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martedì 18 marzo 2014

La dignità e il lupo



“[...]Quella fiaba parlava di un branco di lupi che erano messi un po’ male perché non mangiavano da parecchio tempo, insomma attraversavano un brutto periodo. Il vecchio lupo capo branco però tranquillizzava tutti, chiedeva ai suoi compagni di avere pazienza e aspettare, tanto prima o poi sarebbero passati branchi di cinghiali o di cervi, e loro avrebbero fatto una caccia ricca e si sarebbero finalmente riempiti la pancia. Un lupo giovane, però, che non aveva nessuna voglia di aspettare, si mise a cercare una soluzione rapida al problema. Decise di uscire dal bosco e di andare a chiedere il cibo agli uomini. Il vecchio lupo provò a fermarlo, disse che se lui fosse andato a prendere il cibo dagli uomini sarebbe cambiato e non sarebbe più stato un lupo. Il giovane lupo non lo prese sul serio, rispose con cattiveria che per riempire lo stomaco non serviva a niente seguire regole precise, l’importante era riempirlo. Detto questo, se ne andò verso il villaggio.
Gli uomini lo nutrirono coi loro avanzi, e ogni volta che il giovane lupo si riempiva lo stomaco pensava di tornare nel bosco per unirsi agli altri, però poi lo prendeva il sonno e lui rimandava ogni volta il ritorno, finché non dimenticò completamente la vita di branco, il piacere della caccia, l’emozione di dividere la preda con i compagni.
Cominciò ad andare a caccia con gli uomini, ad aiutare loro anziché i lupi con cui era nato e cresciuto. Un giorno, durante la caccia, un uomo sparò a un vecchio lupo che cadde a terra ferito. Il giovane lupo corse verso di lui per portarlo al suo padrone, e mentre cercava di prenderlo con i denti si accorse che era il vecchio capo branco. Si vergognò, non sapeva cosa dirgli. Fu il vecchio lupo a riempire quel silenzio con le sue ultime parole:
“Ho vissuto la mia vita come un lupo degno, ho cacciato molto e ho diviso con i miei fratelli tante prede, così adesso sto morendo felice. Invece tu vivrai la tua vita nella vergogna, da solo, in un mondo a cui non appartieni, perché hai rifiutato la dignità di lupo libero per avere la pancia piena. Sei diventato indegno. Ovunque andrai, tutti ti tratteranno con disprezzo, non appartieni né al mondo dei lupi né a quello degli uomini . . . Così capirai che la fame viene e passa, ma la dignità una volta persa non torna più.”

Tratto da EDUCAZIONE SIBERIANA, romanzo di Nicolai Lilin
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giovedì 5 dicembre 2013

Vite Passate



Da tempo riflettevo sulla necessità di far diventare L'Insorgente qualcosa di più di un semplice blog personale, dove il sottoscritto dava semplicemente sfogo alle proprie passioni, polemiche, riflessioni. 
Credo profondamente che tutto ciò che pensiamo, diciamo, scriviamo, dipingiamo... insomma, ogni nostra creazione non appartiene solo a noi. Non avremmo mai potuto realizzare qualcosa (una poesia, una canzone, un romanzo, un dipinto, una scultura, un film) senza ricevere influenze da ogni parte: dal nostro quartiere, dai nostri amici, dal lavoro che facciamo, dai libri che leggiamo, dai film che vediamo, dalla musica che ascoltiamo.
Tutto è in relazione. Tutto è paritario. Una sorta di baratto mistico-mentale. Senza competizione. Senza profitto. Senza major o editori del cazzo. Hai qualcosa da dire? Sull'Insorgente puoi farlo. Hai ancora una fiamma dentro? Non la far spegnere.
Libertà. Comunità. Poesia. Rivolta. Negazione.

C'è chi ha risposto all'appello. Lo conosco da anni, e so che anche la sua fiaccola arde ancora, nonostante la vita abbia provato e provi ogni giorno a spegnerla. Ha scritto una poesia grunge: valutate voi, secondo me è clamorosamente bella. Si intitola "Vite Passate", e l'autore si chiama Fabrizio.

Inciampo nella disfatta 
Circondato da un grumo di gente
Rigetto pensieri di carta
Inondato da ciò che si sente

con la mente ritorno al passato
le mie mani si muovono lente
conati per ciò che ho mangiato
ed il viso diviene bollente 

ripenso a ciò che son stato
e a ciò che rifiuto abilmente
ritrovo un sorriso ormai perso
per ciò che pensava la gente

Mi chiedo cos’è mai successo
Al ragazzo che irrideva la sorte
E ritrovo ginocchia sbucciate
E le scarpe sempre più rotte

Così Immerso tra le piaghe del tempo
dedicandoti queste poche righe
concludo magari in un modo violento
con un bel brindisi alle nostre nuove vite
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venerdì 13 settembre 2013

Il Manifesto del Futurismo Libertario



Vi sottopongo oggi un articolo pubblicato nel 1912 da La Barricata, a firma deò futurista libertario Renzo Provinciali. Tale articolo viene comunemente considerato il Manifesto del Futurismo Libertario.

I
Camille Mouclair, il chiaro pubblicista francese, pubblicava tempo fa ne “la depéche de Toulose” un accurato studio sul Futurismo, in rapporto al giudizio e la critica del pubblico e a gli attuali avvenimenti guerreschi.
E sono invero notevoli i criteri pronunciati dal Mouclair in questo suo lungo articolo, denso di pensiero e vario di forma, ma incompleto e manchevole, poiché egli ha appena sfiorato il punto, dirò così, scabroso del Futurismo, cioè il punto di contatto con l’ideale anarchico.
Dice il Mouclair:”il Futurismo sta costituendosi, trasformandosi, in un vero partito, poichè va annettendosi delle idee politiche e sociali”. Ciò infatti è indiscutibilmente vero, ma non è meno vero che il Futurismo non ha mai avuto una perfetta apoliticità, che non si è mai ristretto in sole manifestazioni artistiche, ma, uscendo dal confusionismo Marinettiano, ha assunto spesse volte varie tinte politiche a seconda de gli avvenimenti e de gli uomini che questi stessi avvenimenti promuovevano.
Quando Marinetti pubblicò il suo manifesto, che fu poi quello del Futurismo, sul “Figaro” di Parigi, il 29 febbraio 1909, egli certamente non aveva ciò preveduto, dimodoché il manifesto futurista non fu che la vibrata, violenta, nuovissima espressione di giudizii estetici e artistici “di un poeta giovane e delirante” come dice il Mouclair, di un grande poeta, aggiungo io.


Ma l’ora presente, l’ora critica del Futurismo, e due anni di esperienza consigliano, impongono al Futurismo di tracciarsi una netta e sicura linea di condotta in fatto di politica. Così tutte le incertezze, tutti i dubbi, tutte le personcine pseudo-futuristiche saranno eliminate e un più grande Futurismo sorgerà da questa purificazione.
Ma, e qui sta il busilli, su quale ideale politico potrà ispirarsi al nuovo Futurismo? Già nel manifesto del futurismo, Marinetti esaltava ad un tempo: ”la guerra, sola igiene del mondo, il patriottismo, il militarismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si lotta e si muore”.
Stridenti illogicità queste, dal punto di vista pratico e politico, ma ugualmente esaltabili per un artista che ignora cosa sia la logica e non bada che a l’estetica. E questo estetismo artistico può, poteva essere compatito allora anche dal futurista anarchico, non ora che da taluni futuristi queste esaltazioni estetiche sono state considerate e valutate come esaltazioni pratiche e reali.
Perciò io credo, anzi sono sicuro, che occorra una spiegazione tra le due interpretazioni non diverse, ma opposte che sono state accomunate da l’oscura ed infelice esposizione d’un concetto artistico.
E’ possibile che ancora i futuristi anarchici, i sovversivi anche in generale, possano ancora dividere la responsabilità de le esaltazioni tripoline di Marinetti e di De-Maria ? No, certamente. Perciò in questa sua ora critica il futurismo deve dichiararsi, deve definirsi lealmente e nettamente, deve passare il suo Rubicone.

II
Esaminato questo punto ritorniamo alla nostra domanda.
Con quale ideale dovrà completarsi il Futurismo? Amo rispondere con un’altra domanda: E’ possibile che un uomo coerente possa contemporaneamente propugnare la più grande e generale rivoluzione nel campo de le arti, volere in questo terreno l’anarchia più completa ed estesa ed essere un perfetto conservatore ne la vita? O non mai, sarebbe un contro senso! E’ possibile che l’anarchia e la rivoluzione non camminino di pari passo sia ne l’arte che ne la vita?
Com’è possibile immaginare un’arte borghese in una società anarchica, e un arte futurista in una società borghese? Convenite che ciò è ben assurdo. Perciò il Futurismo non potrà essere compreso e accettato se non quando nel mondo si sarà diffusa l’anarchia, e così pure l’anarchia sarà sempre insuperabilmente ostacolata da le arti e da la coltura arcaiche e fatte di pregiudizi e di convenzionalismi.
E infatti i nazionalisti e i monarchici compresero a tutta prima che il futurismo era in stridente contrasto con le loro idee, e per questo lo avversarono sempre e anche oggi, malgrado le bollenti ed affascinanti dimostrazioni Marinettiane, tendenti a guadagnare, ad addescare ammiratori per se, e gregari per il suo futurismo tutti questi messeri sono rimasti ben freddi, ben indifferenti lasciando sbraitare il Marinetti a suo comodo senza degnarlo di una misera adesione o di un tanto cercato applauso.
Difatti, come mai un monarchico, un borghese qualunque, freddo e cinico a quanto sia libertà, socialismo, anarchia, ribellione, potrà ispirarsi ad esaltare, le grandi folle polifoniche agitate dal lavoro e da la rivolta?
E qual’è la scuola che più si affini al futurismo, che abbia anche essa un programma di violenza e di azione, di ribellione e d’orgoglio? L’anarchia senza dubbio. Ed è solo questo ideale che potrà dare al Futurismo ciò che gli manca, che potrà infondergli nuova vita, che potrà purgarlo da gli elementi eterogenei che lo distraggono dal suo vero cammino e che ne trasfigurano le dimostrazioni, le manifestazioni più vitali.
Questa è la sola via che dovrà seguire il futurismo, per necessità storica, o altrimenti, seguendo la via per cui s’è incamminato, troppo tardi s’accorgerà che quella via lo porta, inevitabilmente a l’abisso.

III
Ma io vorrei chiarire un’altro punto interessantissimo di questo mio parallelo tra l’Anarchia e il Futurismo: la partecipazione de gli anarchici a le idee futuriste.
Ma, in primis, perché gli anarchici si sono così poco interessati de le aspirazioni futuristiche?
Le ragioni, invero, non sono né nuove, né molte: gli anarchici non se ne interessarono mai, sia perché troppo assorti ne la lotta politica ed economica, sia perché non ne furono punto invogliati vedendo come le manifestazioni futuriste fossero malamente ispirate, anzi travisate da uomini che di futuristi non avevano che il nome e l’ambizione.
E sono pienamente giustificati.
Piuttosto biasimevoli furono i ripetuti attacchi che, a i tempi de la fondazione, furono mossi al Futurismo da i nostri giornali (il Libertario, la Rivolta ecc.) che vedendo questa atmosfera ammorbante fattasi attorno al Futurismo, sferzarono aspramente, senza curarsi di indagare accuratamente quanto in questo vi era di bello e di buono.
Più coscienziosi invece furono gli articoli de la Demolizione di Nizza, che seppe dare del Futurismo un equanime e illuminato giudizio.
Ma, tornando a l’argomento, io voglio rivolgere a i compagni che mi leggono il reciproco de la domanda anteriore:
E’ possibile che coerentemente, si possa muovere una guerra mortale a ogni sorta di autorità politica, civile, religiosa e militare, a quanto sia convenzionalismo, pregiudizio, sfruttamento e ingiustizia, quando si voglia incoraggiare un’arte ed un passato che non sono che l’esaltazione, l’apoteosi di quanto si vuole distruggere ne la vita?
E’ possibile che gli anarchici lascino ne l’arte quanto vogliono distruggere nella vita, è possibile che lascino a turbare, a deturpare un nuovo mondo risorto, una nuova, libera e purificata, un’arte antica puzzolente e forcaiola?
Sarebbe un anacronismo ridicolo e ingiustificato!...
E’ possibile, infine, che gli anarchici non siano futuristi? O, non mai! io credo, io spero!
Gli anarchici, sono sempre stati profondamente futuristi, e comprenderanno l’impellente bisogno di penetrare ne l’ideale Futurista, nel vero Futurismo, Futurismo libero da le dittature e da le ambizioni e così gli anarchici saranno ancora più perfetti, più coscienti de le rivendicazioni politiche e artistiche.

IV
Dunque futuristi-anarchici e anarchici-futuristi, due ideali, due classi di persone che si completeranno a vicenda.
Come tante volte gli anarchici insorsero in difesa di giovani sfruttati, di ingegni disconosciuti, apprendano a combattere, a fianco de la politica, la battaglia quotidiana contro la teocrazia letteraria, contro lo sfruttamento editoriale, altrettanto ignominioso quanto quello capitalista.
Così si otterrà una grande vittoria, una vittoria gloriosa: l’aver segnato al proprio programma, a la propria bandiera una nuova battaglia, un nuovo sacrificio, una rivendicazione in più.
O, dovrei ben esser superbo, se queste mie povere note potessero davvero persuadere i compagni a la verità, al bisogno di quanto io esposi, di quanto io incitai.
Compagni d’Italia, compagni di tutto il mondo, comprendiamo la nostra missione! Gettiamo l’ideale Futurista nel rogo torrido e proteiforme de la fiamma del nostro ideale e da questa vampa, da questo lavacro purificatore, lasciando tutte le scorie, tutte le vergogne, tutte le ignominie esca vittorioso e trionfante, come un grande Titano de l’Erebo, il vero, il grande, il solo Futurismo!

Renzo Provinciali

martedì 13 dicembre 2011

Sullo stomaco



Fabio Volo: prima vendevo pane, ora scrivo libri.
La dimostrazione vivente che Darwin aveva torto.
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lunedì 6 giugno 2011

Ricorrenze orwelliane







Il 6 giugno 1949 venne pubblicato il romanzo 1984 di George Orwell. Questo romanzo è sempre stato catalogato tra i "romanzi di fantascienza", eppure pare proprio che Orwell sia stato un profeta, a vedere la condizione di alcuni Stati, tra cui la stessa Italia.



Nel governo immaginato da Orwell, il Ministero della Pace si occupava di guerra, il Ministero dell'Amore si occupava di sicurezza, il Ministero dell'Abbondanza si occupava di economia, il Ministero della Verità si occupava della stampa.



Beh? Non notate similitudini col presente? Dal 2001 ad oggi, tutti i governi che volevano la pace hanno fatto la guerra a questa o quella nazione; il Partito dell'Amore di Berlusconi è una macchina del fango piena di dossier finti, trattamenti Boffo, violenza verbale e talvolta fisica, utilizzando il braccio armato del Governo, cioè le forze dell'ordine; tutti i ministri dell'economia degli stati "occidentali" promettevano Abbondanza e ricchezza economica grazie al liberismo, e da 5 anni siamo in una crisi (finanziaria e poi economica) seconda solo a quella del 1929; Berlusconi ed altri dittatori proclamano la Verità tramite giornali di loro proprietà, televisioni di loro proprietà, telegiornali sotto il controllo governativo.



Regime Berlusconi


La sicurezza è declinata sempre e solo in due modi: limitazione della libertà ed immigrazione. Vuoi essere più sicuro? Allora devi accettare di essere meno libero e devi capire che più immigrati entrano nel tuo paese, più la tua vita sarà insicura.


L'amore non è quasi più un sentimento, per i nostri governanti: è lecchinaggio o prostituzione (in alcuni casi, anche minorile). Solo a noi poveracci, i Prolet di cui parlava Orwell, tocca provare a mantenere la fiammella accesa dell'amore inteso come sentimento, passione, gioia, donarsi all'altro/a o agli altri.



La verità è sempre una: io ho ragione e chi mi da torto è in malafede o un comunista. Ruby? Pensavo fosse davvero la nipote di Mubarak (e 300 deputati hanno detto di credere a questa versione); la Minetti? E' la mia igienista dentale (mentre la ragazza ha affermato di non esserlo); la Sinistra? Puzza perchè si lavano poco; la violenza? La fanno solo quelli di sinistra, noi di centrodestra non siamo mai violenti, nè a parole nè nei fatti; la magistratura? Cancro da estirpare; Pisapia sindaco? Milano diventerà una zingaropoli, una nuova Mecca, un gaypride imperituro.



Tutte queste verità non sono contrastabili, a meno che non si voglia passare per comunisti o antinazionali. In Italia c'è la libertà di espressione? Certo. Io posso dire che Berlusconi dice cose indegne per un premier. Peccato che il minuto dopo, io vengo accusato di essere un neobrigatista rosso! Ecco la libertà d'opinione!




Vi saluto coi tre slogan del Partito di 1984, che potrebbero andar bene a molti partiti esistenti, tra cui il PdL:

La guerra è pace
la libertà è schiavitù
l'ignoranza è forza
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