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giovedì 22 maggio 2014

Informali, nasce la Cospirazione del Fuoco Nero



Dopo aver letto su RadioAzione.org questo documento pubblicato da alcuni militanti dell'area anarchica informale, ho pensato che fosse interessante postarlo sul mio blog. Da un po' di tempo sto seguendo le vicende della FAI - Federazione Anarchica Informale e, in generale, dell'anarchismo informale e nichilista. Lo scritto sotto riportato rappresenta, a mio avviso, un esempio topico di ciò che l'informalità sia e voglia.

Diamo vita alla Cospirazione del fuoco nero, con un attacco compiuto il 7 maggio 2014. A due anni dal giorno in cui i nostri compagni anarchici e fratelli Nicola Gai e Alfredo Cospito colpirono l’ A.D. di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi con dei colpi d’arma da fuoco. A loro, con vendetta e amore sono dedicate queste nostre azioni.
Durante la notte del 7 maggio abbiamo posizionato un ordigno incendiario su un distributtore di benzina, l’ordigno forse mal costruito stando all’inesperienza, non ha svolto il suo compito di distrutore tramite il fuoco, ma fisicamente armati di alcune trance abbiamo tagliato tutti i tubi di erogazione del carburante. Mentre appena un mese prima abbiamo attacato fisicamente alcuni bancomat.
Abbiamo trascorso molto tempo a riflettere sulla questione dell’informalità e il dar vita a un gruppo d’azione. Durante queste
riflessioni, tra risate e inquietudini, dibattiti accesi, desideri e ansie,
progetti e strategie, abbiamo deciso di dar vita alla Cospirazione del Fuoco Nero ed entrare in guerra con la megamachina del dominio.
Siamo Anarchici d’azione, rifiutiamo qualunque modello centralista di organizzazione che attenui la nostra rottura con tutto l’esistente.
Parliamo di una nuova Anarchia e di conflittualità permanente, senza dogmi nè “avanguardie rivoluzionarie”.
Come Cospirazione del Fuoco Nero siamo e saremo una rete
informale di cellule autonome d’azione diretta. Una rete che lotta per
l’Anarchia con le lancette puntate sul Qui ed Ora.
Abbandoniamo definitivamente il basso profilo dell’Anarchismo sociale, e passiamo a un conflitto permanente contro ogni Potere, senza arrestarci di fronte alle conseguenze legali, mettendo in gioco tutti noi stessi.
Siamo Anarchici e non avvocati preoccupati delle leggi del nostro nemico.
Ci liberiamo dal cappio al collo e della frustrazione e della sconfitta.
Tutte le azioni che compieremo e rivendicheremo come Cospirazione del Fuoco Nero, formano parte della guerra che dichiariamo al dominio, alla civilizzazione e alla sua società.
Purtroppo molto pochi oggi sono quelli che parlano e propongono una sovversione esistenziale delle nostre condizioni di vita, quelli che rivendicano una liberazione totale di fronte alla degradazione della nostra esistenza.
Esistenza che viene valutata in base al possesso di oggetti morti e illusioni.
Pertanto, per noi la questione non è se siamo più o meno liberi in questo mondo, ma se accettiamo di continuare a vivere in una maniera che ci opprime.
Vediamo intorno a noi tante persone, inclusi poveri, operai, carcerati,
immigrati ecc. che vivono dipendenti da questo mondo e dalla sua civilizzazione come se fosse la cosa più preziosa che hanno.
Per questo noi, come Anarchici Nichilisti, dichiariamo guerra a tutto, alla mano che tiene la frusta come alla schiena che la sopporta. Riteniamo che non basti dedicarci a ideologie indulgenti che offrono sempre un alibi all’immobilità e alla passività del ”popolo sfrutato”. E’ questo “popolo oppresso” che ogni 4 anni vota per i propri tiranni, è il “popolo” che vede nei propri padroni dei modelli da imitare, è il
“popolo” quello che entra in estasi con la droga del consumismo, è il “popolo” che crede come una religione nella proprietà, è il “popolo” che chiede “più polizia, più carceri, più tecnologia…”.
E’ basandosi su questa critica che fa irruzione la tendenza Anarchica Nichilsta e la nostra prospettiva antisociale.
Queste azioni che rivendichiamo con questo comunicato andiamo a inserirle nel PROGETTO FENICE, sono per noi stessi, per i nostri fratelli e le nostre sorelle in guerra contro qualunque potere, sono per i nostri compagni e la nostra compagna della CCF incarcerati come per chi continua fuori, sono per i compagni Anarchici Gianluca Iacovacci e Adriano Antonacci, per Niccolò Blasi, Claudio Alberto, Mattia Zanotti, e la compagna Chiara Zenobi come per tutti i
compagni e tutte le compagne nei circuiti dell’ Alta Sorveglianza qua in Italia come in qualunque nazione, sono per Andreas Tsavdaridis e Spyros Mandylas, sono per i nostri fratelli e le nostre sorelle sequestrati nelle galere del dominio in ogni parte del mondo, dall’Indonesia al SudAmerica.

COSPIRAZIONE del FUOCO NERO – FAI-FRI
NIENTE MENO DI TUTTO!
CON LE LANCETTE
PUNTATE SUL QUI ED ORA!
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martedì 10 luglio 2012

A-rivista anarchica risponde ai sedicenti anarchici informali





Cara vecchia anarchia, di Andrea Papi (http://www.arivista.org/)

Nel documento di rivendicazione della “gambizzazione” dell’amministratore delegato dell’Ansaldo Nucleare, gli stessi autori marcano un abisso tra le loro “idee” e le nostre.

 «…una nuova anarchia è sbocciata al fianco di un anarch-ismo ideologico...». È il concetto portante di una delle frasi centrali del documento del neonato “nucleo Olga” (aderente alla F.A.Informale/F.R.I.), spedito via posta per rivendicare la gambizzazione (loro preferiscono scrivere di aver “azzoppato”) di Roberto Adinolfi, a.d. dell’Ansaldo Nucleare, avvenuta il 7 maggio scorso.
Una “rivendicazione” nella rivendicazione particolarmente significativa e parecchio eloquente. Chiarisce infatti in modo esplicito che l’azione di cui si dichiarano responsabili, come quelle che faranno, per scelta consapevole (consapevolezza reciproca come si chiarirà nel corso di quest’articolo) non hanno nulla da spartire con l’anarchismo del dopoguerra, che dopo la liberazione dal fascismo ha liberamente deciso di agire alla luce del sole, seppure in opposizione al di fuori delle istituzioni. In un certo senso li ringrazio, perché così dicendo aiutano a sgombrare il campo da ambiguità ed eliminano possibili fraintendimenti.
Nel concetto citato si nota subito un’incongruenza, per me particolarmente evidente. Com’è possibile che sia sorta una nuova anarchia? L’anarchia è l’insieme del senso e dei valori, politici etici ed esistenziali, che permettono di desiderare e di aspirare ad una convivenza sociale alternativa all’esistente, fondata sulla realizzazione delle libertà, sia individuali che collettive. L’anarchia non esiste se non come aspirazione e come ideale di riferimento per tutti quelli che ritengono validi e irrinunciabili il suo senso, i suoi valori e i metodi che propone. Se è vero che è nata una “nuova anarchia”, com’essi scrivono, diversa da quella che ha infiammato e infiamma i cuori e le menti di tantissimi/e compagni e compagne, bisogna che facciano anche sapere di che cosa si tratta. Ripudiano l’unica anarchia conosciuta, trasmessa storicamente, e affermano che ne è nata una nuova senza delinearne le caratteristiche.

 Ma l’anarchia non è un fatto

Non può esser sufficiente la frase: “Il nostro sogno è quello di un’umanità libera da ogni forma di schiavitù, che cresca in armonia con la natura.” Questo panorama utopico è già perfettamente contenuto da sempre nell’insieme di senso e di valori della, per loro, “vecchia anarchia”, ripudiata con una buona dose di supponenza. Nulla di nuovo dunque al di là delle dichiarazioni altisonanti scritte con ostentato disprezzo. 
Viene da chiedersi come mai se non si riconoscono più nell’anarchia continuano ad usarne il nome? Chiamino in altro modo le aspirazioni che ritengono nuove, così riuscirebbero a distinguersi meglio e al contempo ci farebbero il piacere di non offrire al potere un’altra occasione per denigrare e colpire gli anarchici. Viene il sospetto che in realtà non vogliano distinguersi, tanto è vero che hanno scelto lo stesso acronimo della Federazione Anarchica Italiana, che nulla ha a che fare con loro. Non vedo altra spiegazione che quella di voler creare confusione.
Di differente dal “vecchio anarchismo” invece c’è la rappresentazione e la narrazione di ciò che hanno fatto ed hanno intenzione di fare. Almeno per quello che si è visto fino ad ora, non può certamente essere gabellata per “nuova” l’azione conclusa, come pure quelle intenzionali che hanno dichiarato di voler attuare. Come può essere “nuova” una classica gambizzazione, copiata pari pari dal logoro lottarmatismo? La rivendicazione del “nucleo Olga” è certamente diversa da come si esprimevano Br, Nap, Prima Linea e quant’altri, mentre il rituale è più o meno lo stesso ed anche le motivazioni fattuali.
Anche il contorno teorico giustificativo dell’azione, terreno di viaggio nell’ideologia, anche se ne vorrebbero essere esenti avendo scritto che è ideologico solo il vecchio anarchismo, è senz’altro differente dal vecchio lottarmatismo marxista-leninista. Non è invece differente il rituale pragmaticamente necessario, dai presunti pedinamenti al momento in cui hanno premuto il grilletto, come pure la scelta di esprimere un giudizio inappellabile che decide unilateralmente, con conseguente condanna inappellabile, colpevole e colpa. Tutto trito e ritrito. Ha tristemente il sapore del tribunale del popolo, o roba simile. No, mi sbaglio! Forse è il tribunale della “nuova anarchia”. Su questo punto gli estensori non si sono espressi in modo chiaro. Non si capisce a nome di chi o di che cosa hanno deciso di condannare e punire i responsabili individuati. Tutto ciò mi appare solo squallido.
Una spiegazione c’è. “Le idee nascono dai fatti…” esordiscono nella loro rivendicazione. Siccome non possono e non riescono ad avere idee oltre i fatti, dal momento che l’anarchia non è un fatto di conseguenza sembrano non averne idea. Anche l’idea della gambizzazione, evidentemente, non poteva che nascere da fatti precedenti. Così, forse, hanno evocato (con nostalgia?) quelli che il potere definì “anni di piombo”, orrendo neologismo inventato apposta per mistificare e nascondere la vera ricchezza socio-culturale di quegli anni. Purtroppo per riuscire a capire le diversità dei contesti temporali, culturali e sociali, quindi per farsi un’idea che aiuti a ipotizzare come agire, bisogna essere anche creativi, cioè pensare prima e al di là dei fatti per cercare di determinarli in modo adeguato e fecondo. Sono una mentalità e un metodo che si conquistano accettando di non essere dogmatici e di autocorregersi sperimentando.
Di diverso, più che di nuovo, c’è l’enfasi spropositata del piacere dell’uso delle armi, riproposta in più parti. Forse nelle intenzioni avrebbe voluto essere un’esaltazione dei sentimenti, mentre è risultata una comica ostentazione di una contraddizione palese. “Pur non amando la retorica violentista con una certa gradevolezza abbiamo armato le nostre mani, con piacere abbiamo riempito il caricatore.” Se non è retorica violentista questa? Dicono di non amarla, ma poi si lasciano scivolare con grande leggerezza in un ampolloso lirismo che esalta il piacere di predisporsi ad usare la violenza. Benedetta Tobagi (la Repubblica, domenica 13 maggio 2012) vi ha visto il Toni Negri che esalta il piacere di calarsi il passamontagna sul viso. Personalmente mi ha subito ricordato alcuni opuscoli degli anni settanta, che fra le altre cose esaltavano il piacere di colpire il nemico godendo dei danni provocati dalla pallottola che penetra nelle carni.
È uno sfoggio di godimenti che rimanda ad esaltazioni da estrema destra più che a sentimenti in qualche modo riconducibili all’anarchismo. Per noi anarchici “vecchi” e “superati”, che veniamo dalla scuola dei Malatesta, dei Fabbri, dei Berneri, per citare gli anarchici italiani più noti, l’insurrezione e l’uso della violenza sono una triste necessità, mezzi e strumenti che siam pronti ad usare all’occorrenza, ma che non hanno mai e poi mai rappresentato il momento fondamentale dell’approccio anarchico alla ribellione. Anzi! Per l’anarchismo come per l’anarchia l’ideale da raggiungere è l’armonia sociale, il rifiuto più totale dell’uso della violenza come mezzo di regolazione sociale, quindi delle armi e di corpi armati militarizzati,. Una società più si avvicina all’anarchia e meno è violenta. La violenza c’è oggi, dove l’anarchia è assente e trionfano gli stati, gli oligarchi e i militarismi, cioè il suo contrario.
Nella retorica violentista del “nucleo Olga” troviamo invece quasi una mistica dell’uso delle armi, presentato come elemento di discrimine per identificare chi ha scelto di smettere di essere alienato. Si vantano di essere nichilisti, «…nostra rivolta anarchica e nichilista…» e inneggiano al superamento della paura come elemento che qualifica il vero anarchico, accusando di cedere alla paura gli anarchici che non sono come loro. «…sempre pronti a trovare infinite giustificazioni ideologiche pur di non ammettere le proprie paure.» Questa esaltazione della violenza e del superamento della paura, proposti come discriminanti per giudicare chi sono i compagni, è solo ridicola e, insisto, è tipica di culture e comportamenti che provengono dalla destra estrema. Le scelte di militanza e l’adesione agli ideali sono al contrario dettate dal modo di pensare e dall’identificazione del senso. All’occorrenza, gli anarchici, tutti, hanno sempre saputo dare il loro contributo.
L’originalità vera di questo documento è che per una buona metà della sua stesura serve per attaccare il movimento anarchico, presentato come «…quell’anarch-ismo infuocato solo a chiacchiere e intriso di gregarismo.» col quale «...vogliono segnare definitivamente un solco…» E di questo li ringrazio di nuovo. Strana come rivendicazione! Non hanno neppure fatto come facevano quei “burocrati” delle br, che nelle loro rivendicazioni indicavano sempre alcuni momenti specifici dell’azione che potevano sapere solo quelli che l’avevano compiuta, dimostrando così di essere stati veramente loro ad eseguirla. Senz’altro sarà autentica, però sta di fatto che avrebbe potuto scriverla chiunque, sia effettivo partecipe oppure no.

 Uno scontro armato?

Da un punto di vista politico, oltre ad attaccare durissimamente l’anarchismo, in nome di una “nuova anarchia” che non si sa bene che cosa effettivamente sia, (il potere statuale non sarebbe stato altrettanto efficace), questo documento di rivendicazione ha tutta l’aria di volersi presentare come un’autentica dichiarazione di guerra. Non a caso chiama alle armi e dice di agire per «…l’idea di sociale in lotta… è quella di un popolo in armi contro ogni forma di oppressione statale, politica, economica.». Come mai proponete questa idea che non è legata a nessun fatto? Dov’è il popolo in armi tanto chiamato e conclamato?
In realtà, non solo il popolo non è in armi, bensì per ora sta rifiutando ciò che proponete. Appena vi siete mostrati sono già cominciate le manifestazioni contro la logica armata che tentate di proporre. E ci potete giurare che ci sarà più d’una manifestazione. Ciò che in realtà si percepisce è che siete voi ad aver dichiarato guerra allo stato e che siete voi che state tentando di condurla. Ma rassegnatevi. È una guerra di elite, anche perché la proponete esclusivamente sul piano militare. Ciò che a voi interessa non è la rivoluzione sociale, cioè la radicale trasformazione rivoluzionaria dal basso della società, con i sottomessi che, non solo si ribellano, ma che finalmente cominciano a costruire l’alternativa direttamente e autonomamente, in modo autogestito. Ciò che a voi interessa è scatenare uno scontro armato contro lo stato. Agli anarchici invece interessa il contrario: la rivoluzione sociale che si organizza attraverso democrazia diretta e forme di autogestione a tutti i livelli della società. Se per realizzare e difendere questa conquista vissuta da tutti in prima persona ci costringeranno a uno scontro armato, lo affronteremo con tutta l’energia e la solidarietà necessarie.
Ma pensare e riproporre a priori la logica militare della rivoluzione armata come unico necessario e necessitante sbocco rivoluzionario è assurdo, oltre che stupido perché controproducente. La vostra scelta, che ne siate consapevoli o no, che lo vogliate o no, non potrà che avere un unico sbocco. Di trascinare le forze disponibili (non è difficile prevedere che non si tratta affatto del popolo in armi, ma di una piccolissima minoranza), potenzialmente sovversive, in uno scontro militare devastante, in cui l’unico vincente sarà lo stato. 
In questo modo il potere dominante sarà riuscito a castrare le possibilità di azioni politiche libertarie di costruzione dal basso dell’alternativa, che è sempre più viva e si manifesta ogni giorno di più. Il conflitto militare è ormai rimasto l’unica possibilità che ha il potere di fermare l’ondata di rivolta che sta avanzando in tutto il mondo. Mi sembra ben poco anarchico aiutare lo stato, consapevolmente o no ha poca importanza, a realizzare questa guerra civile per annientare e rendere inoperanti i sovversivi e le potenzialità sovversive della società.

mercoledì 13 giugno 2012

FAInformale? Ma quali anarchici...



10 arresti, 24 indagati, 40 perquisizioni. Lo Stato contro i sedicenti anarchici della FAInformale. Dico sedicenti perchè definirli "anarchici" è un errore formale e sostanziale.
Lo avevo scritto subito. Appena la notizia della gambizzazione dell'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare aveva fatto il giro dei media, rivendicato dalla sigla "Federazione Anarchica Informale (FAI)". Questi non sono anarchici. Gli anarchici non gambizzano. Lo fanno i mafiosi o i brigatisti rossi e neri. Gli anarchici mettono bombe al Parlamento. Accoltellano tiranni e uccidono re o presidenti. Non gambizzano. E', quindi, con sommo piacere che constato quanto avessi visto giusto: la Federazione Anarchica Italiana,  cioè l'unica organizzazione libertaria che può fregiarsi dell'acronimo FAI, nonché la più antica organizzazione anarchica italiana, ha tenuto un convegno al termine del quale ha prodotto il seguente documento politico, in cui vengono prese nettamente le distanze dai sedicenti anarchici informali:

Della lotta armata e di alcuni imbecilli
Nel nostro paese la situazione politica e sociale mostra chiari segni di un'involuzione autoritaria su scala globale. Il dispiegarsi di politiche disciplinari in risposta alle questioni sociali è segno che il tempo dei compromessi, delle socialdemocrazie sta tramontando. Potremmo dover fare i conti con il rischio che si impongano regimi decisamente autoritari. La criminalizzazione dei movimenti sociali e degli anarchici, prepara il terreno e nuovi dispositivi repressivi: nuove leggi, nuovi procedimenti penali, una sempre più forte torsione delle normative vigenti, un sempre maggior controllo militare del territorio. 


L'immediata gestione mediatica del mostruoso attentato di Brindisi la dice lunga su quali sono le intenzioni dell'oligarchia al potere. Un atto vile, di terrorismo indiscriminato, contro delle giovani donne, antisociale e criminale, viene tranquillamente assimilato ad episodi di lotta armata, magari con origini greche o con contorno mafioso, con l'obiettivo palese della realizzazione dell'unità di tutti gli schieramenti in difesa dello Stato, un'unità che abbiamo visto all'opera negli anni della solidarietà nazionale, delle leggi speciali, dell'arretramento sociale e culturale del paese. 



Anche il ferimento dell'AD di Ansaldo nucleare e la rivendicazione inviata al Corsera dal nucleo "Olga" della FAInformale dimostrano come azione e comunicazione si intreccino e si confondano in un gioco di specchi infinito e deformante. Occorre osservare con attenzione per coglierne l'intima trama.

I media, gli stessi che minimizzano da sempre la ferocia della guerra che l'esercito italiano combatte in Afganistan, hanno sparato a zero contro il movimento anarchico, quel movimento che non si sottrae alle lotte sociali, che è in prima fila nei movimenti per la difesa ambientale, contro la guerra e il militarismo, contro le leggi razziste e le politiche securitarie nel nostro paese.
Giornali, radio e televisioni, che nell'immediato non avevano alzato i toni, si scatenano dopo la rivendicazione.



Nelle crisi sono sempre ricercati dei capri espiatori, su cui indirizzare l'attenzione della cosiddetta pubblica opinione. Come sono riusciti negli anni '80 a svuotare di segno e di contenuto la ricchezza dei movimenti del decennio precedente, rovesciandogli addosso, a tutti ed indistintamente, la responsabilità del lottarmatismo, facendo di ogni erba un fascio, comminando carcere a pioggia, provocando divisioni e contrapposizioni, così oggi c'è chi intende rispolverare i vecchi arnesi della criminalizzazione preventiva. 

D'altronde la situazione per governi e padroni non è facile: devono far digerire misure sempre più indigeste e in loro cresce la paura di una ribellione sociale. 
Il ferimento di Adinolfi è stato colto al volo per rilanciare, dopo le varie informative dei servizi segreti sul pericolo "anarco-insurrezionalista", l'incombenza della minaccia terroristica di matrice anarchica, collegandolo al malcontento sociale crescente, al movimento NoTav e, in generale, contro ogni forma di opposizione sociale. 
Se l'operazione in corso è questa, è evidente che bisogna aspettarsi sempre nuove operazioni repressive. 
In una situazione dove l'aggressione alla qualità della vita della popolazione si sta intensificando, soprattutto nel settore del lavoro dipendente, del precariato, del piccolo artigianato e commercio, e dove ci sarebbe bisogno di tutta la partecipazione, di tutta l'intelligenza e della capacità collettiva per organizzare risposte incisive, promuovere lotte, sviluppare iniziative di solidarietà sociale, dare ossigeno alle forme autogestionarie di risposta concreta alla crisi, appare inevitabile doversi misurare con chi pensa che un gruppo, un'organizzazione, dura, combattente, clandestina, possa ottenere risultati efficaci, con chi pensa di avere la risposta in tasca. Come il gruppo che ha firmato l'attentato al dirigente di Ansaldo Nucleare rivendicando la sua appartenenza alla federazione anarchica informale. Soprattutto se l'enfasi mediatica con il quale vengono riportate queste azioni è funzionale al coinvolgimento di tutto il movimento anarchico in un processo di criminalizzazione generale, che ha investito pesantemente anche la Federazione Anarchica Italiana.
Non per caso il testo del nucleo "Olga" viene pubblicato integralmente dal Corriere della sera, che decide in tal modo di fare da megafono alla FAInformale. Viene da chiedersi il perché. La risposta non è difficile. 
Il comunicato, dopo le prime righe sulla questione nucleare, è dedicato alla propaganda: buona parte del documento è un attacco violentissimo al movimento anarchico nelle sue tante componenti. 
Tutti i quotidiani, i GR e i telegiornali dedicano ampio spazio ad un testo in cui si sostiene che gran parte del movimento anarchico fa proprio un anarchismo "ideologico e cinico, svuotato da ogni alito di vita". Non solo. Secondo gli informali gli anarchici impegnati nelle lotte sociali "lavorerebbero per il rafforzamento della democrazia". Ossia per il mantenimento dell'ordine gerarchico. 
Chi legge ha l'impressione che lo scopo reale dell'azione non fosse tanto un monito ai signori dell'atomo, quanto l'ottenere l'audience adatta a far sapere a tutti la propria opinione sul movimento anarchico.
L'azione degli anarchici è descritta come mera attività ludica, "ascoltare musica alternativa" mentre il "nuovo anarchismo" nasce dal gesto di "impugnare la pistola", dalla scelta della "lotta armata".
Il mezzo annebbia a tal punto il fine che i supereroi da cartone animato, che non amano "la retorica violentista ma con piacere" hanno "armato" le proprie mani non si rendono conto che nel nostro paese il nucleare è al momento uscito di scena, grazie alle lotte e ai movimenti popolari. 
Azioni dirette, senza delega, concrete e capaci di mostrare che è possibile prendere in mano il proprio destino, lottare contro i giganti dell'atomo e sconfiggerli, come a Scanzano Jonico e nei blocchi dei trasporti nucleari tra l'Italia e la Francia, dove gli anarchici erano in prima fila. 
Ogni giorno gli anarchici partecipano alle lotte per difesa del territorio e per l'autogoverno, contro i padroni per la realizzazione di margini di autonomia dei lavoratori dalla schiavitù salariata, contro la guerra e le produzioni militari, per una società senza eserciti e frontiere, contro il razzismo, il sessimo, la guerra ai poveri e alle donne. 
Gli anarchici, che subiscono lo sfruttamento e l'oppressione come tutti, a fianco di ogni altro sfruttato ed oppresso, si battono contro lo stato e il capitalismo per creare le condizioni per abbatterli, mirando a spezzare l'ordine materiale e, insieme, quello simbolico, consapevoli che non basta distruggere ma occorre saper costruire. Costruire senza timore che la casa venga abbattuta, sapendo che ogni spazio liberato, anche per pochi momenti, diviene luogo di sperimentazioni dove tanti assaporano il gusto di una libertà che non è astrazione poetica ma concreta edificazione di un ambito politico non statale. 
Azioni che prefigurano sin da ora relazioni politiche e sociali di segno diverso, che non si limitano al "sogno di un'umanità libera dalla schiavitù" perché il percorso di libertà non è un "sogno" ma la scommessa quotidiana dentro le realtà sociali in cui siamo forzati a vivere e che vogliamo contribuire a cambiare. Non da soli. Mai da soli, perché l'umanità è fatta di persone in carne ed ossa, perché agire in nome di un'astratta "umanità" è tipico degli stati, delle religioni, persino del capitalismo che promette senza mantenere benessere e felicità. Non degli anarchici. 
La pratica della libertà attraverso la libertà può essere contagiosa ma non si può certo imporre. 
Gli estensori del comunicato rifuggono il "consenso" e cercano "complicità". Se ne infischiano del fine e pensano solo al mezzo, di fatto rinunciando ad ogni prospettiva di rivoluzione sociale anarchica. Il loro linguaggio e la loro pratica sono un cocktail di pratica avanguardista e retorica estetizzante. 
Inevitabile che i media dessero loro ampio spazio, seguendo linee interpretative a volte divaricate, altre volte intrecciate. La maggior parte degli organi di informazione ha imbastito teoremi per mettere in relazione le lotte sociali e la FAI informale, in un rapporto quasi simbiotico. 
Gli anarchici sono serrati in una morsa interpretativa: da un lato descritti come "terroristi" o loro tifosi, dall'altro come burocrati inoffensivi.
Una morsa che probabilmente sarà gradita a chi si compiace del gesto, vi si appaga in un'estasi esistenziale in cui il bagliore di un attimo compensa il grigiore di una quotidianità spesa nel silenzio e nell'attesa di un'altra occasione per far salire l'adrenalina. "Per quanto lieve sia questo bagliore – scrivono – la qualità della vita ne sarà sempre arricchita". Tra un pacco postale e una pallottola alle gambe potranno crogiolarsi nella fama di carta che i media pagati da padroni e partiti vorranno regalare loro. 



Al di là dell'uso mediatico dell'attentato ad Adinolfi, resta il dato politico del riproporsi di un avanguardismo armato, che oltre le seduzioni semantiche, ricalca una parabola da partitino autoritario, che culla l'illusione di potersi ergere a guida di quanti giudicano intollerabile il mondo dove viviamo. Non a caso al processo per le cosiddette "nuove BR", persone lontanissime dall'anarchismo hanno manifestato entusiasmo per l'attentato di Genova. È l'apoteosi del mezzo, che non si cura del fine. Una sorta di trasversalità dell'agire colma l'apparente distanza dei progetti. In realtà questa distanza si dissolve allorché questa pratica si sviluppa in opposizione alle lotte sociali, inevitabilmente costrette in quello che il nucleo "Olga" chiama "cittadinismo". Con questo termine bollano le lotte popolari che in questi anni, con crescente radicalità organizzativa hanno più volte messo in difficoltà i governi che si sono succeduti, ledendo gli interessi delle grandi imprese ed inaugurando pratiche di partecipazione certo non anarchiche ma sicuramente lontane dalla triste abitudine alla delega in bianco elettorale. 

Fuori dalle lotte sociali cosa resta? Il partito, null'altro che il partito. Non a caso i fautori della federazione informale si sono dotati di una sigla-contenitore, riducendo il percorso di affinità alla pratica di azioni violente. Prescindiamo dal fatto banale – anche se grave - che in tal modo si offre una sponda ad infinite operazioni repressive basate su reati associativi. Andiamo oltre anche al rischio palese che un giorno o l'altro Stato o fascisti possano usare la sigla per scopi propri, utilizzando la sponda loro ingenuamente offerta. 
Se l'esito è il partito, l'organizzazione che agisce dove altri non agirebbero, l'organizzazione che si pone in lotta privata con lo Stato e i padroni, allora quest'esito conduce direttamente fuori dall'anarchismo. 
L'anarchismo è altrove. L'anarchismo non si impone, ma si propone. Ogni giorno, giorno dopo giorno, nell'auspicio che si fa agire concreto perché gli sfruttati, se vogliono, possono creare le condizioni per fare a meno di chi li sfrutta, perché gli oppressi, se vogliono, possono lottare per liberarsi da chi li opprime. È questione di pratica, di ginnastica della rivoluzione, di sperimentazione del possibile e del desiderabile, di messa in gioco quotidiana. 
Nell'estasi superomista del gesto che appaga, scrivono con disprezzo che per gli anarchici sociali "unica bussola è il codice penale". Scrivono "costi quel che costi": gli anarchici il prezzo lo pagano ogni giorno. Anche, ma non è né un vanto né una lamentela, di fronte ai tribunali, che ci presentano il conto per le lotte cui partecipiamo. 



Gli autori del comunicato usano il termine "federazione" ma riducono il federalismo alla relazione intangibile tra chi si riconosce nella pistola che spara o nel pacco che deflagra, non certo nella volontà di costruire un ambito di relazioni che si impegni a coniugare libertà ed organizzazione. 

I detrattori dell'anarchismo sostengono che è impossibile coniugare libertà e organizzazione, anarchia e organizzazione, poiché identificano l'organizzazione con la gerarchia, con lo Stato, con l'imposizione violenta di un ordine sociale che limita la libertà e trasforma l'uguaglianza in uno scheletro formale senza base materiale. 
I sostenitori della democrazia parlamentare ritengono che la libertà vada limitata, perché, al di là della retorica sul potere popolare, non vedono la libertà come il segno distintivo di un'umanità che si emancipa dalla sottomissione ad un qualsivoglia ordine gerarchico, ma come pericolo da ingabbiare. Per i democratici l'unico modo di regolare i conflitti, la giungla sociale, è nell'imposizione violenta di regole fissate in base al principio di maggioranza. 
Gli esponenti del nucleo Olga adottano la giungla sociale con cui gli Stati giustificano la loro esistenza, come puntello ad un agire per il gusto d'agire, un agire che rifugge con sdegno ogni riflessione sull'etica della responsabilità, sulla necessità morale e politica di costruire strade che tutti possano e vogliano percorrere. Un agire che basta a se stesso, senza alcuna attenzione a coloro, senza i quali, piaccia o non piaccia, si fa la guerra privata allo Stato, non la rivoluzione. Nel loro scritto proclamano "il piacere di aver realizzato pienamente e aver vissuto qui e oggi la ‘nostra' rivoluzione". In questo modo la rivoluzione sociale si riduce ad una pratica autoerotica in club privé. 



L'anarchismo si è sempre basato sulla consapevolezza nello scegliersi azioni ed obiettivi, e sulla responsabilità personale nel perseguirle: esso rimanda sempre alla coscienza degli individui e alla interpretazione del momento storico in cui essi vivono.

L'efficacia dell'azione diretta non viene espressa dal grado di violenza in essa contenuta, quanto piuttosto dalla capacità di indicare una strada praticabile da tutti, di costruire una forza collettiva in grado di ridurre la violenza al minimo livello possibile all'interno del processo di trasformazione rivoluzionaria.
La violenza se eretta a sistema rigenera lo Stato. 



La scommessa degli anarchici organizzatori è quella di costruire ambiti di relazione politica e sociale, che, con il loro stesso esistere, prefigurino relazioni sociali libere, dove il legame organizzativo amplifica la libertà del singolo. L'anarchismo sociale non è permeato da alcuna pretesa che esista la formula definitiva per la società anarchica, ma si interroga e interrogandosi prova a praticare una relazione tra diversi che miri alla sintesi possibile, nel rispetto delle differenze di ciascuno e ciascuna. Siamo consapevoli che solo una società omologata e, quindi, intrinsecamente autoritaria se non totalitaria, può immaginare di espungere il conflitto dalle relazioni sociali: per questa ragione consideriamo l'anarchia un orizzonte costantemente in costruzione, dove la rivoluzione sociale che abolisce la proprietà privata ed elimina il governo, è il primo passo non l'ultimo di un percorso di sperimentazione sociale, che è nostro sin da ora.


I compagni e le compagne della Federazione Anarchica Italiana riuniti a convegno il 2 e 3 giugno 2012