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lunedì 29 novembre 2010

Rassegna sulle verità di Wikileaks





IL MESSAGGERO

ROMA (29 novembre) - Il premier Silvio Berlusconi reagisce alle rivelazioni di Wikileaks, definendole incredibil ie infondate. Poi aggiunge: non frequento festini selvaggi e non so neanche cosa siano, ragazze pagate per dire il falso.

Nei file del dipartimento di Stato svelati dal sito di Julina Assange ci sono anche critiche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, giudicato, in varie corrispondenze riservate, «incapace, vanitoso e inefficace», «portavoce di Putin in Europa» e «stanco» per i troppi «festini».

«Non frequento i cosiddetti "wild parties", e non so che cosa siano», ha detto il premier oggi a Tripoli conversando con i cronisti dopo la pubblicazione ieri dei file di Wikileaks. «Io una volta al mese do delle cene nelle mie case dove tutto avviene in modo corretto, dignitoso ed elegante. Le cose che vengono dette fanno male all'immagine del nostro Paese», ha poi sottolineato il premier. «Non guardo a quello che rivelano funzionari di terzo o quarto grado, rivelazioni che vengono riportate dai giornali di sinistra», ha aggiunto.

Notizie, quelle diffuse dal sito, «non confermate né certificate», afferma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che si dice preoccupato soprattutto per gli Stati Uniti, vera «vittima», ai quali ribadisce l'amicizia dell'Italia. Per il premier, quello che conta sono soprattutto le relazioni fra i leader. E oggi avrà modo di parlarne con Gheddafi durante nella sua sesta visita in Libia in due anni, in occasione del terzo summit Ue-Africa. In settimana vedrà anche Putin. Il ministro degli Esteri Frattini ha detto: «Berlusconi non si sente attaccato, colpito, offeso: devo dire sinceramente che molte delle notizie che abbiamo letto erano giù uscite sulle prime pagine dei giornali di opposizione da molto tempo».

«Il Copasir è la sede propria dove Berlusconi ha il dovere di presentarsi al più presto per fornire risposte e chiarimenti che non si possono né eludere nè rinviare». Lo chiede il membro del Comitato Carmelo Briguglio (Fli) commentando le rivelazioni di Wikileaks. «L'immagine dell'Italia che viene fuori dai documenti Wikileaks - aggiunge - è quella di un Paese che una politica estera anomala sta spingendo fuori dall'Europa e dall'Occidente».

Bersani: Berlusconi nuoce alla reputazione dell'Italia. «C'è poco da ridere sui documenti resi noti da Wikileaks. Quel che emerge conferma in modo inequivocabile che il presidente del Consiglio con il suo comportamento e con le sue decisioni politiche nuoce alla reputazione dell'Italia nel mondo, con grave danno per il paese. Semmai ce ne fosse stato bisogno, è la conferma che occorre una svolta, che bisogna voltare pagina», dice in una nota, il segretario del Pd.

L'Idv: si dimetta e si faccia curare. «Il presidente del Consiglio afferma di non conoscere i festini selvaggi. Forse, visto che oggi è per l'ennesima volta, in poche settimane, con Gheddafi, potrebbe chiedere a leader libico di rinfrescargli la memoria sul bunga bunga», ha affermato il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. «È Berlusconi che crea danno al Paese, si dimetta e si faccia curare», chiosa Orlando.


IL FATTO QUOTIDIANO

“Le cose che vengono dette fanno male all’immagine del nostro Paese”. Da Tripoli, in una pausa del vertice tra Unione europea e Unione africana, Silvio Berlusconi manifesta la propria indignazione per la fuga di notizie di Wikileaks. Il presidente del Consiglio derubrica il rango della fonte Usa che ha duramente criticato la sua attività dicendo: “Non guardo a quello che rivelano funzionari di terzo o quarto livello e che viene poi riportato da giornali di sinistra”. Berlusconi parla anche delle sue abitudini, che sono al centro di alcuni rapporti stilati dai diplomatici americani: “Voglio fare un appunto. Io, una volta al mese, do nelle mie case alcune cene dove tutto avviene in modo corretto, dignitoso ed elegante. Non frequento i cosiddetti ‘wildparties’, e non so che cosa siano”.

A proposito dei festini, Berlusconi affronta l’argomento anche con riferimenti all’attualità italiana. Dopo le dichiarazioni di Nadia Macrì, intervistata ieri da SkyTg24, il premier si dice scettico: “Mi domando chi ha pagato queste ragazze. Mi domando perché le ragazze lo facciano, dal momento che dicono cose infondate e incredibili. Una ragazza che – prosegue – si dichiarasse prostituta davanti al mondo si preclude tutte le strade per un lavoro futuro, o per trovare un marito”. E’ per questo che Berlusconi conclude la sua riflessione, affidata alle telecamere che riprendono i leader del vertice in corso a Tripoli, proprio con quell’interrogativo: “Allora, mi domando chi è che le ha pagate queste ragazze”.

Wikileaks, i commenti di Frattini e Letta

Dopo le dichiarazioni di ieri, il ministro degli esteri Franco Frattini è torntato a condannare le rivelazioni di Wikileaks che, dice, “vuole distruggere il mondo” ed esorta la comunita’ internazionale “quella vera, quella che vuole migliorare il mondo, a reagire compatta senza commentare senza retrocedere sul metodo della diplomazia, senza lasciarsi andare a crisi di fiducia, che se diventa sfiducia reciproca puo’ bloccare collaborazioni fondamentali per risolvere grandi situazioni di crisi”.

“Se questi sono i costumi dell’epoca in cui viviamo c’è da restare atterriti e sconfortati”. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta commenta così la diffusione da parte di Wikileaks dei documenti della diplomazia americana che riguardano capi di stato e di governo di tutto il mondo. “La coincidenza ha voluto che questa cerimonia che ci invita a leggere cose belle, pulite, utili, avvenisse nel giorno in cui i giornali squadernano una quantità di presunti segreti che riguardano l’universo mondo e anche il nostro paese – ha detto Letta durante la cerimonia dei premi Coni-Ussi -. Queste cose inducono allo sconforto e allo sconcerto perchè se questi sono i costumi della vita politica c’è da essere atterriti”.


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CORRIERE DELLA SERA

Berlusconi: "Pagano ragazze per mentire"
Frattini: "Vogliono distruggere il mondo"
Il premier sulle rivelazioni di Assange: «Non partecipo a festini selvaggi». Bersani: «Il premier nuoce all'Italia»
NOTIZIE CORRELATE
Le rivelazioni di Wikileaks: «Berlusconi inetto e incapace, portavoce di Putin» (28 novembre 2010)
La risata del premier. Il giallo del mediatore (28 novembre 2010)
«Gli Stati Uniti spiarono i vertici Onu» (28 novembre 2010)
Wikileaks, il governo Usa scrive ad Assange: «Minacci innumerevoli vite» (28 novembre 2010)
IL portavoce del PDL, Capezzone: «Certi maoisti digitali aiutano le dittature»

Berlusconi: "Pagano ragazze per mentire"
Frattini: "Vogliono distruggere il mondo"

Il premier sulle rivelazioni di Assange: «Non partecipo a festini selvaggi». Bersani: «Il premier nuoce all'Italia»


Uno scorcio dei documenti riservati delle ambasciate Usa messi online da Wikileaks (Ansa)
MILANO - Le rivelazioni di Wikileaks? Il premier non si cura delle opinioni di «funzionari di terzo o quarto grado» che «vengono poi riportate da giornali di sinistra». Ed è in ogni caso sicuro di non frequentare «festini selvaggi». Anzi, c'è da chiedersi «chi paghi le ragazze che parlano di me». Silvio Berlusconi interviene sulle comunicazioni tra le ambasciate americane nel mondo e Washington, rese note dal sito di Julian Assange, dalle quali emerge un giudizio tutt'altro che positivo sul capo del governo italiano definito, tra l'altro, «portavoce di Putin in Europa» nonché «incapace, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo» anche perché spesso stanco a causa dei «festini selvaggi».

«CHI LE PAGA?» - «Io una volta al mese dò delle cene nelle mie case dove tutto avviene in modo corretto, dignitoso ed elegante - ha spiegato il premier durante la sua visita in Libia -. Le cose che vengono dette fanno male all'immagine del nostro Paese». Che poi queste cene vengano raccontate come delle feste caratterizzate dalla presenza di giovani ragazze che in alcuni casi si sono rivelate essere escort a pagamento, che hanno poi raccontato le loro esperienze a giornali e televisioni, Berlusconi lo imputa a un castello di falsità: «Mi domando perchè lo facciano - ha affermato -. Sono infondate e incredibili. Una ragazza che si dichiara prostituta di fronte al mondo si preclude tutte le strade per un lavoro futuro, per trovare un marito. Allora mi domando chi le ha pagate...». E il suo avvocato, Niccolò Ghedini, ha aggiunto: «Chi conosce gli impegni di lavoro del presidente Berlusconi sa perfettamente che se stanchezza vi fosse stata, ma così non è, poteva essere correlata soltanto alla intensissima attività politica e di governo».


«VOGLIONO DISTRUGGERE IL MONDO» - Sulla vicenda era intervenuto anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, il numero uno della diplomazia italiana, che prende le distanze dai contenuti del dossier che Wikileaks sta pubblicando, minimizzandone la portata, perlomeno per quanto riguarda il materiale dedicato all'Italia e al suo premier. Il ministro ha spiegato che una cosa sono «i rapporti riservati degli ambasciatori» ai loro governi, un'altra la «policy» ufficiale di questi ultimi. E ancora: «Wikileaks vuole distruggere il mondo». «La comunità internazionale, quella vera, quella che vuole migliorare il mondo e non distruggerlo come vuole Wikileakes - sottolinea Frattini a margine di una visita a Doha, nel Qatar - , deve reagire compatta senza commentare, senza retrocedere sul metodo della diplomazia, senza lasciarsi andare a crisi di sfiducia che, se diventasse sfiducia reciproca, potrebbe bloccare collaborazioni fondamentali per risolvere le grandi crisi che vi sono nel mondo». «Dal suo punto di vista personale - dice ancora il titolare della Farnesina -, Berlusconi evidentemente non si sente nè attaccato, nè colpito, nè offeso» dai commenti Usa riferiti su di lui da Wikileaks. «Devo dire - ha aggiunto - che molte notizie che abbiamo letto sul premier, erano già uscite sulle prime pagine di giornali di opposizione da molto e molto tempo».

Le pagelle sui leader


BERSANI: «VOLTARE PAGINA» - Dalle opposizioni erano giunti già nella giornata di domenica commenti critici sui contenuti dei documenti, per l'immagine negativa che ne emerge dell'Italia e del suo governo. Oggi sulla vicenda interviene anche il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani: «C'è poco da ridere - dice il leader del centrosinistra, con riferimento alle battute riferite al premier che avrebbe accolto i documenti ridendoci sopra -. Berlusconi nuoce a reputazione Italia. C'è poco da ridere sui documenti resi noti da Wikileaks. Quel che emerge conferma in modo inequivocabile che il presidente del Consiglio con il suo comportamento e con le sue decisioni politiche nuoce alla reputazione dell'Italia nel mondo, con grave danno per il paese. Semmai ce ne fosse stato bisogno, è la conferma che occorre una svolta, che bisogna voltare pagina». Critica anche l'opinione di Emma Bonino, leader dei Radicali: «Non mi sembrano grandi novità quelle di Wikileaks sui rapporti tra Berlusconi, Putin e Gheddafi. L'Italia ha abbandonato ogni ipotesi di politica estera europea per spostare il proprio asse di politica estera sulla Libia e sulla Russia. Lo abbiamo detto a più riprese, da ultimo in occasione del viaggio compiuto da Berlusconi in Russia senza che ci fosse un solo dato di informazione all'opinione pubblica, una cosa che non esiste da nessuna parte».

«RIFERISCA AL COPASIR» - Da Francesco Rutelli arriva invece l'invito al premier a presentarsi al Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, per riferire sulla vicenda. A maggior ragione, fa notare il leader di Api, dopo che lo stesso Berlusconi ha avanzato il sospetto che ci siano persone «che attentano alla sua sicurezza ed integrità attraverso la corruzione di ragazze che mentiscono sul suo conto». «La magistratura - sottolinea Rutelli - deve accertare immediatamente la fondatezza di queste dichiarazioni; ed i Servizi di informazione debbono agire per verificare se vi sia un complotto a danno del Capo del Governo. Occorre infatti verificare se i Servizi siano posti nelle condizioni di prevenire adeguatamente questo tipo di minacce». Non solo: è in gioco, secondo l'ex presidente del comitato, il rapporto tra l'Italia e il suo principale alleato: «Il rapporto tra i nostri Servizi e quelli americani trova uno snodo fondamentale nell'ambasciata USA in Italia, e occorre capire, nella sede riservata del Comitato, quale incidenza abbiano questi ultimi sviluppi rispetto alla funzionalit… della collaborazione tra le due sponde dell'Atlantico».

«SI DIMETTA E SI FACCIA CURARE» - L'Idv non ha invece gradito le giustificazioni di Berlusconi dalla Libia: «Il presidente del Consiglio afferma di non conoscere i festini selvaggi - commenta il portavoce dei dipietristi, Leoluca Orlando -. Forse, visto che oggi è per l`ennesima volta, in poche settimane, con Gheddafi, potrebbe chiedere a leader libico di rinfrescargli la memoria sul bunga bunga». E ancora: «È Berlusconi che crea danno al Paese, si dimetta e si faccia curare».

«AIUTANO LE DITTATURE» - «L’irresponsabile Assange e svariati altri maoisti digitali - commenta il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone - forse neppure se ne rendono conto. Ma la loro opera è un tragico spot a favore delle dittature che non corrono i ’rischi’ dell’informazione, del libero dibattito, del confronto con l’opinione pubblica e contro le democrazie occidentali, che invece si fanno carico di questi necessari onori e oneri di un sistema liberale e aperto».

LA PROCURA DI ROMA - Intanto la procura di Roma replica al ministro Frattini che aveva chiesto l'intervento della magistratura italiana spiegando che nessuna inchiesta è stata aperta al momento. La Procura di Roma - si precisa a Piazzale Clodio - aprirà un fascicolo solo se venisse diffuso un documento dello Stato italiano classificato come segreto o riservato.
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REPUBBLICA


Le preoccupazioni per gli affari che legano le banche italiane e tedesche all'Iran e la mancata applicazione delle sanzioni, hanno spinto Israele a sollecitare il sottosegretario al Tesoro Usa ad esercitare pressioni anche sul governo italiano, come si apprende dai documenti pubblicati da Wikileaks. L'argomento viene discusso durante la visita in Israele del Sottosegretario Usa, responsabile per il terrorismo e l'intelligence finanziaria, Stuart A. Levey, il 16 e 17 novembre 2008. Ne parla un cablogramma diplomatico del 10 dicembre, preparato dall'ambasciata americana a Tel Aviv, e inviato anche alla sede diplomatica di via Veneto, a Roma. Levey incontra il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, il direttore del Mossad, Meir Dagan, e altri rappresentanti del governo.

Al centro della discussione ci sono le sanzioni verso le banche iraniane e la lotta ai finanziamenti ai terroristi. Anche in questo caso, le rivelazioni di Wikileaks sembrano spiegare il "sollievo" espresso oggi dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. "I documenti mostrano diverse fonti che sostengono le valutazioni israeliane, specie sull'Iran", ha detto Netanyahu. Nel documento, gli americani sembrano sostanzialmente condividere le preoccupazioni di Israele, e sono d'accordo nell'esporre alla comunità internazionale le attività illecite condotte dalla Central Bank of Iran. E' di questa che si parla nell'incontro di novembre, quando gli israeliani sollecitano l'America a denunciare le sue attività illecite, visto che queste "rappresentano una minaccia al sistema finanziario internazionale".

La banca, secondo gli israeliani, starebbe aiutando settori commerciali e bancari iraniani a "raggirare le sanzioni" imposte al Paese. Dell'Italia si parla in un altro incontro al quale prendono parte anche Yossi Gal, direttore generale del Ministero degli Esteri israeliano, e Alon Bar, vice direttore Generale per gli Affari Strategici. L'oggetto della discussione sono i progressi fatti dalle banche europee nell'ambito degli sforzi per la non-proliferazione. E' Gal a lamentarsi della situazione in Italia e Germania, visto che questi Paesi "starebbero venendo meno all'impegno di far rispettare le sanzioni nei loro settori bancari".

Gal si rivolge direttamente a Levey, anticipandogli che il ministero degli Affari esteri di Israele "stava progettando una visita in Italia, nel mese di dicembre", pur tra molte incertezze, visto che non sapeva se i suoi tentativi di persuadere i politici sarebbero riusciti a tradursi in azioni concrete. Dubbi analoghi vengono avanzati sul sistema bancario tedesco, dove "le resistenze da parte della burocrazia e del settore privato spesso compromettevano i tentativi da parte di alcune figure politiche di migliorare la normativa tedesca".

Al termine dell'incontro, gli israeliani sollecitano il sottosegretario Usa ad esercitare pressione, insieme ad Israele, sui governi e sui settori bancari tedeschi e italiani, "affinché si impegnino ancora di più". Levey, da parte sua, evidenzia anche gli sforzi del ministero del Tesoro Usa di estendere le sanzioni all'Iran ai settori delle spedizioni e delle assicurazioni: "In questo senso - dice, per rassicurare gli israeliani - abbiamo trovato validi partner in Europa e nel Regno Unito per proseguire con questi sforzi".

Un anno dopo, il presidente russo Dmitri Medvedev confessa le difficoltà che sta incontrando nei rapporti con l'Iran. A rivelarlo è il personale dell'ambasciata italiana a Mosca, che riferisce di una confidenza fatta dal presidente a Silvio Berlusconi. "Avere a che fare con l'Iran è frustrante", avrebbe detto Medvedev, secondo il rapporto datato 14 dicembre, stilato dall'ambasciata americana a Mosca, e avente per oggetto i problemi tra la Russia e Teheran. E questo nonostante "i rapporti ufficiali del governo russo e dei media definiscano le relazioni tra Russia e Iran in piena salute". "Privatamente - nota il cablogramma - ci sono serie tensioni, su argomenti come la fornitura degli S-300 a Teheran e la possibilità che la Russia possa sostenere le sanzioni". I nostri diplomatici, riferendo le confidenze di Medvedev, fanno sapere che il presidente russo "era infastidito dal fatto che l'Iran avesse rifiutato la proposta relativa al Reattore di Ricerca a Teheran (il TRR)". "Una reazione - nota il cablogramma - che dimostrava una carenza di fiducia nei confronti della Russia". Sul fronte delle sanzioni, la Russia non è del tutto convinta della loro efficacia, ma fa notare che queste potrebbero far capire all'Iran che "è ora di cambiare direzione". Sempre citando le confidenze di Medvedev, questi avrebbe ammesso di "non sapere chi prende le decisioni a Teheran".
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domenica 28 novembre 2010

Le verità di Wikileaks




CORRIERE DELLA SERA

MILANO - Una campagna segreta dell'intelligence Usa nei confronti dei vertici delle Nazioni Unite, compreso il segretario generale Ban Ki-moon. A rivelarla è uno dei 250 mila file consegnati da Wikileaks al New York Times e al Guardian e anticipati in parte dalla stampa internazionale. Documenti per la maggior parte riferiti agli ultimi tre anni, che rivelano le conversazioni tra Washington e circa 270 ambasciate e consolati di diversi Paesi del mondo.

LA REAZIONE DI WASHINGTON - Un'azione «sconsiderata e pericolosa» attacca la Casa Bianca. «Questi file - si legge in un comunicato del portavoce Robert Gibbs - potrebbero compromettere le discussioni private con i governi stranieri e i leader dell'opposizione. Non solo, quando tutto questo finirà sulle prime pagine dei giornali del mondo, allora l'impatto non sarà solo sulla politica estera Usa ma su tutti i nostri alleati e amici nel mondo». Nella giornata di domenica il sito di Wikileaks ha denunciato di essere sotto attacco. Il suo fondatore Julian Assange è «scomparso» dal 18 novembre scorso, quando la magistratura svedese ha spiccato nei suoi confronti un mandato d'arresto internazionale per stupro e molestie. Nelle ore della pubblicazione dei documenti si è limitato a collegarsi in video con la conferenza dei giornalisti investigativi ad Amman, in Giordania. «Non è il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia», ha detto, spiegando di non poter rivelare dove si trovi in questo momento. Riportiamo di seguito alcuni dei principali argomenti contenuti nei file di Wikileaks.

SPIONAGGIO E ONU - L'operazione nei confronti delle Nazioni Unite avrebbe riguardato non solo il segretario generale ma anche i membri permanenti cinese, russo, francese e inglese del Consiglio di sicurezza, rivelano i documenti pubblicati dal Guardian. Nel 2009, sotto il nome di Hillary Clinton, sarebbe stata inviata ai diplomatici americani una direttiva - a metà tra diplomazia e spionaggio - in cui si chiedevano dati tecnici e password sui sistemi di comunicazione usati dai funzionari Onu, dettagliate informazioni biometriche su uomini chiave come sottosegretari o capi di agenzie speciali, oltre a numeri di carte di credito, indirizzi email e numeri di telefono.

GHEDDAFI - Uso del botox, paura o comunque fastidio quando si trova ai piani alti degli edifici, timore di volare sopra l’acqua, passione per le corse di cavalli e il flamenco, l’abitudine a farsi accompagnare ovunque dalla sua assistente/infermiera ucraina Galyna Kolotnytska, descritta coma una «voluptous blonde», una bionda voluttuosa, da cui sembra dipendere «pesantemente». E’ il ritratto del colonnello Gheddafi che esce fuori dalle note diplomatiche Usa diffuse da Wikileaks e pubblicate sul New York Times. L’occasione per tracciare un quadro delle abitudini, anche le più private, del leader libico venne offerta dalla sua partecipazione all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Il colonnello viene descritto come «volubile ed eccentrico», con una certa tendenza a causare «mal di testa» al suo staff quando deve organizzare gli eventi ai quali partecipa. Per quanto riguarda l’infermiera ucraina, 38 anni, i rapporti sottolineano che non ne può fare a meno perché è «l’unica a conoscere la sua routine». Le carte sottolineano tuttavia che non c’è certezza che i due abbiano «una relazione romantica».

ATTACCO ALL'IRAN E MISSILI DA PYONGYANG - Rivelazioni pubblicate dal Guardian anche sul regime di Teheran. Nelle note diplomatiche Usa si legge che il re Saudita Abdullah «ha ripetutamente esortato gli Usa ad attaccare l'Iran per mettere fine al suo programma di armamento nucleare». L'ambasciatore saudita a Washington, Adel al-Jubeir, in un incontro nell'aprile 2008 con il generale Usa David Petraeus «disse di tagliare la testa al serpente». Scrive invece sui rapporti Iran-Corea del Nord il New York Times. Secondo un documento di Wikileaks datato 24 febbraio 2010, Teheran ha ottenuto 19 missili dalla Corea del Nord e i diplomatici Usa temono che potrebbero dare per la prima volta all'Iran la capacità di colpire una capitale europea o Mosca e che la loro avanzata propulsione potrebbe accelerare lo sviluppo iraniano di missili balistici intercontinentali. Su richiesta dell'amministrazionE Obama - afferma inoltre il quotidiano - il New York Times ha deciso di non pubblicare il testo completo del documento.

AFGHANISTAN E SOSPETTI DI CORRUZIONE - In base ai file di Wikileaks, il New York Times scrive che, quando lo scorso anno il vicepresidente dell’Afghanistan Ahmed Zia Massoud visitò gli Emirati Arabi Uniti, le autorità locali - in collaborazione con la Drug Enforcement Administration americana - avevano scoperto che portava con sé 52 milioni di dollari in contanti. L’ambasciata Usa di Kabul inviò a Washington un documento con il quale specificò che si trattava di una «somma significativa», e che Massoud «aveva il diritto di averla con sé e di non rivelare l’origine e la destinazione del denaro». Massoud invece negò di aver portato denaro fuori dall’Afghanistan.

GUANTÁNAMO E LE TRATTATIVE CON I PAESI STRANIERI - Rivelano alcuni documenti in possesso del New York Times che, dopo le numerose polemiche riguardanti Guantánamo, i diplomatici americani fecero pressioni su alcuni Paesi stranieri perché accettassero alcuni detenuti del carcere. Alla Slovenia fu detto che se voleva incontrare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe dovuto accettare un prigioniero mentre all’isola di Kiribati furono offerti incentivi per milioni di dollari in cambio di un gruppo di detenuti. Gli Stati Uniti suggerirono inoltre al Belgio che accettare più detenuti sarebbe stato «un modo low cost di emergere in Europa».

CINA E ATTACCO INFORMATICO - Sin dal 2002 le autorità cinesi avrebbero diretto un’intrusione nei sistemi informatici di Google, come rivelato da una fonte cinese all’ambasciata Usa di Pechino, e come è riportato in un telegramma riservato reso pubblico da Wikileaks (di cui da conto il New York Times). L’attacco a Google faceva parte di una campagna coordinata di sabotaggio informatico condotta da agenti governativi, esperti privati e «fuorilegge di internet» reclutati dal governo cinese. Sin dal 2002 avrebbero avuto accesso al sistema informatico del governo Usa e dei suoi alleati occidentali.

I SAUDITI E AL QAEDA - Secondo una nota diplomatica Usa dello scorso dicembre, riassunta dal New York Times, i Sauditi sono i principiali finanziatori di Al Qaeda e lo stato del Qatar è il «peggiore nella regione» nella lotta al terrorismo e il suo servizio di sicurezza «esitante ad agire contro noti terroristi».

SIRIA E ARMI ALL'HEZBOLLAH - Dai documenti in possesso del New York Times emerge anche la preoccupazione americana per la fornitura di armi «sempre più potenti» dalla Siria a Hezbollah. I file riguardano conversazioni avvenute una settimana dopo che il presidente siriano, Bashar al-Assad, aveva garantito al Dipartimento di Stato americano di non fornire armi alla milizia nel sud del Libano.

PAKISTAN - Secondo documenti del dipartimento di Stato Usa, resi noti da Wikileaks e pubblicati dal New York Times, fin dal 2007 gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che «funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito».

I RITRATTI DEI LEADER - Dai file di Wikileaks sono spuntati anche giudizi sui leader del mondo, resi noti dal tedesco Der Spiegel che li ha ritratti sulla copertina del numero in uscita lunedì (guarda). Mahmud Ahmadinejad, con la didascalia «questo è Hitler», il colonnello Muammar Gheddafi («procaci biondine come infermiere»), il presidente afghano Karzai («spinto dalla paranoia»), il presidente francese Sarkozy («Il re nudo») e ultimo in fondo a destra, il premier italiano Silvio Berlusconi, con la didascalia «Feste selvagge».
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REPUBBLICA

ROMA - Il sospetto per la politica autoritaria di Vladimir Putin. La sfiducia in Silvio Berlusconi, portavoce della Russia in Europa segnalato per le sue "feste selvagge". Il fastidio per come Sarkozy, chiamato "imperatore nudo" contrasta la politica statunitense. Ma anche le strategie per bloccare l'Iran e arginare la Cina, gli avvertimenti alla Germania sul contrasto alle "rendition", lo spionaggio nei confronti dell'Onu.

Faranno discutere per settimane, o forse per mesi, i documenti riservati della diplomazia americana diffusi oggi da Wikileaks e rilanciati su internet da El Pais, New York Times, Guardian e Le Monde. Oltre 200mila documenti, di cui 3.012 sull'Italia, destinati a incidere in maniera indelebile sulle relazioni diplomatiche internazionali. Ecco le pagine più significative.

Berlusconi incapace, portavoce di Putin. "Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno": questo il giudizio dell'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Non solo: il presidente del Consiglio italiano è un leader "fisicamente e politicamente debole" le cui "frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza". Secondo i documenti svelati da Wikileaks, il premier italiano è visto con scarsa fiducia, se non con aperto sospetto, per i suoi rapporti con Vladimir Putin, di cui viene definito il "portavoce
in Europa". I rapporti americani parlano di rapporti sempre più stretti tra i due leader, conditi da "regali sontuosi" e da "contratti energetici lucrativi". I diplomatici segnalano anche la presenza di "misteriosi intermediari". Nei documenti appare anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, che avrebbe espresso "frustrazione per il doppio gioco di espansione verso l'Europa e l'Iran da parte della Turchia".

Putin maschio alfa, Merkel evita i rischi. Vladimir Putin definito "alpha dog", il maschio dominante: è una delle colorite espressioni contenute dei cablogrammi del Dipartimento di Stato. Nei documenti giudizia anche sul rapporto tra il Putin e il presidente russo Dmitri Medvedev. In uno di questi rapporti, della fine del 2008, si afferma che Medvedev, ufficialmente di rango maggiore, "fa la parte di Robin rispetto al Batman di Putin". I leader russi sono solo due dei leader mondiali che vengono etichettati senza peli sulla lingua dai diplomatici di Washington: il presidente afghano Hamid Karzai è "ispirato dalla paranoia", mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel "evita i rischi ed è raramente creativa".

Gli avvertimenti alla Germania citando Abu Omar. Nel 2007 a Berlino venne intimato di non emettere mandati di arresto nei confronti di agenti Cia coinvolti nel sequestro e nella deportazione in Pakistan di un cittadino tedesco la cui unica colpa era quella di portare lo stesso nome di un sospetto terrorista. "Il nostro intento non è minacciare la Germania", spiegava nell'occasione un diplomatico americano, "ma di fare in modo che il governo tedesco valuti attentamente le implicazioni delle sue azioni. Visto cosa è successo all'Italia con Abu Omar?".

L'ipocondria di Gheddafi e la sua infermiera. Fra le note filtrate dagli armadi riservati della diplomazia americana, fra "le più delicate" El Pais cita questa sera quelle sul leader libico Muammar Gheddafi. Nei suoi messaggi, secondo ElPais, l'ambasciatore americano a Tripoli "racconta che Gheddafi usa il botox ed è un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori". Il New York Times riferisce invece della curiosità suscitata dalla vistosa infermiera ucraina dalla quale il leader libico non si separa mai.

La Cina dietro gli attacchi a Google. Le carte di Wikileaks confermano che le intrusioni nei computer di Google sono state dirette dal governo cinese. L'aggressione informatica è parte di una campagna che ha coinvolto funzionari governativi, esperti di sicurezza e cybercriminali. Gli attacchi informatici vanno avanti dal 2002 e avrebbero permesso di entrare nei sistemi informatici del governo americano, di alcuni alleati e anche in quelli del Dalai Lama.

Spiati Ban Ki-moon e i diplomatici Onu. Hillary Clinton in una nota del 31 luglio 2009 decise di mettere sotto osservazione i diplomatici stranieri presso le Nazioni Unite. La nota inviata dalla Clinton ha come titolo National Humint Collection Directive. Nella nota si chiede di raccogliere informazioni sui piani dell'Onu e sulle intenzioni del segretario Onu Ban Ki-Moon e del suo segretariato su temi specifici come l'Iran. La nota è stata inviata a 30 ambasciate americane da Amman a Berlino fino a Zagabria.

Gli Usa pronti alla guerra con l'Iran. In un dispaccio si parla di colloqui confidenziali di funzionari Usa con il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed in cui secondo il principe "una rapida guerra convenzionale con l'Iran sarebbe meglio delle conseguenze a lungo termine di un conflitto nucleare". Secondo il generale americano David Patraeus l'Iran sarebbe per gli Stati Uniti "il migliore strumento di reclutamento", mentre "il numero di alleanze e di accordi per un sostegno militare tra Usa e partner arabi nel Golfo è considerevolmente aumentato". In altri documenti si afferma che l'Iran ha ottenuto sofisticati missili dalla Corea del Nord in grado di colpire l'Europa occidentale.

I timori per il nucleare pakistano. Fin dal 2007 gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che "funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito".

Gli scenari in caso di collasso nordcoreano. Tra Stati Uniti e Corea del sud si è discusso dell'eventualità di una Corea riunificata nel caso Pyongyang dovesse implodere per le difficoltà economiche e della transizione politica al vertice dello stato. A preoccupare sarebbe soprattutto la reazione della Cina, che secondo i funzionari di Seul potrebbe essere superata con i giusti accordi commerciali. Secondo gli americani, la Nord Corea possiede missili "in grado di colpire l'Europa".

I detenuti di Guantanamo come merce di scambio. Quando gli Stati Uniti si sono trovati di fronte alla necessità di chiudere il carcere di Guantanamo, i presunti terroristi detenuti sono diventati moneta di scambio con gli alleati minori: alla Slovenia è stato detto di prendersi un prigioniero in cambio di un incontro con il presidente Obama. All'isola di Kiribati sono stati offerti incentivi milionari per convincerla ad imbarcare un gruppo di detenuti. Anche al Belgio sarebbe stato detto che prendersi qualche prigioniero sarebbe stato un sistema valido e poco costoso per diventare più importante in Europa.

Gli arabi e la guerra al terrorismo. I donatori sauditi restano i principali finanziatori di Al Qaeda, che pure ospita molte basi statunitensi, viene definito il peggior paese della regione per quanto riguarda la lotta al terrorismo. Gli Stati Uniti, riferiscono i documenti, non riescono a evitare che la Siria fornisca armi a Hezbollah in Libano. A una settimana di distanza dalle solenni promesse del presidente Assad di non inviare nuove armi, i rapporti riferiscono che la Siria continua a consegnare ai libanesi dispositivi sempre più sofisticati.
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Lo stile autoritario e machista di Vladimir Putin gli permette di relazionarsi perfettamente con Silvio Berlusconi. Questo provoca negli statunitensi una profonda diffidenza. Lo scrive il quotidiano spagnolo El Paìs che stasera ha iniziato a pubblicare le rivelazioni di Wikileaks. Di Berlusconi sia il giornale madrileno che il settimanale tedesco Der Spiegel mettono in evidenza “le feste selvagge”. Un altro documento reso pubblico dal Guardian è la relazione sull’incontro tra il ministro degli Esteri Franco Frattini e l’omologo americano Robert Gates (leggi la nostra sintesi). I cablogrammi diplomatica riguardanti l’Italia sono 3.012.

“Irresponsabile, vanesio e inefficace, come un leader europeo moderno”, dice Elizabeth Dibble, agente diplomatico americano a Roma di Berlusconi. Un altro rapporto dalla Capitale segnala la debolezza “fisica e polica” di un leader la cui “inclinazione per le feste notturne e frequenti significa che non si riposa abbastanza”. Lo riporta il Guardian.

Il New York Times riporta altre notizie dalle relazioni che i diplomatici americani a Roma hanno inviato a proposito dei rapporti con il premier russo Vladimir Putin. Parlano anche dei “regali sontuosi”, dei vantaggiosi contratti energetici e di un “misterioso” intermediario russo-italiano. I diplomatici scrivono che Berlusconi “sembra sempre più il portavoce di Putin” in Europa e che mentre Putin può godere di una supremazia su tutte le figure pubbliche in Russia, Berlusconi è ostacolato da ingestibile burocrazia che spesso ignora i suoi editti.

Queste e altre critiche degli Usa a importanti leader mondiali sono quindi i contenuti dei rapporti diplomatici contenuti nei 260 mila documenti che verranno resi pubblici dal sito di Julian Assange, un sito a cui molte persone non riescono ad accedere. “Siamo sotto attacco”, dicono i gestori su Twitter. L’edizione di Der Spiegel uscita in anticipo in Svizzera ha permesso al mondo di vedere in anteprima la copertina e conoscere i temi dei documenti

Nella copertina del settimanale tedesco compare la grossa scritta, ’Enthullt’ (Rivelato), e il sottotitolo: “Come l’America vede il mondo, il rapporto segreto del Dipartimento di Stato americano” e 12 foto di personaggi illustri. Tra questi, solo per citarne alcuni, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, con la didascalia “questo è Hitler”, il colonnello Muammar Gheddafi (“procaci biondine come infermiere”), il presidente afghano Karzai (“spinto dalla paranoia”), il presidente francese Nicolas Sarkozy (’imperatore senza vestiti’) e ultimo in fondo a destra, il premier italiano Silvio Berlusconi. “Feste selvagge”, recita invece la didascalia sotto il presidente del Consiglio italiano.

Il giornale Mail on Sunday scrive che il presidente sudafricano accusò il presidente Usa George Bush di essere razzista perché, ai tempi dell’invasione dell’Iraq, ignorò le richieste dell’Onu perche Kofi Annan era di colore. Secondo il Sunday Times invece ci sarebbero rivelazioni esplosive per le relazioni di Usa e Gran Bretagna con opinioni negative date da Washinghton sui governi di Blair, Brown e dello stesso Cameron. Una ’gelata’ si attende anche per i rapporti di Usa e Russia.
Secondo il Kommersant infatti ci sarebbero palesi critiche degli Usa ai leader russi nonché le registrazioni di colloqui tra diplomatici americani e russi. Non dovrebbe invece esserci nulla di compromettente per i rapporti tra Usa e Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha fatto oggi sapere di essere stato contattato dal governo Usa in merito ai file Wikileaks da cui non dovrebbero emergere elementi di polemica.

I giornali che hanno avuto le esclusive

The New York Times
The Guardian
Der Spiegel
Le Monde
El Paìs