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venerdì 7 settembre 2012
Quando Napoli era la Germania d'Italia
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venerdì 13 luglio 2012
Gli elementi della Libertà
Io non sono veramente libero fino a quando tutte le persone che mi circondano non sono egualmente libere. Il limite della mia libertà non è la libertà altrui; bensì, è la schiavitù altrui a limitare la mia libertà. Allo stesso modo di come la bestialità altrui sia la negazione della mia umanità.
La libertà non può essere realizzata da soli. La solitudine non è libertà. Essere liberi di far ciò che si vuole indipendentemente dagli altri non è libertà. La libertà si realizza sempre e solo nella società, nella stretta uguaglianza e solidarietà di ognuno con tutti.
Vi si possono distinguere vari momenti o elementi di sviluppo della libertà:
- Elemento sociale: è il pieno sviluppo e il pieno godimento di tutte le facoltà e potenzialità umane per ciascuno attraverso l’educazione, l’istituzione scientifica e la prosperità materiale, tutte cose che non possono essere date da ciascuno se non con il lavoro collettivo, materiale ed intellettuale, muscolare e nervoso della società tutta intera;
- Elemento ribelle: è la rivolta dell’individuo umano contro ogni autorità divina e umana, collettiva e individuale, che sia imposta dall'alto invece che stabilita dal basso.
Prima di tutto è la ribellione contro il fantasma supremo della teologia, contro Dio. È evidente che fintanto avremo un padrone nel cielo, noi saremo schiavi sulla terra. Finchè crederemo di dovergli un obbedienza assoluta, e di fronte a un Dio non è possibile altra obbedienza, dovremo necessariamente sottometterci passivamente e senza la minima critica alla santa autorità dei suoi intermediari e dei suoi eletti.
Da ciò ne consegue un'altra ribellione, forse più importante: la ribellione contro il Sistema, la tirannia fondata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e la competizione economica, sulla mercificazione dei prodotti e dei rapporti umani, sul profitto. Ogni forma di autorità, sia essa individuale o collettiva, che discende dall'alto e non è viceversa stabilita dalla libera associazione di donne e uomini Liberi e Uguali, va contrastata. Insieme agli altri uomini che si sono liberati da questa schiavitù e voglio liberare gli altri uomini ancora schiavi, seppur inconsapevoli.
Come liberarsi? Per ribellarsi contro questa tirannia che la società esercita su di lui, l’uomo deve almeno in parte ribellarsi contro se stesso, in quanto egli stesso non è altro che il prodotto della società., con tutte le sue tendenze e aspirazioni materiali, intellettuali e morali.
Michele Bacunino
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mercoledì 11 luglio 2012
Un vero amico della libertà
Un vero amico della libertà deve essere nemico di ogni potere, di ogni autorità, di ogni comando, di ogni sfruttamento, di ogni elevazione di uomo al di sopra di altri uomini.
Deve essere nemico di ogni legge imposta dall'alto, di ogni ordine prestabilito.
Deve cercare altri amici e combattere altri nemici della libertà. Deve collettivizzare, mettere in rete, socializzare.
Deve essere un libertario.
Karl Kaphyer
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lunedì 25 giugno 2012
Contro l'iniquità, per la libertà
Non solo si può essere contro la privatizzazione degli strumenti, dei beni e dei saperi; bisogna esserlo sempre, anche a rischio di apparire velleitari o utopisti. Noi crediamo che tutto vada messo in comune, in maniera orizzontale. Per questo siamo contro il copyright e contro la proprietà privata (del singolo, dell'azienda o dello Stato) degli strumenti di produzione della ricchezza economica e culturale di una comunità. Solo così realizzeremo la vera uguaglianza: dentro, e non contro, la libertà di tutti e di ciascuno.
Dobbiamo essere liberi, perché uguali. Dobbiamo essere uguali, perché liberi. Dobbiamo essere in uno stato di parità, esercitando ciascuno le proprie libere inclinazioni ed aspirazioni senza compromettere il bene della comunità.
Combattere l'iniquità significa combattere per la libertà. In ogni luogo di lavoro e di vita. Autorganizzarsi e autogestirsi, senza delegare. La delega può esserci, sia chiaro: ma deve essere momentanea, a breve termine e sempre revocabile. Altrimenti diventa burocrazia: nel pubblico o nel privato, la burocrazia è sempre negativa. Perché trasforma la libertà in sopruso e l'uguaglianza in appiattimento. Perché alimenta il privilegio e mortifica il merito e le capacità.
Karl Kaphyer
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martedì 5 giugno 2012
La più bella lettera scritta ad un figlio
La recente notizia della tragedia che ha colpito il calciatore Luca Toni e la sua compagna Marta Cecchetto, il cui figlioletto è nato morto, mi ha davvero scioccato. Intristito. Addolorato, nonostante io non conosca personalmente i due. Queste sono notizie che uno non vorrebbe sentire mai: il giorno più bello che si trasforma nel giorno più triste.
Sarà che da quattro mesi sono padre. Sarà che mia moglie Rachele ed io abbiamo desiderato tanto il nostro piccolo Federico. Sarà che ricordo ancora la tensione ogni volta che si andava dalla ginecologa. Sarà che bastava una macchiolina a farci andare in allarme. Sarà che se ne sentono davvero di tutti i colori. Sarà che quando torno a casa dopo una giornata di lavoro (e di traffico), basta il sorriso di quel piccolo scricciolo a farti passare tutto. Sarà che quando vedo Federico in braccio a Rachele provo ad immaginare cosa ci sia di più bello al mondo, e non mi viene in mente niente. Sarà che i bambini sorridono con gli occhi e tendono le manine perchè vogliono essere presi in braccio.
Saranno tutte queste cose, ma la notizia mi ha sconvolto. Non voglio nemmeno immaginare il dolore che provano Luca e Marta, perchè al sol pensiero soffro da cane.
Quando è capitata questa tragedia, ho pensato a cosa avrei fatto io nella stessa condizione. Non ne ho idea. Sono passati giorni dal triste evento, eppure ancora non mi sono dato una risposta. Un dolore del genere annebbia la mente, indurisce il cuore, perfora lo stomaco.
Ho pensato che, forse, avrei scritto una lettera. Una lettera ad un bambino mai nato, come il noto scritto di Oriana Fallaci. Allora mi sono messo a cercare le più belle lettere che sono state scritte da un padre, o da una madre, al proprio figlio.
Ed ho trovato questa. La più bella di tutte. Intrisa di amore per il figlio, e per l'umanità tutta. Una lettera in cui il figlio e il padre vengono chiamati compagni. Perchè sono compagni. Non solo parenti, non solo amici, ma proprio compagni. Dividono il pane, come l'etimologia della parola "compagno" insegna. Una lettera in cui un padre vuole insegnare al figlio quelle due o tre cose che reputa importanti: l'amore per la famiglia, l'amore per gli ultimi e gli oppressi, l'amore per la libertà.
Questa lettera è stata scritta dall'anarchico Nicola Sacco, poco prima di essere condotto sul patibolo e giustiziato:
"Mio carissimo figlio e compagno,
sin dal giorno che ti vidi per l'ultima volta ho sempre avuto idea di scriverti questa lettera: ma la durata del mio digiuno e il pensiero di non potermi esprimere come era mio desiderio, mi hanno fatto attendere fino ad oggi. Non avrei mai pensato che il nostro inseparabile amore potesse così tragicamente finire!
Ma questi sette anni di dolore mi dicono che ciò è stato reso possibile. Però questa nostra separazione forzata non ha cambiato di un atomo il nostro affetto che rimane più saldo e più vivo che mai. Anzi, se ciò è possibile, si è ingigantito ancor più. Molto abbiamo sofferto durante il nostro lungo calvario.
Noi protestiamo oggi, come protestammo ieri e protesteremo sempre per la nostra libertà. Se cessai il mio sciopero della fame, lo feci perchè in me non era rimasta ormai alcuna ombra di vita ed io scelsi quella forma di protesta per reclamare la vita e non la morte, il mio sacrificio era animato dal desiderio vivissimo che vi era in me, per ritornare a stringere tra le mie braccia la tua piccola cara sorellina Ines, tua madre, te e tutti i miei cari amici e compagni di vita, non di morte. Perciò, figlio, la vita di oggi torna calma e tranquilla a rianimare il mio povero corpo, se pure lo spirito rimane senza orizzonte e sempre sperduto tra tetre, nere visioni di morte. Ricordati anche di ciò figlio mio. Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perchè essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. In questa lotta per la vita tu troverai gioia e soddisfazione e sarai amato dai tuoi simili. Continuamente pensavo a te, Dante mio, nei tristi giorni trascorsi nella cella di morte, il canto, le tenere voci dei bimbi che giungevano fino a me dal vicino giardino di giuoco ove vi era la vita e la gioia spensierata - a soli pochi passi di distanza dalle mura che serrano in una atroce agonia tre anime in pena! Tutto ciò mi faceva pensare a te e ad Ines insistentemente, e vi desideravo tanto, oh, tanto, figli miei! Ma poi pensai che fu meglio che tu non fossi venuto a vedermi in quei giorni, perché nella cella di morte ti saresti trovato al cospetto del quadro spaventoso di tre uomini in agonia, in attesa di essere uccisi, e tale tragica visione non so quale effetto avrebbe potuto produrre nella tua mente, e quale influenza avrebbe potuto avere nel futuro. D'altra parte, se tu non fossi un ragazzo troppo sensibile una tale visione avrebbe potuto esserti utile in un futuro domani, quando tu avresti potuto ricordarla per dire al mondo tutta la vergogna di questo secolo che è racchiusa in questa crudele forma di persecuzione e di morte infame. Si, Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre Idee che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire. Dante, per una volta ancora ti esorto ad essere buono ed amare con tutto il tuo affetto tua madre in questi tristi giorni: ed io sono sicuro che con tutte le tue cure e tutto il tuo affetto ella si sentirà meno infelice. E non dimenticare di conservare un poco del tuo amore per me, figlio, perchè io ti amo tanto, tanto...
I migliori miei fraterni saluti per tutti i buoni amici e compagni, baci affettuosi per la piccola Ines e per la mamma, e a te un abbraccio di cuore
dal tuo padre e compagno".
Brividi...
venerdì 11 maggio 2012
Libertà di bloggare!
Non serve procedere alla registrazione della “testata” presso il Tribunale della Stampa per gestire un blog di informazione con la conseguenza che non si configura il reato di “stampa clandestina” previsto dalla vecchia legge sulla stampa laddove un blogger faccia informazione online senza aver prima provveduto a tale arcaica formalità.
E’ una conclusione ovvia, scontata, normale per chiunque sia figlio di questo secolo ed abbia chiaro che fare informazione non è un privilegio di pochi, né una concessione dello Stato ma una libertà fondamentale di tutti, sancita sin dal 1789 nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è del cittadino.
Meno ovvio, scontato e normale è che per veder affermato tale principio, nel nostro Paese, nel secolo della Rete, siano stati necessari oltre sei anni di processo, tre gradi di giudizio, migliaia di fogli di carta bollata ed una mobilitazione online con pochi precedenti nella storia del web.
Eppure è andata esattamente così.
Solo ieri i Giudici della Corte di Cassazione hanno, finalmente, fissato questo elementare principio, ribaltando le Sentenze di primo e secondo grado con le quali i Giudici del Tribunale di Modica e della Corte di Appello di Catania avevano condannato, per stampa clandestina, Carlo Ruta – giornalista, storico e blogger siciliano – per aver pubblicato il suo blog www.accadeinsicilia.net senza preventivamente preoccuparsi di registrare la relativa testata in Tribunale.
Alla notizia della Sentenza della Cassazione – le cui motivazioni non sono ancora note – in Rete sono partiti i festeggiamenti e si moltiplicano post e commenti nei quali si saluta con grande soddisfazione la decisione.
Reazione condivisibile e tentazione irresistibile quella di gioire dinanzi allo sgretolamento dell’ennesimo anacronistico tentativo di imbrigliare l’informazione sul web nei legacci e nella burocrazia pensati – oltre mezzo secolo fa – per i giornali di carta.
Non ci si può, tuttavia, non fermare a riflettere che, qualcosa [n.d.r. fosse solo qualcosa, potrebbe dire qualcuno] nel Paese non funziona, se centinaia di migliaia di cittadini si ritrovano “ridotti” a festeggiare una Sentenza che dice quanto in tutto il resto del mondo è ovvio e scontato.
Ma, soprattutto, guai a dimenticarsi che le precedenti Sentenze con le quali lo storico siciliano era stato condannato per stampa clandestina, affondano le proprie motivazioni in un quadro normativo – quello in materia di stampa ed editoria anche elettronica – pensato male e scritto peggio, che costituisce un indistricabile guazzabuglio di leggi e leggine che sembra disegnato ad arte per garantire ai soliti compagni di merende contributi e privilegi e per disincentivare e scoraggiare – al tempo stesso – chiunque altro dal fare informazione libera, specie fuori dal coro.
Sono, d’altra parte, le stesse leggi in forza delle quali la procura della Repubblica di Pordenone sta processando per esercizio abusivo della professione di giornalista l’amministratore di una società che gestisce una piattaforma di pubblicazione di contenuti audiovisivi realizzati dagli utenti e Telejato, tv comunitaria gestita da un’associazione non profit, rischia la chiusura non potendo migrare sulla piattaforma digitale terrestre sulla quale la legge ammette solo società commerciali.
Queste leggi vanno cambiate e vanno cambiate subito, se lo Stato ritiene, come dovrebbe, che la libertà di informazione – anche on line – costituisca volano indispensabile per il futuro del Paese.
tratto da Il Fatto Quotidiano
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venerdì 13 gennaio 2012
Repressioni strane

Premessa: sono stato iscritto a partiti di sinistra (Prc e PdCI) fino al 2008.
Pertanto non posso certo essere tacciato di vicinanza a CasaPound e al suo leader, Gianluca Iannone, che stamane si è trovato i poliziotti a casa ed ha subito una perquisizione. Perchè? Domenico Di Tullio, legale del presidente di Casapound Italia, nel corso di una conferenza stampa nella sede del movimento a Roma, ha spiegato: "Gianluca Iannone, che non è indagato per la vicenda dell'agguato a Tivoli, è stato perquisito e da casa sua sono stati portati via due pen-drive e due computer, uno fisso ed uno portatile. Iannone aveva partecipato lo scorso 31 dicembre ad una discussione su Facebook, sulla sede di Acca Larentia ed è stato perquisito in quanto persona informata dei fatti".
Lo stesso Iannone, il 10 gennaio, aveva pubblicamente gioito per la morte del magistrato Pietro Saviotti, accusato da Iannone di "perseguitare" i militanti di CasaPound.
Iannone e CasaPound si definiscono "fascisti del terzo millennio". Sono, quindi, dichiaratamente un movimento fascista, ideologia - è bene ricordarlo - che non può essere professata in Italia, "sotto qualsiasi forma" si presenti. CasaPound ha, inoltre, un movimento giovanile, il Blocco Studentesco, assunto agli onori delle cronache a seguito di scontri di piazza con studenti di sinistra.
Noto, però, che la repressione nei confronti di un movimento autodichiaratosi fascista come CasaPound da parte dello Stato non avviene PERCHE' questo movimento è fascista, ma perchè il suo leader ha espresso pubblici pareri riguardanti un magistrato stroncato da un infarto o Acca Larentia.
Ciò che lo Stato Liberale e Democratico vuole reprimere, quindi, non è il fascismo di Iannone e di CasaPound, ma la sua e le loro espressioni verbali contro un magistrato o circa un accadimento luttuoso datato 1978. Il reato contestato dal Sistema non è, che so, "ricostituzione del disciolto partito fascista", ma "resistenza a pubblico ufficiale": Iannone si sarebbe seduto a terra davanti al portone della sede di Casapound, dove lui abita.
Cosa vuole reprimere, questo Stato Liberale e Democratico? Il fascismo (del secondo, del terzo e del quarto millennio) o la libertà di gioire per la morte di questo o quel magistrato, giornalista (penso a Giorgio Bocca), imprenditore, politico?
Pare quasi che sia più tollerabile essere fascisti che esultare per la morte di un tizio...
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