sabato 31 dicembre 2011

Buon 2012



Se stai leggendo questo post vuol dire che sei capitato su questo blog.
Graficamente l'ho cambiato oggi, perchè a Capodanno si buttano le cose vecchie, ed il mio vecchio blog aveva fatto il suo tempo.
Se sei capitato su questo blog, potresti essere uno degli assidui lettori che quotidianamente mi onorano del loro interesse, oppure potresti essere arrivato su questi lidi per puro caso.
Io ne approfitto per augurare a te e a tutte le persone che ti sono care un 2012 sereno e giusto. Abbiamo tutti bisogno di serenità e giustizia.
Ci vediamo l'anno prossimo!

Napoli: Rossi non sarà più presidente di ASIA



La municipalizzata Azienda Servizi Igiene Ambientale, più comunemente detta ASIA, non sarà più presieduta da Raphael Rossi, L'Incorruttibile. Per chi non lo sapesse, Rossi fu oggetto di un tentativo di corruzione quando si occupava di rifiuti a Torino. Invece di intascare i soldi, rifiutò e denunciò tutto. Per questo fu isolato dalla giunta Chiamparino.
Perchè si sa, chi collabora con la giustizia si rende inaffidabile nel suo ambiente. Tipica logica mafiosa.

Dal giugno 2011, il neosindaco di Napoli, Luigi De Magistris, lo aveva voluto a presiedere l'ASIA, nella convinzione che le idee e gli atti di Rossi riuscissero ad indirizzare la cronica emergenza rifiuti partenopea verso la strada della soluzione. In questi sei mesi Rossi ha lavorato sodo, producendo risultati importanti sul fronte della raccolta differenziata, programmando anche la differenziata porta a porta e contribuendo a stabilire accordi con altri Stati Europei (in primis l'Olanda) per il trasporto dei rifiuti.
Stupisce, quindi, la decisione della Giunta napoletana di revocare l'incarico di presidente dell'ASIA a Raphael Rossi: sia il sindaco De Magistris che il vicesindaco e assessore ai rifiuti Tommaso Sodano garantiscono che non vi sono stati dissapori, nè che questa sia da considerarsi una "esclusione", bensì è semplicemente un "riposizionamento" della figura e della professionalità di Rossi.
Girano voci, però, che parlano di un Rossi "cavaliere solitario, incorruttibile, e per questo inadatto a ruoli politici", capace di contrastare il disegno di assunzione di 24 lavoratori dell'ex bacino 5: "meglio assumere giovani che ti rivoltano la città dalla testa ai piedi piuttosto che personale che probabilmente non non si riuscirà a utilizzare neanche nella raccolta stradale”, avrebbe detto l'ormai ex presidente di ASIA.

Questa notizia pare un fulmine a ciel sereno, inutile nasconderlo. Nessuno si aspettava questa decisione, nè le motivazioni addotte paiono convincenti. Lunedì vi sarà una conferenza stampa a Palazzo San Giacomo, sede della giunta comunale di Napoli: vedremo se le nubi e le incertezze si diraderanno o meno.
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venerdì 30 dicembre 2011

Pulire il pallone dal fango


Non andrà in Nazionale, Fabio Pisacane. Perchè non ha avuto la ribalta mediatica di un altro "eroe normale", quel Simone Farina che, denunciando il tentativo di combine di Cesena - Gubbio, ha meritato pubblici elogi e l'invito ufficiale del CT Prandelli a partecipare al prossimo raduno della Nazionale italiana.

La storia di Fabio Pisacane, difensore partenopeo classe '86, merita comunque di essere conosciuta, perchè i primi passi dell'inchiesta Last Bet sul calcio scommesse lo hanno visto coinvolto. E' il 14 aprile 2011, e Fabio riceve una telefonata dal direttore sportivo del Ravenna, prossima avversaria del suo Lumezzane. Il DS ravennate Giorgio Buffone gli offre 50 mila euro (in pratica, la metà dello stipendio annuale del giovane calciatore) per combinare la partita. Fabio attacca il telefono, non sa se accettare o meno, ci penserà. Alla fine decide di denunciare tutto: va al campo e racconta l’accaduto al suo allenatore, che gli dà pieno sostegno insieme alla società.

Partono le indagini, ma anche la vita di Fabio Pisacane cambia: "Questa storia mi ha procurato tantissima ansia. In molti non mi credevano, in giro mi guardavano storto, come se fossi io quello dalla parte sbagliata".

Oggi Fabio corre e suda per la Ternana, e sogna un azzurro diverso da quello della Nazionale: l'azzurro del Napoli, la squadra della città in cui è nato e per cui tifa. La sua storia non lo ha reso famoso come il suo collega Simone Farina, ma meritava comunque di essere raccontata.

Perchè persone come Fabio e Simone hanno capito qual è l'unico modo per pulire il pallone dal fango delle scommesse, delle combine, delle intercettazioni e dei veleni: il sudore della fronte, l'impegno costante in allenamento e in partita, la fatica di stare, sempre e comunque, dalla parte giusta e onesta del sistema-calcio.

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giovedì 29 dicembre 2011

Il fumo e l'arrosto di MM



Siamo passati dal governo di B. al governo di MM, Mario Monti. Su molte cose, inutile negarlo, non v'è stata l'auspicata discontinuità: al netto delle indubbie professionalità di questo governo, che in molti dicasteri surclassano le dubbie professionalità dei ministri berlusconiani, non è facile scorgere un solco tra l'operato di B. e l'operato di MM.
Si continua con la politica "delle due velocità": prima il consolidamento dei conti pubblici, poi la crescita. E' la stessa ricetta utilizzata dai due governi Prodi, ed è la medesima adoperata da Giulio Tremonti, eppure i risultati sono questi: paralisi economica, sfiducia dei mercati nei confronti dell'Italia, aumento della forbice tra ricchi e poveri.
L'ultima conferenza stampa del 2011 ha visto il premier Monti lanciare messaggi rassicuranti: "Non vi sarà un'altra manovra", "passiamo dalla fase Salva-Italia alla fase Cresci-Italia", "la crescita avverrà facendo leva sull'equità, e non sui conti pubblici".
Come non sottoscrivere questo programma? Il problema, però, è che Monti non ci ha spiegato COME intende far crescere l'Italia. Nella sua conferenza stampa, incalzato anche dalle domande dei giornalisti presenti, è rimasto sul vago. Molto fumo, ma poco arrosto.

Al momento, quindi, non è possibile non constatare che l'unico arrosto cucinato dal governo MM consiste nell'innalzamento dell'età pensionabile, l'aumento delle tasse, l'assenza di una imposta patrimoniale. Un arrosto che difficilmente sarà digerito dai cittadini, dai soliti noti (lavoratori, pensionati, precari, donne, piccolissime imprese), e che non tocca, se non marginalmente, i soliti ignoti dei capitali scudati, delle società offshore, delle barche o degli immobili comprati da società di comodo o da prestanomi.
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Petrini: “Soldi, truffe e doping: è il calcio di sempre”



Gli è rimasto qualche desiderio. “Mi piacerebbe bere un caffettino”. Ottiene una brodaglia nerastra allungata con l’acqua. Un fondo in cui leggere e diluire passato e presente. Il campo adesso è un divano, la mobilità un’illusione e l’orizzonte un muro di nebbia. “Ho tumori al cervello, al rene e al polmone. Ho un glaucoma, sono cieco, mi hanno operato decine di volte e dovrei essere già morto da anni. Nel 2005 i medici mi diedero tre mesi di vita. E’ stato il calcio. Ne sono certo. Con le sue anfetamine in endovena da assumere prima della partita e i ritrovati sperimentali che ci facevano colare dalle labbra una bava verde e stare in piedi, ipereccitati, per tre giorni. Ci sentivamo onnipotenti. Stiamo cadendo come mosche”.

Ieri, abbattuto dalla leucemia se n’è andato anche Sergio Buso. Saltava da portiere nella Serie A degli anni 70. Quella raccontata da Carlo Petrini, centravanti di Genoa, Milan, Roma, Bologna e di altre stazioni passeggere: “Da mercenario che pensava solo a drogarsi, scopare, incassare assegni e alterare risultati”. Vinse, perse, barò. Scrisse libri su doping e calcioscommesse. Fece nomi e cognomi. Rimase solo. Il Carlo Petrini di ieri non c’è più. Il corpo che un tempo gli serviva per conquistare amori di contrabbando e tribune esigenti tra San Siro e il Paradiso, è un quotidiano inferno che gli presenta conti con gli interessi e cambiali da scontare.

A 63 anni, con il vento che scuote Lucca e non lo accarezza più, non c’è Natale o Epifania possibile. A metà conversazione, mentre lamenta l’abbandono di chi un tempo gli fu amico: “Ciccio Cordova, Morini, non mi chiama più nessuno”, un segno. Squilla il telefono. La voce di Franco Baldini. Il dirigente della Roma. Il nemico di Luciano Moggi. Petrini gli parla: “Ho fatto molta chemio. Sto cercando di superare il male. Io spero, Franco. Spero ancora”. Poi lacrima. In silenzio. Rumore di rimpianto. E di irreversibile.

Petrini, come si racconterebbe a chi non la conosce?
Un presuntuoso. Un coglione. Uno che credeva di essere un semidio e morirà come un disgraziato. Ero bello, forte, ricco, invidiato. Avevo tutto e ora non ho niente.

Perché?
I miei errori iniziarono a metà dei ’60, al Genoa. Siringhe. Sostanze. La chiamavano la bumba. Avevo 20 anni. Non smisi più. Il nostro allenatore, Giorgio Ghezzi, ex portiere dell’Inter, ci faceva fare strane punture prima della gara. Un liquido rossastro. Se vincevamo, si continuava. Altrimenti, nuovo preparato.

Cosa c’era dentro?
Mai saputo. L’anno dopo, disputammo a Bergamo lo spareggio per non retrocedere in C. Il tecnico Campatelli scelse cinque di noi come cavie. Stesso intruglio per tutti. Eravamo indemoniati. La punta, Petroni, sembrava Pelé. Vincemmo 2-0 e, in premio, ebbi il trasferimento al Milan.

Perché non vi ribellavate?
Venivamo da famiglie poverissime. Mio padre era morto a 40 anni, di Tetano. Rifiutare le punture, le pastiglie di Micoren o le terapie selvagge ai raggi X, significava essere eliminati. Fuori dal circo. Indietro, in cantina, senza ragazze o macchine di lusso. Nei nostri miserabili tinelli, con la puzza di aringa che mia madre metteva in tavola un giorno sì e l’altro anche.

Quindi continuò ad assumere sostanze proibite?
Ovunque andassi. A Roma il massaggiatore ce lo diceva ridendo: “A ragà, forza, fa parte der contratto”. A Milano, dove mi allenava Rocco, feci invece i raggi Roengten per guarire da uno strappo muscolare. Non so se Nereo sapesse. Con me aveva un rapporto particolare: “Testa de casso, se avessi il cervello saresti un campiòn”.

Di radiazioni Roengten, secondo la famiglia, morì anche Bruno Beatrice.
Fu mio compagno a Cesena, Bruno. Se ne andò a 39 anni, a causa di una rara forma di leucemia, tra agonie e sofferenze atroci. Come tanti, troppi altri.

Si muore di pallone?
Hanno sperimentato su di noi. Non ci curavano, ci uccidevano. Vorrei sapere con quali ausili gli eroi contemporanei disputano 70 incontri l’anno.

Lei insinua.
Affermo, ma non ho le prove. Nonostante l’impegno di Guariniello, hanno nascosto tutto. Ai nostri tempi le punture le faceva chiunque e un minuto dopo, sentivi un mostro che ti sollevava e ti faceva volare.

Chi ha nascosto tutto?
Allenatori, calciatori, presidenti. Il sistema che ancora foraggia con le elemosine quelli capaci di non tradire. Gente che ogni mattina si alza con la paura e che continua a tacere anche se oggi, grazie agli ‘aiutini’ farmacologici o è una lapide con un’incisione o recita da vegetale.

Di chi parla Petrini?
Di quel piccolo uomo di Sandro Mazzola, che ha smesso di parlare al fratello Ferruccio. Di Picchio De Sisti, che nega l’evidenza nonostante la malattia. O del commovente Stefano Borgonovo. Uno che sta molto male, aggredito dalla Sla e che continua a sostenere che il pallone non c’entri nulla. Se non mi facesse piangere, verrebbe da ridere.

E invece?
Sono triste. Vedendo come sei e come potresti essere, persino peggio di ora, ti vengono mille domande senza risposte. Parliamo di gente che non ha respirato amianto o fumi in miniera. Ha inseguito una sfera e muore nell’indifferenza in una guerra non dichiarata. Non sono un dottore, ma non può non esserci una relazione tra le mie malattie e quelle di altri calciatori.

Prova rancore?
A volte li sogno. Con i loro sorrisi falsi. Le loro bugie. Vorrei cancellarli. Non ci riesco.

Lei fu tra i protagonisti del primo calcioscommesse, quello della primavera 1980.
E oggi succede la stessa cosa. Partite combinate, risultati compromessi, soldi gestiti dalla camorra, dalla mafia, dalla ‘ndrangheta.

La ‘ndrangheta forse uccise Bergamini. Lei ci scrisse un libro.
Che è servito per riaprire l’inchiesta, dopo più di 20 anni. Bergamini era l’ingenuo, il ragazzo pulito, smarrito in una vicenda più grande di lui. La scoprì, provò a uscirne e lo fecero fuori. Dentro la sua squadra, il Cosenza, c’era chi organizzava traffici di droga. Bergamini era l’anello debole e fu suicidato.

Nel suo libro lei ha intervistato anche il compagno di stanza di Bergamini, Michele Padovano, appena condannato per traffico di stupefacenti. Il padre del calciatore Mark Iuliano lo ha chiamato in causa.
La sua condanna non mi stupisce. A fine intervista, Padovano si alzò di scatto, mi mandò a fare in culo e provò a distruggere la registrazione. Sono sicuro che lui sappia tutto della morte di Denis. Tutto. Bergamini ne subiva l’ascendente. Del padre di Iuliano non so cosa dire, su Mark si raccontavano tante cose, non solo sulla sua presunta tossicodipendenza. Si raccontava che mandasse baci alla panchina rivolti a Montero, un’ipotetica ‘prova’ della sua omosessualità.

Dica la verità. Lei ce l’ha con la Juve, fin dal 1980.
Al contrario. La salvai. Nell’ 80 giocavo con il Bologna. Bettega chiamò a casa di Savoldi e ci propose l’accordo. Tutto lo spogliatoio del Bologna, tranne Sali e Castronaro, scommise 50 milioni sul pareggio. Prima della partita, nel sottopassaggio, chiesi a Trapattoni e Causio di rispettare i patti: “Stai tranquillo, Pedro, calmati”, mi risposero.

Tutta la Juve sapeva?
Certo. Rivedetevi le immagini, sono su Youtube. Finì 1-1. Errore del nostro portiere, Zinetti e autogol di Brio. Bettega ce lo diceva, durante la partita: “State calmi, vi faccio pareggiare io”. La gente ci fischiava e tirava le palle di neve. Una farsa. Quando lo scandalo esplose, Boniperti e Chiusano mi dissero di scovare Cruciani e convincerlo a non testimoniare contro la Juve: se li avessi aiutati, loro avrebbero aiutato me. Fui di parola, incontrai Cruciani al cancello 5 di San Siro, ero mascherato. Una scena surreale. Lui accettò e la Juve si salvò dalla retrocessione. Ma alla fine pagai soltanto io.

Le è rimasta la possibilità di raccontare.
Neanche quella. Ho dato fastidio a gente potente. Mi hanno minacciato di morte e poi coperto con gli insulti. Per i Savoldi e i Dossena ero un bugiardo, per Rivera un pornografo. Se l’era presa perché lo descrivevo per quello che era, una fighetta. I miserabili sono loro. Mi impedirono di andare persino a parlare nelle scuole. Zitto dovevo stare, ma non ci sono riusciti.

E la scrittura?
Mi è rimasta solo quella. Il nuovo libro, Lucianone da Monticiano, è ancora su Moggi. Il mio compaesano. Uno che pur squalificato continua a ricattare e a fare il mercato di mezza Serie A. Ma non sarà l’ultimo.

Perché?
Mi dedicherò a ricordare mio figlio Diego. Morì a 19 anni di tumore, mentre chiedeva di vedermi e io ero in Francia, in fuga dai creditori. Non me lo sono mai perdonato. Gli farò un regalo. Proverò a sentirmi vivo. Sono distrutto e sofferente, ma non mollo. Vivere, ancora, mi piace.

Ci sarà tempo?
Non è detto. Penso sempre al giorno in cui ci sarà giustizia. Aspetto ma non viene mai.

di Malcom Pagani e Andrea Scanzi
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mercoledì 28 dicembre 2011

Disgustobet



Abbiamo fatto biglietti e abbonamenti.
Abbiamo organizzato trasferte in Italia e in Europa.
Abbiamo discusso al bar e dal barbiere, in ufficio e a casa.
Abbiamo litigato con le nostre mogli e i nostri figli.
Abbiamo garantito share da capogiro alle tv pubbliche e private.
Abbiamo fatto scontri con le tifoserie avversarie e la polizia.
Abbiamo avuto denunce e diffide.
Abbiamo sporcato le nostre fedine penali.

Ed oggi scopriamo che quelle partite erano fasulle. Che quel rigore era causato volontariamente. Che quella papera del portiere in realtà non era una papera. Che quella partita doveva finire così. Che non c'era rabbia, non c'era cattiveria, non c'era gioia, non c'era disperazione.
Non c'era niente.

Abbiamo fatto tutto questo credendo di vedere il calcio, ed invece vedevamo il wrestling. Tutto deciso a tavolino. Tutto comprato, tutto venduto.
L'unica cosa vera del calcio moderno? Gli ultras.
Con tutti i loro difetti, gli ultras.
Con tutte le loro contraddizioni, gli ultras.
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Godo: è morto Giorgio Bocca, la merdaccia antimeridionale



E' morto Giorgio Bocca, uno dei più grandi nemici di Napoli e del Sud.
Un razzista, un omofobo, un giornalista che solo il perbenismo borghese potrebbe definire "grande".
Alcune sue "perle", tratte dall'ultima intervista rilasciata al giornale Libero poco prima di schiattare: «[nel Sud] C’era sempre il contrasto fra paesaggi meravigliosi e questa gente orrenda (...). Insomma, la gente del Sud è orrenda (...). C’era questo contrasto incredibile fra alcune cose meravigliose e un’umanità spesso repellente»; «Vai a Napoli ed è un cimiciaio, ancora adesso»; «[il Sud] Per me è il terrore, è il cancro».
Per Bocca, noi meridionali siamo paragonabili alle belve, non siamo considerabili esseri umani.

Quindi io non solo non mi rattristo per la morte di questa latrina umana, ma ci godo anche di gusto! Mi spiace solo che certe merdacce tirino le cuoia a 91 anni suonati.

Addio Giorgio Bocca. Anzi, all'inferno. Non sentiremo la tua mancanza. E speriamo solo che gente della tua risma venga presto a farti compagnia!
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venerdì 23 dicembre 2011

Auguri





Ci vediamo il 28 dicembre.
Nun magnate assaje!
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giovedì 22 dicembre 2011

Critica a Filippo Rossi



Vi sottopongo l'articolo di Filippo Rossi, direttore de Il Futurista, organo di Futuro e Libertà per l'Italia, apparso sul sito de Il Fatto Quotidiano:

«Non ho in mente nulla, al riguardo». E così il ministro Fornero, dopo essersi ritrovata al centro di un formidabile fuoco incrociato, ha fatto dietrofront, togliendo dal tavolo della riforma del lavoro il tema dell’articolo 18. Tutto risolto, dunque. Tutto come prima.

Eppure resta l’impressione che in Italia si stia consumando uno scontro che ha poco di “politico” o di “classista”, e molto di “generazionale”. Diciottisti contro diciottenni: è così, forse è una semplificazione un po’ rozza, ma è così. Da una parte chi i diritti ce li ha e li vuole (legittimamente) difendere con tutti i mezzi a sua disposizione. Dall’altra chi i diritti non ce li ha e forse non ce li avrà mai. E che – ed è qui il vero problema – non ha mezzi, né avvocati, né sindacalisti, né megafoni per farsi ascoltare se non quelli dell’indignazione spontanea, della piazza, della protesta. I giovani che non hanno lavoro. E che se hanno lavoro non hanno un contratto. E che se hanno un contratto hanno poche speranze e pochissime garanzie. Sono loro l’unica “classe” da difendere. Sono loro il vero problema italiano (e forse occidentale). E passa da loro ogni tentativo di risanamento del paese, di crescita, di sviluppo, di equità.

In un mondo perfetto – anche se questo significa rischiare l’impopolarità e l’inimicizia di lobby, corporazioni, sindacati – la politica non ci penserebbe due minuti a scendere in campo al loro fianco, a battersi per costruire i diritti di domani più che per difendere quelli di ieri. Per semplificare fino in fondo: tra i “giovani” e i “vecchi”, pochi dubbi su chi scegliere.


Personalmente non vedo nessuno scontro tra tutelati e precari, tra vecchi e giovani, tra "diciottisti" e "diciottenni". Vorrei che l'autore dell'articolo mi e ci spiegasse PERCHE' il sacrosanto diritto ad un lavoro stabile e ben retribuito dei giovani sia in CONTRASTO con i diritti dei meno giovani.
- PERCHE' la libertà di licenziare SENZA GIUSTA CAUSA (perchè l'articolo 18 tutela questo aspetto) dovrebbe favorire le assunzioni?
- PERCHE', per uniformare le tutele tra i lavoratori, bisogna RIDURRE i diritti di chi ce li ha invece di AUMENTARE i diritti di chi non li ha?
- PERCHE' l'articolo 18 dovrebbe bloccare i licenziamenti visto che si applica alle aziende con più di 15 dipendenti, quindi alla stragrande minoranza delle aziende italiane?

Quindi smettiamola di porre la questione secondo i termini del "tutelati vs precari", "vecchi vs giovani": è una guerra tra poveri che nessuno vuole combattere. Il divide et impera è tipico dei sistemi dominanti, quindi anche e soprattutto del sistema capitalista (perchè noi viviamo IN QUESTO SISTEMA, e si chiama Capitalismo). ______________________

mercoledì 21 dicembre 2011

Non ci crede nessuno


L'ex ministro leghista Roberto Calderoli, autorevole esponente del peggior governo della storia repubblicana italiana nonchè autore della famigerata legge elettorale definita dallo stesso autore "Porcata", ha tuonato contro il governo Monti: "Dia le dimissioni, perchè
diversamente ci sarà tanta gente, operai, pensionati, piccoli imprenditori, che la verranno a prendere a casa".

Vorremmo tranquillizzare Monti, Calderoli e tutto il governo italiano: non verrà nessuno a cercarvi. Gli italiani non sono più un popolo, ma una massa di pecoroni che è stata capace di tenersi Berlusconi al governo per un decennio senza reagire, figuriamoci se si permetteranno di reagire adesso. Adesso che TUTTI i principali partiti italiani appoggiano le scelte politiche ed economiche di questo governo.
Adesso che l'opposizione non esiste. Adesso che i sindacati minacciano (che paura!!!) uno sciopero generale!

Andarli a prendere a casa? Non ci crede nessuno. Questo governo continuerà a distruggerci, realizzerà ciò che il Sistema vuole e che Berlusconi non è stato capace di fare, ci ridurrà alla fame e tutto per salvare le banche, gli investimenti economici e finanziari, gli industriali.
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Frutto del passato e seme del futuro



"Gli alberi che vediamo oggi non li abbiamo piantati noi, ma i nostri antenati".

"Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli".

Questi due brevi aforismi "ecologisti", dato che si riferiscono alla Natura, sono adatti a tutto ciò che riguarda l'Uomo: dalla politica alla cultura, dalle scienze naturali all'economia. Tutto ciò che noi siamo è FRUTTO delle azioni dei nostri antenati ed è SEME della vita che consegnamo ai nostri figli.
Se i governanti applicassero questa ferrea legge della Natura alle loro politiche, tuttu vivremmo meglio.
Tutti, nessun escluso.
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lunedì 19 dicembre 2011

Il futuro del pianeta

Gli scioperi inutili



Mi hanno insegnato che lo sciopero è l'ultima ratio, cioè l'arma di lotta estrema che si adopera quando tutti gli altri canali sono preclusi. Lo sciopero DEVE far paura, DEVE creare disagi ai "padroni", DEVE esprimere l'esasperazione dei lavoratori. DEVE essere radicale, e PUO' essere violento.
Ora sfido CHIUNQUE a dirmi cosa c'è di radicale, di estremo, di pauroso, di disagevole per i padroni nello sciopero di oggi: hanno incrociato le braccia i medici, gli insegnanti, dipendenti pubblici e impiegati postali. Chi se n'è accorto? Solo i cittadini che sono andati alle poste, alle Asl, a portare i figli a scuola. A chi hanno dato fastidio? Di certo non ai padroni.
Non vi sono stati scontri di piazza, assalti all'arma bianca, incendi e barricate. Quindi va tutto bene. I sindacati hanno fatto lo scioperino, e nulla è cambiato.
Le opere di testimonianza hanno fatto il loro tempo.
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sabato 17 dicembre 2011

Alba - ecopoesia



Gelida notte:
brillano insieme,
gemendo nel buio,
spilli di stelle di limpido gelo.

Poi, lentamente,
un velo
di tenue chiarore glaciale,
risale
dalla nera lavagna di mare
e la spuma grigia del cielo
si impregna di latte d’opale.

Laggiù, ad Oriente,
appena sopra all’orizzonte,
fra nubi di ceneri spente,
s’arroventa
un rosso tizzone

che accende,

con flash di luce abbagliante,
il maxischermo a colori del Mondo.

Ovunque, di colpo, si risveglia la Vita.

Si rompe, di colpo, l’incanto :
motori ringhianti,
rumori stridenti,
clacson assordanti,
fumi di gas puzzolenti.

Miliardi di uomini, in corsa,
vanno a sbranare la terra,
voraci la spolpano come nere formiche,
lasciando deserti di sabbie roventi
e muri di grigi cementi.

Lievitano,
putrescenti lerciumi
in sconce montagne imponenti,
fra striduli gridi d’ingordi gabbiani.

Sbocciano,
sulle luride sponde dei fiumi,
immondi fiori di sacchetti e pattumi.

Vomitano
le onde del mare vischiosi bitumi,
su spiagge già lorde di fogne e di schiume.

Sbuffano
ciminiere e camini, nuvole nere di fumi,
saturando con tossiche brume
la fetida aria già troppo inquinata.

Ricomincia un giorno
d’ordinaria violenza,

ricomincia un giorno
di Natura violata.

Ivana Trevisani Bach
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venerdì 16 dicembre 2011

Fare fronte contro i Waterfront



Si chiamano Waterfront. Sono i progetti di "rifacimento della costa", di "rivalutazione del litorale" italiano. Con queste formule edulcorate si tenta di celare la realtà dei fatti: una gigantesca speculazione edilizia che consentirà di derogare al divieto di costruire entro i 150 metri dalla battigia. Molti litorali italiani ne saranno interessati: dalla Liguria alla Sicilia, dalla Versilia alla Campania. Ovunque sono in cantiere opere architettoniche d'avanguardia, progettate da artisti del carico di Peter Eisenman, che hanno l'unico obiettivo di cementificare interi territori e spiagge considerate "inedificabili".
Ovviamente, per indorare la pillola vengono promessi posti di lavoro a iosa e grandi benefici economici e turistici per le zone interessate. Il business stimato, considerando solo le opere edlizie, è di 1,5 miliardi di euro. Non stupisce, quindi, che moltissime aziende italiane e straniere, sia grandi che piccole, stiano intorno al tavolo in attesa di un banchetto che si preannuncia ricco e prelibato.

E l'impatto ambientale? E la cementificazione della costa? E le ripercussioni sulla flora e sulla fauna terrestre e marina? Pare che a pochi interessino questi temi, che sono invece fondamentali per chi declina lo sviluppo di un territorio e di una comunità non solo in termini economici. Legambiente, Greenpeace, associazioni e movimenti locali stanno costruendo percorsi di partecipazione e di lotta: sorgono Comitati No Waterfront in tutta la penisola, e anche alcuni partiti (dai Verdi alla Federazione della Sinistra) stanno contribuendo in maniera massiccia alle iniziative.
Per evitare "le mille val di Susa in riva al mare" e per contrastare il progetto di una cementificazione ulteriore del già dissestato territorio italiano (i recenti lutti non hanno ancora insegnato nulla), a cui si aggiunge un'idea di turismo d'elìte che priverebbe i cittadini di chilometri di spiagge e di mare, sta nascendo un fronte comune di cittadini, movimenti, associazioni.
Un fronte contro il Waterfront.
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giovedì 15 dicembre 2011

Non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.






Guardo i vari siti di informazione italiana, e non riesco a trovare nulla che meriti un commento. Cosa altro aggiungere alla indegna manovra economica che i bocconiani ci stanno propinando? Cosa altro dire della strage di Firenze? O delle minacce di Confindustria riguardanti la disoccupazione e la recessione? O dei sistemi autoritari e antidemocratici utilizzati dalla Fiat marchionniana? O del fallimentare vertice di Durban? O del fatto che a giorni chiuderà la discarica di Malagrotta e tra qualche mese ci ritroveremo con Roma sommersa dai rifiuti e tutti pronti a sostenere la Polverini e Alemanno "perchè adesso c'è l'emergenza rifiuti"?
Nulla. Non ho nulla da aggiungere. So che accadrà. So che potranno mettere la benzina a 3 euro al litro, ma non rinunceremo all'auto. So che potranno licenziarci senza giusta causa, e i sindacati e la "Sinistra" sottoscriveranno e voteranno questi propositi. So che si discuterà sulla rinascità del fascismo o sulla singola follia del singolo individuo. So che l'immondizia ci sommergerà e noi appoggeremo chi vuole costruire discariche. So che sosterremo chi palrerà di "emergenza rifiuti simile a Napoli", nonostante il problema non sia stato affrontato (a Roma come a Napoli) da anni. So che continueremo ad inquinare pur di avere qualche soldo in più in banca. So che appena qualcuno alzerà un dito o lancerà una pietra, sarà accusato di essere un violento di professione, un terrorista, un black bloc.

So che ciò accadrà. E' già accaduto, e accade ogni giorno.
Io mi sottraggo a questo gioco. Io ve lo dico fin da ora: non sono dalla vostra parte. Io non giustifico questa macelleria sociale che è diventata macelleria umana. Io non credo alle emergenze. Io non credo a Confindustria. Io non credo alla "sinistra" italiana. Io non credo che il Protocollo di Kyoto sia un freno. Io non credo nello sviluppo, nella crescita, nel Pil.

Io non credo nell'Umanità. Credo nell'Uomo.
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mercoledì 14 dicembre 2011

E' davvero passato un secolo



Il 14 dicembre 1911 il norvegese Roald Amundsen conquistò l'Antartide. Il continente ghiacciato fino ad allora sconosciuto agli uomini. Era partito l'8 settembre 1911 a bordo della nave Framm, che in norvegese significa "Avanti". e percorse 2.800 chilometri in 99 giorni alla velocità media di 27 chilometri al giorno all’andata e 37 al ritorno.

Era l'epoca in cui l'Uomo temeva la Natura, e la rispettava. L'Uomo conquistava la propria libertà spingendosi oltre i PROPRI limiti, non oltre i limiti dei Mari e delle Terre.
E nei giorni del fallimentare vertice di Durban, non possiamo non ricordare quell'epoca.



"Ecco il Polo Sud, un'enorme distesa piatta, non si vede una sola irregolarità. Il Sole gira attorno all'orizzonte praticamente sempre alla stessa altezza e splende e scalda da un cielo senza nuvole. Questa sera l'aria è ferma e c'è una tale pace".
Roald Amundsen (1872 - 1928)
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Sciiiiiienza



Italiani i più longevi al mondo. A dirlo uno studio della Bocconi.

Fotografata un'impronta della "particella di Dio". E' l'impronta del dito medio.
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martedì 13 dicembre 2011

I soldi non valgono niente senza un pianeta in cui spenderli


Sembra una banalità, ma non lo è. A cosa serve avere più soldi in tasca se non c'è un luogo dove spenderli? Il luogo principe è il nostro pianeta, la Terra. In nome del Dio denaro, i governanti del mondo (quindi i governanti dei paesi più ricchi al mondo) hanno sempre criticato il Protocollo di Kyoto, cioè l'UNICO strumento attualmente esistente, a livello internazionale, per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e limitare gli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici. Basti pensare agli USA, che non hanno mai ratificato il Protocollo, o il Canada, il cuo governo ha appena comunicato, al termine dell'inutile vertice ONU di Durban sul clima, la fuoriuscita della nazione nordamericana dai vincoli dell'accordo. Perchè? Il ministro dell'Ambiente canadese Peter Kent, esponente del governo conservatore di Stephen Harper, sostiene che il Canada non può e non vuole pagare le multe per non aver raggiunto i risultati previsti dal Protocollo di Kyoto. Cosa prevedevano questi accordi? Il Canada avrebbe dovuto ridurre nel 2012 le sue emissioni del 6% rispetto ai livelli del 1990. In 22 anni bisognava ridurre le emissioni del 6%, e non ne sono stati capaci. E adesso non vogliono pagare i 14 miliardi di dollari di multa? Bene, vorrà dire che pagherà la Terra, ed in particolare i popoli che abitano i paesi più poveri (e meno inquinanti) del pianeta.
Barak Obama aveva annunciato una svolta verde (la green economy) quando fu eletto Presidente degli Usa: bisogna constatare che la sua presidenza volge al termine e il Protocollo di Kyoto non è stato ancora ratificato. Nè vi sono state parole di condanna alla decisione unilaterale del Canada di ritirarsi dagli accordi di Kyoto. Stesso dicasi per l'Unione Europea e la Russia.
Ora sono tutti intenti a presentare l'accordo di Durban come la soluzione ideale per i problemi climatici. Omettendo un particolare: bisognerà attendere altri 10 anni per la ratifica dell'accordo definitivo. Dati i ritmi dell'inquinamento e del surriscaldamento globali, 10 anni rischiano di essere troppi. Davvero troppi.
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Pigna fallica



Fa sesso con una pigna e finisce in ospedale. Sull'albero di Natale del reparto.

Fa sesso con una pigna e finisce in ospedale. Luca Abete ha un alibi di ferro.
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Sullo stomaco



Fabio Volo: prima vendevo pane, ora scrivo libri.
La dimostrazione vivente che Darwin aveva torto.
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sabato 10 dicembre 2011

Midnight in Paris



Ieri sera sono andato al cinema. Ho visto il nuovo film di Woody Allen, Midnight in Paris. La storia di un uomo che, scontento della vita di tutti i giorni (è uno sceneggiatore di Hollywood che sta per sposare una viziatissima bionda con cui ha pochissimi punti in comune), desidera vivere a Parigi. Nella Parigi degli anni Venti. Una notte, allo scoccar della mezzanotte, il suo sogno diviene realtà: si ritrova catapultato nella Parigi di Hemingway, Fitzgerald, Picasso, Dalì, Bunuel, Man Ray. E tutte le notti, sempre a mezzanotte, riesce a tornare nella Parigi che più ama. All'inizio, questo salto temporale risulta essere molto proficuo, in quanto il protagonista trova ispirazione per correggere il suo romanzo (a cui lavora da anni, inutilmente), ma dopo qualche sera Gill, il personaggio principale interpretato dall'ottimamente stralunato Owen Wilson, si rende conto che anche i suoi idoli preferivano vivere in un'epoca precedente, in particola nella Belle Epoque. E coloro che vivevano nella Belle Epoque, tra cui Gauguin e Toulouse Lautrec, desideravano vivere nel Rinascimento.
In pratica nessuno era felice di vivere l'epoca in cui viveva, e tutti vedevano nel passato un mondo migliore. Un passato che risulta, però, essere mitizzato e ben lontano dalla realtà.
Alla fine, quindi, il protagonista capisce che deve vivere questo tempo, scegliendo da quale parte della barricata stare OGGI.

Ed io condivido la "morale" di questa favola di Woody Allen, in quanto ho passato almeno un decennio della mia vita a credere che, se fossi vissuto in un'altra epoca, sarei stato più apprezzato. Per poi ritrovarmi oggi a comprendere che non so cosa accadrà stasera, domani o tra dieci anni, mentre del passato sappiamo già tutto. O almeno, sappiamo che ci ha condotto al presente.

" Non sono i venti lontani che dobbiamo domare,
non sono le onde di una volta che possiamo solcare,
ma sono gli spruzzi di oggi che ci solcano il viso.
Vediamo l'isola in lontananza,
eppur ci avviciniamo sempre di più,
e dobbiamo decidere adesso se virare
o strambare, perchè il Maestrale di oggi
non è il Libeccio di ieri.
C'è chi sceglie una vita
col vento in poppa,
e chi, come me, ha scelto
deciso
voluto
intrapreso
una vita di bolina. "
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venerdì 9 dicembre 2011

Voi a rischio default, NOI già in default





Fate i vertici di notte per decidere il futuro di una cosa che solo voi avete voluto: l'Unione economica europea. Non avete mai chiesto ai popoli se erano favorevoli o meno, e quando l'avete chiesto (tramite referendum nazionali) avete perso. Avete obbligato i singoli Paesi a realizzare politiche antipopolari pur di stare dentro questa fantomatica unione, che di unito ha solo una cosa: la moneta. A voi quello interessa: i soldi. Questo vi hanno insegnato nelle vostre Bocconi, e questo state realizzando. Non avete più nessuno a contrastarvi, siete l'UNICO Sistema al mondo. E io dovrei perdere le mie giornate dietro a voi, ai vostri cambi di umore, ai vostri progetti su come uscire da una crisi che VOI avete creato insieme alle BANCHE che finanziano i VOSTRI partiti e le VOSTRE campagne elettorali?
Ho di meglio da fare: devo vedere come arrivare alla fine del mese, nella maniera più legale possibile. Perchè io, a differenza VOSTRA, cerco di fare il meglio senza infrangere la legge e senza cambiare le leggi a mio piacimento. Perchè io, a differenza VOSTRA, avrò una pensione da fame a 70 anni, se tutto va bene. Perchè io, a differenza VOSTRA, non ho fatto investimenti finanziari, non ho comprato il debito di altri paesi nè ho delocalizzato imprese (e posti di lavoro).
VOI e i VOSTRI padroni banchieri avete causato la crisi, e pensate di poterla risolvere? E come? Utilizzando le VOSTRE ricette, cioè le stesse che hanno causato la crisi? Non mi risulta che ad un malato di cancro si consigli di fumare di più. Beh, noi abbiamo un cancro, e siete VOI. Dato che nessun VOSTRO governo avrebbe avuto il sostegno elettorale per realizzare queste politiche liberticide ed antipopolari, siete scesi in campo direttamente: in Italia come i Grecia, in Irlanda come in Spagna. Adesso i VOSTRI candidati governano e realizzano ciò che VOI gli avete insegnato nelle VOSTRE scuole, nei VOSTRI master, nei VOSTRI consigli di amministrazione.

E' possibile che per conoscere la manovra del governo ho dovuto vedere Porta a Porta? E' possibile che i partiti "de sinistra", cioè quelli che ha parole dovrebbero difendere i ceti più deboli, protestino pochissimo e annuncino di "dover votare" questa manovra? "Perchè l'alternativa è il default", ci dicono tutti. Ed io mi e VI chiedo: il default di che? Dello Stato Sociale? Già c'è: lavoro precario a rotta di collo, stipendi fermi da 11 anni, evasione fiscale spaventosa, tagli alla scuola e alla sanità pubblica, revisione al rialzo degli estimi catastali, aumento della tassazione su ogni cosa, accise dei carburanti ai massimi storici, pensioni di anzianità abolite, età pensionabile portata ai livelli europei con 10 anni di anticipo rispetto alla Germania (!!!)... E ANCORA AVETE IL CORAGGIO DI DIRE CHE NON C'E' IL DEFAULT???

Ah, ora ho capito: non c'è ancora la gente per strada, la disoccupazione al 30% e la Grande Depressione. Ma soprattutto, c'è ancora il rischio serio di default per VOI, le VOSTRE famiglie, le VOSTRE imprese, i VOSTRI investimenti, le VOSTRE scuole, i VOSTRI ospedali, i VOSTRI conti all'estero.
VOI siete ancora in rischio default. NOI siamo già in default.

N.b da oggi fino a data da destinarsi non parlerò più di politica ed economia. La stomachevole attualità mi impone il rifiuto di commentare i propositi e le azioni di questi assassini sociali. Commentarli significherebbe prenderli in considerazione, cosa di cui non sono degni.
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Der Waldgang



L'essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d'appoggio destinate a mandarlo in rovina. E oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina

[...]

Se le grandi masse fossero così trasparenti, così compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato, basterebbero tanti poliziotti quanti sono i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos'è la libertà. E non soltanto questi lupi sono forti in sé stessi, c'è anche il rischio che, un brutto giorno, essi tramettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in un branco. È questo l'incubo dei potenti.

[...]

In fondo tirannide e libertà non possono essere considerate separatamente, anche se dal punto di vista temporale l'una succede all'altra. È giusto dire che la tirannide rimuove e annienta la libertà – anche se non si deve dimenticare che la tirannide è possibile soltanto se la libertà è stata addomesticata e ormai ridotta a vuoto concetto.

[...]

Chiamiamo invece Ribelle chi nel corso degli eventi si è ritrovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all'annientamento. Ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti – perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso ad opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell'intenzione di contrapporsi all'automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo.

[...]

Quando tutte le istituzioni divengono equivoche o addirittura sospette, e persino nelle chiese si sente pregare ad alta voce non per i perseguitati bensì per i persecutori, la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che ancora non si è piegato.

[...]

Ernst Jünger
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mercoledì 7 dicembre 2011

Vivere byronianamente



Di fosco azzurro mar sui lieti flutti,
Come libere l’alme, illimitati
Così i pensier, ovunque onda spumeggi,
Ov’aura ne sospinga hanno l’impero,
Un soggiorno n’additano.

[...]

chi dir può mai,
Se lui non è che pei sonanti gorghi
Corse in trïonfo, l’ esultar del core,
Il più frequente battere dei polsi,

Che il peregrin di queste vie senz’orme
Fa trepidar? Il non lontano istante
De la pugna egli invoca; ogni periglio
Cangia in diletto; avido quel più cerca,
Che più fugge il codardo, e se nell’imo

Dell’ansio petto, ridestar la speme
Ei sente, e l’ alma a forti cose alzarse,
Laddove è sol altri verrìane manco.
Non di morte timor, s’anco il nemico
Pere con noi; morte profonda è quiete,

Più d’ogn’altra profonda; a noi non cale
Che vegna, e quando; questa nostra intanto
Vita è di vita, ch’ir dee spenta un giorno;
E allor, che val, se per acciar pugnando,
O il fia da morbo? Giaccia in molli piume

Chi squallid’anni, e sua lenta ruina
Può contemplar; ivi egli a stento esali
I languidi sospir; di lì sollevi
La testa paralitica; sostenta
Noi fresca zolla; ei sul suo letto inerte

Fra le angoscie, e gli aneliti sospinge
Fuori lo spirto; un sol tremito, un balzo
Noi tragge dal penar.

[...]

Lord George Gordon Byron
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martedì 6 dicembre 2011

Noi bocconiani abbiamo deciso



Noi bocconiani abbiamo deciso: devi pagare l'IMU. Abbiamo cambiato nome all'ICI, ma è praticamente la stessa cosa. Abbiamo messo una percentuale minore sulla prima casa (0,4 %), ma abbiamo detto che vanno rivisti al rialzo gli estimi catastali. Così pagherai una tassa sul possesso della prima casa, sia essa di 50 mq o di 250 mq, sia essa a Tor Bella Monaca o ai Parioli: devi pagare. A meno che tu non abiti in un appartamento del Vaticano, perchè noi bocconiani l'ICI la facciamo pagare a tutti, tranne che alla Chiesa.

Noi bocconiani abbiamo deciso: devi andare in pensione tardi. Più tardi. Tardissimo. E non ci importa se hai lavorato su una catena di montaggio o negli uffici con le poltrone di pelle umana: in pensione non ci vai se non a pochi, pochissimi anni dalla morte. E i più giovani, che sono precari e rimarranno precari, devono pagare pensioni di cui non godranno mai. La chiamiamo equità, e i media devono anche dire che è giusto così.

Noi bocconiani abbiamo deciso: aumentiamo l'IVA del 2% ma non aumentiamo l'IRPEF per i redditi più alti. Ci giustifichiamo dicendo che altrimenti sarebbe una manovra recessiva, anche se non è vero. Tanto nessuno ce lo verrà a chiedere, perchè siamo i salvatori della Patria. Siamo venuti dopo Berlusconi, quindi la sinistra e i sindacati ci devono solo ringraziare, anche se aumentiamo l'IVA (tassa sui consumi, quindi pagata da tutti) e non colpiamo i redditi più alti.

Noi bocconiani abbiamo deciso: aumento delle accise sui carburanti. éerchè tanto gli amministratori locali non hanno mai fatto nulla per il trasporto pubblico e per il traffico, quindi voi sarete sempre costretti a prendere la macchina e a pagare la benzina, anche se arriva a 1,8 euro al litro. E i nostri amici petrolieri, che hanno aziende gestite da grandi bocconiani, ringrazieranno. Come ringrazia Guarguaglini, che ha avuto una liquidazione di 5,6 milioni di euro: praticamente, duecento anni di stipendio di un dipendente di Finmeccanica.

Noi bocconiani abbiamo deciso: faremo queste e tante altre cose, e dato che non siamo stati eletti da nessuno, i partiti politici ci devono dare la maggioranza. Avete sentito cosa dice il PD? "E' una manovra iniqua ma tocca votarla". Bravi bambini ubbidienti, hanno fatto i compiti a casa e hanno capito che devono votare tutte le schifezze che facciamo. Poi si presenteranno agli elettori e diranno che l'hanno dovuto fare per forza. E gli elettori, cioè voi beoti, li voteranno.
E noi bocconiani torneremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: comandare da dietro le quinte.
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Jesuschrist Pornostar



Pornostar crocifissa nuda. Ma i chiodi da 10 non erano nelle mani...

Pornostar crocifissa nuda. E Longino aveva una lancia lunghissima.

Pornostar crocifissa nuda. In mezzo a due guardoni.
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Jail work



Corona deve trovare un lavoro per evitare il carcere. Dovra farsi un culo così. Un'altra volta.

Corona deve trovare un lavoro per evitare il carcere. Fare il pappa di Belen non è considerato un lavoro.

Corona deve trovare un lavoro per evitare il carcere. Credo che Belen glielo troverà.

domenica 4 dicembre 2011

In un giorno di pioggia - MCR


Come il 4 dicembre di trentuno anni fa, sta piovendo.
Anche oggi è un giorno di pioggia.
Una pioggia malinconica senza essere triste.
Una pioggia che asciuga le lacrime invece di solcare i visi.
Una pioggia amabile e casalinga, da condividere con la persona che ami.
Una pioggia a cui dedicare un bicchiere di troppo.
Una pioggia che meriterebbe una mia ballata, in attesa della quale vi propongo questa:

Compleanno



Oggi è il mio compleanno. Qualcuno dei miei pochi, ma fedeli, lettori avrà notato che ultimamente questo blog è diventato ancor più personale. Sono solito scriverci più battute (di dubbio gusto, lo ammetto...) e più riflessioni personali di una volta.
Meno politico, meno collettivo, più individuale e satirico.

Anche la grafica è cambiata: il simbolo dell'Octopus è ormai indissolubilmente legato al blog e alla mia persona, per i motivi esposti negli Orientamenti Octopusiani


(http://antoniolucignano.blogspot.com/2011/09/octopus-il-simbolo-del-blog.html ).

Potranno cambiare gli sfondi, ma l'immagine è la medesima: bandiera nera con un Octopus bianco.

Anche il nome d'arte, Nilin, comincia a piacermi davvero tanto. Lo sto usando per firmare le mie battute e qualche scritto da poco tempo, eppure mi pare rispecchiare meglio ciò che sono diventato.

In questo periodo ho ripreso a scrivere anche una sinossi che avevo in animo di realizzare da anni, forse decenni. Se diventerà un romanzo, una serie di racconti o una semplice trama, si vedrà.

Vi lascio con questi versi:

"Fino a quando non saremo onde
non potremo infrangerci sugli scogli
e lasciarci illuminare dai fari.
Spumeggeremo rabbia, invece che amore
e ascolteremo i venti senza sentirli,
Fino a quando non saremo onde."
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Amichi



Maria de Filippi compie 50 anni. E' alle soglie dell'andropausa.

Maria de Filippi compie 50 anni. Di cui 30 da donna.

Maria de Filippi compie 50 anni. Speriamo per l'ultima volta.
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Brazil



E' morto Socrates. Non ha lasciato nulla di scritto.

E' morto Socrates. Alla moviola.

E' morto Socrates. Nonostante fosse un dottore, non è riuscito a curarsi.
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sabato 3 dicembre 2011

La manovra anticrisi

Euro 2012



Europeo difficile per l'Italia, se non ridurrà il debito.

Si sono tenuti ieri i sorteggi per Euro 2012, l'ultimo con la moneta unica.

Euro 2012, la Merkel: "Si giocherà in Ucraina e in un'altra nazione che non esiste".

Europei 2012. L'Italia pesca Irlanda, Spagna e Croazia. Giocheranno nel girone bCe.

Europei 2012. L'Italia pesca Irlanda, Spagna e Croazia. Probabili scontri tra indignados.

N.B. Euro 2012: l'Italia giocherà contro Spagna, Irlanda e Croazia.
D'oggi in poi chiamatemi Nilin O'Connors.
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Sucker Torte



Vienna, nasce la scuola di sesso.
Milo Manara insegnerà disegno: farà gli schizzi alla lavagna.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Non servono goniometri.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Immaginate l'ora di Educazione Fisica.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
La divisa scolastica è in latex.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
In mensa vengono serviti wrustel di dimensioni spaventose.

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Per superare i test di ingresso, ci vuole tanto culo...

Vienna, nasce la scuola di sesso.
Verranno in tanti.
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venerdì 2 dicembre 2011

Pier Luigi Zerbini



Bersani: "Monti non sia sordo alle nostre richieste".
"E ai nostri gemiti di piacere", aggiunge.

Bersami: "Abbiamo idee da proporre".
Vuole vincere il Premio Spinoza 2011.

Bersani avverte Monti: "la faccia mia sotto i piedi vostri... e vi potete anche muovere".
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Drink to black



Amy Winehouse nominata ai premi Grammy.
Anche se era più giusto nominarla per i premi Litry.
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giovedì 1 dicembre 2011

Cosa NON regalare a Natale



In vendita il libro di Barbara D'Urso.
E' vietato ai minori di 18 anni.

In vendita il libro di Barbara D'Urso.
La quale afferma: "Lo comprerò e lo leggerò".

In vendita il libro di Barbara D'Urso.
Scritto da Stephen King.

Barbara D'Urso pubblica il suo nuovo libro "Tanto poi esce il sole".
Lo presenterà in pompa magna.

Barbara D'Urso pubblica il suo nuovo libro "Tanto poi esce il sole".
Un libro che riempie la bocca. E non parliamo di vampiri.
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Questione di gradi



La CGIL è sul piede di guerra. La Camusso ha comunicato che "40 è un numero magico, oltre il quale non si può andare". Si suppone che stia parlando degli anni di contributi per avere la pensione: se così fosse, siamo contenti. Anche perchè dopo decenni a 90 (gradi), almeno raddrizziamo un pò la schiena.

CISL e UIL sono d'accordo con la Camusso. Questa è una notizia! Si vede che non è ancora arrivato il bonifico di Marchionne. La Marcecaglia, invece, avverte tutti: in tempi di crisi, non è opportuno porre veti. Tutti devono fare sacrifici: sia quelli che li fanno sempre, sia quelli che non li hanno fatti mai. In gergo bocconiano, si chiama equità. Graduale equità.

A proposito di equità: il presidente indagato di Finmeccanica, Guargaglini, verrà probabilmente deposto dal CdA dell'azienda. Sta trattando per la liquidazione. Probabilmente avrà una cifra pari a 200 anni di stipendio di un impiegato. Mario Monti lo sa? L'azionista di maggioranza di Finmeccanica è il Tesoro: il neoministro del Tesoro del governo Monti lo sa?
Che faranno? Ridurranno gradualmente gli stipendi e gli introiti di questi squali o non faranno gradualmente nulla?
Nulla, come bocconianamente viene insegnato.

Un bel governo, quello messo su da Monti. Il neo sottosegretario alla Difesa, Filippo Milone, è stato più volte inquisito ed una volta persino condannato in Cassazione (1997), ed è amico di Ligresti e dell'ex Ministro della Difesa (che caso!), Ignazio "Olio di ricino" La Russa. Mettere una persona del genere al sottosegretariato alla Difesa, proprio nei giorni dello scandalo Finmeccanica, è un vero colpo di genio.

Torniamo ai gradi. Lo spread coi bund tedeschi sta gradualmente scendendo. Quindi pagheremo meno interessi a quei pochissimi che possono permettersi di fare investimenti. Ciò che non scende mai, anzi sale gradualmente, è il prezzo della benzina, o della bolletta energetica, o della pizza in pizzeria, o della birra al pub, o dei biglietti del tram, o dei pedaggi autostradali.

Ci stanno gradualmente fregando.

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mercoledì 30 novembre 2011

Lapsus di un montiano d.o.c.



Bisogna andar veloci, caxxo!
L'Europa ce lo chiede! Non possiamo perdere altro tempo: dobbiamo salvare le banche...ops... i cittadini!
Abbiamo chiesto ed ottenuto un governo tecnico, perchè solo i tecnici ci possono salvare. E adesso perchè non ci facciamo salvare? Alziamo le braccia e facilitiamo loro il compito: non avranno difficoltà a metterci le mani in tasca... ehm... intorno al collo... eddai... intorno al torace e tirarci su, prima di farci affogare.
Perchè sia chiaro: se affoga l'Italia, affoga l'Europa. E se affoga l'Europa, siamo tutti nella merda. Mica come adesso, che con qualche lacrima e sangue...ahm...qualche sacrificio riusciamo a salvarci.
Basta lavorare fino a schiattare...ehm...fino a che ce la si fa, visto che l'aspettativa di vita è aumentata. Poi basta essere a vita precari...ops...flessibili, per poter lavorare meno, lavorare tutti e guadagnare tantissimissimo!
Dovete seminare oggi se volete che domani i nostri figlio... mmh... i vostri figli abbiano un futuro. Dobbiamo puntare sui giovani, sulla loro formazione, sull'inserimento nel mondo del lavoro. E' necessario un patto generazionale: i più vecchi devono lavorare di più così possiamo assumere più giovani. Mi pare chiaro come ragionamento, no? E' talmente ovvio.
Poi basta con questa precarietà: meglio essere assunti tutti a tempo indeterminato, però ti posso licenziare perchè sei comunista... ops... perchè c'è crisi.

Tutti hanno capito la gravità della situazione: pensate che sia il Pd, sia il Terzo Polo, sia il Pdl appoggiano il governo Monti. Non è una sconfitta della democrazia, anzi. E' IL TRIONFO della dittatura liberticida...ehm...della democrazia liberale!
Ce lo hanno insegnato alla Bocconi: non c'è libertà senza liberismo, non c'è liberismo senza libertà.
Libertà di licenziare... ehm... assumere.
Libertà di sfruttare... ops... di incentivare la permanenza al lavoro.
Quaranta anni di contributi? Sono troppo pochi, per avere la pensione!
Dico io: uno arriva ad avere un lavoro stabile intorno ai 30 -35 anni, aggiungiamo quarant'anni di contributi, si arriva a 70 - 75 anni.
E vi pare giusto che uno a SOLI SETTANTACINQUE ANNI vada in pensione? Poi ci lamentiamo delle baby pensioni, caxxo! Dopo quaranta anni di catena di montaggio a Pomigliano, devi andare in pensione? VERGOGNA! La classe operaia non è più quella di una volta.
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Mario Mon...icelli



Un anno fa moriva Monicelli.
"E sti cazzi?" avrebbe detto lui.

Un anno fa moriva Monicelli.
Lui era lui, e voi non siete un cazzo.
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All'asta la Fiat di Mussolini




La notizia è di qualche giorno fa, ma la mia riflessione è odierna.
Perchè questa notizia è sfiziosa, e come ogni cosa sfiziosa necessita di un pò di tempo per essere gustata totalmente.

Mi sono informato via telefonica: ho chiamato la casa d'aste perchè volevo sapere come partecipare all'asta per la fiat 2800 appartenuta a Benito Mussolini. Mi hanno messo in attesa, con una bella "Faccetta nera" in sottofondo.

Dopo circa 20 minuti d'attesa (un Ventennio d'attesa, diciamo...) mi risponde un signore distinto: "Buongiorno, sono Galeazzo... come posso esserle utile".
Io gli dico che sono interessato a partecipare all'asta per l'auto di Mussolini, e lui mi spiega tutto:

"L'asta si terrà a Milano, nei nostri uffici di Piazzale Loreto. L'auto è una Fiat 2800, come avrà visto nell'annuncio: è l'auto preferita di Mussolini, perchè - diceva il Duce - gli ricordava la sua Giovinezza. Sta abbastanza bene, sono pochi i lavori da fare".
Chiedo quali, e lui mi legge un elenco:
"Allora, i pochi aggiusti da fare sono:
- la convergenza, perchè tende a destra, estrema destra;
- il cambio dell'olio, perchè va solo ad olio di ricino;
- il semiasse Roma-Berlino;
- gli ammortizzatori, perchè un fosso le potrebbe spezzare le reni;
- l'impianto a gas, perchè quello installato è di tipo tedesco e va a Zyklon B".

Dopo questo elenco, ho preso appuntamento per l'asta. Son salito a Milano ed ho partecipato, ma ho perso. L'auto è stata vinta "da quell'uomo in fondo, col braccio teso".
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'A munnezza d''a gente




Apicella: "Berlusconi è napoletano dentro".
E' pieno di munnezza.

Apicella: "Berlusconi è napoletano dentro"
Vacilla l'alleanza con la Lega.

Apicella: "Berlusconi è napoletano dentro"
E camorrista fuori.

Apicella: "Berlusconi è napoletano dentro"
Solo che preferisce Sodoma a Gomorra.

Apicella: "Berlusconi è napoletano dentro"
E' un falso invalido

Apicella: "Berlusconi è napoletano dentro"
Infatti ricorda Mario Merola, 'o mammasantissima...

Apicella: "Berlusconi è napoletano dentro"
Speriamo che il Vesuvio non abbia sentito.

Apicella: "Berlusconi è napoletano dentro"
Adora i culi a mandolino.

Apicella: "Berlusconi è napoletano dentro"
Piersilvio è 'nu piezz 'e core...

Apicella: "Berlusconi è napoletano dentro"
L'avevo detto che dire a Obama che in Italia c'era una dittatura dei giudici comunisti fosse una sceneggiata!
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sabato 26 novembre 2011

La vignetta del Signore



Morto per malore il figlio di Forattini.
Era la caricatura del padre.

Morto per malore il figlio di Forattini.
E' sfumato in cielo.

Morto per malore il figlio di Forattini.
Un dolore che tempera.

Morto per malore il figlio di Forattini.
La sua cita aveva preso una brutta china.
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Bot di capodanno



Anche i calciatori acquisteranno Bot.
Spiegate a Balotelli che non si accendono in casa.
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Adama e il mare



(Sipario si apre. Uomo con leggìo. Sfondo nero, con filo spinato bianco. Occhio di bue sull'uomo. Musica in sottofondo: pianoforte)

Adama amava il mare. Le avevano detto che oltre il mare c'era il Paradiso. E lei passava le giornate a pensare di solcare quel mare, e di raggiungere il Paradiso. Viveva all'Inferno, con quattro figlioletti. Non aveva mai fatto nulla per meritarsi l'Inferno. Non aveva peccato, ucciso, rubato. Vi era semplicemente nata. In quel delizioso inferno che chiamiamo Africa.

Adama veniva da un girone particolare di quell'Inferno: il Senegal. Arrivò in Italia nel 2006, e ben presto capì di non essere in Paradiso, ma al massimo in Purgatorio. Entrò in contatto con un suo connazionale, che le trovò un lavoro e un appartamento a Forlì. E le fece una promessa: un permesso di soggiorno. Avrebbe rivisto i suoi figli, li avrebbe portati in questo Purgatorio, e magari insieme sarebbero partiti alla ricerca del Paradiso.
Adama amava il mare. E quando poteva, andava a vedere l'Adriatico. A volte ci andava col suo connazionale, che divenne anche il suo compagno.
Poi le cose peggiorarono. Adama veniva sistematicamente picchiata, violentata e derubata dal suo compagno, che era diventato il suo aguzzino. Lei minacciò di denunciarlo, ma lui le ripeteva che non poteva farlo: era una clandestina, l'avrebbero espulsa.

Adama amava il mare, ma lo vedeva sempre di rado. Eppure viveva in Italia, che è bagnata per tre quarti dal mare. Adama lavorava e veniva sfruttata, umiliata, offesa. Un giorno decise di averne abbastanza. Entrò in commissariato e disse: "Buongiorno, mi chiamo Amanda, vengo dal Senegal, e amo il mare". Raccontò tutto, ma quando le chiesero i documenti, rispose che non li aveva. Era clandestina.
Per la legge italiana lei non era una donna violentata, picchiata, derubata, umiliata, offesa, depredata, sfruttata. Era clandestina. Gli aggettivi fanno la differenza.

(Stop musica)

Adama ama ancora il mare, ma dal CIE dove è rinchiusa non lo vede. Prova ad immaginarlo, a sentirlo, a odorarlo. Ma è difficile, tremendamente difficile. Nel Purgatorio italiano non ha trovato il Paradiso, ma l'Inferno.
A lei non avevano mai detto che il mare divide due inferni.

(Buio. Sipario si chiude)
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BR...ividi dalemiani



Secondo D'alema coloro che usarono per prime il termine "casta" furono le Brigate Rosse.
E non fu una sparata delle loro.

Secondo D'Alema il termine "Casta" fu introdotto dalla sigla BR.
BRRR. Brancamenta.

Secondo D'Alema il termine "Casta" fu introdotto dalla sigla BR.
Nella loro autobiografia.

Secondo D'Alema il termine "Casta" fu introdotto dalla sigla BR.
Sotto suggerimento dei servizi segreti.
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Parole sante



Berlusconi: "meno male che non sono piu' premier".
Adesso mi legge anche nel pensiero.

Berlusconi: "meno male che non sono piu' premier".
Ditelo a Renzi.

Berlusconi: "meno male che non sono piu' premier".
Però mi tengo il lettone di Putin.

Berlusconi: "meno male che non sono piu' premier".
Però sei ancora Berlusconi.
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venerdì 25 novembre 2011

Scatface



La moglie di Gasparri: Sposato perché somiglia ad Al Pacino.
Doppiato da Neri Marcorè.

La moglie di Gasparri: Sposato perché somiglia ad Al Pacino.
Scent of a Fascist.

La moglie di Gasparri: "L'ho sposato perché somiglia ad Al Pacino".
Almeno la moglie di La Russa è stata sincera: "L'ho sposato perchè somiglia a Rasputin".

La moglie di Gasparri: "L'ho sposato perché somiglia ad Al Pacino".
Non sapevo che Al Pacino fosse strabico.

La moglie di Gasparri: "L'ho sposato perché somiglia ad Al Pacino".
No, signora: quello di Rain Man è Dustin Hoffman.
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Bossi dixit (o sbiascixit)



"Il Governo fa schifo, mi sembra un Governo di improvvisati", ha detto Bossi riferendosi al Governo della Padania.

Bossi: "Il nuofo gofefno fa schifo"

«Il nuovo governo fa schifo, sono degli improvvisati», ha detto il Padre del Trota.
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ViolentamilANO



Coppia gay aggredita nel centro di Milano salvata da un ragazzo di colore.
Che era DIETRO di loro.

Coppia gay aggredita nel centro di Milano.
Avevano detto di amare il pesce e di odiare il Trota.

Coppia gay aggredita nel centro di Mil'Ano.
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