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sabato 10 maggio 2014

No Tav, colpevoli di resistere



Oggi si terrà una importante manifestazione in Valsusa. Come sempre, sarà un evento di Popolo: del popolo della Valle, ma anche del enorme popolo che da anni contrasta i progetti e i processi della globalizzazione capitalistica. Un popolo senza età e senza confini, variegato per lingue e colori, unito per una reale alternativa di società. In ogni territorio e con ogni mezzo, fino alla libertà.
Di seguito, il comunicato apparso oggi sul sito dei NoTav valsusini:

Siamo giunti al 10 maggio finalmente. Aspettavamo questa data in tanti perchè la voglia di ritrovarci tutti insieme per manifestare le nostre ragioni era veramente tanta. Oggi saremo in tanti e tante per esprimere la nostra solidarietà a Chiara, Claudio, Mattia e Niccolo, incarcerati da dicembre con un’accusa assurda come quella di terrorismo. Siamo a Torino per Forgi e Paolo, per tutti gli oltre 1000 notav indagati in quattro anni . Sfileremo per una Torino che sappiamo comprendere le ragioni della lotta notav, ma domani sarà allarmata, terrorizzata ci viene da dire. Terrorizzata da l’ennesima blindatura attuata per far accrescere la nostra pericolosità agli occhi di tutti. Una strategia che ieri si è ben palesata con i betadefence intorno al palazzo di giustizia, con gli articoli di giornale, con l’elicottero della polizia che ha rovinato il bel tempo che maggio ci ha regalato.

4 ragazzi vengono accusati di terrorismo per, tutto da provare ancora, il danneggiamento di un compressore che ci risulta sia stato riparato e venduto, Vengono accusati loro quattro per spaventare un movimento intero, per far capire che opporsi a delle decisioni ingiuste e criminali può portarti in galera.

In questi anni la politica ha finito gli argomenti contro di noi, perdendo qualsiasi confronto. I tecnici favorevoli al Tav che hanno sempre rifiutato il confronto, hanno lasciato il passo agli esperti di ordine pubblico. In campo a rappresentare i governi di turno, quelli che hanno deciso democraticamente (!) la realizzazione della Torino Lione, ci sono le forze dell’ordine e i militari, con la magistratura che la fa da padrone indossando l’elmetto e diventando parte del conflitto.

Un’opera repressiva, una crociata, che ci sentiamo serenamente di dire che non sia disinteressata, basti pensare Alle strane amicizie del pm Rinaudo.

E’ senza paura, con coraggio e dignità che marceremo oggi per Torino, per chiedere la liberazione di tutti i notav, per ribadire il no ad un’opera inutile e dannosa, per il futuro di tutti.

Un’appello molto chiaro, Contro la vendetta di stato, per la giustizia. Con Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, per tutte e tutti noi, è stato sottoscritto da centinaia di persone tra scrittori, attori, musicisti, docenti, semplici cittadini.

Siamo consapevoli delle difficoltà che abbiamo e che avremo, e il nostro slogan da Sarà Dura è divenuto da tempo A l’è Dura!

Ma state sicuri che non ci arrenderemo, e non lasceremo intentata nessuna battaglia, e anche oggi lo urlemo con tutta la forza:

Siamo Tutti Colpevoli di Resistere!
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sabato 3 maggio 2014

Primo Maggio, scontri a Torino: il comunicato della FAI


La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana esprime la propria solidarietà a Marco “Boba” e a tutte le vittime dell'aggressione delle forze dell'ordine al corteo del Primo Maggio a Torino. Nonostante le violenze e le provocazioni, tantissime persone, che non intendono subire lo sfruttamento del lavoro salariato, che si oppongono al razzismo, alla violenza poliziesca, al TAV, che non accettano che si acquistino gli F35, che occupano le case sfitte, insomma che non chinano la testa, hanno dato vita ad un corteo che ha strappato la giornata del Primo Maggio alle forze istituzionali.
Quanto avvenuto il Primo Maggio a Torino è l'ennesimo episodio che segna l'accentuarsi della violenza da parte dei sedicenti tutori dell'ordine, dopo quanto avvenuto il 12 aprile ed i giorni seguenti a Roma, dopo gli applausi agli assassini di Federico Adrovandi, dopo la morte di Riccardo Magherini nelle mani dei carabinieri.
La Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana ribadisce l'impegno di tutta la Federazione per la riuscita della marcia popolare No TAV del 10 maggio a Torino, invitando tutti gli amanti della libertà a partecipare e a far partecipare; facciamo nostre le parole d'ordine della Federazione Anarchica Torinese:
Solidarietà a Marco, “Boba” arrestato nella Piazza del Primo Maggio. Una piazza di lotta. 
Lo vogliamo libero, vogliamo liberi tutti e tutte!
Vogliamo liberi Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò. 
Sabato 10 maggio marcia popolare No Tav a Torino
Appuntamento alle 14 in piazza Adriano.

Livorno 02/05/2014
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venerdì 25 aprile 2014

Riflessione su questo 25 aprile



Cerchiamo di capirci subito: riflettere su questo 25 aprile non significa riflettere sul 25 aprile in generale. Il significato della giornata in cui si festeggia l'insurrezione contro gli occupanti nazifascisti, e la liberazione dal fascismo inteso come sistema di governo e di Stato, non cambia di anno in anno: rimane immutabile, come la gloria imperitura che meritano i nostri partigiani, gli unici veri eroi dell'italia unita.
Rifletto oggi su questo 25 aprile che ha avuto qualche momento di tensione nel corteo romano (alcuni sionisti hanno protestato per la presenza, nel corteo dell'Anpi, delle bandiere palestinesi), ma che in generale è passato tranquillo e quasi non ci siamo accorti che si trattava di una festa "nazionale". Anni fa, quando ancora bazzicavo gli ambienti partitico-istituzionali della cosiddetta "sinistra radicale", in ogni comune italiano venivano organizzati eventi e iniziative per rinverdire il ricordo e il messaggio della Resistenza, della Liberazione, della lotta partigiana, dell'antifascismo. Ricordo partiti come Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani, persino i DS intenti ad organizzare cortei, convegni, concerti, assemblee, cineforum, incontri con reduci. I muri dei quartieri e dei piccoli centri erano tappezzati di manifesti che annunciavano una iniziativa. 
Oggi non più. Nel mio quartiere (Ponte di Nona, estrema periferia orientale di Roma) non c'è un solo manifesto del PD, di SEL o di qualsiasi altra realtà sociale e di movimento che inneggi al 25 Aprile. Vedo i manifesti coi faccioni di Giovanni XXIII e di Giovani Paolo II, che tra due giorni saranno santificati; osservo, con un brivido di intimo sbigottimento, i manifesti del Ministero della Difesa che glorificano la Liberazione. Nient'altro che questo. Né un manifesto comunista, né un volantino anarchico, né una iniziativa dell'Anpi di zona o di qualche movimento territoriale di sinistra.

Negli anni passati avevo già notato una diminuzione di iniziative e, in generale, di affezione. Esclusi noi irriducibili (comunisti, anarchici, antifascisti e antiautoritari), da un po' di anni non si avverte più un comune sentire coi milioni di italiani che dovrebbero, con orgoglio e gratitudine, festeggiare questa giornata. I partiti della sinistra istituzionale, ormai, non dedicano energie ad organizzare qualcosa per questa giornata; le altre realtà subiscono una fase di riflusso (chi più e chi meno, perché non tutti la subiscono in egual misura), dovuta forse ad una diminuzione di momenti di radicalità e conflitto, perché nessuna lotta sociale ha raggiunto livelli pari a quella No Tav, che ad oggi può essere considerata la madre di tutte le battaglie d'attualità.
L'anno scorso ho festeggiato il 25 Aprile al Pigneto, quartiere popolare di Roma con una forte e radicata tradizione antifascista e di sinistra. Ebbene già in quell'occasione avevo visto una diminuzione sensibile di presenze e di iniziative: dalle semplici bancarelle con libri o bandiere ai luoghi di ristoro, dai tavoli per la raccolta firme a momenti culturali o musicali. Quest'anno, se possibile, ho avvertito ancora maggior partecipazione, reale e emotiva.

Non è il momento - se mai lo è stato - delle analisi approfondite e delle riflessioni articolate. E', e sempre sarà, innanzi tutto il momento dell'azione. Va, però, considerata necessaria una seppur minima riflessione su cosa sta accadendo dentro il mondo antifascista e, in generale, antagonista. Si può fare qualcosa di più? Certo. Si deve fare qualcosa di più? Assolutamente di più. Cosa? Bisogna "fare", nel senso che bisogna agire, dedicare quel poco di tempo libero che ognuno ha a creare, in maniera orizzontale e realmente democratica, momenti di condivisione e di azione collettiva.
L'antifascismo, così come l'anticapitalismo, è innanzi tutto azione reale. Purtroppo anche la nostra comunità (mi perdoneranno i puristi se utilizzo questa espressione) soffre di "viralismo": troppo facebook e poca strada.
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mercoledì 20 novembre 2013

"La Tav si farà", ovvero la volgarità del Potere.



Ci vuole davvero uno stomaco foderato per declamare i presunti benefici del Treno ad Alta Velocità in ValSusa proprio nel giorno in cui si celebrano i funerali delle vittime dell'alluvione in Sardegna.
Ci vuole tanta faccia tosta per dire che bisogna buttare miliardi su miliardi per realizzare un'opera, sulla cui inutilità e pericolosità si sono espressi, negli ultimi decenni, professionisti di ogni genere e di ogni scuola, proprio quando sarebbe necessario investire ingenti somme nel riassetto idrogeologico delle coste italiche, falcidiate dall'abusivismo edilizio e dalla cementificazione indiscriminata del territorio.
Ci vuole stomaco, ci vuole faccia tosta a dire queste cose oggi. Eppure il Potere le ha, e le espone con la volgarità tipica di chi dice ai tanti sardi che oggi piangono i loro cari: "Io sono io, e voi nun siete un cazzo!".
Si, il Potere sa essere volgare come il Marchese del Grillo, il quale almeno riusciva a strapparci un sorriso. Il Potere (italico ed extraitalico) invece non riesce a farci sorridere e nemmeno ci prova. A Letta interessa molto più garantire a chi di dovere che "la Tav si farà", stringendo la mano al presidente francese Hollande; a Letta interessa molto più incassare la fiducia al ministro Cancellieri, obbedendo al diktat di Re Giorgio Napolitano (mai cognome fu così poco indicato...) e mettendo in scena la farsa dell'assemblea del PD che ratifica il voto di sostegno alla Cancellieri; a Letta interessa molto più continuare a governare, seppur male, questa sottospecie di Paese invece di destinare i tantissimi miliardi inutili per la Torino - Lione ad altre opere pubbliche, molto più urgenti.
Letta lo sa che la Salerno - Reggio Calabria è ancora ben lungi dall'essere completata? Letta lo sa che è impossibile andare in treno da Napoli a Bari? Letta conosce il livello delle infrastrutture in Sicilia? Letta è consapevole che quello che è accaduto in Sardegna ieri, può accadere oggi in Campania e domani in Calabria?

Certo che Letta lo sa. Come lo sapevano tutti i governi che si sono avvicendati negli ultimi decenni. 
E ciò li rende colpevoli. E ciò li rende criminali.

P.S. per la Torino - Lione ci vogliono altri 3 miliardi di euro. Per la Orte - Mestre ci vogliono 10 miliardi di euro. Per il riassetto idrogeologico delle nostre coste sono stati stanziati 30 milioni.
Milioni, non miliardi.

domenica 20 ottobre 2013

Nessuno scontro? Nessuna notizia!



Ce li vedo, i giornalisti di regime. Nella tarda serata di ieri avranno certamente spento le telecamere, staccato i microfoni, chiuso i taccuini con quell'amarezza tipica di chi si aspettava lo scoop degli scontri furenti, delle camionette incendiate, dei vetri in frantumi, dei bancomat distrutti. Nulla di tutto questo. Quei cattivoni dei NoGlobal travestiti da NoTav travestiti da Black bloc travestiti da Autonomi non hanno fatto niente. Forse - e dico forse - c'è stato qualche scaramuccia nei pressi della sede di CasaPound, ma in generale nessuno spargimento di sangue, nessun terrorista da spedire in prima pagina, nessuno speciale di Porta a Porta sulla "galassia anatgonista".
Tutto ciò è un bene? Da un certo punto di vista, sicuramente si: ogni supposta per il Sistema e i suoi pennivendoli è sempre positiva. E sicuramente in molti, ieri, tifavano per gli scontri. Il problema, semmai, si pone il giorno dopo: quanto spazio ha avuto lo sciopero generale del 18 e il corteo del 19 ottobre sulla stampa nazionale e internazionale? Poco più di zero. Siccome è andato tutto bene, siccome i manifestanti sembravano delle pecorelle ammaestrate che andavano da un punto A a un punto B senza creare troppi problemi... che ne parliamo a fare? Chi ce lo fa fare di riempire le pagine dei giornali, e i servizi televisivi, che avevamo tenuto liberi per gli scontri annunciati? Magari dobbiamo riempirli pure con le reali motivazioni delle manifestazioni, con le rivendicazioni sociali di queste zecche comuniste e anarchiche! Poi il direttore si incazza, il padrone si infuria...
Allora hanno pensato bene di utilizzare l'assioma: nessuno scontro, nessuna notizia. Siccome non è successo ciò che il Sistema voleva, i media del Sistema non ne devono parlare.

Su questo tema il "movimento" deve riflettere, con urgenza. Ci riflettano tutti i movimenti: quelli dei lavoratori e quelli per il diritto all'abitare, quelli contro le discariche a quelli contro le opere inutili. Cosa vogliamo, dal punto di vista comunicativo? Vogliamo che le nostre battaglie abbiano risonanza mediatica? O vogliamo provare ad ingrossare le fila dei nostri cortei, puntando sui social network e sulla controinformazione?
Nel primo caso, gli atti vandalici e gli eventuali scontri violenti sono una necessità imprescindibile. Non avremmo conosciuto il problema del TAV in Valdisusa, nè il tentativo di sversare altra munnezza a Terzigno, nè tante altre cose se non avessimo assistito a scontri e persino ad atti di sabotaggio. I riflettori della "informazione" non arrivano se non c'è carne sul fuoco, e la stragrande maggioranza delle persone si informa dai canali mainstream.
Si pone, ovviamente, un problema pratico: più le piazze diventano roventi, più le persone si spaventano e magari preferiscono stare a casa invece di partecipare a cortei, assemblee, iniziative e altro. E qui arriviamo al secondo caso: una piazza tranquilla, goliardica, colorata è sicuramente più invitante di una rissosa e arrabbiata. E' facile pronosticare che una manifestazione pacifica avrà una partecipazione maggiore, e gli ultimi cortei del 18 e, soprattutto, del 19 ottobre (più di 70mila persone, completamente autorganizzatesi, senza partiti o sindacati confederali a gestirli) stanno lì a dimostrarlo. Ma chi ha saputo i motivi delle mobilitazioni? Coloro che ieri sera o stamattina hanno visto il TG1 o il TG5 (i due telegiornali più visti in italia), adesso conoscono la piattaforma rivendicativa di chi è sceso in piazza? Sanno perchè 70 mila persone sono scese in strada ieri?
No, non lo sanno. E se non si mettono su internet a cercare di informarsi, non lo sapranno mai. E' su questa scelta tattica che si decide il presente e il futuro di tutti i movimenti antisistemici.

giovedì 12 settembre 2013

Tav in ValSusa: "Zitto e taci. E' la procedura"



Ieri su Il manifesto è stato pubblicato un interessante articolo sulla ValSusa, i NoTav, il diritto alla resistenza e la democrazia. Ve lo sottopongo, anticipandovi che poco dopo le 13:00 questo blog pubblicherà uno scritto molto interessante sul Sabotaggio e la differenza tra azione di sabotaggio e azione terroristica.

Non accade con frequenza che un conflitto radicato in un territorio circoscritto e incentrato su un oggetto ben determinato (un’opera infrastrutturale come la linea ad alta velocità Torino-Lione) si trasformi in una arena politica in cui emergono , mostrando tutte le tensioni e gli attriti che le attraversano, non poche «grandi questioni».
Prima Gianni Vattimo, poi Erri De Luca e Ascanio Celestini, infine Massimo Cacciari e Giovanni De Luna, una bella schiera di intellettuali si sentono chiamati a prendere posizione non solo su una delle lotte più lunghe, tenaci e partecipate degli ultimi vent’anni in Italia, ma sul suo significato generale quanto alle forme della politica, le prerogative di governanti e governati, le priorità economiche o ambientali e il rapporto tra la legalità vigente e queste priorità. 


Tutti sembrano comunque concordare sull’inutilità, o quantomeno la scarsa razionalità economica di questa grande opera, considerati i costi, gli effetti ambientali e l’ostilità popolare che la circonda. È già qualcosa. La questione, per Vattimo, De Luca e ora Celestini è il diritto ad opporsi, anche trasgredendo leggi e ordinanze, allo sfruttamento di un territorio da parte di un intreccio di forti interessi politici ed economici che pretendono di agire nel nome di un discutibile «interesse generale». Nella sostanziale asimmetria di poteri che caratterizza la nostra società e la capacità di disporre della qualità delle nostre vite, è difficile dar loro torto.
De Luna, intervistato da «La Repubblica», si limita a ribadire il confine invalicabile tra violenza e non violenza, dimenticando, cosa che uno storico non dovrebbe fare, che la violenza praticata dai o nei movimenti è qualcosa che si produce e alimenta in un contesto relazionale in cui il potere costituito fa la sua parte e non la scelta arbitraria e onanistica di un singolo o di un gruppo. Come vorrebbero lasciar credere quelli che dipingono la Val di Susa come una sorta di palestra per casseurs. Né dovrebbe dimenticare, lo storico, che diverse forme di sabotaggio fanno parte da sempre del repertorio dei movimenti pacifisti e non-violenti. Certo, c’è un problema di gradazione e di consenso, ma è un problema interno alla natura e allo sviluppo dei movimenti con tutti i suoi paradossi e le sue asprezze.
Ma la questione delle questioni la prende di petto il professor Cacciari che, a partire dall’esperienza della Val di Susa, ci rende edotti su cosa sia o non sia la democrazia. La Torino-Lione fa piuttosto schifo, dichiara alla «Repubblica», ma poiché è stata decisa secondo le procedure formali previste, bisogna farla. La democrazia, perbacco, non è una assemblea permanente! Che, nel fare questa affermazione, il professore avesse in mente la tragica fine della Comune di Parigi? La democrazia, invece, quella seria e duratura, sarebbe una sequenza di procedure che ti permette di opporti fino a quando la decisione è presa. Poi ci devi stare. Sparisce in questo discorso il fattore tempo, il mutare dei cicli economici, delle sensibilità e dei rapporti sociali, il progredire del sapere scientifico. E a nessun italiano si può andare a raccontare che le riforme istituzionali, il rinnovo delle procedure e un qualche ripristino della rappresentanza possano, non dico anticipare, ma neanche seguire da presso questi mutamenti. Restano, però, scolpiti nel marmo dei protocolli i poteri dominanti al tempo della decisione e l’obbligo di tutti a rispettarne la volontà. Ahimé, bisogna rassegnarsi, la democrazia è proprio un’assemblea permanente che si esercita però nelle strade poiché non vi sono «sedi opportune» in cui esercitarla. O, meglio ancora, una sequenza di conflitti che mira a render possibile ciò che nella sequenza delle «procedure» non troverà mai spazio.

Marco Bascetta, il manifesto 11 Settembre 2013

lunedì 9 settembre 2013

Erri De Luca: "E' giusto sabotare il Tav"



Dopo le interviste all'Huffington post e al Manifesto, Erri De Luca non demorde e continua a rivendicare la partecipazione, ideale e reale, alla lotta No Tav.
Quella che segue è l'intervista pubblicata ieri su La Repubblica, e tratta dal sito Insorgenze

Quando le parole non bastano. Dopo le dichiarazioni all’Huffington Post e l’intervista di ieri al manifesto, Erri De Luca non demorde e difende la resistenza popolare contro i cantieri della tav in val Susa. «Anch’io ho fatto blocchi stradali», dichiara

Paolo Griseri
la Repubblica 8 Settembre 2013

TORINO — «Un intellettuale deve essere coerente e mettere in pratica ciò che sostiene». Per questo «anch’io ho partecipato a forme di sabotaggio in val di Susa». Così lo scrittore Erri De Luca, in questi giorni al centro delle polemiche, spiega le sue affermazioni sugli attacchi ai cantieri della Tav.

De Luca, può un intellettuale disinteressarsi delle conseguenze delle parole che pronuncia?
«La mia risposta è no. Se poi l’intellettuale è uno scrittore, è bene che conosca il significato delle parole: è il suo mestiere.
Direi di più: l’intellettuale non dovrebbe mai smentire quel che ha detto e scritto ».

Potrebbe cambiare idea per convinzione..
«Certo. Ma io conosco un criterio abbastanza semplice per capire se qualcuno cambia idea per convinzione o per opportunismo. Se uno trae vantaggio da quel cambio di opinione, lo fa quasi sempre per opportunismo. Io cerco sempre di fare le cose che dico, di farle concretamente, intendo. Perché credo che la scrittura non sia sufficiente a esaurire il mio impegno civile».

Esiste dunque una responsabilità dell’intellettuale per quel che dice?
«Certamente, soprattutto in alcune circostanze. Nei regimi dittatoriali dove la parola è impedita, lì una piccola voce pubblica può essere decisiva. Penso alla metafora del ciabattino. Che cosa può fare un ciabattino che sa fare bene le scarpe? Può impegnarsi, al di là del suo lavoro, per far sì che tutti possano avere scarpe. Ecco, l’impegno e la responsabilità dell’intellettuale è simile: occuparsi della libertà di parola per tutti».

In Italia siamo in un regime?
«Certamente no. Da noi la libertà di parola esiste, parlano tutti, parlano tanti. Da noi non è un problema di quantità di parole, semmai di qualità».

Può fare un esempio?
«Penso ad alcuni leader politici. Persone che hanno un grande carisma perché hanno fondato un partito e sono particolarmente ascoltati. Un leader che ha questo ruolo e che istiga all’uso di armi, parla di fucili da imbracciare… Ecco quel leader, a mio avviso, ha una responsabilità innanzitutto nei confronti dei suoi seguaci che possono essere indotti da quelle parole a metterle in pratica. Ma a quelle parole nessuno reagisce, come se fossero normali, facessero parte della fisiologica dialettica politica».

Ci stiamo abituando, mitridatizzando?
«No. Perché se quelle stesse parole non le dice un leader ma un comune cittadino, ecco che scattano le sanzioni. E questo è paradossale perché dalle labbra di un politico pendono milioni di persone. Da quelle di uno come me non pende nessuno».

Parlando degli attacchi ai cantieri Tav, lei ha detto di comprendere alcuni atti di sabotaggio. Ritiene di avere una responsabilità per quel termine?
«Il termine sabotaggio fa parte di una lunghissima tradizione di lotte del movimento operaio e sindacale. Ho fatto una constatazione: in una valle che vive in stato d’assedio e militarizzata per difendere un’opera inutile e dannosa, e dove non ci sono altri modi per farsi ascoltare, si ricorre al sabotaggio. Io non uso le parole a caso. Le parole hanno un peso. Per esempio: il più importante premio letterario di questo Paese è stato vinto da un libro che si intitola: Resistere non serve a niente (di Walter Siti, vincitore dello Strega, ndr). Ecco, io non avrei mai pensato di intitolare un libro così».

Quali altre parole la convincono di più?
«Quelle del mio amico bosniaco, Izet Sarajlic, un poeta che ho conosciuto durante gli anni della guerra quando facevo l’autista dei convogli di aiuti. Lui diceva di essere responsabile della felicità perché con le sue poesie di amore si erano celebrate nozze e dunque era responsabile anche della infelicità. Perciò rimase a Sarajevo a condividere la malora del suo popolo. Da lui ho imparato che un intellettuale deve stare dove la vita è offesa».

Un senatore del Pdl, Giuseppe Esposito, ha scelto il termine boicottaggio. Ha invitato a boicottare l’acquisto dei suoi libri. Che cosa gli risponde?
«Penso che inviti a boicottare un prodotto che non conosce».

Crede che non ci siano lettori del Pdl che acquistano i suoi libri?
«Certo che ce ne sono. Ma non credo che tra questi ci sia quel parlamentare».

Esposito sostiene di non comprendere come una persona della sua sensibilità possa ignorare la sofferenza dei lavoratori del cantiere che subiscono gli attacchi. Come fa a ignorare?
«Io non ignoro, ma inviterei a contestualizzare. E il contesto è quello di una valle che lotta da vent’anni con tutte le sue forze per impedire uno stupro alla sua integrità, subendo uno stato di assedio, esercito compreso».

Lei ha detto che ritiene importante per un intellettuale mettere in pratica quel che dice. Ha fatto questo in val di Susa?
«Certo che l’ho fatto. Ho partecipato ai blocchi dell’autostrada insieme a maestri elementari, vigili urbani, madri di famiglia. Il blocco stradale è certamente un atto di ostruzionismo. Diciamo che è una forma di sabotaggio alla libera circolazione».

ValSusa, stanotte nuove azioni di sabotaggio



Nuovo atto di sabotaggio in Valsusa contro un’azienda impegnata nei lavori dell’Alta velocità Torino-Lione. Sono state date alle fiamme tre betoniere della Imprebeton, una ditta di calcestruzzi che fa parte della società Itinera, già colpita in passato. L’incendio è avvenuto poche ore dopo l’incontro tra il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi e una delegazione di imprenditori che partecipano alla realizzazione di quel tratto di linea ferroviaria che da anni divide la comunità locale, considerata l’ostilità del movimento No Tav.
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Il rogo – che dovrebbe essere doloso – è stato appiccato a Salbertrand, nella sede dell’azienda, ma si è esteso alla vicina officina. Per precauzione è stato chiuso anche un tratto dell’autostrada del Frejus, così come ha denunciato su Twitter il senatore Pd Stefano Esposito, noto sostenitore del Tav.
LE FIAMME IN VALSUSA E LA DENUNCIA DI ESPOSITO - Come già spesso accaduto in passato, Esposito ha usato parole forti contro i No Tav, azzardando anche un paragone con la mafia. « Le tre betoniere – ha spiegato il parlamentare del Pd, vicepresidente della Commissione Trasporti del Senato – erano vicine a una cisterna di gasolio. Contro i mafiosi No Tav non resta che applicare le leggi previste per la mafia», ha attaccato il deputato, condannando i numerosi episodi di sabotaggio avvenuti negli ultimi tempi.
Esposito ha anche attaccato lo scrittore Erri De Luca, che dovrebbe essere denunciato dalla società di costruzione francese Ltf, che gestisce il cantiere Tav, dopo le dichiarazioni di difesa dei sabotaggi.

Tratto da Giornalettismo.it

mercoledì 5 settembre 2012

"La Tav si farà". Allora non ci siamo capiti.



L'incontro tra Monti e Hollande ha evidenziato la volontà di realizzare una "grande sinergia" sui temi fondamentali dell'Europa: la crescita, l'euro, l'occupazione... e il Tav!
O meglio, LA Tav, come si ostinano a chiamare IL Treno ad Alta Velocità Torino-Lione. I bocconiani saranno anche dei geni in economia... ma con il volgare fiorentino a cui diamo il nome di "italiano" non hanno molta dimestichezza.
Ciò detto, Monti ha dichiarato che è un "segno concreto della volontà dei nostri paesi dare completa realizzazione a quell'opera di alto interesse che è la Tav tra Torino e Lione". Alto interesse per chi? Chi ci guadagna dal Tav? A questa domanda, Monti e i bocconiani di destra, di centro e di sinistra omettono di rispondere da decenni. Le popolazioni valsusine, viceversa, sono 20 anni che rispondono: "Non è nei nostri interessi!"; visto che abitano quei territori e li abiteranno anche dopo che avranno fatto un buco in una montagna zeppa di amianto, forse bisognerebbe ascoltarli. I nostri governanti, di ogni schieramento politico, si dicono e si autoproclamano convinti federalisti: è alquanto originale la visione di un federalismo che impone sui territori una scelta presa dal potere centrale! Ma i paladini del federalismo in salsa padana, i mariuoli leghisti, che dicono? Niente! Come ogni forza politica filosistema che si rispetti, la Lega appoggia il progetto-Tav e non ascolta le proteste e le proposte alternative delle popolazioni valligiane. 
Quale strada rimane ai valsusini? Nessuna, tranne l'opposizione dura e radicale alla violenza di Stato e di Sistema. Chiunque abbia proposto nel passato la strada del dialogo ha subito sconfitte clamorose nei fatti, perché le istituzioni si sono dimostrate indisposte ad ascoltare e a mettere in discussione questo infausto progetto.

Do svidanija

martedì 31 luglio 2012

Resistere tanto, obbedire poco




Ci hanno provato in tutti i modi. Una settimana di fuoco incrociato tra giornali e politici di ogni schieramento: criminalizzare e dividere il movimento per depotenziare e far fallire la marcia di oggi. A partire dalla Cancellieri fino ad arrivare all’ultimo Ferrentino di turno. Tutti a sparare a zero contro un movimento “violento” e raccomandare la popolazione della Valle di Susa di stare a casa.Il prefetto poi ha vietato di fatto la manifestazione e istituito posti di blocco in tutte le strade di accesso per Giaglione. Ma si sa, l’obbedienza e la paura non sono di casa in questa valle.
Ma ancora una volta non ha funzionato: almeno in cinquemila  hanno marciato tra boschi e sentieri impervi. Non era una manifestazione qualunque, servivano gambe buone per la montagna e sangue freddo per non cadere nelle provocazioni. Eppure anziani, giovani, bambini, famiglie, hanno voluto ancora una volta dimostrare la loro ostilità verso una situazione che ha raggiunto il surreale: da una parte un cantiere zeppo di divise e povero di operai e dall’altra una Valle costellata da posti di blocco a fermare e intimidire una popolazione sempre più esasperata.
I giornali dicono che è la strategia dello sfiancamento: stancarci e demotivarci fino a che la rassegnazione non prenderà il sopravvento.
Ma chi abita e vive questo territorio, chi da vent’anni difende questo lembo di terra, sa che l’epilogo sarà per forza un altro. Una lotta che vede da anni bambini che diventano adulti con una bandiera no tav in mano significa che la resistenza è entrata nel dna di questa popolazione. Chi si ricorda più di Pisanu ministro degli interni, di Ghigo e poi Madama Bresso e di tutti gli altri che hanno sproloquiato sul Tav senza mai sapere neanche di cosa parlavano?, e chi si ricorderà più di Esposito? La cruda verità e che loro passano e i no tav restano.
E’ normale per chi vive in questa Valle dedicare un pezzo importante della propria vita in questa lotta, e noi in questa Valle ci viviamo. Quanto per loro è normale occupare militarmente un territorio? Per quanto tempo potrà uno Stato permettersi di spendere 90 mila euro al giorno per garantire un semplice sondaggio geognostico come quello della Maddalena? Oggi barcollano nel mantenere un cantiere in uno dei posti più impervi e nascosti della valle, ma domani in mezzo ai paesi penseranno veramente di costruire cantieri fortificati alla Fort Apache?
Che l’opera sia inutile orami è assodato, che le poche risorse economiche che rimangono servono per cose ben più importanti e urgenti anche…è solo una questione di tempo, a noi non ci rimane che avere pazienza nella nostra tanta resistenza e poca obbedienza.

 Comitato No Tav Spinta dal Bass - spazio sociale Visrabbia

venerdì 15 giugno 2012

La valle e il nostro tempo. Autonomi in Val Susa



Tratto da http://quieteotempesta.blogspot.it/2012/06/la-valle-e-il-nostro-tempo-autonomi-in.html

Il 27 giugno, quando la polizia ha attaccato la Libera Repubblica della Maddalena, ero a Manhattan, dove abitavo da qualche tempo. Ho ascoltato la diretta dello sgombero in streaming, in una casa di Chinatown. Pochi giorni dopo ho preso un aereo e sono tornato in Italia, in quello che oggi è il Kiomontistan, territorio impervio per i difensori del neoliberismo in crisi, gli stessi che fanno i conti con Occupy Wall Street. Passare dai grattacieli al fogliame e alle fronde mi ha fatto davvero l’effetto di essere un soldato partito per il Vietnam, anche perché ho condiviso con i miei compagni ogni minuto della lotta nel nuovo scenario dell’occupazione militare: dalle ferite riportate sul campo agli arresti, dagli assedi al non-cantiere alla caduta di Luca, fino alla rabbia che ne è seguita. Essere No Tav è, per me, uno dei mille modi di essere ciò che sono: ho sempre vissuto tra le persone, nei luoghi più diversi, con il sogno di distruggere il mondo che ho ricevuto in eredità; ed è da loro, dai miei compagni, che ho imparato che un sogno simile, per divenire realtà, deve sapersi calare in ogni situazione e in ogni luogo in modo nuovo, misurando il peso delle scelte sulla bilancia dell’efficacia.
La polizia, i giornalisti, i leader di partito si interrogano su chi siamo noi, gli autonomi della Val di Susa, con differenti livelli di stupidità. Il nostro identikit sociale è semplice: precari, studenti-lavoratori, disoccupati ad intermittenza. Non versiamo contributi, non abbiamo né avremo tutele. Salariati in nero o in forma atipica nella ristorazione, nell’informatica, nella comunicazione, nell’industria della conoscenza, ci consideriamo i prototipi più azzeccati della nostra generazione e, al tempo stesso, i suoi nemici mortali; non per la presunzione di voler essere meglio del nostro tempo, ma per essere il nostro tempo al meglio: combattiamo, a nostro modo, la passività congenita a ogni classe oppressa. Siamo tanti, organizzati. Tra la nebbia dei lacrimogeni sappiamo orientarci giorno e notte, nei boschi o sulle autostrade, in inverno o in estate, con il sole o con la pioggia. Quando l’assemblea decide il grande corteo popolare, contribuiamo alla sua riuscita; quando decide di arrivare alle reti, non ci spendiamo con minor sacrificio. Imprevedibilità e flessibilità ci caratterizzano, nel tentativo di conciliare la morale irreprensibile del rifiuto con il pragmatismo della sua declinazione diretta. Allergici alla retorica e ad ogni fanatismo, siamo lontani dall’individualismo ipocrita del liberalismo quanto da quello scolastico dell’anarchismo. È l’interesse comune, quello che si definisce in autonomia dalle istituzioni e dalle dinamiche di sfruttamento, il cavallo di Troia che abbiamo nascosto nel futuro.
Partito di massa e di opinione convivono, in essenza, nella nostra forma di organizzazione agile, figlia della critica della forma-partito come tale. Radicamento sociale e strategia mediatica si uniscono in un abbraccio scandaloso, nell’equilibrio millimetrico che sappiamo di dover trovare per non cedere spazi di linguaggio e di immaginario al nostro nemico. Il tutto con un unico, ossessivo obiettivo: valorizzare e organizzare il conflitto sociale, aggregare nuove ragazze e nuovi ragazzi, riprodurre ed estendere l’insubordinazione, allargare la critica. Perché? Perché il futuro, se vuole essere diverso dal presente, deve costituirsi sul nuovo. Senza l’autonomia sociale, politica e culturale dal potere non si vince, dura legge della storia, spietata con chi non la impara. Siamo militanti politici, una forma di essere umano sempre e necessariamente in guerra, anzitutto in tempo di pace, ma non abbiamo forze armate né piani militari; semmai, attraversiamo in modo conflittuale una miriade di piani sociali, tra metropoli e montagna. Incarcerati, ci mettono in isolamento; seguiti e pedinati, ci danno il foglio di via; allergici alle carriere e alle divise, ci muoviamo come volontari agli antipodi del volontariato.
Abbiamo fondato il primo comitato popolare contro l’Alta Velocità dodici anni fa e, da allora, nella corsa del movimento a diventare sempre più grande, non ci siamo mai fermati. I governi vanno e vengono, noi siamo sempre qui, per vincere. Qualcuno si meraviglia di come siamo visibili e irriconoscibili a un tempo; ma è normale per chi, come noi, si compiace di tentare la declinazione post-postmoderna del bolscevismo più originario. Allora dicono che siamo “nascosti” dentro il movimento, ma è l’esatto opposto: scriviamo sui siti e compariamo in televisione; venite a trovarci nelle assemblee, nelle feste popolari, nelle conferenze stampa. Non siamo una corrente interna, ma soggetti votati al potenziamento dell’insieme, del tutto; l’autonomia non è una fazione, è una necessità. Tra i fuochi delle barricate ci muoviamo senza ideologia. Quando i Cattolici per la Valle hanno voluto costruire una statua di Padre Pio accanto al nuovo presidio, dopo che la polizia ha loro sottratto il pilone votivo alla Madonna, non abbiamo obiettato: sappiamo quanto la fede può essere importante per una resistenza. Persino quando i leghisti venivano alle assemblee, anni fa, non li abbiamo cacciati; era chiaro fin da allora che avrebbero abbandonato in massa il loro partito.

E se una valligiana mi parla di energia della terra, di magia dei luoghi e dello spirito che abita le montagne, io – scettico per indole, materialista per vocazione – la ascolto pieno di fascino. Imparo da tutto e da tutti, in questo scenario folle e bellissimo, dove paganesimo e cristianesimo si incrociano con l’identità occitana e montana, mentre ragazzi di stadio della cintura torinese incrociano i destini dei pensionati di montagna e dei reduci della guerra, che a loro volta ascoltano rapiti le storie delle studentesse emigrate a Torino dalla Sicilia e dal Salento. Il potere organizza la tutela disciplinata e astratta delle differenze, noi ne coltiviamo il potenziale reale. Le vediamo crescere e rafforzarsi contro l’uniformazione coatta prodotta da un potere decrepito, lo stesso che ho visto all’opera nei quartieri di New York. Mi è costato abbandonare l’America, ma la valle è legata alla mia vita non meno della Grande Mela, e allora soffoco la nostalgia della giungla d’asfalto ammirando i colori della foresta reale, la poesia dei ciglioni dopo la nevicata, o respirando l’aria inconfondibile di cui vivono – e dovranno continuare a vivere – i nostri castagneti. 

Pubblicato su "Alfabeta2", 6 giugno 2012

venerdì 16 marzo 2012

Mio articolo su Cado in Piedi

Vi (ri)propongo il mio articolo sulla Camusso che dice SI al Tav, pubblicato dal sito di informazione Cado in Piedi.
Lo trovate sul sito http://www.cadoinpiedi.it/2012/03/15/la_camusso_dice_si_al_tav_e_noi_diciamo_no_anche_a_lei.html

domenica 11 marzo 2012

La Camusso dice si al TAV? E noi diciamo NO anche a lei!



Anche il segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, si schiera a favore del TAV. In una intervista rilasciata al Corriere della Sera, in cui le si chiedeva un giudizio riguardante la partecipazione dei NO TAV alla manifestazione della Fiom, la leader del maggiore sindacato italiano ha risposto: "Nessuna forma d'iniziativa legittima può prevaricare la vita degli altri e sconfinare nella violenza. Penso che la Cgil debba avere un giudizio netto. Del resto la nostra posizione favorevole alla Tav l'abbiamo espressa al congresso: il Paese ha un disperato bisogno di investimenti. Dopodiché sarebbe meglio avere regole su come si decide. E comunque va ricostruito il dialogo: è impensabile fare i lavori per anni con la valle contro".
Non ha le idee chiarissime, la Camusso: tanto per cominciare, bisognerebbe ricordare a lei e a tanti altri che davanti a TAV va l'articolo al maschile, poichè trattasi di un acronimo di Treno ad Alta Velocità; in secondo luogo, non si riesce a capire perchè questo disperato bisogno di investimenti dovrebbe essere anteposto alla volontà di un popolo valligiano che non vuole bucare una montagna che contiene amianto per creare un corridoio che, secondo il progetto, dovrebbe collegare Lisbona e Kiev, senza nessun giovamento per i cittadini del luogo, nè in termini economici, nè in termini di traffico, nè in termini ambientali; inoltre, non si capisce da quando anche la CGIL ha cominciato ad analizzare la realtà partendo dagli investimenti e non dai diritti dei lavoratori e dei cittadini; infine, con un carpiato degno di Tania Cagnotto, la Camusso ricorda che va ricostruito il dialogo perchè non è possibile fare un'opera del genere avendo per anni la valle contro.
Tradotto: il Tav bisogna farlo, nonostante decine di inchieste e di analisi hanno dimostrato quanto quell'opera sia inutile, costosa e dannosa; va fatto in fretta, perchè in Italia devono arrivare gli investimenti; però bisogna farlo col dialogo, perchè non si può avere una opposizione sociale così numerosa. E come si fa, cara Camusso, a dialogare con chi parte da quegli stessi presupposti che adesso anche lei ha fatto propri? Come è possibile dialogare con chi ti dice: è stato deciso e va fatto, non me ne frega niente delle tue rimostranze, non me ne frega niente delle inchieste e degli studi alternativi, ci servono i soldi... però dialoghiamo. Cosa abbiamo da dire a loro, anzi a voi (visto che anche lei condivide la medesima impostazione)?

La Camusso dovrebbe sapere che l'Europa stanzia ingenti finanziamenti per le fonti alternative di energia, per la bioedilizia, per la riconversione industriale e per la risistemazione idrogeologica dei territori: perchè non provare ad attrarre quegli investimenti, che creano anche molti più posti di lavoro rispetto ai seimila promessi (???) dai lavori per il Tav? E se l'Europa stanziasse finanziamenti per le centrali nucleari, la Camusso sarebbe favorevole a costruirne un paio visto che "il Paese ha un disperato bisogno di investimenti"? Dato che ci servono i soldi, perchè non facciamo tutte le schifezze e le nefandezze per le quali sono stanziati i fondi?

Se anche la CGIL comincia a ragionare così, vuol dire che anche quel canale di lotta è otturato. I cittadini della valle, e in generale tutti i cittadini italiani ed europei, sono sempre più soli. Perchè oggi tocca alla Val di Susa, ieri toccava a Termini Imerese, l'altro ieri toccava a Terzigno, domani toccherà ad altri territori e ad altri cittadini.

sabato 3 marzo 2012

T.reno A.lta V.oracità

Lo splendido editoriale di Marco Travaglio, durante l'ultima puntata di Servizio Pubblico, spiega in maniera perfetta perchè il TAV è un'opera inutile, dannosa e costosa. Oltre a evidenziare gli interessi economici delle solite lobbies, che tanta influenza hanno su Pdl, Pd e Terzo Polo, Marco Travaglio denuncia anche i comportamenti di quella grande fetta delle forze dell'ordine che stanno dando vita a mattanze cilene in Val di Susa.

giovedì 1 marzo 2012

Abuso di Polizia



In questi giorni caldi in cui si solidarizza con un carabiniere chiamato "pecorella" da un manifestante No Tav (disarmato e a volto scoperto), l'informazione di regime evita di mostrare il vero volto della repressione. Un esempio è il video sopra postato, che testimonia l'ENNESIMO abuso di cui si sono resi protagonisti i poliziotti. Guardate e valutate.
Non voglio generalizzare: sicuramente tra le forze dell'ordine vi sono persone serie e competenti, che provano un ribrezzo ancora maggiore del mio nel vedere quali abusi sono capaci di realizzare i loro colleghi.
Va però detto che, per l'ENNESIMA VOLTA, questo abuso resterà impunito: non vi sono numeri identificativi su caschi e divise, pertanto i presenti non potranno far altro che denunciare "contro ignoti" questo episodio.
E tutto ciò si ripete ogni santo giorno, in Val di Susa come in piazza, allo stadio come in corteo. Abusi su abusi, senza che i colpevoli vengano mai beccati e condannati.

Una cosa, però, devo dirla. A tutta la sinistra e a tutti i sinistri: Pasolini ha scritto una CAZZATA nella poesia "Il PCI ai giovani"!
Sicuramente i poliziotti e i carabinieri saranno proletari e figli di proletari... ma hanno fatto una scelta di vita: servire il Potere. E se il Potere (come in Grecia) decide di dissanguare un Popolo, le forze dell'ordine si mettono CONTRO il Popolo. Se il Potere ha deciso che bisogna fare un'opera inutile, costosa e inquinante in Val Susa, per far pappare ai soliti noti i miliardi europei, e il Popolo che vive quelle terre si oppone... le forze dell'ordine si mettono CONTRO il Popolo.

Quindi, cari poliziotti e cari carabinieri: non ve lo ha detto il medico di fare questo mestiere. Se avete deciso di servire un Potere che ammazza, dissangua, distrugge con l'ingiustizia e il malaffare ogni speranza di democrazia e libertà, poi non vi lamentate dell'ostilità dei cittadini nei vostri confronti.



martedì 28 febbraio 2012

Luca Abbà e Mario Monti




Il giorno che Luca Abbà, militante No Tav e proprietario di uno dei terreni interessati dai lavori per l'alta velocità, cade da un traliccio a seguito di un contatto coi fili dell'alta tensione durante una manifestazione per il sacrosanto diritto del popolo della valle di non avere un'opera costosa, inquinante ed inutile sul proprio territorio, un sondaggio di Repubblica informa che la fiducia nei confronti di Monti è in aumento.
Le due cose, si dirà, non sono collegate tra loro: una persona può condividere la lotta dei No Tav e contemporaneamente sostenere il Governo Monti e le sue azioni per salvare l'Italia dalla crisi. Non è vero, o almeno non lo è del tutto. Perchè le politiche che Monti ha sempre difeso e applicato, sia come Commissario Europeo sia come Premier italiano, sono le medesime politiche alla base del TAV: iperliberismo, preminenza delle decisione europee rispetto alle volontà dei territori, anteposizioni degli interessi economici rispetto a quelli sociali e ambientali. E' quindi paradossale che il governo che meglio incarna i dettami dell'Unione (Bancaria) Europea sia così apprezzato dai cittadini italiani.
Se il movimento No Tav è diventato uno dei paradigmi principali della contrapposizione ai governi dei burocrati, dei banchieri e della finanza che dominano in Europa, lo si deve principalmente al fatto che questo movimento è riuscito e sta riuscendo ad unire tutti coloro che sanno quanto pericolosa sia la situazione: chi ci governa, nella nostra nazione come in Europa, è sordo e cieco rispetto a quanto noi, cittadini o Popolo che dir si voglia, continuiamo ad urlare e a mostrare. Per quanto riguarda il TAV in particolare, non dimentichiamo che sono numerose le inchieste di questi anni, sia italiane che estere, che dimostrano quanto sia dannosa la realizzazione dell'alta velocità in Val di Susa.
I gesti estremi come quello di Luca Abbà ricordano quello di Thích Quảng Đức, ed è triste che ancora oggi bisogna immolarsi (o rischiare di farlo) affinchè qualcuno ci stia a sentire. Sono questi episodi che dimostrano quanto la democrazia liberale abbia fatto il suo tempo.

giovedì 20 ottobre 2011

Diamo un TAGLIO alla Tav!






Il 23 ottobre 2011 la Val di Susa sarà nuovamente protagonista: taglierà le reti che la vedono ostaggio della lobby del TAV dicendo no ai tagli allo stato sociale, alla sanità, alla cultura.
Le reti illegali che in Val di Susa delimitano un cantiere che non c’è difendono in realtà questo sistema.

In Val di Susa sono sospesi i diritti, la democrazia è ferita, le reti delimitano un’area di illegalità mentre una Procura della Repubblica strabica si scatena alla ricerca di improbabili sovversivi e criminali al di fuori delle reti: nei loro confronti usa le denunce e il carcere per intimorire un’intera valle e nel frattempo le ditte che manovrano ruspe e trivelle (alcune delle quali in evidente odor di mafia) si sentono protette e il partito degli affari si sente autorizzato a sperare che prima o poi partano i cantieri.

Il 23 ottobre La Val di Susa dimostrerà loro che aprire i cantieri è una speranza vana: migliaia di cittadini marceranno per tagliare le reti, per aprire varchi nel recinto, per riaprire spiragli di democrazia.
In migliaia dimostreremo a testa alta che con la forza ed il sopruso non è possibile aprire alcun cantiere, né oggi né mai.

da NoTav.info
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martedì 13 settembre 2011

Val Susa: Maroni cerca il morto




Pubblico dal blog http://arcadianet.blogspot.com/2011/09/val-di-susa-maroni-cerca-il-morto.html

Leggo tra le notizie di oggi che il ministro dell'Interno (nel senso che dovrebbe essere internato) Roberto Maroni (e mò li ha proprio rotti) accusa gli oppositori del TAV di "cercare il morto" negli scontri con le forze dell'ordine.
Nel vile silenzio dei media, tutti schierati a favore della realizzazione dell'opera e presi a demonizzare in ogni modo un legittimo movimento di opposizione popolare e DEMOCRATICA (in quanto davvero esprime il sentire del demos), è sfuggito che quest'accusa dovrebbe essere rispedita direttamente al mittente, cosa che i No-TAV hanno giustamente fatto.
Se c'è qualcuno che sta cercando il morto, i morti, in val di Susistan, quel qualcuno non sono certo gli oppositori al progetto.
Chi cerca il morto sono i sostenitori dell'opera, un'opera del tutto inutile, ecologicamente ed economicamente dannosa.
Chi cerca il morto è il paraculo politico di chi vuole quest'opera, ossia tutti quei governi che in questi anni l'hanno sponsorizzata mandando i propri bravi in divisa a reprimere ogni dissenso.
Chi cerca il morto sono in ultima battuta quei poliziotti e carabinieri che si vendono veramente per poco perché per andare a rompere le ossa a un proprio connazionale che protesta dalla parte giusta dovrebbero avere il buon gusto di farsi pagare qualcosa in più.

E non si lamentino i Maroni e i benpensanti in salsa liberal che vaneggiano su proteste non violente e dissenso da esprimersi coi mezzi offerti dalla "democrazia" parlamentare del nostro paese.
Perché questo sistema ha già deciso cosa fare con il TAV e ha deciso nel modo sbagliato ed ogni opposizione che non uscisse dalla legalità sarebbe a questo punto vana.

No Maroni, in Val di Susa i No-TAV non cercano il morto. Cercano solo di non farsi ammazzare da quelli come voi.

Simone

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mercoledì 6 luglio 2011

La vera violenza





Così il Sistema utilizza le Forze dell'Ordine.
Il ragazzo e il cameraman stavano lanciando molotov???
NO, ovviamente no.
Però vengono pestati o gli si spara addosso.
E i media di regime tacciono.

Fino a quando la vostra violenza si chiamerà giustizia, la nostra Giustizia si chiamerà Violenza.
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