Lucilla Parlato, dal sito Insorgenza.it
lunedì 10 febbraio 2014
"Marchionne assassino", e i benpensanti si scandalizzano
Lucilla Parlato, dal sito Insorgenza.it
venerdì 31 gennaio 2014
Il malloppo Fiat
giovedì 30 gennaio 2014
Dopo oltre un secolo di sfruttamento, Fiat se ne va
venerdì 25 novembre 2011
Fiat Dux

All'asta la Fiat 2800 appartenuta a Benito Mussolini.
Bisogna rifare solo la convergenza: tende un pò a destra.
All'asta la Fiat 2800 appartenuta a Benito Mussolini.
Sarà battuta a Piazzale Loreto.
All'asta la Fiat 2800 appartenuta a Benito Mussolini.
L'auto della sua Giovinezza.
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lunedì 21 novembre 2011
Fiat voluntas Fiat

Marchionne: "Dal 2012 Fiat disdice tutti gli accordi sindacali".
In accordo con la CISL.
FIAT disdice tutti gli accordi sindacali per l'Italia dal 2012.
Avevano ragione i Maya: sarà la fine del mondo.
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sabato 5 febbraio 2011
Marchionne: "Fiat potrebbe trasferirsi a Detroit"

sabato 15 gennaio 2011
Mirafiori: gli operai non cedono

Il SI ha vinto con 2.735 voti, pari al 54,05%. A votare NO sono stati invece in 2.325 (45,95%), mentre le schede nulle e bianche sono state complessivamente 59. In pratica, la differenza tra i due "schieramenti" è stata di 410 voti. Sapete quanti sono stati gli impiegati, i colletti bianchi, che hanno votato a favore dell'accordo? 421. Ciò significa che Marchionne ha vinto solo grazie all'apporto dei colletti bianchi e inamidati, mentre gli operai della catena di montaggio, cioè coloro che vivono sulla propria pelle la fatica del lavoro quotidiano, hanno massicciamente ricusato l'accordo. Sconfitto Marchionne, che ottiene una vittoria di Pirro. Umiliati i sindacati firmatari dell'accordo: Fim e Uilm sono stati percepiti dai lavoratori come dei sindacati gialli; della Fismic non parlo nemmeno.
Nessuno può esultare, sia chiaro. Ma visto che l'offensiva mediatica di regime era tutta pro-Marchionne e anti-Fiom, e visto che le previsioni del voto davano la vittoria del SI sopra quel 63 % di Pomigliano che fece infuriare Marchionne, nessuno si aspettava una grande prova di forza di quella "classe operaia" di cui nessuno, nemmeno a sinistra, si preoccupa più.
Dovevate vederle, ieri sera, le faccie del Sistema: tutti convinti di vincere facilmente, tutti inviperiti non appena si è scoperto che solo i colletti bianchi potevano dare la vittoria a Marchionne. Uno su tutti, Oscar Giannino. Presente nella trasmissione "L'ultima parola" con un completo inguardabile, una cravatta verde intonata ai calzini, un bastone da aristocratico de noantri, Oscar Giannino ha prima elogiato l'accordo, poi si è demoralizzato quando ha visto i primi risultati, infine è stato umiliato da quel diavolaccio di Luca Telese, che era in collegamento da Mirafiori.
Per non parlare di Formigoni, del presidente del Piemonte Cota. Gli unici a tenere botta, il politologo Marco Revelli ed uno stranamente forte Oliviero Diliberto. Il servo del potere, Gianluigi Paragone, ha più volte tentato la via della provocazione e della (dis)informazione a senso unico, ma non gli è riuscito il giochetto.
Onore agli operai che hanno votato NO. Siete stati l'esempio di tutti quei lavoratori che per paura o crumiraggio non reagiscono mai alla prepotenza del Padrone. I padroni son sempre padroni.
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mercoledì 12 gennaio 2011
Se vince il no, disoccupati. Se vince il si, sfruttati.

Secono Berlusconi, nel caso in cui vinca il no a Mirafiori, "le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri Paesi". Tradotto in parole povere: cari lavoratori che siete intenzionati a votare NO, se dopo rimanete a spasso perchè le aziende come la Fiat se ne vanno dall'Italia, non rompete i coglioni e prendetevela con quei komunisti della Fiom, della Cgil, della Sinistra. In pratica: se vince il No, sarete disoccupati. Se vince il Si, sarete sfruttati.
Questa ultima dichiarazione, fatta IN GERMANIA (!!!) durante una visita ufficiale, fa il paio con quella fatta tempo fa: "La Cina ha i lavoratori che lavorano 12 ore al giorno, guadagnano un ventesimo dei nostri e... NON SONO SINDACALIZZATI".
Quindi, in una economia di tipo capitalistico, la competitività di una nazione è da anteporre a:
- diritti dei lavoratori;
- salari, stipendi e pensioni;
- orario di lavoro;
- vivibilità;
- salubrità dell'ambiente.
Più diritti significano meno competitività. Salari più alti significano aziende più povere. Lavorare 8 ore è troppo poco, meglio 12. Il sindacato è un male. Il diritto di sciopero e ad una vita sociale fuori dall'azienda sono privilegi novecenteschi. L'alternativa è tra disoccupazione e sfruttamento, in una economia capitalista.
Ora tutti si stanno scandalizzando per queste affermazioni: Bersani, D'Alema, la CGIL, tutti pronti a dire che ciò che Berlusconi ha detto è vergognoso.
Vero, anzi verissimo. Esattamente come è stato vergognoso introdurre il precariato in Italia col pacchetto Treu, sottoscrivere l'accordo sul Welfare del 2007 (firmato anche dalla CGIL), e far credere a tutti che bastava mandare al governo il sedicente centrosinistra per cambiare il Paese.
Poi, appena qualcuno (studente, precario, disoccupato, terremotato) alza le voce e, in qualche caso, lancia qualche sanpietrino o da un pugno ad un onorevole venduto... tutti pronti a stigmatizzare, a gridare "Allarme terrorismo", a parlare di NonViolenza e di Democrazia.
Non mi fregate più.
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martedì 4 gennaio 2011
Marchionne, il capriccio del ricatto

Alla cerimonia inaugurale di Fiat Industrial in Borsa il Marchionne che rintuzza il tiro in preparazione della battaglia referendaria e della sua gestione è ancora più tronfio e supponente del solito, nervoso e perentorio. Si scaglia nuovamente contro la Fiom, minaccia il ritiro di ogni investimento su Torino, si spazientisce contro chi chiede conto del "Piano Italia", promuove a pieni voti il governo Berlusconi, medita l'uscita da Confindustria e l'assoggettamento più massiccio di Chrysler.
Nelle parole di Marchionne non si può che trovare l'esplicita sintesi del peso della posta in gioco così come del pedrigree autoritario e ricattatorio di casa Fiat:
Sulla Fiom - "La Fiat è capace di produrre vetture con o senza la Fiom"
Su Mirafiori - "Se al referendum vincono i no, non faremo alcun investimento"
Sul Piano Italia - "Farlo è veramente offensivo. Smettiamola di comportarci da provinciali. E' la Fiat che sta andando in giro per il mondo a raccogliere i finanziamenti per portare avanti il piano. Andate in giro voi a prendere i soldi"
Sul governo Berlusconi - "Ho trovato molto incoraggiante l'atteggiamento del governo, che ci ha dato tutto l'appoggio necessario"
Sulla Confindustria - "La vedo come possibile, ma non probabile. Fiat non può continuare ad essere condizionata"
Sulla Chrysler - "Sì, ci stiamo pensando, ci pensiamo sempre... anche nel 2011"
Il "dovere di stare al passo coi tempi" per l'amministratore delegato della Fiat si consuma quindi, per l'ennesima volta, con ulteriore foga padronale, nell'aggressione dei diritti della forza-lavoro, nell'annichilimento delle libertà sindacali, mettendo (nei piani del Lingotto) sotto campana il diritto irrinunciabile dello sciopero ed escludendo a tavolino una forza sindacale (la Fiom) non conforme alle possibilità gialle concesse dalla Fiat...
Ancora troppo timida e tirata la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, che ieri mattina in un'intervista sul Corriere della Sera ha si ribadito la contrarietà all'accordo, ma ha dall'altra parte aperto all'esaustività del referendum come "strumento di accertamento della volontà dei lavoratori", dichiarando che se vincerà il Si bisognerà "prendere atto del risultato e rispettare il voto"... L'ennesima troppo semplice, perchè troppo (mal) rodata ed accettata (!), strada della presunta democraticità dei processi decisionali, quando a far da premessa ad un voto non c'è che la boriosità del ricatto firmato Marchionne.
tratto da Infoaut.org
giovedì 30 dicembre 2010
Fassino: "Si al piano Marchionne"

Alcune perle di Fassino, l'esperto delle fabbriche:
- "Quando Berlusconi ci chiama comunisti è uno sciocco. La nostra generazione si è iscritta al Pci contro lo stalinismo, contro la gerontocrazia sovietica, contro il totalitarismo."
- "Ho fatto il movimento studentesco. Ma con la cravatta non con l'eskimo. Qualche volta mi hanno perfino scambiato per un poliziotto."
- "Abbiamo una banca!"
Piero Fassino sarà, molto probabilmente, il candidato della "sinistra" a sindaco di Torino. La borghesia torinese spinge per lui.
Non aggiungo altro.
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martedì 28 dicembre 2010
Ecco cosa prevede l'accordo di Mirafiori

di PAOLO GRISERI, La Repubblica
TORINO - Trentasei pagine più allegati. Il contratto di Mirafiori, destinato per unanime ammissione di tutti i protagonisti a modificare radicalmente il sistema di relazioni industriali in Italia, sarà sottoposto a referendum a gennaio, probabilmente tra il 18 e il 20 del mese. "Pomigliano è stato un sasso che ha cominciato a rotolare lungo un pendio pieno di neve. Mirafiori lo dimostra", dice il leader del Fismic, Roberto di Maulo, capofila dei sindacati favorevoli all'intesa. "Di Maulo ha ragione - risponde Giorgio Airaudo della Fiom - e per questo vogliamo provare a fermare la valanga. Il rischio è un modello aziendalista in cui i sindacati vengono usati come fornitori del consenso alle tesi dell'impresa".
Ecco i punti principali dell'accordo della discordia.
Orario di lavoro
Nella nuova società in joint-venture tra Fiat e Chrysler (che nascerà nel 2012) saranno possibili 4 tipi di orario a seconda delle esigenze produttive. Oltre all'attuale con due turni di 8 ore al giorno per cinque giorni alla settimana (5 per 2), è previsto uno schema con l'introduzione del turno di notte su cinque giorni lavorativi (5 per 3) e un altro schema con il turno di notte su sei giorni compreso il sabato (6 per 3). Al momento del passaggio da un sistema all'altro, "l'azienda avvierà un esame con i sindacati". La procedura dovrà durare "al massimo 15 giorni", dopodiché l'azienda applicherà l'orario da lei prescelto.
Al momento del passaggio dal sistema "5 per 3" al sistema "6 per 3", "le parti valuteranno anche l'eventuale sperimentazione, per un periodo non inferiore ai 12 mesi" di uno schema che prevede turni di 10 ore (due al giorno) per sei giorni alla settimana. I lavoratori che lavoreranno dieci ore per quattro giorni potranno riposare i successivi tre. L'azienda avrà mano libera sugli straordinari: potrà ordinare ai lavoratori fino a 120 ore all'anno (oggi sono 40) e contrattare con i sindacati altre 80 ore per ogni lavoratore.
I sindacati favorevoli sottolineano che "il ricorso massiccio ai turni di notte e agli straordinari produrrà un incremento in busta paga fino a 3.700 euro lordi all'anno". I contrari osservano che "far lavorare per 10 ore consecutive una persona in linea e poi chiedere anche l'undicesima ora di straordinario mette a rischio la salute".
Pause e mensa
Le tre pause di ciascun turno di lavoro saranno di 10 minuti ciascuna per un totale di 30 minuti. Oggi la loro durata complessiva è di 40 minuti. I dieci minuti lavorati in più verranno monetizzati: 45 euro lordi al mese. La pausa mensa (mezz'ora) non sarà a fine turno, ma la questione verrà nuovamente discussa quando nascerà la joint-venture con Chrysler. Nel caso di turni di 10 ore, le pause rimarranno invece di 40 minuti complessivi. Il nuovo sistema di pause entrerà in vigore dal 4 aprile 2011. Per i sindacati favorevoli "con i nuovi metodi di lavoro la fatica è minore e dunque il taglio di dieci minuti di pausa non è così grave". Per i contrari "anche la riduzione delle pause può diventare un rischio per la salute, così come dimostrano le più recenti indagini mediche".
Malattia e assenteismo
L'accordo collega assenteismo e malattia. Quando il tasso di assenteismo è giudicato eccessivo (il 6% a luglio 2011, il 4% a gennaio 2012, il 3,5% dal 2013) non si paga il primo giorno di malattia a chi si sia ammalato subito prima di un giorno di riposo o di ferie, negli ultimi 12 mesi. Sono escluse patologie gravi. "Un sistema per colpire i furbi", dicono i sindacati favorevoli. "Se un lavoratore è ammalato lo stabilisce il medico, non il caposquadra", ribattono i contrari.
Contratto e scioperi
"Il nuovo contratto non aderisce al sistema confindustriale" e dunque non prevede l'elezione dei delegati di fabbrica. Solo i sindacati firmatari possono nominare dei rappresentanti aziendali. I sindacati che sciopereranno contro l'accordo potranno essere puniti con l'annullamento dei permessi. L'azienda inoltre rinuncerà a trattenere le quote di iscrizione dalle buste paga (scaricando sul sindacato l'onere di raccogliere i soldi). I lavoratori che sciopereranno contro l'intesa potranno essere licenziati. Ognuno di loro avrà personalmente firmato il nuovo contratto al momento della nascita della joint-venture.
giovedì 4 novembre 2010
Storia di un operaio fiat

Che cosa dicono su questa vicenda Bersani e/o Vendola?
Attendiamo risposta.
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