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venerdì 20 luglio 2012

Informarsi prima di (stra)parlare



Vi sottopongo un interessantissimo articolo di Wu Ming Foundation sull'omicidio di Carlo Giuliani e sulle tante leggende metropolitane spacciate come verità dai media di regime (di destra, centro, sinistra, sotto, sopra).
Solo i media obliqui, come questo, non sono cascati nel tranello. Ed ogni anno, il 20 luglio, ricordano a tutti ciò che accadde.
Per non dimentiCARLO mai...
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=9071

lunedì 16 luglio 2012

Il Sistema non è riformabile. Va sabotato.




L'Articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, quella che Bersani ama definire "la più bella Costituzione del mondo", salvo poi dimenticarsela puntualmente quando si tratta di votare leggi contro i lavoratori, i pensionati, le donne, gli omosessuali, ecc..., recita così:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni."

Pertanto mi appello all'articolo 21 per dire quanto segue:

Dopo le condanne per reati di devastazione e saccheggio inflitte a ragazzi che erano a Genova durante il G8 del 2001, e confrontando le stesse con le tenui condanne inflitte ai dirigenti di polizia che causarono "la più grande sospensioni delle libertà democratiche in un paese occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale" (cfr Amnesty International), posso senz'altro affermare che lo stato di diritto, in Italia, non esiste più. Non c'è equità tra le pene inflitte, né criterio di proporzionalità. Erano anni, anzi decenni, che questa situazione si protraeva: questa è l'ennesima, ultima goccia che fa traboccare il vaso. Genova è stata, per la mia generazione, la dimostrazione della violenza e del fascismo liberale e liberista del Sistema. Dopo undici anni posso affermare senza timor di smentita che non c'è stata giustizia.
Il Sistema ha vinto. Così come nel 1925 il Fascismo vinse definitivamente la sua battaglia sul piano istituzionale, e fu necessario organizzare la resistenza sul piano extraistituzionale.

Pertanto ritengo sia necessario lottare con ogni mezzo contro questo Sistema oppressivo, che ormai ha raggiunto dimensioni planetarie. Che ognuno organizzi la lotta come meglio crede: con la parola (come fa questo blog) o con altri mezzi. Socializzi, collettivizzi, costruisca reti di relazioni e di lotta. Quando un Sistema opprime i cittadini è sempre una dittatura. Esistono le dittature nazifasciste, le dittature staliniste, e le dittature liberali, che si autodefiniscono democratiche eppure violentano la democrazia a proprio uso e consumo.

Ognuno contrasti il Sistema, in ogni luogo e con ogni metodo. Ognuno operi per il sabotaggio sistematico di ogni ganglio del Sistema. Anche mettere una croce su un simbolo elettorale può essere un canale di espressione e di ribellione al Sistema. L'importante è non credere MAI che sia sufficiente l'espressione di un voto per essere e sentirsi liberi. Chiunque creda che la lotta politica si possa esplicare SOLO tramite gli strumenti che il Sistema mette a disposizione (elezioni, raccolta firme, referendum) è un folle utopista. Allo stesso modo: chiunque creda che l'unica soluzione sia imbracciare un fucile o lanciare una bomba, è un velleitario utopista. Ed io, di questi cazzo di utopisti, ne ho piene le palle.

E adesso, arrestateci tutti.

sabato 14 luglio 2012

Giustizia?



Francesco Romeo ha appena ascoltato la sentenza e non ha dubbi. E' uno degli avvocati cassazionisti difensori di uno dei cinque imputati per cui dovrà essere ricelebrato il processo d'appello.
Ci spiega meglio la sentenza? Cinque persone vanno in carcere, tre con una riduzione minima di qualche mese su una pena di oltre dieci anni. Gli altri cinque sono stati nuovamente rimandati in appello, ma solo per vedere se potranno avvalersi di un'altra riduzione di pena che fa capo alla cosiddetta «suggestione di folla in tumulto».

Quanto potrebbe valere questa attenuante?Se riconosciuta, può comportare la riduzione di un terzo della pena, ma questo è tutto da vedere.

Potrebbero evitare il carcere?Ripeto, per saperlo dovremo attendere il responso del nuovo processo di appello.

E nel frattempo sono liberi?Restano in attesa di giudizio fuori dal carcere.

Com'è andata l'ultima udienza?La requisitoria del procuratore generale Pietro Gaeta ha chiesto di confermare le sentenze di appello e di rigettare tutti i ricorsi.

Non è stata una sorpresa.No, fa parte del suo ruolo.

Per chi non è un cassazionista, colpisce che Gaeta sia lo stesso rappresentante per l'accusa del processo contro gli uomini delle forze dell'ordine. Come si spiega?No, non c'è nulla di strano, può accadere.

Però il risultato è molto diverso.E' evidente la sproporzione, in termine di privazione della libertà: chi è stato accusato di danni contro le cose va in galera, chi invece ha torturato delle persone resta libero.

E' questo l'aspetto più preoccupante della sentenza?Anche il fatto che per tutti dieci gli imputati sia stato confermato il reato di devastazione e saccheggio. Questo costituisce un precedente grave. Negli ultimi dieci anni questo reato è stato applicato in 11 sentenze. In processi che riguardano fatti di tifoserie allo stadio ma anche manifestazioni politiche come quella dell'11 marzo 2006 in corso Buenos Aires a Milano. Nei 52 anni precedenti della Repubblica solo in dieci sentenze si sono condannati degli imputati per lo stesso reato. E' evidente che c'è un'accelerazione del ricorso a questa imputazione.

E voi avvocati della difesa come avete cercato di rispondere?Noi abbiamo opposto l'argomentazione che eventualmente il reato di devastazione e saccheggio non è applicabile in questi casi perché prevederebbe dei danneggiamenti e dei furti in una zona molto più ampia di quella di cui parla l'accusa, ossia alcune specifiche strade di Genova.

Come dire che non si può fare pagare a questi dieci tutto quello che è successo a Genova in quei giorni?Tanto più se le prove a carico sono fotografie e se si ricorre al ricorso morale. Cioè l'idea per cui basta essere ritratti nei pressi dei disordini per essere considerati complici.

Adesso c'è possibilità di altre azioni legali?Per i cinque che non devono rifare l'appello no. Finisce così.

Genova 2001, ingiustizia è fatta



Una settimana dopo la sentenza Diaz, è arrivato il verdetto definitivo di Cassazione per un altro grande processo del G8 di Genova, quello contro 10 manifestanti accusati di violenze di piazza nelle giornate di scontri del 20 e del 21 luglio 2001. I giudici sono entrati in camera di consiglio nel tardo pomeriggio. Poco fa la decisione: condanne più lievi per otto dei dieci imputati. La Prima Sezione Penale della Cassazione, invece, ha confermato in toto la condanna d’appello per soli due imputati. Tutti, però, sono stati riconosciuti responsabili del reato di devastazione e saccheggio. Contestualmente, inoltre, la Suprema Corte ha annullato con rinvio, ad altra sezione della Corte d’Appello di Genova, la pena inflitta a cinque no-global affinché ci sia una nuova valutazione sul diniego dell’attenuante “di aver agito per suggestione di una folla in tumulto”. Si tratta di: Carlo Arculeo, Antonino Valguarnera, Luca Finotti, Dario Ursino e Carlo Cuccomarino. La loro posizione dovrà dunque essere riesaminata. Inoltre è stata annullata senza rinvio la condanna per Marina Cugnaschi, Vincenzo Vecchi, Luca Finotti e Francesco Puglisi per il solo reato di detenzione di molotov, con sconto di pena compreso tra un anno e nove mesi. Le uniche condanne confermate sono quelle di Ines Morasca (6 anni e 6 mesi) e Alberto Funaro (10 anni).

Il procuratore generale Pietro Gaeta – lo stesso che ha ottenuto le condanne per tutti i 25 poliziotti imputati per l’irruzione nella scuola genovese – aveva chiesto la conferma di tutte le pene comminate in appello il 9 ottobre 2009. Condanne pesantissime, dagli 8 ai 15 anni di reclusione, dovute alla contestazione del reato di devastazione e saccheggio. Proprio contro l’applicazione di questa fattispecie, raramente utilizzata prima del 2001, la “Campagna 10X100 Genova non è finita“ ha raccolto in un mese circa 30mila firme, consegnate oggi al direttore amministrativo della Corte di Cassazione.

Nella requisitoria durata un’ora e mezzo, il pg Gaeta ha sottolineato che “l’ordine pubblico a Genova fu posto in pericolo”, dunque la Corte d’appello del capoluogo ligure ha inflitto le condanne “graduando perfettamente le pene anche nel giudizio di personalità, vale a dire tenendo ben presente i fatti specifici” di cui si resero protagonisti i dieci manifestanti, molti dei quali sfilarono con gruppi di “black bloc“, responsabili di decine di episodi di danneggiamento.
“Il concetto di devastazione è un atteggiamento sistematico tutt’altro che indeterminato” ha sostenuto Gaeta. “Mentre il reato più lieve di danneggiamento si esaurisce infatti nella lesione della proprietà individuale, la devastazione incide sull’ordine pubblico. Con la devastazione si vuole dimostrare la contrapposizione non negoziabile. Insomma, la devastazione è la messa in discussione dell’ordine civile. Dove c’è devastazione, non ci può essere altra manifestazione di pensiero”.
Il Pg ha ripreso la sentenza d’appello riguardo all’uso dei mezzi “per realizzare il danneggiamento: dal lancio delle pietre, al getto delle molotov, alla rimozione dei cassonetti… insomma, il danneggiamento non è stato un fatto isolato ma sistematico e preordinato”.
Da qui la pesantezza delle pene inflitte in appello, che se confermate, aprirebbero le porte del carcere per i condannati : Francesco Puglisi, 15 anni di reclusione; Vincenzo Vecchi, 13 anni; Marina Cugnaschi, 12 anni e 3 mesi; Alberto Funaro, 10 anni; Carlo Arculeo, 8 anni; Luca Finotti, 10 anni e 9 mesi; Antonino Valguarnera, 8 anni (leggi la sua intervista a ilfattoquotidianono.it); Carlo Cuccomarino, 8 anni; Dario Ursino, 7 anni; Ines Morasca, 6 anni e 6 mesi.
Nel processo di primo grado le condanne erano state 25, ma fin da subito era emersa una distinzione tra gli imputati appartenenti alle diverse “anime” del movimento: la contestazione del reato di devastazione e saccheggio per gli imputati accusati di far parte del blocco nero; la contestazione di relati più lievi, come il danneggiamento e la resistenza – via via caduti in prescrizione – per tutti gli altri. In particolare per chi reagì alla carica dei carabinieri al corteo dei Disobbedienti in via Tolemaide il 20 luglio, fino a quel momento pacifico. Una carica che le sentenze di primo e secondo grado hanno bollato come illegittima e arbitrariamente violenta, riconoscendo ai manifestanti una sorta di legittima difesa.
Decine di attivisti vicini al movimento “no global” attendono il verdetto della corte di Cassazione a Roma e in altre città, dove sono state indette manifestazioni. La campagna “Genova 2001 non è finita, 10X100 anni di carcere” ha già raccolto il sostegno di molti esponenti del mondo della cultura, tra i quali Erri De Luca, Ascanio Celestini, Daniele Vicari (regista, tra l’altro, del film “Diaz”), Giorgio Tirabassi, Valerio Mastrandrea, Elio Germano. In piazza Cavour, di fronte alla Cassazione, i militanti hanno srotolato uno striscione che recita: “Chi saccheggia è lo Stato. Tutti liberi. Chi devasta è il capitale”.
Con la sentenza di oggi si chiude il penultimo grande processo sul G8 del 2001. Deve ancora approdare in Cassazione quello relativo alle violenze sui manifestanti detenuti alla caserma di Bolzaneto. Il 6 marzo 2010 la Corte d’appello di Genova ha condannato per vari reati tutti e 44 gli imputati (tra forze di polizia e personale dell’amministrazione penitenziaria), anche se per 37 di loro è arrivata la prescrizione.

tratto da Il Fatto Quotidiano

martedì 10 luglio 2012

[Roma] Genova 2001 - Presidio sotto la Corte di Cassazione





Il 13 Luglio si terrà, presso la Corte di Cassazione di Roma, l'ultimo grado di giudizio del processo contro 10 tra compagne e compagni condannati per aver partecipato agli scontri avvenuti a Genova, nel luglio 2001, in occasione del vertice del G8.

Gli imputati sono stati condannati dal tribunale di Genova a pene pesantissime, dai 10 ai 15 anni, e ora le sentenze rischiano di diventare esecutive.

In dieci fungono da capro espiatorio: tramite loro lo Stato vuole attaccare le centinaia di migliaia di persone che scesero in strada quei giorni e in primo luogo quelli che contribuirono a scatenare la rivolta contro l’arroganza dei potenti. Non accettiamo la rappresaglia di Stato; colpire questi compagni significa sferrare una pesante offensiva contro l’intero movimento.

Nel frattempo i responsabili dei massacri indiscriminati, dell’incursione alla scuola Diaz, delle torture di Bolzaneto e dell' assassinio di Carlo Giuliani dormono sonni tranquilli e vengono premiati per le loro operazioni di "bassa" macelleria.

Riteniamo che sia una nostra precisa responsabilità esprimere solidarietà ai compagni condannati, denunciare e respingere questa manovra repressiva, rivendicare il valore delle giornate di Genova.

Riteniamo inoltre che in questo periodo di violenti attacchi da parte del sistema capitalista ai danni degli sfruttati, sia importante contrapporsi alla criminalizzazione di tutte quelle lotte che fuoriescono dai ristretti spazi del consentito…Criminalizzazione che passa anche attraverso le pesanti condanne attribuibili grazie all'utilizzo del reato di "devastazione e saccheggio". 

Per queste ragioni è importante dare vita a una mobilitazione in sostegno ai condannati. Lanciamo quindi un appello di solidarietà internazionale per dare corso ad iniziative e azioni nella settimana precedente il processo. 

Inoltre, invitiamo tutti a partecipare al presidio di solidarietà che si terrà il giorno dell’udienza presso la corte di cassazione di Roma, per fare sentire direttamente la nostra voce agli inquisitori.

06 -12 Luglio
Giornate di mobilitazione

13 Luglio
Presidio sotto la Corte di Cassazione a Roma

per info e aggiornamenti: hateg8@distruzione.org

lunedì 9 luglio 2012

Fu macelleria cilena





La Corte di cassazione ha confermato le condanne per falso nei confronti dei vertici della polizia coinvolti nel pestaggio e negli arresti illegali dei no-global alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. La Suprema corte, invece, ha dichiarato prescritte le condanne per le lesioni inflitte dagli agenti del reparto Celere. Le vittime del pestaggio, circa 60 persone, potranno ora ottenere i risarcimenti dovuti.
Il ministero dell'Interno aprirà i procedimenti disciplinari a carico dei 25 imputati, anche quelli prescritti. La sentenza ha sostanzialmente confermato il pronunciamento espresso dalla Corte d'Appello di Genova il 18 maggio del 2010.
Quindi possiamo dirlo: ci fu macelleria cilena. E ci fu anche quella che Amnesty International definì come la più grave sospensione delle libertà democratiche dalla Seconda Guerra Mondiale. Non c'era bisogno di una sentenza della Magistratura per emettere il giudizio di condanna politico, civile e morale sulle forze di polizia e sui carabinieri che in quei giorni del 2001 erano a Genova con un unico intento: massacrare il movimento antagonista alla globalizzazione. Non parliamo del singolo agente, ma della cabina di comando (politica e militare) che stabilì di dare una lezione a questi "sporchi comunisti del cazzo": perché erano tutti comunisti, la Rete di Lilliput come i Black Block, i giornalisti come gli anarchici. Per Polizia e Carabinieri erano tutti comunisti del cazzo. Girano ancora tra i poliziotti e i carabinieri le magliette con la scritta "A Genova io c'ero".
Rimaniamo, però, ai fatti: le condanne sono parziali e riguardano alcuni determinati episodi e reati, sia perché alcuni reati sono andati nel frattempo prescritti, sia perché qui si parla della Diaz, non di Bolzaneto o dell'omicidio di Carlo Giuliani.
Inoltre ci sono ancora alcuni compagni che attendono il giudizio della Cassazione il 13 luglio, e rischiano condanne che - quelle si - rischiano di diventare esemplari nel senso peggiore del termine.
Non c'è da gioire quando la Giustizia ci mette 11 anni per trionfare sulla Legge, anche perché Giustizia e Legge dovrebbero andare a braccetto, secondo i liberaldemocratici di destra e di manca. Noi invece sappiamo che ogni qualvolta cerchiamo Giustizia, troviamo la Legge che ci sbatte la porta in faccia. 
Quindi la lotta continua, per la Verità su quella e sulle altre nefandezze realizzate dalle forze del (dis)ordine, certi che comunque anche tra chi indossa la divisa vi sono persone serie e oneste che dovrebbero gioire per queste condanne.

lunedì 25 giugno 2012

L'omicidio Aldrovandi e i maiali



Vi sottopongo un interessante articolo de Il Fatto Quotidiano, al termine del quale vi invito a riflettere su questo: quali sono i veri maiali?


“La “madre” se avesse saputo fare la madre, non avrebbe allevato un “cucciolo di maiale”, ma un uomo!”. Sono le parole che si leggono su Facebook. Le firma tale Sergio Bandoli sulla bacheca di Prima Difesa Due, l’account dell’omonima associazione che si prefigge la difesa a oltranza delle forze dell’ordine. Nel processo Aldrovandi era presente sia in Appello che in Cassazione, dove ha portato addirittura il legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, a perorare la causa dei quattro poliziotti condannati con sentenza definitiva per l’omicidio colposo di Federico Aldrovandi.

“Prima difesa tutela gratuitamente per cause di servizio tutti gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e Forze Armate, noi tuteliamo i primi difensori” scrive nella presentazione la presidente Simona Cenni, che in un post di commento alla sentenza della Cassazione del 21 giugno “grida” in maiuscolo il proprio disappunto – qui usiamo noi un eufemismo – per l’intervista di Patrizia Moretti, la madre del ragazzo ucciso nel settembre del 2005 a Ferrara: “Avete sentito la mamma di Aldrovandi… fermate questo scempio per dio… vuole che i 4 poliziotti vadano in carcere… io sono una bestiaaaaa”.

L’amo è lanciato. Il primo ad abboccare è questo iscritto al gruppo, Sergio Bandoli. Avatar con foto e cappello di alpino con penna nera. Ma la penna che gli fa paragonare Federico a un “cucciolo di maiale” riesce a gelare le vene ai polsi. I commentatori continuano sulla stessa lunghezza d’onda, fino a uno dei poliziotti condannati, Paolo Forlani, che interviene direttamente.

“Che faccia da culo che aveva sul tg – così descrive la madre orfana del figlio su cui lui e i suoi colleghi hanno rotto due manganelli -… una falsa e ipocrita… spero che i soldi che ha avuto ingiustamente (il risarcimento da parte dello Stato, ndr) possa non goderseli come vorrebbe… adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie…”.

Forlani fortunatamente premette di avere “massimo rispetto per Federico”, ma sui suoi genitori usa il pugno duro. Come ha fatto d’altronde con loro figlio: “non vi auguro nulla di simile – scrive sulla pagina di Prima Difesa – ma vi posso dire che siamo stati calpestati nei nostri diritti e ripeto prima di parlare dovete leggere gli atti e non i giornali […], io sfido chiunque a leggere gli atti e trovare un verbale dove dice che Federico e morto per le lesioni che ha subito… […] noi paghiamo per le colpe di una famiglia che pur sapendo dei problemi del proprio figlio non hanno fatto niente per aiutarlo e stiamo pagando per gli errori dei genitori”.

Quanto agli atti, forse bastano le sentenze per rispondere all’agente. In quella di primo grado il giudice Caruso parlò di “grossolanità, incontrollato e abnorme uso della violenza fisica da parte degli agenti, dissociata da effettive necessità”; “un furioso corpo a corpo tra gli agenti di polizia e Federico, durante il quale vennero rotti due manganelli, con i quali colpirono l’Aldrovandi in varie parti del corpo, continuando dopo che lo stesso era stato costretto a terra e qui immobilizzato al suolo, nonostante i verosimili ma impari tentativi del ragazzo di sottrarsi alla pesante azione di contenimento che ne limitava il respiro e la circolazione”.

Stesso discorso per gli atti del secondo grado: i giudici della Corte d’Appello sottolinearono la “manovra di arresto, contenimento e immobilizzazione” attuata “con estrema violenza e con modalità scorrette e lesive, quasi volessero ‘punire’ Aldrovandi”.

Ora si aprirà inevitabilmente un altro capitolo della vicenda, con la querela per diffamazione che la Moretti ha depositato oggi pomeriggio davanti ai carabinieri di Ferrara. Destinatari Forlani, Bandoli e Cenni.

lunedì 28 maggio 2012

Il pallone in manette



Favorevoli agli arresti, contrari alla caccia alle streghe. E' questa la nostra posizione a proposito delle vicende del calcio scommesse, che stamane hanno visto l'arresto di 17 persone, tra cui 10 calciatori. Siccome in genere ci fidiamo della magistratura, siamo certi che per decidere di limitare la libertà delle persone gli inquirenti avranno in mano delle prove importanti. In questo caso particolare, poi, trattandosi di personaggi famosi e ancora scottati dal caso Tortora, i magistrati avranno sicuramente preso questa decisione con cognizione di causa. Se c'è il rischio di inquinamento delle prove, di reiterazione del reato e di fuga all'estero, è giusto procedere agli arresti.
Non è giusto, viceversa, dividersi subito tra colpevolisti con la bava alla bocca e innocentisti a prescindere che vedono "la macchina della persecuzione giudiziara" sempre in funzione, in ogni occasione. Non ci iscriviamo a questa caccia alle streghe, sia nel caso che le streghe siano i calciatori, sia nel caso che siano i giudici. I secondi fanno il loro dovere, i primi hanno i loro diritti, primo fra tutti il diritto a difendersi prima di essere dati in pasto all'opinione pubblica come colpevoli.
Non è in atto alcun golpe giudiziario contro la Nazionale di Prandelli, nè stiamo osservando il solito (?) protagonismo dei giudici: molto più semplicemente, la Magistratura ha ritenuto che le prove in proprio possesso fossero importanti e giustificassero le misure di custodia nei confronti degli interessati. Non partecipiamo, però, nemmeno al linciaggio mediatico e alle generalizzazioni: "nel mondo del calcio sono tutti ladri"; "il più pulito ha la rogna"; "speriamo che gliela facciano pagare"; "cercare persone oneste nel calcio è come cercare vergini in un lupanare" e altre frasi dello stesso tenore. Ebbene noi crediamo ancora che vi siano persone oneste nel calcio. Di più: crediamo che la maggioranza di coloro che vivono di calcio e nel calcio siano persone oneste, almeno dal punto di vista penale.

Auspichiamo, quindi, che la magistratura sia celere e che la giustizia sportiva sospenda tutti gli inquisiti in via cautelativa. Se poi si dimostrerà la loro estraneità, avranno la possibilità di chiedere i danni a chi li ha calunniati e di pretendere le scuse. Fino ad allora, non accendiamo roghi medievali nè innalziamo croci su qualche Golgota mediatico, per cortesia.

p.s. Già si sprecano le battutacce sulla vicenda. Ve ne dico alcune:
"La perquisizione a casa di Conte è durata 28 minuti... 30 per gli juventini";
"Mauri avanza palla al piede...";
"Mauri interessa alla Reggina. Coeli.";

domenica 31 ottobre 2010

Perchè Berlusconi deve dimettersi




Nell'affaire Ruby, vi sono tre cose che imporrebbero, anzi impongono, le dimissioni di Berlusconi dalla carica di Presidente del Consiglio. Due episodi - non due reati, chiariamolo subito - che sono indicativi dell'uomo politico che governa i cittadini della penisola italica.

Il primo: può una persona dalla vita privata così "particolare" riuscire a mantenere la lucidità e l'indipendenza necessarie per svolgere al meglio le proprie funzioni? Oppure risulta essere facilmente ricattabile da questo o quel faccendiere, da questa o quella mignottocrate, da questo o quel imprenditore?

Il secondo: quale modello di vita è, per i giovani e per le giovani, il modello di vita berlusconiano? L'idea che tutto ciò che si fa entro le mura domestiche è lecito? L'idea che, per avere successo, basta frequentare il Sultano di turno, magari cedendo a qualche avance sessuale? L'idea che se mi presento scosciata ad una cena, potrei magari uscirne con una collana o una audi?

Il terzo: è lecito consentire, senza indignarsi, che un premier intervenga affinchè la Polizia di Stato rilasci una cittadina straniera sprovvista di documenti e accusata di furto? E coloro che non hanno santi, nè in paradiso nè ad Arcore, magari rimangono in galera e qualcuno - vedi Stefano Cucchi - ci esce solo coi piedi davanti?

Questi tre episodi, che non sono reati, sono già sufficienti a richiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
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