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venerdì 20 luglio 2012

Informarsi prima di (stra)parlare



Vi sottopongo un interessantissimo articolo di Wu Ming Foundation sull'omicidio di Carlo Giuliani e sulle tante leggende metropolitane spacciate come verità dai media di regime (di destra, centro, sinistra, sotto, sopra).
Solo i media obliqui, come questo, non sono cascati nel tranello. Ed ogni anno, il 20 luglio, ricordano a tutti ciò che accadde.
Per non dimentiCARLO mai...
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=9071

Nonostante tutto, fratello...

Nonostante tutto, fratello, ci speravo questa sera di poterti sentire sorridere...e invece... non gli è bastato giudicare il tuo assassinio come legittimo. Dopo undici anni, si sono voluti prendere altre vite.
E non quelle di chi ha ucciso,... torturato, massacrato, o quelle di chi ha ordinato i massacri o di chi ha assicurato protezione.
Si sono presi ancora una volta le vite dei nostri compagni, dei nostri fratelli e sorelle. Hanno chiamato "devastazione e saccheggio" un po' di vetri rotti, alcuni dei quali causati - forse - dai 10 imputati.
Hanno chiamato "falso" il coma, le ossa e i denti rotti, il sangue, le torture e le minacce causate dalle forze dell'ordine che non hanno voluto identificare. Hanno chiamato legittimi il buco che un proiettile ha creato nella tua testa, la devastazione che un defender ha fatto sul tuo corpo, la ferita che una pietra ha causato sulla tua fronte, mentre eri steso tra decine di scarponi, quando il tuo cuore ancora gridava.
Hanno dichiarato legittimo il saccheggio della tua vita. e oggi legittimano il saccheggio di altre vite.

lunedì 16 luglio 2012

Il Sistema non è riformabile. Va sabotato.




L'Articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, quella che Bersani ama definire "la più bella Costituzione del mondo", salvo poi dimenticarsela puntualmente quando si tratta di votare leggi contro i lavoratori, i pensionati, le donne, gli omosessuali, ecc..., recita così:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni."

Pertanto mi appello all'articolo 21 per dire quanto segue:

Dopo le condanne per reati di devastazione e saccheggio inflitte a ragazzi che erano a Genova durante il G8 del 2001, e confrontando le stesse con le tenui condanne inflitte ai dirigenti di polizia che causarono "la più grande sospensioni delle libertà democratiche in un paese occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale" (cfr Amnesty International), posso senz'altro affermare che lo stato di diritto, in Italia, non esiste più. Non c'è equità tra le pene inflitte, né criterio di proporzionalità. Erano anni, anzi decenni, che questa situazione si protraeva: questa è l'ennesima, ultima goccia che fa traboccare il vaso. Genova è stata, per la mia generazione, la dimostrazione della violenza e del fascismo liberale e liberista del Sistema. Dopo undici anni posso affermare senza timor di smentita che non c'è stata giustizia.
Il Sistema ha vinto. Così come nel 1925 il Fascismo vinse definitivamente la sua battaglia sul piano istituzionale, e fu necessario organizzare la resistenza sul piano extraistituzionale.

Pertanto ritengo sia necessario lottare con ogni mezzo contro questo Sistema oppressivo, che ormai ha raggiunto dimensioni planetarie. Che ognuno organizzi la lotta come meglio crede: con la parola (come fa questo blog) o con altri mezzi. Socializzi, collettivizzi, costruisca reti di relazioni e di lotta. Quando un Sistema opprime i cittadini è sempre una dittatura. Esistono le dittature nazifasciste, le dittature staliniste, e le dittature liberali, che si autodefiniscono democratiche eppure violentano la democrazia a proprio uso e consumo.

Ognuno contrasti il Sistema, in ogni luogo e con ogni metodo. Ognuno operi per il sabotaggio sistematico di ogni ganglio del Sistema. Anche mettere una croce su un simbolo elettorale può essere un canale di espressione e di ribellione al Sistema. L'importante è non credere MAI che sia sufficiente l'espressione di un voto per essere e sentirsi liberi. Chiunque creda che la lotta politica si possa esplicare SOLO tramite gli strumenti che il Sistema mette a disposizione (elezioni, raccolta firme, referendum) è un folle utopista. Allo stesso modo: chiunque creda che l'unica soluzione sia imbracciare un fucile o lanciare una bomba, è un velleitario utopista. Ed io, di questi cazzo di utopisti, ne ho piene le palle.

E adesso, arrestateci tutti.

sabato 14 luglio 2012

Giustizia?



Francesco Romeo ha appena ascoltato la sentenza e non ha dubbi. E' uno degli avvocati cassazionisti difensori di uno dei cinque imputati per cui dovrà essere ricelebrato il processo d'appello.
Ci spiega meglio la sentenza? Cinque persone vanno in carcere, tre con una riduzione minima di qualche mese su una pena di oltre dieci anni. Gli altri cinque sono stati nuovamente rimandati in appello, ma solo per vedere se potranno avvalersi di un'altra riduzione di pena che fa capo alla cosiddetta «suggestione di folla in tumulto».

Quanto potrebbe valere questa attenuante?Se riconosciuta, può comportare la riduzione di un terzo della pena, ma questo è tutto da vedere.

Potrebbero evitare il carcere?Ripeto, per saperlo dovremo attendere il responso del nuovo processo di appello.

E nel frattempo sono liberi?Restano in attesa di giudizio fuori dal carcere.

Com'è andata l'ultima udienza?La requisitoria del procuratore generale Pietro Gaeta ha chiesto di confermare le sentenze di appello e di rigettare tutti i ricorsi.

Non è stata una sorpresa.No, fa parte del suo ruolo.

Per chi non è un cassazionista, colpisce che Gaeta sia lo stesso rappresentante per l'accusa del processo contro gli uomini delle forze dell'ordine. Come si spiega?No, non c'è nulla di strano, può accadere.

Però il risultato è molto diverso.E' evidente la sproporzione, in termine di privazione della libertà: chi è stato accusato di danni contro le cose va in galera, chi invece ha torturato delle persone resta libero.

E' questo l'aspetto più preoccupante della sentenza?Anche il fatto che per tutti dieci gli imputati sia stato confermato il reato di devastazione e saccheggio. Questo costituisce un precedente grave. Negli ultimi dieci anni questo reato è stato applicato in 11 sentenze. In processi che riguardano fatti di tifoserie allo stadio ma anche manifestazioni politiche come quella dell'11 marzo 2006 in corso Buenos Aires a Milano. Nei 52 anni precedenti della Repubblica solo in dieci sentenze si sono condannati degli imputati per lo stesso reato. E' evidente che c'è un'accelerazione del ricorso a questa imputazione.

E voi avvocati della difesa come avete cercato di rispondere?Noi abbiamo opposto l'argomentazione che eventualmente il reato di devastazione e saccheggio non è applicabile in questi casi perché prevederebbe dei danneggiamenti e dei furti in una zona molto più ampia di quella di cui parla l'accusa, ossia alcune specifiche strade di Genova.

Come dire che non si può fare pagare a questi dieci tutto quello che è successo a Genova in quei giorni?Tanto più se le prove a carico sono fotografie e se si ricorre al ricorso morale. Cioè l'idea per cui basta essere ritratti nei pressi dei disordini per essere considerati complici.

Adesso c'è possibilità di altre azioni legali?Per i cinque che non devono rifare l'appello no. Finisce così.

martedì 10 luglio 2012

[Roma] Genova 2001 - Presidio sotto la Corte di Cassazione





Il 13 Luglio si terrà, presso la Corte di Cassazione di Roma, l'ultimo grado di giudizio del processo contro 10 tra compagne e compagni condannati per aver partecipato agli scontri avvenuti a Genova, nel luglio 2001, in occasione del vertice del G8.

Gli imputati sono stati condannati dal tribunale di Genova a pene pesantissime, dai 10 ai 15 anni, e ora le sentenze rischiano di diventare esecutive.

In dieci fungono da capro espiatorio: tramite loro lo Stato vuole attaccare le centinaia di migliaia di persone che scesero in strada quei giorni e in primo luogo quelli che contribuirono a scatenare la rivolta contro l’arroganza dei potenti. Non accettiamo la rappresaglia di Stato; colpire questi compagni significa sferrare una pesante offensiva contro l’intero movimento.

Nel frattempo i responsabili dei massacri indiscriminati, dell’incursione alla scuola Diaz, delle torture di Bolzaneto e dell' assassinio di Carlo Giuliani dormono sonni tranquilli e vengono premiati per le loro operazioni di "bassa" macelleria.

Riteniamo che sia una nostra precisa responsabilità esprimere solidarietà ai compagni condannati, denunciare e respingere questa manovra repressiva, rivendicare il valore delle giornate di Genova.

Riteniamo inoltre che in questo periodo di violenti attacchi da parte del sistema capitalista ai danni degli sfruttati, sia importante contrapporsi alla criminalizzazione di tutte quelle lotte che fuoriescono dai ristretti spazi del consentito…Criminalizzazione che passa anche attraverso le pesanti condanne attribuibili grazie all'utilizzo del reato di "devastazione e saccheggio". 

Per queste ragioni è importante dare vita a una mobilitazione in sostegno ai condannati. Lanciamo quindi un appello di solidarietà internazionale per dare corso ad iniziative e azioni nella settimana precedente il processo. 

Inoltre, invitiamo tutti a partecipare al presidio di solidarietà che si terrà il giorno dell’udienza presso la corte di cassazione di Roma, per fare sentire direttamente la nostra voce agli inquisitori.

06 -12 Luglio
Giornate di mobilitazione

13 Luglio
Presidio sotto la Corte di Cassazione a Roma

per info e aggiornamenti: hateg8@distruzione.org

martedì 26 giugno 2012

Campagna "10x100 - Genova non è finita"




La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.

Dieci anni dopo l’omicidio di Carlo Giuliani, la “macelleria messicana” avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l’ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, “devastazione e saccheggio”, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.

Un reato concepito nel chiaro intento, tutto politico, di perseguire chi si opponeva al regime fascista. Oggi viene utilizzato ipotizzando una “compartecipazione psichica”, anche quando non sussiste associazione vera e propria tra le persone imputate. In questo modo si lascia alla completa discrezionalità politica degli inquirenti e dei giudici il compito di decidere se applicarlo o meno.

E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001.

Non possiamo permettere che dopo dieci anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate.

Per una battaglia che riguarda la libertà di tutte e tutti.