martedì 30 novembre 2010

Banca d'Italia: l'Unità creò sottosviluppo nel Mezzogiorno




Il processo di verità storica che da tempo sta squarciando il muro di oblìo eretto a difesa di una mistificata interpretazione delle vicende unitarie e post unitarie della nostra nazione, ha trovato nuovo e solidissimo impulso per merito di una pubblicazione scientifica edita da un’istituzione dall’indiscussa affidabilità quale la Banca d’Italia. Se fino ad oggi si è potuto confutare, su basi storiografiche peraltro tutte da verificare, quanto asserito da chi, carte alla mano, mira a dimostrare come il presunto processo unitario si sia risolto nei fatti in una feroce e avvilente colonizzazione del Mezzogiorno, oggi scende in campo la Banca d’Italia, con il suo indiscusso prestigio, a sancire, sulla base di incontestabili analisi e dati statistici, la verità di fatti troppo a lungo vergognosamente manipolati.

Ebbene, a contraddire definitivamente un’ideologia mistificatrice della realtà di episodi che hanno costretto il Mezzogiorno ad una immeritata situazione d’inferiorità, irrompono con l’autorevolezza che gli deriva dalla reputazione di studiosi il Prof. Stefano Fenoaltea, docente di Economia Applicata all’Università di Tor Vergata (Roma), insieme al collega Carlo Ciccarelli, Dottore di Ricerca in Teoria economica ed Istituzioni nella stessa Università.

Nel loro accuratissimo saggio, il cui alto valore scientifico ha meritato per i due economisti l’onore della pubblicazione da parte della Banca d’Italia, gli studiosi dell’Università di Tor Vergata hanno non solo reso manifesto, potremmo dire, ma bensì confermato come all’origine dell’attuale sottosviluppo del Sud ci sia una bugiarda unificazione nazionale. Sin dalle prime pagine del loro lavoro di ricerca, apparso peraltro solo in lingua inglese nei “Quaderni di Storia Economica di Bankitalia”, n. 4, luglio 2010 (domanda: perché non in italiano e con adeguato resoconto pubblico?), Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli affermano così esplicitamente: “L’arretratezza industriale del Sud, evidente già all’inizio della prima guerra mondiale non è un’eredità dell’Italia pre-unitaria» (Through the Magnifying Glass: Provincial Aspects of industrial Growth in Post-Unification Italy, pag.22).

A scrupoloso fondamento del loro studio, corredato da minuziose tabelle statistiche, gli economisti di Tor Vergata prendono in esame i censimenti ufficiali del neonato Stato italiano, precisamente negli anni 1871, 1881, 1901 e 1911. La disponibilità di una notevole massa di dati nazionali e regionali ha offerto l’opportunità a Fenoaltea e Ciccarelli di comprendere a fondo, come sostanzia loro ricerca, lo sviluppo dell’Italia nei primi decenni dopo l’unificazione. Orbene, il meticoloso lavoro eseguito aggiunge, ai dati già disponibili, un’analisi dei dati disaggregati relativi alla produzione industriale in 69 province tra il 1871 e il 1911, determinando gli studiosi a svelare che: «Il loro esame disaggregato rafforza le principali ipotesi revisioniste suggerite dai dati regionali». Più eloquente di così…e, si sottolinea ancora, qui sono i numeri che parlano esplicitamente!

La tabelle pubblicate da Fenoaltea e Ciccarelli mostrano che nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del l’1.13%, quello della Lombardia 1.37%, quello della Liguria 1.48%. Da evidenziare come, a questo punto, fossero già trascorsi dieci anni di smantellamento dell’apparato industriale dell’ex Regno delle Due Sicilie, con il ridimensionamento di importanti stabilimenti come le officine metallurgiche di Pietrarsa, a Portici (Napoli) (oltre 1000 addetti prima dell’unificazione ridotti a 100 nel 1875), nonché quelle di Mongiana in Calabria (950 addetti nel 1850 ridotti a poche decine di guardiani nel 1873): ebbene, nonostante l’opera devastatrice dei presunti liberatori scesi dal Settentrione, l’indice di industrializzazione della Campania era ancora dello 1.01%, con Napoli, nel dato provinciale, all’1.44% e quindi più di Torino che era solo all’1.41%.

L’indice di industrializzazione della Sicilia era allo 0.98%, quindi agli stessi livelli del Veneto che era al 0.99%, la Puglia era allo 0.78% con la provincia di Foggia allo 0.82%: molto più di province lombarde come Sondrio, allo 0.56%, e vicinissima ai livelli di industrializzazione dell’Emilia, lo 0.85%. La Calabria era allo 0.69%, con la provincia di Catanzaro allo 0.78% e perciò allo stesso livello di Reggio Emilia e più di Piacenza, che era allo 0.76%, ma anche di Ferrara allo 0.74%.

Il tasso di industrializzazione della Basilicata era allo 0.67%, un indice che per quanto a prima vista basso era comunque più alto di aree liguri come Porto Maurizio che era allo 0.61%. L’Abruzzo era invece allo 0.58%, con L’Aquila a 0.63%.

Detto questo, appare drammatico come, quarant’anni dopo, nel 1911, l’indice di industrializzazione del Piemonte fosse salito all’1.30% mentre quello della Campania era sceso a 0.93%, con Napoli all’1.32%. La Lombardia era arrivata all’1.67%, la Liguria all’1.62%, mentre la Sicilia era crollata allo 0.65%, la Puglia allo 0.62%, la Calabria allo 0.58%, la Basilicata allo 0.51%.

Questo resoconto piuttosto tragico ma fondato su incontrovertibili riscontri scientifici, perché i numeri si possono occultare ma se resi noti non possono certamente ingannare, rende chiaro come la Banca d’Italia, pubblicando il qualificato studio di Stefano Fenoaltea e Carlo Ciccarelli, abbia certificato ufficialmente con la sua autorevolezza come l’arretratezza industriale del Sud non sia un’eredità dell’Italia pre-unitaria ma bensì un sottosviluppo voluto da una unificazione nazionale strumentalizzata in modo scellerato ai danni del Mezzogiorno.

Il male di Napoli? è l’Italia




di Igiaba Scego

I negozianti sono persone affabili, spesso anche sorridenti. Lunedì pomeriggio finisco in questo negozio X. Non è la prima volta che entro lì. Mi conoscono e il sorriso, se sei cliente abituale, si allarga ancora di più. Spesso con i negozianti io chiacchiero. Di qualsiasi cosa: Obama, le carote che sono aumentate di prezzo, lady Gaga. «Questa settimana dove te ne vai di bello?». mi chiede. Non viaggio tutte le settimane, ma quando esce un libro lo scrittore si trasforma in un commesso viaggiatore, quindi da un paio di mesi viaggio quasi tutte le settimane. Lo guardo e poi tutta sorridente dico «Napoli». Lui cambia faccia, i lineamenti si attorcigliano. «Povera te», mi dice, «ti compatisco. Quella è gente zozza. Sono sporchi e cattivi. Fanno schifo». Io mi paralizzo. E adesso? Mi sale su un po’ di rabbia, il sorriso sparisce dal volto. Dico solo: «Se continui su questa strada potremmo litigare sai? Mio cognato è di Torre del Greco». Lui mi guarda strano: «Ma tua sorella è un po’ scema? Cioè è andata a trovarsi un marito proprio lì? Cavolo con tutto quello che poteva scegliere... al limite era meglio uno della vostra gente, uno nero... il napoletano puzza». Sento che non è un complimento. C’è una scala gerarchica razzista in questa frase. Il negoziante sottointende neri e napoletani sono merde, ma se deve scegliere la cosa meno schifosa meglio il nero. Mi sento male. Farfuglio delle cose. Parlo della pastiera di mio cognato e degli amici (tanti) napoletani che ho. Lui mi dice secco: «Ragazza frequenti cattive compagnie». Per fortuna la sera in Tv c’era Roberto Saviano. Per fortuna ha detto a tanti italiani che Napoli soffre della cattiveria delle organizzazioni criminali e delle multinazionali. Napoli non è sporca, ma riceve la sporcizia del Nord Italia e del Nord Europa. Napoli soffre perché l’Italia è malata, l’Italia è malata perché fa soffrire Napoli.

24 novembre 2010

Solo l'Europa può salvarci




E' ora di dirlo chiaro e tondo: se c'è una speranza di risolvere gli innumerevoli problemi (economici, sociali, politici, istituzionali, ambientali) che attanagliano la penisola italica, tale speranza si chiama "Europa".

Un nome che evocava in molti, ed evoca in alcuni, sentimenti di profonda fiducia e speranza. Un nome che oggi è messo in discussione dal ritorno di nazionalismi di bassa lega e da localismi polentoni. Si può mai mettere in discussione un nome? Certo, se si tenta di svuotare il nome del significato che esprime. L'Europa non è solo un continente geograficamente delineato, nè solo un mercato comune; l'Europa è, o meglio deve essere, il progetto e il sogno di un presente diverso e di un futuro migliore, di una unità civile di varie comunità che rinunciano al gretto personalismo per abbracciare una causa più alta e più ampia, di una nuova comunità nazionale che sappia essere avanguardia culturale, sociale, economica e politica del Mondo.

Certo, l'Europa di Maastricht è in crisi: ma codesta crisi è "nella" Europa, non "della" Europa. Il progetto rimane, il sentiero è tracciato, gli obiettivi sono chiari e condivisi. Manca una comunità d'intenti, una convergenza sui modi e sui mezzi, una capacità di smarcarsi dalla retorica patriottarda. Ed è su questo terreno che le nuove generazioni devono misurare le proprie capacità di intervento.


Pensiamo ai rifiuti di Napoli: essi sono un problema che solo l'Europa può risolvere. In che modo? Esattamente come hanno fatto in Svizzera o in Germania, dove hanno definitivamente abbandonato il nucleare e dove stanno abbandonando anche gli inceneritori. Filiera dei rifiuti zero: a Treviso c'è già una azienda che gestisce i rifiuti di 60 comuni. Chi deve finanziare la ricerca e l'innovazione in questo settore? Chi può intervenire affinchè in tutto il continente vi sia una politica energetica ed ambientale comune? Chi, se non l'Europa? L'Italia non lo ha fatto e non lo farà, specie fino a quando al governo vi sarà la Lega, che continua a minare la già fragilissima, e mai realmente ottenuta (nonostante la retorica del centocinquantesimo anniversario provi a dimostrare il contrario), unità d'Italia.


Pensiamo a Wikileaks: i files pubblicati dal sito di Assange dimostrano cosa pensano gli americani delle classi dirigenti e dei leaders europei. Glissiamo sui giudizi su Berlusconi (talmente limpidi che nemmeno il Fatto Quotidiano poteva fare di più), ma riflettiamo su ciò che gli Usa pensano dei governanti europei e delle politiche che questi leaders hanno messo e stanno mettendo in campo. L'America ha sfiducia in ogni singolo paese, ma ha paura dell'Europa. Se l'Europa riuscisse a dotarsi di UN ministro dell'economia, di UN ministro degli esteri, di UN ministro del lavoro, di UN ministro della difesa, ecc... sicuramente sarebbe più forte e sullo scenario (economico e geopolitico) internazionale conterebbe molto di più. E' chiaro: servono anche persone di alto livello! L'elezione della ignota Ashton a ministra degli esteri europei va esattamente in direzione opposta rispetto al rafforzamento dell'Europa.

Pensiamo alle infrastrutture: con quali fondi, ormai, in Italia si riesce a costruire una autostrada, un ponte, un aeroporto, una linea ferroviaria, ecc...? Solo con i fondi europei.

Pensiamo al Mezzogiorno: i famosi FAS (Fondi Aree Sottosviluppate), depredati dalla Lega e dall'attuale governo, diretti al sud italia non erano fondi europei?

Pensiamo alla politica estera: è mai possibile che sulla guerra in Iraq l'Italia abbia una posizione, Germania e Francia un'altra, la Spagna un'altra ancora? Serve una posizione "europea", un esercito europeo, con una difesa europea.

Pensiamo al lavoro: come è possibile evitare lo sfruttamento dei lavoratori dell'est e il conseguente impoverimento dei lavoratori dell'ovest, a seguito delle scellerate delocalizzazioni? Chi può impedire una guerra tra poveri? L'Europa!

Potrei andare avanti quasi all'infinito, ma sarebbe superfluo. L'Europa è una necessità, non solo e non più una possibilità. Basta con questi partiti che mettono l'Italia o il nome di una regione (inventata, come la Padania, o reale) nel proprio simbolo politico-elettorale. L'Europa è l'orizzonte, l'Europa è la patria.
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lunedì 29 novembre 2010

Assunzioni facili all'Atac





IL MESSAGGERO

ROMA (29 novembre) - Basta pronunciare la parola Atac e dal cilindro esce di tutto. E’ di tre giorni fa la notizia che negli ultimi due anni (in pratica dall’inizio dell’era Alemanno) sono state effettuate 854 assunzioni a chiamata diretta che hanno interessato parenti e amici (c’è anche un’ex cubista) di molti politici.

Il fatto di oggi che l’assessore ai trasporti Sergio Marchi ha una fidanzata che lavora proprio all’Atac. Il sindaco si dice «tranquillo», l’assessore si sente offeso per quello che definisce un «attacco personale» mentre l’opposizione chiede spiegazioni e chiarezza sulla parentopoli dei bus. Tutto questo avviene il giorno il cui il sindaco ha insediato una commissione d’inchiesta sulle assunzioni all’azienda di trasporto. Una commissione che però non si occuperà solo di quanto è emerso in questi giorni ma degli ultimi dieci anni. La speranza, forse, è quella di trovare “qualcosina” di compromettente anche sulle gestioni del passata per stendere un velo su tutto.

Il sindaco promette di non fare sconti a nessuno. «In coerenza con quanto annunciato, è stata quest’oggi avviata la commissione di indagine sulle politiche del personale dell’Azienda. La commissione che sarà guidata dal dottor Renato Castaldo, avrà compito di svolgere un’analitica ricognizione nel corso dell’ultimo decennio delle procedure di assunzione e di gestione delle risorse umane, valutando eventuali anomalie». È quanto si legge in una nota di Atac. Come se non bastasse, Atac ha intenzione di verificare come si fa carriera nell’azienda «in una logica di massima trasparenza e rispetto delle norme procedurali».

Il sindaco e la trasparenza. «Non sono preoccupato e ho chiesto che l’inchiesta vada fino in fondo e sia estremamente trasparente», ha aggiunto il sindaco.

Il sindaco e la fidanzata di Marchi. Quanto al coinvolgimento di Flavia Marino, fidanzata dell’assessore alla Mobilità del Campidoglio Sergio Marchi, il sindaco sottolinea: «È fuori luogo la polemica perché si tratta non di una assunzione ma di un trasferimento da pubblico a pubblico. La fidanzata di Marchi è stata assunta molti anni fa e quindi ha acquisito la sua professionalità in quel contesto. Quindi non c’entra nulla con eventuali assunzioni facili».

Miccoli: non abbiamo la stessa visione di Alemanno. «La saga della parentopoli nell’Atac di Alemanno sembra non avere mai fine anzi, ogni giorno si arricchisce di nuovi incredibili particolari. Oggi veniamo a scoprire che la fidanzata dell’assessore ai trasporti Sergio Marchi si è ritrovata in Atac dal 2009, pochi mesi dopo che l’assessore aveva assunto la carica». Lo afferma, in una nota, il coordinatore del Pd Roma Marco Miccoli. «Il sindaco e l’assessore ci fanno sapere che - conclude - è tutto regolare e sembrano essere tranquilli. Per noi è una situazione incredibile e più di qualche dubbio lo abbiamo. Ma se per loro è tutto regolare, poveri romani».

Marchi offeso: è tutto regolare. «Considero un inqualificabile attacco personale quanto appreso nella mattinata odierna da alcuni organi di informazione relativamente a un mio presunto coinvolgimento, anche se indiretto, nelle assunzioni operate nell’azienda Atac Spa». Lo afferma l’assessore alle Politiche della Mobilità di Roma Capitale, Sergio Marchi. «In merito alla vicenda - spiega - non vi è stata alcuna assunzione perché la persona in questione (la fidanzata, ndr) era già dipendente Cotral da circa un decennio. Il passaggio in Met.Ro Spa, oggi Atac Spa dopo la fusione, è stato un semplice trasferimento aziendale previsto dalla normativa vigente nel comparto del trasporto pubblico locale. Questo trasferimento si è tra l’altro svolto nel rispetto dei parametri retributivi già maturati in precedenza, senza nessuno scatto di carriera nè di ruolo».

Colagrossi: c’è un disegno per favori altri imprenditori? «Sono stanco di ripetere sempre le stesse cose, parentopoli e modelle non sono altro che, la goccia che sta facendo traboccare un vaso colmo da tempo». Lo dichiara in una nota il consigliere regionale dell’Itala dei Valori, Giovanni Loreto Colagrossi. «Non vorrei - prosegue - che gli enormi sprechi prodotti in questi due anni dalla gestione Alemanno sulla nostra azienda di Trasporti, ormai vicini alla soglia dei 120 milioni, siano solamente una strategia messa in atto, ad arte, per permettere a “falchi imprenditori” di appropriarsi di importanti e consistenti fette del Trasporto Pubblico Locale».

L’Acea e i debiti di Atac. Sui giornali romani sta emergendo l’ipotesi di utilizzare gli utili dell’Acea per coprire i debiti dell’Atac. Su questo tema il sindaco Alemanno precisa: «È un’asserzione assolutamente astratta, è chiaro che dovremmo fare degli interventi per aiutare Atac in questo momento difficile ma le risorse comunali potranno provenire dagli utili di Acea così come da altre entrate. Non c’è un rapporto diretto tra le due cose».
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LA REPUBBLICA

Non si placa la bufera sulla parentopoli dell'Atac. Ora nel mirino dell'affaire sulle assunzioni facili nell'azienda capitolina è finita anche la fidanzata dell'assessore comunale alla Mobilità, Sergio Marchi. "Attacchi personali inqualificabili", li ha definiti lo stesso Marchi che ha così spiegato la vicenda: "Si tratta di un semplice trasferimento, da Cotral a Met.Ro (oggi Atac) previsto dalla normativa vigente nel comparto trasporto pubblico. Ho coscienza assolutamente tranquilla". È intervenuto anche il sindaco Gianni Alemanno che ha preso le difese del suo assessore definendo "fuori luogo il caso Marchi. La sua fidanzata è stata assunta molti anni fa, ha acquisito la sua professionalità e quindi non c'entra nulla con eventuali assunzioni facili. L'inchiesta all'ad Maurizio Basile andrà fino in fondo e farà chiarezza sugli ultimi 10 anni".

Così nel polverone delle 854 assunzioni a chiamata diretta disposte negli ultimi due anni, fra Trambus e Atac, dall'ex amministratore delegato Adalberto Bertucci che ha coinvolto amici, nipoti, generi e parenti, ora è finita dentro anche la compagna dell'assessore capitolino alla Mobilità. "Non vi è stata alcuna assunzione, perché la persona in questione era già dipendente Cotral da circa un decennio. Il passaggio in Met. Ro Spa, oggi Atac Spa dopo la fusione è stato, dunque, un semplice trasferimento aziendale che si è svolto nel rispetto dei parametri retributivi già maturati in precedenza, senza nessuno scatto di carriera né di ruolo", ha spiegato Marchi. Non c'è bisogno di chiarire altro, secondo l'assessore. Anzi. "La mia coscienza è assolutamente tranquilla. È stato creato un 'casò che non esiste. C'è la volontà di montare scandali mediatici costruiti a tavolino con argomentazioni pretestuose e inaccettabili", ha concluso.

Non è preoccupato neanche il sindaco che ha definito "fuori luogo la questione Marchi". E ha precisato che si tratta di un "trasferimento, non c'entra nulla con eventuali assunzioni facili". In merito all'inchiesta dell'amministrato delegato, Maurizio Basile, Alemanno ha assicurato: "Andrà avanti fino in fondo e farà chiarezza sugli ultimi 10 anni". Riguardo invece alla reale situazione finanziaria dell'azienda capitolina, ormai a un passo dal crac, il sindaco ha aggiunto: "È chiaro che dovremmo fare degli interventi per aiutare Atac in questo momento difficile, ma le risorse comunali potranno provenire dagli utili di Acea come da altre entrate e altre aziende".

Ma dopo l'esposto che il Pd presenterà alla Corte dei Conti e la denuncia depositata alla Procura dall'Italia dei Valori, l'opposizione continua a chiedere maggiore chiarezza sulla parentopoli che ha scosso l'azienda municipalizzata. Stupito per le nuove rivelazioni, Enzo Foschi, consigliere regionale del Pd: "Appena due giorni fa, con tono di sfida, l'assessore faceva sapere a tutta Roma che avrebbe fatto una ricerca accurata sulla parentopoli in Atac e testuale 'ne sarebbero uscite cose sconvolgenti'. Ovviamente Marchi alludeva a qualcosa di attribuibile alle precedenti amministrazioni. E invece oggi veniamo a scoprire che anche la fidanzata dello stesso Marchi si è ritrovata in Atac dal 2009 dove ha avuto anche numerosi aumenti di stipendio. Sono forse queste le cose sconvolgenti a cui alludeva Marchi o ci sono altri nuovi parenti?". Mentre Giovanni Loreto Colagrossi, consigliere Idv alla Pisana, che mesi fa aveva denunciato la "drammatica situazione in cui versa Atac", ha commentato: "Non vorrei che gli enormi sprechi prodotti in questi due anni dalla gestione Alemanno sulla nostra azienda di trasporti (ormai vicini alla soglia dei 120 milioni), siano solamente una strategia messa in atto, ad arte, per permettere a 'falchi imprenditorì di appropriarsi di importanti e consistenti fette del trasporto pubblico locale, guarda caso proprio in concomitanza dell'avvento della legge Ronchi nel prossimo anno".
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Rassegna sulle verità di Wikileaks





IL MESSAGGERO

ROMA (29 novembre) - Il premier Silvio Berlusconi reagisce alle rivelazioni di Wikileaks, definendole incredibil ie infondate. Poi aggiunge: non frequento festini selvaggi e non so neanche cosa siano, ragazze pagate per dire il falso.

Nei file del dipartimento di Stato svelati dal sito di Julina Assange ci sono anche critiche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, giudicato, in varie corrispondenze riservate, «incapace, vanitoso e inefficace», «portavoce di Putin in Europa» e «stanco» per i troppi «festini».

«Non frequento i cosiddetti "wild parties", e non so che cosa siano», ha detto il premier oggi a Tripoli conversando con i cronisti dopo la pubblicazione ieri dei file di Wikileaks. «Io una volta al mese do delle cene nelle mie case dove tutto avviene in modo corretto, dignitoso ed elegante. Le cose che vengono dette fanno male all'immagine del nostro Paese», ha poi sottolineato il premier. «Non guardo a quello che rivelano funzionari di terzo o quarto grado, rivelazioni che vengono riportate dai giornali di sinistra», ha aggiunto.

Notizie, quelle diffuse dal sito, «non confermate né certificate», afferma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, che si dice preoccupato soprattutto per gli Stati Uniti, vera «vittima», ai quali ribadisce l'amicizia dell'Italia. Per il premier, quello che conta sono soprattutto le relazioni fra i leader. E oggi avrà modo di parlarne con Gheddafi durante nella sua sesta visita in Libia in due anni, in occasione del terzo summit Ue-Africa. In settimana vedrà anche Putin. Il ministro degli Esteri Frattini ha detto: «Berlusconi non si sente attaccato, colpito, offeso: devo dire sinceramente che molte delle notizie che abbiamo letto erano giù uscite sulle prime pagine dei giornali di opposizione da molto tempo».

«Il Copasir è la sede propria dove Berlusconi ha il dovere di presentarsi al più presto per fornire risposte e chiarimenti che non si possono né eludere nè rinviare». Lo chiede il membro del Comitato Carmelo Briguglio (Fli) commentando le rivelazioni di Wikileaks. «L'immagine dell'Italia che viene fuori dai documenti Wikileaks - aggiunge - è quella di un Paese che una politica estera anomala sta spingendo fuori dall'Europa e dall'Occidente».

Bersani: Berlusconi nuoce alla reputazione dell'Italia. «C'è poco da ridere sui documenti resi noti da Wikileaks. Quel che emerge conferma in modo inequivocabile che il presidente del Consiglio con il suo comportamento e con le sue decisioni politiche nuoce alla reputazione dell'Italia nel mondo, con grave danno per il paese. Semmai ce ne fosse stato bisogno, è la conferma che occorre una svolta, che bisogna voltare pagina», dice in una nota, il segretario del Pd.

L'Idv: si dimetta e si faccia curare. «Il presidente del Consiglio afferma di non conoscere i festini selvaggi. Forse, visto che oggi è per l'ennesima volta, in poche settimane, con Gheddafi, potrebbe chiedere a leader libico di rinfrescargli la memoria sul bunga bunga», ha affermato il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando. «È Berlusconi che crea danno al Paese, si dimetta e si faccia curare», chiosa Orlando.


IL FATTO QUOTIDIANO

“Le cose che vengono dette fanno male all’immagine del nostro Paese”. Da Tripoli, in una pausa del vertice tra Unione europea e Unione africana, Silvio Berlusconi manifesta la propria indignazione per la fuga di notizie di Wikileaks. Il presidente del Consiglio derubrica il rango della fonte Usa che ha duramente criticato la sua attività dicendo: “Non guardo a quello che rivelano funzionari di terzo o quarto livello e che viene poi riportato da giornali di sinistra”. Berlusconi parla anche delle sue abitudini, che sono al centro di alcuni rapporti stilati dai diplomatici americani: “Voglio fare un appunto. Io, una volta al mese, do nelle mie case alcune cene dove tutto avviene in modo corretto, dignitoso ed elegante. Non frequento i cosiddetti ‘wildparties’, e non so che cosa siano”.

A proposito dei festini, Berlusconi affronta l’argomento anche con riferimenti all’attualità italiana. Dopo le dichiarazioni di Nadia Macrì, intervistata ieri da SkyTg24, il premier si dice scettico: “Mi domando chi ha pagato queste ragazze. Mi domando perché le ragazze lo facciano, dal momento che dicono cose infondate e incredibili. Una ragazza che – prosegue – si dichiarasse prostituta davanti al mondo si preclude tutte le strade per un lavoro futuro, o per trovare un marito”. E’ per questo che Berlusconi conclude la sua riflessione, affidata alle telecamere che riprendono i leader del vertice in corso a Tripoli, proprio con quell’interrogativo: “Allora, mi domando chi è che le ha pagate queste ragazze”.

Wikileaks, i commenti di Frattini e Letta

Dopo le dichiarazioni di ieri, il ministro degli esteri Franco Frattini è torntato a condannare le rivelazioni di Wikileaks che, dice, “vuole distruggere il mondo” ed esorta la comunita’ internazionale “quella vera, quella che vuole migliorare il mondo, a reagire compatta senza commentare senza retrocedere sul metodo della diplomazia, senza lasciarsi andare a crisi di fiducia, che se diventa sfiducia reciproca puo’ bloccare collaborazioni fondamentali per risolvere grandi situazioni di crisi”.

“Se questi sono i costumi dell’epoca in cui viviamo c’è da restare atterriti e sconfortati”. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta commenta così la diffusione da parte di Wikileaks dei documenti della diplomazia americana che riguardano capi di stato e di governo di tutto il mondo. “La coincidenza ha voluto che questa cerimonia che ci invita a leggere cose belle, pulite, utili, avvenisse nel giorno in cui i giornali squadernano una quantità di presunti segreti che riguardano l’universo mondo e anche il nostro paese – ha detto Letta durante la cerimonia dei premi Coni-Ussi -. Queste cose inducono allo sconforto e allo sconcerto perchè se questi sono i costumi della vita politica c’è da essere atterriti”.


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CORRIERE DELLA SERA

Berlusconi: "Pagano ragazze per mentire"
Frattini: "Vogliono distruggere il mondo"
Il premier sulle rivelazioni di Assange: «Non partecipo a festini selvaggi». Bersani: «Il premier nuoce all'Italia»
NOTIZIE CORRELATE
Le rivelazioni di Wikileaks: «Berlusconi inetto e incapace, portavoce di Putin» (28 novembre 2010)
La risata del premier. Il giallo del mediatore (28 novembre 2010)
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IL portavoce del PDL, Capezzone: «Certi maoisti digitali aiutano le dittature»

Berlusconi: "Pagano ragazze per mentire"
Frattini: "Vogliono distruggere il mondo"

Il premier sulle rivelazioni di Assange: «Non partecipo a festini selvaggi». Bersani: «Il premier nuoce all'Italia»


Uno scorcio dei documenti riservati delle ambasciate Usa messi online da Wikileaks (Ansa)
MILANO - Le rivelazioni di Wikileaks? Il premier non si cura delle opinioni di «funzionari di terzo o quarto grado» che «vengono poi riportate da giornali di sinistra». Ed è in ogni caso sicuro di non frequentare «festini selvaggi». Anzi, c'è da chiedersi «chi paghi le ragazze che parlano di me». Silvio Berlusconi interviene sulle comunicazioni tra le ambasciate americane nel mondo e Washington, rese note dal sito di Julian Assange, dalle quali emerge un giudizio tutt'altro che positivo sul capo del governo italiano definito, tra l'altro, «portavoce di Putin in Europa» nonché «incapace, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo» anche perché spesso stanco a causa dei «festini selvaggi».

«CHI LE PAGA?» - «Io una volta al mese dò delle cene nelle mie case dove tutto avviene in modo corretto, dignitoso ed elegante - ha spiegato il premier durante la sua visita in Libia -. Le cose che vengono dette fanno male all'immagine del nostro Paese». Che poi queste cene vengano raccontate come delle feste caratterizzate dalla presenza di giovani ragazze che in alcuni casi si sono rivelate essere escort a pagamento, che hanno poi raccontato le loro esperienze a giornali e televisioni, Berlusconi lo imputa a un castello di falsità: «Mi domando perchè lo facciano - ha affermato -. Sono infondate e incredibili. Una ragazza che si dichiara prostituta di fronte al mondo si preclude tutte le strade per un lavoro futuro, per trovare un marito. Allora mi domando chi le ha pagate...». E il suo avvocato, Niccolò Ghedini, ha aggiunto: «Chi conosce gli impegni di lavoro del presidente Berlusconi sa perfettamente che se stanchezza vi fosse stata, ma così non è, poteva essere correlata soltanto alla intensissima attività politica e di governo».


«VOGLIONO DISTRUGGERE IL MONDO» - Sulla vicenda era intervenuto anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, il numero uno della diplomazia italiana, che prende le distanze dai contenuti del dossier che Wikileaks sta pubblicando, minimizzandone la portata, perlomeno per quanto riguarda il materiale dedicato all'Italia e al suo premier. Il ministro ha spiegato che una cosa sono «i rapporti riservati degli ambasciatori» ai loro governi, un'altra la «policy» ufficiale di questi ultimi. E ancora: «Wikileaks vuole distruggere il mondo». «La comunità internazionale, quella vera, quella che vuole migliorare il mondo e non distruggerlo come vuole Wikileakes - sottolinea Frattini a margine di una visita a Doha, nel Qatar - , deve reagire compatta senza commentare, senza retrocedere sul metodo della diplomazia, senza lasciarsi andare a crisi di sfiducia che, se diventasse sfiducia reciproca, potrebbe bloccare collaborazioni fondamentali per risolvere le grandi crisi che vi sono nel mondo». «Dal suo punto di vista personale - dice ancora il titolare della Farnesina -, Berlusconi evidentemente non si sente nè attaccato, nè colpito, nè offeso» dai commenti Usa riferiti su di lui da Wikileaks. «Devo dire - ha aggiunto - che molte notizie che abbiamo letto sul premier, erano già uscite sulle prime pagine di giornali di opposizione da molto e molto tempo».

Le pagelle sui leader


BERSANI: «VOLTARE PAGINA» - Dalle opposizioni erano giunti già nella giornata di domenica commenti critici sui contenuti dei documenti, per l'immagine negativa che ne emerge dell'Italia e del suo governo. Oggi sulla vicenda interviene anche il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani: «C'è poco da ridere - dice il leader del centrosinistra, con riferimento alle battute riferite al premier che avrebbe accolto i documenti ridendoci sopra -. Berlusconi nuoce a reputazione Italia. C'è poco da ridere sui documenti resi noti da Wikileaks. Quel che emerge conferma in modo inequivocabile che il presidente del Consiglio con il suo comportamento e con le sue decisioni politiche nuoce alla reputazione dell'Italia nel mondo, con grave danno per il paese. Semmai ce ne fosse stato bisogno, è la conferma che occorre una svolta, che bisogna voltare pagina». Critica anche l'opinione di Emma Bonino, leader dei Radicali: «Non mi sembrano grandi novità quelle di Wikileaks sui rapporti tra Berlusconi, Putin e Gheddafi. L'Italia ha abbandonato ogni ipotesi di politica estera europea per spostare il proprio asse di politica estera sulla Libia e sulla Russia. Lo abbiamo detto a più riprese, da ultimo in occasione del viaggio compiuto da Berlusconi in Russia senza che ci fosse un solo dato di informazione all'opinione pubblica, una cosa che non esiste da nessuna parte».

«RIFERISCA AL COPASIR» - Da Francesco Rutelli arriva invece l'invito al premier a presentarsi al Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, per riferire sulla vicenda. A maggior ragione, fa notare il leader di Api, dopo che lo stesso Berlusconi ha avanzato il sospetto che ci siano persone «che attentano alla sua sicurezza ed integrità attraverso la corruzione di ragazze che mentiscono sul suo conto». «La magistratura - sottolinea Rutelli - deve accertare immediatamente la fondatezza di queste dichiarazioni; ed i Servizi di informazione debbono agire per verificare se vi sia un complotto a danno del Capo del Governo. Occorre infatti verificare se i Servizi siano posti nelle condizioni di prevenire adeguatamente questo tipo di minacce». Non solo: è in gioco, secondo l'ex presidente del comitato, il rapporto tra l'Italia e il suo principale alleato: «Il rapporto tra i nostri Servizi e quelli americani trova uno snodo fondamentale nell'ambasciata USA in Italia, e occorre capire, nella sede riservata del Comitato, quale incidenza abbiano questi ultimi sviluppi rispetto alla funzionalit… della collaborazione tra le due sponde dell'Atlantico».

«SI DIMETTA E SI FACCIA CURARE» - L'Idv non ha invece gradito le giustificazioni di Berlusconi dalla Libia: «Il presidente del Consiglio afferma di non conoscere i festini selvaggi - commenta il portavoce dei dipietristi, Leoluca Orlando -. Forse, visto che oggi è per l`ennesima volta, in poche settimane, con Gheddafi, potrebbe chiedere a leader libico di rinfrescargli la memoria sul bunga bunga». E ancora: «È Berlusconi che crea danno al Paese, si dimetta e si faccia curare».

«AIUTANO LE DITTATURE» - «L’irresponsabile Assange e svariati altri maoisti digitali - commenta il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone - forse neppure se ne rendono conto. Ma la loro opera è un tragico spot a favore delle dittature che non corrono i ’rischi’ dell’informazione, del libero dibattito, del confronto con l’opinione pubblica e contro le democrazie occidentali, che invece si fanno carico di questi necessari onori e oneri di un sistema liberale e aperto».

LA PROCURA DI ROMA - Intanto la procura di Roma replica al ministro Frattini che aveva chiesto l'intervento della magistratura italiana spiegando che nessuna inchiesta è stata aperta al momento. La Procura di Roma - si precisa a Piazzale Clodio - aprirà un fascicolo solo se venisse diffuso un documento dello Stato italiano classificato come segreto o riservato.
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REPUBBLICA


Le preoccupazioni per gli affari che legano le banche italiane e tedesche all'Iran e la mancata applicazione delle sanzioni, hanno spinto Israele a sollecitare il sottosegretario al Tesoro Usa ad esercitare pressioni anche sul governo italiano, come si apprende dai documenti pubblicati da Wikileaks. L'argomento viene discusso durante la visita in Israele del Sottosegretario Usa, responsabile per il terrorismo e l'intelligence finanziaria, Stuart A. Levey, il 16 e 17 novembre 2008. Ne parla un cablogramma diplomatico del 10 dicembre, preparato dall'ambasciata americana a Tel Aviv, e inviato anche alla sede diplomatica di via Veneto, a Roma. Levey incontra il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, il direttore del Mossad, Meir Dagan, e altri rappresentanti del governo.

Al centro della discussione ci sono le sanzioni verso le banche iraniane e la lotta ai finanziamenti ai terroristi. Anche in questo caso, le rivelazioni di Wikileaks sembrano spiegare il "sollievo" espresso oggi dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu. "I documenti mostrano diverse fonti che sostengono le valutazioni israeliane, specie sull'Iran", ha detto Netanyahu. Nel documento, gli americani sembrano sostanzialmente condividere le preoccupazioni di Israele, e sono d'accordo nell'esporre alla comunità internazionale le attività illecite condotte dalla Central Bank of Iran. E' di questa che si parla nell'incontro di novembre, quando gli israeliani sollecitano l'America a denunciare le sue attività illecite, visto che queste "rappresentano una minaccia al sistema finanziario internazionale".

La banca, secondo gli israeliani, starebbe aiutando settori commerciali e bancari iraniani a "raggirare le sanzioni" imposte al Paese. Dell'Italia si parla in un altro incontro al quale prendono parte anche Yossi Gal, direttore generale del Ministero degli Esteri israeliano, e Alon Bar, vice direttore Generale per gli Affari Strategici. L'oggetto della discussione sono i progressi fatti dalle banche europee nell'ambito degli sforzi per la non-proliferazione. E' Gal a lamentarsi della situazione in Italia e Germania, visto che questi Paesi "starebbero venendo meno all'impegno di far rispettare le sanzioni nei loro settori bancari".

Gal si rivolge direttamente a Levey, anticipandogli che il ministero degli Affari esteri di Israele "stava progettando una visita in Italia, nel mese di dicembre", pur tra molte incertezze, visto che non sapeva se i suoi tentativi di persuadere i politici sarebbero riusciti a tradursi in azioni concrete. Dubbi analoghi vengono avanzati sul sistema bancario tedesco, dove "le resistenze da parte della burocrazia e del settore privato spesso compromettevano i tentativi da parte di alcune figure politiche di migliorare la normativa tedesca".

Al termine dell'incontro, gli israeliani sollecitano il sottosegretario Usa ad esercitare pressione, insieme ad Israele, sui governi e sui settori bancari tedeschi e italiani, "affinché si impegnino ancora di più". Levey, da parte sua, evidenzia anche gli sforzi del ministero del Tesoro Usa di estendere le sanzioni all'Iran ai settori delle spedizioni e delle assicurazioni: "In questo senso - dice, per rassicurare gli israeliani - abbiamo trovato validi partner in Europa e nel Regno Unito per proseguire con questi sforzi".

Un anno dopo, il presidente russo Dmitri Medvedev confessa le difficoltà che sta incontrando nei rapporti con l'Iran. A rivelarlo è il personale dell'ambasciata italiana a Mosca, che riferisce di una confidenza fatta dal presidente a Silvio Berlusconi. "Avere a che fare con l'Iran è frustrante", avrebbe detto Medvedev, secondo il rapporto datato 14 dicembre, stilato dall'ambasciata americana a Mosca, e avente per oggetto i problemi tra la Russia e Teheran. E questo nonostante "i rapporti ufficiali del governo russo e dei media definiscano le relazioni tra Russia e Iran in piena salute". "Privatamente - nota il cablogramma - ci sono serie tensioni, su argomenti come la fornitura degli S-300 a Teheran e la possibilità che la Russia possa sostenere le sanzioni". I nostri diplomatici, riferendo le confidenze di Medvedev, fanno sapere che il presidente russo "era infastidito dal fatto che l'Iran avesse rifiutato la proposta relativa al Reattore di Ricerca a Teheran (il TRR)". "Una reazione - nota il cablogramma - che dimostrava una carenza di fiducia nei confronti della Russia". Sul fronte delle sanzioni, la Russia non è del tutto convinta della loro efficacia, ma fa notare che queste potrebbero far capire all'Iran che "è ora di cambiare direzione". Sempre citando le confidenze di Medvedev, questi avrebbe ammesso di "non sapere chi prende le decisioni a Teheran".
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domenica 28 novembre 2010

De Magistris: Silviuccio a' munnezza




Napoli è una città splendida, unica. Prima di Natale, poi, è permeata da un fascino ancora più pervasivo. Colori, luci, squarci, contaminazioni, odori, immagini, ricordi, le contraddizioni dure ma mai umilianti, un patrimonio artistico-culturale senza eguali nel mondo. Io amo Napoli, è vero, lo ammetto, sono in conflitto di interessi perché è la città dove sono nato, ma non puoi non amarla, anche per i suoi difetti. Napoli e la sua provincia in questi giorni sono violentate da quintali e quintali di immondizia, ovunque, in ogni strada, in ogni angolo. Un’immagine spettrale, la puzza di morte che prende il posto dell’odore della storia. Chi ama questa città o chi semplicemente possiede un briciolo di dignità in queste ore soffre, è depresso per questo spettacolo spettrale, lesivo della salute umana. La tristezza nei volti dei bambini, degli anziani che ricordano la Napoli della metà del secolo scorso. Nel contempo c’è chi ride, chi pensa agli affari, come nella notte de L’Aquila, chi aspetta che la spazzatura ricopra ogni metro quadrato per poi salvarti presentandosi come il depositario della soluzione finale. Il popolo preso sulla stanchezza, sfiancato, depresso, impaurito, accetta tutto pur di non vedere più questo scempio: e allora ancora discariche, come bombe ecologiche ad orologeria che uccidono con il silenziatore, e inceneritori per le cricche del denaro pubblico. Politica, impresa e camorra. Da anni e anni siamo in emergenza, ma nessun piano serio per un ciclo dei rifiuti eco-compatibile. Eppure idee e progetti ci sono. Nulla, nemmeno da quel centro-sinistra che non poche speranze aveva suscitato. Oggi siamo nelle mani della camorra, della borghesia mafiosa, del coordinatore regionale del PDL Nicola Cosentino, alias Nick o’ mericano, del presidente della provincia Luigi Cesaro, alias Gigino a’ purpetta, di Silviuccio a’ munnezza. Colui il quale ha vinto le elezioni politiche del 2008 proprio montando e cavalcando l’emergenza ambientale in Campania. Quello che qualche giorno fa si è recato a Napoli per fare la passerella con Bertolaso (altro raccontatore di balle istituzionali) annunciando che in tre giorni la città sarebbe stata pulita e invece la munnezza sommerge la città. Un avvoltoio sulla spazzatura, pronto a rimettere in moto la macchina dei soldi dell’emergenza ambientale e delle calamità naturali. E, poi, vogliono donarci il ministro Carfagna come icona della legalità, direbbe Totò “ma mi facci il piacere”. Una vergogna per Napoli, per il Sud. C’è necessità di una rivoluzione pacifica, in primo luogo culturale, unitamente ad una sana ribellione sociale. Come dar torto, in questo contesto, all’Unione europea che ha bloccato 145 milioni di euro destinati alla Campania? Non si fidano più degli attuali interlocutori istituzionali. A Napoli è suonata la sveglia, è anche assordante il rumore, non bisogna addormentarsi perché al risveglio non troveremo più nulla, solo miserie.

Luigi de Magistris

Le verità di Wikileaks




CORRIERE DELLA SERA

MILANO - Una campagna segreta dell'intelligence Usa nei confronti dei vertici delle Nazioni Unite, compreso il segretario generale Ban Ki-moon. A rivelarla è uno dei 250 mila file consegnati da Wikileaks al New York Times e al Guardian e anticipati in parte dalla stampa internazionale. Documenti per la maggior parte riferiti agli ultimi tre anni, che rivelano le conversazioni tra Washington e circa 270 ambasciate e consolati di diversi Paesi del mondo.

LA REAZIONE DI WASHINGTON - Un'azione «sconsiderata e pericolosa» attacca la Casa Bianca. «Questi file - si legge in un comunicato del portavoce Robert Gibbs - potrebbero compromettere le discussioni private con i governi stranieri e i leader dell'opposizione. Non solo, quando tutto questo finirà sulle prime pagine dei giornali del mondo, allora l'impatto non sarà solo sulla politica estera Usa ma su tutti i nostri alleati e amici nel mondo». Nella giornata di domenica il sito di Wikileaks ha denunciato di essere sotto attacco. Il suo fondatore Julian Assange è «scomparso» dal 18 novembre scorso, quando la magistratura svedese ha spiccato nei suoi confronti un mandato d'arresto internazionale per stupro e molestie. Nelle ore della pubblicazione dei documenti si è limitato a collegarsi in video con la conferenza dei giornalisti investigativi ad Amman, in Giordania. «Non è il posto migliore dove stare se ti cerca la Cia», ha detto, spiegando di non poter rivelare dove si trovi in questo momento. Riportiamo di seguito alcuni dei principali argomenti contenuti nei file di Wikileaks.

SPIONAGGIO E ONU - L'operazione nei confronti delle Nazioni Unite avrebbe riguardato non solo il segretario generale ma anche i membri permanenti cinese, russo, francese e inglese del Consiglio di sicurezza, rivelano i documenti pubblicati dal Guardian. Nel 2009, sotto il nome di Hillary Clinton, sarebbe stata inviata ai diplomatici americani una direttiva - a metà tra diplomazia e spionaggio - in cui si chiedevano dati tecnici e password sui sistemi di comunicazione usati dai funzionari Onu, dettagliate informazioni biometriche su uomini chiave come sottosegretari o capi di agenzie speciali, oltre a numeri di carte di credito, indirizzi email e numeri di telefono.

GHEDDAFI - Uso del botox, paura o comunque fastidio quando si trova ai piani alti degli edifici, timore di volare sopra l’acqua, passione per le corse di cavalli e il flamenco, l’abitudine a farsi accompagnare ovunque dalla sua assistente/infermiera ucraina Galyna Kolotnytska, descritta coma una «voluptous blonde», una bionda voluttuosa, da cui sembra dipendere «pesantemente». E’ il ritratto del colonnello Gheddafi che esce fuori dalle note diplomatiche Usa diffuse da Wikileaks e pubblicate sul New York Times. L’occasione per tracciare un quadro delle abitudini, anche le più private, del leader libico venne offerta dalla sua partecipazione all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Il colonnello viene descritto come «volubile ed eccentrico», con una certa tendenza a causare «mal di testa» al suo staff quando deve organizzare gli eventi ai quali partecipa. Per quanto riguarda l’infermiera ucraina, 38 anni, i rapporti sottolineano che non ne può fare a meno perché è «l’unica a conoscere la sua routine». Le carte sottolineano tuttavia che non c’è certezza che i due abbiano «una relazione romantica».

ATTACCO ALL'IRAN E MISSILI DA PYONGYANG - Rivelazioni pubblicate dal Guardian anche sul regime di Teheran. Nelle note diplomatiche Usa si legge che il re Saudita Abdullah «ha ripetutamente esortato gli Usa ad attaccare l'Iran per mettere fine al suo programma di armamento nucleare». L'ambasciatore saudita a Washington, Adel al-Jubeir, in un incontro nell'aprile 2008 con il generale Usa David Petraeus «disse di tagliare la testa al serpente». Scrive invece sui rapporti Iran-Corea del Nord il New York Times. Secondo un documento di Wikileaks datato 24 febbraio 2010, Teheran ha ottenuto 19 missili dalla Corea del Nord e i diplomatici Usa temono che potrebbero dare per la prima volta all'Iran la capacità di colpire una capitale europea o Mosca e che la loro avanzata propulsione potrebbe accelerare lo sviluppo iraniano di missili balistici intercontinentali. Su richiesta dell'amministrazionE Obama - afferma inoltre il quotidiano - il New York Times ha deciso di non pubblicare il testo completo del documento.

AFGHANISTAN E SOSPETTI DI CORRUZIONE - In base ai file di Wikileaks, il New York Times scrive che, quando lo scorso anno il vicepresidente dell’Afghanistan Ahmed Zia Massoud visitò gli Emirati Arabi Uniti, le autorità locali - in collaborazione con la Drug Enforcement Administration americana - avevano scoperto che portava con sé 52 milioni di dollari in contanti. L’ambasciata Usa di Kabul inviò a Washington un documento con il quale specificò che si trattava di una «somma significativa», e che Massoud «aveva il diritto di averla con sé e di non rivelare l’origine e la destinazione del denaro». Massoud invece negò di aver portato denaro fuori dall’Afghanistan.

GUANTÁNAMO E LE TRATTATIVE CON I PAESI STRANIERI - Rivelano alcuni documenti in possesso del New York Times che, dopo le numerose polemiche riguardanti Guantánamo, i diplomatici americani fecero pressioni su alcuni Paesi stranieri perché accettassero alcuni detenuti del carcere. Alla Slovenia fu detto che se voleva incontrare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe dovuto accettare un prigioniero mentre all’isola di Kiribati furono offerti incentivi per milioni di dollari in cambio di un gruppo di detenuti. Gli Stati Uniti suggerirono inoltre al Belgio che accettare più detenuti sarebbe stato «un modo low cost di emergere in Europa».

CINA E ATTACCO INFORMATICO - Sin dal 2002 le autorità cinesi avrebbero diretto un’intrusione nei sistemi informatici di Google, come rivelato da una fonte cinese all’ambasciata Usa di Pechino, e come è riportato in un telegramma riservato reso pubblico da Wikileaks (di cui da conto il New York Times). L’attacco a Google faceva parte di una campagna coordinata di sabotaggio informatico condotta da agenti governativi, esperti privati e «fuorilegge di internet» reclutati dal governo cinese. Sin dal 2002 avrebbero avuto accesso al sistema informatico del governo Usa e dei suoi alleati occidentali.

I SAUDITI E AL QAEDA - Secondo una nota diplomatica Usa dello scorso dicembre, riassunta dal New York Times, i Sauditi sono i principiali finanziatori di Al Qaeda e lo stato del Qatar è il «peggiore nella regione» nella lotta al terrorismo e il suo servizio di sicurezza «esitante ad agire contro noti terroristi».

SIRIA E ARMI ALL'HEZBOLLAH - Dai documenti in possesso del New York Times emerge anche la preoccupazione americana per la fornitura di armi «sempre più potenti» dalla Siria a Hezbollah. I file riguardano conversazioni avvenute una settimana dopo che il presidente siriano, Bashar al-Assad, aveva garantito al Dipartimento di Stato americano di non fornire armi alla milizia nel sud del Libano.

PAKISTAN - Secondo documenti del dipartimento di Stato Usa, resi noti da Wikileaks e pubblicati dal New York Times, fin dal 2007 gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che «funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito».

I RITRATTI DEI LEADER - Dai file di Wikileaks sono spuntati anche giudizi sui leader del mondo, resi noti dal tedesco Der Spiegel che li ha ritratti sulla copertina del numero in uscita lunedì (guarda). Mahmud Ahmadinejad, con la didascalia «questo è Hitler», il colonnello Muammar Gheddafi («procaci biondine come infermiere»), il presidente afghano Karzai («spinto dalla paranoia»), il presidente francese Sarkozy («Il re nudo») e ultimo in fondo a destra, il premier italiano Silvio Berlusconi, con la didascalia «Feste selvagge».
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REPUBBLICA

ROMA - Il sospetto per la politica autoritaria di Vladimir Putin. La sfiducia in Silvio Berlusconi, portavoce della Russia in Europa segnalato per le sue "feste selvagge". Il fastidio per come Sarkozy, chiamato "imperatore nudo" contrasta la politica statunitense. Ma anche le strategie per bloccare l'Iran e arginare la Cina, gli avvertimenti alla Germania sul contrasto alle "rendition", lo spionaggio nei confronti dell'Onu.

Faranno discutere per settimane, o forse per mesi, i documenti riservati della diplomazia americana diffusi oggi da Wikileaks e rilanciati su internet da El Pais, New York Times, Guardian e Le Monde. Oltre 200mila documenti, di cui 3.012 sull'Italia, destinati a incidere in maniera indelebile sulle relazioni diplomatiche internazionali. Ecco le pagine più significative.

Berlusconi incapace, portavoce di Putin. "Incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno": questo il giudizio dell'incaricata d'affari americana a Roma Elizabeth Dibble sul presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Non solo: il presidente del Consiglio italiano è un leader "fisicamente e politicamente debole" le cui "frequenti lunghe nottate e l'inclinazione ai party significano che non si riposa a sufficienza". Secondo i documenti svelati da Wikileaks, il premier italiano è visto con scarsa fiducia, se non con aperto sospetto, per i suoi rapporti con Vladimir Putin, di cui viene definito il "portavoce
in Europa". I rapporti americani parlano di rapporti sempre più stretti tra i due leader, conditi da "regali sontuosi" e da "contratti energetici lucrativi". I diplomatici segnalano anche la presenza di "misteriosi intermediari". Nei documenti appare anche il ministro degli Esteri Franco Frattini, che avrebbe espresso "frustrazione per il doppio gioco di espansione verso l'Europa e l'Iran da parte della Turchia".

Putin maschio alfa, Merkel evita i rischi. Vladimir Putin definito "alpha dog", il maschio dominante: è una delle colorite espressioni contenute dei cablogrammi del Dipartimento di Stato. Nei documenti giudizia anche sul rapporto tra il Putin e il presidente russo Dmitri Medvedev. In uno di questi rapporti, della fine del 2008, si afferma che Medvedev, ufficialmente di rango maggiore, "fa la parte di Robin rispetto al Batman di Putin". I leader russi sono solo due dei leader mondiali che vengono etichettati senza peli sulla lingua dai diplomatici di Washington: il presidente afghano Hamid Karzai è "ispirato dalla paranoia", mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel "evita i rischi ed è raramente creativa".

Gli avvertimenti alla Germania citando Abu Omar. Nel 2007 a Berlino venne intimato di non emettere mandati di arresto nei confronti di agenti Cia coinvolti nel sequestro e nella deportazione in Pakistan di un cittadino tedesco la cui unica colpa era quella di portare lo stesso nome di un sospetto terrorista. "Il nostro intento non è minacciare la Germania", spiegava nell'occasione un diplomatico americano, "ma di fare in modo che il governo tedesco valuti attentamente le implicazioni delle sue azioni. Visto cosa è successo all'Italia con Abu Omar?".

L'ipocondria di Gheddafi e la sua infermiera. Fra le note filtrate dagli armadi riservati della diplomazia americana, fra "le più delicate" El Pais cita questa sera quelle sul leader libico Muammar Gheddafi. Nei suoi messaggi, secondo ElPais, l'ambasciatore americano a Tripoli "racconta che Gheddafi usa il botox ed è un vero ipocondriaco, che fa filmare tutti i suoi controlli medici per analizzarli dopo con i suoi dottori". Il New York Times riferisce invece della curiosità suscitata dalla vistosa infermiera ucraina dalla quale il leader libico non si separa mai.

La Cina dietro gli attacchi a Google. Le carte di Wikileaks confermano che le intrusioni nei computer di Google sono state dirette dal governo cinese. L'aggressione informatica è parte di una campagna che ha coinvolto funzionari governativi, esperti di sicurezza e cybercriminali. Gli attacchi informatici vanno avanti dal 2002 e avrebbero permesso di entrare nei sistemi informatici del governo americano, di alcuni alleati e anche in quelli del Dalai Lama.

Spiati Ban Ki-moon e i diplomatici Onu. Hillary Clinton in una nota del 31 luglio 2009 decise di mettere sotto osservazione i diplomatici stranieri presso le Nazioni Unite. La nota inviata dalla Clinton ha come titolo National Humint Collection Directive. Nella nota si chiede di raccogliere informazioni sui piani dell'Onu e sulle intenzioni del segretario Onu Ban Ki-Moon e del suo segretariato su temi specifici come l'Iran. La nota è stata inviata a 30 ambasciate americane da Amman a Berlino fino a Zagabria.

Gli Usa pronti alla guerra con l'Iran. In un dispaccio si parla di colloqui confidenziali di funzionari Usa con il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed Bin Zayed in cui secondo il principe "una rapida guerra convenzionale con l'Iran sarebbe meglio delle conseguenze a lungo termine di un conflitto nucleare". Secondo il generale americano David Patraeus l'Iran sarebbe per gli Stati Uniti "il migliore strumento di reclutamento", mentre "il numero di alleanze e di accordi per un sostegno militare tra Usa e partner arabi nel Golfo è considerevolmente aumentato". In altri documenti si afferma che l'Iran ha ottenuto sofisticati missili dalla Corea del Nord in grado di colpire l'Europa occidentale.

I timori per il nucleare pakistano. Fin dal 2007 gli Usa hanno avviato azioni segrete, finora senza successo, per rimuovere da un reattore nucleare del Pakistan uranio altamente arricchito che "funzionari americani temevano potesse essere utilizzato per un ordigno non lecito".

Gli scenari in caso di collasso nordcoreano. Tra Stati Uniti e Corea del sud si è discusso dell'eventualità di una Corea riunificata nel caso Pyongyang dovesse implodere per le difficoltà economiche e della transizione politica al vertice dello stato. A preoccupare sarebbe soprattutto la reazione della Cina, che secondo i funzionari di Seul potrebbe essere superata con i giusti accordi commerciali. Secondo gli americani, la Nord Corea possiede missili "in grado di colpire l'Europa".

I detenuti di Guantanamo come merce di scambio. Quando gli Stati Uniti si sono trovati di fronte alla necessità di chiudere il carcere di Guantanamo, i presunti terroristi detenuti sono diventati moneta di scambio con gli alleati minori: alla Slovenia è stato detto di prendersi un prigioniero in cambio di un incontro con il presidente Obama. All'isola di Kiribati sono stati offerti incentivi milionari per convincerla ad imbarcare un gruppo di detenuti. Anche al Belgio sarebbe stato detto che prendersi qualche prigioniero sarebbe stato un sistema valido e poco costoso per diventare più importante in Europa.

Gli arabi e la guerra al terrorismo. I donatori sauditi restano i principali finanziatori di Al Qaeda, che pure ospita molte basi statunitensi, viene definito il peggior paese della regione per quanto riguarda la lotta al terrorismo. Gli Stati Uniti, riferiscono i documenti, non riescono a evitare che la Siria fornisca armi a Hezbollah in Libano. A una settimana di distanza dalle solenni promesse del presidente Assad di non inviare nuove armi, i rapporti riferiscono che la Siria continua a consegnare ai libanesi dispositivi sempre più sofisticati.
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Lo stile autoritario e machista di Vladimir Putin gli permette di relazionarsi perfettamente con Silvio Berlusconi. Questo provoca negli statunitensi una profonda diffidenza. Lo scrive il quotidiano spagnolo El Paìs che stasera ha iniziato a pubblicare le rivelazioni di Wikileaks. Di Berlusconi sia il giornale madrileno che il settimanale tedesco Der Spiegel mettono in evidenza “le feste selvagge”. Un altro documento reso pubblico dal Guardian è la relazione sull’incontro tra il ministro degli Esteri Franco Frattini e l’omologo americano Robert Gates (leggi la nostra sintesi). I cablogrammi diplomatica riguardanti l’Italia sono 3.012.

“Irresponsabile, vanesio e inefficace, come un leader europeo moderno”, dice Elizabeth Dibble, agente diplomatico americano a Roma di Berlusconi. Un altro rapporto dalla Capitale segnala la debolezza “fisica e polica” di un leader la cui “inclinazione per le feste notturne e frequenti significa che non si riposa abbastanza”. Lo riporta il Guardian.

Il New York Times riporta altre notizie dalle relazioni che i diplomatici americani a Roma hanno inviato a proposito dei rapporti con il premier russo Vladimir Putin. Parlano anche dei “regali sontuosi”, dei vantaggiosi contratti energetici e di un “misterioso” intermediario russo-italiano. I diplomatici scrivono che Berlusconi “sembra sempre più il portavoce di Putin” in Europa e che mentre Putin può godere di una supremazia su tutte le figure pubbliche in Russia, Berlusconi è ostacolato da ingestibile burocrazia che spesso ignora i suoi editti.

Queste e altre critiche degli Usa a importanti leader mondiali sono quindi i contenuti dei rapporti diplomatici contenuti nei 260 mila documenti che verranno resi pubblici dal sito di Julian Assange, un sito a cui molte persone non riescono ad accedere. “Siamo sotto attacco”, dicono i gestori su Twitter. L’edizione di Der Spiegel uscita in anticipo in Svizzera ha permesso al mondo di vedere in anteprima la copertina e conoscere i temi dei documenti

Nella copertina del settimanale tedesco compare la grossa scritta, ’Enthullt’ (Rivelato), e il sottotitolo: “Come l’America vede il mondo, il rapporto segreto del Dipartimento di Stato americano” e 12 foto di personaggi illustri. Tra questi, solo per citarne alcuni, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, con la didascalia “questo è Hitler”, il colonnello Muammar Gheddafi (“procaci biondine come infermiere”), il presidente afghano Karzai (“spinto dalla paranoia”), il presidente francese Nicolas Sarkozy (’imperatore senza vestiti’) e ultimo in fondo a destra, il premier italiano Silvio Berlusconi. “Feste selvagge”, recita invece la didascalia sotto il presidente del Consiglio italiano.

Il giornale Mail on Sunday scrive che il presidente sudafricano accusò il presidente Usa George Bush di essere razzista perché, ai tempi dell’invasione dell’Iraq, ignorò le richieste dell’Onu perche Kofi Annan era di colore. Secondo il Sunday Times invece ci sarebbero rivelazioni esplosive per le relazioni di Usa e Gran Bretagna con opinioni negative date da Washinghton sui governi di Blair, Brown e dello stesso Cameron. Una ’gelata’ si attende anche per i rapporti di Usa e Russia.
Secondo il Kommersant infatti ci sarebbero palesi critiche degli Usa ai leader russi nonché le registrazioni di colloqui tra diplomatici americani e russi. Non dovrebbe invece esserci nulla di compromettente per i rapporti tra Usa e Israele. Il premier Benjamin Netanyahu ha fatto oggi sapere di essere stato contattato dal governo Usa in merito ai file Wikileaks da cui non dovrebbero emergere elementi di polemica.

I giornali che hanno avuto le esclusive

The New York Times
The Guardian
Der Spiegel
Le Monde
El Paìs

Incassare e reagire


Alì vs Liston, primo round, primo minuto


Un mio amico carissimo mi ha scritto. Mi ha detto che non ce la fa più. Ovunque si gira vede ignoranza, menefreghismo, opportunismo. I politici che parlano di ridursi gli stipendi, ma poi votano contro quando si prova a farlo. La munnezza per le strade di una delle città più belle del mondo. Le curve degli stadi, ultimi baluardi di una civiltà in frantumi, che incominciano a cedere al qualunquismo e alla politicizzazione più becera. Il lavoro ridotto a ricatto del padrone sul lavoratore. L'informazione che non informa e che fa gli speciali sul delitto di turno invece che sui delitti perpetrati quotidianamente ai danni dei cittadini.

"Tutto vero", gli ho risposto. E' tutto esattamente come dice. La situazione è questa, anzi... forse è ancora peggiore.

"E ora?", gli ho chiesto subito dopo. Ora che egli sa, e che tutti sappiamo, in che condizione viviamo... cosa facciamo?

Mi ha risposto che è demotivato. Lo capisco. Egli non è mai stato uno di quei tipi lamentosi e qualunquisti che parlano male di tutto e tutti, ma non muovono un dito. Il mio amico è un tipo tosto, che crede in certi valori ed ideali incrollabili. Di battaglie ne ha fatte tante. E se oggi è cosi demotivato, la cosa mi preoccupa. Vuol dire che il Sistema sta vincendo. Se gli oppositori cedono, il Sistema vince.

Allora gli ho dato un consiglio: attendere che gli ritorni la forza e la motivazione. Meditare. Fortificare la mente, ora che le membra non reggono. In una parola: resistere.

Nel pugilato vi è una regola: quando non si ha forza, resistere. Quando la forza ritorna, reagire. Bisogna essere bravi ad incassare, non solo a colpire. Questo determinato periodo storico, questo round, ci vede deboli: dobbiamo incassare. Prepariamoci al prossimo round, quando reagiremo.
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sabato 27 novembre 2010

Aborti nucleari




Gravidanza a rischio se la madre abita nelle vicinanze di una centrale nucleare. In numeri: ventimila aborti spontanei negli ultimi 40 anni. Il tutto attorno a 31 impianti di energia atomica, 27 tedeschi e 4 svizzeri. Senza contare un netto aumento di deformità e tumori infantili. Questo si legge in uno studio pubblicato dal Centro di ricerca tedesco per la salute ambientale di Monaco.

Effetti collaterali

Negli scorsi giorni i ricercatori Ralf Kusmierz, Kristina Voigt e Hagen Scherb hanno pubblicato un report tra nascite e prossimità alle centrali nucleari in Germania e Svizzera, in modo da capire se la sola vicinanza delle centrali ha effetto sulla salute dei cittadini, anche in mancanza di grandi incidenti. Lo studio è partito dai dati sugli effetti della catastrofe di Cernobyl, sulle nascite in Ucraina (si stima che un milione di bambine e bambini non siano mai nati in tutta Europa a causa del disastro di Cernobyl) e nelle regioni toccate dalla nuvola radioattiva. Luoghi in cui già in passato si erano riscontrate significative anomalie sia nel numero delle nascite che nel rapporto di nascite fra maschi e femmine.

L’obiettivo degli studiosi era quindi di verificare gli effetti delle centrali nucleari sulle nascite, e i risultati sono stati sconcertanti: secondo loro, nei 35 chilometri attorno alle centrali, negli ultimi quarant’anni sono mancate all’appello ventimila bambine. Normalmente nascono 105/106 femmine per ogni 100 maschi, mentre nelle regioni in questione le nascite di bambine, appunto, sono state molto inferiori. Questo perché gli embrioni femminili sono ancora più sensibili alla radioattività rispetto a quelli maschili. Non solo, gli studiosi tedeschi hanno anche evidenziato un netto aumento dei casi di tumore infantile nelle vicinanze delle centrali nucleari.

Disguidi nucleari

Ma come si spiegano questi 20.000 aborti spontanei “in eccesso”, in assenza di incidenti conclamati presso le centrali di queste zone? Con il fatto che gli impianti, sostengono i ricercatori, rilasciano nell’ambiente sostanze tossiche o radioattive. E lo fanno in occasione di incidenti ritenuti di “basso livello”, quei numerosissimi “disguidi” (in Francia se ne verifica circa uno ogni tre giorni) che portano a una esposizione alla radioattività della popolazione “entro i limiti di sicurezza”. Limiti stabiliti dalle autorità nazionali, ma che per la loro frequenza e i loro effetti cumulati possono nuocere alla salute ben più di quanto i produttori di energia e le stesse autorità siano disposti ad ammettere.

Anche le sole attività legate alla produzione di energia, sostiene la ricerca, hanno effetti sull’ecosistema e sulle popolazioni circostanti, e la lista dei possibili “incidenti di basso livello” è lunga: si va dalle perdite nel trasporto e nello smaltimento delle scorie, agli scarichi di acque contaminate nei corsi d’acqua, fino alla presenza di agenti tossici nel vapore rilasciato in atmosfera che, è vero, non contiene CO2, ma non è certo il più salubre, in quanto proveniente da acqua evaporata entrando in contatto con un nucleo radioattivo.

Rassicurazioni o inganni?

Eppure, al di là di questo, è impossibile ignorare che senza l’energia nucleare molti sistemi-Paese rischierebbero di fermarsi, con effetti gravissimi sulle loro economie. È anche comprensibile, di conseguenza, l’enorme impegno di questi Paesi nel rassicurare le popolazioni sulla sicurezza degli impianti. Recentemente nella regione inglese del Somerset EDF energy ha diffuso la notizia sul consenso della popolazione locale relativo all’ampliamento della centrale di Hinkley Point (la cui chiusura è prevista nel 2016). Un consenso ottenuto non con la forza, ma con un sondaggio, commissionato dalla stessa EDF. Anche la Bbc ci era cascata, diffondendo insieme alla stampa locale la notizia che sei persone su dieci, nelle zone di Sedgemoor, Taunton Deane e West Somerset supportano l’ampliamento della centrale di Hinkley, nel sud ovest dell’Inghilterra.

Un sondaggio considerato però da più parti ambiguo. Secondo Leo Barasi di Climate Sock domande quali: “Fino a che punto è d’accordo con la seguente affermazione: l’energia nucleare ha degli svantaggi, ma la nazione ha bisogno di energia nucleare come parte di un bilanciamento energetico con carbone, gas ed energia eolica”, sono poste in modo da rendere difficile un disaccordo (calcolato infatti nel 13% dei rispondenti a questa domanda), e chi oggi vede i risultati è portato a pensare che le persone intervistate nella zona in questione ritengano necessaria l’energia nucleare. Lo stesso vale per domande in cui, mentre si chiede di pensare agli aspetti positivi e negativi di un nuovo reattore ad Hinkley Point, rientrano sempre in qualche modo i benefici che un nuovo reattore avrebbe sull’economia e l’occupazione locali.

“A me sembra chiaro che questa lunga serie di domande guidi le persone verso un percorso mentale che le porta a pensare ad una centrale nucleare in modo ben diverso da quanto esse normalmente farebbero”, accusa Ben Goldacre dalle pagine del quotidiano The Guardian. Secondo il giornalista inglese ha infatti un effetto ben diverso chiedere: “Volete che i vostri figli restino disoccupati?”, invece che: “Siete tutti segretamente terrorizzati all’idea che potremmo farvi prendere il cancro?”. Gli statistici sanno bene che il diverso ordine dato a certe domande potrebbe far variare l’andamento di un questionario, e per Goldacre quello di EDF contravviene a molte delle regole di base da tenere in considerazione nella compilazione di un questionario statistico. In particolare quella che consiglia di “stare attenti a non influenzare le risposte”.

di Andrea Bertaglio

Shaman's Harvest - Broken dreams

giovedì 25 novembre 2010

Berlino chiude gli inceneritori...

... noi stiamo ancora alle discariche!



Da "LIBERAL" di venerdì 29 ottobre 2010

Parla Gaetano Pecorella, in missione in Germania con la Commissione sulle Ecomafie «Berlino chiude gli inceneritori, noi siamo ancora alle discariche» «La nostra strategia con i rifiuti è superata: per il futuro si dovrà puntare sul riutilizzo dei materiali, sviluppando la fase del recupero»

di Franco Insardà

ROMA. «Sono in Germania con la commissione. Qui i termovalorizzatori sono quasi superati e noi stiamo ancora a discutere di discariche». Esordisce così Gaetano Pecorella che, alla guida della commissione d`inchiesta sulle attività illecite connesse al ci- clo dei rifiuti, è in missione proprio in Germania per «vedere se esistono infiltrazioni della criminalità organizzata o condotte di rilevanza penale, soprattutto in relazione ai trasferimenti dei rifiuti provenienti dalla Campania negli anni 2006 e 2007, per le quali si sono aperte delle inchieste».

Presidente Pecorella, ci sono stati dei problemi in quegli anni? Ci sono state sicuramente delle irregolarità.

Oggetto delle nostre inchieste è anche il trasporto transfrontaliero dei rifiuti che, almeno per un certo periodo, è stato d`interesse della criminalità organizzata.

C`è anche la possibilità che ci possano essere nuovi trasferimenti di rifiuti dalla Campania? La Germania è sicuramente interessata, perché ha costruito un sistema industriale di termovalorizzatori che oggi non riescono più a funzionare a regime soltanto con i rifiuti locali. L`Olanda è il Paese che ne porta di più, mentre l`Italia in questo periodo non ne sta trasferendo. La Campania ha fatto una dichiarazione d`intenti, condizionata alla capacità o meno di risolvere autonomamente il problema dello smaltimento dei rifiuti.

Altrimenti? C`è un grande interesse da parte delle industrie tedesche a importare rifiuti. Attualmente a prezzi molto bassi.

Il presidente Berlusconi ha promesso un nuovo miracolo per risolvere l`emergenza. E poi? Intanto è importante risolvere l`emergenza ed è un impegno importante. Penso che l`ipotesi formulata dal presidente Berlusconi sia collegata all`utilizzo della discarica di Terzigno e all`impianto di Acerra. Per il futuro il premier ha data rassicurazione sulla costruzione di un nuovo termovalorizzatore.

Una soluzione che prima lei diceva ormai superata.

Direi residuale, perché si dovrà puntare sul riutilizzo dei materiali, sviluppando la fase del recupero. È l`obiettivo, per esempio, che hanno in Germania è quello di arrivare al 90 per cento del riutilizzo. Il futuro è questo.

Qualche giorno fa il sindaco di Boscoreale ha detto che le discariche fanno comodo alla camorra. E d`accordo? Non è vero, perché le discariche controllate dal pubblico e vicino ai posti dove si producono i rifiuti non servono alla camorra. La criminalità organizzata ha interesse a gestire le sue discariche abusive e i trasporti lontani.

Negli ultimi episodi di Terzigno che incidenza ha avuto la criminalità organizzata? Dalle audizioni che abbiamo svolto magistrati e forze dell`ordine hanno escluso qualsiasi collegamento. Certamente l`aera attorno a Napoli è fortemente infiltrata di attività camorristiche. Al di là della motivata protesta popolare la chiusura di discariche controllate da enti pubblici o il trasferimento dei rifiuti in luoghi lontani deve prevedere soluzioni alternative. Da qualche parte, insomma, i rifiuti devono andare.

In Campania c`è il grosso problema di gestire tutti i rifiuti stoccati in questi anni.

Questo è un problema molto serio. Esistono delle montagne, non in senso simbolico, ma reale, di rifiuti stoccati che dovranno essere smaltiti. Per eliminare le ecoballe stoccate ci vorrebbero alcuni decenni con dei termovalorizzatori funzionanti a pieno regime. È necessario un progetto complessivo. La commissione che presiedo, senza eccezione di schieramento politico, è rimasta impressionata da tutte queste ecoballe che lentamente si romperanno facendo fuoriuscire il percolato in un territorio agricolo. Il problema non è soltanto italiano, credo che l`Europa debba farsene carico.

II corto circuito in Campania c`è stato nel momento in cui, finita l`emergenza, le competenze sono state trasferite agli enti locali.

In altre zone della Campania le province e i comuni hanno risolto il problema.

In Lombardia gli enti locali hanno costruito undici termovalorizzatori. Bisognerebbe abbandonare l`idea, presente in una parte dell`Italia, che tutto deve essere delegato allo Stato.

E allora? Se i comuni facessero bene la raccolta differenziata già una parte dei problemi sarebbe risolta. Nel napoletano c`era stata la proposta di Bertolaso di commissariare una quindicina di comuni perché non avevano raggiunto il livello previsto dalla legge perla raccolta differenziata e ci fu anche allora una rivolta.

«Nelle audizioni sono stati esclusi collegamenti tra le proteste di Terzigno e la camorra» [.]

Tagliato il 5x1000




Il governo del fare per finanziare le università private taglia del 75% il 5xmille che i singoli cittadini hanno devoluto alle associazione di volontariato. Ecco un bellissimo esempio di «federalismo fiscale» e per giunta al contrario: si ruba ai poveri per dare ai ricchi, ormai in modo sfacciato e immorale, alla luce del sole. Non hanno più pudore e non hanno nemmeno vergogna. Lo scopo di questa manovra è di dare un colpo mortale al volontariato che generalmente pende a sinistra. Non è tollerabile!

Invito tutti a sottoscrivere l’appello in difesa del 5×1000 su http://www.iononcisto.org/ .
Poiché il sito è lentissimo: chi volesse andare subito a firmare può farlo a questo link: www.iononcisto.org/form.php .

mercoledì 24 novembre 2010

Vergognoso Mou, vergognoso Real




Ieri sera abbiamo avuto l'ennesima dimostrazione che il calcio moderno, fatto di miliardi più che di onore, di fini che giustificano qualsiasi mezzo, è l'antitesi dello sport.
Jose Mourinho, allenatore del Real Madrid, una delle squadre più famose del mondo, forse la più famosa, che ha vinto qualsiasi cosa... ieri sera, sul risultato di 4 a 0 a suo vantaggio nella trasferta di Amsterdam contro l'Ajax, ha "costretto" i propri calciatori Xabi Alonso e Sergio Ramos a farsi espellere, così da scontare la prossima giornata di squalifica e ritornare agli ottavi con la "fedina penale" pulita.

Una vergogna, non c'è che dire. L'atteggiamento antisportivo di Mourino è noto, ma che adesso anche il glorioso Real Madrid si pieghi a questi mezzucci da terza categoria è davvero stomachevole.

La Uefa ha aperto una indagine: spero vivamente che i due giocatori e l'allenatore siano duramente squalificati. Platini, però, è notoriamente un uomo senza palle: questa inchiesta si tradurrà in un nulla di fatto. E saremo qui ad ascoltare o leggere i pennivendoli del calcio moderno che elogiano la "mandrakata" di Mourino.

Che schifo.


Un lottatore di MMA (Mixed Martial Arts), in un incontro della Ufc, ha subito la rottura del braccio. Con un dolore immane, si è rialzato e con un calcio a mandato al tappeto l'avversario. Ha vinto. L'arbitro non poteva alzargli il braccio per decretarne la vittoria, perchè era spezzato. Gli ha alzato l'altro. Poi il lottatore è svenuto.

Questo è sport.
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Beppe Grillo a Terzigno



lunedì 22 novembre 2010

Le motivazioni della sentenza d'appello a Dell'Utri




Quando Dell’Utri usava la mafia per il recupero crediti
Marcello Dell’Utri non è stato il “mediatore” tra cosa nostra e Silvio Berlusconi solo per proteggere la famiglia del presidente del Consiglio, e in Sicilia i ripetitori Fininvest e i magazzini Standa, in cambio di tanto denaro, naturalmente. Marcello Dell’Utri ha usato cosa nostra per far avere soldi in nero a Publitalia, la cassaforte pubblicitaria del biscione, di proprietà del presidente del Consiglio. A scriverlo sono i giudici della Corte d’appello di Palermo nelle motivazioni di condanna a 7 anni per il senatore Pdl, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

La vicenda risale al 1991-1992 e riguarda una sponsorizzazione della “pallacanestro Trapani”. Al proprietario della squadra, Giuseppe Garraffa, è stato chiesto di pagare, in nero a Publitalia ( Dell’Utri allora era il presidente) 530 milioni di lire. Quasi il 50% della sponsorizzazione concessa dalla Birra Messina. A fare la richiesta, che non prevedeva un rifiuto, non fu solo Dell’Utri, ma anche il capomafia di Trapani, Vincenzo Virga.

Una storia questa, che giudiziariamente non è ancora chiusa. Anzi la Cassazione il 28 maggio scorso l’ha riaperta. La suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza d’appello di Milano. I giudici di secondo grado avevano derubricato l’accusa di tentata estorsione in minacce gravi e pertanto avevano dichiarato prescritto il reato. Secondo la Cassazione appare “insuperabilmente contraddittorio argomentare della sussistenza della minaccia che costituisce elemento costitutivo del delitto di tentata estorsione, ma al tempo stesso affermare che essa non avrebbe avuto ‘sicura natura estorsiva’ e, contestualmente, ritenere che poiché a quella minaccia – di fatto – non ne erano seguite altre, il tentativo di estorsione si era “estinto” per desistenza volontaria”. Dunque il processo è da rifare.

Ma secondo i giudici di Palermo, comunque, il “fatto storico” è ormai accertato ed è per questo che lo inseriscono nella sentenza, con diversi dettagli, per motivare il “contributo” di Dell’Utri al mantenimento e al rafforzamento di cosa nostra.

Ricordano i giudici: “…Il Garraffa aveva riferito che dopo l’accredito della seconda rata di 750 milioni di lire gli era stato richiesto di versare, in contanti ed in nero, altri 530 milioni a titolo di ‘provvigione’ senza emissione di fattura seppure richiesta e con l’invito a risolvere se del caso la questione direttamente incontrando il Dell’Utri. Nel corso dell’incontro, avvenuto tra la fine del 1991 o i primi giorni del 1992, nella sede di Publitalia a Milano, il Dell’Utri aveva ribadito al Garraffa che non sarebbe stata rilasciata alcuna fattura a fronte della ‘provvigione’ richiesta, rammentando nell’occasione al suo interlocutore che ‘…i siciliani prima pagano e poi discutono…’ e che avevano comunque ‘uomini e mezzi per convincerlo a pagare’.

Si legge ancora dalle motivazioni: “Qualche mese dopo, comunque prima dell’elezione al Senato del 5 aprile 1992, il Garraffa aveva ricevuto presso l’ospedale di Trapani ove era primario, la visita di Vincenzo Virga accompaganato da Michele Buffa, che gli aveva chiesto se fosse possibile risolvere la questione con Publitalia, aggiungendo, alla richiesta del medico di sapere chi lo aveva ‘mandato’, che si trattava di ‘amici’, menzionando infine proprio il Dell’Utri”. A confermare l’intervento di Virga e dello stesso Dell’Utri, anche il pentito Vincenzo Sinacori, ex reggente del mandamento di Mazara del Vallo. Ha raccontato che il capomafia della provincia di Trapani, Matteo Messina Denaro, lo incaricò di parlare con Virga per chiedergli di “parlare” con Garraffa perché saldasse il “ debito” con Publitalia. E Virga, ricorda Sinacori, poi gli confermò di aver assolto il compito.
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Casini, escort della politica




Casini apre alla possibilità di entrare nel nuovo eventuale governo Berlusconi.

Questo dimostra la totale inaffidabilità di gente come Casini, escort della politica.
Spero che Bersani, Di Pietro e Vendola si rendano conto che CON QUESTO CENTRO non ci può essere una alleanza strategica, ma solo un accordo su determinati punti programmatici.
E pensare che un sondaggio tra gli elettori dell'UDC diceva che il 67% voleva un'alleanza col Pd.

Che prostituta, questo Casini...
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domenica 21 novembre 2010

Filosofia del Guerriero - 4




Sii come l'acqua, cerca di adattarti ad ogni situazione. Se il tuo avversario si apre chiuditi e se lui si chiude apriti.

La cintura serve solo a tenere su i pantaloni.

La boxe è qualcosa di innaturale perché si fa sempre tutto al contrario. Quando vuoi spostarti a sinistra, non fai un passo a sinistra: spingi sull'alluce destro. Per spostarti a destra usi l'alluce sinistro. Invece di allontanarti dal dolore come farebbe qualunque persona sana, gli vai incontro.

Se combatti per i soldi, avrai i soldi. Se combatti per il pane avrai gloria e onore.

Si vince o si perde, resta da vedere se si vince o si perde da uomini.

Non esiste una situazione senza via d'uscita.
Domina la tua paura e dominerai il tuo avversario.

Quando due pugili salgono sul ring, uno solo merita di vincere. Quando sali sul ring devi convincerti che sei tu a meritare di vincere. Devi sapere che il destino ti deve una vittoria perché ti sei allenato più del tuo avversario, hai lavorato di più con il tuo sparring partner[1], hai fatto più footing, ti sei alzato prima.

Non aver paura di essere inadeguato, ma solo di essere forte oltre misura. Non è l'oscurità che deve intimorirti, ma la luce che riesci ad emanare. Ricerca sempre l'equilibrio, mai la moderazione.

Vergognati del tuo passato, ma non di ciò che hai fatto per rimediare ai tuoi errori. Sii orgoglioso di te stesso.

venerdì 19 novembre 2010

Milano calibro 'ndrangheta

1a parte



2a parte

I concorsi vinti. Forse.




Simona Polselli da cinque anni attende che arrivi la raccomandata che potrebbe - e che anzi avrebbe dovuto - cambiarle la vita. Era certa di riceverla, tanto che con mamma, papà e fidanzato ha già festeggiato. Mittente atteso, il Comune di Roma. Una bella lettera di assunzione come vincitrice di concorso per educatrice di asili nido. Ogni giorno Simona guarda la casella della posta, ma dal Comune riceve solo multe. Un caso isolato? Non proprio. In Italia altre 100 mila persone sono nel limbo di Simona: hanno vinto un concorso e festeggiato un'assunzione mai arrivata. Un'attesa infinita. Spesso l'ente locale ha preferito nel frattempo rivolgersi a precari (per chiamata diretta). Oppure il ministero di turno ha puntato sulle consulenze esterne. E poi ogni anno, puntuale come un orologio, nelle leggi finanziarie è arrivato il blocco del turnover con il taglio delle piante organiche. L'ultima finanziaria, per esempio, ha stoppato le assunzioni fino al 2013. Peccato però che la macchina dei concorsi e delle illusioni continui ad andare avanti imperterrita. Perché? Per produrre cosa? Con quali speranze per i concorrenti? E infine: quanto costa alla collettività questo continuo promuovere ed eseguire concorsi che alla fine non creano occupazione?

La macchina delle illusioni
Magari prima o poi, a patto di resistere tanti anni, l'assunzione arriverà. Tuttavia le spese della fabbrica dei concorsi sono esorbitanti. Il "giro d'affari" è pari a 3 miliardi di euro all'anno, tutto a carico delle amministrazioni costrette a pagare commissioni e a volte società esterne per la correzione dei compiti. Nel 2010 sono stati banditi dalle amministrazioni pubbliche oltre 7 mila concorsi. Che rischiano di non approdare a nulla, con il ministro Renato Brunetta che addirittura stima in 300 mila gli esuberi nel comparto pubblico e minaccia altri blocchi alle assunzioni. Secondo la Funzione pubblica Cgil oggi in Italia ci sono appunto 100 mila tra vincitori e idonei a concorsi banditi negli ultimi dieci anni che attendono di essere chiamati in servizio. "È una stima che abbiamo fatto raccogliendo le graduatorie pubblicate da diversi enti dal 2000 a oggi", dice il segretario nazionale della Fp Cgil, Fabrizio Fratini. Istituto commercio estero, ministero dell'Interno, ministero dei Beni culturali, ministero di Grazia e giustizia, e poi Inps e Inail, per non parlare di grandi Comuni, da Roma a Palermo, passando per Regioni come la Campania: non c'è amministrazione pubblica che non abbia persone da assumere con regolare concorso già concluso.

Le storie sono le più disparate. E alcune vale la pena di raccontarle. Per esempio quella di Maria Cristina Tomaselli. Una storia che inizia a maggio del 2004, quando il ministero di Grazia e giustizia bandisce il concorso per 39 psicologi da assegnare agli istituti penitenziari, visto il tasso crescente di suicidi in carcere che si registrava fin dal 2001. "Ho pensato che per me, psicologa precaria, era arrivata finalmente l'occasione giusta", dice Tomaselli che, allora trentenne, si mette a studiare giorno e notte. Supera una prova selettiva nella quale si presentano in 3 mila, poi altri due scritti e infine l'orale. Nel 2006 il ministero pubblica la graduatoria definitiva: "Quando ho chiamato al ministero è ho chiesto di sapere a che posto mi ero classificata, non credevo alle mie orecchie: "Tomaselli? Lei è nelle prime trenta". Ho riattaccato il telefono. Ho richiamato, perché non ci credevo. E invece era vero, finalmente avevo un posto di lavoro fisso. Da Milano, dove vivevo allora, ho chiamato i miei genitori e il mio fidanzato, ero al settimo cielo. La sera stessa ho festeggiato in pizzeria con i miei amici più cari". Da allora, più di quattro anni, non una comunicazione ufficiale né un avviso sul sito Internet. "Non abbiamo più saputo nulla, nonostante ricorsi al Tar e sentenze del giudice del lavoro che ci riconoscono il diritto a essere assunti. Nel frattempo molti miei colleghi che hanno vinto quel concorso sono entrati in depressione, perché la delusione è stata troppo forte dopo i sacrifici immani per vincere quel concorso".

Simona Polselli, l'educatrice mancata di asili nido, ha un'altra storia: "Ho vinto un concorso bandito nel 2005 per 150 insegnanti. Ci siamo presentate in 4.500". Nel 2009 dopo tre prove d'esame è stata pubblicata la graduatoria: cento assunte dal Comune tra il novembre 2009 e settembre scorso. "Le altre 50, tra cui ci sono io, non saranno assunte. Ci hanno detto che i posti non sono più disponibili perché nel frattempo l'amministrazione ha stabilizzato 1.200 precarie. E dire che quando ho saputo di aver vinto quel concorso ho comprato, con un prestito, il posto auto sotto casa. Il prestito l'ho fatto, l'assunzione non è più arrivata". Vicende come quelle di Simona le hanno vissute i 150 vincitori del concorso per ispettori di vigilanza bandito dall'Inps, i 500 funzionari che nel 2008 hanno vinto il concorso del ministero dei Beni culturali, altri 230 amministrativi del ministero della Pubblica istruzione, o i 100 del concorso per categoria B del Miur. O, ancora, i promossi del concorso bandito dall'Inail nel maggio del 2007: prima prova al Palalottomatica di Roma con 15 mila concorrenti, seconda prova a Castelnuovo di Porto, terza prova orale nella sede dell'Inail all'Eur. Dopo la proclamazione dei vincitori, a febbraio di quest'anno, l'ente si è scordato del concorso. "Per vie informali - spiegano i vincitori - abbiamo saputo che a causa del blocco del turnover solo 25 saranno assunti entro l'anno e altri 25 nel 2011".

Concorsi per l'ente che non esiste
Uno dei casi più eclatanti riguarda il ministero della Difesa: "Qui ci sono 2 mila vincitori del concorsone per figure che vanno dagli elettricisti agli assistenti amministrativi, e solo 23 sono stati assunti. Non ha fatto meglio però il ministero dell'Interno che deve assumere ancora 115 assistenti amministrativi contabili e 80 collaboratori che nel 2008 hanno vinto delle prove di selezione", dice Alessio Mercanti, che guida il comitato "dei vincitori di concorso non assunti", che il mese scorso ha manifestato davanti a Palazzo Montecitorio. "Da Palermo ad Avellino, da Ragusa a Palagonia, passando per la Regione Campania e quella siciliana, sono decine gli enti che hanno bandito concorsi-bluff per chi li ha fatti e per giunta vinti, demolendo l'ultima certezza in questi tempi di lavoro precario: e cioè che chi vince un concorso ottiene un posto di lavoro". Mercanti, da quando è a capo del comitato, riceve ogni giorno segnalazioni da tutta la Penisola.

Ci sono addirittura casi in cui l'amministrazione appare schizofrenica. C'è da chiedersi: come è possibile? Come può accadere che da una parte stabilisca che un ente deve scomparire o ridurre la pianta organica e dall'altra approvi concorsi per nuove assunzioni che poi rimarranno solo sulla carta? Un caso esemplare è quello dell'Istituto del commercio estero, che nel 2008 ha messo a bando 107 posti in categoria C1. Alle prove si sono presentati in 15 mila. A questo concorso ha partecipato anche Giulia Nicchia, 31 anni, laureata Scienze internazionali, dottoranda e conoscenza di tre lingue, inglese, francese e russo: "Abbiamo svolto tre prove molto dure, e questo era il quinto concorso che provavo - dice Nicchia - Nell'aprile 2010 viene pubblicata la graduatoria definitiva. Ero a New York per studi e non credevo ai miei occhi: tra le prime 60 dell'elenco". Giulia torna in Italia a maggio: "Appena arrivata scopro che Tremonti ha previsto il taglio degli enti inutili, e tra questi c'è l'Ice. Ho capito subito che il mio sogno si sarebbe infranto". In Parlamento il testo della legge cambia e l'Ice rimane a galla. Ma arriva l'obbligo di ridurre l'organico del 10 per cento e avviare il blocco del turn over fino al 2013. "Siamo andati a parlare con il responsabile del personale: ci ha detto che ci avrebbero assunti da qui a 10 anni". Al Senato 30 deputati del Pd hanno presentato un'interrogazione. La domanda era semplice: perché l'Ice ha bandito un concorso da cento posti e non ha assunto nessuno? La riposta è stata laconica: "L'Ice ha calcolato male il suo fabbisogno in organico". Insomma, per l'istituto il concorso era inutile. I vincitori hanno chiesto l'accesso agli atti, scoprendo che nella pianta organica, nonostante il taglio, ci sono 107 posti da occupare. Intanto l'Ice vanta oltre 80 milioni di crediti dal ministero dell'Economia, che ne ha riconosciuti soltanto 40 e anche nel 2011 punta ad accorpare l'ente o riproporne la cancellazione.

Chi ci guadagna con gli esami
Nonostante il blocco del turnover, il taglio dei finanziamenti agli enti locali e gli annunci del ministro Brunetta che stima in 300 mila gli esuberi nel comparto pubblico, la macchina dei concorsi in Comuni, Regioni, Province e ministeri vari è perennemente in moto. Soltanto a novembre scadono i bandi di 659 concorsi banditi dalla Lombardia alla Sicilia. Nel 2010 si stimano in circa 7 mila i concorsi in enti pubblici. Con costi a dir poco elevati.

Ma chi ci guadagna? Chi mette in tasca questo enorme flusso di denaro pubblico che spesso viene speso inutilmente? I compensi per i componenti di commissione variano da ente a ente. In media un commissario per un concorso riceve un gettone che varia da 123 a 309 euro, più un ulteriore bonus per ogni compito esaminato che varia da 0,1 a 0,5 euro: per concorsi con 15 mila partecipanti si può arrivare a ricevere come commissario anche 7.500 euro, anche se a volte le amministrazioni fissano dei paletti, come il Comune di Treviso che non dà ai singoli commissari più di 3 mila euro. Ma Treviso è un'eccezione. L'Agenzia delle entrate ha calcolato, per un concorso bandito recentemente, il costo di 1.500 euro per ognuno dei 500 posti messi a gara: totale, 750 mila euro. Il Comune di Napoli ha bandito un concorsone per 534 posti da amministrativo (112 mila i candidati): stimando un costo di 3,2 milioni di euro e affidando al Formez l'incarico di correggere le prove scritte. Conti alla mano, facendo la media dei 7 mila concorso banditi, il giro d'affari per società del settore e componenti delle commissioni, che vengono scelti tra professionisti, giudici del Tar e dirigenti di altre amministrazioni interni o esterni, è di circa 3 miliardi di euro: tutti a carico delle casse pubbliche. Uno spreco? Sì, se si pensa al blocco delle assunzioni, fino al 20 per cento di chi va in pensione, stabilito per legge in tutti gli enti e le amministrazioni pubbliche. Allo stesso tempo, non mancano però i casi i cui a pagare sono i concorrenti. Il Comune di Roma ha pubblicato 22 bandi di concorso per 1.995 posti: i disoccupati che hanno fatto domanda sono 10 mila e hanno pagato 10 euro a testa per presentare la documentazione.

Comunque a fronte dei concorsi con vincitori non assunti, non mancano i casi di assunzioni e incarichi affidati per compiti uguali a quelli messi a bando dalla stessa amministrazione. Qualche esempio? Il Comune di Palermo ha bandito nel 2001 un concorso per 400 posti da vigile urbano: un centinaio dei vincitori a oggi attende la chiamata ma la pianta organica dei caschi bianchi palermitani è stata riempita lo stesso, con la stabilizzazione dei cosiddetti "lavoratori socialmente utili", che non hanno mai affrontato alcuna selezione. Stesso discorso per 300 vincitori del concorso all'assessorato ai Beni culturali della Regione siciliana: dopo dieci anni non sono stati chiamati in servizio, nel frattempo è nata la Beni culturali spa, società solo formalmente privata dove sono state assunte per chiamata diretta 700 persone. Il ministero di Grazia e giustizia, che non assume nelle carceri 39 psicologi che hanno vinto il concorso nel 2006, continua a dare incarichi all'esterno per lo stesso impiego, per una spesa che supera il milione di euro all'anno: e in pianta organica nelle carceri ci sono solo 14 psicologi per 60 mila detenuti.

A volte invece accade che la stessa amministrazione freni alcuni concorsi e acceleri su altri, magari perché tra i vincitori ci sono parenti di politici e dirigenti dell'ente. Una commissione interna del ministero della Difesa ha scoperto, a esempio, che tra il 2005 e il 2008 in diversi concorsi banditi dall'amministrazione sono stati assunti mogli, figli e cognati di alti dirigenti del ministero che, puntualmente, sedevano nelle commissioni d'esame, scambiandosi favori. Altre amministrazioni invece, se hanno posti vacanti in pianta organica non chiamano gli idonei dell'ultimo concorso bandito, ma provano a farne altri: così i 2 mila idonei del concorso per vigili del fuoco eseguito nel 2000 rimangono a casa, mentre il comando dei vigili affronta altre spese per altri concorsi. E c'è chi non si pone nemmeno il problema di fare concorsi, volando alto sopra blocchi del turn over e stop alle assunzioni: la Protezione civile, con il placet di Guido Bertolaso, ha assunto 171 impiegati e dirigenti nel maggio scorso, trasformando contratti diretti di co. co. co in contratti a tempo indeterminato. I vincitori di concorso degli altri rami dell'amministrazione intanto attendono sempre meno fiduciosi.