Visualizzazione post con etichetta Nichilismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nichilismo. Mostra tutti i post

giovedì 22 maggio 2014

Informali, nasce la Cospirazione del Fuoco Nero



Dopo aver letto su RadioAzione.org questo documento pubblicato da alcuni militanti dell'area anarchica informale, ho pensato che fosse interessante postarlo sul mio blog. Da un po' di tempo sto seguendo le vicende della FAI - Federazione Anarchica Informale e, in generale, dell'anarchismo informale e nichilista. Lo scritto sotto riportato rappresenta, a mio avviso, un esempio topico di ciò che l'informalità sia e voglia.

Diamo vita alla Cospirazione del fuoco nero, con un attacco compiuto il 7 maggio 2014. A due anni dal giorno in cui i nostri compagni anarchici e fratelli Nicola Gai e Alfredo Cospito colpirono l’ A.D. di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi con dei colpi d’arma da fuoco. A loro, con vendetta e amore sono dedicate queste nostre azioni.
Durante la notte del 7 maggio abbiamo posizionato un ordigno incendiario su un distributtore di benzina, l’ordigno forse mal costruito stando all’inesperienza, non ha svolto il suo compito di distrutore tramite il fuoco, ma fisicamente armati di alcune trance abbiamo tagliato tutti i tubi di erogazione del carburante. Mentre appena un mese prima abbiamo attacato fisicamente alcuni bancomat.
Abbiamo trascorso molto tempo a riflettere sulla questione dell’informalità e il dar vita a un gruppo d’azione. Durante queste
riflessioni, tra risate e inquietudini, dibattiti accesi, desideri e ansie,
progetti e strategie, abbiamo deciso di dar vita alla Cospirazione del Fuoco Nero ed entrare in guerra con la megamachina del dominio.
Siamo Anarchici d’azione, rifiutiamo qualunque modello centralista di organizzazione che attenui la nostra rottura con tutto l’esistente.
Parliamo di una nuova Anarchia e di conflittualità permanente, senza dogmi nè “avanguardie rivoluzionarie”.
Come Cospirazione del Fuoco Nero siamo e saremo una rete
informale di cellule autonome d’azione diretta. Una rete che lotta per
l’Anarchia con le lancette puntate sul Qui ed Ora.
Abbandoniamo definitivamente il basso profilo dell’Anarchismo sociale, e passiamo a un conflitto permanente contro ogni Potere, senza arrestarci di fronte alle conseguenze legali, mettendo in gioco tutti noi stessi.
Siamo Anarchici e non avvocati preoccupati delle leggi del nostro nemico.
Ci liberiamo dal cappio al collo e della frustrazione e della sconfitta.
Tutte le azioni che compieremo e rivendicheremo come Cospirazione del Fuoco Nero, formano parte della guerra che dichiariamo al dominio, alla civilizzazione e alla sua società.
Purtroppo molto pochi oggi sono quelli che parlano e propongono una sovversione esistenziale delle nostre condizioni di vita, quelli che rivendicano una liberazione totale di fronte alla degradazione della nostra esistenza.
Esistenza che viene valutata in base al possesso di oggetti morti e illusioni.
Pertanto, per noi la questione non è se siamo più o meno liberi in questo mondo, ma se accettiamo di continuare a vivere in una maniera che ci opprime.
Vediamo intorno a noi tante persone, inclusi poveri, operai, carcerati,
immigrati ecc. che vivono dipendenti da questo mondo e dalla sua civilizzazione come se fosse la cosa più preziosa che hanno.
Per questo noi, come Anarchici Nichilisti, dichiariamo guerra a tutto, alla mano che tiene la frusta come alla schiena che la sopporta. Riteniamo che non basti dedicarci a ideologie indulgenti che offrono sempre un alibi all’immobilità e alla passività del ”popolo sfrutato”. E’ questo “popolo oppresso” che ogni 4 anni vota per i propri tiranni, è il “popolo” che vede nei propri padroni dei modelli da imitare, è il
“popolo” quello che entra in estasi con la droga del consumismo, è il “popolo” che crede come una religione nella proprietà, è il “popolo” che chiede “più polizia, più carceri, più tecnologia…”.
E’ basandosi su questa critica che fa irruzione la tendenza Anarchica Nichilsta e la nostra prospettiva antisociale.
Queste azioni che rivendichiamo con questo comunicato andiamo a inserirle nel PROGETTO FENICE, sono per noi stessi, per i nostri fratelli e le nostre sorelle in guerra contro qualunque potere, sono per i nostri compagni e la nostra compagna della CCF incarcerati come per chi continua fuori, sono per i compagni Anarchici Gianluca Iacovacci e Adriano Antonacci, per Niccolò Blasi, Claudio Alberto, Mattia Zanotti, e la compagna Chiara Zenobi come per tutti i
compagni e tutte le compagne nei circuiti dell’ Alta Sorveglianza qua in Italia come in qualunque nazione, sono per Andreas Tsavdaridis e Spyros Mandylas, sono per i nostri fratelli e le nostre sorelle sequestrati nelle galere del dominio in ogni parte del mondo, dall’Indonesia al SudAmerica.

COSPIRAZIONE del FUOCO NERO – FAI-FRI
NIENTE MENO DI TUTTO!
CON LE LANCETTE
PUNTATE SUL QUI ED ORA!
________________________________

sabato 19 ottobre 2013

Basta coi cattivi maestri! Evviva i cattivi discepoli!



Ogni volta che una pietra infrange il vetro di un Mc Donald's, sento parlare di "violenti".
Ogni volta che una trave sfascia un bancomat, sento parlare di "teppisti".
Ogni volta che una molotov incendia l'asfalto, sento parlare di "terroristi".
Ogni volta che un presidio reagisce alle cariche della sbirraglia, sento parlare di "antagonisti".
Ogni volta che un manifestante vestito di nero fa qualcosa che ai benpensanti non piace, sento parlare di "Black Bloc".
Ogni volta che c'è una occupazione, sento parlare di "comunisti" o "anarchici".
E soprattutto, ogni volta che accadono queste cose sento parlare di "cattivi maestri".
Chi c'è dietro questi pericolosi sovversivi che distruggono tutto e attentano alla liberaldemocrazia occidentale? Su quali scritti si sono formati? Chi li spinge a compiere tali deplorevoli atti?
C'è chi la butta in filosofia: Nietzche, Marx, Lenin, Stirner e altri sarebbero i cattivi maestri. Altri puntano su qualcosa di più contemporaneo: Negri, Evola, Bonanno, fino ad arrivare a Travaglio (!) e Grillo (!!).

Mi fa piacere tutto ciò. Godo nel vedere i pennivendoli di regime attaccare tutte le forze e le individualità antisistemiche, accusandole di essere i bravi discepoli dei succitati cattivi maestri.
Non hanno ancora capito che noi siamo i cattivi discepoli di quei buoni maestri che bazzicano la Trilateral, il Club Bilderberg, la Bocconi, il Corriere della Sera, i vari think tank neocons o neodem, Confindustria, il sindacato collaborazionista, i partiti liberaldemocratici, e munnezza varia. Noi abbiamo preso gli insegnamenti di queste strutture di Sistema, li abbiamo analizzati, li abbiamo criticati e lavoriamo per capovolgerli.

Si, siamo proprio dei cattivi discepoli...

lunedì 16 settembre 2013

Dissertazioni disgreganti uniche



Frammenti raccolti dispari sul Monte della Solitudine consentono alla mia mente di scoprire limiti ed orizzonti, obiettivi ultimi e primi piccoli passi. L'indecenza della morale della nostra epoca mi colpisce, mi sporca, ma non mi contagia. Ne sono immune: non per miracolo, ma per scelta. Ho scelto di non seguire la vostra morale. Ho scelto di non camminare al vostro fianco, perchè io non sono nato per stare in un gregge. Forse, nemmeno in un branco. Io sono nato per stare in un angolo anche quando stiamo tutti in cerchio. Io sono nato per stare un passo avanti nella lotta e un passo indietro nel suicidio di massa a cui vi siete condannati. Io non sono vostro complice. Io non sono vostro amico. Io posso solo essere un esempio, per quei rari spiriti tra di voi che hanno deciso di abbandonare la pecorile servitù della materia ed hanno scelto di pensare e agire liberamente.
Individui, certo. Unici nel nostro essere unici. Non riconducibili ad una categoria, ad una etichetta, ad un logo, ad una griffe. I nostri spiriti hanno abbandonato i recinti morali della vostra epoca rampante: se i nostri corpi ci seguiranno, sarà un bene; altrimenti moriremo, ma potremo dire di aver vissuto davvero. "Nel recinto c'è ancora l'umanità intera", dite voi. E' vero, più o meno: nel recinto c'è l'umanità intera... tranne me e quei pochi come me. Quel recinto salterà in aria, un giorno. Quel recinto verrà disintegrato, un giorno. Chi lo farà saltare in aria? La massa che è ancora rinchiusa o quei pochissimi spiriti liberi - poveri illusi! - che ne sono fuori? Datemi un soldo, e lo punterò sui secondi.

Voi guardate la mano che ogni giorno timbra il cartellino, e siete contenti. Non riuscite a scorgere l'odio che c'è dietro e dentro quella mano. Voi avete creato i vostri nemici. 
Voi avete creato me.

giovedì 12 settembre 2013

Pouget e il Sabotaggio



Dopo gli arresti di tre militanti No Tav accusati di TERRORISMO, a cui questo blog dichiara la propria solidarietà e affinità, urge spiegare per l'ennesima volta quale sia la differenza tra azione di sabotaggio e azione terroristica.
Per farlo, bisogna spiegare cosa sia il Sabotaggio. Per questo, oggi vi propongo un'interessante sintesi de "Il Sabotaggio" di Emile Pouget, sindacalista rivoluzionario francese.

La parola «sabotaggio» fino a una quindicina di anni fa, era soltanto un termine di gergo indicante non l'atto di fare del sabotaggio ma quello, immaginoso ed espressivo, di azione compiuta «a scarpate».
In seguito esso si è trasformato in una formula di lotta sociale ed è al Congresso Confederale di Tolosa, nel 1897, che ha ricevuto il battesimo sindacale. Il nuovo venuto non fu accolto, in un primo tempo, negli ambienti sindacali, con eccessivo entusiasmo. Alcuni lo vedevano assai di malocchio rimproverandogli le sue origini plebee, anarchiche ed inoltre la sua... immoralità. Malgrado questa diffidenza, che rasentava l'ostilità, il sabotaggio ha ormai le simpatie operaie. […]

Ciò nonostante non bisogna pensare che la classe operaia abbia atteso, per praticare il sabotaggio, che questo tipo di lotta ricevesse la consacrazione dei Congressi Corporativi. Il sabotaggio come tutte le forme di rivolta e di lotta è vecchio quanto lo sfruttamento umano. Da quando un uomo ha avuto la criminale ingegnosità di trarre profitto dal lavoro di un suo simile, da quel giorno lo sfruttato ha cercato d'istinto di dare meno di quanto esigesse il suo padrone. […]
Può presentarsi un caso dove il sabotaggio non sia una rappresaglia? Oppure si riscontra un atto di sabotaggio solo in risposta ad un atto di sfruttamento? Quest'ultimo, in alcune particolari condizioni in cui si manifesta, non produce e legittima tutti i gesti di rivolta quali che siano?
In questo modo ritorniamo alla nostra prima affermazione: il sabotaggio è vecchio quanto lo sfruttamento umano! […]
È nel 1895 che, per la prima volta, in Francia troviamo traccia di una manifestazione teorica e cosciente di sabotaggio.
Il Sindacato Nazionale dei ferrovieri faceva allora una campagna contro un progetto di  legge — il progetto Merlin-Trarieux — che cercava di interdire ai ferrovieri il diritto al sindacato. Si pose la questione di rispondere alla votazione di questa legge con lo sciopero generale e a questo proposito Guérard, segretario del sindacato, e con questo titolo delegato al Congresso dell'Unione Federativa del Centro, pronunciò un discorso categorico e preciso: i ferrovieri non sarebbero indietreggiati davanti a nessun ostacolo per difendere la libertà sindacale e avrebbero saputo, all'occorrenza, rendere lo sciopero effettivo ricorrendo a certi metodi. Egli faceva allusione ad un metodo ingegnoso e poco costoso: «... con due soldi di una certa materia, utilizzata sapientemente, — dichiarò — ci è possibile mettere una locomotiva nell'impossibilità di muoversi...».
Questa chiara e brutale affermazione che apriva orizzonti imprevisti, fece grande scalpore e suscitò una profonda agitazione negli ambienti capitalisti e governativi che, ormai, non potevano considerare senza angoscia la minaccia di uno sciopero delle Ferrovie. […]
A partire dal 1895 la spinta è data. Il sabotaggio, che era stato praticato dai lavoratori inconsciamente e istintivamente, riceve — sotto la denominazione popolare che gli viene data — la sua consacrazione teorica e prende posto tra i mezzi di lotta accertati, riconosciuti, approvati e preconizzati dalle organizzazioni sindacali. […]
«Il mio parere è che, invece di limitarsi a protestare, sarebbe meglio entrare in azione e invece di subire le ingiunzioni dei dirigenti, abbassando la testa quando dettano le loro fantasie, sarebbe più efficace rispondere a tono. Perché non rispondere ad uno schiaffo con un calcio?...» […]
È comprensibile che dalla radicale differenza tra la classe operaia e la classe borghese, derivi una diversa moralità. Effettivamente sarebbe strano che pur non essendoci niente in comune tra un proletario ed un capitalista la morale facesse eccezione. Sarebbe semplicemente assurdo che le azioni ed i gesti di uno sfruttato venissero valutati e giudicati con il criterio del suo nemico di classe. La verità è che, come in questa società ci sono due classi, ci sono anche due morali: quella dei capitalisti e quella dei proletari. […]
I borghesi vogliono precisamente impadronirsi dell'eccedenza della produzione e, a tale scopo, hanno soppresso la morale naturale e ne hanno inventata un'altra, che hanno fatto stabilire dai loro filosofi, esaltare dai loro predicatori, cantare dai loro poeti […].
Di questa morale scellerata la classe operaia è dunque riempita a profusione. Dalla nascita fino alla morte, il proletario ne è invischiato: egli succhia questa morale con il latte più o meno adulterato del biberon che, per lui, sostituisce troppo spesso il seno materno; più tardi, nelle scuole, gliela si inculca ancora, in dosi sapienti, ed il condizionamento continua in mille e mille modi diversi finché, sdraiato nella fossa comune, dormirà il suo sonno eterno.
L'intossicazione è talmente profonda e persistente che uomini dal ragionamento chiaro e acuto ne restano, loro malgrado, contaminati. È il caso di Jaurès che, per condannare il sabotaggio, si è rifatto a tale etica, creata ad uso dei capitalisti. […] Egli si è limitato a delle affermazioni di carattere sentimentale, ispirate dalla morale degli sfruttatori, e che non sono altro che il rimescolamento delle teorie degli economisti borghesi, rimproveranti agli operai francesi le loro esigenze e i loro scioperi, accusandoli così di mettere in pericolo l'industria nazionale. Il ragionamento di Jaurès è, in effetti, dello stesso tipo, con questa differenza: al posto di fare vibrare la corda patriottica, tocca il punto dell'onore, la vanità, la gloriuzza del proletariato che ha cercato di esaltare. La tesi sbocca nella negazione sostanziale della lotta di classe, perché non tiene conto del permanente stato di guerra tra il capitale ed il lavoro. Ora il buon senso suggerisce che, essendo il padrone il nemico principale dell'operaio, non è sleale tendergli delle imboscate anonime piuttosto che combatterlo a viso aperto.
Dunque, nessuno degli argomenti derivati dalla morale borghese è valido per confutare questa ed altre tecniche proletarie; egualmente, nessuno di tali argomenti è valido per giudicare i fatti, le azioni, i pensieri o le aspirazioni della classe operaia. […]
I proletari si comportano come un popolo che, dovendo resistere all'invasione straniera e non sentendosi abbastanza forte per affrontare il nemico in battaglia campale, si lancia nella guerra di imboscata, di guerriglia. Lotta spiacevole per i grandi corpi d'armata, lotta talmente orripilante e micidiale che, per lo più, gli invasori rifiutano di riconoscere ai franchi-tiratori il carattere di belligeranti. Questa esecrazione della guerriglia, da parte delle armate regolari, è simile all'orrore ispirato dal sabotaggio ai capitalisti. In effetti il sabotaggio è, nella guerra sociale, ciò che la guerriglia è nelle guerre nazionali: esso nasce dagli stessi sentimenti, risponde alle stesse necessità ed ha sulle mentalità operaia identiche conseguenze.
Si sa quanto la guerriglia sviluppi il coraggio individuale, l'audacia e lo spirito di decisione; altrettanto si può dire del sabotaggio: esso tiene in allenamento i lavoratori, impedisce loro di affondare in una fiacchezza perniciosa e, necessitando di un'azione permanente e senza respiro, sviluppa lo spirito d'iniziativa, abitua ad agire da soli, eccita la combattività. […]
Esaminando le modalità del sabotaggio operaio, abbiamo visto che, indipendentemente dalla forma e dal momento di applicazione, la sua caratteristica principale è quella di colpire il padrone nei profitti. Contro di esso, così com'è indirizzato a colpire soltanto i mezzi di sfruttamento, le cose inerti e senza vita, la borghesia non ha rimedi sufficienti. 

[Le sabotage, Librairie Rivière 1911; traduz. italiana Sabotaggio, La Fiaccola 1973 - tratto da Finimondo ]

martedì 10 settembre 2013

Sputo berlinese #1



La chiave entra nella serratura e martella. Sento distorsioni urbane sopra cortine di ferro e muri cancellati dall'Antica Berlino dei nostri anni ruggenti. Non guardare il tappeto: ci ho disegnato sopra oscene figuri d'amplessi dimenticati e vigorosi, come l'anarchia delle barricate di Kreuzberg e i primi centri sociali. I sogni d'Autonomia scorrevano lungo i binari della U2 diretti a Punkow.
La brevità di un graffio, di un riff dimenticato.
Il minimalismo della tua bellezza inebria ogni angolo della città, tra i tram che squarciano la nebbia umida e i capelli colorati che scendono lascivi lungo i crinali di una testa vuota e piena di idee.
Ideali.
Sogni.
Aspetto che il tram arrivi. Aspetto che la luce se ne vada, e mi lasci sprofondare dentro oceani di oscuri lampioni nazisti. Una bomboletta spray ababndona la mia tasca e colora il mio muro e il mio mondo di un nero, di una negazione di colori.
E' tutto finito, e non abbiamo ancora cominciato.
Abbiamo mosso i primi passi senza sapere di essere già in ritardo.
Abbiamo sognato che il bianco si sporcasse quando abbiamo capito che la purezza non è di questo mondo. Ci hanno condannati per questo. Condannati a vivere le loro esistenze tranquille. A rallentare i battiti del cuore. Eppure ancora ci emozioniamo, quando incrociamo gli occhi della persona che amiamo. Ancora le viscere si contorcono, quando sentiamo la sua voce insinuarsi nelle orecchie, sfiorando i capelli come carezze d'aliti.
E sputi d'esistenza rabbiosa.

sabato 7 settembre 2013

Novatore e il Nichilismo



Vi propongo uno scritto di Renzo Novatore, uno dei principali esponenti del cosiddetto "Anarco-individualismo" o, molto più chiaramente, "Nichilismo".
In questo scritto, Novatore illustra la personale e autonoma visione della vita e del divenire. Lo stile utilizzato ricorda quello di alcune avanguardie artistiche, tra cui il Futurismo.

I
Sono individualista perché anarchico, e sono anarchico perché sono nichilista. Ma anche il nichilismo lo intendo a modo mio…
Non mi occupo di sapere se esso sia nordico od orientale, né se abbia o non abbia una tradizione storica, politica, pratica o teorica, filosofica, spirituale od intellettuale. Mi dico nichilista solo perché so che nichilismo vuol dire negazione!
 Negazione di ogni società, di ogni culto, di ogni regola e di ogni religione. Ma non agogno al Nirvana come non anelo al pessimismo disperato ed impotente dello Schopenhauer, che è qualche cosa di peggio della stessa rinnegazione violenta della vita. Il mio, è un pessimismo entusiasta e dionisiaco come le fiamme che incendiano la mia esuberanza vitale, che irride a qualsiasi prigione teoretica, scientifica e morale.
E se mi dico anarchico individualista, iconoclasta e nichilista, è appunto perché credo che in questi aggettivi siavi l'espressione massima e completa della mia volitiva e scapigliata individualità, che, come un fiume straripante, vuole espandersi impetuosamente travolgendo argini e siepi, fintanto che, urtando in un granitico masso, s'infranga e si disperda a sua volta. Io non rinnego la vita. La sublimo e la canto.

II
Chi rinnega la vita perché crede che questa non sia che Male e Dolore e non trova in se stesso l'eroico coraggio dell'autosoppressione è — per me — un grottesco posatore, un impotente; come è un essere compassionevolmente inferiore colui che crede che l'albero santo della felicità sia una pianta contorta sulla quale tutte le scimmie possono arrampicarsi in un più o meno prossimo avvenire, e che allora la tenebra del male sarà fugata dai razzi fosforescenti del vero Bene…


III
La vita — per me — non è né un bene né un male, né una teoria né un'idea. La vita è una realtà, e la realtà della vita è la guerra. Per chi è nato guerriero la vita è una sorgente di gioia, per gli altri non è che una sorgente di umiliazione e di dolore. Io non chiedo più alla vita la gioia spensierata. Essa non potrebbe darmela ed io non saprei più che farmene ormai che l'adolescenza è passata…
Le chiedo invece la gioia perversa delle battaglie che mi danno i fremiti dolorosi delle sconfitte ed i voluttuosi brividi delle vittorie.
Vinto sul fango o vittorioso nel sole, io canto la vita e l'amo!
Per l'anima mia ribelle non vi è pace che nella guerra, come, per il mio spirito vagabondo e negatore, non vi è felicità più grande della spregiudicata affermazione della mia capacità di vivere e di tripudiare. Ogni mia sconfitta mi serve soltanto come preludio sinfonico ad una nuova vittoria.


IV
Dal giorno ch'io venni alla luce — per una casuale combinazione che non mi importa ora di approfondire — portai con me il mio Bene ed il mio Male.
Vale a dire: la mia gioia e il mio dolore ancora in embrione. L'uno e l'altro progredirono con me nel cammino del tempo. Quanto più intensa ho provata la gioia tanto più profondo ho inteso il dolore.
Ma questo non può essere soppresso senza la soppressione di quello.
Ora ho scardinato la porta del mistero ed ho sciolto l'enigma della Sfinge. La gioia ed il dolore sono i due soli liquori componenti la bevanda eroica colla quale si ubriaca allegramente la vita. Perché non è vero che questa sia uno squallido e pauroso deserto ove non germina più nessun fiore né più matura nessun frutto vermiglio.
Ed anche il più possente di tutti i dolori, quello che sospinge il forte verso lo sfasciamento cosciente e tragico della propria individualità, non è che una vigorosa manifestazione d'arte e di bellezza.
Ed anch'esso rientra nella corrente universale dell'umano pensiero coi raggi folgoreggianti del crimine che scardina e travolge ogni cristallizzata realtà del circoscritto mondo dei più per ascendere verso l'ultima fiamma ideale e disperdersi nel sempiterno fuoco del nuovo.


V
La rivolta dell'uomo libero contro il dolore non è che l'intimo passionale desiderio d'una gioia più intensa e più grande. Ma la gioia più grande non sa mostrarsi all'uomo che nello specchio del più profondo dolore, per poscia fondersi con questo in un enorme e barbaro amplesso. Ed è da questo enorme e fecondo amplesso che scaturisce il superiore e saettante sorriso del forte, che attraverso la lotta canta l'inno più scrosciante alla vita.
Inno intessuto di disprezzo e di scherno, di volontà e di potenza. Inno che vibra e palpita fra la luce del sole che irradia le tombe; inno che rianima il nulla e lo riempie di suoni.


VI
Sopra lo spirito schiavo di Socrate che accetta stoicamente la morte e lo spirito libero di Diogene che accetta cinicamente la vita, si erge l'arco trionfale sul quale danza il sacrilego frantumatore de' nuovi fantasmi, il radicale distruttore di ogni mondo morale. È l'uomo libero che danza in alto, fra le magnifiche fosforescenze del sole.
E quando si alzano dai paludosi abissi le gigantesche nubi gonfie di cupa tenebra per impedirci la vista della luce ed ostacolarci il cammino, egli si apre il varco a colpi di Browning o ferma il loro corso colla fiamma del suo pensiero e della sua fantasia dominatrice, imponendo loro di soggiacere come umili schiave ai suoi piedi.
Ma solo chi conosce e pratica i furori iconoclastici della distruzione può possedere la gioia nata dalla libertà, di quella unica libertà fecondata dal dolore. Io mi ergo contro la realtà del mondo esteriore per il trionfo della realtà del mio mondo interiore.
Nego la società per il trionfo dell'io. Nego la stabilità di ogni regola, di ogni costume, di ogni morale, per l'affermazione di ogni istinto volitivo, di ogni libera sentimentalità, di ogni passione e di ogni fantasia. Irrido ad ogni dovere ad ogni diritto per cantare il libero arbitrio.
Schernisco l'avvenire per soffrire e godere nel presente il mio bene ed il mio male. L'umanità la disprezzo perché non è la mia umanità. Odio i tiranni e detesto gli schiavi. Non voglio e non concedo solidarietà perché credo che sia una nuova catena, e perché credo con Ibsen che l'uomo più solo è l'uomo più forte.
Questo è il mio Nichilismo. La vita, per me, non è che un eroico poema di gioia e di perversità scritto dalle mani sanguinanti del dolore e del male o un sogno tragico d'arte e di bellezza!

Renzo Novatore 
[Nichilismo, Anno I, n. 4, 21 maggio 1920]

martedì 3 settembre 2013

Nechaev e il Catechismo del Rivoluzionario


Vi propongo un testo del 1868. L'autore è Sergei Nechaev, rivoluzionario nichilista russo e fondatore del movimento "Narodnaya Rasprava" (Vendetta del Popolo) che può essere considerato uno dei principali anticipatori e ispiratori dell'anarchismo russo (e non solo).
Il Catechismo del Rivoluzionario è un'opera realizzata per un solo scopo: porre gli obiettivi ultimi verso deve tendere colui che ha deciso di essere un rivoluzionario, inteso non come un edificatore di un Nuovo Mondo, bensì come distruttore del Mondo attuale.
Questa posizione, che viene espressa con termini e concetti volutamente provocatori ed estremizzati, è da considerarsi molto attuale: chi oggi combatte lo status quo e auspica una ribellione (o magari una rivoluzione) farebbe bene a lavorare sull'edificazione di un mondo migliore o sulla distruzione, sulla NEGAZIONE del Sistema sociale contemporaneo? Qual è il compito dei ribelli e dei rivoluzionari oggi? Costruire o distruggere? Affermare o negare? 
A voi la risposta.


IL CATECHISMO DEL RIVOLUZIONARIO

1. Il rivoluzionario è un uomo perduto in partenza. Non ha interessi propri, affari privati, sentimenti, legami personali, proprietà, non ha neppure un nome. Un unico interesse lo assorbe e ne esclude ogni altro, un unico pensiero, un'unica passione – la rivoluzione.

2. Nel suo intimo, non solo a parole, ma nei fatti, egli ha spezzato ogni legame con l'ordinamento sociale e con l'intero mondo civile, con tutte le leggi, gli usi, le convenzioni sociali e le regole morali di esso. Il rivoluzionario è suo nemico implacabile e continua a viverci solo per distruggerlo con maggior sicurezza.
3. Il rivoluzionario disprezza ogni dottrinarismo e ha rinunciato alle scienze profane, che egli lascia alle generazioni future. Conosce un'unica scienza, la scienza della distruzione. Per questo, e soltanto per questo, egli studia attualmente la meccanica, la fisica, la chimica e perfino la medicina. Per questo egli studia giorno e notte la scienza viva – gli uomini, i caratteri, le situazioni e tutte le condizioni del regime sociale presente, in tutti gli strati possibili [sic]. Lo scopo è uno soltanto la distruzione rapida di questo immondo regime.

4. Egli disprezza l'opinione pubblica. Disprezza e detesta la morale vigente nella società in ogni suo motivo e manifestazione. Per lui è morale tutto ciò che contribuisce al trionfo della rivoluzione; immorale e criminale tutto ciò che l'ostacola.

5. I1 rivoluzionario è un uomo perduto, spietato verso lo Stato e verso la società istruita in genere; da essa non deve dunque aspettarsi nessuna pietà. Fra lui da una parte, lo Stato e la società dall'altra, esiste uno stato di guerra, visibile o invisibile, ma permanente e implacabile – una guerra all'ultimo sangue. Egli deve imparare a sopportare la tortura.

6. Duro verso se stesso, deve essere duro anche verso gli altri. Tutti i sentimenti teneri che rendono effeminati, come i legami di parentela, l'amicizia, la gratitudine, lo stesso onore, devono essere soffocati in lui dall'unica, fredda passione per la causa rivoluzionaria. Per lui non esiste che un'unica gioia, un'unica consolazione, ricompensa e soddisfazione: il successo della rivoluzione. Giorno e notte, deve avere un unico pensiero, un unico scopo: la distruzione spietata. Aspirando freddamente e instancabilmente a questo scopo, deve essere pronto a morire, e a distruggere con le proprie mani tutto ciò che ne ostacola la realizzazione.

7. La natura del vero rivoluzionario esclude ogni romanticismo, ogni sensibilità, entusiasmo e infatuazione. Esclude anche l'odio e la vendetta personali. La passione rivoluzionaria, diventata in lui una seconda natura, deve in ogni momento essere unita a un freddo calcolo. Dovunque e sempre, egli deve essere non ciò cui lo incitano le sue tendenze personali, ma ciò che l'interesse generale della rivoluzione gli prescrive [di essere].

Il rapporto del rivoluzionario con i suoi compagni
8. Per un rivoluzionario, un amico è solo uno che ha dimostrato con le sue azioni che egli è anche un rivoluzionario. L'amicizia, la dedizione o altri obblighi dell'amico dipende dalla sua utilità per la causa rivoluzionaria.

9. La solidarietà tra i rivoluzionari non richiede discussioni. La forza del lavoro rivoluzionario dipende da questo. I compagni che sono sullo stesso livello di comprensione e di passione rivoluzionaria dovrebbero, per quanto possibile, discutere insieme le principali azioni e giungere a conclusioni unanimi. Tuttavia, durante l'esecuzione di ogni piano deve contare solo su se stesso. Per eseguire le varie azioni distruttive, ognuno deve agire da solo, e chiedere consiglio o aiuto dai suoi amici solo se è necessario per il successo.

10. Ogni compagno sarà utile ai diversi ranghi rivoluzionari,chè siano di secondo o terzo rango. Bisogna essere considerato come parte del capitale rivoluzionario e si viene messi a sua disposizione per cercare di renderlo il più utile possibile. Bisogna considerare come un capitale da investire il condannato per il trionfo della causa rivoluzionaria, ma non è autorizzato a provvedere personalmente che il capitale venga investito senza il consenso degli altri compagni per la piena causa rivoluzionaria.

11. Quando un collega ha un problema, e si vuole decidere se salvarlo o no, il rivoluzionario non si deve far guidare dai  sentimenti personali, ma solo dagli interessi della causa. Pertanto, è necessario valutare attentamente l'utilità del compagno in difficoltà e il costo dello sforzo per salvarlo, e decidere se costui ha un peso maggiore la causa

Il rapporto del rivoluzionario con la società
12. L'accettazione di un nuovo membro all'interno dell'organizzazione, uno che ha dimostrato la sua lealtà non con le parole ma con le  azioni, è qualcosa che può essere deciso solo con il consenso unanime.

13. Un rivoluzionario entra nel mondo dello Stato e del mondo intellettuale, e vivere al loro interno, con il solo scopo di rapida e totale distruzione. Ci sarà un rivoluzionario, se avete qualche simpatia per alcuni di quel mondo, o se ci si ferma alla distruzione di un qualsiasi stato di cose, relazioni o altre cose che appartengono a questo mondo in cui tutto deve essere altrettanto odiato. Peggio per lui se ha famiglia, gli amici o relazioni d'amore; non potrà essere un rivoluzionario se si ferma a queste cose.

14. Con il proposito della distruzione impietosa, il rivoluzionario può e spesso deve vivere nella società, fingendo di essere ciò che non è. Il rivoluzionario deve penetrare tutto dappertutto: le classi superiori e medie, dal mercante di negozio alla chiesa, dal palazzo nobiliare ai mondi della burocrazia, dall'esercito alla letteratura compresa anche la Third Division (la polizia segreta); incluso anche dentro il Palazzo d'Inverno (lo Zar).

15. Tutto questa società sporca sarà suddivisa in diverse categorie. La prima categoria è chi morirà senza indugio. L'Organizzazione di compagni rivoluzionari compilerà gli elenchi dei detenuti, tenendo conto dei potenziali danni che possono fare per la rivoluzione, ed eliminati al primo posto in cima alla lista.

16. Unendo queste liste, ordinatamente e raggruppate dei condannati, non deve essere presa in considerazione la malvagità personale dell'uomo o che provoca l'odio fra i compagni o le persone. Che il male e l'odio possono essere utilizzati temporaneamente per guidare la rivolta delle masse. E 'necessario tener conto del grado in cui la sua morte potrebbe portare alla causa rivoluzionaria. Prima di tutto, è necessario distruggere coloro che possono fare più male per l'organizzazione rivoluzionaria, o usarli per causare la morte improvvisa e violenta  di coloro che dirigono il terrore nel governo, indebolendo il loro potere e privandola della sua più energica e intelligente.

17. Il secondo gruppo è costituito da quelle persone che sono autorizzati a vivere temporaneamente, perché i loro terribili atti porterà il popolo a una rivolta inevitabile.

18. La terza categoria comprende una moltitudine di persone di alta posizione, gli animali che non hanno una grande intelligenza ed energia, ma hanno solo la ricchezza oltre allo status sociale, le connessioni, influenza e potere. Devi sfruttare in ogni modo possibile, coinvolgerli, confondere, e  conoscere, per quanto possibile, i loro segreti sporchi, al fine di assoggettarli. Il suo potere, l'influenza, le connessioni e la ricchezza potrebbe diventare un tesoro e un grande aiuto per molte imprese rivoluzionarie.

19. La quarta categoria è quelle degli ambiziosi e liberali di varie tonalità. Si può cospirare con loro, fingendo che seguono ciecamente, ma al tempo stesso li hai sotto controllo, conoscere tutti i segreti, coinvolgere il più possibile... in modo che si sporcano e danneggiano lo stato con le proprie mani.

20.La quinta categoria consiste in dottrinari, cospiratori e rivoluzionari che tagliano una grande figura sulla carta o nelle loro combriccole. Essi devono essere costantemente spinti a fare dichiarazioni compromettenti: di conseguenza, la maggior parte di essi saranno distrutti, mentre una minoranza diventeranno veri rivoluzionari.

21. La sesta categoria, e molto importante,sono le donne. Queste dovrebbero essere divise in tre categorie. In primo luogo, quelle donne "con la testa d'aria" e quindi inconscie e senz'anima, possono essere utilizzati nello stesso modo degli uomini delle categorie terza e quarta. La categoria successiva sono le donne che sono appassionate, dedicate e di talento e non sono ancora pienamente consapevoli, austere e rivoluzionarie. Essi dovrebbero essere usate come gli uomini della quinta categoria. Infine, queste donne sono del tutto nostre, cioè coloro che hanno accettato il nostro programma e sono completamente dedicate a lui. Sono i nostri compagni, e li consideriamo il nostro tesoro più prezioso senza il cui aiuto non possiamo avere successo.

L'atteggiamento dell'Organizzazione sul popolo
22. L'organizzazione non ha altro obiettivo che la completa liberazione e la felicità della gente, cioè, il lavoratore comune e ordinaria. Ma con la convinzione che la felicità per questo rilascio è possibile solo per mezzo di una rivoluzione popolare totale e distruttiva, quindi l'Organizzazione incoraggerà, con tutti i suoi mezzi e risorse per lo sviluppo e l'intensificazione di tali calamità e di mali per far esaurire la pazienza al popolo e portarlo a una rivolta totale.

23. Su "Rivoluzione" la nostra organizzazione non intende un modello o padrone,nel senso classico occidentale,a una mossa che si ferma sempre e si inchina ai diritti della proprietà privata e alle tradizioni di ordine pubblico e alla,così detta, civiltà e moralità. Né la rivoluzione si intende un modulo che è stato finora limitato a deporre un modello politico per sostituirla con una che tenta di creare uno Stato,chiamiamolo così,rivoluzionario. L'unica rivoluzione che può essere di beneficio per il popolo sarà la rivoluzione che distruggerà alla radice ogni componente dello Stato, e può distruggere tutte le istituzioni tradizionali dello Stato, di ordine sociale e classista in Russia.

24. L'Organizzazione non cerca di imporre dall'alto una nuova organizzazione per il popolo. La futura organizzazione crescerà, senza dubbio, dal movimento popolare e dalla vita, ma che sarà il compito delle generazioni future. Il nostro compito è la distruzione spietata, terribile, completa e universale.

25. Quindi, per essere più vicina alla gente, abbiamo bisogno di unità con gli elementi della vita popolare, a partire dall'inizio del potere dello Stato a Mosca in cui il popolo ha continuato a protestare, non solo a parole ma con azioni contro qualsiasi ciò che è direttamente o indirettamente abbia a che fare con lo Stato: contro la nobiltà, contro i burocrati, contro il clero e contro i kulaki (i contadini ricchi, proprietari delle piantagioni che hanno usato schiavi o servi). Uniamoci con i banditi audaci, gli unici veri rivoluzionari in Russia.

26. Iscriviti a questo mondo con una forza invincibile e indomito: questo è l'obiettivo della nostra organizzazione, il nostro complotto e il nostro compito.

Tratto da Nexus Co