Visualizzazione post con etichetta Project Net-Democracy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Project Net-Democracy. Mostra tutti i post

venerdì 7 settembre 2012

Il Sabotatore - num. 10

Il Sabotatore



E' uscito oggi il numero 10 de Il Sabotatore - Bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag. Quattro pagine contro il Sistema.
Su questo numero troverete un articolo di Arcadianet in prima pagina sulla crisi del capitalismo italiano; un articolo di Sabotag sulla volontà di fare LA Tav; l'esordio di un nuovo collaboratore meridionalista, Jatevenne, con un articolo su Mario Monti e il Sud; uno scritto di Bakunin sul concetto di Patria per gli anarchici; il testo di una famosa canzone sul brigantaggio postunitario.

Il link ove leggere l'ultimo numero de Il Sabotatore è
http://www.youblisher.com/p/420528-Il-Sabotatore/

mentre gli altri numeri de Il Sabotatore sono visibili al seguente link:
http://www.youblisher.com/s/il+sabotatore/

Do svidanija

giovedì 6 settembre 2012

Il bocconiano Monti e il Sud

 
 
Il presidente del consiglio italiano, il bocconiano Mario Monti, è stato intervistato da quel pericoloso bolscevico che dirige Il Mattino, noto quotidiano napoletano. Virman Cusenza (si, si chiama così il direttore de Il Mattino) ha posto tante domande al bocconiano e varesino premier: sulla crescita e sul sud, sulle tasse e sullo sviluppo.
L'ultima domanda, in cui il Commissario del Popolo chiedeva a Monti se esiste ancora una "questione meridionale", ha avuto la seguente risposta:
"La questione meridionale si presenta oggi rovesciata. Affinché l’Italia cresca, contribuendo di par suo al rilancio europeo, il Sud deve cambiare più del resto del Paese. Il Sud è un’occasione e non un freno allo sviluppo".
Analizziamo la risposta. Partiamo dal concetto che la questione meridionale è oggi rovesciata: affinchè l'Italia cresca, il Sud deve cambiare più del resto del Paese. E qual è la differenza rispetto alla "vecchia" questione meridionale? Mah. La questione meridionale nasce proprio dal fatto che, per la crescita dell'Italia, il Sud ha dovuto subire cambiamenti clamorosi: dalla spoliazione delle riserve auree (il Regno delle Due Sicilie aveva, da solo, una riserva aurea maggiore di tutti gli stati preunitari messi insieme) all'indebitamento crescente (prima della sedicente unità d'italia, lo stato più indebitato era il Regno di Piemonte); dalla crisi dell'agricoltura al ritardo degli investimenti per l'industrializzazione; dall'impoverimento demografico (dovuto all'aumento dell'emigrazione verso il nord e verso l'estero) alla crescita esponenziale delle mafie (Rocco Chinnici ci insegnò che la mafia, come la conosciamo oggi, è un fenomeno nato con l'unità d'italia; prima era debole e dedita a piccola criminalità, totalmente gestibile e controllabile).
Come può vedere, caro varesino bocconiano Monti, il Sud sta cambiando più del resto del (suo) Paese da 152 anni a questa parte; eppure non vediamo crescita, sviluppo, miglioramenti. Se fossimo indipendenti, saremmo l'ultimo stato d'Europa; 152 anni fa, eravamo il terzo. E' un caso?
Ma continuiamo ad esaminare la risposta del dottor Monti: "Il Sud è un'occasione, non un freno". Alzi la mano chi non ha sentito, almeno cento volte in vita sua, la medesima frase. Ok, abbassate le mani adesso. Quanto è illuminante, il signor Monti! Quale grandissima e originale chiave di lettura dei problemi del Sud!
 
JATEVENNE!!!

venerdì 31 agosto 2012

Il Sabotatore - num. 9

Il Sabotatore



E' uscito oggi il numero 9 de Il Sabotatore - Bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag. Si torna alle quattro pagine, come prima delle vacanze agostane.
Su questo numero troverete un articolo di Arcadianet in prima pagina sul mondo del lavoro; un articolo e una prosa di Sabotag; l'esordio di un nuovo collaboratore meridionalista, Spartaco, che commenta un indegno articolo apparso su Il Giornale ; una poesia ermetica di Bukowski.

Il link ove leggere l'ultimo numero de Il Sabotatore è
http://www.youblisher.com/p/415315-Il-Sabotatore/

mentre gli altri numeri de Il Sabotatore sono visibili al seguente link:
http://www.youblisher.com/s/il+sabotatore/

Do svidanija

giovedì 30 agosto 2012

Progresso e sviluppo sono incompatibili



Sono decenni, forse secoli, che ci insegnano una legge non scritta: lo sviluppo economico di un popolo è indice del progresso di quel popolo. Tradotto in soldoni: il popolo più ricco è quello più progredito; oppure, più correttamente, possiamo dire che il popolo che ha maggiore sviluppo economico in un dato periodo storico è anche il popolo più progredito.
Prima di smascherare questa fandonia, bisogna mettersi d'accordo sul significato che diamo alle parole. Partiamo da "popolo": lo sviluppo economico di un Sistema sociale equivale allo sviluppo economico del Popolo? Sistema sociale e Popolo sono la stessa cosa?
La risposta non può che essere negativa: Sistema sociale e Popolo non sono la stessa cosa. Il Sistema sociale governa il Popolo, impone a quest'ultimo le leggi e quasi sempre lo fa perché è legittimato dal voto "popolare", ottenuto tramite "libere elezioni" con le più disparate leggi elettorali. Dato che il Popolo elegge i propri governanti, questi hanno la libertà di legiferare perché, qualsiasi legge faranno, sarà fatta per il bene del Popolo. 
Basta analizzare la realtà italiana, spagnola, greca (per rimanere solo alle sedicenti liberaldemocrazie) per rendersi conto di quanto questo rapporto sia sconfessato de facto: i governanti fanno leggi che impoveriscono (economicamente, culturalmente, socialmente, politicamente) il Popolo, e lo fanno solo a salvaguardia del Sistema sociale e dei suoi reggenti/dipendenti, che viceversa tendono ad arricchirsi. 

Dimostrato, quindi, che il Popolo in realtà non ha nessun potere effettivo in questo Sistema sociale, ma che viceversa è il Sistema sociale a condizionare la vita del Popolo, passiamo ad analizzare gli altri termini della Lex non scripta. Parliamo dello "sviluppo" e del "progresso": siamo certi, ad esempio, che il rapporto deficit/pil sia il reale indicatore della salubrità di un popolo, di una comunità, di una società? Se così fosse, basterebbe confrontare la vita di un lavoratore cinese e quella di un lavoratore tedesco per notare che il primo vive meglio del secondo! Invece dal confronto si evince che è esattamente il contrario: maggiore è lo sviluppo economico del Sistema sociale, peggiore è la condizione di vita del Popolo o della Comunità. Per condizione di vita, sia chiaro, non intendiamo la capacità di acquistare cibo, vestiti, apparecchi tecnologici e quant'altro; intendiamo la qualità della vita, la salubrità dell'ambiente, la disponibilità di tempo libero extralavorativo, la vivacità della vita culturale, la capacità di gestire e risolvere problemi quali traffico e rifiuti, l'estensione dei diritti.
Come mai accade ciò? Per un semplicissimo motivo: non esiste un Sistema sociale capace di garantire grandi ricchezze e a tutti. Bisogna scegliere: o avere meno ricchezza economica, ma maggiore ricchezza sociale, culturale, ambientale (in questo caso, la ricchezza economica deve essere distribuita a tutti, generando un diffuso impoverimento economico cui faccia da contraltare una migliore qualità della vita); oppure avere maggior ricchezza economica nelle mani di poche persone, con conseguente diminuzione o perdita delle ricchezze non economiche (in questo caso, chi ha la fortuna o l'arrivismo per entrare nella cosiddetta Casta è salvaguardato mentre le sterminate masse che non entrano in tale Casta vivono in una condizione di impoverimento socioeconomico e culturale).

"Vuoi dire, forse, che economia e progresso sono incompatibili?". No. Voglio dire che "sviluppo economico" e "progresso" sono incompatibili. Sviluppo economico ed economia non sono sinonimi, in quanto una qualsiasi economia non necessariamente deve "svilupparsi" secondo i canoni contemporanei (pil, deficit, debito, sistema bancario, tassi di interesse, profitto, surplus, mercato, ecc...). Il progresso di una Comunità, anzi, si ottiene proprio quando l'economia raggiunge un punto di sviluppo oltre il quale si impoveriscono tutte le altre ricchezze di cui la Comunità ha maggior bisogno.

martedì 28 agosto 2012

La nostra generazione se la passa male



La nostra generazione se la passa male. Non abbiamo i residui di una guerra mondiale sulle spalle, non abbiamo conosciuto la fame e i vestiti passati di fratello in fratello, non abbiamo festeggiato quando c'era la carne a tavola. La nostra generazione, però, se la passa male lo stesso.
Abbiamo i cellulari di ultima generazione e gli indumenti griffati, abbiamo tutti l'automobile e l'impianto stereo, abbiamo la possibilità di informarci in tempo reale e gratis, abbiamo gli effetti speciali al cinema e anche gli occhialini 3D. Eppure la nostra generazione se la passa male.
Abbiamo la possibilità di viaggiare, girare l'Europa con l'interrail o con i voli low cost, visitare luoghi che i nostri genitori vedevano solo in viaggio di nozze, e i nostri nonni in qualche cartolina di parenti emigrati. La nostra generazione, intanto, se la passa male lo stesso.
Abbiamo conosciuto la neve sotto uno snowboard d'inverno nonostante fossimo nati in paesi di mare. Abbiamo mangiato talmente tanto che tutti siamo a dieta. Abbiamo gli abbonamenti in palestra e spendiamo fette dei nostri stipendi in prodotti di bellezza. Abbiamo i centri commerciali in cui fa caldo d'inverno e si sta freschi d'estate, dove possiamo comprare tutto ciò che ci serve senza preoccuparci del parcheggio dell'auto o delle nuvole grigie che, all'orizzonte, minacciano pioggia.
Eppure, la nostra generazione se la passa male. Lavori precari e sottopagati. Diritti ridotti o inesistenti. Prospettive di costruire una famiglia pari a zero. Traffico e inquinamento aumentati in maniera proporzionale al costo della benzina. Servizi sociali e sanitari insufficienti. Monopolio culturale del pensiero unico. Partito unico benpensante moderato liberista. Anche la musica dura è diventata abbastanza morbida da piacere ai figli di papà. Anche le rivoluzioni si organizzano su facebook, e i rivoluzionari si limitano a mettere "mi piace".

A volte mi guardo intorno alla ricerca di una risposta alla domanda: perché ce la passiamo così male? E non riesco a darmi una risposta che non sia un'altra domanda:
Abbiamo lottato?

Do svidanija

martedì 17 luglio 2012

La lotta comincia dalla porta di casa tua



Quando non avevo ancora la barba bianca sul mento, e militavo nei Giovani Comunisti di Pozzuoli (NA), durante una assemblea sentii una frase: "Pensa globale e agisci locale". Era una frase del Subcomandante Marcos, il leggendario capo della guerriglia zapatista.
Quella frase mi ha "perseguitato" in tutti questi anni, ed è ancora la ragione sociale del mio agire politico. Il problema, forse, è che siamo ancora in pochi a conoscerla e ad agire di conseguenza. La società, politica e civile, è piena di persone che discutono e si adoperano su questioni molto lontane dalla realtà che quotidianamente viviamo oppure non riescono a ragionare e ad attivarsi su temi che vadano oltre il proprio giardino di casa.
Ad entrambe le categorie dico: la lotta comincia dalla porta di casa. Mi spiace dirlo, ma è inutile perdere tempo in un corteo di solidarietà - ad esempio - ai cinque companeros cubani. Meglio dedicarsi al proprio territorio, inteso come un nodo del Sistema che ci opprime e contro cui tutti siamo chiamati alla lotta, consapevoli o meno. Non possiamo, però, nemmeno chiuderci gli orizzonti di riflessione e di azione al hic et nunc, qui ed ora, come se non esistesse nulla oltre questo luogo e questo momento. E' sull'equilibrio - non sulla moderazione, si badi bene - tra queste due componenti che si gioca il futuro della politica e della Democrazia in rete.

Come combattere questa lotta? Non esiste un'arma migliore dell'altra. Io ho scelto la Parola, che risveglia le coscienze, ispira gli spiriti e denuncia le malefatte. Non è sufficiente, sia chiaro, però è importante. Le parole sono molotov che bruciano dentro.
Bisogna, però, prima decidere la tattica: battaglia campale o guerriglia? Cioè, traducendo dal gergo militaresco: battaglia ampia e di massa su un campo vasto oppure battaglia di piccoli nuclei in zone ristrette, vicoli e vicoletti del Sistema? Su questo non ho dubbi: la seconda. Il nemico che ci troviamo ad affrontare quotidianamente nei nostri uffici e nelle nostre strade, nei nostri luoghi di lavoro o nei bar che frequentiamo, è un enimo enorme, armato fino ai denti e potentissimo. E noi non disponiamo di un esercito vasto e preparato. 

Usciamo di casa e prepariamoci alla battaglia. Denunciamo, scriviamo, leggiamo, informiamoci ed informiamo, partecipiamo ed organizziamo. 
Che ognuno diventi il nodo di una rete di sabotatori del Sistema.

lunedì 16 luglio 2012

Disgusto e sabotaggio




Lo ammetto: la notizia della condanna dei 10 militanti antagonisti protagonisti, secondo la pubblica accusa e la Cassazione, di atti di "devastazione e saccheggio" mi ha destabilizzato. Ho sempre fatto propaganda di equilibrio (e mai di moderazione), eppure stavolta ho seriamente rischiato di perdere l'equilibrio e di scivolare verso una deriva che, almeno verbalmente, non si può non definire "insurrezionale" o "terroristica". Il disgusto è talmente elevato che comprime lo stomaco e le tempie, impedendomi di ragionare e di respirare. Sapere che un Paese che si definisce democratico si dimostri così iniquo mi fa letteralmente uscire di senno. Basta confrontare le condanne dei vertici della polizia (pensa massima, 3 anni e 6 mesi) e quelle dei manifestanti (pena massima, 15 anni) per comprendere l'iniquità: chi ha usato violenza contro le persone ha avuto una pena di gran lunga minore rispetto a chi ha commesso atti di vandalismo. Deprecabili quanto si vuole, per carità, ma rompere una mascella sarà sempre più grave che rompere una vetrina. 
Non è evidentemente così per la Magistratura italiana, altro ganglio di quel Sistema liberale e liberista che si dice democratico, ma che nei fatti è una dittatura legalizzata. Un Sistema che addirittura impone l'esportazione di questa presunta democrazia, proprio come esporta le ricette ultraliberiste che si traducono in misure antisociali e antipopolari in ogni angolo del globo. E l'Italia non fa eccezione, come sempre nella sua storia. Il servilismo di cui questa non-nazione si è resa protagonista dalla caduta dell'Impero Romano ad oggi (ad eccezione di qualche stato preunitario, come il Regno delle Due Sicilie, che era all'avanguardia per quanto concerne la cultura e l'economia) continua ad appestare la penisola italica. L'Unione Bancaria Europea ordina, e i bocconiani eseguono. Peggioramento della riforma delle pensioni? Done. Taglio dei diritti dei lavoratori? Done. Miliardi regalati alle banche, le quali poi non erogano credito? Done.

Questa è la situazione. Tutti stanno male, tutti si lamentano, ma nessuno si ribella. Tutti chiusi nelle proprie case, comprate con mutui dai tassi usurai, in quartieri dormitorio privi dei più elementari servizi. E appena uno alza la voce o spacca una vetrina, sono tutti pronti a dargli addosso. "Eh no! Questo non si fa!", come se si stesse facendo la ramanzina ad uno beccato con le mani nella nutella.
Più passano i giorni, i mesi e gli anni, e più mi convinco che solo una grande pars destruens, seguita da una altrettanto gloriosa pars costruens, può cambiare le cose. E siccome non sono come quei fatalisti che attendono che le Masse si ribellino, così come non sono come quelli che credono che basti una raccolta firme o una croce sul simbolo per cambiare le cose, non mi accodo.

L'ho detto e lo ripeto: non è possibile correggere il Sistema, né c'è una rivoluzione sociale alle porte. Noi possiamo solo compiere opera di sabotaggio.

Passo e chiudo.

mercoledì 27 giugno 2012

Qualche appunto di Net-Democracy



Il Network Autonomo Sabotag nasce per realizzare un progetto, un fine, un obiettivo. Questo progetto si chiama Net-Democracy, cioè Democrazia in Rete. C'è subito una precisazione da fare: Net-Democracy e E-democracy non sono la stessa cosa, perché la seconda si riferisce all'utilizzo di tecniche e strumenti digitali per realizzare una democrazia (diretta, nella maggior parte dei casi); la "rete" della E-democracy è, quindi, fondamentalmente il web. 
La Net-Democracy, invece, è l'evoluzione - o se vogliamo, l'estremizzazione - del concetto e della pratica di Rete applicata alla Democrazia. Concetto e pratica: idea e azione. 
Da qui si desume il primo punto: la Net-Democracy non è un'idea a cui la realtà deve conformarsi, bensì è una pratica reale da cui nascono e si sviluppano alcune idee fondamentali, che noi chiameremo "nodi" proprio perché non vanno intesi come elementi fissi e immutabili, ma come punti in cui la rete arriva e riparte. La Net-Democracy non è una invenzione contemporanea, ma è una rivisitazione in chiave contemporanea delle antiche pratiche democratiche consiliari.

Nodo Egualitario: è il primo nodo della Net-Democracy. Tutti i soggetti operanti nella Net-Democracy devono essere in uno stato di parità formale e sostanziale. Formale, cioè hanno tutti gli stessi diritti e le stesse possibilità; sostanziale, cioè le loro azioni devono essere ed essere intese come utili alla comunità parimenti alle altre, indipendentemente dall'eventuale valore economico dell'azione o della cosa prodotta. Questo punto è importante e proviamo a spiegarlo meglio: nella società contemporanea, che fondamentalmente ha un impianto economico capitalista e, di conseguenza, un impianto culturale fondato sulla competizione e sulla libertà individuale anteposta al benessere collettivo, le differenze tra le persone sono principalmente di natura economica: se uno guadagna di più vuol dire che è più bravo o utile; se è più bravo o utile è giusto che guadagni di più. La realtà ha dimostrato, invece, che molto spesso il valore economico di un atto, di un prodotto e addirittura - cosa aberrante, ma il capitalismo è anche questo - di una persona, non esprimo l'utilità sociale per il miglioramento qualitativo della vita della comunità. Pertanto il Nodo Egualitario si sviluppa solo quando le differenze tra le azioni, i prodotti e le persone non sono succubi di processi e strutture economiche. L'economia, per quanto importante, non deve più essere il principale strumento di differenziazione tra azioni, prodotti e persone. Solo un approccio qualitativo, quindi soggettivo (laddove il soggetto è sia l'individuo che la comunità), può realizzare una vera democrazia.

Nodo Libertario: è il secondo nodo della Net-Democracy. Non è possibile alcuna democrazia senza libertà, ma la libertà deve essere messa in rete, deve appartenere a tutti e deve essere a disposizione di tutti coloro che vogliono essere e vivere liberi. Ciò significa che va superato la vetusta concezione liberale di libertà: "la mia libertà finisce dove comincia quella di un altro". La prima forma di libertà è la libertà dal bisogno: chiunque dipenda da qualcosa o qualcuno, non è libero. Da ciò si giunge alla seconda forma della libertà, cioè la libertà di pensiero e azione in un sistema di parità (Nodo Egualitario): se non c'è parità tra i soggetti operanti, c'è sopruso o sopraffazione, gerarchia e comando, predominanza di X su Y. Così facendo, si evitano le distorsioni del concetto e della pratica della libertà di pensiero ed azione, perché qualsiasi libero pensiero contraddica il sistema di parità (ad esempio, i bianchi sono meglio dei neri, gli etero sono superiori ai gay, i ricchi sono più intelligenti dei poveri, ecc...) è un pensiero non democratico. Stesso discorso, ovviamente, vale per l'inverso: se la libertà viene sacrificata sull'altare dell'uguaglianza, si genera appiattimento, omologazione, burocrazia. Ciò è avvenuto, ad esempio, nei regimi del cosiddetto "socialismo reale", che spesso hanno subito una involuzione burocratica a seguito di un appiattimento generale dovuto alla limitazione della libertà di tutti e di ciascuno.

Volendo dare una raffigurazione grafica, quasi plastica, della struttura nodale della Net-Democracy possiamo utilizzare il seguente schema:

Come si vede, i due nodi sono in uno stato di parità tra loro, sono in continua relazione tra loro, e da ognuno partono diramazioni che vanno a creare altri nodi, e da questi la Rete.


Se vuoi diventare un Sabotatore, e vuoi collaborare con articoli, poesie, canzoni, foto, video... e soprattutto con mani, testa e cuore, leggi http://www.antoniolucignano.com/2012/06/diventa-un-sabotatore-collabora-e.html


lunedì 25 giugno 2012

Contro l'iniquità, per la libertà



Non solo si può essere contro la privatizzazione degli strumenti, dei beni e dei saperi; bisogna esserlo sempre, anche a rischio di apparire velleitari o utopisti. Noi crediamo che tutto vada messo in comune, in maniera orizzontale. Per questo siamo contro il copyright e contro la proprietà privata (del singolo, dell'azienda o dello Stato) degli strumenti di produzione della ricchezza economica e culturale di una comunità. Solo così realizzeremo la vera uguaglianza: dentro, e non contro, la libertà di tutti e di ciascuno. 
Dobbiamo essere liberi, perché uguali. Dobbiamo essere uguali, perché liberi. Dobbiamo essere in uno stato di parità, esercitando ciascuno le proprie libere inclinazioni ed aspirazioni senza compromettere il bene della comunità.
Combattere l'iniquità significa combattere per la libertà. In ogni luogo di lavoro e di vita. Autorganizzarsi e autogestirsi, senza delegare. La delega può esserci, sia chiaro: ma deve essere momentanea, a breve termine e sempre revocabile. Altrimenti diventa burocrazia: nel pubblico o nel privato, la burocrazia è sempre negativa. Perché trasforma la libertà in sopruso e l'uguaglianza in appiattimento. Perché alimenta il privilegio e  mortifica il merito e le capacità.

Karl Kaphyer

Contro il DDL Fornero serve una vasta opposizione sociale



Il 26 e 27 giugno si terranno a Roma gli "Stati Generali del sociale e della famiglia", convocati da Alemanno. Sempre in quei giorni, la Camera dei Deputati voterà la fiducia sulla controriforma del lavoro, in modo tale che Monti possa presentarsi in Europa con i compitini fatti. "Distruzione del mercato del lavoro italiano? Fatto. Abolizione articolo 18? Fatto", e via di questo passo.
Bisogna con tristezza constatare che i sindacati confederali non hanno speso nemmeno un'ora di sciopero contro questo insano progetto di controriforma. Se Cisl e Uil in questi anni ci hanno abituato a stomachevoli prese di posizione a favore del padrone di turno, ci lascia relativamente sconvolti la posizione della Cgil camussiana, ormai appiattita sulle posizioni del PD, uno dei più grandi sostenitori di Monti e del suo governo bocconiano. 
Fortunatamente esiste ancora un sindacalismo di base realmente autonomo, per quanto frammentato in dodicimila sigle e siglette che allontanano i lavoratori i quali percepiscono questa frammentazione come incapacità di dar vita a percorsi di lotta unitari. Comunque la si veda, il sindacalismo di base ha realizzato uno sciopero generale lo scorso 22 giugno e ha già annunciato il sostegno a tutte le realtà che, da "Blockupy ddl Fornero" in poi, si sono schierate contro l'insano disegno forneriano.

Parliamoci chiaro: le possibilità che il Parlamento non approvi questa controriforma del lavoro sono prossime allo zero. I numeri ci sono, la maggioranza è o deve essere solida, visti i guai di PD, PdL e Terzo Polo. La via istituzionale, quindi, sarà probabilmente preclusa o inefficace. 
Non rimane, allora, altra strada che la strada: i movimenti e i singoli cittadini che vogliono opporsi al Ddl Fornero e, in generale, alle politiche antisociali e antipopolari del governo Monti, non hanno altro sentiero da percorrere che non sia la strada, la piazza, il corteo, il presidio. Sempre all'insegna dell'orizzontalità e dell'autorganizzazione, abbandonando la logica della delega a lungo termine e della democrazia dall'alto.
Questi soggetti, per quanto minoritari e disorganizzati, sono gli unici che possono realmente anticipare la rivoluzione culturale e politica di cui l'Italia, l'Europa e il Mondo globalizzato hanno sempre più urgente necessità.

venerdì 15 giugno 2012

Anonymous, cacciati i responsabili dell'attacco a BeppeGrillo.it



Anonymous Italia, cioè la community italiana che fa capo al movimento hacker più famoso del mondo, ha cacciato "con ignominia" i responsabili dell'attacco contro il sito di Beppe Grillo. Un amministratore e due hackers hanno testato una nuova botnet sul sito di Beppe Grillo, che è stato oscurato per 10 ore. Inoltre, hanno anche pubblicato un post in cui spiegavano perché hanno dossato il sito di Grillo, accusato di essere un populista sfascista eccetera eccetera.
Oggi sono stati espulsi, ed un membro anziano della community ha spiegato: "erano in minoranza, e non possiamo accettare che qualcuno decida contro il parere della maggioranza".

Quando una settimana fa ho saputo dell'attacco al sito di Grillo, sinceramente sono rimasto stupito: non riuscivo a capire perché Anonymous dovesse attaccare proprio Grillo, cioè una persona che ha più volte manifestato notevoli convergenze con gli ideali di Anonymous. Inoltre, lo stesso Movimento 5 Stelle, di cui Grillo è il padre fondatore, ha nel proprio programma politico molte proposte condivisibili dagli Anonymous italiani.
La decisione presa dalla maggioranza di Anonymous Italia di cacciare i responsabili di questo attacco incomprensibile mi trova quindi d'accordo. Mi spiace, però, che vi siano ancora le concezioni di Maggioranza e Minoranza a farla da padrone, anche in un movimento come Anonymous. So bene che a volte è necessario arrivare a contarsi per stabilire una linea, ma ciò va fatto solo dopo che si è cercata la sintesi tra le posizioni. Utilizzare il metodo del consenso è ben più democratico del mero calcolo delle teste, perchè il rischio che la democrazia diventi una dittatura della maggioranza è sempre forte.

martedì 12 giugno 2012

Li chiamavano liberisti



Finalmente hanno gettato la maschera. Ci son voluti venti anni, ma alla fine hanno mostrato il loro vero volto: parassiti sociali, pronti a lamentarsi dell'ingerenza del "pubblico" in economia, salvo poi attingere alla mammella pubblica per salvare le loro banche.
L'ultimo, eclatante episodio di immissione di denaro pubblico (cioè mio, cioè tuo) per salvare le banche spagnole è davvero incredibile: nel bel mezzo di una crisi europea generata dall'eccessiva "finanziarizzazione e bancarizzazione" dell'economia, ci ritroviamo con l'Unione Europea che decide di destinare 100 miliardi di euro per salvare le banche spagnole.
Ma come! Le aziende licenziano i lavoratori e chiudono; le banche non erogano credito alle attività produttive; i servizi sociali vengono tagliati a causa della riduzione dei fondi; e i buontemponi di Bruxelles pensano bene di dare soldi alle banche?

Non c'è stato un liberale e liberista italiano che si sia scandalizzato. Non ho letto sul Pompiere della Sera i soliti strali antistatalisti (che sono giusti nel merito, perchè lo statalismo è un male; pessimi nel metodo, perchè il liberismo è peggio dello statalismo) delle varie penne liberali, nè ho ascoltato i neocons in salsa italiana criticare l'intromissione pubblica, nè ho visto il Sole 24 Ore e Milano Finanza pubblicare editoriali di condanna. Li chiamavano liberisti, si chiamavano liberisti, e poi abbiamo scoperto che non lo erano manco per niente: nemmeno loro hanno fiducia nelle magnifiche sorti e progressive del mercato; neanche loro credono che il mercato si autoregolamenti, realizzando una sorta di darwiniana evoluzione della specie. Chi si evolve o si adatta, sopravvive; chi non ce la fa, viene salvato dai soldi pubblici.
Gli spagnoli hanno tassi di disoccupazione altissimi e uno stato sociale fortemente debilitato. Qualora essi, a seguito di questo salvataggio delle banche, scendessero in piazza e facessero ciò che anni fa fecero i greci (assalti alle banche, incendi di bancomat, scontri di piaza, guerriglia urbana), sarebbero ancora da considerare "violenti antidemocratici"? Qualora gli spagnoli decidessero di trasformarsi da Indignados ad Incazzados, andrebbero colpevolizzati? Qualora i popoli europei cominciassero ai loro governi e al super governo centralista europeo, esercitando il sacrosanto diritto alla resistenza, sarebbero dei terroristi antidemocratici?

"Noi riteniamo che …tutti gli uomini sono stati creati uguali, che il Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti….che ogni qualvolta una determinata forma di governo giunga a negare tali fini, sia diritto del popolo il modificarla o l’abolirla, istituendo un nuovo governo che ponga le basi su questi principi…Allorchè una lunga serie di abusi e di torti…tradisce il disegno di ridurre l’umanità ad uno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere, oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo…".
Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, 5 luglio 1776

"Contro le leggi in contrasto con la morale e l’umanità sussiste un diritto di resistenza".
Art. 6 della Costituzione del Lander di Brandeburgo del 31.1.1947

"Qualora il governo violi la libertà ed i diritti garantiti dalla costituzione, la resistenza, sotto ogni forma, è il più sacro dei diritti ed il più imperioso dei doveri”.
Costituzione Francese

lunedì 4 giugno 2012

Diventa un Sabotatore! Collabora e partecipa al Network Autonomo Sabotag!



Vuoi scrivere un articolo per Il Sabotatore? Vuoi realizzare una trasmissione su Radio Sabotag? Vuoi fare un reportage fotografico o video da pubblicare su Sabotag TV? Vuoi organizzare assemblee, incontri, volantinaggi, blocchi, occupazioni, sit in, mostre... insomma, vuoi fare attività politico-culturale Autonoma e Antagonista al Sistema?

Allora collabora e partecipa al Network Autonomo Sabotag. Devi semplicemente difendere e professare tre valori: libertà, giustizia e solidarietà. Nessun pensiero e nessuna aziona che tenda a limitare la libertà, la giustizia e la solidarietà tra le persone può essere accettato nel Network. Tutto il resto è lecito.

Il Network Autonomo Sabotag non ha capi, non ha dirigenti, non ha scala gerarchica, non ha tessere d'iscrizione. Tutti possono farne parte, senza distinzione di età, sesso, etnia, censo, orientamento religioso o sessuale. Il progetto del network è la creazione della net-democracy, intesa non solo come "democrazia della rete", ma anche e soprattutto come "democrazia in rete". Una democrazia orizzontale, fondata sulla condivisione e sulla pratica del consenso, sulla libertà individuale e la giustizia collettiva. 

Se vuoi collaborare o partecipare in qualunque modo, scrivi a ant.lucignano@libero.it

N.B. Tutte le collaborazioni sono da intendersi come completamente volontarie, perciò gratuite. Tutte le opere pubblicate sui canali del network saranno rese disponibili a tutti, secondo la filosofia del copyleft.