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venerdì 14 settembre 2012

Il Sabotatore - num. 11

Il Sabotatore

 
 
Come ogni venerdì, è uscito oggi il numero 11 de Il Sabotatore - Bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag. Quattro pagine contro il Sistema.
Su questo numero troverete un articolo di Arcadianet in prima pagina sulle leggi liberticide europee contro l'agricoltura, due articoli di Sabotag sui temi del lavoro e della repressione; l'esordio di un nuovo collaboratore napoletano, Vale Eva, con un articolo sull'ingerenza sempre maggiore delle banche nella nostra vita; uno scritto di Jatevenne sui temi del meridionalismo; una poesia di Capitano Orca, in cui si sente il profumo dell'Oceano.
 
Il link ove leggere l'ultimo numero de Il Sabotatore è

mentre gli altri numeri de Il Sabotatore sono visibili al seguente link:

Do svidanija

venerdì 7 settembre 2012

Il Sabotatore - num. 10

Il Sabotatore



E' uscito oggi il numero 10 de Il Sabotatore - Bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag. Quattro pagine contro il Sistema.
Su questo numero troverete un articolo di Arcadianet in prima pagina sulla crisi del capitalismo italiano; un articolo di Sabotag sulla volontà di fare LA Tav; l'esordio di un nuovo collaboratore meridionalista, Jatevenne, con un articolo su Mario Monti e il Sud; uno scritto di Bakunin sul concetto di Patria per gli anarchici; il testo di una famosa canzone sul brigantaggio postunitario.

Il link ove leggere l'ultimo numero de Il Sabotatore è
http://www.youblisher.com/p/420528-Il-Sabotatore/

mentre gli altri numeri de Il Sabotatore sono visibili al seguente link:
http://www.youblisher.com/s/il+sabotatore/

Do svidanija

venerdì 31 agosto 2012

Il Sabotatore - num. 9

Il Sabotatore



E' uscito oggi il numero 9 de Il Sabotatore - Bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag. Si torna alle quattro pagine, come prima delle vacanze agostane.
Su questo numero troverete un articolo di Arcadianet in prima pagina sul mondo del lavoro; un articolo e una prosa di Sabotag; l'esordio di un nuovo collaboratore meridionalista, Spartaco, che commenta un indegno articolo apparso su Il Giornale ; una poesia ermetica di Bukowski.

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http://www.youblisher.com/p/415315-Il-Sabotatore/

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Do svidanija

venerdì 24 agosto 2012

Il Sabotatore - num. 8

Il Sabotatore


E' uscito oggi il numero 8 de Il Sabotatore - Bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag, ancora di sole 3 pagine come accaduto in tutto agosto..
Su questo numero troverete un articolo di Arcadianet sulla questione dell'Ilva di Taranto e sulla necessità della socializzazione; una prosa di Sabotag; un articolo di Greenpeace sulla campagna Save The Arctic; una poesia ermetica di Sabotag.

Il link ove leggere l'ultimo numero de Il Sabotatore è
http://www.youblisher.com/p/410332-Il-Sabotatore/

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Do svidanija

venerdì 17 agosto 2012

Il Sabotatore - num. 7

Il Sabotatore



Come ogni venerdì, è uscito oggi il numero 7 de Il Sabotatore - Bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag.
Su questo numero troverete un articolo di Arcadianet sulla questione dell'Ilva di Taranto e dell'impossibilità di un capitalismo etico; una riflessione di Sabotag sulle olimpiadi londinesi; un articolo sui politici che pagavano una emittente locale per farsi intervistare; uno splendido haiku di Wu Xuantao.

Il link ove leggere l'ultimo numero de Il Sabotatore è
http://www.youblisher.com/p/405647-Il-Sabotatore/

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Do svidanija

venerdì 3 agosto 2012

Il Sabotatore - num. 6

Il Sabotatore


Come ogni venerdì, è uscito oggi il numero 6 de Il Sabotatore - bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag.

Il link ove leggere l'ultimo numero de Il Sabotatore è 

mentre gli altri numeri de Il Sabotatore sono visibili al seguente link:

Venerdì prossimo Il Sabotatore non uscirà, causa piccola vacanza agostana.
Ci si rivede venerdì 17 agosto.

Do svidanija

domenica 29 luglio 2012

Ordinanza all'esercito dell'arte - Majakovskij



Cantilenano le brigate dei vecchi
la stessa litania.
compagni!
sulle barricate! Barricate di cuori e di anime.
E' vero comunista solo chi ha bruciato i ponti della ritirata.
Basta con le marce, futuristi, un balzo nel futuro!
Non basta costruire una locomotiva:
fa girare le ruote e fugge via.
Se un canto non saccheggia una stazione,
a che serve la corrente alternata?
Ammonticchiate un suono sopra l'altro,
e avanti, cantando e fischiettando.
Ci sono ancora buone consonanti:
erre, esse, zeta.
Non basta allineare, adornare i calzoni con le bande.
Tutti i soviet insieme non muoveranno gli eserciti,
se i musicisti non suoneranno la marcia.
Portate i pianoforti sulla strada, alla finestra agganciate il tamburo!
Il tamburo spaccate e il pianoforte, perché un fracasso ci sia,
un rimbombo.
Perché sgobbare in fabbrica, perché sporcarsi il muso di fuliggine,
e, la sera, sul lusso altrui sbattere gli occhi sonnacchiosi?
Basta con le verità da un soldo.
Ripulisci il cuore dal vecchiume.
Le strade sono i nostri pennelli.
Le piazze le nostre tavolozze.
Non sono stati celebrati
dalle mille pagine del libro del tempo
i giorni della rivoluzione!
Nelle strade, futuristi, tamburini e poeti!

venerdì 27 luglio 2012

Il Sabotatore - num. 5

Il Sabotatore



Come ogni venerdì, ecco il nuovo numero de IL SABOTATORE, bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag.
Il link dove è possibile leggerlo è http://www.youblisher.com/p/393306-Il-Sabotatore/

Chiunque voglia collaborare con articoli, racconti brevi, poesie, canzoni, foto o altro, scriva ad ant.lucignano@libero.it

giovedì 19 luglio 2012

Il Sabotatore - num. 4



Dato che domani ricorre il triste anniversario della morte di Carlo Giuliani, evento simbolico della "più grande sospensione dei diritti civili in un paese occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale" (cit. Amnesty International), abbiamo deciso di anticipare di un giorno l'uscita del nuovo numero de IL SABOTATORE - Bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag.
In questo numero trovate, in prima pagina, l'articolo di Arcadianet sul concetto di Ribellione Attiva, a maggior chiarimento dell'articolo che apriva il numero scorso; poi trovate due articoli, rispettivamente di Sabotag e di Wu Ming 4 (tratto dal sito della Wu Ming Foundation) sulla sentenza di condanna per "devastazione e saccheggio" dei dieci militanti presenti al G8 di Genova; infine, trovate una riflessione di Sabotag sul fatto che la lotta comincia appena si esce di casa e una poesia della rubrica Versi di Sabotaggio.

Il link ove trovare Il Sabotatore è http://www.youblisher.com/p/387046-Il-Sabotatore/ , a cui si accede anche dalla colonna a destra.

I numeri precedenti de Il Sabotatore sono
Num. 0  http://www.youblisher.com/p/358303-Il-Sabotatore/
Num. 1  http://www.youblisher.com/p/365162-Il-Sabotatore/
Num. 2  http://www.youblisher.com/p/369766-Il-Sabotatore/
Num. 3  http://www.youblisher.com/p/382207-Il-Sabotatore/

martedì 17 luglio 2012

La lotta comincia dalla porta di casa tua



Quando non avevo ancora la barba bianca sul mento, e militavo nei Giovani Comunisti di Pozzuoli (NA), durante una assemblea sentii una frase: "Pensa globale e agisci locale". Era una frase del Subcomandante Marcos, il leggendario capo della guerriglia zapatista.
Quella frase mi ha "perseguitato" in tutti questi anni, ed è ancora la ragione sociale del mio agire politico. Il problema, forse, è che siamo ancora in pochi a conoscerla e ad agire di conseguenza. La società, politica e civile, è piena di persone che discutono e si adoperano su questioni molto lontane dalla realtà che quotidianamente viviamo oppure non riescono a ragionare e ad attivarsi su temi che vadano oltre il proprio giardino di casa.
Ad entrambe le categorie dico: la lotta comincia dalla porta di casa. Mi spiace dirlo, ma è inutile perdere tempo in un corteo di solidarietà - ad esempio - ai cinque companeros cubani. Meglio dedicarsi al proprio territorio, inteso come un nodo del Sistema che ci opprime e contro cui tutti siamo chiamati alla lotta, consapevoli o meno. Non possiamo, però, nemmeno chiuderci gli orizzonti di riflessione e di azione al hic et nunc, qui ed ora, come se non esistesse nulla oltre questo luogo e questo momento. E' sull'equilibrio - non sulla moderazione, si badi bene - tra queste due componenti che si gioca il futuro della politica e della Democrazia in rete.

Come combattere questa lotta? Non esiste un'arma migliore dell'altra. Io ho scelto la Parola, che risveglia le coscienze, ispira gli spiriti e denuncia le malefatte. Non è sufficiente, sia chiaro, però è importante. Le parole sono molotov che bruciano dentro.
Bisogna, però, prima decidere la tattica: battaglia campale o guerriglia? Cioè, traducendo dal gergo militaresco: battaglia ampia e di massa su un campo vasto oppure battaglia di piccoli nuclei in zone ristrette, vicoli e vicoletti del Sistema? Su questo non ho dubbi: la seconda. Il nemico che ci troviamo ad affrontare quotidianamente nei nostri uffici e nelle nostre strade, nei nostri luoghi di lavoro o nei bar che frequentiamo, è un enimo enorme, armato fino ai denti e potentissimo. E noi non disponiamo di un esercito vasto e preparato. 

Usciamo di casa e prepariamoci alla battaglia. Denunciamo, scriviamo, leggiamo, informiamoci ed informiamo, partecipiamo ed organizziamo. 
Che ognuno diventi il nodo di una rete di sabotatori del Sistema.

lunedì 16 luglio 2012

Disgusto e sabotaggio




Lo ammetto: la notizia della condanna dei 10 militanti antagonisti protagonisti, secondo la pubblica accusa e la Cassazione, di atti di "devastazione e saccheggio" mi ha destabilizzato. Ho sempre fatto propaganda di equilibrio (e mai di moderazione), eppure stavolta ho seriamente rischiato di perdere l'equilibrio e di scivolare verso una deriva che, almeno verbalmente, non si può non definire "insurrezionale" o "terroristica". Il disgusto è talmente elevato che comprime lo stomaco e le tempie, impedendomi di ragionare e di respirare. Sapere che un Paese che si definisce democratico si dimostri così iniquo mi fa letteralmente uscire di senno. Basta confrontare le condanne dei vertici della polizia (pensa massima, 3 anni e 6 mesi) e quelle dei manifestanti (pena massima, 15 anni) per comprendere l'iniquità: chi ha usato violenza contro le persone ha avuto una pena di gran lunga minore rispetto a chi ha commesso atti di vandalismo. Deprecabili quanto si vuole, per carità, ma rompere una mascella sarà sempre più grave che rompere una vetrina. 
Non è evidentemente così per la Magistratura italiana, altro ganglio di quel Sistema liberale e liberista che si dice democratico, ma che nei fatti è una dittatura legalizzata. Un Sistema che addirittura impone l'esportazione di questa presunta democrazia, proprio come esporta le ricette ultraliberiste che si traducono in misure antisociali e antipopolari in ogni angolo del globo. E l'Italia non fa eccezione, come sempre nella sua storia. Il servilismo di cui questa non-nazione si è resa protagonista dalla caduta dell'Impero Romano ad oggi (ad eccezione di qualche stato preunitario, come il Regno delle Due Sicilie, che era all'avanguardia per quanto concerne la cultura e l'economia) continua ad appestare la penisola italica. L'Unione Bancaria Europea ordina, e i bocconiani eseguono. Peggioramento della riforma delle pensioni? Done. Taglio dei diritti dei lavoratori? Done. Miliardi regalati alle banche, le quali poi non erogano credito? Done.

Questa è la situazione. Tutti stanno male, tutti si lamentano, ma nessuno si ribella. Tutti chiusi nelle proprie case, comprate con mutui dai tassi usurai, in quartieri dormitorio privi dei più elementari servizi. E appena uno alza la voce o spacca una vetrina, sono tutti pronti a dargli addosso. "Eh no! Questo non si fa!", come se si stesse facendo la ramanzina ad uno beccato con le mani nella nutella.
Più passano i giorni, i mesi e gli anni, e più mi convinco che solo una grande pars destruens, seguita da una altrettanto gloriosa pars costruens, può cambiare le cose. E siccome non sono come quei fatalisti che attendono che le Masse si ribellino, così come non sono come quelli che credono che basti una raccolta firme o una croce sul simbolo per cambiare le cose, non mi accodo.

L'ho detto e lo ripeto: non è possibile correggere il Sistema, né c'è una rivoluzione sociale alle porte. Noi possiamo solo compiere opera di sabotaggio.

Passo e chiudo.

Il Sistema non è riformabile. Va sabotato.




L'Articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, quella che Bersani ama definire "la più bella Costituzione del mondo", salvo poi dimenticarsela puntualmente quando si tratta di votare leggi contro i lavoratori, i pensionati, le donne, gli omosessuali, ecc..., recita così:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni."

Pertanto mi appello all'articolo 21 per dire quanto segue:

Dopo le condanne per reati di devastazione e saccheggio inflitte a ragazzi che erano a Genova durante il G8 del 2001, e confrontando le stesse con le tenui condanne inflitte ai dirigenti di polizia che causarono "la più grande sospensioni delle libertà democratiche in un paese occidentale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale" (cfr Amnesty International), posso senz'altro affermare che lo stato di diritto, in Italia, non esiste più. Non c'è equità tra le pene inflitte, né criterio di proporzionalità. Erano anni, anzi decenni, che questa situazione si protraeva: questa è l'ennesima, ultima goccia che fa traboccare il vaso. Genova è stata, per la mia generazione, la dimostrazione della violenza e del fascismo liberale e liberista del Sistema. Dopo undici anni posso affermare senza timor di smentita che non c'è stata giustizia.
Il Sistema ha vinto. Così come nel 1925 il Fascismo vinse definitivamente la sua battaglia sul piano istituzionale, e fu necessario organizzare la resistenza sul piano extraistituzionale.

Pertanto ritengo sia necessario lottare con ogni mezzo contro questo Sistema oppressivo, che ormai ha raggiunto dimensioni planetarie. Che ognuno organizzi la lotta come meglio crede: con la parola (come fa questo blog) o con altri mezzi. Socializzi, collettivizzi, costruisca reti di relazioni e di lotta. Quando un Sistema opprime i cittadini è sempre una dittatura. Esistono le dittature nazifasciste, le dittature staliniste, e le dittature liberali, che si autodefiniscono democratiche eppure violentano la democrazia a proprio uso e consumo.

Ognuno contrasti il Sistema, in ogni luogo e con ogni metodo. Ognuno operi per il sabotaggio sistematico di ogni ganglio del Sistema. Anche mettere una croce su un simbolo elettorale può essere un canale di espressione e di ribellione al Sistema. L'importante è non credere MAI che sia sufficiente l'espressione di un voto per essere e sentirsi liberi. Chiunque creda che la lotta politica si possa esplicare SOLO tramite gli strumenti che il Sistema mette a disposizione (elezioni, raccolta firme, referendum) è un folle utopista. Allo stesso modo: chiunque creda che l'unica soluzione sia imbracciare un fucile o lanciare una bomba, è un velleitario utopista. Ed io, di questi cazzo di utopisti, ne ho piene le palle.

E adesso, arrestateci tutti.

venerdì 13 luglio 2012

Il Sabotore - num.3



E' uscito il nuovo numero de Il Sabotatore - bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag.
In prima pagina c'è l'articolo sulla Rivoluzione ad opera Arcadianet, realtà anticapitalista con cui iniziamo ufficialmente una collaborazione nonostante le ovvie e salutari differenze di vedute su vari temi; a seguire, un commento alla sentenza che ha condannato alcuni dirigenti della Polizia per la mattanza della scuola Diaz; due articoli sul concetto di Libertà, ad opera di Karl Kaphyer e Michele Bacunino; una brevissima riflessione su ciò che sta accadendo in Spagna, con la lotta dei minatori; conclude, come sempre, una poesia antagonista nella rubrica "Versi di Sabotaggio".

Il link è http://www.youblisher.com/p/382207-Il-Sabotatore/  , e lo trovate anche nella colonna qui a destra.

STAMPATE, DIFFONDETE E SCRIVETECI, se volete collaborare con Il Sabotatore o se volete commentare gli articoli, alla mail ant.lucignano@libero.it

I precedenti numeri de Il Sabotatore:
Num. 0  http://www.youblisher.com/p/358303-Il-Sabotatore/
Num. 1  http://www.youblisher.com/p/365162-Il-Sabotatore/
Num. 2  http://www.youblisher.com/p/369766-Il-Sabotatore/



Gli elementi della Libertà



Io non sono veramente libero fino a quando tutte le persone che mi circondano non sono egualmente libere. Il limite della mia libertà non è la libertà altrui; bensì, è la schiavitù altrui a limitare la mia libertà. Allo stesso modo di come la bestialità altrui sia la negazione della mia umanità.
La libertà non può essere realizzata da soli. La solitudine non è libertà. Essere liberi di far ciò che si vuole indipendentemente dagli altri non è libertà. La libertà si realizza sempre e solo nella società, nella stretta uguaglianza e solidarietà di ognuno con tutti. 
Vi si possono distinguere vari momenti o elementi di sviluppo della libertà:
- Elemento sociale: è il pieno sviluppo e il pieno godimento di tutte le facoltà e potenzialità umane per ciascuno attraverso l’educazione, l’istituzione scientifica e la prosperità materiale, tutte cose che non possono essere date da ciascuno se non con il lavoro collettivo, materiale ed intellettuale, muscolare e nervoso della società tutta intera;
- Elemento ribelle: è la rivolta dell’individuo umano contro ogni autorità divina e umana, collettiva e individuale, che sia imposta dall'alto invece che stabilita dal basso.

Prima di tutto è la ribellione contro il fantasma supremo della teologia, contro Dio. È evidente che fintanto avremo un padrone nel cielo, noi saremo schiavi sulla terra. Finchè crederemo di dovergli un obbedienza assoluta, e di fronte a un Dio non è possibile altra obbedienza, dovremo necessariamente sottometterci passivamente e senza la minima critica alla santa autorità dei suoi intermediari e dei suoi eletti.
Da ciò ne consegue un'altra ribellione, forse più importante: la ribellione contro il Sistema, la tirannia fondata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e la competizione economica, sulla mercificazione dei prodotti e dei rapporti umani, sul profitto. Ogni forma di autorità, sia essa individuale o collettiva, che discende dall'alto e non è viceversa stabilita dalla libera associazione di donne e uomini Liberi e Uguali, va contrastata. Insieme agli altri uomini che si sono liberati da questa schiavitù e voglio liberare gli altri uomini ancora schiavi, seppur inconsapevoli.
Come liberarsi? Per ribellarsi contro questa tirannia che la società esercita su di lui, l’uomo deve almeno in parte ribellarsi contro se stesso, in quanto egli stesso non è altro che il prodotto della società., con tutte le sue tendenze e aspirazioni materiali, intellettuali e morali.

Michele Bacunino

giovedì 28 giugno 2012

La Piattaforma Organizzativa dei Comunisti Anarchici

La Piattaforma Organizzativa dei Comunisti Anarchici

Vi propongo il primo libro "pubblicato" dalla SABOTAG EDIZIONI.
Lo trovate sul link
e sulla colonna di destra.

L'ho scaricato dal sito della Federazione dei Comunisti Anarchici
(http://fdca.it/storico/piattaformanuova.htm ) e l'ho impaginato, curandone anche alcuni aspetti grafici.

SABOTAG EDIZIONI è un altro nodo del Network Autonomo Sabotag. Essa nasce con l'intento di pubblicare e diffondere gratuitamente e via web tutte le opere, storiche o contemporanee, riguardanti la lotta sociale e politica al Sistema.
Chiunque sia interessato a propormi saggi o opere di narrativa su questo tema, è pregato di contattarmi alla mail ant.lucignano@libero.it 

N.B. in nome della filosofia del copyleft, tutte le collaborazioni e le pubblicazioni devono intendersi assolutamente volontarie e gratuite.

mercoledì 27 giugno 2012

Qualche appunto di Net-Democracy



Il Network Autonomo Sabotag nasce per realizzare un progetto, un fine, un obiettivo. Questo progetto si chiama Net-Democracy, cioè Democrazia in Rete. C'è subito una precisazione da fare: Net-Democracy e E-democracy non sono la stessa cosa, perché la seconda si riferisce all'utilizzo di tecniche e strumenti digitali per realizzare una democrazia (diretta, nella maggior parte dei casi); la "rete" della E-democracy è, quindi, fondamentalmente il web. 
La Net-Democracy, invece, è l'evoluzione - o se vogliamo, l'estremizzazione - del concetto e della pratica di Rete applicata alla Democrazia. Concetto e pratica: idea e azione. 
Da qui si desume il primo punto: la Net-Democracy non è un'idea a cui la realtà deve conformarsi, bensì è una pratica reale da cui nascono e si sviluppano alcune idee fondamentali, che noi chiameremo "nodi" proprio perché non vanno intesi come elementi fissi e immutabili, ma come punti in cui la rete arriva e riparte. La Net-Democracy non è una invenzione contemporanea, ma è una rivisitazione in chiave contemporanea delle antiche pratiche democratiche consiliari.

Nodo Egualitario: è il primo nodo della Net-Democracy. Tutti i soggetti operanti nella Net-Democracy devono essere in uno stato di parità formale e sostanziale. Formale, cioè hanno tutti gli stessi diritti e le stesse possibilità; sostanziale, cioè le loro azioni devono essere ed essere intese come utili alla comunità parimenti alle altre, indipendentemente dall'eventuale valore economico dell'azione o della cosa prodotta. Questo punto è importante e proviamo a spiegarlo meglio: nella società contemporanea, che fondamentalmente ha un impianto economico capitalista e, di conseguenza, un impianto culturale fondato sulla competizione e sulla libertà individuale anteposta al benessere collettivo, le differenze tra le persone sono principalmente di natura economica: se uno guadagna di più vuol dire che è più bravo o utile; se è più bravo o utile è giusto che guadagni di più. La realtà ha dimostrato, invece, che molto spesso il valore economico di un atto, di un prodotto e addirittura - cosa aberrante, ma il capitalismo è anche questo - di una persona, non esprimo l'utilità sociale per il miglioramento qualitativo della vita della comunità. Pertanto il Nodo Egualitario si sviluppa solo quando le differenze tra le azioni, i prodotti e le persone non sono succubi di processi e strutture economiche. L'economia, per quanto importante, non deve più essere il principale strumento di differenziazione tra azioni, prodotti e persone. Solo un approccio qualitativo, quindi soggettivo (laddove il soggetto è sia l'individuo che la comunità), può realizzare una vera democrazia.

Nodo Libertario: è il secondo nodo della Net-Democracy. Non è possibile alcuna democrazia senza libertà, ma la libertà deve essere messa in rete, deve appartenere a tutti e deve essere a disposizione di tutti coloro che vogliono essere e vivere liberi. Ciò significa che va superato la vetusta concezione liberale di libertà: "la mia libertà finisce dove comincia quella di un altro". La prima forma di libertà è la libertà dal bisogno: chiunque dipenda da qualcosa o qualcuno, non è libero. Da ciò si giunge alla seconda forma della libertà, cioè la libertà di pensiero e azione in un sistema di parità (Nodo Egualitario): se non c'è parità tra i soggetti operanti, c'è sopruso o sopraffazione, gerarchia e comando, predominanza di X su Y. Così facendo, si evitano le distorsioni del concetto e della pratica della libertà di pensiero ed azione, perché qualsiasi libero pensiero contraddica il sistema di parità (ad esempio, i bianchi sono meglio dei neri, gli etero sono superiori ai gay, i ricchi sono più intelligenti dei poveri, ecc...) è un pensiero non democratico. Stesso discorso, ovviamente, vale per l'inverso: se la libertà viene sacrificata sull'altare dell'uguaglianza, si genera appiattimento, omologazione, burocrazia. Ciò è avvenuto, ad esempio, nei regimi del cosiddetto "socialismo reale", che spesso hanno subito una involuzione burocratica a seguito di un appiattimento generale dovuto alla limitazione della libertà di tutti e di ciascuno.

Volendo dare una raffigurazione grafica, quasi plastica, della struttura nodale della Net-Democracy possiamo utilizzare il seguente schema:

Come si vede, i due nodi sono in uno stato di parità tra loro, sono in continua relazione tra loro, e da ognuno partono diramazioni che vanno a creare altri nodi, e da questi la Rete.


Se vuoi diventare un Sabotatore, e vuoi collaborare con articoli, poesie, canzoni, foto, video... e soprattutto con mani, testa e cuore, leggi http://www.antoniolucignano.com/2012/06/diventa-un-sabotatore-collabora-e.html


venerdì 22 giugno 2012

E' uscito il numero 1 de Il Sabotatore



Dopo il numero 0, il numero di prova, della settimana scorsa, è uscito oggi il numero 1 de Il Sabotatore, bollettino settimanale del Network Autonomo Sabotag.
Questa settimana, le quattro pagine del bollettino vedono un lungo articolo (in prima e in quarta pagina) su un tema fondamentale: la distanza tra ideale e reale, tra aspirazioni e realizzazioni, di ogni militante politico e, se vogliamo, di ogni persona che voglia cambiare lo stato di cose presenti.
A seguire, abbiamo una riflessione sulle elezioni greche e sul sistema elettorale greco che ha fatto nascere una maggioranza elettorale diversa, anzi opposta, rispetto al volere del popolo greco; un'articolo di presentazione di un neonato movimento politico, Articolo Zero; infine, una poesia ribelle, che inaugura la sezione Versi di sabotaggio.

Il link per leggere Il Sabotatore è http://www.youblisher.com/p/365162-Il-Sabotatore/
che potrete sempre trovare disponibile sulla colonna di destra del blog.

Buona lettura!

P.s. per chiunque volesse collaborare con Il sabotatore, e con il network in generale, contattatemi alla mail ant.lucignano@libero.it   

lunedì 18 giugno 2012

Tecniche di sabotaggio antico

ComeSiFa.jpg



[La casa editrice Manni ha pubblicato un volumetto, piccolo ma corposo, a cura di Franco "Bifo" Berardi e Valerio Monteventi. Si intitola Come si fa. Tecniche e prospettive di rivoluzione (pp. 256, € 12,00). Così è presentato dall'editore: "I movimenti di protesta si stanno diffondendo in tutto il mondo. Ma le battaglie di opposizione al sistema sembrano non aver ancora trovato gli strumenti per un’azione efficace. Alcune proposte arrivano da questo volume che analizza teorie e metodi alla base delle rivolte del ventesimo secolo: lo sciopero e il sabotaggio, il guevarismo, la resistenza e la guerriglia, il boicottaggio e le pratiche dell’obiettivo, la non violenza, il media-attivismo e l’info-hacking, il subvertizing e le occupazioni, fino alla creazione di reti di solidarietà e al suicidio. Obiettivo finale: capire il passato per proporre una forma nuova e adeguata della rivoluzione oggi." I contributi raccolti sono di Franco "Bifo" Berardi, Valerio Monteventi, Lucia Berardi, Arturo Di Corinto, Tommaso De Lorenzis, Valerio Evangelisti, Andrea Gropplero, Antonio Moscato. Riportiamo l'intervento di Valerio Evangelisti.]


di Valerio Evangelisti, tratto da http://www.carmillaonline.com/archives/2012/06/004339.html

Esiste una forma di lotta che ha gli effetti di uno sciopero di massa, pur se attuata da un numero esiguo di lavoratori o, in certi casi, persino da uno solo? Sì, esiste, e si chiama sabotaggio. Era comune, e teorizzata da alcune forze sindacali, nei primi decenni del secolo scorso, soprattutto in Francia, in Inghilterra e in America. A quei tempi, in Italia, era praticata principalmente nelle campagne. Tornò di moda, da noi, negli anni Settanta. Noto è il caso, ai tempi della catena di montaggio, del cosiddetto “salto della scocca” nella industria automobilistica. La vettura completata mancava di qualche pezzo piccolo ma essenziale, e ciò la rendeva inservibile. Un danno economico altissimo per il padrone. Nel 1984 vi fu un processo contro alcuni operai dell’Alfa Romeo colpevoli del sabotaggio. A sorpresa, i magistrati condannarono l’azienda e assolsero i lavoratori. Una sentenza che, in certi ambienti e sulla stampa mainstream, fece scandalo. Provocò anche una breve crisi tra i sindacati, favorevoli alla decisione del giudice, e il PCI, risolutamente contrario.
Non conosco altre sentenze così esplicite, ma non voglio occuparmi qui del sabotaggio in toto, che ha avuto mille altre espressioni (anche recentissime). Intendo invece chiarire perché un secolo fa alcuni sindacati importanti, come la CGT in Francia, gli IWW in America e altri ancora, un po’ in tutto il mondo, ritenevano il sabotaggio un mezzo di lotta legittimo, per quanto ritenuto dalla legge un atto criminale.
Partiamo dalla definizione. Il testo fondamentale, tradotto in molte lingue, è Il sabotaggio di Émile Pouget (un dirigente della CGT di tendenza anarco-sindacalista), pubblicato in Italia nel 1911. Sua è la formula che riassume il concetto: “A cattiva paga, cattivo lavoro”. Il prefatore italiano, che si firma Notari, offre una definizione sintetica ma più ampia:

“Il sabotaggio si divide in due grandi rami. Il primo comprende il sabotaggio delle industrie, e consiste (…) nel ridurre la macchina, o qualsiasi altro strumento di lavoro, in istato di inattività impedendo, così, che l’arma escogitata dalle classi padronali – il krumiraggio – possa spuntare quella delle classi operaie – lo sciopero.
Il secondo comprende il sabotaggio applicato ai commerci il quale consiste (…) nel fare l’interesse del cliente, e non quello del padrone: nel dare, cioè, il peso giusto della merce richiesta, nell’offrire quella di migliore scelta e di migliore fattura, anziché quella avariata od imperfetta.”

Tralascio la seconda forma di lotta, meno attuale, che pure trova in certe azioni degli anni Settanta – primi anni Ottanta alcune analogie (tipo la scelta degli autoferrotranvieri, durante le loro vertenze, di far viaggiare i passeggeri senza biglietto, invece di astenersi dal lavoro). Quanto alla prima, fu ufficialmente adottata, creando uno scandalo enorme, dal congresso di Tolone della CGT francese del 1897, ribadita dal congresso di Rennes l’anno successivo, poi sancita a Parigi nel 1900. Il motivo della risoluzione è ben spiegato da Pouget:

“Bisogna che i capitalisti sappiano che il lavoratore non rispetterà la macchina se non quando questa sia divenuta per lui un’amica che abbrevia il lavoro, invece di essere, come oggi è, la nemica che gli ruba il pane e lo uccide.”
Simili idee, che oggi possono apparire datate e persino oltraggiose, conobbero una diffusione stupefacente. Del resto si rifacevano a prassi già adottate spontaneamente dalla classe operaia. Comprendevano forme varie, che andavano dall’osservanza pedissequa dei regolamenti (usata dai ferrovieri francesi già prima del congresso di Tolone) al ricorso a espedienti capaci di bloccare un ingranaggio, e con esso tutti quelli collegati, a monte e a valle. L’azione di uno solo, o di pochi, era davvero sufficiente a interrompere un’intera catena produttiva. Talora bastava togliere un bullone o versare un liquido colloso sulle pulegge. Impossibile, o quasi, scoprire il colpevole, tra la folla degli operai manifatturieri.

Dalle teorizzazioni di Pouget si passò alla pratica fatta propria dal sindacalismo rivoluzionario, e in particolare dagli Industrial Workers of the World americani. Un dirigente degli IWW, Ben H. Williams, sconsigliava nel 1911 la distruzione diretta delle macchine. I lavoratori non l’avrebbero capita, e forse avrebbero finito per giudicarla barbara. Meglio la tattica dei ferrovieri francesi. Dopo un accordo tra i militanti del sindacato, provocare un guasto qui, un guasto là, fino a rendere l’intera rete – pubblica e privata – inaffidabile e ingestibile. I padroni avrebbero finito per abbandonare la loro tracotanza e sarebbero scesi a patti spontaneamente. Come in effetti accadde in Francia, nel 1895.
Altri teorici degli IWW, a partire da Frank Bohn per arrivare a molti altri, incluso il leader “Big Bill” Haywood, approfondirono le modalità di questo tipo di lotta. Cerco di ricapitolare il loro discorso.

- Il sabotaggio è valido quale forma di conflittualità estrema, in presenza di situazioni eccezionali. In condizioni “normali”, i proletari lo ripudierebbero.
- Le situazioni eccezionali comprendono il ricorso ai crumiri, il rifiuto di ammettere le rappresentanze sindacali, l’impossibilità dello sciopero.
- Necessaria al sabotaggio detto “industriale” è la presenza di masse cospicue di lavoratori, tra le quali non sia possibile scovare uno o più colpevoli, se non colti sul fatto.
- Il sabotaggio ha per bersaglio le cose, non le persone. L’inverso della repressione del potere, che punta invece alle persone, non alle cose.

Simili concetti furono adottati dall’intero sindacalismo rivoluzionario mondiale, ai primi del Novecento. Gli IWW li teorizzarono più che praticarli. Una realizzazione molto concreta ebbe luogo principalmente nella California degli anni Dieci-Venti del Novecento. Braccianti precari ed esasperati, ridotti alla fame da salari sempre più bassi, cominciarono a dare fuoco alle trebbiatrici che toglievano loro il lavoro. Il compositore Joe Hill adattò a esaltazione di quel gesto una canzoncina popolare, Ta-Ra-Ra Boom De-Ay, in cui un proprietario terriero accettava di negoziare dopo avere assistito alla distruzione delle macchine agricole comperate per risparmiare manodopera.
Furono casi comunque isolati, e non paragonabili al galletto rosso praticato negli stessi anni dagli operai agricoli di molti paesi europei, a partire dai braccianti della Russia per arrivare a quelli, pure inquadrati in organizzazioni sindacali riformiste, dell’Emilia-Romagna. Consisteva semplicemente nel dare fuoco ai campi di cereali, e richiedeva un grado accentuato di alienazione dal lavoro. Difficilmente i piccoli proprietari contadini avrebbero accettato quella tattica. La facevano propria masse precarie che passavano da un lavoro all’altro, e non avevano nulla che le legasse al suolo, né al lavoro in sé.
Negli Stati Uniti, di norma, non si arrivò a tanto. Sta di fatto che il sabotaggio, o per meglio dire il suo elogio, fu tra i pretesti usati nel 1919 per mettere fuori legge gli IWW, tra deportazioni forzate e condanne a lunghi periodi di carcerazione. Nulla faceva rabbrividire chi deteneva il comando dell'economia e del potere quanto l’idea che un piccolo nucleo di operai potesse, con una “disattenzione” difficilmente imputabile, causare in pochi minuti una perdita di profitti maggiore di quella provocata da una settimana di sciopero – senza poter sapere a chi sospendere la paga o chi licenziare.
La parola d’ordine “A cattiva paga, cattivo lavoro” scomparve in seguito dal novero degli slogan sindacali. Riapparve per un poco in Italia, negli anni Settanta, nella forma “A salario di merda, lavoro di merda”. Nei decenni successivi fu travolta dal decentramento produttivo, dagli appalti a lavoratori o agenzie presunti autonomi, dalla delocalizzazione. Dopo la condanna per legge di un’altra tradizionale arma sindacale, il “boicottaggio” (tu non rispetti i tuoi dipendenti e io ti boicotto; chiunque avrà a che fare con te sarà boicottato a sua volta, persino sul piano dei rapporti umani), si sono susseguite per ogni dove misure legislative, forme di sorveglianza, modalità organizzative che rendessero il sabotaggio impraticabile. Ma si può dire che la bestia sia domata? Per scatenarsi richiede un precariato diffuso, la conseguente estraneità ai fini dell’impresa, la mancata accettazione del “normale” rapporto sindacale da parte del padrone. Sull’altro versante esige coscienza dei fini, coraggio e disinvoltura nella scelta dei mezzi. Forse è sul secondo fronte che attualmente si avvertono le carenze maggiori.

Come che sia, credo opportuno riportare un brano delle conclusioni del congresso di Tolone della CGT, che adottò il sabotaggio come arma legittima:
“Noi vi abbiamo già dimostrato come istintivamente il lavoratore abbia risposto al capitalista feroce diminuendo la produzione, ossia offrendo un lavoro proporzionato alla miserabilità del salario.
Occorre augurarci che i lavoratori si rendano conto che il sabotaggio, per divenire un’arma poderosa, deve esser praticato con metodo e con coscienza.
Spesso basta la semplice minaccia del sabotaggio, per ottenere utili risultati.
Il congresso non può entrare nei particolari della tattica. Questi particolari debbono partire dalla iniziativa e dal temperamento di ciascuno di voi e sono subordinati alla varietà delle industrie.
Non possiamo che porre la massima e augurarvi che il sabotaggio entri nell’arsenale di lotta dei proletari contro i capitalisti, analogamente allo sciopero, e che l’orientazione del movimento sociale abbia sempre più la tendenza all’azione diretta degli individui e a una maggiore coscienza della propria personalità.”
Sono parole, quelle della CGT, che potrebbero avere senso ancora oggi? Non lo so, mi sono limitato a un semplice e semplificato excursus storico. Certo che in tempo di reti e di interconnessioni, l’idea di un omino – o donnina – in tuta che può bloccare tutto quanto, conseguendo gli effetti di uno sciopero generale prolungato, non può che affascinare.

giovedì 14 giugno 2012

Tanti auguri, Comandante





Il 14 giugno 1928 nasceva Ernesto "Che" Guevara. Guerrigliero della libertà dei popoli latino-americani. Ribelle al Sistema. A suo modo, un filosofo ed un poeta. Un uomo che aveva una dote rara di questi tempi: lottava per i suoi ideali.

Questo video di Sabotag TV ne vuole celebrare il ricordo e l'attualità delle idee.





lunedì 4 giugno 2012

Diventa un Sabotatore! Collabora e partecipa al Network Autonomo Sabotag!



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