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mercoledì 2 novembre 2011

Votare il meno peggio? Non esiste





Il pantano maleodorante della politica italiana si va allargando ad alta velocità e, secondo ogni probabilità, noi andremo a votare anticipatamente – non si sa su che cosa, non si sa neanche per chi – ma questo è quello che si delinea. Andremo a votare con la stessa legge elettorale che abbiamo adesso, il che significa un Parlamento se possibile ancora peggiore, ancora più imbelle, più inetto, più controllato, più mafioso. In ogni caso, quelli che verranno – se verranno, dopo l’attuale disastro – saranno degli ostaggi: ostaggi consenzienti dell’attuale sistema della finanza europea e mondiale; un altro tipo di balordi, perfino più pericolosi degli attuali.

L’altra sera, insieme ad altri disgraziati, mi è successo di sentire Rutelli parlare in televisione con un deputato Pdl e fare a gara con lui per decidere chi è più corrivo all’idea di aumentare l’età pensionabile, a tagliare i diritti dei lavoratori. Naturalmente, diceva Rutelli alzando il ditino: attenzione, perché se non risaniamo, se non paghiamo il debito, gli investitori istituzionali non compreranno più i nostri Bot, i nostri bond, e ci lasceranno col sedere per terra – non l’ha detto così perché è troppo educato. Bene, questi sono quelli che verranno “dopo”. E questi investitori così minacciosi, che non compreranno più i nostri Bot? Sono gli stessi con cui, la sera prima, questa gente sicuramente è andata a cena – pardon: sono gli stessi che hanno pagato la cena, e probabilmente hanno pagato molto di più della cena. Dunque, questi che arrivano sono peggiori degli attuali.

Che fare? Io vorrei subito mettere le mani avanti, nel caso questo sia lo scenario. E comunque, quale sia il cambiamento di governo non importa. Ci diranno che c’è un cambio? Non c’è nessun cambio. Dobbiamo sapere subito che dobbiamo battere la tentazione di scegliere il minore dei mali: qui non c’è nessun minore dei mali; sono tutti uguali, da questo punto di vista: fanno parte, tutti, della stessa banda che vuole strapparci i diritti che abbiamo conquistato nel corso del secolo Ventesimo – non ieri e l’altro ieri, perché già li avevamo perduti, questidiritti: adesso ce li vogliono portare via tutti.

Per chi dovremmo votare, per Vendola? Alle primarie, per portare Vendola dentro il Partito democratico, a condizionare il Pd? Scappa persin da ridere: non c’è niente che possa essere fatto, né da Vendola né da quelli come lui. Vendola è soltanto un ottimo amo, al quale possono abboccare soltanto gli allocchi. La questione è che Vendola andrà al governo – se ci va – insieme non solo a Bersani, ça va sans dire, ma ci andrà insieme a Casini, a Fini, a qualcuno del partito di Berlusconi che si riciclerà: questa sarà la nuova maggioranza. E possiamo figurarci che cosa può fare una maggioranza del genere.

Oppure: votare per Bersani? O per quelli come lui, che – per dirla con Travaglio, brillantemente – hanno già celebrato il passaggio dalla “falce e martello” alla “calce e trivello”. Fantastica definizione: il riferimento all’alta velocità è pregnante, qui, perché il “trivello” della val di Susa è quello che il partito di Fassino, di Chiamparino, deiPd-democratici del Piemonte ha scelto come cavallo di battaglia, come ultima trincea della loro marcia verso la depravazione del consumismo capitalista. Bisogna dire, quindi, che sono tutti – proprio tutti, senza eccezione alcuna – dei nemici: non si dovrà votare né gli uni né gli altri. Questa è la situazione di fatto, e non possiamoignorarla: non siamo all’attacco, siamo sulla difensiva. Ma allora, si dirà, che cosa possiamo fare?

Eppure, qualche cosa si può fare. Perché è giunto finalmente il momento di costruire una opposizione, una vera opposizione, capace di mettere in discussione questo stato delle cose. Un’alternativa. Qualcuno dirà: ma dove? Non c’è, certo che non c’è, in questo Parlamento e in questo panorama delle forze politiche, ma c’è – in potenza – nel paese. E non mi stancherò mai di ricordare che, a giugno di quest’anno, noi abbiamo avuto il 53% della popolazione italiana che, contro tutti i partiti, è andata a votare contro questo programma di governo: quello della maggioranza attuale e quello dell’attuale opposizione parlamentare.

Questa maggioranza c’è, in potenza; l’unico problema è che non conta perché non è strutturata, non è organizzata. Ed è esattamente quello che dobbiamo fare: sapendo che oggi sembra difficile, impossibile, ma domani non lo sarà, perché questa crisi ci si sta rovesciando addosso. E ogni idea di rimettere in sesto questo sistema significa condannarci ad arrenderci, di fronte all’offensiva di coloro che questo sistema hanno creato: ci faranno comunque andare in fallimento, guadagnandoci sopra un sacco di soldi etenendo tutto intero il potere. Noi dobbiamo, quindi – adesso – lavorare per unificare e costruire una vera opposizione politica, a partire dal rifiuto del debito.

Noi questo debito non lo pagheremo. Quali che siano gli sviluppi della situazione politica, questa dev’essere la bandiera di fondo, perché è l’unica che si pone come alternativa e come rottura di questo sistema. Chiunque pretenda di rattoppare una macchina che è andata in tilt, che si è rotta, significa semplicemente che vuole proseguire fino alla fine del disastro. Noi non vogliamo arrivarci. E quindi, questo è il punto: costruire un’opposizione contro tutta la casta politica – di destra e di sinistra, di centrodestra e di centrosinistra – e costruire una alternativa politica di opposizione.


Giulietto Chiesa

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lunedì 31 ottobre 2011

La "sinistra" italiana tra Montezemolo e Renzi







Complimenti. Davvero complimenti.
Un governo "de destra" come quello Berlusconi necessiterebbe di una sinistra capace di essere radicalmente alternativa al berlusconismo. Di più: una sinistra ANTAGONISTA del berlusconismo.
E chi ci ritroviamo, come papabili candidati premier? Montezemolo e Renzi. Non solo loro, sia chiaro. Ma già il fatto che si stia discutendo di questi "leaderssss" mi fa venire l'orticaria.
Ce lo vedete voi un operaio, a cui Sacconi vuole togliere il diritto di non essere licenziato senza giusta causa, votare Montezemolo??? Ce lo vedete voi un neolaureato disoccupato o precario che, dopo aver creduto alle baggianate isolazioniste di Veltroni, mette una croce sul nome di Renzi?
Per carità, tutto è possibile. Anzi, dirò di più: è probabile. Probabile che la gente, pur di togliere di mezzo Berlusconi e il peggior governo della storia repubblicana, vada a votare per Montezemolo, Renzi e gli altri cavalli di Troia che il Sistema liberaldemocratico e capitalista vuole utilizzare quando Berlusconi non sarà più premier.

L'alternativa di governo può anche esserci con questi esemplari, ma non abbiate speranza in una alternativa di Sistema.
Se volete cambiare le cose, piantatela di pensare a Bersani, Di Pietro, Vendola, Montezemolo e Renzi.
Se volete cambiare le cose, smettetela di pensare che basti una croce su una scheda elettorale. E' importante, certo: ma non è mai stata e non sarà mai sufficiente, fin quando vivremo sotto questo Sistema.
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giovedì 2 giugno 2011

Risposta di SEL a Beppe Grillo



Sono giorni che Beppe Grillo sta accusando Pisapia, da lui ribattezzato "Pisapippa", di essere un uomo del Sistema, una persona che non cambierà un cazzo a Milano. Non c'è nessuna differenza, nè personale, nè politica, nè programmatica, tra Pisapia e la Moratti, secondo il comico genovese.


Come è noto, non condivido queste posizioni di Grillo, in quanto esse rischiano di far etichettare come "qualunquista" il MoVimento 5 Stelle, che meritoriamente rappresenta la più bella novità di queste elezioni.


Per completezza, posto qui sotto la risposta di SEL alle accuse di Grillo:

Friedrich Nietzsche affermava che “le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche pericolose della verità”. Si parte dal presupposto che il proprio pensiero sia giusto senza ombra di dubbio, che si possegga la verità assoluta. La politica deve essere umiltà, dialogo, dibattito, senza pretendere di avere la verità in tasca. Beppe Grillo è sempre certo di tutto: gli altri sono i cattivi, lui è il buono; gli altri sono i morti, lui è il nuovo; gli altri sono i neri, lui è il bianco.

Queste elezioni hanno determinato un nuovo modo di fare politica: costruttività, partecipazione, pacatezza (che non vuol dire non essere passionali), confronto, delicatezza (a Milano gli atteggiamenti aggressivi del PDL e della Lega sono stati sonoramente bocciati).
Occorre dialogare con i militanti, i candidati e gli eletti del MoVimento 5 Stelle, sentire e accogliere, se condivise (e ce ne sono tante sui cui è possibile convergere), le loro proposte, senza partire col pressuposto che uno dei due abbia torto a prescindere.

Nell’ultimo post sul suo blog, l’Italia di Pisapippa, Beppe Grillo, tanto per cambiare, spara su tutto e tutti, anche sul neo-eletto Giuliano Pisapia.
“Ha vinto il Sistema. Quello che ti fa scendere in piazza perché hai vinto tu, ma alla fine vince sempre lui”, scrive il comico-politico, riferendosi al trionfo di Pisapia a Milano.Ciò, tuttavia, contraddice quanto detto da lui stesso in Piazza Duomo, il 4 Maggio 2011: “La Sinistra qui a Milano ha messo Pisapia, che è una brava persona, ma non ce la fa, è un vecchio di 60 anni. Con 15 milioni di euro chiunque diventa sindaco, la Moratti è già rieletta, si sono spartiti le città, Torino a Fassino, Milano a Berlusconi“ e “Questa città ha già deciso chi deve essere il sindaco, qui il sindaco lo farà una signora che ha il marito petroliere”.

1.Se Pisapia “fa parte del Sistema”, perché Grillo aveva detto che Milano sarebbe finita al centrodestra in quanto se l’era spartita col centrosinistra?
2.Se era a conoscenza di questo Sistema, perché Beppe non l’ha “denunciato” prima del risultato elettorale?
3.Essendo a conoscenza del Sistema, perché ha previsto la vittoria della Moratti? Il Sistema non si era ancora mosso il 4 Maggio 2011 per Pisapia (data del suo comizio)?
Il fondatore del MoVimento 5 Stelle prosegue poi con le accuse, spostando l’obiettivo dal neo-sindaco di Milano a Nichi Vendola “che costruisce inceneritori insieme alla Marcegaglia, destina 120 milioni di euro di denaro pubblico della Regione Puglia alla fondazione San Raffaele di Don Verzé, padre spirituale di Berlusconi e mantiene privata la gestione dell’acqua”
Per quanto riguarda gli inceneritori, Vendola ha spiegato in diverse situazioni i fatti (video 1, video 2, video 3).

In sostanza, come stanno le cose: nel 2005, anno del primo mandato Vendola, gli impianti previsti dal piano Fitto (5) erano stati già appaltati relativamente alla loro gestione. A questi appalti erano seguiti anche diversi contenziosi amministrativi, per lo più promossi dalle ditte concorrenti e escluse dall’aggiudicazioni. La giunta Vendola ha bloccato tutti gli inceneritori previsti nella parte pubblica. Al contrario, non ha potuto bloccare la parte privata (della Marcegaglia, progettata in Capitanata), poiché questa è regolamentata da normative nazionali e comunitarie e non da leggi regionali.

La battaglia contro gli inceneritori è sacrosanta e bene si fa a promuovere campagne di denuncia sulla dannosità degli stessi al fine di far crescere la consapevolezza dei più, e in particolare della classe politica, sulla dannosità che essi hanno sulla salute dei cittadini e sull’ambiente. Ma la vittoria la conseguiremo solo e se riusciremo a cambiare la normativa vigente.

Sul “San Raffaele del Mediterraneo”, ci sono diversi interventi di Nichi Vendola che chiariscono la situazione (video 1, video 2, post 1). Il nuovo Polo Oncologico di Taranto, il “San Raffaele del Mediterraneo”, non sarà una struttura privata diretta da Don Verzè. Sarà, infatti, un mix tra pubblico e privato, ma a maggioranza pubblica. La parte privata e minoritaria è costituita dalla Fondazione San Raffaele Monte Tabor, quella pubblica e maggioritaria dalla Regione Puglia.

I fondi finora deliberati dalla giunta pugliese fanno riferimento al pacchetto dei fondi FAS 2007-2013 e rispondono alla quota finanziaria spettante al proprietario maggioritario (ovvero la Regione Puglia) per la costruzione e l’avvio dell’ospedale. Nessun regalo alle società di Don Verzè, ma solo gli stanziamenti dovuti per l’edificazione del Polo.

In sostanza, la Regione Puglia, essendo la parte maggioritaria (e pubblica) pagherà 120 milioni di € (dai FAS), mentre la Fondazione San Raffaele Monte Tabor, la parte privata (e minoritaria) ne pagherà 90. Va precisato, inoltre, che il “San Raffaele del Mediterraneo” non sarà un semplice ospedale, ma un IRCCS, vale a dire un centro di ricerca a di eccellenza (come quello di Milano) e che, proprio nel campo della ricerca, viene considerato uno dei migliori a livello internazionale.

Per quel che concerne l’Acquedotto Pugliese, non solo Vendola ha già risposto a Grillo, ma, probabilmente, il fondatore del MoVimento 5 Stelle deve essersi perso qualche passaggio. Il 18 Maggio 2011, infatti, la Commissione Regionale ha approvato il DDL sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto, che da ora potrà essere discusso in Consiglio Regionale.

Caro Beppe, ci parli continuamente di “Sistemi di potere” (come in questo caso), ma vogliamo parlare del sistema di potere che ruota attorno al tuo editore, la Casaleggio Associati? L’esponente principale della Casaleggio, azienda uscita dall’universo Telecom (qui per approfondimenti) è Enrico Sassoon, che si occupa del business e delle relazioni. E’ un ex giornalista del Sole 24 ore, ex direttore di Mondo economico e in particolare amministratore delegato dell’American Chamber of Commerce in Italy, di fatto una lobby delle corporation americane in Italia. Tra i componenti del Cda di questa camera di commercio figurano tra gli altri Mediaset, Twentieth Century Fox Home Entertainment Italia, Ibm Italia, Walt Disney, Esso, Rcs, Standard & Poor’s, Impregilo Spa, Aspen Institute, guidato da Giulio Tremonti. Come dire: una consistente parte del potere mediatico di marca conservatrice e del sistema berlusconiano.

Inoltre, Casaleggio Associati, l’editore dell’uomo per cui tutti sono uguali, ha una partnership con la Enamics, società statunitense leader in Business Technology Management. La quale è sostenuta da Pepsico, Northrop Grumman, il Dipartimento del Tesoro Usa, Bnp Paribas, American Financial Group e JP Morgan, banca d’affari del gruppo Rockefeller, Coca Cola, Bp, Barclaycard, Addax Petroleum, Shell, Tesco, Kpmg Llp, Carbon Trust, Unido (United Nations Industrial Development Organisation), London Pension Fund Authority (Lfpa).

Noi saremo anche delle pecorelle smarrite, Beppe, ma tu, che ti ergi a pastore, sei proprio sicuro di conoscere bene la strada?
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lunedì 30 maggio 2011

Napoli e Milano: due vittorie per una nuova fase


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Il risultato è chiaro. Pisapia è il primo sindaco di sinistra di Milano da quando esiste l'elezione diretta dei sindaci. De Magistris ha surclassato, umiliato, disintegrato Lettieri, cioè il prestanome di Nicola Cosentino, Nick O'Mericano.

Pisapia e De Magistris: due uomini di sinistra che guardano al centro, ai ceti "moderati". Due uomini estranei al PD (che deve farsi un bell'esame di coscienza, perchè cresce nei piccoli centri ma perde nelle tre città più grandi d'Italia, Roma - Napoli - Milano), i quali dimostrano per l'ennesima volta che la teoria secondo la quale un candidato non di centro fa perdere il centrosinistra perchè non è votato dai moderati è una stronzata clamorosa, a cui solo D'Alema e Veltroni possono ancora credere.

I programmi dei due candidati sono anche abbastanza radicali su certi punti: questo dimostra anche che se un programma è serio, chiaro, coi dati alla mano, con le priorità bene in vista, i cittadini ti premiano.


Stiamo rivalutando la democrazia liberale? No, nient'affatto. Anche perchè l'elezione diretta del sindaco, che prevede anche un doppio turno ma su un impianto proporzionale per quanto concerne i voti di lista, è il sistema meno liberale (e più democratico) di elezione. Infatti, i liberali sono sempre stati: o per il proporzionale puro o per il maggioritario puro. Queste elezioni, invece, hanno dimostrato che è possibile salvaguardare il voto "di partito" (proporzionale) al primo turno, ed il voto "al candidato" (maggioritario) nei ballottaggi. Un sistema misto che il "mattarellum" non garantiva totalmente, perchè era a turno unico.


Queste due vittorie dimostrano anche altre cose. Ad esempio, dimostrano che i cittadini sono molto più avanti della classe politica liberale su temi quali immigrazione, sicurezza, multiculturalismo. I richiami alla "zingaropoli", alla "stalingrado d'Italia", alle "brigate rosse nelle procure", alla "grande moschea islamica che farà da base per il terrorismo musulmano", hanno condannato la destra ad una sconfitta epocale.

Queste due vittorie dimostrano che i cittadini vogliono una classe politica che, prima ancora che capace, sia pulita, con la fedina penale linda, senza sospetti. De Magistris, ad esempio, rappresenta proprio questo tipo di candidato, ed in una città come Napoli (dove Cosentino ed il suo clan spopolavano fino a qualche tempo fa) l'onestà e la serietà vengono percepite come prioritarie rispetto alle capacità.


Queste due vittorie dimostrano anche che il terzopolismo, in Italia, non ha più ragion d'essere. Dopo decenni di governi balneari, la gente vuole vederci chiaro. Vuole una stabilità di governo. Vuole che Casini la smetta di stare con un piede ad Arcore ed un piede nelle coop rosse.

Queste due vittorie dimostrano che dove il PD, cioè il più grande partito di opposizione, si presenta INSIEME alla sinistra, e poi eventualmente alleato col centro, vince e convince; se il PD si presenta senza la sinistra, allora perde perchè viene meno la ragione sociale del partito e la sua base di riferimento.

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sabato 15 gennaio 2011

Mirafiori: gli operai non cedono




Adesso è ufficiale: ha vinto il SI nel referendum di Mirafiori riguardante l'accordo tra Fiat e sindacati (tranne la Fiom-CGIL) firmato il 23 dicembre scorso.

Il SI ha vinto con 2.735 voti, pari al 54,05%. A votare NO sono stati invece in 2.325 (45,95%), mentre le schede nulle e bianche sono state complessivamente 59. In pratica, la differenza tra i due "schieramenti" è stata di 410 voti. Sapete quanti sono stati gli impiegati, i colletti bianchi, che hanno votato a favore dell'accordo? 421. Ciò significa che Marchionne ha vinto solo grazie all'apporto dei colletti bianchi e inamidati, mentre gli operai della catena di montaggio, cioè coloro che vivono sulla propria pelle la fatica del lavoro quotidiano, hanno massicciamente ricusato l'accordo. Sconfitto Marchionne, che ottiene una vittoria di Pirro. Umiliati i sindacati firmatari dell'accordo: Fim e Uilm sono stati percepiti dai lavoratori come dei sindacati gialli; della Fismic non parlo nemmeno.

Nessuno può esultare, sia chiaro. Ma visto che l'offensiva mediatica di regime era tutta pro-Marchionne e anti-Fiom, e visto che le previsioni del voto davano la vittoria del SI sopra quel 63 % di Pomigliano che fece infuriare Marchionne, nessuno si aspettava una grande prova di forza di quella "classe operaia" di cui nessuno, nemmeno a sinistra, si preoccupa più.

Dovevate vederle, ieri sera, le faccie del Sistema: tutti convinti di vincere facilmente, tutti inviperiti non appena si è scoperto che solo i colletti bianchi potevano dare la vittoria a Marchionne. Uno su tutti, Oscar Giannino. Presente nella trasmissione "L'ultima parola" con un completo inguardabile, una cravatta verde intonata ai calzini, un bastone da aristocratico de noantri, Oscar Giannino ha prima elogiato l'accordo, poi si è demoralizzato quando ha visto i primi risultati, infine è stato umiliato da quel diavolaccio di Luca Telese, che era in collegamento da Mirafiori.

Per non parlare di Formigoni, del presidente del Piemonte Cota. Gli unici a tenere botta, il politologo Marco Revelli ed uno stranamente forte Oliviero Diliberto. Il servo del potere, Gianluigi Paragone, ha più volte tentato la via della provocazione e della (dis)informazione a senso unico, ma non gli è riuscito il giochetto.

Onore agli operai che hanno votato NO. Siete stati l'esempio di tutti quei lavoratori che per paura o crumiraggio non reagiscono mai alla prepotenza del Padrone. I padroni son sempre padroni.

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giovedì 30 dicembre 2010

Fassino: "Si al piano Marchionne"




"Se fossi un operaio, firmerei il piano Marchionne". Appunto: se fossi un operaio. Invece il fu compagno Fassino (ultimo segretario della federazione torinese del PCI) non ha mai fatto altro... che Politica. Proveniente da una famiglia di tradizione socialista, si iscrive alla FGCI nel 1968. Eletto deputato nel 1994, è da 16 anni consecutivamente in Parlamento (5 legislature, superato... dalla moglie!).

Dice di conoscere le fabbriche meglio di Landini. Possibile? Certo... se per "conoscere le fabbriche" si intende essere il Responsabile per le Fabbriche del PCI. Ma se conoscere le fabbriche signfica lavorare sulla catena di montaggio, fare i turni di notte, guadagnare una miseria... Fassino non sa un cazzo.

Alcune perle di Fassino, l'esperto delle fabbriche:
- "Quando Berlusconi ci chiama comunisti è uno sciocco. La nostra generazione si è iscritta al Pci contro lo stalinismo, contro la gerontocrazia sovietica, contro il totalitarismo."
- "Ho fatto il movimento studentesco. Ma con la cravatta non con l'eskimo. Qualche volta mi hanno perfino scambiato per un poliziotto."
- "Abbiamo una banca!"

Piero Fassino sarà, molto probabilmente, il candidato della "sinistra" a sindaco di Torino. La borghesia torinese spinge per lui.
Non aggiungo altro.
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venerdì 8 ottobre 2010

Gli "Opposti estremismi" in salsa liberal




Mario Pirani, editorialista di La Repubblica, ha pubblicato un articolo in cui mette in guardia gli italiani per bene del "pericolo fascista". La Destra di Storace si è alleata con la Fiamma Futura di Puschiavo, noto esponente della destra radicale: insieme i due movimenti potrebbero arrivare, secondo il canuto osservatore debenedettiano, al 3% sul piano elettoriale. L'alleanza tra questa destra definita "neofascista" (il neofascismo nacque talmente tanti anni fa che non è più tanto "neo") e il Popolo della Libertà sancirebbe uno spostamento a destra dell'Esecutivo, con grave rischio per la democrazia liberale italiana, lasciando maggior spazio al Centro e ad una alleanza dello stesso con la Sinistra, rappresentata dal Pd. Ovviamente, tale alleanza è l'unica capace di garantire libertà e democrazia in Italia.

Tradotto in parole povere: secondo Pirani il pericolo per la democrazia italiana sono i fascisti, che si stanno infiltrando (se non sono già infiltrati) dentro il Pdl e, tramite questo contenitore, nelle istituzioni. Solo Pd e Terzo Polo possono arginarli.

Sembra di leggere Il Giornale o Libero: il pericolo per la democrazia italiana sono i comunisti, siano essi in Rai, nella Magistratura, nelle Istituzioni (tramite il Pd), nei sindacati (tramite la CGIL). L'unico argine alla deriva sovietica della democrazia liberale italiana è stato ed è Berlusconi.

La costante dei due speculari ragionamenti è la seguente: la democrazia liberale italiana è un valore che va difeso, sia dai fascisti (ripuliti o meno) sia dai comunisti (pentiti o meno). Il Sistema liberaldemocratico e capitalista va tutelato. In pratica, una riproposizione in salsa liberal della teoria degli "opposti estremismi" di andreottiana memoria.

Il pericolo per la democrazia italiana non sono: le leggi ad personam, gli accordi con le mafie, la disoccupazione, la precarietà, i tassi usurai delle banche, l'impossibilità di avere una casa, l'immigrazione selvaggia, i modelli culturali imposti dalla televisione, la massificazione del Popolo, l'omologazione culturale, l'inquinamento, la forbice tra ricchi e poveri, l'evasione fiscale.

Sono i fascisti, secondo Pirani. Sono i comunisti, secondo Sallusti.
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