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giovedì 5 giugno 2014

Guardare alla Grecia: non a Syriza, ma al KKE



Lo avevo scritto nella giornata di silenzio elettorale (Silenzio elettorale): andare a votare per la lista Altra Europa con Tsipras poteva avere senso solo se, tramite quella lista, si voleva dare forza al Partito della Sinistra Europea. Si, perché le elezioni erano europee e gli eventuali eletti della lista Tsipras sarebbero entrati nel gruppo Gue. Un gruppo, è bene ricordarlo, in cui ci sono anche il Partito Comunista Greco (KKE) e il Partito Comunista di Boemia e Moravia, due formazioni marxiste-leniniste, insieme ad altri movimenti politici post-comunisti (Linke) o a federazioni degli stessi (Syriza, Izquierda Unida, Bloco de Esquerda).
L'Italia è riuscita a eleggere tre eurodeputati in questo gruppo: un risultato "eccezionale", pensando alla lunga serie di sconfitte recenti. Di eccezionale, però, c'è stato anche il dopo voto. Ancora una volta, le sinistre italiane sono state capaci di dividersi invece di unirsi: il Prc (cioè Rifondazione COMUNISTA, se questa parola significa ancora qualcosa per Ferrero e co.) ha provato a guardare alla Grecia, focalizzandosi però su Syriza, che comunista non è, invece che sul KKE; Sel è stata capace di immaginare un contenitore comune col PD, cioè con un partito che di sinistra non è, col quale realizzare la famigerata "unità della Sinistra italiana" (ma allora Sel che è nata a fare? Non era già questa la sua missione?).
Ricapitolando: i comunisti italiani guardano a Syriza, e non al KKE; i post-comunisti guardano al Pd, al PSE, a Schulz. Ve lo immaginate Tsipras che guarda al Pasok per creare "un contenitore comune"? Io no, i greci men che meno.
Ero ragazzo e militavo in Rifondazione quando Bertinotti si spese per far nascere la Sinistra europea. I bertinottiani (Vendola, Migliore e particamente tutta la classe dirigente di Sel) sposarono quel progetto con convinzione. Oggi si definiscono "in quella terra di mezzo tra Tsipras e Schulz" che lascia basiti, per non dire disgustati.
E l'attuale Rifondazione? Un partito che vuole "rifondare il comunismo" guarda a Syriza o al KKE? Il segretario di Rifondazione, l'ex ministro di centrosinistra Paolo Ferrero, non lascia dubbi: "Mai stato filosovietico e stavo dalla parte di Solidarnosc". Se fossi romano, direi: "Ma de che cazzo stamo a parlà?".

I comunisti italiani, se proprio vogliono guardare alla Grecia, prendano esempio dal KKE, dalle sue posizioni, dal suo radicamento nei territori e nei luoghi di lavoro e di conflitto. Lascino Syriza a chi è "di sinistra", ma non si considera comunista.
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lunedì 2 giugno 2014

Rifondazione, approvato il documento per la "Syriza italiana"



Pubblico il documento approvato dal Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista, nel quale viene lanciata la proposta della costruzione della "Syriza italiana".

Il voto del 25 maggio è segnato in tutta Europa dalla sofferenza sociale causata dalle politiche di austerità praticate da popolari, liberali e socialisti. 
Il segno prevalente è il malessere dei popoli europei rispetto alle conseguenze delle politiche di austerità assunte in sede europea in questi anni, che hanno aggravato la crisi, e rispetto ai governi e alle maggioranze, subalterne al neoliberismo . 
A fronte di questo risultato, le classi dirigenti europee rappresentate dal Partito Popolare e dal Partito Socialista intendono rispondere coniugando la prosecuzione di politiche a tutela dei profitti, delle rendite finanziarie e delle banche con la costruzione di una strategia di recupero del consenso popolare. In questa direzione si muovono le proposte di proseguire le politiche neoliberiste allentando le politiche di austerità che hanno già determinato una drastica riduzione dei livelli di copertura del welfare e dei diritti dei lavoratori. 
In tal senso il successo del Partito Democratico di Renzi – che con una mano eroga il bonus di 80 euro al mese ad ampi settori della popolazione, e con l’altra continua nell’azione ben più pesante e strutturale di taglio della spesa pubblica e sociale, nelle privatizzazioni, nella precarizzazione del mondo del lavoro, nella salvaguardia del sistema bancario nonché nel mantenimento della controriforma Fornero delle pensioni – si pone come punto di riferimento possibile per una declinazione “blairiana” delle politiche liberiste. 
In questo contesto, esprimiamo la nostra piena soddisfazione per il risultato positivo ottenuto dalle forze aderenti al partito della Sinistra Europea e al Gue-Ngl, che hanno posto al centro della proposta politica e della campagna elettorale l’opposizione alle politiche di devastazione sociale praticate da popolari e socialisti; il rifiuto netto della logica delle “larghe intese”; il ruolo delle lotte, del conflitto sociale e la prospettiva della ricostruzione del movimento operaio anche al di là dei singoli confini nazionali. 
Il rafforzamento della sinistra europea e lo sviluppo del conflitto di classe rappresentano l’anticorpo e l’alternativa più credibili all’avanzata inquietante delle forze neonaziste e neofasciste che, proprio sul terreno della destrutturazione sociale causata dalla crisi, puntano a rilanciare un “nuovo” nazionalismo fondato sull’egoismo sociale, sul razzismo, sull’esaltazione delle “piccole patrie”. 
Il superamento del quorum da parte della lista L’Altra Europa con Tsipras è a sua volta – dato il quadro italiano – un risultato importante e positivo: dopo anni di resistenza e di sconfitte elettorali sul piano nazionale, torna ad eleggere la sinistra che si presenta al fuori di alleanze con il Partito Democratico. 
La lista L’altra Europa con Tsipras non è stato solo un fatto elettorale. In questi mesi, attorno alla costruzione della lista, vi è stata una significativa mobilitazione unitaria a sinistra – all’interno della quale ci siamo mossi con nettezza, convinzione e generosità – per raccogliere le firme prima, per fare la campagna elettorale poi. 
Proponiamo quindi di operare un salto di qualità e di costruire la “Syriza italiana”, all’interno della Sinistra Europea, ponendo al centro l’alternativa alle politiche di austerità e neo-liberiste, e alle forze e alle coalizioni che le sostengono. 
Proponiamo che il processo di costruzione di tale soggetto della sinistra unitaria e plurale non avvenga in modo verticistico e pattizio, ma partecipativo ed inclusivo di tutte le persone concordi con gli obiettivi unitari. L’obiettivo è la costruzione di un soggetto politico della sinistra fondato sulla base del principio “una testa un voto”; che il soggetto unitario abbia piena titolarità sulla rappresentanza elettorale; che forze organizzate, locali e nazionali, che scelgano di attivarsi per il processo unitario senza sciogliersi, s’impegnino a non esercitare vincoli di mandato ed a garantire la libera scelta individuale nell’adesione al nuovo soggetto politico da parte dei propri iscritti e iscritte. 
Proponiamo, nello specifico: 
- la prosecuzione e l’ampliamento dell’attività dei comitati locali de L’Altra Europa anche attraverso la convocazione di assemblee popolari e territoriali della sinistra; 
- una campagna contro l’attacco eversivo di Renzi alla democrazia; attacco che passa sia attraverso la proposta di una nuova legge elettorale di chiaro segno autoritario sia attraverso il varo di una stagione più generale di controriforme. 
Riteniamo che la possibilità di costruire una “Syriza italiana” rappresenti una conferma importante della linea politica che  Rifondazione Comunista ha perseguito in questi anni e che ha trovato un primo punto di approdo  nella campagna elettorale: il Prc è stato tra le forze fondatrici della Sinistra Europea e che più hanno investito, in questi anni, in questo progetto; da tempo lavoriamo perché possa prendere piede anche in Italia un polo della sinistra autonomo e alternativo anche al centrosinistra; per primi, in Europa, abbiamo avanzato la candidatura del compagno Alexis Tsipras alla presidenza della commissione europea a tutte le forze della Sinistra Europea. 
Siamo stati in grado di contribuire alle liste, nelle diverse circoscrizioni, avanzando candidature espressione del nostro partito e al contempo di vertenze, movimenti e lotte: a partire dai compagni Eleonora Forenza e Fabio Amato, coordinatore della campagna elettorale per la Sinistra Europea, le nostre candidate e i nostri candidati hanno ottenuto risultati positivi e significativi. E’ questo il segno del consenso ottenuto da Paola Morandin, Nicoletta Dosio, Simona Lobina, Antonio Mazzeo e da tutte le compagne e i compagni presenti nella lista. Segno anche di una mobilitazione e dell’impegno della larga maggioranza delle compagne e dei compagni del partito nel dare attuazione alle indicazioni discusse e decise negli organismi. 
L’investimento nel processo di costruzione della sinistra deve quindi procedere di pari passo con l’investimento nel rafforzamento e nel rilancio di Rifondazione Comunista. Riteniamo che sia necessaria oggi più che mai la presenza di una forza politica come lo nostra che si ponga il fine di collegare – attorno all’obiettivo dell’uscita dal capitalismo in crisi – le lotte e le istanze di cambiamento e di liberazione che nascono, crescono e si coagulano nella società; il contrario cioè di un processo liquidatorio. 
Riteniamo che un rinnovato progetto della rifondazione comunista possa essere il terreno di ricomposizione di tutte le comuniste e i comunisti che vogliono costruire la Syriza italiana e superare i rapporti di produzione capitalistici. Avanziamo quindi questa proposta a tutti i compagni e le compagne interessate e ci impegniamo a perseguire questo obiettivo. 
Al fine di rilanciare e rafforzare l’azione di Rifondazione Comunista proseguiremo con gli impegni già assunti: 
·la conferenza nazionale di organizzazione; 
·il completamento dei congressi regionali entro la fine di giugno; 
·la campagna di autofinanziamento; 
·l’attività di formazione e l’individuazione di adeguati strumenti di informazione/comunicazione; 
Un appuntamento di discussione approfondita  sulle questioni del lavoro e del sindacato.

Riteniamo sia centrale, inoltre, proseguire e rafforzare la nostra iniziativa politica su alcuni grandi questioni che hanno a che fare con i danni causati dalle politiche di austerità: 
·il piano per il lavoro e la conversione ecologica dell’economia e la nostra opposizione al Jobs Act; 
·il tema del diritto all’abitare e la nostra opposizione al piano Lupi; 
il sostegno attivo alla campagna Stop TTIP (Translatantic Trade and Investment Partnership); 
·l’adesione alle manifestazioni nazionali del 28 giugno a Roma e dell’11 luglio a Torino, e alle mobilitazioni e a tutte le iniziative che, durante il semestre europeo di presidenza italiana, contesteranno l’Europa dell’austerità e del neo-liberismo per dare corpo all’idea dell’altra Europa. 
·A mobilitarsi contro la guerra in Ucraina e la complicità di Usa e Ue con il governo di Kiev e con le forze neonaziste che lo sostengono, in solidarietà con le forze di sinistra, comuniste e antifasciste ucraine. 
Le Feste di Liberazione sono un’occasione in cui organizzare iniziative e diffondere materiali su tali importanti temi. 
Aderiamo all’importante manifestazione nazionale “Per un’Italia libera e onesta. Ripartiamo dalla Costituzione” che si terrà domani, lunedì 2 giugno a Modena, a difesa della democrazia e contro lo smantellamento dei principi costituzionali.

La segreteria nazionale 

Approvato a maggioranza assoluta
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domenica 1 giugno 2014

Garanti Lista Tsipras: "Non ci fermiamo qui"



Vi posto un articolo tratto dal sito della Lista Tsipras, in cui i garanti della lista, che firmano in calce, chiedono a tutte le liste cittadine di riconvocarsi quanto prima, per dar seguito alla prospettiva di un partito unitario della Sinistra italiana.
Siccome io credo che questa sia l'unica prospettiva percorribile e realizzabile in questi frangenti, e siccome credo che anche i comunisti debbano esserne una componente fondamentale (in attesa di un partito comunista unitario che, ad oggi, non si vede all'orizzonte), lo posto volentieri.

I garanti della lista L'altra Europa con Tsipras, giunti alla conclusione di questa difficile ma entusiasmante campagna elettorale, rivolgono un caldo, affettuoso e sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno creduto in questa impresa apparentemente impossibile e che hanno reso possibile il piccolo miracolo di questo risultato (unico, ma importante, segno di luce in un quadro generale preoccupante). 

In particolare ringraziamo, oltre naturalmente agli elettori che non si sono lasciati intimidire dal fuoco mediatico ostile, tutti i firmatari dell’Appello, da cui tutto è incominciato. Quanti raccogliendo le firme e sottoscrivendo le liste hanno permesso di superare gli ostacoli posti da una legge elettorale iniqua e incostituzionale. I Candidati, che scegliendo di esporsi in prima persona e di dedicare il proprio impegno straordinario nelle Circoscrizioni ci hanno permesso di esistere e di parlare agli elettori. Chi ha offerto il proprio lavoro volontario, a tutti i livelli, e chi ha contribuito con le proprie donazioni a raccogliere le risorse finanziarie necessarie per una campagna elettorale condotta in francescana povertà.

A tutti quanti noi vogliamo garantire che non ci fermeremo qui. Che il percorso continua, oltre la conclusione di queste elezioni europee, dando continuità all'impegno di quanti hanno partecipato al progetto con spirito unitario, con la ferma determinazione a renderlo una pratica permanente.

La lista L'altra Europa con Tsipras, nelle diverse fasi che ha attraversato, dalla formulazione e sottoscrizione del progetto alla raccolta e alla selezione delle candidature, dalla raccolta delle firme alla campagna elettorale vera e propria, è stata per molti di noi un laboratorio straordinario per sperimentare un modo nuovo di "fare politica", aperto e non di parte, a contatto diretto con un pubblico esigente e in parte anche diffidente, perché troppe volte deluso da esperienze nate o proseguite malamente in passato, in un contesto nazionale difficile, dominato da una politica-spettacolo e da un sistema dell’informazione morbosi e oppressivi.

Non sono mancati neanche questa volta – come negarlo? – errori, incomprensioni, tentazioni autoreferenziali e personalistiche, com'è forse naturale che succeda in tutti i tentativi di mettere insieme persone, punti di vista, culture, e strutture organizzate che si parlano tra loro poco e male da molto tempo. Ma su tutto ha prevalso lo spirito unitario che anima le imprese che mettono in gioco i tratti più profondi della propria esistenza, come ci insegna l'impegno di "partire insieme e tornare insieme" che per tanti anni ha dato forza e spessore umano e politico a una delle esperienze più importanti che hanno ispirato la nostra lista: quella del movimento NoTav della valle di Susa.

Per questo invitiamo tutte le compagne e i compagni, tutte le amiche e gli amici, tutti coloro che hanno sostenuto la lista L'altra Europa con Tsipras, a mantenere invariato l'impegno che li ha caratterizzati in questi mesi anche nel tempo a venire. In pochi anni Syriza, il partito guidato dall'uomo il cui nome noi abbiamo voluto iscrivere nel nostro logo, è passato da una situazione di divisione e di litigiosità a una pratica e una struttura unitaria pur nella diversità delle sue componenti; e da un risultato elettorale di pochi punti percentuali a essere il primo partito della Grecia. Lo ha fatto mantenendo, come abbiamo fatto e continueremo a fare anche noi, una posizione di intransigente opposizione nei confronti dei memorandum della Trojka, delle politiche di austerità imposte dall'Unione Europea, dei partiti che le sostengono, senza mai cedere ai facili richiami di un anti europeismo demagogico e senza prospettive a cui fanno ricorso forze che lo concepiscono solo come facile accesso a un bottino elettorale che non fa che trascinarli verso politiche isolazioniste, nazionaliste, razziste, e verso il pericolo di trasformare le guerre commerciali in fratture politiche e guerre guerreggiate, come i casi non lontani della Bosnia e dell'Ukraina non devono cessare di ricordarci.

Per questo invitiamo tutti i comitati della lista L’altra Europa con Tsipras a riconvocarsi a più presto, per dar vita a forme di collaborazione unitarie e non escludenti che permettano a tutti di continuare nell'impegno e nelle attività intraprese. Noi saremo con voi insieme a tutti coloro che ci hanno aiutato in questi mesi anche senza aderire formalmente al nostro progetto.

Vi proponiamo fin d'ora due temi su cui impegnarsi nei prossimi mesi. Una serie di attività di autoformazione sui temi delle istituzioni e delle politiche europee, per mantenere un rapporto e un contatto diretto con i nostri parlamentari a Strasburgo, in modo che possano sempre sentirsi parte di un collettivo compatto. E la messa a punto di una serie di proposte per affrontare i principali problemi del territorio, in modo che l'obiettivo di un vasto programma di tante piccole opere per creare milioni di posti di lavoro, che sta al centro del nostro impegno, trovi la propria necessaria articolazione in sede locale e in forme partecipate.

Barbara Spinelli, Luciano Gallino, Marco Revelli, Argiris Panagopulos, Guido Viale
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sabato 31 maggio 2014

Tsipras: "Tocca a Juncker cercare una maggioranza"



Secondo il Trattato sull'Unione Europea il parlamento europeo ha il diritto di approvare, e quindi di non approvare, le nomine che gli vengono presentate dal Consiglio Europeo per la Presidenza della Commissione Europea.

Durante la recente campagna elettorale è stato chiesto ai cittadini dell'Europa di esprimere la loro scelta fra cinque candidati, ciascuno di essi scelti dai maggiori partiti europei. Come candidati abbiamo fatto campagna elettorale, abbiamo dibattuto e cercato il consenso dei cittadini europei.

La mia posizione è che il Consiglio Europeo non debba nominare alcun candidato per la Presidenza della Commissione che non abbia partecipato a questa competizione elettorale.

La mia posizione è che il Parlamento Europeo non debba approvare nessun candidato che non ha partecipato a questa competizione democratica.

Presentare qualsiasi altra nomina avrebbe l'effetto di screditare complessivamente le recenti elezioni, trasformandole, dopo un tale atto, in una pantomima.

Questo è un principio democratico basilare. È un obbligo morale del Consiglio Europeo di presentare il candidato che ha ricevuto il maggior consenso nelle elezioni europee.

Durante questa campagna elettorale io sono stato il candidato della Sinistra Europea. Mi sono opposto fermamente alle politiche del Partito Popolare Europeo e del suo candidato, il Sig. Jean-Claude Juncker. Questa opposizione rimane e rimarrà.

Ciononostante il Partito Popolare Europeo ha vinto queste elezioni; per cui è il Sig. Jean-Claude Juncker che deve cercare di formare la necessaria maggioranza parlamentare negoziando con gli altri gruppi politici.

Alexis Tsipras
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mercoledì 28 maggio 2014

Una donna delle pulizie entra a Strasburgo



Vi posto un articolo di Checchino Antonini, ex giornalista di Liberazione, pubblicato sul sito Pop Off. L'articolo parla del fatto che tra le file di Syriza è stata eletta Konstantina Kouneva, addetta alle pulizie. Nel 2008 tentarono di ucciderla perché aveva svelato lo sfruttamento padronale.


Nella pattuglia di eletti di Syriza al Parlamento europeo ci sarà anche Konstantina Kouneva, ora cinquantenne, immigrata in Grecia dalla Bulgaria, leader del Sindacato dei pulitori e dei domestici, il Pecop. Nel 2008, mentre lavorava come addetta alle pulizie per la Oikomet (che fornisce servizi in subappalto alla ferrovia del Pireo) è stata aggredita con acido solforico (vetriolo). Era il 22 dicembre 2008 e ci furono proteste e scontri con la polizia greca durante gli eventi della Dekemvriana. Sugli striscioni c'era scritto "Kostandinka, non sei sola". La protesta è continuata almeno fino al 22 gennaio 2009 coinvolgendo 3mila persone fronteggiate dalla polizia con i gas lacrimogeni. L'attacco è stato descritto come il più grave assalto a un sindacalista in Grecia negli ultimi 50 anni. 

Konstantina era arrivata sette anni prima in Grecia, laureata in storia, e si è sempre battuta per i diritti delle ''schiave moderne'', le addette delle pulizie, l'unico mestiere che le fu offerto. Per questo tentarono di ucciderla. L'8 marzo del 2009 divenne il simbolo della festa della donna; qualche giorno prima, nella notte fra il 3 e il 4 marzo, una ventina di uomini con le facce nascoste da maschere di Carnevale ha dato fuoco ad alcuni vagoni della metropolitana Kifissià-Pireo, fermo nella stazione di Kifissià, sobborgo chic di Atene, proprio "per vendicare Konstantina Kuneva", come il gruppo ha poi rivendicato su Internet, firmandosi "Banda della coscienza rivoluzionaria". All'Oikomet, la ditta di pulizie di cui la signora bulgara era dipendente precaria (e che "affitta" i servizi dei suoi addetti a imprese pubbliche su scala nazionale), le donne erano costrette a firmare contratti "in bianco" di cui non ricevevano mai la copia. Lavoravano 6 ore al giorno ma ne pagavano loro solo 4,5 in modo da non raggiungere mai le 30 ore settimanali, limite oltre il quale l'attività viene riconosciuta come lavoro usurante, con i relativi benefici contributivi previsti dalla legge. Anche la tredicesima veniva decurtata arbitrariamente dalla società. 

Kostantina Kuneva è sfuggita per un pelo alla condanna a morte quella notte del 23 dicembre che un gruppo di sconosciuti l'ha aspettata sotto casa, nel sobborgo popolare di Petralona, e le ha gettato vetriolo sul viso e sulle spalle, costringendola persino a ingoiare dell'acido, per tapparle la bocca per sempre. Ha perduto un occhio. S'è sottoposta a tre operazioni chirurgiche: interventi plastici ricostruttivi, in attesa di curare a fondo anche gli organi interni bruciati dal veleno, stomaco e polmoni. Le cure sono state pagate grazie ad una maxi colletta che, grazie a un appello lanciato da Liberation, varcò i confini dello stato greco dove un'immigrata non ha diritto alla previdenza sociale. 

Konstantina ricominciò a parlare, con l'aiuto di una macchina specifica, prima, comunicava toccando il viso e scrivendo a fatica messaggini su foglietti di carta. Ha cicatrici sul viso e sulle mani, già segnate da anni di lavoro duro, e che hanno cercato di difendersi dagli aguzzini come hanno potuto. Le sue colleghe hanno occupato nel 2009 gli uffici amministrativi della ferrovia e hanno ottenuto che il contratto con la Oikomet fosse stracciato, e di essere assunte a tempo indeterminato.
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Forse SEL non ha capito bene...



Mi sa che alcuni dirigenti di Sinistra Ecologia Libertà non abbiano capito bene. Eppure il messaggio arrivato dal voto alle europee per la lista "Altra Europa con Tsipras" è chiaro, lampante, non suscettibile di incomprensione: c'è spazio, in Italia, per un movimento unitario di sinistra che si ponga nel solco di Syriza e della Linke tedesca e che stia alla sinistra del PD.
Quattrovirgolazerotre: sembrava incredibile solo due settimane fa, eppure si è riusciti a superare uno sbarramento alto (che nel 2009 non fu superato né da Sel né dal Prc) e ad eleggere ben tre eurodeputati. E' bene ricordare che questi tre sono stati eletti in una lista che si richiamava a Tsipras, e non a Schulz; che Syriza, il partito di Tsipras, sta nel Partito della Sinistra Europea ed ha visioni politiche ed economiche molto diverse da quelle del Pasok, partito che fa parte del PSE (la grande famiglia dei socialisti liberali e democratici, di cui fa parte anche il PD renziano); che in tutta Europa, i movimenti politici di sinistra si sono consolidati o sono cresciuti, mentre tutti i partiti di centrosinistra sono arretrati (ad esclusione del PD).
Questi sono dati, non interpretazioni. Si sperava che, alla luce di questi dati, i dirigenti italiani dei due partiti che hanno contribuito alla nascita della Lista Tsipras, cioè Sel e Prc, avessero individuato il solco entro cui mettersi in cammino. Verso il sol dell'avvenire? Ci accontentiamo di un futuro migliore, non preoccupatevi.

Purtroppo queste speranze sono state, in parte, deluse dalle ultime dichiarazioni di alcuni esponenti di Sel, tra cui il leader Vendola e il capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore. Vendola ha dichiarato che bisogna stare con Renzi, in una posizione di sostegno critico. Secondo il governatore della Puglia, gli italiani "amano" l'ex rottamatore fiorentino e hanno fatto una scelta chiara tra la speranza renziana e il populismo grillino o berlusconiano.
Sono, però, soprattutto le parole di Gennaro Migliore a destare preoccupazione. In una intervista a Repubblica, il capogruppo partenopeo ha dichiarato che in Europa si deve contribuire ad eleggere Schulz (ma come? Non abbiamo appena votato per Tsipras?) a presidente della commissione europea; che in Italia bisogna creare un soggetto unitario della sinistra insieme al PD (in cui, ormai, la sinistra è ridotta a sterile opposizione interna...); che PD e Sel devono abbandonare i rispettivi contenitori (certo, come no... uno di quei contenitori ha appena preso il 40% dei voti); che c'è l'impronta di Sel in molte battaglie di Renzi (ha detto proprio così, lo giuro); propone di sostituire i deputati di NCD e Scelta civica coi deputati di Sel (che sono numericamente inferiori e non sufficienti a reggere un governo, ma questo particolare gli sfugge).

Cosa dire? Sel è sicuramente un partito spaccato in due: c'è un anima "governista a tutti i costi", di cui Migliore è l'espressione; c'è un anima "syriziana", ad esempio Fratoianni, che vuole costruire un soggetto politico autonomo alla sinistra del PD, col quale si può e si deve cercare ogni convergenza possibile, sia sul piano nazionale che sul piano locale, senza però fondersi con la "nuova Balena bianca" renziana.
Chi la spunterà? Lo scopriremo tra poco.
Tra i due, preferisco i syriziani, ça va sans dire...
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martedì 27 maggio 2014

La battutta di arresto pentastellata



"Il MoVimento 5 Stelle è il grande sconfitto di queste elezioni". E' questa la vulgata, da due giorni almeno. Non sono totalmente d'accordo: il M5S ha preso il 21%, cioè milioni di voti. Milioni di voti che, però, si sono già ridotti rispetto alle Politiche di un anno fa e che continueranno a ridursi se tutto il MoVimento, e non solo Grillo, non si renderà conto degli errori politici e comunicativi commessi in questi mesi.
Noto la totale incapacità di analisi del voto di moltissimi pentastellati. E me ne dispiaccio. Manca completamente una riflessione sull'astensionismo nelle regioni in cui sono forti, cioè nel Sud e nelle Isole. Come mai, per la prima volta, molti grillini hanno disertato le urne? Nessuna risposta.
Una prima analisi dei flussi dimostra quanto milioni di persone, che un anno fa avevano votato M5S, hanno votato PD. O meglio, hanno votato Renzi (perchè a mio avviso questa è una vittoria soprattutto di Renzi). Ciò significa che l'elettorato del M5S aveva una base di sinistra che non ha gradito il "congelamento" dei propri voti e la totale indisponibilità ad aprire uno spiraglio per un governo PD-M5S-Sel (o anche per un semplice patto di desistenza). E' stata fatta una valutazione su questo aspetto? No.
Negli ultimi anni c'è stato un forte astensionismo di sinistra, che in genere ha penalizzato soprattutto Sel e Prc. Qualcuno di questi astenuti sinistrorsi è tornato a votare: molti hanno votato PD, qualcuno ha votato Tsipras. Come mai così pochi hanno optato per il M5S, che invece risucchia voti soprattutto a Forza Italia? Non si sa.

La riflessione più alta è stata, più o meno: gli italiani sono vecchi e conservatori, si sono venduti per 80 euro e questo Paese è destinato a morire.
Sicuramente gli 80 euro possono aver inciso, ma di certo non portano un partito che aveva il 25% a superare il 40%, contando che moltissimi non avranno questi 80€ in busta paga. Renzi ha vinto perchè è riuscito ad incarnare le due storiche esigenze dell'elettorato italiano in tempi di crisi: necessità di cambiamento e pragmatismo. Si, perché l'Italia non ha mai avuto una rivoluzione. Un motivo ci sarà? Gli italiani - mi scuserete se uso questa categoria, ma lo faccio solo per capirci - non sono rivoluzionari: si dividono in conservatori, in gradualisti e in "strappisti". Gli "strappisti" sono coloro che auspicano un progresso per strappi, con forti accelerazioni e brusche frenate. Per usare una metafora sportiva: Valentino Rossi è uno strappista, la sua guida incarna alla perfezione questa caratteristica. Gli strappisti, in Italia, non sono maggioranza, ma sono molti di più di quanto si pensi. E in genere stanno a sinistra, anche a sinistra del PD. Un anno fa hanno votato M5S, mentre domenica hanno votato (in massa) il PD renziano e (in parte) la lista Tsipras, la quale ha proprio il compito di far rinascere la Sinistra fondandosi sugli strappisti.

L'incapacità di analisi del voto dei pentastellati è dimostrata anche dal fatto che, prima del videomessaggio di Grillo, nessuno ha preso la parola ed ha azzardato una bozza di analisi. Dopo il video del Capo, tutti si sono accodati. "Aspettiamo di avere i risultati ufficiali" è stata la dichiarazione più utilizzata dai pentastellati durante la notte elettorale, anche quando i risultati erano ormai chiari: il PD aveva doppiato il M5S. Punto, non c'era altro da attendere.

La politica è anche tattica, compromesso (al rialzo, si spera), capacità di analisi e di sintesi. Oltre che comunicazione. Cose in cui il M5S è mancato, almeno in questa tornata elettorale. E le elezioni amministrative di ieri stanno a dimostrare che il problema non è solo il voto d'opinione (che può premiarti oggi e punirti domani): è anche la sfiducia del "pueblo" nel fatto che votare M5S possa essere costruttivo, oltre che distruttivo. Proprio nelle amministrative il MoVimento era capace di raggiungere risultati incredibili; oggi è, quando va bene, la terza forza politica ed è abbastanza distante sia dal centrosinistra che dalla destra.
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