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domenica 9 settembre 2012

Pino Aprile? Meglio così.



Si è svolto ieri a Bari l'incontro organizzato dai firmatari dell'appello a Pino Aprile affinché il noto giornalista e scrittore pugliese diventasse il leader, o il portavoce, dei movimenti meridionalisti. 
Due cose non andavano bene in questa pur interessante iniziativa:
1) Pino Aprile non è un politico, non pare interessato a fare politica, non sa cosa significa fare volantinaggi, attaccare manifesti, organizzare campagne elettorali, incontrare i lavoratori in cassa integrazione, ecc... Tutte cose che un eventuale futuro leader di un eventuale futuro movimento politico unitario dei meridionali DEVE saper fare;
2) I movimenti meridionalisti sono tanti, piccolissimi, divisi, e non mi pare che stiano lavorando all'unità o - e sarebbe già tanto - ad una federazione, simile a quella che portò alla nascita, al nord, della Lega.

Questi due punti erano, a mio avviso, già sufficienti per non riporre eccessive speranze nel "Progetto Pino Aprile", quindi non ho nessuna delusione da smaltire. Anzi, con piacere plaudo alla lodevole iniziativa di fondare un quotidiano del Sud su scala nazionale. Certo, bisognerà vedere CHI finanzierà quel giornale, QUALE sarà la linea editoriale, QUALI posizioni (federaliste? Autonomiste? Indipendentiste?) troveranno spazio sulle colonne del quotidiano.
Spero che vi sia spazio per tutti, dagli irriducibili secessionisti ai più moderati federalisti, con l'eccezione - ovvia e scontata, a mio avviso - di tutti i partiti e i singoli esponenti politici che negli ultimi anni sono stati alleati di Tremonti e Bossi, due autentici e fieri nemici dei territori e dei popoli duosiciliani. Per queste persone non ci può essere spazio, anche perché lo infesterebbero col loro putridume o lo utilizzerebbero per riciclarsi e per tenerci buoni. Auspico di poter leggere quanto prima questo quotidiano, e di poterci leggere gli interventi di Nando Dicè e di Antonio Ciano (giusto per citare due nomi). L'obiettivo deve essere l'unità, pur nelle differenze. Bisogna partire da ciò che ci unisce, non da ciò che ci divide.
E' questo il compito storico-culturale di questo futuro quotidiano. Se sarà così, farà la storia. Se non sarà così, sarà un giornale. Come tantissimi altri.

lunedì 19 settembre 2011

Tra tricolore e sole delle alpi




Il Tricolore è la bandiera della Repubblica Italiana.
Il Sole delle Alpi è la bandiera della sedicente "repubblica federale di Padiania".
Umberto Bossi, leader di quel movimento politico illegale e xenofobo che risponde al nome di Lega Nord Padania, ieri ha annunciato, durante la Festa dei Popoli Sedicenti Padani, la volontà di raggiungere l'agnognata indipendenza ("secessione, secessione" gridavano i padano-celtici sotto il palco) tramite referendum costituzionale.
Questa dichiarazione contraddice (ma è tipico dello sbiascicante Padre del Trota dire cose contraddittorie e incomprensibili) le innumerevoli litanìe circa l'esercito di liberazione della Padania, i "trecentomila fucili" della Val Brembana, ed altri propositi secessionisti manu militari.

Ho pensato, per assurdo: se ci fosse una guerra civile tra Italia e sedicenti padani, io che farei? Una domanda razionalmente legittima, ma la cui risposta era già stata trovata dal cuore: starei con l'Italia, senza dubbio. Perchè l'Italia non è stata nè è la causa dello sfruttamento del Sud, ma è stato ed è il mezzo di sfruttamento utilizzato dal Nord contro il Sud.
Credo sia importante questa distinzione: l'Italia non è la causa dei mali, ma il mezzo. La causa è il nord, inteso come coacervo di interessi politici e economici settentrionali. I "piemontesi" utilizzarono la chimera Italia per invadere e depredare il Sud. Ora che l'Italia non serve più, i "piemontesi" di oggi, rappresentati politicamente dalla Lega Nord, vogliono disfarsene.
Evito di parlare del fatto che ministri della Repubblica Italiana parlino di secessione: la dignità e l'onore politico e umano sono stati cancellati da Berlusconi e dal berlusconismo. Voglio parlare invece di cosa dovrebbero fare i meridionali: contrastare o agevolare i propositi secessionisti padani? Credo sia una domanda legittima, a cui io ho dato la mia personale risposta: contrastare i leghisti utilizzando, una volta tanto, l'Italia contro di loro.
Se vogliono la via "cecoslovacca", se la paghino. Abbiamo parecchio debito pubblico causato da 150 anni di politiche filonordiste. Se vogliono la via "jugoslava", preparino i fucili della val Brembana.
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martedì 22 marzo 2011

Terroni a teatro, resoconto della serata




Ieri sera il Teatro Quirino di Roma era gremito in ogni ordine di posto. Ad un distratto passante, la domanda sarebbe sorta spontanea: chi cavolo recita stasera, per mobilitare tutta questa gente? La domanda avrebbe avuto una risposta istantanea non appena il passante avesse letto il manifesto rosso sangue con la scritta TERRONI.
Ebbene si: ieri sera al Teatro Quirino in Roma è andata in scena la prima nazionale dello spettacolo tratto dal libro-inchiesta di Pino Aprile sulle violenze (fisiche, morali, culturali, politiche, economiche, sociali) perpetrate ai danni del Sud dal 1860 ad oggi. Io e la mia futura moglie Rachele siamo giunti fuori al teatro verso le 20:30, abbiamo "assuppuntato" lo stomaco con una pizzetta al taglio e siamo entrati. Non avevo la giacca, e me ne dispiaccio: il teatro è importante e merita rispetto, e la giacca è la mia manifestazione di rispetto per un'arte bellissima e dimenticata.

La ressa all'interno del teatro era enorme, i banchetti su cui c'erano le copie del libro di Pino Aprile erano presi d'assalto, lo sponsor Mascalzone Latino pubblicizava la lodevole iniziativa della scuola velica a Napoli. Dopo qualche spintone dato e ricevuto, mi sento bussare alla spalla da un signore calvo col pizzetto che chiede permesso, al quale chiedo retoricamente: "Mi scusi, ma lei è Pino Aprile?", ed egli mi risponde sorridendo: "Si, così sembra!". Stretta di mano, complimenti (miei a lui) e ringraziamenti (suoi a me e ai tanti lettori che avrà incontrato nei mesi passati). Rachele ed io, indirizzati da una maschera, raggiungiamo i nostri posti nella seconda balconata. Posti centrali, sono stato bravo a trovarli.

Lo spettacolo comincia con un paffuto attore che impersonifica il Nord opulento e veloce ed il Sud lento, zoppo e triste. Dietro di lui, un batterista, un bassista, un chitarrista ed un tastierista: tutti con un gilet raffigurante la bandiera delle Due Sicilie. Finito il primo brano, entra un cantante e quattro coristi: comincia una canzone.

Lo spettacolo andrà avanti secondo questo schema: un attore che recita un brano, il complesso che segue una canzone. Il momento più toccante è stato il ricordo di Pontelandolfo e Casalduni (molti meridionali non sanno ancora oggi cosa successe in quei luoghi e dove essi siano situati). Se non ho pianto, ci è mancato poco.

Divertenti i brani riguardanti la Salerno - Reggio Calabria e, tragica ironia, le teorie "scientifiche" del veronese Cesare Lombroso circa l'inferiorità genetica dei meridionali. A quest'ultimo "scenziato" è stato dedicato un museo, a Torino. Lì, l'8 maggio 2010, si tenne una imponente manifestazione meridionalista, guidata da Insorgenza Civile, per protestare contro questo scempio culturale, scientifico, morale e politico.

Lo spettacolo si è concluso, tra le ovazioni degli spettatori, con un internvento di Pino Aprile seguito da un manager di Mascalzone Latino.

Al termine, mentre la gente cominciava a defluire, ho esposto la bandiera di Insorgenza Civile. Era importante dare alla nostra presenza una connotazione politica, oltre che culturale. Perchè la riscossa del Sud non può che ripartire da una presa di coscienza della propria identità. Politica e culturale.
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lunedì 21 marzo 2011

Insorgenza Civile

NANDO DICE', PRESIDENTE DI INSORGENZA CIVILE





INSORGERE E' GIUSTO!!!
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venerdì 18 marzo 2011

Sulla piovosa Roma splendeva il Sole del Sud




Pioveva, fuori di noi. Splendeva il sole, dentro di noi.

Ieri mattina, Roma era sotto un'acquazzone. Le celebrazioni per i 150 anni della (mala)unità italica sono inziate alle 9 e sono finite alle 12. Solo tre ore? Si vede che non c'era molto da festeggiare. Il preannunciato tripudio di tricolori non c'è stato. Non si respirava nessuna aria particolare. Tranne che in un posto: Piazza Farnese.

Lì, in quello spicchio di territorio alle spalle di Campo de' Fiori, dove troneggia la statua del meridionale Giordano Bruno, era presente un gruppetto di patrioti sudisti. Le bandiere del Partito del Sud e di Insorgenza Civile sventolavano insieme a quelle, un pò nostalgiche, ma ieri la nostalgia era obbligatoria, del Regno delle Due Sicilie, del nostro ultimo stato unitario. Prima eravamo a Piazza Venezia, mentre Giorgio Napolitano rendeva omaggio al Milite Ignoto ed una troupe di La 7 ci intervistava; poi siamo andati al Pantheon, dove il presidente della repubblica italica rendeva omaggio a Vittorio Emanuele II, che alcuni ancora chiamano "padre della patria" e molti altri chiamano "assassino di meridionali".

In pratica: mentre qualcuno rendeva omaggio, noi ricordavamo: gli eccidi di Bronte, Pontelandolfo e Casalduni; il primo lager europeo (Fenestrelle); i cosidetti Briganti; il milione di meridionali morti; i venti milioni di meridionali emigrati dopo il 1861; fino ad arrivare alla condizione attuale del Sud, che continua a peggiorare giorno dopo giorno.

E' stata una grande giornata. In molti si sono fermati, incuriositi per questi matti che non festeggiavano l'Unità d'Italia. E sapete la novità? Molti meridionali e molti romani ci davano ragione. Leggevano i nostri volantini, ascoltavano i nostri discorsi, e condividevano. Praticamente nessuno ci ha tacciati di essere esaltati, passatisti, fuori dal tempo e fuori di testa: ciò indica che siamo stati capaci di interagire coi passanti in maniera costruttiva.

Pioveva, fuori di noi. Ma splendeva il sole, dentro di noi.
Il sole del Sud.
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mercoledì 16 marzo 2011

Nulla da festeggiare!




Roma, 17 marzo 2011.

La giornata della retorica patriottarda. Tricolori massonici al vento, Inni di Mameli suonati a go-go, omaggi al re savoiardo che fece guerra, senza dichiararla, al Regno delle Due Sicilie guidato dal proprio cugino, occupò i territori del più florido tra gli stati della penisola grazie all'aiuto della camorra e delle potenze straniere, sterminò la popolazione duosiciliana, infamò col nome di "briganti" coloro che difesero il popolo meridionale dalle violenze e dai sorprusi piemontesi.

Domani si festeggia la MALAUNITA' italiana: invece di fare del'Italia uno stato confederale, si decise di imporre a tutta la penisola le leggi, i sistemi, l'organizzazione statuale piemontese.

Le conseguenze: 20 milioni di meridionali costretti ad emigrare, politiche filonordiste che hanno reso il Sud una delle zone più povere e sottosviluppate di Europa, razzismo contro i meridionali, ritardi strutturali ed infrastrutturali clamorosi.

Il SUD non ha nulla da festeggiare!
Domani tutti in piazza, prima a Piazza Venezia e poi al Pantheon, per contestare le celebrazioni della malaunità! Appuntamento ore 10 all'entrata del Museo del Risorgimento!
Accorrete numerosi!
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martedì 15 marzo 2011

I CDS in piazza insieme ad Insorgenza Civile





NAPOLI - Per ricordare le radici e l'identità del Sud, per non dimenticare i nostri morti, per non unirci al coro acritico che celebra i 150 anni di Unità d'Italia, i giorni 16, 17 e 18 marzo i Comitati Due Sicilie partecipano alla manifestazione indetta da Insorgenza che si terrà a piazza Dante a Napoli per tre giorni dedicati alla memoria storica e alle speranze future della nostra terra. Senza alcun folclore, senza alcuna nostalgia, con consapevolezza, contro la rassegnazione indotta.

http://comitatiduesicilie.org/index.php?option=com_content&task=view&id=3954&Itemid=68
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venerdì 11 marzo 2011

Volantinaggio Insorgenza Civile a Napoli




Insorgenza Civile da sabato 12 marzo dalle ore 11 triplicherà l'attività di volantinaggio e distribuzione materiale e informazioni sul movimento.

Vi apettiamo a
• via Luca Giordano (nei pressi della FNAC);
• via Cavalleggeri d’Aosta (Altezza stazione della metropolitana);
• via Chiaja (altezza cinema metropolitan)
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Riunione di Insorgenza Lazio




Ieri sera, all'hotel Golden Tulip di Roma, si è tenuta una interessante riunione del gruppo romano di Insorgenza Civile. L'ospitalità del responsabile di Roma, Pino Smiraglia, è stata eccezionale ed ha consentito a tutti gli intervenuti di discutere in maniera costruttiva in un clima gioviale.

Sono stati stabiliti alcuni punti fondamentali delle attivita di Insorgenza Lazio:

- Innanzittutto, verrà riattivata la pagina facebook di Insorgenza Lazio, che sarà il canale preferito di informazione sia per i militanti sia per coloro che potrebbero avvicinarsi ad Insorgenza;

- Inoltre, una serata a settimana (probabilmente il mercoledì dalle 21 alle 22) andrà in onda da Roma una trasmissione sulle web-frequenze di Radio Insorgenza, dal probabile titolo di Vento del Sud, in cui verranno trattati argomenti di politica italiana ed estera, politica e cronaca romana, cultura del Mezzogiorno e sport intervallati da brani musicali tradizionali e contemporanei;

- Partità un cineforum meridionalista, con un appuntamento mensile;

- Si stringerà ancor di più la convergenza con le attività del club di tifosi partenopei Roma Azzurra, riconosciuto dalla SSC Napoli, che ha lo scopo di aggregare tutti i tifosi del Napoli in occasione delle partite della squadra;

- Infine, verranno organizzate gite ed eventi culturali a Napoli e nel Sud.

La riunione si è conclusa con una cenetta a base di pesce che fa sempre bene allo spirito, oltre che al corpo!
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mercoledì 2 marzo 2011

L'orizzonte della battaglia meridionalista




Articolo 132 della Costituzione della Repubblica Italiana:
"Si può, con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione di abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse."

Questo comma dell'art.132 è l'orizzonte verso cui la battaglia meridionalista deve muoversi sin da subito: bisogna creare una macroregione meridionale (Sicilia esclusa, in cui va applicato INTEGRALMENTE lo statuto speciale). E' questo l'obiettivo fondamentale per consentire al Sud di vivere e svilupparsi in maniera autonoma dall'Italia e dal destino di colonia italica a cui ci hanno condannato da 150 anni.
Questo primo e fondamentale passo deve essere fatto quanto prima! Tutti i movimenti e i militanti meridionalisti devono lavorare a questo unico scopo, che a breve termine può rappresentare il punto di convergenza di tutte le esperienze politiche e culturali meridionaliste.
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martedì 1 marzo 2011

17 marzo, tutti al Pantheon a contestare!



INSORGENZA CIVILE ROMA aderisce alla manifestazione indetta dal PdSud di Roma in occasione delle celebrazione per il 150esimo anniversario della malaunità italica. Saremo al Pantheon a contestare Napolitano che rende omaggio ai settentrionali Savoia, causa prima dei mali che affliggono le Due Sicilie da 150 anni.


http://partitodelsud-roma.blogspot.com/2011/01/il-17-marzo-noi-non-festeggiamo-anzi.html

A seguito della vergognosa notizia delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia previste per il 17 marzo con il festaggiamento di una data nefasta per i meridionali tutti, previsto addirittura l'omaggio di Napolitano al Pantheon a Vittorio Emanuele II...la sezione romana "Lucio Barone" del Partito del Sud annuncia che protesterà il 17 marzo con un sit in a Piazza della Rotonda.
Ovviamente chiameremo a raccolta tutti i nostri amici e simpatizzanti e vogliamo organizzare una protesta pacifica e gandhiana, senza insulti verso nessuno o grida separatiste, nel rispetto delle regole della nostra repubblica, delle nostre leggi e della nostra Costituzione, ma sottolineando che:
1) l'Italia e' una Repubblica e non si può omaggiare un Re...in particolare per i meridionali e' offensivo omaggiare Vittorio Emanuele II
2) Vittorio Emanuele II ed i Savoia sono stati una vergogna per l'Italia intera e sono gli artefici ed il simbolo di un Regno piemontese che ha depredato le ricchezze meridionali e massacrato il Sud con centinaia di migliaia di morti in una guerra civile tra il 1860 ed il 1870...il 17 marzo 1861 è stato l'inizio e l'origine della "questione meridionale", purtroppo non ancora risolta...
3) l'unità che si festeggia ancora oggi e' solo formale, perchè non siamo affatto un paese unito...e non lo saremo mai fin quando un giovane meridionale non avrà le stesse possibilità di trovare lavoro al Sud rispetto al centro-nord, fin quando non avremo le stesse cure mediche, le stesse infrastrutture, le stesse condizioni per i prestiti bancari...in una parola quando finirà, in un modo o nell'altro, questa colonizzazione del Sud che dura da 150 anni.
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Da Oligarca ad Insorgente




L'oligarchia è una teoria politica fondata sul concetto che le minoranze attive, le elites, sono le uniche capaci di governare i processi economici, politici e culturali. In questa teoria credo fermamente, in quanto tutta la Storia è stata "storia di lotte tra elites": nell'antica Roma, ad esempio, non erano patrizi e plebei a lottare, ma rappresentanti dei patrizi (optimates) e rappresentanti dei plebei (populares) a combattere tra loro.

Oligarca è colui che fonda una oligarchia o che ne entra a far parte, accettandone e promuovendone gli ideali ed i valori.


Dal campo della teoria, però, è giunto il momento di passare al campo della prassi, della azione.
Qual è la pratica migliore per realizzare i concetti dell'Oligarchia? Come gli oligarchi che vogliono cambiare la sedicente democrazia liberale, abolendone l'infausto attributo e riattualizzando gli antichi valori democratici che dalla Grecia di Sparta e Atene sono arrivati fino all'illuminismo, possono agire nei territori in cui vivono, lavorano, operano?

L'insorgenza è, appunto, la pratica migliore perchè è fondata sul concetto che solo la lotta costante e senza quartiere contro il Sistema può condurre alla liberazione di tutti e di ciascuno. Insorgere significa essere consapevoli che il Sistema non è riformabile, modificabile, migliorabile, correggibile: il Sistema va cambiato, abolito, resettato.

Insorgente è colui che agisce secondo questi dettami e cerca di intessere una rete di relazioni con altri insorgenti, perchè sa che il solo individuo non può nulla contro il Sistema; nè la massa può, perchè facilmente corruttibile e amorfa; solo il Popolo può combattere e avere speranza, se non certezza, di vittoria. L'Insorgente sta nel Popolo e con il Popolo, cerca dentro al Popolo i nuovi insorgenti da formare e con cui lottare.
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mercoledì 23 febbraio 2011

Napoli è un simbolo




Napoli è un simbolo e come tale è stato più di ogni altro attaccato da chi ha tutto l’interesse a distruggerne l’identità. Enfatizzare determinati aspetti della napoletanità per condurli ad una parodia di se stessi è uno dei metodi per distruggere il senso di appartenenza.Far divenire gli indiani d’America tutti ubriaconi era una strategia definita per distruggere dall’interno l’identità dei 100 e passa popoli indiani che costituivano la nazione indiana. Napoli era un simbolo del Sud non era e non è il Sud, ma attaccando Napoli si attacca un simbolo del Sud, quindi tutto il Sud. Il problema [...] è che la strategia mira a far vergognare la Napoli che resiste della Napoli che si è arresa. Frasi del tipo “è colpa nostra”, “siamo proprio fatti cosi”, “al nord queste cose non succedono” sono sintomatiche di come vogliono ridurre i napoletani. Come ha ben scritto, e descritto, Malcom X, se vuoi dominare uno schiavo devi convincere lo schiavo che per lui non è mai esistita altra scelta e che la schiavitù è nella sua natura. Non puoi dirgli “sei schiavo perché io sono più forte” quello alla prima occasione cerca di ammazzarti nel sonno, e fa bene.Quando una nave affonda é al grido “si salvi chi può” che si scatenano gli istinti bestiali di ogni uomo lasciato in balia degli eventi, Vale per i Napoletani ma anche per i Parigini o gli americani di Los Angeles o di New Orleans. Ordine, rispetto delle proprie regole comuni, fiducia nelle istituzioni, rispetto delle origini e delle proprie tradizioni, orgoglio dell’ appartenenza comportamento di integrità nel rispetto di se stessi e del proprio orgoglioso passato e presente stabiliscono l’atteggiamento di un popolo. Ma non quando a questo popolo si è insegnato sin dalle scuole elementari che nel proprio passato non c’è altro che schiavitù e dominazioni, che i propri antenati non erano altro che ladri, briganti (nel senso di banditi) e peones. Quante volte sentiamo dire quella perdurante bugia che al Sud si è sempre emigrato, cantando “santa lucia luntano” come se l’emigrazione fosse nel dna dei nostri padri e non una precisa volontà politica dei liberali del nord. Quando a questo popolo non si danno istituzioni, leggi e stili di vita conformi alle tradizioni, anzi lo vogliono convincere che non ha mai avuto tradizioni, se non l’arte di arrangiarsi e di cantare, cosa succede? Gli Inglesi sono divenuti impero grazie ai pirati, ma quando i pirati non sono serviti più non hanno sputato nel piatto in cui mangiavano e nella letteratura hanno epicizzato l’etica (inesistente) di corsari e bucanieri. Se avesse vinto il Nazismo in Inghilterra avrebbero insegnato agli inglesi che il loro punto di riferimento non era l’onore ma la vergogna piratesca, cosa sarebbero ora gli inglesi? Gli americani hanno nel loro dna lo sterminio degli indiani, ma non senti nessun americano dire di se stesso, certo se ammazziamo 50 bambini iracheni in una scuola è perché abbiamo dai tempi di Custer sempre ammazzato bambini e se un americano fa saltare con una bomba un albergo, nessuno dirà siamo proprio noi che siamo bombaroli pur avendo scaraventato bombe su mezzo mondo. La festa che li accomuna tutti è l’indipendenza dagli Inglesi, mica la vittoria del nord sul Sud durante la guerra di secessione.A noi cosa vogliono farci festeggiare, il Risorgimento? Cioè di come in nome dell’unire gli italiani qualcuno volle attaccare la religione degli italiani e volle depredare gli italiani del Sud? L’Arno puzza e Venezia è piena di ”zoccole”, ma non senti nessun telegiornale ripetere ad ogni intervento su queste città, queste scontate verità. A Milano si rubano più auto che a Roma e Napoli messe insieme, ma se lo dici ad un Napoletano questo ti risponderà con quasi orgoglio che siamo noi che c’è le andiamo a rubare. E questo che dovrei insegnare a mia figlia? Che apparteniamo tutti ad un popolo di munnezzari e ladri di macchine? Napoli è altro, Napoli è scienza, Napoli è cultura, Napoli è il posto dove nonostante 160 anni di dominazione risorgimentale si resiste ancora. Se lo stato Italianunito avesse trattato Milano come ha trattato Napoli a quest’ora tutti i Milanesi sarebbero peggio, ma molto peggio, della 167 di Scampia. E sarebbe anche normale visto che quando Napoli era faro di legalità e di diritto in Lombardia c’erano padrini mafiosi chiamati Don Rodrigo ed assassini incalliti e coglioni chiamati Bravi e vigliacchi chiamati Abbondio. Se non sono ancora arrivati ad insegnare ad i nostri figli che il Manzoni scrisse Lago di Como, ma voleva scrivere ….golfo di Napoli e perché non vogliono far capire bene cosa erano i Milanesi di quel tempo. Poveri, appestati, Assassini, mafiosi… e poi parlano del colera… ma mi facciano il piacere! Se ad un Mammasantissima di Napoli gli togli il potere che i Savoia gli hanno dato nel 1861, troverai un Don Rodrigo qualsiasi. Napoli per tutto il medio evo è stato il fulcro del feudalesimo (oggi lo potremmo chiamare federalismo) Francorum, il nord era governato dal principio feudale Longobardorum. Per quasi mille anni gli italiani del Sud e del nord hanno avuto istituzioni e modi di concepire lo stare insieme diversi. Con il nazionalismo hanno fatto l’Italia, ma hanno iniziato a distruggere gli Italiani del Sud. Hanno iniziato amici, ma non ci sono ancora riusciti.La mia Napoli è l’orgoglio di appartenere ad una grande civiltà, una grande cultura, dei grandi antenati. La mia Napoli siete voi che non vi arrendete, siamo noi che conserviamo il ricordo di quello che saremo e che lo tramandiamo ai nostri figli. La mia Napoli è lo sberleffo all’onorevole Trombetta, è la caustica pernacchia del de Filippo che ogni giorno facciamo NOI NAPOLETANI che non ci siamo arresi alle lusinghe della vita borghese. Io difendo Napoli, cari amici non perché sono napoletano (chi mi conosce sa che difendo con orgoglio le mie origini sannitiche), ma perché la Napoli che vogliono creare non è la stessa Napoli dei miei, dei nostri antenati. Napoli è gioia di vivere in un territorio baciato dagli Dei, non è quel luogo di rassegnazione e di sofferenza e stress che impongono con i media e con il traffico.Napoli è ancora il simbolo del genio italico, anche se per applicarlo dobbiamo, costretti, emigrare all’estero. Napoli è la socialità dei popoli di mare, non è l’individualismo cronico dell’egoismo liberale. Potrei continuare, ma Napoli è un simbolo, non si può spiegare. Dante definiva l’amore come la forza che muoveva il cielo, le stelle e tutte le cose dell’universo. Ciò che viene fatto per amore accade sempre al di là del bene e del male diceva Nietzsche e noi, amiamo Napoli.

Nando Dicè
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Il Sud non festeggia l'invasione piemontese!


Per ricordare le radici e l'identità del Sud, per non dimenticare i nostri morti, per non unirci al coro acritico che celebra i 150 anni di Unità d'Italia, i giorni 16, 17 e 18 marzo Insorgenza sarà a piazza Dante a Napoli per tre giorni dedicati alla memoria storica e alle speranze future della nostra terra. Senza alcun folclore, senza alcuna nostalgia, con consapevolezza, contro la rassegnazione indotta, NOI NON FESTEGGIAMO: il 16, 17 e 18 marzo saremo a Napoli, in piazza Dante, per spiegare perché: saranno tre giorni di performance artistiche, letture storiche, riflessioni, ma anche di attualità. Dalle delibere Cipe, che investono al Sud pochi milioni contro i miliardi indirizzati alle infrastrutture del Nord, ai dati Istat sulle nuove povertà. Riflessioni e storia, azioni per il futuro e tutto quello che non vi hanno mai raccontato...
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Roma: iniziativa di Insorgenza sul federalismo




Sarà l'Hotel Golden Tulip Bellambriana (via Luca Passi 6, Roma) a ospitare sabato 26 alle ore 18 il confronto sul Federalismo. Partecipa al dibattito Nando Dicè, presidente di Insorgenza civile. "Sia chiaro - spiega - il Sud non teme il ” far da sè “. Ma teme un nuovo Risorgimento tradito. E soprattutto respinge le bugie sulle quali il Nord della Lega vuole imporgli il federalismo". Una per una certe bugie vanno smontate. Anzitutto non è vero che il Sud non sa utilizzare i soldi a sua disposizione. Questi soldi sono i Fas (Fondo aree sottoutilizzate) e i Fondi europei. I Fas li gestisce il governo. In secondo luogo non è vero che tanti soldi passano dal Nord al Sud, quindi ” i soldi del Nord restino al Nord “. E’ vero che ogni anno 50 miliardi scendono dal Nord al Sud, ma non da un territorio all’altro, bensì da chi più può a chi meno può: come in tutti gli Stati civili moderni. Passano anche dall’industriale all’operaio lombardo (sempre che l’industriale dichiari più dell’operaio). Ma poi la Banca d’Italia rivela che ogni anno tornano dal Sud al Nord 70 miliardi per prodotti e servizi del Nord acquistati dai meridionali. Quindi Sud in credito di 20 miliardi l’anno. Non è vero che il federalismo non farà aumentare le tasse e la spesa. Con meno di fondi da parte dello Stato, i Comuni dovranno aumentare le loro tasse. Però lo Stato dovrebbe diminuire le sue. Lo spiega bene Lino Patruno in un articolo sul federalismo: "Ma chi pagherà i 70 miliardi l’anno di soli interessi sul debito pubblico? E come potrà rinunciare a parte delle sue entrate uno Stato schiacciato dal peso di due Camere uguali, di quattro Polizie, delle Province, di un numero infinito di Authority (dalla concorrenza alla trasparenza), di quattro sistemi giudiziari (civile, penale, Tar, Consiglio di Stato), di migliaia di enti inutili, delle casse integrazione, del buco pensionistico? E quanti dipendenti pubblici passeranno dallo Stato alle Regioni e ai Comuni, distribuendo le funzioni invece di raddoppiarle? Non è vero che il divario fra Sud e Nord ( meno 33% di reddito, meno 30% di infrastrutture, il triplo della disoccupazione) potrà essere compensato dal fondo di perequazione. Nessuno ha finora saputo di quanto sarà. E se la perequazione non ha funzionato finora, figuriamoci dopo. Nessuno conosce neanche quanti saranno gli investimenti in infrastrutture al Sud. E il federalismo fiscale non può partire da basi così diseguali, i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Non è vero che lo Stato spenda più al Sud. E che se il Sud nonostante questo non è cresciuto, sono problemi suoi ma ora basta. Cliccare su Internet, ministero di Tremonti: spesa dello Stato più al Nord che al Sud, cioè l’antiperequazione. E dal governo Amato in poi, mai rispettata la percentuale stabilita del 45% della spesa al Sud, non andata oltre il 36-37 per cento. Non è vero che i ” costi standard “sono il mezzo per evitare che una siringa costi 5 in Lombardia e 10 al Sud. I costi li fa il mercato. E possono dipendere dalla quantità di siringhe acquistate, dai fornitori, dal sistema di pagamento, dall’efficienza dei trasporti. Se ci sono abusi, li giudica la magistratura non un piano di tipo sovietico che fissa i prezzi per tutti. Detto questo, non è vero che il federalismo fiscale risolverebbe tutti i problemi italiani. Risolverebbe al massimo quelli del Nord".
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mercoledì 16 febbraio 2011

Identità duosiciliana




Il problema principale del sud è l'Identità. Molti nostri fratelli pensano di essere italiani perchè a loro è stato insegnato, da 150 anni, che sono italiani, cioè membri di una comunità nazionale omogenea e paritaria. Nei fatti, però, questa bella e favolistica creazione è stata smentita da stupri, violenze, depauperamento, disoccupazione, emigrazione, colonizzazione culturale: tutte cose che il Sud ha subito e subisce ancora, dal 1860 ad oggi.


Il problema - dicevamo - è identitario: noi siamo UN popolo (duosiciliano) ed UNA terra (Due Sicilie) colonizzati dal Nord. Noi siamo una colonia del Nord, che si è dato il nome di Italia. L'Italia non esiste. Noi siamo ETNICAMENTE diversi dai veneti e dai piemontesi (che, tra l'altro, sono etnicamente diversi anche tra loro, in barba alla sedicente Padania).

Siccome l'Identità è ontologicamente (nella sua essenza) antagonistica, per far capire agli altri chi siamo dobbiamo anche e soprattutto far capire chi NON SIAMO e contro chi siamo: quindi essere contro il Nord, contro i sedicenti padani, contro il massonico tricolore, contro le Regioni italiche (che hanno consegnato Gaeta al Lazio, giusto per fare un esempio).
Per questo nessuna alleanza con movimenti indipendentisti settentrionali è, secondo me, mai possibile: loro sono i nostri colonizzatori, i nostri sfruttatori, i nostri nemici. L'odio e la punizione non vanno stigmatizzati, ma solo incanalati in un progetto politico.

Se riusciamo ad (ri)ottenere ciò che da 150 ci è stato tolto con la pace, le elezioni e la diplomazia, bene. Altrimenti l'alternativa è una sola, ed è quella tratteggiata dall'I.R.A. (tanto per capirci).
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venerdì 11 febbraio 2011

Insorgenza contro l'ennesimo aumento della tangenziale di Napoli




Sabato 12 febbraio 2011 il Movimento di Insorgenza Civile si attiverà ancora una volta a favore di una Tangenziale di Napoli gratuita, questa volta con un corteo di auto sulla stessa arteria, che partirà alle 09:30 dall’ingresso di Capodichino per poi terminare dinanzi la sede degli uffici Rai di Fuorigrotta alle 11:30.

La Tangenziale di Napoli, costruita tra il 1972 ed il 1977 con finanziamenti prevalentemente privati, ufficialmente denominata A56, è asse autostradale urbano. Questa è una anomalia. Com’è possibile che venga definito asse autostradale un tratto di strada che non raccorda due autostrade, bensì un’autostrada (verso Roma o Bari) e una strada statale che porta al mare (la SS Domitiana)? Che si tratti di un’autostrada anomala, appare chiaro allo stesso Ministero, laddove la si definisce (D.M. 12.11.2001, preambolo) un’ ”autostrada, interamente urbana, non interconnessa con il resto del sistema”. Le conseguenze di tale definizione non sono irrilevanti, poiché proprio per questo motivo, il pedaggio della tangenziale di Napoli viene ancorato agli aumenti tariffari autostradali.

“È da tanto che siamo impegnati nella lotta contro il pagamento della Tangenziale – spiega il presidente di Insorgenza Civile Nando Dicè – ma ancora una volta ci dimostrano che nessuno ascolta il popolo napoletano. La tangenziale di Napoli è l’unico asse extraurbano a pagamento in Italia e non solo ci costringono a pagarlo ogni giorno più volte, ma ne aumentano l’importo annualmente. Siamo stanchi di pagare un pedaggio che per convenzione doveva essere pagato solo per i primi 33 anni della costruzione dell’asse stradale, e di vedere i nostri soldi arricchire le tasche di persone che non si occupano né della manutenzione delle strade, né della nostra città. L’incasso (oltre 55 milioni di euro all’anno – dati bilancio 2008), non va alla Città Partenopea, né al Comune, né alla Cittadinanza, ma alla Benetton, maggiore azionista del gruppo Autostrade Meridionali. Ogni settimana siamo presenti con i nostri banchetti nelle piazze partenopee per raccogliere le firme contro il pagamento della tangenziale. Ma questa volta abbiamo voluto organizzare un corteo, in modo tale che tutti i napoletani siano a consocenza di questo grande sopruso ai nostri danni che va avanti da troppo tempo. Bisogna far sentire le nostre voci e far rispettare i nostri diritti e noi lo facciamo insorgendo!”
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martedì 8 febbraio 2011

Seminario su sistema economico preunitario




Monete del periodo borbonico

Per favorire la diffusione delle conoscenze sul Regno Delle Due Sicilie, l’Istituto di ricerca storica delle Due Sicilie organizza il I seminario di studio 2010/2011 che ha come obiettivo quello di portare il Sud e l’esperienza meridionale nelle scuole secondarie superiori (licei e istituti tecnici). Il seminario è indirizzato alle classi quarte dei diversi indirizzi. Durante gli incontri, scrittori, giornalisti e professori universitari esporranno agli alunni gli aspetti più diversi della vita quotidiana, della filosofia, della musica, dell’arte e dell’economia. Tra gli appuntamenti anche le presentazioni di libri che serviranno a stimolare il dibattito e a mettere in comunicazione la nuova generazione di autori con i più giovani.

Si terrà sabato 19 febbraio il II appuntamento del seminario di studi storici nell'Aula Magna dell'ITIS Modesto Panetti di Bari situato in via Re David I:

Sabato 19 febbraio 2011 ore 10,00 – 11,30. Il sistema economico delle Due Sicilie.

Modera Fiore Marro, presidente dei Comitati Due Sicilie, interverranno:

- Nando Dicè (presidente di Insorgenza Civile) Le eccellenze del Regno delle Due Sicilie

- Angela Dinuzzi (agronoma e segretarioregionale pugliese dei Comitati Due Sicilie) L’importanza delle Puglie nel sistema economico duo siciliano

- Emanuela Rullo (scrittrice e fondatore di Nato Brigante) Storie dell’emigrazione meridionale
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lunedì 7 febbraio 2011

Rispondo a 3 domande sul Sud.




Sul sito di Meridionalismo.it ho trovato una lettera di un compatriota che poneva tre domande, a cui ho dato personale risposta:

1) Ricostruzione storica:
Sono consapevole dell’importanza di ristabilire la verità, ricostruendo correttamente la storia del Risorgimento e quella precedente, che giustamente evidenzia la grandezza e la rilevanza che aveva il Regno delle Due Sicilie nel panorama internazionale pre-unitario.

Queste ricostruzioni e coloro che si sono e si stanno adoperando per diffonderle hanno il grandissimo merito di rafforzare l’orgoglio di essere meridionali in un periodo in cui sembra che essere del Sud sia sinonimo di incapacità, di mafiosità e di oziosità.

La domanda che voglio condividere è la seguente: può da sola questa attività essere la strada del cambiamento?

2) L’antagonismo:
E’ difficile in un Paese che tende continuamente a rimarcare e veicolare l’immagine di un Nord produttivo, operoso e rispettoso delle regole verso un Sud clientelare, parassita e incapace, resistere alla tentazione di ripagare con la stessa moneta costoro, evidenziando i motivi che hanno creato tale squilibrio, cedendo alla tentazione di porsi in un muro contro muro, Sud contro Nord.

La seconda domanda che pongo è questa: può un popolo rinascere sull’odio e sull’antagonismo?

3) Analisi dei fattori di sviluppo del Sud:
Chi di noi non ha chiara nella propria mente, la ricetta per rilanciare lo sviluppo della nostra terra?
Il turismo, le infrastrutture, il Mezzogiorno come ponte verso il Mediterraneo, la riduzione della pressione fiscale e tanti altri fattori che elenchiamo e sentiamo nei convegni anche da parte di illustri economisti.

La terza domanda che pongo è questa: abbiamo ancora bisogno di spendere energie nelle analisi e nel definire le ricette su cui non abbiamo potere di fare nulla?


Le mie risposte:
1) No, non può essere la sola. Ma non può neanche essere dimenticata. Bisogna abbinare la conoscienza e coscienza storica ed identitaria, con l’interpretazione e l’azione nel presente e la progettazione di un futuro (che sia secessione, autonomia, o altro).
2) Si. Possiamo e dobbiamo rinascere anche sull’odio e l’antagonismo nei confrotni di chi ci ha costretto, da 150 anni, a vivere in queste condizioni. L’Odio per il Nord e per la sedicente italia deve andare di pari passo. Nessuna alleanza con altri movimenti autonomisti del nord (lega nord, ad esempio) può essere attuata.
3) Bisogna continuare con le analisi, proprio perchè le vecchie analisi potrebbero non essere più attuali. Il problema, semmai, è non fermarsi alla teoria e all’analisi per passare, FINALMENTE, alla prassi e all’azione. Anche violenta, perchè la liberazione potrebbe aver bisogno – per non dire “avra’ bisogno” – di una lotta violenta.

Ovviamente, le mie sono riflessioni personali e come tali vanno prese.
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