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lunedì 23 maggio 2011

Capitalismo e sedicente Democrazia



Caro Simone,
innanzitutto complimenti per la tua militanza.
Ci conosciamo da tempo e, come sai, su molte cose la pensiamo in maniera simile, se non identica.

Il tema della Democrazia mi interessa da tempo, tanto è vero che il mio unico libro, IL GOVERNO DEI MIGLIORI, parlava proprio di questo.

Il sottotitolo era: Idee per una Nuova Democrazia. Con il termine "Nuova Democrazia" volevo indicare una democrazia senza aggettivi (liberale, socialista, cristiana), che affondava le radici nelle origini della democrazia ellenica (Sparta ed Atene, per capisci) ma che ovviamente si proponeva di attualizzare quel tipo di democrazia, che è L'UNICO tipo di democrazia.
Non è proponibile, hic et nunc, ricreare la struttura democratica ateniese. Però è possibile riattualizzarla, ad esempio sganciando la democrazia dalla struttura economica della società.

Quella che noi chiamiamo Democrazia Liberale, di stampo anglo-americano e fondata sul Capitalismo, è quindi una falsa democrazia, perchè non da' governo al Popolo (Demos) ma solo ad Oligarchie (economico-culturali)organizzate. Rafforzarla, quindi, non condurrà mai alla sconfitta ed al superamento del Capitalismo, ma al massimo può condurre ad un miglioramento delle condizioni di vita dei popoli e dei cittadini. Le Oligarchie si combattono con altre Oligarchie, uguali e contrarie. Per fare una rivoluzione non servono milioni di persone, ma solo qualche centinaio.

Quindi la scelta di fronte alla quale siamo posti è: vogliamo correggere i difetti del capitalismo? Allora la democrazia liberale ci offre tutti gli strumenti per farlo.
Vogliamo abbattere e superare il Capitalismo, cioè una struttura economica onnivora fondata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo? Allora dobbiamo abbandonare gli strumenti della liberaldemocrazia e (ri)fondare la vera ed unica Democrazia, la democrazia senza aggettivi che vide la luce nella Grecia di Pericle e Leonida. Dobbiamo organizzarci in minoranze attive pronte a combattere il capitalismo e la liberaldemocrazia in ogni luogo.

Pensare globale, agire locale.

A noi la scelta.
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martedì 28 dicembre 2010

Comunicato del Movimento Zero





Movimento Zero era presente a Bologna lo scorso 18 dicembre all'assemblea nazionale chiamata a dare inizio al progetto “Uniti e diversi”.
Abbiamo accolto con favore, e tuttora appoggiamo, l'idea di creare un coordinamento e una collaborazione tra gruppi e movimenti che, pur mantenendo la loro specificità, condividano una piattaforma sulla base della quale elaborare iniziative congiunte e sviluppare un progetto comune.
Il documento costitutivo di “Uniti e diversi” ci pare ben riassuma le linee guida che rappresentano al contempo il collante tra le varie componenti di questo nuovo soggetto politico e le battaglie che lo stesso dovrebbe portare avanti.
Non ci hanno mai interessato le aree di provenienza di coloro che si avvicinano alle nostre idee e quindi non abbiamo alcun tipo di preclusione o di pregiudizio nei confronti di chi ha dato vita e ha aderito in buona fede al progetto “Uniti e diversi”.
Tuttavia, l'incontro di Bologna ha suscitato in Movimento Zero alcune perplessità, peraltro manifestate anche in tale occasione dal nostro Presidente Massimo Fini, che intendiamo in questa sede rilevare non per porre steccati o tirarci indietro rispetto alle intenzioni fin qui manifestate, ma per chiarire le nostre posizioni, favorire un dialogo costruttivo ed evitare incomprensioni e fraintendimenti.
Le nostre osservazioni concernono sia questioni di metodo che di sostanza.
Quanto alle prime, riteniamo inopportuno e fonte di infiniti quanto inutili problemi il tentativo di costituire un soggetto politico pretendendo di delegare a tutti gli aderenti la formulazione del suo manifesto costitutivo. A Bologna si è invece previsto che proprio tale ultimo documento, già elaborato e sul quale sono state raccolte le relative adesioni, possa essere emendato, costituendo a tal fine degli appositi gruppi di lavoro.
La nostra opinione è invece che qualsivoglia progetto politico non possa che nascere intorno alle idee guida elaborate da taluni e alle quali chiunque può aderire o meno. La partecipazione della “base” deve intervenire in una fase successiva, ovvero quando si tratta di approfondire e studiare le concrete modalità di attuazione delle suddette idee guida, nonché ovviamente di elaborare l'organizzazione interna al soggetto politico costituendo. In caso contrario, come a Bologna si è potuto constatare, è inevitabile che ciascuno desideri cucire il vestito a propria misura e si arrivi al punto – com'è successo – che persino uno degli elementi cardine del progetto “Uniti e diversi” - il paradigma della Decrescita – venga da taluni contestato.
Per quanto concerne invece le nostre riflessioni in ordine al contenuto del progetto politico in questione, siamo sorpresi che in un soggetto che aspira a uscire finalmente dai soliti schemi e paradigmi che caratterizzano la scena politica e proponga un radicale rovesciamento di principi consolidati anche a livello di coscienza collettiva, affiorino residui di impostazioni e strumenti caratteristici proprio della realtà che si vuole contestare e cambiare.
Movimento Zero, per essere più chiari, non intende far parte di progetti volti a convogliare le proprie energie per la costituzione dell'ennesimo partito che aspiri a portare i propri rappresentanti in Parlamento e, più in generale, che intenda muoversi rigidamente nell'alveo dei principi e delle leggi del sistema che si dovrebbe combattere. Riteniamo che decenni di storia “democratica” hanno dimostrato che l'accettazione di queste regole del gioco rende di per sé impossibile farne saltare il relativo tavolo, unico obiettivo che possa e debba interessarci.
Non abbiamo la presunzione di conoscere ed indicare quali siano le strade da percorrere, ma sicuramente ci sentiamo di escluderne alcune. Se, com'è nostra intenzione, “Uniti e diversi” deve rappresentare l'avanguardia di un progetto realmente di innovazione e di rottura con l'esistente, non può ricalcarne le stesse modalità operative.
A nostro giudizio, in questa fase, l'aspirazione degli aderenti al progetto politico in questione deve essere quella di approfondire le tematiche che ci accomunano, invece di perdersi nel tentativo di trovare elementi di condivisione su ogni tema esistente (processo, quest'ultimo, necessario proprio a chi invece aspiri a dar vita ad un partito che intenda entrare nelle istituzioni).
Condividere determinate battaglie sugli ideali che ci vedono vicini, unire i nostri sforzi nel perseguimento di specifici obiettivi comuni, sarebbe per noi già un grande risultato.
Tutto ciò altresì nella convinzione che i tempi non siano maturi per dare attuazione alle nostre idee e sia invece in questa fase storica necessario diffondere principi e paradigmi non veicolati alla collettività dal sistema politico ed informativo.

Comunicato di Movimento Zero
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mercoledì 6 ottobre 2010

La destra "sociale" chiude gli ospedali





http://progettonuovademocrazia.blogspot.com/2010/10/la-destra-sociale-che-chiude-gli.html

Chi sperava che qualcosa cambiasse per la sanità laziale con la vittoria della Polverini alle ultime elezioni regionali, è destinato a rimanere deluso.
Quando dicevamo che Destra e Sinistra, ovunque come a Roma, erano solo segnali stradali e non rappresentavano alcuna reale contrapposizione politica e sociale, venivamo accusati di "qualunquismo". Quando invitavamo a votare FUORI dagli schemi che ingabbiano da decenni la politica nazionale, o addirittura a disertare le urne, venivamo definiti "sfascisti". Quando gridavamo, inascoltati come tanti altri, che con la vittoria della Polverini o della Bonino nulla sarebbe cambiato nella sanità, nelle politiche sul lavoro, nella sicurezza, nei trasporti, nell'istruzione, nelle infrastrutture, venivamo ignorati o derisi.

Oggi si scopre che il piano di riassetto della rete ospedaliera firmato dalla governatrice ed ex sindacalista UGL, Renata Polverini, prevede il taglio di 2865 posti letto e la chiusura 24 nosocomi.

Le sedicenti "opposizioni" hanno organizzato oresidi e manifestazioni per chiedere "il ritiro del piano e una nuova stesura del testo che sia condivisa con le forze sindacali".

Una cosa è certa: la Polverini in campagna elettorale aveva garantito una ridiscussione a livello nazionale del piano di rientro, ma ciò non è avvenuto e il Lazio dovrà adeguarsi a nuovi standard di posti letto entro la fine del 2010, mentre per le altre regioni non sottoposte a piano di rientrosono previsti tre anni. Bisogna cominciare a pagare il dazio del federalismo leghista prima ancora che sia approvato?

Nuova Democrazia contrasta nel merito il piano di rientro della Giunta Polverini: se sprechi vi sono, e ve ne sono, nella sanità laziale, di certo non sono i posti letto! Come è possibile dire di voler "tagliare gli sprechi" quando poi sono solo i posti letto ad essere tagliati? E la trasformazione (visto che ufficialmente non vengono chiusi... mah!) di ospedali dove era possibile essere ricoverati in ambulatori dove fare le analisi, non contrasta col dettato costituzionale e con le norme che sanciscono un certo numero di posti letto per un tot di abitanti?
Il piano, inoltre, è fallace anche nella distribuzione territoriale: ad esempio, la zona intorno a Bracciano verrà totalmente abbandonata a se stessa. In caso di un emergenza, ad esempio di un infarto, cosa fa il cittadino? Va in un ex ospedale dove non lo potranno curare e ricoverare? E sarà costretto ad essere spostato ad almeno 30 km di distanza?
La Polverini, emblema di una destra che si autodefinisce "sociale", lo sa che a Roma e in provincia, per fare 30 km, ci possono volere ore? Lo sa che 30 km in più o in meno possono significare la vita o la morte di un cittadino?

Purtroppo a lor signori interessano solo i bilanci e gli affari dei potentati economici che li hanno eletti. A lor signori, del Popolo, non interessa nulla!


PROGETTO NUOVA DEMOCRAZIA

http://progettonuovademocrazia.blogspot.com/

La crisi dello stato liberaldemocratico




Lo stato moderno si è addentrato in una spirale di crisi, la storia attuale presenta il conto delle distorsioni socio-politiche causate dal sistema liberal-capitalista; stiamo vivendo una delle ennesime crisi economiche, di natura ciclica caratterizzanti la storia contemporanea. Si assisterà alla fine degli scenari geopolitici attuali? Gli eventi nel contesto, come quello odierno di un mondo globalizzato, mutano nel giro di pochi anni rispetto ad un secolo fa che avevano una natura più statica e i cambiamenti in senso economico e politico necessitavano un arco temporale più ampio per realizzarsi. Dal dopoguerra in poi, soprattutto l’Europa o meglio il mondo occidentale, intere generazioni di uomini e donne nell’avvicendarsi dei decenni e di molteplici legislature di governo di vario colore politico, hanno conosciuto nei loro paesi e relativamente nei rispettivi ambiti di vita lavorativa e non, le conseguenze sempre più o meno devastanti di crisi economiche caratterizzate da una continuità e conseguente incisività nel tessuto sociale come se queste fossero la normalità congiuntamente a un arrancare al limite della sopravvivenza da parte degli stessi cittadini.
Dalla caduta del muro di Berlino, dalla conseguente implosione dei sistemi politico economici comunisti, dall’autodeterminazione dei Paesi facenti parte dell’ex repubblica del blocco socialista-sovietico da parte di tutto il mondo si sperava in una rinascita e in una profusione degli effetti benefici del liberalismo democratico. La fine della contrapposizione di due scuole di pensiero quella liberale ad Ovest del mondo che prospettava un epoca di libertà, di democrazia, di pace, e quella collettivista ad est, faceva sperare in un futuro di prosperità per tutti i popoli, ma il verificarsi poi la persistenza consolidata di un’instabilità economica ha fatto si che quanto presagito fosse un’illusione. L’attuale crisi in Grecia, il primo Paese europeo, a cedere sotto la scure della dipendenza economica-monetaria del sistema-europa, rappresenta lo sfogo dell’immenso marasma causato dal pensiero liberal-democratico che ha dato manforte a un capitalismo senza freni e che ha condizionato l’operato e le scelte di ogni governo soprattutto del mondo occidentale.

La politica, l’indiziata principale per quanto accade oggi giorno, anziché assicurare la tutela delle persone ha assecondato, nel tempo, gli interessi delle leve capitaliste gestite dal sistema economico-bancario mondiale. Se il concetto di Stato fosse stato applicato nel suo reale senso ovvero in un espressione di eticità, questo sarebbe al servizio del cittadino e non viceversa in cui si assiste alla preponderanza oppressiva del sistema di potere Stato-banche sui popoli.

Uno stato etico sarebbe il regolatore di ogni squilibrio socio-politico, il mediatore tra le varie classi lavorative, l’equilibratore, con i suoi strumenti politici e sociali, di tutte le tensioni in seno alla società, tutto ciò si tradurrebbe, a titolo esplicativo, in una cancellazione degli enti inutili, nella riduzione degli sprechi, nel contenimento della burocrazia, nella lotta alla corruzione e alle complicità politico-finanziarie. Nella logica di uno Stato asservito al sistema capital-bancario mondiale in pratica in uno stato che uccide e divora i propri cittadini, assistiamo al taglio progressivo delle pensioni, al blocco degli aumenti salariali, allo smantellamento subdolo dello stato sociale, alle mancate assunzioni nella Pubblica Amministrazione, all’aumento delle tasse sulle imprese il tutto poi coincidente in una riduzione del potere d’acquisto dei redditi dei cittadini.

Di fronte a tutto lo scenario espresso, poco a nulla servono le misure correttive della spesa e gli interventi parziali di possibili liberalizzazioni al fine di assicurare una parvenza di pseudo-crescita dei Paesi. L’Europa costruendo un mercato comune su una moneta stampata e distribuita da una Banca Centrale incentiva al proprio interno la massiccia crescita di un debito nei confronti del sistema bancario stesso, il tutto causato da una progressiva spogliazione di una sovranità monetaria dei singoli Paesi decretata giuridicamente da Trattati come quello di Lisbona e di Maastrict.

Non sarebbe forse da chiedersi alla luce di quanto assistiamo oggi quale portata positiva ha generato ai cittadini europei una moneta nata senza le opportune garanzie di stabilità e benessere tanto paventato? Finché esistevano le monete nazionali uno stato era in grado di generare al proprio interno debiti che poteva coprire autonomamente con la cosidetta moneta sovrana; l’Inghilterra, gli Stati Uniti, il Giappone non operano ancora in tal senso nonostante la mole dei loro debiti interni? Con l’esposizione debitoria che ogni singolo Paese dell’Unione possiede si rende dipendente e soprattutto asservita alle disposizioni e ai dettami di una Banca Centrale.

A questo punto invece di porre l’attenzione di tutta la politica europea ai rapporti giuridici sarebbe necessario effettuare una seria riflessione sulla moneta dell’unione comprenderne i risvolti che hanno generato le contraddizioni socio-economiche dei Paesi aderenti e mascherato le incompetenze dei politici stessi che ne hanno contribuito la nascita, ma in particolar modo è opportuno soffermarsi ad analizzare sulla crisi dello stato moderno e della democrazia rappresentativa.



http://www.giovinezza.eu/

giovedì 30 settembre 2010

Il becero trionfo della democrazia liberale



La democrazia liberale consente ad un uomo o ad un partito o ad una coalizione di governare se ottiene la metà più uno dei voti dei cittadini (durante le elezioni) e dei deputati (attraverso i voti di fiducia). Questa mera espressione quantitativa non esprime affatto una qualità: ottenere la maggioranza dei voti o la fiducia dei parlamentari (che in base all'attuale legge elettorale sono nominati dai segretari di partito, non eletti dai cittadini) non garantisce affatto sulla qualità dell'azione di governo.
Ricordando che anche Hitler fu democraticamente eletto, ieri abbiamo assistito all'ennesima farsa della democrazia quantitativa e liberale: un voto di fiducia scontato, su linee programmatiche vecchie di 9 anni ripetute come se fossero novità. La cosa paradossale è che questo voto di fiducia... ha sfiduciato il Paese. Solo i più schierati possono credere che questo governo possa campare fino al termine della legislatura, magari finendo i lavori sulla Salerno - Reggio nel 2013, magari facendo il federalismo fiscale, magari riuscendo a realizzare una riforma della Giustizia.
Se posso permettermi di fare la quota di: "Si andrà ad elezioni anticipate?", dopo i discorsi di ieri non posso fare a meno di mettere il SI a quota 1,05. I finiani hanno votato la fiducia, annunciando contestualmente la nascita di un nuovo partito: in pratica hanno comunicato a Silvio che hanno bisogno di tempo per strutturarsi e radicarsi, poi faranno cadere il governo, magari sulla giustizia. La famigerata quota 316 (altro dato puramente quantitativo) senza finiani e dissidenti non è stata raggiunta, quindi de facto il governo non ha la maggioranza. Siccome, però, formalmente la maggioranza dei voti è ancora dalla parte del Governo, tale strazio continuerà ai danni dei cittadini ridotti sempre più a sudditi lobotomizzati.
Solo Antonio Di Pietro, per il quale non ho MAI votato, è riuscito a dire le cose come stanno, a chiamarle per nome, col suo stile un pò rustico ma di certo chiaro ed efficace. Tutti gli altri, dal menzognero Berlusconi alla servile maggioranza e alla finta opposizione Pd-Udc, sono stati attenti a dimostrare che la situazione è uno schifo, ma non c'è a breve una alternativa. Bisogna tenersi il morto in casa, anche se ormai è in avanzato stato di decomposizione.
Intanto il Paese va letteralmente a rotoli: la disoccupazione è ai livelli del 1999; gli stipendi sono fermi da 7 anni; l'inflazione continua a salire; il Meridione è completamente abbandonato (a se stesso o alle mafie); non c'è un piano industriale nè turistico.
La democrazia della quantità, la liberaldemocrazia, ha trionfato. Il Paese ha perso. E continua a perdere. Ogni minuto, ogni secondo.

venerdì 24 settembre 2010

Mai definirsi ANTI...



Nessuna nostalgia della Prima Repubblica; non fa parte del nostro humus culturale e metapolitico e non intendiamo cibarcene. Ma appare chiaro a tutti che 18 anni di bipolarismo “malato” hanno innestato nell’elettorato politico italiano il morbo “demonizzatore”. E’ altresi’ chiaro che il motore propulsivo di questo nuovo modo di fare politica e’ stata la strategia mediatica ANTICOMUNISTA propugnata dal Cavalier Berlusconi, che, ripetutamente salito sugli scranni del Parlamento, non piu’ tardi di qualche settimana fa ha ribadito l’immantinente pericolo della deriva comunista al potere.
Sinceramente dove il Principe di Arcore veda i comunisti in Italia, lo sa solo lui.
Ma proprio perche’ sapientemente lo sa, ossia sa che dei comunisti non c’e’ piu’ nemmeno l’ombra, continua a sfruttare l’atavica paura di stampo atlantista (che ha le sue origini del dopoguerra italiano) per cementificare il proprio elettorato composto per la maggior parte di cittadini di bassa cultura.
Dall’altra parte della riva bipolare, invece di dedicarsi a costruire un’opposizione credibile, strutturata, propositiva, e visti i chiari agganci a certe “strutture atlantiste” di oltre oceano, l’Ulivo prima, l’Unione poi, e adesso il Partito Democratico hanno sempre basato la loro strategia politica ESCLUSIVAMENTE sull’Antiberlusconismo militante, con il risultato che andati 2 volte 2 al governo ne sono usciti dopo pochi mesi con le pive nel sacco e, a questo punto, diremmo anche fortunatamente visto i programmi smembrativi che volevano attuare i governi Prodi, sotto la protezione di eminenti personalità quali Ciampi, Amato, Draghi e Padoa Schioppa, ossia tutti rappresentanti dei tecnocrati atlantici; sara’ bene sempre ricordarsi che la privatizzazione delle aziende strategiche nazionali e’ dovuta a questi signori, ed e’ grazie a loro adesso siamo costretti a mendicare il petrolio da paesi come la Libia.
Ma torniamo al nostro discorso primario.
L’elettorato italiano e’ stato letteralmente bombardato per anni e anni dalla sindrome del Buono e del Cattivo. I mezzi mediatici e giornalistici, equamente distribuiti e rappresentati, nonostante qualcuno ci voglia far credere che l’informazione sia Unipolare, hanno massacrato i gia’ poco capienti cervelli italioti con la loro propaganda Bipolare, fatta di inchieste, talkshow, finti dibattiti, intercettazione di gusto gossipparo, il tutto condito dalle quotidiane dichiarazioni dei rappresentanti politici che hanno strategicamente contribuito a mantenere sempre alto e strategicamente becero il livello della discussione politica, con i risultati che sono sotto i nostri occhi: un paese ridotto con le pezze al sedere.
E sono TUTTI COLPEVOLI.
Anticomunista, antifascista, anti-antifascista, antidemocratico, antiberlusconiano, antidemocristiano, anticattolico, antipagano, anti-immigrazione, anti-islamico… ORA BASTA !
Pare che oggi, per definire la propria visione politica e morale, sia obbligatorio definirsi "anti" qualcosa. Si è persa totalmente la capacità di affermare se’ stessi in maniera positiva: io sono... penso... faccio...Si e’ perso il gusto di proporre, di pensare, di provocare in maniera costruttiva…la tendenza continua è quella di proporre se’ stessi in maniera negativa: io NON sono... o sono CONTRO... NON penso questo....LUI E’ SPORCO…etc…
Abbiamo messo su questo laboratorio da pochi giorni e alcune riflessioni che abbiamo ricevuto sono queste: "Ma non siete antifascisti?", "Ma non siete anticomunisti?", "Ma non siete antiberlusconiani?". Sinceramente siamo rimasti alquanto perplessi ma queste domande non hanno fatto che confermare il nostro pensiero. Gli elettori, ed ancor prima, i cittadini, sono completamente inebetiti dall’offerta politica e dai messaggi mediatici che li bombardano.
E notiamo, ormai giornalmente, che questo processo, logico e linguistico, è ormai una costante di ogni dibattito politico-culturale. Il paradosso è che la contrapposizione "pro" e "anti", nella malata democrazia liberale di stampo prettamente anglo-americano che in tutto il sedicente Occidente governa (sotto finte spoglie di bipolarismi contrapposti), non ha radicalizzato lo scontro politico, portando a crescere le ali estreme, bensì ha consolidato la moderazione e la corsa al centro, ed ha fatto in modo che le estremita’ antagoniste facciano a gara per salire sui 2 carrozzoni bipolari, portando allo stadio terminale anche quei partiti, che una volta si chiamavamo Antagonisti, e che ora si svendono per una poltrona di assessore o di sottosegretario.
All’aggettivo “ESTREMA” noi non diamo un’accezione NEGATIVA e VIOLENTA, bensi’ ALTERNATIVA. Quando il Centro e i suoi contigui cartelli stradali chiamati Destra e Sinistra, sono dichiaratamente malati, allora bisogna andare a cercare la soluzione guaritrice e di urgenza Estrema, ossia in una allocazione DIVERSA. Puo’ essere alta, bassa, diritta, storta, colorata, bianca e nera, che scelga il cittadino la definizione che piu’ lo aggrada, ma deve essere obbligatoriamente DIVERSA.
Tanto per essere chiari: questo pericoloso e continuo scontro bipolare che i politici ci propugnano, di pericoloso non ha proprio niente !!! Per il Sistema non rappresenta nessun pericolo, anzi è strumentale ed utile al mantenimento dello Status Quo; la strategia e’ fingere che sia in atto uno scontro politico quando in realtà entrambi i contendenti sono dirette derivazioni del Sistema. In Italia, che governi Berlusconi o il Partito Democratico, non cambia oggi nè cambierà mai niente: chi mangiava, continuerà a mangiare; chi pativa la fame, continuerà a patirla. Le differenze saranno avvertite solo dai gruppi di potere, dalle lobbies, dai palazzinari, dai tecnocrati e dalle banche, ecc... Se governa Berlusconi, si cibano alcuni gruppi di potere; se governera’ il Pd o i Centristi, mangeranno altri commensali.
Il Popolo?
Niente. Nemmeno le briciole.
Non ci interessano grillismi senza costrutto ne’ esternazioni antipolitichesi (appunto…), ne’ tematiche populiste care a partiti una volta antagonisti ma ora ben saldati alle proprie poltrone territoriali; adesso bisogna costruire un nuovo modo di fare politica e di discutere. Inutile parlare esclusivamente di temi attuali che ora tanto vanno di moda, se poi non si e’ capaci di governare le problematiche.
La struttura deve essere globale; deve parlare al sociale ma deve anche dare risposte immediate.
Ma non risposte ANTI bensi’ risposte PRONTE.
Il sistema implodera’ da solo, ma in qualche modo dobbiamo essere preparati.
Come si esce da questa situazione?
Come si denuncia e si smaschera questa falsa contrapposizione tra "pro" e "anti"?
Innanzitutto, terminando una volta per tutte di definirsi "pro" o "anti" nella esclusiva logica della demonizzazione dell’avversario, cercando di affermare se’ stessi non per negazione, ma in maniera propositiva.
Bisogna chiudere col Novecento e con sue le contrapposizioni del secolo "breve". Fascismo, NazionalSocialismo, Comunismo, Atlantismo (ancora ben saldo) sono esperienze storiche e politiche chiuse. Ognuno dei cittadini, specie quelli meno giovani, conservera’ nel proprio ambito personale i propri “santini ideologici” come e’ giusto e logico che sia, ma per Costruire bisogna proporre un messaggio che rappresenti qualcosa di diverso. Eventualmente dalle dottrine storiche possiamo estrapolare il Meglio, ascoltare le esperienze, valutare gli errori passati, ma sempre nell’ottica di un PROGETTO NUOVO.
Bisogna lavorare con il sudore di tutti per creare qualcosa di nuovo (politicamente, culturalmente, economicamente, socialmente) che riesca a rinverdire gli antichi valori ed ideali depurandoli dal nostalgismo novecentesco e dal simbolismo-feticismo.
Una Nuova Democrazia, appunto.
Che sia Estrema, Organica, Sociale e Popolare.

L’OLIGARCA
C.S. CURSUS HONORUM

mercoledì 8 settembre 2010

Proposte per le elezioni dei Rappresentanti del Popolo.




Con grande gioia pubblico il seguente post riguardante la necessità, per una Nuova Democrazia, di ridurre il bacino elettorale e di concedere solo al Popolo (cioè la parte minoritaria, consapevole e matura della Massa) la possibilità di partecipare al voto e di eleggere i propri Rappresentanti, i quali devono necessariamente avere alcuni requisiti espressi di seguito.

Il testo che vi sottopongo è stato scritto in maniera congiunta da me e dal fondatore del blog CENTRO STUDI CURSUS HONORUM (http://msdfli.wordpress.com/ ) ed è stato pubblicato in data odierna sul Laboratorio Tecnico di Politica Sociale (http://www.giovinezza.eu/ ).


Siamo sinceramente stufi, e con noi, crediamo (o meglio speriamo) anche una buona fetta di italiani. Il motivo principale che ci spinge a proporre qualcosa di ESTREMO deriva dal fatto che nutriamo ancora la fervida speranza che una parte della popolazione italiana, ancora non inebetita, sia stanca di sopportare questa classe politica composta da “inefficienti” che cavalcano l’onda emotiva del popolino ignorante per farsi di volta in volta eleggere. Una classe politica che OCCUPA il potere, che non lo UTILIZZA per il bene della Comunità, ma OCCUPA la poltrona a Roma, negli Enti Territoriali e a Strasburgo, laddove insomma la moralità e l’impegno dovrebbero essere una caratteristica imprescindibile. Questa classe dirigenziale non fa politica, non serve il popolo in quanto Rappresentanza Eletta (non è questo il luogo e il momento in cui vogliamo parlare del Porcellum), non e’ moralmente integerrima; l’unico collante della casta politica italiana sembra essere la ricerca continua e spasmodica del consenso per la rielezione e quindi l’occupazione continua delle cariche pubbliche.

Purtroppo, quella fascia di popolazione ancora “sveglia” che si rifiuta di accettare questa situazione, ultimamente (e a dire il vero giustamente) sceglie la via dell’Astensionismo, garantendo così la sopravvivenza di questi dinosauri. E gli innocenti-colpevoli dell’elezioni di questi FINTI rappresentanti, ossia le fasce più deboli e disagiate, e quindi culturalmente più vulnerabili, sono proprio coloro che forse non sarebbero in grado di ottenere l’abilitazione di cui andremo a parlare.

Ci è capitato più volte di soffermarci ad elaborare pensieri circa la necessità di formulare proposte per una Nuova Democrazia, una DEMOCRAZIA che chiameremo ESTREMA con l’accezione piu’ ampia. Il primo passo fattivo dovrebbe essere necessariamente quello di ridurre il bacino elettorale.

Considerando PER NOI FONDAMENTALE la distinzione tra Popolo e Massa, e valutando correttamente l’etimologia della parola “Democrazia” (Governo del Popolo), abbiamo ritenuto corretto di elaborare una proposta che consenta di far votare solo ed esclusivamente colui e colei a cui venga certificato un livello minimo e necessario di conoscenza delle elementari norme del vivere civile e del funzionamento delle nostre Istituzioni.


■Esame di stato per conseguire il “Patentino di voto”, ed eliminazione totale della tessera elettorale a suffragio universale.
Con questa soluzione chi avrà conseguito il Patentino di Voto potrà esercitare il diritto di voto per le successive elezioni Amministrative, Europee e Politiche. L’Esame, un vero Esame di Stato, sarà composto da un test psico-attitudinale e da uno prettamente culturale – civico e sarà tenuto da speciali Commissioni da trovarsi in ambito Universitario o cmq di Scuola Superiore. L’accesso all’esame sarà consentito, senza discriminazioni di sesso o di militanza politica, a tutti i Cittadini Italiani incensurati compresi nella fascia di età tra i 25 e i 65 anni. Il Patentino avrà scadenza quinquennale.; al termine della suddetta scadenza, si avranno 6 mesi di tempo per “rinnovare” il patentino, attraverso il solito strumento dell’Esame di Stato, pena la decadenza del Diritto di Voto. In caso di elezioni che si tengano all’interno dei 6 mesi della “fascia di rinnovabilità” sarà comunque garantito il Diritto di Voto.

Questa la nostra proposta.

E questo sarà l’unico modo per togliere il diritto di voto a chi non è più o non è mai stato in grado di esercitarlo. Siamo stufi di sentire turpitudini quotidiane esternate dagli eletti della casta populista-nazionale.


Quale sarà il voto minimo per conseguire il patentino?

Il minimo sufficiente per affidare la responsabilità di voto a persone che conoscono come funziona il mondo che ci circonda, soprattutto conoscendo chi popola il mondo e chi governa il mondo.

Questo il punto da affrontare seriamente.

Chi ha l’intelligenza e la cultura minima per votare si dovrà sobbarcare l’onere del voto in modo da legittimare un governo che dovrà essere funzionale a tale scopo e degno di essere chiamato tale, un governo che si possa occupare anche dei problemi di chi non ha talune capacità ed il quale non deve essere gravato dell’onere di voto. Non si tratta di un discorso antropologico o discriminante, si tratta di una questione FUNZIONALE PER LA SOPRAVVIVENZA DEL NOSTRO PAESE.

Certe aberranti affermazioni che sentiamo quotidianamente, provengono da esponenti di partiti composti da industriali, faccendieri, lacchè, financo da politici iperpopulisti che fino a ieri andavano nei boschi a purificarsi con i riti celto-druidici ed ora improvvisamente sembrano diventati gli eredi di Goffredo da Buglione. Sia chiaro l’esame non dovrà avere certo intento persecutorio nei confronti di taluni partiti, che abbiamo preso solo come esempio visto che riempiono intere pagine di giornali con i loro deliri populisti. Nossignore. Dovranno avere come bersaglio bipolare sia l’elettorato di Destra che quello di Sinistra (categorie ormai culturalmente defunte) fino ad arrivare al Centro di democristiana memoria. Facciamo questa precisazione per sgombrare ogni dubbio; alcuni mesi fa, leggere un segretario Bersani che esulta per la vittoria del Partito Democratico Giapponese ci è sembrata una barzelletta tutta italiana.

L’istituzione del Patentino di Voto comporterà:

■l’immediato restrizione della Fascia di Popolazione Votante portandola dai 25 ai 65 anni.

Questo perché riteniamo inutile coinvolgere una popolazione italiana sempre più anziana nelle scelte da cui dipenderà il futuro delle giovani generazioni, anche se garantendo il Diritto di Voto ad una fascia di popolazione più matura, si tutela comunque l’humus di una parte della comunità che teoricamente dovrebbe essere più esperta e più “saggia”. Allo stesso modo, attualmente resta difficile pensare di poter lasciare il diritto di voto sotto i 25 anni, vista la scarsa attitudine formativa delle giovani generazioni. Si potrà apportare una modifica in tal senso, abbassando la soglia minima di età, dopo una adeguata riforma scolastica e la sua rigorosa applicazione nel tempo.

Il terzo passo sarà:

■Esame di stato per conseguire il “Diploma di Candidato” .

Tale esame, oltre ad avere le stesse peculiarità di quelle previste per il Patentino di Voto, prevederà comunque un grado di difficoltà maggiore (tipico dei livelli della preparazione universitaria).

Tale diploma sarà necessario per chi si vorrà candidare come Deputato / Senatore / Parlamentare Europeo / Presidente di Consiglio di Enti Territoriali / Sindaco. L’esame, a cui saranno ammessi soltanto persone con il casellario penale immacolato e senza procedimenti penali pendenti, sarà da tenersi almeno 9 mesi prima delle elezioni, in modo che la campagna elettorale sia fatta con serenità da persone con cervello, e prevederà l‘eleggibilità massima per 2 candidature comprese nella fascia di età 30-60 anni.

Il conseguimento del Diploma assegnerà la qualifica di Rappresentante del Popolo (con le varie definizioni ad uopo) che, con un indennizzo di funzione che a seconda della responsabilità e della tempistica, non potrà comunque superare i 2500 euro mensili netti.

Vi abbiamo risparmiato dunque, i soliti deliri bipolari che ci vengono proposti continuamente da giornali, telegiornali, finti dibattiti, ministri in pectore, ministri ombra, portavoce, radical-chic, radicali antagonisti…etc

Noi vogliamo soltanto la Rinascita della Patria e questo dovrà passare attraverso un’adeguata riforma anche del Bacino Elettorale e dei suoi Rappresentanti del Popolo..

Con queste nuove modifiche cesserà l’immobilismo parlamentare della Seconda Repubblica.

La NUOVA DEMOCRAZIA dovrà essere PARTECIPATIVA ma ELITARIA.

La NUOVA DEMOCRAZIA dovrà essere POPOLARE ma non POPULISTA.

E questa selezione dovrà avvenire a maglie strette almeno nel primo periodo in cui serviranno anni di ricostruzione sociale, morale e culturale.

Adesso il voto di un qualunque cretino o di un qualsiasi disonesto vale esattamente come il voto di una persona onesta e di buonsenso. E’ sempre stato questo il problema dell’Italia. Ma adesso e’ giusto che chi venga chiamato a governare una Nazione, fin dai suoi più remoti uffizi, sia obbligatoriamente scelto da chi ha dimostrato di avere una comprovata intelligenza e cultura civica. Un test che misuri il quoziente intellettivo e che rilevi una cultura decente di base sarà necessario anche per debellare l’attuale funzione “convogliatrice di consenso” svolta dai mass media che sono in mano ad un pugno di oligarchi.

Questi i primi passi.

Sulla tipologia esatta del tipo di Repubblica che proponiamo, sulla Nuova Legge Elettorale, sulla struttura della Camera dei Rappresentanti e sulla funzione dei Partiti Politici, torneremo al momento giusto.

Ma adesso, il paese non si può più permettere una classe di politica di questo livello.

martedì 7 settembre 2010

Progetto Nuova Democrazia




Nel tuo quartiere.
Nel tuo municipio.
Nel tuo comune.

Nelle strade dove cammini.
Nei giardini dove i tuoi figli vanno a giocare.

Ovunque c'è decadenza. Ovunque c'è l'assenza dello Stato. Ovunque la Comunità è abbandonata a se stessa. E subisce.

Subisce gli scippi e le violenze. Subisce la sporcizia in strada. Subisce i lampioni malfunzionanti. Subisce le strade piene di buche.

Bisogna reagire.

La vecchia democrazia ha fallito: con le raccolte di firme, i comitati, gli scioperi della fame non si ottiene nulla. Nella vecchia democrazia conta solo avere qualche "amicizia" giusta. Ogni diritto ti sembra un piacere che ti viene fatto.

Non è così. Serve una Nuova Democrazia. Serve un Popolo, non una Massa informe di gente.

Bisogna difendere e migliorare i nostri quartieri e le nostre vite.

Attivati. Non attendere nessuno, perchè nessuno verrà.

Aderisci al progetto Nuova Democrazia.

Se vuoi maggiori informazioni, contattaci:


oppure contatta


Noi siamo già in marcia...

Cos'è la Nuova Democrazia?




E' un partito politico?

No. Non ancora. Non adesso. E' una Comunità. Una libera associazione di uomini liberi, nonconformi. Estremi senza essere estremisti.
Diventerà una associazione. Poi un movimento. Poi un partito. Chissà.


Siete di destra o di sinistra?

Col Novecento abbiamo chiuso. La dicotomia Destra/Sinistra, tipica della vecchia democrazia, è fasulla oltre che superata.


Siete fascisti o comunisti?

Leggi sopra.


Qual è la differenza tra vecchia democrazia e Nuova Democrazia?

La vecchia democrazia è quella in cui vivi. Quella in cui conta apparire e possedere. Quella in cui servono gli "agganci" e le "entrature". Quella in cui i politici vengono eletti da tutti, anche da chi non conosce nulla della vita civile nazionale. Quella in cui comanda chi prende la metà più uno dei voti. Quella in cui conta solo la quantità.


La Nuova Democrazia è l'opposto: è quella in cui conta essere; quella in cui vengono sanciti e difesi i diritti ed i doveri delle persone all'interno e verso una Comunità; quella in cui i politici vengono eletti dal Popolo, non dalla Massa; quella in cui i Rappresentanti del Popolo eletti dallo stesso non guadagnano cifre esorbitanti come oggi; quella in cui la Politica non è una professione, ma una passione; quella in cui conta la qualità.


I vostri obiettivi?

Difendere e migliorare la vita delle persone nei propri quartieri.
Diffondere e sviluppare il concetto di Comunità.
Rifondare culturalmente, socialmente e politicamente la Comunità.

lunedì 6 settembre 2010

Il Patentino di voto




Lo scambio di opinioni è il sale di ogni vera democrazia.

Mi è capitato più volte di esporre il mio pensiero circa la necessità, per una Nuova Democrazia, di ridurre il bacino elettorale: considerando FONDAMENTALE la distinzione tra Popolo e Massa, e valutando correttamente l'etimologia della parola democrazia (Governo del Popolo), ho ritenuto e continuo a ritenere necessario consentire di votare solo a chi ha un minimo di conoscenza delle elementari norme del vivere civile e del funzionamento delle nostre Istituzioni.

Su un blog "amico", cioè affine per ideali e militanza, nonostante le ovvie e salutari differenze, è stato postato un articolo molto interessante, che vi sottopongo:


http://msdfli.wordpress.com/2010/09/04/il-patentino-di-voto/

IL PATENTINO DI VOTO

Esame di stato per conseguire il “Patentino di voto”, ed eliminazione totale della tessera elettorale a suffragio universale. Solo chi avrà diritto al Patentino di Voto potrà esercitare il diritto di voto per le elezioni amministrative, europee e politiche. Questa la nostra proposta. E questo sarà l’unico modo per togliere il diritto di voto a chi non è in grado di esercitarlo. Siamo stufi di sentire turpitudini quotidiane esternate dagli eletti della casta populista-nazionale.

Per questo proponiamo un esame di stato, un test psico-attitudinale-culturale per concedere il “patentino di voto”, con scadenza decennale come la patente di guida.

Oltre a ciò, l'immediato ristrengimento della fascia di popolazione votante portandola dai 25 ai 65 anni. Inutile coinvolgere una popolazione italiana sempre più anziana nelle scelte da cui dipenderà il futuro delle giovani generazioni. Altresì difficile poter portare il diritto di voto sotto i 25 anni vista la scarsa attitudine formativa delle giovani generazioni. Si potrà apportare una modifica in tal senso, abbassando la soglia minima di età, dopo una adeguata riforma scolastica e la sua rigorosa applicazione nel tempo.

Da cosa derivano queste proposte così radicali ?

Dal fatto che la popolazione ancora non inebetita non riesce più a sopportare questa classe politica composta da analfabeti che cavalcano l’onda emotiva del popolino ignorante. Questa gente OCCUPA il potere, non lo UTILIZZA per il bene della comunità, ma OCCUPA la poltrona a Roma, negli Enti Territoriali e a Strasburgo. Questa classe non fa politica, non serve il popolo in quanto rappresentante eletto, ma cerca esclusivamente il consenso per la rielezione. Purtroppo questa fascia di popolazione ancora "sveglia" spesso sceglie, a dire il vero giustamente, l'astensionismo, garantendo così la sopravvivenza di questi dinosauri. E gli innocenti-colpevoli dell'elezioni di questi rappresentati sono proprio coloro che forse non sarebbero in grado di conseguire il Patentino di Voto, ossia le fasce più deboli e disagiate, e quindi culturamente più vulnerabili.

Certe affermazioni che sentiamo quotidianamente provengono da esponenti di partiti composti da industriali, faccendieri o lacchè, da politici populisti che fino a ieri andavano nei boschi a purificarsi con riti celtico-druidici e che ora improvvisamente sono diventati eredi dei Crociati di Goffredo da Buglione. Si passati dai Celti direttamente ai difensori del Santo Sepolcro e, magari, il prossimo salto li vedrà Rivoluzionari Francesi o indomiti sessantottini. Sia chiaro l'esame non deve certo avere valore persecutorio nei confronti di taluni partiti, che abbiamo preso solo come esempio visto che riempiono intere pagine di giornali con i loro deliri populisti. Nossignore. Deve valere sia per l'elettorato di Destra che per quello di Sinistra (categorie ormai culturalmente defunte). Perché alcuni mesi fa, leggere un Bersani che esulta per la vittoria del Partito Democratico Giapponese ci è sembrata una barzelletta tutta italiana. A cosa siamo arrivati ? Al confronto elettorale globale che polarizza consensi grazie alle elezioni vietnamite o senegalesi?

Vi risparmiamo dunque, i deliri bipolari che ci vengono proposti continuamente da giornali, telegiornali, finti dibattiti, ministri in pectore, ministri ombra, portavoce, radical-chic, radicali antagonisti...etc...etc...vogliamo soltanto la Rinascita della Patria e questo dovrà passare attraverso un'adeguata riforma anche del sistema elettorale.

Ecco perché necessiterà l’esame di stato per avere il “patentino di voto”.

La NUOVA DEMOCRAZIA dovrà essere PARTECIPATIVA ma ELITARIA.
La NUOVA DEMOCRAZIA dovrà essere POPOLARE ma non POPULISTA.

E questa selezione dovrà essere a maglie strette almeno nel primo periodo in cui serviranno anni di ricostruzione sociale, morale e culturale. Adesso il voto di un qualunque cretino vale come il voto di una persona di buonsenso. E’ sempre stato questo il problema dell’Italia. E’ giusto che chi viene chiamato a governare una Nazione venga scelto da chi ha una comprovata intelligenza e cultura. Un test che misuri il quoziente intellettivo e che rilevi una cultura decente di base è necessario anche per debellare l'attuale funzione "convogliatrice di consenso" svolta dai mass media che sono in mano ad un pugno di oligarchi.

Quale sarà il voto minimo per conseguire il patentino?

Il minimo sufficiente per affidare la responsabilità di voto a persone che conoscono come funziona il mondo che ci circonda, soprattutto conoscendo chi popola il mondo e chi governa il mondo.

Questo il punto da affrontare seriamente. Chi ha l’intelligenza e la cultura minima per votare si dovrà sobbarcare l’onere del voto in modo da legittimare un governo che dovrà essere funzionale a tale scopo e degno di essere chiamato tale, un governo che si possa occupare anche dei problemi di chi non ha taluni capacità e non deve essere gravato dell'onere di voto. Non si tratta di un discorso antropologico o discriminante, si tratta di una questione FUNZIONALE PER LA SOPRAVVIVENZA DEL NOSTRO PAESE.

Questi i primi due passi.

Il terzo passo sarà un esame e un test più approfondito per il conseguimento del DIPLOMA DI CANDIDATO per chi si vorrà candidare come Deputato o Senatore, da tenersi 6-12 mesi prima delle elezioni, in modo che la campagna elettorale sia fatta da persone con cervello, accompagnato dall'eleggibilità massima per 2 candidature nella fascia di età 30-60 anni.

Il paese non si può più permettere una classe di politica di questo livello.

B.W.



Oltre ad essere ovviamente felice per l'utilizzo della formula NUOVA DEMOCRAZIA (finalmente si incomincia a comprendere meglio cosa indica), voglio sottolineare che condivido il 99% di ciò che è scritto.

Le mie personali obiezioni, o più correttamente “suggerimenti”, sono le seguenti:

- la scadenza del patentino, secondo me, deve essere quanto una legislatura (5 anni), dopodichè bisogna rifare l’esame. Se si vuole. Se non si vuole, non si ha diritto di voto. Importante unire la VOLONTA’ dell’elettore al diritto di voto.

- concordo sui 25 anni e sulla riforma scolastica. Non concordo sui 65 anni di limite max per votare perchè credo sia giusto che anche gli anziani possano partecipare alla vita politica fino alla morte, come accadeva ai saggi nelle antiche Comunità o Polis.

- Il diploma di candidato è un’ottima idea. Deve inglobare anche: la fedina penali linda e pulita (eccezion fatta per i reati politici o di opinione, che non possono e non devono escludere un candidato) e l’accettazione ad una indennità di Rappresentante del Popolo (basta con parlamentari, consiglieri, assessori, ecc…) che non può superare i 2.000 – 2.500 euro mensili netti.


venerdì 3 settembre 2010

Riflessioni sull'immigrazione



Uno dei fenomeni socio-economici e culturali contemporanei più frequenti è il fenomeno migratorio: orde di essere umani abbandonano, costretti dal Capitalismo, le loro terre natie per raggiungere quelli che, parafrasando Baudelaire, possiamo definire "paradisi artificiali": luoghi in cui immaginano di trovare lavoro, ricchezza, opportunità. Luoghi che, però, non esistono se non nelle loro menti.

L'Italia, per posizione geografica e per morfologia del territorio, è sicuramente il "paradiso artificiale" più ambito e più facile da raggiungere per i popoli africani e per i popoli slavi. Essi giungono nel nostro Paese convinti di trovare qui ciò che non hanno più (o non hanno mai avuto) nel loro Paese: lavoro, possibilità di guadagno, o anche nuovi mercati ove impiantare le proprie attività legali, semilegali o criminali.

Non nascondiamoci dietro i due vizi principali di ogni analisi liberaldemocratica contemporanea quando si parla di immigrazione: il perbenismo cattocomunista e la xenofobia fascio-leghista. Non tutti gli immigrati vengono in Italia per cercare riscatto e una vita migliore, nè sono tutti disgraziati e criminali (specie se clandestini). Il rapporto clandestinità=criminalità non è affatto scontato.

I fenomeni migratori non possono essere affrontati come vorrebbero la Chiesa e la Sinistra (accogliamoli tutti, abbattiamo le frontiere, volemose bbene), nè come indicano la Lega e il Pdl (reato di immigrazione clandestina, sparare sui barconi, espulsioni di massa). Il centrosinistra provò a regolamentare l'immigrazione (legge Turco-Napolitano), ma fallì miseramente e aprì la strada alla famigerata Bossi-Fini, che ha fatto più danni di quelli che doveva risolvere.


La domanda fondamentale è: perchè la gente emigra? Sicuramente, la prima causa è economica. La gente emigra perchè vuole fuggire dalla povertà e vivere in maniera più dignitosa, o magari svoltare e diventare ricca. Se i loro paesi non subissero in maniera così pesante le decisioni imposte dal Sistema capitalista, impoverendosi sempre più, probabilmente la maggior parte dei migranti resterebbe nelle terre natìe.

Pertanto possiamo affermare che il primo motore dell'immigrazione è il capitalismo, che impoverisce i paesi di provenienza spingendo i popoli a cercare altrove una vita migliore. La prima lotta da fare, quindi, è contro il Sistema capitalista globale.

E questa causa, questo primo motore, ha ripercussioni su tutti gli altri ambiti: socioculturale, innanzittutto; politico, subito dopo. Una guerra tra poveri, o una guerra tra gruppi criminali. L'affermazione aggressiva di una cultura sull'altra, o l'annullamento delle differenze culturali. In politica si passa da "il voto agli immigrati" a "spariamo sui barconi".



La soluzione, lo diciamo chiaramente, è nella ricerca di un equilibrio tra solidarietà e sicurezza. Un equilibrio che però non si raggiunge diminuendo la prima e la seconda. Non un punto di incontro, ma un punto di scontro.

Innanzitutto, chiusura TOTALE delle frontiere fino a quando:

1) gli immigrati regolari attualmente in italia non si siano integrati (lavoro, casa, figli nelle nostre scuole, ecc...)
2) il nostro tasso di disoccupazione non sia sceso sotto il 3%.


Non è accettabile che un paese con una disoccupazione alta quanto l'Italia, e con i problemi di integrazione che quotidianamente si producono, continui a pensare di far entrare stranieri in Italia. Qui non si parla di razza o etnia: si parla delle problematiche economiche, sociali, politiche e culturali che il Sistema non vuole risolvere.

mercoledì 1 settembre 2010

Divieto di definirsi "anti"




Anticomunista, antifascista, anti-antifa, antidemocratico, antiberlusconiano, ecc...
Pare che oggi, per definire la PROPRIA visione politica e morale, bisogna definirsi "anti" qualcosa.
Si è persa la capacità di affermare se stessi in maniera positiva: io sono... penso... faccio...
Invece, la tendenza è di affermare se stessi in maniera negativa: io NON sono... o sono CONTRO... NON penso questo....

Da quando ho messo su questo piccolo blog, dove provo a condividere coi pochi lettori le mie personali riflessioni, non ricevo domande che non siano: "Ma sei antifascista?", "Ma sei anticomunista?", "Ma sei antiberlusconiano?".

Nel mio primo, e finora unico, libricino (IL GOVERNO DEI MIGLIORI) ho provato ad immaginare una Nuova Democrazia, una democrazia estrema, oligarchica, organica e popolare.
Per il semplice fatto che abbia accostato la parola Oligarchia a quei discorsi, mi hanno definito antidemocratico. Non sapendo definirmi, non sapendo COSA sono, hanno pensato bene di dirmi COSA NON sono.

E noto che questo processo, logico e linguistico, è ormai una costante di ogni discorso politico-culturale. Il paradosso è che la contrapposizione "pro" e "anti", nella malata democrazia liberale di stampo anglo-americano che in tutto il sedicente Occidente governa, non ha radicalizzato lo scontro politico, portando a crescere le estreme, bensì ha consolidato la moderazione e la corsa al centro! In pratica, questo pericoloso conflitto... di pericoloso non ha un cavolo! Per il Sistema non rappresenta nessun pericolo, anzi è strumentale ed utile alla continuazione del Sistema: far finta che è in atto uno scontro, quando in realtà entrambi i contendenti sono dirette derivazioni del Sistema.

In Italia, che governi Berlusconi o il Pd, non cambia nè cambierà niente: chi mangiava, continuerà a mangiare; chi faceva la fame, continuerà a farla. Le differenze saranno avvertite solo dai gruppi di potere, dalle lobbies, dai palazzinari, dalle banche, ecc... Se governa Berlusconi, mangiano alcuni gruppi; se governa il Pd, mangiano altri gruppi. Il Popolo? Niente.

Come si esce da questa situazione? Come si denuncia e si smaschera questa falsa contrapposizione tra "pro" e "anti"?
Innanzittutto, terminando una volta per tutte di definirsi "pro" o "anti" qualcosa o qualcuno: affermando se stessi non per negazione, ma in maniera positiva.
Poi, bisogna chiudere col Novecento e con le contrapposizioni di quel secolo "breve". Fascismo, Nazismo, Comunismo, ecc... sono esperienze storiche e politiche chiuse.
Infine, bisogna lavorare per creare qualcosa di nuovo (politicamente, culturalmente, economicamente, socialmente) che riesca a rinverdire gli antichi valori ed ideali depurandoli dal nostalgismo novecentesco e dal simbolismo-feticismo.
Una Nuova Democrazia, appunto. Che sia Estrema, Oligarchica, Organica e Popolare.

mercoledì 30 giugno 2010

Progetto Nuova Democrazia




Il progetto de L'Oligarca è costruire una Nuova Democrazia tramite una rigenerazione politica, culturale e morale del Popolo.
L'Oligarca crede che la InformAZIONE, il NonConformismo, la posizione Estrema, siano gli strumenti principali per operare tale rigenerazione.

Se vuoi finanziare questo progetto, magari pubblicizzando le tue attività o iniziative, contattami alla mail ant.lucignano@libero.it

Ogni singolo euro verrà utilizzato per il Progetto Nuova Democrazia. Per questo motivo, L'Oligarca si riserva la possibilità di rifiutare finanziamenti, sponsorizzazioni e pubblicità da persone o aziende fedeli al Sistema.


Il sito di Progetto Nuova Democrazia è:
http://progettonuovademocrazia.blogspot.com/