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lunedì 7 aprile 2014
Re di picche insorgente
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sabato 5 aprile 2014
Something in the way - a tribute to Kurt Cobain
Venti anni fa moriva Kurt Cobain. Qualcuno non sa chi sia, qualche altro ricorda che questo nome "l'ho già sentito". Per molti altri, invece, Kurt Cobain è stato il cantore di una generazione, la voce arrabbiata e disperata di chi non riesce a sentirsi parte "del migliore dei mondi possibili".
Venti anni fa Kurt Cobain se n'è andato, con uno sparo. Veloce, come una candela che si spegne prima che la cera sia finita. Rapido, come un lampo notturno che promette pioggia incessante. Fulgido, come i raggi del Sole d'inverno.
Ho deciso di dedicargli un piccolo, piccolissimo tributo personale. L'ho fatto alla mia maniera: una sottospecie di fumetto con una sottospecie di storia breve, tanto breve, pure troppo.
Se volete leggerla, e magari successivamente lasciarmi un commento a questo post, mi farà piacere.
Non dovete far altro che cliccare sulla copertina, qui sotto:
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giovedì 30 gennaio 2014
Dopo oltre un secolo di sfruttamento, Fiat se ne va
Il mio articolo pubblicato su Insorgenza.it
Adesso è ufficiale: nel 2014 nascerà Fiat Chrysler Automobiles (Fca), la nuova società sorta dalla fusione di Fiat e Chrysler. Avrà sede legale in Olanda e la residenza, a fini fiscali, nel Regno Unito. Sarà quotata alla borsa di New York, oltre che a Piazza Affari. Il CdA ha ratificato la decisione presa tempo fa da Marchionne: dopo aver sfruttato i denari, i territori e i cittadini della penisola italica, è giunto il momento propizio per andare a fare profitti altrove.
La Fabbrica Italiana Automobili Torino è stata una delle aziende private più aiutate dal Sistema Italia fin dalla nascita: si suole dire, senza esagerare, che l’Italia abbia “comprato la Fiat quattro volte”. In barba ad uno dei dogmi del capitalismo, cioè la non interferenza del Pubblico nell’economia e nella finanza, l’Italia ha riempito di miliardi le casse sempre agonizzanti del Lingotto. Come se non bastasse, ha creato e sostenuto un mercato interno che ha garantito alla Fiat introiti certi e una forte difesa dalla concorrenza.
Infine, ma potremmo dire “Innanzitutto”, la Fiat ha potuto sfruttare enormi fette di territorio (si pensi a Termini Imerese, splendida località prima dell’arrivo degli Agnelli, ed oggi ridotta a loco spettrale colmo di disperazione e disoccupazione) e un’ampia manodopera a basso costo, garantita da una emigrazione interna che possiamo considerare un vero e proprio esodo di popolo.
Eh si, perché se ci sono un territorio e un popolo che sono stati sfruttati maggiormente dal colosso automobilistico piemontese, quelli sono il Sud e i meridionali: calabresi, pugliesi, napoletani, siciliani, sono stati costretti ad abbandonare la Terra natìa e raggiungere il nord della penisola, per portare uno stipendio a casa dopo almeno otto ore di catena di montaggio a ciclo continuo.
Quelli più fortunati hanno potuto essere sfruttati vicino casa: Termini Imerese, Pomigliano, Cassino, Melfi, Val di Sangro sono stati luoghi di sfruttamento e di alienazione a chilometri zero. Ogni volta che una congiuntura sfavorevole non ha garantito introiti ritenuti soddisfacenti dagli Agnelli e dai vari ras che hanno guidato la Fiat, ecco partire le minacce in stile mafioso: “o ci date i soldi o buttiamo la gente in mezzo alla strada”.
E lo Stato Italiano si è sempre piegato, regalando vagonate di soldi e spingendo sul fronte degli incentivi, aumentando le tasse agli italiani o tagliando i servizi primari. I territori maggiormente in difficoltà della penisola, quindi, hanno sempre subito maggiormente questo “capitalismo di stato”, che può sembrare un ossimoro solo a chi non conosce bene la natura liberticida e antisociale dell’economia di mercato.
La storia è andata avanti così fino alla Marcia dei Quarantamila, quando il Sistema ha definitivamente sconfitto la lotta sindacale italiana (e da allora i sindacati italiani sono irriconoscibili…) servendosi dei colletti bianchi. Dopo il decennio degli Yuppies, di cui la Fiat e gli Agnelli sono stati un modello verso cui tendere per una intera generazione di giovani rampanti in doppiopetto, è ritornata la crisi, aggravata anche da alcune scelte aziendali e da alcuni modelli immessi sul mercato automobilistico che possiamo definire, senza timor di smentita, indecenti.
Serviva una sferzata “stile Valletta”: la Fiat ha trovato in Marchionne il novello sceriffo di Nottingham, che se ne fregava delle condizioni di vita dei cittadini pur di riempire le casse del sovrano. Mentre Termini Imerese veniva abbandonata, dicendo che non c’erano soldi, Marchionne comprava le azioni Chrysler, fino a che Fiat non è divenuta la controllante del colosso americano. La storia è poi divenuta cronaca: recenti, infatti, sono le battaglie di Melfi e Pomigliano. Lotte sociali e, ad un tempo, lotte di popolo che hanno consentito ai lavoratori Fiat di mantenere ancora un briciolo di dignità. Alla fine, ciò che anni fa era stato profetizzato si è avverato: Fiat abbandona l’Italia, dove lascerà qualche presidio di sfruttamento, e se ne va. Pagherà le tasse in Gran Bretagna. Penserà al mercato americano (sia del Nord che del Sud) e continuerà a sfruttare i territori e i popoli dell’Est Europa.
Tranquillamente, con l’orologio costoso sul polsino.
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sabato 4 gennaio 2014
Che razza di blog è questo?
Questo è il primo post del 2014.
Mi sono preso una meritata vacanza, che ho usato per riflettere sulla domanda che molti mi fanno: "Ma che razza di blog è il tuo?". Ho provato a rispondere.
Un blog di politica? No. Sicuramente la politica è l'argomento principale, ma non è l'unico. Si guardi alle poesie, alle canzoni, alle interviste, alle prose. No, L'Insorgente non è un blog di politica, ma un blog che fa politica.
Un blog di informazione? No. Anche se tra gli scopi di questo blog c'è quello di (contro)informare le persone, sicuramente un blog di informazioni ha una regolarità nei post che questo blog non può avere.
Un blog di letteratura? No. Anche se la poesia, la canzone e la prosa sono ingredienti fondamentali di questo blog, non possiamo certo definire L'Insorgente un blog di letteratura.
Un blog di storia? Decisamente no. Anche se molti post riguardano l'analisi di fatti storici più o meno recenti, non è questo lo scopo del blog.
Un blog di Filosofia. Ecco cosa vuole essere l'Insorgente. Un blog che esprime una filosofia di vita applicata ad ogni campo: al lavoro, alla politica, alla letteratura, all'arte, alla musica, alla storia, all'informazione. Un blog per insorgenti, cioè per quelle persone che un giorno hanno deciso di alzare la testa, di distinguersi dalla massa beota non per spirito aristocratico, ma per una decisa volontà d'azione: essere contro ciò che è, combattendo per cambiarlo o distruggerlo. Ognuno può insorgere, nel proprio ambito: il lavoratore che si è rotto di farsi sfruttare, il cittadino che vuole informarsi davvero e mobilitarsi, l'artista che non vuole piegarsi alle logiche del mercato, il magistrato che ha deciso di lottare per la Giustizia e non per la Legge, il politico ormai disgustato dai "partiti nazionali", persino - utopia - lo sbirro che decide di ribellarsi, di disobbedire.
In pratica, L'Insorgente vuole essere un blog in cui venga esposta una filosofia fondata sull'assioma: "La vita non va vissuta. Va combattuta."
N.B. ora che ho chiarito lo spirito di questo blog, spero che voi capirete perché non viene aggiornato quotidianamente.
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N.B. ora che ho chiarito lo spirito di questo blog, spero che voi capirete perché non viene aggiornato quotidianamente.
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martedì 10 dicembre 2013
Ucraina in rivolta, per cambiare padrone
Il mio articolo pubblicato sul sito di Insorgenza Civile :
Sono giorni che la stampa europea dedica le prime pagine e svariati approfondimenti ai “venti di rivolta in Ucraina”.
In effetti, migliaia di persone sono scese in piazza ed hanno occupato le sedi delle istituzioni della repubblica ucraina a seguito dell’annunciato NO del presidente Janukovich all’ingresso dell’Ucraina in Europa: una metodologia di lotta interessante, che andrebbe approfondita.
Ovviamente, pennivendoli di ogni risma si sono affrettati a stigmatizzare la posizione di Janukovich, accusato di servilismo nei confronti della Russia putiniana e di scarsa lungimiranza: l’Europa è un fatto ineludibile, fuori da ogni discussione, e solo i folli non vorrebbero entrarci.
In realtà, alla base della decisione di Janukovich vi sono varie motivazioni di carattere pratico, non certo “ideale”: l’analisi, e il conseguente terrore, delle conseguenze che la crisi economica ha avuto sulle nazioni europee con economia meno forte; l’indisponibilità di Bruxelles a discutere molte delle condizioni-capestro che manderebbero a gambe all’aria la già fragile economia ucraina; il pesante debito che l’Ucraina ha contratto nei confronti della Russia, soprattutto per quanto concerne gli approvvigionamenti energetici.
Contro Janukovich troviamo un variegato “fronte democratico”, stando alle formulazioni della stampa liberaldemocratica ed europeista; in realtà, l’opposizione si compone di fascisti e nazionalisti di Svoboda alleati coi liberisti di Alleanza Democratica, fino agli arancioni orfani della Tymosenko: di democratico c’è ben poco, ma alla stampa europea non interessa sottilizzare.
E’ molto più urgente distruggere ogni tentativo di opposizione all’espansione dell’Unione (Bancaria e Finanziaria) Europea verso Est, magari foraggiando le rivolte locali.
I cittadini ucraini si stanno rendendo conto che, piuttosto che la Libertà tanto agognata, stanno semplicemente rischiando di cambiare padrone? La storia recente e lontana insegna che le vere, le uniche liberazioni avvengono dentro al Popolo e dal Popolo, non grazie a qualche forza esterna (politica, economica, finanziaria, militare). La distruzione dell’ultima statua di Lenin presente in Ucraina, che ha stimolato le pratiche onanistiche dei tanti Bruno Vespa europei, non è un simbolo di liberazione: rischia semplicemente di simboleggiare il cambio di guinzaglio.
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lunedì 9 dicembre 2013
Uno che sa ancora dire di no
Odiateci pure. Dite che siamo fuori dal mondo e dal tempo. Insegnateci che le cose girano come dite voi, e non come vorremmo farle girare noi. Non vi stiamo più a sentire. Non vi caghiamo più.
Silenzio.
Voce gutturale.
L'Oltretomba è qui. Siamo demoni su questa terra, dominata da angeli in doppiopetto e cravatta firmata, conto in banca gonfio e speculazioni finanziarie redditizie. Brave persone, non c'è che dire. Causano più morti del nazismo, ma lo fanno in nome della Libertà, della Liberaldemocrazia, del Liberismo. Che è l'antitesi della Libertà.
Al vostro vangelo liberale contrappongo il mio antivangelo. Edizione limitata: unica copia. Il tempo di scriverlo, e ve lo sbatterò in faccia.
Di tanto in tanto un fumo si alza, una barricata si solleva, un lacrimogeno viene lanciato. Di tanto in tanto le città tornano a vivere. Gli angeli nei loro uffici, i demoni nelle strade. I padroni agli aperitivi, gli schiavi a riempire carrelli.
E' questa la vita? Voi ci dite di si. Io dico di no.
Chi cazzo sono io? Nessuno. Sono semplicemente uno che ancora sa dire di no. Il mio spirito preferisce spezzarsi, piuttosto che piegarsi. E se morte desiderate, state perdendo tempo: non potete uccidere chi è già cadavere.
Voi ci vedete anonimi, nelle vostre aziende, sui vostri treni, nei vostri supermercati. Passiamo al vostro fianco, sotto i vostri occhi, continuamente. Eppur non vi accorgete di noi. E' questa la nostra forza: siamo ovunque. Senza pubblicità e senza rivendicazione.
Noi non rivendichiamo. Noi neghiamo.
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venerdì 1 novembre 2013
L'Insorgente num. 2
Esce oggi il secondo numero de l'Insorgente - Quindicinale Meridionalista Identitario.
E' possibile leggere la versione online qui: L'Insorgente num. 2
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martedì 15 ottobre 2013
L'Insorgente num.1

A quindici giorni dall'uscita del numero 0 de "L'Insorgente - quindicinale meridionalista identitario", esce oggi il numero 1, che è possibile leggere cliccando qui: L'Insorgente num.1 .
Chiunque volesse collaborare con articoli, foto, disegni, poesie o altro, è pregato di contattarmi alla mail ant.lucignano@libero.it
Il prossimo numero uscirà il 1° Novembre.
Saluti insorgenti!
martedì 1 ottobre 2013
L'Insorgente (num. 0)
Esce oggi il numero zero de "L'Insorgente - quindicinale meridionalista identitario". Un periodico non iscritto a qualsivoglia tribunale, completamente autogestito e autoprodotto, in cui si parlerà di Sud e non solo: un occhio di riguardo verrà sempre dato alla realtà romana, la città dove vivo e dove nascerà ufficialmente una delegazione di Insorgenza Civile, il movimento politico in cui milito.
L'Insorgente vuole essere una prova, un tentativo: creare un quindicinale libero e libertario, gratuito e interamente dedicato alla cultura e alla politica del Sud, dove per Sud si intendono i territori dal Lazio alla Sicilia.
L'Insorgente uscirà il 1° e il 15 di ogni mese. Per vivere, ha bisogno della collaborazione di tutti. Articoli, poesie, foto, interviste: tutto può servire per realizzare, ogni quindici giorni, un foglio insorgente!
E' possibile leggere il numero 0 su L'Insorgente .
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