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martedì 3 gennaio 2012

Tutti contro Beppe Grillo. Mah.


Tutti contro Beppe Grillo. Il comico genovese, promotore del Movimento 5 Stelle, è accerchiato dal fuoco congiunto di destracentrosinistra istituzionale, per aver scritto sul proprio blog: "Se Equitalia è diventata un bersaglio bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze".
Una atteggiamento di buonsenso, che andrebbe applicato a tutti i fenomeni umani: non limitiamoci a condannare chi, scioperando, ci rompe i coglioni, ma cerchiamo di capirne le ragioni; non fermiamoci nella critica alle violenze di piazza (cfr 15 ottobre 2011), ma cerchiamo di comprendere perchè c'è gente che sfonda vetrine o incendia auto.
Giustificare la violenza? Non pare che Grillo l'abbia fatto, nè in questo caso nè in altri casi. Ha semplicemente espresso un concetto semplicissimo, eppure rivoluzionario: anche chi sbaglia, anche chi incendia, anche chi frantuma vetrine, anche chi blocca le strade, anche chi blocca i lavori del TAV... potrebbero avere delle ragioni giuste. Il condizionale è d'obbligo, come sempre in questi casi e per evitare la facile strumentalizzazione del tipo "allora anche i mafiosi potrebbero avere ragione?".
Ammettere che dietro un sanpietrino, dietro una molotov, dietro un atto violento/vandalico possa esserci addirittura una ragione giusta, è inimmaginabile e spaventoso per chi detiene il potere economico-politico: significherebbe ammettere che i cittadini non vivono nel migliore dei mondi possibili.

lunedì 17 ottobre 2011

Le vere domande



Invece di continuare a perder tempo a prendere le distanze dai "violenti", a condannare gli scontri "senza se e senza ma", bisognerebbe cercare di dar risposte ad alcune domande.
Mentre tutti, da destra a sinistra, da Il Giornale a Repubblica, condannano gli scontri in nome del più becero buonismo, senza minimamente cercare di COMPRENDERE (non giustificare, ma comprendere) le ragioni che spingono migliaia di persone a scendere in piazza e occupare, caricare, sfondare, contrastare le forze dell'ordine... noi, che a questo gioco non vogliamo partecipare, ci poniamo alcune domande. Consapevoli che a queste domande, la politica istituzionale, sempre più serva del Sistema, non può e non sa dare risposte:
1) Come mai la manifestazione di Roma è stata la più partecipata d'Europa?
2) Come mai la manifestazione di Roma è stata l'unica in cui si sono verificati scontri di questa intensità?
3) Tra questi Black bloc e quelli di Genova 2001 ci sono o meno differenze, anche organizzative e simboliche?
4) Cosa ha fatto la Politica, da Genova 2001 ad oggi, per togliere "manodopera" ai black bloc, e ai "violenti" in generale?
5) Se non vi fossero stati gli scontri, si sarebbe parlato così tanto della manifestazione?
6) E' ancora valido l'aforisma "bene o male, purchè se ne parli"?
7) Il 15 ottobre è stato l'apice di un movimento che adesso perderà mordente, o sarà l'inizio di un nuovo percorso politico e di lotta?

Dato che i partiti istituzionali e i principali media non si pongono queste domande, probabilmente dobbiamo provare a dare noi risposte.

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martedì 13 settembre 2011

Val Susa: Maroni cerca il morto




Pubblico dal blog http://arcadianet.blogspot.com/2011/09/val-di-susa-maroni-cerca-il-morto.html

Leggo tra le notizie di oggi che il ministro dell'Interno (nel senso che dovrebbe essere internato) Roberto Maroni (e mò li ha proprio rotti) accusa gli oppositori del TAV di "cercare il morto" negli scontri con le forze dell'ordine.
Nel vile silenzio dei media, tutti schierati a favore della realizzazione dell'opera e presi a demonizzare in ogni modo un legittimo movimento di opposizione popolare e DEMOCRATICA (in quanto davvero esprime il sentire del demos), è sfuggito che quest'accusa dovrebbe essere rispedita direttamente al mittente, cosa che i No-TAV hanno giustamente fatto.
Se c'è qualcuno che sta cercando il morto, i morti, in val di Susistan, quel qualcuno non sono certo gli oppositori al progetto.
Chi cerca il morto sono i sostenitori dell'opera, un'opera del tutto inutile, ecologicamente ed economicamente dannosa.
Chi cerca il morto è il paraculo politico di chi vuole quest'opera, ossia tutti quei governi che in questi anni l'hanno sponsorizzata mandando i propri bravi in divisa a reprimere ogni dissenso.
Chi cerca il morto sono in ultima battuta quei poliziotti e carabinieri che si vendono veramente per poco perché per andare a rompere le ossa a un proprio connazionale che protesta dalla parte giusta dovrebbero avere il buon gusto di farsi pagare qualcosa in più.

E non si lamentino i Maroni e i benpensanti in salsa liberal che vaneggiano su proteste non violente e dissenso da esprimersi coi mezzi offerti dalla "democrazia" parlamentare del nostro paese.
Perché questo sistema ha già deciso cosa fare con il TAV e ha deciso nel modo sbagliato ed ogni opposizione che non uscisse dalla legalità sarebbe a questo punto vana.

No Maroni, in Val di Susa i No-TAV non cercano il morto. Cercano solo di non farsi ammazzare da quelli come voi.

Simone

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mercoledì 29 dicembre 2010

Bombe alle sedi della Lega: è ancora poco.



E' ancora poco. Le due piccole bombette carta che hanno rotto qualche vetro della sede della Lega di Gemonio (il paese di Bossi) non fanno ancora abbastanza paura. Maroni e gli altri ras leghisti, i servi del padre del Trota, hanno subito dichiarato che "questo non è un attacco contro un partito, ma contro la democrazia", come se la Lega Nord e la democrazia fossero sinonimi, invece che contrari. Solidarietà bipartisan da parte di tutti i pecorili partiti del Sistema: dal Pdl, per bocca della governatrice del Lazio, Renata Polverini (colei che ha imboccato Bossi dopo che quest'ultimo definì "porci" i romani); al Pd, che condanna "senza se e senza ma" l'atto TERRORISTICO!

Schifani e Fini ripudiano con fermezza questa barbara violenza, mentre il sempre moderato Gasparri dice: "Registro con preoccupazione la irresponsabile sottovalutazione da parte degli organi di informazione e da parte della magistratura per l'allarme che ho lanciato nei giorni scorsi. Altri, in altri tempi, sottovalutando quanto avveniva intorno a loro, contribuirono al consolidarsi del terrorismo. Non si ripeta lo stesso errore. Alzare la guardia è un dovere a tutela della libertà". Strano che a parlare così sia un ex militante e dirigente del partito neofascista Movimento Sociale Italiano, che si è reso protagonista di atti ben più gravi di due bombette carta. Ma cambiare idea è lecito, per carità...

Questi piccolo atto, che è praticamente considerabile meno di un atto dimostrativo, è ancora lontano dal dimostrare una reale volontà di ribellarsi ai partiti politici attuali, siano essi estremisti e xenofobi (la Lega, appunto) o sedicenti moderati. La stessa rivendicazione ("Antifa"), dice ben poco. Ci sono antifascisti comunisti, anarchici, autonomi... a quale famiglia appartengono gli autori del gesto?

Quindi io, sinceramente, non ci vedo ancora nessun pericolo per la liberaldemocrazia italiana. Siamo ancora lontani dal mettere il terrore addosso ai nostri governanti. Purtroppo.
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sabato 18 dicembre 2010

Comunicato del Collettivo Universitario Autonomo - Torino




La domanda che si pongono molti giornali all'indomani della rivolta di Roma, merita una risposta. Volete vedere i volti nascosti dalle sciarpe, dai caschi e dai passamontagna?

Sono gli stessi volti che pagano l'affitto delle vostre case fatiscenti, sono i volti a cui proponete contratti da 500 euro al mese con possibilità di assunzione dopo 1 mese di prova e passaggio al fulltime da 800. Sono i volti che vi propongono i progetti di tesi a cui fate aggiungere i vostri testi noiosi, sono i volti dei ragazzini di periferia a cui date gli schiaffi quando li beccate con un pò di fumo in tasca.

Sono le persone che vi cucinano il sottofiletto tenero nella osteria ricercata e chic e lo fanno a nero 50 euro a serata, sono quelli che vi fanno il cappuccino con la schiuma. Sono quelli che vi rispondono al telefono dicendo "892424 posso esserle utile?", sono quelli che comprano la verdura al Lidl perchè¨ alla Crai costa troppo. Sono quelli che animano le vostre vacanze per 450 euro al mese, sono quelli che preparano i mercati in cui comprate la frutta fresca. Sono quelli a i quali la precarietà sta togliendo linfa vitale, sono quelli che fanno una vita di merda ma che si son stancati di accettarla, di subirla.

Siamo parte di una generazione che per un giorno ha smesso di accumulare la cirrosi epatica dovuta alla nevrosi di una vita educata alla precarietà , che ha tifato rivolta; siamo il futuro che dovreste ascoltare, siamo l'unica parte sana di un paese coperto di metastasi. Il 14 dicembre 2010 è successo un fatto epocale, l'intera piazza del Popolo è esplosa in un boato liberatorio quando un blindato della finanza ha preso fuoco: in quel boato è racchiusa la nostra esistenza, l'esistenza di chi non poteva credere che un governo come il nostro restasse in piedi sorretto da 4 (o per meglio dire 3) miserabili, di chi non poteva credere che
per una volta ce l'avevamo fatta, in tanti, in migliaia, a gridare "Tutti assieme famo paura!". Un boato di gioia e rabbia, esploso dalla parte giusta, quella sbagliata era rintanata dentro Montecitorio.

I black block hanno colpito ancora. Occhio, voci indiscrete raccontano che a volte li si incrocia a lezione, in biblioteca, alle macchinette del caffè, in birreria, al mare, addirittura in tram.

Collettivo Universitario Autonomo - Torino
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