Visualizzazione post con etichetta Catalunya. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Catalunya. Mostra tutti i post

venerdì 11 aprile 2014

Madrid boccia il referendum catalano



Con 299 no, 47 si e un astenuto, il Parlamento spagnolo ha detto no al referendum indipendentista indetto unilateralmente dalla Generalitat della Catalogna e in programma il prossimo 9 novembre.

Nei giorni immediatamente precedenti, il premier spagnolo Rajoy aveva già fatto chiaramente capire quale sarebbe stato l’esito del voto del Parlamento di Madrid: “Catalunya libre” deve rimanere un semplice slogan e niente di più. “Non vi può essere nessun referendum indipendentista, ma solo una eventuale revisione della Costituzione”, ha dichiarato il premier di centrodestra, fingendo una apertura verso un blando autonomismo maggiormente accentuato rispetto a quello attuale.

Rajoy, però, non vuole sentire parallelismi con la Scozia, che tra qualche mese sarà chiamata ad un referendum indipendentista: “La Scozia ha presupposti storici o costituzionali molto diversi”. Beh, forse diversi dalla Catalogna, ma non molto diversi dai Paesi Baschi, verso i quali i governi spagnoli (compreso quello Rajoy) non hanno modificato di una virgola l’atteggiamento di contrasto totale ad ogni minimo spiraglio di libertà per Euskadi.
Il presidente catalano, Artur Mas, ha intanto fatto sapere che il referendum indipendentista del 9 novembre ci sarà comunque: “Andiamo avanti, il processo continua. Non ci può fermare la decisione del Parlamento spagnolo. Oggi si è perduta un’altra opportunità, l’ha persa il governo spagnolo. Non ci hanno voluto dare una mano, ma la nostra resterà tesa”. Inoltre, il presidente Mas ha anche lasciato trasparire l’ideale road map: chiudere l’attuale legislatura e indire elezioni anticipate, puntando su un consenso plebiscitario per i partiti indipendentisti catalani.

La battaglia pacifica, quindi, è al momento persa. Davanti agli indipendentisti catalani si aprono solo due strade, se si vuole vincere la guerra: o lavorare per un lento e faticoso cambiamento della Costituzione; o tenere comunque il referendum, vincerlo e mettere la Spagna davanti al dato di fatto che il popolo catalano vuole essere indipendente. Se davvero c’è supporto e adesione popolare alla causa indipendentista, si può riscontrare solo tramite un referendum partecipato e vincente. La via farraginosa e irta di ostacoli della revisione costituzionale difficilmente potrà condurre ai risultati sperati; molto più probabilmente spegnerà la fiamma indipendentista e, alla fine, rimarrà semplicemente un buco nell’acqua.
_____________________________

domenica 23 febbraio 2014

Provano ad impedire la secessione della Catalunya

Il mio articolo pubblicato su Insorgenza.it



272 favorevoli, 43 contrari e una astensione. Con questi voti è stata approvata dal Congresso spagnolo una mozione, presentata dal partito Union Progreso y Democracia (UPyD), che impegna il Governo spagnolo al “rifiuto categorico” del “piano secessionista” messo in campo dalla Catalunya, che il prossimo 9 novembre è chiamata ad esprimersi con un referendum sull’eventuale indipendenza della Generalitat catalana.

Il Congresso vuole, con questo voto, mostrare i muscoli contro il movimento indipendentista catalano, il cui parlamento aveva dichiarato la propria sovranità un anno fa, e da allora aveva iniziato a mettere in campo tutte le iniziative atte a realizzare il referendum indipendentista. A favore di questa mozione hanno votato i deputati di UPyD, del Psoe (socialisti) e quelli del Partido Popular (Pp, centrodestra); contro hanno votato i nazionalisti catalani di CiU, quelli dell’Erc, Esquerra Plural, Pnb e gli indipendentisti baschi di Amaiur. La mozione approvata esorta il Governo spagnolo a utilizzare “gli strumenti della Costituzione e l’ordinamento giuridico nel suo insieme per garantire che si compia la legalità”.

Noi insorgenti non possiamo che schierarci contro questa infausta decisione presa dal Congresso spagnolo, che vuole solo tentare un estremo tentativo centralista per scongiurare gli eventuali esiti negativi del referendum indipendentista catalano. Una vittoria del “fronte indipendentista” in Catalunya darebbe maggior vigore alle altre istanze secessioniste (pensiamo ai Baschi), in un anno che prevede anche un referendum “autonomista” in Scozia. Barroso aveva detto, pochi giorni fa: “Una Scozia indipendente è fuori dall’Europa”. Chissà se l’Unione Europea sarà egualmente categorica anche nei confronti della ricca Catalunya.

I popoli europei, costretti in involucri liberticidi e antidemocratici quali sono gli Stati nazionali, oppressi anche dal cappio europeista, hanno deciso di ribellarsi e di liberarsi. Solo gli “ultimi giapponesi” del liberismo e del centralismo possono pensare di usare queste misure per fermare i movimenti di Popolo.
__________________________________________

martedì 28 gennaio 2014

2014, l'anno dei referendum indipendentisti

Il mio articolo pubblicato su Insorgenza.it



Per il mondo indipendentista e identitario, il 2014 sarà un anno fondamentale. I referendum sull’indipendenza della Scozia e della Catalunya rappresentano un evento importantissimo, perché si vede all’orizzonte la possibilità per i Popoli di sottrarsi al giogo degli Stati Nazionali, di derivazione giacobina, per via referendaria.

Il risultato, in entrambi i casi, sarà molto probabilmente negativo, ma non è questo il tema che ci interessa sottolineare. Va invece evidenziata la straordinaria partecipazione di popolo che questi due eventi necessariamente realizzeranno: non vi sarà uno Scozzese o un Catalano che, nei prossimi mesi, non si interrogherà sugli aspetti positivi e negativi di una eventuale indipendenza; non vi sarà uno Scozzese o un Catalano che non riscoprirà pagine della propria storia popolare volutamente dimenticate o omesse dagli Stati Nazionali in cui sono costretti a vivere, a lavorare, a pagare le tasse, a crescere i figli. Torneranno in auge canzoni e figure, tra lo storico e il leggendario, che solo la cultura popolare più antica e radicata ha permesso che non si smarrissero nel magma indistinto della globalizzazione europea e mondiale.

Va, però, precisato che i motivi alla base dei due referendum sono leggermente diversi: mentre per la Scozia c’è una questione storica, politica e culturale preminente, per la Catalunya (regione ricca e avanzata) il movente è soprattutto, ma non solo, economico. Il primo referendum indipendentista si terrà in Scozia, il 18 settembre. Gli scozzesi saranno chiamati a pronunciarsi sul quesito “Dovrebbe la Scozia essere uno Stato indipendente?”. Bisogna subito notare l’uso del condizionale “dovrebbe” invece dell’indicativo “deve”: l’accordo tra Alex Salmond, Presidente del governo scozzese e leader dello Scottish National Party, e David Cameron, premier inglese conservatore, sancisce che il referendum non avrà effetti immediatamente vincolanti, perché bisognerà ridiscutere temi quali la solidità economica della Scozia, la difesa dello Stato, i rapporti con il Regno Unito e l'adesione a Unione Europea, NATO e altre organizzazioni sovranazionali.

E’ chiaro, però, che una vittoria del SI obbligherebbe Cameron, l’Inghilterra e il Regno Unito a scendere a patti con la Scozia, anche per scongiurare un nuovo “rischio Irlanda”. I sondaggi dicono che la maggioranza degli scozzesi è contraria all’indipendenza, però il fronte del SI cresce col passare dei mesi. La campagna mediatica ha ridato vigore alle tradizioni e alla cultura popolare degli scozzesi, dunque alla loro identità, e in tantissimi hanno cambiato idea, sposando l’idea indipendentista dopo un primo freddo NO.

In Catalunya, invece, si terrà il secondo fondamentale referendum indipendentista del 2014. Il 9 novembre i catalani saranno chiamati a rispondere ad un singolare quesito referendario diviso in due parti: "Volete voi che la Catalogna sia uno Stato?"; in caso di risposta affermativa, “Volete voi che la Catalogna sia uno Stato indipendente?". Tale formula rappresenta il miglior compromesso possibile raggiunto dalle due anime dell’indipendentismo catalano: quella moderata della CiU, favorevoli alla nascita della Stato Catalano ma possibilisti sulla possibilità di rimanere all’interno di una sorta di “Federazione Spagnola”; quella rivoluzionaria della sinistra repubblicana, l’ERC, che invece spinge sulla necessita per la Catalunya di diventare uno stato indipendente dalla Spagna.

Si è rischiato il naufragio, poi fortunatamente le due anime dell’indipendentismo catalano hanno trovato un accordo, anteponendo l’interesse comune al piccolo tornaconto di bottega. Che sia di auspicio e di esempio anche per gli altri indipendentismi europei, al loro interno spesso divisi perché incapaci di vedere che le cose che li uniscono sono molto di più di quelle che li dividono?
________________________________

mercoledì 26 settembre 2012

Il Mediterraneo insorge... la sedicente Italia nicchia.



Ieri pomeriggio, migliaia di cittadini spagnoli (aggettivo che vuol dire tutto e niente, visto che "spagnolo" viene considerato anche un basco o un catalano dai mass media filosistemici) hanno accerchiato il Parlamento di Madrid per contestare il Governo Rajoy, colpevole di imporre le indigeribili e antipopolari "ricette europee". Indignados? Forse si, forse no. Rispetto ai giovani che più di un anno fa contestarono il governo Zapatero consegnando, di fatto, il Paese alla destra liberal-europea di Rajoy, ieri c'era meno indignazione e più incazzatura. Infatti vi sono stati anche scontri e la durissima repressione poliziesca (nonostante l'invito dei manifestanti ai poliziotti di unirsi a loro nella lotta) non si è fatta attendere. 
In serata la situazione si è stabilizzata, ma stasera è attesa una nuova manifestazione. Intanto ieri sera, il presidente dell'esecutivo regionale catalano, Artur Mas, ha annunciato le elezioni anticipate per il prossimo 25 novembre e l'intenzione di indire un referndum sull'autonomia della Catalunya indipendentemente dal fatto che il governo di Madrid consenta o meno tale consultazione (per la Costituzione Spagnola è solo il governo centrale che può indire i referendum). Movimento anche in Euskadi, meglio noti come Paesi Baschi: anche lì vi sono fortissimi fermenti autonomisti, che la crisi globale sta ovviamente fomentando.

Andando un po' più verso il Mediterraneo orientale, l'occhio dell'Insorgenza non può che fermarsi in Grecia. Anche oggi vi sono stati scontri durante lo sciopero generale e generalizzato che ha letteralmente paralizzato la Grecia. A dimostrazione del fatto che le ultime elezioni-farsa, ripetute perchè alla trojika europea non piacevano i risultati, abbiano dato il potere ad un governo fantoccio, il popolo greco continua nella sua strenua lotta contro l'Unione (Bancaria) Europea e le sue politiche antipopolari. Il braccio armato del Sistema (cioè polizia e forze dell'ordine in generale) continuano a massacrare il Popolo greco, nonostante le politiche europee inficino notevolmente anche il lavoro e la vita delle forze dell'ordine.
E' proprio vero: il più grande nemico dello schiavo che vuole farsi libero non è il padrone, ma lo schiavo ancora in catene.

E nella sedicente Italia? Nessuno si muove. Nessuno fa niente. Accerchiare il Parlamento ? Non sia mai! Infilzare coi forconi i vari Fiorito? Assolutamente no!
I non-popoli si comportano così. Infatti l'unica insorgenza che si è avuta in Italia in questi anni è stato il Movimento dei Forconi in Sicilia. Ma parliamo di Siciliani, cioè di un vero Popolo...

giovedì 20 settembre 2012

Non meglio o peggio, ma differente.

 

Veleggiavo lungo le coste catalane quando mi accorsi che c'erano tantissime persone lungo il porto di Barcellona. Che cosa c'era? Una manifestazione? E di che cosa? Strambai e mi avvicinai alla banchina, ormeggiai e salutai il vecchio Pedro, un lupo di mare catalano che conosco da anni. "Cosa succede, Pdero?", gli chiesi. La risposta fu semplice, una sola parola: "Independencia!". Mi voltai e vidi una fiumana di gente clamorosa, che riempiva le strade, la Ramblas, il porto. Bandiere giallorosse e magliette del FC Barcelona, cori in uno spagnolo non spagnolo. "E' catalano!", mi spiegò Pedro, e allora capii: era una manifestazione per chiedere l'indipendenza della Catalunya dalla Spagna. 
Mi accesi la pipa e mi misi a posto il berretto mentre guardavo la gente passare, sorridere, gridare slogan, ballare. Un cartello carpì la mia attenzione:
"Catalunya non è Spagna. Non migliore o peggiore, ma DIFFERENTE!".
Ecco! E' tutta qui la differenza tra i veri popoli (catalani, baschi, irlandesi, duosiciliani) e i popoli innventati (i padani): NOI vogliamo essere liberi e indipendenti non perchè ci sentiamo migliori degli altri, ma perchè sappiamo di essere differenti; i sedicenti padani, invece, hanno bisogno di sentirsi e professarsi migliori per giustificare le rivendicazioni indipendentiste del loro non-popolo.

Buon vento.


martedì 11 settembre 2012

"Independencia" gridano un milione e mezzo di catalani.




Un milione e mezzo di persone per le vie centrali di Barcellona nella più grande marcia indipendentista mai vista finora nella città catalana. Lo ha scrive El Pais online che cita fonti della polizia, mentre gli organizzatori parlano di due milioni di persone scese per strada. I manifestanti portano bandiere indipendentiste, reclamando l'indipendenza della Catalogna, e accusano il governo di Madrid di fare cadere la regione del nord-est della Spagna nella spirale della crisi. Se Barcellona non riuscirà ad accordarsi con il governo di Madrid sulle condizioni del piano di aiuti e sul 'patto fiscale' si muoverà verso l'indipendenza nazionale, partendo dall'autonomia fiscale. Questa la minaccia di Artur Mas, presidente della regione più ricca di Spagna, costretta a negoziare con l'esecutivo guidato da Mariano Rajoy un finanziamento da 5 miliardi per poter ripagare un debito di 40 miliardi, pari al 20% di un'economia che conta per circa un quinto del Pil nazionale ed è da sola maggiore di quella del Portogallo.

Mas, leader del partito autonomista Convergenza e Unione, durante la manifestazione ha convocato una conferenza stampa per proclamare che «se non ci sarà un accordo sui termini economici, per la Catalogna la strada per la libertà sarà aperta». Il presidente catalano si riferisce, appunto, al 'patto fiscale', che impone alle regioni del paese che sforano il tetto di un rapporto deficit/Pil all'1,5% di attenersi a un programma di aggiustamento.


Secondo Mas, però, la Catalogna, che ha un deficit al 3,9%, riceve dal governo centrale meno di quanto dà e avrebbe quindi il diritto alla stessa autonomia fiscale concessa ai Paesi Baschi. «Non c'è battaglia più pressante, nessuna sfida più importante del raggiungimento della sovranità fiscale, mai come in questo momento» ha tuonato Mas, che ha affermato di non essersi unito alla manifestazione in virtù del suo ruolo istituzionale ma di condividere completamente le ragioni dei dimostranti. L'incontro tra Mas e il premier Rajoy è previsto per il 20 settembre.

Fonte: Il Sole 24 Ore