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venerdì 13 luglio 2012

Colpo di grazia a Ponte di Nona




Non bastava aver dimezzato i fondi al centro famiglia, la Giunta Lorenzotti decide di indire un bando per il progetto Educativa di Strada gestito da anni dalla Datacoop.
Indovinate un pò chi vince? La stessa cooperativa che si è aggiudicata metà dei fondi del centro famiglia per aprire lo stesso servizio sulla Casilina: la Cooperatica Santi Pietro e Paolo.
Il progetto Educativa di Strada si teneva presso le case colorate di Ponte di Nona e non solo verrà gestito da una cooperativa che non ha nessuna esperienza precedente in questo territorio, ma verrà anche spostato a Ponte di Nona Nuova, zona Caltagirone.
Cosa rimane ora al quartiere più disagiato dell'VIII Municipio? Quali risorse sono state investite a Ponte di Nona?
Quali servizi sociali sono stati incrementati per riqualificare il quartiere? A Ponte di Nona Case popolari ora resta solo il centro famiglia con risorse e servizi dimezzati. Dove andranno ora i ragazzi del quartiere spesso vittime di disagi familiari e sociali? Lorenzotti, Presidente dell'VIII Municipio, ha massacrato definitivamente un quartiere che già zoppicava con modalità discutibili come un bando che modifica il Piano Regolatore Sociale e una cooperativa che a Ponte di Nona ha fatto banco pigliatutto!
Chiediamo immediati interventi per risanare uno strappo che per Ponte di Nona potrebbe essere fatale.
Chiediamo che le forze politiche di opposizione scendano in campo e facciano sentire forte la loro voce in difesa dei più deboli. Chiediamo una commissione di controllo per stabilire se tempi, modi e forme di questa operazione rientrino nella regolarità del sistema amministrativo.
Auspichiamo che Lorenzotti, la sua Giunta, la sua maggioranza lascino spazio ad un nuovo governo che prenda decisioni per difendere e quindi investire sui territori dimenticati del nostro Municipio.
E a questa opposizione silenziosa e dormiente di tornare a vigilare e denunciare sulle sciagurate decisioni del governo di centrodestra.

Movimento Articolo 0

mercoledì 11 luglio 2012

Municipio 8, forse non hanno capito il livello dell'emergenza scuola...



Questo è il testo che ho pubblicato sul blog del Comitato di Quartiere di Nuova Ponte di Nona, a seguito dell'incontro avvenuto ieri tra cittadini e istituzioni sull'emergenza scuola nel nostro municipio.


Ho fatto passare la nottata per sbollire un po' della rabbia accumulata ieri a sentire i nostri "amministratori" durante il secondo incontro tra cittadini e istituzioni sul tema degli asili nido, delle materne e delle elementari nel nostro territorio (o dovrei dire "quadrante", così Di Cosimo è contento...). Innanzi tutto voglio ringraziare i due CdQ e il Movimento Genitori per la Scuola per questo secondo incontro: è sempre costruttivo quando i cittadini si mettono in moto e si organizzano autonomamente.
Voglio riprendere un intervento di una mamma, che palesemente inviperita ha detto "Questa è una emergenza!". Beh, cari concittadini, penso che lor signori non abbiamo ancora capito il livello dell'emergenza. Non parlo del mio caso personale, o dei tanti casi personali che ognuno potrebbe esporre: parlo del diritto costituzionale a farsi una famiglia e una vita, come ricordato ieri da Bruno Foresti. E sbattere un figlio a Castelverde, un altro a Tor Bella Monaca e poi andare in ufficio a lavorare sia DISUMANO. Così come è DISUMANO pagare due scuole private e il mutuo della casa. Dato che il diritto alla resistenza contro atti DISUMANI è sancito persino dall'ONU, credo sia necessario - e lo dico apertamente - alzare il livello dello scontro. Cominciare seriamente a forme di lotta dure, che siano blocchi stradali o sit-in o occupazioni dell'aula consiliare o altro. Vengo da Napoli, e so bene che se i cittadini di Terzigno (e di altri comuni) non si fossero sollevati, anche in maniera dura, contro le Istituzioni, adesso avremmo qualche altra discarica nel Vesuvio (vulcano più visitato al mondo, nda). Ma potrei fare anche altri esempi. Non dico - sia chiaro - di abbandonare il terreno del confronto con gli attuali amministratori e con coloro che si candidano ad amministrarci tra un anno: dico che a questo confronto sia necessario affiancare lo scontro, la lotta, la disobbedienza. Bisogna cominciare ad alzare la voce, a creare problemi, a rendere palese ed evidente a tutti la nostra emergenza. Hanno costruito un quartiere e ci hanno sbattuto i cittadini, strafregandosene altamente di tanti servizi primari. Ora io posso anche farmi due ore di traffico al giorno o pagare il casello o non avere una stazione metro o avere un bus che mi porta a Rebibbia in un'ora e mezza la mattina. Ma non posso nè voglio lasciar passare sul presente e sul futuro di mio figlio e dei bambini in genere. Quando si toccano temi quali scuola, sanità, sicurezza, salubrità ambientale... beh, lì non c'è spazio per trattative. O otteniamo I NOSTRI DIRITTI o dobbiamo andarceli a prendere.
Pertanto sono disponibile ad ogni iniziativa atta agli scopi sopra elencati, pur ribadendo la necessità di continuare sul terreno del confronto politico ed istituzionale.

lunedì 9 luglio 2012

Incontro pubblico con le istituzioni su emergenza scuola a Roma Municipio VIII


!!EMERGENZA SCUOLA!!

INCONTRO CON LE ISTITUZIONI


Dopo l’Assemblea del 18 maggio incontriamo
le amministrazioni competenti per conoscere le azioni intraprese per far fronte all'emergenza

martedì 10/07/2012 alle ore 18.00

Presso l’Istituto Comprensivo Nuovo Ponte di Nona,
Via Luigi Gastinelli, n.58

                                                     
                                                     
Comitato di quartiere
Comitato di quartiere
Nuova Ponte di Nona   
Colle degli abeti                     

                                                                                                       

Movimento Genitori Per La Scuola

mercoledì 20 giugno 2012

9 mila bambini fuori dagli asili nido romani




Sono 9000 in tutta Roma i bambini tagliati fuori anche quest’anno dalle graduatorie di accesso ai nidi comunali. E il Comune che fa? Beh, tanto per dirne una impiega 5 anni per ristrutturare uno dei pochi asili comunali. Cinque anni per risolvere, in origine, un problema di infiltrazioni d’acqua. E poi lo lascia chiuso, con la scusa che i lavori non sono ancora terminati, nonostante l’ingente stanziamento di fondi. Da ultimo 150 mila euro per la cancellata esterna. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: sta ristrutturando un nido o la Reggia di Caserta?

Questa mattina alcune famiglie romane, insieme alle educatrici e all’Unione sindacale di base, hanno occupato il nido comunale Il Gallo Alfonso, nel XIX municipio di Roma, dove sono ben 600 i bambini rimasti senza asilo. Hanno voluto così rilanciare la mobilitazione e chiedere la riapertura della struttura che, se entrasse in funzione da settembre, potrebbe ospitare almeno 80 bambini e bambine del quartiere. Il sentore comune che la chiusura forzata del nido nascondi il tentativo di privatizzarlo, ha spinto le famiglie ad autorganizzarsi, riappropriandosi di ciò che è e deve rimanere pubblico, nel tentativo di riaprire il tavolo delle trattative.

E’ mai possibile che si debba arrivare a tanto per vedere garantito un diritto? E chi si trova veramente nell’illegalità, chi occupa un edificio pubblico chiuso da cinque anni, o chi lo tiene chiuso per cinque anni sottraendo un servizio ai cittadini?

Ci domandiamo quali interessi ruotino intorno a questa struttura e quali affari si vogliano fare alle spalle dei bambini e delle loro famiglie. Alemanno, da un lato, e la Regione Lazio, dall’altro, stanno cavalcano il problema delle liste di attesa in modo del tutto irresponsabile: il Comune di Roma privatizzando un servizio che dovrebbe essere accessibile a tutti, la Regione Lazio con l’entrata in vigore a settembre di una legge regionale, la 12/2011 che, aumentando il rapporto educatrice bambino e riducendo lo spazio a loro disposizione, dequalificherà il servizio e porterà al licenziamento di molte educatrici precarie. La mancanza di nidi comunali a Roma è un’emergenza sociale che grava sul bilancio delle famiglie e determina condizioni di impoverimento: c’è chi si indebita per pagare le elevate rette di un privato e chi non può è costretto persino a restare a casa, abbandonando il lavoro.

Nel paese del family day mancano i nidi e le scuole materne, mancano i servizi essenziali rivolti alla genitorialità, mancano persino i parchi e le ludoteche pubbliche. Nel paese del family day si specula sull’infanzia e a pagare il prezzo più alto sono proprio le famiglie.

di Manuela Campitelli, Il Fatto Quotidiano

domenica 8 aprile 2012

Comunicato stampa dell'IdV Municipio 8 sui problemi della scuola nel nostro municipio.



SIAMO STANCHI DELLE GRADUATORIE DELLA VERGOGNA! LA SCUOLA E’ UN DIRITTO!

L’Italia dei Valori – Municipio 8 vuole evidenziare l’indecenza raggiunta dal sistema scolastico municipale. Le graduatorie per la scuola dell’infanzia, appena pubblicate, palesano un problema che, anno dopo anno, si aggrava sempre di più: la totale insufficienza dei posti disponibili nelle strutture scolastiche comunali, dagli asili nido alle scuole superiori. Percentuali indecenti di domande accolte spingeranno sempre più famiglie ad iscrivere i loro figli alle scuole private, le cui rette mensile incidono spaventosamente sul bilancio familiare.

Tale problema, presente in tutto il territorio comunale, diventa ancora più opprimente nel nostro municipio ed in quartieri come Ponte di Nona e Castelverde, popolati soprattutto da giovani coppie con bambini. Invece di continuare a costruire appartamenti, sarebbe ora che si cominciasse a costruire qualche istituto scolastico! Solo un nuovo piano di edilizia scolastica, la revisione dei termini di assegnazione dei posti in graduatoria ed il controllo costante per verificare quanti ne hanno realmente diritto, possono rappresentare una soluzione del problema. Qualsiasi altri intervento sarebbe un semplice palliativo, incapace di risolvere a monte un disservizio che sta assumendo i caratteri di una emergenza.

“L’Italia dei Valori, all’opposizione sia in Campidoglio che nel Municipio VIII, vuole denunciare l’inadeguatezza delle giunte Alemanno e Lorenzotti nell’affrontare questo ed altri problemi. Sicurezza e servizi erano i due temi su cui la destra capitolina aveva investito, spesso strumentalmente, in campagna elettorale: alla prova dei fatti, hanno fallito clamorosamente!”, aggiunge Antonio Lucignano, membro del Direttivo dell’IDV –Municipio 8.

“L’Italia dei Valori sostiene e incoraggia la lotta dei cittadini che vedono leso un diritto costituzionale, perché LA SCUOLA E’ UN DIRITTO! Le vergognose graduatorie incoraggiano la logica della guerra tra poveri (italiani contro stranieri); il problema, lo ribadiamo, va risolto radicalmente. Per questo, l’IDV è disponibile fin da subito a collaborare con qualsiasi realtà politica e sociale interessate a realizzare una “rivoluzione culturale” sul tema della scuola.”, conclude Marco Argenti, coordinatore municipale dell’Italia dei Valori.

Coordinamento
ITALIA DEI VALORI – MUNICIPIO 8

sabato 7 aprile 2012

Lo scandalo delle graduatorie per le scuole dell'infanzia: il 70% è fuori!





Sul sito istituzionale
è possibile scorrere le graduatorie per le scuole dell'infanzia.
Nel quartiere romano in cui abito, Ponte di Nona, la situazione è a dir poco spaventosa: a fronte di un quartiere popolato soprattutto da giovani coppie con bambini piccoli, solo il 30 % delle domande è stata accolta. In pratica: su 100 famiglie che hanno fatto domanda, 70 saranno costrette a mandare i loro figli nelle scuole private (la cui retta mensile oscilla tra le 450 e le 600 euro).

Il presidente del Municipio VIII, Lorenzotti (PdL), insieme alla sua giunta, non ha fatto nulla in questi quattro anni per migliorare la situazione dei servizi al cittadino. Ricordiamo anche la recente visita di Striscia la Notizia nel nostro quartiere, durante la quale è stato visitato un istituto scolastico pronto eppur ancora vuoto. La risposta dell'istituzione municipale, per voce dell'assessore al ramo Baldassarri? "Tutto ciò che era di nostra competenza è stato fatto". Cioè: la colpa non è nostra, ma di altri. Noi abbiamo fatto tutto. Poi chissenefrega se la scuola viene effetivamente aperta!



venerdì 20 maggio 2011

Roma, Municipio VIII: troppi bambini esclusi dagli asili










Una catastrofe. Non si può definire altrimenti.
Sono uscite le graduatorie degli ammessi alle scuole dell'infanzia a Roma. Io, che abito a Ponte di Nona (Municipio VIII), sono andato a spulciarmi i dati del mio municipio, consultabili sul sito https://www.comune.roma.it/servizi/mesis-portal-reports-war/loadGraduatoriaScuoleInfanzia.do

Su 1533 domande di ammissione in 16 istituti scolastici del Municipio, solo 485 sono stati ammessi. Quindi 1048 famiglie saranno costrette a iscrivere i loro figli in asili privati o paritari, in cui le rette sono notevolmente più alte.
Come mai, ci chiediamo? Ci sono pochi istituti? Costruiamone altri, magari con una edilizia eco-sostenibile, con strutture prefabbricate, con pannelli solari.
Gli istituti sono troppo piccoli? Ampliamoli, ove è possibile. Diamo l'appalto a cooperative del territorio per costruire nuove aule e nuovi plessi.
Non ci sono i soldi? Il Municipio ed il Comune mettano una "tassa di scopo" per questo obiettivo, organizzino eventi culturali (ad esempio un concerto) o sportivi (una partita di calcio) che abbiano lo scopo di raccogliere fondi per questa vera e propria emergenza.

I cittadini devono allearsi, fare blocco, fare RETE, e lottare per i diritti dei propri figli ad essere accolti nelle strutture scolastiche pubbliche.
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domenica 8 maggio 2011

Roma, Municipio VIII: meno risorse per trascorso scolastico e verde



http://www.ottavonews.com/1/news_viii_1331705.html



E’ in fase di discussione, in questi giorni, il Piano degli investimenti 2011 del Municipio VIII- Le Torri. La ‘fumata bianca’ ( a meno di clamorosi colpi di scena) dovrebbe arrivare già nella giornata del 10 maggio dopo il consueto passaggio in aula. Quest’anno, le risorse a disposizione saranno leggermente inferiori rispetto all’anno precedente (-181.160 euro) ma comunque in linea con I numeri degli altri municipi. Le spese totali ammontano a 30.297.718,95 euro. I settori più in difficoltà saranno quelli della manutenzione e servizi per il verde (-52.203,27), del trasporto scolastico (-717.926,00) - anche se si sta tentando un recupero - della manutenzione stradale (-7,17% di risorse rispetto all’anno precedente) e di quella degli edifici. Più o meno invariato il settore del Sociale, con qualche defezione per quanto concerne l’assistenza scolastica per disabili (ma non per quella domiciliare dove sono state invece garantite le risorse). Ancora poche le somme destinate a Sport e Cultura, ma in linea con gli ultimi anni. Soddisftto a metà Massimo Mancuso, PdL, presidente della commissione Bilancio. “Se è pur vero - dice - che abbiamo ricevuto meno soldi dell’anno scorso, è altrettanto vero che complessivamente non ci è andata male”. “C’è da sottolineare, tuttavia - prosegue - che tutti i municipi romani sono stati chiamati a fare dei sacrifici enormi proprio in virtù delle precedenti amministrazioni capitoline che si sono caratterizzate per aver stilato e poi approvato bilanci mai finiti sotto la lente di ingrandimento”. Chi ci vede bene, però, sembra essere Fabrizio Scorzoni, capogruppo del PD: “Dopo il bilancio del 2010 che era lacrime e sangue - sostiene - ora si pugnala un cadavere. Il che, significa che è morto per sempre il decentramento tanto decantato. Noi ricordiamo il 2010 come l’anno dove ci sono stati gli aumenti più alti di tutte le tariffe. Si nota - conclude - una sproporzione di risorse sui fondi vincolati e non disponibili e tagli spaventosi come il trasporto scolastico”.

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martedì 25 gennaio 2011

La Gelmini, ministro della repubblica Padana




Solo scienziati e università settentrionali nell'agenzia che valuta gli atenei e che deciderà sugli stanziamenti. La protesta di filosofi, storici, studiosi di letteratura e dei docenti del Mezzogiorno. "Una parte importante della ricerca rischia di vedersi ridurre i finanziamenti"
di SIMONETTA FIORI


Le discipline umanistiche? Non esistono per il governo italiano. Non esiste la storia. Non esiste l'italianistica. Non esiste lo studio dell'arte e dell'archeologia. Non esistono la filosofia né l'estetica. Non esiste, in sostanza, quella tradizione di saperi che conserva il patrimonio e la memoria di un paese. Dal consiglio direttivo dell'Anvur (l'agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), nominato dal Consiglio dei ministri, sono stati esclusi gli studiosi delle scienze umanistiche. Ed è stato escluso l'intero Mezzogiorno, nel senso che non vi figura nessun rappresentante delle facoltà collocate a Sud di Roma.

All'agenzia spetta un compito fondamentale: giudicare la qualità degli atenei e degli enti di ricerca. Dalle valutazioni discendono i finanziamenti che premiano i risultati migliori. Per questa ragione l'esclusione dell'area umanistica solleva allarme e preoccupazione nella comunità intellettuale. E diventa anche un caso politico. "Ora che finalmente l'Agenzia viene attivata", ha dichiarato Luigi Zanda, vicepresidente del gruppo del Partito Democratico a Palazzo Madama, "il governo ricade nella cattiva abitudine di dividere la cultura tra discipline buone e discipline cattive, e le Università tra quelle del Nord e quelle del Sud". Uno squilibrio che non ha turbato i sonni di Giulio Tremonti, secondo alcuni preoccupato solo di analizzare il colore politico dei consiglieri: ma la sua "furibonda" telefonata alla Gelmini è stata smentita dal Miur. Mentre
Paola Binetti mugugna per la nomina dell'illustre genetista, del quale non gradisce il genere di ricerche. "Sono uno scienziato, non un agitatore politico", è la replica di Giuseppe Novelli.

Centrale rimane la questione dell'esclusione delle scienze umane e del Mezzogiorno. "Sbalordito" e "deluso" si dice Salvatore Settis, che fa parte del comitato che aveva proposto una rosa di quindici candidature al ministro Gelmini, la quale poi ha selezionato sette nomi rappresentativi delle varie aree disciplinari, ma non delle scienze umane. "Non riesco a comprendere le ragioni dell'esclusione", interviene lo studioso. "Abbiamo lavorato con serietà e rigore, mettendo in gioco la nostra esperienza internazionale e le nostre competenze. E ora vediamo che sono state tagliate fuori le scienze umane e l'intero Mezzogiorno". Nella rosa dei sette nomi approvati, compaiono due economisti (Fiorella Kostoris e Andrea Bonaccorsi), una sociologa (Luisa Ribolzi), un genetista (Novelli), un veterinario (Massimo Castagnaro), un fisico (Stefano Fantoni) e un ingegnere (Sergio Benedetto): in sostanza le scienze sociali (in larga rappresentanza), le scienze biomediche e le scienze fisiche. "È evidente la sproporzione", continua Settis, che nel suo comitato era l'unico rappresentante delle discipline escluse. In una lettera alla Gelmini ha chiesto che al più presto sia posto rimedio allo squilibrio.

Identiche perplessità provengono da Enrico Decleva, storico dell'età contemporanea e presidente della Conferenza dei Rettori. "Colpisce l'assenza delle discipline umanistiche. E colpisce anche la mancanza delle università del Mezzogiorno. Ma confido nel fatto che il governo provveda ad ampliare il consiglio direttivo".

In fermento è la comunità degli studiosi che operano nelle Facoltà di Lettere e Filosofia, le più penalizzare dalla scelta del ministro. "Il rischio è che alle nostre discipline vengano trasferiti parametri di valutazione che hanno senso solo in campo scientifico", interviene Amedeo Quondam, presidente degli italianisti. In un documento firmato dalle diverse associazioni - oltre gli italianisti, gli slavisti, i latinisti, gli storici dell'arte, i filosofi, gli studiosi di estetica, gli anglisti, gli storici dell'età medievale, moderna e contemporanea, la conferenza dei presidi di Lettere e Filosofia - si chiede che nel consiglio direttivo dell'Anvur "ci sia una rappresentanza qualificata dell'area umanistica" tenendo conto del fatto "che questo ampio settore ha da tempo elaborato una condivisa cultura della valutazione, in grado di tenere conto con equilibrio di quanto lo rende omogeneo a tutti gli altri settori e di quanto invece lo distingue". Valutarlo secondo criteri sbagliati, in sostanza, porterebbe danno alla memoria e al patrimonio di un paese già in forte crisi di identità.

http://www.repubblica.it/scuola/2011/01/25/news/universit_senza_umanisti-11623683/?ref=HREC2-3
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lunedì 3 gennaio 2011

La farsa della CONTROriforma Gelmini è finita. Forse.




Ancora una volta, la Democrazia Liberale si è dimostrata sorda. Non ha ascoltato o, meglio, non ha voluto ascoltare le tantissime voci che si sono schierate, da più di due anni, contro l'infausta (contro)riforma dell'istruzione e dell'Università voluta (?) dal Ministro Gelmini. I deputati ed i senatori, cioè i "rappresentanti del popolo italiano" nelle istituzioni della democrazia liberale italiana, hanno votato SI ed hanno consentito al testo osteggiato da tutte le categorie che lavorano nella scuola (insegnanti, presidi, dirigenti scolastici, studenti, ricercatori, assegnatari di borse di studio) di arrivare al Quirinale e di ricevere la firma del Presidente della Repubblica, quel Giorgio Napolitano che qualche giorno prima aveva invitato una delegazione degli studenti a colloquio, salvo poi venir meno agli impegni e firmare subito la (contro)riforma.


Perchè non si è fatto, nelle scuole, e nelle università ciò che si farà nelle fabbriche a proposito dell'accordo Marchionne - sindacati gialli? Perchè non si è fatto, nelle scuole e nelle università, un REFERENDUM (strumento di democrazia d-i-r-e-t-t-a), chiedendo a tutti coloro che lavorano e vivono nella scuola italiana un giudizio sulla (contro)riforma Gelmini?


da Infoaut

http://www.infoaut.org/articolo/la-quadratura-del-cerchio

Con la firma del Presidente della Repubblica Napolitano il DDL Gelmini ha concluso definitivamente il proprio iter diventando legge a tutti gli effetti.
Il governo si sfrega le mani soddisfatto per aver portato a termine l'obiettivo entro la fine dell'anno mentre la cosiddetta "opposizione", al di là delle solite ed inconsistenti dichiarazioni di contrarietà alla riforma, si inchina di fatto alla scelta del capo dello stato.

Si chiude così il teatrino istituzionale creatosi attorno al travagliato iter parlamentare della riforma: dalle esilaranti salite sul tetto di Bersani fino all'incontro di Napolitano con alcuni studenti universitari.
Su quest'ultimo incontro, in particolare, molte parole sono state spese dai media, che hanno sottolineato l'eccezionalità di tale opportunità ed elogiato la disponibilità al dialogo da parte del presidente della repubblica. Ora tutti possono apprezzarne l'utilità: nulla per il movimento, un po' di pubblicità per i politicanti in erba dei sindacatini studenteschi.

Questa speranza riposta nel Presidente della Repubblica non rispecchia certo l'esperienza degli studenti e delle studentesse che dall'autunno del 2008 in poi hanno urlato a gran voce la propria opposizione al ddl in mezzo ad un assordante silenzio istituzionale e che solo negli ultimi mesi sono diventati oggetto di interesse (in primo luogo elettorale) per i vari PD ed IDV.
La scelta di ascoltare le posizioni degli studenti, ovvero di chi vive quotidianamente l'università, giunga terribilmente tardi e suoni ridicola ad un movimento che ha ormai da tempo interiorizzato la consapevolezza di non poter trovare alcun appoggio o rappresentanza nel mondo parlamentare. Essa sembra fungere molto più come cattura e recupero della dimostrazione di forza messa in campo dal movimento lo scorso 14 dicembre.

Risulta inoltre miope e limitante l'analisi di Napolitano che, "non avendo ravvisato nel testo motivi evidenti e gravi per chiedere una nuova deliberazione alle Camere", individua unicamente alcune criticità nel testo di legge in merito a due o tre questioni; tali dichiarazioni chiudono infatti gli occhi di fronte alla capacità, sviluppata in più di due anni di mobilitazione, che il movimento studentesco ha avuto nel saper allargare l'orizzonte dei propri discorsi, inquadrando dunque la riforma dell'università in un più ampio progetto di smantellamento di diritti e di precarizzazione del futuro.

In questi ultimi mesi gli studenti e le studentesse hanno sempre avuto ben chiara l'eventualità che il ddl potesse portare a termine il proprio percorso di approvazione; per questo la notizia della firma di napolitano non ci spaventa nè ci scoraggia, ma ci trova anzi determinati nel dire che se il percorso parlamentare della legge è terminato, la nostra lotta non lo è e che non abbiamo intenzione di arrenderci di fronte ad una riforma approvata sulle nostre teste da un governo che ha saputo rimanere in piedi per un pugno di voti (comprati). A gennaio la lotta continuerà; l'obbiettivo sarà quello di rendere impossibile l'applicazione della legge all'interno degli atenei italiani, costruire percorsi comuni con altri soggetti sociali che si vedono precarizzati e privati di diritti ( vedi operai Fiat) e cambiare il sistema di relazioni sociali che ci vuole tutti supini a pagare la crisi creata da chi sta al potere.

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mercoledì 22 dicembre 2010

Lettera di "Cancer man"




Cari ragazzi,

so che in questi giorni v'è arrivato un sacco di spam e di phishing. Permettete che invece io vi scriva qualcosa che potrebbe esservi utile. V'è già stato detto che bruciare e distruggere vi porterà al fallimento. In realtà, state facendo la cosa giusta, ma la state facendo nel modo sbagliato.
Cercherò di spiegarmi meglio con qualche esempio pratico. Durante la vostra manifestazione sono stati bruciati alcuni oggetti, e dopo pochi giorni contro di voi si stanno già preparando nuove leggi speciali. Ai responsabili del rogo della fabbrica Thyssen Krupp, nel quale morirono bruciati sette operai, dopo tre anni si sta appena cominciando ad applicare le vecchie leggi normali.
Per quegli oggetti bruciati, avete già subito un'infinita sequela di violente condanne morali, sociali e politiche. I responsabili della strage ferroviaria di Viareggio, nella quale morirono bruciate trentadue persone, non ne hanno ancora subita nemmeno una penale. Uno di loro è stato anche nominato cavaliere, titolo particolarmente significativo nel vostro paese.

I responsabili del bombardamento di Gaza, nel quale morirono bruciate centinaia di persone - fra cui molti bambini - hanno ricevuto la solidarietà e l'apprezzamento di coloro i quali oggi vi chiamano terroristi e vigliacchi.
I responsabili del bombardamento di Falluja, nel quale morirono bruciate migliaia di persone, continuano a governare il mondo.
Quindi cari studenti, ecco la prima lezione che la Storia ci impartisce: agli oggetti viene attribuito molto più valore che alle persone.
Se bruciate un senzatetto, magari immigrato, riuscirete a farla passare per una ragazzata, guadagnerete interviste in Tv e amici su Facebook, se bruciate un bancomat vi accuseranno di terrorismo, e il governo pretenderà la vostra testa per direttissima, a costo di far arrestare anche i magistrati se non si sbrigano a condannarvi.
Dalla prima lezione ne discende un'altra, di cui forse avrete già sentito parlare: il valore attribuito alle persone è inversamente proporzionale al loro numero.
La scena pubblica risuona dello strepito degli auto-proclamati difensori della vita, capaci di battersi strenuamente per decenni, pur d'impedire che l'ultima inutile scintilla di elettricità venga pietosamente spenta in un singolo corpo semi morto, mentre il costante brutale sterminio di intere popolazioni rimane solo un trascurato rumore di fondo.
Corollario: come l'etica pubblica e l'estetica dominante dimostrano, quanto più un essere umano si avvicina allo status di oggetto inanimato, tanto più cresce il valore che gli viene attribuito.
Anche la prossima lezione si presta a essere illustrata con un esempio pratico: gli oggetti che avete bruciato avevano molte parti in plastica. Ricordate quel fumo nero, così denso e acre? Come quello emanato dai roghi di spazzatura, conteneva una significativa percentuale di diossina, che voi avete respirato, insieme ai copiosi lacrimogeni gentilmente offerti dalle Forze dell'Ordine. Non dico certo questo per equiparare i blindati della polizia ai rifiuti tossici, ma per ricordarvi che voi eravate lì, a subire le conseguenze delle vostre azioni, e questo non è professionale.
I dirigenti della Union Carbide erano forse a Bhopal, a respirare i miasmi mortali della loro stessa fabbrica? I dirigenti della British Petroleum sguazzavano nel golfo del Messico durante la marea nera che ne ha devastato l'ecosistema? Ovviamente no. Com'è ovvio che i responsabili delle alte percentuali di arsenico nell'acqua di Roma non la stiano bevendo.
Terza lezione: mai subire le conseguenze delle proprie azioni. Nel vostro paese, l'Italia, avete un ottimo esempio: il vostro attuale premier non si ferma davanti a niente pur di evitarle, e ci riesce brillantemente.
Cari ragazzi, bruciare e distruggere può essere un'attività estremamente redditizia, se saputa esercitare professionalmente, su vasta scala, e con l'adeguata premeditazione.
Sfasciare un bancomat farà di voi un teppista, sfasciare un sistema bancario farà di voi un finanziere, sfasciare un sistema economico farà di voi un ministro dell'Economia e delle Finanze.
Sarete fra le persone che decidono il valore commerciale delle altre persone, che infliggono le condanne, morali, politiche, sociali, penali, e mai le subiscono. Le ruspe statali spazzeranno la neve al vostro passaggio, e la ri-spargeranno dietro di voi, affinché nessuno osi seguirvi sulla vostra corsia preferenziale.
Infine, sfasciare tutto l'ecosistema planetario vi farà ascendere all'Olimpo di chi può usare interi paesi come ciocchi per il suo caminetto, come diavolina per il suo barbeque.
Io ci sono stato. Ci si mangia da dio.
E non è vietato fumare.


http://www.carmillaonline.com/archives/2010/12/003722.html

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venerdì 19 novembre 2010

I concorsi vinti. Forse.




Simona Polselli da cinque anni attende che arrivi la raccomandata che potrebbe - e che anzi avrebbe dovuto - cambiarle la vita. Era certa di riceverla, tanto che con mamma, papà e fidanzato ha già festeggiato. Mittente atteso, il Comune di Roma. Una bella lettera di assunzione come vincitrice di concorso per educatrice di asili nido. Ogni giorno Simona guarda la casella della posta, ma dal Comune riceve solo multe. Un caso isolato? Non proprio. In Italia altre 100 mila persone sono nel limbo di Simona: hanno vinto un concorso e festeggiato un'assunzione mai arrivata. Un'attesa infinita. Spesso l'ente locale ha preferito nel frattempo rivolgersi a precari (per chiamata diretta). Oppure il ministero di turno ha puntato sulle consulenze esterne. E poi ogni anno, puntuale come un orologio, nelle leggi finanziarie è arrivato il blocco del turnover con il taglio delle piante organiche. L'ultima finanziaria, per esempio, ha stoppato le assunzioni fino al 2013. Peccato però che la macchina dei concorsi e delle illusioni continui ad andare avanti imperterrita. Perché? Per produrre cosa? Con quali speranze per i concorrenti? E infine: quanto costa alla collettività questo continuo promuovere ed eseguire concorsi che alla fine non creano occupazione?

La macchina delle illusioni
Magari prima o poi, a patto di resistere tanti anni, l'assunzione arriverà. Tuttavia le spese della fabbrica dei concorsi sono esorbitanti. Il "giro d'affari" è pari a 3 miliardi di euro all'anno, tutto a carico delle amministrazioni costrette a pagare commissioni e a volte società esterne per la correzione dei compiti. Nel 2010 sono stati banditi dalle amministrazioni pubbliche oltre 7 mila concorsi. Che rischiano di non approdare a nulla, con il ministro Renato Brunetta che addirittura stima in 300 mila gli esuberi nel comparto pubblico e minaccia altri blocchi alle assunzioni. Secondo la Funzione pubblica Cgil oggi in Italia ci sono appunto 100 mila tra vincitori e idonei a concorsi banditi negli ultimi dieci anni che attendono di essere chiamati in servizio. "È una stima che abbiamo fatto raccogliendo le graduatorie pubblicate da diversi enti dal 2000 a oggi", dice il segretario nazionale della Fp Cgil, Fabrizio Fratini. Istituto commercio estero, ministero dell'Interno, ministero dei Beni culturali, ministero di Grazia e giustizia, e poi Inps e Inail, per non parlare di grandi Comuni, da Roma a Palermo, passando per Regioni come la Campania: non c'è amministrazione pubblica che non abbia persone da assumere con regolare concorso già concluso.

Le storie sono le più disparate. E alcune vale la pena di raccontarle. Per esempio quella di Maria Cristina Tomaselli. Una storia che inizia a maggio del 2004, quando il ministero di Grazia e giustizia bandisce il concorso per 39 psicologi da assegnare agli istituti penitenziari, visto il tasso crescente di suicidi in carcere che si registrava fin dal 2001. "Ho pensato che per me, psicologa precaria, era arrivata finalmente l'occasione giusta", dice Tomaselli che, allora trentenne, si mette a studiare giorno e notte. Supera una prova selettiva nella quale si presentano in 3 mila, poi altri due scritti e infine l'orale. Nel 2006 il ministero pubblica la graduatoria definitiva: "Quando ho chiamato al ministero è ho chiesto di sapere a che posto mi ero classificata, non credevo alle mie orecchie: "Tomaselli? Lei è nelle prime trenta". Ho riattaccato il telefono. Ho richiamato, perché non ci credevo. E invece era vero, finalmente avevo un posto di lavoro fisso. Da Milano, dove vivevo allora, ho chiamato i miei genitori e il mio fidanzato, ero al settimo cielo. La sera stessa ho festeggiato in pizzeria con i miei amici più cari". Da allora, più di quattro anni, non una comunicazione ufficiale né un avviso sul sito Internet. "Non abbiamo più saputo nulla, nonostante ricorsi al Tar e sentenze del giudice del lavoro che ci riconoscono il diritto a essere assunti. Nel frattempo molti miei colleghi che hanno vinto quel concorso sono entrati in depressione, perché la delusione è stata troppo forte dopo i sacrifici immani per vincere quel concorso".

Simona Polselli, l'educatrice mancata di asili nido, ha un'altra storia: "Ho vinto un concorso bandito nel 2005 per 150 insegnanti. Ci siamo presentate in 4.500". Nel 2009 dopo tre prove d'esame è stata pubblicata la graduatoria: cento assunte dal Comune tra il novembre 2009 e settembre scorso. "Le altre 50, tra cui ci sono io, non saranno assunte. Ci hanno detto che i posti non sono più disponibili perché nel frattempo l'amministrazione ha stabilizzato 1.200 precarie. E dire che quando ho saputo di aver vinto quel concorso ho comprato, con un prestito, il posto auto sotto casa. Il prestito l'ho fatto, l'assunzione non è più arrivata". Vicende come quelle di Simona le hanno vissute i 150 vincitori del concorso per ispettori di vigilanza bandito dall'Inps, i 500 funzionari che nel 2008 hanno vinto il concorso del ministero dei Beni culturali, altri 230 amministrativi del ministero della Pubblica istruzione, o i 100 del concorso per categoria B del Miur. O, ancora, i promossi del concorso bandito dall'Inail nel maggio del 2007: prima prova al Palalottomatica di Roma con 15 mila concorrenti, seconda prova a Castelnuovo di Porto, terza prova orale nella sede dell'Inail all'Eur. Dopo la proclamazione dei vincitori, a febbraio di quest'anno, l'ente si è scordato del concorso. "Per vie informali - spiegano i vincitori - abbiamo saputo che a causa del blocco del turnover solo 25 saranno assunti entro l'anno e altri 25 nel 2011".

Concorsi per l'ente che non esiste
Uno dei casi più eclatanti riguarda il ministero della Difesa: "Qui ci sono 2 mila vincitori del concorsone per figure che vanno dagli elettricisti agli assistenti amministrativi, e solo 23 sono stati assunti. Non ha fatto meglio però il ministero dell'Interno che deve assumere ancora 115 assistenti amministrativi contabili e 80 collaboratori che nel 2008 hanno vinto delle prove di selezione", dice Alessio Mercanti, che guida il comitato "dei vincitori di concorso non assunti", che il mese scorso ha manifestato davanti a Palazzo Montecitorio. "Da Palermo ad Avellino, da Ragusa a Palagonia, passando per la Regione Campania e quella siciliana, sono decine gli enti che hanno bandito concorsi-bluff per chi li ha fatti e per giunta vinti, demolendo l'ultima certezza in questi tempi di lavoro precario: e cioè che chi vince un concorso ottiene un posto di lavoro". Mercanti, da quando è a capo del comitato, riceve ogni giorno segnalazioni da tutta la Penisola.

Ci sono addirittura casi in cui l'amministrazione appare schizofrenica. C'è da chiedersi: come è possibile? Come può accadere che da una parte stabilisca che un ente deve scomparire o ridurre la pianta organica e dall'altra approvi concorsi per nuove assunzioni che poi rimarranno solo sulla carta? Un caso esemplare è quello dell'Istituto del commercio estero, che nel 2008 ha messo a bando 107 posti in categoria C1. Alle prove si sono presentati in 15 mila. A questo concorso ha partecipato anche Giulia Nicchia, 31 anni, laureata Scienze internazionali, dottoranda e conoscenza di tre lingue, inglese, francese e russo: "Abbiamo svolto tre prove molto dure, e questo era il quinto concorso che provavo - dice Nicchia - Nell'aprile 2010 viene pubblicata la graduatoria definitiva. Ero a New York per studi e non credevo ai miei occhi: tra le prime 60 dell'elenco". Giulia torna in Italia a maggio: "Appena arrivata scopro che Tremonti ha previsto il taglio degli enti inutili, e tra questi c'è l'Ice. Ho capito subito che il mio sogno si sarebbe infranto". In Parlamento il testo della legge cambia e l'Ice rimane a galla. Ma arriva l'obbligo di ridurre l'organico del 10 per cento e avviare il blocco del turn over fino al 2013. "Siamo andati a parlare con il responsabile del personale: ci ha detto che ci avrebbero assunti da qui a 10 anni". Al Senato 30 deputati del Pd hanno presentato un'interrogazione. La domanda era semplice: perché l'Ice ha bandito un concorso da cento posti e non ha assunto nessuno? La riposta è stata laconica: "L'Ice ha calcolato male il suo fabbisogno in organico". Insomma, per l'istituto il concorso era inutile. I vincitori hanno chiesto l'accesso agli atti, scoprendo che nella pianta organica, nonostante il taglio, ci sono 107 posti da occupare. Intanto l'Ice vanta oltre 80 milioni di crediti dal ministero dell'Economia, che ne ha riconosciuti soltanto 40 e anche nel 2011 punta ad accorpare l'ente o riproporne la cancellazione.

Chi ci guadagna con gli esami
Nonostante il blocco del turnover, il taglio dei finanziamenti agli enti locali e gli annunci del ministro Brunetta che stima in 300 mila gli esuberi nel comparto pubblico, la macchina dei concorsi in Comuni, Regioni, Province e ministeri vari è perennemente in moto. Soltanto a novembre scadono i bandi di 659 concorsi banditi dalla Lombardia alla Sicilia. Nel 2010 si stimano in circa 7 mila i concorsi in enti pubblici. Con costi a dir poco elevati.

Ma chi ci guadagna? Chi mette in tasca questo enorme flusso di denaro pubblico che spesso viene speso inutilmente? I compensi per i componenti di commissione variano da ente a ente. In media un commissario per un concorso riceve un gettone che varia da 123 a 309 euro, più un ulteriore bonus per ogni compito esaminato che varia da 0,1 a 0,5 euro: per concorsi con 15 mila partecipanti si può arrivare a ricevere come commissario anche 7.500 euro, anche se a volte le amministrazioni fissano dei paletti, come il Comune di Treviso che non dà ai singoli commissari più di 3 mila euro. Ma Treviso è un'eccezione. L'Agenzia delle entrate ha calcolato, per un concorso bandito recentemente, il costo di 1.500 euro per ognuno dei 500 posti messi a gara: totale, 750 mila euro. Il Comune di Napoli ha bandito un concorsone per 534 posti da amministrativo (112 mila i candidati): stimando un costo di 3,2 milioni di euro e affidando al Formez l'incarico di correggere le prove scritte. Conti alla mano, facendo la media dei 7 mila concorso banditi, il giro d'affari per società del settore e componenti delle commissioni, che vengono scelti tra professionisti, giudici del Tar e dirigenti di altre amministrazioni interni o esterni, è di circa 3 miliardi di euro: tutti a carico delle casse pubbliche. Uno spreco? Sì, se si pensa al blocco delle assunzioni, fino al 20 per cento di chi va in pensione, stabilito per legge in tutti gli enti e le amministrazioni pubbliche. Allo stesso tempo, non mancano però i casi i cui a pagare sono i concorrenti. Il Comune di Roma ha pubblicato 22 bandi di concorso per 1.995 posti: i disoccupati che hanno fatto domanda sono 10 mila e hanno pagato 10 euro a testa per presentare la documentazione.

Comunque a fronte dei concorsi con vincitori non assunti, non mancano i casi di assunzioni e incarichi affidati per compiti uguali a quelli messi a bando dalla stessa amministrazione. Qualche esempio? Il Comune di Palermo ha bandito nel 2001 un concorso per 400 posti da vigile urbano: un centinaio dei vincitori a oggi attende la chiamata ma la pianta organica dei caschi bianchi palermitani è stata riempita lo stesso, con la stabilizzazione dei cosiddetti "lavoratori socialmente utili", che non hanno mai affrontato alcuna selezione. Stesso discorso per 300 vincitori del concorso all'assessorato ai Beni culturali della Regione siciliana: dopo dieci anni non sono stati chiamati in servizio, nel frattempo è nata la Beni culturali spa, società solo formalmente privata dove sono state assunte per chiamata diretta 700 persone. Il ministero di Grazia e giustizia, che non assume nelle carceri 39 psicologi che hanno vinto il concorso nel 2006, continua a dare incarichi all'esterno per lo stesso impiego, per una spesa che supera il milione di euro all'anno: e in pianta organica nelle carceri ci sono solo 14 psicologi per 60 mila detenuti.

A volte invece accade che la stessa amministrazione freni alcuni concorsi e acceleri su altri, magari perché tra i vincitori ci sono parenti di politici e dirigenti dell'ente. Una commissione interna del ministero della Difesa ha scoperto, a esempio, che tra il 2005 e il 2008 in diversi concorsi banditi dall'amministrazione sono stati assunti mogli, figli e cognati di alti dirigenti del ministero che, puntualmente, sedevano nelle commissioni d'esame, scambiandosi favori. Altre amministrazioni invece, se hanno posti vacanti in pianta organica non chiamano gli idonei dell'ultimo concorso bandito, ma provano a farne altri: così i 2 mila idonei del concorso per vigili del fuoco eseguito nel 2000 rimangono a casa, mentre il comando dei vigili affronta altre spese per altri concorsi. E c'è chi non si pone nemmeno il problema di fare concorsi, volando alto sopra blocchi del turn over e stop alle assunzioni: la Protezione civile, con il placet di Guido Bertolaso, ha assunto 171 impiegati e dirigenti nel maggio scorso, trasformando contratti diretti di co. co. co in contratti a tempo indeterminato. I vincitori di concorso degli altri rami dell'amministrazione intanto attendono sempre meno fiduciosi.

giovedì 28 ottobre 2010

Zero soldi per i libri scolastici




Il Sistema non vuole mente pensanti, ma sudditi. Ed i sudditi non hanno bisogno di cultura. Hanno bisogno di qualcosa da mangiare (che appaia come una concessione, non un diritto) e di qualche effimero bene (cellulare alla moda, playstation, Sky, ecc...).
Il modo migliore per garantire solo a poche persone di studiare, di acculturarsi e, magari, di diventare classe dirigente fedele al Sistema è rendere sconveniente, anche e soprattutto economicamente, la cultura.
Dopo un quindicennio, quello berlusconiano, che ha visto l'aumento costante dei prezzi di libri, cd, dvd, cinema, musei, ora si è pensato bene anche di tagliare i soldi per i libri di testo, cioè l'abc del sistema formativo italico.

La cultura è pericolosa per il Sistema, perchè la cultura ti svela la verità.
La Verità è sempre una cosa rivoluzionaria.


Nel 2011 il governo non ha previsto i fondi per rendere gratuiti i libri testo delle scuole dell’obbligo. Dopo il tentativo fallito in extremis dodici mesi fa, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ci riprova e cerca di far saltare una delle misure caratteristiche della scuola pubblica dal 1967, cioè il fondo per i libri destinato ai bambini provenienti da famiglie meno abbienti, che serve a garantire il diritto allo studio a tutti i ragazzi. Il capitolo di bilancio della legge Finanziaria che prevede lo stanziamento di 103 milioni per la gratuità dei libri scolastici è stato nuovamente tagliato e ridotto a zero per il prossimo anno. Se le cose resteranno come sono, e non ci sarà uno stanziamento ulteriore nell’annunciato decreto di Natale, tutte le famiglie che mandano i bambini alle primarie (o che sfruttano il comodato d’uso gratuito nella scuola superiore) saranno costrette a sborsare i soldi per i libri di tasca propria.

Ma quella dei libri non è l’unica misura del piano governativo: il fondo per il diritto allo studio nelle scuole dell’obbligo viene ridotto di oltre il 70 per cento. In questo modo solo il 30 per cento di chi non può permettersi di studiare potrà farlo, per i bambini delle altre famiglie in difficoltà economiche l’istruzione sarà a rischio. Nello stato di previsione del ministero dell’Economia, alla voce “sostegno all’istruzione” sono calcolati solo 33,1 milioni di euro tra le somme da trasferire alle Regioni per le borse di studio. La riduzione rispetto all’anno scorso è quindi di 84,2 milioni di euro. Mentre in quello del ministero dell’Università e la Ricerca, il diritto allo studio nell’istruzione universitaria viene ridotto a 25,7 milioni da 100, tagliando 74 milioni. Con l’aggravante che le Regioni, a loro volta, stanno riducendo i finanziamenti a questo genere di misure a causa dei tagli agli enti locali. Il computo dei tagli che la Finanziaria porterà a scuola e università è stato calcolato dai deputati del Partito democratico che fanno parte della commissione Cultura e che ieri si sono visti respingere tutti gli emendamenti che rifinanziavano questi fondi. Nello specifico hanno registrato una riduzione di 123,3 milioni di euro per l’istruzione prescolastica e di 780,1 milioni di euro per l’istruzione primaria. Per l’istruzione secondaria di primo grado e di secondo grado vengono ridotte rispettivamente di 208,3 milioni e di 841,6 milioni di euro, mentre per l’istruzione post-secondaria, (quella per gli adulti) il taglio è di 7,8 milioni di euro.

In commissione Cultura, a Montecitorio, la discussione ieri è salita di tono e l’Italia dei Valori ha deciso di abbandonare i lavori per protesta. “É stato l’ennesimo atto di arroganza da parte di questo governo – racconta Pierfelice Zazzera, capogruppo Idv in commissione – e di questa maggioranza nei confronti del Parlamento e delle minoranze. Non solo il rappresentante del governo si è presentato con un’ora di ritardo ma, fatto ancor più grave, è stato impedito alle minoranze di parlare. Per questo, abbiamo abbandonato i lavori”. Il Partito democratico denuncia: “Con un colpo secco – dice la capogruppo in commissione Cultura Manuela Ghizzoni – il governo ha abolito la gratuità dei libri di testo nella scuola elementare per il 2011 e ridotto di oltre il 75 per cento i fondi per le borse di studio nelle università. Abbiamo dovuto lottare per ottenere dieci milioni per l’edilizia delle residenze universitarie. É inaccettabile”.

Anche lo scorso anno le proteste erano state analoghe e, sotto pressione, alla fine il governo aveva trovato i 103 milioni di euro mancanti nel decreto milleproroghe natalizio. Questa volta sarà più difficile, perché il decreto di fine anno varrà sette miliardi ma gran parte di questi soldi sono già stati promessi in quello che Tremonti definisce “Piano sviluppo”. Al ministro della Cultura Sandro Bondi servono soldi per il fondo per lo spettacolo, Stefania Prestigiacomo reclama 100 milioni per il dicastero dell’Ambiente, poi ci dovranno essere gli 800 milioni di copertura finanziaria della riforma universitaria. E trovare le risorse per i libri di testo gratuiti sarà ancora più arduo che nel 2009.

Da Il Fatto Quotidiano del 28/10/2010
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giovedì 23 settembre 2010

Lega Nord: "Precedenza ai lombardi nei test"



La redazione milanese del quotidiano La Repubblica ha pubblicato il seguente articolo, riguardante un emendamento del gruppo regionale lombardo della Lega Nord al Pirellone, sede del consiglio regionale della Lombardia.

Tale emendamento chiede che venga valutata più la residenza del candidato invece che il voto di maturità.

Inoltre, la stessa Lega chiede una quota di non meglio identificati "programmi padani" nelle scuole.

da Repubblica.it

La Lega in Regione vuole il diritto di prelazione per i lombardi nelle università a numero chiuso e una quota di programmi scolastici padani. È quanto scritto nel testo di due emendamenti al piano regionale di sviluppo presentati dal Carroccio, e approvati dalla settima commissione regionale Cultura e formazione professionale con i soli voti del centrodestra.

«Oggi gli studenti lombardi partono svantaggiati — spiega il consigliere regionale leghista Massimiliano Orsatti — perché nei test di ammissione alle università a numero chiuso si tiene conto anche del voto preso all’esame di maturità, che in alcune regioni del sud è notoriamente dato con generosità». Per cui la Lega chiederà che nei test di ammissione non si tenga conto dei voti di maturità. «Successivamente — aggiunge Orsatti — chiediamo una corsia riservata per gli studenti che siano residenti in Lombardia da almeno cinque anni».

Non solo. Gli emendamenti presentati dal Carroccio chiedono «di sostenere in via prioritaria gli studenti lombardi anche sugli interventi a favore del diritto allo studio» e l’effettiva applicazione della legge regionale in cui si stabilisce che il 20 per cento dei programmi deve essere dedicato ad argomenti legati al territorio. «Vogliamo sapere quante scuole lombarde sono a conoscenza di questa possibilità — insiste Orsatti — e quante la stanno applicando. La valutazione dei fondi sul diritto allo studio andrà fatta complessivamente». Insomma, più soldi a chi metterà nei programmi argomenti “padani”.

L’opposizione di centrosinistra è già pronta a dare battaglia quando, probabilmente la prossima settimana, il provvedimento sarà votato dal consiglio regionale. «Ai leghisti non basta la scuola di Adro tappezzata di simboli del partito — attacca il consigliere regionale pd Fabio Pizzul — ora nel mirino del Carroccio è finito addirittura il Piano regionale di sviluppo alla voce istruzione. Gli emendamenti ci fanno pensare che il loro tentativo sia sempre quello di escludere una parte degli studenti. Qui non si parla solo di ragazzi stranieri, visto che potenzialmente saranno penalizzati anche gli studenti novaresi o piacentini, che abitano appena al di là dei confini della regione. L’emergenza di oggi è quella di attuare veramente l’autonomia scolastica, che deve essere anche autonomia dalla politica perché non si ripetano più i casi come quello di Adro».

Il testo del secondo emendamento votato in commissione da Pdl e Lega, infatti, sembra andare proprio nel senso opposto, dove stabilisce che «in ambito didattico, la Regione monitorerà attentamente la reale attuazione e implementazione da parte degli istituti scolastici lombardi degli indirizzi regionali per i programmi scolastici». Anche attraverso la verifica «degli effettivi esiti dell’apprendimento degli studenti lombardi».

giovedì 16 settembre 2010

NO alle scuole leghiste




L'Italia è (volenti o nolenti) una ed indivisibile. Hic et nunc. Poi un giorno... si vedrà.

A me questa Italia non piace, e lotto quotidianamente nel mio piccolo per cercare di cambiarla radicalmente. Spesso fallendo. L'importante, oggi, in questa fase storica, non è vincere, ma combattere.

Tra le cose che meno mi piacciono di questa Italia, vi è la Lega Nord. Dovrei aggiungere "Padania", ma non riconosco a questo termine nessuna valenza di nazione o popolo. La Padania non esiste. Non è mai esistita. Mai esisterà.

La Lega Nord è quel movimento vecchio di decenni che sorse nella crisi della Prima Repubblica sputando odio verso la classe dirigente del tempo e verso i "terroni" e "Roma ladrona". Nel primo caso avevano ragione. Nel secondo avevano clamorosamente torto: i "terroni" erano, prima dell'Unità d'Italia, ben più ricchi ed evoluti dei settentrionali (cfr studio sui censimenti del 1861 e del 1871 di F.S.Nitti); Roma "ladrona", cioè la Capitale d'Italia, aveva garantito al Nord, alle sue aziende e ai suoi cittadini, moltissimi sussidi, investimenti, appalti, aiuti economici, sviluppo infrastrutturale, spesso anche a scapito del Sud. E la fandonia della "Cassa del Mezzogiorno" è presto smascherata: dal 1989 al 2009, la Germania occidentale ha investito in quella orientale una somma di denaro pari a 10 VOLTE (!) i soldi investiti nella Cassa del Mezzogiorno.

Roma, Capitale d'Italia, la città Eterna, Roma Caput Mundi, la patria della cultura e del diritto, etichettata come "ladrona", sfaticata, inefficiente. E contro Roma e il sud terronico bisogna far nascere la Padania, libera ed indipendente.


Il sindaco di Adro (BS), il leghista di ferro Oscar Lancini, venuto alla ribalta tempo fa per aver rifiutato di dar da mangiare in mensa ai bambini figli di persone indietro coi pagamenti della stessa, ha avuto una idea terrificante nella sua genialità: ha venduto la vecchia scuola comunale ad una ditta privata che l'avrebbe trasformata in residence con appartamenti, ed in cambio ha ottenuto che la stessa ditta costruisse una scuola ex novo.

Fin qui nulla da eccepire, anzi. Ottima idea. Bisognerebbe chiedersi come sia possibile vendere a privati il patrimonio pubblico, ma il federalismo demaniale ce lo spiega fin troppo bene.

La cosa sconcertante, inammissibile, odiosa, abominevole, consiste nel fatto che, quando si è trattato di scegliere gli arredi scolastici (banchi, sedie, cestini, ecc...), il sindaco ha pensato bene di far stampare su tutti gli arredi il Sole delle Alpi, il simbolo che campeggia sulle bandiere della fantomatica e mai esistita Padania.

Tale notizia, ovviamente, ha sollevato un polverone di polemiche. I leghisti (tra cui Cota a Porta a Porta) si difendono affermando che il Sole delle Alpi non è un simbolo politico, in quanto preesiste la stessa Lega nord.

Verissimo. Anche la croce celtica, la svastica, il fascio littorio, ecc... non sono simboli politici, dunque? Tutti e tre sono simboli utilizzati prima del Fascismo e del Nazismo, eppure credo che se una scuola avesse stampato le svastiche o i fasci sui banchi e sulle sedie, si sarebbe rischiato il linciaggio del Sindaco!


Per la lega ed i leghisti, invece, si fa finta di niente. Si classifica come "ennesima goliardata" ciò che è in realtà un gravissimo attentato al carattere NAZIONALE della scuola pubblica italiana.

Fino a quando dobbiamo subire ciò? Fino a quando la Lega dovrà continuare a parlarci di fantomatici "popoli padani", di "terroni" e di "roma ladrona"? Quanto dobbiamo attendere prima che la Lega Nord venga messa al bando e vietata?

Forse qualcuno sta solo attendendo che qualche italiano faccia capire ai leghisti che hanno rotto i coglioni. E i leghisti capiscono una sola lingua: la violenza.