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domenica 2 marzo 2014

Chiù bella 'e Napule



Capisci che è ammore
quanno 'a guardi dint all'uocchie
e pienzi che essa
è l'unica cosa ngopp 'a faccia d''a terra
chiù bella 'e Napule.

Versi liberi
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martedì 25 febbraio 2014

Amarezza



'O core mio batte insieme a''o tuoj.
L'uocchie nuosti guardano 'o stesso cielo,
eppure stamm luntano, io e te.

Strofa unica di tre versi in endecasillabi sciolti.
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martedì 5 giugno 2012

La più bella lettera scritta ad un figlio



La recente notizia della tragedia che ha colpito il calciatore Luca Toni e la sua compagna Marta Cecchetto, il cui figlioletto è nato morto, mi ha davvero scioccato. Intristito. Addolorato, nonostante io non conosca personalmente i due. Queste sono notizie che uno non vorrebbe sentire mai: il giorno più bello che si trasforma nel giorno più triste.
Sarà che da quattro mesi sono padre. Sarà che mia moglie Rachele ed io abbiamo desiderato tanto il nostro piccolo Federico. Sarà che ricordo ancora la tensione ogni volta che si andava dalla ginecologa. Sarà che bastava una macchiolina a farci andare in allarme. Sarà che se ne sentono davvero di tutti i colori. Sarà che quando torno a casa dopo una giornata di lavoro (e di traffico), basta il sorriso di quel piccolo scricciolo a farti passare tutto. Sarà che quando vedo Federico in braccio a Rachele provo ad immaginare cosa ci sia di più bello al mondo, e non mi viene in mente niente. Sarà che i bambini sorridono con gli occhi e tendono le manine perchè vogliono essere presi in braccio.
Saranno tutte queste cose, ma la notizia mi ha sconvolto. Non voglio nemmeno immaginare il dolore che provano Luca e Marta, perchè al sol pensiero soffro da cane.

Quando è capitata questa tragedia, ho pensato a cosa avrei fatto io nella stessa condizione. Non ne ho idea. Sono passati giorni dal triste evento, eppure ancora non mi sono dato una risposta. Un dolore del genere annebbia la mente, indurisce il cuore, perfora lo stomaco.
Ho pensato che, forse, avrei scritto una lettera. Una lettera ad un bambino mai nato, come il noto scritto di Oriana Fallaci. Allora mi sono messo a cercare le più belle lettere che sono state scritte da un padre, o da una madre, al proprio figlio.
Ed ho trovato questa. La più bella di tutte. Intrisa di amore per il figlio, e per l'umanità tutta. Una lettera in cui il figlio e il padre vengono chiamati compagni. Perchè sono compagni. Non solo parenti, non solo amici, ma proprio compagni. Dividono il pane, come l'etimologia della parola "compagno" insegna. Una lettera in cui un padre vuole insegnare al figlio quelle due o tre cose che reputa importanti: l'amore per la famiglia, l'amore per gli ultimi e gli oppressi, l'amore per la libertà.
Questa lettera è stata scritta dall'anarchico Nicola Sacco, poco prima di essere condotto sul patibolo e giustiziato:

"Mio carissimo figlio e compagno,
sin dal giorno che ti vidi per l'ultima volta ho sempre avuto idea di scriverti questa lettera: ma la durata del mio digiuno e il pensiero di non potermi esprimere come era mio desiderio, mi hanno fatto attendere fino ad oggi. Non avrei mai pensato che il nostro inseparabile amore potesse così tragicamente finire!
Ma questi sette anni di dolore mi dicono che ciò è stato reso possibile. Però questa nostra separazione forzata non ha cambiato di un atomo il nostro affetto che rimane più saldo e più vivo che mai. Anzi, se ciò è possibile, si è ingigantito ancor più. Molto abbiamo sofferto durante il nostro lungo calvario.
Noi protestiamo oggi, come protestammo ieri e protesteremo sempre per la nostra libertà. Se cessai il mio sciopero della fame, lo feci perchè in me non era rimasta ormai alcuna ombra di vita ed io scelsi quella forma di protesta per reclamare la vita e non la morte, il mio sacrificio era animato dal desiderio vivissimo che vi era in me, per ritornare a stringere tra le mie braccia la tua piccola cara sorellina Ines, tua madre, te e tutti i miei cari amici e compagni di vita, non di morte. Perciò, figlio, la vita di oggi torna calma e tranquilla a rianimare il mio povero corpo, se pure lo spirito rimane senza orizzonte e sempre sperduto tra tetre, nere visioni di morte. Ricordati anche di ciò figlio mio. Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perchè essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. In questa lotta per la vita tu troverai gioia e soddisfazione e sarai amato dai tuoi simili. Continuamente pensavo a te, Dante mio, nei tristi giorni trascorsi nella cella di morte, il canto, le tenere voci dei bimbi che giungevano fino a me dal vicino giardino di giuoco ove vi era la vita e la gioia spensierata - a soli pochi passi di distanza dalle mura che serrano in una atroce agonia tre anime in pena! Tutto ciò mi faceva pensare a te e ad Ines insistentemente, e vi desideravo tanto, oh, tanto, figli miei! Ma poi pensai che fu meglio che tu non fossi venuto a vedermi in quei giorni, perché nella cella di morte ti saresti trovato al cospetto del quadro spaventoso di tre uomini in agonia, in attesa di essere uccisi, e tale tragica visione non so quale effetto avrebbe potuto produrre nella tua mente, e quale influenza avrebbe potuto avere nel futuro. D'altra parte, se tu non fossi un ragazzo troppo sensibile una tale visione avrebbe potuto esserti utile in un futuro domani, quando tu avresti potuto ricordarla per dire al mondo tutta la vergogna di questo secolo che è racchiusa in questa crudele forma di persecuzione e di morte infame. Si, Dante mio, essi potranno ben crocifiggere i nostri corpi come già fanno da sette anni: ma essi non potranno mai distruggere le nostre Idee che rimarranno ancora più belle per le future generazioni a venire. Dante, per una volta ancora ti esorto ad essere buono ed amare con tutto il tuo affetto tua madre in questi tristi giorni: ed io sono sicuro che con tutte le tue cure e tutto il tuo affetto ella si sentirà meno infelice. E non dimenticare di conservare un poco del tuo amore per me, figlio, perchè io ti amo tanto, tanto...
I migliori miei fraterni saluti per tutti i buoni amici e compagni, baci affettuosi per la piccola Ines e per la mamma, e a te un abbraccio di cuore
dal tuo padre e compagno".

Brividi...

giovedì 8 settembre 2011

Disperato Amore - ZetaZeroAlfa



Prima ancora delle critiche stucchevoli riguardanti l'ideologia politica di Iannone e degli altri componenti degli ZetaZeroAlfa, vi dico di ascoltare questa canzone: è bellissima.
Un testo splendido ed una musica rock davvero disperata.

Ti senti solo su questa strada e pensi al sogno che avevi un tempo
È tanto peso, tanto dolore tra il bianco e il nero di una stagione
Ti senti solo su questa strada, ti hanno cacciato, ti hanno tradito
Ti hanno ingiurato e calpestato e dato in pasto all'assassino
Ti senti solo su questa strada, piove nel buio tutto intorno,
Ma non c'è notte senza mattino perché combattere è un destino!

Ti senti solo su questa strada, ma il grande sogno è in ogni momento
E con silenzio e con decisione difendi la tua postazione
Ti senti solo su questa strada e poi di botto un gran rumore
E strappa al sogno il suo torpore e il bianco e nero torna colore
Ci sono tante persone intorno e tutte con lo stesso sogno
La stessa voglia di camminare, la stessa voglia di lottare adesso!

Ti senti solo su questa strada, ma non sei solo su questa strada
E questo peso, questo dolore è solo il tuo disperato amore
Ti sento solo su questa strada, ma non sei solo su questa strada
E brucia il peso, brucia il dolore di questo tuo disperato amore
Ti senti solo su questa strada, ma non sei solo su questa strada
E non c'è peso, non c'è dolore: figli di un disperato amore!

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sabato 2 aprile 2011

Nella gioia e nel dolore...





Cari ectoplasmi,

io mi sposo. Sabato prossimo. Ore 11.

Questo blog non sarà aggiornato fino al ritorno dal viaggio di nozze.

Ci vediamo il 2 maggio.

Fate i bravi. Ululate alla luna piena e non bevete troppo sangue.

lunedì 17 gennaio 2011

Berlusconi non è... In cerca di Amy

Un grande monologo, tratto dal film IN CERCA DI AMY.
Silent Bob, noto per non parlare mai, decide di dire la sua. Riesce ad esprimere in maniera molto importante i sentimenti dell'Amore, della Fiducia, del Perdono.

Mentre Berlusconi va in tv a spiegare che non un puttaniere, e che le mignotte che bazzicano le sue case vengono candidate ed elette nelle istituzioni solo perchè sono brave e capaci... mentre Berlusconi ci racconta che lui non paga per fare sesso, perchè sarebbe degradante per la SUA dignità, e non per quella delle donne... mentre Berlusconi monetizza gli affeti e gli amori, pagando anche settemila euro a sera ad una minorenne marocchina solo per "compagnia"... mentre l'Amore viene svilito a corollario della Vita, perchè ciò che conta sono i Soldi, la Fama, le Scorciatoie, i Compromessi, la Carriera... io vi faccio ascoltare e vedere un monologo che mi è servito molto, nel corso di questa vita.

Spero possa essere utile anche a qualcuno di voi, fratelli.
A voi che siete alla ricerca della vostra Amy. A voi che avete perduto la vostra Amy. A voi che, come me, avete ritrovato la vostra Amy.


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mercoledì 29 dicembre 2010

In this river - Black Label Society




Ci sono giorni, o momenti, in cui senti la mancanza di persone che non hai mai conosciuto, ma che per te rappresentano una fase importante della tua vita. Se penso a Kurt Cobain, ad esempio, non penso ad un cantante e chitarrista che ha fatto miliardi con la musica: penso ad un ragazzo fragile, che si vestiva peggio di me, e che aveva un corpo troppo gracile rispetto all'immenso che aveva dentro. Un ragazzo come me, che a 27 anni ha preso un fucile e si è sparato in bocca. Un ragazzo che ha lottato contro il Sistema, le Corporation, il Capitalismo, con l'unica arma che aveva: la sua voce roca accompagnata da una chitarra distorta e accordata male.

Un'altra persona che per me ha contato molto è Darrell Lance Abbott, meglio noto come Dimebag Darrell, chitarrista dei Pantera. L'ho conosciuto tardi, circa 10 anni fa. quando le note ed il testo di "Revolution is my name" fuoriuscirono dal mio stereo. Dimebag è stato ucciso da un folle la notte dell'8 dicembre 2004. Su un palco. Mentre stava suonando.

E' morto facendo il suo lavoro, come moltissime morti bianche. Ma è morto anche facendo ciò che amava, cosa che capita raramente alle persone. La sua chitarra ha fatto da sottofondo a molte cose importanti della mia vita, come la prima cena con la mia futura moglie. Una serata indimenticabile. E Dimebag suonava per noi.

Ho deciso di ricordarlo, oggi. Non chiedetemi perchè, ma oggi voglio ricordare Dimebag Darrel, chitarrista.


La canzone che segue è dei Black Label Society, il gruppo di Zakk Wylde, amico fraterno di Dimebag e a lui dedicata. Da brividi.



martedì 14 settembre 2010

Rino Gaetano: Il cielo è sempre più blu

Dedicato a Rachele.
Quando la giornata è davvero buia, ricordati: il cielo sarà sempre più blu.
Sempre.

martedì 20 luglio 2010

Week end in barca a vela

Ci sono molte persone per le quali andare in barca significa salire su uno yacht o su un motoscafo (che d'ora in poi chiamerò "motoschifo") e sfrecciare ad alta velocità sulle onde.
Invece, l'essenza più pura dell'andare in barca consiste nel salire su una barca a vela, studiare il venti, armare le vele e partire.
Dalla notte dei tempi, dall'origine dell'uomo, andare per mare significava farsi portare dal vento sulle onde, rispettare il Mare come si conviene ad una divinità.
Oggi, orde di arricchiti senza gusto si lanciano sui flutti come se fossero in una gara di off shore, scaricando in mare la potenza dei motori e sostanze inquinanti, strafregandosene dell'ecosistema marino e dei bagnanti.

Il 16 luglio, alle 17.30, Rachele ed io abbiamo parcheggiato a Marina di Nettuno. Lo skipper, Maurizio Carta dell'associazione Barcadicarta, ci stava aspettando al bar: eravamo i primi. Abbiamo raggiunto la nostra barca, la Libra, e siamo saliti a bordo, togliendoci subito le scarpe ed indossando i tipici mocassini da barca (Decathlon, 30 euro, perfetti).
Dopo una mezzora è giunta una coppia di amiche, infine alle 18.30 sono arrivati gli altri tre membri del più improvvisato equipaggio che la storia della marina modniale abbia mai conosciuto.
Si salpa verso le 19, destinazione Palmarola. La più selvaggia delle isole pontine ci avrebbe visto arrivare dopo 5 ore di navigazione: l'andatura è un traverso, il vento è un caldo libeccio. Io mi metto al timone praticamente subito, desideroso come sono di timonare, per la prima volta, una barca di 12 metri: ero abituato ai laser da villaggio turistico!
Verso le 21.30 rallentiamo e lo skipper comincia a cucinare: ottimi straccetti e pomodori all'insalata. Mentre le ragazze scendono sotto coperta per lavare ed asciugare i piatti, io mi rimetto al timone. Dopo un paio d'ore, giungiamo a Palmarola. Buttiamo l'ancora e andiamo sottocoperta a dormire.
La nostra stanza è la suite di prua: letto matrimoniale e bagno in camera, oblò sopra al letto. Il caldo è asfissiante, di tanto in tanto mi sveglio e mi alzo sul letto, mettendo la testa fuori dall'oblò per respirare. Un cielo stellato illumina tutto intorno: la cala dove dormiamo è stupenda!
Sveglia alle 8, colazione alle 8.30, bagno alle 9. E' il 17 luglio: io e Rachele festeggiamo l'undicesimo anniversario di fidanzamento. Il nostro ultimo anniversario prima del matrimonio. L'acqua è splendida, anche se spaventosamente calda. Circa 26 gradi! A metà mattinata, decidiamo di spostarci a Cala Francese, uno spledido luogo accessibile solo via mare. In lontantanza, la villa di Fendi.
Altra serie di bagni intervallati da un girno in canoa ed una nuotata fino a riva, dove il catrame ha macchiato alcuni di noi.
Si riparte verso le 14 e, con me al timone, ci si ferma in una gola fantastica, dove si decide di mangiare: il menù è rappresentato da un grandioso piatto di pasta al pomodoro fresco e frutta. Qualcuno propone una pennichella, ma in realtà dopo un'ora si è già tutti in acqua!
Rachele ed io prendiamo la canoa e seguiamo il Tender di Maurizio. Passiamo in mezzo a due piccoli faraglioni e ci troviamo in una corrente fortissima. Pagaiamo con forza e riusciamo a superare l'ostacolo, viriamo a sinistra e... spettacolo puro! Di fronte a noi una grotta scavata dal mare e dal vento sembra congiungere le due montagne della cala. La corrente ed il vento ci sono contrari, ma la bellezza del luogo ripaga abbondantemente il piccolo sforzo per raggiungerlo. Quanto è bella la natura, quanto è bello il Mare! I riflessi blu sono ben visibili: la purezza dell'acqua è degna della tanto decantata Sardegna. Sono questi i momenti in cui capisci che ti basta stare in canoa con la donna che ami in mezzo al mare per essere felice ed in pace con tutti, e con te stesso.
Ritorniamo alla barca, facendo qualche altra peripezia degna del miglior Kayak olimpico. Prendiamo maschera e snorkel e ci rituffiamo in mare: il fondale è purtroppo sabbioso, quindi a parte qualche pesce (che poi scopriamo chiamarsi Occhiata) non c'è molto da vedere.
Risaliamo a bordo e partiamo: destinazione Ponza, dove scenderemo a terra ed ivi ceneremo.
Andiamo a farci la doccia. Sotto coperta il moto ondoso può dar notevolmente fastidio. A ciò si aggiunga la stanchezza per una giornata al massimo e il caldo incredibile, amplificato dallo spazio angusto del bagno di una barca.
Risalgo in coperta stravolto ma vestito, pronto a scendere a Ponza. Saliamo sul tender dopo aver attraccato nei pressi del porto e raggiungiamo l'isola pontina per primi. Mentre attendiamo il resto dell'equipaggio, andiamo a farci un breve giro per l'isola, compriamo qualche souvenir e chiacchieriamo di politica.
Quando l'equipaggio è di nuovo al completo, si cerca un posto dove mangiare: alla fine andiamo al ristorante La Kambusa. Vino bianco ed acqua gelida per tutti, poi il menù. Io scelgo un pesce spada alla griglia con insalata mista; Rachele opta per una tagliata di tonno che definire deliziosa è riduttivo. Aggiungiamo a tutto ciò qualche contorno e dolci per tutti: sia Rachele che io prendiamo una torta al cocco e nutella.
Paghiamo il conto (un pò salato, 45 euro a persona) e raggiungiamo il tender. Ripartiamo alla volta della Libra, dove ci spogliamo in un amen e crolliamo a letto.
Il 18 ci svegliamo ancora più presto, in quanto una nave cisterna doveva passare e la nostra barca dava fastidio. Alle 7.30 stiamo facendo colazione, alle 8 siamo di nuovo in mare. Questa volta, oltre alle maschere e agli snorkel, indossiamo anche le pinne. Io scendo tranquillo fino a 4 metri, poi il timpano destro comincia a farmi male. Scrogiamo qualche pesce, qualche conchiglia, qualche ancora. Risaliamo a bordo verso le 10.30 e partiamo subito alla volta di Nettuno, dove arriviamo alle 17 dopo quasi sei ore di traversata. Il mare era alto, infatti praticamente tutti hanno avuto qualche problema col mal di mare. Il vento era di circa 8 nodi, e noi ci muoviamo di bolina a quasi 6 nodi di velocità. Nei pressi di Nettuno scorgiamo una regata velica: è il famoso Giro Vela, che fa tappa nel basso Lazio.
Attracchiamo nel cantiere portuale di Nettuno, facciamo i bagagli, salutiamo l'equipaggio e lo skipper e scendiamo a terra.
E' stata una esperienza fantastica, unica, che consiglio a tutti coloro che amano il mare nella sua essenza più pura e spartana. Certo, la barca a vela è più stancante dello yacht, ma vuoi mettere la gioia di andare a vela col correre sopra una specie di missile che non ha rispetto del mare?
Nessun paragone, signori.
E soprattutto: se cercate una vacanza romantica, il chiarore incredibile delle stelle, l'odore del mare, il famigerato "staccare la spina"... non c'è nulla di meglio di un week end in barca a vela.

domenica 11 luglio 2010

Rammstein - Ohne Dich



Ich werde in die Tannen gehen
Dahin wo ich sie zuletzt gesehen
Doch der Abend wirft ein Tuch aufs Land
und auf die Wege hinterm Waldesrand
Und der Wald er steht so schwarz und leer
Weh mir, oh weh
Und die Vögel singen nicht mehr

Ohne dich kann ich nicht sein
Ohne dich
Mit dir bin ich auch allein
Ohne dich
Ohne dich zähl ich die Stunden ohne dich
Mit dir stehen die Sekunden
Lohnen nicht

Auf den Ästen in den Gräben
ist es nun still und ohne Leben
Und das Atmen fällt mir ach so schwer
Weh mir, oh weh
Und die Vögel singen nicht mehr

Ohne dich kann ich nicht sein
Ohne dich
Mit dir bin ich auch allein
Ohne dich
Ohne dich zähl ich die Stunden ohne dich
Mit dir stehen die Sekunden
Lohnen nicht ohne dich


TRADUZIONE

Andrò tra gli abeti
Là dove l’ho vista per l’ultima volta
Ma la sera getta un velo sulla terra
e sui sentieri dietro il ciglio del bosco
E il bosco è così nero e vuoto
Ahimé, ahimé
E gli uccelli non cantano più

Senza te non posso stare
Senza te
Anche con te sono solo
Senza te
Senza te conto le ore senza te
Con te si fermano i secondi
Non hanno valore

Sui rami nelle fosse
ora è silenzioso e senza vita
E il respiro mi diventa così faticoso
Ahimé, ahimé
E gli uccelli non cantano più

Senza te non posso stare
Senza te
Anche con te sono solo
Senza te
Senza te conto le ore senza te
Con te si fermano i secondi
Non hanno valore

sabato 12 giugno 2010

Un sabato a Villa Pamphili



Mortacci quanto è bella Villa Pamphili! Spaziosa, ariosa, ce puoi giocà cor pallone o annà ar laghetto, magnà un panino o un gelato, fatte na pennica sotto all'albero, ar fresco.

Mortacci quanto è bella Villa Pamphili, il giorno dopo er concerto dei Megadeth che erano 20 anni che li volevo vedè, da quanno fecero Rust in Peace, erano i tempi di Hangar 18.

Mortacci quanto è bella Villa Pamphili, se c'è Rachele che ci gioca sopra, se c'è er Broscritto che rilancia lungo, se c'è er Lelluccio che schiaccia su Daniela.

venerdì 30 aprile 2010

Io sono Nero.



Come si vive con una persona che ti dice, ogni santo giorno, che non sarà mai più felice come una volta?
Male. Si vive male.
C'è una soluzione a tutto ciò?
Credevo di si. Credevo che bastasse cambiare, capire di aver sbagliato, non sbagliare più, e fare tutto il possibile e l'impossibile per renderla di nuovo felice.
Ci sei riuscito?
No. Ho fallito.
E adesso?
Adesso vivrò così. Sapendo che qualsiasi cosa faccia, non sarà mai abbastanza.
E' giusto vivere così?
La giustizia non è di questo mondo.
Sei felice?
Non è importante. Non interessa a nessuno.
A me interessa...
Tu sei nessuno. Tu sei me.
A te non interessa di te stesso?
Non più.
Perchè?
Perchè ho capito che l'Amore fa rima con Dolore. Perchè ho scoperto che chi mi ama, mi odia.
Frasi fatte...
Si. Frasi fatte. E frasi vere, come tutte le frasi fatte.
Sei banale...
Tu mi trovi banale. E tu sei me.
Cosa farai oggi?
Vivrò. Respirerò. Mi guarderò in giro.
E cosa vedrai?
Non-morti. Gente che sopravvive, senza vivere.
Tu invece vivi?
Si. Per questo posso morire.
Hai paura dei non-morti?
Ho paura di tutto.
Anche di te stesso?
Soprattutto di me stesso.
Cosa ti fa paura di te stesso?
Quello che non vedo. Quello che ho dentro.
Cosa hai dentro?
Tanto amore, tanto dolore.
Insieme?
Te l'ho detto prima: stanno sempre insieme.
Sei arrabbiato?
Si. Con me stesso.
Come mai?
E' tutta colpa mia. Ho rovinato tutto.
Mi sembri pessimista...
Il pessimismo lo lascio ai poeti. E' molto più spaventosa la realtà.
C'è possibilità di cambiare le cose?
Credevo di si.
Invece?
Invece no. Al massimo puoi modificare te stesso.
Fino a snaturarti?
No, questo no. Non sarebbe giusto.
Ma la giustizia non è di questo mondo...
Vero.
Mi dai ragione?
No. Non posso darti torto.
E' la stessa cosa...
No, non è la stessa cosa.
Sono sfumature...
Non amo le sfumature. Amo ciò che è bianco o nero.
E tu come sei?
Nero. Io sono Nero.