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venerdì 28 febbraio 2014

SISTRI, la Lega Nord chiede l'ennesimo aiutino per le imprese del Nord

La Lega Nord Padania, partito che ha fondato la propria esistenza sulla discriminazione razziale e territoriale, covo di trogloditi e di mariuoli d'alto livello, ha chiesto al Governo di esentare le imprese del Nord per un anno dal SISTRI, il sistema radar di tracciabilità dei rifiuti tossici. Sia chiaro: SOLO quelle del Nord, perchè le altre imprese, in particolare quelle presenti in Campania, non vanno assolutamente escluse dal SISTRI. Nonostante TUTTI i dati e le informative dimostrino quanto il Nord sia colpevole dello sversamento di rifiuti tossici al SUD, e quanto forti e duraturi siano i legami tra imprenditoria settentrionale e criminalità organizzata meridionale, viene perpetrata la favola dell'innocenza delle imprese del Nord, e quindi viene richiesta la loro ennesima tutela.
BASTA!!!


martedì 4 febbraio 2014

#SettentrioneLadrone: al Nord c'è più evasione e sommerso da attività criminali



Il sommerso criminale vale quasi l’11% del Pil mentre il sommerso fiscale, ossia quello che sfugge al fisco, vale il 16,5% del Pil. È quanto emerge da uno studio, riferito al periodo 2005-08, della Banca d’Italia in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II. “Le province del Centro-Nord mostrano in media un incidenza maggiore, sia del sommerso da evasione, sia di quello associato ad attività illegali, rispetto alla province del Sud”, spiega Anna Maria Tarantola, Vice direttore generale della Banca d’Italia. La maggiore incidenza nel Centro-Nord, spiega lo studio, “probabilmente si giustifica con il fatto che l’utilizzo del contante per transazioni illegali riguarda specificatamente attività criminali che, pur avendo centri decisionali localizzati in prevalenza al Sud, vede pero il mercato al dettaglio per questi beni e servizi concentrato nelle aree più ricche del paese”.

Tratto da Il Denaro

#SettentrioneLadrone: il Piemonte approva il "vitalizio anticipato".



La Casta rinuncia alla pensione futura. Ma solo per intascare subito i soldi. Anzi in Piemonte succede che il consiglio regionale – con il voto contrario del Pd – abbia approvato nella manovra finanziaria anche un emendamento sui vitalizi, presentato dal centrodestra. La norma prevede che i consiglieri – molti dei quali indagati per l’inchiesta sui rimborsi - possano ritirare subito i contributi versati, rinunciando al vitalizio che spetterebbe una volta raggiunta l’età pensionabile. L’emendamento è passato con i voti di una parte della maggioranza. Daniele Cantore, capogruppo di Ncd, e Mario Carossa della Lega Nord, non lo hanno firmato. Calcolando tra 100-130mila euro a consigliere e altrettanti ad assessore il bottino che si portano a casa i politici piemontesi arriva a 7 milioni. Senza considerare che diversi esponenti sono stati in carica per più di una legislatura e quindi avranno diritto a un importo decisamente più alto; facendo di fatto raddoppiare la spesa per le casse della Regione. 

La scelta è stata ritenuta “inopportuna” non solo dalle opposizioni, ma anche da alcuni consiglieri di maggioranza. “Era il momento meno opportuno per fare questa discussione” ha detto infatti il capogruppo leghista Mario Carossa. “La maggioranza – ha commentato il capogruppo del Pd, Aldo Reschigna – si è concentrata su una misura di cui non si coglie l’urgenza, nonostante lo stesso presidente del Consiglio, Valerio Cattaneo, avesse chiesto di soprassedere. Il fatto che l’unico emendamento del centrodestra sia stato sui vitalizi, la dice lunga su quali siano le sue reali priorità”.  

Il Bilancio di previsione 2014, pluriennale 2014-2016 della Regione Piemonte, è stato approvato dopo una lunga giornata, alla scadenza dell’esercizio provvisorio, con 25 voti favorevoli e 2 non votanti. Un testo, basato su disposizioni indifferibili e urgenti, che completa la manovra finanziaria 2014, dopo l’approvazione, poche ore prima, della legge Finanziaria 2014. Nelle battute conclusive vi erano stati aggiustamenti frutto del confronto tra Giunta regionale, rappresentata dal vicepresidente Gilberto Pichetto, maggioranza e opposizione: ancora 7 milioni in più per le politiche sociali (anziani), altri 500 per l’Ipla e un aggiustamento in positivo per i fondi ex Gescal nell’edilizia. La prossima settimana (lunedì l’attività istituzionale sarà ferma mentre), martedì 4 febbraio riprenderà con la Conferenza dei capigruppo e l’esame in I Commissione – martedì 4 e mercoledì 5 – del ddl n. 373 sulla montagna. 

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martedì 25 settembre 2012

Laziogate e finto federalismo

 



Lo scandalo dei miliardi divorati dal Consiglio Regionale del Lazio, subito ribattezzato "Laziogate", è l'ennesimo - e forse più clamoroso - esempio di quanto il finto federalismo imposto dalla Lega Nord abbia prodotto solo danni e spese per il Sistema Italia. 
Le regioni italiane, una invenzione fondata solo su interessi economici, senza nessuna considerazione delle differenze storico-culturali, rappresentano una delle fette più grosse dell'ingente debito pubblico italico: dalla Lombardia al piccolo Molise, tutte le regioni producono ingenti costi di mantenimento e continuo sperpero di denaro pubblico. Il Laziogate non è altro che la punta di un iceberg prodotto da venti anni di leghismo sfrenato: l'idea che si potesse sostituire lo Stato Centrale e Centralizzato con le Regioni, soprattutto in settori fondamentali (trasporti, sanità, servizi). Risultato? I centri di spesa si sono moltiplicati, e invece di uno Stato Centrale e Centralizzato ci ritroviamo venti Stati Centrali e Centralizzati. Complimenti ai paladini del federalismo leghista!
Ci ritroviamo, oggi, la paradossale situazione che un consigliere regionale del Lazio o della Lombardia guadagni più del premier o del presidente della repubblica. I partiti politici, poi, si spartiscono bottini esagerati, attingendo ai fondi destinati alle infrastrutture, alla sanità, ai servizi. Proprio nel Lazio, ad esempio, la Giunta Polverini passerà alla storia per il taglio dei posti letto in ospedale, proprio mentre il consiglio regionale votava un aumento dei soldi ai partiti: da 1 milione a 14 milioni in un anno!
Non vale nemmeno il ragionamento che questi problemi sono riscontrabili solo in alcune regioni, perchè il problema sta a monte. Il bug è di Sistema: non andrebbe consentito ad un consiglio regionale di determinare tali aumenti di spesa e di costi di gestione! Un vero federalismo dovrebbe partire dai comuni, che devono essere il vero fulcro decisionale e gestionale; da qui, il pallone deve passare alle province, che devono intervenire in faccende che riguardano due o più comuni; da qui alle regioni, che andrebbero ricostituite in base a criteri storico-culturali e favorendo la costituzione di macroregioni omogenee. In questo, ad esempio, si inserisce il discorso, la prospettiva di una Macroregione meridionale che, in base all'art. 132 della Costituzione Repubblicana, può realizzarsi tramite referendum popolare.
Questo processo, necessariamente virtuoso perchè REALMENTE federale e federalista, fungerebbe anche da controllo per i centri di spesa, proprio perchè il "potere" decisionale e gestionale sta nella istituzione più vicina al cittadino.

giovedì 6 settembre 2012

"In Europa senza il Sud"

Non è l’ultima provocazione della Lega, ma un quesito referendario vero e proprio depositato dal carroccio in Cassazione. Oggi il leader leghista, Roberto Maroni, in conferenza stampa a Montecitorio ha detto che c’è bisogno di riorganizzare l’Eurozona in modo che ne facciano parte solo quelle aree europee che abbiano innanzitutto il requisito del pareggio di bilancio”. In sostanza, l’ex ministro dell’Interno parla di lasciare il Nord Italia dentro la moneta unica, tenendo fuori il Mezzogiorno, dove buona parte delle Regioni hanno i bilanci in profondo rosso. Maroni ha anche sottolineato come “altrimenti l’Europa va incontro al default. La prossima settimana – ha concluso – daremo via alla raccolta delle firme”.
Con la proposta referendaria, in pratica, la Lega ripropone una sorta di secessione in salsa europea, con l’obiettivo di sganciarsi dal Mezzogiorno (a loro dire) improduttivo. Certo, il testo del quesito non parla chiaramente del Sud, ma l’intento del partito di Umberto Bossi e compagni è palese.
Da chiedersi, allora, perché la Lega non presenti anche un referendum per chiedere l’annessione della Lombardia alla Svizzera, sarebbe più facile. Ovviamente il carroccio ha tutto l’interesse a rendersi autonomo dalla “palla al piede” meridionale, mantenendo però stressi i rapporti di politica economica coloniale. Vari studi, infatti, evidenziano che gran parte della produzione del Nord Italia viene venduta al Sud e, del resto, più volte Umberto Bossi ha sottolineato che il Sud doveva essere solo una colonia. Da questo punto di vista, va appoggiata la campagna di numerose associazioni che hanno a cuore il Sud che promuovono l’acquisto di prodotti esclusivamente del Mezzogiorno.
Pensiamoci, magari diamo una mano all’economia delle nostre terre e, se la Lega vuole “cacciarci” dall’Europa…chissene!
Dico la mia: mi sta bene. Fuori il Sud dall'Europa e dall'Euro... ma dopo che sarà sancita la nostra indipendenza dal Sistema Italia. Niente più tricolore, niente più esercito, niente più aziende settentrionali al Sud, niente più tasse.
Va bene, leghisti del cazzo???

mercoledì 30 maggio 2012

Padani sull'orlo di una crisi di nervi



Una mia grande amica, giornalista, Mariatolmina Ciriello, mi ha segnalato un episodio occorso durante un trasbordo aereo sulla tratta Capodichino-Malpensa. Dalla cronaca pubblicata qui, pare che il personale di bordo non sia nuovo ad accessi di razzismo contro i meridionali - o meglio, contro i napoletani – non appena si ode in carlinga anche solo la sfumatura dell’idioma partenopeo. Nell’ultimo episodio accaduto, la hostess, avendo redarguito alcuni passeggeri tedeschi con fare stizzito, era stata riportata ad un comportamento più garbato da una docente di lingue straniere, un’irpina, che fa la pendolare tra Avellino e Gallarate. Per tutta risposta, la hostess ha risposto piccata con una frase standard, già sentita in analogo episodio, stessa compagnia aerea, tratta differente: “Con me si parla in italiano e non in napoletano”.

Più che sottolineare la fissità di pensiero e di reazione di questi padanamente devoti assistenti di volo, nonché l’assoluta esattezza grammaticale, sintattica e mètrica del commento della docente, Donatella D’Alelio, è più divertente soffermarci sull’adeguata risposta di quest’ultima: “Guardi che potrei mandarla a quel paese in inglese, francese e portoghese, ma credo che per lei basti un va’ a cagher, che le è più congeniale.” La D’Alelio si è meritata una standing ovation ed anche io, fieramente meridionale, plaudo alla sua pronta reazione.

Ci sono, parimenti, un paio di riflessioni da fare al riguardo. La prima è che c’è un limite oltre il quale anche la pazienza (di noi meridionali) cessa di essere una virtù (la frase è di un certo Edmund Burke, io l’ho solo adottata). La seconda è che l’insistenza tutta mediatica (nel senso che si è dato troppo spazio sui media all’ideologia leghista) sulla presunta superiorità di una non meglio attestata razza celtica – la quale avrebbe reso migliore solo la parte settentrionale del nostro piccolo Paese – ha prodotto effetti perversi che si riverberano anche negli scatti comportamentali di lavoratori (quali gli assistenti di volo) la cui missione è mantenere il migliore contatto con l’utenza, tutta l’utenza. Certo, niente in confronto alle farneticazioni pluriennali di molti politici leghisti, ma quelle appartengono al folklore, come gli elmi con le corna da vacche del dio sole. Eppure gli episodi di quotidiano razzismo sono tanti, forse troppi. Per questo la pazienza non è più una virtù.

C’è un rimedio facile ed economico per ristabilire la verità: leggere la Storia (ovviamente non quella dei testi revisionati e ricondizionati da censori padani), oppure farsi raccontare da Pino Aprile (giornalista e scrittore) come fu che con i soldi del Meridione venne salvato dal dissesto il Regno sabaudo. Eppoi, diciamocela tutta, il dialetto partenopeo è una musica, una poesia e una filosofia: fa simpatia all’istante. Ve lo immaginate Dean Martin che canta That’s Ammore e Mambo Italiano in un altro dialetto? E la grande Sophia Loren, con quel suo indelebile, inconfondibile e affascinante accento, semmai avesse volato con la nostra Donatella D’Alelio, sarebbe stata redarguita anche lei? Cari assistenti di volo anti-partenopei, penzat ‘a salute, nun vi facit’ o sang’ amaro (trad: badate alla vostra salute, non vi intossicate con pensieri cattivi), pure il mitico Cazzaniga (il milanese di Così parlò Bellavista), pure il dottor Colombo (Bisio di Benvenuti al Sud) hanno imparato il napoletano. E si sono divertiti. Assaje assaje.

di Marika Borrelli - Il Fatto Quotidiano



giovedì 24 maggio 2012

Aventino padano



La Lega sta meditando di abbandonare il Parlamento italiano. Specifichiamo la nazione, perchè negli ultimi tempi la Lega si è vista più in Albania, Cipro e Tanzania che nella penisola. A latere dell'insediamento del nuovo presidente di Confindustria, Roberto Maroni avrebbe detto (il condizionale è d'obbligo, visto che il giornale che riporta il seguente virgolettato è Libero): "Negli ultimi dieci anni  abbiamo tentato di portare il federalismo stando dentro il Parlamento e   soprattutto stando dentro il governo. Nei cinque anni precedenti, ovvero dal '95 al 2000, abbiano tentato la via dell’autoderminazione e  della secessione per arrivare allo stesso risultato e non abbiamo raggiunto l’obiettivo. Ora il congresso valuterà se c'è una terza via, che può anche significare strade diverse rispetto da quelle percorse finora, compresa l'uscita dal parlamento".
Beh, ci pare una bella idea. Cercare una terza via tra secessione e riformismo parlamentare. Come cercare una terza via tra la merda e la cioccolata. In salsa padana, ovviamente... Eppure ci viene un sospetto: vuoi vedere che il capo dei Barbari Sognanti vuole evitare la probabile mazzata elettorale del 2013, che significherebbe il crollo definitivo del già barcollante palazzo leghista? Quale modo migliore, per evitare una sconfitta elettorale di proporzioni storiche, che non presentarsi affatto alle elezioni? Umberto Bossi lo aveva detto un mese fa: "Andare a Roma è stato un errore". Conveniente, però: senza le continue elezioni di branchi di sedicenti padani a Montecitorio o a Palazzo Madama, con quali soldi avrebbero comprato la laurea del Trota, il diploma della Nera, i materiali per fare i lavori della casa del Capo e tutte le altre nefandezze di cui si son resi protagonisti?

Proponiamo a Maroni e ai suoi barbari sognanti (si, anche Borghezio e Calderoli son capaci di sognare) di dar vita ad un nuovo Aventino. Così magari faranno la fine dei precedenti: scompariranno dalla scena politica.

mercoledì 18 aprile 2012

Una risposta a Borghezio: puoi vendere solo ciò che esiste.



                                                    Mario Borghezio: ti vogliamo così!


Le affermazioni del leghista Borghezio meritano una riflessione ed una risposta. Il sempre sano esponente settentrionale ha dichiarato: "Inutile negare che la mafia in Sicilia e la camorra in Campania sono saldamente radicate nel territorio, quindi una soluzione potrebbe essere che Monti la venda agli Usa o a qualche miliardario russo visto che non si riesce ad estirpare il malaffare troppo radicato". Ha ragione Borghezio: vendiamo Campania e Sicilia. Sono d'accordo: voglio morire americano, o russo, o magari irlandese.
Facciamo però notare che, mentre è possibile vendere la Campania e la Sicilia perchè ESISTONO, non sarebbe possibile fare lo stesso con la Padania, che notoriamente E' UNA INVENZIONE storica. Significherebbe vendere Topolinia o Paperopoli, che sono reali esattamente quanto la Padania.
Evitiamo di far notare che il sig. Borghezio, a cui auguriamo sempre tanta salute e fortuna, è rappresentante dell'Italia al Parlamento Europeo. Quando prende la parola a Bruxelles, egli rappresenta l'Italia. Chi si sente italiano, ed è orgoglioso di appartenere a questo popolo, dovrebbe indignarsi e reagire, anche con durezza, nei confronti di Borghezio e dei tanti borghezi che pascolano nelle istituzioni, soprattutto al nord.
Noi, invece, che siamo orgogliosamente apolidi, dato che la Magna Grecia non è riconosciuta come Stato, la buttiamo sull'ironia.

giovedì 5 aprile 2012

venerdì 25 novembre 2011

Bossi dixit (o sbiascixit)



"Il Governo fa schifo, mi sembra un Governo di improvvisati", ha detto Bossi riferendosi al Governo della Padania.

Bossi: "Il nuofo gofefno fa schifo"

«Il nuovo governo fa schifo, sono degli improvvisati», ha detto il Padre del Trota.
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mercoledì 21 settembre 2011

L'ignoranza leghista




Senza Umberto Bossi, i leghisti sarebbero ancora ciò che sempre sono stati: bifolchi razzisti e usuali frequentatori dei bar delle valli settentrionali. Umberto Bossi ha preso questi avventori da bar e li ha fatti diventare consiglieri, sindaci, ministri della Repubblica.
Il Padre del Trota, ormai sempre più sbiascicante, è un vero è proprio mito per quelle genti. Non ci sorprende, quindi, che le boiate secessioniste sbiascicante da Bossi sul palco della Festa dei Popoli Sedicenti Padani vengano prese sul serio da questi esemplari.

Ovviamente, pur di giustificare il loro leader, i leghisti utilizzano argomenti francamente imbarazzanti. L'ultimo colpo di genio è di quella ameba di Reguzzoni, che ha spiegato: Bossi è un vero democratico, perchè riconosce che la sovranità appartiene al Popolo ed è il Popolo che deve decidere sulla secessione; anche il Capo dello Stato deve attenersi alla volontà popolare.

Reguzzoni dimostra, con questa frase, di avere una profonda ignoranza costituzionale. Ed è il capogruppo del Carroccio a Monte Citorio! E' vero che la sovranità appartiene al Popolo, ma Reguzzoni dimentica di aggiungere "che lo esercita nei limiti della Costituzione". E la Costituzione un limite lo pone: l'Italia è una e indivisibile.

Non voglio passare per il difensore dell'Unità d'Italia, anche perchè da questa Unità solo il Nord ci ha guadagnato, mentre il Sud ci ha perso.
Voglio solo far capire ai bifolchi leghisti che la via referendaria non è percorribile: o ci si siede intorno ad un tavolo e si dà al CentroSud ciò che è stato depredato in 150 anni, o si prendano i fucili della Val Brembana e si faccia la rivoluzione.
Tertium non datur.
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lunedì 19 settembre 2011

Tra tricolore e sole delle alpi




Il Tricolore è la bandiera della Repubblica Italiana.
Il Sole delle Alpi è la bandiera della sedicente "repubblica federale di Padiania".
Umberto Bossi, leader di quel movimento politico illegale e xenofobo che risponde al nome di Lega Nord Padania, ieri ha annunciato, durante la Festa dei Popoli Sedicenti Padani, la volontà di raggiungere l'agnognata indipendenza ("secessione, secessione" gridavano i padano-celtici sotto il palco) tramite referendum costituzionale.
Questa dichiarazione contraddice (ma è tipico dello sbiascicante Padre del Trota dire cose contraddittorie e incomprensibili) le innumerevoli litanìe circa l'esercito di liberazione della Padania, i "trecentomila fucili" della Val Brembana, ed altri propositi secessionisti manu militari.

Ho pensato, per assurdo: se ci fosse una guerra civile tra Italia e sedicenti padani, io che farei? Una domanda razionalmente legittima, ma la cui risposta era già stata trovata dal cuore: starei con l'Italia, senza dubbio. Perchè l'Italia non è stata nè è la causa dello sfruttamento del Sud, ma è stato ed è il mezzo di sfruttamento utilizzato dal Nord contro il Sud.
Credo sia importante questa distinzione: l'Italia non è la causa dei mali, ma il mezzo. La causa è il nord, inteso come coacervo di interessi politici e economici settentrionali. I "piemontesi" utilizzarono la chimera Italia per invadere e depredare il Sud. Ora che l'Italia non serve più, i "piemontesi" di oggi, rappresentati politicamente dalla Lega Nord, vogliono disfarsene.
Evito di parlare del fatto che ministri della Repubblica Italiana parlino di secessione: la dignità e l'onore politico e umano sono stati cancellati da Berlusconi e dal berlusconismo. Voglio parlare invece di cosa dovrebbero fare i meridionali: contrastare o agevolare i propositi secessionisti padani? Credo sia una domanda legittima, a cui io ho dato la mia personale risposta: contrastare i leghisti utilizzando, una volta tanto, l'Italia contro di loro.
Se vogliono la via "cecoslovacca", se la paghino. Abbiamo parecchio debito pubblico causato da 150 anni di politiche filonordiste. Se vogliono la via "jugoslava", preparino i fucili della val Brembana.
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domenica 21 agosto 2011

Il "chiagni e fotti" dei sedicenti padani











Le pensioni concesse sotto i 50 anni sono concentrate al Nord (il 65% circa). Al primo posto c'è la Lombardia con 110.497 baby pensioni e una spesa di 1,7 miliardi. Seguono: Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.



http://www.corriere.it/economia/11_agosto_21/baby-pensionati-marro_1681f8f6-cbc5-11e0-b17c-f32c89c7e751.shtml



Quei 500 Mila Baby Pensionati

Via dal lavoro prima dei 50 anni. Costano 9 miliardi e mezzo l'anno



ROMA - In Italia ci fu un tempo, nemmeno tanto lontano, in cui si regalavano le pensioni. Era prima della grande crisi petrolifera. Erano gli anni del centrosinistra, quando ancora ci si cullava nell'illusione di una crescita senza fine e una classe politica miope arrivò al punto, nel 1973 (governo Rumor, con Dc, Psi, Psdi e Pri), di concedere alle impiegate pubbliche con figli di andare in pensione dopo 14 anni, sei mesi e un giorno, mentre era già possibile per gli statali lasciare il servizio dopo 19 anni e mezzo e per i lavoratori degli enti locali dopo 25 anni.



Come definire la pensione ai trentenni, se non un regalo? E se vi pare impossibile, basta riprendere gli articoli di Elisabetta Rosaspina e Gian Antonio Stella che sul Corriere della Sera , nel 1994 e nel 1997, raccontarono i casi delle signore Ermanna Cossio e Francesca Zarcone, che erano riuscite ad andare in pensione, rispettivamente, a 29 e a 32 anni, dopo aver lavorato come bidelle, con assegni quasi pari alla retribuzione. Insomma, mentre oggi non sono pochi quelli che a 30-35 anni non hanno ancora trovato un lavoro, fino al 1992 (riforma Amato), c'erano giovani che a questa stessa età andavano in pensione!

Se poi vogliamo avere un'idea della disastrosa eredità che quelle leggi ci hanno lasciato, basta elaborare i dati del Casellario centrale dei pensionati, aggiornati al primo gennaio 2001. Si scopre che ci trasciniamo ancora più di mezzo milione di pensioni baby, liquidate a lavoratori con meno di 50 anni d'età: 535.752 per la precisione, che costano allo Stato circa 9,5 miliardi di euro l'anno. Ancora oggi l'Inpdap, l'ente di previdenza del pubblico impiego, paga 428.802 pensioni concesse sotto i 50 anni: di queste più di 239 mila vanno a donne e quasi 185 mila a uomini, per una spesa nel 2010 di 7,4 miliardi. A queste pensioni si sommano 106.905 pensioni liquidate a persone con meno di 50 anni nel sistema Inps (regimi speciali e prepensionamenti) per un costo di altri 2 miliardi.



Proprio un baby pensionato, Franco Tomassini, ha fatto tornare d'attualità il tema scrivendo al Corriere una lettera pubblicata mercoledì, nella quale l'ex «dirigente di una grande azienda Iri», dopo aver raccontato di aver lasciato il lavoro a 50 anni, conclude: «Sento un po' di rimorso per aver contribuito a defraudare le generazioni seguenti. Per questo, non avrei alcuna difficoltà a versare il 10% dei miei duemila euro mensili a un Fondo Giovani. La mia vita non cambierebbe, e mi sentirei più vicino alle nuove generazioni». Venerdì, nella pagina dei commenti, il Corriere ha rilanciato l'idea di Tomassini, chiedendosi se non sia il caso di studiare un contributo, qui davvero di solidarietà, per chi è andato in pensione con meno di 20 o 25 anni di contributi e prima dei 50 anni e che abbia un reddito familiare superiore a 25 mila euro, magari modulandolo per fasce di reddito (5% tra 25 e 50 mila euro, 10% sopra). La proposta ha ricevuto il sostegno di moltissimi lettori che hanno chiesto di tornare sull'argomento.



Sempre secondo i dati del Casellario centrale, l'età media di questo mezzo milione di pensionati baby sta tra 63,2 anni (per chi ha lasciato il lavoro nella fascia d'età 35-39 anni) e 67 (per chi ha lasciato a 45-49 anni). Questo significa che stanno prendendo l'assegno come minimo da 18-24 anni e che, considerando la speranza di vita, continueranno a prenderlo per un'altra quindicina d'anni. I baby pensionati ricevono in media una pensione lorda di circa 1.500 euro al mese. Importi generosi considerando che mediamente vengono pagati per più di 30 anni e che hanno alle spalle pochi contributi. Tanto che di solito un pensionato baby incassa minimo tre volte quanto ha versato. Se anche si volesse limitare il contributo a coloro che sono andati in pensione prima dei 45 anni, la platea sarebbe ampia: 240.063 assegni per un costo di 3,8 miliardi l'anno. Le pensioni concesse sotto i 50 anni sono concentrate al Nord (il 65% circa). Al primo posto c'è la Lombardia con 110.497 baby pensioni e una spesa di 1,7 miliardi. Seguono: Veneto, Emilia Romagna e Piemonte.

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lunedì 8 agosto 2011

Bossi: "La Grecia non faceva un cazzo... come il SUD"

Da un articolo de Il Giornale apprendiamo e riportiamo quanto ha detto Bossi in un comizio:

Secondo il ministro delle Riforme, "la globalizzazione ha portato la finanza al potere al posto della politica, poi però quando è scoppiata la crisi, la finanza ha chiesto alla politica di salvare le banche". "Adesso - ha continuato il Senatur - bisogna dare agli stati, alla politica e alla democrazia più potere, perchè la finanza se fallisce non risponde a nessuno e fa solo grandi casini, dunque meglio la politica che risponde al popolo". Altro responsabile della crisi, secondo Bossi, è l’euro la cui adozione da parte dell’Italia è stato un "errore storico" in quanto "moneta forte in uno stato debole". O meglio, ha precisato il Senatur, "forse noi al nord, in Padania, potremmo anche farcela con un moneta forte, ma il sud non ce la farebbe e rischierebbe di fallire". Come è accaduto "all’Irlanda che faceva le padelle e alla Grecia che non faceva un cazzo come il nostro Sud".



Noi meridionali continuiamo a sperare di vederlo nuovamente così:



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sabato 30 luglio 2011

Anticipazioni Rapporto Svimez 2011

Stiamo sempre più inguaiati, e il divario col Nord cresce sempre di più.
Perchè siamo meno bravi e più sfaticati? NO! Il Rapporto Svimez, che a breve verrà pubblicato nella sua interezza, dimostra come questo governo, Pdl + LEGA NORD (!!!), non ha fatto assolutamente nulla per migliorare la questione meridionale, riuscendo viceversa ad aggravarla.
Le politiche filonordiste, che storicamente sono sempre state realizzate, negli ultimi anni (con l'ascesa della Lega) hanno visto aumentare la loro efficacia, costringendo il SUD ad arrancare.

Proprio per questo è necessario che nasca una "partito meridionale" (Fds+ Io Sud + Noi Sud) che quantomeno provi a fermare questa spirale di impoverimento totale, accelerata negli ultimi anni dallo strapotere della Lega.
Una battaglia di resistenza, oggi.
Una battaglia di (re)conquista, domani.




Il quadro, emerso dal paper “Nord e Sud: insieme nella crisi, divergenti nella ripresa” che anticipa il prossimo rapporto Svimez 2011, parla chiaro: il Sud arranca, pur lasciandosi alle spalle la recessione più grave dal dopoguerra, con alla testa Abruzzo, Sardegna e Calabria che guidano la ripresa, ma con un tasso di disoccupazione ancora troppo alto.

“In base alle valutazioni di preconsuntivo, nel 2010 il Mezzogiorno ha segnato rispetto all’anno precedente un modesto +0,2%, ben lontano dal +1,7% del Centro-Nord. Dal 2001 al 2010 il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa, -0,3%, decisamente distante dal + 3,5% del Centro-Nord. In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno e’ passato dal 58,8% del valore del Centro Nord nel 2009 al 58,5% del 2010. L’area che nel 2010 ha trainato il Paese è stata il Nord-Est (+2,1%), seguita da Centro (+1,5%) e Nord-Ovest (+1,4%).

A livello regionale, la forbice oscilla tra il boom del Veneto (+2,8%) e la flessione della Basilicata (-1,3%). All’interno del Mezzogiorno, la crescita più alta spetta all’Abruzzo (+2,3%), che recupera in parte il calo del 2009 (-5,8%) grazie alla ripresa dell’industria e alla buona performance dei servizi. Grazie alla crescita del terziario registrano segni positivi anche la Sardegna (+1,3%) e la Calabria (+1%). Se la Sicilia è praticamente stazionaria (+0,1%), regi-strano segni negativi Puglia (-0,2%), Molise e Campania (-0,6%).

Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.574 euro), che comunque registra un valore di circa 2.200 euro al di sotto dell’Umbria, la regione più debole del Centro-Nord. Seguono il Molise (19.804), la Sardegna (19.552), la Basilicata (18.021 euro), la Sicilia (17.488), la Calabria (16.657) e la Puglia (16.932). La regione più povera è la Campania, con 16.372 euro. A livello settoriale il Sud registra nel 2010 una crescita del valore aggiunto doppia rispetto al Centro-Nord (+1,4% rispetto al +0,7%) nell’agricoltura, che spezza il ciclo negativo iniziato nel 2005.

Riguardo all’industria in senso stretto, la crescita al Sud è del +2,3%, meno sostenuta che al Centro-Nord (+5,3%). Negli ultimi due anni il tasso di occupazione è sceso al Sud dal 46% del 2008 al 43,9% del 2010, al Centro-Nord dal 65,7% al 64%. Su 533mila posti di lavoro in meno in tutto il Paese dal 2008 al 2010, ben 281mila sono stati nel Mezzogiorno. Con meno del 30% degli occupati italiani, al Sud si concentra dunque il 60% della perdita di posti di lavoro. Valori drammaticamente bassi e in ulteriore riduzione si registrano in Campania, dove lavora meno del 40% della popolazione in età da lavoro, in Calabria (42,2%) e Sicilia (42,6%).

Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (il dato medio del 2009 era del 33,3%; per le donne nel 2010 non raggiunge che il 23,3%), segnando un divario di 25 punti con il Nord del Paese (56,5%).” (fonte ItalPress)
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mercoledì 27 luglio 2011

Rinnovabile, la Lega prova a fregare il SUD



La Lega Nord vuole che il governo adotti “al più presto una revisione delle modalità per la determinazione dell’incentivazione al fotovoltaico, che introduca un correttivo perequativo collegato ai gradi-giorno delle zone climatiche, uniformando il valore dell’incentivo su tutto il territorio nazional”. Illustrando la risoluzione del Carroccio relativa al fotovoltaico e alle energie rinnovabili, il capogruppo della Lega Nord in Commissione Attività produttive a Montecitorio Alberto Torazzi, ha sottolineato: “A parità di impianto, rispetto alla Lombardia, in Sicilia gli incentivi sono più alti di circa il 40% mentre in Puglia del 30%. Questa differenza è inaccettabile”.

Immediata la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio e leader di Forza del Sud Gianfranco Miccichè: “L’idea della Lega Nord di introdurre per gli incentivi al fotovoltaico un correttivo perequativo collegato ai gradi-giorno delle zone climatiche, uniformando il valore dell’incentivo su tutto il territorio nazionale è da cialtroni. Hanno scovato qualcosa che avvantaggia il Sud e vogliono subito eliminarla. E’ ridicolo che rispetto a tutto quello che c’è da perequare nel nostro Paese, i leghisti puntino il dito sulle rinnovabili, ribadisco, il loro è un atteggiamento da cialtroni”.

Poi l’affondo: “Su questo aspetto – avverte Miccichè – il Sud non è disposto a cedere un millimetro. Se il governo intende dare retta alla Lega sarà rottura profonda e irrevesibile”.
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Napolitano preoccupato per la buffonata dei ministeri al nord







Il Capo dello Stato rompe il silenzio sul decentramento dei ministeri al Nord e affida ad una nota del Quirinale tutti i suoi dubbi. Nel comunicato inviato ieri alle redazioni si legge che “il Presidente della Repubblica ha oggi inviato al Presidente del Consiglio una lettera contenente rilievi e motivi di preoccupazione sul tema, oggetto di ampio dibattito, del decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio”.

Numerose e immediate le reazioni del mondo politico. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno ha sottolineato che “Dopo molti segnali confusi era inevitabile che il presidente della Repubblica facesse sentire la sua voce a difesa delle prerogative costituzionali di Roma Capitale”. Duro anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, secondo il quale Napolitano con il suo richiamo “interpreta un’esigenza di serietà avvertita in tutta la nazione”. Nei giorni scorsi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e leader di Forza del Sud Gianfranco Miccichè aveva bollato la scelta del decentramento dei ministeri come “clientelare, inutile per creare sviluppo nei territori”.

Da via Bellerio, invece, traspare una certa irritazione. La Padania questa mattina pubblica un fondo dal titolo eloquente: “E Napolitano comincia a preoccuparsi”, corredato da un manifesto sui ministeri su cui campeggia la frase “Quando un popolo come quello padano cammina, piega la storia”.

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martedì 26 luglio 2011

Le Lega contro tutti. Quando tutti contro la Lega?



Fanno le buffonate a Monza, aprendo uffici distaccati dei ministeri. Atti talmente inutili che bisognerebbe sorridere, invece che incazzarsi. Purtroppo, però, siamo in piena crisi economica, sotto attacco della speculazione finanziaria... e i sedicenti padani non hanno di meglio da fare che occuparsi di aprire uffici ministeriali a Monza.
Tremonti e la Brambilla, due ministri non iscritti alla Lega Nord, hanno pensato bene di sostenere la buffonata in salsa verde: il primo era addirittura presente a Monza, dove è stato aperto un ufficio del suo ministero; la seconda ha comunicato che aprirà in Brianza un ufficio del ministero del turismo.
Come sanno tutte le persone di senno, la Brianza non è certo una meta turistica! Inoltre, la scusa dell'Expo non regge.

A chi fa notare che queste sono buffonate indecenti, come il sindaco di Roma Alemanno (si, lo stesso che insieme alla Polverini imboccava Bossi e gli accendeva il sigaro) che pare essere rinsavito, la teppaglia o pattuglia padana risponde piccata. E nessun membro di questo governo difende il Sindaco della Capitale italica nè i cittadini meridionali da offese come quelle di Calderoli: "Inutile spostare il ministero del Lavoro a Napoli, perchè non sanno di cosa si tratta". Tutti muti.

Infine, il sempre disprezzabile Borghezio ci fa sapere di condividere le idee del neonazista norvegese che ha causato la morte di circa 70 persone.

Quando reagiremo? Quanto vogliamo ancora subire che questi esemplari ci rappresentino o ci governino?
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domenica 24 luglio 2011

Cosa pensano di noi - 2




Sul sito de Il Mattino è possibile leggere questa illuminante riflessione del Ministro Calderoli, sedicente padano, a proposito dello spostamento dei ministeri:

BRESCIA - «Se anche gli altri ministri ci ascolteranno a Roma, ci saranno ministeri distribuiti su tutto il territorio, anche nel Mezzogiorno. Penso che anche il Mezzogiorno debba darsi una bella svegliata. Poi sono felice che qualcosa sia partito oggi».
Così il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, ieri sera a Brescia, alla festa cittadina della Lega Nord. Calderoli ha aggiunto: «Io credo che ci siano delle teste pensanti del nord, ma credo che ci siano anche delle belle teste pensanti del sud che vanno utilizzate per il bene del paese. E quando noi chiediamo i vari ministeri, francamente, noi chiediamo che ci sia una testa pensante che non sia Roma».

Ha quindi portato alcuni esempi: «Senza andare tanto lontano, credo che un ministero debba stare vicino al territorio, adatto per quelle competenze. Ha senso che il ministero dell'Agricoltura stia a Roma, nel centro di Roma? Io credo proprio di no, mettiamolo in un territorio agricolo. Ha senso che il ministero dello Sviluppo economico stia a Roma? Per me avrebbe più senso che stesse a Brescia, perché sarebbe come mettere il ministero del Lavoro a Napoli, dove non sanno di cosa si parla».

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Ministeri al nord? Altre clientele!






Dura presa di posizione del il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e leader di Forza del Sud Gianfranco Miccichè contro l’apertura a Monza degli uffici distaccati dei Ministeri dell’Economia, delle Riforme, e della Semplificazione normativa. “I ministeri al Nord, così come al Sud – evidenzia Miccichè -, servono esclusivamente ad alimentare clientele, non creano sviluppo. I popoli ‘padani’ non riceveranno alcun beneficio dalla nuova classe burocratica che con i suoi continui ‘no’ eroderà le loro speranze di crescita. Il Sud non vuole alcun ministero ma costruire il proprio futuro senza avere a che fare con i veti e le ingiustificate lentezze di certi burocrati”.

Per il leader del movimento arancione “se la Lega intende il distaccamento dei ministeri come un elemento qualificante del federalismo, allora, accetti la sfida della semplificazione amministrativa e sostenga assieme a noi il passaggio dal sistema delle autorizzazioni a quello del controllo. La prossima settimana – annuncia Miccichè – presenteremo un disegno di legge in tal senso, e ci aspettiamo che la Lega lo sostenga convintamente”.