Visualizzazione post con etichetta Viaggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Viaggi. Mostra tutti i post

lunedì 2 maggio 2011

Si ricomincia!








Eccomi. Sono tornato. Come promesso, dopo un mese di stop, riprende l'attività del blog. Chi vi scrive ha una fede al dito, ha realizzato un sogno, e spera di realizzarne altri. Anzi, per l'esattezza: dopo l'età dei sogni, ora bisogna passare all'età dei progetti.



Si dice sovente che ogni viaggio ci cambia. Beh, posso dire che mai un viaggio mi ha cambiato più di questo. 3700 km in 16 giorni, sulle highways della California, con l'Oceano Pacifico sulla destra oppure attraverso il deserto della Death Valley. Incontrare un amico surfista che non vedevi da anni, o una cugina che ti ricorda dodicenne.


Non una vacanza, ma un viaggio: le colline di San Francisco, il villaggio di pescatori di Morro Bay, le spiagge di Los Angeles, la vivibilità e il lifestyle di San Diego, gli eccessi di Las Vegas, l'inaccessibilità di Sequoia, la maestosità selvaggia dello Yosemite, il far west della Old Sacramento. Ogni luogo una immagine, un profumo, un tramonto diverso, un gusto particolare. E poi lo sport: tutti i giorni, a tutte le ore, eppure mai invasivo, mai estremista come il nostro calcio.





E' stata dura tornare in Italia e sentire che ancora si parla di nucleare, di crisi della maggioranza, di opposizione incapace. Lì, in California, altro che nucleare: animalismo e ambientalismo a manetta, educazione clamorosamente alta.


Qui, in Italia, se vuoi andare in spiaggia devi pagare "la discesa a mare" attraverso il "lido"; lì, in California, l'Oceano è di tutti, le spiagge sono libere, e sul lungomare puoi giocare a pallavolo o basket, fare pesi o skateboard, giocare a squash: tutto gratis, tutto offerto dalle istituzioni locali.



Non è oro tutto quello che luccica, per carità. Anche lì c'è violenza, discriminazione, e puoi star tranquillo che se capiti in una rissa è molto probabile che uno o più litiganti abbia una pistola. Però sapete cosa non o trovato in America: l'indifferenza. Il menefreghismo.


Non ne ho trovato nemmeno un briciolo.

__________________________________

martedì 20 luglio 2010

Week end in barca a vela

Ci sono molte persone per le quali andare in barca significa salire su uno yacht o su un motoscafo (che d'ora in poi chiamerò "motoschifo") e sfrecciare ad alta velocità sulle onde.
Invece, l'essenza più pura dell'andare in barca consiste nel salire su una barca a vela, studiare il venti, armare le vele e partire.
Dalla notte dei tempi, dall'origine dell'uomo, andare per mare significava farsi portare dal vento sulle onde, rispettare il Mare come si conviene ad una divinità.
Oggi, orde di arricchiti senza gusto si lanciano sui flutti come se fossero in una gara di off shore, scaricando in mare la potenza dei motori e sostanze inquinanti, strafregandosene dell'ecosistema marino e dei bagnanti.

Il 16 luglio, alle 17.30, Rachele ed io abbiamo parcheggiato a Marina di Nettuno. Lo skipper, Maurizio Carta dell'associazione Barcadicarta, ci stava aspettando al bar: eravamo i primi. Abbiamo raggiunto la nostra barca, la Libra, e siamo saliti a bordo, togliendoci subito le scarpe ed indossando i tipici mocassini da barca (Decathlon, 30 euro, perfetti).
Dopo una mezzora è giunta una coppia di amiche, infine alle 18.30 sono arrivati gli altri tre membri del più improvvisato equipaggio che la storia della marina modniale abbia mai conosciuto.
Si salpa verso le 19, destinazione Palmarola. La più selvaggia delle isole pontine ci avrebbe visto arrivare dopo 5 ore di navigazione: l'andatura è un traverso, il vento è un caldo libeccio. Io mi metto al timone praticamente subito, desideroso come sono di timonare, per la prima volta, una barca di 12 metri: ero abituato ai laser da villaggio turistico!
Verso le 21.30 rallentiamo e lo skipper comincia a cucinare: ottimi straccetti e pomodori all'insalata. Mentre le ragazze scendono sotto coperta per lavare ed asciugare i piatti, io mi rimetto al timone. Dopo un paio d'ore, giungiamo a Palmarola. Buttiamo l'ancora e andiamo sottocoperta a dormire.
La nostra stanza è la suite di prua: letto matrimoniale e bagno in camera, oblò sopra al letto. Il caldo è asfissiante, di tanto in tanto mi sveglio e mi alzo sul letto, mettendo la testa fuori dall'oblò per respirare. Un cielo stellato illumina tutto intorno: la cala dove dormiamo è stupenda!
Sveglia alle 8, colazione alle 8.30, bagno alle 9. E' il 17 luglio: io e Rachele festeggiamo l'undicesimo anniversario di fidanzamento. Il nostro ultimo anniversario prima del matrimonio. L'acqua è splendida, anche se spaventosamente calda. Circa 26 gradi! A metà mattinata, decidiamo di spostarci a Cala Francese, uno spledido luogo accessibile solo via mare. In lontantanza, la villa di Fendi.
Altra serie di bagni intervallati da un girno in canoa ed una nuotata fino a riva, dove il catrame ha macchiato alcuni di noi.
Si riparte verso le 14 e, con me al timone, ci si ferma in una gola fantastica, dove si decide di mangiare: il menù è rappresentato da un grandioso piatto di pasta al pomodoro fresco e frutta. Qualcuno propone una pennichella, ma in realtà dopo un'ora si è già tutti in acqua!
Rachele ed io prendiamo la canoa e seguiamo il Tender di Maurizio. Passiamo in mezzo a due piccoli faraglioni e ci troviamo in una corrente fortissima. Pagaiamo con forza e riusciamo a superare l'ostacolo, viriamo a sinistra e... spettacolo puro! Di fronte a noi una grotta scavata dal mare e dal vento sembra congiungere le due montagne della cala. La corrente ed il vento ci sono contrari, ma la bellezza del luogo ripaga abbondantemente il piccolo sforzo per raggiungerlo. Quanto è bella la natura, quanto è bello il Mare! I riflessi blu sono ben visibili: la purezza dell'acqua è degna della tanto decantata Sardegna. Sono questi i momenti in cui capisci che ti basta stare in canoa con la donna che ami in mezzo al mare per essere felice ed in pace con tutti, e con te stesso.
Ritorniamo alla barca, facendo qualche altra peripezia degna del miglior Kayak olimpico. Prendiamo maschera e snorkel e ci rituffiamo in mare: il fondale è purtroppo sabbioso, quindi a parte qualche pesce (che poi scopriamo chiamarsi Occhiata) non c'è molto da vedere.
Risaliamo a bordo e partiamo: destinazione Ponza, dove scenderemo a terra ed ivi ceneremo.
Andiamo a farci la doccia. Sotto coperta il moto ondoso può dar notevolmente fastidio. A ciò si aggiunga la stanchezza per una giornata al massimo e il caldo incredibile, amplificato dallo spazio angusto del bagno di una barca.
Risalgo in coperta stravolto ma vestito, pronto a scendere a Ponza. Saliamo sul tender dopo aver attraccato nei pressi del porto e raggiungiamo l'isola pontina per primi. Mentre attendiamo il resto dell'equipaggio, andiamo a farci un breve giro per l'isola, compriamo qualche souvenir e chiacchieriamo di politica.
Quando l'equipaggio è di nuovo al completo, si cerca un posto dove mangiare: alla fine andiamo al ristorante La Kambusa. Vino bianco ed acqua gelida per tutti, poi il menù. Io scelgo un pesce spada alla griglia con insalata mista; Rachele opta per una tagliata di tonno che definire deliziosa è riduttivo. Aggiungiamo a tutto ciò qualche contorno e dolci per tutti: sia Rachele che io prendiamo una torta al cocco e nutella.
Paghiamo il conto (un pò salato, 45 euro a persona) e raggiungiamo il tender. Ripartiamo alla volta della Libra, dove ci spogliamo in un amen e crolliamo a letto.
Il 18 ci svegliamo ancora più presto, in quanto una nave cisterna doveva passare e la nostra barca dava fastidio. Alle 7.30 stiamo facendo colazione, alle 8 siamo di nuovo in mare. Questa volta, oltre alle maschere e agli snorkel, indossiamo anche le pinne. Io scendo tranquillo fino a 4 metri, poi il timpano destro comincia a farmi male. Scrogiamo qualche pesce, qualche conchiglia, qualche ancora. Risaliamo a bordo verso le 10.30 e partiamo subito alla volta di Nettuno, dove arriviamo alle 17 dopo quasi sei ore di traversata. Il mare era alto, infatti praticamente tutti hanno avuto qualche problema col mal di mare. Il vento era di circa 8 nodi, e noi ci muoviamo di bolina a quasi 6 nodi di velocità. Nei pressi di Nettuno scorgiamo una regata velica: è il famoso Giro Vela, che fa tappa nel basso Lazio.
Attracchiamo nel cantiere portuale di Nettuno, facciamo i bagagli, salutiamo l'equipaggio e lo skipper e scendiamo a terra.
E' stata una esperienza fantastica, unica, che consiglio a tutti coloro che amano il mare nella sua essenza più pura e spartana. Certo, la barca a vela è più stancante dello yacht, ma vuoi mettere la gioia di andare a vela col correre sopra una specie di missile che non ha rispetto del mare?
Nessun paragone, signori.
E soprattutto: se cercate una vacanza romantica, il chiarore incredibile delle stelle, l'odore del mare, il famigerato "staccare la spina"... non c'è nulla di meglio di un week end in barca a vela.

sabato 12 giugno 2010

Il 2 giugno ad Anzio Lavinio



Arrivare di sera, quando il sole si avvia stancamente al tramonto ed il caldo è ancora sopportabile. Giungere a Via Dante, e sbagliare la viuzza da imboccare. Chiamare l'amico proprietario della villa che ci ospiterà, seguire le sue indicazione e raggiungere la splendida villa. Salutare gli amici e presentarsi a chi non ci e si conosce.


Valutare positivamente la proposta di una pizza alla pala no stop. Paghi 13 euro: bibita, frittura e pizza alla pala fin quando non dici BASTA. Ridere alla grande e divertirsi pure quando bisogna pagare il conto. Ritornare a casa a mangiucchiare cioccolatini, a bere liquori di ogni sorta, e giocare a Taboo. Sganasciarsi dalle risate a seguito di tentativi raggianti di far comprendere alla propria squadra la parola indicata sulla carta.


Andare a dormire in una stanza accogliente al piano di sopra, e risvegliarsi dopo 5 minuti chè è già mattina. Andarsi a lavare mentre tutti sono giù a fare colazione, giungere da ritardatari cronici all'appuntamento con succo di frutta e biscotti. Dare un'occhiata fuori, scrutare il grigiore delle nubi, e decidere alfine di indossare un costume e di tentare la via del mare. Attendere il resto della truppa giocando a pallone (non a calcio) sotto al patio della casa.


Raggiungere la spiaggia in dieci minuti, battere il vento e distendere le asciugamani. Testare l'acqua glaciale e decidere, quindi, di buttarsi tra le gelide onde del Tirreno. Rialzarsi dopo dieci minuti e asciugarsi al vento mettendosi in posa per le innumerevoli fotografie del compagno ballerino. Distendersi di fianco alla tua deliziosa promessa sposa e parlare di franchising e kite surf. Rialzarsi e raggiungere le macchine per cercare un qualcosa da buttare nello stomaco.


Optare, dopo giro analitico e strategico, per un kebabaro alto livello. Commentare con ironia l'incredibile spessore del menu di qualche compagno poco assennato... prima di prenotare un tavolo alla Fraschetta del Mare per la serata.


Salutare la coppia d'amici diretti a Napoli e ritornare in spiaggia, per ulteriori scampoli di sole e palleggi. Ritornare a casa e dedicarsi a salutari docce e rivestirsi per andare a cena alla Fraschetta del Mare. Raggiungere il locale e pregustare il menù fisso a base di pesce: 16 euro bevande escluse. Deliziarsi il palato con le pietanze della fraschetta ed intrattenersi in rilassanti dissertazioni coi commensali, pagare il conto e raggiungere a piedi le auto, osservando con desiderio le barche a vela del porticciolo di Anzio e le barche in rimessa. Immaginare corsi di vela e sognare il giorno in cui sarà possibile comprare una barca a vela, fosse anche una deriva monolabero con la randa e basta.


Ritornare a casa, a Ponte di Nona, con la felicità della serenità, dopo aver passato 36 ore circa senza sentire un telegiornale o leggere un giornale. Guardare negli occhi la donna che ami, prima di far l'amore e addormentarti.