lunedì 28 febbraio 2011

Essere un Popolo




da AVANTI A GAMBA TESA: http://avantiagambatesa.blogspot.com/2011/02/essere-un-popolo.html

Saremo 20 mila, forse 25 mila. Saremo un Popolo.
Ci hanno privato della nostra patria, occupandola da 150 anni.
Ci hanno sempre considerato italiani di serie b.
Ed hanno provato in tutti i modi a distruggere anche il calcio a Napoli.
Ma almeno dal punto di vista calcistico, siamo risorti. Ed anche in altri campi, cominciamo a reagire. E ad INSORGERE.

Pensando a stasera, molti ricorderanno gli anni di Diego. Begli anni, sicuramente. Ma passati.
Di quella gloria dobbiamo essere orgogliosi e degni, ma non possiamo continuare a vivere di immagini da cartolina. Se Dio ha voluto concederci questa altra chance, dobbiamo provarci.

Non abbiamo nulla da perdere: io stesso non credo allo scudetto. Infatti a me interessa solo che la squadra scenda in campo grintosa e consapevole di rappresentare, più di altre volte, le aspirazione e la volontà di rivalsa di un Popolo.
Non una tifoseria: un Popolo.
Perchè questo siamo. Anche se ci chiamano "italiani" o "europei", noi siamo PARTENOPEI.


P.s.: Berlusconi ha appena detto che stasera tifa "Nord, e batteremo il Sud". Ancora una volta si dimostra ciò che andiamo dicendo da tempo: non siamo una semplice squadra di una città, ma siamo i rappresentanti di un Popolo e di una Terra!
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Le frane del nord e quelle del sud




Di Nunzio Ingiusto

Qualcosa non torna nella politica del governo per l’ambiente e la tutela del territorio. La capacità di rispettare i programmi non sembra proprio nelle corde di chi continua a sentirsi investito di responsabilità popolare. Nonostante gli scandali. Quando ci capita di affrontare lutti e tragedie, i proclami e le dichiarazioni solenni sono dispensati a piene mani. È retorica nazionale, a molti non dispiace. Davanti a crolli, distruzioni ed allagamenti le responsabilità sono declamate dalle tribune più autorevoli. I proclami possono essere smentiti, e in fondo a chi importa più. Succede, quindi, che per la salvaguardia del territorio, si reputi più utile il pallottoliere che la memoria. Che la lista delle disgrazie debba ricevere un punteggio politico-territoriale. Che, in definitiva, l’Italia resti disunita per malasorte, scelte economiche, convenienze elettorali.

Allora da Roma si destinano a Liguria e Veneto 100 milioni di euro prendendoli dai 1000 del Fondo Fas ( Fondi aree sottoulizzate) assegnato al dissesto idrogeologico del Mezzogiorno. Il Sud prende una sberla. Un gioco di prestigio contabile che offende la memoria di decine di vittime, prima ancora dei cittadini. Tra questi i familiari di morti per smottamenti, straripamenti, voragini. Si sono sentiti ripetere che quella costata la vita ai loro cari era l’ultima; che il governo diceva “basta alle tragedie annunciate”. Eh sì che si ricordano Sarno, il disastro di Messina, le frane della Calabria, le mille alluvioni. Le vittime non hanno località, l’innaturale sacrificio della loro vita scuote la sensibilità di tutti. Le leggi ci tutelano e devono garantire l’incolumità in ogni luogo di vita, di lavoro, di svago. Ma un decreto in approvazione in Parlamento, stabilisce che per pagare i danni si prendono soldi dalla prevenzione.

Un non senso colossale , con il Nord che si difende e il Sud che paga. I ministri dell’Ambiente e dell’Economia giocano d’astuzia, ma non danno prova di buoni giocatori. La presunta abilità di scontentare pochi, diventa raggiro per molti. Per i comuni che aspettano soldi promessi, per le Regioni che hanno pianificato gli interventi, per milioni di cittadini che continueranno a non sentirsi sicuri. Eppure la Prestigiacomo ha lavorato per un piano di prevenzione. Era riuscita trovare 1000 miliardi di euro per partire. Aveva messo il Sud in testa agli interventi e c’era il fondo Fas . Invece l’emendamento approvato sposta i soldi da una parte all’altra. A rigor di logica non dovrebbe essere contento il Ministro, perché le va riconosciuto il merito di essersi adoperata per una pianificazione. E di averla anche difesa.

A Caserta il 25 gennaio scorso, ha ricordato che alla Campania sono state destinate risorse per 62,680 milioni di euro per l’ambiente “ma anche 17 milioni per la difesa del suolo ed il dissesto idrogeologico“. Oggi si cambia. Liguria e Veneto vengono prima. I conti per le regioni meridionali possono essere rifatti e la prevenzione dei disastri rinviata ad altra data. Forse ad un altro governo. La necessità di intervenire è una voce del deserto di chi è strutturalmente e funzionalmente chiamato ad agire. Mentre in Parlamento si spostavano i soldi, i consorzi di bonifica lanciavano l’allarme per la devastazione del territorio. Lo Stato deve muoversi, perché l’Italia è malata di pressione della popolazione e abusivismo edilizio. Si controlla poco o nulla.

Badate, hanno detto, che negli ultimi sei anni in Campania e Calabria sono stati contati 41 mila abusi edilizi con una media di sei al giorno. Non si può restare fermi . Le cifre sono amare. Nessuno vorrebbe scorrerle, a maggior ragione quando ci sia adopera per non farle diminuire. Ma le frane del Sud sono diverse da quelle del Nord.
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venerdì 25 febbraio 2011

Week end nella Capitale




Scendo a Napoli, la mia UNICA Capitale.
Passerò il fine settimana nella natìa Pozzuoli.
Ci vediamo lunedì.
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Il fallimento dell'Europa







La situazione in Libia si aggrava sempre di più. In queste ore l'esercito regolare di Gheddafi sta sparando sulla folla, entra nelle case e uccide chiunque si trovi all'interno. Una carneficina in piena regola, mentre l'Italia e l'Europa stanno a guardare mute. La vita dei libici conta meno della vita degli europei ancora lì, e soprattutto conta meno del petrolio e del gas che la nuova Libia senza Gheddafi potrebbe limitare o gestire diversamente da come faceva il raìs.

Ieri Germania, Francia ed Inghilterra si son riunite per affrontare la crisi libica: l'Italia è stata, ovviamente, ignorata. Ennesima dimostrazione che il governo Berlusconi e gli italiani in genere sono considerati un popolo di pecoroni inaffidabili dai governi e dai popoli europei. Ancora stamattina Frattini e La Russa non avevano il coraggio di condannare Gheddafi ed il suo regime filo-sistemico e filo-occidentale. L'Europa non è capace di affrontare in maniera unitaria la questione, abbandonando i singoli paesi a gestire autonomamente le problematiche: e se un Sarkosy già afferma che "se arriva un libico, lo rimandiamo alla frontiera", c'è un Berlusconi che non vuole "disturbare Gheddafi".

La Lega Nord si preoccupa solo dell'immigrazione, spiegando che è un problema europeo. Io aggiungo che è un problema prettamente meridionale, perchè tanto la Lega non permetterà mai agli immigrati che si riverseranno a Lampedusa, in Sicilia e in tutto il Meridione, di raggiungere la sedicente Padania: loro non voglio i terùn e i negri. Il governo italiano sicuramente accontenterà Bossi e compagnia, lasciando la disperazione dei profughi nella disperazione dei meridionali.
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Effetto Libia: il prezzo della benzina alle stelle




Come volevasi dimostrare. Il Sistema si fregava le mani nel vedere la quasi-guerra in Libia. Tristi perchè dopo Gheddafi potrebbe arrivare qualche regime meno allineato, ma felici perchè il prezzo delle fonti energetiche (gas e petrolio su tutte) sarebbe arrivato alle stelle, rimpinguando le già stracolme tasche degli uomini del Sistema.

A Napoli, stamattina, la benzina è sopra quota 1,60 al litro. Eni, Esso e Q8 hanno già aumentato i prezzi.

Avete visto le quotazioni del greggio? E' in calo.
Il prezzo della benzina sui mercati internazionali? E' in discesa.
Quindi: il prezzo sui listini scende eppure noi paghiamo di più.

Come si dice a Napoli: spero che i miliardi che questi speculatori fanno sulle nostre spalle vengano spesi tutti "in miedici e midicin!".

Bastardi
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giovedì 24 febbraio 2011

Perchè non ci ribelliamo?




Perché non ci ribelliamo? In Italia la disoccupazione giovanile è al 29%, la più alta d’Europa. Tutti noi genitori abbiamo il problema dei figli, quasi sempre laureati, che non trovano lavoro o che devono accettare ingaggi precari molto al di sotto del loro titolo di studio, senza nessuna prospettiva per il futuro (questo è stato uno degli elementi scatenanti della rivolta tunisina innescata da un ingegnere costretto a fare il venditore ambulante e, impeditagli anche la bancarella, si è dato fuoco).

Tutti gli scandali più recenti, dal “caso Mastella” in poi, ci dicono che la classe dirigente italiana, intesa come mixage di politici, amministratori pubblici, imprenditori, finanzieri, speculatori, esponenti dello star system, piazzano i propri figli, nipoti, generi, amici degli amici, in posti di lavoro ben remunerati e sicuri. Del resto nemmeno un chirurgo, nel nostro Paese, può fare il chirurgo se non ha gli agganci giusti con questa o quella banda di potere. Perché il sistema clientelare di Mastella non è il “sistema Mastella” è il sistema dell’intera classe dirigente italiana. Se non altro Mastella ha lo spudorato coraggio e la spudorata onestà di non farne mistero.

I ceti popolari sono stati espulsi da Milano e mandati nell’hinterland, in “non luoghi” direbbe Biondillo, che hanno il nome di paesi ma non sono paesi, perché non hanno una piazza, una chiesa, un cinema, un luogo di aggregazione. Le deportazione dei ceti popolari ha distrutto Milano, città interclassista dove nei quartieri del centro, Brera, Garibaldi, Pirelli abitava accanto al suo operaio, il primo, naturalmente, in un palazzo di Caccia Dominioni, il secondo in una casa di ringhiera. Questa interfecondazione dava alla città una straordinaria vivacità che è andata inesorabilmente perduta. Oggi una giovane coppia non può trovar casa a Milano, né in affitto né tantomeno in proprietà nemmeno con mutui che impegnino tre o quattro generazioni.

Quando ci si lamenta che certe zone periferiche, come via Padova, sono state occupate più o meno illegalmente dagli immigrati, si sbaglia perché se non altro hanno restituito un po’ di vita, e in particolare una vita notturna a una città che non ne ha più se non in quei quattro o cinque bordelli di lusso, a tutti noti, che ogni tanto vengono chiusi per eccesso di escort e di droga. In questi posti senti uomini fra i quaranta e i sessanta fare discorsi di questo tipo: “Domani parto per New York, poi faccio un salto a Boston e ritorno in Italia via Thailandia dove mi fermerò una decina di giorni”. Se per caso ti capita di parlargli e gli chiedi: “Scusi, lei che lavoro fa?”, le risposte son vaghe. In genere si dicono finanzieri, intermediari, immobiliaristi. Quando agli inizi degli anni ’70 era già cominciata la deportazione dei milanesi verso l’hinterland, lo Iacp, Istituto Autonomo Case Popolari, non dava i suoi appartamenti alla povera gente, ma a politici, amministratori locali, giornalisti, in genere socialisti perché, prima del ribaltone della Lega, Milano, è stata governata da sindaci del Psi (Aniasi, Tognoli, Pilliteri, gli ultimi). È ovvio che il centro di Milano, depauperato dei suoi ceti popolari, sia abitato oggi solo dai ricchi. Noi milanesi le case di piazza del Carmine, di via Moscova, di via della Spiga, di via Statuto possiamo solo sfiorarle e occhieggiarne i lussuosi androni. Meno ovvio è che il Pio Albergo Trivulzio, la Baggina come la chiamiamo noi, che ha accumulato un ingente patrimonio immobiliare, grazie a dei benefattori che intendevano, con ciò, non solo alleviare la condizione dei vecchi soli e invalidi ma anche che i loro quattrini avessero un utilizzo sociale, svenda questo patrimonio, con affitti o vendite “low cost” come si dice elegantemente oggi, a politici, amministratori, manager, immobiliaristi, speculatori, modelle, giornalisti, che di questo “aiutino” non avrebbero alcun bisogno, sottraendo risorse a chi il bisogno ce l’ha.

Io bazzico bar frequentati da impiegati, da piccoli manager, da lavoratori del terziario e un’antica piscina meneghina, la Canottieri Milano, dove si sono rifugiati, come in uno zoo per animali in estinzione, i cittadini di una Milano che fu, gente anziana. Tutti schiumano rabbia impotente di fronte a queste storie dei figli delle oligarchie del potere che hanno il posto assicurato o delle case del centro occupate “low cost” da queste stesse oligarchie o dai loro pargoli (nello scandalo del Pio Albergo Trivulzio c’è un nipote di Pilliteri, una figlia di Ligresti). Queste cose li colpiscono più dei truffoni di Berlusconi perché toccano direttamente la loro carne.
Schiumano rabbia ma non si ribellano. Perché? Le ragioni, secondo me, sono sostanzialmente due. In questo Paese il più pulito ha la rogna. Quasi tutti hanno delle magagne nascoste, magari veniali, ma ce l’hanno. Non che sia gente in partenza disonesta. Ma, com’è noto, la mela marcia scaccia quella buona. Se “così fan tutti”, tanto vale che lo faccia anch’io. Così ragiona il cittadino. Per resistere a quel “tanto vale” ci vuole una corazza morale da santo o da martire o da masochista. La seconda ragione sta in una mancanza di vitalità. Basterebbe una spallata di due giorni, come quella tunisina, una rivolta popolare disarmata ma violenta disposta a lasciare sul campo qualche morto per abbattere queste oligarchie, queste aristocrazie mascherate che, come i nobili di un tempo, si passano potere e privilegi di padre in figlio, senza nemmeno avere gli obblighi delle aristocrazie storiche. Ma in Tunisia l’età media è di 32 anni, da noi di 43. Siamo vecchi, siamo rassegnati, siamo disposti a farci tosare come pecore e comandare come asini al basto. Solo una crisi economica cupissima potrebbe spingere la popolazione a ribellarsi. Perché quando arriva la fame cessa il tempo delle chiacchiere e la parola passa alla violenza. La sacrosanta violenza popolare. Come abbiamo visto in Tunisia e in Egitto, come vediamo in Libia o in Bahrein (in culo al colossale Barnum del Circuito di Formula Uno, che è, in sé, uno schiaffo alla povera gente di quel mondo).

Massimo Fini

mercoledì 23 febbraio 2011

Napoli è un simbolo




Napoli è un simbolo e come tale è stato più di ogni altro attaccato da chi ha tutto l’interesse a distruggerne l’identità. Enfatizzare determinati aspetti della napoletanità per condurli ad una parodia di se stessi è uno dei metodi per distruggere il senso di appartenenza.Far divenire gli indiani d’America tutti ubriaconi era una strategia definita per distruggere dall’interno l’identità dei 100 e passa popoli indiani che costituivano la nazione indiana. Napoli era un simbolo del Sud non era e non è il Sud, ma attaccando Napoli si attacca un simbolo del Sud, quindi tutto il Sud. Il problema [...] è che la strategia mira a far vergognare la Napoli che resiste della Napoli che si è arresa. Frasi del tipo “è colpa nostra”, “siamo proprio fatti cosi”, “al nord queste cose non succedono” sono sintomatiche di come vogliono ridurre i napoletani. Come ha ben scritto, e descritto, Malcom X, se vuoi dominare uno schiavo devi convincere lo schiavo che per lui non è mai esistita altra scelta e che la schiavitù è nella sua natura. Non puoi dirgli “sei schiavo perché io sono più forte” quello alla prima occasione cerca di ammazzarti nel sonno, e fa bene.Quando una nave affonda é al grido “si salvi chi può” che si scatenano gli istinti bestiali di ogni uomo lasciato in balia degli eventi, Vale per i Napoletani ma anche per i Parigini o gli americani di Los Angeles o di New Orleans. Ordine, rispetto delle proprie regole comuni, fiducia nelle istituzioni, rispetto delle origini e delle proprie tradizioni, orgoglio dell’ appartenenza comportamento di integrità nel rispetto di se stessi e del proprio orgoglioso passato e presente stabiliscono l’atteggiamento di un popolo. Ma non quando a questo popolo si è insegnato sin dalle scuole elementari che nel proprio passato non c’è altro che schiavitù e dominazioni, che i propri antenati non erano altro che ladri, briganti (nel senso di banditi) e peones. Quante volte sentiamo dire quella perdurante bugia che al Sud si è sempre emigrato, cantando “santa lucia luntano” come se l’emigrazione fosse nel dna dei nostri padri e non una precisa volontà politica dei liberali del nord. Quando a questo popolo non si danno istituzioni, leggi e stili di vita conformi alle tradizioni, anzi lo vogliono convincere che non ha mai avuto tradizioni, se non l’arte di arrangiarsi e di cantare, cosa succede? Gli Inglesi sono divenuti impero grazie ai pirati, ma quando i pirati non sono serviti più non hanno sputato nel piatto in cui mangiavano e nella letteratura hanno epicizzato l’etica (inesistente) di corsari e bucanieri. Se avesse vinto il Nazismo in Inghilterra avrebbero insegnato agli inglesi che il loro punto di riferimento non era l’onore ma la vergogna piratesca, cosa sarebbero ora gli inglesi? Gli americani hanno nel loro dna lo sterminio degli indiani, ma non senti nessun americano dire di se stesso, certo se ammazziamo 50 bambini iracheni in una scuola è perché abbiamo dai tempi di Custer sempre ammazzato bambini e se un americano fa saltare con una bomba un albergo, nessuno dirà siamo proprio noi che siamo bombaroli pur avendo scaraventato bombe su mezzo mondo. La festa che li accomuna tutti è l’indipendenza dagli Inglesi, mica la vittoria del nord sul Sud durante la guerra di secessione.A noi cosa vogliono farci festeggiare, il Risorgimento? Cioè di come in nome dell’unire gli italiani qualcuno volle attaccare la religione degli italiani e volle depredare gli italiani del Sud? L’Arno puzza e Venezia è piena di ”zoccole”, ma non senti nessun telegiornale ripetere ad ogni intervento su queste città, queste scontate verità. A Milano si rubano più auto che a Roma e Napoli messe insieme, ma se lo dici ad un Napoletano questo ti risponderà con quasi orgoglio che siamo noi che c’è le andiamo a rubare. E questo che dovrei insegnare a mia figlia? Che apparteniamo tutti ad un popolo di munnezzari e ladri di macchine? Napoli è altro, Napoli è scienza, Napoli è cultura, Napoli è il posto dove nonostante 160 anni di dominazione risorgimentale si resiste ancora. Se lo stato Italianunito avesse trattato Milano come ha trattato Napoli a quest’ora tutti i Milanesi sarebbero peggio, ma molto peggio, della 167 di Scampia. E sarebbe anche normale visto che quando Napoli era faro di legalità e di diritto in Lombardia c’erano padrini mafiosi chiamati Don Rodrigo ed assassini incalliti e coglioni chiamati Bravi e vigliacchi chiamati Abbondio. Se non sono ancora arrivati ad insegnare ad i nostri figli che il Manzoni scrisse Lago di Como, ma voleva scrivere ….golfo di Napoli e perché non vogliono far capire bene cosa erano i Milanesi di quel tempo. Poveri, appestati, Assassini, mafiosi… e poi parlano del colera… ma mi facciano il piacere! Se ad un Mammasantissima di Napoli gli togli il potere che i Savoia gli hanno dato nel 1861, troverai un Don Rodrigo qualsiasi. Napoli per tutto il medio evo è stato il fulcro del feudalesimo (oggi lo potremmo chiamare federalismo) Francorum, il nord era governato dal principio feudale Longobardorum. Per quasi mille anni gli italiani del Sud e del nord hanno avuto istituzioni e modi di concepire lo stare insieme diversi. Con il nazionalismo hanno fatto l’Italia, ma hanno iniziato a distruggere gli Italiani del Sud. Hanno iniziato amici, ma non ci sono ancora riusciti.La mia Napoli è l’orgoglio di appartenere ad una grande civiltà, una grande cultura, dei grandi antenati. La mia Napoli siete voi che non vi arrendete, siamo noi che conserviamo il ricordo di quello che saremo e che lo tramandiamo ai nostri figli. La mia Napoli è lo sberleffo all’onorevole Trombetta, è la caustica pernacchia del de Filippo che ogni giorno facciamo NOI NAPOLETANI che non ci siamo arresi alle lusinghe della vita borghese. Io difendo Napoli, cari amici non perché sono napoletano (chi mi conosce sa che difendo con orgoglio le mie origini sannitiche), ma perché la Napoli che vogliono creare non è la stessa Napoli dei miei, dei nostri antenati. Napoli è gioia di vivere in un territorio baciato dagli Dei, non è quel luogo di rassegnazione e di sofferenza e stress che impongono con i media e con il traffico.Napoli è ancora il simbolo del genio italico, anche se per applicarlo dobbiamo, costretti, emigrare all’estero. Napoli è la socialità dei popoli di mare, non è l’individualismo cronico dell’egoismo liberale. Potrei continuare, ma Napoli è un simbolo, non si può spiegare. Dante definiva l’amore come la forza che muoveva il cielo, le stelle e tutte le cose dell’universo. Ciò che viene fatto per amore accade sempre al di là del bene e del male diceva Nietzsche e noi, amiamo Napoli.

Nando Dicè
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Il Sud non festeggia l'invasione piemontese!


Per ricordare le radici e l'identità del Sud, per non dimenticare i nostri morti, per non unirci al coro acritico che celebra i 150 anni di Unità d'Italia, i giorni 16, 17 e 18 marzo Insorgenza sarà a piazza Dante a Napoli per tre giorni dedicati alla memoria storica e alle speranze future della nostra terra. Senza alcun folclore, senza alcuna nostalgia, con consapevolezza, contro la rassegnazione indotta, NOI NON FESTEGGIAMO: il 16, 17 e 18 marzo saremo a Napoli, in piazza Dante, per spiegare perché: saranno tre giorni di performance artistiche, letture storiche, riflessioni, ma anche di attualità. Dalle delibere Cipe, che investono al Sud pochi milioni contro i miliardi indirizzati alle infrastrutture del Nord, ai dati Istat sulle nuove povertà. Riflessioni e storia, azioni per il futuro e tutto quello che non vi hanno mai raccontato...
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Roma: iniziativa di Insorgenza sul federalismo




Sarà l'Hotel Golden Tulip Bellambriana (via Luca Passi 6, Roma) a ospitare sabato 26 alle ore 18 il confronto sul Federalismo. Partecipa al dibattito Nando Dicè, presidente di Insorgenza civile. "Sia chiaro - spiega - il Sud non teme il ” far da sè “. Ma teme un nuovo Risorgimento tradito. E soprattutto respinge le bugie sulle quali il Nord della Lega vuole imporgli il federalismo". Una per una certe bugie vanno smontate. Anzitutto non è vero che il Sud non sa utilizzare i soldi a sua disposizione. Questi soldi sono i Fas (Fondo aree sottoutilizzate) e i Fondi europei. I Fas li gestisce il governo. In secondo luogo non è vero che tanti soldi passano dal Nord al Sud, quindi ” i soldi del Nord restino al Nord “. E’ vero che ogni anno 50 miliardi scendono dal Nord al Sud, ma non da un territorio all’altro, bensì da chi più può a chi meno può: come in tutti gli Stati civili moderni. Passano anche dall’industriale all’operaio lombardo (sempre che l’industriale dichiari più dell’operaio). Ma poi la Banca d’Italia rivela che ogni anno tornano dal Sud al Nord 70 miliardi per prodotti e servizi del Nord acquistati dai meridionali. Quindi Sud in credito di 20 miliardi l’anno. Non è vero che il federalismo non farà aumentare le tasse e la spesa. Con meno di fondi da parte dello Stato, i Comuni dovranno aumentare le loro tasse. Però lo Stato dovrebbe diminuire le sue. Lo spiega bene Lino Patruno in un articolo sul federalismo: "Ma chi pagherà i 70 miliardi l’anno di soli interessi sul debito pubblico? E come potrà rinunciare a parte delle sue entrate uno Stato schiacciato dal peso di due Camere uguali, di quattro Polizie, delle Province, di un numero infinito di Authority (dalla concorrenza alla trasparenza), di quattro sistemi giudiziari (civile, penale, Tar, Consiglio di Stato), di migliaia di enti inutili, delle casse integrazione, del buco pensionistico? E quanti dipendenti pubblici passeranno dallo Stato alle Regioni e ai Comuni, distribuendo le funzioni invece di raddoppiarle? Non è vero che il divario fra Sud e Nord ( meno 33% di reddito, meno 30% di infrastrutture, il triplo della disoccupazione) potrà essere compensato dal fondo di perequazione. Nessuno ha finora saputo di quanto sarà. E se la perequazione non ha funzionato finora, figuriamoci dopo. Nessuno conosce neanche quanti saranno gli investimenti in infrastrutture al Sud. E il federalismo fiscale non può partire da basi così diseguali, i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Non è vero che lo Stato spenda più al Sud. E che se il Sud nonostante questo non è cresciuto, sono problemi suoi ma ora basta. Cliccare su Internet, ministero di Tremonti: spesa dello Stato più al Nord che al Sud, cioè l’antiperequazione. E dal governo Amato in poi, mai rispettata la percentuale stabilita del 45% della spesa al Sud, non andata oltre il 36-37 per cento. Non è vero che i ” costi standard “sono il mezzo per evitare che una siringa costi 5 in Lombardia e 10 al Sud. I costi li fa il mercato. E possono dipendere dalla quantità di siringhe acquistate, dai fornitori, dal sistema di pagamento, dall’efficienza dei trasporti. Se ci sono abusi, li giudica la magistratura non un piano di tipo sovietico che fissa i prezzi per tutti. Detto questo, non è vero che il federalismo fiscale risolverebbe tutti i problemi italiani. Risolverebbe al massimo quelli del Nord".
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martedì 22 febbraio 2011

Un libico grido di dolore




Gheddafi ha fatto sganciare bombe sul proprio popolo. Mille morti, forse più. E nessuno interviene. Berlusconi, memore dei tanti bunga bunga, ancora non ha proferito parola. "Chiamerà il colonnello", garantisce Frattini. Mentre Bossi dice subito la sua priorità: "Gli immigrati libici vadano in Europa". Eh già, la solidarietà dei settentrionali è nota. E Bossi ne è degno interprete. Che schifo.

L'Eni annuncia il blocco del gasdotto. In poche parole: ci saranno rincari al gas. Già me li vedo i dirigenti dell'Eni che si fregano le mani mentre i libici muoiono. Gli uomini del Sistema non hanno pietà. Contano solo i soldi. E le tragedie (terremoti, bombardamenti, guerre) producono molti più soldi della pace.

Dopo l'Algeria, la Tunisia e l'Egitto, tocca alla Libia: il Mediterraneo è in subbuglio. Chissà se anche le Due Sicilie si ribelleranno prima o poi.
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Neoborbonici a Porta a Porta




A seguito delle vibrate proteste indirizzate a tutti i mass media dalla Segreteria Nazionale del Movimento Neoborbonico, a cui hanno fatto eco persino le agenzie di stampa, in merito alle gravi ed inopportune esternazioni televisive dell’attore comico Benigni, la Rai ha ritenuto dar voce al nostro dissenso invitando alla trasmissione serale “Porta a Porta”, su Rai 1, i vertici del Movimento Neoborbonico.

Sperando in una adeguata par condicio nella discussione, vi invitiamo a seguire la trasmissione di martedì 22 febbraio 2011, dalle ore 23.30.

Tutte le strutture periferiche del Movimento, i responsabili dei gruppi di discussione e di face book, i gestori dei siti collegati, gli attivisti, gli amici ed i simpatizzanti sono vivamente pregati di diffondere l’avviso.

Pur non essendo un militante neoborbonico, perseguo la strada dell'unità di tutte le esperienze meridionaliste. La nascita di uno Stato autonomo e federale delle Due Sicilie è l'obiettivo ultimo, il sogno e il progetto della mia battaglia politica. Che questo stato sia un regno o una repubblica, poco mi importa al momento.
Quindi in bocca al lupo ai neoborbonici che giocheranno in trasferta da Vespa.
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Bandiere delle Due Sicilie allo stadio San Paolo




di Angelo Forgione

È andata bene, considerando che era la prima volta per una manifestazione storico-identitaria al “San Paolo”. Le annunciate presenze confermate su Facebook, come al solito, non sono andate oltre il 20%, ma i nuclei organizzativi hanno comunque assicurato un colpo d’occhio ben visibile da tutto lo stadio. All’appuntamento fuori i distinti, le bandiere delle Due Sicilie erano infilate nelle aste ma ai varchi abbiamo dovuto sfilarle, superando così i controlli ai quali ci è stata fatta qualche opposizione per il prevedibile giudizio sulla “connotazione politica” dello stemma. Un po’ di “chiacchiere” per spiegare che eravamo li per fare cultura e identità, senza alcun intento sovversivo e secessionistico, e poi dentro. Lo stesso non è accaduto ad altre persone, soprattutto in Curva B e negli stessi Distinti, dove alcune bandiere sono state sequestrate in maniera coatta. Una volta entrati, ci siamo assiepati nel settore più sgombro, quello a ridosso della Curva A. E là abbiamo cominciato a stendere i drappi tra le nostre mani.
Le telecamere di SKY non ci hanno ignorato quando si è parlato della “panolada” e il cronista Alessandro Alciato ha riferito che di bianco non vedeva alcun fazzoletto ma solo tantissime bandiere delle Due Sicilie.
Molte persone, all’esterno, ci hanno chiesto di acquistare bandiere che però erano esaurite, complimentandosi per l’iniziativa. Dentro invece siamo stati notati con curiosità, anche e soprattutto da chi non conosceva la bandiera del Sud. In tanti l’hanno scambiata per la bandiera del Real Madrid, qualcuno per un simbolo catanese, e a più d’uno io stesso ho fatto con piacere delle mini-lezioni di storia. Quando ho parlato di Due Sicilie, la domanda automatica è stata: “ma tifate anche per il Catania”? Potrebbe sembrare avvilente, ma non lo è. In fondo, eravamo li con lo scopo di fare un minimo di cultura identitaria.
Tra di noi ho visto facce felici e fiere, e quell’entusiasmo resterà a lungo nei miei ricordi. In tanti a ringraziarmi e a mostrarmi apprezzamento. Ringraziamenti che condivido con i ragazzi di “Insieme per la Rinascita” e con gli altri gruppi senza i quali questo piccolo momento “storico” non avrebbe avuto luogo.
Le bandiere erano presenti anche in altri settori, non tantissime, ma ben visibili. Alcune appese alla balaustra della Curva B.
Anche i gruppi organizzati dei Distinti hanno mostrato interesse per il nostro vessillo e hanno chiesto con successo ad uno dei ragazzi del gruppo Facebook “Briganti” di poterla esporre sulla transenna. Con la promessa di portarla anche a Milano, perchè alla fine “la bandierà delle Due Sicilie ha portato fortuna”.
Unica nota spiacevole, la presenza in Curva A di uno stemma sabaudo. Chi lo sventolava non sapeva certamente cosa stava facendo.
Il nostro Napoli ha anche vinto, e ha persino marcato goal per la prima volta Zuniga!
A fine partita, i rappresentanti di “Insieme per la Rinascita”, a nome di tutti i partecipanti, si sono recati nel settore dei tifosi catanesi ai quali sono state regalate delle maglie offerte da Enrico Durazzo di “Napolimania”, ricambiate con sciarpe e t-shirt del Catania Calcio.
Ieri abbiamo indicato la via dell’orgoglio per ciò che siamo stati un tempo, cosa di cui molti non sono consapevoli. Incuranti delle divisioni e dei fronti di opinione, a noi interessava solo questo. Una via lunga, stancante ma doverosa.
Personalmente sono certo che da oggi, di queste bandiere, se ne vedranno sempre di più nel tempio del calcio Napoletano.


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Bandiere delle Due Sicilie al San Paolo





di Angelo Forgione

È andata bene, considerando che era la prima volta per una manifestazione storico-identitaria al “San Paolo”. Le annunciate presenze confermate su Facebook, come al solito, non sono andate oltre il 20%, ma i nuclei organizzativi hanno comunque assicurato un colpo d’occhio ben visibile da tutto lo stadio. All’appuntamento fuori i distinti, le bandiere delle Due Sicilie erano infilate nelle aste ma ai varchi abbiamo dovuto sfilarle, superando così i controlli ai quali ci è stata fatta qualche opposizione per il prevedibile giudizio sulla “connotazione politica” dello stemma. Un po’ di “chiacchiere” per spiegare che eravamo li per fare cultura e identità, senza alcun intento sovversivo e secessionistico, e poi dentro. Lo stesso non è accaduto ad altre persone, soprattutto in Curva B e negli stessi Distinti, dove alcune bandiere sono state sequestrate in maniera coatta. Una volta entrati, ci siamo assiepati nel settore più sgombro, quello a ridosso della Curva A. E là abbiamo cominciato a stendere i drappi tra le nostre mani.
Le telecamere di SKY non ci hanno ignorato quando si è parlato della “panolada” e il cronista Alessandro Alciato ha riferito che di bianco non vedeva alcun fazzoletto ma solo tantissime bandiere delle Due Sicilie.
Molte persone, all’esterno, ci hanno chiesto di acquistare bandiere che però erano esaurite, complimentandosi per l’iniziativa. Dentro invece siamo stati notati con curiosità, anche e soprattutto da chi non conosceva la bandiera del Sud. In tanti l’hanno scambiata per la bandiera del Real Madrid, qualcuno per un simbolo catanese, e a più d’uno io stesso ho fatto con piacere delle mini-lezioni di storia. Quando ho parlato di Due Sicilie, la domanda automatica è stata: “ma tifate anche per il Catania”? Potrebbe sembrare avvilente, ma non lo è. In fondo, eravamo li con lo scopo di fare un minimo di cultura identitaria.
Tra di noi ho visto facce felici e fiere, e quell’entusiasmo resterà a lungo nei miei ricordi. In tanti a ringraziarmi e a mostrarmi apprezzamento. Ringraziamenti che condivido con i ragazzi di “Insieme per la Rinascita” e con gli altri gruppi senza i quali questo piccolo momento “storico” non avrebbe avuto luogo.
Le bandiere erano presenti anche in altri settori, non tantissime, ma ben visibili. Alcune appese alla balaustra della Curva B.
Anche i gruppi organizzati dei Distinti hanno mostrato interesse per il nostro vessillo e hanno chiesto con successo ad uno dei ragazzi del gruppo Facebook “Briganti” di poterla esporre sulla transenna. Con la promessa di portarla anche a Milano, perchè alla fine “la bandierà delle Due Sicilie ha portato fortuna”.
Il nostro Napoli ha anche vinto, e ha persino marcato goal per la prima volta Zuniga!
A fine partita, i rappresentanti di “Insieme per la Rinascita”, a nome di tutti i partecipanti, si sono recati nel settore dei tifosi catanesi ai quali sono state regalate delle maglie offerte da Enrico Durazzo di “Napolimania”, ricambiate con sciarpe e t-shirt del Catania Calcio.


Ieri abbiamo indicato la via dell’orgoglio per ciò che siamo stati un tempo, cosa di cui molti non sono consapevoli. Incuranti delle divisioni e dei fronti di opinione, a noi interessava solo questo. Una via lunga, stancante ma doverosa.
Personalmente sono certo che da oggi, di queste bandiere, se ne vedranno sempre di più nel tempio del calcio Napoletano.
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lunedì 21 febbraio 2011

Non voglio sentirvi più




La prossima volta che sento una persona lamentarsi di Berlusconi o Bersani, di Alemanno o della Jervolino, di Marchionne o del sindacato, le chiederò: "nell'ultimo anno, a quanti cortei, scioperi, volantinaggi, attacchinaggi, hai partecipato?".
Se la risposta sarà "a nessuno", sarò legittimato a prenderlo a cinghiate.

Mi hanno rotto le persone che si lamentano e che non fanno niente, non partecipano a niente, siano pure le associazioni sportive o culturali.

Che il Sistema faccia schifo, siamo in tanti a pensarlo. Che il Sistema abbia fregato e continui a fregare i meridionali e i proletari, siamo in tanti a pensarlo. Però poi, appena si cerca di mettere su una realtà diversa e attiva, si è sempre in pochi. Sempre i soliti quattro gatti.

Ecco perchè sono un Oligarca: perchè credo nell'Oligarchia. Poche persone, ma convinte e pronte alla lotta. E gli oligarchi sono gli unici che hanno diritto di lamentarsi, perchè sono gli unici che fanno, che si attivano, che lottano.
Tutti gli altri devono mettersi la lingua in culo e non rompere più i coglioni.
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L'invenzione del Mezzogiorno


L'ultima opera di Nicola Zitara

Uno dei contributi più seri, meno demagogici, alle celebrazioni dell’Unità d’Italia è forse la pubblicazione dell’ultimo, monumentale lavoro di quel grande, ma purtroppo misconosciuto, meridionalista anti-unitario che fu Nicola Zitara. Il libro («L'invenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria») è un volumone di circa cinquecento pagine pieno di documenti e tabelle. Zitara (che si è spento nell'ottobre scorso, a 83 anni, nella natia Siderno, in provincia di Reggio Calabria) ne aveva rivisto le bozze proprio pochi giorni prima di morire. Presso lo stesso editore, fra il 1971 e il 1972, aveva già pubblicato due saggi fondamentali – «L'unità d'Italia: nascita di una colonia» e «Il proletariato esterno» – nei quali aveva gettato le basi della sua analisi degli effetti perniciosi che l'impresa risorgimentale ebbe a suo avviso sul nostro Mezzogiorno. Ma la sua opera capitale è proprio questo suo ponderoso libro postumo. Quale insolito, eccentrico tipo di «meridionalista» fu Zitara! Dopo aver militato a lungo, dalla prima giovinezza fino alla maturità, nel partito socialista, diventò pian piano uno dei principali esponenti di quella singolare famiglia di intellettuali che oggi ritiene che soltanto la rinascita di uno Stato meridionale indipendente, corrispondente geograficamente al Regno delle Due Sicilie, potrà assicurare la risoluzione dei problemi del Sud. Questa conclusione, ovviamente, non poteva non portarlo ad avvicinarsi al movimento neo-borbonico. Ma a spingerlo in questa direzione contribuì non poco, paradossalmente, la sua fedeltà ad alcuni aspetti del marxismo.

Di Marx egli infatti accettò fino all'ultimo l'analisi del processo della famosa «accumulazione primitiva» del capitalismo, in cui volle vedere la chiave per analizzare le cause dello sviluppo contraddittorio del capitalismo italiano nel corso del nostro Ottocento pre- e post-unitario. Riassumere il suo pensiero sull'argomento non è certo semplice. Ma negli innumerevoli scritti (saggi, articoli, discorsi, lettere) in cui espose per anni le conclusioni politiche delle sue analisi storiche, non cessò mai di sostenere che un elemento fondamentale del programma di Cavour fu l'intento, consapevole e deliberato, di liquidare il Sud economicamente e asservirlo culturalmente al Nord. Concepito e messo in opera da lui stesso, il progetto fu portato a una prima conclusione dalla Destra Storica, proseguito poi da Depretis, Cairoli, Crispi e Giolitti, quindi ancora da Mussolini, De Gasperi ed Einaudi. Ammetteva che forse Fanfani e Nenni avrebbero voluto cambiare rotta, ma la Confindustria e i sindacati – avallati dal Pci, La Malfa e De Martino – li bloccarono. Ne consegue – diceva inoltre – che siamo ancora una non-nazione. Il Sud, da quando il Nord lo ha conquistato, è stato squalificato sia nell'immagine che nella capacità produttiva. I padani, per svilupparsi, volevano un popolo di iloti, e lo hanno avuto. Hanno regalato ai ricchi le terre della Chiesa e il Demanio pubblico, hanno prezzolato i politicanti, hanno scatenato il clientelismo, hanno inaugurato il notabilato, hanno escogitato l'assistenzialismo, hanno governato simultaneamente coi carabinieri e con la mafia. E coi partiti e i sindacati nazionali hanno falsificato lo scontro politico Il Meridione – spiegava ancora – è oggi un paese che si identifica solo per negazione. I meridionali sono italiani negati dalla stessa Italia.

L'obiettivo, tuttavia, non è – concludeva – la rivalutazione dei Borbone. Il problema è un altro: far sapere finalmente a tutti, e in primo luogo agli stessi meridionali, sui frutti di quali saccheggi e razzie piemontesi e nordiste è stata edificata l'Italia. Su quali costi vivi, a carico del popolo meridionale, essa va avanti prosperosamente. A spese di chi si europeizza e si eurizza.

Fonte: Il Tempo del 19/02/2011

venerdì 18 febbraio 2011

Napoli - Catania: tutti con la bandiera delle Due Sicilie.




Domenica sera, allo stadio San Paolo di Napoli, in occasione della partita tra Napoli e Catania, nel settore distinti verranno esposte varie bandiere del glorioso Regno delle Due Sicilie.

Invito tutti i duosiciliani ad aderire a questa iniziativa, e di esporre allo stadio, in qualsiasi settore, la bandiera della nostra UNICA PATRIA: le Due Sicilie.

In occasione del 150esimo anniversario dell'invasione piemontese delle Due Sicilie, noi duosiciliani dobbiamo mostrare a tutti che non abbiamo nulla da festeggiare, ma solo lutti da ricordare, violenze da vendicare, politiche antimeridionali da punire.


Fratelli duosiciliani, l'Italia non esiste. Ci troviamo in uno stato che ci sfrutta, ci umilia, e ci tratta come pezza da piedi da 150 anni. Nulla ci unisce a veneti o piemontesi, lombardi o trentini, se non una lingua (derivata dal volgare toscano e imposta con l'Unità) e una religione (cattolica, che però ci accomuna a miliardi di altre persone). Persino dal punto di vista etnico, noi duosiciliani siamo omogenei, mentre i sedicenti padani tra loro sono stati e saranno sempre diversi.

Essi non sono un Popolo, non saranno mai una Nazione, eppure hanno inventato una patria (la Padania).

Noi che siamo un Popolo, siamo stati una Nazione, dobbiamo riscoprire la nostra Identità e liberare la nostra patria: le Due Sicilie!


Gli stadi possono essere una grande cassa di risonanza: tutti al San Paolo con la bandiera delle Due Sicilie!
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giovedì 17 febbraio 2011

Trenitalia investe in Francia, non nel Mezzogiorno




Trenitalia, controllata dal Gruppo Ferrovie dello Stato, ha costituito con la francese Veolia una nuova compagnia ferroviaria che punterà alla gestione dei servizi di Alta Velocità in Europa. In particolare, la nuova società punta a partecipare a due gare in Gran Bretagna per un valore complessivo di 1,4 miliardi di euro. Inoltre, si occuperà delle tratte Parigi-Bruxelles e dell’Alta Velocità Torino-Lione e Milano-Parigi. Un investimento strategico per la compagnia ferroviaria italiana, che guarda al mercato europeo come un sicuro viadotto per lo sviluppo. Peccato, però, che in grandi numeri di questa operazione cozzano con la drammatica situazione delle ferrovie al Sud Italia.

Il capitale sociale della newco (circa 1,5 milioni di euro), poteva essere infatti impiegato per ammodernare le reti del Mezzogiorno. Ancora oggi viaggiare in treno in Sicilia e una vera e propria impresa, l’Alta Velocità si ferma a Napoli e molti dei treni che viaggiano verso Reggio Calabria sono di gran lunga più vecchi di quelli che vanno al Nord. Ora, non si vuole certo criticare l’investimento di Trenitalia in Francia, ma sembra assurdo che prima di ristrutturare la rete domestica, il vettore ferroviario pensi ad operazioni all’estero.

In questi giorni vediamo in tv uno spot di Trenitalia, che annuncia l’avvio dei servizi Internet sui treni Freccia Rossa. Peccato, che i convogli superveloci si fermino a Napoli. Dal Vesuvio in giù si viaggia come venti anni fa, senza computer, internet, servizi interattivi. A mala pena prende il cellulare.
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I soldi della cassa integrazione? Al Nord la fetta più grossa!




ANSA - ROMA, 22 GEN - Sono le regioni del nord quelle dove si e' registrato il ricorso piu' alto alla cassa integrazione nel corso del 2010. Dal rapporto dell'Osservatorio cig della Cgil si rileva che al primo posto per ore di cassa integrazione autorizzate, c'e' la Lombardia con 314.277.391 ore da inizio anno a novembre scorso, che corrispondono a 150.516 lavoratori. Segue il Piemonte con 185.742.807 ore per 88.957 lavoratori e il Veneto con 124.817.662 ore di cig autorizzate per 59.779 lavoratori. Prima tra le regioni del sud, la Puglia con 71.251.568 ore che coinvolgono 34.124 lavoratori. Per il centro e' il Lazio la regione dove si registra il maggiore ricorso alla cig con 68.121.463 ore per 32.625.

Di seguito una scheda con il peso delle ore di cig diviso per regioni e il numero di lavoratori coinvolti (considerando le posizioni di lavoro a zero ore).

REGIONE ORE CIG LAVORATORI COINVOLTI:
Lombardia 314.277.391 150.516 Piemonte 185.742.807 88.957 Veneto 124.817.662 59.779 Emilia Romagna 119.080.893 57.031 Puglia 71.251.568 34.124 Lazio 68.121.463 32.625 Campania 59.103.317 28.306 Toscana 54.236.785 25.975 Marche 37.400.377 17.912 Abruzzo 33.278.689 15.938 Friuli V.G. 25.925.892 12.417 Sicilia 22.231.982 10.648 Umbria 19.745.668 9.457 Liguria 13.793.031 6.606 Sardegna 13.288.646 6.364 Trentino A.A. 13.205.786 6.325 Basilicata 11.110.780 5.321 Calabria 11.011.542 5.274 Molise 4.799.703 2.299 Valle d'Aosta 1.214.267 582
Totale 1.203.638.249 576.455(ANSA).

La cassa integrazione guadagni (CIG) è un istituto previsto dalla legge italiana, consistente in una prestazione economica (erogata dall'Inps) in favore dei lavoratori sospesi dall'obbligo di eseguire la prestazione lavorativa o che lavorano a orario ridotto (in aziende con numero di dipendenti minimo di 15 unità). L'istituto è stato introdotto nell'ordinamento per la prima volta con decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 12 agosto 1947, n. 869. La ratio legis è quella di venire incontro alle aziende che si trovino in momentanea difficoltà, sgravandole in parte dei costi della manodopera temporaneamente non utilizzata. I lavoratori percepiscono quanto spetta loro per contratto per le ore prestate e l'80% dell'ammontare globale per le ore che avrebbero dovuto prestare; in rapporto alla fascia retributiva di appartenenza vengono riconosciute spettanti cifre lorde pari a due fasce retributive; vengono integrate nelle festività o la malattia, mentre viene computata la maternità.

Nel 2009 l’INPS ha autorizzato 914,03 milioni di ore di cassa integrazione (+300% rispetto al 2008). Impegnati , solo per il 2009, 1,5 MILIARDI DI EURO...
Se qualcuno volesse giustificare il tutto, dicendo che è normale dare più cassa integrazione ai territori con più occupazione (se più gente lavora, in tempi di crisi più gente ha bisogno di cassa integrazione), basta fare una semplice proporzione: numero di lavoratori che utilizzano la cassa integrazione rapportati al numero di disoccupati in quella regione. Ne vedrete delle belle.

IL NORD CI STA RUBANDO IL PRESENTE ED IL FUTURO, DOPO AVERCI RUBATO IL PASSATO!
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Alemanno chiude il centro storico al traffico




Sono d'accordo con Alemanno. L'idea di chiudere al traffico, e di rendere totalmente pedonale, la zona del centro storico racchiusa tra le seguenti strade:

Via del Corso, via Brunetti, via del Vantaggio, via della Fontanella, via Laurina, via di Gesù e Maria, via di San Giacomo, via dei Greci, via Canova, via della Frezza, via Condotti, via Belsiana, via Bocca di Leone, via Mario dei Fiori, via del Gambero, via delle Colonnette;

mi trova favorevolmente predisposto. Basta col traffico che congestiona le grandi città: tutti dobbiamo imparare un nuovo tipo di mobilità, sia essa pubblica (metro, tram, bus) sia essa privata (car sharing, rent bike, ecc...).

Ho solo un grande dubbio: dove verrà deviato il traffico? Saranno create nuove zone di parcheggio gratuito o a basso costo?
Lo chiedo perchè la "fase uno" prevede la chiusura al traffico, mentre la "fase due" prevede la creazione di nuovi parcheggi e l'allargamento degli esistenti. Nessuna fase prevede un'incremento del trasporto pubblico su gomma o su ferro.

Non era meglio invertire le due fasi? Fare PRIMA i parcheggi e POI chiudere il traffico? E poi, quando si faranno investimenti seri sul trasporto pubblico?
Ecco perchè, per l'ennesima volta, la Giunta Alemanno propone cose che, in linea di principio, sono condivisibili (come la realizzazione della Nuova Tor Bella Monaca), ma che nei fatti hanno ancora troppe incognite.
Il rischio di bloccare il traffico per far contenti i miliardari che vivono o hanno negozi inel Centro Storico di Roma, strafregandosene altamente dei cittadini dirottati in un traffico ancor maggiore e senza parcheggi nè decenti servizi pubblici di trasporto, è molto molto alto.
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mercoledì 16 febbraio 2011

I clandestini? Nessun problema, lasciamoli al sud!




La lega nord si vanta di avere uno dei migliori ministri dell'interno della storia. Peccato che lo stesso ministro, al secolo Roberto Maroni, sia talmente preso dall'insuccesso storico della tessera del tifoso da dimenticarsi di uno dei cavalli di battaglia della lega nord: l'immigrazione clandestina.

Quello che sta accadendo da giorni nelle isole duosiciliane è incredibile: orde di disperati provenienti dal nord Africa si riversano nel Bel Paese. Possibile che con tutto quello che è successo in Tunisia ed Egitto, e che sta succedendo in Libia, il ministro Maroni non abbia pensato ad un piano per prevenire e limitare l'emergenza umanitaria?

Siamo certi che se queste orde di clandestini fossero arrivate in Veneto o Piemonte, certamente la Lega ed il suo ministro avrebbero operato con maggiore celerità e forza. Invece i clandestini giungono al sud, nella colonia duosiciliana. Chi se ne frega degli abitanti di Lampedusa, e dei meridionali in genere? Il governo Berlusconi? O Bersani, che da' ragione alla Lega Nord per corteggiarla al fine di far cadere Berlusconi?

Nessuno pensa alle Due Sicilie. Solo il Popolo Duosiciliano può pensare al bene della propria Terra.
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Identità duosiciliana




Il problema principale del sud è l'Identità. Molti nostri fratelli pensano di essere italiani perchè a loro è stato insegnato, da 150 anni, che sono italiani, cioè membri di una comunità nazionale omogenea e paritaria. Nei fatti, però, questa bella e favolistica creazione è stata smentita da stupri, violenze, depauperamento, disoccupazione, emigrazione, colonizzazione culturale: tutte cose che il Sud ha subito e subisce ancora, dal 1860 ad oggi.


Il problema - dicevamo - è identitario: noi siamo UN popolo (duosiciliano) ed UNA terra (Due Sicilie) colonizzati dal Nord. Noi siamo una colonia del Nord, che si è dato il nome di Italia. L'Italia non esiste. Noi siamo ETNICAMENTE diversi dai veneti e dai piemontesi (che, tra l'altro, sono etnicamente diversi anche tra loro, in barba alla sedicente Padania).

Siccome l'Identità è ontologicamente (nella sua essenza) antagonistica, per far capire agli altri chi siamo dobbiamo anche e soprattutto far capire chi NON SIAMO e contro chi siamo: quindi essere contro il Nord, contro i sedicenti padani, contro il massonico tricolore, contro le Regioni italiche (che hanno consegnato Gaeta al Lazio, giusto per fare un esempio).
Per questo nessuna alleanza con movimenti indipendentisti settentrionali è, secondo me, mai possibile: loro sono i nostri colonizzatori, i nostri sfruttatori, i nostri nemici. L'odio e la punizione non vanno stigmatizzati, ma solo incanalati in un progetto politico.

Se riusciamo ad (ri)ottenere ciò che da 150 ci è stato tolto con la pace, le elezioni e la diplomazia, bene. Altrimenti l'alternativa è una sola, ed è quella tratteggiata dall'I.R.A. (tanto per capirci).
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martedì 15 febbraio 2011

Le parole dei golpisti




"E' in corso un vero e proprio attacco alla sovranità popolare e ad un'istituzione dello Stato. Un potere dello Stato tenta di condizionare la volontà degli elettori e di stravolgere uno dei principi cardine di tutte le democrazie: l'equilibrio tra il potere giudiziario, legislativo ed esecutivo. Non è un problema del centrodestra o di Berlusconi, ma dell'Italia. L'anomalia del nostro Paese non è rappresentata da un Presidente del Consiglio liberamente eletto, ma da una parte della magistratura che agisce con finalità politiche" afferma il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini.

Il fatto che il gip di Milano abbia disposto il processo immediato nei confronti del premier Silvio Berlusconi significa che non ha tenuto conto di quanto votato le settimane scorse dalla Camera, dunque - afferma il ministro della Giustizia Angelino Alfano - questo è ''un tema che attiene l' autonomia, la sovranità e l' indipendenza del Parlamento''.

"C'e' una procura italiana che, attraverso una indagine risibile, sta cercando di ribaltare l'ordine democratico. L'offensiva lanciata dai magistrati nei confronti del premier non ha precedenti in Italia e nel mondo''. È quanto dichiara il vicepresidente Pdl della Camera, Maurizio Lupi.

"Berlusconi è soltanto l'ultima vittima di un sistema malato che tenta di criminalizzare chiunque pro tempore si pone a capo dei moderati che non vogliono essere subalterni alla sinistra", ha detto il sottosegretario Carlo Giovanardi

Sul caso Ruby contro il presidente del Consiglio "non esiste alcuna ipotesi accusatoria". Così il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha commentato la decisione del gip "Mi sembra tutto una grande costruzione mediatica - ha aggiunto Formigoni a margine della presentazione del progetto della tangenziale esterna di Milano - con poca sostanza".

"Nessuna novità dalla trincea dell'antiberlusconismo: i comandanti dell'assalto mediatico-giudiziario hanno deciso che Silvio Berlusconi va processato con rito abbreviato come si conviene al più pericoloso dei criminali": lo afferma il vicepresidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli.

"Come volevasi dimostrare. È proprio il caso di parlare di una giustizia ad orologeria che per Berlusconi è rapidissima, addirittura istantanea" afferma Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, e prosegue: "Tutto questo procedimento è viziato alla radice dal fatto che - trattandosi, visto il reato ascritto che è la concussione, di un'imputazione che per definizione riguarda il titolare di un pubblico incarico, nel nostro caso deve essere trattato dal tribunale dei ministri. Quindi c'è il tentativo di sottrarre Berlusconi al suo giudice naturale e anche di un fumus persecutionis che percorre questo procedimento dall'inizio al suo attuale sviluppo".

"Mai nella storia d'italia vi è stato un uso della giustizia così finalizzato alla lotta politica. È inevitabile un intervento del capo dello Stato". Così il ministro per l'Attuazione del programma Gianfranco Rotondi.

Questi sono alcuni dei golpisti che stanno quotidianamente violentando la già fragile democrazia italiana. Gridano al golpe, ma sono loro i golpisti.
Il punto di non ritorno è stato ormai raggiunto. C'è solo una soluzione: la stessa utilizzata dai nostri nonni per liberarsi del fascismo.
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Una candela per le Due Sicilie




Mentre la politica e l’economia dibattono sull’opportunità di chiudere fabbriche ed uffici il 17 marzo, festa dell’Unità d’Italia, tutti dimenticano che milioni di meridionali hanno versato il sangue in quei terribili anni che anno visto il tramonto (con la forza) del Regno borbonico. L’eccidio di Pontelandolfo, il lager-prigione di Fenestrelle in Piemonte sono solo alcune delle pagine nere dell’Unità, che la storiografia ufficiale ignora da 150 anni. Il 17 marzo, è certo, si scenderà in piazza con le bandierine del tricolore per festeggiare la nascita di un Paese che, dopo un secolo e mezzo, è ancora più spaccato di prima.

E’ giusto, però, onorare anche la memoria di chi credeva in un altro ideale, soffocato nella violenza e calpestato. E’ per questo che molti movimenti meridionalisti stanno aderendo ad una iniziativa nata sul popolare social network Facebook: accendere una candela in ogni piazza del Sud il 17 marzo per ricordare i martiri del Sud. In molti, inoltre, si recheranno a Roma, in piazza del Pantheon per una manifestazione nazionale. Le violenze subite dalle donne meridionali durante la guerra di annessione, le fucilazioni di massa ed i saccheggi non fanno parte della memoria collettiva, i libri di storia ci hanno raccontato un’altra Italia. Del resto, è banale ma è così, la storia la scrivono i vincitori.

Sarebbe opportuno, inoltre, impegnarsi anche per dedicare una piazza ai martiri del Sud in tutti i comuni del Mezzogiorno. Esistono migliaia di Corso Garibaldi, piazza Vittorio Emanuele, via Cavour. Ora, nessuno vuole stravolgere la toponomastica di mezzo Paese, ci mancherebbe, però è giusto dedicare una piazza, una strada, una parco alle migliaia di persone che hanno perso la vita perché credevano in un ideale, difendevano la propria Patria. Non si tratta di dividere il Paese, ma solo di restituire dignità a chi è stato trattato, anche dalla storia, come un lestofante.

Maggiori informazioni sulla manifestazione di Roma e sull’iniziativa delle candele per il Sud le trovate su Facebook http://www.facebook.com/home.php#!/event.php?eid=128508533884521
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Nulla da festeggiare




In merito al recente dibattito sull’opportunità o meno di festeggiare il 17 marzo i 150 anni dell’Italia unita, il Movimento Neoborbonico ha realizzato un apposito adesivo che sta già distribuendo in migliaia di copie (informazioni su neoborbonici.it e ilnuovosud.it) con la sintesi della posizione che al Sud si dovrebbe assumere: “CentocinQuantaretorica. 150 anni di bugie: io non festeggio”. L’unificazione italiana ha avuto nell’ex Regno delle Due Sicilie conseguenze tragiche e ancora attuali: la fine di un Regno antico e autonomo e di una capitale mondiale, massacri, saccheggi e l’inizio di questioni come l’emigrazione e la questione meridionale prima sconosciute e tuttora irrisolte. Per rispetto nei confronti delle centinaia di migliaia di vittime chiamate “briganti” e cancellate dalla storia e dei milioni di emigranti partiti dalla nostra terra dal 1861 in poi, bisognerebbe restituire verità alla storia piuttosto che continuare a celebrare in maniera retorica e unilaterale fatti e protagonisti di un “risorgimento” tutto ancora da riscrivere. La costruzione di una vera identità nazionale non può non passare per la verità storica.
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LatinaOggi: la festa borbonica

https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjnq7TOhN3nk_k_TAV4mTkD3f7qj232VJUamzH9hrRnSYrOiPlj4djRUiRv7d_1yw_PQwp6csvpr4tbOVViAp-gnsU-C5FyUUPr2HmldXVIcuJm-dxDRQQR93vTzWM0QCWK0ViTkwnpqmk/s1600/gaeta+borb.jpg


lunedì 14 febbraio 2011

domenica 13 febbraio 2011

Grazie ragazzi




Dal blog ultras AVANTI A GAMBA TESA

http://avantiagambatesa.blogspot.com/2011/02/grazie-ragazzi.html

Sono quasi le 3 di notte di un sabato sera indimenticabile. La capitale della sedicente Italia si addormenta, nervosa e stanca. La principale squadra capitolina ha appena perso, in casa, lo scontro con l'altra vera capitale della penisola italica: Napoli.


Napoli gioisce e si specchia nelle lacrime di gioia dei suoi tifosi, siano essi giunti dall'antica partenope oppure residenti fuori dalla terra natia. Lo stadio Olimpico ribolliva di napoletani in ogni settore, ed i gol sono stati salutati con grida di giubilo inconsuete per una squadra che gioca in trasferta. Ma si sa: il Napoli non gioca mai in trasferta, perchè il suo Popolo è ovunque.


Se all'andata Giulio Cesare si è dovuto inchinare a Masaniello, stavolta si è addirittura capovolta la storia: i Borbone hanno conquistato Roma, proprio nell'anno del centocinquantesimo anniversario della invasione delle Due Sicilie.


Un uruguagio figlio di emigranti meridionali, al secolo Edinson Cavani, ha realizzato i due gol che hanno consegnato la corona d'alloro a Napoli ed ai napoletani, primo fra tutti quel Paolo Cannavaro capace di zittire tutti i fischi di qualche anno fa servendo su un piatto d'argento un assist degno del miglior Garrincha.


Ma lascio volentieri ai giornalisti di professione la cronaca di una partita che per i tanti napoletani come me, costretti a vivere e lavorare fuori dalla madre patria, ha assunto i connotati di una rivincita sociale e popolare: vivere a Roma non è facile, per un meridionale lo è ancor meno.


I calciatori sembrano averlo capito: la maglia del Napoli è la maglia della nostra Nazionale, rappresenta un Popolo ed una Terra antica e valorosa. Non hanno mai tirato indietro la gamba, ed hanno risposto a tono alle provocazione dei vari Cassetti, Rosi, De Rossi. Spavaldi ed umili, grintosi e pacati, questi calciatori e questo mister che non smetteremo mai di ringraziare. Le bandiere sventolino fiere, i balconi siano addobbati a festa: partenopei, noi siamo partenopei.


Lo sappiamo bene: conta solo la maglia. Non ce lo dimentichiamo nè quando vinciamo a Torino o a Roma, nè quando perdevamo col Chieti. Stasera, però, concedetemi di osannare gli eroi dell'Olimpico. Concedetemi un tocco di retorica. Una città sommersa dai rifiuti, dalla camorra e dal malgoverno, stasera è tornata ad essere una Capitale.


La più bella Capitale del mondo.
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sabato 12 febbraio 2011

La nostra capitale stasera gioca in trasferta


La maglia della capitale della mia nazione


Il liberalismo sessuale




In questi giorni ho capito una cosa: liberalismo e berlusconismo sono, dal punto di vista sessuale, sinonimi.
La annunciata manifestazione delle donne "de sinistra" contro l'immagine che i comportamenti del premier e della classe politica in generale propongono ai cittadini (e soprattutto alle cittadine), ha risvegliato i soloni del liberalismo che si sono (ri)scoperti berlusconiani sessuali.
Pennivendoli sinistrorsi del Sistema stanno da giorni boicottando la manifestazione delle donne, sminuendone la portata, ed adducendo la motivazione che "in una democrazia liberale, ognuno fa ciò che vuole col proprio corpo e sotto le proprie lenzuola".

Benissimo: il liberalismo, dal punto di vista sessuale, è un puttanaio. Che una troietta guadagni in una sera quello che una precaria guadagna in sei mesi è legittimo, in una democrazia liberale... che una igienista dentale venga eletta consigliera regionale e guadagni 12 mila euro al mese per aver organizzato i festini a base di zoccole per il premier è legittimo, in una democrazia liberale... che il criterio di selezione di buona parte della classe dirigente femminile di centrodestra sia la gradevolezza estetica è legittimo, in una democrazia liberale... che un leader politico possa proporre, nelle sue televisioni come nella sua vita privata, un modello femminile basato sull'apertura delle cosce è legittimo, in una democrazia liberale...

Ed i liberali di sinistra (Ostellino, Rondolino, e compagnia) e il Partito Radicale contestano chi manifesta contro questa impostazione, perchè la liberaldemocrazia non può e non deve sindacare i comportamenti sessuali, se questi non sfociano in reati.
Cioè: a casa tua puoi fare il cazzo che ti pare e puoi farlo sapere a tutti, basta che non fai reati. Esattamente la stessa impostazione del berlusconismo.

Ecco perchè berlusconismo e liberalismo sono sinonimi. Ecco perchè sono fieramente antiliberale e contro la liberaldemocrazia.
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venerdì 11 febbraio 2011

Insorgenza contro l'ennesimo aumento della tangenziale di Napoli




Sabato 12 febbraio 2011 il Movimento di Insorgenza Civile si attiverà ancora una volta a favore di una Tangenziale di Napoli gratuita, questa volta con un corteo di auto sulla stessa arteria, che partirà alle 09:30 dall’ingresso di Capodichino per poi terminare dinanzi la sede degli uffici Rai di Fuorigrotta alle 11:30.

La Tangenziale di Napoli, costruita tra il 1972 ed il 1977 con finanziamenti prevalentemente privati, ufficialmente denominata A56, è asse autostradale urbano. Questa è una anomalia. Com’è possibile che venga definito asse autostradale un tratto di strada che non raccorda due autostrade, bensì un’autostrada (verso Roma o Bari) e una strada statale che porta al mare (la SS Domitiana)? Che si tratti di un’autostrada anomala, appare chiaro allo stesso Ministero, laddove la si definisce (D.M. 12.11.2001, preambolo) un’ ”autostrada, interamente urbana, non interconnessa con il resto del sistema”. Le conseguenze di tale definizione non sono irrilevanti, poiché proprio per questo motivo, il pedaggio della tangenziale di Napoli viene ancorato agli aumenti tariffari autostradali.

“È da tanto che siamo impegnati nella lotta contro il pagamento della Tangenziale – spiega il presidente di Insorgenza Civile Nando Dicè – ma ancora una volta ci dimostrano che nessuno ascolta il popolo napoletano. La tangenziale di Napoli è l’unico asse extraurbano a pagamento in Italia e non solo ci costringono a pagarlo ogni giorno più volte, ma ne aumentano l’importo annualmente. Siamo stanchi di pagare un pedaggio che per convenzione doveva essere pagato solo per i primi 33 anni della costruzione dell’asse stradale, e di vedere i nostri soldi arricchire le tasche di persone che non si occupano né della manutenzione delle strade, né della nostra città. L’incasso (oltre 55 milioni di euro all’anno – dati bilancio 2008), non va alla Città Partenopea, né al Comune, né alla Cittadinanza, ma alla Benetton, maggiore azionista del gruppo Autostrade Meridionali. Ogni settimana siamo presenti con i nostri banchetti nelle piazze partenopee per raccogliere le firme contro il pagamento della tangenziale. Ma questa volta abbiamo voluto organizzare un corteo, in modo tale che tutti i napoletani siano a consocenza di questo grande sopruso ai nostri danni che va avanti da troppo tempo. Bisogna far sentire le nostre voci e far rispettare i nostri diritti e noi lo facciamo insorgendo!”
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Pronunciamento UE su "emergenza" rifiuti





Il Parlamento Europeo si è pronunciato sulla questione rifiuti campana sottolineando come l’intera gestione della vicenda spazzatura italiana sia inadeguata e come la Campania rappresenti il capitolo più complesso ma non l’unico di questa incresciosa situazione che getta discredito sull’intera popolazione della penisola.

Nel documento (risoluzione del Gennaio 2011):

- si accusa, senza mezzi termini, il governo italico di aver più volte violato le normative continentali e di aver, negli anni, posto in essere, come l’unica reale attività, un continuo tentativo di aggirare o derogare alle suddette regole;
- si invita a rispettare la normativa UE in materia rifiuti abbandonando le barbare pratiche di incenerimento e deposito del pattume a favore di prevenzione,riciclo e trasformazione. Tale invito rappresenta una batosta per il nostro governo che fino ad oggi ha basato tutto lo smaltimento della immondizia sulle discariche e sugli inceneritori che però, fortunatamente, non sono sistemi contemplati dall’ UE;

- non vengono risparmiate critiche sulla nomine di commissari speciali e sulla designazione dei siti dei rifiuti come “aree di interesse strategico”sottolineando come l’ unico risultato ottenuto, attraverso queste mosse, sia stato il favorire la presenza di gruppi organizzati di stampo criminale. Si richiama, poi, l’attenzione sulla necessità di siti dove smaltire i rifiuti industriali,speciali e tossici,e all’urgenza rappresentata dalle Ecoballe abbandonate di Taverna del Re;

- viene inoltre ribadito il diritto dei cittadini ad essere informati e a poter collaborare alla risoluzione di un tema che riguarda così profondamente territorio in cui vivono, sottolineando come in Italia sia avvenuto tutt’altro addirittura ponendo l’inceneritore di Acerra sotto il presidio delle forza armate.

La nota più interessante è però nella parte finale della produzione, dove l’UE spiega come pianificazione ed attuazione del ciclo rifiuti siano competenza delle autorità italiane e che quindi l’onere di bonificare i siti campani che sono stati contaminati dall’inquinamento proveniente dalle varie forme di rifiuti non debba essere sostenuto dai contribuenti, ma dai responsabili dell’inquinamento conformemente al principio di “chi sbaglia paga”. I criteri di attribuzione di responsabilità ed i metodi di risarcimento sono da stabilire, ma la speranza è che tale proposito venga messo in atto,facendo così in modo che i colpevoli non finiscano in carcere, con vitto e alloggio a spese dei contribuenti,ma che finalmente paghino le loro enormi malefatte con il loro patrimonio.
La risoluzione del Parlamento Europeo viene accolta dalla maggior parte della cittadinanza attiva a difesa del proprio territorio come una manna scesa dal cielo, finalmente un organo sovrano sembra accogliere le loro richieste di un ciclo dei rifiuti ecocompatibile, in barba alle tesi di presunti scienziati che per ignoranza o malafede hanno sostenuto che gli inceneritori non fossero dannosi. E’ inoltre il caso che tutti gli amministratori,locali e centrali, complici di questo disastro, facciano un enorme mea culpa per aver rifiutato qualsiasi forma di dialogo con tecnici,medici e cittadini che proponevano soluzioni alternative, a quelle finora adottate, in linea con le normative UE e meno gravose economicamente. Il dialogo,se avviato per tempo, avrebbe permesso di risparmiare, tempo e denari, e avrebbe evitato un clima di sfiducia totale nei confronti di chi ci governa; purtroppo, però, il problema, come sempre quando si tratta di una parte dello stivale al sud della capitale, è stato affrontato in maniera superficiale cercando,interessate soluzioni non definitive e piccoli contentini per mettere a tacere le continue lamentele della popolazione.

Ed intanto il disastro continua e si aggrava …
Matteo Nuzzo
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'A vera munnezza 'e Napule e d''o Sud

La VERA Immondizia di Napoli , della Campania e del Sud Italia.

Gli articoli di giornale sono dei quotidiani:
- Repubblica
- Il Fatto Quotidiano
- Corriere della sera
- Quotidiano.net
- Eco dalle Città (sito che tratta di tematiche inerenti l'ambiente)

La canzone in sottofondo è "tammurriata d' 'a munnezza" (tammurriata dell'immondizia):
TESTO E MUSICA: M. M. FUSCO
ARRANGIAMENTI: LELLO FEDERICO
VOCE SOLISTA: UMBERTO ILLIANO

mercoledì 9 febbraio 2011

Caldoro cancella 220 milioni per il centro storico di Napoli




di Angelo Forgione
per napoli.com


“La Giunta della Regione Campania ha deciso di cancellare il Grande Programma Integrato Urbano per il Centro Storico di Napoli Patrimonio Unesco, probabilmente i 220 milioni di euro che dovevano essere impegnati per riqualificare il cuore di Napoli, scompariranno a vantaggio delle Regioni del Nord Italia, così come avvenuto per i fondi FAS”.

La denuncia arriva da Alberto Patruno e Gianfranco Wurzburger, rispettivamente presidente e assessore alla vivibilità della II Municipalità di Napoli che comprende gran parte del centro storico in cui si legge anche che “un protocollo d’intesa tra Comune di Napoli, Regione Campania, Soprintendenza e Curia Arcivescovile, totalmente ignorato dal presidente Caldoro, è stato cestinato senza alcun rispetto per chi vive il centro storico!”.

“Tanti monumenti, più di 40 chiese, molte strade e piazze del centro storico – proseguono gli esponenti della Municipalità – dovevano essere riqualificate e restaurate, ma purtroppo con questa scelta della Giunta Regionale tutto viene azzerato, e siamo sicuri che questa scelta è stata dettata dalla capitale!”

“Facciamo appello – concludono Patruno e Wurzburger – a tutti i parlamentari napoletani, ai consiglieri regionali ed ai segretari di partito affinché si organizzi una mobilitazione generale per evitare questo “scippo”, per fermare questo furto che sta per subire la nostra città e soprattutto il popolo napoletano”.

La bufera è arrivata con la delibera regionale, pubblicata la scorsa settimana proprio mentre il Comune presentava il Piano di Gestione che faceva affidamento sui 220 milioni già approvati dalla precedente giunta Bassolino. La giunta Caldoro ha invece revocato con un colpo di spugna la vecchia delibera del 5 Marzo 2010 motivandola con l’esigenza di riaggiornare il tutto alla luce del “Piano Sud” del Governo e delle delibere CIPE sui criteri per la spesa dei fondi strutturali. Gli assessori comunali all’edilizia e alla cultura Pasquale Belfiore e Nicola Oddati fanno sapere che si sta dialogando con la Regione per non far perdere un solo euro e per ottenere la revoca della delibera regionale in modo da sbloccare almeno i fondi necessari per il restauro del Museo Filangieri, il recupero di Villa Ebe e nuovi lotti di lavori per l’Albergo dei Poveri.

L’allarme lanciato dalla II Municipalità è comunque concreto e nasconde l’ennesimo rischio per Napoli che lascerebbe così scappare altri finanziamenti verso il nord del paese.
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Sprechi del nord: Torino, Milano e Genova più indebitate d'Italia




Roma - (Adnkronos) - Il segretario Bortolussi: "Buona parte del debito che grava sull'Amministrazione comunale è riconducibile al costo delle grandi opere necessarie per realizzare le Olimpiadi invernali tenutesi in città nel 2006''

(Adnkronos) - E' Torino il Comune capoluogo piu' indebitato d'Italia: il risultato emerge da un'analisi condotta dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha calcolato l'incidenza percentuale del debito sulle entrate correnti, dei 118 Comuni capoluogo di provincia presenti nel nostro Paese. Con l'analisi di questo primo parametro di riferimento, si e' cercato di capire quanto incidono le passivita', accumulate da un Comune, sul totale delle proprie entrate. Al primo posto di questa speciale graduatoria troviamo Torino, con una percentuale di debito sulle entrate correnti pari a 252,2, seguono Carrara, con il 223,1%, Milano, con il 209,9%, Teramo, con il 192,1% e Fermo, con il 181,5%. Tra i piu' virtuosi, invece, scorgiamo l'Aquila (9,1%), Vibo Valentia (8,2%), Brescia (7%) e Caltanisetta (5,4%).


Il secondo indicatore preso in esame dagli artigiani mestrini e' stato quello piu' semplice da calcolare: il debito pro-capite. Anche in questo caso, e' sempre il Comune di Torino a svettare nella classifica nazionale: su ogni torinese grava un debito di 3.419 euro.


Al secondo posto troviamo Milano, con un debito pro-capite di 2.967 euro e al terzo posto Siena, con 2.515 euro. Tra i meno virtuosi anche Carrara (2.375 euro pro capite), Genova (2.207 euro) e Catania (2.167 euro). I piu' fortunati, invece, sono ancora una volta i bresciani (con un debito di soli 92 euro pro-capite), gli aquilani (84 euro), i residenti di Vibo Valentia (68 euro) ed, infine, i nisseni (42 euro).


''Con questa analisi - esordisce il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi - non vogliamo dare nessun giudizio di merito sull'operato dei Sindaci. Nel caso di Torino, ad esempio, sarebbe veramente ingiusto criticare Sergio Chiamparino visto che buona parte del debito che grava sull'Amministrazione comunale, e' riconducibile al costo delle grandi opere che si sono rese necessarie per realizzare le Olimpiadi invernali tenutesi in citta' nel 2006''.


Quello che emerge dall'analisi e' che ''negli ultimi 15 anni - conclude Bortolussi - ai Comuni sono stati progressivamente tagliati i trasferimenti dallo Stato centrale che, solo in parte, sono stati compensati dalle compartecipazioni ai tributi erariali. Nel frattempo, pero', sono aumentate le funzioni e le competenze in capo ai Sindaci, con il risultato che questi ultimi hanno dovuto, per mantenere la qualita' e la quantita' di questi servizi offerti ai cittadini, od indebitarsi od aumentare le tasse e le tariffe locali''.


''Ora, con il federalismo municipale, questo circolo vizioso va interrotto. Altrimenti, c'e' il rischio - almeno nella prima fase di applicazione che consentira' lo sblocco delle addizionali comunali Irpef, l'applicazione della tassa di soggiorno o delle tasse di scopo - che i Sindaci diventino dei nuovi gabellieri per conto dello Stato centrale. Insomma - concude - bisogna scongiurare l'ipotesi che una cattiva riforma costringa i cittadini a pagare piu' tasse''.
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