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mercoledì 12 febbraio 2014

Le lacreme napulitane di Balo e le accuse (infondate) di razzismo.



E’ un destino crudele quello del napoletano.. Ingiuriato per 153 anni, vessato e infamato in ogni angolo del “suo paese” e non solo, spogliato dei suo beni secolari, alla fine per gli americani è un razzista..
Lui, costretto a leggere “non si fitta ai meridionali”, “non entrano cani e napoletani” in qualche angolo del “laborioso” Nord.. A sorbirsi le ormai ventennali “menate” della Lega Nord (lo sanno cosa sia la Lega in America?).
A sentirsi dire di tutto in ogni stadio d’Italia ad “ogni maledetta domenica”, alla fine per due lacrime di un calciatore con degli evidenti “mal di pancia” personali, si sente definito addirittura razzista..
Senza considerare il giocatore in questione, di colore, bello, ricco e con una ex compagna, guarda caso, napoletana e una figlia (riconosciuta solo qualche giorno fa) anch’essa napoletana..
E dire che il popolo napoletano qualche anno fa, sognava addirittura un approdo di “SuperMario” in maglia azzurra, poi sfumato per i petroldollari degli sceicchi del “ManCity”.. Il che aveva portato ad un feeling particolare tra il calciatore ora in rossonero e la calda piazza partenopea..
Tornando ai fatti: tutto nasce dalla sostituzione al minuto 72.. Il neoallenatore rossonero Seedorf richiama in panchina il numero 45 rossonero Mario Balottelli che – una volta preso posto in panchina scoppia in un irrefrenabile pianto, inspiegabile a primo impatto, salvo poi trovare una prima spiegazione nel “tweet” di una nota giornalista/blogger americana di nome Mona Eltahawy, che appunto accusava in un primo momento la tifoseria azzurra di razzismo, il che sarebbe stato una vera vergogna..
Il tam-tam però rimbalza in rete a tempo record tanto da coinvolgere un sito vicino alla Casa Bianca addirittura! Infatti tale sito “@TheObamaDiary” retwittava il messaggio della Eltahaway.. Possibile? Ma è vero? Balotelli piangeva per dei presunti quanto inspiegabili epiteti razzisti piovuti sulla sua persona dagli spalti del San Paolo?
Il popolo napoletano, “popolo di mare” da sempre considerato popolo aperto e tollerante verso gli altri popoli che nei secoli sono approdati in riva al golfo, d’improvviso ululava come una tifoseria laziale o veronese qualsiasi?
Impossibile a dirsi e ancor di più a credersi e infatti era una bufala, partita stranamente d’oltreoceano..
Video caricati da blogger di fede partenopea e comunicato ufficiale della stessa SSC Napoli hanno smentito l’abbaglio della brava giornalista a stelle e strisce e di conseguenza anche chi, come al solito in “patria”, si è subito gettato sulle disgrazie della città di Totò, visto che la falsa notizia stava gia piombando come da prassi su siti e quant’altro vicini ai media italiani..
E’ risaputo ovunque, grazie anche alla “geniale” pubblicità che ci viene fatta sempre e soprattutto in “patria”, che Napoli ha i suoi bei problemi da risolvere, non ultimo il problema della ormai tristemente nota “Terra dei Fuochi” che in un tempo remoto gli Antichi Romani chiamavano “Campania Felix” (ovvero terra felice) e in un tempo relativamente più recente gli arretrati Borbone delle Due Sicilie “Terra di Lavoro”.
Quindi vorrà sperare lo sfortunato popolo di Partenope di passare ancora per vittima di razzismo e non come razzista.. Che sia un tricolore o delle “stars and stripes” a rendercene vittima, possiamo accettare e reagire a tutto, ma risparmiateci almeno l’accusa di razzismo: è una cosa ignobile che da 2.800 anni non è mai appartenuta a questo popolo straordinariamente tollerante.

Vincenzo Serio, tramite Insorgenza.it

Questo è il comunicato della SSC Napoli, apparso sulla propria pagina facebook:

 "In merito ad alcune argomentazioni apparse su Facebook secondo le quali Mario Balotelli avrebbe pianto ieri allo stadio a causa di presunti cori razzisti nei suoi confronti, il Napoli sottolinea che, come tutti i presenti allo stadio hanno potuto vedere, non PER APPROFONDIRESerie A Napoli, Benitez: «Il Napoli cresce». Higuain: «Mancava fortuna» Serie A Napoli: Higuain affonda il Milan e fa piangere Balotelli Serie A: Napoli-Milan, in fiamme un auto della polizia Benitez: "Il mercato che abbiamo svolto è stato molto buono" Benitez: "Complimenti ai miei giocatori" c'e' stato alcun coro razzista nei suoi confronti, cosi' come non c'e' mai stato alcun coro razzista al San Paolo nei confronti di nessuno".
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venerdì 11 ottobre 2013

Napoli colera: lettera di un Fedayn a Insorgenza Civile



Caro Nando, 
da meridionalista e da appartenente al gruppo Fedayn (seppur lontano dal mondo ultras da qualche anno) nonché amico fraterno di Alessandro Cosentino, l’ultras che ha spiegato alla stampa le ragioni dello striscione: ”Napoli colera”… riscuotendo ancora una volta il malcontento del mondo meridionalista tutto e divenendo così oggetto di critica, spiego a te la reale natura di quel tipo di contestazione difficile da comprendere per chi non vive questo tipo di realtà: va innanzitutto detto che è impossibile conciliare due linguaggi così distinti quali quello ultras da quello politico. Per un meridionalista, ascoltare cori autoironici contro la propria città o leggere una frase offensiva come “napoli colera” è il massimo dei peccati capitali. Questo avviene perchè la chiave di lettura è politica, ma da un punto di vista ultras tutto ciò non ha nulla a che fare con i concetti e le interpretazioni errate cui assistiamo in questi giorni da parte dei vari movimenti, difatti non dobbiamo certo andare a Milano per ascoltare cori razziali contro Napoli….si verifica il medesimo fenomeno anche quando giochiamo con altre squadre del Sud. Quello che cerco di dire è che il mondo ultras sposa battaglie differenti dalle nostre pur contrastando il medesimo nemico, gli ultras infatti si battono contro quella stessa repressione atta a zittire tanto il loro pensiero quanto quello meridionalista. Non è concepibile che una curva venga chiusa per uno sfottò, e se oggi è accaduto a Milano…domani accadrà a Napoli. La contestazione promossa dai Fedayn non è stata di sostegno ai milanisti e dunque al nemico, si è trattato bensì di un atto di coerenza verso la propria mentalità, una messaggio antisistemico verso uno Stato che cerca di penetrare nel tessuto del tifo calcistico dettando le proprie leggi e punendo i non omologati. E chi meglio dei napoletani avrebbe potuto dissentire essendo noi la parte lesa, essendo stati noi tutelati da quello stesso STATO che ci proponiamo di combattere? Il messaggio degli ultras è chiaro e lampante: non vogliamo essere difesi dal nemico e soprattutto non attraverso quegli stessi mezzi che il nemico utilizza per annientare il nostro pensiero. Tutto ciò con la politca non ha nulla a che fare, non ha nulla a che fare con il divario Nord-Sud, nulla a che fare con i soprusi sul nostro territorio, nessuna autocritica o autoironia, solo un semplice messaggio: lo Stato deve restare fuori dal nostro mondo. LA CURVA NON SI TOCCA!

Risposta di Nando Dicè, presidente di Insorgenza Civile: "è un modo di ragionare troppo distante dal mio, anche se nel loro odio verso lo Stato in fondo li comprendo, anche se le ragioni mi sembrano limitative, ma come ho espresso pubblicamente la mia idea, così mi sembra giusto far conoscere quella degli Ultras".

mercoledì 9 ottobre 2013

Striscione "Napoli colera": ironia o autogol?



Uno striscione per la Terra dei fuochi prima della partita del Napoli. “La terra dei fuochi deve vivere: Assieme si può” recita, dimostrando tutta l’ingenuità politica di Aurelio De Laurentis, che voci ben informate vorrebbero presto scendere in campo, probabilmente contro il suo compagno di banco da stadio, Luigi De Magistris, alle prossime elezioni comunali.

Uno striscione che, per chi vedeva la partita da casa, comunque non può che essere apprezzato. Perché vedete, si continua a dire che allo Stadio la politica non entra. Però poi non è mai del tutto vero e lo stadio, diciamocela tutta, può essere uno straordinario megafono: basti pensare ai famosi fischi all’inno nazionale degli scorsi mesi per rendersene conto.

Pochi istanti dopo la bella sorpresa di aver visto a centro campo lo striscione per la terra dei fuochi, ecco che la telecamera di Sky inquadra la curva B e un altro striscione: “NAPOLI COLERA”.

Parte il tam tam su fb, quasi immediato. Si pensa alla solidarietà con la curva del Milan, chiusa per i cori e gli striscioni contro il Napoli. La gente non capisce, non apprezza quel “Napoli Colera”. Fa male, e soprattutto fa male in tempi di tiepidi risvegli, di gente in piazza per la terra dei fuochi, di difensori appassionati contro chi ci chiama popolo di merda.

Più tardi però alcuni capi storici della Curva B fanno sapere che non si voleva esprimere nessuna solidarietà alla curva del Milan e che i cori di ieri e lo striscione erano ironici e rivolti contro le autorità sportive che per decenni hanno evitato di affrontare il problema del razzismo antinapoletano. Altri invece dicono che quello striscione è stato fatto per invocare un sistema calcio diverso e per tutelare la libertà d’espressione  nelle curve (nella A c’era anche uno striscione anti Milan).

Ok. Prendiamo per buona ogni spiegazione.  Ma il risultato qual è?

Guru ed esperti di comunicazione ci insegnano che se un messaggio viene equivocato vuol dire che non è un buon messaggio. Oltre al fatto che in queste ore non si parla che di quel “Napoli Colera”, con grande rabbia di chi, come ad esempio il quotidiano on line Parallelo 41, sta facendo per la battaglia per la terra dei fuochi una colonna portante della propria mission giornalistica.

Senza contare che, come osserva sempre Parallelo, il fossato tra ultras e tifosi semplici con lo striscione di ieri si amplia sempre più, massacrando anche l’illusione di  Nino D’Angelo che nel ragazzo della curva B, insuperato inno della squadra cantava: “‘è ‘na casa chisto stadio, parimmo na famiglia sultanto dinta ‘cca. Viecchie e giuvane cercano rint’a nu pallone  nu poco ‘e pace nu juorno nuovo ca se chiamma liberta’”.

In una famiglia però ci sono delle priorità. E la priorità a noi, francamente, pare un’altra. Perché Napoli Colera offende tutti e soprattutto, nel giorno dello striscione sulla terra dei fuochi, offende soprattutto le tante persone che hanno perso un proprio affetto perché a Napoli, oggi, al posto del colera c’è il cancro. E ce lo hanno portato dal Nord. E poi se “Chi non milita non merita” è un altro principio ultras, non credete che i tifosi professionisti oggi, in tempi di risveglio di coscienze, dovrebbero provare a lanciare qualche messaggio meno egocentrico e più utile a tutti?

Tratto da Insorgenza

sabato 16 giugno 2012

Bambini palestinesi nelle carceri israeliane



Secondo fonti private del Ministero per gli Affari dei detenuti a Gaza, 20 bambini detenuti nel carcere di “Hasharon”, martedì 12 giugno hanno iniziato uno sciopero della fame ad oltranza per protestare contro le difficili condizioni in cui vivono e la mancanza di risposta dalla direzione carceraria alle loro richieste.

17 anni, Ahmed Lafi ha annunciato che 20 prigionieri hanno iniziato la sciopero della fame per protestare contro le condizioni incontrate dai detenuti in questa prigione per i minori e il deterioramento delle loro condizioni di vita. I membri della famiglia non sono autorizzati alle visite, non è permesso loro di studiare, non c’è la lavanderia cosicché debbano lavare i panni a mano.

Ha spiegato che l’amministrazione penitenziaria persiste nella tortura e umiliazione dei prigionieri bambini anche dopo la firma dell’accordo fra il Comitato Supremo del direttivo dello sciopero e il servizio carcerario per terminare la Battaglia delle pance vuote, aggiungendo che l’amministrazione penitenziaria mette in isolamento qualsiasi prigioniero che cerchi di rivendicare i propri diritt. Ha anche detto che le celle sono nei sotterranei, i bagni senza porte e vi è mancanza di cibo con una sola ciotola di riso per otto giovani. Inoltre, i prigionieri sono sottoposti a ispezioni e provocazioni effettuate dalla intelligence israeliana.

Il Dipartimento delle Prigioni ha anche usato orribili metodi di tortura per estorcere confessioni da questi giovani, violando brutalmente tutte le convenzioni internazionali che proteggono i diritti dei bambini.

Le autorità di occupazione israeliane hanno ancora in mano circa 190 bambini sotto i 18 anni di età nelle loro carceri e campi di detenzione, in circostanze analoghe a quelle in cui sono tenuti prigionieri adulti, in termini di trattamento dello spazio, crudeltà, malnutrizione e mancanza di assistenza sanitaria, tale che non vi è distinzione tra il maltrattamento e la crudeltà sui minori e adulti.


Fonte: http://www.nuovaresistenza.org/2012/06/15/20-detenuti-bambini-cominciano-lo-sciopero-della-fame-ad-oltranza-palestina-rossa/#ixzz1xwklxO2G

mercoledì 30 maggio 2012

Padani sull'orlo di una crisi di nervi



Una mia grande amica, giornalista, Mariatolmina Ciriello, mi ha segnalato un episodio occorso durante un trasbordo aereo sulla tratta Capodichino-Malpensa. Dalla cronaca pubblicata qui, pare che il personale di bordo non sia nuovo ad accessi di razzismo contro i meridionali - o meglio, contro i napoletani – non appena si ode in carlinga anche solo la sfumatura dell’idioma partenopeo. Nell’ultimo episodio accaduto, la hostess, avendo redarguito alcuni passeggeri tedeschi con fare stizzito, era stata riportata ad un comportamento più garbato da una docente di lingue straniere, un’irpina, che fa la pendolare tra Avellino e Gallarate. Per tutta risposta, la hostess ha risposto piccata con una frase standard, già sentita in analogo episodio, stessa compagnia aerea, tratta differente: “Con me si parla in italiano e non in napoletano”.

Più che sottolineare la fissità di pensiero e di reazione di questi padanamente devoti assistenti di volo, nonché l’assoluta esattezza grammaticale, sintattica e mètrica del commento della docente, Donatella D’Alelio, è più divertente soffermarci sull’adeguata risposta di quest’ultima: “Guardi che potrei mandarla a quel paese in inglese, francese e portoghese, ma credo che per lei basti un va’ a cagher, che le è più congeniale.” La D’Alelio si è meritata una standing ovation ed anche io, fieramente meridionale, plaudo alla sua pronta reazione.

Ci sono, parimenti, un paio di riflessioni da fare al riguardo. La prima è che c’è un limite oltre il quale anche la pazienza (di noi meridionali) cessa di essere una virtù (la frase è di un certo Edmund Burke, io l’ho solo adottata). La seconda è che l’insistenza tutta mediatica (nel senso che si è dato troppo spazio sui media all’ideologia leghista) sulla presunta superiorità di una non meglio attestata razza celtica – la quale avrebbe reso migliore solo la parte settentrionale del nostro piccolo Paese – ha prodotto effetti perversi che si riverberano anche negli scatti comportamentali di lavoratori (quali gli assistenti di volo) la cui missione è mantenere il migliore contatto con l’utenza, tutta l’utenza. Certo, niente in confronto alle farneticazioni pluriennali di molti politici leghisti, ma quelle appartengono al folklore, come gli elmi con le corna da vacche del dio sole. Eppure gli episodi di quotidiano razzismo sono tanti, forse troppi. Per questo la pazienza non è più una virtù.

C’è un rimedio facile ed economico per ristabilire la verità: leggere la Storia (ovviamente non quella dei testi revisionati e ricondizionati da censori padani), oppure farsi raccontare da Pino Aprile (giornalista e scrittore) come fu che con i soldi del Meridione venne salvato dal dissesto il Regno sabaudo. Eppoi, diciamocela tutta, il dialetto partenopeo è una musica, una poesia e una filosofia: fa simpatia all’istante. Ve lo immaginate Dean Martin che canta That’s Ammore e Mambo Italiano in un altro dialetto? E la grande Sophia Loren, con quel suo indelebile, inconfondibile e affascinante accento, semmai avesse volato con la nostra Donatella D’Alelio, sarebbe stata redarguita anche lei? Cari assistenti di volo anti-partenopei, penzat ‘a salute, nun vi facit’ o sang’ amaro (trad: badate alla vostra salute, non vi intossicate con pensieri cattivi), pure il mitico Cazzaniga (il milanese di Così parlò Bellavista), pure il dottor Colombo (Bisio di Benvenuti al Sud) hanno imparato il napoletano. E si sono divertiti. Assaje assaje.

di Marika Borrelli - Il Fatto Quotidiano



mercoledì 28 dicembre 2011

Godo: è morto Giorgio Bocca, la merdaccia antimeridionale



E' morto Giorgio Bocca, uno dei più grandi nemici di Napoli e del Sud.
Un razzista, un omofobo, un giornalista che solo il perbenismo borghese potrebbe definire "grande".
Alcune sue "perle", tratte dall'ultima intervista rilasciata al giornale Libero poco prima di schiattare: «[nel Sud] C’era sempre il contrasto fra paesaggi meravigliosi e questa gente orrenda (...). Insomma, la gente del Sud è orrenda (...). C’era questo contrasto incredibile fra alcune cose meravigliose e un’umanità spesso repellente»; «Vai a Napoli ed è un cimiciaio, ancora adesso»; «[il Sud] Per me è il terrore, è il cancro».
Per Bocca, noi meridionali siamo paragonabili alle belve, non siamo considerabili esseri umani.

Quindi io non solo non mi rattristo per la morte di questa latrina umana, ma ci godo anche di gusto! Mi spiace solo che certe merdacce tirino le cuoia a 91 anni suonati.

Addio Giorgio Bocca. Anzi, all'inferno. Non sentiremo la tua mancanza. E speriamo solo che gente della tua risma venga presto a farti compagnia!
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giovedì 21 luglio 2011

Devi morire. Con goliardia.






Mandorlini è l'allenatore d''o Verona. L'Hellas Verona. 'Na squadra e 'na tifoseria considerate, da sempre, tra 'e cchiù razziste.
Mandorlini, durante 'a presentazione d''a squadra, ha cantato "Ti Amo Terrone", rivolto ai salernitani.
Durante 'e doje partite 'e playoff d''a stagione scorsa tra Verona e Salernitana c'era stato quacche screzio tra Mandorlini e il pubblico salernitano.
E quindi oggi ha penzato bbene 'e cantà sta bella canzone contro 'i salernitani e 'i "terroni" in genere.
Deferito dalla FGCI, Mandorlini si difende: "Era solo goliardia".

Bene. Addà murì 'e 'na morte lenta e atroce. E spero che quaccheduno gli spacca 'a faccia. Cu golardia, si capisce.
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sabato 7 maggio 2011

Borghezio: Napoli e i napoletani fanno schifo

MEGLIO COSI'...



CHE COSI'.






http://www.youtube.com/watch?v=1-G5VzDkMmI&feature=related



"Buttiamo Napoli: dobbiamo stare lontani da quello schifo di città. Mi domando se le condizioni in cui versa Napoli non siano un motivo sufficiente per essere indipendentisti e separatisti da questa parte del paese. I napoletani e Napoli non fanno parte dell'europa civile. Bisogna scappare da questo schifo. Noi vogliano essere liberi da questa Napoli che puzza di rifiuti e camorra. Bisognerebbe fare una pulizia radicale.".

Lo ha detto, con i consueti toni sopra le righe, l'europarlamentare della Lega Nord Mario Borghezio, intervenuto a Klauscondicio, il salotto televisivo di Klaus Davi in onda su youTube.



CHI VOTA A DESTRA, VOTA PER QUESTI ESEMPLARI !!!

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martedì 30 novembre 2010

Il male di Napoli? è l’Italia




di Igiaba Scego

I negozianti sono persone affabili, spesso anche sorridenti. Lunedì pomeriggio finisco in questo negozio X. Non è la prima volta che entro lì. Mi conoscono e il sorriso, se sei cliente abituale, si allarga ancora di più. Spesso con i negozianti io chiacchiero. Di qualsiasi cosa: Obama, le carote che sono aumentate di prezzo, lady Gaga. «Questa settimana dove te ne vai di bello?». mi chiede. Non viaggio tutte le settimane, ma quando esce un libro lo scrittore si trasforma in un commesso viaggiatore, quindi da un paio di mesi viaggio quasi tutte le settimane. Lo guardo e poi tutta sorridente dico «Napoli». Lui cambia faccia, i lineamenti si attorcigliano. «Povera te», mi dice, «ti compatisco. Quella è gente zozza. Sono sporchi e cattivi. Fanno schifo». Io mi paralizzo. E adesso? Mi sale su un po’ di rabbia, il sorriso sparisce dal volto. Dico solo: «Se continui su questa strada potremmo litigare sai? Mio cognato è di Torre del Greco». Lui mi guarda strano: «Ma tua sorella è un po’ scema? Cioè è andata a trovarsi un marito proprio lì? Cavolo con tutto quello che poteva scegliere... al limite era meglio uno della vostra gente, uno nero... il napoletano puzza». Sento che non è un complimento. C’è una scala gerarchica razzista in questa frase. Il negoziante sottointende neri e napoletani sono merde, ma se deve scegliere la cosa meno schifosa meglio il nero. Mi sento male. Farfuglio delle cose. Parlo della pastiera di mio cognato e degli amici (tanti) napoletani che ho. Lui mi dice secco: «Ragazza frequenti cattive compagnie». Per fortuna la sera in Tv c’era Roberto Saviano. Per fortuna ha detto a tanti italiani che Napoli soffre della cattiveria delle organizzazioni criminali e delle multinazionali. Napoli non è sporca, ma riceve la sporcizia del Nord Italia e del Nord Europa. Napoli soffre perché l’Italia è malata, l’Italia è malata perché fa soffrire Napoli.

24 novembre 2010