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martedì 25 marzo 2014

Uno sguardo alle architetture esoteriche di Napoli

Tratto da Insorgenza.it




Il primo a parlare di architettura esoterica, cercando di penetrare la testimonianza misteriosa lasciataci da quelle maestranze attive a Napoli, tra tardo medioevo e primo rinascimento, fu il mio compianto amico Mario Buonoconto nel suo prezioso volumetto sulla “Napoli esoterica”.
Già sotto i Normanni e poi durante i regni di Svevi, Angioini ed Aragonesi, giunsero in città, dal nord Europa prima e poi dalla Francia e dalla Spagna, artigiani organizzati in confraternite sul modello franco templare.
Essi erano particolarmente abili nel sagomare il piperno, pietra molto dura, adoperata in genere per la pavimentazione stradale e per ricavare portali e soglie di balconi.
Già in epoca tardo romana si erano costituite delle corporazioni di maestri pipernieri che tramandavano i “segreti dell’arte” solo a pochi fidati apprendisti.
Nel Rinascimento erano chiamati “maste ‘e prete” e si immaginava che sapessero caricare la pietra di energia positiva.
Quando si apprestavano alla costruzione di un edificio importante, oltre a porre nelle fondamenta alcune monete, come obolo per i morti, in ossequio a riti propiziatori in uso presso i Caldei ed i Greci, cercavano, sfruttando una sorta di rabdomanzia, d’identificare i punti di forza del luogo, scegliendo il più adatto per costruire.
Questa breve introduzione è necessaria per affrontare il discorso sui segni presenti sul bugnato della facciata della chiesa del Gesù Nuovo, precedentemente palazzo della nobile famiglia dei Sanseverino, edificato nel Quattrocento e, dopo sfortunate vicende della casata, ceduto all’ordine del Gesuiti, che lo trasformarono nella splendida chiesa barocca, tra le più note della città.
L’architetto Novello da San Lucano si servì di maestranze locali che crearono quella serie di piccole piramidi aggettanti verso l’esterno con il vertice puntato sull’osservatore.
Queste facciate a bugnato, relativamente diffuse al nord, sono insolite nel meridione ed a Napoli ve ne son ben pochi esempi.
Su quelle in esame sono presenti numerosi strani segni incisi sulla superficie, un misterioso alfabeto con una sorta d’ideogrammi che si ripetono secondo un ritmo particolare, che fa supporre ad una chiave criptata di lettura, di recente oggetto di una suggestiva interpretazione da parte di uno studioso locale, Vincenzo De Pasquale, che ha ritenuto di identificarvi un pentagramma che si è materializzato in un concerto eseguito nella navata della stessa chiesa del Gesù Nuovo.
La lettura fatta dal De Pasquale parte dall’ipotesi, smentita da esperti della lingua, che i misteriosi segni non siano tracce lasciate dai cavatori per conteggiare il lavoro svolto, bensì lettere dell’aramaico, la lingua parlata da Gesù.
Ad ogni segno corrisponde una nota e la facciata è un pentagramma sul quale l’architetto, Novello da San Lucano, ha scritto la sua opera musicale che, di traccia in traccia, per vie misteriose, sarebbe finito persino in un’opera di Johann Sebastian Bach.
Il concerto, reintitolato “Enigma”, è stato suonato dall’organista ungherese LorentRez ma sarebbe stato scritto originariamente per strumenti a plettro. Il legame con l’Ungheria non è casuale. Novello da San Lucano andò a vivere nel paese magiaro e là morì, dopo aver progettato e costruito diversi edifici ed aver lasciato sue tracce nella storia artistica e musicale.


Alla ricerca di altri messaggi sulla pietra si è mosso da tempo un appassionato medico di professione, Lucio Paolo Raineri, che ha indagato sulle mura medioevali cittadine, costruite dagli Aragonesi, a partire dal 1484, servendosi di maestranze di Cava ‘de Tirreni ed utilizzando piperno proveniente dalle cave di Soccavo.
La folgorazione per il riflesso di uno specchio provocato da un’insolita luce estiva gli fece scorgere i frammenti di un misterioso discorso sulle pietre scure della Torre San Michele in via Cesare Rosaroll, una delle meglio conservate. Ha continuato le sue indagini fotografando altri segni strani su mura e torri che da via Marina arrivano fino a via Foria. Ha così fatto molte altre scoperte, alcune già note agli studiosi della Napoli segreta. «Sono quasi tutti segni lapicidi, marchi di fabbrica dei cavatori, segni di posa, di allestimento».
Per lo più si tratta di lettere dell’alfabeto, numeri o simboli astrologici ed anche una croce uncinata, segno di antica tradizione indiana (molto simili a quelli trovati anche sul bugnato della facciata del Gesù Nuovo). In altri casi, sono segni che richiamano l’alchimia o la massoneria perché le logge segrete originariamente erano composte da fratelli muratori.

I segni su Torre San Michele sono stati soltanto il punto di partenza.
Armato di taccuino e macchina fotografica, il medico-Indiana Jones s’è fatto tutto il percorso aragonese. «Naso all’aria», racconta, «confrontandomi con le supposizioni di chi mi vedeva in giro, cominciai a rivisitare i massi di piperno di altre torri, con i soli limiti di penetrazione del mio sguardo e della loro dislocazione e accessibilità» perché gran parte della fortificazione è ormai all’interno di palazzi privati o è stata abbattuta o è stata sommersa da superfetazioni architettoniche.
L’anamnesi di Raineri è stata scrupolosa ed ha partorito una relazione documentatissima nella quale si legge il resoconto delle sue esplorazioni nella metropoli dei segni che avrebbe fatto la felicità di un Roland Barthes in cerca del grado zero della testimonianza operaia. «Niente scorsi sui massi della piccola Torre Duchesca a vico Santa Maria a Formiello», scrive, «né sulla vicina Torre Sant’Anna. Porta Capuana ed il tratto di mura tra Torre Onore e Torre Gloria fu ricchissimo di reperti, visibili ad occhio nudo e ad altezza d’uomo. La stessa scarsezza di risultati l’ebbi per porta Nolana, anche se la grafia di quello che può sembrare un’intera parola sconosciuta, alla base della Torre Fede, mi ha lasciato sconcertato».
Oltre che sulle torri aragonesi, i segni lapicidi sono presenti in Campania sull’abbazia di San Guglielmo al Goleto e sulla cattedrale di Sant’Antonino a Sant’Angelo dei Lombardi e sull’abbazia di Santa Maria di Realvalle a Scafati.
Ma in una metropoli perennemente affollata e costruita su se stessa, ogni angolo racchiude un segreto, un messaggio, una pietra parlante. «L’importante è cominciare a capirne la lingua», commenta Raineri, che, molto probabilmente, è solo quella del lavoro.
Al fianco di scritte pseudocriptiche, ve ne sono altre, perfettamente leggibili, ma delle quali ci sfugge il significato, come quella che s’incontra nel porticato del chiostro dell’ex dimora dei Caracciolo, i cui locali sono stati utilizzati negli ultimi anni dai giudici di pace per i loro uffici.

Cogliamo l’occasione per descrivere il mastodontico edificio che ospita la scritta, posto sull’ultimo tratto di via Tribunali, l’unico in stile tardo gotico ed unico che ricorda l’architettura catalana.
L’edificio era stato disegnato dal grande architetto dell’arca funebre di re Ladislao a San Giovanni a Carbonara, Andrea Ciccione, e ne sopravvissero, come si vede, l’arco d’ingresso, il pianterreno del primo chiostro e la porta della sala di ricevimento, in origine sacello gentilizio di Sergianni e fino al diciottesimo secolo ricchissima cappella, detta “il tesoro”, dove si nominavano i nuovi magistrati del vicino tribunale.
Oggi, ad abitare il complesso, è il Comune di Napoli con i suoi uffici, sezione San Lorenzo, quartiere Forcella. Al primo piano i corridoi con gl’infissi in legno e le vetrate mostrano ancora il disegno ospedaliero. Qui erano ricoverate persone fino a pochi decenni fa: gli ultimi anziani pazienti ne sono usciti nel 1970.
Il Lazzaretto, sala maestosa, sgombra dai letti o dai pagliericci che si dovevano usare per appestati, malati di tifo ed altri pazienti colpiti da epidemia, è un trionfo di luce. Una separazione architettonica con timpano distingue la corsia dalla sala chirurgica o gabinetto medico.
Oggi, al posto dei tavoli anatomici, c’è una piccola sala conferenze su cui troneggia una lapide dedicata a Mariano Semmola. Tutta la sala del Lazzaretto è circondata a mezza altezza da una lunga balconata da cui passare cibo e rimedi ai malati con cui non si poteva entrare in contatto. Qui si curavano, tolte le epidemie, le diffusissime malattie veneree e della pelle (nel 1888 vi fu istituito un reparto dermoceltico).

Pochi anni fa in questa sala, infinitamente lunga ed infinitamente alta, sessanta metri, per dieci, per sei, è stata girata una fiction dedicata al medico santo Giuseppe Moscati, interpretato da Beppe Fiorello. Due anni fa, con la venuta a Napoli, in occasione del Napoli Teatro Festival, del grande regista spagnolo Enrique Vargas, il Lazzaretto diventò spazio teatrale, oscurato ed irriconoscibile, un lungo ventre di balena dove si avveravano visioni felliniane, gomitoli di cotone e ragnatele, morti e voci del passato e feste mobili che avvolgevano lo spettatore in un’esperienza irripetibile: un bell’esorcismo per un luogo del potere diventato luogo di sofferenza ed infine, luogo d’arte.
Il bellissimo palazzo, che era stato simbolo del potere di Sergianni Caracciolo su Napoli e sulla regina Giovanna II, sede di feste ed intrighi, manifesto della potenza degli uomini nuovi sulle antiche dinastie, acquistato dai frati Ospedalieri nel 1587,si trasformò in ospedale, per necessità.
Giaceva in abbandono da un secolo, infiltrato da case private, tanto che le liti fra vicini produssero un morto, come testimonia la lapide minacciosa,ancora oggi presente, voluta da un diffamato, in un lato del cortile: «Dio m’arrassa da invidia canina da mali vicini, et da bugia d’homo dabbene». Questa frase si presta a varie interpretazioni: potrebbe essere una preghiera od una delle tante invocazioni scaturite dalla filosofia dei napoletani. Viene anche citata dal Chiarini ed una leggenda vuole che se i frati dell’ospedale avessero tolto la targa, il possesso della donazione sarebbe passato all’ospedale Incurabili.

sabato 22 marzo 2014

Un museo che il Mondo ci invidia, e che l'itaglia abbandona.



Uno spazio quasi vuoto, indefinibile, dove tutto ciò che dovrebbe essere al suo interno ancora non c'è. Così, il museo della Magna Grecia di Reggio Calabria, progettato negli anni ’30 da Marcello Piacentini, appare ai visitatori: 4 piani di edificio che accoglie soltanto i due bronzi di Riace e pochissimi altri reperti. Rinviata innumerevoli volte, finalmente, nel dicembre 2011, con due anni di ritardo rispetto al previsto, ecco la tanto attesa riapertura.

A presenziare, l'allora ministro dei Beni e delle attività culturali, Massimo Bray: "I simboli del paese sono tornati in piedi. Le sfide sono il turismo e la cultura, con il Mezzogiorno, dobbiamo lavorare insieme. Bisogna ripartire da qui". Ma, dopo quattro anni e 33 milioni di euro spesi per i lavori di restauro, nei depositi dello storico museo ci sono centinaia di reperti in attesa di sistemazione.

L'appalto per i lavori definitivi, tali da permettere il riallestimento totale della struttura, era stato assegnato alla cordata facente parte alla società Set up live, Protecno e la cooperativa Gnosis che, avevano garantito la consegna ad aprile 2014. Finalmente Reggio Calabria aveva riportato i Bronzi al mondo ed ora si apprestava a fare lo stesso con le altre sue ricchezze artistiche, ma il consorzio Research ha contestato l’esito della gara vinta dalla cordata e ne ha chiesto la sospensiva. Il primo a pronunciarsi è stato il Tar, che ha respinto il ricorso. Non ha seguito la stessa linea il Consiglio di Stato che, invece, ha interrotto i lavori.

Tutto ciò nel momento in cui il presidente della Regione, Scopelliti, e l’amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio presentavano l’accordo per portare i turisti al museo di Reggio Calabria. La patata bollente passa adesso, di nuovo, al Tar che ha fissato l'udienza per luglio, spazzando via anche la minima speranza per la riapertura completa ad aprile 2014. Prima del 2015, nella migliore delle ipotesi, la situazione non si sbloccherà. Infatti, se il Tar dovesse dar ragione al consorzio Research, si dovrà rifare la gara.

Per caso, vi è capitato di ascoltare lo slogan dello spot pubblicitario, lanciato dalla Regione Calabria per il turismo? La voce è quella, inconfondibile, di Giancarlo Giannini. La frase che, il famoso attore ripete, è: "La Calabria ti sorprende sempre". Sante parole.

Tratto da Parallelo 41
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venerdì 7 marzo 2014

Università del Sud, perché bisogna ritirare il decreto Carrozza



La pressione della gente del Sud che riconquista consapevolezza della propria storia e dei propri diritti negati, primo fra tutti, quello all’equità (uno Stato non può garantire ad alcuni cittadini una dote di infrastrutture e servizi e negarla ad altri), ha indotto prima il centrodestra a partorire partitini meridionalisti nei nomi e, nei fatti, alleati con la Lega contro il Sud; adesso induce il maggior partito del centrosinistra a meridionalizzarsi a Sud (iniziativa di Michele Emiliano e altri dirigenti terroni), per contrastare la deriva nordista del partito, sempre più spudorata, violenta.

Basti vedere questo “nuovo” governo e chi lo dirige; per non parlare di quello precedente e di chi lo dirigeva: se Renzi non nomina mai il Sud e quando lo fa, avrebbe fatto meglio a stare zitto, Letta diceva che l’Italia starebbe davanti alla Germania, se non avesse Campania e Calabria (e pensate dove saremmo senza lui e suo zio…).

Ma, detto questo, a me sembra un segnale comunque positivo che il Pd abbia bisogno di proporsi, a Sud, quale rappresentanza di tali nuovi sentimenti. In questo sono maoista: non mi importa se il gatto sia nero o bianco, purché acchiappi il topo. E se davvero il Pd meridionale vuol dare seguito ai dichiarati propositi (sennò, siamo ancora a chiacchiere e tabacchiere e’ legnamm…), ha un bel modo per convincerci che fa sul serio: per cominciare, obblighi Renzi a ritirare il vergognoso decreto emesso dal governo precedente, a firma del peggiore ministro di sempre all’Istruzione, tale Carrozza, con il quale si sono condannate a morte le università del Sud, per favorire solo quelle del Nord (in primis quella del ministro Carrozza), grazie a criteri furbescamente scelti. I parlamentari meridionali, di destra e di sinistra, hanno taciuto e colpevolmente consentito; forse, persino scodinzolato.

Se l’hanno fatto per ignoranza, distrazione, incapacità, ora hanno l’occasione di recuperare. Alcuni rettori delle università meridionali hanno protestato, ma sono rimasti soli. Se Emiliano fa sul serio, si rivolga ai rettori, ai parlamentari (e lasci perdere le appartenenze partitiche: qui si tratta del futuro e persino del presente dei nostri giovani, delle loro famiglie): li convochi, li sostenga e li sproni in questa opera di risanamento di un disastro voluto e concepito, raccogliendo i passi già fatti, in questo senso, dai precedenti ministri Gelmini e Profumo (scusate i termini…), proprio da un ministro del Pd! Da un governo presieduto da uno del Pd! Qui Emiliano e gli altri del Pd meridionale devono dimostrare che non sacrificano il Sud all’obbedienza di un partito che vuol fare concorrenza alla Lega, al Nord, ammazzando il futuro del Mezzogiorno (e chissà se la concorrenza alla Lega basta a “giustificare”, si fa per dire, queste azioni. Secondo me le avrebbero fatte comunque). Così capiremo se si sono davvero resi conto di quello che sta succedendo o no.

lunedì 20 agosto 2012

Un ricordo per Tony Scott



Si è buttato da un ponte dell'amata e odiata Los Angeles. Così il regista Tony Scott, fratello dell'altrettanto famoso Ridley, ha deciso di porre fine alla sua vita. 68 anni, ha lasciato un biglietto nel suo ufficio in cui testimoniava l'intenzione di volersi suicidare. Le motivazioni, se ci sono, non sono state rese note.
Lascia una moglie, due figli, ed una serie di progetti cinematografici che avrebbero certamente accresciuto la sua già importante filmografia. Eh si, perchè Tony Scott è stato il regista di Top Gun e Giorni di Tuono, due adrenalinici film che hanno consegnato alla gloria imperitura un attore come Tom Cruise. E come dimenticare il geniale e pazzoide Deja vù, oppure i mozzafiato Pehlam 123 e Unstoppable, tutti con Denzel Washington?
Per i non addetti ai lavori, Tony Scott è stato semplicemente il regista di alcuni film campioni di incassi; per i più esperti, il regista originario dell'Inghilterra aveva un taglio da documentarista di razza a cui aveva aggiunto un tocco d'autore, specie nell'uso della fotografia e del montaggio. 

Per me Tony Scott è stato uno dei registi più importanti per la mia crescita culturale e artistica, sia perché ha realizzato film che ho amato ed amo tutt'ora, sia perché la sua capacità di stare sempre un passo dietro, senza imporre una visione autorale del ruolo del regista, tipica di altri grandi come Kubrick e Tarantino.


domenica 19 agosto 2012

Ti sei alzato stamattina




Ti sei alzato stamattina e schiattavi di caldo. Il letto era inzuppato, ma non ti eri pisciato addosso. Sudore del cazzo che manco un ventilatore sparato in faccia è riuscito ad attenuare.
Se sei fortunato ti sei catapultato al mare o in piscina, magari con la tua famiglia o col partner. Se sei meno fortunato, stai a casa o in giro in qualche outlet di provincia a cercare il colpo dell'estate oppure sei imprigionato in qualche mega centro commerciale con aria condizionata e fila ai punti di ristoro. Se sei sfortunato, stai buttando il sangue a lavorare.

Ti sei alzato stamattina con la voglia di non avere voglia. Magari lasciarti vivere per una giornata senza pensare a un beneamato. Oppure ti sei alzato con la voglia di realizzare ciò che avevi organizzato e preparato nei minimi dettagli. Avevi un progetto per oggi? Va realizzato.

Ti sei alzato stamattina e non hai minimamente pensato a chi non si è alzato o a chi non si è ancora disteso. Ed è giusto così. Il mondo è infame ma tu non puoi fare un cazzo per migliorarlo. Fai ciò che puoi e nel tuo piccolo stai nel giusto quasi sempre, stai al posto tuo e continui la tua vita tranquilla. Paghi le tasse maledicendo il governo che te le chiede senza darti un cazzo in cambio e magari pensi a come evadere qualche piccola sommetta. Roba di poco, tipo il canone rai. E' uno stronzo chi lo paga, si sa. Allora meglio non pagarlo, o pagarlo senza dirlo in giro. Bisogna vergognarsi di pagare il canone rai, giusto?

Ti sei alzato stamattina ed hai potuto accendere il tuo televisore e sentire le stesse notizie in tutti i telegiornali. Una capatina ai canali sportivi non può mancare. Magari anche un po' di zapping tra le stazioni radio più cool: passano tutte gli stessi pezzi, ma cazzo bisogna conoscere il trend musicale del momento, no? Sennò sei out!

Ti sei alzato stamattina ed hai fatto esattamente ciò che ci si aspetta che tu faccia.
Ed ora ripeti insieme a me: "Sono libero. Sono libero".

Do svidanija

sabato 18 agosto 2012

Alla ricerca della musica che nasce nei pub



E' con grande piacere che apprendo che Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini, di professione "cantante" (e le virgolette sono obbligatorie, vista la voce che si ritrova), passerà tutto l'inverno negli USA alla ricerca delle radici umili della musica. Non sono un fan di Jovanotti, che apprezzo più come paroliere che come musicista o cantante, però mi piace il suo eclettismo, la sua capacità di mettersi in discussione e provare sempre a percorrere sentieri nuovi.
Si sa che la musica, in America, non è nata negli stadi, men che meno nelle trasmissioni televisive: è nata nei pub, nei bar, nei locali, nelle palestre scolastiche. Nirvana, Led Zeppelin, Bob Dylan, The Ramones: tutti hanno avuto umili origini, e i pub in cui mossero i primi passi sono ancora lì, nella maggior parte dei casi. E che dire del rap? Prima che gentaglia come Snoopy Dogg lo trasformasse in un fenomeno da baraccone, tutto lustrini, pellicce, troie sculettanti e macchinoni, il rap era davvero "la voce della strada", come ci ricorda il più grande rapper degli ultimi 15 anni, che per puro caso è un bianco (Eminem). E Jovanotti, è bene ricordarlo, proviene proprio dal mondo del rap, magari maccheronico come gli 80's italici, ma pur sempre rap!

Buon viaggio, Lorenzo. Che tu possa tornare migliore di come parti. Musicalmente parlando, s'intende.


lunedì 30 luglio 2012

Avanguardie russe di domenica mattina



Domenica senza lavoro. Giornata ideale per andare a farsi un giro. E magari a cibare il cervello di un po' di cultura alternativa. Se "alternativa" è un aggettivo che ha ancora un senso.
All'Ara Pacis c'è una mostra sulle Avanguardie Russe. Si tratta solo di avanguardie artistiche, non di letterarie. Quindi troverete solo quadri e installazioni. Zero poesie. Zero prose. 
Arriviamo verso le 11.30. Roma è splendida la domenica mattina. Soleggiata e con poco traffico. Molti parcheggi disponibili. Che vuoi più dalla vita?
Attraversiamo il Tevere e giungiamo all'Ara Pacis. L'entrata della mostra è in Via Ripetta. Il costo del biglietto è di 10 euro, a meno che tu non abbia una tessera Feltrinelli, Fnac, o cose del genere. L'aria condizionata è una panacea.
Giriamo per un'ora circa. Opere di artisti famosi (Kandiskij, Chagall, Tatlin, Malevich, Goncharova) e di autori meno conosciuti al grande pubblico sono fianco a fianco. In un'atmosfera austera, eppure rivoluzionaria. Si sente profumo di diversità, di punti di vista alternativi, di distanza dalle brutture della quotidianità. Probabilmente è un inganno: l'arte è nata per ingannare. Il tempo o il Sistema, dipende dall'artista.

Do svidanija

sabato 21 luglio 2012

Strage di Denver: in difesa dell'arte



Ogni volta che un pazzo squinternato assalta un liceo con qualche arma da guerra e lascia sul selciato decine di morti, la stampa liberaldemocratica (dei conservatori come dei progressisti) comincia a raccontarci che quel bravo ragazzo insospettabile era in realtà un matto da legare, assuefatto dalla musica heavy metal o dai fumetti violenti o dai documentari su Hitler o Stalin.
E' davvero stucchevole dover ricordare, ogni santissima volta che una tragedia così "inspiegabile" si realizza, che l'arte non può essere colpevole di niente. L'arte lancia messaggi (d'amore, d'odio, di speranza, di giustizia) che una persona può apprezzare o disprezzare, sostenere o rifiutare, comprendere o non comprendere. Sta poi alla persona, alla sua libertà e alla sua capacità di interpretazione dei messaggi - perchè la Verità, è bene ricordarlo, non esiste in forma assoluta - discernere il messaggio che sta dietro una canzone, un quadro, un romanzo o un film.

Quando vi fu la strage del liceo Columbine, la colpa fu data alla musica di Marilyn Manson, di cui i due assassini erano assidui ascoltatori, invece che alle indegne leggi americane sulla vendita e sul possesso di armi da fuoco. Facile crocifiggere il fu Reverendo Manson, invece che la lobby delle armi!
Stesso discorso per Brevik, autore di più di 70 omicidi in Norvegia. Siccome aveva visto documentari sul Terzo Reich e la razza ariana, era diventato un assassino. Ebbene, io quasi ogni venerdì vedo i documentari de La Grande Storia sulla Rai, e vi posso garantire che parlano di nazismo, di terrorismo, di mafia. Eppure mica vado in giro a bruciare campi rom, sparare agli ebrei o a gambizzare chi non mi bacia la mano.
In Italia abbiamo avuto ed abbiamo ancora il fenomeno delle fiction. Una delle migliori, a mio avviso, è stata Il Capo dei Capi. Piovvero critiche clamorose perchè si notò che molti ragazzi, vedevdo le gesta di Riina e Provenzano, cominciarono ad atteggiarsi a mafiosi e a parlar bene di quella vita. Beh, se un ragazzo volesse vivere come Riina, Provenzano o i camnorristi, costretti a nascondersi sempre, a dover tremare ogni volta che un familiare esce di casa, a star rintanati in tuguri, catapecchie, solo perchè "cummannà è meglio che fottere", possiamo mai dare la colpa alla fiction?
Stesso discorso per Romanzo Criminale, che avrebbe causato un aumento di Libanesi, Freddi e Dandi in giro per Roma. Come se i coatti, prima di Rpmanzo Criminale, non esistessero o fossero pochi.
Ora, in occasione della tragedia di Denver, si da la colpa al fumetto di Batman, e ai fumetti in generale. La maschera di V per Vendetta, ad esempio, è addiritura divenuto simbolo di partiti e movimenti politici! Tutti possibili futuri terroristi?

Non voglio cedere a questi ragionamenti, specie quando poi vedo la tv e i giornali inzeppati di Belen, Sara Tommasi, Fabrizio Corona, Mario Balotelli e gente simile. Batman è un fumetto pericoloso, mentre il Grande Fratello è un programma innoquo? Il Capo dei Capi va censurata, mentre il ciarpame dei reality va promosso?
Almeno nel primo caso parliamo di arte! Nel secondo parliamo solo - adesso si - di modelli negativi. Secondo voi, ci sono più ragazzi che vogliono imitare Joker o Fabrizio Corona? Faranno saltare in aria il Parlamento, come V per Vendetta, o faranno le mignotte e i leccaculi del Potere, come tanti volti noti della tv italica?

Io ho già risposto a queste domande.
Ora tocca a voi.

Do svidanija.

martedì 15 maggio 2012

Quello che (non) ho merita un applauso. E basta.

Un altro Spigolo Indipendente:




La televisione italiana offre raramente programmi di qualità in prima serata. Trasmissioni che sappiano intrattenere facendo riflettere gli ascoltatori, che una volta tanto sono trattati da cittadini. L'Agorà televisivo messo su da Saviano e Fazio (guarda caso, gli UNICI capace di fare questo tipo di televisione in Italia), andato in onda su La7, assomiglia spesso al londinese Speakers' Corner di Hyde Park: vari personaggi scelgono una parola ed esprimono la loro opinione.

Uno splendido esercizio di oratoria, con una punta di retorica, che manca del ritmo della dialettica.

Si, perchè se c'è una pecca in Quello che (non) ho è proprio la mancanza di ritmo, l'eccessiva monotonia che fa da contraltare allo splendido blues di Quello che (non) ho, intesa come canzone di Fabrizio De Andrè.
E' sempre piacevole ascoltare attori, giornalisti, scrittori, uomini di spettacolo dissertare sui significati di una parola, che assume spesso i connotati di un valore e/o di un ideale. Il problema è che dopo un'ora di trasmissione già si capisce come saranno le successive due: qualcuno entrerà, dirà una parola ("freddo", ad esempio) e leggerà una riflessione sulla stessa. E questo si ripeterà ad libitum.
Serviva un programma del genere? Assolutamente si! Questo, però, dovrebbe farci riflettere su quanto povere siano diventate le nostre vite, se abbiamo bisogno di un programma televisivo per riflettere sui significati delle parole. Forse siamo troppo abituati, per non dire anestetizzati, alla televisione dei talk show e dei reality, al sensazionalismo e dal voyerismo gossipparo. Un dubbio ci viene: ma uoi vedere che non è la tv ad essere specchio della società, ma esattamente il contrario?
Se così fosse, applaudiamo Quello che (non) ho. Ma non rallegriamoci troppo.

giovedì 12 aprile 2012

Dalla parte dei centurioni



"Scontri a Roma tra vigili urbani e centurioni". A leggere questo titolo si rischia di trasalire: ce stanno ancora i centurioni? E da quanno?
In realtà ci si riferisce a quelle persone che, vestite da centurioni, stazionano nei pressi del Colossseo e si fanno fotografare (previo pagamento) con i turisti. Dopo la lettera spedita dalla soprintendente Mariarosaria Barbera al sindaco Alemanno con la disposizione immediata di sgomberare le aree sottoposte a vincoli archeologici da camion-bar, bancarelle e centurioni, l'assessore al Commercio Davide Bordoni ha dichiarato guerra all'illegalità. "L'abusivismo deve essere represso, per questo partirà una task force che vedrà la polizia municipale impegnata in una vasta operazione di decoro intorno al monumento più celebre di Roma".
Ora ci chiediamo: i centurioni creano al decoro urbano lo stesso danno dei camion-bar o delle bancarelle abusive? Perchè, se comprendiamo le ragioni che spingono ad impedire la presenza di camion-bar nei pressi dei monumenti più belli di Roma, non riusciamo a comprendere perchè i centurioni non possano fare un lavoro onesto. Meglio se andassero a rubare? Crediamo proprio di no!
La motivazione addotta è: contrastano col decoro. I centurioni? Col Colosseo alle spalle? Fossero dei rompicoglioni che ti pedinano fino a quando non ti fai fare una foto con loro... capiremmo il fastidio, ma non è così!
Allora la motivazione cambia: sono abusivi. Per loro scelta o perchè non esiste quella figura professionale? Cioè: è possibile fare i centurioni senza essere abusivi? Pare di no, visto che i centurioni chiedono di essere regolarizzati e il Comune di Roma, tramite l'assessore al Commercio (e non alla Cultura, si noti bene) Davide Bordoni ha proposto una sorta di Tessera del Centurione. Dopo la Tessera del Tifoso, l'idea di tesserare tutti i cittadini e i lavoratori continua a prendere piede. Comunque sarebbe già un'ottima cosa, questa tessera.
Eppure non riusciamo a capire: PERCHE' i centurioni sarebbero un ostacolo, un limite per il decoro dei monumenti romani? Che male fanno, sti centurioni che si fanno pagare per le foto al Colosseo?
Parlo per esperienza personale: praticamente tutte le volte che passo per il Colosseo vengo avvicinato da un centurione che chiede se voglio farmi una foto; al mio diniego, lasciano andare e non mi infastidiscono affatto.

Si vede che sono fortunato.

lunedì 6 febbraio 2012

Teatro Tor Bella Monaca: al via i laboratori di Antonio Giuliani



http://torri.romatoday.it/tor-bella-monaca/selezioni-laboratori-teatrali-antonio-giuliani-teatro-via-bruno-cirino.html

Antonio Giuliani, da anni rivolge la propria attenzione verso le problematiche che i ragazzi incontrano avvicinandosi al mondo del lavoro e soprattutto dello spettacolo, un ambiente quest'ultimo, dalle mille insidie e dalle grandi aspettative, nel quale conta certo una dose di fortuna, ma soprattutto di talento e sacrificio, caratteristiche che andrebbero coltivate e mai messe da parte, qualità che possono celarsi dietro chiunque, requisiti che appartengono di certo a coloro che, anche se sconosciuti, hanno fatto del termine arte una loro ragione di vita.

SELEZIONI: Per questo, per fornire un'occasione a chi da tempo cerca invano di perseguire il proprio traguardo, martedì 14, mercoledì 15 e giovedì 16 febbraio 2012, dalle 15 alle 18, avranno luogo le selezioni per essere ammessi al nuovo laboratorio teatrale di "Antonio Giuliani" stagione 2011/2012. I provini, che coinvolgeranno giovani d'età compresa tra i 18 e 35 anni, si effettueranno su un testo da portare a piacimento, della durata massima di 5 minuti. Ciascuno dovrà portare con se il curriculum vitae ed una foto recente.

INFO: La partecipazione al laboratorio è totalmente gratuita. Le selezioni si terranno al teatro Tor Bella Monaca di via Bruno.

sabato 7 gennaio 2012

La speranza non è in vendita





Il titolo dell'ultimo libro di Don Luigi Ciotti, presidente dell'associazione antimafia Libera, ha i connotati del dogma, della conditio sine qua non: ci possono fare tutto, ma non toglierci la speranza. Nè con la forza, nè coi denari. La speranza non è in vendita.
La speranza di cui parla Don Ciotti in questo libro, però, non è una speranza individuale, bensì collettiva: preso dallo sconforto, "Io" potrei perdere o mettere in vendita tutto, anche la mia speranza; "Noi", invece, non cediamo alle lusinghe di quanto vorrebbero farci perdere la speranza che le cose possano cambiare in meglio.
Ovviamente, e don Ciotti non smette di ripeterlo, la speranza non va solo preservata, ma anche foraggiata, sostenuta, curata. Come una pianta che necessita d'acqua, così la speranza ha bisogno di Noi. Mai “adagiarsi nell’autoreferenzialità, che è fatta anche di egoismi, di piccoli e grandi opportunismi, di comode convenienze”. Questo libro pare un ammonimento più che un invito, perchè Don Ciotti comprende che la crisi economica che viviamo oggi è figlia, o sorella, di una crisi morale ancor più vecchia. Quello che "tutti Noi" dobbiamo mettere in campo per difendere e sviluppare la speranza è, quindi, innanzi tutto un impegno di carattere etico. Non l'etica oscurantista e manichea, che immagina linee di demarcazione nette tra il bene e il male, ma l'etica dell'uomo della strada, con i propri limiti e le propie incredibili potenzialità, che per "far del bene" deve necessariamente "fare il giusto". Una speranza legata a filo doppio con la legalità, quindi. E non poteva essere altrimenti, per Don Ciotti.


lunedì 2 gennaio 2012

Napoli: sfregiato l'Angelo della Legalità



A Capodanno, ignoti vandali hanno sfregiato l'Angelo della Legalità, l'opera che l'artista giuglianese David Enea Esposito aveva regalato al sindaco De Magistris il 21 dicembre e che sarebbe tornata a Palazzo San Giacomo dopo le festività natalizie.
Colpisce che un'opera intitolata Angelo della Legalità, realizzata utilizzando solo rifiuti della differenziata, sia stata oggetto di un atto vandalico. La speranza è che a commettere questo brutto gesto siano stati semplici vandali, e non ci sia un "messaggio nascosto" dietro lo sfregio.

martedì 13 dicembre 2011

Sullo stomaco



Fabio Volo: prima vendevo pane, ora scrivo libri.
La dimostrazione vivente che Darwin aveva torto.
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sabato 10 dicembre 2011

Midnight in Paris



Ieri sera sono andato al cinema. Ho visto il nuovo film di Woody Allen, Midnight in Paris. La storia di un uomo che, scontento della vita di tutti i giorni (è uno sceneggiatore di Hollywood che sta per sposare una viziatissima bionda con cui ha pochissimi punti in comune), desidera vivere a Parigi. Nella Parigi degli anni Venti. Una notte, allo scoccar della mezzanotte, il suo sogno diviene realtà: si ritrova catapultato nella Parigi di Hemingway, Fitzgerald, Picasso, Dalì, Bunuel, Man Ray. E tutte le notti, sempre a mezzanotte, riesce a tornare nella Parigi che più ama. All'inizio, questo salto temporale risulta essere molto proficuo, in quanto il protagonista trova ispirazione per correggere il suo romanzo (a cui lavora da anni, inutilmente), ma dopo qualche sera Gill, il personaggio principale interpretato dall'ottimamente stralunato Owen Wilson, si rende conto che anche i suoi idoli preferivano vivere in un'epoca precedente, in particola nella Belle Epoque. E coloro che vivevano nella Belle Epoque, tra cui Gauguin e Toulouse Lautrec, desideravano vivere nel Rinascimento.
In pratica nessuno era felice di vivere l'epoca in cui viveva, e tutti vedevano nel passato un mondo migliore. Un passato che risulta, però, essere mitizzato e ben lontano dalla realtà.
Alla fine, quindi, il protagonista capisce che deve vivere questo tempo, scegliendo da quale parte della barricata stare OGGI.

Ed io condivido la "morale" di questa favola di Woody Allen, in quanto ho passato almeno un decennio della mia vita a credere che, se fossi vissuto in un'altra epoca, sarei stato più apprezzato. Per poi ritrovarmi oggi a comprendere che non so cosa accadrà stasera, domani o tra dieci anni, mentre del passato sappiamo già tutto. O almeno, sappiamo che ci ha condotto al presente.

" Non sono i venti lontani che dobbiamo domare,
non sono le onde di una volta che possiamo solcare,
ma sono gli spruzzi di oggi che ci solcano il viso.
Vediamo l'isola in lontananza,
eppur ci avviciniamo sempre di più,
e dobbiamo decidere adesso se virare
o strambare, perchè il Maestrale di oggi
non è il Libeccio di ieri.
C'è chi sceglie una vita
col vento in poppa,
e chi, come me, ha scelto
deciso
voluto
intrapreso
una vita di bolina. "
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mercoledì 7 dicembre 2011

Vivere byronianamente



Di fosco azzurro mar sui lieti flutti,
Come libere l’alme, illimitati
Così i pensier, ovunque onda spumeggi,
Ov’aura ne sospinga hanno l’impero,
Un soggiorno n’additano.

[...]

chi dir può mai,
Se lui non è che pei sonanti gorghi
Corse in trïonfo, l’ esultar del core,
Il più frequente battere dei polsi,

Che il peregrin di queste vie senz’orme
Fa trepidar? Il non lontano istante
De la pugna egli invoca; ogni periglio
Cangia in diletto; avido quel più cerca,
Che più fugge il codardo, e se nell’imo

Dell’ansio petto, ridestar la speme
Ei sente, e l’ alma a forti cose alzarse,
Laddove è sol altri verrìane manco.
Non di morte timor, s’anco il nemico
Pere con noi; morte profonda è quiete,

Più d’ogn’altra profonda; a noi non cale
Che vegna, e quando; questa nostra intanto
Vita è di vita, ch’ir dee spenta un giorno;
E allor, che val, se per acciar pugnando,
O il fia da morbo? Giaccia in molli piume

Chi squallid’anni, e sua lenta ruina
Può contemplar; ivi egli a stento esali
I languidi sospir; di lì sollevi
La testa paralitica; sostenta
Noi fresca zolla; ei sul suo letto inerte

Fra le angoscie, e gli aneliti sospinge
Fuori lo spirto; un sol tremito, un balzo
Noi tragge dal penar.

[...]

Lord George Gordon Byron
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sabato 3 dicembre 2011

Sucker Torte



Vienna, nasce la scuola di sesso.
Milo Manara insegnerà disegno: farà gli schizzi alla lavagna.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Non servono goniometri.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Immaginate l'ora di Educazione Fisica.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
La divisa scolastica è in latex.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
In mensa vengono serviti wrustel di dimensioni spaventose.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Per superare i test di ingresso, ci vuole tanto culo...

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Verranno in tanti.
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venerdì 2 dicembre 2011

Drink to black



Amy Winehouse nominata ai premi Grammy.
Anche se era più giusto nominarla per i premi Litry.
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giovedì 1 dicembre 2011

Cosa NON regalare a Natale



In vendita il libro di Barbara D'Urso.
E' vietato ai minori di 18 anni.

In vendita il libro di Barbara D'Urso.
La quale afferma: "Lo comprerò e lo leggerò".

In vendita il libro di Barbara D'Urso.
Scritto da Stephen King.

Barbara D'Urso pubblica il suo nuovo libro "Tanto poi esce il sole".
Lo presenterà in pompa magna.

Barbara D'Urso pubblica il suo nuovo libro "Tanto poi esce il sole".
Un libro che riempie la bocca. E non parliamo di vampiri.
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