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venerdì 9 dicembre 2011

Der Waldgang



L'essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d'appoggio destinate a mandarlo in rovina. E oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina

[...]

Se le grandi masse fossero così trasparenti, così compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato, basterebbero tanti poliziotti quanti sono i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos'è la libertà. E non soltanto questi lupi sono forti in sé stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi tramettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in un branco. È questo l'incubo dei potenti.

[...]

In fondo tirannide e libertà non possono essere considerate separatamente, anche se dal punto di vista temporale l'una succede all'altra. È giusto dire che la tirannide rimuove e annienta la libertà – anche se non si deve dimenticare che la tirannide è possibile soltanto se la libertà è stata addomesticata e ormai ridotta a vuoto concetto.

[...]

Chiamiamo invece Ribelle chi nel corso degli eventi si è ritrovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all'annientamento. Ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti – perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso ad opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell'intenzione di contrapporsi all'automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo.

[...]

Quando tutte le istituzioni divengono equivoche o addirittura sospette, e persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce non per i perseguitati bensì per i persecutori, la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che ancora non si è piegato.

[...]

Ernst Jünger
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domenica 30 ottobre 2011

Perchè l'Italia non si ribella?






Perché non ci ribelliamo? In Italia la disoccupazione giovanile è al 29%, la più alta d'Europa. Tutti noi genitori abbiamo il problema dei figli, quasi sempre laureati, che non trovano lavoro o che devono accettare ingaggi precari molto al di sotto del loro titolo di studio, senza nessuna prospettiva per il futuro (questo è stato uno degli elementi scatenanti della rivolta tunisina innescata da un ingegnere costretto a fare il venditore ambulante e, impeditagli anche la bancarella, si è dato fuoco).

Tutti gli scandali più recenti, dal "caso Mastella" in poi, ci dicono che la classe dirigente italiana, intesa come mixage di politici, amministratori pubblici, imprenditori, finanzieri, speculatori, esponenti dello star system, piazzano i propri figli, nipoti, generi, amici degli amici, in posti di lavoro ben remunerati e sicuri. Del resto nemmeno un chirurgo, nel nostro Paese, può fare il chirurgo se non ha gli agganci giusti con questa o quella banda di potere. Perché il sistema clientelare di Mastella non è il "sistema Mastella" è il sistema dell'intera classe dirigente italiana. Se non altro Mastella ha lo spudorato coraggio e la spudorata onestà di non farne mistero.

I ceti popolari [...] schiumano rabbia ma non si ribellano. Perché? Le ragioni, secondo me, sono sostanzialmente due. In questo Paese il più pulito c'ha la rogna. Quasi tutti hanno delle magagne nascoste, magari veniali, ma ce l'hanno. Non che sia gente in partenza disonesta. Ma, com'è noto, la mela marcia scaccia quella buona. Se "così fan tutti", tanto vale che lo faccia anch'io. Così ragiona il cittadino. Per resistere a quel "tanto vale" ci vuole una corazza morale da santo o da martire o da masochista.

La seconda ragione sta in una mancanza di vitalità. Basterebbe una spallata di due giorni, come quella tunisina, una rivolta popolare disarmata ma violenta disposta a lasciare sul campo qualche morto per abbattere queste oligarchie, queste aristocrazie mascherate che, come i nobili di un tempo, si passano potere e privilegi di padre in figlio, senza nemmeno avere gli obblighi delle aristocrazie storiche. Ma in Tunisia l'età media è di 32 anni, da noi di 43. Siamo vecchi, siamo rassegnati, siamo disposti a farci tosare come pecore e comandare come asini al basto. Solo una crisi economica cupissima potrebbe spingere la popolazione a ribellarsi. Perché quando arriva la fame cessa il tempo delle chiacchiere e la parola passa alla violenza. La sacrosanta violenza popolare. Come abbiamo visto in Tunisia e in Egitto, come vediamo in Libia o in Bahrein (in culo al colossale Barnum del Circuito di Formula Uno, che è, in sé, uno schiaffo alla povera gente di quel mondo).

MASSIMO FINI
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venerdì 7 ottobre 2011

Amen



Non so se vi capita mai. A me ultimamente sta capitando spesso. Di sentirmi in ritardo. Costante ritardo. Come se le giornate di 24 ore non mi bastassero per fare tutto quello che vorrei fare. Come se le mie passioni non fossero più coltivabili.
Non c'è più tempo per scrivere o allenarsi. Tutto corre, ed io sono lento. Troppo lento.
Adesso, anche dedicarsi un'ora al giorno per fare un pò di esercizio fisico in garage è diventata una impresa: il traffico romano mi costringe a stare in auto quasi due ore al giorno, a queste si sommano le 9 ore di lavoro. Poi i turno, l'irregolarità di una vita lavorativa che si riflette in irregolarità di vita. Poi c'è una famiglia, una casa, bisogna pulire, bisogna mangiare.
Poi c'è il futuro: un figlio in arrivo, a cui bisogna dedicare tutte l'energie e tutto l'amore possibile.

Ed evito di parlare della situazione politica ed economica, dei sedicenti indignados che vogliono fare la rivoluzzzzzione e si scandalizzano per un sampietrino lanciato.

Mi rendo conto che l'unica ribellione possibile è una ribellione individuale.
Amen.
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lunedì 3 ottobre 2011

I brutti addormentati in città



Tutti conoscete la fiaba "La bella addormentata nel bosco", ma nessuno di voi conosce "I brutti addormentati in città". Ora ve la racconto:

C'era una volta una massa di ragazzi, precari o sottopagati, che si sta affacciando al mondo dei mutui da pagare, degli asili nido senza posto, della discarica sotto casa, dell'aumento di luce-acqua-gas, della tassa sui rifiuti, dell'impossibilità di conciliare lavoro e famiglia.
Questi ragazzi, ieri sera, durante l'intervallo del big match tra Juventus e Milan, hanno cambiato canale... e sono capitati su raitre. In quel momento, vi era un servizio della trasmissione Presa Diretta, che i grandissimi dirigenti della Rai hanno opportunamente piazzato in palinsesto la domenica sera, in concomitanza col posticipo dello sport nazionale (garanzia di grandi ascolti, eh?).
Questi ragazzi hanno scoperto che in Italia la "flessibilità" significa che i neolaureati hanno contratti da fame (li chiamano stage, in genere), e non hanno nessuna speranza di lavorare ed essere pagati per quello che hanno studiato. Hanno scoperto che in Germania (uno stato che ha perso DUE GUERRE MONDIALI!!!) esiste un sistema di welfare efficientissimo, in cui - ad esempio - una madre può andare all'università o al lavoro senza preoccuparsi di piazzare il proprio figlio in un asilo nido, perchè le università o le aziende forniscono ai dipendenti il servizio di baby parking! A quale costo? 175 euro l'anno!!! Avete letto bene!!!

Mi fermo qui, perchè voglio subito domandarmi e domandarvi: ma dove cazzo stavano questi ragazzi negli ultimi 15-20 anni? Vivevano in Italia? Si sono accorti ieri sera, facendo zapping durante l'intervallo del posticipo, che la situazione in Italia è pessima? PESSIMA?

Questi ragazzi mi fanno incazzare. Sono i brutti addormentati in città.
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sabato 1 ottobre 2011

Sulla manifestazione del 15 ottobre






Ricevo e pubblico:

15 ottobre: inutile sfilata dei soliti noti o accampamento degli indignati?
Discussione animata e difficile sul percorso del corteo del 15 ottobre. Ma alla fine si è trovata la “quadra”. Persistono divergenze sul segnale politico che deve mandare la manifestazione italiana. Il 15 ottobre sarà una giornata di mobilitazione internazionale contro la crisi e il massacro sociale scatenato dalle istituzioni finanziarie europee e dal governo unico delle banche.
L'ennesima riunione preparatoria per la giornata europea di mobilitazione del 15 ottobre, ha visto le molte componenti del coordinamento nato ad hoc, cercare
in tutti in modi di trovare “la quadra”. Un risultato che dopo l'ultima riunione e all'inizio di quella di ieri non appariva affatto scontato.
La discussione – ad un osservatore esterno – poteva sembrare meramente “tecnica” cioè il percorso del corteo, lo striscione di apertura, la conclusione. In realtà indicava e indica divaricazioni politiche sul segnale che la manifestazione nazionale del 15 ottobre deve mandare sia a chi scenderà in piazza sia ai responsabili del massacro sociale che in tutta Europa ed anche Italia si sta abbattendo su lavoratori, giovani, pensionati,migranti.
La discussione dei due gruppi di lavoro (manifestazione, comunicazione) è iniziata dopo le 11.00 ed è riuscita a concludersi solo a ridosso dell'inizio della riunione plenaria dopo un lungo botta e riposta e numerosi interventi che hanno talvolta allontanato la possibilità di giungere ad un appuntamento unitario e condiviso. Lo spettro di due manifestazioni si è affacciato neanche troppo velatamente in alcuni interventi. Il rappresentante dell'Usb è andato alla carica senza troppi preamboli mettendo in discussione che il corteo dovesse accuratamente evitare di transitare per il centro della capitale e si dirigesse verso piazza San Giovanni secondo i canoni della manifestazioni di massa ma un po' liturgiche. La proposta avanzata dall'Usb era che si concludesse invece nella centrale piazza del Popolo a ridosso dei palazzi del potere e annunciasse pubblicamente che la manifestazione non si concludeva la sera del 15 ottobre con un tradizionale comizio. “A New York manifestano sotto la Borsa di Wall Street mica a Central Park, in Grecia stanno in piazza Syntagma davanti al Parlamento” ha specificato. Insomma una manifestazione di lotta e non di rappresentazione che trova il suo punto di forza solo nel numero dei partecipanti.
Di avviso contrario alla proposta dell'Usb altre componenti del coordinamento (Action,Uniti contro la crisi, Cobas, Arci, Fiom, Uds) e consenso invece da parte di altre componenti come le reti dello Sciopero Precario, la rete Roma Bene Comune, Atenei in rivolta, la Rete dei Comunisti, che hanno insistito molto sul fatto che il passaggio del centro “politico ed economico” della capitale funzioni anche come avviso di garanzia – in qualche modo anche minaccioso – verso le misure antipopolari decise dal governo e dalle istituzioni europee, un nemico che alcuni definiscono ormai come il “governo unico delle banche” (con chiare allusioni al governo che sostituirà quello Berlusconi per fare una identica politica antipopolare). La discussione si è incastrata e contrapposta per parecchio tempo ed è sembrato a un certo punto che la rottura fosse inevitabile. Un paio di interventi hanno infine cercato di raccogliere tutte le osservazioni in campo e indicato la quadra possibile: il percorso del corteo verrà allungato e chiederà di transitare per il centro prima di arrivare a Piazza San Giovanni, arrivare ma non concludersi. Un concetto questo che è stato ribadito da diversi interventi preoccupati che la manifestazione del 15 ottobre si riduca ad una tradizionale manifestazione di massa ma privata di ogni conflittualita contro il massacro sociale approntato dai poteri forti in Europa e in Italia.
Anche sullo striscione di apertura la discussione non è stata semplicissima.
Il momento francamente più paradossale è stato quando si è inceppata sulla condivisione dello slogan ormai europeo lanciato dai movimenti greci “People of Europe rise up!” ma non sulla sua traduzione in italiano che significa testualmente “Popoli europei solleviamoci!”. L'idea della sollevazione è apparsa forse un pò troppo inquietante che si volevano sostituire con un più rassicurante “Cambiare l'Italia, cambiare l'Europa”, uno slogan che obiettivamente sarebbe metabolizzabile anche da Bersani e Bonanni.
La discussione si è conclusa con l'approvazione dello striscione d'apertura coerente in inglese e in italiano con l'indicazione apparsa sul Partenone “People of Europe rise up! Popoli europei solleviamoci!”. La testa del corteo sarà unitaria e rappresentativa di tutte le componenti del coodinamento con l'esplicito invito a tenere alla larga bandiere di partito e organizzazione o I leader televisiviche ammucchiano di loro le telecamere e riducono il corteo ad uno sfondo anonimo nei contenuti.
Più difficile è stato trovare “la quadra” sulla gestione dell'arrivo della manifestazione in piazza San Giovanni che in molti non intendono vivere come conclusione del corteo e della mobilitazione del 15 ottobre. Molte le proposte sul tappeto (il coordinatore della discussione ne ha elencate almeno dieci diverse tra loro), ragione per cui il coordinamento si è riconvocato per discueterne martedi prossimo. Nel frattempo una delegazione andrà in Questura per discutere il percorso del corteo avendo ricevuto un mandato esplicito sulle opzioni da indicare. Il percorso di avvicinamento al 15 ottobre è ormai avviato. C'è da augurarsi e da lavorare affinchè proceda come auspicato da tutti gli interventi. L'aspettativa è indubbiamente in crescita e il governo unico delle banche dovrà cominciare a tenerne conto.

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martedì 27 settembre 2011

Come cominciare la rivoluzione






C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente.
(Jiddu Krishnamurti)

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Un ribelle in arrivo






A fine gennaio nascerà mio figlio.
Un altro ribelle in arrivo.
Spero che si ribelli sempre, anche a noi genitori, per inseguire i suoi sogni e l'idea di Giustizia.

A lui che mondo consegnerò? Un mondo peggiore di quello che ho trovato 31 anni fa, quando mi affacciai alla vita. Ho lottato e lotto ogni giorno per cambiare questo mondo. E come me, ve ne sono tanti. Disorganizzati, distanti, disconnessi. Però ci sono.

Uomini sulle Rovine.
E i figli di questi Uomini stanno giungendo.
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sabato 24 settembre 2011

20 anni fa: Nevermind



Riconoscete questa copertina? NEVERMIND dei Nirvana usciva il 24 settembre del 1991.
Esattamente 20 anni fa.
Tutti stanno ricordando l'evento. Chi si lancia in improbabili reminiscenze, chi cede alla retorica, chi al ricordo del ribellismo giovanile.

Io invece no.
Il ribellismo di cui i Nirvana sono stati colonna sonora persiste ancora.
Non cedo di un passo.

E dico solo una cosa, per ricordare l'evento:
Ci manchi, Kurt.
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martedì 6 settembre 2011

Octopus: il simbolo del blog




Octopus, comunemente chiamato "polpo", è un animale di cui si conosce poco. Forse è questo il motivo principale per cui esso viene spesso denigrato, deriso, associato alla bruttezza e alla cecità.
Pochi, pochissimi sanno che l'Octopus è un animale intelligentissimo, cosa ancor più stupefacente visto che è un animale fondamentalmente solitario. Inoltre, l'Octopus ha ben tre cuori, cosa che gli consente di compiere sforzi notevoli e di sviluppare una forza enorme se confrontata con la sua stazza. Infine, recenti studi dimostrerebbero che è un animale essenzialmente monogamo.

Ho sempre creduto che gli animali siano esempi, per noi umani. Esempi di fedeltà, di astuzia, di grinta, di forza, di equilibrio. Ognuno di noi, forse, ha un animale con cui è spiritualmente e caratterialmente in simbiosi.

L'Octopus è come il redattore di questo blog.
Ha tre cuori: Onore, Amore, Gloria. Sono queste le tre cose che dovrebbero far battere i cuori di tutte le persone. A cosa serve vivere se non si ha una vita onorevole, piena d'amore e votata alla gloria (per le proprie opere e per la propria stirpe)?
Come l'Octopus, anche io ho otto tentacoli, cioè otto canali di trasmissione, di conoscenza, di formazione, di creazione.
Famiglia, Cultura, Oligarchia, Mentalità, Ribellione, Solidarietà, Identità, Indipendenza.

La Famiglia è la base, il fondamento, l'origine e lo scopo del nostro essere e del nostro agire. Non mi interessa se la famiglia è costituita da eterosessuali, omosessuali o single. L'importante è che la Famiglia sia creata, curata, sviluppata, difesa, sostenuta. Tutto il bagaglio ideale di un singolo come di un Popolo si trasmette tramite la Famiglia.

La Cultura è la conditio sine qua non. Chiunque può diventare Presidente del Consiglio o leader in qualche settore. Non è necessario avere una valida e ampia cultura; possono bastare i soldi di papà o gli aiuti di amici e conoscenti, di ogni risma. La Cultura, però, consente ad una persona di amare e di essere amata, di apprezzare l'arte e di vedere apprezzata la propria. La Cultura amplifica il potere dei nostri sensi, amplia i confini, allontana gli orizzonti, distrugge i muri. La Cultura è rivoluzionaria.

L'Oligarchia è una concezione politico-esistenziale: sono le minoranze a fare la Storia. Bisogna sempre diffidare dalle masse: esse sono volubili e facilmente influenzabili o comprabili. Pochi ma buoni, nella vita e nel lavoro. Se un libro è letto da milioni di persone non vuol dire che sia un capolavoro, anzi. Molto spesso è una boiata clamorosa che ha avuto successo commerciale solo perchè fondato sui principali istinti di pancia delle Masse. Un film campione di incassi non necessariamente è un'opera d'arte. Probabilmente, invece, è una cagata mostruosa zeppa di effetti speciali, luoghi comuni, trame scontate e qualche attore/attrice di grido. Essere eletto con milioni di voti non vuol dire essere un leader politico valido e utile alla comunità: i voti possono essere comprati e scambiati, e lo stesso Hitler fu democraticamente eletto (cosa che dovrebbe far riflettere i difensori della liberaldemocrazia e del suffragio universale).

La Mentalità è un modo di porsi rispetto agli eventi e alle persone che quotidianamente interagiscono con noi. Mentalità significa portare avanti i propri ideali, se si ritengono giusti, a tutti i costi e con coerenza. Quando non si ritengono giusti, la Mentalità impone di cambiarli e di sostituirli. Solo gli ottusi continuano nell'errore. Mentalità significa non scendere a compromessi per compiacere chicchessia: questo siamo, questo pensiamo, così agiamo e fanculo al mondo. Siamo noi a decidere se una cosa va fatta o no. Ascoltiamo tutti i consigli, ma noi decidiamo. E se una cosa è ingiusta, la combattiamo. Se una legge è sbagliata, disobbediamo. Mentalità.

La Ribellione è un mezzo espressivo. Ognuno di noi può eszprimersi tramite due canali: la moderazione e la ribellione. Lo status quo può piacerci o non piacerci. Nel secondo caso, possiamo provare a correggerlo o ad abbatterlo. Non c'è altra via, tertium non datur. La Ribellione, però, non è da intendersi come parossistico estremismo: anche, anzi soprattutto, nella Ribellione ci vuole equilibrio. Ribellarsi ai canoni del "vivere civile" e della "morale comune" è un dovere per chi vede quale grado di inciviltà e di immoralità ha raggiunto la nostra società. Non arretrare di un passo. Avanzare appena possibile ed ogni volta che c'è uno spiraglio, una breccia.

La Solidarietà è il sentimento di amore verso la propria comunità. Noi non saremmo quello che siamo senza i giganti che ci hanno preceduto. La nostra comunità non progredirà se non aiutiamo i nostri fratelli e i nostri figli in difficoltà. La Solidarietà non va declinata in senso altruistico: diffidate da chi vi dice "lo faccio per te". La vera Solidarietà, ci insegna Kropotkin, è fondamentalmente egoistica: lo faccio per noi. Perchè questa cosa fa bene a me e a te, alla comunità. Se una cosa fa bene solo a te, non è solidarietà: è privilegio.

L'Identità è il "conosci te stesso". Bisogna sempre essere orgogliosi di ciò che si è, non disconoscere ciò che si è stati (anche se abbiamo commesso errori) nè da dove proveniamo. Noi siamo figli dei nostri padri e siamo padri dei nostri figli. Abbiamo un bagaglio di tradizioni che va sempre rinverdirto, riattualizzato. Abbiamo un sangue nelle vene ed una terra da cui proveniamo o su cui siamo nati. Non siamo migliori o peggiori di nessuno. Noi siamo. Padroni di nulla e servi di nessuno.

L'Indipendenza è una lotta costante. Contro ogni forma di dipendenza, sia essa fisica o psicologica. Tutto ciò che ci dà dipendenza ci rende più deboli, più ricattabili, più comprabili. Non sto dicendo che bisogna smettere di fumare una canna o di bersi una birra. Sto dicendo che quando il bisogno di nicotina diviene opprimente, è il momento di smettere. L'Indipendenza va coltivata anche nei confronti degli altri, della religione, della politica. La nostra capacità di analisi deve sempre essere libera, equilibrata e lucida. Non dobbiamo pensare o fare secondo quanto ci viene detto o imposto dal partito, dal prete o dall'amico: noi non abbiamo bisogno che di noi stessi e della persona che amiamo.
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lunedì 5 settembre 2011

Piazza Affari Camping





Hanno montato le tende a Piazza Affari. La pula li voleva sgomberare: due contusi tra i manifestanti. Ma le tende sono ancora lì. E saranno lì tutta la giornata, e probabilmente anche stanotte, fino allo sciopero generale di domani.

Mentre la Borsa brucia miliardi su miliardi, mentre "i mercati" continuano nello sciacallaggio e nella speculazione, i "Ribelli al debito" lanciano slogan e distribuiscono volantini in cui si chiede di mettere il "People Before Profit", srotolando uno striscione su cui è sccritto: "Predicano austerity ma razzolano male, rubano ai poveri per dare ai soliti".



Siete tutti invitati al Piazza Affari Camping! E' gratis (e di questi tempi è un'ottima cosa), goliardico ed è diverso dai soliti camping.

E' un campeggio Estraneo Alla Massa.

E va bene così.


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giovedì 18 agosto 2011

Chi gioca con le nostre vite?







Non passa giorno senza una notizia sui "mercati". La borsa sale, la borsa scende, bruciati 160 miliardi, adesso c'è la ripresa, anzi no continua il crollo, non faremo la fine del '29, siamo quasi ai livelli del '29.


Ma chi sono questi "mercati"? Cosa rappresentano, e di cosa si occupano, i "mercati"?


Una caratteristica dei regimi liberaldemocratici è cambiare il nome delle cose. Una volta - secolo scorso, per carità - si sarebbe detto: il Capitalismo è in crisi, e gli speculatori attaccano questo o quel Paese. Oggi, invece, ci dicono che "i mercati" non hanno "fiducia" nel "sistema-Paese" di questo o quello Stato.


Quotidianamente, mi capita di ascoltare o partecipare a discussioni in cui chiunque (anche chi non capisce una mazza di economia e finanza) parla di "mercati", "borsa", "crisi", addirittura vicino al distributore del caffè vi era un addetto delle pulizie che parlava di "riserva aurea" e della necessità di investire nell'oro. NELL'ORO!!!!!




Ormai c'è gente che la mattina si sveglia, arriva in ufficio, e verso le 9.30 cerca di sapere come ha aperto Piazza Affari. Non che abbiano investito qualcosa: sono poveracci (come me) che campano di stipendio. Però ormai siamo (anzi, sono) tutti coinvolti da questa enorme arma di distrazione di massa che si chiama "mercati". E mentre si informano su Piazza Affari, sullo spread coi bund tedeschi, ed altre amenità del genere... nessuno riflette sul bandolo della matassa: un Sistema che consente ad un manipolo di miliardari speculatori di decidere le sorti delle nazioni, dei popoli e dei lavoratori, è un Sistema che va abolito.


Non riformato. Abolito.


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sabato 11 giugno 2011

Equilibrio, non moderazione




Questo blog ha la bava alla bocca. E' incazzato nero. Si è rotto i coglioni di questi moderatini che non hanno il coraggio di dire che in Italia serve una catarsi, una rigenerazione totale delle coscienze e della classe dirigente.
Domani e dopodomani si voterà per i referendum. Abbiamo la possibilità di dare un calcio in culo a tutti quegli speculatori che non aspettano altro che mettere le mani sugli appalti per la privatizzazione della gestione dei servizi pubblici (acqua, trasporti, rifiuti, ecc...) e sull'energia nucleare. Pensate un pò: moltissimi nuclearisti convinti, tra cui l'ex presidente di Legambiente Chicco Testa, sono imprenditori nel settore delle rinnovabili. Come ve lo spiegate? Sembra una contraddizione, vero? E invece no: questi maiali vogliono papparsi i finanziamenti di ogni settore energetico, dall'eolico al solare, dal idroelettrico al nucleare.
Abbiamo visto ciò che è successo a Cernobyl. Abbiamo visto ciò che sta succedendo in Giappone. Abbiamo elencato tutti i disastri nucleari avvenuti negli ultimi 50 anni. Niente. Questi maiali continuano a voler fare i miliardi sulla nostra salute.
Abbiamo dimostrato, tabelle alla mano, che ovunque vi sia stata una privatizzazione della gestione dei servizi pubblici, le tariffe sono aumentate e la qualità del servizio non è migliorato.
Ed infine, last but not least, abbiamo il legittimo impedimento: una legge fatta ad hoc per un settantene pedofilo che vuole sottrarsi ai molteplici processi in cui è coinvolto, e che paga una corte di servi e di troie piazzata nelle istituzioni e nei mass media. Questa corte ha un unico compito: ripetere il mantra della persecuzione nei confronti del miliardario settantenne.

Questo è quanto. A questo è ridotta l'Italia, una nazione che ha la Costituzione più avanzata tra tutte le costituzioni europee ed occidentali. Una nazione che per secoli, per millenni, è stato il centro culturale e politico del pianeta. Ed oggi è ridotta a baciare le mani al dittatore berbero di turno o ad avere ministri, come quelli della Lega, che ai tempi di Mussolini ed Hitler sarebbero stati trattati secondo i dettami del programma Aktion T4.

Contro questa deriva esistenziale non ci può essere dubbio. Bisogna agire. Anzi, reAgire. Opporsi. Ribellarsi. E smascherare tutti gli inganni della moderazione.
Siamo sull'orlo di un baratro, e per non cadere serve equilibrio. Non moderazione.



VIKTOR NILIN
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mercoledì 25 maggio 2011

Al popolo italiano






Italiane, Italiani
cosa stiamo facendo? cosa stiamo aspettando? Mentre i nostri cari politici di ogni fazione si stringono la mano, dialogano tra loro e fanno festa insieme, noi ce ne stiamo sui tetti delle fabbriche di quei signori che abbiamo fatto arricchire col nostro lavoro e che ora ci hanno dato il benservito senza alcun problema; facciamo scioperi della fame, organizziamo manifestazioni pacifiche e ci entusiasmiamo per quattro ore di sciopero. Ci chiamano squadristi se proviamo a farci ascoltare; ci dicono che il precariato non esiste: esiste l'astensionismo!!! Hanno disintegrato i nostri diritti: alla salute, allo studio, all'informazione, al lavoro, che è il principio stesso sul quale è stata fondata la nostra Costituzione. Costituzione nata dal coraggio, dalla lotta e pagata col sangue di quegli EROI che hanno combattuto per dare a noi la possibilità di vivere in una società migliore. Ci hanno privati di ogni libertà: anche quella di scegliere da che parte stare!!! Ci hanno tolto tutto ciò che in una parola si chiama DIGNITA'!!! Perchè un uomo senza lavoro e senza libertà è un uomo senza dignità. Se non faremo qualcosa adesso, allora consideriamoci pure loro complici. Stiamo rendendo vane le vite sacrificate per la libertà del nostro popolo. Io me ne vergogno. Voi???
Italiane, Italiani, è ora di scendere dai tetti, di smettere di stare calmi e ingoiare il rospo in nome di una pace che non può esistere poichè non vi è giustizia. Nessuno ci tenderà la mano, rendiamocene conto. Ci lasceranno precipitare. Si salveranno solo loro! Alcuni di voi pensano che Fini sia l'unica speranza; altri sperano in un'alternativa proveniente dalla sinistra... Gente, Fini non è una speranza!!! E' UN FASCISTA!!! La sinistra non è un'alternativa!!! E' una CATASTROFE!!! L'UNICA SPERANZA, L'UNICA ALTERNATIVA CHE ABBIAMO SIAMO NOI!!! Ci hanno abituati all'idea che senza un leader non contiamo nulla. non possiamo farcela. Che abbiamo bisogno di qualcuno che ci indichi la strada da percorrere. Ma quello non è un POPOLO quello è un GREGGE!!! Le pecore hanno bisogno del pastore, magari con il bastone, che le guidi!!! IL POPOLO HA UNA COSCIENZA, HA DEGLI IDEALI, SA GIA' CHE DIREZIONE PRENDERE!!! DEVE SOLO TROVARE IL CORAGGIO!!!
E allora Popolo, cosa sono quattro ore di sciopero??? Sono un accordo tra sindacati e aziende!!! Noi non possiamo e non dobbiamo più accettare e accontentarci delle briciole. DOBBIAMO LOTTARE!!! I signori tanto bravi a far la voce grossa sanno benissimo che la loro ricchezza proviene dal nostro lavoro. Siamo noi che dobbiamo mettercelo bene in testa!!! Allora, piuttosto che accettare salari da fame, zero garanzie e consolarci con qualche ora di sciopero, INCROCIAMO LE BRACCIA!!! E non per qualche ora, ma finchè non avranno ceduto!!! Perchè se proprio dobbiamo morir di fame, almeno facciamolo lottando e non facendoci sfruttare!!! Perchè in questo modo insieme a noi precipiteranno anche loro! Con la differenza che noi siamo abituati a cadere e a rialzarci, loro invece non reggeranno il colpo. E se non vorranno precipitare, beh... allora dovranno cedere. allora si che dovranno ascoltarci.
Se avessimo il coraggio, tutti insieme, di iniziare e portare avanti questa resistenza... io sono certa che ad un certo punto dovranno ascoltarci!!! E ALLORA DOVRANNO ADEGUARSI LORO ALLE NOSTRE ESIGENZE, ALLE NOSTRE PRIORITA'!!! ALLORA SAREMO NOI A DETTARE LE CONDIZIONI!!! Ma senza una lotta dura, serrata e senza esclusione di colpi, perderemo! Perderemo tutto! L'unico modo che abbiamo per ricostruire, è demolire e ricominciare dalle fondamenta, perchè non si può pensare di restaurare qualcosa che cade letteralmente a pezzi. Sono anni che mettiamo toppe e tappiamo buchi e non è servito a nulla. Se non facciamo qualcosa presto il castello ci crollerà addosso. L'UNICA LIBERTA' CHE CI RESTA E' SCEGLIERE TRA LA LOTTA E LA RASSEGNAZIONE. MA DOBBIAMO SCEGLIERE IN FRETTA!!!

Anna Maria Lanotte (Enny Thenight)

http://informarecontroinformando.info/gli-articoli-della-nostra-redazione/53-gli-articoli-della-nostra-redazione/180-al-popolo-italiano.html
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giovedì 24 febbraio 2011

Perchè non ci ribelliamo?




Perché non ci ribelliamo? In Italia la disoccupazione giovanile è al 29%, la più alta d’Europa. Tutti noi genitori abbiamo il problema dei figli, quasi sempre laureati, che non trovano lavoro o che devono accettare ingaggi precari molto al di sotto del loro titolo di studio, senza nessuna prospettiva per il futuro (questo è stato uno degli elementi scatenanti della rivolta tunisina innescata da un ingegnere costretto a fare il venditore ambulante e, impeditagli anche la bancarella, si è dato fuoco).

Tutti gli scandali più recenti, dal “caso Mastella” in poi, ci dicono che la classe dirigente italiana, intesa come mixage di politici, amministratori pubblici, imprenditori, finanzieri, speculatori, esponenti dello star system, piazzano i propri figli, nipoti, generi, amici degli amici, in posti di lavoro ben remunerati e sicuri. Del resto nemmeno un chirurgo, nel nostro Paese, può fare il chirurgo se non ha gli agganci giusti con questa o quella banda di potere. Perché il sistema clientelare di Mastella non è il “sistema Mastella” è il sistema dell’intera classe dirigente italiana. Se non altro Mastella ha lo spudorato coraggio e la spudorata onestà di non farne mistero.

I ceti popolari sono stati espulsi da Milano e mandati nell’hinterland, in “non luoghi” direbbe Biondillo, che hanno il nome di paesi ma non sono paesi, perché non hanno una piazza, una chiesa, un cinema, un luogo di aggregazione. Le deportazione dei ceti popolari ha distrutto Milano, città interclassista dove nei quartieri del centro, Brera, Garibaldi, Pirelli abitava accanto al suo operaio, il primo, naturalmente, in un palazzo di Caccia Dominioni, il secondo in una casa di ringhiera. Questa interfecondazione dava alla città una straordinaria vivacità che è andata inesorabilmente perduta. Oggi una giovane coppia non può trovar casa a Milano, né in affitto né tantomeno in proprietà nemmeno con mutui che impegnino tre o quattro generazioni.

Quando ci si lamenta che certe zone periferiche, come via Padova, sono state occupate più o meno illegalmente dagli immigrati, si sbaglia perché se non altro hanno restituito un po’ di vita, e in particolare una vita notturna a una città che non ne ha più se non in quei quattro o cinque bordelli di lusso, a tutti noti, che ogni tanto vengono chiusi per eccesso di escort e di droga. In questi posti senti uomini fra i quaranta e i sessanta fare discorsi di questo tipo: “Domani parto per New York, poi faccio un salto a Boston e ritorno in Italia via Thailandia dove mi fermerò una decina di giorni”. Se per caso ti capita di parlargli e gli chiedi: “Scusi, lei che lavoro fa?”, le risposte son vaghe. In genere si dicono finanzieri, intermediari, immobiliaristi. Quando agli inizi degli anni ’70 era già cominciata la deportazione dei milanesi verso l’hinterland, lo Iacp, Istituto Autonomo Case Popolari, non dava i suoi appartamenti alla povera gente, ma a politici, amministratori locali, giornalisti, in genere socialisti perché, prima del ribaltone della Lega, Milano, è stata governata da sindaci del Psi (Aniasi, Tognoli, Pilliteri, gli ultimi). È ovvio che il centro di Milano, depauperato dei suoi ceti popolari, sia abitato oggi solo dai ricchi. Noi milanesi le case di piazza del Carmine, di via Moscova, di via della Spiga, di via Statuto possiamo solo sfiorarle e occhieggiarne i lussuosi androni. Meno ovvio è che il Pio Albergo Trivulzio, la Baggina come la chiamiamo noi, che ha accumulato un ingente patrimonio immobiliare, grazie a dei benefattori che intendevano, con ciò, non solo alleviare la condizione dei vecchi soli e invalidi ma anche che i loro quattrini avessero un utilizzo sociale, svenda questo patrimonio, con affitti o vendite “low cost” come si dice elegantemente oggi, a politici, amministratori, manager, immobiliaristi, speculatori, modelle, giornalisti, che di questo “aiutino” non avrebbero alcun bisogno, sottraendo risorse a chi il bisogno ce l’ha.

Io bazzico bar frequentati da impiegati, da piccoli manager, da lavoratori del terziario e un’antica piscina meneghina, la Canottieri Milano, dove si sono rifugiati, come in uno zoo per animali in estinzione, i cittadini di una Milano che fu, gente anziana. Tutti schiumano rabbia impotente di fronte a queste storie dei figli delle oligarchie del potere che hanno il posto assicurato o delle case del centro occupate “low cost” da queste stesse oligarchie o dai loro pargoli (nello scandalo del Pio Albergo Trivulzio c’è un nipote di Pilliteri, una figlia di Ligresti). Queste cose li colpiscono più dei truffoni di Berlusconi perché toccano direttamente la loro carne.
Schiumano rabbia ma non si ribellano. Perché? Le ragioni, secondo me, sono sostanzialmente due. In questo Paese il più pulito ha la rogna. Quasi tutti hanno delle magagne nascoste, magari veniali, ma ce l’hanno. Non che sia gente in partenza disonesta. Ma, com’è noto, la mela marcia scaccia quella buona. Se “così fan tutti”, tanto vale che lo faccia anch’io. Così ragiona il cittadino. Per resistere a quel “tanto vale” ci vuole una corazza morale da santo o da martire o da masochista. La seconda ragione sta in una mancanza di vitalità. Basterebbe una spallata di due giorni, come quella tunisina, una rivolta popolare disarmata ma violenta disposta a lasciare sul campo qualche morto per abbattere queste oligarchie, queste aristocrazie mascherate che, come i nobili di un tempo, si passano potere e privilegi di padre in figlio, senza nemmeno avere gli obblighi delle aristocrazie storiche. Ma in Tunisia l’età media è di 32 anni, da noi di 43. Siamo vecchi, siamo rassegnati, siamo disposti a farci tosare come pecore e comandare come asini al basto. Solo una crisi economica cupissima potrebbe spingere la popolazione a ribellarsi. Perché quando arriva la fame cessa il tempo delle chiacchiere e la parola passa alla violenza. La sacrosanta violenza popolare. Come abbiamo visto in Tunisia e in Egitto, come vediamo in Libia o in Bahrein (in culo al colossale Barnum del Circuito di Formula Uno, che è, in sé, uno schiaffo alla povera gente di quel mondo).

Massimo Fini

giovedì 30 dicembre 2010

Nessuno strumentalizzi il nome di Lambros Fountas




I militanti prigionieri di Lotta Rivoluzionaria (EA), gruppo armato greco che negli ultimi anni ha compiuto diverse azioni, fra cui una delle più famose fu l'attacco con RPG all'ambasciata statunitense di Atene nel 2007, e di cui faceva parte il compagno Lambros Fountas (ucciso dalla polizia il 9 marzo 2010), hanno reso pubblico un comunicato in cui prendono posizione in forma chiara e netta rispetto alla scellerata campagna della cosiddetta FAI informale, che utilizzando dei petardoni raccoglie con il minimo rischio possibile il massimo risultato mediatico. Bombette mediatiche che riescono però a causare anche dei feriti agli arti, come è successo negli scorsi giorni a Roma dove un ragazzo cileno ha perso due dita della mano. Ragazzo che oltretutto è un frequentatore degli spazi autogestiti romani. Di seguito il comunicato di Lotta Rivoluzionaria.

In merito ai pacchi-bomba che sono stati inviati alle ambasciate di Cile e Svizzera a Roma il 23/12/2010, che hanno provocato il ferimento di due funzionari e la rivendicazione da parte della FAI informale - Cellula rivoluzionaria Lambros Fountas, dichiariamo quanto segue:

"Come Lotta Rivoluzionaria abbiamo sempre scelto di compiere le nostre azioni con dei fini politici. Abbiamo sempre puntato contro status-quo, le istituzioni e chi le rappresenta e protegge. Abbiamo sempre organizzato le nostre azioni in questo modo, per evitare infortuni di persone che non sono i nostri bersagli politici, inoltre non abbiamo mai fatto azioni con il risultato di infortuni, ad esempio quello casuale di un ufficiale d’ambasciata, come è accaduto nel caso dei pacchi bomba.

Questo modo di agire è sempre stato fondamentale per le nostre azioni e quindi anche per il nostro compagno deceduto, e membro dell’organizzazione, Lambros Fountas. Per questo motivo chiediamo che non vengano fatte azioni di questo tipo nel nome del compagno."


"About the letter - bombs which were sent to the embassies of Chile and Switzerland in Rome on 23/12/2010, that had as a result the injury of two officials and the responsibility was taken by the organisation "Federazione Anarchica Informale - FAI - Revolutionary Cell Lambros Fountas", we have to state the following:

As Revolutionary Struggle we were always chosing to bring out actions which a political aim. We were always aiming on the status - quo, the structures and those who represent and protect it. We were organising them (our actions) in such a way, so that to avoid injuries of people who were not among our political targets and we would have never brought out actions which could result the injury for example of a random embassy official, as it happened in the cases above with the letter - bombs.

The above framework has always been a principle of action for us all and of course a principle of our dead comrade - member of the organisation, Lambros Fountas. For this reason we ask for not happening actions of such type in the name of our comrade.

Pola Roupa, Nikos Maziotis, Kostas Gournas"

martedì 28 dicembre 2010

Ribelle




Non sempre il Ribelle può cambiare il Sistema, ma mai il Sistema cambierà il Ribelle.