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giovedì 15 maggio 2014

Un ultras romanista: "Non li condivido, ma mi aspettavo quegli striscioni"



Vi posto un articolo tratto dal sito internet della rivista Sport People. E' stato scritto da un anonimo ultras della Roma, che non approva gli striscioni apparsi domenica all'Olimpico eppure non si scandalizza. Anzi, se li aspettava. In questo articolo spiega perché.
Pur non condividendo alcuni passaggi dell'articolo, non posso negare che esprima una posizione chiara e, allo stesso tempo, amaramente realistica sulle dinamiche interne alla Curva Sud e sulle prospettive del movimento ultras in generale.

Premessa: gli striscioni apparsi domenica a Roma, non mi appartengono e non avrei voluti vederli nella mia curva. Il fatto è che a differenza di molti, me li aspettavo.
Ma procediamo per gradi perché domenica scorsa è paradigma di molti aspetti.
Gli striscioni solidali con colui che è accusato di aver sparato ad alcuni tifosi del Napoli sono degli striscioni figli di una cultura ultras esistente. Lo so che per molti la cultura ultras è qualcosa di romantico, fatta di coreografie, striscioni e cori, tutto molto bello ma ne è solo un aspetto. La cultura ultras è machista e si fonda sul cameratismo. Non è per forza fascista ma per alcuni aspetti che ha preso, è culturalmente piuttosto di destra. Se non cominciamo a dirci le cose come stanno, probabile che si continui a rincorrere un mito che non esiste.
Da qui nasce la mia mancanza di stupore agli striscioni di domenica. Alcuni gruppi della sud, sopratutto quelli in cui circolano alcuni vecchi ultras, hanno espresso vicinanza a un loro ex compagno di battaglie. Giusto o sbagliato, questo è accaduto. Del resto sarebbe stato sorprendente e piuttosto ipocrita se la tifoseria ultras romanista avesse fatto finta di nulla. Nelle scritte non c’era sostegno all’accaduto ma soltanto alla persona. Vi fa inorridire? Ok, ma del resto fa parte di una mentalità di strada, sempre più legata a quella ultras. E se la strada cambia, cambia anche la cultura ultras. Vi fa vergognare? Ok, ma non cambia la sostanza. Nei nostri quartieri spesso assistiamo a scritte in sostegno per i più disparati casi, alcuni vergognosi, ma così è.
Del resto, a sinistra e non soltanto, si continuano a immaginare le curve come luoghi diversi e distanti dalle città. Errore. Le curve sono quei luoghi dove quelle contraddizioni a cui assistiamo quotidianamente, esplodono nella maniera più becera e violenta. Ora, siccome non sono sociologo-antropologo o quella roba lì non starò a citare chissà chi. I miei ragionamenti sono frutto di osservazioni decennali. Tornando al discorso iniziale, la violenza verbale, spesso razzista e omofoba da stadio, non è diversa da quella a cui assistiamo in qualsiasi discorso, di qualsiasi bar cittadino. O almeno nella mia città. Perché Roma questa è. Ma poi ci si sorprende che a Roma ci siano i fascisti allo stadio, forse perché spesso fuori di fascisti ne vediamo ben pochi (parlo di militanti) senza pensare che quelli che spesso indichiamo come fascisti (lasciamo perdere i tentativi fallimentari dei suddetti nel fare reclutamento negli stadi) non sono altro che i figli di questa città, cresciuti in quel brodo culturale razzisteggiante e prepotente di cui è pregna Roma ad ogni angolo. Perché questo è il punto, né più né meno. E così che vanno letti gli avvenimenti degli ultimi giorni, cercando di non farsi intossicare dalle ricostruzioni e dalle indignazioni a uso e consumo dei media, dalle inchieste, dai reportage e dalle finte interviste a pseudo ultras incappucciati. E di tutto questo, di riflesso o direttamente, vive anche la cultura da stadio.
Oltretutto dal 2007 col pacchetto Maroni, la trasformazione degli stadi in luoghi di trincea ha ulteriormente esacerbato gli animi di chi va allo stadio: e allora l’ultras che diventa vittima, l’ultras che va espulso da quel luogo perché ritenuto corpo estraneo. Tentativo fallimentare perché mentre tutti gridano al “modello inglese”, l’ultras è già arrivato al modello inglese. Decide di sciogliersi, di organizzarsi in piccoli gruppi non identificabili, di confondersi con la massa da stadio, sentendosi sempre più un soldato in trincea. Lo sciopero del tifo domenica durante Roma-Juventus ha evidenziato sempre più come l’ultras stesso ormai sia qualcosa di completamente diverso da come è stato per una vita e da come viene tuttora narrato. La spaccatura tra chi “appartiene” ai gruppi ultras e il resto dei tifosi, anche quelli più accesi, ormai è evidente anche in una stessa curva. A mio avviso, gli ultras si stanno suicidando, perché dovrebbero cercare di coinvolgere anche “i tifosi normali” nelle loro lotte contro la repressione, tanto quanto dall’altra parte spesso non interessa niente, tranne il vedersi la partita, senza essere disturbato da bandiere o fumogeni, perché se una volta la partita si viveva anche sugli spalti, ormai per molti è soltanto quella che si gioca in campo. Partecipano ai cori che poi fanno squalificare la curva per poi lamentarsi per la squalifica o per gli ultras stessi che li fanno. Non vogliono tifare 90′ ma si lamentano se non c’è un tifo organizzato. Solite contraddizioni che esistono da sempre. Non tutti i tifosi sono “consumatori” e basta. Non tutti “gli ultras” sono portatori del tifo sano e giusto. Alla fine gli ultras stessi finiscono nel radicalizzarsi sempre di più e ormai troppe volte ho la sensazione che vivano più di rappresentazione di se stessi che non di altro. Un po’ come in alcune situazioni di movimento in cui la piazza non è più il luogo del conflitto ma bensì della sua rappresentazione cinematografica.
Non sta a me dare le soluzioni, del resto vivo in una città che troppe volte mi mette a disagio, tanto quanto la mia curva. Non chiamo goliardia il razzismo, evito qualsiasi moralismo e casomai mi preoccupo di come trovare gli anti-corpi necessari per far fronte al razzismo diventato opinione pubblica. Ma ritengo altrettanto pericoloso entrare a gamba tesa in un discorso del genere, senza interrogarci sulle trasformazioni della nostra società, sul come cambiano i rapporti tra abitanti e i luoghi in cui vivono, su quello che davvero siamo.

Un tifoso cor core acceso da na passione.
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lunedì 5 maggio 2014

Intervista a "Genny 'a carogna"



Tratto da Like24.it

«State sbagliando: non è di me che dovete preoccuparvi, ma del ragazzo che è stato ferito»: Genny la Carogna, o meglio Gennaro De Tommaso, parla pacato. Non si difende . Attacca. Trovarlo non è difficile: tra Forcella e piazza San Gaetano, dove è nato, lo conoscono tutti. E i messaggi corrono veloci: basta chiedere di lui, qualcuno accetta di chiamarlo e l’appuntamento è fatto.
Jeans e giubbino, mani in tasca e viso affranto, la Carogna offre un immagine che non ti aspetti. A cominciare dal nome: non è suo, raccontano nei vicoli, lo ha ereditato dal padre, e non indica cattiveria, ma sfortuna. E di quel nome lui non fa mistero e non si vergogna, anzi sorride dell’imbarazzo di chi lo pronuncia. E non è vero nemmeno che a suo carico sabato ci fosse un Daspo, una diffida con obbligo di firma: il provvedimento, spiegano quelli della curva A, è scaduto da tempo.

Seduto tra gli amici su una panchina del centro storico non è facile riconoscere Genny, anche se la sua immagine impazza sul web e una pagina Facebook che lo sostiene in poche ore ha già raggiunto i seimila «mi piace». Il ragazzo pacato che difende le ragioni sue e dell’intera Curva A somiglia poco a quello che ha sbalordito milioni di italiani in diretta Tv. Lo abbiamo visto tutti con la maglietta che inneggia Speziale, l’ultrà del Catania, condannato per l’uccisione di un poliziotto Raciti, mentre con le braccia alzate e coperte di tatuaggi sembra dare il via alla partita tenendo in pugno i sui compagni. E quindi la squadra. E quindi le forze dell’ordine. E quindi una capitale assediata. Ma lui smentisce categoricamente che tutto questo sia successo. E racconta una storia completamente diversa. A volte confusa, lacunosa. Ma che esclude assolutamente ogni patto con la squadra e con le forze dell’ordine.

Come è andata veramente sabato a Roma?
«Quelle che sono state scritte sono tutte sciocchezze. Hamsik è venuto da noi solo per rassicurarci sulle condizioni del nostro amico, per dirci che stava meglio, che poteva farcela. Lo stesso messaggio che ci hanno dato le forze dell’ordine. Noi abbiamo parlato con tutti con calma e rispetto, senza minacce o provocazioni. Non c’è stata alcuna trattativa tra la Digos e la curva partenopea sull’opportunità di giocare o meno la partita. Il resto sono invenzioni dei giornalisti».

Quindi nessuna trattativa?
«Ovviamente no. Quello che è successo sabato è inaudito, non era mai accaduto che qualcuno sparasse ai tifosi. Di tutto questo sembra non importare niente a nessuno. Ma a noi sì, a noi interessa. Ed è per questo che abbiamo deciso di rinunciare alla coreografia che avevamo organizzato e che ci era costata quindicimila euro. E la stessa cosa hanno fatto anche i supporter della Fiorentina. Come avremmo potuto srotolare gli striscioni, e cantare, e ballare quando uno di noi era in fin di vita? Ci siamo rifiutati di farlo. Ma non abbiamo minacciato nessuno e non abbiamo detto di non giocare. Né avremmo avuto il potere per farlo. Noi non possiamo decidere nulla».

Siete rimasti sugli spalti?
«No. Nessuno poteva costringerci a restare allo stadio e infatti subito dopo il primo gol molti di noi sono andati via. Più che del Napoli ci interessava di quel ragazzo in fin di vita. Perciò siamo rimasti tutta la notte in ospedale con la famiglia e con le forze dell’ordine».

Come è stato ferito il tifoso napoletano. Cosa è successo prima dell’ingresso allo stadio?
«Ci stavamo dirigendo verso la curva Nord dell’Olimpico scortati dalle forze dell’ordine. Poi è successo l’inferno, abbiano sentito i colpi e ci siamo accorti che tre di noi erano rimasti a terra. Una cosa del genere non si era mai vista, pure quando uccisero quel tifoso all’Olimpico, Paparelli: allora non spararono un colpo di pistola, ma un razzo che purtroppo gli finì in un occhio. Perciò i fatti di Roma sono gravissimi».

E quella maglietta che inneggia all’assassino di Raciti, non è un gesto di sfida?
«No, anzi. L’unica cosa importante di questa storia ormai è diventata la maglietta che io e gli altri tifosi indossiamo. ”Speziale libero” c’è scritto. Ma attenti: la maglietta è in onore di una città dove abbiamo tanti amici e nei confronti di un ragazzo che sta chiedendo attraverso i suoi legali la revisione del processo. È una richiesta di giustizia, non un’offesa contro una persona deceduta o contro i suoi familiari».

Ma le tifoserie non ricattano, non minacciano, non tengono in pugno le società?
«Tutte favole».
L’intervista è conclusa. Intorno alla panchina di Genny restano quattro o cinque giovanotti, poi ogni tanto c’è chi va, c’è chi viene. Insieme hanno visto le partite in un pub e ora restano riuniti in piazza tra le scritte che inneggiano «Mastiffs».
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mercoledì 5 marzo 2014

I tipi oscuri della Grande Bellezza



Siete tutti tipi oscuri.
Voi che amate Jep Gambardella, mentre lui vi schifa a morte.
Voi che vorreste imitarne gli atteggiamenti, rischiando solo di esserne una stinta parodia.
Voi che vi vantate di immedesimarvi in lui, quando in realtà conducete vite penose.
Voi. Dico a voi. Siete tutti tipi oscuri.

La Grande Bellezza ha vinto l'Oscar. Quindi è un capolavoro? No. L'equazione non è matematica. La Grande Bellezza è un gradino sotto al capolavoro, ma è cento gradini sopra la qualità media dei film italiani contemporanei. La Grande Bellezza è ambientata a Roma, capitale in disfacimento di uno Stato ormai decomposto. Alcova di prìncipi senza nobiltà e di mignottume senza ritegno. Ritrovo di pseudo-artisti e di mestieranti infarciti di droga e inutilità.
La Grande Bellezza è un film lento, come lenta è la vita della classe dirigente di questa sottospecie di Paese: gentaglia che va a dormire quando noi ci alziamo per andare a lavorare, a produrre, a riempire i loro portafogli e i loro conti in banca.
Se Foucault voleva scrivere un romanzo sul Nulla, Paolo Sorrentino è riuscito a fare un film sulla Nullità, umana e subumana, di una Roma paradigmatica.

sabato 1 febbraio 2014

Nasce Insorgenza Civile Roma



Un muro invisibile divide l'Italia in due. Dal Lazio agli Abruzzi, dal Reatino al Tronto, questo muro diviene ogni giorno più alto e invalicabile. A Sud di questo muro ci sono sempre meno lavoro, meno salubrità ambientale, meno servizi al cittadino, meno viabilità, meno prospettive, meno investimenti in infrastrutture e know how. In poche parole: da Roma a Siracusa c'è sempre meno. Il Sistema Italia, nato nel 1860 con l'invasione del Regno delle Due Sicilie e stabilizzato con la breccia di Porta Pia, continua ad ampliare, ogni giorno di più, la distanza tra il Sud e il Nord della penisola.

In questo quadro, la città di Roma è ormai da considerare una città del Sud: sia perché i cittadini romani di origine meridionale o imparentati con meridionali sono tantissimi; sia perché Roma vive sulla propria pelle gli stessi problemi di Napoli, Bari, Reggio Calabria o Palermo (dalla gestione dei rifiuti alla infiltrazione della criminalità, dalla speculazione edilizia al traffico soffocante, dalla disoccupazione in aumento all'emigrazione verso nord); sia perché Roma e i Romani sono da decenni oggetto di un razzismo settentrionale simile a quello che subiscono i meridionali ("Roma ladrona", "Sono porci questi romani"). E la finta alternanza tra centrosinistra e centrodestra, alleato della Lega Nord, non ha fatto altro che aggravare la situazione.

Per questi motivi è nata anche a Roma la delegazione di Insorgenza Civile, movimento politico meridionalista e identitario. Facciamo appello ai cittadini romani, ed in particolare a quelli di origine meridionale: è giunto il momento di rompere il giogo del finto bipolarismo partitocratico e di riprendersi i territori, che vanno tutelati e sviluppati con politiche alternative a quelle messe in campo negli ultimi decenni. C'è bisogno di una politica che ritorni nelle strade e nelle piazze, compiendo un salto di qualità rispetto alla "partecipazione da tastiera" di tanti cittadini.

Se ci convincono che nulla può cambiare, nulla cambierà. Insorgere è giusto.
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giovedì 30 gennaio 2014

Roma, al via il Piano Traffico



Abbattere le 135 milioni di ore che i romani perdono nel traffico, aumentare del 20% la velocità del trasporto pubblico, far lievitare del 20% gli utenti di bus metro e tram e far crescere il numero di ciclisti urbani. Sono questi alcuni degli obiettivi che hanno ispirato il piano del traffico presentato oggi dall'amministrazione Marino. "Quindici anni dopo", annuncia fiero il sindaco, "presentiamo un piano che punta a migliorare la vita dei cittadini". Una serie di provvedimenti che mirano a trasformare prima di tutto il modo di fruire la città, cercando di diminuire l'utilizzo dell'auto da parte dei romani.

Non è un caso che, ad esempio, si parli di bonus mobilità e non di ecopass. Traducendo: ogni romano avrà a disposizione una serie di ingressi in area delimitate al traffico. Solo se verrà superato questo bonus scatterà una sorta di pedaggio. Spiega l'assessore alla mobilità Guido Improta: "Tutte le targhe avranno associato un bonus ingressi che andremo a quantificare. Ad esempio a Milano con l'Eco-pass sono 40. L'uso di questo bonus se sarà virtuoso non determinerà un costo per i cittadini. Se invece il cittadino non accetterà di modificare i propri comportamenti e prenderà sempre l'auto dal lunedì al venerdì è evidente che sarà costretto a pagare".

Meno auto in centro quindi, ma non solo. Arterie principali più libere ad esempio. Verranno infatti eliminati i parcheggi e il traffico sarà così fluidificato. Un obiettivo da raggiungere anche con l'ausilio dei vigili, più massicciamente impegnati a combattere la sosta selvaggia. E poi tariffe per la sosta a pagamento che verranno rimodulate, in maniera tale da scoraggiare al massimo l'utilizzo dell'auto. Meno tariffe agevolate, permessi per residenti più difficili dalla seconda auto in poi.

E ancora si punta poi ad una mobilità all'insegna della condivisione. Come? Più car sharing e più bike sharing, da rilanciare e potenziare soprattutto con l'istituzione di nuove isole ambientali. Aumenteranno poi i nodi di scambio con il Gra, provando a convincere i romani a lasciare l'auto fuori dal grande anello urbano.

Anche per questo la città è stata divisa in sei zone invece che quattro. Ci sarà l'area centrale-Mura Aureliane dove l'obiettivo, si legge nel documento, è quello di ridurre al massimo il traffico di veicoli privati. Qui sono previste delle vere e proprie isole ambientali, dove nessun veicolo potrà avere accesso.  L'anello ferroviario dove si prevede una regolamentazione degli accessi con mezzi privati, la riorganizzazione della rete distribuzione merci e del trasporto pubblico e lo sviluppo di sistemi di mobilità condivisa. C'è poi la circonvallazione esterna con la fluidificazione della viabilità sulle arterie principali che passerà attraverso l'implementazione delle corsie preferenziali e l'eliminazione dei parcheggi e la creazione di micro zone di scambio. E ancora il GRA, dove la parola d'ordine sarà intermodalità con bus e metro. Si cercherà poi di mettere in sicurezza fermate e percorsi di accesso al tpl. E  infine le ultime due zone Extra Gra e Ostia dove si prevede il potenziamento della ferrovia Roma-Lido.

Tratto da Roma Today

Sicuramente i primi tempi sarà dura, ma se stavolta noi cittadini ci faremo sentire subito, creando problemi se le cose promesse (più trasporto pubblico, più parcheggi di scambio, ecc...) non verranno realizzate PRIMA che parta il nuovo piano traffico, forse riusciremo ad ottenere qualcosa e subito. Se invece continueremo a subire queste scelte senza metterci in azione, allora non cambierà nulla. Anzi, tutto peggiorerà.
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martedì 28 gennaio 2014

No al pedaggio sul tratto urbano della A24



Passo indietro sul pedaggio delle complanari dell'A24 o le vie legali saranno l'unica alternativa. E' chiaro il messaggio lanciato da Dario Nanni, presidente della commissione Lavori pubblici, in una conferenza stampa a cui hanno partecipato le rappresentanze dei Cdq del versante Prenestino, Collatino e Tiburtino e le associazioni dei consumatori.

Nanni ha annunciato l'intenzione di ricorrere al Tar del Lazio se non sarà convocata la concertazione, già prevista da un protocollo firmato dalle parti, al ministero dei Trasporti con i rappresentanti del Comune di Roma, della Provincia, della Regione e i rappresentati delle associazioni per la tutela dei lavoratori. Una presa di posizione dura che giunge dopo l'annuncio delle scorso settimane con il quale la strada dei parchi ha di fatto anticipato l'estensione del pedaggio da Portonaccio a Lunghezza.

LA VICENDA - L'A24, nel tratto urbano, attraversa l'intera periferia est della Capitale. Da Settecamini e a Lunghezza è oggi a pagamento. Da maggio 2011 sono in corso i lavori di costruzione delle complanari. Una speranza per i cittadini del versante prenestino che pensavano che l'apertura delle complanari coincidesse con l'azzeramento del pedaggio. Beffa delle beffe si è avuta però a ottobre quando un rappresentante di Strade dei Parchi, nel corso di una seduta di commissione, ha annunciato l'introduzione del pedaggio. Nel giro di 24 ore è montata la polemica e la stessa azienda di Toto è stata costretta a smentire. Lo stesso Dario Nanni però, non pago della smentita, ha presentato una mozione, poi approvata in Campidoglio, con cui impegna il sindaco contro l'introduzione del pedaggio. Sempre Nanni ha chiesto poi un parere legale un eventuale ricorso. Nel frattempo Strade dei parchi si è rimangiata quanto detto, tornando a parlare di pedaggio sull'ormai vitale arteria urbana.

Così il consigliere Nanni ha oggi annunciato il ricorso che se andrà a buon fine farà scattare anche una class action dei cittadini. "È diverso tempo - spiega Nanni - che stiamo combattendo questa battaglia. Le complanari dell' A24 vengono realizzate con quasi 2 terzi di soldi pubblici". Già, infatti i cittadini si aspettavano che l'allargamento dell'autostrada, con deflusso del traffico infernale sul 'tronchetto', coincidesse con l'azzeramento della gabella. Così non sembra.

"Esiste la delibera 567 del 2007 che prevede una concertazione sulla gestione della tratta urbana dell'autostrada A24 e A25. La società non può prendere decisioni autonomamente. Ho anche inviato una mia richiesta di parere di legittimità all' avvocatura capitolina per sapere se è possibile che, se il Comune ha sottoscritto un accordo con la società Strada dei parchi, non possa esigere dalla stessa il rispetto degli impegno presi e se non sia legittimo per Roma Capitale adire per vie legali. Anche il sindaco, però, dovrebbe muoversi".

"Noi paghiamo", dice Bruno Foresti, presidente del comitato di quartiere Ponte di Nona "il pedaggio per spostarci dentro Roma. L'A24 va dal Verano fino in Abruzzo. Fino al raccordo ci sono almeno 4 uscite usate da cittadini romani. Eppure la tratta la paghiamo sempre tutta, fino al Verano. E, per di più, aumenta di 10 cent all' anno. È l' unico caso in Italia di viabilità a carattere urbano a pagamento. Abbiamo iniziato una raccolta firme".

Tratto da Roma Today

Noi Insorgenti non possiamo che condividere la battaglia dei cittadini pontenonini e del quadrante orientale di Roma, in quanto siamo visceralmente contro ai pedaggi per le bretelle che non collegano due autostrade. Come per la tangenziale di Napoli, anche per il tratto urbano della A24 è inammissibile e inconcepibile far pagare un pedaggio ai cittadini romani residenti all'esterno del Raccordo Anulare, mentre quelli residenti all'interno dello stesso non pagano alcun pedaggio sulla medesima tratta stradale.
CONTRO LA CITTADINANZA DI SERIE B... INSORGERE E' GIUSTO!
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sabato 21 dicembre 2013

Strengthcode, groove thrash metal from Rome

Oggi vi propongo una band romana che ha appena rilasciato il proprio debut album, "Inside power". Gli Strengthcode, dediti al Thrash Metal o, come amano definirlo, "Groove" Metal, non sono in realtà una novità del panorama italico. Da anni, infatti, girano la penisola come cover band dei Pantera. Avete mai sentito parlare degli Hostile? Ecco. quelli che ieri erano gli Hostile, oggi sono gli Strengthcode.
Oggi vi propongo la title track. HORNS UP! \m/


giovedì 19 settembre 2013

Perchè mi sono nuovamente iscritto a Insorgenza Civile



Oggi ho incontrato Nando Dicè, il presidente del Movimento di Insorgenza Civile. Un movimento meridionalista identitario, antiliberista e anticapitalista, a cui sono stato iscritto anni fa. Avevo, poi, deciso di non rinnovare la tessera, consapevole dell'impossibilità di avere tempo da dedicare alla causa del SUD e anche alle lotte territoriali (scuola, trasporti, ambiente, lavoro, rifiuti, ecc...) della città in cui mi trovo a vivere dal 2007, cioè Roma.
Negli ultimi mesi, però, ho riflettuto molto sulla possibilità e sulla necessità di dedicare alla causa del Popolo Napolitano, ovunque esso sia disperso da decenni di emigrazione, e della Terra Napolitana, quella splendida terra che sta a SUD del Reatino e del Tronto. Davvero non riuscivo a trovare un minuto al giorno, un'ora alla settimana, da dedicare a questa causa? 
Allora ho ricontattato Nando, spiegandogli che volevo ricominciare a mettermi a disposizione di Insorgenza e volevo anche lavorare per i tantissimi napolitani che vivono a Roma e che hanno gli stessi problemi dei cittadini del Sud. Si, perchè Roma è ormai una città del Sud: per composizione "etnica", per le problematiche che vive, per il razzismo che subisce dal nord. Volevo lavorare per creare una realtà politicamente e culturalmente attiva, in maniera democratica e orizzontale.
I mesi son passati e la relazione con Nando, con Insorgenza e col mondo del meridionalismo (sostantivo che non mi piace, ma che utilizzo per ragioni di semplicità e chiarezza), si è fatta man mano più forte. Cresceva anche il convincimento che, se davvero vuoi dedicare tempo a qualcosa, deve essere qualcosa di bello, di importante, di altissimo valore ideale. Fino ad oggi, quando ho ufficializzato il mio nuovo tesseramento.
Ora devo, ora voglio lavorare per creare una Delegazione Insorgente a Roma, un nucleo di militanti che vogliono dedicare qualche scampolo di tempo ad una lotta politico-culturale durissima e faticosissima.

Ma per cosa siamo nati, se non per lottare per la Giustizia e la Libertà?

lunedì 27 agosto 2012

Stasera ci vorrebbe proprio...



Stasera ci vorrebbe proprio una bella cenetta sostanziosa. Di quelle che l'indomani non ti metti sulla bilancia perché tanto sai che è inutile. Sputerà un numero a tre cifre e tu potresti incazzarti. Mai incazzarsi la mattina e la sera prima di mettersi a letto. Mai.
Stasera ci vorrebbe una bella birretta. Dopo la scorpacciata di calcio del week end appena trascorso, ci vorrebbe un bel film cazzuto. Magari un action movie o una fiction dai colori obliqui tendenti allo scuro. Uno di quei film che vedi con tua moglie e che commenti duro mentre dondoli tuo figlio che se ne strafotte di chi ha voluto Aldo Moro morto, lui vuole solo le coccole dalle tue braccia.
Stasera ci vorrebbe un alito di vento che ti rinfreschi mentre stai fuori al balcone on pantaloncini e t-shirt. Una leggera brezza di tarda estate. Perché l'estate sta finendo, un anno se ne va, eccetera eccetera ci siamo capiti.
Stasera ci vorrebbe una serata dai ritmi sincopati. Momenti adagio con sprazzi e spruzzi di andante e/o allegro. Qualche assolo di chitarra sopra una ritmica ben strutturata, indie.

Stasera vorrei addormentarmi e sognare di vivere da un altra parte con la mia famiglia.

Do svidanija

lunedì 30 luglio 2012

Avanguardie russe di domenica mattina



Domenica senza lavoro. Giornata ideale per andare a farsi un giro. E magari a cibare il cervello di un po' di cultura alternativa. Se "alternativa" è un aggettivo che ha ancora un senso.
All'Ara Pacis c'è una mostra sulle Avanguardie Russe. Si tratta solo di avanguardie artistiche, non di letterarie. Quindi troverete solo quadri e installazioni. Zero poesie. Zero prose. 
Arriviamo verso le 11.30. Roma è splendida la domenica mattina. Soleggiata e con poco traffico. Molti parcheggi disponibili. Che vuoi più dalla vita?
Attraversiamo il Tevere e giungiamo all'Ara Pacis. L'entrata della mostra è in Via Ripetta. Il costo del biglietto è di 10 euro, a meno che tu non abbia una tessera Feltrinelli, Fnac, o cose del genere. L'aria condizionata è una panacea.
Giriamo per un'ora circa. Opere di artisti famosi (Kandiskij, Chagall, Tatlin, Malevich, Goncharova) e di autori meno conosciuti al grande pubblico sono fianco a fianco. In un'atmosfera austera, eppure rivoluzionaria. Si sente profumo di diversità, di punti di vista alternativi, di distanza dalle brutture della quotidianità. Probabilmente è un inganno: l'arte è nata per ingannare. Il tempo o il Sistema, dipende dall'artista.

Do svidanija

sabato 21 luglio 2012

Caro Alemanno, la Corte ha detto che non puoi svendere Acea



Ieri la sentenza della Corte Costituzionale, relativa all'illegittimità costituzionale dell'articolo 4 della finanziaria-bis 2011 (che disponeva la possibilità di privatizzazione dei servizi pubblici da parte degli enti locali), di fatto potrebbe porre fine alla vicenda della vendita di Acea. La sentenza rileva che la disposizione dell'allora Ministro Tremonti, ripristinata dal governo bocconiano di Monti, viola il divieto di ripristino della normativa abrogata dalla volontà popolare desumibile dall'articolo 75 della Costituzione.
Una pietra tombale sull'idea di svendere Acea e di privatizzare le altre società che gestiscono i servizi, idrici e non, pubblici? Pare di si, ma con questa classe politica non bisogna mai abbassare la guardia. Più volte è capitato che una norma, espulsa dalla porta, sia rientrata dalla finestra. Ragion per cui i partiti, i movimenti, i comitati e i cittadini farebbero bene a gioire per la vittoria di questa battaglia fondamentale, ben sapendo che la guerra non è ancora finita.



 

mercoledì 18 luglio 2012

E' partita la campagna elettorale per il Campidoglio



Sarà una lunga corsa a tappe. Talmente lunga che, al confronto, il Giro d'Italia e il Tour de France sembrano corse per dilettanti. Il traguardo è il Campidoglio, e per raggiungerlo vi saranno parecchi gran premi della montagna e, soprattutto, una lunghissima volata finale. 
Corsa da scalatori o da velocisti? Si vedrà. E soprattutto bisognerà capire se i candidati a sindaco di Roma Capitale sono scalatori o velocisti. 
Le prime pedalate ufficiali le ha date l'attuale Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che il 16 luglio ha ufficializzato la sua partecipazione alle primarie del centrosinistra. Parte, ovviamente, con i favori del pronostico, sia perché da tempo giravano voci riguardanti la sua candidatura, sia perché onestamente non si vedono, all'interno dello schieramento di centrosinistra, avversari capaci di impensierirlo. Oggi è stata la volta di Gianni Alemanno, l'attuale sindaco di Roma, che ha ufficializzato l'intenzione di candidarsi alle primarie del centrodestra, assicurando che si terranno indipendentemente dal volere del PdL nazionale. Una bella sfida, quella di Alemanno: parte con l'handicap, alla luce dei disastrosi risultati ottenuti dalla sua giunta su TUTTI i punti del suo programma elettorale; ha una coalizione poco coesa ed un partito in rotta, anche se c'è la speranza che la nuova discesa in campo del Cavaliere Padrone possa spostare qualche voto verso destra. Va anche detto, però, che Alemanno partiva con l'handicap anche contro Rutelli, e poi riuscì a vincere grazie ad un'ottima campagna elettorale e ad un simmetrico suicidio politico del centrosinistra capitolino.

A proposito di campagna elettorale: come al solito si parte dagli uomini, e non dai programmi. Zingaretti, in realtà, due giorni fa ha già messo in campo qualche proposta programmatica interessante: mobilità e sicurezza saranno due priorità imprescindibili del suo programma politico. Secondo Zingaretti, i cittadini romani devono avere il diritto di scegliere tra prendere l'auto e non fare ore di traffico prima di giungere a destinazione oppure prendere i mezzi pubblici, che devono essere efficienti e sicuri. Per quanto concerne la sicurezza, tema da sempre caro alla destra e fallimento più grande della giunta Alemanno, il presidente della Provincia sostiene che sia necessario, ma non sufficiente, incrementare la presenza delle forze dell'ordine nei quartieri di Roma (e il nostro municipio, come è noto, è costituito da quartieri come Ponte di Nona ove non esiste alcun presidio delle forze dell'ordine); a ciò bisogna affiancare ordine e decoro dei quartieri, perchè anche strade sicure e illuminate fungono da deterrente alla criminalità.

Alemanno, viceversa, è stato muto sui programmi, limitandosi a dire che Zingaretti è troppo spostato a sinistra. Omettendo, però, di spiegare come, perchè, in base a cosa Zingaretti sarebbe troppo spostato a sinistra.

E gli altri? La Destra di Storace che farà? Parteciperà alle primarie, rischiando di dover sostenere il candidato che dovesse vincerle? E se quel candidato fosse nuovamente Alemanno?
L'area fascista pare in rotta totale: CasaPound ha annunciato mesi fa di candidarsi autonomamente, evitando quindi di disobbligarsi con Alemanno che gli ha regalato il palazzo in cui ha sede (11 milioni e 800 mila euro nel bilancio del comune di Roma); Forza Nuova e camerati vari non hanno ancora fatto sapere cosa faranno.
Vendiamo al centro: l'Udc che farà? Appoggerà uno dei due candidati principali, o andrà da sola? E il Terzo Polo, dato per morto da Casini, a Roma andrà separato o unito?
Ovviamente, in tutti questi casi non c'è la minima ombra dei programmi.

Prima decideranno chi ci deve governare, poi decideranno cosa vogliono fare per Roma e per i suoi cittadini.
Procedimento esattamente contrario a quello che andrebbe fatto: prima i programmi, poi le persone che li devono realizzare.

Samuele Piccolo e la politica dell'insaputa



Scajola viveva in una casa con vista sul Colosseo. Gliela avevano comprata a sua insaputa.
A Umberto Bossi avevano ristrutturato casa coi soldi del partito (che erano frutto di finanziamento pubblico, quindi di soldi nostri). Ovviamente a sua insaputa.

Oggi scopriamo che anche l'ex vicepresidente del consiglio comunale di Roma Capitale, il pidiellino Samuele Piccolo, facesse campagne elettorali pagate a sua insaputa: "Non so assolutamente chi abbia finanziato la mia campagna elettorale. Non so da dove arrivino quei soldi, io mi limitavo a fare attività politica". A sostenere la tesi di Piccolo interviene suo fratello Massimiliano, che secondo gli inquirenti sarebbe la figura apicale dell'organizzazione che garantiva alla Famiglia Piccolo ingenti mezzi finanziari, da adoperare sia in politica che per i proprio sfizi personali. Una organizzazione a tre livelli: un primo livello, costituito da cooperative (costituite soprattutto da stranieri) che svolgevano il lavoro; un secondo livello, costituito dai consorzi filtro, che prendeva le commesse dal primo livello e le subappaltava alle cooperative; un terzo livello, costituito dai consorzi capofila, che prendeva le commesse dagli utenti finali. Una struttura semplice, anche banale. Eppure efficientissima e redditizia, tanto da garantire a Samuele Piccolo un compenso di 5 mila euro mensili, oltre ai soldi che percepiva essendo consigliere comunale di Roma Capitale.

Chissà se Piccolo sapeva di prendere questi soldi dalle cooperative messe su dal fratello, o se i soldi entravano nel suo conto corrente a sua insaputa...


martedì 17 luglio 2012

Riaprire le case chiuse? Parliamone




Il consiglio municipale dell'Ottavo Municipio di Roma ha votato all'unanimità una mozione riguardante la possibilità, per non dire la necessità, di immaginare una riapertura delle "case chiuse", in deroga alla Legge Merlin. Un argomento che divide l'opinione pubblica da decenni viene discusso e approvato in un consiglio municipale addirittura all'unanimità. Tutti d'accordo, quindi: laici e cattolici, destra e sinistra. 
In effetti, il problema della prostituzione è divenuto ormai insopportabile per chi vive nelle periferie delle grandi città. Nel nostro municipio, in particolare, vi sono strade in cui ogni sera si formano capannelli di lucciole che attirano tantissimi clienti (in barba all'inutile piano antilucciole predisposto dalla Giunta Alemanno), creando problemi per la sicurezza dei residenti, anche perchè - inutile dirlo - non è la prostituzione in sè ad essere un male, ma l'indotto di criminalità che si produce. E' innegabile che la riapertura delle case chiuse potrebbe sicuramente assestare un duro colpo alle organizzazioni criminali che gestiscono il racket della prostituzione; bisogna però capire in che modo riorganizzare le case di tolleranza, per evitare che alla fine si produca semplicemente la legalizzazione della condizione di schiavitù in cui moltissime prostitute versano.

Pertanto è necessario immaginare che le nuove case chiuse siano gestite dalle cooperative di prostitute, che si impegnino a versare le tasse e i contributi, oltre che a realizzare ciclicamente controlli sanitari della struttura e delle operatrici. Ovviamente, sarà necessario amplificare i controlli proprio per assicurarsi che le cooperative non siano la copertura legale dei "papponi" e che gli aspetti fiscali e, soprattutto, sanitari siano una priorità nell'agire della cooperativa. Così facendo si darebbe un duro colpo al caporalato, si responsabilizzerebbero le prostitute ed i clienti.
Altra cosa importante: è necessario evitare ad ogni costo la nascita di "quartieri a luci rosse" all'interno della città. Ciò comporterebbe un "fuggi fuggi" generale da parte dei cittadini residenti e la progressiva cessione di sovranità sostanziale di larghe fasce di territorio nelle mani della criminalità organizzata. Non è immaginabile far diventare Tor Bella Monaca, o Ponte di Nona, il quartiere a luci rosse della città di Roma. Quindi le case chiuse devono stare ad una certa distanza l'una dall'altra, e ramificate su tutto il territorio cittadino, municipio per municipio. Così si eviterebbe la concentrazione di case chiuse in un solo luogo, con conseguente squalificazione di quel territorio.

In definitiva: parliamone. E' un'ottima idea, ed è probabilmente l'unica soluzione praticabile. Va però pensata, realizzata e gestita con criterio, per evitare che la cura peggiori il male invece di debellarlo.


mercoledì 11 luglio 2012

Municipio 8, forse non hanno capito il livello dell'emergenza scuola...



Questo è il testo che ho pubblicato sul blog del Comitato di Quartiere di Nuova Ponte di Nona, a seguito dell'incontro avvenuto ieri tra cittadini e istituzioni sull'emergenza scuola nel nostro municipio.


Ho fatto passare la nottata per sbollire un po' della rabbia accumulata ieri a sentire i nostri "amministratori" durante il secondo incontro tra cittadini e istituzioni sul tema degli asili nido, delle materne e delle elementari nel nostro territorio (o dovrei dire "quadrante", così Di Cosimo è contento...). Innanzi tutto voglio ringraziare i due CdQ e il Movimento Genitori per la Scuola per questo secondo incontro: è sempre costruttivo quando i cittadini si mettono in moto e si organizzano autonomamente.
Voglio riprendere un intervento di una mamma, che palesemente inviperita ha detto "Questa è una emergenza!". Beh, cari concittadini, penso che lor signori non abbiamo ancora capito il livello dell'emergenza. Non parlo del mio caso personale, o dei tanti casi personali che ognuno potrebbe esporre: parlo del diritto costituzionale a farsi una famiglia e una vita, come ricordato ieri da Bruno Foresti. E sbattere un figlio a Castelverde, un altro a Tor Bella Monaca e poi andare in ufficio a lavorare sia DISUMANO. Così come è DISUMANO pagare due scuole private e il mutuo della casa. Dato che il diritto alla resistenza contro atti DISUMANI è sancito persino dall'ONU, credo sia necessario - e lo dico apertamente - alzare il livello dello scontro. Cominciare seriamente a forme di lotta dure, che siano blocchi stradali o sit-in o occupazioni dell'aula consiliare o altro. Vengo da Napoli, e so bene che se i cittadini di Terzigno (e di altri comuni) non si fossero sollevati, anche in maniera dura, contro le Istituzioni, adesso avremmo qualche altra discarica nel Vesuvio (vulcano più visitato al mondo, nda). Ma potrei fare anche altri esempi. Non dico - sia chiaro - di abbandonare il terreno del confronto con gli attuali amministratori e con coloro che si candidano ad amministrarci tra un anno: dico che a questo confronto sia necessario affiancare lo scontro, la lotta, la disobbedienza. Bisogna cominciare ad alzare la voce, a creare problemi, a rendere palese ed evidente a tutti la nostra emergenza. Hanno costruito un quartiere e ci hanno sbattuto i cittadini, strafregandosene altamente di tanti servizi primari. Ora io posso anche farmi due ore di traffico al giorno o pagare il casello o non avere una stazione metro o avere un bus che mi porta a Rebibbia in un'ora e mezza la mattina. Ma non posso nè voglio lasciar passare sul presente e sul futuro di mio figlio e dei bambini in genere. Quando si toccano temi quali scuola, sanità, sicurezza, salubrità ambientale... beh, lì non c'è spazio per trattative. O otteniamo I NOSTRI DIRITTI o dobbiamo andarceli a prendere.
Pertanto sono disponibile ad ogni iniziativa atta agli scopi sopra elencati, pur ribadendo la necessità di continuare sul terreno del confronto politico ed istituzionale.

martedì 26 giugno 2012

Cinecittà, in fiamme il Corto Circuito



Il famoso centro sociale Corto Circuito, nato e sviluppatosi nel quartiere di Cinecittà, è andato a fuoco stamattina, verso le 5:30. Ancora non si conosce la causa dell'incendio: sulle prime, sembra un problema elettrico; ma gli attivisti del Corto non escludono nulla. La memoria, come è normale, corre al lontano 19 maggio 1991, quando alcuni fascisti appiccarono il fuoco al centro sociale e causarono la morte di Auro Bruni. Proprio questo precedente spinge tutti alla prudenza.
Intanto i militanti dello storico centro sociale capitolino si sono già messi all'opera per ricostruire la palestra, la mensa, e tutti gli spazi sociali autogestiti che hanno reso il Corto Circuito famoso negli anni. "Chiediamo a tutta la città, e non solo, una mano lanciando la campagna "Senza Corto non so stare". Per dare un contributo si può già sottoscrivere al conto bancario codice iban IT43O0301503200000000125925 causale ricostruzione cortocircuito".
Sabotag esprime la propria solidarietà ai militanti del Corto Circuito, e parteciperà alle iniziative che si metteranno in cantiere per favorire la ricostruzione, anzi la rinascita, del centro sociale di Cinecittà.

Domani sera, alle ore 20, si terrà una cena sociale per il finanziamento della ricostruzione.

martedì 19 giugno 2012

E' nato lo spazio sociale Roberto Scialabba


Occupati i locali di Via Calpurnio Fiamma 136: nasce lo spazio sociale Roberto Scialabba!


Perché una mattina ti svegli e sotto casa hanno aperto una sala scommesse…
Abbiamo occupato i locali di Via Calpurnio Fiamma 136 per ridarli al quartiere e  farne un laboratorio al servizio delle lotte e dell’autorganizzazione!
Monti e il suo stuolo di politicanti ( da PD a PDL) proseguono sulla via del massacro sociale: in nome del “pareggio di bilancio”, il governo delle banche e di Confindustria,  porta avanti  con un attacco senza precedenti, la sua politica di “risanamento” che per le famiglie, i giovani e gli anziani si traduce in perdita di posti di lavoro, aumento della precarietà e della disoccupazione, perdita dei servizi primari, dalla sanità all’istruzione al diritto alla casa. Mutui ed affitti insostenibili, nuove tasse ed Equitalia a regolare i conti.
Anche a Roma l’aumento del biglietto dei trasporti pubblici, i colpi di mano alla Costituzione per delegittimare il Referendum e svendere la gestione di Acea ai grandi signori delle speculazioni, e infine l’introduzione dell’IMU sono l’ennesimo inchino di Alemanno al governo degli affaristi, sulla pelle dei cittadini.
Oggi dire no a questa politica non basta più! Per opporci seriamente a questa deriva bisogna organizzarsi e rispondere a questi attacchi in maniera efficace, iniziare a ricostruire un tessuto sociale di solidarietà e sostegno reciproco a partire dai luoghi in cui viviamo.
Per questo abbiamo deciso di fare quello che le istituzioni non fanno e non hanno interesse a fare! Abbiamo deciso di  “aprire  una porta”  e restituire al quartiere e ai suoi cittadini uno dei tanti edifici abbandonati all’incuria dalle istituzioni togliendolo dal mirino di future speculazioni!
Il patrimonio pubblico immobiliare è un bene comune! Vogliamo valorizzarlo per migliorare le condizioni e la vivibilità del quartiere, per contrastare il degrado e la guerra fra poveri, per farne uno spazio di organizzazione, di aggregazione sociale e culturale per chiunque, in maniera sana e costruttiva, voglia darsi da fare per iniziare a cambiare le cose.
Dedichiamo l’intitolazione dello Spazio Sociale  di Via Calpurnio Fiamma 136 alla memoria di Roberto Scialabba, militante comunista caro alla memoria del quartiere, caduto sotto il piombo dei NAR il 28 Febbraio del 1978.
Facciamo appello alle realtà del movimento romano a solidarizzare con questa nascente occupazione, a sostenerla, a difenderla dalle avvisaglie di sgombero già manifestatesi. Invitiamo tutti all’aperitivo solidale che si terrà giovedì 21 giugno, ore 19.00 presso lo spazio sociale di Via Calpurnio Fiamma 136.
L’Assemblea dello Spazio Sociale “Roberto Scialabba”
Per contatti: spaziosociale136@yahoo.it

venerdì 11 maggio 2012

Roma: soldi per case mai realizzate, a processo il cons. Orsi




ROMA - Una truffa immobiliare da più di un milione di euro, porta al banco degli imputati Francesco Maria Orsi, consigliere comunale del Pdl ed ex delegato al decoro del sindaco Alemanno. Ieri, è stato rinviato a giudizio assieme ad altre tre persone, Umberto Santich, Luigi Maniero e Stefano Masotti, tutti accusatidi associazione a delinquere e truffa, con l’aggravante, per il consigliere, di aver agito in violazione dei doveri inerenti all’esercizio di pubblica funzione.
L'inchiesta. E’ stato il gup Maddalena Cipriani a decidere, accogliendo la richiesta avanzata dal pm Paolo Ielo, e fissando la prima udienza del processo per il prossimo 13 novembre, davanti alla VI sezione penale del tribunale di Roma. Secondo l’accusa, tra il 2006 e il 2009, i quattro imputati, tramite la società Lloyd team, prospettarono a diverse persone la possibilità di acquistare a prezzi molto vantaggiosi, e a tassi agevolati, una serie di immobili non ancora realizzati, nel comprensorio residenziale «Stella fissa», che sarebbe dovuto sorgere in via della Maglianella. Secondo la procura, si trattava di un complesso fantasma, a quanto sembra, visto che i lavori di costruzione non sono mai stati avviati.
Nessuno dei clienti sospettava nulla, perché ad alcuni di loro erano state effettivamente mostrate piantine e planimetrie, e pure un cantiere, con tanto di lavori in corso. Non si trattava, però, delle fondamenta degli immobili che avevano pagato, ma di quelle di un istituto religioso in costruzione. Così, otto acquirenti, costituitisi parte civile nel procedimento, hanno sborsato somme che vanno da 81mila a 356mila euro. E mentre la consegna delle abitazioni era stata promessa per il primo semestre del 2011, per «Stella fissa» non ci sarebbe stata non solo la concessione edilizia, ma nemmeno la proprietà del terreno.
Le accuse. Orsi «nel rappresentare, contrariamente al vero, che i progetti avevano un’elevata possibilità di realizzazione - scrive il pubblico ministero nella richiesta di rinvio a giudizio - faceva leva sulla sua qualità di consigliere comunale, espressione della maggioranza e molto vicino al sindaco, circostanza che avrebbe consentito il superamento di problemi da parte dell’amministrazione comunale». Proprio citando la vicinanza con il sindaco Gianni Alemanno, il consigliere si sarebbe dichiarato quindi sicuro del superamento di qualsiasi eventuale ostacolo.
La difesa di Orsi. Dopo la decisione del gup, gli avvocati Francesco Gianzi e Romolo Reboa, difensori di Orsi, si sono dichiarati comunque fiduciosi di poter dimostrare la completa estraneità del consigliere alla vicenda: «Il nostro cliente ha versato tutti gli importi incassati ad un’altra società, ma il giudice ha ritenuto di dover sottoporre la vicenda al vaglio dibattimentale. Siamo però sicuri che in giudizio dimostreremo che il consigliere Orsi non ha truffato nessuno». Di diverso avviso, gli avvocati che rappresentano le parti civili: «Ci aspettiamo ora una condanna e la restituzione della somma - ha dichiarato la penalista Giovanna Passiatore - il rinvio a giudizio fa giustizia alle aspettative delle famiglie che con quegli investimenti speravano di costruirsi un futuro».

tratto da Il Messaggero http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/roma_truffa_degli_alloggi_fantasmi_a_processo_il_consigliere_orsi/notizie/195276.shtml

sabato 21 aprile 2012

Il natale di Roma





Se fosse ancora in vigore la Lex Plautia Papiria, io sarei un "romano campano" o un "romano di Napoli": cittadino di Roma, nonostante la mia nascita sia avvenuta fuori dalle mura dell'Urbe.
Con le leggi attuali, invece, io sono diventato cittadino romano nel 2007, però continuo a definirmi "romano di Napoli" e considero anche mio figlio così, nonostante egli sia nato a Roma: perchè Napoli è più di una città natale. Napoli è come il DNA: si trasmette di padre in figlio.
Ciò non toglie che la città di Roma, di cui oggi sono cittadino a tutti gli effetti, mi ha accolto bene, e per questo la ringrazio. Nonostante qualche minuscolo episodio di pseudorazzismo, la stragrande maggioranza dei romani è gentile con noi napoletani ed affine in molte idee e azioni. Forse perchè siamo tra le più antiche "città federate", sempre per riprendere il parallelismo con la Roma Repubblicana.

Oggi è il 21 aprile, il Natale di Roma: secondo la leggenda tramandataci da Marco Terenzio Varrone, il 21 aprile del 753 a.c. fu fondata Roma, dal leggendario Romolo. Da quella data si soleva iniziare il conteggio degli anni, che in genere si indicavano seguiti dall'espressione latina Ab Urbe Condita, cioè "dalla fondazione della città".
Da amante della storia e della politica, ho sempre amato molto il periodo repubblicano, che personalmente antepongo al più noto Impero Romano: a mio parere, si viveva meglio sotto la Repubblica, che era più giusta e più democratica (o meglio, era meno ingiusta e meno aristocratica). Era una oligarchia politica e militare, in cui il popolo aveva voce in capitolo e rappresentanti importanti (i tribuni della plebe) che hanno avuto una considerevole parte negli accadimenti della Storia.

E proprio ai tribuni della plebe, figura quanto mai attuale (vista la crisi totale della politica e della cosiddetta democrazia liberale), che voglio dedicare questo mio piccolo e personale omaggio al compleanno di Roma.


giovedì 12 aprile 2012

Dalla parte dei centurioni



"Scontri a Roma tra vigili urbani e centurioni". A leggere questo titolo si rischia di trasalire: ce stanno ancora i centurioni? E da quanno?
In realtà ci si riferisce a quelle persone che, vestite da centurioni, stazionano nei pressi del Colossseo e si fanno fotografare (previo pagamento) con i turisti. Dopo la lettera spedita dalla soprintendente Mariarosaria Barbera al sindaco Alemanno con la disposizione immediata di sgomberare le aree sottoposte a vincoli archeologici da camion-bar, bancarelle e centurioni, l'assessore al Commercio Davide Bordoni ha dichiarato guerra all'illegalità. "L'abusivismo deve essere represso, per questo partirà una task force che vedrà la polizia municipale impegnata in una vasta operazione di decoro intorno al monumento più celebre di Roma".
Ora ci chiediamo: i centurioni creano al decoro urbano lo stesso danno dei camion-bar o delle bancarelle abusive? Perchè, se comprendiamo le ragioni che spingono ad impedire la presenza di camion-bar nei pressi dei monumenti più belli di Roma, non riusciamo a comprendere perchè i centurioni non possano fare un lavoro onesto. Meglio se andassero a rubare? Crediamo proprio di no!
La motivazione addotta è: contrastano col decoro. I centurioni? Col Colosseo alle spalle? Fossero dei rompicoglioni che ti pedinano fino a quando non ti fai fare una foto con loro... capiremmo il fastidio, ma non è così!
Allora la motivazione cambia: sono abusivi. Per loro scelta o perchè non esiste quella figura professionale? Cioè: è possibile fare i centurioni senza essere abusivi? Pare di no, visto che i centurioni chiedono di essere regolarizzati e il Comune di Roma, tramite l'assessore al Commercio (e non alla Cultura, si noti bene) Davide Bordoni ha proposto una sorta di Tessera del Centurione. Dopo la Tessera del Tifoso, l'idea di tesserare tutti i cittadini e i lavoratori continua a prendere piede. Comunque sarebbe già un'ottima cosa, questa tessera.
Eppure non riusciamo a capire: PERCHE' i centurioni sarebbero un ostacolo, un limite per il decoro dei monumenti romani? Che male fanno, sti centurioni che si fanno pagare per le foto al Colosseo?
Parlo per esperienza personale: praticamente tutte le volte che passo per il Colosseo vengo avvicinato da un centurione che chiede se voglio farmi una foto; al mio diniego, lasciano andare e non mi infastidiscono affatto.

Si vede che sono fortunato.