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martedì 17 giugno 2014

Brazil 2014, la polizia addestrata dall'FBI



Vi posto oggi un articolo del sito Contropiano.org in cui si fa riferimento ad una notizia data da una agenzia di giornalismo brasiliana. Secondo tale agenzia, le forze dell'ordine brasiliane sarebbero state addestrate, al fine di fronteggiare gli annunciati scontri e rivendicazioni sociali di questi giorni, addirittura da agenti dell'FBI.

É quanto si apprende da un articolo apparso sul sito dell'agenzia di giornalismo d'inchiesta Agência Pública. Un mese prima dell'inizio delle partite, la Segreteria di Sicurezza Pubblica di Rio de Janeiro annunciò che era in atto un addestramento da parte degli agenti dell'FBI alle truppe “di choque”, i reparti antisommossa della polizia militare, e alle truppe del CORE, corpo speciale della polizia civile, per contenere le proteste previste per la Coppa del mondo di calcio.
Il corso di quaranta ore, frutto di una collaborazione offerta dall'ambasciata degli Stati Uniti, prevedeva la formazione per la gestione e il controllo delle folle, dei disordini civili, pianificazione delle operazioni, uso della forza, relazione con i media, uso di mezzi di intelligence e informazioni per identificare possibili atti e attori di vandalismo.
Il corso si è svolto anche in altre città del Brasile, come San Paolo, Brasilia e Fortaleza, oltre che, come si scopre grazie all'inchiesta, all'estero nel Centro di addestramento regionale a Lima, in Perù, e nell'Accademia internazionale per l'adempimento delle leggi (ILEA, in inglese)in El Salvador, entrambi centri di addestramento finanziati dagli USA.
La collaborazione si è scoperta essere parte in un piano di formazione della polizia per i grandi eventi, in vista dei mondiali e delle prossime Olimpiadi di Rio, cominciata nel 2012 e interamente pagata dagli Stati Uniti, al quale han partecipato più di ottocento poliziotti.
L'inchiesta ha rivelato inoltre che uno dei corsi, “controllo marittimo del terrorismo”, si è svolto in una sede di Academi, il nuovo nome della multinazionale Blackwater, la famosa agenzia di contractors statunitense.

Tra gli altri corsi, “relazioni con i media” con l'obiettivo di creare una collaborazione con la stampa per creare un “sentimento di fiducia nella società”, corso che ha visto la partecipazione di numerosi giornalisti; oltre che un corso di “investigazione digitale dei cellulari” tramite l'insegnamento sull'utilizzo di una tecnologia sviluppata da un impresa israeliana, la Cellebrite, creatrice del dispositivo UFED, capace di rubare tutti i dati dei cellulari di nuova generazione.
Le accademie internazionali ILEA, vennero create nel 1995 dal governo Clinton per rilanciare l'alleanza tra il Dipartimento di Stato americano e le polizie di vari paesi del mondo, con l'obbiettivo di difendere i cittadini statunitensi e gli affari di Washington.
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giovedì 12 giugno 2014

Brazil 2014 (s)memorandum




Alla fine si è giunti dove si sapeva.
Tra poco comincerà il mondiale di calcio. Gli italiani riscopriranno il tricolore, si sentiranno "un sol popolo" per un mesetto circa, e poi torneranno ad odiarsi. I padroni ricominceranno ad essere padroni, e gli schiavi torneranno a servire. Alla faccia del nazionalismo, futbolista o meno.
Si sapeva che nulla avrebbe fermato la diabolica macchina organizzativa del Sistema. Una macchina folle, ingiusta, iniqua, violenta, fascista. Sulla targa di questa questa macchina c'è scritto "FIFA", e alla guida c'è sempre lo stesso, spregiudicato e odioso Blatter.
Tra poche ore assisterete alla cerimonia di apertura dei mondiali. Vedrete ballerini, fuochi d'artificio, coreografie fantastiche. E i vostri occhi diranno alla vostra mente di dimenticare le centinaia di persone uccise nelle favelas, le migliaia di persone cacciate dalle loro case, i tantissimi operai morti durante i lavori di costruzione degli stadi. Dimenticherete gli indios brasiliani costretti a difendere con archi e frecce, mentre la polizia brasiliana usava pistole e manganelli.
E dimenticherete anche quello che sta succedendo in Ucraina, in Italia, nella vostra città, nel vostro quartiere. I mondiali come grande arma di distrazione di massa.

Dimenticherete tutto.Voi.
Io no.
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martedì 10 giugno 2014

Brasile 2014, le violenze fisiche e morali del Sistema



Centinaia di operai morti per costruire stadi che non saranno pronti in tempo. Il caro biglietti che preclude a milioni di persone la possibilità di andare allo stadio per assistere a una partita. Comunità di indios cacciate con la violenza dalla loro terra e dai loro luoghi sacri perché "ostacolano il progresso" rappresentato dal Mondiale. Azioni di polizia nelle favelas che assomigliano ad azioni di pulizia etnica.
Queste sono solo alcune sezioni della scenografia che sta dietro a quel grande carrozzone che si chiama Mondiali Fifa 2014. Le più visibili, forse. Le più stomachevoli, sicuro. Pur non volendo usare le categorie della morale, non possiamo però ignorare l'immoralità e la violenza che ampie fasce della popolazione brasiliana hanno dovuto subire per la realizzazione di questo circo (sempre più mediatico e pubblicitario, sempre meno sportivo e popolare) che, secondo la poco amata presidentessa Rousseff, rappresenta "una irripetibile occasione" per il Brasile.
Quando un politico lascia intendere, o dichiara apertamente, che l'organizzazione di un evento sportivo rappresenti una "irripetibile occasione di sviluppo" per un Paese, significa che la Politica è morta, lasciando spazio alla politica. Non è solo un gioco di maiuscole e minuscole: è l'essenza della struttura sociale dei paesi capitalistici, in cui la Politica deve cedere il passo all'Economia e alla Finanza. I mondiali in Brasile rappresentano una irripetibile occasione non per i brasiliani, non per gli esclusi, non per gli ultimi, non per i disoccupati, non per gli indios, ma per gli speculatori, gli sponsor, le multinazionali, la Fifa, il Sistema.

La scenografia, di per sé già disgustosa, aveva bisogno di un ulteriore schizzetto di merda. Ed eccolo servito. Mentre i portoghesi soffrono la fame, i calciatori della nazionale portoghese (tra cui il celeberrimo Cristiano Ronaldo) avranno camere ultralusso con specchi riscaldati e cuscini profumati di camomilla. Mentre l'Italia versa in condizioni economiche disastrose (stipendi fermi da anni, disoccupazione oltre il 13%, più del 60% dei giovani del Sud non ha lavoro), la spedizione azzurra in Brasile sarà quella più costosa tra le 24 che parteciperanno al mondiale. Giusto per fare qualche esempio: gli atleti italioti dormiranno in camere singole con letti matrimoniali al "modico" prezzo di 350 € a notte, avranno a disposizione ottanta asciugamani bianchi di pregio e nel ritiro azzurro saranno installati  esclusivamente televisori da 46 pollici.

E noi? Noi miliardi di poveri cristi che non possiamo permetterci i prezzi dei biglietti dello stadio e che non abbiamo i soldi per la pay tv? Noi non siamo stati invitati al Mondiale. Questo spettacolo non è per noi. Gli italiani, ad esempio, dovranno accontentarsi di vedere al massimo una partita al giorno in chiaro sulla RAI.
Quando ci saranno scontri di piazza in Brasile, non vi stupite. Non vi scandalizzate. Non fate i benpensanti. Adesso sapete il perché.
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venerdì 9 maggio 2014

Contro il reato d'opinione, anche noi vogliamo "Speziale libero"



Vi posto un interessante articolo redatto dal Collettivo Militant di Roma:

Il copione repressivo orchestrato dal circuito politico-mediatico, per giunta questo volta davvero condiviso da tutte le posizioni politiche – anche le meno sospettabili, ha raggiunto ieri il suo punto culminante, e cioè l’introduzione del reato d’opinione. Gennaro De Tommaso, ultras del Napoli, sarebbe stato oggetto di un provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive (un Daspo di 5 anni!), nonché indagato dalla magistratura, per la maglietta indossata sabato scorso all’Olimpico, recante la scritta “Speziale Libero”. Anche altri tifosi del Napoli l’altro ieri sera, nella partita contro il Cagliari, sarebbero stati fermati e allontanati dallo stadio con l’unica accusa di indossare la maglietta incriminata. Bocciata da anni dal dibattito pubblico, quindi, la proclamazione del reato d’opinione è rientrata dalla finestra sfruttando il clima accusatorio verso il tifo organizzato, oggi più che mai terreno di sperimentazione di tecniche repressive da estendere al resto della società. Un fatto inaudito, che per fortuna ha smosso anche quegli esponenti liberali più coscienti, come il giornalista Enrico Mentana, che giustamente si diceva perplesso di un provvedimento disciplinare per la manifestazione di un’opinione, cioè la vicinanza ad un condannato in primo grado (qui la parte di trasmissione, di cui condividiamo al 100% le parole espresse). Ora, non solo la vicenda Speziale è uno dei molti buchi neri della giustizia italiana, ma qui siamo di fronte ad un salto qualitativo delle politiche repressive a dir poco epocale. Se dovesse passare senza intoppi, e anzi col malcelato compiacimento di una sinistra legalitaria distante anni luce dalle contraddizioni sociali che dice voler rappresentare, un domani (molto prossimo) quello stesso reato sarà utilizzato contro di noi, magari per una maglietta non conforme ai desideri del magistrato di turno, o per un’opinione discorde rispetto al politicamente accettabile. Oggi più che mai è necessario batterci non solo per la liberazione di Antonino Speziale, ingiustamente elevato a mostro pubblico da sbattere sui media nazionali garantendo l’impunità di Stato, ma solidarizzare con Gennaro De Tommaso, accusato illegalmente di aver espresso, tramite una maglietta, la vicinanza a Speziale e alla sua vicenda.


E’ necessario ribadire il concetto: se oggi passa in silenzio questo paradigma contro i tifosi organizzati, domani ce lo ritroveremo contro le organizzazioni politiche e sociali che portano avanti il conflitto nel paese. E quando fioccheranno denunce contro militanti politici solo per aver espresso un’opinione, per quanto radicale o anche opinabile, se non ci batteremo oggi per questi fatti con quale coerenza chiederemo solidarietà quando saremo noi sul banco degli imputati? Se oggi il mondo politico ci chiede di scegliere fra la legalità di Alfano e la presunta illegalità di Gennaro De Tommaso e di Antonino Speziale, oggi noi ribadiamo che non saliamo sul carro dei poliziotti di Stato. Speziale e De Tommaso liberi!
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giovedì 8 maggio 2014

"Noi eravamo lì. E vi diciamo come è andata."




Vi posto un articolo apparso sulla pagina facebook della Stella Rossa Scampia, squadra di calcio popolare del noto quartiere partenopeo.
Un articolo molto interessante, sia perchè scritto da chi era a Tor di Quinto in quei momenti concitati, sia perché a mente fredda pone domande molto importanti (e inquietanti) sui rapporti tra tifo capitolino ed estrema destra.


E' difficile prendere parola dopo questi giorni, viene voglia di chiudersi nel silenzio più sordo,stringersi attorno alle persone che come te posso guardarti negli occhi e parlare perchè conoscono la verità dei fatti o almeno hanno l'umiltà di ricercarla fuori dai preconcetti.
Abbiamo aspettato nel rispetto di Ciro e della sua condizione, abbiamo sperato che fosse fuori pericolo di vita, avevamo paura di unirci alle tante voci che si sentono in questi giorni, posizioni che si contraddicono continuamente , lezioni di vita e come spesso accade in questo paese tutti parlano da professori dell'argomento, ma magari non ne sanno nulla.
Anche noi eravamo all'Olimpico quel maledetto sabato 3 maggio, ma sarebbe meglio dire che eravamo a Tordi Quinto.. perche all'Olimpico non ci siamo mai entrati.
Eravamo come sempre insieme a tanti amici e compagni che dalla periferia nord di Napoli si muovono per andare a vedere la squadra della nostra città. Conosciamo bene Ciro, cosi come conosciamo bene Alfonso e Genny anche loro colpiti dai proiettili della pistola di De Santis, li conosciamo non per sentito dire ma perchè con loro abbiamo fatto pezzi di strada insieme, siamo stati spalla a spalla nelle curve del San Paolo tante volte. Ci permettiamo di nominarli solo perchè eravamo li con loro, solo perchè sappiamo chi sono e quanto amano la vita e la loro città.
Ciro -è stato detto e ridetto- viene da Scampia, il quartiere dove gioca la Stella Rossa e come tanti ragazzi di quel quartiere lo abbiamo anche visto venire a curiosare in curva all'Hugo Pratt per capire con i propri occhi cosa fosse questo tanto chiacchierato calcio popolare.
Se prendiamo parola non è certo per descrivere il profilo umano dei nostri 3 amici, che fortunatamente è venuto fuori nonostante il circo mediatico abbia provato fin dalle prime ore a parlate di “motivi estranei al calcio” o “agguato camorristico” solo perchè sulle tessere d'identità di questi tre ragazzi figuravano residenze a Mugnano o Scampia. C'è voluta tutta la dignità della famiglia e del suo quartiere per scongiurare lo sciacallaggio della stampa sulle origini dei tre, ma gli sforzi non hanno impedito che la storia della sparatoria passasse in secondo piano rispetto a fantomatiche trattative Stato- Ultras - Camorra che solo Saviano e altri giornali continuano a vedere e dalla nuova crociata mediatica che sembra essersi scatenata da ieri sugli ultras.
Se prendiamo parola è per cercare di leggere quello che è successo dentro una visione più complessiva che prova a farsi alcune domande cui difficilmente troveremo risposta.

Che la finale Fiorentina-Napoli avesse qualcosa di strano lo si era capito prima del 3 maggio, quando tutta la città e anche i gruppi organizzati erano in attesa dei biglietti per la curva, quelli più popolari. In uno strano balletto di conferme e smentite i biglietti non sono mai stati venduti al pubblico ma son andati sold out prima di uscire, senza che nessun giornalista si facesse troppe domande. Dopo qualche giorno i biglietti sono spuntati fuori nelle mani della questura a patto che però si viaggiasse con i pullman, come nelle mega pubblicità in giro per la città. Ovviamente nessuno dei gruppi ha accettato questo ricatto e tanti hanno deciso di partire con le proprie auto.
Il parcheggio destinato ai napoletani è quello di Saxa Rubra, storica sede della Rai, nel quartiere Tor diQuinto.
E' qui che succede quello che tutti sanno, che oggi viene confermato anche dai video dei tifosi presenti sui pullman dei club: Daniele De Santis, insieme ad altre 4-5persone, tenta l'assalto ai pullman cercando di far scendere i tifosie brandendo torce e bombe carta. Gli stessi napoletani presenti sul pullman chiedono l'aiuto di quei pochi che si erano attardati in corteo dopo aver parcheggiato le macchine. All’accorrere di persone“Gastone” rincula verso il Trifoglio e quando si vede abbandonato dai compari spara 4 o più colpi di pistola fino a quando la stessa,per fortuna, si inceppa. Solo successivamente l'ex esponente dellaSud romana subirà le conseguenze del suo gesto folle mentre trascorrono minuti interminabili prima dell'arrivo dell'ambulanza.
La naturale prosecuzione di una storia cominciata “storta” o forse fin troppo dritta è lo show di questi giorni che ribalta l’ordine del discorso e fa di un agguato armato senza precedenti solo il pretesto per parlare di quanto è cattivo Gennaro De Tommaso ( detto a' Carogna). Una narrazione evidentemente molto più utile agli scopi mediatici e politici di chila produce.
Solo dopo qualche giorno siamo riusciti a rimettere insieme i pezzi di quell'episodio, ma dopo la disperazione e l'angoscia di quelle ore i punti oscuri e da chiarire sono ancora tanti.

1.Daniele De Santis, un romanista legato agli ambienti della destra estrema, sceglie di compiere quel gesto, di assaltare i pullman dei tifosi napoletani. Lo fa solo dopo il passaggio degli ultras del Napoli che erano in corteo già sul lungo Tevere. Il suo obiettivo sono infatti i pullman dei club contanti bambini e padri di famiglia.
Lo fa con una pistola carica in tasca.Per chi, da vicino o da lontano, ha assistito alla scena, per chi ha soccorso Ciro e Gennaro, la reazione di “Gastone “ è senza spiegazioni. Daniele De Santis non ha esitato un solo attimo a sparare e l'ha fatto per uccidere. Non ha mai intimato a chi lo stava rincorrendo di fermarsi, ha sparato nel mucchio e quando la pistolas'è inceppata ha continuato a gridare “ venite vi ammazzo” .
Non ci interessa infiocchettare una versione a nostro uso e consumo, ma ciò che si è visto a Tor diQuinto non ha niente a che vedere con gli Ultras e i loro codici. Mai in uno stadio italiano o per una partita di calcio si era arrivati a tanto.
Chi ha sparato l'ha fatto con l'intento di ammazzare perchè aveva negli occhi la convinzione che davanti a lui c'era chi non meritava di vivere, e poco importa se fosse un ultras o un padre di famiglia, quello che Gastone voleva era ammazzare come un cane qualche napoletano.. e se quella pistola non si fosse inceppata forse ci sarebbe anche riuscito.

2- Quello che è successo fino all'arrivo dell'ambulanza è ormai noto alle cronache. Quello che non  si dice è che il tutto è durato quasi 1 ora e mezza dopo le 18:30.La zona di Tor di Quinto era l'area riservata al parcheggio dei napoletani, un’ area, quindi, che si presumeva super controllata. Non un solo reparto è invece intervenuto nel momento topico,nonostante i tifosi sui pullman continuassero a telefonare. L'unica presenza sul posto era una macchina della polizia in borghese fermata con la forza dai tifosi napoletani e sulla quale è stato caricato uno dei feriti per essere trasportato in ospedale.
In una scena surreale una cinquantina di tifosi (come si vede chiaramente nelle immagini dell'arrivo dell'ambulanza) sono rimasti in strada nel raggio di un km senza un solo blindato nella zona più
sorvegliata del paese?
Non ci piace la dietrologia all’ingrosso ma resta una forte inquietudine:
tra di noi c'è chi va allo stadio da10-15 o 20 anni, chi vive la piazza per ragioni politiche e sociali e sappiamo bene che 50 persone non sono un problema in termini di ordine pubblico. I blindati dei carabinieri sono però rimasti fermi all'ingresso di Tor di Quinto a 6-700 metri dal Trifoglio per circa 1ora e mezza mentre arrivava l’eco di spari e bombe carta, e nonostante un funzionario si trovasse sul luogo dove Ciro attendeva i soccorsi.
Com'è possibile che in una zona adiacente all’Olimpico, il luogo dell’agguato, in una serata dove si attendevano 80.000 persone, la prima ambulanza disponibile sia arrivata solo dopo 40 minuti di interminabile angoscia? Come può laQuestura di Roma dichiarare che la gestione dell'ordine pubblico ha funzionato come sempre?
La sensazione di essere stati sfiorati dalla morte è davvero molto forte.

3- Il circolo “il Trifoglio”eDaniele De Santis non sono certo luoghi e personaggi neutri. Il circolo messo sotto sigilli qualche tempo fa era un covo di neo-fascisti romani che proprio in un poligono della zona sia addestravano a sparare, forse in attesa del nemico di turno,immigrati, rom, gay o proprio i napoletani che in quanto a odio razzista sono ugualmente “quotati”.
Il circolo/discoteca é un luogo di ritrovo degli ultras di destra della città di sponda giallorossa ma non disdegnato dai cugini laziali.
Poteva la Questura di Roma non saperlo?Non era forse quello un luogo sensibile in quell’area dove non solo il “trifoglio” ma anche altri locali vengono gestiti dall’estrema destra romana che mette le sue mani da anni anche nelle curve della città?

4 – “Gastone “ è un personaggio particolare, sempre uscito pulito dalle sue “bravate” come quando interruppe il derby Roma- Lazio, insieme ad altri esponenti delle due curve. Quella partita fu davvero sospesa su pressione dei tifosi, perchè si diffuse la falsa voce che un bambino fosse stato investito da una macchina della polizia durante gli scontri tra le tifoserie.Attorno a quel derby sono state dette tante cose ma la verità non è mai venuta a galla. E Danielino, come lo chiamano a Roma, è sempre uscito pulito, forse grazie alle sue amicizie nell'estrema destra etra i palazzi buoni romani. Si perchè proprio lui è stato candidato nelle liste “Del Popolo della Vita per Alemanno” a sostegno di Gianni Giacomini in corsa per il Pdl come presidente dell'allora XX municipio.
E’ un caso che sia proprio lui la molla che fa scattare la scintilla il 3 maggio? Proprio lui che aveva partecipato al derby farsa sospeso del 2004? E' possibile che ci siano tutte queste coincidenze?
Un fascista spara per ammazzare“qualche napoletano”, la finale si sarebbe fermata sulla rabbia ella notizia.. i giornali avevano già pronte le biografie dei capi della curva per lanciare gli anatemi sulla camorra e gli agguati,mentre sotto traccia vale il “chi se ne fotte si ammazzano tra loro” o “sono napoletani, magari a Scampia sarebbe morti ammazzati comunque”.
Alfano parla di Daspo a vita controGennaro de Tommaso, ne scatta uno di 5 anni dopo pochi giorni e onestamente non riusciamo a capire perché uno che avrà anche la peggior fedina penale del mondo non possa andare in curva a prescindere, perchè nella retorica autoritaria che sta affogando questo paese siamo di nuovo alla psicologia del crimine, al “dna criminale” di un soggetto che non ha la faccia pulita come piace alla Rai e che indossava una maglietta con su scritto SpezialeLibero. Anche l'espresso qualche tempo fa aveva pubblicato un’inchiesta sul caso ponendo dei legittimi dubbi sulla tesi dell'accusa, ma in questo paese non essere in linea con il pensiero ufficiale può avere delle conseguenze terribili ed il reato d’opinione è oggi particolarmente di moda. Siamo in un paese in cui chiedere la verità per Speziale equivale a commettere un omicidio mentre applaudire per 5 minuti 3 assassini di un ragazzo inerme è “onorare le forze dell'ordine”.
Ad ogni modo, le domande attorno alla questione sono tante ma né i media né altri provano a porle. Eppure un precedente, meno grave, ma inquietante ci sarebbe. Sempre con i napoletani, sempre a Roma: quella volta al ministero dell’interno c'era Maroni e il pomo della discordia fu il famoso treno devastato.
Per i media nazionali i napoletani misero a ferro e fuoco la capitale, cosa poi rilevatasi falsa, ma questo permise di vietare le trasferte ai partenopei per parecchio tempo e di lanciare la forzatura sull'articolo 9 e la tessera del tifoso. Maggiore “sicurezza” in cambio di cessione di diritti e libertà personale. Possono sembrare fantasie, ma siamo in Italia, un paese in cui i poteri non sono certo disabituati a tramare.

Sulla finale di Coppa Italia restano i tanti dubbi e le tante domande ma ci sono anche tante certezze,aldilà delle infamie riportate dai giornali. La comunità dei tifosi del Napoli e delle altre squadre che si è stretta attorno a Ciro e ai feriti, l'immediata reazione degli Ultras che da subito hanno deciso di non tifare e di non esporre gli striscioni. Sulla trattativa diciamo solo che Genny De Tommaso è la vittima sacrificale di questo sporco gioco, perchè per primi gli amici e i compagni di Ciro hanno scelto di non entrare nell'Olimpico dopo quello che era successo: che si giocasse o meno davvero non fregava un cazzo a nessuno. Nessun giornale ha evidenziato come la gran parte dei referenti dei gruppi organizzati sia uscita dallo stadio dopo pochi minuti. Chi ha parlato con società e Questura l'ha fatto solo per avere notizie rispetto alla vita di un ragazzo di 30 anni che era appena sceso dalla sua auto per vedere una partita di calcio eri schiava di non tornare più a casa. Si può dire qualsiasi cosa sulle curve e sugli ultras.. ma quelle 5-6 mila persone avranno il diritto di essere informate sulla sorte di uno di loro, di un loro amico?
Mentre per Figc, Prefettura e Governo l'importante era giocare quella schifezza di finale, qualcuno con unminimo di senso di comunità voleva solo conoscere, prima che lo dicessero i giornali e le tribune stampa, la sorte di una persona checome loro era li a Roma e che come ognuno di noi sarebbe potuto restare su quel marciapiedi.

Resterà di questa giornata a Tor diQuinto un ricordo indelebile, perchè quel che è successo li fuori è più grande di ognuno di noi, perche un pezzo delle nostre vite è finito davanti a quel circolo.
Il movimento Ultras brancolava ormai da anni, chiunque ne avesse fatto parte sa benissimo che ciò a cui abbiamo assistito non ne è neanche un lontano ricordo.
Quei colpi sparati però parlano di altro, di un paese razzista in cui la vita di un ultras, di uni mmigrato o un napoletano vale meno di niente e puoi essere ammazzato come un cane, tanto neanche la partita fermeranno. Non ci sarà neanche il rispetto di evitare i festeggiamenti. Resteranno i cori dei tifosi (non ultras, proprio i cosiddetti “tifosi normali”…)della Fiorentina a ricordare che questo paese è razzista nel profondo della sua anima.
Almeno un pò di orgoglio qualcuno l'ha avuto.. fischiando l'inno e scegliendo di non festeggiare in un giorno in cui non c'era proprio niente per cui essere felici.
Il calcio è in mano ai potenti e alle tv, ostaggio dei miliardi delle agenzie di scommesse e degli ora riimposti da Sky, gli ultras lo sanno bene e per questo sono quelli che meno si sono adattati a questo sistema.
Come lo sa bene chi conosce le strade nei quartieri delle nostre città. Se davvero pensate che un Ultras possa fermare una partita di calcio non siete di questo mondo.
Non l'hanno fermata i morti in Brasile durate la preparazione del mondiale, non l'ha fermata il primo conflitto a fuoco prima di una partita di calcio in Italia, come nonl'hanno fermata gli scandali legati al calcio scommesse o ai campionati truccati.
Non siete di questa terra se pensate che lo Stato si sia piegato a Gennaro De Tommaso, mentre questo Stato tutti i giorni nei nostri quartieri si piega più e più volte a trattare con gli interessi della camorra e della mafia, la stessa cheè sempre andata a braccetto con il ministro Alfano e con tanti nelle istituzioni di questo paese. Da uno che ha sempre frequentatoCosentino e Dell'Utri criticare Genny “La Carogna” è quanto meno fuori luogo.
In questa terra lo Stato fa affari con la Mafia ogni giorno e difende i suoi interessi a scapito delle comunità come in Val di Susa. In questo paese quelli che hanno stesouna coltre di silenzio sulle vere trattative “Stato-Mafia”straparlano invece di “resa al ricatto camorrista degli ultras”…
Quello che ci interessa comunque è parlare di Ciro e della dinamica dei fatti, perchè oggi lui e gli altri due sono paradossalmente anche agli arresti, quando l'unica loro colpa è quella di essersi difesi da uno schifoso fascista. I responsabili, oltre la mano che ha sparato, sono sicuramente i vertici della Questura romana che non hanno fatto niente per impedire che tutto ciò succedesse e chi, ai vertici di quella città ha consentito che un posto come il Trifoglio avesse cittadinanza.

Seguiamo passo passo la salute di Ciro gridandogli forte: resisti, ti vogliamo ancora nelle strade!!

Ciro Genny e Alfonso liberi subito

domenica 4 maggio 2014

Calcio italiota, addio.



Se l'informazione italiana fosse realmente libera ed indipendente, la notizia del giorno dovrebbe essere che, in occasione di Napoli-Fiorentina, un tifoso della Roma avrebbe (il condizionale è d'obbligo in questi casi) sparato e ferito tre tifosi partenopei, di cui uno è in gravi condizioni.
I commenti post partita e le prime pagine dei giornali odierni, invece, focalizzano l'attenzione sul fatto che un capo ultras partenopeo, che si è operato per calmare la tifoseria napoletana, sarebbe figlio di un affiliato al clan Misso; che lo stesso capo ultras indossasse una maglietta su cui era scritto "Speziale libero" e "Libertà per gli ultras"; che Hamsik, il capitano del Napoli, è andato a parlamentare con gli ultras (e non si fa, Marek, non si fa...); che i tifosi del Napoli, durante l'invasione di campo al termine della partita, hanno sfottuto i fiorentini.
Ovviamente tutti omettono di parlare della notizia (ripetiamo, uno ha sparato a tre napoletani) e dimenticano l'opera di disinformazione e depistaggio che, da Repubblica alla Questura di Roma, è stata messa in campo subito: prima ci hanno detto che, a seguito di scontri tra opposte tifoserie, sono stati esplosi colpi di pistola; poi la Questura ha diramato un comunicato UFFICIALE, dicendo che gli spari non erano affatto collegati all'evento sportivo; poi i professionisti dell'antimafia (Sciascia mi perdonerà), tra cui il sempre pronto Roberto Saviano, hanno cominciato a sparare a zero su tutto il movimento ultras partenopeo ("Solo adesso vi accorgente che il tifo organizzato a Napoli è in mano alla camorra", ha twittato il romanziere); infine hanno stigmatizzato gli sfottò dei Napoletani sotto la curva dei fiorentini, dimenticando di citare i cori pro Vesuvio intonati dai viola durante tutta la partita.
Di Napoli-Fiorentina, intesa come partita di calcio, hanno parlato solo alcuni addetti ai lavori; gli altri analisti ed intellettuali italiani, cime come Simona Ventura per capirci, si sono sperticati nel palesare la loro arguta visione dei fatti: la partita non andava giocata, però è stato un bene che si sia giocata perché gli ultras - capitanati da un figlio di un camorrista - non volevano che si giocasse.
Come se non bastasse, anche i cittadini italioti, dopo essersi scandalizzati per i fischi a quella indegna marcetta denominata Inno nazionale, hanno cominciato a sparlare a vanvera e a sputare sentenze. Anche chi negli ultimi dieci anni è andato allo stadio solo in occasione della Partita del Cuore, anche chi non ha mai fatto una trasferta in vita sua, ha assecondato l'irrefrenabile istinto di dire la propria opinione. Informarsi prima di parlare, no? No. Sono italiani, ragionano così. E si scandalizzano se Hamsik parla con un capo ultras per una partita di calcio, mentre non si scandalizzano se un premier non eletto concerta con un condannato per evasione fiscale la riscrittura della Costituzione della Repubblica. Il verbo più usato ieri sera è stato "scandalizzarsi", seguito dall'aggettivo "scandaloso". 
E la tessera del tifoso? Non dimentichiamo che doveva servire proprio per "allontanare i violenti dal calcio", ed arrivava dopo decenni di autoritarismo e repressione: biglietti nominali, stop ai treni speciali, tornelli e doppio filtraggio negli stadi, flagranza differita, daspo, infine tessera del tifoso e articolo 9. Hanno risolto il problema? No, ovviamente no. Noi dicevamo anni fa, inascoltati, che la strada dell'autoritarismo e della repressione non avrebbe risolto, bensì aggravato, il problema della violenza legata al calcio. Io non ho potuto comprare il biglietto in curva nord perché non ho la tessera del tifoso (e non me la farò mai). Gli ultras napoletani e fiorentini erano tutti tesserati? No, anzi. Allora come hanno fatto ad avere i biglietti per lo stadio? Chi glieli ha venduti? 
A questa e a tante altre domande il Sistema Calcio non può rispondere. Perché, se rispondesse, cesserebbe di esistere. Il calcio ormai è un business, e non si può rischiare di farlo scomparire. E' anche un'ottima valvola di sfogo sociale (le persone scendono in piazza più per il calcio che per i licenziamenti), una straordinaria arma di distrazione di massa (chiacchiere da bar e complottismi come scienza esatta), un perfetto laboratorio di tecniche repressive e autoritarie.

A questo calcio, dopo la grande vittoria del mio amato Napoli, dico addio. Posso vantarmi di non essermi piegato al calcio moderno, di non aver ceduto alle tessere del cazzo e al complottismo delle moviole, che hanno ridotto lo sport più bello del mondo in un indegno spettacolo.
Preferisco dire addio a questo calcio, che adeguarmi alle vostre regole.
Preferisco dire NO e rimanere libero, che dire SI e obbedire.
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lunedì 24 febbraio 2014

Secciate per Napoli-Genoa



'A lengua d''o Trilussa
stanno parlanno 'e secce:
"Er Napoli stravince, 
glie romperete er culo
ar Genoa! Sicuro!"

Settenari privi di rima, ma con assonanza ai vv. 2-3 e ai vv. 4-5. I primi due versi sono in Lingua Napoletana, gli altri tre in dialetto romanesco.
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mercoledì 12 febbraio 2014

Le lacreme napulitane di Balo e le accuse (infondate) di razzismo.



E’ un destino crudele quello del napoletano.. Ingiuriato per 153 anni, vessato e infamato in ogni angolo del “suo paese” e non solo, spogliato dei suo beni secolari, alla fine per gli americani è un razzista..
Lui, costretto a leggere “non si fitta ai meridionali”, “non entrano cani e napoletani” in qualche angolo del “laborioso” Nord.. A sorbirsi le ormai ventennali “menate” della Lega Nord (lo sanno cosa sia la Lega in America?).
A sentirsi dire di tutto in ogni stadio d’Italia ad “ogni maledetta domenica”, alla fine per due lacrime di un calciatore con degli evidenti “mal di pancia” personali, si sente definito addirittura razzista..
Senza considerare il giocatore in questione, di colore, bello, ricco e con una ex compagna, guarda caso, napoletana e una figlia (riconosciuta solo qualche giorno fa) anch’essa napoletana..
E dire che il popolo napoletano qualche anno fa, sognava addirittura un approdo di “SuperMario” in maglia azzurra, poi sfumato per i petroldollari degli sceicchi del “ManCity”.. Il che aveva portato ad un feeling particolare tra il calciatore ora in rossonero e la calda piazza partenopea..
Tornando ai fatti: tutto nasce dalla sostituzione al minuto 72.. Il neoallenatore rossonero Seedorf richiama in panchina il numero 45 rossonero Mario Balottelli che – una volta preso posto in panchina scoppia in un irrefrenabile pianto, inspiegabile a primo impatto, salvo poi trovare una prima spiegazione nel “tweet” di una nota giornalista/blogger americana di nome Mona Eltahawy, che appunto accusava in un primo momento la tifoseria azzurra di razzismo, il che sarebbe stato una vera vergogna..
Il tam-tam però rimbalza in rete a tempo record tanto da coinvolgere un sito vicino alla Casa Bianca addirittura! Infatti tale sito “@TheObamaDiary” retwittava il messaggio della Eltahaway.. Possibile? Ma è vero? Balotelli piangeva per dei presunti quanto inspiegabili epiteti razzisti piovuti sulla sua persona dagli spalti del San Paolo?
Il popolo napoletano, “popolo di mare” da sempre considerato popolo aperto e tollerante verso gli altri popoli che nei secoli sono approdati in riva al golfo, d’improvviso ululava come una tifoseria laziale o veronese qualsiasi?
Impossibile a dirsi e ancor di più a credersi e infatti era una bufala, partita stranamente d’oltreoceano..
Video caricati da blogger di fede partenopea e comunicato ufficiale della stessa SSC Napoli hanno smentito l’abbaglio della brava giornalista a stelle e strisce e di conseguenza anche chi, come al solito in “patria”, si è subito gettato sulle disgrazie della città di Totò, visto che la falsa notizia stava gia piombando come da prassi su siti e quant’altro vicini ai media italiani..
E’ risaputo ovunque, grazie anche alla “geniale” pubblicità che ci viene fatta sempre e soprattutto in “patria”, che Napoli ha i suoi bei problemi da risolvere, non ultimo il problema della ormai tristemente nota “Terra dei Fuochi” che in un tempo remoto gli Antichi Romani chiamavano “Campania Felix” (ovvero terra felice) e in un tempo relativamente più recente gli arretrati Borbone delle Due Sicilie “Terra di Lavoro”.
Quindi vorrà sperare lo sfortunato popolo di Partenope di passare ancora per vittima di razzismo e non come razzista.. Che sia un tricolore o delle “stars and stripes” a rendercene vittima, possiamo accettare e reagire a tutto, ma risparmiateci almeno l’accusa di razzismo: è una cosa ignobile che da 2.800 anni non è mai appartenuta a questo popolo straordinariamente tollerante.

Vincenzo Serio, tramite Insorgenza.it

Questo è il comunicato della SSC Napoli, apparso sulla propria pagina facebook:

 "In merito ad alcune argomentazioni apparse su Facebook secondo le quali Mario Balotelli avrebbe pianto ieri allo stadio a causa di presunti cori razzisti nei suoi confronti, il Napoli sottolinea che, come tutti i presenti allo stadio hanno potuto vedere, non PER APPROFONDIRESerie A Napoli, Benitez: «Il Napoli cresce». Higuain: «Mancava fortuna» Serie A Napoli: Higuain affonda il Milan e fa piangere Balotelli Serie A: Napoli-Milan, in fiamme un auto della polizia Benitez: "Il mercato che abbiamo svolto è stato molto buono" Benitez: "Complimenti ai miei giocatori" c'e' stato alcun coro razzista nei suoi confronti, cosi' come non c'e' mai stato alcun coro razzista al San Paolo nei confronti di nessuno".
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giovedì 26 dicembre 2013

Boxing day in Premier League

Oggi si gioca la "giornata dei regali" del campionato inglese di calcio. Da vecchio militante di curve e movimento ultras, sono un fan del calcio inglese (nonchè sostenitore del West Ham United).
Oggi ho deciso di postare tre video, riguardanti tre inni cantati negli stadi inglesi da tre tifoserie diverse tra loro, ma uniche per attaccamento alla maglia.
I'm forever blowing bubbles è l'inno del West Ham.
You'll never walk alone è l'inno del Liverpool.

Blue moon è l'inno del Mancester City.

Bye bye!




mercoledì 16 ottobre 2013

Cronaca insorgente degli eventi di italia - Armenia



“Luce guarda che viene un ragazzo per organizzare qualcosa per Italia Armenia”. Gianni lo abbiamo conosciuto così, come spesso capita in Insorgenza. Qualcuno che ci contatta, perché magari sa che con noi le cose si fanno. Senza troppi bla bla bla. Era la prima settimana di settembre.

E si, perché di manifestazioni noi di Insorgenza, come è noto, ne abbiamo in attivo a decine. Abbiamo una sede aperta da cinque anni e un sistema “operativo” più o meno rodato… Massimo che impagina i volantini, Cec che si occupa degli slogan, Donato che organizza il gruppo in piazza e mantiene i rapporti con la Digos, che regolarmente informiamo dei nostri spostamenti, io e Nando che gestiamo propaganda o altre problematiche pratiche. E poi Vincenzo che manda messaggi a tutti, Marika che diffonde i link sul web  e tanti tanti altri più o meno con compiti fissi.

Poi di volta in volta, nuove teste si uniscono e ci affiancano. In questo caso Errico, un ragazzo di Mugnano, per il nuovo volantino. E Gianni, appunto, venuto da noi un mese fa a chiederci una mano.

A settembre si decide dunque di aprire un gruppo su fb, non come insorgenza (tant’è che nessuno di noi lo gestisce tranne Gianni, appunto) con l’appuntamento. Per noi insorgenti, e ne avevamo parlato anche con il nostro gruppo di Casal di Principe, impegnato sul territorio della Terra dei fuochi, era fondamentale il messaggio contro il biocidio. Ma poi gli eventi avevano avuto il sopravvento, con Prandelli che aveva deciso di dedicare la partita alla lotta alla camorra. Era nata così l’idea di definire la partita derby dal momento che proprio sulla terra dei fuochi le complicità Stato-camorra sono comprovate. Il volantino l’avevamo concepito così e pure lo strisicone.


Gianni in queste settimane lo abbiamo visto in sede un altro paio di volte, sempre per la manifestazione del 15. L’ultima lunedì pomeriggio quando tutti insieme, sempre sotto la regia dell’instancabile Donato, ci siamo visti in sede per mettere a punto le ultime cose e soprattutto lo striscione, a mio avviso tra i più belli della nostra storia, del cui testo avevamo informato la Digos appunto, che ci aveva autorizzati a attaccarlo FUORI allo stadio fino a inizio partita e il cui testo vedete nella foto qui sopra. Un testo abbastanza forte, cazzuto, chiaro.

E così tutto organizzato come sempre, alle 16 ci siamo ritrovati tutti nel piazzale dove sono i varchi per i distinti a iniziare il volantinaggio davanti al nostro striscione, ripreso per un puro caso anche da un cameramen del tg3 di passaggio.

Alle 19 30, a volantini finiti, abbassiamo lo striscione anche su richiesta della Digos. Nando, febbricitante, va a casa, così come Checco, il leone del web, Antonio, e altri. Dentro allo stadio, del nostro gruppo, entrano solo Giovanni e il suo amico da noi appena conosciuto, ma subito “insorgentizzato” grazie alla nostra bandana, Pasquale e Floriana con un biglietto omaggio dell’ultim’ora, Gigi ed Elena che lo avevano comprato fuori allo stadio. Io, Donato, Gegè, Lorenzo e non ricordo chi più, decidiamo di aspettare l’inno per fischiare da fuori. Ma poi, dopo, “intalliamo” tra una birra, una chiacchiera e un “goool” urlato a squarciagola che l’Armenia rifila subito all’Italia, che ci procura addosso i  soliti sguardi attoniti di quelli del camioncino dei panini parcheggiato di fronte a noi.

A un certo punto, quasi alla fine del primo tempo, da dentro arriva sul mio cellulare la telefonata di Elena: “Ragazzi, correte hanno preso Gigi”. Corriamo, abbandonando persino lo striscione ormai arrotolato (e poi recuperato da Donato più tardi) fuori al varco delle tribune dove erano entrati tanti altri gruppetti e tanti singoli per sventolare dagli spalti la bandiera delle Due Sicilie o per esprimere il lutto vestiti di nero, ma principalmente per aggredire sonoramente l’inno di Mameli, simbolo di un’Italia nella quale noi, come altri, non ci riconosciamo.

Questi gli intenti di tanti ambientalisti e meridionalisti: un intento pacifico, per la terra dei fuochi. Tanti infatti gli striscioni e i cartelli che erano comparsi allo stadio. Tra questi quelli di Francesco, un avvocato iscritto a Insorgenza e poi fondatore di Unione mediterranea ma, soprattutto, un amico, che aveva distribuito volantini con su scritto “Napoletani per discriminarci, italiani per inquinarci” subito sequestrati dagli stewart.

Sì perché dentro qualcuno, non noi ma un altro gruppo, era entrato allo stadio con un mega striscione e Gianni, Floriana, Jorge, Gigi, Elena e Pasquale si erano trovati là vicino, sugli spalti. Uno striscione ben più soft del nostro, più leggero, che recitava: “Mentre vuje pazziate nuje murimm avvelenat”. Con estrema violenza, pare perché coprisse la visuale delle telecamere Rai, uno stewart alto due metri accompagnato da altri cinque, si era però avvicinato subito al gruppo dei nostri e, spintonando tutti, aveva strappato di mano ai ragazzi lo striscione.

E’ in questo caos che Jorge, il più bassino rivelatosi poi il più tosto, aveva provato a spiegarsi rivolgendosi all’armadio: “Lo facciamo anche per voi” con il risultato di vedersi sollevato, strattonato, preso a ceffoni. Gianni e Gigi, a quel punto, istintivamente si erano avvicinati allo stewart dicendo di lasciare Jeorge, che non aveva fatto nulla se non esprimere un pensiero. Con il risultato di trovarsi l’uno ammanettato e trascinato violentemente giù allo stadio e l’altro di essere identificato salvo poi essere rilasciato perché furbamente aveva millantato di essere un avvocato (“Vuje nun c’entrate niente, avvocà” gli avevano detto i poliziotti, restituendogli i documenti).

Donato, io, Pasquale e Floriana ormai usciti, Gegè, Elena e Gigi, ci mettiamo a parlare da fuori con i poliziotti che erano dentro e che spiegavano a me, ignorante da stadio sempre più consapevole, che gli stewart nello stadio hanno poteri di polizia. Cerco di capire come funziona e scopro che lo stadio è una vera e propria zona franca. La legge insomma consente a gente non qualificata di arrestare addirittura dentro: gli stewart hanno questo potere nonostante siano vigilanti privati, pagati dalle società che gestiscono gli stadi. Incompetenti, violenti? Che importa! La legge consente loro tutto e il contrario di tutto in quella che ormai – si è capito – per lo Stato italiota è un luogo dove vigono altre regole.

Comunque nel caos a un certo punto vediamo Gianni e Jorge ammanettati e portati via dalla volante della polizia. Riusciamo a capire solo che li portano al commissariato San Paolo, là di fronte, dove ci avviamo tutti in fretta, incluso Francesco, che è avvocato, e dove ci raggiunge poi Nando, avvertito a telefono. Degli autori dello striscione, che ripeto non era nostro, neanche l’ombra (anche se due di quel gruppo ci raggiungono poi in tarda serata, incazzati più di noi).

Giro di telefonate e ci rassicura il fatto che alcuni hanno ripreso tutto e che dunque abbiamo, a parte numerosissimi testimoni oculari, il video del bestione che infierisce su Jorge e gli altri, insieme a diversi agenti della polizia.

Ecco, la polizia. Come ho detto e tengo a precisare, come Insorgenza abbiamo avuto sempre un rapporto corretto con la Digos, correttissimo. Non siamo pazzi, non lanciamo i nostri ragazzi per strada come kamikaze. Abbiamo sempre parlato di come gestire la piazza, sempre invitato tutti a mantenersi calmi, a non fare cazzate, a non rischiare inutilmente denunce. E infatti basta guardare la nostra storia: decine e decine di manifestazioni sempre pacifiche, sempre prive di qualsiasi violenza. Ci conoscono. Ci conoscono uno per uno. Nomi e cognomi. Chi siamo, dove abitiamo, dove ci vediamo. Cose normalissime in uno Stato di polizia come il nostro, cose che non ci sconvolgono, di cui siamo consapevoli.

Tant’è che fuori al commissariato, quando accorrono anche gli agenti Digos che seguono sempre i nostri cortei e i nostri presidi, ci domandano di Gianni e Jeorge: “Non sono nostri iscritti, ma trattateli come se lo fossero”. Gianni e Jeorge dentro, intanto, da uomini veri quali hanno dimostrato di essere ieri (per me insorgenti ad honorem) scagionano il movimento da ogni coinvolgimento. “No, non siamo iscritti a insorgenza”. E del resto, mentre entrava spintonato in macchina dai poliziotti, Gianni mi aveva già detto: “Luce non fatevi coinvolgere, non vi preoccupate”. Ma poi mi aveva sorriso da dentro al commissariato quando ci aveva visto tutti là fuori ad aspettarlo. E quando finalmente due ore dopo Gianni e Jeorge sono usciti fuori, hanno trovato tutti noi insorgenti ad abbracciarli.

Chiedo a Jeorge se avesse avuto paura. Mi risponde di no. “Sapevo di non aver fatto niente”. E’ piccolo d’altezza, ma grande. E tosto. Gianni ancora di più. Già sorride. E’ calmo. Mi piace.

Si torna a casa. Alcuni vengono a casa nostra, dove restano fino alle 4: si sfogano. Tanti altri sono ancora connessi, si materializzano su fb per ribattere a qualche imbecille buono a fare il gioco del sistema, a qualche rivoluzionario da tastiera che parlava di flop della fischiata. Per difendere chi c’era, comunque, e di qualunque gruppo facesse parte. Per difendere – rendetevi conto a che punto basso siamo arrivati nel mondo meridionalista – chi ha avuto il coraggio di metterci la faccia. Io penso ai tanti striscioni offensivi che ci indignano, quelli che invocano la nostra morte, quelli che ci chiamano colerosi. Per quelli no, non si muove nessuno stewart. Nessun poliziotto. Nessuno squallido Che Guevara da pc. E scrivo la mia cronaca per l’unico giornale libero dove sono riuscita a trovare spazio, Paralleloquarantuno.

Alle 6 e 30 del mattino vado a dormire. Amareggiata ma più forte. Orgogliosa del gruppo nel quale milito. Orgogliosa di aver trovato ancora una volta altri come noi. Grazie ragazzi.

Lucilla Parlato, tramite Insorgenza.it

Perchè lo Stato italiota carica gli Insorgenti



Con tutto il rispetto per chi fa il proprio lavoro, siamo in uno stato di polizia e ieri al San Paolo di Napoli lo si è visto. Lo si è vissuto.
Il gruppo era folto, come nelle grandi occasioni per Insorgenza civile, movimento con il quale ho partecipato alla manifestazione per la Terra dei fuochi in occasione di Italia-Armenia: un volantinaggio e uno striscione fuori allo stadio, settore tribune, dalle 16 a inizio partita, concordato con la Digos, a cui si era chiesta, come di consueto, regolare autorizzazione.
striscione autorizzato insorgenzaDa tempo si era deciso che la partita Italia-Armenia sarebbe stata l’occasione per lanciare un piccolo segnale contro quello che orrendamente viene definito “biocidio”, ossia lo sterminio della nostra gente tramite sversamenti tossici nei territori tra Napoli e Caserta. Da Casal di Principe, Pianura, e da altre parti della “Terra dei fuochi”, quelli che nel gruppo di Insorgenza da anni combattono sul proprio territorio contro gli abusi all’ambiente erano tutti presenti, tant’è che alle 19 i volantini erano già finiti.
Alle 19,30, mentre nel piazzale cominciavano ad affollarsi scolaresche tricolorate, grazie ai numerosi biglietti omaggio donati alle scuole per riempire un San Paolo insolitamente deserto, su richiesta della Digos decidiamo di abbassare lo striscione. Alcuni ci salutano, qualcuno entra dentro, il grosso resta a chiacchierare fuori allo stadio anche per ascoltare i fischi e fischiare, seppur dall’esterno.
Dentro, infatti, altri gruppi e tanti singoli avevano deciso di comprare i biglietti, per sventolare la bandiera delle Due Sicilie o per esprimere il lutto vestiti di nero, ma principalmente per aggredire sonoramente l’inno di Mameli, simbolo di un’Italia nella quale noi, come altri, non ci riconosciamo.
Dieci minuti dopo la “fischiata”, però, la telefonata allarmata di una delle nostre ragazze fa cambiare verso alla serata: “Venite al varco presto, hanno ammanettato Gigi”.
Era successo che un altro gruppo aveva esposto sulle tribune uno striscione: “Mentre vuje pazziate nuje murimme avvelenate” e che pochi minuti dopo uno steward, accompagnato da altre quattro persone, lo aveva strappato via dalla tribuna violentemente, spintonando tutti, tra cori improvvisati della platea contro la polizia “tumori, tumori, tumori” e tentativi di spiegazione da parte di uno dei ragazzi vicini a Insorgenza, che più che difendere uno striscione non nostro difendeva un principio: “Lo facciamo anche per voi”.
Ed è a quel punto che lo Stato di polizia si è materializzato nella sua brutalità.
Perché uno Stato che consente che dei ragazzi che non hanno fatto null’altro che esprimere un pensiero, un messaggio, siano aggrediti da uno steward, presi a schiaffi dai poliziotti, minacciati, fermati, interrogati per ore, non è accettabile, non è civile. E in questo Paese lo abbiamo visto accadere troppo spesso in questi ultimi anni, troppe volte, nonostante tra i poliziotti, fuori al commissariato San Paolo di Fuorigrotta, c’è stato chi, in abiti borghesi, dopo è venuto a chiederci scusa.
Complici video, foto, tante testimonianze in nostro possesso, i due “colpevoli di pensiero” alla fine, sono stati rilasciati.
Al contrario di chi aveva introdotto lo striscione allo stadio, dileguandosi alla vista della polizia, la loro colpa è di aver difeso la libertà di dire che ci avvelenano. Un concetto molto meno forte del nostro, autorizzato, che chiamava in causa Stato, camorra e industrie ma molto più fastidioso per le telecamere Rai, che intanto raccoglievano ipocrite l’appello per salvare i bambini del terzo mondo. Ma non i nostri qui.
Una serata indelebile e amara come poche. Amara come il ricordo di tanti altri striscioni visti sugli spalti. Ad esempio quelli che invocavano il Vesuvio a lavarci sul fuoco.
Per quelli non si è mossa mai una mosca. Non è una storia di ordinaria italianità?

Tratto da Parallelo 41

A.I.C.A.B.
All Italian Cops Are Bastard

giovedì 10 ottobre 2013

Caro Prandelli, Stato e camorra non sono nemici, ma alleati!


Liborio Romano, 
l'uomo che rappresenta l'alleanza tra Stato e Camorra fin dal 1860

Le dichiarazioni delle ultime ore di Cesare Prandelli, che va predicando che Italia-Armenia, che si giocherà al San Paolo di Napoli, sarà dedicata alla lotta alla camorra, più che sorridere fa rabbia. Vero che Prandelli è nato in provincia di Brescia, nella profonda Lombardia, e che altro non è che un allenatore di calcio, per giunta anche ex-giocatore della Juventus. E abbiamo detto tutto. Certo è che pare assai strano che cada dalle nuvole con queste dichiarazioni di intenti. Da settimane, infatti, nel mondo meridionalista antisistemico che Insorgenza in parte rappresenta, si moltiplicano le iniziative promosse attraverso Fb di proteste o fischiate durante la partita della loro “nazionale”. Tutte a favore della Terra dei fuochi, quell’emergenza nazionale che vede tante forze unite in questo momento e pochissima attenzione mediatica ma, soprattutto, politica.

Ebbene, basterebbe che Prandelli ascoltasse qualche intervista rilasciata dal pentito Carmine Schiavone, o qualche carta processuale del “Processo Carosello” per rendersi conto che parlare di camorra qui a Napoli non è cosa che si può fare con tanta superficialità.

I ghiozzi italioti in parte, ovviamente, ci cascheranno. Plaudiranno al Prandelli anticamorra, ormai vittime della sindrome di Stoccolma anche loro. E magari se l’Italia dovesse vincere, tutti a sventolare il tricolore. Purtroppo le pecore sono tante. Troppe.

Ma è anche vero che molti altri sono svegli e ben presenti. C’è chi, come il rap ‘O Iank dei Fuossera, ha proposto di assistere di spalle alla partita Italia-Armenia vestiti di nero e con una mascherina bianca per sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale e internazionale sullo stato in cui versa la Campania. E in gruppi Fb come “San Paolo in lutto” o come “Fischiamo il loro inno di sangue” raccolgono nuove adesioni ogni giorno.

Noi ci auguriamo che il popolo napoletano faccia arrivare all’intero Paese un messaggio forte e chiaro.

Tratto da Insorgenza

venerdì 4 ottobre 2013

Italia - Armenia al S.Paolo: fischiamo l'inno!



Adesso ce lo chiederanno ancora una volta.
Dopo gli striscioni che ogni domenica ci accolgono negli stadi di mezza Italia.
Dopo che per decenni hanno sversato veleni provenienti dal nord nelle nostre splendide terre.
Dopo averci condannato a oltre un secolo di emigrazione.
Dopo aver consegnato la nostra Terra e il nostro Popolo nelle mani delle mafie e delle multinazionali.
Dopo questo ed altro, hanno ancora il coraggio di chiederci e chiedersi: "Come mai voi napulitani fischiate l'inno di mameli?".

Se non lo avete ancora capito, siete proprio italiani...

venerdì 26 luglio 2013

L'ultimo desiderio di Rooie Marck



Tratto da Today.it

Il calcio è lo sport più amato anche per momenti come quello che vi stiamo per raccontare.
Rooie Marck, ultrà storico del Feyenoord, era malato da tempo e poche settimane fa è morto.
Solo tre giorni prima di esalare l'ultimo respiro però aveva raccontato agli amici più intimi di avere un ultimo desiderio: vedere per l'ultima volta il suo Feyenoord, in quello stadio soprannominato de Kuip (La Vasca), che tanto ha amato sin da bambino.
I suoi amici l'hanno portato così al primo allenamento della stagione, a fine giugno, senza dirgli in anticipo cosa lo aspettasse. E' stata una grande sorpresa, che l'ha commosso. La folla ha cantato per l'ultima volta il suo nome, tra fumogeni verdi (i suoi preferiti) e un enorme striscione dedicato a lui.
Rooie ha incontrato i giocatori e lo staff tecnico della sua squadra del cuore e poi ha salutato commosso tutti i fan, riuscendo con le poche forze che gli restavano in corpo ad alzarsi in piedi per un ultimo applauso. E' mancato tre giorni più tardi.

Il video è stato girato su un telefono cellulare e dura più di 10 minuti. Ma guardatelo, ne vale la pena. Addio Rooie!

sabato 25 agosto 2012

Comincia il campionato

                                                JUVENTUS - MILAN - INTER
 
 
Oggi alle 18 prenderà ufficialmente il via il campionato di calcio. Meno stelle, squalifiche e processi per combine e calcio scommesse: questo è il nostro campionato. Ma va bene così, questo ci meritiamo. Abbiamo tolto il marcio dal calcio, no? Quei pericolosi ultras che rovinavano il giuoco del pallone? E adesso vedete come è bello il calcio italiano, con gli stadi semivuoti, il caro biglietti, le trasferte vietate, i calciatori che si vendono le partite, i procuratori che si vendono i giocatori, gli arbitri che aggiustano quando si deve!
L'antipasto di Pechino è stato paradigmatico. I ladri che, dopo anni di vittimismo, dicono di aver vinto meritatamente una partita che TUTTO IL MONDO ha considerato decisa dalle decisioni arbitrali. E se uno protesta... beh, è un piagnone, non sa perdere, addirittura non si presenta alla premiazione, e dove è andato a finire lo spirito olimpico?
Bene, lo chiediamo a voi: dove è finito lo spirito olimpico? Perchè non ci risulta che alle olimpiadi si dica: "io ho vinto più medaglie d'oro di quelle registrate negli annali" oppure "se il giudice squalifica il mio allenatore bisogna cambiare la giustizia sportiva".
 
Non parliamo solo di Juve, però. Perchè il Potere del calcio sta anche a Milano, dove Milan e Inter in questi anni hanno goduto della crisi della nobile decaduta juventina per mettere nei posti che contano (Federazione e Lega) i loro uomini fidati. Va altresì evitata e respinta la malattia di cui pare affetto Zeman, il "di nuovo" allenatore della Roma: non passa giorno senza che il boemo non lanci una frecciatina, o magari uno scoglio, all'odiata Juve. Ok, mister, abbiamo capito! Ora pensa ad allenare e a vincere qualcosa con una squadra che, a detta di tutti, è inferiore forse alla sola compagine bianconera.
 
Sul Napoli, che dire? Il sogno infranto a Pechino della doppietta copp-supercoppa ha fatto sicuramente male. Il problema è che De Laurentis, dopo la solita sparata in occasione dei calendari, ha pensato bene di vendere Lavezzi e Gargano e rimpiazzarli con qualche scarto della Fiorentina e un venditore ambulante marocchino di Brescia. Stiamo scherzando, sia chiaro: probabilmente i giocatori acquistati saranno delle sorprese. Il punto, però, è proprio questo: servono certezze, non sorprese, se si vuole puntare ai primi tre posti (che significano Coppa dei Campioni). E di certezze, questo Napoli, ne offre poche.
 
Bene la Fiorentina, autrice di un grande mercato, e rimangono outsider la Lazio (che non ha comprato nessuno) e l'Udinese (che ogni anno vende i pezzi grossi, ma forse stavolta hanno esagerato). Il resto è merdaccia, più o meno. Nota per il Pescara, che si candida a retrocedere matematicamente già a Marzo. Riusciranno nella titanica impresa? C'è da scommetterci, direbbe Buffon.
 
 

mercoledì 30 maggio 2012

Fermiamo tutto, signor Monti?



Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, nei giorni scorsi ha dichiarato che, a seguito dello scandalo calcio scommesse, sarebbe giusto sospendere i campionati per due o tre anni. Fermare il Sistema Calcio, che così non va. Fermare una giostra che gira male, e che diventa sempre più pericolosa. Fermare un circo(lo) viziato e vizioso, dove i privilegiati in pantaloncini non si accontentano delle paccate di soldi che incassano, ma si permettono addirittura il lusso di combinare le partite, lucrando sulla passione dei tifosi. Per non parlare, poi, dei presidenti che scommettono contro la propria squadra, dei procuratori che fanno il bello e il cattivo tempo, delle televisioni, degli sponsor...


Il ragionamento del bocconiano che ci governa è più o meno il seguente: dato che questo scandalo dimostra, una volta di più, che il calcio è malato, bisogna fermare il calcio. Non fa una grinza, si dirà. Se una cosa va male, è giusto fermarla prima che produca altri danni o altri disastri.

Bene, signor Monti. Facciamo così: applichiamo il medesimo ragionamento alle banche. Il sistema bancario italiano funziona? No. Ci sono quasi quotidianamente scandali? Si. Il sistema bancario è zeppo di persone che si vendono, che truffano, che imbrogliano? Si. Le banche hanno prodotto e producono ancora danni? Si. Sono responsabili - non da sole, sia chiaro - della crisi economica che stiamo vivendo? Si.

Bene. Fermiamo le banche. Per due o tre anni. Ogni cittadino italiano si tiene i soldi sotto il materasso, invece che nelle banche. Stop alle obbligazioni. Stop ai derivati. Stop alle speculazioni. Stop alla finanza e alla borsa. Che ne pensa, signor Monti?

Probabilmente non è d'accordo. Altrimenti lei, suo figlio, molti ministri e molti figli di ministri non lavorerebbero più. Allora vediamo se è possibile applicare il suo ragionamento ad un altro ambito: dalle squadre di calcio ai partiti politici. Il sistema dei partiti funziona bene? No. Si dimostrano capaci di ascoltare i cittadini? No. I partiti sono stati soggetti e oggetti di scandali incredibili? Si. Gli esponenti politici, nella maggioranza dei casi, hanno dimostrato e dimostrano poca onestà e scarse capacità? Si.

Bene. Fermiamo i partiti. Solo liste civiche, insieme ai partiti che non sono stati coinvolti in uno scandalo finanziario o politico. Governo politico? No. Governo tecnico? Nemmeno. Governo civico. Taglio degli stipendi per i neodeputati, dimezzamento del numero degli stessi.

E' d'accordo, signor Monti? Giusto due o tre anni. Che c'è vò...