Visualizzazione post con etichetta Casta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Casta. Mostra tutti i post

mercoledì 5 febbraio 2014

Fingono di sorprendersi della nostra rabbia

Il mio articolo pubblicato su Insorgenza.it



Riescono persino a sorprendersi della rabbia sociale che monta ogni giorno di più. Fingono stupore di fronte agli eccessi, verbali e non, del Movimento 5 Stelle.

Agitano fantasmi di un passato lontano – i cui eventuali rigurgiti vanno giustamente combattuti, ma al momento non se ne vedono i prodromi – per mascherare gli orrori del passato recente e del presente che viviamo: disoccupazione, precarietà lavorativa che si traduce in precarietà di vita, accettazione supina dei dogmi della globalizzazione capitalista, imposizione di regimi fiscali iniqui al solo scopo di regalare miliardi alle banche, usura di Stato, razzismo, sessismo, aumento delle differenze tra Nord e Sud (d’Italia e del Mondo), negazione delle identità e delle specificità.

La caduta del muro di Berlino, che ha definitivamente sconfitto il comunismo realizzato consegnando al capitalismo liberista il monopolio pressoché mondiale, ha creato una enorme e distruttiva illusione su cui si sono fondate le strutture sociali, politiche e culturali degli Stati europei ed extraeuropei: il libero mercato (delle merci, delle idee e degli uomini) avrebbe permesso a tutti di realizzare i propri sogni, consegnando alle generazioni di fine Novecento un mondo certamente migliore.

Sono passati 25 anni dalla caduta di quel muro: il libero mercato delle merci ha immesso nel circuito prodotti di qualità incredibilmente scadente a prezzi altissimi, provenienti sempre dalle aree geografiche dove i diritti dei lavoratori sono considerati carta straccia; il libero mercato delle idee ha prodotto un Pensiero Unico globalizzante e universalista, totalitario fin dentro al midollo; il libero mercato degli uomini ha prodotto guerre tra poveri e un nuovo schiavismo.

L’Italia non si è sottratta a questo inganno, anzi vi ha aderito con forza e tenacia. La cosiddetta Seconda Repubblica, nata sulle ceneri della partitocrazia del Dopoguerra e sulle macerie del muro di Berlino, si è rivelata essere – in molti aspetti – peggiore della Prima Repubblica. I portaborse del PCI, della DC, del PSI, del MSI, sono diventati leaders di partito, ministri della Repubblica, uomini di Stato.

La loro incapacità, unita alla malafede e ad un’incredibile capacità di anteporre gli interessi personali e delle lobbies agli interessi della Comunità, in circa vent’anni è stata capace di fare terra bruciata di ogni minima conquista civile e democratica dei decenni precedenti, sia in campo socio-economico che in campo politico-culturale.

Era quindi inevitabile che, una volta raggiunto il punto di non sopportazione, il Popolo (che è cosa diversa dalla Massa) producesse una reazione, certamente radicale e talvolta anche violenta. In America Latina abbiamo visto l’affermazione di formazioni e personalità politiche che possiamo inserire nell’alveo della sinistra anticapitalista; nell’Europa dell’Est, viceversa, abbiamo assistito alla scalata di formazioni xenofobe, nazionaliste e fasciste.

L’Italia, che almeno in questo si è distinta, ha creato il Movimento 5 Stelle: una commistione originalissima di populismo e qualunquismo sommato al civismo tedesco (Piraten) e scandinavo, il tutto condito con una spruzzatina di autoritarismo destrorso che ricorda il bonapartismo e il peronismo. Tradotto in parole povere: una ammescafrancesca senza identità, in cui possono trovare posto i delusi della sinistra plurale e i nostalgici della destra dallo schiaffo facile.

Eppure tra tutti i partiti presenti nel Parlamento italico, il Movimento 5 Stelle è di gran lunga il migliore: fedele fino al tafazzismo all’impegno della campagna elettorale (il famoso “Tutti a casa”); originale nelle proposte politiche ed economiche; irriducibile ai compromessi e alle logiche di Sistema; capace di interpretare la pancia dei cittadini (anche perché la quasi totalità dei cosiddetti pentastellati è costituita da cittadini che, con tutti i limiti e difetti, hanno vissuto e vivono sulla propria pelle le conseguenze delle politiche assassine dell’ultimo ventennio).

Non bisogna stupirsi, quindi, dell’incredibile successo elettorale ottenuto circa un anno fa, né bisogna sgranare gli occhi di fronte all’enorme sostegno popolare di cui godono le loro proposte e le loro azioni. Negli ultimi giorni, ad esempio, non c’è stato un sondaggio – anche quello proposto da noi – che non abbia evidenziato come, nello scontro tra M5S e sistema politico-istituzionale italiano, la stragrande maggioranza dei cittadini sia dalla parte dei “grillini”. Prima nella battaglia sulla cosiddetta ghigliottina, utilizzata alla Camera per la prima volta nella storia repubblicana; poi nella conseguente polemica con la Boldrini e Napolitano; infine, nella contrapposizione con l’intellighentia italiota, colma di borghesucci benpensanti e di verginelle pronte a scandalizzarsi per le facezie, invece che per le cose serie.

La Boldrini, ad esempio: si è detta stupita “dell’incredibile clima di odio verso le istituzioni italiane” e preoccupata per le “azioni eversive” di quel manipolo di “potenziali stupratori” pentastellati. Sia chiaro: le aberranti e deliranti frasi sessiste seguite al post di Beppe Grillo “cosa faresti se avessi la Boldrini in auto?” non possono essere derubricate a goliardia da spogliatoio di calcetto. Ciò premesso, non riusciamo a comprendere le ragioni dello stupore della Boldrini e del sistema (politico e mediatico) italiano, che si è affrettato a paragonare i grillini alle squadracce mussoliniane o al terrorismo rosso degli Anni di Piombo. I vari censori alla Augias – l’uomo dagli impronunciabili segreti che si assurge a moralista italico intervistato prontamente dalla Bignardi subito dopo l’intervista con Di Battista – hanno potuto sparlare dello “squadrismo sfascista” del Movimento 5 Stella senza che vi fosse la possibilità di una replica.

Prima i “grillini”, poi i “sinceri liberaldemocratici” moderati e rassicuranti, attivi nel criticare tutto ciò che era stato detto prima di loro: a questo schema si sono adattati tutti, dal genuflesso Fazio al bavoso Vespa. Persino pulci come il capogruppo Pd alla Camera, il tristissimo Speranza, hanno avuto un po’ di tosse, per non parlare dei moderatissimi cazzotti del questore Dambruoso sul volto di una deputata grillina. Vorremmo chiedere a questi signori: dopo tutto ciò che avete fatto in questi vent’anni e tutto ciò che state facendo ancora oggi, giorno dopo giorno, dalle regalie alle banche alla difesa di Marchionne e della Fiat, dalla continua settentrionalizzazione dell’economia (le piccole e medie imprese del Nord sono l’unico riferimento italiota) agli accordi negati o secretati con le mafie, avete ancora il coraggio di stupirvi della rabbia e del disprezzo nei vostri confronti? Ma jatevenne… Ci state togliendo tutto, pure la dignità. Ci rimane solo l’Odio.

martedì 18 settembre 2012

Polverini: "Mi dimetto, anzi no!"



Coerenza ad oltranza. "Se non cacciano il capogruppo pdl, io mi dimetto", aveva tuonato Renata Polverini non appena lo scandalo su soldi e festini aveva investito la Regione Lazio. L'ex sindacalista ex fascista, che passerà alla storia come la governatrice del Lazio che ha tagliato il maggior numero di posti letto negli ospedali perchè "nun ce sono i sordi", non voleva minimamente essere accostata a chi utilizzava i soldi "che nun c'erano" per prostitute, balletti con sgallettate, festini impudici e roba varia.
La seduta fiume del consiglio regionale del Lazio doveva essere un terremoto. La montagna, invece, ha partorito un topolino: il capogruppo pdl non si è mosso dal suo ruolo, e la Polverini non si è dimessa. Tanto rumore per nulla? Capita spesso, specie quando a governare e a governarci sono persone incapaci, in malafede o, peggio ancora, burattini in mano a potentati economici e/o criminali. La Polverini, povera crista, si è guardata intorno alla ricerca di una solidarietà che non le è arrivata: lei sta lì perchè ce l'hanno messa, non per meriti o capacità proprie; abbassasse la cresta e "nun cagasse er cazzo".
Detto, fatto. La Renatona de noantri, dopo aver chiesto scusa ar monno intero, ha posato lo sguardo sulla sua poltrona. La sua anima, ne siamo certi, avrà sussultato: "Ahò, ma che stai a fa'? Ma quali dimissioni! Fatti li cazzi tua, lascia sta' er capogruppo e magnamose qualche artra mesata bona...". La sua poltrona non avrà altri padroni oltre al suo nobile deretano, almeno per il momento.
Alla fine, però, il consiglio regionale non poteva non varare un provvedimento eccezionale: la famigerata spending review. Olè! 
In serata, tutti a casa. Tutti vincitori, davanti alle telecamere e sulle colonne dei giornali.
Tutti vincitori, i governanti. L'unico perdente: il Popolo.

Viro e mi metto di lasco.
Buon vento.

martedì 17 gennaio 2012

Blitz di Action sotto la casa "popolare" del ministro Patroni Griffi

Filippo Patroni Griffi è l'attuale Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione. Ha comprato una casa di 109 metri quadrati vista Colosseo per 177 mila euro. Poco più di 1600 euro a metro quadro. Inutile dire che questo prezzo è completamente fuori mercato, vista la zona in cui sorge questo appartamento. Eppure l'arcano è facilmente spiegato: la casa è accatastata A/4, abitazione popolare.
Stamattina vi è stata una iniziativa di Action insieme a Unione inquilini, Inquilini senza titolo e Point Break. E' stato occupato simbolicamente l'atrio del palazzo dell'abitazione del ministro Patroni Griffi, in via di Monte Oppio 12.
"Inps: case svendute ai ricchi, diritti negati ai cittadini". Questo è stato scritto sullo striscione esposto dai manifestanti, i quali denunciano "uno scandalo colossale, rappresentato dalla gestione degli immobili da parte degli enti previdenziali e sulla vicenda della loro dismissione, affidata alla Scip (Società di cartolarizzazione degli immobili pubblici) che aveva come unico obiettivo di fare cassa. Obiettivo peraltro non centrato visto che nel febbraio del 2009 il governo provvedeva alla liquidazione della Scip rimettendo il patrimonio in mano all'Inps. Risultato: un buco da 1,7 miliardi di euro e il blocco delle vendite e dei rinnovi dei contratti. Siamo all'assurdo: molti immobili di pregio sono stati svenduti a vip mentre nelle periferie più disagiate, pensionati e lavoratori dipendenti a basso reddito, ancora aspettano che venga garantito anche a loro di acquistare o affittare ad un canone sociale l'alloggio in cui vivono da decine di anni e molte famiglie rischiano lo sfratto e lo sgombero coatto".

I manifestanti dichiarano:
"DELL´INPS, DUE PESI E DUE MISURE: SVENDUTE AI RICCHI MENTRE I CITTADINI VENGONO SGOMBERATI E ASPETTANO ANCORA IL RISPETTO DEI LORO DIRITTI
Non bisogna fermarsi all´apparenza. La vicenda del Ministro Patroni Griffi, simile a quella di altri inquilini vip dell´INPS e di altri enti previdenziali, va indagata fino in fondo per gettare un cono di luce su uno scandalo colossale, rappresentato dalla gestione degli immobili da parte degli enti previdenziali e sulla vicenda della loro dismissione, affidata alla Scip (Società di cartolarizzazione degli immobili pubblici), il destino nel nome, si potrebbe ironizzare.
Tutto nasce con la finzanza creativa di Tremonti, quando un immenso patrimonio pubblico è stato "cartolarizzato" cioè ceduto alla "scip", una scatola vuota non controllata da nessuno che aveva come unico obiettivo quello di fare cassa. Obiettivo peraltro non centrato visto che nel febbraio del 2009 il governo provvedeva alla liquidazione della scip rimettendo il patrimonio in mano all'Inps. Risultato: un buco da 1,7 miliardi di euro e il blocco delle vendite e dei rinnovi dei contratti.
Siamo all´assurdo che molti immobili di pregio, tutti localizzati nel centro di Roma, attraverso arzigogolate procedure giudiziarie, sono stati svenduti a vip (con tutti i dubbi sulla trasparenza e la regolarità delle assegnazioni) mentre nelle periferie più disagiate, pensionati e lavoratori dipendenti a basso reddito, ancora aspettano che venga garantito anche a loro di acquistare o affittare ad un canone sociale l´alloggio in cui vivono da decine di anni e molte famiglie rischiano lo sfratto e lo sgombero coatto.
Mentre a Patroni Griffi e altri venivano svendute a quei prezzi le case al centro di Roma, in periferia sono ancora circa 10 mila le famiglie, inquilini dei medesimi enti previdenziali, che attendono invano il rispetto del propri diritti di prelazione (malgrado ci sia una legge che lo prevede esplicitamente).
A queste si aggiungono almeno altre 1000 famiglie, con redditi bassissimi, formalmente senza titolo, che aspettano una regolarizzazione da anni e che sono a rischio di sgombero.
Come al solito la casta vechia e nuova gode dei privilegi e i cittadini normali vedono negati i loro diritti.
GOVERNO, PARLAMENTO, ENTI PREVIDENZIALI SONO CHIAMATI A RISOLVERE QUESTA EVIDENTE SPEREQUAZIONE CHE GRIDA VENDETTTA.. LO SI PUO' FARE A PARTIRE DAL DECRETO MILLE PROROGHE.
IL DIRITTO ALLA CASA VA GARANTITO ALLE FAMIGLIE CON REDDITI BASSI E AI PRECARI, A CHI AVREBBE DIRITTO A UNA CASA POPOLARE E NON L'INVERSO IN CUI CHI LE CASE DEGLI ENTI PUBBLICI, CHE DOVREBBERO AVERE COME DESTINATARI PROPRIO QUEI SOGGETTI, INVECE VENGONO SVENDUTE A CHI E' GIA' RICCO E GODE DI PRIVILEGI E POTERE".


giovedì 5 gennaio 2012

Neanche la Bocconi paga l'ICI



L'Università Bocconi di Milano non paga l'Ici dal 2005 e il Sindaco Giuliano Pisapia presenta il conto a Mario Monti. L'oggetto del contendere è l'immobile universitario di via Spadolini, un edificio adibito a residenza per studenti fuori sede. Il primo cittadino di Milano ha incaricato l'avvocatura comunale di portare a termine il contenzioso chiedendo una cifra pari a 600 mila euro. Fino ad oggi, infatti, le commissioni tributarie hanno dato ragione alla Bocconi.

Secondo la legge 504 del 1999 gli immobili "con finalità istituzionali, assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive" non sono soggetti a tassazione. Secondo Pisapia questo beneficio legislativo non può essere applicato all'immobile di via Spadolini dato che l'affitto per una camera costa dai 3.100 agli 8.500 euro l'anno. Un guadagno che di fatto l'assimila ad un albergo o un affittacamare privato e che dunque non dovrebbe godere dell'esenzione.

venerdì 20 maggio 2011

In Spagna vogliono una "Democracia Real"








Da qualche giorno, i mass media europei (e qualche italiano) stanno ponendo sotto la luce dei riflettori le vicende spagnole. Nel paese iberico, una massa enorme di persone, per lo più giovani precari e disoccupati, è scesa in piazza per manifestare la loro sfiducia nei confronti di TUTTI i partiti esistenti in Spagna, e per sostituire al sistema dei partiti (la Casta) un sistema realmente democratico.
Potrebbe sembrare utopistico, detto in questi termini. Eppure i manifestanti hanno discusso ed approvato un documento programmatico, una "piattaforma" di rivendicazioni politiche e sociali, che è tutt'altro che utopistica.
Essi chiedono, al primo punto, la soppressione dei privilegi della classe politica, accusata di assenteismo e menefreghismo, di percepire stipendi troppo alti che andrebbero equiparati agli stipendi degli altri dipendenti statali, di utilizzare l'immunità e la prescrizione per evitare processi e condanne.
Chiedono nuovi posti di lavoro, tramite una riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, sgravi fiscali per le aziende che hanno meno del 10% dei dipendenti a tempo determinato, sussidio di disoccupazione fino a quando non verrà raggiunta la disoccupazione strutturale nazionale (5%).
Chiedono misure per la casa, come l'esprorio delle abitazioni edificate in stock e che non sono state vendute per metterle nel mercato in regime di locazione protetta e sovvenzioni alla locazione per giovani e cittadini con bassi redditi.
Chiedono un maggior intervento pubblico in settori strategici, come la sanità, l'istruzione, i trasporti e l'accesso al credito (banche).
Chiedono il ripristino della tassa sui ricchi, una nuova tassa sugli enti bancari e l'introduzione della Tobin Tax.
Infine, chiedono maggior partecipazione e potere decisionale: referendum obbligatori per la ricezione o meno delle direttive europee; libertà di informazione e di navigazione in internet; modificazione in senso totalmente proporzionale della legge elettorale; indipendenza totale del potere giudiziario (magistratura) dall'Esecutivo.

Come si può notare, le richieste della piattaforma di Democracia Real sono assolutamente fattibili. Molte sono a costo zero. Viene spiegato anche come finanziarie quelle che hanno un costo. Si è calcolato che con la riduzione degli stipendi e dei privilegi della casta, a cui vanno aggiunte tutte le tasse che sono state sopra elencate, si possano fare TRE finanziarie in Spagna.

L’imminenza delle elezioni amministrative, che il prossimo 22 maggio riguarderanno più di 8000 comuni spagnoli – e delle autonomiche, per 13 delle 17 comunità autonome – fa sì che il dissenso venga riportato con forza sulla classe politica in toto, declinando questo “Qué se vayan tod@s” in uno specifico “No les votes!” (non votarli!), un appello all’astensionismo che riunisce nello stesso disprezzo PP, PSOE e qualsiasi altro partito, perché “senza il nostro voto non sono nulla”.

“Senza casa, senza lavoro, senza pensione, senza PAURA!” è uno degli slogan più ripetuti da questo movimento, che trova le proprie fondamenta nella rete sociale allargata fra realtà molteplici, e nei social network il proprio altoparlante - Facebook e Twitter in testa.
______________________________________________