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lunedì 14 maggio 2012

Applausi alle bandiere, fischi a Lavezzi



Ieri è stato emozionante vedere Del Piero, Inzaghi, Gattuso, Nesta, tutti commossi perchè la loro esperienza sportiva con quella squadra, di cui spesso sono stati simboli se non bandiere, è finita. E proprio per questo mi incazzo con gente come Lavezzi (o meglio, col suo procuratore) che quando prende l'aereo e arriva a Napoli parla di "amore eterno", poi riprende l'aereo e torna in Argentina e dice che Lavezzi vuole guadagnare 4 milioni all'anno e che il PSG è pronto a pagarli. I fischi a Lavezzi, ieri sera? La tifoseria partenopea si è spaccata: da una parte ci sono coloro che sostengono non sia giusto fischiare un giocatore che si impegna sempre, indipendentemente dal giusto desiderio di un professionista di guadagnare di più; dall'altra ci sono coloro che sono ancora legati ad una idea di calcio in cui il denaro, il conto in banca faraonico viene sempre DOPO l'amore viscerale per una maglia, per un Popolo, per una Città. Lo dico subito: io sono tra i secondi. Se abbiamo torto, siamo dalla parte del torto ed orgogliosi di starci.
I tifosi sono stanchi di gente che bacia la maglia e sta già pensando di andarsene. Totti, Del Piero, Buffon, Nedved, Maldini, ecc.... hanno baciato magliette a cui hanno dimostrato una fedeltà assoluta indipendentemente dallo stipendio e dalla categoria. E' questo il calcio che piace ai tifosi, che fa innamorare e sognare i bambini.
Chi accetta la logica del mercato (i calciatori sono professionisti che vanno dove conviene di più) ha tutto il diritto di professare il suo ideale di calcio-business. Sono un libertario: tutti hanno diritto di esprimere la loro opinione nel rispetto delle opinioni altrui, quando queste opinioni non contrastano con la libertà di vivere, di pensare e di agire. Proprio per questo difendo il sacrosanto diritto a fischiare chi un giorno professa amore eterno e il giorno dice: "Se mi vendono, che posso farci?". E' lo stesso ragionamento fatto due anni fa da Quagliarella: se le due società sono d'accordo, io me ne vado. Ebbene no, non è così. L'ultimo caso è stato quello di Pato: Man City e Milan erano d'accordo, Pato ha deciso di non andarsene da Milano. Ed è rimasto. Stesso dicasi, qualche anno fa, per Kakà. Smettiamola con la favoletta dei calciatori "ostaggi" dei contratti: essi possono utilizzare i contratti anche per vedere riconosciuto un loro diritto, come quello di rispettare i termini del contratto stesso!
Altra motivazione addotta: Napoli è una di quelle città che non ti fa respirare, che non ti consente di scendere in strada e farti una passeggiata senza essere assalito dai tifosi. Sono d'accordo, ed infatti ho sempre condannato quei tifosotti che paralizzano una città perchè Lavezzi è andato a fare due passi col figlio. Però, diciamo la verità, anche in questo Napoli è migliorata, o sta migliorando. Ciò non toglie che un calciatore ha TUTTO IL DIRITTO di andarsene da una città che reputa eccessivamente soffocante. Basta indire una bella conferenza stampa, prendere il microfono e dire: "Dato che il mio modo di vivere ed intendere il calcio è molto diverso dal vostro, io me ne voglio andare in una città in cui il calcio è meno opprimente". E poi te ne vai a Parma, a Edimburgo, a Montpellier, o dove cazzo vuoi.

sabato 12 maggio 2012

Sono un amante fanatico della Libertà



Mentre sedicenti anarchici della Federazione Anarchica Informale gambizzano i "nemici di classe", voglio condividere un breve scritto di un vero, grande Anarchico, probabilmente il più influente della storia: Michail Bakunin. Sono certo che Bakunin non condividerebbe un acca di ciò che questi sedicenti anarchici informali stanno facendo.

Sono un amante fanatico della libertà, la considero l'unica condizione nella quale l'intelligenza, la dignità e la felicità umana possono svilupparsi e crescere; non la libertà concepita in modo puramente formale, limitata e regolata dallo Stato, un eterno inganno che non realtà non rappresenta altro che il privilegio di alcuni fondato sulla schiavitù degli altri; non la libertà individualista, egoista, mechina e fittizia esaltata dalla Scuola di J.J. Rousseau e da altre scuole del liberalismo borghese, convinte che lo Stato, limitando i diritti di ciascuno, dia la possibilità di diritti a tutti, un'idea che invece conduce solo alla riduzione a zero dei diritti di ciascuno. NO, io mi riferisco all'unico tipo di libertà che merita questo nome, la libertà che consiste nel completo sviluppo di tutte le capacità materiali, intellettuali e morali di ogni individuo; la libertà che non conosce altre restrizioni se non quelle che vengono determinate dalle leggi della nostra persona natura, perchè non si tratta di leggi imposte da un legislatore esterno, pari o superiore a noi, ma di leggi immanenti ed inerenti noi stessi, costituenti la base del nostro essere materiale, intellettuale e morale : esse non ci limitano, sono le condizioni reali e naturali della nostra libertà






giovedì 26 aprile 2012

La logica del compromesso non serve a niente




Ho passato anni a moderare il mio carattere, convinto che posizioni più accomodanti e meno estremiste fossero una prova di maturità. Cercare di risolvere i problemi senza alzare un polverone, "lavare i panni sporchi in casa", era il mio obiettivo.
Obiettivo raggiunto, sia chiaro. E di questo devo essere felice, perchè è sempre importante raggiungere gli obiettivi che ci prefissiamo. Alla fine, però, bisogna anche capire se, una volta raggiunto l'obiettivo, ci sono stati risvolti positivi. La nostra vita è migliorata? Noi stessi siamo effettivamente diventati persone migliori?
Beh, la mia risposta è no. La mia esperienza personale mi porta a dire che non c'è stato miglioramento.

La vita è lotta. Lo so e lo dico da tempo. La vita è una barricata. Bene. Allora non c'è scampo per gli accomodanti e per i moderati: bisogna stare da una parte della barricata.
A chi condivide questa impostazione, dico: abbandonate la logica del compromesso. E' una strada che conduce al punto di partenza, in un circolo vizioso di routine.

sabato 14 aprile 2012

Filosofia del Guerriero - 6



- Hai un ostacolo davanti a te. Se non lo superi, rimarrai ciò che sei. Scegli tu.

- La paura serve solo se riesce a farti schivare prima il colpo.

- Chi ti dice che tutto ha un prezzo si è già venduto.

- Non è importante arrivare alla fine. L'importante è fare sempre un passo in più.

- Il problema non è piangere, ma essere rapidi ad asciugare le lacrime.

- La vita è un match in cui ogni giorno equivale ad un round.

- Puoi colpire forte quanto vuoi, ma se non sai anche incassare andrai al tappeto.

venerdì 6 aprile 2012

I 7 principi del Bushido e il Credo del Guerriero



Bushido è una parola giapponese composta da bushi (guerriero) e do (via). Letteralmente, quindi, significa Via del Guerriero, ma come ogni parola giapponese (ed, in genere, orientale) ha un significato diverso da come lo intendiamo noi occidentali. Innanzitutto, il Guerriero a cui fa riferimento il bushido non è solo il samurai, o il militare in genere: tutti noi siamo guerrieri, tutti noi combattiamo quotidianamente una guerra (interiori, familiari, sociali, politiche, economiche, culturali), quindi tutti noi possiamo vincere le nostre guerre seguendo la Via del Guerriero.
Il Bushido si compone di sette precetti o principi, trasmessi a noi da un'opera intitolata Hagakure kikigaki ("annotazioni su cose udite all'ombra delle foglie"), meglio nota semplicemente come Hagakure. Autore dell'opera, pubblicata nel 1906 ma redatta due secoli prima, fu Yamamoto Tsunetomo, coadiuvato dal suo discepolo Tashiro Tsuramoto.

義, Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Questo principio accomuna due valori, l'Onestà e la Giustizia. Non possono essere disgiunti: una giustizia non onesta è iniqua; una onestà non giusta è stupidità o malafede. Viene inoltre evidenziato che la Via del Guerriero conduce a tanti incroci: da una parte c'è ciò che è giusto, dall'altra ciò che è sbagliato. Entrambi sulla stessa strada. Ed il Guerriero deve sapere bene cosa scegliere. In questo, ovviamente, è possibile rintracciare l'influenza del Taoismo, della dottrina dello Yin e Yang, e del Buddismo Zen.


勇, Yu: Eroico Coraggio
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

In questo principio viene enunciata la diffidenza che un Guerriero deve avere nei confronti delle masse, pavide per natura. Il Guerriero, quindi, assume i connotati del Risvegliato, dell'Illuminato: l'influenza della dottrina della Bodhisattva è palese. Colui che decide di seguire il Bushido deve elevarsi dalle masse e agire con coraggio e sprezzo del pericolo. Solo così vivrà una esistenza completa. Ovviamente, il coraggio non deve mai sfociare nell'incoscienza: come sempre, bisogna vivere e agire in equilibrio.


仁, Jin: Compassione
L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.

Altro principio fondamentale del Bushido riguarda la capacità del Guerriero di essere utile alla comunità. A cosa serve elevarsi dalle masse, diventare forte e svelto di mano e di pensieri, acquisire un potere notevole, se non si è utili al bene comune? Il Guerriero deve aiutare chi sta peggio di lui, in spirito e in sostanze. C'è sempre modo di essere utili: anche se non sembra, c'è sempre qualcosa da fare e bisogna impegnarsi affinchè sempre ci sia l'opportunità di operare.


礼, Rei: Gentile Cortesia
I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.

Educazione e Rispetto sono due principi irrinunciabili per l'Uomo che ha deciso di porre la propria vita sulla Via del Guerriero. Se non si ha rispetto per gli altri, anche per i nemici, non si ha rispetto nemmeno per se stessi, e si è alla stregua delle bestie (nel senso peggiore del termine). Inoltre, avere rispetto incute rispetto. Comportiamoci in maniera educata con tutti, e sarà più facile ottenere educazione e rispetto dagli altri.


誠,Makoto o 信,Shin: Completa Sincerità
Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

Non serve a nulla perder tempo in discorsi, proclami, minacce: la nostra parola è la nostra azione. Se compiamo atti di giustizia, parleremo di giustizia. Se saremo disciplinati, mostreremo a tutti cosa significa "disciplina". E' inutile parlare di onestà, se poi nei fatti rubiamo. Questo precetto risente evidentemente dell'influenza del Buddismo Zen, che critica la speculazione intellettuale anteponendole l'atto.


名誉, Meiyo: Onore
Vi è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.

Ognuno di noi è consapevole delle proprie azioni. Perciò nè è anche responsabile. Ognuno di noi sa se quell'atto è stato onorevole o disonorevole, giusto o iniquo, necessario o superfluo. Impariamo a conoscerci, a leggerci dentro: è inutile provare a fuggire da noi stessi. Ed è disonorevole, come ogni fuga. Non si fugge mai davanti a nulla e nessuno, soprattutto a se stessi.


忠義, Chugi: Dovere e Lealtà
Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.

Questo precetto è un compendio del precedente (infatti Onore e Lealtà possono essere considerati quasi sinonimi), ma aggiunge anche un altro principio: il Dovere. Il Guerriero DEVE essere leale, DEVE essere responsabile, DEVE essere fedele alle persone di cui si prende cura. Questo indica che non è una inclinazione naturale dell'Uomo essere leale: lo spirito di conservazione fa tendere spesso verso il disonore e la slealtà, pur di difendere se stessi. Per questo, chi decide di vivere secondo il Bushido ha anche e soprattutto dei doveri. Prima di pensare ai nostri diritti, pensiamo ai nostri doveri.

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In conclusione, dopo i Sette Principi riporto il Credo del Guerriero che osserva il Bushido:

Non ho genitori: faccio del cielo e della terra i miei genitori.

Non ho casa: il Tan T'ien (sorta di centro di gravità fisico, NdA)  e' la mia casa.

Non ho alcun potere divino: faccio dell'onestà il mio potere divino.

Non ho mezzi: faccio della Docilità i miei mezzi.

Non ho potere magico: faccio della personalità il mio magico potere.

Non ho nè vita nè morte: faccio di un "Um" (arte di controllare la respirazione, NdA) la mia vita e la mia morte.

Non ho corpo: faccio dello stoicismo il mio corpo.

Non ho occhi: faccio del lampo i miei occhi.

Non ho orecchie: faccio della sensibilità le mie orecchie.

Non ho membra: faccio della mia prontezza i miei arti.

Non ho leggi: faccio della mia difesa la mia legge.

Non ho strategia: faccio del diritto di uccidere e di ridare vita la mia strategia.

Non ho disegni: faccio della capacità di cogliere l'opportunità il mio disegno.

Non ho miracoli: faccio delle giuste leggi il mio miracolo.

Non ho principi: faccio dell'adattabilità, a tutte le circostanze, il mio principio.

Non ho tattiche: faccio del vuoto e della pienezza la mia tattica.

Non ho talento: faccio della prontezza della mia mente il mio talento.

Non ho amici: io faccio della mia mente il mio amico.

Non ho alcun nemico: faccio dell'avventatezza il mio nemico.

Non ho alcuna armatura: faccio della mia benevolenza la mia armatura.

Non ho castello: faccio della fermezza della mia mente il mio castello.

Non ho spada: faccio della mia mente la mia spada

mercoledì 4 aprile 2012

Essere come l'acqua



Dobbiamo essere come l'acqua. Anche se l'acqua è leggera e debole, essa ha la capacità di erodere lentamente la roccia. Inesorabilmente. L'acqua è compatta e rimane sempre uguale a sé stessa, non si modifica pur adattandosi, a differenza del legno, la pietra o qualsiasi altro materiale che può essere suddiviso in pezzi. Essa può tuttavia riempire qualsiasi contenitore, ed in particolare riempire il VUOTO di ogni contenitore. L'acqua può assumere qualsiasi forma, andare dovunque, anche negli anfratti più piccoli. Quando si suddivide in tante gocce, l'acqua ha ancora la capacità di riunirsi. Anche noi uomini dobbiamo imparare a riunirci, quando ci dividiamo (o ci facciamo dividere).
La nostra azione deve essere equilibrata e deve tendere al mantenimento dell'equilibrio, interiore ed esteriore.
La natura ce lo dimostra ogni giorno: il divenire (o, in termini occidentali, lo sviluppo) avviene solo quando i cicli naturali non vengono interrotti, ma difesi, conservati e agevolati. Tutto ciò che interrompe il ciclo, anteponendo altri interessi (ad esempio economici) al divenire individuale e sociale, è destinato a crollare.

Come una diga costruita contro l'acqua, e non per essa.

venerdì 30 marzo 2012

Contro la routine



Viviamo in una società organizzata nei minimi particolari. Il Sistema ha stabilito orari, tragitti, tempi di produzione e di consumo. Persino lo svago, il famoso e sempre più raro "tempo libero", è organizzato quasi quotidianamente: c'è chi va in palestra, chi legge un libro, chi guarda la tv. Addirittura ci sono persone che, prima di tornare a casa, DEVONO comprare le sigarette o passare per il fruttivendolo.
Milioni di persone vivono così. Si alzano ogni mattina alla stessa ora, entrano in ufficio o a scuola alla stessa ora, escono alla stessa ora, vanno a casa o a fare sport, e la sera si cena e poi tv. Tutti i giorni, per anni.

Questa vita è la morte della vita. Perchè questa vita segue una sola legge: la routine. L'ordine. La ripetizione meccanica. La certezza dell'abitudine. Questi atteggiamenti non possono che far piacere al Sistema.

Invece no. Bisogna rompere la routine. Dato che non abbiamo la possibilità di rendere speciale ogni giorno che viviamo, cerchiamo almeno di renderlo diverso. Da quello precedente e da quello seguente. Non leggiamo sempre lo stesso libro: cambiamo ogni sera, sul nostro comodino, la nostra lettura. Non ascoltiamo sempre lo stesso cd in auto: cambiamo cd, o ascoltiamo la radio. Facciamo in modo che le lampadine di casa nostra non si accendano sempre alla stessa ora. Viviamo la pausa pranzo in maniera diversa: una volta mangiamo vegetariano, un'altra andiamo a mangiare fuori, una terza volta mangiamo fuori orario.
Abituiamo il nostro corpo e, soprattutto, la nostra mente ad una "concezione ciclica irregolare": tutto si ripete, ma sempre in maniera diversa.

E' una legge della natura e della storia. Vi consiglio di seguirla.

Anche le onde del mare si ripetono sempre. Ma non sono mai uguali l'una all'altra. Basta cavalcarle per rendersene conto.

giovedì 29 marzo 2012

Bodhi e l'inizio del percorso



Trovai il foglietto tra le vecchie agende di Bodhi.
Aprii e lessi:


Inizio del percorso

Non abbiamo bisogno di imparare una dottrina per vivere bene. Abbiamo bisogno di vivere. Sperimentare. Soffrire e allontanare la sofferenza. Gioire di ciò che non abbiamo. La dottrina verrà dopo l'esperienza.

Non abbiamo bisogno di maestri. In ognuno di noi c'è un sentiero, da molte vite. Sta a noi, e solo a noi, ritrovarlo e percorrerlo nuovamente, modificarlo e metterlo in sicurezza, prestando attenzione alle deviazioni e ai dirupi. Nessuno è maestro o discepolo. Nessuno è nato per insegnare o imparare. Nessuno è nato per comandare o obbedire. Nessuno è nato per un unico fine. Siamo tutti effetto di qualcosa e causa di qualcosa.

Non abbiamo bisogno di risposte, fino a quando non impareremo a porci le domande. Non dobbiamo chiedere a noi stessi più di quanto sia giusto, sia equilibrato. Eccessi e insufficienze fanno male allo spirito, prima che al corpo. Su un filo o su una tavola da surf, su una bicicletta o sulla parete di una montagna, serve equilibrio. E la vita non è diversa. Segue le stesse leggi.

Non abbiamo bisogno di odiare. L'odio non esiste. E' assenza d'amore. Se dobbiamo passare del tempo alla ricerca di qualcosa, ricerchiamo l'amore verso noi stessi, verso il prossimo, verso ogni cosa. Non nuocere agli altri è l'unico modo che abbiamo per non nuocere a noi stessi.

Non abbiamo bisogno di desiderare. Il desiderio non è negativo, sia chiaro. Il desiderio è una forza, e come ogni forza va indirizzata. Il desiderio di fumare, ad esempio, produce dipendenza e fa male alla salute; viene soddisfatto, ma dopo si ha di nuovo voglia di fumare. Il desiderio di smettere di fumare, viceversa, rompe la logica della dipendenza e fa anche bene al corpo, quindi alla natura. Dobbiamo imparare a desiderare, altrimenti il desiderio ci consuma, ci arde, e poi ci spegne.

giovedì 22 marzo 2012

Bodhi e il leone marino



Bodhi aveva un problema. Questo problema aveva tante soluzioni. Questo problema, però, causava un disagio, a lui e a chi gli stava vicino.
Bodhi non si preoccupava del problema: tra le tante soluzioni, avrebbe trovato la migliore. La meno dolorosa, o la più rapida. Bodhi si preoccupava del disagio. Per quello non c'erano medicine o cerotti. Perchè il disagio è una ferita dello spirito. Non la più profonda. Non la più sanguinante. Ma pur sempre una ferita dello spirito. Come curarla?

Bodhi rifletteva su queste cose, affacciato al terrazzo della sua casa sul mare. Sapeva che il mare gli avrebbe dato una risposta. Un sentiero d'acqua da seguire. Invisibile agli occhi mortali, troppo presi a riconoscere i sentieri d'asfalto percorsi quotidianamente. I sentieri d'acqua durano un attimo, poi si cancellano. Appena arriva un'onda, tutto si cancella. E tutto ricomincia.
Bodhi vide una coppia di leoni marini. Una femmina, accompagnata dal suo cucciolo. La madre lo spingeva e lo tirava a se. Lo coccolava e lo difendeva. Eppure lui sembrava infastidito, sofferente. Sfinita dai vari tentativi, la madre lo spinse su uno scoglio piatto e si mise di fianco a lui.
Bodhi vide la scena. Vide questa madre vicino al suo piccolo sofferente. Gli sembrò che quella femmina di leone marino stesse singhiozzando, mentre prendeva l'acqua e bagnava il suo piccolo. Di tanto in tanto, la madre si buttava in acqua, prendeva un pesce e lo portava al piccolo. Risaliva sullo scoglio e lo accudiva. Attendendo.

Bodhi capì. La madre aveva fatto e faceva tutto il possibile per alleviare i fastidi del piccolo. Se avesse potuto, la femmina di sealion avrebbe preso si di sè quei fastidi, quei disagi, ma non poteva. Non era possibile. La natura, nella sua perfezione, aveva concepito anche l'attesa che tutto passi. Una attesa che non significava inerzia: la madre si impegnava, faceva tutto il possibile.
L'attesa che tutto passi.
L'attesa che il disagio finisca.
L'attesa che la ferita si rimargini.
L'attesa che giunga l'onda, a cancellare il sentiero e il dolore.
L'attesa che sorga una nuova alba, dietro l'ultima onda.

venerdì 24 febbraio 2012

Crescere è ricordare




Esattamente un mese fa sono diventato padre. E' nato mio figlio Federico.
E' cambiato qualcosa nella mia vita? Certamente si. Risposta scontata a una domanda banale. Come ogni banalità, però, se ci si sforza di approfondire, di indagare, di entrare nella foresta delle emozioni e delle sensazioni che ognuno di noi ha a difesa del proprio cuore, si vedrà COSA è cambiato.
Non parlo, ovviamente, del fatto che si dorme di meno, che gli orari cambiano come le abitudini, che il fulcro della giornata è rappresentato dalle sue esigenze. Questo lo sanno tutti. Su queste cose - pensate un pò - scrivono libri.

Parlo dei punti di osservazione. Dei luoghi su cui ci mettiamo per tentare di vedere, di sentire, di capire. Questi luoghi cambiano. Non sono più quelli di una volta. Si fanno più obliqui, per mettere meglio a fuoco le storture di questo mondo sghembo. E' da lì sopra, o da lì sotto, che riesci a vedere meglio le povertà dell'opulenza e la ricchezza della modestia. Della semplicità. Delle piccole cose. Del sorriso impossibile di una creatura che ha pochi giorni di vita, eppure sembra sapere già tutto. E tu pensi: vuoi vedere che crescere significa dimenticare? Vuoi vedere che quando nasciamo noi sappiamo già cosa conta in una vita e cosa è assolutamente superfluo?

Guardo Federico stretto a Rachele, guardo i suoi occhi verso il cielo o verso il seno della madre, e penso a questo. Non chiede altro che amore, calore, cibo e serenità. Un giorno, sul suo viso e nella sua mente compariranno, come è successo ad alcuni di noi, l'ambizione e la volontà di guadagnare di più, il desiderio di un vestito griffato o di un cellulare alla moda. Crescendo, non apprenderà cosa serve per vivere, ma lo dimenticherà. Gradualmente. Sarà pronto a rinunciare al cibo pur di comprarsi quella maglia o entrare in quel jeans. Sarà pronto, come alcuni di voi hanno fatto, a rinunciare all'Amore per la Carriera.

Ecco cosa è cambiato in me e per me, da quando è nato Federico.
Ho capito che più si cresce più si dimentica cosa sia realmente necessario.
Come padre, spero di riuscire a fare in modo che Federico, quando sarà grande, non abbia dimenticato.
Come padre, spero che Federico ricordi.

sabato 14 gennaio 2012

Estraneo



Ti hanno sempre insegnato che esistono solo due posizioni rispetto alla società in cui vivi: il conformismo e l’anticonformismo. Tu puoi essere come la maggioranza delle persone, oppure essere “anti”, cioè “contro” la maggioranza delle persone. Ti danno un modello di vita: tu puoi aderirvi o meno. E ti hanno detto che questa tua possibilità di scelta si chiama Libertà.
Non è vero. Ti hanno preso e ti prendono per il culo. La scelta di essere a favore o contro, conformista o anticonformista, non rappresenta una libertà, bensì un obbligo. Il Sistema ha bisogno della tua scelta, perché così può dimostrarti che sei libero di scegliere. Prova a non scegliere. Prova a negare la falsa contrapposizione tra conformismo e anticonformismo. Prova a dire, anzi a gridare, che conformismo e anticonformismo sono DUE mode, DUE modelli, DUE creazioni del Sistema. Prova a tirarti fuori dai due gruppi.
Prova a dichiararti Estraneo. Né con, né contro: semplicemente Estraneo. Perché tu sai che esiste una barricata. Da una parte il Sistema, i suoi servi e i suoi utili idioti. Dall’altra, gli Estranei. Una minoranza, certo. Ma sono le minoranze a cambiare la Storia. E’ sempre stato così, e sempre sarà così. Bisogna sempre diffidare dalle masse: esse sono volubili e facilmente influenzabili o comprabili. Pochi ma buoni, nella vita e nel lavoro. Se un libro è letto da milioni di persone non vuol dire che sia un capolavoro, anzi. Molto spesso è una boiata clamorosa che ha avuto successo commerciale solo perché stimola i principali istinti di pancia delle Masse. Un film campione di incassi non necessariamente è un'opera d'arte. Probabilmente, invece, è una cagata mostruosa zeppa di effetti speciali, luoghi comuni, trame scontate e qualche attore/attrice di grido. Essere eletto con milioni di voti non vuol dire essere un leader politico valido e utile alla comunità: i voti possono essere comprati e scambiati, e lo stesso Hitler fu democraticamente eletto.
Spesso definiamo “eccezionali” quei libri, quei film, o anche quelle persone. Eppure l’Eccezione è trovare un capolavoro apprezzato da milioni di persone.

Sii una Eccezione. Impegnati ad essere ciò che conferma la Regola. Non per puro gusto di essere un bastian contrario, tipico degli anticonformisti blasè che sono ormai professionisti dell’andare contro le regole perché “fa figo”. La grandezza sta nel capire se una Regola è giusta o sbagliata. Se è giusta, difenderla a tutti i costi. Come una trincea. Come un muro. Il famoso muro di cui ti ho già parlato. Se una Regola è sbagliata, lottare per cambiarla. Con ogni mezzo. Anche il più estremo.
Perché è meglio intendersi subito: la Storia non si cambia con le raccolte di firme e gli scioperi della fame. Né si può pensare che bastano due molotov per cambiare gli eventi. La costruzione di un progetto di opposizione politica, sociale o semplicemente esistenziale è un percorso lento, non istantaneo. Come un enorme grattacielo da cui guarderai il Mondo e le sue povertà mentali. Nessuno costruirà questo grattacielo per te. Sei tu che devi gettare le fondamenta. E’ arrivato il momento.

venerdì 13 gennaio 2012

Liebe und Ehre - Amore e Onore



Mi è sempre piaciuta la poesia. Ancor di più, mi piacciono i poeti. Le loro vite. La loro arte. E quel confine netto tra loro e la sedicente società civile. Poeta è colui che scrive le solite cose in un in modo, ricordalo bene. Essi non scoprono nulla. Essi svelano. Non creano niente. Distruggono: giudizi e pregiudizi, norme e codici del benpensare, conformismo e moderatismo. Il poeta non è un muratore, che costruisce edifici. Il poeta non è uno scienziato, che inventa una formula per salvare o annientare il Mondo. Il poeta vede. Tra le impercettibili sfumature della quotidianità, il poeta vede i bianchi. E i neri. Forse per questo ho sempre amato i poeti: perché mi vedevano. Mentre tutti mi ascoltavano, loro mi sentivano. Ed io sentivo loro, nonostante fossero morti anche duemila anni prima della mia nascita.

Uno dei generi più famosi di poesie è la lirica amorosa. Praticamente tutti i poeti si sono posti il problema dell’Amore. E della ricerca della famigerata rima migliore. “Cosa fa rima con amore?”, ci hanno chiesto fin dalle elementari. I più dolci hanno risposto “cuore”. I più romantici, “dolore” (e ciò dimostra che l’esser dolci e l’esser romantici sono due cose diverse, se non proprio opposte). Anche io mi sono posto questa domanda. E dopo trent’anni ho trovato la risposta. La MIA risposta. Onore. Amore fa rima con Onore.

L’Amore è la benzina della Vita. Come la benzina alimenta il motore, così l’Amore alimenta il Conflitto, cioè il motore della Vita.
La vita è lotta, conflitto. Ed ogni conflitto è generato dall’amore. Se non ami qualcosa o qualcuno, non combatteresti mai. E’ l’amore (per te stesso, per la tua famiglia, per il tuo popolo, per la tua terra, per le tue idee) che ti fa imbracciare una penna o un fucile. Indossare una maschera (come V per Vendetta) o un paio di guantoni (come Jim Braddock).
Lo stesso Odio è generato dall’Amore. Non esiste l’Odio puro. Tu odi solo ciò che mina l’esistenza tua e delle persone che ami. Se tu non amassi qualcosa o qualcuno, non conosceresti l’Odio. E siccome l’Odio è pericoloso, il Sistema cerca di indirizzarlo lontano da se stesso. E ti induce ad amare cose o persone per le quali, in realtà, non provi nulla. Ma sei lobotomizzato.
Amando ciò che ti dicono di amare, automaticamente odi ciò che loro vogliono farti odiare.

Tirati fuori da questo schema. Impara ad amare in maniera AUTONOMA. Trovala tu la parola, l’idea, il valore che fa rima con “amore”. Io ho trovato la mia rima personale. Onore.
Si può amare in tanti modi, non c’è dubbio. Io ho deciso di amare con Onore. Voglio, cioè, rendere quotidianamente onore a tutte le persone e le idee che amo. Voglio vivere una vita fiera, dove i vizi ed i peccati di una gioventù conforme siano stati abbandonati “dall’altra parte” del muro di cui ti ho parlato precedentemente.
Il filo spinato sono le mie idee. I miei valori. Amore ed Onore sono i miei fari. Dal punto di scontro tra ciò che ero e ciò che sono si sono salvati solo l’Amore e l’Onore. Perché sono forti. Il resto, distrutto e ormai inutilizzabile, è dall’altra parte del muro. E sta bene lì.
Vivere e amare con Onore. Schiena dritta. Testa alta. Se hai una idea, combatti per essa. Se ami una persona, sii pronto ad uccidere o ad essere ucciso. Se hai combattuto con Onore, il tuo nemico te ne renderà atto. La Storia dirà di te che hai vissuto con onore. E nel Valhalla ci sarò posto anche per te.

Nella mia vita precedente ho amato. E tanto, credimi. Ma senza onore. Mi sono macchiato di azioni disonorevoli. E devo alla mia grinta se oggi sono qui a parlare con te. Avrei potuto conformarmi. Farmi trascinare dalla corrente. Attendere sulle sponde del fiume. Far finta di niente. Essere come tanti altri. Superare i miei errori, senza imparare nulla da loro.
Invece no. Ho dichiarato guerra a me stesso. Mi sono sputato in faccia ed ho reagito. Ho raggiunto il mio punto di scontro. E alla fine sono risorto. Ed ho deciso di vivere, amare, essere a modo mio. In maniera Estranea.

giovedì 12 gennaio 2012

Punto di scontro



Dico a te.
A te che hai questo scritto tra le mani.
Non so niente di te. Quanto guadagni. Per chi voti. Per chi tifi. Se indossi o meno una divisa. Se sei giovane o anziano. Se hai figli o se sei figlio. Non so niente di te, tranne una cosa: hai questo libro tra le mani. Ed è mio dovere avvisarti che al termine di questo scritto, se mai questo scritto avrà una fine visto che l’ho cominciato oggi, tu dovrai fare una scelta fondamentale. Che riguarderà te e solo te.

“E’ nelle sfumature che si cela il segreto dell’esistenza”. Sono in molti a crederlo. Io no. E ti spiego perché. Le sfumature sono una scusa. Il tentativo di dare ad un punto di incontro, ad un tacito accordo, ad un atto di moderazione una valenza superiore. Tutti i colori del mondo sono sfumature. Rosso, giallo, blu, verde. Sono tutte gradazione diverse di una medesima scala. Anche i partiti politici attuali sono così: tutte gradazioni diverse della scala del Sistema. Fingono di essere in conflitto tra loro, come il marrone col rosso. Alla fine, però, stanno tutti sulla stessa tavolozza. Tutti dalla stessa parte della barricata. E tu, su quella tavolozza, non ci sei. Non c’è posto per te. A meno che…non diventi una sfumatura anche tu. A meno che tu non sfumi la tua essenza e la tua esistenza, le tue idee e le tue azioni. Se riesci a sfumare e a sfumarti, allora il posto per te si trova. Tra i rossi, forse. O tra i verdi. Non importa dove: il Sistema ti concede un posto sulla tavolozza, a patto che tu ti sfumi, che smetti di avere contorni netti, ben marcati, fortemente delineati.

Io no. Io odio le sfumature. Perché amo la nettezza. Se i colori sono tutte gradazioni diverse di una medesima scala, tale scala ha un inizio ed una fine. Un bianco e un nero. Ecco, io sto tra i neri. Io sono l’assenza di colore, quindi il colore più puro. Ed amo me stesso e gli altri pochissimi neri che nella mia vita ho incontrato. E sai che ti dico? Amo anche i bianchi. I miei opposti. Perché sono puri. Di una purezza uguale e contraria alla mia. I bianchi e i neri non ci vogliono stare sulla tavolozza del Sistema. I bianchi e i neri stanno dalla stessa parte della barricata. I bianchi ed i neri si combattono, perché la loro vita è lotta. I bianchi e i neri non cercano un punto di incontro, ma un punto di scontro. Perché solo dallo scontro, dal conflitto, dalla lotta, può sorgere la forza pura. Quella che consente a me di dirti ciò che penso fregandomene altamente del tuo giudizio. Perché io non ho scritto questo libro per avere un tuo giudizio. Non ho scritto questo libro per convincerti che io ho ragione. Io voglio solo farti fare una cosa che il Sistema non ti fa fare più: pensare. Riflettere. In maniera AUTONOMA. Ecco la parolina magica: autonomia.

Alla fine di questo scritto tu dovrai fare una scelta. Prima di allora, io ti dirò delle cose. Sono tutte cose che ho vissuto o che ho visto vivere a persone a me vicine. Parenti ed amici. Compagni di squadra o di militanza. Non farò filosofia né utilizzerò il tipico lessico ricercato da professorone. Con questi ed altri vizi del passato ho chiuso. Ho edificato un muro, che separa ciò che ero da ciò che sono. Nessuna sfumatura, né via di passaggio: un muro alto e solido. Su questo muro ho messo del filo spinato. Ed una scritta, in tedesco: Liebe und Ehre. Amore e Onore. Ora capirai perché.

Miles Hilton-Barber: seeing is believing



"Un giorno ho capito che il problema non era la cecità, ma il mio atteggiamento verso la cecità, molta gente ha una visione perfetta, magari 20 su 20, ma è lo stesso cieca, perché non riesce a vedere il proprio potenziale. Tutti possiamo fare di più di quello che pensiamo".

Miles Hilton-Barber ha perso la vista a 25 anni a causa di una patologia degenerativa. A 55 anni si è cimentato in un volo da Londra a Sidney in ultraleggero, percorrendo un tragitto di circa 21.700 km; in seguito è stato il primo non vedente a tentare di raggiungere in slitta l'Antartide. Nel 1999 ha attraverso il deserto del Sahara. Ha gareggiato nella maratona Siberian Ice Marathon, tra i ghiacci siberiani. Ha attraversato il deserto del Qatar in 78 giorni. Ha stabilito il record per il giro più veloce per un non vedente nel Grand Prix di Malaysia, su una Lotus a 200 km/ora. Ha scalato il Monte Bianco e il Kilimangiaro. Ha fatto il giro del mondo utilizzando 80 diversi mezzi di trasporto. Ha completato più di 40 "skydives" (tuffi dall’aereo con il paracadute).

Miles Hilton-Barber è uno sportivo inglese.
Miles Hilton-Barber è un non vedente.

Miles Hilton-Barber è una dimostrazione.

M.C.Q.: Mens CorpusQue



Mi sono lasciato andare. Fisicamente, intendo. Non faccio attività sportiva da più di un mese. Non ho alzato un peso. Non ho tirato un pugno al sacco. Non ho fatto una partita di calcetto nè una corsetta. Per uno come me, abituato da anni a fare con continuità attività sportiva, singifica crollare. Significa cominciare ad accusare dolori vari, ad essere affaticato dopo ogni sforzo, seppur minimo.

Significa guardarsi allo specchio e vedere un trentenne grassoccio che ha poco da dire e ancor meno da fare.


La bilancia stamattina ha emesso la sentenza: 99 kg. Per uno alto 180 cm, decisamente troppi. Anche perchè non parliamo di tono muscolare, ma proprio di grasso. Devo riprendermi.

Il problema, però, è sempre lo stesso: ho quasi sempre fatto sport collettivi, sport di squadra. Sono quindi abituato a quel piccolo rituale che condisce ogni allenamento o ogni match: le chiacchiere prima e dopo la partita, le pacche sulle spalle o i rimproveri dei compagni, la gioia o la rabbia nello spogliatoio.

Questa "dipendenza" dagli altri è nociva, perchè conduce all'inattività. Tutti hanno una vita, e non è mica facile conciliare le esigenze di tutti. Se aspetto ancora di trovare un compagno con cui fare footing o un gruppo con cui giocare a calcetto s-i-s-t-e-m-a-t-i-c-a-m-e-n-t-e, rischio di ritrovarmi tra sei mesi pieno di dolori e di affanni, e incapace di giocare con mio figlio (che sta per nascere).


L'epoca degli sport di squadra è finita. La vita prende il sopravvento. E la mia vita non mi concede routine di sorta. Non mi concede, ad esempio, l'allenamento il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 20 alle 21.

Non posso più avere giorni fissi o orari fissi. Quindi non posso avere compagni di allenamento o di squadra fissi. Non posso più avere nulla di fisso, di determinato.

Devo adattarmi, come l'acqua del fiume quando incontra uno scoglio sul suo percorso.

Devo usare il cervello e cuore, certo, ma anche i muscoli. Perchè serve tutto, nella vita.

Serve tutto.


Mens CorpusQue. Mente e Corpo.

mercoledì 21 dicembre 2011

Frutto del passato e seme del futuro



"Gli alberi che vediamo oggi non li abbiamo piantati noi, ma i nostri antenati".

"Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli".

Questi due brevi aforismi "ecologisti", dato che si riferiscono alla Natura, sono adatti a tutto ciò che riguarda l'Uomo: dalla politica alla cultura, dalle scienze naturali all'economia. Tutto ciò che noi siamo è FRUTTO delle azioni dei nostri antenati ed è SEME della vita che consegnamo ai nostri figli.
Se i governanti applicassero questa ferrea legge della Natura alle loro politiche, tuttu vivremmo meglio.
Tutti, nessun escluso.
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giovedì 15 dicembre 2011

Non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.






Guardo i vari siti di informazione italiana, e non riesco a trovare nulla che meriti un commento. Cosa altro aggiungere alla indegna manovra economica che i bocconiani ci stanno propinando? Cosa altro dire della strage di Firenze? O delle minacce di Confindustria riguardanti la disoccupazione e la recessione? O dei sistemi autoritari e antidemocratici utilizzati dalla Fiat marchionniana? O del fallimentare vertice di Durban? O del fatto che a giorni chiuderà la discarica di Malagrotta e tra qualche mese ci ritroveremo con Roma sommersa dai rifiuti e tutti pronti a sostenere la Polverini e Alemanno "perchè adesso c'è l'emergenza rifiuti"?
Nulla. Non ho nulla da aggiungere. So che accadrà. So che potranno mettere la benzina a 3 euro al litro, ma non rinunceremo all'auto. So che potranno licenziarci senza giusta causa, e i sindacati e la "Sinistra" sottoscriveranno e voteranno questi propositi. So che si discuterà sulla rinascità del fascismo o sulla singola follia del singolo individuo. So che l'immondizia ci sommergerà e noi appoggeremo chi vuole costruire discariche. So che sosterremo chi palrerà di "emergenza rifiuti simile a Napoli", nonostante il problema non sia stato affrontato (a Roma come a Napoli) da anni. So che continueremo ad inquinare pur di avere qualche soldo in più in banca. So che appena qualcuno alzerà un dito o lancerà una pietra, sarà accusato di essere un violento di professione, un terrorista, un black bloc.

So che ciò accadrà. E' già accaduto, e accade ogni giorno.
Io mi sottraggo a questo gioco. Io ve lo dico fin da ora: non sono dalla vostra parte. Io non giustifico questa macelleria sociale che è diventata macelleria umana. Io non credo alle emergenze. Io non credo a Confindustria. Io non credo alla "sinistra" italiana. Io non credo che il Protocollo di Kyoto sia un freno. Io non credo nello sviluppo, nella crescita, nel Pil.

Io non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.
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venerdì 9 dicembre 2011

Der Waldgang



L'essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d'appoggio destinate a mandarlo in rovina. E oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina

[...]

Se le grandi masse fossero così trasparenti, così compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato, basterebbero tanti poliziotti quanti sono i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos'è la libertà. E non soltanto questi lupi sono forti in sé stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi tramettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in un branco. È questo l'incubo dei potenti.

[...]

In fondo tirannide e libertà non possono essere considerate separatamente, anche se dal punto di vista temporale l'una succede all'altra. È giusto dire che la tirannide rimuove e annienta la libertà – anche se non si deve dimenticare che la tirannide è possibile soltanto se la libertà è stata addomesticata e ormai ridotta a vuoto concetto.

[...]

Chiamiamo invece Ribelle chi nel corso degli eventi si è ritrovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all'annientamento. Ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti – perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso ad opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell'intenzione di contrapporsi all'automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo.

[...]

Quando tutte le istituzioni divengono equivoche o addirittura sospette, e persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce non per i perseguitati bensì per i persecutori, la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che ancora non si è piegato.

[...]

Ernst Jünger
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mercoledì 7 dicembre 2011

Vivere byronianamente



Di fosco azzurro mar sui lieti flutti,
Come libere l’alme, illimitati
Così i pensier, ovunque onda spumeggi,
Ov’aura ne sospinga hanno l’impero,
Un soggiorno n’additano.

[...]

chi dir può mai,
Se lui non è che pei sonanti gorghi
Corse in trïonfo, l’ esultar del core,
Il più frequente battere dei polsi,

Che il peregrin di queste vie senz’orme
Fa trepidar? Il non lontano istante
De la pugna egli invoca; ogni periglio
Cangia in diletto; avido quel più cerca,
Che più fugge il codardo, e se nell’imo

Dell’ansio petto, ridestar la speme
Ei sente, e l’ alma a forti cose alzarse,
Laddove è sol altri verrìane manco.
Non di morte timor, s’anco il nemico
Pere con noi; morte profonda è quiete,

Più d’ogn’altra profonda; a noi non cale
Che vegna, e quando; questa nostra intanto
Vita è di vita, ch’ir dee spenta un giorno;
E allor, che val, se per acciar pugnando,
O il fia da morbo? Giaccia in molli piume

Chi squallid’anni, e sua lenta ruina
Può contemplar; ivi egli a stento esali
I languidi sospir; di lì sollevi
La testa paralitica; sostenta
Noi fresca zolla; ei sul suo letto inerte

Fra le angoscie, e gli aneliti sospinge
Fuori lo spirto; un sol tremito, un balzo
Noi tragge dal penar.

[...]

Lord George Gordon Byron
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sabato 5 novembre 2011

La Terra ci manda messaggi



Non voglio assumere toni apocalittici, ma l'ennesima tragedia che si sta consumando in Liguria e Toscana dovrebbe far riflettere. A distanza di una settimana, un altro alluvione ha spazzato via strade, case, auto e soprattutto vite umane. E stavolta non possiamo nemmeno dire che l'evento fosse imprevedibile: era stato abbondantemente previsto, le televisioni non parlavano d'altro, i servizi meteo approfondivano il tema. Eppure ci ritroviamo a contare i morti, oltre ai danni materiali che sono sempre più ingenti. Un paradosso, questo: il progresso tecnologico e scientifico non solo non è riuscito a limitare i danni di questi disastri (naturali o meno), ma addirittura capita spesso che essi aumentino col passare degli anni. Come mai?

Beh, una prima risposta - forse, anzi sicuramente la più importante - ce la dà il nostro pianeta: la Terra ha visto aumentare, sia in intensità che in frequenza, il verificarsi di tali disastri. Eruzioni vulcaniche spaventose si alternano a terremoti devastanti o ad uragani che spazzano via tutto. Tutto. I vari record di intensità e di frequenza stanno cadendo uno alla volta. Gli tsunami si sviluppano con maggiore potenza e velocità. I terremoti lasciano intatte le costruzioni dei secoli scorsi, mentre fanno crollare quelle più recenti (il caso della casa dello studente di L'Aquila è emblematico).

Di chi è la colpa? Sicuramente dell'Uomo, che selvaggiamente ha costruito e costruisce il suo mondo strafregandosene altamente degli equilibri naturali. Sicuramente della sedicente Crescita, cioè di quel dogma sviluppista che vede il progresso solo in termini economici (rapporto deficit/pil) e non in termini sociali.
Economia e Comunità sono diventate, più che in passato, due acerrime nemiche: il bene dell'una è inversamente proporzionale al bene dell'altra.

Non possiamo andare avanti così. Di questo passo, l'Essere Umano rischia seriamente di fare la stessa fine dei Dinosauri: essere selezionato dalla Natura per l'estinsione. Con la particolarità che, stavolta, non subiremo una nuova era glaciale: la provocheremo noi.

La Terra ci manda messaggi inequivocabili: e' tempo di fermarsi.
Progresso e crescita non sono più sinonimi.
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