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mercoledì 5 marzo 2014

I tipi oscuri della Grande Bellezza



Siete tutti tipi oscuri.
Voi che amate Jep Gambardella, mentre lui vi schifa a morte.
Voi che vorreste imitarne gli atteggiamenti, rischiando solo di esserne una stinta parodia.
Voi che vi vantate di immedesimarvi in lui, quando in realtà conducete vite penose.
Voi. Dico a voi. Siete tutti tipi oscuri.

La Grande Bellezza ha vinto l'Oscar. Quindi è un capolavoro? No. L'equazione non è matematica. La Grande Bellezza è un gradino sotto al capolavoro, ma è cento gradini sopra la qualità media dei film italiani contemporanei. La Grande Bellezza è ambientata a Roma, capitale in disfacimento di uno Stato ormai decomposto. Alcova di prìncipi senza nobiltà e di mignottume senza ritegno. Ritrovo di pseudo-artisti e di mestieranti infarciti di droga e inutilità.
La Grande Bellezza è un film lento, come lenta è la vita della classe dirigente di questa sottospecie di Paese: gentaglia che va a dormire quando noi ci alziamo per andare a lavorare, a produrre, a riempire i loro portafogli e i loro conti in banca.
Se Foucault voleva scrivere un romanzo sul Nulla, Paolo Sorrentino è riuscito a fare un film sulla Nullità, umana e subumana, di una Roma paradigmatica.

lunedì 20 agosto 2012

Un ricordo per Tony Scott



Si è buttato da un ponte dell'amata e odiata Los Angeles. Così il regista Tony Scott, fratello dell'altrettanto famoso Ridley, ha deciso di porre fine alla sua vita. 68 anni, ha lasciato un biglietto nel suo ufficio in cui testimoniava l'intenzione di volersi suicidare. Le motivazioni, se ci sono, non sono state rese note.
Lascia una moglie, due figli, ed una serie di progetti cinematografici che avrebbero certamente accresciuto la sua già importante filmografia. Eh si, perchè Tony Scott è stato il regista di Top Gun e Giorni di Tuono, due adrenalinici film che hanno consegnato alla gloria imperitura un attore come Tom Cruise. E come dimenticare il geniale e pazzoide Deja vù, oppure i mozzafiato Pehlam 123 e Unstoppable, tutti con Denzel Washington?
Per i non addetti ai lavori, Tony Scott è stato semplicemente il regista di alcuni film campioni di incassi; per i più esperti, il regista originario dell'Inghilterra aveva un taglio da documentarista di razza a cui aveva aggiunto un tocco d'autore, specie nell'uso della fotografia e del montaggio. 

Per me Tony Scott è stato uno dei registi più importanti per la mia crescita culturale e artistica, sia perché ha realizzato film che ho amato ed amo tutt'ora, sia perché la sua capacità di stare sempre un passo dietro, senza imporre una visione autorale del ruolo del regista, tipica di altri grandi come Kubrick e Tarantino.


sabato 10 dicembre 2011

Midnight in Paris



Ieri sera sono andato al cinema. Ho visto il nuovo film di Woody Allen, Midnight in Paris. La storia di un uomo che, scontento della vita di tutti i giorni (è uno sceneggiatore di Hollywood che sta per sposare una viziatissima bionda con cui ha pochissimi punti in comune), desidera vivere a Parigi. Nella Parigi degli anni Venti. Una notte, allo scoccar della mezzanotte, il suo sogno diviene realtà: si ritrova catapultato nella Parigi di Hemingway, Fitzgerald, Picasso, Dalì, Bunuel, Man Ray. E tutte le notti, sempre a mezzanotte, riesce a tornare nella Parigi che più ama. All'inizio, questo salto temporale risulta essere molto proficuo, in quanto il protagonista trova ispirazione per correggere il suo romanzo (a cui lavora da anni, inutilmente), ma dopo qualche sera Gill, il personaggio principale interpretato dall'ottimamente stralunato Owen Wilson, si rende conto che anche i suoi idoli preferivano vivere in un'epoca precedente, in particola nella Belle Epoque. E coloro che vivevano nella Belle Epoque, tra cui Gauguin e Toulouse Lautrec, desideravano vivere nel Rinascimento.
In pratica nessuno era felice di vivere l'epoca in cui viveva, e tutti vedevano nel passato un mondo migliore. Un passato che risulta, però, essere mitizzato e ben lontano dalla realtà.
Alla fine, quindi, il protagonista capisce che deve vivere questo tempo, scegliendo da quale parte della barricata stare OGGI.

Ed io condivido la "morale" di questa favola di Woody Allen, in quanto ho passato almeno un decennio della mia vita a credere che, se fossi vissuto in un'altra epoca, sarei stato più apprezzato. Per poi ritrovarmi oggi a comprendere che non so cosa accadrà stasera, domani o tra dieci anni, mentre del passato sappiamo già tutto. O almeno, sappiamo che ci ha condotto al presente.

" Non sono i venti lontani che dobbiamo domare,
non sono le onde di una volta che possiamo solcare,
ma sono gli spruzzi di oggi che ci solcano il viso.
Vediamo l'isola in lontananza,
eppur ci avviciniamo sempre di più,
e dobbiamo decidere adesso se virare
o strambare, perchè il Maestrale di oggi
non è il Libeccio di ieri.
C'è chi sceglie una vita
col vento in poppa,
e chi, come me, ha scelto
deciso
voluto
intrapreso
una vita di bolina. "
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mercoledì 30 novembre 2011

Mario Mon...icelli



Un anno fa moriva Monicelli.
"E sti cazzi?" avrebbe detto lui.

Un anno fa moriva Monicelli.
Lui era lui, e voi non siete un cazzo.
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sabato 5 marzo 2011

The Fighter: un bel film sulla boxe e sulla vita




Ieri sera sono andato al cinema a vedere il film THE FIGHTER di David Russel.
La pellicola è ispirata alla vita e alla storia sportiva del pugile americano di origine irlandese Micky Ward (interpretato da un ottimo Mark Wahlberg), e del suo fratellastro, pugile per un breve periodo e allenatore di Ward, Dicky Eklund (interpretato da un dimagrito e spettacolare Christian Bale).
I due fratelli sono figli della stessa madre ma di due padri diversi, ed hanno anche 7 sorelle. Una famiglia alquanto disastrata in cui Dicky, fratello maggiore ed ex leggenda locale del pugilato per aver combattuto e messo KO Ray Sugar Leonard, è un tossicodipendente incallito: fuma crack con frequenza notevole.
Il canale televisivo HBO decide di fare un film su Dicky, mostrando come il crack distrugga la vita delle persone, anche di quelle un pò famose come "l'orgoglio di Lowell", soprannome di Dicky, che intanto continua ad allenare maldestramente il fratellastro Micky, pugile potenzialmente interessante.
Dopo l'ennesima sconfitta di Micky, costretto a combattere contro un pugile di 10 kg più pesante solo perchè spinto dalla madre (sua manager) e dal fratellastro (che ha sempre bisogno di soldi per farsi di crack), la vita di questa strana famiglia viene sconvolta: Micky pensa di trasferirsi a Las Vegas, dove verrebbe pagato per allenarsi; Dicky vuole che il fratello rimanga lì con lui, e allora cerca di racimolare i soldi per farlo allenare a Lowell. Purtroppo, però, Dicky ne combina un'altra delle sue: fingendosi poliziotto rapina persone che vanno a prostitute, ma viene scoperto, inseguito ed arrestato dalla polizia.
Al momento dell'arresto, Micky interviene per tutelare il fratello ma viene arrestato e pestato dalla polizia, che con un manganello gli frattura volontariamente una mano.
Siccome la fedina penale di Dicky è lunga, egli rimane in carcere per nove mesi e con una cauzione di 25 mila dollari; Micky, invece, che non aveva avuto problemi con la giustizia, viene rilasciato sulla parola.
Micky allora ri avvicina a Charlene, la sua fidanzata conosciuta in un bar, la quale gli apre gli occhi sulla sua condizione esistenziale e familiare: Micky si convince a ricominciare a boxare, ma questa volta senza il fratello e senza la madre - manager.
Prima di un incontro importante, però, Micky va a fare visita a Dicky nel carcere, e quest'ultimo gli consiglia la tattica da seguire per il prossimo incontro. Nonostante i rapporti tra i due fratellastri siano tutt'altro che buoni, Micky esegue ed incredibilmente vince l'incontro, potendo così sperare di competere per il titolo mondiale del pesi leggeri.
Quando Dicky esce dal carcere, i nodi tornano al pettine: madre e fratellastro si riavvicinano, Charlene si allontana. Fortunatamente, però, Dicky capisce che il fratello ha sì bisogno di lui, ma anche e soprattutto ha bisogno di Charlene: va a casa della ragazza, e la convince a tornare.
Ritrovata una piccola serenità familiare, Micky comincia ad allenarsi seriamente col fratello Dicky, fino al giorno dell'incontro. Dopo varie riprese di sofferenza, Dicky fa un discorso al fratello durante il minuto di riposo tra una ripresa ed un'altra: "Tutta la merda che hai dovuto ingoiare in questi anni, sputala fuori sul ring, addosso a quello stronzo del tuo avversario". E' questo il senso del discorso. Mickey si rialza e maciulla l'avversario, sconfiggendolo e diventando campione del mondo.

Questo film, come molti altri film sulla boxe, fa capire che questo sport non è solo pugni, ma anche mentalità, grinta, fame, rivalsa sociale, filosofia di vita. La boxe è come la vita: non si sa mai come va a finire. Mentre stai perdendo pesantemente, puoi tirare un montante e mettere ko il tuo avversario; mentre stai vincendo facilmente, potresti ricevere un colpo fatale e crollare al tappeto. Bisogna sempre stare in guardia, allenare la mente ed il corpo, sapere che Amore e Onore sono i fari dell'esistenza.
The Fighter mostra benissimo queste cose, e lo consiglio a tutti.
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