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lunedì 24 gennaio 2011

I Blues dell'Oligarca - 3




Nessuna pietà
per mignotte e mignottocrati.
Per gente che
ha dato il culo
e adesso guadagna in una sera
ciò che io guadagno in un anno.

Nessuna pietà
per chi si trova ad essere
rappresentante del Popolo
per aver procurato piacere
al sultano di turno.

Nessuna pietà
per chi mi toglie
dieci minuti dalla pausa mensa
e mangia su yacth extralusso
e in ristoranti a troppe stelle.

Nessuna pietà
per chi si vende ogni giorno,
per chi mente sapendo di mentire.

Nessuna pietà
per chi vuol cambiare la storia,
trasformare gli eroi in carnefici,
e negare ogni olocausto.

Nessuna pietà
per chi pensa che può tutto
solo perchè è ricco
o perchè ha subito un torto.

Nessuna pietà
per chi non ha pietà
di quelli come me.


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sabato 15 gennaio 2011

I Blues dell'Oligarca - 2




Ogni giorno che passa
siamo tutti meno liberi.
Ci costringono a scegliere
tra lo sfruttamento
e la disoccupazione.
E ci convincono che viviamo
nel migliore dei mondi possibili.

Ogni giorno che passa
siamo tutti più schiavi:
della tv e dei suoi modelli,
delle fandonie dei giornali,
dei reality e dei televoti.
E ci convincono che viviamo
nel migliore dei mondi possibili.

Ogni giorno che passa
siamo tutti più fermi.
Non andiamo allo stadio,
non frequentiamo le piazze,
non andiamo ai concerti.
Viaggiamo con internet
ci accontentiamo di vedere foto
invece che sentire dal vivo.
E ci convincono che viviamo
nel migliore dei mondi possibili.

Ogni giorco che passa
scendiamo sempre più giù.
Ci abbandoniamo a facili discese,
non abbiamo più la voglia di scalare,
di salire, di faticare.
Per arrivare al vertice
non serve più la fatica,
ma saper leccare i piedi,
o altro.
E ci convincono che viviamo
nel migliore dei mondi possibili.

Ogni giorno che passa
smettiamo di piangere,
di emozionarci per un tramonto,
di ruggire di rabbia.
Ci hanno ammaestrato,
ci hanno riempito di promesse
che non manterranno mai.
E ci convincono che viviamo
nel migliore dei mondi possibili.




mercoledì 12 gennaio 2011

I Blues dell'Oligarca - 1




Johnny Lee suonava il blues.
Una chitarra accordata male
ed una voce rotta
dalla schiavitù della sua gente.
Johnny Lee era un negro,
oggi si direbbe "di colore":
almeno un colore loro ce l'hanno
mica sono pallidi come noi altri.

I posti su bus erano riservati
alla razza eletta:
ma eletta da chi?
Non si è mai saputo,
visto che Dio è negro
ed ha i capelli rasta.

Il cotone delle nostre camicie
era raccolto dalle mani callose
di quelli chiamati negri.
I pomodori sulle nostre tavole
sono raccolti dalle mani callose
di quelli chiamati extracomunitari.
Hanno cambiato il nome,
reso più accettabile
il loro razzismo.

Boom boom!
Una bomba.
Gettata contro il Sistema
e il suo becero razzismo.
Nessun vietcong
mi ha mai chiamato "negro",
nessuno straniero
mi ha mai chiamato "terrone".

Italiano per nascita,
sudista per grazia di Dio.