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sabato 14 luglio 2012

Genova 2001, ingiustizia è fatta



Una settimana dopo la sentenza Diaz, è arrivato il verdetto definitivo di Cassazione per un altro grande processo del G8 di Genova, quello contro 10 manifestanti accusati di violenze di piazza nelle giornate di scontri del 20 e del 21 luglio 2001. I giudici sono entrati in camera di consiglio nel tardo pomeriggio. Poco fa la decisione: condanne più lievi per otto dei dieci imputati. La Prima Sezione Penale della Cassazione, invece, ha confermato in toto la condanna d’appello per soli due imputati. Tutti, però, sono stati riconosciuti responsabili del reato di devastazione e saccheggio. Contestualmente, inoltre, la Suprema Corte ha annullato con rinvio, ad altra sezione della Corte d’Appello di Genova, la pena inflitta a cinque no-global affinché ci sia una nuova valutazione sul diniego dell’attenuante “di aver agito per suggestione di una folla in tumulto”. Si tratta di: Carlo Arculeo, Antonino Valguarnera, Luca Finotti, Dario Ursino e Carlo Cuccomarino. La loro posizione dovrà dunque essere riesaminata. Inoltre è stata annullata senza rinvio la condanna per Marina Cugnaschi, Vincenzo Vecchi, Luca Finotti e Francesco Puglisi per il solo reato di detenzione di molotov, con sconto di pena compreso tra un anno e nove mesi. Le uniche condanne confermate sono quelle di Ines Morasca (6 anni e 6 mesi) e Alberto Funaro (10 anni).

Il procuratore generale Pietro Gaeta – lo stesso che ha ottenuto le condanne per tutti i 25 poliziotti imputati per l’irruzione nella scuola genovese – aveva chiesto la conferma di tutte le pene comminate in appello il 9 ottobre 2009. Condanne pesantissime, dagli 8 ai 15 anni di reclusione, dovute alla contestazione del reato di devastazione e saccheggio. Proprio contro l’applicazione di questa fattispecie, raramente utilizzata prima del 2001, la Campagna 10X100 Genova non è finita ha raccolto in un mese circa 30mila firme, consegnate oggi al direttore amministrativo della Corte di Cassazione.

Nella requisitoria durata un’ora e mezzo, il pg Gaeta ha sottolineato che “l’ordine pubblico a Genova fu posto in pericolo”, dunque la Corte d’appello del capoluogo ligure ha inflitto le condanne “graduando perfettamente le pene anche nel giudizio di personalità, vale a dire tenendo ben presente i fatti specifici” di cui si resero protagonisti i dieci manifestanti, molti dei quali sfilarono con gruppi di “black bloc“, responsabili di decine di episodi di danneggiamento.
“Il concetto di devastazione è un atteggiamento sistematico tutt’altro che indeterminato” ha sostenuto Gaeta. “Mentre il reato più lieve di danneggiamento si esaurisce infatti nella lesione della proprietà individuale, la devastazione incide sull’ordine pubblico. Con la devastazione si vuole dimostrare la contrapposizione non negoziabile. Insomma, la devastazione è la messa in discussione dell’ordine civile. Dove c’è devastazione, non ci può essere altra manifestazione di pensiero”.
Il Pg ha ripreso la sentenza d’appello riguardo all’uso dei mezzi “per realizzare il danneggiamento: dal lancio delle pietre, al getto delle molotov, alla rimozione dei cassonetti… insomma, il danneggiamento non è stato un fatto isolato ma sistematico e preordinato”.
Da qui la pesantezza delle pene inflitte in appello, che se confermate, aprirebbero le porte del carcere per i condannati : Francesco Puglisi, 15 anni di reclusione; Vincenzo Vecchi, 13 anni; Marina Cugnaschi, 12 anni e 3 mesi; Alberto Funaro, 10 anni; Carlo Arculeo, 8 anni; Luca Finotti, 10 anni e 9 mesi; Antonino Valguarnera, 8 anni (leggi la sua intervista a ilfattoquotidianono.it); Carlo Cuccomarino, 8 anni; Dario Ursino, 7 anni; Ines Morasca, 6 anni e 6 mesi.
Nel processo di primo grado le condanne erano state 25, ma fin da subito era emersa una distinzione tra gli imputati appartenenti alle diverse “anime” del movimento: la contestazione del reato di devastazione e saccheggio per gli imputati accusati di far parte del blocco nero; la contestazione di relati più lievi, come il danneggiamento e la resistenza – via via caduti in prescrizione – per tutti gli altri. In particolare per chi reagì alla carica dei carabinieri al corteo dei Disobbedienti in via Tolemaide il 20 luglio, fino a quel momento pacifico. Una carica che le sentenze di primo e secondo grado hanno bollato come illegittima e arbitrariamente violenta, riconoscendo ai manifestanti una sorta di legittima difesa.
Decine di attivisti vicini al movimento “no global” attendono il verdetto della corte di Cassazione a Roma e in altre città, dove sono state indette manifestazioni. La campagna “Genova 2001 non è finita, 10X100 anni di carcere” ha già raccolto il sostegno di molti esponenti del mondo della cultura, tra i quali Erri De Luca, Ascanio Celestini, Daniele Vicari (regista, tra l’altro, del film “Diaz”), Giorgio Tirabassi, Valerio Mastrandrea, Elio Germano. In piazza Cavour, di fronte alla Cassazione, i militanti hanno srotolato uno striscione che recita: “Chi saccheggia è lo Stato. Tutti liberi. Chi devasta è il capitale”.
Con la sentenza di oggi si chiude il penultimo grande processo sul G8 del 2001. Deve ancora approdare in Cassazione quello relativo alle violenze sui manifestanti detenuti alla caserma di Bolzaneto. Il 6 marzo 2010 la Corte d’appello di Genova ha condannato per vari reati tutti e 44 gli imputati (tra forze di polizia e personale dell’amministrazione penitenziaria), anche se per 37 di loro è arrivata la prescrizione.

tratto da Il Fatto Quotidiano

sabato 26 novembre 2011

Adama e il mare



(Sipario si apre. Uomo con leggìo. Sfondo nero, con filo spinato bianco. Occhio di bue sull'uomo. Musica in sottofondo: pianoforte)

Adama amava il mare. Le avevano detto che oltre il mare c'era il Paradiso. E lei passava le giornate a pensare di solcare quel mare, e di raggiungere il Paradiso. Viveva all'Inferno, con quattro figlioletti. Non aveva mai fatto nulla per meritarsi l'Inferno. Non aveva peccato, ucciso, rubato. Vi era semplicemente nata. In quel delizioso inferno che chiamiamo Africa.

Adama veniva da un girone particolare di quell'Inferno: il Senegal. Arrivò in Italia nel 2006, e ben presto capì di non essere in Paradiso, ma al massimo in Purgatorio. Entrò in contatto con un suo connazionale, che le trovò un lavoro e un appartamento a Forlì. E le fece una promessa: un permesso di soggiorno. Avrebbe rivisto i suoi figli, li avrebbe portati in questo Purgatorio, e magari insieme sarebbero partiti alla ricerca del Paradiso.
Adama amava il mare. E quando poteva, andava a vedere l'Adriatico. A volte ci andava col suo connazionale, che divenne anche il suo compagno.
Poi le cose peggiorarono. Adama veniva sistematicamente picchiata, violentata e derubata dal suo compagno, che era diventato il suo aguzzino. Lei minacciò di denunciarlo, ma lui le ripeteva che non poteva farlo: era una clandestina, l'avrebbero espulsa.

Adama amava il mare, ma lo vedeva sempre di rado. Eppure viveva in Italia, che è bagnata per tre quarti dal mare. Adama lavorava e veniva sfruttata, umiliata, offesa. Un giorno decise di averne abbastanza. Entrò in commissariato e disse: "Buongiorno, mi chiamo Amanda, vengo dal Senegal, e amo il mare". Raccontò tutto, ma quando le chiesero i documenti, rispose che non li aveva. Era clandestina.
Per la legge italiana lei non era una donna violentata, picchiata, derubata, umiliata, offesa, depredata, sfruttata. Era clandestina. Gli aggettivi fanno la differenza.

(Stop musica)

Adama ama ancora il mare, ma dal CIE dove è rinchiusa non lo vede. Prova ad immaginarlo, a sentirlo, a odorarlo. Ma è difficile, tremendamente difficile. Nel Purgatorio italiano non ha trovato il Paradiso, ma l'Inferno.
A lei non avevano mai detto che il mare divide due inferni.

(Buio. Sipario si chiude)
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BR...ividi dalemiani



Secondo D'alema coloro che usarono per prime il termine "casta" furono le Brigate Rosse.
E non fu una sparata delle loro.

Secondo D'Alema il termine "Casta" fu introdotto dalla sigla BR.
BRRR. Brancamenta.

Secondo D'Alema il termine "Casta" fu introdotto dalla sigla BR.
Nella loro autobiografia.

Secondo D'Alema il termine "Casta" fu introdotto dalla sigla BR.
Sotto suggerimento dei servizi segreti.
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venerdì 25 novembre 2011

ViolentamilANO



Coppia gay aggredita nel centro di Milano salvata da un ragazzo di colore.
Che era DIETRO di loro.

Coppia gay aggredita nel centro di Milano.
Avevano detto di amare il pesce e di odiare il Trota.

Coppia gay aggredita nel centro di Mil'Ano.
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mercoledì 26 ottobre 2011

Articolo 8, ovvero la distruzione del lavoro






Da un'inchieta di La Repubblica, ecco cosa prevede il famigerato articolo 8 inserito nell'ultima manovra finanziaria:

"Tra le pieghe della manovra correttiva settembrina, il Governo ha inserito un articolo, l'articolo 8, che poco ha a che fare con la salute dei conti pubblici e molto con la salute del diritto del lavoro. Nei mesi del declassamento del debito pubblico italiano e dei conti in rosso, il Ministro Sacconi non rinuncia a mettere le mani su Contratto Collettivo Nazionale e Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. L'articolo 8 prevede la possibilità di derogare, con intese a livello territoriale, sia ai contratti collettivi nazionali di lavoro che alla legge, su un ampio ventaglio di materie: dal licenziamento, agli orari di lavoro, alla regolamentazione del part-time, alle mansioni e agli inquadramenti, fino alla disciplina delle assunzioni e dei rapporti di lavoro.

Concretamente significa che i diritti dei lavoratori sanciti dalla Legge e le condizioni previste nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro potrebbero non valere più. O, almeno, non per tutti, non ovunque. I contratti di "prossimità" (questa la dicitura utilizzata per le intese da attivare a livello aziendale o territoriale) potrebbero stabilire cose anche molto diverse tra luogo e luogo. Titolati a firmare queste intese i sindacati "comparativamente più rappresentativi" anche sul piano territoriale o aziendale: un sindacato presente in una sola impresa, magari perché gradito all'azienda e quindi magari meno autonomo dagli interessi dell'impresa, è, insomma, investito dello stesso ruolo di un sindacato nazionale.

Addio al principio di eguaglianza di trattamento tra lavoratori? Addio allo Statuto dei Diritti dei Lavoratori? Questa è la posta in gioco? Lo si vedrà a partire dalle (presumibilmente) numerose cause di lavoro che partiranno non appena questa norma farà i primi passi. Sì, perché la norma, oltre ad essere stata fin da subito molto contestata in ambito sindacale, tanto da scatenare una dura reazione della CGIL partita con lo sciopero generale del 6 Settembre 2011, è anche particolarmente confusa, ragion per cui è diventata oggetto di una pioggia di critiche da parte di una consistente porzione di giuslavorasti.

In realtà ciò che ispira l'articolo 8 sembra essere la generalizzazione a tutto il mondo del lavoro delle condizioni e del trattamento oggi riservate ai lavoratori precari. Per questo il modo migliore per raccontare le possibili ripercussioni di quella norma è raccontare la condizione di vita e di lavoro dei così detti "atipici", ormai sempre più numerosi, ormai sempre più "tipici".

Licenziamenti, mansioni e inquadramenti, orario di lavoro, compenso, malattia, disciplina: sono tutti temi sui quali a chi ha un contratto precario non è data alcuna garanzia, né alcuna certezza, come denuncia la campagna Giovani NON+ disposti a tutto della Cgil, che sulla condizione dei lavoratori precari e sui rischi dell'articolo 8 della manovra economica ha promosso la campagna "La precarietà non paga".

E' ipotizzabile, dunque, che un "contratto di prossimità" preveda che, a seguito di un licenziamento senza giusta causa, non ci sia la reintegra nel posto di lavoro, ma solo un indennizzo, magari irrisorio. Ecco che l'instabilità dei lavoratori precari irrompe anche nella vita di tutti gli altri.

Oppure ci si può attendere che a livello aziendale vengano attribuiti ai lavoratori mansioni e inquadramenti a prescindere dai titoli e dall'esperienza. Ed ecco quindi l'iper-qualificato a cui viene chiesto di svolgere compiti di segreteria o il dirigente con venti anni di anzianità spostato all'ufficio timbri. Oppure, il contrario: un lavoratore inquadrato a un basso livello cui viene chiesta un'assunzione di responsabilità sproporzionata. Esattamente come avviene oggi per quell'esercito di parasubordinati e lavoratori a termine a cui viene chiesto di far di tutto e di più pur di assicurarsi il rinnovo del contratto.

Si tratta degli stessi soggetti per cui lo stipendio lo decide, quasi sempre, il datore di lavoro. Ora, con l'articolo 8, rischiano di essere in larga compagnia. La retribuzione potrebbe diventare per tutti, anche per chi ha un contratto collettivo di riferimento, una variabile su cui intervengono i contratti di prossimità: stipulare intese sull'inquadramento del personale, infatti, potrebbe comportare anche un abbassamento della retribuzione, senza alcun rispetto per la professionalità e le competenze del lavoratore.

Ma l'articolo 8 interviene anche nel concreto svolgimento della propria prestazione di lavoro: sull'orario di lavoro, per esempio, si rischia di dire addio al limite delle 40 ore settimanali, così come sarà possibile una stretta sulle pause, sui riposi giornalieri e settimanali o sul lavoro notturno. Uno scenario simile a quanto accaduto nella nota vicenda della Fiat di Pomigliano (a cui l'articolo 8 della manovra dà il suo imprimatur) e a quello dei lavoratori precari costretti a lavorare con orari che lasciano poco spazio alla programmazione della propria esistenza, chiamati senza preavviso a coprire turni improvvisamente vaganti o a svolgere lavoro extra a parità di retribuzione.

Una stretta è assai probabile anche sul part-time, su cui potrebbe accadere quasi di tutto: il tempo di lavoro potrebbe essere organizzato a seconda delle esigenze dell'impresa e distribuito in modo variabile da periodo a periodo. Qualcosa di simile a quanto avviene oggi ai lavoratori con contratto "a chiamata": una delle tipologie contrattuali introdotte con la legge 30 e ritenute tra le più "precarizzanti".

E ancora, nell'universo delle possibili ripercussioni della nuova norma, ritroviamo la tutela della malattia, potenzialmente soggetta a restrizioni, e tutto ciò che attiene alla "disciplina del rapporto di lavoro", che significa uno spettro particolarmente ampio di ambiti: dal possibile allungamento del "periodo di prova" (oggi di massimo 6 mesi da previsione legislativa) producendo anche per questa via una surrettizia eliminazione dell'articolo 18; alla drastica riduzione degli scatti d'anzianità; all'ampliamento a dismisura dello spettro di sanzioni disciplinari possibili, alla limitazione dei diritti sindacali. Tutte cose che i precari non hanno sostanzialmente mai conosciuto."


Come si vede, questo articolo DISTRUGGE il sistema lavorativo italiano. DISTRUGGE le tutele dei lavoratori, conquistate negli anni a seguito di lunghe e faticose (talvolta anche tragiche) lotte. DISTRUGGE il Contratto Collettivo Nazionale, ponendo al centro i contratti "di prossimità" (aziendali e territoriali). DISTRUGGE le prospettive di crearsi una famiglia, di acquistare casa, di vivere una vita "borghesemente" onesta.
Mentre vi scandalizzate per la DISTRUZIONE di una vetrina o l'incendio di un auto, riflettete sulla DISTRUZIONE del lavoro e della vita che il Sistema realizza quotidianamente.

La violenza del Popolo è SEMPRE CONSEGUENZA della violenza del Sistema.

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giovedì 20 ottobre 2011

Voi pensate a Gheddafi, io penso alla Grecia






Mentre tutto il Mondo sta guardando alla Libia, dove Gheddafi dovrebbe essere stato ucciso (il condizionale è d'obbligo, in questi casi), io guardo alla Grecia. Ai fratelli greci. Al secondo dei due giorni di sciopero generale.
Tutto è chiuso, tutto è fermo, nel giorno in cui il Parlamento ratificherà le misure imposte dal Sistema (tramite la BCE) sotto la minaccia del default: e nuove misure prevedono, tra l'altro, una riduzione del numero degli impiegati pubblici e un taglio al loro stipendio, aumenti delle tasse e il congelamento di convenzioni collettive.
Contro queste misure indegne cui il Sistema obbliga gli Stati contro il loro stessi Popoli, è giusto, anzi sacrosanto, manifestare. E contestare fuori al Parlamento greco tutti quei deputati che stanno votando.

Vi sono stati scontri, come era prevedibile. Ciò che non era prevedibile è che alcuni scontri avrebbero come protagonisti black bloc e servizio d'ordine del sindacato comunista PAME.
Questo fatto, se confermato, dimostrerebbe che vi è una spaccatura o un salto di qualità all'interno dei movimenti antisistemici greci. E questo fatto, inevitabilmente, avrà ripercussioni sui movimenti di tutt'Europa.

E domenica c'è la Val di Susa...
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martedì 18 ottobre 2011

The experiment

Differenze: se ne vedi più di una, sei un bifolco leghista dimmerda sedicente padano leccapalle di Borghezio e servo del Padre del Trota





Dopo 15 anni di esperimenti di repressione di massa negli stadi, il Sistema vuole esportare quelle forme anche nei cortei.
Infatti, il ministro leghista Maroni, condannato per aver azzannato una caviglia di un poliziotto ai tempi della lega secessionista (quindi prima che Berlusconi pagasse i debiti della Lega e si comprasse questi servi padani), ha avanzato proposte interessanti, che SICURAMENTE risolveranno il problema della violenza nei cortei: DASPO per i manifestanti, flagranza differita! Alla faccia del cazzo! Complimenti, ministro Maroni, lei è un genio! Dopo tre lustri di sperimentazione di repressione negli stadi, adesso esportiamo ovunque questo "metodo"? E tra poco che cosa ci proporrà, la tessera del manifestante?

A ciò si aggiunge un'altra intelligentissima proposta, tipica delle illuminate menti dei sedicenti padani: ci vogliono garanzie patrimoniali per manifestare. Signor ministro, per organizzare un corteo devo chiedere una fidejussione bancaria?
In puro stile liberalcapitalista: il denaro, la logica percatista, viene prima di tutto.
Intanto cresce il numero dei danni richiesti dall'associazione dei commercianti romani, notoriamente morti di fame: 5 milioni di euro. Domenica mattina era 1 milione. Ieri era 2,5 milioni. Tra un mese quanto vorranno?
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L'incapacità del Sistema





Cos'è uno Stato? E' uno strumento del Sistema economico-finanziario che, tramite esso, determina le politiche e le vite dei Popoli.
Lo Stato italiano non si sottrae a questa ferrea legge della Liberaldemocrazia. Dopo gli avvenimenti di sabato 15 ottobre, la "risposta premeditata" dello Stato non si fa attendere. Diciamo "risposta premeditata" perchè era una risposta già pronta, da essere servita sul piatto dei media solo a seguito degli inevitabili scontri che ci sarebbero stati. Perchè credo che nessuno, nemmeno il più imbecille o il più addormentato dei notisti politici, può dirsi sorpreso per ciò che è accaduto.
Se gli scontri di sabato avessero davvero sorpreso lo Stato, ciò significherebbe che il nostro apparato di intelligence e le nostre forze dell'ordine sono totalmente inefficienti e impreparate: inefficienti, perchè non hanno saputo prevedere e prevenire ciò che stava per avvenire, nonostante i chilometrici rapporti dei servizi segreti al Copasir, nonostante le note infiltrazioni tra i gruppi più antagonisti, nonostante gli sviluppi di nuove tecnologie di monitoraggio e controllo, soprattutto del web; impreparati, perchè un manipolo di qualche centinaio di Black blockers è stato capace di tenere sotto scacco per mesi i servizi segreti e per ore le forze dell'ordine.

E lo Stato liberale italiano cosa fa?
Non essendo capace di tutelare il diritto dei manifestanti pacifici a fare un corteo, vieta i cortei a Roma. Alemanno consente solo sit in.
Non essendo capace di isolare i manifestanti "cattivi" dai manifestanti "buoni", pensa di tornare alla legge Reale, anzi fare una legge Reale 2.
Un pò come succede negli stadi: dato che lo Stato non riesce a garantire il diritto dei tifosi di assistere a partite di calcio in sicurezza, chiude gli stadi.

Questo atteggiamento, secondo lor signori, dovrebbe essere un deterrente? Ne dubitiamo, anche perchè chi propone queste cose rappresenta e difende un Sistema, la liberaldemocrazia, che impoverisce, sfrutta, invade, occupa, sequestra, uccide. Tutto per un solo motivo: Profitto.
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lunedì 17 ottobre 2011

Le vere domande



Invece di continuare a perder tempo a prendere le distanze dai "violenti", a condannare gli scontri "senza se e senza ma", bisognerebbe cercare di dar risposte ad alcune domande.
Mentre tutti, da destra a sinistra, da Il Giornale a Repubblica, condannano gli scontri in nome del più becero buonismo, senza minimamente cercare di COMPRENDERE (non giustificare, ma comprendere) le ragioni che spingono migliaia di persone a scendere in piazza e occupare, caricare, sfondare, contrastare le forze dell'ordine... noi, che a questo gioco non vogliamo partecipare, ci poniamo alcune domande. Consapevoli che a queste domande, la politica istituzionale, sempre più serva del Sistema, non può e non sa dare risposte:
1) Come mai la manifestazione di Roma è stata la più partecipata d'Europa?
2) Come mai la manifestazione di Roma è stata l'unica in cui si sono verificati scontri di questa intensità?
3) Tra questi Black bloc e quelli di Genova 2001 ci sono o meno differenze, anche organizzative e simboliche?
4) Cosa ha fatto la Politica, da Genova 2001 ad oggi, per togliere "manodopera" ai black bloc, e ai "violenti" in generale?
5) Se non vi fossero stati gli scontri, si sarebbe parlato così tanto della manifestazione?
6) E' ancora valido l'aforisma "bene o male, purchè se ne parli"?
7) Il 15 ottobre è stato l'apice di un movimento che adesso perderà mordente, o sarà l'inizio di un nuovo percorso politico e di lotta?

Dato che i partiti istituzionali e i principali media non si pongono queste domande, probabilmente dobbiamo provare a dare noi risposte.

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venerdì 23 settembre 2011

Le forze dell'ordine (???) continuano a pestare




E' successo anche ieri sera. Un ragazzo è stato pestato a sangue da due vigili urbani, dopo Roma - Siena. Il comandante dei vigili urbani chiarisce: "Ha provocato e aggredito i vigili, che hanno reagito". Il sindacato afferma: "si è ferito resistendo all'ammanettamento". Due versioni PALESEMENTE contrastanti, ma entrambe indicherebbero che i vigili non hanno colpe.
Invece poi si scopre che una lettrice di La Repubblica telefona alla redazione romana e racconta la verità: "E' accaduto su viale Angelico, intorno alle 22.40. Due motociclisti della municipale hanno fermato un ragazzo a bordo di uno scooter. Avrà avuto diciassette, forse diciotto anni. Lo hanno fatto scendere, poi gli hanno messo le manette ai polsi. E uno ha iniziato a prenderlo a pugni. Lo ha anche colpito al volto con il casco". Continua: "Era una maschera di sangue - racconta ancora - aveva un occhio ridotto malissimo. Quel poveretto per la paura se l'è addirittura fatta sotto".
Un altro testimone, Lorenzo Basile, che ha addirittura lasciato le proprie generalità alla polizia perchè vuole testimoniare contro i due vigilantes della municipale, racconta: "Ho visto un vigile enorme, che potrei riconoscere tra mille e che aveva buttato in mezzo alla strada quel ragazzino. Poi lo ha fatto alzare e ha provato ad ammanettarlo vicino a un cancello in viale Angelico, ma il giovane si divincolava e non ci è riuscito. Alla fine le manette sono scattate: una volta bloccato il ragazzo, però, il vigile lo ha colpito con 4 o 5pugni fortissimi in pieno volto, e il sangue ha iniziato a uscire".

Come al solito, invece di condannare questi macellai in divisa che gettano discredito su tutte le persone che lavorano nelle forze dell'ordine, i dirigenti di questi corpi difendono
a prescindere questi delinquenti. Ancora una volta, se non vi fosse stata una telefonata alla redazione di un giornale o se non si fosse fatto un capannello di persone intorno al luogo del fatto, la "versione ufficiale" sarebbe stata quella di un delinquente che aggredisce un tutore dell'ordine, il quale PER DIFENDERSI lo ha pestato.
Ancora una volta. Per l'ennesima volta.
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martedì 13 settembre 2011

Val Susa: Maroni cerca il morto




Pubblico dal blog http://arcadianet.blogspot.com/2011/09/val-di-susa-maroni-cerca-il-morto.html

Leggo tra le notizie di oggi che il ministro dell'Interno (nel senso che dovrebbe essere internato) Roberto Maroni (e mò li ha proprio rotti) accusa gli oppositori del TAV di "cercare il morto" negli scontri con le forze dell'ordine.
Nel vile silenzio dei media, tutti schierati a favore della realizzazione dell'opera e presi a demonizzare in ogni modo un legittimo movimento di opposizione popolare e DEMOCRATICA (in quanto davvero esprime il sentire del demos), è sfuggito che quest'accusa dovrebbe essere rispedita direttamente al mittente, cosa che i No-TAV hanno giustamente fatto.
Se c'è qualcuno che sta cercando il morto, i morti, in val di Susistan, quel qualcuno non sono certo gli oppositori al progetto.
Chi cerca il morto sono i sostenitori dell'opera, un'opera del tutto inutile, ecologicamente ed economicamente dannosa.
Chi cerca il morto è il paraculo politico di chi vuole quest'opera, ossia tutti quei governi che in questi anni l'hanno sponsorizzata mandando i propri bravi in divisa a reprimere ogni dissenso.
Chi cerca il morto sono in ultima battuta quei poliziotti e carabinieri che si vendono veramente per poco perché per andare a rompere le ossa a un proprio connazionale che protesta dalla parte giusta dovrebbero avere il buon gusto di farsi pagare qualcosa in più.

E non si lamentino i Maroni e i benpensanti in salsa liberal che vaneggiano su proteste non violente e dissenso da esprimersi coi mezzi offerti dalla "democrazia" parlamentare del nostro paese.
Perché questo sistema ha già deciso cosa fare con il TAV e ha deciso nel modo sbagliato ed ogni opposizione che non uscisse dalla legalità sarebbe a questo punto vana.

No Maroni, in Val di Susa i No-TAV non cercano il morto. Cercano solo di non farsi ammazzare da quelli come voi.

Simone

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domenica 11 settembre 2011

11/09/01 - 11/09/11




Due lustri son passati dal più famoso crollo. Torri infuocate si sgretolarono al suolo di Ground Zero. E il cielo di New York si riempirono di fumose tinte. Mentre un'altra esplosione squarciò il Palazzo Pentagonale.

Dicono che quella data abbia cambiato il Mondo. Non so dire se ciò sia vero.
Le traiettorie della mia esistenza non hanno subito modificazioni a seguito di quegli eventi. Bush e le lobbies statunitensi, viceversa, hanno visto migliorare le loro vite e i loro introiti economici.

Sono un complottista? No. Complottista è colui che accetta la verità ufficiale, non chi scava in fondo alla ricerca di una ragione, di un senso, di una spiegazione.

Vi invito a vedere questo film:



Fatevi una idea.
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sabato 3 settembre 2011

45enne muore dopo manganellate dei carabinieri







L'ARENA è il quotidiano di quella città (innominabile) in cui gioca la squadra che più odio al mondo.

Il giorno 2 settembre, l'ARENA ha pubblicato un articolo in cui si parla di un 45enne, Roberto, tifoso della squadra locale, morto in maniera ancora inspiegabile.

La madre, Elsa Riva, racconta: “È tornato a casa dopo la partita e stava già male. Mi ha detto che c’era stata una rissa ed era stato picchiato dai carabinieri [...]. È tornato verso le 23 ed è andato a letto, ma non ha dormito tutta la notte perché stava male e così la mattina è andato all’ospedale di Borgo Roma [...]. Quando è tornato, mi ha detto che lo avevano visitato, ma era risultato negativo a tutti gli esami; anche quella notte, però, i dolori non lo hanno fatto dormire".

Il lunedì mattina, Roberto è stato trasportato da un'ambulanza all'Ospedale di Borgo Roma. All'una di notte, è morto.



Causa della morte? Non si sa, però si immagina.

Nessun telegiornale ha parlato di questo episodio.

Nessun "Pomeriggio 5" o "Vita in diretta" hanno dedicato un minuto a questa vicenda.

Le forze dell'(dis)ordine continuano impunemente ad operare, senza un numero distintivo sul casco o sulla divisa che consenta a noi di denunciare eventuali abusi o sorprusi.

E tutto continua, in un lento scorrere verso la decadenza più indecente.

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martedì 30 agosto 2011

Le mani nelle mie tasche





Berlusconi aveva promesso: "Non faremo mai come la sinistra. Non metteremo mail le mani nelle tasche degli italiani". Io non ci ho creduto, ed infatti non l'ho votato. Però anche chi l'ha votato ha la mia stessa sensazione: tutti ci sentiamo le mani di qualcuno in tasca.


Grazie alla manovra fatta dal Governo Berlusconi (lo stesso che diceva "la crisi non c'è", poi "la crisi sta passando", infine "la crisi è passata"), la pressione fiscale arriverà al 44.5%. Mai così alta.


Ce la chiedono i mercati. Però i mercati non vengono a lavorare con me. I mercati producono ciò che divorano: soldi. E chi li fa muovere, in genere, ha ville megagalattiche, macchine all'avanguardia, guardaroba zeppo di doppiopetti e cravatte di Marinelli, e fa le vacanze sullo yacth. Quindi, questi mercati che mi chiedono sacrifici possono anche andare a fanculo.

In pensione? Non si sa quando si andrà. Soglia 95, anzi 97, anzi 100 (anni di vita più anni lavorati). E quanto prenderemo di pensione? Boh. Mistero.

E il TFR? Ce lo daranno dopo due anni.

Le province? Abolite, anzi no, anzi si, anzi forse. La chiarezza regna sovrana, in un governo in cui lo sbiascicante Bossi detta la linea.

In tutto questo marasma, il calciomercato sta finendo. Ancora due giorni, e se la Roma o la Fiorentina o il Palermo o la Pro Zozzese non comprano qualcuno, si scende in piazza a protestare.

Va bene che mi rubano il presente ed il futuro, mi costringono ad emigrare, ad essere precario o disoccupato, a non avere il TFR e a non sapere se andrò in pensione... però almeno un terzino me lo devono comprare.

Sennò mi incazzo.

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mercoledì 17 agosto 2011

La vendetta è un piatto che va servito ai poveri











Una volta che gli incappucciati sono tornati nelle loro tane, che gli incendi si sono spenti e la minaccia è finita, la polizia ha preso pieno possesso delle città inglesi. Per giorni interi, i sedicimila armati mandati dal governo hanno fatto sentire il loro monologo assordante, con colonne di blindati lanciati a sirene spiegate per le strade deserte e pattugliamenti in ogni quartiere.



Cameron aveva annunciato che non ci sarebbe stata pietà, e la pietà obbedientemente ha deciso di sprofondare nel ventre della terra, mentre i tribunali sono rimasti aperti tutta la notte per processare i 2.300 arrestati negli scontri. Le sentenza sono state pesanti. ‘Esemplari’, secondo la definizione dei giornali. Per il furto di due bottiglie d’acqua, del valore di tre sterline, Nicholas Robinson, 23 anni, è stato condannato a sei mesi di carcere. Per il furto di due maglioni, Eoin Flanagan, diciottenne di Manchester, è stato condannato a otto mesi di reclusione. Per aver detto a un poliziotto ‘se non avessi addosso la divisa ti spaccherei la faccia’, Ricky Gemmel, 18 anni, è stato condannato a sei settimane di carcere. E così via, almeno per i più fortunati. Per tutti gli altri, con buona grazia, i giudici hanno ritenuto opportune pene più severe e li hanno rimandati al giudizio delle ‘crown courts’, tribunali regali che hanno potere di infliggere sentenze a oltranza.



Nel frattempo i poliziotti si sono organizzati in squadre e sono andati casa per casa a arrestare le centinaia di sospetti ancora in libertà. Insieme a loro, come i cani da riporto con i cacciatori, si sono mosse anche le torme di giornalisti. Il quotidiano Telegraph, per esempio, trasmette orgogliosamente sul proprio sito il video dell’arresto di Shereka Leigh, single mother di 22 di Tottenham, rea del furto di un paio di scarpe. Il video mostra gli agenti sfondare la porta, entrare in casa urlando, calpestare i giocattoli del figlio di 4 anni e portare fuori la ragazza in manette.



Ma gli agenti non devono fare tutto da soli. A volte anche i genitori danno una mano. Con una dedizione che avrebbe fatto lacrimare Stalin, dopo aver riconosciuto la figlia diciottenne Chelsea nei video trasmessi in TV l’eroica signora Adrienne Ives non ha avuto esitazione nel chiamare la polizia locale. Manco a dirlo, i giornali non hanno saputo trattenere gli elogi per questa straordinaria madre coraggio. Peccato che ai tempi di Saturno non ci fossero i giornali britannici, che avrebbero potuto dare il giusto lustro a chi divora i propri figli.



‘Vi troveremo’, avevano detto giorni fa alcuni agenti sulle loro pagine facebook, ‘e vi faremo sentire tutto il peso della legge’. E così è stato. C’è da augurarsi che non sia un peso così schiacciante da togliere il respiro, come è avvenuto invece qualche mese fa con Jimmy Mubega, il quarantaseienne angolano morto per soffocamento mentre veniva ‘messo in sicurezza’ dagli agenti che lo stavano deportando dall'aeroporto di Heathrow.



Ma il peso della legge, si sa, spesso cade come grandine dal cielo, e a volte capita che distrugga la vita di intere famiglie. Del resto, le colpe dei padri ricadono sui figli e dunque, per proprietà transitiva, quelle dei figli devono ricadere sui genitori. Con determinazione salomonica, David Cameron ha dichiarato che le famiglie degli arrestati che usufruiscono dei benefit statali per i meno abbienti perderanno tutto. Niente più casa popolare, niente più contributi di disoccupazione, niente più ‘house in benefit’, niente più welfare. Intervistato dalla BBC, il segretario di stato per le comunità locali Mr Eric Pickles ha ribadito il concetto. I riottosi e le loro famiglie verranno sfrattati, e le circoscrizioni di Wandsworth, Westminster, Greenwich, Hammersmith, Nottingham e Salford hanno già reso esecutivi gli sfratti.



Ma anche queste disposizioni dal sapore medievale, si teme, non saranno abbastanza. Il problema è molto più profondo, dicono alcuni, è entrato sotto la pelle dei sudditi britannici. David Starkey, noto commentatore BBC, lo ha spiegato chiaramente in diretta televisiva: il problema, in questo paese, è che i bianchi sono diventati negri, hanno perso il senso della dignità occidentale, sono diventati dei selvaggi. Il multiculturalismo, dice Starkey, ci ha cambiato il colore della pelle e il DNA.



Grazie al cielo, il governo non è solo ad affrontare questa sfida biogenetica. Come spesso accade in Inghilterra, l’aiuto è arrivato prontamente dall’alto. Dove per alto, ovviamente, si intendono gli Stati Uniti, la madrepatria di cui la Britannia è fedele colonia. Ispirato dall’esempio americano, David Cameron ha convocato il superpoliziotto Bill Bratton, l’inventore della dieta ‘tolleranza zero’ che ha reso obese tante carceri d’oltreoceano. Il crimine di strada, ha dichiarato Cameron, verrà raschiato via dall’isola, come fosse una macchia scura sulla pelle candida di Albione.



Forse il primo ministro ha scelto per le sue pulizie il cleaner sbagliato. Più che Bill Bratton, Cameron avrebbe dovuto rivolgersi a Conrad Murray, il famoso medico di Michael Jackson attualmente indagato per l’omicidio del cantante. Togliere il nero dalla pelle è un affare difficile e sono in pochi al mondo a saperlo fare. Bagni di mercurio, infiltrazioni di cortisone e applicazioni di hydroquinone sono l’unica cura. Qualche iniezioni di antidolorifici ogni tanto, per ammorbidire il tutto. Soltanto così la candida Inghilterra potrà grattarsi via il negro di dosso. Anche a costo di morirci, se dovesse essere necessario. Del resto, dopo gli splendori del matrimonio reale, soltanto il funerale di un’intera nazione potrebbe offrire al mondo l’evento più spettacolare della prossima decade.



Federico Campagna, 14 Agosto 2011, London

http://www.infoaut.org/blog/precariato-sociale/item/2359-vendetta-di-classe

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giovedì 11 agosto 2011

Il lusso è un diritto... lo dice la pubblicità

Una disamina molto lucida e schietta dei fatti di Inghilterra:



http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/11/il-rivoltosi-londinesi-e-il-diritto-al-lusso/150947/



Walter Benjamin si interrogò a lungo sul motivo per cui gli insorti parigini del 1830 sparavano agli orologi pubblici, facendolo in modo del tutto spontaneo e senza accordarsi tra di loro. Capire cosa rappresentavano quegli orologi per i rivoltosi di Parigi – che nel frattempo erano scesi in strada, avevano scalzato i pavé e innalzato le barricate – significava comprendere l’essenza stessa della rivolta. Per Benjamin quelli orologi erano il simbolo del tempo scandito dal “progresso” e dalla “disciplina del lavoro”, dettata dai ritmi e dai modi dell’economia capitalista. Erano cioè il simbolo di tutto ciò che aveva disumanizzato ed espulso da un’esistenza dignitosa intere fasce della popolazione di Parigi. E anche per questo che distruggerli significava allora chiudere con i vecchi tempi e aprire nuove dimensioni temporali.



Gli insorti contemporanei delle metropoli – a partire dalla sollevazione del 13 agosto 1965 del quartiere di Watts a Los Angeles e fino alla cronaca degli ultimi giorni delle periferie di Londra, Birmigham, Manchester, passando per le rivolte parigine dell’ottobre del 2006 – bruciano, invece, le macchine e saccheggiano i negozi, specie se di lusso. Condannarli è facile, ma non ci aiuta affatto ad avere un quadro lucido della situazione. Il nostro compito dovrebbe essere allora – seguendo l’esempio di Benjamin – quello di interrogarci sul senso profondo di tali gesti, che sembrano dettati quasi da una profonda esigenza, individuale e collettiva allo stesso tempo.



Lasciamo, quindi, che le banche tuonino per i milioni perduti (nel mentre saccheggiano e speculano sui mercati gettando nella povertà milioni di individui), che i sociologi mainstream si strappino i capelli e si sorprendano del ‘non sense’ delle rivolte londinesi o che attribuiscano le colpe di tutto quanto al multiculturalismo (nel mentre si costruiscono carriere dorate grazie alla loro acritica adesione alle ideologie dominanti), che i governanti gridino all’illegalità (nel mentre l’illegalità la mangiano con il pane ogni giorno), che la polizia condanni i violenti (nel mentre non condanna mai la sua di violenza).



Ecco, lasciamo tutto questo per un attimo e concentriamoci sul significato dei gesti dei rivoltosi. Interroghiamoci, cioè, sul motivo per cui gli insorti di oggi bruciano le macchine e saccheggiano i negozi, proprio come quelli di Parigi sparavano agli orologi pubblici.



La prima domanda da porsi dovrebbe essere: cosa rappresenta l’automobile nella nostra società? E’ un mezzo di trasporto, si dirà. D’accordo, ma ormai non si può negare che è prima di tutto uno status symbol, cioè qualcosa che denota la condizione economica, sociale e culturale di una persona. La macchina ha dunque un elevato valore simbolico. Se possiedi una bella macchina puoi dimostrare la legittimità della tua stessa esistenza, sia in quanto consumatore sia in quanto cittadino rispettabile. Esisti in quanto hai e non in quanto sei (concetto particolarmente chiaro ai milioni di africani che muoiono di fame ogni anno).



Insomma, nel mondo delle merci e del valore di scambio, l’automobile simboleggia una merce importante, con un forte significato simbolico.



Ora, viste in questa prospettiva, le rivolte dei giovani emarginati delle periferie metropolitane di Londra – dove la disoccupazione e la povertà regnano sovrane e dove le ferite della recessione economica sono ben visibili – sembrano opporsi, anche simbolicamente, alla società consumista e all’economia mercantile. A questo risultato giunse, infatti, Guy Debord, quando, analizzando la sommossa di Los Angeles nel 1965, scrisse: “I Neri di Los Angeles […], prendono alla lettera la propaganda del capitalismo moderno, la sua pubblicità dell’abbondanza. Vogliono subito tutti gli oggetti mostrati e astrattamente disponibili, perché vogliono farne uso” [G. Debord, Il declino e la caduta dell’economia spettacolare-mercantile, in Il pianeta malato, Nottetempo, p. 14].



“Il lusso è un diritto”, ci urla del resto da ogni angolo di strada Vincent Cassel, seduttivo e convincente nel suo enorme manifesto pubblicitario dove campeggia sullo sfondo una bella auto. Ebbene, proprio quando questo messaggio viene preso sul serio, cioè quando dei cittadini, compresi quelli disoccupati, emarginati e che vivono nelle periferie, pretendono per davvero il rispetto del loro ‘diritto al lusso’, accade che il meccanismo si rompe. L’arcano si svela e la società dello spettacolo inizia a mostrare il suo vero volto, la sua vera struttura gerarchica, anche nel consumo. Certo, quando ciò accade, in molti si affrettano a spiegare che occorre avere pazienza e che, lavorando sodo, un giorno chiunque potrà esercitare il suo ‘diritto al lusso’.



Peccato però che si tratta di un altro messaggio pubblicitario.

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martedì 9 agosto 2011

Riflessioni sugli scontri di Londra







Un branco di teppisti negri sta mettendo a ferro e fuoco la deliziosa Londra e le altre splendide città di Sua Maestà Elisabetta, attaccando la polizia, saccheggiando i negozi e distruggendo il sacro valore della proprietà privata.

E' questa la storia che tutti i media del Sistema stanno facendo girare nel Mondo: l'Italia, ovviamente, non si è sottratta al gioco e sta continuando a dare informazioni precisissime circa questa guerriglia razziale.

Cosa ha scatenato la guerriglia? L'uccisione di un negraccio pregiudicato di 29 anni che aveva già figliato quattro volte e che non si era fermato ad un posto di blocco. Ne è scaturito uno scontro a fuoco con la polizia, e ci è rimasto secco.

Quindi questi negri teppisti che da tre giorni e tre notti stanno incendiando la Capitale d'Inghilterra sono i difensori di questo malvivente che è rimasto ucciso.



Chi crede a questa storia, alzi la mano.

Io la tengo ben abbassata, anche perchè non si è mai visto uno "scontro a fuoco" in cui viene sparato un solo proiettile: dalla pistola del poliziotto al corpo del ventinovenne ucciso. Nè posso credere che basti questo episiodio per giustificare una rivolta del genere, altrimenti l'assassinio della settimana scorsa a Roma (la polizia spara sul GRA ed uccide un uomo durante un inseguimento) avrebbe generato qualche rimostranza.

Invece no, in Italia tutti pronti a solidarizzare a prescindere con le forze dell'ordine, cioè i difensori dell'ordine costituito. Da Genova 2001 a Val di Susa 2011, non è cambiato niente: se chi fa violenza ha la divisa, ha ragione; chi non ce l'ha, ha torto.



Torniamo a Londra: perchè, allora, si è scatenata una guerriglia del genere? E' probabile, dico, che non sia per solidarizzare col ragazzo ucciso, ma solo per manifestare ciò che in via pacifica il Sistema non ti consente di esprimere: rabbia e frustrazione per una condizione sociale pessima, per i quartieri ridotti a ghetti, per la disoccipazione che continua a crescere, per una integrazione fallimentare, per le ricette economiche di stampo thatcheriano imposte prima dai laburisti di Blair, e ora dai conservatori di Cameron.



C'è gente - è meglio che il Sistema ed i suoi servitori in divisa lo capiscano - che non ha più fiducia nei partiti, nei sindacati, nelle raccolte di firme, negli scioperi della fame, nelle marce della pace, nelle elezioni.

C'è gente che, dopo decenni di violenza legalizzata (fisica, psichica e sociale) dai Governi, non conosce che un'arma per contrastare il Sistema: la molotov.



Non dico che hanno ragione o torto.

Dico che è così.

E dico anche un'altra cosa: la storiella della poesia di Pasolini che difendeva i poliziotti proletari contro i rivoluzionari figli di papà non regge. Anche perchè - diciamolo - Pasolini può anche aver scritto una cazzata.

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mercoledì 20 luglio 2011

Il Grido TV: Genova Brucia Ancora

'Ngopp 'o canale youtube de
IL GRIDO TV - la web tv meridionalista e identitaria:
http://www.youtube.com/user/AntonioLucignano80?feature=mhee

'o nuovo video in memoria d''i fatti 'i Genova 2001.



Non dimentiCARLO.

mercoledì 6 luglio 2011

La vera violenza





Così il Sistema utilizza le Forze dell'Ordine.
Il ragazzo e il cameraman stavano lanciando molotov???
NO, ovviamente no.
Però vengono pestati o gli si spara addosso.
E i media di regime tacciono.

Fino a quando la vostra violenza si chiamerà giustizia, la nostra Giustizia si chiamerà Violenza.
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Dalla parte del torto



Gli ultimi accadimenti in Val di Susa meritano un breve commento.


Partiamo dalla storia: senza interpellare, tramite referendum cittadino, gli abitanti della Val di Susa, le Istituzioni decidono di costruire una linea ad alta velocità per collegarsi al corridoio 5 (la Torino - Lione). I soldi stanziati, dall'Europa, sono una cifra clamorosa.


Viene identificato il luogo e viene anche presentato il progetto, che prevede (tra le altre cose) la perforazione di una montagna che contiene amianto e il traffico ferroviario in una valle che arriverà, a regime, a circa 500 treni al giorno.


I cittadini, ovviamente, si schierano contro un progetto siffatto e PROPONGONO (attenzione) un progetto alternativo, avallato da studiosi, scenziati, geologi, tecnici: raddoppiare l'attuale linea ferroviaria, creando una linea ad alta velocità.


Eppure le istituzioni, tramite i rappresentanti eletti in esse, decidono di tirare dritto: si fa il traforo e si inquina la valle. Perchè il progetto è più facile, ma soprattutto è già stato appltato (alle solite società, amici di amici).



Allora i cittadini raccolgono le firme: inascoltati.


Fanno lo sciopero della fame: inascoltati.


Fanno i presidi: inascoltati.


Fanno una manifestazione, in cui accadono scontri: ascoltati. Finalmente ascoltati.


Fittano dei terreni e fanno presidi permanenti, in tutti questi anni.


Arriviamo ad oggi: lo Stato, che sta per perdere i soldi stanziati dall'Europa, decide che è giunto il momento di risolvere la questione. La Tav va fatta, e va fatta in quel modo, seguendo quel progetto. Manda le Forze dell'Ordine lì in Val di Susa, le quali sgomberano i terreni LEGALMENTE AFFITTATI e cominciano a sciogliere CON LA VIOLENZA i presidi. I cittadini, allora, convocano una grande manifestazione per il 3 luglio 2011. Manifestazione a cui partecipano, OVVIAMENTE, non solo i valligiani, ma TUTTI COLORO che contrastano questo modo di fare e di imporre le scelte del Sistema alle popolazioni e ai territori.


Durante la manifestazione del 3 luglio accadono scontri. Era facile prevederlo? Si, era facilissimo. Anzi, era stato previsto. Il Ministero dell'Interno aveva avuto tutte le informative, e diramato tutte le circolari. Quindi chi dice di essere rimasto sorpreso e stupito da questa violenza, mente sapendo di mentire.


Il giorno dopo gli scontri, le ragioni del valsusini sono scomparse. I media parlano solo di Matteoli ("prova di forza dei Black Bloc, molti dei quali provenienti dalla Spagna, dalla Grecia e dal CILE!"); di Maroni ("Vanno incriminati per tentato omicidio"); Bersani ("Solidarietà alle forze dell'ordine che difendevano un cantiere LEGITTIMO"). I giornali di regime parlano di No Tav = Br, di anni di piombo, di professionisti della violenza.


E le ragioni dei valsusini? Perchè da anni stanno lottando contro lo Stato, contro il Sistema? Perchè si parla dei 204 poliziotti, carabinieri e finanzieri feriti... e non si parla dei manifestanti che parlano di violenza verso i manifestanti pacifici, pestaggi, torture in caserma?


Semplice, perchè loro hanno torto. Hanno tirato una pietra? Allora passano AUTOMATICAMENTE dalla parte del torto. La violenza, se non hai una divisa, non è ammessa: chi la compie, anche se ha ragione, passa dalla parte del torto.


Ci sedemmo dalla parte del Torto, perchè dalla parte della Ragione tutti i posti erano occupati (B. Brecht)


P.s. vi ricordo anche questo post:
http://antoniolucignano.blogspot.com/2011/06/vogliono-massacrare-i-no-tav.html

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