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mercoledì 5 settembre 2012

Al Sud è in arrivo un terremoto distruttivo?




Il quotidiano della Calabria riporta la seguente notizia: «A breve, tra la Calabria e la Sicilia, potrebbe verificarsi un sisma distruttivo, di magnitudo 7,5 sulla scala Richter».  Alessandro Martelli, l’ingegnere che dirige il centro di ricerche Enea di Bologna, ha lanciato un allarme amplificato dal recente sisma in Emilia Romagna. Lui, assieme ad un altro esperto dell’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, è stato al centro dell’audizione in commissione Ambiente alla Camera. Martelli prima specifica: «Un terremoto catastrofico, molto più forte di quello dell’Emilia di questi giorni o dell’Aquila, potrebbe colpire e distruggere il Sud Italia, nei prossimi mesi o entro due anni»
Nessun allarmismo, ma ciò è stato detto in sede istituzionale.
Perché?
Prima dicono che i terremoti non si possono prevedere, poi addirittura riescono ad indicare il periodo preciso ove questi si realizzeranno.
Il come, dove e quando non è più incertezza?
Questa notizia, deve fare riflettere ma forse anche agire.
Se in Calabria o in Sicilia si dovesse verificare un terremoto di tale portata, sarebbe distruzione immensa, perché sono terre fragili, dove l’abusivismo è fatto notorio, dove le speculazioni sono fatto notorio, dove l’incuria ed il degrado sono fatto notorio.
Ed allora perché questa dichiarazione in sede istituzionale?
Per favorire investimenti di una certa consistenza in quelle regioni o perché effettivamente esistono indicazioni dalle quali è possibile prevedere un simile terremoto?
Se così fosse allora si dovrebbe provvedere all’immediata evacuazione delle città a rischio, praticamente quasi la totalità, per consentire l’immediata messa in sicurezza del territorio, verificando la situazione caso per caso, se così fosse non vedo altre soluzioni, perché poi piangere sulle vittime sarà solo l’ennesima beffa di questo sistema.
Dunque che qualcuno dia una risposta certa, che la conferisca ai calabresi, miei conterranei, ai siciliani, miei consanguinei, che la conferisca alla popolazione perché vivere ogni giorno con il timore che da un momento all’altro possa giungere un terremoto catastrofico direi che non è una bella sensazione di vita.
Il Governo deve conferire una risposta seria in merito a quanto emerso nella Commissione Ambiente della Camera a fine maggio.
O si nega o si conferma quanto emerso.
In questo caso non sono ammessi ni, o un sì o un no, la gente deve sapere.

tratto da Reset Italia

mercoledì 6 giugno 2012

Prima firma, poi puoi morire



RADIO SABOTAG - TRASMISSIONE N.2

La Cgil denuncia che alcune aziende emiliane, che non hanno la certificazione per la ripresa produttiva e l'agibilità dei capannoni, fanno firmare liberatorie individuali ai lavoratori e li fanno lavorare. Così facendo, declinano ogni responsabilità circa eventuali incidenti o morti sul lavoro nel caso in cui vi fossero altre scosse di terremoto in futuro. “Stiamo ricevendo segnalazioni su alcune aziende che cercano di baipassare l’ordinanza del dipartimento della protezione civile, facendo firmare ai lavoratori liberatorie individuali sulla responsabilita’ civile e penale nel caso di danni provocati dal terremoto” dichiara la CGIL, per il quale “non ci sono aggettivi per giudicare un atteggiamento del genere se non quelli della irresponsabilita’ e dell’indecenza”.
In realtà, gli aggettivi ci sarebbero eccome! Luridi, indecenti, vergognosi, stomachevoli. L'aggettivo più corretto, però, è sempre e solo uno: capitalisti. Perchè gli imprenditori che hanno affisso ai cancelli delle fabbriche, mentre la terra ancora tremava, sinistri (anzi, destri) cartelli in cui si intimava ai lavoratori di riprendere prontamente il lavoro, pena la messa in libertà o la detrazione delle ferie, non sono altro che capitalisti. Sfruttatori del lavoro altrui. Persone che antepongono il profitto personale al bene della comunità. Padroni che, con il pretesto dei danni subiti dal sisma, coglieranno l’occasione per delocalizzare le produzioni, facilitati in questo compito anche dal credito negato da parte delle banche e per nulla ostacolati dallo Stato, correo in questa come in altre occasioni (vedasi il caso della Fiat di Termini Imerese). Nessuna pietà per i lavoratori, per quella carne da macello sacrificabile sull'altare del profitto. Lavoratori sempre sotto comando e sotto ricatto, terrorizzati dall'idea di finire ad ingrossare quel mare melmoso di precariato che è la cifra esistenziale dell'economica capitalistica moderna. Lavoratori che si ritrovano ad ingrossare le fila di un esercito di riserva in una guerra tra poveri. Lavoratori che muoiono sotto le macerie di una fabbrica o di un capannone, che era rimasto aperto e attivo mentre tutto (scuola, uffici, borghi e centri storici) era stato chiuso, svuotato e transennato. Perchè la logica del profitto non si ferma davanti a nulla, figurarsi davanti a qualche grado della Scala Richter.




martedì 29 maggio 2012

#no2giugno



I continui terremoti in Emilia stanno mietendo vittime e danneggiando quei territori senza sosta. Stamane un'altra scossa molto forte, seguita da un'altra verso le 13.00, ha causato la morte di 13 persone (il conteggio è approssimativo). L'Italia pare stringersi intorno ai terremotari. I bocconiani al governo rassicurano i cittadini emiliani: non resterete soli. La Nazionale italiana di calcio non giocherà, stasera a Parma, la partita amichevole contro il Lussemburgo.
Bene. Tutte cose giuste, perbeniste e conformiste al punto giusto. Ora, però, è il momento di agire. Dato che SuperBertolaso non c'è più - Dio sia lodato, se esiste - la spettacolarizzazione della tragedia è alquanto limitata. Poco importa, bisogna aiutare quei cittadini e quei territori. Risparmiare soldi ed inviarli nelle zone terremotate.

Dove prendere i denari, visto che siamo notoriamente con le casse vuote? Beh, il 2 giugno è prevista l'annuale parata militaresca e guerraiola sui Fori Imperiali, in occasione dell'anniversario della vittoria repubblicana al referendum. Perchè non annullare quella parata (che costa tanto, circa tre milioni di euro, mentre nel 2011 è costata circa 4,5 milioni di euro) e destinare i soldi per l'emergenza terremoto in Emilia?

Non è populismo. E' buonsenso. La cosa più rivoluzionaria in questa italietta conformista e moderata.