tragedia dei lavoratori cinesi morti bruciati in una fabbrica tessile pratese).
4. Perché noi al contrario dei cosddetti “Forconi” non lottiamo per una “comunità nazionale” . Noi lottiamo per la comunità degli oppressi, degli sfruttati, indipendentemente dalla nazionalità, dall’etnia, dal colore della pelle. E lottiamo contro la “comunità” degli oppressori, degli sfruttatori, dei pescecani di ogni razza e colore.
5. Perché è da qui, dalla Città –Vetrina di Firenze, che è partita la scalata politica del ”ragazzo prodigio”, portatore di un modello sociale che esalta tutto lo schifo di questa sistema. Stiamo parlando di quel Matteo Renzi, sindaco di Firenze e neo –segretario del PD che si è fatto conoscere in questi anni a Firenze per gli sgomberi violenti della povera gente, per la svendita del patrimonio immobiliare oubblico, per le privatizzazioni selvagge (vedi l’ATAF) e per i tagli all’assistenza degli anziani e dei disabili. Quello stesso Renzi che come futuro premier promette fin da ora un lavoro ancora più precario di quello di oggi.
6. Perché siamo stanchi di consumi imposti, di un modello di vita che non ci appartiene,di una pubblicità che mostra un benessere inesistente, mentre intanto i tagli continui alla sanità costringono ormai le persone a pagarsi praticamente ogni tipo di diagnosi e cura, o in molti casi a rinunciare di curarsi.
7. Perché vogliamo una società diversa non più basata sul comando e sullo sfruttamento, ma sull’uguaglianza, sulla libertà, sull’autodeterminazione consapevole degli individui.
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giovedì 12 dicembre 2013

Schattenlicht - Frei

Oggi vi propongo una Black Metal band anarchica, proveniente dall'Austria. Che ve ne pare?


 

venerdì 7 settembre 2012

Lo Stato non è la Patria (M. Bakunin)




La gioventù mazziniano-garibaldina non s’era mai posta questa domanda: che rappresenta effettivamente un tale Stato italiano pel popolo? Perché mai deve amarlo e tutto a lui sacrificare? Quando si faceva questa domanda a Mazzini - e ciò non accadeva che raramente, tanto sembrava semplice e facile - egli rispondeva con gran parole: «Patria donata da Dio! Santa missione storica! Culto delle tombe!Ricordo solenne dei martiri! Lungo e glorioso sviluppo delle tradizioni! Roma antica! Roma dei papi! Gregorio VIII! Dante! Savonarola! Roma del popolo!». Tutto ciò era così nebuloso, così bello, e nel medesimo tempo sì assurdo, da essere sufficiente per abbagliare e stordire i giovani spiriti, più adatti d’altronde all’entusiasmo e alla fede che alla ragione e alla critica. E la gioventù italiana, mentre si faceva uccidere per questa Patria astratta, malediceva la brutalità e il materialismo delle masse, dei contadini in particolare, che mai si son mostrati disposti al sacrificio per la grandezza e per l’indipendenza di questa Patria politica, dello Stato.
Se la gioventù si fosse data la briga di riflettere avrebbe capito, e forse da lungo tempo, che l’indifferenza ben netta delle masse popolari pel destino dello Stato italiano non solo non è un disonore per esse, ma prova, al contrario, d’una intelligenza istintiva che fa comprendere come questo Stato unitario e centralizzato sia, per sua natura, a loro estraneo, ostile, e proficuo solo, per le classi privilegiate di cui garantisce, a lor danno, il dominio e la ricchezza. La prosperità dello Stato è la miseria della nazione reale, del popolo; la grandezza e la potenza dello Stato è la schiavitù del popolo. Il popolo è il nemico naturale e legittimo dello Stato; e sebbene si sottometta - troppo sovente, ahimè - alle autorità, ogni forma di autorità gli è odiosa.
Lo Stato non è la Patria; è l’astrazione, la finzione metafisica, mistica, politica, giuridica della Patria; ma si tratta di un amore naturale, reale; il patriottismo del popolo non è un’idea, ma un fatto; e il patriottismo politico, l’amore dello Stato, non è la giusta espressione di questo fatto, ma un’espressione snaturata per mezzo d’una menzognera astrazione, sempre a profitto di una minoranza che sfrutta. La Patria, la nazionalità, come l’individualità è un fatto naturale e sociale, fisiologico e storico al tempo stesso; non è un principio. Non si può definire principio umano che quello che è universale, comune a tutti gli uomini; ma la nazionalità li separa: non è, dunque, un principio. Principio è, invece, il rispetto che ognuno deve avere pei fatti naturali, reali o sociali. E la nazionalità, come l’individualità, è uno di questi fatti. Dobbiamo, dunque rispettarla. Violarla è un misfatto e, per parlare il linguaggio di Mazzini, diviene un sacro principio ogni volta che è minacciata e violata. Ed è per questo ch’io mi sento sempre e francamente il patriota di tutte le patrie oppresse. La Patria rappresenta il diritto incontestabile e sacro di tutti gli uomini, associazioni, comuni, regioni, nazioni, di vivere, pensare, volere, agire a loro modo e questo modo è sempre il risultato incontestabile di un lungo sviluppo storico.

Michail Bakunin

venerdì 13 luglio 2012

Gli elementi della Libertà



Io non sono veramente libero fino a quando tutte le persone che mi circondano non sono egualmente libere. Il limite della mia libertà non è la libertà altrui; bensì, è la schiavitù altrui a limitare la mia libertà. Allo stesso modo di come la bestialità altrui sia la negazione della mia umanità.
La libertà non può essere realizzata da soli. La solitudine non è libertà. Essere liberi di far ciò che si vuole indipendentemente dagli altri non è libertà. La libertà si realizza sempre e solo nella società, nella stretta uguaglianza e solidarietà di ognuno con tutti. 
Vi si possono distinguere vari momenti o elementi di sviluppo della libertà:
- Elemento sociale: è il pieno sviluppo e il pieno godimento di tutte le facoltà e potenzialità umane per ciascuno attraverso l’educazione, l’istituzione scientifica e la prosperità materiale, tutte cose che non possono essere date da ciascuno se non con il lavoro collettivo, materiale ed intellettuale, muscolare e nervoso della società tutta intera;
- Elemento ribelle: è la rivolta dell’individuo umano contro ogni autorità divina e umana, collettiva e individuale, che sia imposta dall'alto invece che stabilita dal basso.

Prima di tutto è la ribellione contro il fantasma supremo della teologia, contro Dio. È evidente che fintanto avremo un padrone nel cielo, noi saremo schiavi sulla terra. Finchè crederemo di dovergli un obbedienza assoluta, e di fronte a un Dio non è possibile altra obbedienza, dovremo necessariamente sottometterci passivamente e senza la minima critica alla santa autorità dei suoi intermediari e dei suoi eletti.
Da ciò ne consegue un'altra ribellione, forse più importante: la ribellione contro il Sistema, la tirannia fondata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e la competizione economica, sulla mercificazione dei prodotti e dei rapporti umani, sul profitto. Ogni forma di autorità, sia essa individuale o collettiva, che discende dall'alto e non è viceversa stabilita dalla libera associazione di donne e uomini Liberi e Uguali, va contrastata. Insieme agli altri uomini che si sono liberati da questa schiavitù e voglio liberare gli altri uomini ancora schiavi, seppur inconsapevoli.
Come liberarsi? Per ribellarsi contro questa tirannia che la società esercita su di lui, l’uomo deve almeno in parte ribellarsi contro se stesso, in quanto egli stesso non è altro che il prodotto della società., con tutte le sue tendenze e aspirazioni materiali, intellettuali e morali.

Michele Bacunino

lunedì 25 giugno 2012

Contro l'iniquità, per la libertà



Non solo si può essere contro la privatizzazione degli strumenti, dei beni e dei saperi; bisogna esserlo sempre, anche a rischio di apparire velleitari o utopisti. Noi crediamo che tutto vada messo in comune, in maniera orizzontale. Per questo siamo contro il copyright e contro la proprietà privata (del singolo, dell'azienda o dello Stato) degli strumenti di produzione della ricchezza economica e culturale di una comunità. Solo così realizzeremo la vera uguaglianza: dentro, e non contro, la libertà di tutti e di ciascuno. 
Dobbiamo essere liberi, perché uguali. Dobbiamo essere uguali, perché liberi. Dobbiamo essere in uno stato di parità, esercitando ciascuno le proprie libere inclinazioni ed aspirazioni senza compromettere il bene della comunità.
Combattere l'iniquità significa combattere per la libertà. In ogni luogo di lavoro e di vita. Autorganizzarsi e autogestirsi, senza delegare. La delega può esserci, sia chiaro: ma deve essere momentanea, a breve termine e sempre revocabile. Altrimenti diventa burocrazia: nel pubblico o nel privato, la burocrazia è sempre negativa. Perché trasforma la libertà in sopruso e l'uguaglianza in appiattimento. Perché alimenta il privilegio e  mortifica il merito e le capacità.

Karl Kaphyer

mercoledì 13 giugno 2012

FAInformale? Ma quali anarchici...



10 arresti, 24 indagati, 40 perquisizioni. Lo Stato contro i sedicenti anarchici della FAInformale. Dico sedicenti perchè definirli "anarchici" è un errore formale e sostanziale.
Lo avevo scritto subito. Appena la notizia della gambizzazione dell'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare aveva fatto il giro dei media, rivendicato dalla sigla "Federazione Anarchica Informale (FAI)". Questi non sono anarchici. Gli anarchici non gambizzano. Lo fanno i mafiosi o i brigatisti rossi e neri. Gli anarchici mettono bombe al Parlamento. Accoltellano tiranni e uccidono re o presidenti. Non gambizzano. E', quindi, con sommo piacere che constato quanto avessi visto giusto: la Federazione Anarchica Italiana,  cioè l'unica organizzazione libertaria che può fregiarsi dell'acronimo FAI, nonché la più antica organizzazione anarchica italiana, ha tenuto un convegno al termine del quale ha prodotto il seguente documento politico, in cui vengono prese nettamente le distanze dai sedicenti anarchici informali:

Della lotta armata e di alcuni imbecilli
Nel nostro paese la situazione politica e sociale mostra chiari segni di un'involuzione autoritaria su scala globale. Il dispiegarsi di politiche disciplinari in risposta alle questioni sociali è segno che il tempo dei compromessi, delle socialdemocrazie sta tramontando. Potremmo dover fare i conti con il rischio che si impongano regimi decisamente autoritari. La criminalizzazione dei movimenti sociali e degli anarchici, prepara il terreno e nuovi dispositivi repressivi: nuove leggi, nuovi procedimenti penali, una sempre più forte torsione delle normative vigenti, un sempre maggior controllo militare del territorio. 


L'immediata gestione mediatica del mostruoso attentato di Brindisi la dice lunga su quali sono le intenzioni dell'oligarchia al potere. Un atto vile, di terrorismo indiscriminato, contro delle giovani donne, antisociale e criminale, viene tranquillamente assimilato ad episodi di lotta armata, magari con origini greche o con contorno mafioso, con l'obiettivo palese della realizzazione dell'unità di tutti gli schieramenti in difesa dello Stato, un'unità che abbiamo visto all'opera negli anni della solidarietà nazionale, delle leggi speciali, dell'arretramento sociale e culturale del paese. 



Anche il ferimento dell'AD di Ansaldo nucleare e la rivendicazione inviata al Corsera dal nucleo "Olga" della FAInformale dimostrano come azione e comunicazione si intreccino e si confondano in un gioco di specchi infinito e deformante. Occorre osservare con attenzione per coglierne l'intima trama.

I media, gli stessi che minimizzano da sempre la ferocia della guerra che l'esercito italiano combatte in Afganistan, hanno sparato a zero contro il movimento anarchico, quel movimento che non si sottrae alle lotte sociali, che è in prima fila nei movimenti per la difesa ambientale, contro la guerra e il militarismo, contro le leggi razziste e le politiche securitarie nel nostro paese.
Giornali, radio e televisioni, che nell'immediato non avevano alzato i toni, si scatenano dopo la rivendicazione.



Nelle crisi sono sempre ricercati dei capri espiatori, su cui indirizzare l'attenzione della cosiddetta pubblica opinione. Come sono riusciti negli anni '80 a svuotare di segno e di contenuto la ricchezza dei movimenti del decennio precedente, rovesciandogli addosso, a tutti ed indistintamente, la responsabilità del lottarmatismo, facendo di ogni erba un fascio, comminando carcere a pioggia, provocando divisioni e contrapposizioni, così oggi c'è chi intende rispolverare i vecchi arnesi della criminalizzazione preventiva. 

D'altronde la situazione per governi e padroni non è facile: devono far digerire misure sempre più indigeste e in loro cresce la paura di una ribellione sociale. 
Il ferimento di Adinolfi è stato colto al volo per rilanciare, dopo le varie informative dei servizi segreti sul pericolo "anarco-insurrezionalista", l'incombenza della minaccia terroristica di matrice anarchica, collegandolo al malcontento sociale crescente, al movimento NoTav e, in generale, contro ogni forma di opposizione sociale. 
Se l'operazione in corso è questa, è evidente che bisogna aspettarsi sempre nuove operazioni repressive. 
In una situazione dove l'aggressione alla qualità della vita della popolazione si sta intensificando, soprattutto nel settore del lavoro dipendente, del precariato, del piccolo artigianato e commercio, e dove ci sarebbe bisogno di tutta la partecipazione, di tutta l'intelligenza e della capacità collettiva per organizzare risposte incisive, promuovere lotte, sviluppare iniziative di solidarietà sociale, dare ossigeno alle forme autogestionarie di risposta concreta alla crisi, appare inevitabile doversi misurare con chi pensa che un gruppo, un'organizzazione, dura, combattente, clandestina, possa ottenere risultati efficaci, con chi pensa di avere la risposta in tasca. Come il gruppo che ha firmato l'attentato al dirigente di Ansaldo Nucleare rivendicando la sua appartenenza alla federazione anarchica informale. Soprattutto se l'enfasi mediatica con il quale vengono riportate queste azioni è funzionale al coinvolgimento di tutto il movimento anarchico in un processo di criminalizzazione generale, che ha investito pesantemente anche la Federazione Anarchica Italiana.
Non per caso il testo del nucleo "Olga" viene pubblicato integralmente dal Corriere della sera, che decide in tal modo di fare da megafono alla FAInformale. Viene da chiedersi il perché. La risposta non è difficile. 
Il comunicato, dopo le prime righe sulla questione nucleare, è dedicato alla propaganda: buona parte del documento è un attacco violentissimo al movimento anarchico nelle sue tante componenti. 
Tutti i quotidiani, i GR e i telegiornali dedicano ampio spazio ad un testo in cui si sostiene che gran parte del movimento anarchico fa proprio un anarchismo "ideologico e cinico, svuotato da ogni alito di vita". Non solo. Secondo gli informali gli anarchici impegnati nelle lotte sociali "lavorerebbero per il rafforzamento della democrazia". Ossia per il mantenimento dell'ordine gerarchico. 
Chi legge ha l'impressione che lo scopo reale dell'azione non fosse tanto un monito ai signori dell'atomo, quanto l'ottenere l'audience adatta a far sapere a tutti la propria opinione sul movimento anarchico.
L'azione degli anarchici è descritta come mera attività ludica, "ascoltare musica alternativa" mentre il "nuovo anarchismo" nasce dal gesto di "impugnare la pistola", dalla scelta della "lotta armata".
Il mezzo annebbia a tal punto il fine che i supereroi da cartone animato, che non amano "la retorica violentista ma con piacere" hanno "armato" le proprie mani non si rendono conto che nel nostro paese il nucleare è al momento uscito di scena, grazie alle lotte e ai movimenti popolari. 
Azioni dirette, senza delega, concrete e capaci di mostrare che è possibile prendere in mano il proprio destino, lottare contro i giganti dell'atomo e sconfiggerli, come a Scanzano Jonico e nei blocchi dei trasporti nucleari tra l'Italia e la Francia, dove gli anarchici erano in prima fila. 
Ogni giorno gli anarchici partecipano alle lotte per difesa del territorio e per l'autogoverno, contro i padroni per la realizzazione di margini di autonomia dei lavoratori dalla schiavitù salariata, contro la guerra e le produzioni militari, per una società senza eserciti e frontiere, contro il razzismo, il sessimo, la guerra ai poveri e alle donne. 
Gli anarchici, che subiscono lo sfruttamento e l'oppressione come tutti, a fianco di ogni altro sfruttato ed oppresso, si battono contro lo stato e il capitalismo per creare le condizioni per abbatterli, mirando a spezzare l'ordine materiale e, insieme, quello simbolico, consapevoli che non basta distruggere ma occorre saper costruire. Costruire senza timore che la casa venga abbattuta, sapendo che ogni spazio liberato, anche per pochi momenti, diviene luogo di sperimentazioni dove tanti assaporano il gusto di una libertà che non è astrazione poetica ma concreta edificazione di un ambito politico non statale. 
Azioni che prefigurano sin da ora relazioni politiche e sociali di segno diverso, che non si limitano al "sogno di un'umanità libera dalla schiavitù" perché il percorso di libertà non è un "sogno" ma la scommessa quotidiana dentro le realtà sociali in cui siamo forzati a vivere e che vogliamo contribuire a cambiare. Non da soli. Mai da soli, perché l'umanità è fatta di persone in carne ed ossa, perché agire in nome di un'astratta "umanità" è tipico degli stati, delle religioni, persino del capitalismo che promette senza mantenere benessere e felicità. Non degli anarchici. 
La pratica della libertà attraverso la libertà può essere contagiosa ma non si può certo imporre. 
Gli estensori del comunicato rifuggono il "consenso" e cercano "complicità". Se ne infischiano del fine e pensano solo al mezzo, di fatto rinunciando ad ogni prospettiva di rivoluzione sociale anarchica. Il loro linguaggio e la loro pratica sono un cocktail di pratica avanguardista e retorica estetizzante. 
Inevitabile che i media dessero loro ampio spazio, seguendo linee interpretative a volte divaricate, altre volte intrecciate. La maggior parte degli organi di informazione ha imbastito teoremi per mettere in relazione le lotte sociali e la FAI informale, in un rapporto quasi simbiotico. 
Gli anarchici sono serrati in una morsa interpretativa: da un lato descritti come "terroristi" o loro tifosi, dall'altro come burocrati inoffensivi.
Una morsa che probabilmente sarà gradita a chi si compiace del gesto, vi si appaga in un'estasi esistenziale in cui il bagliore di un attimo compensa il grigiore di una quotidianità spesa nel silenzio e nell'attesa di un'altra occasione per far salire l'adrenalina. "Per quanto lieve sia questo bagliore – scrivono – la qualità della vita ne sarà sempre arricchita". Tra un pacco postale e una pallottola alle gambe potranno crogiolarsi nella fama di carta che i media pagati da padroni e partiti vorranno regalare loro. 



Al di là dell'uso mediatico dell'attentato ad Adinolfi, resta il dato politico del riproporsi di un avanguardismo armato, che oltre le seduzioni semantiche, ricalca una parabola da partitino autoritario, che culla l'illusione di potersi ergere a guida di quanti giudicano intollerabile il mondo dove viviamo. Non a caso al processo per le cosiddette "nuove BR", persone lontanissime dall'anarchismo hanno manifestato entusiasmo per l'attentato di Genova. È l'apoteosi del mezzo, che non si cura del fine. Una sorta di trasversalità dell'agire colma l'apparente distanza dei progetti. In realtà questa distanza si dissolve allorché questa pratica si sviluppa in opposizione alle lotte sociali, inevitabilmente costrette in quello che il nucleo "Olga" chiama "cittadinismo". Con questo termine bollano le lotte popolari che in questi anni, con crescente radicalità organizzativa hanno più volte messo in difficoltà i governi che si sono succeduti, ledendo gli interessi delle grandi imprese ed inaugurando pratiche di partecipazione certo non anarchiche ma sicuramente lontane dalla triste abitudine alla delega in bianco elettorale. 

Fuori dalle lotte sociali cosa resta? Il partito, null'altro che il partito. Non a caso i fautori della federazione informale si sono dotati di una sigla-contenitore, riducendo il percorso di affinità alla pratica di azioni violente. Prescindiamo dal fatto banale – anche se grave - che in tal modo si offre una sponda ad infinite operazioni repressive basate su reati associativi. Andiamo oltre anche al rischio palese che un giorno o l'altro Stato o fascisti possano usare la sigla per scopi propri, utilizzando la sponda loro ingenuamente offerta. 
Se l'esito è il partito, l'organizzazione che agisce dove altri non agirebbero, l'organizzazione che si pone in lotta privata con lo Stato e i padroni, allora quest'esito conduce direttamente fuori dall'anarchismo. 
L'anarchismo è altrove. L'anarchismo non si impone, ma si propone. Ogni giorno, giorno dopo giorno, nell'auspicio che si fa agire concreto perché gli sfruttati, se vogliono, possono creare le condizioni per fare a meno di chi li sfrutta, perché gli oppressi, se vogliono, possono lottare per liberarsi da chi li opprime. È questione di pratica, di ginnastica della rivoluzione, di sperimentazione del possibile e del desiderabile, di messa in gioco quotidiana. 
Nell'estasi superomista del gesto che appaga, scrivono con disprezzo che per gli anarchici sociali "unica bussola è il codice penale". Scrivono "costi quel che costi": gli anarchici il prezzo lo pagano ogni giorno. Anche, ma non è né un vanto né una lamentela, di fronte ai tribunali, che ci presentano il conto per le lotte cui partecipiamo. 



Gli autori del comunicato usano il termine "federazione" ma riducono il federalismo alla relazione intangibile tra chi si riconosce nella pistola che spara o nel pacco che deflagra, non certo nella volontà di costruire un ambito di relazioni che si impegni a coniugare libertà ed organizzazione. 

I detrattori dell'anarchismo sostengono che è impossibile coniugare libertà e organizzazione, anarchia e organizzazione, poiché identificano l'organizzazione con la gerarchia, con lo Stato, con l'imposizione violenta di un ordine sociale che limita la libertà e trasforma l'uguaglianza in uno scheletro formale senza base materiale. 
I sostenitori della democrazia parlamentare ritengono che la libertà vada limitata, perché, al di là della retorica sul potere popolare, non vedono la libertà come il segno distintivo di un'umanità che si emancipa dalla sottomissione ad un qualsivoglia ordine gerarchico, ma come pericolo da ingabbiare. Per i democratici l'unico modo di regolare i conflitti, la giungla sociale, è nell'imposizione violenta di regole fissate in base al principio di maggioranza. 
Gli esponenti del nucleo Olga adottano la giungla sociale con cui gli Stati giustificano la loro esistenza, come puntello ad un agire per il gusto d'agire, un agire che rifugge con sdegno ogni riflessione sull'etica della responsabilità, sulla necessità morale e politica di costruire strade che tutti possano e vogliano percorrere. Un agire che basta a se stesso, senza alcuna attenzione a coloro, senza i quali, piaccia o non piaccia, si fa la guerra privata allo Stato, non la rivoluzione. Nel loro scritto proclamano "il piacere di aver realizzato pienamente e aver vissuto qui e oggi la ‘nostra' rivoluzione". In questo modo la rivoluzione sociale si riduce ad una pratica autoerotica in club privé. 



L'anarchismo si è sempre basato sulla consapevolezza nello scegliersi azioni ed obiettivi, e sulla responsabilità personale nel perseguirle: esso rimanda sempre alla coscienza degli individui e alla interpretazione del momento storico in cui essi vivono.

L'efficacia dell'azione diretta non viene espressa dal grado di violenza in essa contenuta, quanto piuttosto dalla capacità di indicare una strada praticabile da tutti, di costruire una forza collettiva in grado di ridurre la violenza al minimo livello possibile all'interno del processo di trasformazione rivoluzionaria.
La violenza se eretta a sistema rigenera lo Stato. 



La scommessa degli anarchici organizzatori è quella di costruire ambiti di relazione politica e sociale, che, con il loro stesso esistere, prefigurino relazioni sociali libere, dove il legame organizzativo amplifica la libertà del singolo. L'anarchismo sociale non è permeato da alcuna pretesa che esista la formula definitiva per la società anarchica, ma si interroga e interrogandosi prova a praticare una relazione tra diversi che miri alla sintesi possibile, nel rispetto delle differenze di ciascuno e ciascuna. Siamo consapevoli che solo una società omologata e, quindi, intrinsecamente autoritaria se non totalitaria, può immaginare di espungere il conflitto dalle relazioni sociali: per questa ragione consideriamo l'anarchia un orizzonte costantemente in costruzione, dove la rivoluzione sociale che abolisce la proprietà privata ed elimina il governo, è il primo passo non l'ultimo di un percorso di sperimentazione sociale, che è nostro sin da ora.


I compagni e le compagne della Federazione Anarchica Italiana riuniti a convegno il 2 e 3 giugno 2012