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giovedì 5 giugno 2014

Guardare alla Grecia: non a Syriza, ma al KKE



Lo avevo scritto nella giornata di silenzio elettorale (Silenzio elettorale): andare a votare per la lista Altra Europa con Tsipras poteva avere senso solo se, tramite quella lista, si voleva dare forza al Partito della Sinistra Europea. Si, perché le elezioni erano europee e gli eventuali eletti della lista Tsipras sarebbero entrati nel gruppo Gue. Un gruppo, è bene ricordarlo, in cui ci sono anche il Partito Comunista Greco (KKE) e il Partito Comunista di Boemia e Moravia, due formazioni marxiste-leniniste, insieme ad altri movimenti politici post-comunisti (Linke) o a federazioni degli stessi (Syriza, Izquierda Unida, Bloco de Esquerda).
L'Italia è riuscita a eleggere tre eurodeputati in questo gruppo: un risultato "eccezionale", pensando alla lunga serie di sconfitte recenti. Di eccezionale, però, c'è stato anche il dopo voto. Ancora una volta, le sinistre italiane sono state capaci di dividersi invece di unirsi: il Prc (cioè Rifondazione COMUNISTA, se questa parola significa ancora qualcosa per Ferrero e co.) ha provato a guardare alla Grecia, focalizzandosi però su Syriza, che comunista non è, invece che sul KKE; Sel è stata capace di immaginare un contenitore comune col PD, cioè con un partito che di sinistra non è, col quale realizzare la famigerata "unità della Sinistra italiana" (ma allora Sel che è nata a fare? Non era già questa la sua missione?).
Ricapitolando: i comunisti italiani guardano a Syriza, e non al KKE; i post-comunisti guardano al Pd, al PSE, a Schulz. Ve lo immaginate Tsipras che guarda al Pasok per creare "un contenitore comune"? Io no, i greci men che meno.
Ero ragazzo e militavo in Rifondazione quando Bertinotti si spese per far nascere la Sinistra europea. I bertinottiani (Vendola, Migliore e particamente tutta la classe dirigente di Sel) sposarono quel progetto con convinzione. Oggi si definiscono "in quella terra di mezzo tra Tsipras e Schulz" che lascia basiti, per non dire disgustati.
E l'attuale Rifondazione? Un partito che vuole "rifondare il comunismo" guarda a Syriza o al KKE? Il segretario di Rifondazione, l'ex ministro di centrosinistra Paolo Ferrero, non lascia dubbi: "Mai stato filosovietico e stavo dalla parte di Solidarnosc". Se fossi romano, direi: "Ma de che cazzo stamo a parlà?".

I comunisti italiani, se proprio vogliono guardare alla Grecia, prendano esempio dal KKE, dalle sue posizioni, dal suo radicamento nei territori e nei luoghi di lavoro e di conflitto. Lascino Syriza a chi è "di sinistra", ma non si considera comunista.
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domenica 1 giugno 2014

Sinistra unita, Ferrero e Fratoianni ci provano




Sul profilo facebook di Paolo ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, è apparsa questa dichiarazione:

La proposta che avanziamo è quella di costruire da subito Syriza in Italia attraverso un processo di partecipazione largo e democratico. Costruire un soggetto politico della sinistra antiliberista basato su un principio semplice: una testa un voto. D entro questo processo unitario della sinistra proponiamo di rilanciare il processo della rifondazione comunista e lo proponiamo come terreno di unità a tutti e tutte le comuniste.

Va detto che Rifondazione è da ieri impegnata nel Comitato Politico Nazionale, che terminerà oggi. Queste parole sono molto importanti, perché vengono a poche ore di distanza dalle dichiarazioni di Gennaro Migliore e di Nichi Vendola, che invece prefiguravano l'accantonamento dell'esperienza "Lista Tsipras" e un avvicinamento al PD (Migliore) o vagheggiavano di "terre di mezzo tra Tsipras e Civati" (Vendola).
La dichiarazione di Ferrero, quindi, è l'unica che dice con chiarezza quale sia l'orizzonte verso cui muoversi dopo il risultato delle elezioni europee. Pur essendo convinto che alla sinistra italiana non serva una federazione, ma un vero e proprio partito unico (stile Linke tedesca), con un unico segretario, un unico tesseramento, sedi territoriali uniche e un unico giornale, ritengo che il tentativo di Ferrero sia da apprezzare e da sostenere.
Così come è da sostenere la battaglia di Nicola Fratoianni dentro SEL. Sul profilo facebook dello stesso è comparsa la seguente dichiarazione:

Essere una sinistra di governo non significa essere al governo. Noi riconfermiamo la nostra opposizione al governo Renzi pronti come sempre a valutare il merito dei provvedimenti. Il risultato della lista per L'Altra Europa rappresenta non un approdo ma un punto di partenza per costruire una sinistra più forte, larga e plurale. Su questo avviamo un percorso dentro e fuori di noi.

Due dichiarazioni che, pur partendo da posizioni oggettivamente diverse, sembrano convergere verso un obiettivo comune ed essere in sintonia con quel 4,03% di elettori che ha votato per la lista Altra Europa con Tsipras.
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mercoledì 28 maggio 2014

Forse SEL non ha capito bene...



Mi sa che alcuni dirigenti di Sinistra Ecologia Libertà non abbiano capito bene. Eppure il messaggio arrivato dal voto alle europee per la lista "Altra Europa con Tsipras" è chiaro, lampante, non suscettibile di incomprensione: c'è spazio, in Italia, per un movimento unitario di sinistra che si ponga nel solco di Syriza e della Linke tedesca e che stia alla sinistra del PD.
Quattrovirgolazerotre: sembrava incredibile solo due settimane fa, eppure si è riusciti a superare uno sbarramento alto (che nel 2009 non fu superato né da Sel né dal Prc) e ad eleggere ben tre eurodeputati. E' bene ricordare che questi tre sono stati eletti in una lista che si richiamava a Tsipras, e non a Schulz; che Syriza, il partito di Tsipras, sta nel Partito della Sinistra Europea ed ha visioni politiche ed economiche molto diverse da quelle del Pasok, partito che fa parte del PSE (la grande famiglia dei socialisti liberali e democratici, di cui fa parte anche il PD renziano); che in tutta Europa, i movimenti politici di sinistra si sono consolidati o sono cresciuti, mentre tutti i partiti di centrosinistra sono arretrati (ad esclusione del PD).
Questi sono dati, non interpretazioni. Si sperava che, alla luce di questi dati, i dirigenti italiani dei due partiti che hanno contribuito alla nascita della Lista Tsipras, cioè Sel e Prc, avessero individuato il solco entro cui mettersi in cammino. Verso il sol dell'avvenire? Ci accontentiamo di un futuro migliore, non preoccupatevi.

Purtroppo queste speranze sono state, in parte, deluse dalle ultime dichiarazioni di alcuni esponenti di Sel, tra cui il leader Vendola e il capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore. Vendola ha dichiarato che bisogna stare con Renzi, in una posizione di sostegno critico. Secondo il governatore della Puglia, gli italiani "amano" l'ex rottamatore fiorentino e hanno fatto una scelta chiara tra la speranza renziana e il populismo grillino o berlusconiano.
Sono, però, soprattutto le parole di Gennaro Migliore a destare preoccupazione. In una intervista a Repubblica, il capogruppo partenopeo ha dichiarato che in Europa si deve contribuire ad eleggere Schulz (ma come? Non abbiamo appena votato per Tsipras?) a presidente della commissione europea; che in Italia bisogna creare un soggetto unitario della sinistra insieme al PD (in cui, ormai, la sinistra è ridotta a sterile opposizione interna...); che PD e Sel devono abbandonare i rispettivi contenitori (certo, come no... uno di quei contenitori ha appena preso il 40% dei voti); che c'è l'impronta di Sel in molte battaglie di Renzi (ha detto proprio così, lo giuro); propone di sostituire i deputati di NCD e Scelta civica coi deputati di Sel (che sono numericamente inferiori e non sufficienti a reggere un governo, ma questo particolare gli sfugge).

Cosa dire? Sel è sicuramente un partito spaccato in due: c'è un anima "governista a tutti i costi", di cui Migliore è l'espressione; c'è un anima "syriziana", ad esempio Fratoianni, che vuole costruire un soggetto politico autonomo alla sinistra del PD, col quale si può e si deve cercare ogni convergenza possibile, sia sul piano nazionale che sul piano locale, senza però fondersi con la "nuova Balena bianca" renziana.
Chi la spunterà? Lo scopriremo tra poco.
Tra i due, preferisco i syriziani, ça va sans dire...
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venerdì 3 agosto 2012

Di Pietro a Il Fatto: "Non scodinzolo per il PD"



Pubblico l'intervista che Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ha rilasciato a Il Fatto Quotidiano:

Di Pietro, che è successo?
Non lo so, so solo che noi oggi abbiamo fatto qualcosa di concreto e che qualcuno le chiama “derive”.

Vendola dice che lei di lavoro fa il polemista.
Io la chiamo politica. E il nostro non è un partito ipocrita: ieri Bersani ha presentato 10 punti programmatici. Sono anche i nostri. Ma mi domando come faccia poi a votare la fiducia a provvedimenti di Monti che dicono il contrario.

Anche Vendola alla fine ha dovuto frenare i toni.
La loro fregatura è la Rete. Nel giro di un quarto d’ora ha dovuto fare retromarcia. Alla fine della fiera SeL non potrà mai accettare di stare con l’Udc. Mi rifiuto di pensare che al mio posto, nella foto di Vasto, ci sia la faccia di Casini.

Un mese fa eravate insieme, in conferenza stampa, a dare l’ultimatum al Pd. Quanto è pesata la sua polemica con il Quirinale sulla trattativa nell’allontanamento di Vendola?
Ci hanno considerato irrispettosi solo perché informiamo i cittadini su una inopportunità, una bruttura, un comportamento che non ci piace. Abbiamo criticato il Capo dello Stato perché sollevando il conflitto di attribuzione su una vicenda così delicata ci ha delusi. Darci dei reietti, dei populisti, dei demagoghi è una furbata del sistema di potere. Se ci sono soggetti di cui non si può parlare vuol dire che siamo in una democrazia a scartamento ridotto.

Dicono che siete voi a mettervi fuori dal gioco democratico quando criticate le istituzioni.
Noi siamo l’unica alternativa al compromesso. Io mi appello agli elettori e al fronte dei non allineati: ci sono momenti in cui è necessario unire le forze per sconfiggere un nemico. Oggi il nemico della democrazia è il consociativismo falso e ipocrita che vogliono far proseguire nella prossima legislatura.

Ma chi c’è in questo fronte dei non allineati?
Se mi rivolgo a qualcuno in particolare poi domani c’è sicuramente qualcuno che dice no, noi non ci stiamo. Io mi rivolgo a tutti quelli che in privato mi dicono che faccio bene a dire basta alle fiducie, e poi in pubblico mi danno del polemico .

Il Pd però con voi ha chiuso. Ieri Bersani ha ripetuto che “avete preso un’altra strada”.
Loro vorrebbero che non esistesse un partito come il nostro che li richiama alle loro responsabilità.

La legge elettorale vi penalizzerà?
La sola idea che il fronte dei non allineati potesse mettersi insieme li ha fatti morire di paura. Hanno bisogno di una legge elettorale che fermi il voto di protesta. Ma non ce la faranno, sono disperati, siamo noi che potremmo buttarli fuori.

Grillo però con voi non vuole venire..
Capisco che vogliano stare da soli e sono contento che arrivino in Parlamento.

Dunque come si fa?
Io dico che se abbiamo coraggio, li possiamo sconfiggere. Non si veda in me il partito dello sfascio. Anche quando metto a nudo il Re Pd, cerco di convincere i suoi elettori che i dirigenti non possono predicare bene e razzolare male. In questo momento è questo il voto utile.

Eppure anche nel suo partito non tutti condividono la linea. Ieri il capogruppo Massimo Donadi è arrivato a parlare dell’ipotesi di un congresso.
Viva la democrazia. Ma Donadi è uno, il partito nella sua totalità è un altro. Comunque rispettiamo chi pensa che dovremmo dire sì al Pd come cagnolini scodinzolanti.

Spara a zero anche stavolta. Proprio quello di cui l’accusa un altro Idv, Elio Lannutti.
Lo abbiamo candidato come indipendente. Non gli abbiamo chiesto di iscriversi né di votare compatto con il gruppo. Dove sarebbe questo partito che non accetta discussioni al proprio interno?

Sabato c’è la tradizionale festa a casa sua, a Montenero di Bisaccia. Intorno, però, è cambiato tutto. Pentito di qualcosa?
Sono sempre lo stesso. Rifarei tutto quello che ho fatto.


giovedì 2 agosto 2012

Bersani-Vendola-Casini: che delusione!



Voglio essere franco: la prospettiva di essere governato da un'alleanza tra Bersani, Vendola e Casini non mi alletta per niente. Anzi: mi scoraggia totalmente. Sono già reduce da 17 anni di berlusconismo (di destra e di sinistra) e da un anno di montismo bocconiano, e non ce la faccio più. La speranza che la mattanza sociale, che stiamo continuando a subire quotidianamente, possa finire quanto prima cozza con la realtà: Casini e Bersani sostengono l'attuale governo, hanno votato le controriforme delle pensioni e del lavoro, hanno approvato l'innalzamento della tassazione e le spese militari (mantenimento dei contingenti in missione e acquisto di caccia bombardieri), non hanno realizzato la patrimoniale. Ulteriore aggravante: Casini è stato per anni alleato con Berlusconi, col quale ha votato alcune delle leggi più ignobili della giurisprudenza mondiale, e all'interno dell'Udc vi sono persone (da Buttiglione, silurato come commissario europeo, al galeotto Cuffaro) e posizioni (sul mercato del lavoro, sul finanziamento alle scuole private, sulla laicità dello Stato, sulle coppie di fatto etero o omosessuali) impresentabili come "progressiste".
E Vendola? Stendo un velo pietoso. L'ennesima speranza della sinistra che fallisce clamorosamente l'appuntamento con la Storia, intesa come svolta, come cambiamento, come discontinuità. Vendola si accoderà alle istanze liberiste e conservatrici dell'Udc e della maggioranza del PD, provando a strappare qualche piccola vittoria collaterale. Altro che rifondare la sinistra! C'è da capirli: dopo 5 anni fuori dal Parlamento, con tutti i costi economici sostenuti e gli stipendi bassi, i dirigenti di SeL vogliono tornare al potere. Quanto ne avranno? Poco, però sarà sufficiente per ripianare qualche debito e dare nuova linfa a dirigenti, militanti, sezioni e giornalini di partito o di area.

L'alternativa a questo schieramento? Secondo i politologi è il centrodestra, che attende la sesta discesa in campo (come premier o come presidente della repubblica) del Cavaliere. Secondo me, non c'è nessuna reale alternativa tra questi due schieramenti. E non solo perché Pdl, Pd e Udc oggi sostengono lo stesso governo e votano le stesse leggi, ma anche perché sembrano ontologicamente e filosoficamente simili: nessuna discontinuità rispetto alle ricette europee, anzi rincorsa costante ad accreditarsi come i più europeisti, i più liberisti, i più innovatori.
Rebus sic stantibus, sarà difficile per una persona come me, con le mie idee e la mia esperienza di lavoro e di vita, votare per uno dei partiti di questi schieramenti.
Se vanno così, io voterò e inviterò a votare contro entrambi gli schieramenti.
Tanto... chiunque di questi vincerà, governerà contro di me. Contro di noi.

giovedì 2 giugno 2011

Risposta di SEL a Beppe Grillo



Sono giorni che Beppe Grillo sta accusando Pisapia, da lui ribattezzato "Pisapippa", di essere un uomo del Sistema, una persona che non cambierà un cazzo a Milano. Non c'è nessuna differenza, nè personale, nè politica, nè programmatica, tra Pisapia e la Moratti, secondo il comico genovese.


Come è noto, non condivido queste posizioni di Grillo, in quanto esse rischiano di far etichettare come "qualunquista" il MoVimento 5 Stelle, che meritoriamente rappresenta la più bella novità di queste elezioni.


Per completezza, posto qui sotto la risposta di SEL alle accuse di Grillo:

Friedrich Nietzsche affermava che “le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche pericolose della verità”. Si parte dal presupposto che il proprio pensiero sia giusto senza ombra di dubbio, che si possegga la verità assoluta. La politica deve essere umiltà, dialogo, dibattito, senza pretendere di avere la verità in tasca. Beppe Grillo è sempre certo di tutto: gli altri sono i cattivi, lui è il buono; gli altri sono i morti, lui è il nuovo; gli altri sono i neri, lui è il bianco.

Queste elezioni hanno determinato un nuovo modo di fare politica: costruttività, partecipazione, pacatezza (che non vuol dire non essere passionali), confronto, delicatezza (a Milano gli atteggiamenti aggressivi del PDL e della Lega sono stati sonoramente bocciati).
Occorre dialogare con i militanti, i candidati e gli eletti del MoVimento 5 Stelle, sentire e accogliere, se condivise (e ce ne sono tante sui cui è possibile convergere), le loro proposte, senza partire col pressuposto che uno dei due abbia torto a prescindere.

Nell’ultimo post sul suo blog, l’Italia di Pisapippa, Beppe Grillo, tanto per cambiare, spara su tutto e tutti, anche sul neo-eletto Giuliano Pisapia.
“Ha vinto il Sistema. Quello che ti fa scendere in piazza perché hai vinto tu, ma alla fine vince sempre lui”, scrive il comico-politico, riferendosi al trionfo di Pisapia a Milano.Ciò, tuttavia, contraddice quanto detto da lui stesso in Piazza Duomo, il 4 Maggio 2011: “La Sinistra qui a Milano ha messo Pisapia, che è una brava persona, ma non ce la fa, è un vecchio di 60 anni. Con 15 milioni di euro chiunque diventa sindaco, la Moratti è già rieletta, si sono spartiti le città, Torino a Fassino, Milano a Berlusconi“ e “Questa città ha già deciso chi deve essere il sindaco, qui il sindaco lo farà una signora che ha il marito petroliere”.

1.Se Pisapia “fa parte del Sistema”, perché Grillo aveva detto che Milano sarebbe finita al centrodestra in quanto se l’era spartita col centrosinistra?
2.Se era a conoscenza di questo Sistema, perché Beppe non l’ha “denunciato” prima del risultato elettorale?
3.Essendo a conoscenza del Sistema, perché ha previsto la vittoria della Moratti? Il Sistema non si era ancora mosso il 4 Maggio 2011 per Pisapia (data del suo comizio)?
Il fondatore del MoVimento 5 Stelle prosegue poi con le accuse, spostando l’obiettivo dal neo-sindaco di Milano a Nichi Vendola “che costruisce inceneritori insieme alla Marcegaglia, destina 120 milioni di euro di denaro pubblico della Regione Puglia alla fondazione San Raffaele di Don Verzé, padre spirituale di Berlusconi e mantiene privata la gestione dell’acqua”
Per quanto riguarda gli inceneritori, Vendola ha spiegato in diverse situazioni i fatti (video 1, video 2, video 3).

In sostanza, come stanno le cose: nel 2005, anno del primo mandato Vendola, gli impianti previsti dal piano Fitto (5) erano stati già appaltati relativamente alla loro gestione. A questi appalti erano seguiti anche diversi contenziosi amministrativi, per lo più promossi dalle ditte concorrenti e escluse dall’aggiudicazioni. La giunta Vendola ha bloccato tutti gli inceneritori previsti nella parte pubblica. Al contrario, non ha potuto bloccare la parte privata (della Marcegaglia, progettata in Capitanata), poiché questa è regolamentata da normative nazionali e comunitarie e non da leggi regionali.

La battaglia contro gli inceneritori è sacrosanta e bene si fa a promuovere campagne di denuncia sulla dannosità degli stessi al fine di far crescere la consapevolezza dei più, e in particolare della classe politica, sulla dannosità che essi hanno sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. Ma la vittoria la conseguiremo solo e se riusciremo a cambiare la normativa vigente.

Sul “San Raffaele del Mediterraneo”, ci sono diversi interventi di Nichi Vendola che chiariscono la situazione (video 1, video 2, post 1). Il nuovo Polo Oncologico di Taranto, il “San Raffaele del Mediterraneo”, non sarà una struttura privata diretta da Don Verzè. Sarà, infatti, un mix tra pubblico e privato, ma a maggioranza pubblica. La parte privata e minoritaria è costituita dalla Fondazione San Raffaele Monte Tabor, quella pubblica e maggioritaria dalla Regione Puglia.

I fondi finora deliberati dalla giunta pugliese fanno riferimento al pacchetto dei fondi FAS 2007-2013 e rispondono alla quota finanziaria spettante al proprietario maggioritario (ovvero la Regione Puglia) per la costruzione e l’avvio dell’ospedale. Nessun regalo alle società di Don Verzè, ma solo gli stanziamenti dovuti per l’edificazione del Polo.

In sostanza, la Regione Puglia, essendo la parte maggioritaria (e pubblica) pagherà 120 milioni di € (dai FAS), mentre la Fondazione San Raffaele Monte Tabor, la parte privata (e minoritaria) ne pagherà 90. Va precisato, inoltre, che il “San Raffaele del Mediterraneo” non sarà un semplice ospedale, ma un IRCCS, vale a dire un centro di ricerca a di eccellenza (come quello di Milano) e che, proprio nel campo della ricerca, viene considerato uno dei migliori a livello internazionale.

Per quel che concerne l’Acquedotto Pugliese, non solo Vendola ha già risposto a Grillo, ma, probabilmente, il fondatore del MoVimento 5 Stelle deve essersi perso qualche passaggio. Il 18 Maggio 2011, infatti, la Commissione Regionale ha approvato il DDL sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto, che da ora potrà essere discusso in Consiglio Regionale.

Caro Beppe, ci parli continuamente di “Sistemi di potere” (come in questo caso), ma vogliamo parlare del sistema di potere che ruota attorno al tuo editore, la Casaleggio Associati? L’esponente principale della Casaleggio, azienda uscita dall’universo Telecom (qui per approfondimenti) è Enrico Sassoon, che si occupa del business e delle relazioni. E’ un ex giornalista del Sole 24 ore, ex direttore di Mondo economico e in particolare amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby delle corporation americane in Italia. Tra i componenti del Cda di questa camera di commercio figurano tra gli altri Mediaset, Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia, Ibm Italia, Walt Disney, Esso, Rcs, Standard & Poor’s, Impregilo Spa, Aspen Institute, guidato da Giulio Tremonti. Come dire: una consistente parte del potere mediatico di marca conservatrice e del sistema berlusconiano.

Inoltre, Casaleggio Associati, l’editore dell’uomo per cui tutti sono uguali, ha una partnership con la Enamics, società statunitense leader in Business Technology Management. La quale è sostenuta da Pepsico, Northrop Grumman, il Dipartimento del Tesoro Usa, Bnp Paribas, American Financial Group e JP Morgan, banca d’affari del gruppo Rockefeller, Coca Cola, Bp, Barclaycard, Addax Petroleum, Shell, Tesco, Kpmg Llp, Carbon Trust, Unido (United Nations Industrial Development Organisation), London Pension Fund Authority (Lfpa).

Noi saremo anche delle pecorelle smarrite, Beppe, ma tu, che ti ergi a pastore, sei proprio sicuro di conoscere bene la strada?
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