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giovedì 6 settembre 2012

"In Europa senza il Sud"

Non è l’ultima provocazione della Lega, ma un quesito referendario vero e proprio depositato dal carroccio in Cassazione. Oggi il leader leghista, Roberto Maroni, in conferenza stampa a Montecitorio ha detto che c’è bisogno di riorganizzare l’Eurozona in modo che ne facciano parte solo quelle aree europee che abbiano innanzitutto il requisito del pareggio di bilancio”. In sostanza, l’ex ministro dell’Interno parla di lasciare il Nord Italia dentro la moneta unica, tenendo fuori il Mezzogiorno, dove buona parte delle Regioni hanno i bilanci in profondo rosso. Maroni ha anche sottolineato come “altrimenti l’Europa va incontro al default. La prossima settimana – ha concluso – daremo via alla raccolta delle firme”.
Con la proposta referendaria, in pratica, la Lega ripropone una sorta di secessione in salsa europea, con l’obiettivo di sganciarsi dal Mezzogiorno (a loro dire) improduttivo. Certo, il testo del quesito non parla chiaramente del Sud, ma l’intento del partito di Umberto Bossi e compagni è palese.
Da chiedersi, allora, perché la Lega non presenti anche un referendum per chiedere l’annessione della Lombardia alla Svizzera, sarebbe più facile. Ovviamente il carroccio ha tutto l’interesse a rendersi autonomo dalla “palla al piede” meridionale, mantenendo però stressi i rapporti di politica economica coloniale. Vari studi, infatti, evidenziano che gran parte della produzione del Nord Italia viene venduta al Sud e, del resto, più volte Umberto Bossi ha sottolineato che il Sud doveva essere solo una colonia. Da questo punto di vista, va appoggiata la campagna di numerose associazioni che hanno a cuore il Sud che promuovono l’acquisto di prodotti esclusivamente del Mezzogiorno.
Pensiamoci, magari diamo una mano all’economia delle nostre terre e, se la Lega vuole “cacciarci” dall’Europa…chissene!
Dico la mia: mi sta bene. Fuori il Sud dall'Europa e dall'Euro... ma dopo che sarà sancita la nostra indipendenza dal Sistema Italia. Niente più tricolore, niente più esercito, niente più aziende settentrionali al Sud, niente più tasse.
Va bene, leghisti del cazzo???

Il bocconiano Monti e il Sud

 
 
Il presidente del consiglio italiano, il bocconiano Mario Monti, è stato intervistato da quel pericoloso bolscevico che dirige Il Mattino, noto quotidiano napoletano. Virman Cusenza (si, si chiama così il direttore de Il Mattino) ha posto tante domande al bocconiano e varesino premier: sulla crescita e sul sud, sulle tasse e sullo sviluppo.
L'ultima domanda, in cui il Commissario del Popolo chiedeva a Monti se esiste ancora una "questione meridionale", ha avuto la seguente risposta:
"La questione meridionale si presenta oggi rovesciata. Affinché l’Italia cresca, contribuendo di par suo al rilancio europeo, il Sud deve cambiare più del resto del Paese. Il Sud è un’occasione e non un freno allo sviluppo".
Analizziamo la risposta. Partiamo dal concetto che la questione meridionale è oggi rovesciata: affinchè l'Italia cresca, il Sud deve cambiare più del resto del Paese. E qual è la differenza rispetto alla "vecchia" questione meridionale? Mah. La questione meridionale nasce proprio dal fatto che, per la crescita dell'Italia, il Sud ha dovuto subire cambiamenti clamorosi: dalla spoliazione delle riserve auree (il Regno delle Due Sicilie aveva, da solo, una riserva aurea maggiore di tutti gli stati preunitari messi insieme) all'indebitamento crescente (prima della sedicente unità d'italia, lo stato più indebitato era il Regno di Piemonte); dalla crisi dell'agricoltura al ritardo degli investimenti per l'industrializzazione; dall'impoverimento demografico (dovuto all'aumento dell'emigrazione verso il nord e verso l'estero) alla crescita esponenziale delle mafie (Rocco Chinnici ci insegnò che la mafia, come la conosciamo oggi, è un fenomeno nato con l'unità d'italia; prima era debole e dedita a piccola criminalità, totalmente gestibile e controllabile).
Come può vedere, caro varesino bocconiano Monti, il Sud sta cambiando più del resto del (suo) Paese da 152 anni a questa parte; eppure non vediamo crescita, sviluppo, miglioramenti. Se fossimo indipendenti, saremmo l'ultimo stato d'Europa; 152 anni fa, eravamo il terzo. E' un caso?
Ma continuiamo ad esaminare la risposta del dottor Monti: "Il Sud è un'occasione, non un freno". Alzi la mano chi non ha sentito, almeno cento volte in vita sua, la medesima frase. Ok, abbassate le mani adesso. Quanto è illuminante, il signor Monti! Quale grandissima e originale chiave di lettura dei problemi del Sud!
 
JATEVENNE!!!

mercoledì 30 maggio 2012

Padani sull'orlo di una crisi di nervi



Una mia grande amica, giornalista, Mariatolmina Ciriello, mi ha segnalato un episodio occorso durante un trasbordo aereo sulla tratta Capodichino-Malpensa. Dalla cronaca pubblicata qui, pare che il personale di bordo non sia nuovo ad accessi di razzismo contro i meridionali - o meglio, contro i napoletani – non appena si ode in carlinga anche solo la sfumatura dell’idioma partenopeo. Nell’ultimo episodio accaduto, la hostess, avendo redarguito alcuni passeggeri tedeschi con fare stizzito, era stata riportata ad un comportamento più garbato da una docente di lingue straniere, un’irpina, che fa la pendolare tra Avellino e Gallarate. Per tutta risposta, la hostess ha risposto piccata con una frase standard, già sentita in analogo episodio, stessa compagnia aerea, tratta differente: “Con me si parla in italiano e non in napoletano”.

Più che sottolineare la fissità di pensiero e di reazione di questi padanamente devoti assistenti di volo, nonché l’assoluta esattezza grammaticale, sintattica e mètrica del commento della docente, Donatella D’Alelio, è più divertente soffermarci sull’adeguata risposta di quest’ultima: “Guardi che potrei mandarla a quel paese in inglese, francese e portoghese, ma credo che per lei basti un va’ a cagher, che le è più congeniale.” La D’Alelio si è meritata una standing ovation ed anche io, fieramente meridionale, plaudo alla sua pronta reazione.

Ci sono, parimenti, un paio di riflessioni da fare al riguardo. La prima è che c’è un limite oltre il quale anche la pazienza (di noi meridionali) cessa di essere una virtù (la frase è di un certo Edmund Burke, io l’ho solo adottata). La seconda è che l’insistenza tutta mediatica (nel senso che si è dato troppo spazio sui media all’ideologia leghista) sulla presunta superiorità di una non meglio attestata razza celtica – la quale avrebbe reso migliore solo la parte settentrionale del nostro piccolo Paese – ha prodotto effetti perversi che si riverberano anche negli scatti comportamentali di lavoratori (quali gli assistenti di volo) la cui missione è mantenere il migliore contatto con l’utenza, tutta l’utenza. Certo, niente in confronto alle farneticazioni pluriennali di molti politici leghisti, ma quelle appartengono al folklore, come gli elmi con le corna da vacche del dio sole. Eppure gli episodi di quotidiano razzismo sono tanti, forse troppi. Per questo la pazienza non è più una virtù.

C’è un rimedio facile ed economico per ristabilire la verità: leggere la Storia (ovviamente non quella dei testi revisionati e ricondizionati da censori padani), oppure farsi raccontare da Pino Aprile (giornalista e scrittore) come fu che con i soldi del Meridione venne salvato dal dissesto il Regno sabaudo. Eppoi, diciamocela tutta, il dialetto partenopeo è una musica, una poesia e una filosofia: fa simpatia all’istante. Ve lo immaginate Dean Martin che canta That’s Ammore e Mambo Italiano in un altro dialetto? E la grande Sophia Loren, con quel suo indelebile, inconfondibile e affascinante accento, semmai avesse volato con la nostra Donatella D’Alelio, sarebbe stata redarguita anche lei? Cari assistenti di volo anti-partenopei, penzat ‘a salute, nun vi facit’ o sang’ amaro (trad: badate alla vostra salute, non vi intossicate con pensieri cattivi), pure il mitico Cazzaniga (il milanese di Così parlò Bellavista), pure il dottor Colombo (Bisio di Benvenuti al Sud) hanno imparato il napoletano. E si sono divertiti. Assaje assaje.

di Marika Borrelli - Il Fatto Quotidiano



giovedì 24 maggio 2012

Aventino padano



La Lega sta meditando di abbandonare il Parlamento italiano. Specifichiamo la nazione, perchè negli ultimi tempi la Lega si è vista più in Albania, Cipro e Tanzania che nella penisola. A latere dell'insediamento del nuovo presidente di Confindustria, Roberto Maroni avrebbe detto (il condizionale è d'obbligo, visto che il giornale che riporta il seguente virgolettato è Libero): "Negli ultimi dieci anni  abbiamo tentato di portare il federalismo stando dentro il Parlamento e   soprattutto stando dentro il governo. Nei cinque anni precedenti, ovvero dal '95 al 2000, abbiano tentato la via dell’autoderminazione e  della secessione per arrivare allo stesso risultato e non abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ora il congresso valuterà se c'è una terza via, che può anche significare strade diverse rispetto da quelle percorse finora, compresa l'uscita dal parlamento".
Beh, ci pare una bella idea. Cercare una terza via tra secessione e riformismo parlamentare. Come cercare una terza via tra la merda e la cioccolata. In salsa padana, ovviamente... Eppure ci viene un sospetto: vuoi vedere che il capo dei Barbari Sognanti vuole evitare la probabile mazzata elettorale del 2013, che significherebbe il crollo definitivo del già barcollante palazzo leghista? Quale modo migliore, per evitare una sconfitta elettorale di proporzioni storiche, che non presentarsi affatto alle elezioni? Umberto Bossi lo aveva detto un mese fa: "Andare a Roma è stato un errore". Conveniente, però: senza le continue elezioni di branchi di sedicenti padani a Montecitorio o a Palazzo Madama, con quali soldi avrebbero comprato la laurea del Trota, il diploma della Nera, i materiali per fare i lavori della casa del Capo e tutte le altre nefandezze di cui si son resi protagonisti?

Proponiamo a Maroni e ai suoi barbari sognanti (si, anche Borghezio e Calderoli son capaci di sognare) di dar vita ad un nuovo Aventino. Così magari faranno la fine dei precedenti: scompariranno dalla scena politica.

mercoledì 18 aprile 2012

Una risposta a Borghezio: puoi vendere solo ciò che esiste.



                                                    Mario Borghezio: ti vogliamo così!


Le affermazioni del leghista Borghezio meritano una riflessione ed una risposta. Il sempre sano esponente settentrionale ha dichiarato: "Inutile negare che la mafia in Sicilia e la camorra in Campania sono saldamente radicate nel territorio, quindi una soluzione potrebbe essere che Monti la venda agli Usa o a qualche miliardario russo visto che non si riesce ad estirpare il malaffare troppo radicato". Ha ragione Borghezio: vendiamo Campania e Sicilia. Sono d'accordo: voglio morire americano, o russo, o magari irlandese.
Facciamo però notare che, mentre è possibile vendere la Campania e la Sicilia perchè ESISTONO, non sarebbe possibile fare lo stesso con la Padania, che notoriamente E' UNA INVENZIONE storica. Significherebbe vendere Topolinia o Paperopoli, che sono reali esattamente quanto la Padania.
Evitiamo di far notare che il sig. Borghezio, a cui auguriamo sempre tanta salute e fortuna, è rappresentante dell'Italia al Parlamento Europeo. Quando prende la parola a Bruxelles, egli rappresenta l'Italia. Chi si sente italiano, ed è orgoglioso di appartenere a questo popolo, dovrebbe indignarsi e reagire, anche con durezza, nei confronti di Borghezio e dei tanti borghezi che pascolano nelle istituzioni, soprattutto al nord.
Noi, invece, che siamo orgogliosamente apolidi, dato che la Magna Grecia non è riconosciuta come Stato, la buttiamo sull'ironia.

giovedì 5 aprile 2012

mercoledì 28 dicembre 2011

Godo: è morto Giorgio Bocca, la merdaccia antimeridionale



E' morto Giorgio Bocca, uno dei più grandi nemici di Napoli e del Sud.
Un razzista, un omofobo, un giornalista che solo il perbenismo borghese potrebbe definire "grande".
Alcune sue "perle", tratte dall'ultima intervista rilasciata al giornale Libero poco prima di schiattare: «[nel Sud] C’era sempre il contrasto fra paesaggi meravigliosi e questa gente orrenda (...). Insomma, la gente del Sud è orrenda (...). C’era questo contrasto incredibile fra alcune cose meravigliose e un’umanità spesso repellente»; «Vai a Napoli ed è un cimiciaio, ancora adesso»; «[il Sud] Per me è il terrore, è il cancro».
Per Bocca, noi meridionali siamo paragonabili alle belve, non siamo considerabili esseri umani.

Quindi io non solo non mi rattristo per la morte di questa latrina umana, ma ci godo anche di gusto! Mi spiace solo che certe merdacce tirino le cuoia a 91 anni suonati.

Addio Giorgio Bocca. Anzi, all'inferno. Non sentiremo la tua mancanza. E speriamo solo che gente della tua risma venga presto a farti compagnia!
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venerdì 25 novembre 2011

Bossi dixit (o sbiascixit)



"Il Governo fa schifo, mi sembra un Governo di improvvisati", ha detto Bossi riferendosi al Governo della Padania.

Bossi: "Il nuofo gofefno fa schifo"

«Il nuovo governo fa schifo, sono degli improvvisati», ha detto il Padre del Trota.
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mercoledì 23 novembre 2011

Onestà padana



Imprenditore bergamasco smascherato dalla Finanza.
Non pagava le tasse da 20 anni.
E' affetto da Sindrome di Scajola: guadagnava a sua insaputa.

La Padania: "Era un terrone emigrato a Bergamo"
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mercoledì 21 settembre 2011

L'ignoranza leghista




Senza Umberto Bossi, i leghisti sarebbero ancora ciò che sempre sono stati: bifolchi razzisti e usuali frequentatori dei bar delle valli settentrionali. Umberto Bossi ha preso questi avventori da bar e li ha fatti diventare consiglieri, sindaci, ministri della Repubblica.
Il Padre del Trota, ormai sempre più sbiascicante, è un vero è proprio mito per quelle genti. Non ci sorprende, quindi, che le boiate secessioniste sbiascicante da Bossi sul palco della Festa dei Popoli Sedicenti Padani vengano prese sul serio da questi esemplari.

Ovviamente, pur di giustificare il loro leader, i leghisti utilizzano argomenti francamente imbarazzanti. L'ultimo colpo di genio è di quella ameba di Reguzzoni, che ha spiegato: Bossi è un vero democratico, perchè riconosce che la sovranità appartiene al Popolo ed è il Popolo che deve decidere sulla secessione; anche il Capo dello Stato deve attenersi alla volontà popolare.

Reguzzoni dimostra, con questa frase, di avere una profonda ignoranza costituzionale. Ed è il capogruppo del Carroccio a Monte Citorio! E' vero che la sovranità appartiene al Popolo, ma Reguzzoni dimentica di aggiungere "che lo esercita nei limiti della Costituzione". E la Costituzione un limite lo pone: l'Italia è una e indivisibile.

Non voglio passare per il difensore dell'Unità d'Italia, anche perchè da questa Unità solo il Nord ci ha guadagnato, mentre il Sud ci ha perso.
Voglio solo far capire ai bifolchi leghisti che la via referendaria non è percorribile: o ci si siede intorno ad un tavolo e si dà al CentroSud ciò che è stato depredato in 150 anni, o si prendano i fucili della Val Brembana e si faccia la rivoluzione.
Tertium non datur.
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lunedì 19 settembre 2011

Tra tricolore e sole delle alpi




Il Tricolore è la bandiera della Repubblica Italiana.
Il Sole delle Alpi è la bandiera della sedicente "repubblica federale di Padiania".
Umberto Bossi, leader di quel movimento politico illegale e xenofobo che risponde al nome di Lega Nord Padania, ieri ha annunciato, durante la Festa dei Popoli Sedicenti Padani, la volontà di raggiungere l'agnognata indipendenza ("secessione, secessione" gridavano i padano-celtici sotto il palco) tramite referendum costituzionale.
Questa dichiarazione contraddice (ma è tipico dello sbiascicante Padre del Trota dire cose contraddittorie e incomprensibili) le innumerevoli litanìe circa l'esercito di liberazione della Padania, i "trecentomila fucili" della Val Brembana, ed altri propositi secessionisti manu militari.

Ho pensato, per assurdo: se ci fosse una guerra civile tra Italia e sedicenti padani, io che farei? Una domanda razionalmente legittima, ma la cui risposta era già stata trovata dal cuore: starei con l'Italia, senza dubbio. Perchè l'Italia non è stata nè è la causa dello sfruttamento del Sud, ma è stato ed è il mezzo di sfruttamento utilizzato dal Nord contro il Sud.
Credo sia importante questa distinzione: l'Italia non è la causa dei mali, ma il mezzo. La causa è il nord, inteso come coacervo di interessi politici e economici settentrionali. I "piemontesi" utilizzarono la chimera Italia per invadere e depredare il Sud. Ora che l'Italia non serve più, i "piemontesi" di oggi, rappresentati politicamente dalla Lega Nord, vogliono disfarsene.
Evito di parlare del fatto che ministri della Repubblica Italiana parlino di secessione: la dignità e l'onore politico e umano sono stati cancellati da Berlusconi e dal berlusconismo. Voglio parlare invece di cosa dovrebbero fare i meridionali: contrastare o agevolare i propositi secessionisti padani? Credo sia una domanda legittima, a cui io ho dato la mia personale risposta: contrastare i leghisti utilizzando, una volta tanto, l'Italia contro di loro.
Se vogliono la via "cecoslovacca", se la paghino. Abbiamo parecchio debito pubblico causato da 150 anni di politiche filonordiste. Se vogliono la via "jugoslava", preparino i fucili della val Brembana.
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mercoledì 7 settembre 2011

Schiaffeggiamo il Giro di Padania!



Beh? Che si aspettavano gli esemplari leghisti che hanno promosso ed organizzato il Giro di Padania, manifestazione ciclistica riconosciuta dalla Unione Ciclistica Internazionale?

Le prime due tappe del Giro di Padania hanno avuto molti problemi: tensione, spintoni, occupazione di strada, percorsi deviati nel traffico, e pare anche che sia volato qualche schiaffo.
Ed io godo. Si vede che il "popolo padano", evidentemente, è largamente minoritario nei territori settentrionali della penisola italica. I contestatori della corsa non sono stati ostacolati da nessuno dei "militanti leghisti pronti a lottare per l'indipendenza", anzi molti cittadini hanno sostenuto e collaborato al boicottaggio.
Caro Padre del Trota, ma i fucili della Val Brembana? I padani che vogliono la secessione? Dove stanno?
Non siete manco capaci di organizzare una corsa ciclistica! Se foste uomini, vi dovreste vergognare.

Bene così! Continuiamo a schiaffeggiare il giro di Padania! Uno schiaffo che, ahimè, non sarà mai educativo: certa gente non è recuperabile.
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sabato 27 agosto 2011

Ennesimo esempio di evasione "padana"











Nel profondo, onesto e laborioso nordest non si evadono le tasse. Come è noto, gli evasori sono tutti terroni e mafiosi. E il nord, la "Padania", mantiene i parassiti meridionali (e romani).

E' con enorme stupore, quindi, che mi accorgo che Arzignano, nella Valle del Chiampo, si trova in provincia di Vicenza. Credevo fosse un quartiere confinante con Scampia o con lo ZEN di Palermo.

AD Arzignano, nel profondo onesto laborioso nordest, c'è una fabbrica con 8001 dipendenti. E sapete quanti di questi sono assunti in maniera irregolare? 800! Avete letto bene, sono tutti assunti in maniera irregolare. Che significa? Significa che i lavoratori sono assunti al nero e che il padrone dell'azienda Mastrotto occulta 1,3 miliardi al fisco.

Sarà sicuramente un terrone, questo Mastrotto! E invece no, veneto purosangue. La Mastrotto Group non è un'azienda qualunque. L'un per cento della produzione mondiale di pelle esce dagli stabilimenti vicentini, dove le Fiamme Gialle hanno scoperto 800 (dicasi 800) dipendenti irregolari. La Mastrotto, giro d'affari intorno al mezzo miliardo, fornisce Tod's e Ikea. La Mastrotto è globale perché sta anche in Brasile e Indonesia. Già, ma soprattutto nel Granducato del Lussemburgo e nell'isola di Man. Paradisi fiscali, si sa.

http://www.repubblica.it/economia/2011/08/27/news/evasione_fabbrica-20925930/?ref=HREC1-4



I farabutti sono ad ogni latitudine. Quelli a sud di Roma fanno più notizia. Quelli a nord di Roma evadono più soldi.

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domenica 21 agosto 2011

Il "chiagni e fotti" dei sedicenti padani











Le pensioni concesse sotto i 50 anni sono concentrate al Nord (il 65% circa). Al primo posto c'è la Lombardia con 110.497 baby pensioni e una spesa di 1,7 miliardi. Seguono: Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.



http://www.corriere.it/economia/11_agosto_21/baby-pensionati-marro_1681f8f6-cbc5-11e0-b17c-f32c89c7e751.shtml



Quei 500 Mila Baby Pensionati

Via dal lavoro prima dei 50 anni. Costano 9 miliardi e mezzo l'anno



ROMA - In Italia ci fu un tempo, nemmeno tanto lontano, in cui si regalavano le pensioni. Era prima della grande crisi petrolifera. Erano gli anni del centrosinistra, quando ancora ci si cullava nell'illusione di una crescita senza fine e una classe politica miope arrivò al punto, nel 1973 (governo Rumor, con Dc, Psi, Psdi e Pri), di concedere alle impiegate pubbliche con figli di andare in pensione dopo 14 anni, sei mesi e un giorno, mentre era già possibile per gli statali lasciare il servizio dopo 19 anni e mezzo e per i lavoratori degli enti locali dopo 25 anni.



Come definire la pensione ai trentenni, se non un regalo? E se vi pare impossibile, basta riprendere gli articoli di Elisabetta Rosaspina e Gian Antonio Stella che sul Corriere della Sera , nel 1994 e nel 1997, raccontarono i casi delle signore Ermanna Cossio e Francesca Zarcone, che erano riuscite ad andare in pensione, rispettivamente, a 29 e a 32 anni, dopo aver lavorato come bidelle, con assegni quasi pari alla retribuzione. Insomma, mentre oggi non sono pochi quelli che a 30-35 anni non hanno ancora trovato un lavoro, fino al 1992 (riforma Amato), c'erano giovani che a questa stessa età andavano in pensione!

Se poi vogliamo avere un'idea della disastrosa eredità che quelle leggi ci hanno lasciato, basta elaborare i dati del Casellario centrale dei pensionati, aggiornati al primo gennaio 2001. Si scopre che ci trasciniamo ancora più di mezzo milione di pensioni baby, liquidate a lavoratori con meno di 50 anni d'età: 535.752 per la precisione, che costano allo Stato circa 9,5 miliardi di euro l'anno. Ancora oggi l'Inpdap, l'ente di previdenza del pubblico impiego, paga 428.802 pensioni concesse sotto i 50 anni: di queste più di 239 mila vanno a donne e quasi 185 mila a uomini, per una spesa nel 2010 di 7,4 miliardi. A queste pensioni si sommano 106.905 pensioni liquidate a persone con meno di 50 anni nel sistema Inps (regimi speciali e prepensionamenti) per un costo di altri 2 miliardi.



Proprio un baby pensionato, Franco Tomassini, ha fatto tornare d'attualità il tema scrivendo al Corriere una lettera pubblicata mercoledì, nella quale l'ex «dirigente di una grande azienda Iri», dopo aver raccontato di aver lasciato il lavoro a 50 anni, conclude: «Sento un po' di rimorso per aver contribuito a defraudare le generazioni seguenti. Per questo, non avrei alcuna difficoltà a versare il 10% dei miei duemila euro mensili a un Fondo Giovani. La mia vita non cambierebbe, e mi sentirei più vicino alle nuove generazioni». Venerdì, nella pagina dei commenti, il Corriere ha rilanciato l'idea di Tomassini, chiedendosi se non sia il caso di studiare un contributo, qui davvero di solidarietà, per chi è andato in pensione con meno di 20 o 25 anni di contributi e prima dei 50 anni e che abbia un reddito familiare superiore a 25 mila euro, magari modulandolo per fasce di reddito (5% tra 25 e 50 mila euro, 10% sopra). La proposta ha ricevuto il sostegno di moltissimi lettori che hanno chiesto di tornare sull'argomento.



Sempre secondo i dati del Casellario centrale, l'età media di questo mezzo milione di pensionati baby sta tra 63,2 anni (per chi ha lasciato il lavoro nella fascia d'età 35-39 anni) e 67 (per chi ha lasciato a 45-49 anni). Questo significa che stanno prendendo l'assegno come minimo da 18-24 anni e che, considerando la speranza di vita, continueranno a prenderlo per un'altra quindicina d'anni. I baby pensionati ricevono in media una pensione lorda di circa 1.500 euro al mese. Importi generosi considerando che mediamente vengono pagati per più di 30 anni e che hanno alle spalle pochi contributi. Tanto che di solito un pensionato baby incassa minimo tre volte quanto ha versato. Se anche si volesse limitare il contributo a coloro che sono andati in pensione prima dei 45 anni, la platea sarebbe ampia: 240.063 assegni per un costo di 3,8 miliardi l'anno. Le pensioni concesse sotto i 50 anni sono concentrate al Nord (il 65% circa). Al primo posto c'è la Lombardia con 110.497 baby pensioni e una spesa di 1,7 miliardi. Seguono: Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.

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lunedì 8 agosto 2011

Bossi: "La Grecia non faceva un cazzo... come il SUD"

Da un articolo de Il Giornale apprendiamo e riportiamo quanto ha detto Bossi in un comizio:

Secondo il ministro delle Riforme, "la globalizzazione ha portato la finanza al potere al posto della politica, poi però quando è scoppiata la crisi, la finanza ha chiesto alla politica di salvare le banche". "Adesso - ha continuato il Senatur - bisogna dare agli stati, alla politica e alla democrazia più potere, perchè la finanza se fallisce non risponde a nessuno e fa solo grandi casini, dunque meglio la politica che risponde al popolo". Altro responsabile della crisi, secondo Bossi, è l’euro la cui adozione da parte dell’Italia è stato un "errore storico" in quanto "moneta forte in uno stato debole". O meglio, ha precisato il Senatur, "forse noi al nord, in Padania, potremmo anche farcela con un moneta forte, ma il sud non ce la farebbe e rischierebbe di fallire". Come è accaduto "all’Irlanda che faceva le padelle e alla Grecia che non faceva un cazzo come il nostro Sud".



Noi meridionali continuiamo a sperare di vederlo nuovamente così:



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martedì 26 luglio 2011

Le Lega contro tutti. Quando tutti contro la Lega?



Fanno le buffonate a Monza, aprendo uffici distaccati dei ministeri. Atti talmente inutili che bisognerebbe sorridere, invece che incazzarsi. Purtroppo, però, siamo in piena crisi economica, sotto attacco della speculazione finanziaria... e i sedicenti padani non hanno di meglio da fare che occuparsi di aprire uffici ministeriali a Monza.
Tremonti e la Brambilla, due ministri non iscritti alla Lega Nord, hanno pensato bene di sostenere la buffonata in salsa verde: il primo era addirittura presente a Monza, dove è stato aperto un ufficio del suo ministero; la seconda ha comunicato che aprirà in Brianza un ufficio del ministero del turismo.
Come sanno tutte le persone di senno, la Brianza non è certo una meta turistica! Inoltre, la scusa dell'Expo non regge.

A chi fa notare che queste sono buffonate indecenti, come il sindaco di Roma Alemanno (si, lo stesso che insieme alla Polverini imboccava Bossi e gli accendeva il sigaro) che pare essere rinsavito, la teppaglia o pattuglia padana risponde piccata. E nessun membro di questo governo difende il Sindaco della Capitale italica nè i cittadini meridionali da offese come quelle di Calderoli: "Inutile spostare il ministero del Lavoro a Napoli, perchè non sanno di cosa si tratta". Tutti muti.

Infine, il sempre disprezzabile Borghezio ci fa sapere di condividere le idee del neonazista norvegese che ha causato la morte di circa 70 persone.

Quando reagiremo? Quanto vogliamo ancora subire che questi esemplari ci rappresentino o ci governino?
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domenica 24 luglio 2011

Cosa pensano di noi - 2




Sul sito de Il Mattino è possibile leggere questa illuminante riflessione del Ministro Calderoli, sedicente padano, a proposito dello spostamento dei ministeri:

BRESCIA - «Se anche gli altri ministri ci ascolteranno a Roma, ci saranno ministeri distribuiti su tutto il territorio, anche nel Mezzogiorno. Penso che anche il Mezzogiorno debba darsi una bella svegliata. Poi sono felice che qualcosa sia partito oggi».
Così il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, ieri sera a Brescia, alla festa cittadina della Lega Nord. Calderoli ha aggiunto: «Io credo che ci siano delle teste pensanti del nord, ma credo che ci siano anche delle belle teste pensanti del sud che vanno utilizzate per il bene del paese. E quando noi chiediamo i vari ministeri, francamente, noi chiediamo che ci sia una testa pensante che non sia Roma».

Ha quindi portato alcuni esempi: «Senza andare tanto lontano, credo che un ministero debba stare vicino al territorio, adatto per quelle competenze. Ha senso che il ministero dell'Agricoltura stia a Roma, nel centro di Roma? Io credo proprio di no, mettiamolo in un territorio agricolo. Ha senso che il ministero dello Sviluppo economico stia a Roma? Per me avrebbe più senso che stesse a Brescia, perché sarebbe come mettere il ministero del Lavoro a Napoli, dove non sanno di cosa si parla».

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giovedì 14 luglio 2011

Vi vogliamo così!



Cari fratelli e sorelle del Sud,
ecco il nuovo video visibile su
IL GRIDO TV - la web tv meridionalista e identitaria:
http://www.youtube.com/user/AntonioLucignano80?feature=mhee#p/u

Attendo vostri pareri!
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lunedì 11 luglio 2011

Evasione: guardate le "oneste" regioni del Nord!



di Paolo Bricco, Sole 24 Ore

Prendi il reddito dichiarato al Fisco ai fini dell’Irpef. Pesalo sul Pil generato dalle singole regioni. E non troverai grandi differenze fra Nord e Sud. Anzi. La percentuale che ricavi è compresa fra il 48 e il 52 per cento.

Questo indicatore viene calcolato in un paper della Svimez dal provocatorio titolo ‘L’Italia unita nell’evasione fiscale’. Un breve saggio scientifico, scritto da Franca Moro e da Federico Pica, anche in risposta alla rappresentazione che l’Agenzia delle Entrate ha dato negli ultimi giorni delle differenze fra il Nord e il Sud. «E ci credo che l’Irpef è di 2.929 euro a testa in Liguria e di 1.249 euro a testa in Calabria. Ha un valore reale più alto dove c’è più ricchezza. Non ha senso fare passare il messaggio che, se in una regione l’Irpef procapite è più bassa, è perché lì alligna l’evasione», dice con energia al Sole 24 Ore Pica, docente di Economia pubblica all’università Federico II di Napoli, che in fatto di fisco e di squilibri fra Settentrione e Mezzogiorno è una figura intellettuale contrapponibile a quella di Luca Ricolfi, autore del volume ‘Il sacco del Nord. Saggio sulla giustizia territoriale’.

L’indicatore formato dal reddito dichiarato sul Pil, per quanto non consideri i diversi pesi assunti nelle specifiche realtà da stipendi privati e pubblici, ha un merito: cancella qualunque ipotesi antropologica che il meridionale evada più del settentrionale. La Sicilia è al 51 per cento. La Lombardia è al 49,3 per cento. «Se i lombardi fossero per natura più virtuosi – spiega Pica – sarebbero al 60%, se i siciliani fossero per natura più disonesti sarebbero al 40 per cento. Ma non è così». Allo stesso modo, in Trentino Alto Adige il reddito dichiarato vale il 47,8% del Pil, in Puglia il 53,2 per cento. Usando l’indice più sintetico, quello relativo alle aree del Paese, si scopre che il Mezzogiorno è al 51,2%, mentre il Centro-Nord è al 49,5 per cento. In generale, in tutto il paese il rapporto fra reddito dichiarato e Pil è pari al 49,9 per cento.

L’omogeneità dei comportamenti degli italiani viene confermata da un altro indicatore: il confronto fra il reddito dichiarato ai fini dell’Irpef e il reddito disponibile delle famiglie (depurato dalle prestazioni sociali, maggiori al Sud) è pari all’81% in tutto il paese, all’82% al Sud e all’80,7% nel Centro-Nord: secondo questi conteggi effettuati dalla Svimez su dati dell’Istat e dell’Agenzia delle Entrate, la quota di reddito evasa sarebbe di un punto superiore al Centro-Nord (19%) rispetto al Sud (18%).

«A livello regionale – scrivono Pica e Moro nel loro paper – il livello più elevato di evasione si registrerebbe nel Veneto (22,4%)». Pica non ha voglia di scadere nella polemica politica: «Il Nord-Est granaio elettorale della Lega? Non lo so. Le cronache raccontano di un fisco molto duro con i piccoli imprenditori di quell’area. Certo, però, osservando le statistiche, mi chiedo quanto siano bravi i commercialisti veneti…».

C’è, poi, un altro elemento che viene sottolineato dagli economisti radunati nel cenacolo che fu di Pasquale Saraceno e di Donato Menichella. Il tradimento strutturale dell’articolo 53 della Costituzione, che fissa la progressività del sistema tributario italiano: la percentuale di ricchezza sottratta ai contribuenti deve crescere al crescere del reddito, un principio ripreso dalla legge delega 42/2009 sul federalismo fiscale. Dunque, qualcosa che avrebbe dovuto caratterizzare la Prima e la Seconda Repubblica e che dovrebbe connotare anche la Terza.

La Svimez calcola che la pressione fiscale prodotta dall’Irpef, che è progressiva, è del 9,6% al Sud, mentre al Centro-Nord è del 12,1 per cento. Due punti e mezzo di differenza, in regioni molto diverse. Poca roba. C’è poi l’effetto compensativo dell’Ires (imposta proporzionale, l’aliquota è costante) e dell’Iva (nella sostanza regressiva). Alla fine, con tanti saluti alla progressività fissata per Costituzione, le imposte sul Pil sono pari al 21,4% al Sud e al 22,9% al Centro-Nord. «Con uno scarto così minimo – constata Pica – la progressività resta una pura enunciazione teorica».

Gli economisti della Svimez ricordano come l’evasione sia un fenomeno complesso, con tratti quasi incomparabili da regione a regione: «Al Sud ci sono tanti evasori per piccoli importi. Al Nord c’è una evasione più organizzata e per somme gigantesche. Nel Mezzogiorno l’evasione riguarda attività marginali artigianali e di servizio, visibili e diffuse sul territorio, che non pagando i tributi dovuti riescono a rimanere sul mercato. Al Nord a evadere sono contribuenti e imprese con elevati livelli di reddito che consumano la loro evasione non alla luce del sole, ma nei loro uffici e in quelli dei loro commercialisti. Si possono figurare una evasione per sopravvivenza al Sud e una evasione per accumulazione di ricchezza al Nord».

Sullo sfondo dello scenario delineato dalla Svimez, compare il problema della strategia attuata dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza. Studi di settore, controlli, ispezioni, verifiche. Spese da contenere, perché l’intera macchina fiscale deve rispondere a criteri di risparmio e di economicità. Budget da raggiungere. «Si combatte l’evasione – osserva a questo proposito Pica – in maniera uguale, a mio avviso, in tutto il territorio nazionale. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza dovrebbero avere strategie differenti. Non succede. E questo è un problema. Dato che l’evasione al Sud è una cosa. Al Nord è tutta un’altra cosa».

da Meridionalismo.it

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mercoledì 6 luglio 2011

Cosa pensano di noi - 1a puntata





Comincio oggi una rassegna di cosa pensano e scrivono i sedicenti padani (dagli elettori agli eletti ai simpatizzanti) di noi meridionali.
Questo giusto per far capire, ai tanti meridionali che sanno solo dire "Ha ragione Bossi... ha ragione Giannino... solo il Vesuvio ci può salvare", che dobbiamo smetterla di dar ragione ai nostri NEMICI ED OPPRESSORI e dobbiamo cominciare a difendere le nostre terre e le nostre genti. E' arrivato il momento di reagire a queste persone, siano essi semplici elettori o rappresentanti nelle istituzioni.

La Padania cola a picco perché deve mantenere una popolazione meridionale che vive facendosi i cazzi suoi e fregandosene di ogni regola civile, senza alcuna etica (rubano anche agli invalidi, con le false pensioni), rubano il lavoro al nord con titoli di stuido rubati, non pagano le tasse (dal canone rai alla tassa per l'imondizia).
Tra comunisti e meridionali i Padani sono eroi a tenere in piedi la baracca. Se si è in tre su una barca con uno che rema, uno che rema contro e un altro che fora l'imbarcazione, se la barca sta a galla vuol dire che l'unico che rema è un eroe.

Non può durare più, ormai.

I meridionali non sono italiani, lo fossero non violerebbero sistematicamente le leggi statali per i propri zozzi comodacci sporchi e luridi, non sono neanche meridionali (altrimenti le loro comunità sarebbero efficienti come in alto Adige: anche gli altoatesini drenano soldi ma li rendono in servizi per la loro comunità, i meridionali no, ognuno per i cazzi suoi, in una società tribale).

Non sono nulla, e quindi spaccano tutto e distruggono tutto, con il loro fancazzismo, la loro violenza, il loro sistematico non rispettare le regole per vigliaccheria e debolezza. Per non parlare dell'ignoranza.

Tremonti almeno lo ha detto: il problema dell'italia è il meridione Meglio tardi che mai. Troppo tardi, temo.


Chiaro, fratelli meridionali? Alla prossima puntata.

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