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lunedì 28 aprile 2014

I nemici dell'Uomo Libero



"L'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene".
Falso. L'uomo nasce già in catene. Catene culturali, catene economiche, catene sociali, catene politiche. Ovunque catene.
Nasciamo in catene e ci educano insegnandoci che quelle catene ci sono utili. Anzi, ci sono necessarie. Senza quelle catene saremmo bestie, barbari feroci, uomini di Neanderthal. Senza quelle catene non sapremmo camminare, parlare, amare, pensare, vivere. 
Se qualcuno si alza e comincia a negare l'utilità delle catene, viene tacciato d'essere un utopista: "non possiamo che vivere così", gli viene risposto.
Se qualcuno, dopo averne negato l'utilità, comincia persino a dichiarare la nocività delle catene per il libero e naturale sviluppo umano, allora l'accusa cambia: da utopista a pericoloso sovversivo.
Se qualcuno, dopo aver dichiarato che le catene sono nocive, comincia anche a spezzarle, smette di essere un sovversivo e diviene ufficialmente un terrorista, un nichilista, un black bloc, un autonomo.

Due sono i nemici dell'Uomo Libero: il padrone e l'uomo ancora in catene.
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venerdì 25 aprile 2014

Riflessione su questo 25 aprile



Cerchiamo di capirci subito: riflettere su questo 25 aprile non significa riflettere sul 25 aprile in generale. Il significato della giornata in cui si festeggia l'insurrezione contro gli occupanti nazifascisti, e la liberazione dal fascismo inteso come sistema di governo e di Stato, non cambia di anno in anno: rimane immutabile, come la gloria imperitura che meritano i nostri partigiani, gli unici veri eroi dell'italia unita.
Rifletto oggi su questo 25 aprile che ha avuto qualche momento di tensione nel corteo romano (alcuni sionisti hanno protestato per la presenza, nel corteo dell'Anpi, delle bandiere palestinesi), ma che in generale è passato tranquillo e quasi non ci siamo accorti che si trattava di una festa "nazionale". Anni fa, quando ancora bazzicavo gli ambienti partitico-istituzionali della cosiddetta "sinistra radicale", in ogni comune italiano venivano organizzati eventi e iniziative per rinverdire il ricordo e il messaggio della Resistenza, della Liberazione, della lotta partigiana, dell'antifascismo. Ricordo partiti come Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani, persino i DS intenti ad organizzare cortei, convegni, concerti, assemblee, cineforum, incontri con reduci. I muri dei quartieri e dei piccoli centri erano tappezzati di manifesti che annunciavano una iniziativa. 
Oggi non più. Nel mio quartiere (Ponte di Nona, estrema periferia orientale di Roma) non c'è un solo manifesto del PD, di SEL o di qualsiasi altra realtà sociale e di movimento che inneggi al 25 Aprile. Vedo i manifesti coi faccioni di Giovanni XXIII e di Giovani Paolo II, che tra due giorni saranno santificati; osservo, con un brivido di intimo sbigottimento, i manifesti del Ministero della Difesa che glorificano la Liberazione. Nient'altro che questo. Né un manifesto comunista, né un volantino anarchico, né una iniziativa dell'Anpi di zona o di qualche movimento territoriale di sinistra.

Negli anni passati avevo già notato una diminuzione di iniziative e, in generale, di affezione. Esclusi noi irriducibili (comunisti, anarchici, antifascisti e antiautoritari), da un po' di anni non si avverte più un comune sentire coi milioni di italiani che dovrebbero, con orgoglio e gratitudine, festeggiare questa giornata. I partiti della sinistra istituzionale, ormai, non dedicano energie ad organizzare qualcosa per questa giornata; le altre realtà subiscono una fase di riflusso (chi più e chi meno, perché non tutti la subiscono in egual misura), dovuta forse ad una diminuzione di momenti di radicalità e conflitto, perché nessuna lotta sociale ha raggiunto livelli pari a quella No Tav, che ad oggi può essere considerata la madre di tutte le battaglie d'attualità.
L'anno scorso ho festeggiato il 25 Aprile al Pigneto, quartiere popolare di Roma con una forte e radicata tradizione antifascista e di sinistra. Ebbene già in quell'occasione avevo visto una diminuzione sensibile di presenze e di iniziative: dalle semplici bancarelle con libri o bandiere ai luoghi di ristoro, dai tavoli per la raccolta firme a momenti culturali o musicali. Quest'anno, se possibile, ho avvertito ancora maggior partecipazione, reale e emotiva.

Non è il momento - se mai lo è stato - delle analisi approfondite e delle riflessioni articolate. E', e sempre sarà, innanzi tutto il momento dell'azione. Va, però, considerata necessaria una seppur minima riflessione su cosa sta accadendo dentro il mondo antifascista e, in generale, antagonista. Si può fare qualcosa di più? Certo. Si deve fare qualcosa di più? Assolutamente di più. Cosa? Bisogna "fare", nel senso che bisogna agire, dedicare quel poco di tempo libero che ognuno ha a creare, in maniera orizzontale e realmente democratica, momenti di condivisione e di azione collettiva.
L'antifascismo, così come l'anticapitalismo, è innanzi tutto azione reale. Purtroppo anche la nostra comunità (mi perdoneranno i puristi se utilizzo questa espressione) soffre di "viralismo": troppo facebook e poca strada.
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lunedì 23 settembre 2013

Mozioni approvate dal convegno nazionale della FAI



Tratto dal sito della Federazione Anarchica Italiana, le mozioni approvate dal Convegno nazionale della FAI, Livorno 7-8 settembre 2013


Mozione lotte sociali
Il convegno nazionale della Federazione Anarchica Italiana, riunito a Livorno il 7 e 8 settembre 2013, approva la seguente mozione: 

La situazione è caratterizzata da un attacco alle libertà, al reddito, all'occupazione; l'ultimo anno ha visto una modifica degli equilibri e delle regole all'interno del sindacalismo istituzionale, a cui si contrappone una risposta episodica e settoriale, capace comunque di ottenere risultati là dove i lavoratori adottino i metodi dell'autorganizzazione e dell'azione diretta. 

Per impedire la rinascita di un movimento dei lavoratori realmente conflittuale Confindustria e sindacati collaborazionisti hanno raggiunto un accordo sulla rappresentanza che punta ad eliminare il conflitto all'interno di un modello neocorporativo. 

Uno sciopero generale nazionale è un momento di lotta importante, anche se tardivo: ad ottobre ci troveremo di fonte ad un acuirsi della crisi, con cassa integrazione, mobilità, chiusure di fabbriche e licenziamenti, una situazione particolarmente difficile per l'efficacia di uno sciopero. 

Per rispondere a questa situazione, il convegno auspica una maggiore radicalità degli obiettivi e dei metodi di lotta, con pratiche quali l'occupazione e l'autogestione, da parte dei lavoratori, delle aziende in crisi. 

Gli anarchici federati lanciano un appello a tutti i lavoratori affinché la giornata del 18 ottobre si caratterizzi anche per una chiara opposizione alla guerra e al militarismo. 

Per quanto riguarda la legge sulla rappresentanza, l'adozione del metodo democratico significa dare voce ai crumiri, ai ruffiani, ai capetti: le decisioni devono essere prese dalle assemblee dei lavoratori in lotta. Il convegno ritiene utile aprire la discussione su una nuova forma di rappresentanza che unisca lavoratori sindacalizzati e no, diretti e indiretti, a tempo indeterminato e precari, basata su un mandato vincolante e revocabile. 

La scelta dei vertici sindacali di privilegiare manifestazioni nazionali è una scelta politica, che limita l'espressione di momenti di azione diretta territoriale. In una situazione di debolezza del movimento non ci illudiamo che la ripresa delle lotte possa avvenire a comando e a seconda delle scadenze dei nuovi soggetti politici. 

Il convengo invita le realtà federate a sostenere lo sciopero, contribuire alla definizione di contenuti propri da parte dei lavoratori, costruire appuntamenti locali che diano visibilità e sostegno alle lotte in corso e gettino le basi per una trasformazione reale della società.


Mozione Siria
Il Convegno nazionale della Federazione Anarchica Italiana, riunito a Livorno il 7 e l'8 settembre, si oppone ad ogni tipo di intervento militare in Siria, così come ad ogni guerra e ad ogni esercito. 

In Siria assistiamo ad uno scontro per rideterminare i rapporti di forza tra le potenze che hanno interessi nella regione, in un quadro internazionale in cui gli U.S.A. vedono il proprio ruolo egemone messo in discussione. Quelle stesse potenze che contribuiscono ad alimentare, ormai da due anni, una guerra civile che in Siria ha già provocato oltre centomila morti e cinque milioni di profughi, stanno preparando un nuovo massacro per la popolazione civile. 

Sebbene al momento il governo Letta non abbia una posizione d'intervento nel conflitto, non intende mettere in discussione l'alleanza NATO. Anche se l'Italia non dovesse partecipare direttamente al'intervento, avrebbe comunque un ruolo strategico nel caso di una nuova guerra nel mediterraneo. 

Il Convegno si impegna quindi a lanciare una campagna antimilitarista e a sostenere tutte le iniziative locali di lotta contro la guerra.  

In questa prospettiva si ritiene necessario appoggiare il movimento NO MUOS e rilanciare la lotta per lo smantellamento delle basi militari, contro la produzione bellica e contro gli F-35. 

Azione diretta contro le basi militari e internazionalismo per gettare sabbia e non olio nei motori del militarismo.


Mozione lotte ambientali e repressione
Il convegno della FAI, tenutosi a Livorno nei giorni 7-8/9/2013, sostiene le lotte presenti sul territorio, contro le devastazioni ambientali e la predazione delle risorse. Esprime la propria piena solidarietà nei confronti di tutti coloro che sono stati colpiti da provvedimenti repressivi.

martedì 17 settembre 2013

Voline e la Sintesi anarchica



Oggi vi sottopongo uno scritto molto interessante di Vsévolod Mikhaïlovitch Eichenbaum, detto Voline, un anarchico russo che ha lavorato alacremente ad una sintesi tra piattaformisti e spontaneisti, tra collettivisti e individualisti.
Un articolo di cui condivido lo spirito, in quanto anche io credo che sia necessario partire da ciò che unisce gli insorgenti, i ribelli, i libertari, piuttosto che cominciare da ciò che ci divide, facendo distinzioni di metodo o di merito su un futuro troppo lontano.
Definiamo sintesi anarchica una tendenza oggi presente in seno al movimento libertario, che cerca di conciliare e, successivamente, sintetizzare le differenti correnti di idee che dividono questo movimento in varie frazioni più o meno reciprocamente ostili. Si tratta, in fondo, di unificare in una certa misura la teoria e anche il movimento anarchico, in un insieme armonioso, ordinato e concluso. Dico "in una certa misura" poiché, naturalmente, la concezione anarchica non potrebbe, e non dovrebbe mai, diventare rigida, immutabile, stagnate. Essa deve rimanere flessibile, viva, ricca di idee e di tendenze varie. Tuttavia, flessibilità non deve significare confusione. E, d'altra parte, fra immobilismo ed esitazione, esiste uno stadio intermedio. Si tratta proprio di questo stadio intermedio che una sintesi anarchica cerca di precisare, fissare e raggiungere.

È stato soprattutto in Russia, in occasione della rivoluzione del 1917, che la necessità di una tale unificazione, di una tale sintesi, si è fatta sentire. Già molto debole materialmente (pochi militanti, mezzi di propaganda precari, ecc.) in rapporto alle altre correnti politiche e sociali, l'anarchismo con la rivoluzione russa si è indebolito ancora di più a causa delle sue lotte intestine. Gli anarcosindacalisti non volevano intendersi con gli anarcocomunisti e, nello stesso tempo, gli uni e gli altri erano in lotta con gli individualisti (senza parlare delle altre tendenze). Questo stato di cose ha impressionato dolorosamente vari compagni delle diverse tendenze. Perseguitati, e alla fine espulsi dalla grande Russia ad opera del governo bolscevico, alcuni di questi compagni sono andati a militare in Ucraina, dove c'era un ambiente politico più favorevole e dove, d'accordo con alcuni compagni ucraini, decisero di creare un movimento anarchico unificato, reclutando militanti seri e attivi in ogni parte si trovassero, senza distinzione di tendenze. Il movimento acquistò subito un'ampiezza e un vigore eccezionali. Per innalzarsi ed imporsi, in definitiva, gli mancava solo una cosa: una base teorica certa.

Alcuni compagni – consapevoli del fatto che io ero un avversario risoluto delle nefaste polemiche tra le diverse correnti dell'anarchismo, che tanto quanto loro propugnavo la necessità di una riconciliazione – vennero a cercarmi in una piccola città della Russia centrale dove mi trovavo all'epoca, e mi proposero di partire per l'Ucraina e di prendere parte alla creazione di un movimento unificato, fornendo loro uno sfondo teorico da sviluppare nella stampa libertaria.

Accettai la proposta. Nel novembre del 1918, il movimento anarchico unificato dell'Ucraina fu definitivamente messo in moto. Vari raggruppamenti formarono ed inviarono i propri delegati alla prima conferenza costituiva che creò la Confederazione anarchica dell'Ucraina Nabat (allarme, suono a stormo). Questa conferenza elaborò e adottò all'unanimità una Dichiarazione che proclamava i principi fondamentali del nuovo organismo. Fu deciso che il più rapidamente possibile questa Dichiarazione avrebbe dovuto essere ampliata, completata e commentata nella stampa libertaria. I tumultuosi avvenimenti successivi hanno impedito questo lavoro teorico. La confederazione Nabat dovette condurre lotte ininterrotte e accanite, e poi, a sua volta, fu liquidata dalle autorità bolsceviche installatesi in Ucraina. Eccettuati alcuni articoli di giornali, la Dichiarazione della prima conferenza Nabat è stata e rimarrà l'unica esposizione della tendenza unificatrice (o sintetizzatrice) nel movimento anarchico russo.

Le tre idee amestre che, in base alla Dichiarazione, avrebbero dovuto essere accettate da tutti gli anarchici seri al fine di unificare il movimento, sono le seguenti:

Ammissione definitiva del principio sindacalista, che indica il vero metodo della rivoluzione sociale;
Ammissione definitiva del principio comunista (libertario) che stabilisce la base organizzativa della nuova società in formazione;
Ammissione definitiva del principio individualista – essendo l'emancipazione totale e la felicità dell'individuo il vero obiettivo della rivoluzione sociale e della nuova società.
Nella stessa fase di sviluppo di queste idee, la Dichiarazione cerca di definire con chiarezza il concetto di rivoluzione sociale e di distruggere la tendenza di certi libertari che cercano di adattare l'anarchismo al preteso periodo di transizione.

Ciò detto, invece di riprendere gli argomenti della Dichiarazione, preferiamo sviluppare da noi la base teorica della sintesi.

La prima questione da risolvere è la seguente: l'esistenza di correnti diverse, nemiche e in disputa fra loro, è un fatto positivo o negativo? La decomposizione dell'idea e del movimento libertario in varie tendenze che si oppongono reciprocamente, favorisce o, al contrario, è di freno ai successi della concezione anarchica? Se si dà un giudizio positivo ogni discussione è inutile. Se, invece, si considera nocivo tutto ciò, è necessario trarre da questa certezza tutte le conclusioni.

Alla prima domanda rispondiamo come segue.

All'inizio, quando l'idea anarchica era ancora poco sviluppata, confusa, era naturale e utile analizzarla sotto tutti i suoi aspetti, scomporla, opporre gli uni agli altri, ecc. Ed è quello che è stato fatto. L'anarchismo si è scomposto in vari elementi (o correnti). Così, l'insieme, troppo generico e vago, è stato sezionato, il che ha aiutato ad approfondire, a studiare a fondo tanto l'insieme quanto i suoi elementi. In quest'epoca lo smembramento della concezione anarchica è stato un fatto positivo: il fatto che mole persone si interessassero alle diverse correnti dell'anarchismo ha contribuito a che i dettagli e l'insieme ne guadagnassero in profondità e precisione. Tuttavia, in seguito, una volta realizzata questa prima opera, dopo che gli elementi del pensiero anarchico (comunismo, individualismo, sindacalismo) sono stati girati e rigirati in tutti i sensi, era necessario pensare a ricostruire, con questi elementi ben lavorati, l'insieme organico da cui provenivano. Dopo un'analisi fondamentale era necessario tornare (volontariamente) alla benefica sintesi.

Fatto strano: non si è mai pensato a questa necessità. Le persone che si interessavano a un dato elemento dell'anarchismo finivano col sostituirlo all'insieme. Naturalmente esse dopo si trovavano in disaccordo, e alla fine in conflitto con coloro che trattavano allo stesso modo le altre parti dell'intera verità. Di modo che, una volta che dovesse affrontare l'idea della fusione degli elementi sparsi (i quali, presi separatamente, non potevano servire a gran cosa) in un insieme organico, gli anarchici intraprendevano per lunghi anni lo sterile lavoro di opporre odiosamente le proprie correnti, le une alle altre. Ognuno considerava la sua corrente, la sua frazione, come unica verità, e combatteva accanitamente i sostenitori delle altre correnti. In questo modo è cominciata nelle fila anarchiche questa stagnazione, caratterizzata dalla cecità e dall'animosità reciproche, che continua fino ad oggi e deve essere considerata nociva per lo sviluppo normale della concezione anarchica.

La nostra conclusione è chiara. Lo sviluppo dell'idea anarchica in varie correnti ha svolto il suo ruolo. Non ha più alcuna utilità. Niente più può giustificarlo. Ora porta il movimento a una "impasse", gli causa pregiudizi enormi, ma non offre – né può offrire – alcunché di positivo. Il primo periodo – quello in cui l'anarchismo si cercava, si precisava e si frazionava fatalmente in quest'opera – è terminato. Appartiene al passato. Ed è già arrivata l'ora di avanzare.

Se la dispersione dell'anarchismo è attualmente un fatto negativo, pregiudizievole, è necessario cercare di porvi fine. Si tratta di ricordare l'insieme, di riunire gli elementi sparsi, di ricercare e ricostruire volontariamente la sintesi abbandonata.

Sorge allora un'altra questione: questa sintesi è oggi possibile? Possiamo fornirle una base teorica certa?

Rispondiamo: sì, una sintesi dell'anarchismo (o, se si preferisce, un anarchismo sintetico) è perfettamente possibile. Non si tratta di nulla di utopico. Forti ragioni di ordine teorico parlano in suo favore.

Osserviamone brevemente alcune, le più importanti, nella loro sequenza logico.

1. Se l'anarchismo aspira alla vita, se conta in un trionfo futuro, se cerca di diventare un elemento organico e permanente della vita, una delle sue forze attive, feconde e creatrici, allora deve cercare di trovarsi il più possibile prossimo alla vita, alla sua essenza, alla sua verità ultima. Le sue basi ideologiche devono concordare il più possibile con gli elementi fondamentali della vita. Appare chiaro, infatti, che se le idee primordiali dell'anarchismo fossero in contraddizione con i veri elementi della vita e dell'evoluzione, l'anarchismo non potrebbe essere vitale. Ora, cos'è la vita? Potremmo, in qualche modo, definire e formulare la sua essenza, cogliere e fissare i suoi tratti caratteristici? Sì, potremmo farlo. Evidentemente si tratta non di una formula scientifica della vita – formula che non esiste – ma di una definizione più o meno chiara e giusta della sua essenza visibile, palpabile, concepibile. In quest'ordine di idee, la vita è innanzi tutto una grande sintesi: un insieme immenso e complicato, un insieme organico e originale, di molteplici e svariati elementi.

2. La vita è una sintesi. Quali allora l'essenza e l'originalità di questa sintesi? L'essenziale della vita fatto che la maggiore varietà dei suoi elementi – che oltre tutto si trovano nel suo movimento perpetuo – realizza allo stesso tempo un certo equilibrio. L'essenza della vita, l'essenza della sintesi sublime, è la tendenza costante nel senso dell'equilibrio e, insieme, della realizzazione costante di un certo equilibrio, nella maggiore diversità e in un movimento perpetuo (osserviamo che l'idea di un equilibrio di certi elementi, come essenza biofisica della vita trova conferma nelle esperienze scientifiche fisico-chimiche).

3. La vita è una sintesi. La vita (l'universo, la natura) è un equilibrio (un tipo di unità) nella diversità e nel movimento (o, se si preferisce, una diversità e un movimento in equilibrio). Conseguentemente, se l'anarchismo vuole camminare fianco a fianco con la vita, se cerca di esserne uno degli elementi organici, se aspira a essere in accordo con la vita e a giungere a un vero risultato, invece di trovarsi in opposizione con essa e di essere infine respinto, allora deve, senza rinunciare alla diversità né al movimento, realizzare anche e sempre l'equilibrio, la sintesi, l'unità. Tuttavia non basta affermare che l'anarchismo può essere sintetico: deve esserlo. La sintesi dell'anarchismo non è solo possibile, non è solo auspicabile: è indispensabile. Conservando la diversità viva dei suoi elementi, ancorché evitando la stagnazione, accettando il movimento – condizioni essenziali della sua vitalità – l'anarchismo nello stesso tempo deve cercare l'equilibrio in questa diversità ed in questo stesso movimento. La diversità e il movimento senza equilibrio costituiscono il caos. L'equilibrio senza diversità né movimento è la stagnazione, è la morte. La diversità e il movimento in equilibrio, ecco la sintesi della vita. L'anarchismo deve essere vario, mobile e, allo stesso tempo, equilibrato, sintetico, unito. In caso contrario non sarà vitale.

4. Osserviamo, infine, che la vera sostanza della diversità e del movimento della vita (e così della sintesi) sta nella creazione, cioè nella produzione costante di nuovi elementi, di nuove combinazioni, di nuovi movimenti, di un nuovo equilibrio. La vita è una diversità creatrice. La vita è un equilibrio in una creazione ininterrotta. Conseguentemente, nessun anarchico potrebbe sostenere che la sua corrente sia la verità unica e costante, e che le altre tendenze dell'anarchismo siano assurde. Al contrario, l'assurdo è che un anarchico si lasci catturare nella "impasse" di un'unica piccola verità, la sua, e che dimentichi in questo modo la grande reale verità della vita: la perpetua creazione di nuove forme, di nuove combinazioni, di una sintesi costantemente rinnovata.

La sintesi della vita non è statica: essa crea, modifica costantemente i suoi elementi e la sue reciproche relazioni.

L'anarchismo cerca di partecipare, nei campi che gli sono accessibili, agli atti creatori della vita. Conseguentemente, nei limiti della sua concezione deve essere ampio, tollerante, sintetico, operando al contempo come un movimento creatore.

L'anarchico deve osservare attentamente, con perspicacia, tutti gli elementi seri del pensiero e del movimento libertario.

Lungi dallo sprofondare in un unico elemento qualsiasi, egli deve cercare l'equilibrio e la sintesi di tutti gli elementi dati.

Egli deve, oltre tutto, analizzare e controllare costantemente la sua sintesi, comparandola con gli elementi della propria vita, al fine di essere sempre in perfetta armonia con essa. In effetti, la vita non rimane immobile, ma essa muta. E di conseguenza il ruolo e le relazioni reciproche dei diversi elementi della sintesi anarchica non rimarranno sempre gli stessi: in vari casi sarà ora uno e ora un altro di questi elementi che dovrà essere posto in risalto, sostenuto, messo in azione.

Alcune parole sulla realizzazione concreta della sintesi.

1. Non dobbiamo dimenticare mai che la realizzazione della rivoluzione, che la creazione di nuove forme di vita non saranno a carico nostro, anarchici isolati o raggruppati ideologicamente, bensì delle vaste masse popolari che, esse sole, potranno realizzare quest'immenso compito distruttivo e creatore. Il nostro ruolo, la nostra realizzazione, si limiterà a quello di lievito, di elemento di appoggio, di consiglio, di esempio. Quanto alle forme in cui si realizzerà questo processo, possiamo solo intravederle molto approssimativamente. Di fatto è inopportuno entrare nei dettagli, invece di prepararci, con impeto comune, al futuro.

2. Non è meno inopportuno ridurre tutta l'immensità della vita, della rivoluzione, della creazione futura, a piccole idee di dettaglio e a dispute meschine. Dinanzi ai grandi compiti che ci aspettano, è ridicolo, è vergognoso occuparci di queste meschinità. I libertari dovranno unirsi sulla base della sintesi anarchica. Essi dovranno creare un movimento anarchico unito, integro, vigoroso. Se non lo creeranno, rimarranno fuori dalla vita.

In quali forme concrete possiamo prevedere la riconciliazione, l'unificazione degli anarchici e, in seguito, la creazione di un movimento libertario unificato?

Dobbiamo evidenziare, innanzi tutto, che non ci rappresentiamo quest'unificazione come una riunione meccanica degli anarchici di tendenze diverse, una specie di campo eteroclito in cui ognuno rimarrebbe nella sua intransigente posizione. Un'unificazione siffatta non sarebbe una sintesi, ma un caos. Vero è che già un semplice avvicinamento amichevole degli anarchici di tendenze diverse e una maggiore tolleranza nelle relazioni reciproche (cessazione della polemica violenta, collaborazione nelle pubblicazioni anarchiche, partecipazione agli stessi organismi operativi, ecc.) costituirebbero un grande passo avanti in relazione alla situazione attuale. Al momento consideriamo quest'avvicinamento e questa tolleranza solo come un primo passo verso la creazione dell'effettiva sintesi anarchica e di un movimento libertario unificato. La nostra idea di sintesi e di unità va molto più oltre. Essa prevede qualcosa di più fondamentale ed organico.

Crediamo che l'unificazione degli anarchici e del movimento libertario dovrà muoversi in parallelo in due sensi.

Iniziando subito un lavoro teorico cercando di conciliare, combinare, sintetizzare le nostre diverse idee che, a prima vista, sembrano eterogenee. È necessario trovare e formulare, nelle diverse correnti dell'anarchismo, da un lato tutto quello che deve essere considerato falso, non coincidendo con la verità della vita e quindi da rigettare; e da un altro lato tutto quello che deve essere considerato giusto, apprezzabile, da ammettere. Bisogna, dopo, combinare tutti questi elementi giusti e di valore, creando con essi un insieme sintetico (è soprattutto in questo primo lavoro preparatorio che l'avvicinamento tra gli anarchici delle diverse tendenze e la loro reciproca tolleranza potrebbero essere di grande importanza come primo passo decisivo). Infine, quest'insieme dovrà essere accettato da tutti i militanti seri e attivi dell'anarchismo come base per la formazione di un organismo libertario unito, i cui membri si troveranno d'accordo su un insieme di tesi fondamentali accettati da tutti.

Già abbiamo citato un esempio concreto di tale organismo: la confederazione Nabat, in Ucraina. Aggiungiamo qui che l'accettazione di certe tesi comuni da parte di tutti i membri di Nabat non ha impedito in alcun modo ai compagni di tendenze diverse di sostenere, soprattutto nell'attività e nella propaganda, le idee che gli erano care. Così, alcuni (i sindacalisti) si sono occupati soprattutto di problemi concreti riguardanti il metodo e l'organizzazione della rivoluzione; altri (comunisti) si sono interessati preferibilmente della base economica della nuova società; altri ancora (individualisti) facevano risaltare in modo speciale le necessità, il valore reale e le aspirazioni dell'individuo. Ma era condizione obbligatoria per essere accolti in Nabat l'accettazione di tutti e tre gli elementi come parti indispensabili di un insieme, e la rinuncia allo stato di ostilità fra le diverse tendenze. I militanti, pertanto, erano uniti in modo organico, poiché tutti accettavano un certo insieme di tesi fondamentali. Così è che noi ci rappresentavamo l'unificazione concreta degli anarchici sulla base di una sintesi di idee libertarie stabilita sul piano teorico.

Simultaneamente e parallelamente a tale lavoro teorico, si dovrà creare l'organizzazione unificata, sulla base dell'anarchismo inteso sinteticamente.

Per finire, va sottolineato ancora una volta il fatto che noi non rinunciamo in alcun modo alla diversità delle idee e delle correnti in seno all'anarchismo. Tuttavia, c'è diversità e diversità. In modo particolare, quella che esiste oggi nelle nostre fila è nociva, è caos. Riteniamo che la sua conservazione sia un errore gravissimo. Siamo dell'opinione che la varietà delle nostre idee non potrà essere e non sarà un elemento progressivo e fecondo se non in seno ad un movimento comune, a un organismo unito, unificato su certe tesi generali accettate da tutti i membri e sull'aspirazione ad una sintesi.

Solo nel quadro di un impegno comune, solo nella ricerca di tesi giuste e nella loro accettazione, le nostre aspirazioni, le nostre discussioni e anche le nostre dispute avranno valore, saranno utili e feconde (proprio così è stato in Nabat). Quanto alle dispute e alle polemiche fra conventicole che cercano ciascuna la propria verità unica, esse potranno trovare alimento solo nella perpetuazione del caos attuale, nelle lotte intestine interminabili e nella stagnazione del movimento.

È necessario discutere sforzandosi di trovare un'unità feconda, e senza imporre ad ogni costo la propria verità contro quella degli altri. Solo la discussione del primo tipo porta alla verità. Quanto all'altra discussione, essa porta solo all'ostilità, alle liti e alla sconfitta.

venerdì 13 settembre 2013

Il Manifesto del Futurismo Libertario



Vi sottopongo oggi un articolo pubblicato nel 1912 da La Barricata, a firma deò futurista libertario Renzo Provinciali. Tale articolo viene comunemente considerato il Manifesto del Futurismo Libertario.

I
Camille Mouclair, il chiaro pubblicista francese, pubblicava tempo fa ne “la depéche de Toulose” un accurato studio sul Futurismo, in rapporto al giudizio e la critica del pubblico e a gli attuali avvenimenti guerreschi.
E sono invero notevoli i criteri pronunciati dal Mouclair in questo suo lungo articolo, denso di pensiero e vario di forma, ma incompleto e manchevole, poiché egli ha appena sfiorato il punto, dirò così, scabroso del Futurismo, cioè il punto di contatto con l’ideale anarchico.
Dice il Mouclair:”il Futurismo sta costituendosi, trasformandosi, in un vero partito, poichè va annettendosi delle idee politiche e sociali”. Ciò infatti è indiscutibilmente vero, ma non è meno vero che il Futurismo non ha mai avuto una perfetta apoliticità, che non si è mai ristretto in sole manifestazioni artistiche, ma, uscendo dal confusionismo Marinettiano, ha assunto spesse volte varie tinte politiche a seconda de gli avvenimenti e de gli uomini che questi stessi avvenimenti promuovevano.
Quando Marinetti pubblicò il suo manifesto, che fu poi quello del Futurismo, sul “Figaro” di Parigi, il 29 febbraio 1909, egli certamente non aveva ciò preveduto, dimodoché il manifesto futurista non fu che la vibrata, violenta, nuovissima espressione di giudizii estetici e artistici “di un poeta giovane e delirante” come dice il Mouclair, di un grande poeta, aggiungo io.


Ma l’ora presente, l’ora critica del Futurismo, e due anni di esperienza consigliano, impongono al Futurismo di tracciarsi una netta e sicura linea di condotta in fatto di politica. Così tutte le incertezze, tutti i dubbi, tutte le personcine pseudo-futuristiche saranno eliminate e un più grande Futurismo sorgerà da questa purificazione.
Ma, e qui sta il busilli, su quale ideale politico potrà ispirarsi al nuovo Futurismo? Già nel manifesto del futurismo, Marinetti esaltava ad un tempo: ”la guerra, sola igiene del mondo, il patriottismo, il militarismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si lotta e si muore”.
Stridenti illogicità queste, dal punto di vista pratico e politico, ma ugualmente esaltabili per un artista che ignora cosa sia la logica e non bada che a l’estetica. E questo estetismo artistico può, poteva essere compatito allora anche dal futurista anarchico, non ora che da taluni futuristi queste esaltazioni estetiche sono state considerate e valutate come esaltazioni pratiche e reali.
Perciò io credo, anzi sono sicuro, che occorra una spiegazione tra le due interpretazioni non diverse, ma opposte che sono state accomunate da l’oscura ed infelice esposizione d’un concetto artistico.
E’ possibile che ancora i futuristi anarchici, i sovversivi anche in generale, possano ancora dividere la responsabilità de le esaltazioni tripoline di Marinetti e di De-Maria ? No, certamente. Perciò in questa sua ora critica il futurismo deve dichiararsi, deve definirsi lealmente e nettamente, deve passare il suo Rubicone.

II
Esaminato questo punto ritorniamo alla nostra domanda.
Con quale ideale dovrà completarsi il Futurismo? Amo rispondere con un’altra domanda: E’ possibile che un uomo coerente possa contemporaneamente propugnare la più grande e generale rivoluzione nel campo de le arti, volere in questo terreno l’anarchia più completa ed estesa ed essere un perfetto conservatore ne la vita? O non mai, sarebbe un contro senso! E’ possibile che l’anarchia e la rivoluzione non camminino di pari passo sia ne l’arte che ne la vita?
Com’è possibile immaginare un’arte borghese in una società anarchica, e un arte futurista in una società borghese? Convenite che ciò è ben assurdo. Perciò il Futurismo non potrà essere compreso e accettato se non quando nel mondo si sarà diffusa l’anarchia, e così pure l’anarchia sarà sempre insuperabilmente ostacolata da le arti e da la coltura arcaiche e fatte di pregiudizi e di convenzionalismi.
E infatti i nazionalisti e i monarchici compresero a tutta prima che il futurismo era in stridente contrasto con le loro idee, e per questo lo avversarono sempre e anche oggi, malgrado le bollenti ed affascinanti dimostrazioni Marinettiane, tendenti a guadagnare, ad addescare ammiratori per se, e gregari per il suo futurismo tutti questi messeri sono rimasti ben freddi, ben indifferenti lasciando sbraitare il Marinetti a suo comodo senza degnarlo di una misera adesione o di un tanto cercato applauso.
Difatti, come mai un monarchico, un borghese qualunque, freddo e cinico a quanto sia libertà, socialismo, anarchia, ribellione, potrà ispirarsi ad esaltare, le grandi folle polifoniche agitate dal lavoro e da la rivolta?
E qual’è la scuola che più si affini al futurismo, che abbia anche essa un programma di violenza e di azione, di ribellione e d’orgoglio? L’anarchia senza dubbio. Ed è solo questo ideale che potrà dare al Futurismo ciò che gli manca, che potrà infondergli nuova vita, che potrà purgarlo da gli elementi eterogenei che lo distraggono dal suo vero cammino e che ne trasfigurano le dimostrazioni, le manifestazioni più vitali.
Questa è la sola via che dovrà seguire il futurismo, per necessità storica, o altrimenti, seguendo la via per cui s’è incamminato, troppo tardi s’accorgerà che quella via lo porta, inevitabilmente a l’abisso.

III
Ma io vorrei chiarire un’altro punto interessantissimo di questo mio parallelo tra l’Anarchia e il Futurismo: la partecipazione de gli anarchici a le idee futuriste.
Ma, in primis, perché gli anarchici si sono così poco interessati de le aspirazioni futuristiche?
Le ragioni, invero, non sono né nuove, né molte: gli anarchici non se ne interessarono mai, sia perché troppo assorti ne la lotta politica ed economica, sia perché non ne furono punto invogliati vedendo come le manifestazioni futuriste fossero malamente ispirate, anzi travisate da uomini che di futuristi non avevano che il nome e l’ambizione.
E sono pienamente giustificati.
Piuttosto biasimevoli furono i ripetuti attacchi che, a i tempi de la fondazione, furono mossi al Futurismo da i nostri giornali (il Libertario, la Rivolta ecc.) che vedendo questa atmosfera ammorbante fattasi attorno al Futurismo, sferzarono aspramente, senza curarsi di indagare accuratamente quanto in questo vi era di bello e di buono.
Più coscienziosi invece furono gli articoli de la Demolizione di Nizza, che seppe dare del Futurismo un equanime e illuminato giudizio.
Ma, tornando a l’argomento, io voglio rivolgere a i compagni che mi leggono il reciproco de la domanda anteriore:
E’ possibile che coerentemente, si possa muovere una guerra mortale a ogni sorta di autorità politica, civile, religiosa e militare, a quanto sia convenzionalismo, pregiudizio, sfruttamento e ingiustizia, quando si voglia incoraggiare un’arte ed un passato che non sono che l’esaltazione, l’apoteosi di quanto si vuole distruggere ne la vita?
E’ possibile che gli anarchici lascino ne l’arte quanto vogliono distruggere nella vita, è possibile che lascino a turbare, a deturpare un nuovo mondo risorto, una nuova, libera e purificata, un’arte antica puzzolente e forcaiola?
Sarebbe un anacronismo ridicolo e ingiustificato!...
E’ possibile, infine, che gli anarchici non siano futuristi? O, non mai! io credo, io spero!
Gli anarchici, sono sempre stati profondamente futuristi, e comprenderanno l’impellente bisogno di penetrare ne l’ideale Futurista, nel vero Futurismo, Futurismo libero da le dittature e da le ambizioni e così gli anarchici saranno ancora più perfetti, più coscienti de le rivendicazioni politiche e artistiche.

IV
Dunque futuristi-anarchici e anarchici-futuristi, due ideali, due classi di persone che si completeranno a vicenda.
Come tante volte gli anarchici insorsero in difesa di giovani sfruttati, di ingegni disconosciuti, apprendano a combattere, a fianco de la politica, la battaglia quotidiana contro la teocrazia letteraria, contro lo sfruttamento editoriale, altrettanto ignominioso quanto quello capitalista.
Così si otterrà una grande vittoria, una vittoria gloriosa: l’aver segnato al proprio programma, a la propria bandiera una nuova battaglia, un nuovo sacrificio, una rivendicazione in più.
O, dovrei ben esser superbo, se queste mie povere note potessero davvero persuadere i compagni a la verità, al bisogno di quanto io esposi, di quanto io incitai.
Compagni d’Italia, compagni di tutto il mondo, comprendiamo la nostra missione! Gettiamo l’ideale Futurista nel rogo torrido e proteiforme de la fiamma del nostro ideale e da questa vampa, da questo lavacro purificatore, lasciando tutte le scorie, tutte le vergogne, tutte le ignominie esca vittorioso e trionfante, come un grande Titano de l’Erebo, il vero, il grande, il solo Futurismo!

Renzo Provinciali

lunedì 2 settembre 2013

Malatesta e la necessità di sintesi



Vi sottopongo un testo di Errico Malatesta, pubblicato su "Il Risveglio" di Ginevra il 15 ottobre 1927. E' un testo molto interessante, che chiarisce le differenze tra anarchismo libertario e anarchismo comunista (o comunismo anarchico). Da un lato, la ricerca di una sintesi tra le varie anime dell'anarchismo; dall'altra, la necessità di una piattaforma - organizzativa e ideale - dei comunisti anarchici, che necessariamente esclude o mette in secondo piano tutte le altre correnti del pensiero libertario (individualisti, sindacalisti, socialisti) presentandosi come "unica via all'anarchia".
Personalmente, mi sento più vicino alle idee di Malatesta che di Machno, forse proprio perchè in passato ho sperimentato su me stesso l'inefficacia del piattaformismo. A mio avviso, solo la sintesi può condurre alla libertà, individuale e collettiva. Il testo qui proposto può essere molto utile, proprio per comprendere tali concetti.

Capita per caso nelle mie mani (si sa che oggi in Italia la stampa non fascista non può circolare) un opuscolo in francese dal titolo "Plateforme d'organisation de l'Union générale des anarchistes (Projet)", che tradotto in italiano significa: Progetto del Programma d'organizzazione dell'Unione generale degli anarchici.

È un progetto di organizzazione anarchica, pubblicato in nome di un "Gruppo di anarchici russi all'estero", che sembra diretto più specialmente ai compagni russi. Ma esso tratta di questioni che interessano egualmente tutti gli anarchici; ed è d'altronde evidente, anche per la lingua in cui è stato scritto, ch'esso ricerca l'adesione dei compagni di tutti i paesi. In ogni modo vale la pena di esaminare, per i russi come per tutti, se la proposta avanzata è in armonia coi principi anarchici e quindi se la sua realizzazione servirebbe realmente la causa dell'anarchismo.

L'anarchismo e l'organizzazione

I motivi dei compagni proponenti sono eccellenti. Essi giustamente lamentano il fatto che finora gli anarchici non hanno avuto e non hanno sugli avvenimenti politico-sociali un'influenza proporzionata al valore teorico e pratico delle loro dottrine nonché al loro numero, al loro coraggio, al loro spirito di sacrificio, e pensano che la ragione principale di questo relativo insuccesso sia la mancanza di un'organizzazione vasta, seria, fattiva.

E fin qui, in massima, io potrei essere d'accordo.

L'organizzazione, che poi non è altro che la pratica della cooperazione e della solidarietà, è condizione naturale, necessaria della vita sociale: è un fatto ineluttabile che s'impone a tutti, tanto nella società umana in generale, quanto in qualsiasi gruppi di persone che hanno uno scopo comune da raggiungere. Non volendo e non potendo l'uomo vivere isolato, anzi non potendo esso diventare veramente uomo e soddisfare i suoi bisogni materiali e morali se non nella società e colla cooperazione dei suoi simili, avviene fatalmente che quelli che non hanno i mezzi o la coscienza abbastanza sviluppata per organizzarsi liberamente con coloro con cui hanno comunanza d'interessi e di sentimenti, subiscono l'organizzazione fatta da altri individui, generalmente costituiti in classe o gruppo dirigente, allo scopo di sfruttare a proprio vantaggio il lavoro degli altri. E l'oppressione millenaria delle masse da parte di un piccolo numero di privilegiati è stata sempre la conseguenza della incapacità della maggior parte degl'individui di accordarsi, di organizzarsi con gli altri lavoratori per la produzione, per il godimento e per la eventuale difesa contro chi volesse sfruttarli ed opprimerli. 

Per rimediare a questo stato di cose è sorto l'anarchismo, il cui principio fondamentale è l'organizzazione libera, fatta e mantenuta dalla libera volontà degli associati senza nessuna specie di autorità, cioè senza che nessuno abbia il diritto di imporre agli altri la propria volontà. Ed è quindi naturale che gli anarchici cerchino di applicare nella loro vita privata e di partito quello stesso principio, su cui, secondo loro, dovrebbe essere fondata tutta quanta la società umana. 

Da certe polemiche può sembrare che vi siano degli anarchici refrattari ad ogni organizzazione; ma in realtà le molte, le troppe discussioni che si fanno tra noi sull'argomento, anche se oscurate da questioni di parole, o avvelenate da questioni personali, in fondo riguardano il modo e non già il principio di organizzazione. Così avviene che dei compagni, che a parole sono i più avversi all'organizzazione, quando vogliono davvero fare qualche cosa, si organizzano come, e spesso meglio degli altri. La questione, ripeto, sta tutta nel modo. 

Io dunque non potrei che guardare con simpatia l'iniziativa di quei compagni russi, convinto come sono che un'organizzazione più generale, più affiatata, più costante di quante sono state finora realizzate dagli anarchici, se pure non riuscisse ad eliminare tutti gli errori e tutte le deficienze inevitabili forse in un movimento come il nostro, che precorre di tanto i tempi e che perciò si dibatte tra l'incomprensione, l'indifferenza e spesso la ostilità della maggioranza, sarebbe indubbiamente un elemento importante di forza e di successo, un mezzo potente per far valere le nostre idee.

Io credo soprattutto necessario, urgente, che gli anarchici s'intendano, si organizzino il più ed il meglio possibile per influire sulla via che seguono le masse nelle loro lotte per i miglioramenti e l'emancipazione. 

Oggi la più grande forza di trasformazione sociale è il movimento operaio (movimento sindacale), e dal suo indirizzo dipende in gran parte il corso che prenderanno gli avvenimenti e la meta a cui arriverà la prossima rivoluzione. Per mezzo delle organizzazioni, fondate per la difesa dei loro interessi, i lavoratori acquistano la coscienza dell'oppressione in cui giacciono e dell'antagonismo che li divide dai loro padroni, incominciano ad aspirare ad una vita superiore, si abituano alla lotta collettiva ed alla solidarietà, e possono riuscire a conquistare quei miglioramenti che sono compatibili con la persistenza del regime capitalistico e statale. Dopo, quando il conflitto diventa insanabile, viene o la rivoluzione, o la reazione. Gli anarchici debbono riconoscere 1'utilità e l'importanza del movimento sindacale, debbono favorirne lo sviluppo, e farne una delle leve della loro azione, facendo tutto quello che possono perché esso, in cooperazione colle altre forze di progresso esistenti, sbocchi in una rivoluzione sociale che porti alla soppressione delle classi, alla libertà totale, all'eguaglianza, alla pace ed alla solidarietà fra tutti gli esseri umani. Ma sarebbe una grande e letale illusione il credere, come fanno molti, che il movimento operaio possa e debba da se stesso, in conseguenza della sua stessa natura, menare ad una tale rivoluzione. Al contrario, tutti i movimenti fondati sugl'interessi materiali ed immediati (e non si può fondare su altre basi un vasto movimento operaio), se manca il fermento, la spinta, l'opera concertata degli uomini d'idee, che combattono e si sacrificano in vista di un ideale avvenire, tendono fatalmente ad adattarsi alle circostanze, fomentano lo spirito di conservazione e la paura di cambiamenti in quelli che riescono ad ottenere condizioni migliori, e finiscono spesso col creare nuove classi privilegiate e servire a far sopportare e consolidare il sistema che si vorrebbe abbattere. 

Di qui la necessità impellente di organizzazioni prettamente anarchiche che dentro, come fuori dei sindacati lottino per la realizzazione integrale dell'anarchismo e cerchino di sterilizzare tutti i germi di degenerazione e di reazione. 

Ma è evidente che per conseguire i loro scopi le organizzazioni anarchiche debbono essere, nella loro costituzione e nel loro funzionamento, in armonia coi principi dell'anarchismo, e cioè che non siano in nessun modo inquinate da spirito autoritario, che sappiano conciliare la libera azione degl'individui con la necessità ed il piacere della cooperazione, che servano a sviluppare la coscienza e la capacità d'iniziativa dei loro membri, e siano un mezzo educativo per l'ambiente in cui operano ed una preparazione morale e materiale per l'avvenire che desideriamo.

Risponde il progetto in discussione a questi requisiti?

A me pare di no. Secondo me, esso, invece di fare nascere negli anarchici un maggior desiderio di organizzarsi, sembra fatto apposta per avvalorare il pregiudizio di quei compagni i quali credono che organizzarsi significa sottomettersi a dei capi e aderire ad un organismo autoritario, accentratore, soffocatore di ogni libera iniziativa. Ed infatti in esso sono espressi appunto quei propositi che alcuni, contro la verità evidente e malgrado le nostre proteste, si ostinano ad attribuire a tutti gli anarchici qualificati organizzatori.

Una sola o diverse organizzazioni anarchiche?

Esaminiamo.

Prima di tutto a me pare sbagliata - ed in tutti i casi irrealizzabile - l'idea di riunire tutti gli anarchici in una "Unione generale", cioè, come dice il Progetto, in una sola collettività rivoluzionaria attiva.

Noi anarchici possiam dirci tutti dello stesso partito, se colla parola partito s'intende l'insieme di tutti coloro che stanno dalla stessa parte, che hanno cioè le stesse aspirazioni generali e che in un modo o nell'altro lottano per lo stesso scopo contro avversari e nemici comuni. Ma ciò non vuol dire che sia possibile - e forse nemmeno desiderabile - il riunirci tutti in una stessa determinata associazione. Troppe sono le differenze di ambiente e le condizioni della lotta, troppi i modi possibili di azione che l'uno o l'altro preferisce, troppe anche le differenze di temperamento e le incompatibilità personali, perché una Unione generale, se presa sul serio, non diventi, anziché un mezzo per coordinare e sommare gli sforzi di tutti, un ostacolo alla attività individuale e forse anche una causa di più aspre lotte intestine. Così per esempio, come si potrebbe organizzare nello stesso modo e collo stesso personale un'associazione pubblica fatta per la propaganda e l'agitazione in mezzo alle masse, ed una società segreta costretta dalle condizioni politiche del paese in cui lavora a nascondere al nemico i suoi propositi, i suoi mezzi, il suo personale? Come potrebbero adottare la stessa tattica gli educazionisti, i quali credono che basti la propaganda e l'esempio di alcuni per trasformare gradualmente gli individui e quindi la società, ed i rivoluzionari, i quali son convinti della necessità di abbattere colla violenza uno stato di cose che si regge per violenze e creare, contro la violenza degli oppressori le condizioni necessarie al libero esercizio della propaganda ed all'applicazione pratica delle conquiste ideali? E come tenere insieme delle persone che per ragioni particolari non si amano e non si stimano, e nulla meno possono essere egualmente buoni ed utili militanti dell'anarchismo?

D'altronde gli stessi autori del Progetto (Plateforme) dichiarano "inetta" l'idea di creare un'organizzazione che riunisca i rappresentanti delle diverse tendenze dell'anarchismo. Una tale organizzazione, essi dicono, "incorporando degli elementi teoricamente e praticamente eterogenei non sarebbe che un'accozzaglia (assemblage) meccanica d'individui che concepiscono in una maniera differente tutte le questioni riguardanti il movimento anarchico e si disgregherebbe infallibilmente appena messa alla prova dei fatti e della vita reale".

Sta benissimo. Ma allora, se essi riconoscono l'esistenza di anarchici di altre tendenze, dovranno pur lasciare a questi il diritto di organizzarsi a loro volta e di lavorare per l'anarchia nel modo che credono migliore. O pretenderanno di mettere fuori dell'anarchismo, di scomunicare, tutti coloro che non accettano il loro programma? Essi dicono bensì di voler raggruppare in una sola organizzazione tutti gli elementi sani del movimento libertario; e naturalmente avran tendenza a giudicare sani solo quelli che pensano come loro. Ma che ne faranno degli elementi non sani?

Certamente vi sono tra quelli che si dicono anarchici come in ogni collettività umana, elementi di vario valore; e quel che è peggio, vi è chi mette in giro in nome dell'anarchia delle idee che hanno con l'anarchismo una ben dubbia affinità. Ma come evitarlo? La verità anarchica non può e non deve diventare il monopolio di un individuo o di un comitato, né può dipendere dalle decisioni di maggioranze vere o fittizie. È necessario solo - ed è sufficiente - che tutti abbiano, ed esercitino, la più ampia liberta di critica, e che ciascuno possa sostenere le proprie idee e scegliersi i propri compagni. I fatti giudicheranno poi in ultima istanza, e daranno ragione a chi l'ha.

L'anarchismo e la responsabilità collettiva.

Lasciamo dunque l'idea di riunire tutti gli anarchici in una sola organizzazione, e consideriamo questa Unione generale che ci propongono i russi per quello che essa realmente sarebbe, cioè l'Unione di una certa frazione di anarchici; e vediamo se il modo di organizzazione proposto è conforme ai principi ed ai metodi anarchici e se potrebbe perciò giovare al trionfo dell'anarchia.

Ancora una volta, a me pare di no.

Io non dubito dei sinceri propositi anarchici di quei compagni russi: essi vogliono realizzare il comunismo anarchico e cercano il modo di giungervi al più presto possibile. Ma non basta volere una cosa: bisogna anche adoperare i mezzi opportuni, così come quando si vuol andare in un luogo bisogna prendere la via che vi conduce, altrimenti si giunge in tutt'altro luogo. Così la loro organizzazione essendo tipicamente autoritaria, ben lungi dal facilitare il trionfo del comunismo anarchico, a cui essi aspirano, non potrebbe che falsare lo spirito anarchico e portare a conseguenze contrarie alle loro intenzioni.

Infatti, la loro Unione generale consisterebbe di tante organizzazioni parziali che avrebbero dei segretariati che ne dirigono ideologicamente l'opera politica e tecnica; e per coordinare l'attività di tutte le organizzazioni aderenti vi sarebbe un Comitato esecutivo dell'Unione, incaricato della esecuzione delle decisioni prese dall'Unione e "della condotta ideologica e organizzativa delle organizzazioni conformemente all'ideologia ed alla linea tattica generale dell'Unione".

È anarchico questo? Questo, secondo me, è un governo ed una chiesa. Mancano, è vero, la polizia e le baionette, come mancano i fedeli disposti ad accettare l'ideologia dettata, ma ciò vuol dire semplicemente che il loro governo sarebbe un governo impotente ed impossibile, e la loro chiesa sarebbe un vivaio di scismi e di eresie. Lo spirito, la tendenza resta autoritaria e l'effetto educativo sarebbe sempre antianarchico.

Sentite se non è vero.

"L'organo esecutivo del movimento libertario generale - l'Unione anarchica- introduce nei suoi ranghi il principio della responsabilità collettiva; tutta l'Unione sarà responsabile dell'attività rivoluzionaria e politica di ogni membro; e ciascun membro sarà responsabile dell'attività rivoluzionaria e politica dell'Unione".

E dopo questo, che è la negazione assoluta di ogni indipendenza individuale e di ogni libertà d'iniziativa e di azione, i proponenti, ricordandosi di essere anarchici, si dicono federalisti e tuonano contro la centralizzazione "i cui risultati inevitabili - dicono - sono l'asservimento e la meccanizzazione della vita sociale e di quella dei partiti".

Ma se l'Unione è responsabile di quello che fa ciascun membro, come può lasciare ai singoli membri ed ai vari gruppi la libertà di applicare il programma comune nel modo che crede migliore? Come si può essere responsabile di un atto se non si ha la facoltà d'impedirlo? L'Unione dunque, e per essa il Comitato esecutivo, dovrebbe sorvegliare l'azione dei singoli membri e prescrivere loro quello che debbono fare o non fare; e poiché la disapprovazione dopo il fatto non può sanare la responsabilità previamente accettata, nessuno potrebbe fare alcunché prima di avere ottenuto il benestare, il permesso del comitato. E d'altra parte, può un individuo accettare la responsabilità delle azioni di una collettività prima di sapere quello che essa farà e se non può impedire ad essa di fare ciò che egli disapprova?

Di piú, gli autori del Progetto dicono che è l'"Unione" che vuole e dispone. Ma quando si dice volontà dell'Unione, s'intende forse la volontà di tutti i suoi membri? In tal caso, perché l'Unione potesse funzionare bisognerebbe che tutti avessero sempre e su tutte le questioni la stessa e medesima opinione. Ora, se è naturale che tutti sieno d'accordo sui principi generali e fondamentali, perché altrimenti non si sarebbero o non resterebbero uniti, non si può supporre che degli esseri pensanti sieno tutti e sempre dello stesso parere su quello che conviene fare in tutte le varie circostanze e sulla scelta delle persone a cui affidar le cariche esecutive e direttive.

L'anarchismo e il principio maggioritario.

In realtà - come risulta dallo stesso testo del Progetto - per volontà dell'Unione non può intendersi che la volontà della maggioranza, espressa per mezzo di congressi, che nominano e controllano il Comitato esecutivo e decidono su tutte le questioni importanti. I congressi, naturalmente, sarebbero composti da rappresentanti eletti dalle maggioranze dei gruppi aderenti, e questi rappresentanti deciderebbero sul da farsi, sempre a maggioranza di voti. Dunque, nella migliore delle ipotesi, le decisioni sarebbero prese della maggioranza di una maggioranza, la quale poi può benissimo, specie quando le opinioni in contrasto sono più di due, non rappresentare che una minoranza.

V'è da osservare inoltre che, date le condizioni in cui vivono e lottano gli anarchici, i loro congressi sono anche meno realmente rappresentativi di quello che sieno gli stessi parlamenti borghesi, ed il loro controllo sugli organi esecutivi, se questi hanno poteri autoritari, difficilmente riesce tempestivo ed efficace. Ai congressi anarchici va, in pratica, chi vuole e chi può, chi ha o trova i denari necessari e non ne è impedito da misure poliziesche; vi va tanto chi rappresenta solo se stesso o un piccolo numero di amici, quanto chi porta realmente le opinioni e i desideri di una numerosa collettività. E salvo le precauzioni da prendere contro i traditori e le spie anzi a causa stessa di quelle necessarie precauzioni è impossibile una seria verifica dei mandati e del loro valore.

In ogni modo siamo in pieno sistema maggioritario, in pieno parlamentarismo.

È risaputo che gli anarchici non ammettono il governo della maggioranza (democrazia), come non ammettono il governo di pochi (aristocrazia, oligarchia, o dittatura di classe e di partito), né quello di un solo (autocrazia, monarchia, o dittatura personale).

Gli anarchici hanno fatto mille volte la critica del cosiddetto governo della maggioranza, che poi del resto, nell'applicazione pratica, conduce sempre al dominio di una piccola minoranza.

Bisognerà rifarla ancora per uso dei nostri compagni russi? Certamente gli anarchici riconoscono che nella vita in comune è spesso necessario che la minoranza si conformi al parere della maggioranza. Quando c'è bisogno od utilità evidente di fare una cosa ed occorre per farla il concorso di tutti, i meno debbono sentire la necessità di adattarsi al volere dei più. Ed in generale, per vivere insieme pacificamente e in regime d'eguaglianza, è necessario che tutti sieno animati da uno spirito di concordia, di tolleranza, di arrendevolezza. Ma questo adattamento di una parte degli associati all'altra parte deve essere reciproco, volontario, derivante dalla coscienza della necessità e dal buon volere di ciascuno di non paralizzare con la sua ostinatezza la vita sociale; e non già essere imposto come principio e come norma statutaria. È questo un ideale che forse nella pratica della vita sociale generale sarà difficile a raggiungere in modo assoluto, ma è certo che in ogni aggruppamento umano si è tanto più vicini all'anarchia quanto più l'accordo tra maggioranza e minoranza è libero e spontaneo e scevro da ogni imposizione diversa da quella che deriva dalla natura delle cose.

Dunque, se gli anarchici negano il diritto della maggioranza a governare nella società umana generale in cui l'individuo è pur costretto ad accettare certe restrizioni, perché non può isolarsi senza rinunziare alle condizioni di una vita umana, e vorrebbero che tutto si facesse per libero accordo fra tutti, come mai sarebbe possibile che essi adottino il governo della maggioranza nelle loro associazioni essenzialmente libere e volontarie e comincino col dichiarare che si sottoporrano ai deliberati della maggioranza ancora prima di sapere quali essi saranno?

Si comprende che i non anarchici trovino che l'Anarchia, cioè l'organizzazione libera senza dominio della maggioranza sulla minoranza o viceversa, sia un'utopia irrealizzabile o realizzabile solo in un lontanissimo avvenire, ma è inconcepibile che chi professa idee anarchiche e vorrebbe fare l'Anarchia, o almeno avviarsi seriamente alla sua realizzazione, oggi piuttosto che domani, rinneghi i principi fondamentali dell'anarchismo, nell'atto stesso in cui si propone di combattere per il suo trionfo. 

Le basi dell'organizzazione anarchica.

Un'organizzazione anarchica deve essere fondata, secondo me, su basi ben diverse, da che si propongono quei compagni russi. 

Piena autonomia, piena indipendenza, e quindi piena responsabilità, degl'individui e dei gruppi; accordo libero tra quelli che credono utile unirsi per cooperare ad uno scopo comune; dovere morale di mantenere gl'impegni presi e di non far nulla che contraddica al programma accettato. Su queste basi si adottano poi le forme pratiche, gli strumenti adatti per dar vita reale all'organizzazione. Quindi i gruppi, le federazioni di gruppi, le federazioni di federazioni, le riunioni, i congressi, i comitati incaricati della corrispondenza o altro. Ma tutto questo deve esser fatto liberamente, in modo da non inceppare il pensiero e l'iniziativa dei singoli, e solo per dare maggiore portata agli sforzi che, isolati, sarebbero impossibili o di poca efficacia.

Così i congressi in un'organizzazione anarchica, pur soffrendo come corpi rappresentativi di tutte le imperfezioni che non fanno la legge, non impongono agli altri le proprie deliberazioni. Essi servono a mantenere ed aumentare i rapporti personali fra i compagni più attivi, a riassumere e fomentare gli studi programmatici sulle vie e sui mezzi d'azione, a far conoscere a tutti le situazioni delle diverse regioni e l'azione che più urge in ciascuna di esse, a formulare le varie opinioni correnti tra gli anarchici e farne una specie di statistica - e le loro decisioni non sono regole obbligatorie, ma suggerimenti, consigli, proposte da sottoporre a tutti gl'interessati, e non diventano impegnative ed esecutive se non per quelli che le accettano e finché le accettano. Gli organi amministrativi che essi nominano - Commissione di corrispondenza, ecc. - non hanno nessun potere direttivo, non prendono iniziative se non per conto di chi quelle iniziative sollecita ed approva e non hanno nessuna autorità per imporre le proprie vedute che essi possono certamente sostenere e propagare come gruppi di compagni, ma non possono presentare come opinione ufficiale dell'organizzazione. Essi pubblicano le risoluzioni dei congressi e le opinioni e le proposte che gruppi e individui comunicano loro; e servono, per chi se ne vuol servire, a facilitare le relazioni fra i gruppi e la cooperazione tra quelli che son d'accordo sulle varie iniziative: libero chi crede di corrispondere direttamente con chi vuole, O di servirsi di altri comitati nominati da speciali aggruppamenti. 

In un'organizzazione anarchica i singoli membri possono professare tutte le opinioni e usare tutte le tattiche che non sono in contraddizione coi principi accettati e non nuocciono all'attività degli altri. In tutti i casi una data organizzazione dura fino a che le ragioni di unione sono superiori alle ragioni di dissenso: altrimenti si scioglie e lascia luogo ad altri aggruppamenti più omogenei. 

Certo la durata, la permanenza di un'organizzazione è condizione di successo nella lunga lotta che dobbiamo combattere e d'altronde è naturale che qualunque istituzione aspira, per istinto, a durare indefinitamente. Ma la durata di una organizzazione libertaria deve essere la conseguenza dell'affinità spirituale dei suoi componenti e dell'adattabilità della sua costituzione ai continui cambiamenti delle circostanze: quando non è più capace di compiere una missione utile meglio che muoia.

PER CONCLUDERE

Quei compagni russi troveranno forse che una organizzazione quale io la concepisco, e quale si è, più o meno bene, fatta in varie epoche, è poco efficace.

Comprendo. Quei compagni sono ossessionati dal successo che hanno avuti i bolscevichi nel loro paese, e vorrebbero, a mo' dei bolscevichi, riunire gli anarchici in una specie di esercito disciplinato, che sotto la direzione ideologica e pratica di alcuni capi marciasse compatto all'assalto dei regimi attuali e dirigesse poi a vittoria materiale ottenuta, la costituzione della nuova società. E forse è vero che con quel sistema, se fosse possibile che gli anarchici vi si prestassero e i capi fossero uomini di genio, la nostra efficienza materiale diverrebbe più grande. Ma con quali risultati? Non avverrebbe dell'anarchismo quello che è avvenuto in Russia del socialismo e del comunismo?

Quei compagni sono ansiosi di successo e noi pure lo siamo; ma non bisogna per vivere e vincere rinunciare alle ragioni della vita e snaturare il carattere della eventuale vittoria.

Noi vogliamo combattere e vincere, ma come anarchici - per l'Anarchia.

Tratto da Nestor Machno (ITA)