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domenica 26 agosto 2012

Mi autodenuncio: sono un fascista del web!

Il segretario del Partito Democristiano ha dichiarato che "i fascisti del web" sono quelli che accusano i sedicenti democratici di essere zombie, asserviti ai poteri forti, incapaci di essere alternativi alla destra, con la quale viceversa fanno inciuci a rotta di collo. I fascisti del web usano un linguaggio scurrile, offensivo, tipico dei fascisti mussoliniani e delle squadre d'azione. "Vengano a dircelo in faccia!", urla Bersani dal palco della Festa del Pd (la possiamo ancora chiamare "Festa dell'Unità" o fa troppo comunista?).
Bene. Mi autodenuncio: sono un fascista del web. Se Bersani vuole che gli dica queste cose in faccia, gli chiedo cortesemente dove e quando possiamo incontrarci. Nel suo ufficio a Montecitorio, in una piazza qualunque. Chiedo solo una cortesia: che vi siano i testimoni. Vorrei televisioni, cellulari, ipad e roba varia. Perchè tutti devono sapere che si, lui è uno zombie, il suo partito è - nei vertici, non nella base - connivente con le destre liberiste che tanti sfaceli hanno creato in Italia e in Europa, che il Pd amministra spesso male i territori che governa, che molti dirigenti del PD sono inquisiti per affari loschi, che l'alleanza con Casini, ex alleato con Berlusconi, è un inciucio vero e proprio, che Napolitano non può essere difeso a prescindere.
E' probabile che Bersani, nel suo delirio, si riferisse a Di Pietro e, soprattutto, a Beppe Grillo. Il comico genovese, infatti, è "colpevole" di non scendere nell'agone politico e di non partecipare agli sterili dibattiti tra Pd e Pdl (che appoggiano lo stesso governo, sia chiaro), ma nella sua torre d'avorio 2.0 pontifica e critica a destra e a manca. O meglio, a destra e a destra, dato che il PD ha ufficialmente abbandonato il campo della sinistra visto che ha sostenuto i più "destri" provvedimenti del governo bocconiano di Monti.
E' paradossale questa Italia: chi sta più a sinistra del Pd è un fascista, seppure solo del web.
A posto così.
Do svidanija

venerdì 3 agosto 2012

Di Pietro a Il Fatto: "Non scodinzolo per il PD"



Pubblico l'intervista che Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, ha rilasciato a Il Fatto Quotidiano:

Di Pietro, che è successo?
Non lo so, so solo che noi oggi abbiamo fatto qualcosa di concreto e che qualcuno le chiama “derive”.

Vendola dice che lei di lavoro fa il polemista.
Io la chiamo politica. E il nostro non è un partito ipocrita: ieri Bersani ha presentato 10 punti programmatici. Sono anche i nostri. Ma mi domando come faccia poi a votare la fiducia a provvedimenti di Monti che dicono il contrario.

Anche Vendola alla fine ha dovuto frenare i toni.
La loro fregatura è la Rete. Nel giro di un quarto d’ora ha dovuto fare retromarcia. Alla fine della fiera SeL non potrà mai accettare di stare con l’Udc. Mi rifiuto di pensare che al mio posto, nella foto di Vasto, ci sia la faccia di Casini.

Un mese fa eravate insieme, in conferenza stampa, a dare l’ultimatum al Pd. Quanto è pesata la sua polemica con il Quirinale sulla trattativa nell’allontanamento di Vendola?
Ci hanno considerato irrispettosi solo perché informiamo i cittadini su una inopportunità, una bruttura, un comportamento che non ci piace. Abbiamo criticato il Capo dello Stato perché sollevando il conflitto di attribuzione su una vicenda così delicata ci ha delusi. Darci dei reietti, dei populisti, dei demagoghi è una furbata del sistema di potere. Se ci sono soggetti di cui non si può parlare vuol dire che siamo in una democrazia a scartamento ridotto.

Dicono che siete voi a mettervi fuori dal gioco democratico quando criticate le istituzioni.
Noi siamo l’unica alternativa al compromesso. Io mi appello agli elettori e al fronte dei non allineati: ci sono momenti in cui è necessario unire le forze per sconfiggere un nemico. Oggi il nemico della democrazia è il consociativismo falso e ipocrita che vogliono far proseguire nella prossima legislatura.

Ma chi c’è in questo fronte dei non allineati?
Se mi rivolgo a qualcuno in particolare poi domani c’è sicuramente qualcuno che dice no, noi non ci stiamo. Io mi rivolgo a tutti quelli che in privato mi dicono che faccio bene a dire basta alle fiducie, e poi in pubblico mi danno del polemico .

Il Pd però con voi ha chiuso. Ieri Bersani ha ripetuto che “avete preso un’altra strada”.
Loro vorrebbero che non esistesse un partito come il nostro che li richiama alle loro responsabilità.

La legge elettorale vi penalizzerà?
La sola idea che il fronte dei non allineati potesse mettersi insieme li ha fatti morire di paura. Hanno bisogno di una legge elettorale che fermi il voto di protesta. Ma non ce la faranno, sono disperati, siamo noi che potremmo buttarli fuori.

Grillo però con voi non vuole venire..
Capisco che vogliano stare da soli e sono contento che arrivino in Parlamento.

Dunque come si fa?
Io dico che se abbiamo coraggio, li possiamo sconfiggere. Non si veda in me il partito dello sfascio. Anche quando metto a nudo il Re Pd, cerco di convincere i suoi elettori che i dirigenti non possono predicare bene e razzolare male. In questo momento è questo il voto utile.

Eppure anche nel suo partito non tutti condividono la linea. Ieri il capogruppo Massimo Donadi è arrivato a parlare dell’ipotesi di un congresso.
Viva la democrazia. Ma Donadi è uno, il partito nella sua totalità è un altro. Comunque rispettiamo chi pensa che dovremmo dire sì al Pd come cagnolini scodinzolanti.

Spara a zero anche stavolta. Proprio quello di cui l’accusa un altro Idv, Elio Lannutti.
Lo abbiamo candidato come indipendente. Non gli abbiamo chiesto di iscriversi né di votare compatto con il gruppo. Dove sarebbe questo partito che non accetta discussioni al proprio interno?

Sabato c’è la tradizionale festa a casa sua, a Montenero di Bisaccia. Intorno, però, è cambiato tutto. Pentito di qualcosa?
Sono sempre lo stesso. Rifarei tutto quello che ho fatto.


giovedì 2 agosto 2012

Bersani-Vendola-Casini: che delusione!



Voglio essere franco: la prospettiva di essere governato da un'alleanza tra Bersani, Vendola e Casini non mi alletta per niente. Anzi: mi scoraggia totalmente. Sono già reduce da 17 anni di berlusconismo (di destra e di sinistra) e da un anno di montismo bocconiano, e non ce la faccio più. La speranza che la mattanza sociale, che stiamo continuando a subire quotidianamente, possa finire quanto prima cozza con la realtà: Casini e Bersani sostengono l'attuale governo, hanno votato le controriforme delle pensioni e del lavoro, hanno approvato l'innalzamento della tassazione e le spese militari (mantenimento dei contingenti in missione e acquisto di caccia bombardieri), non hanno realizzato la patrimoniale. Ulteriore aggravante: Casini è stato per anni alleato con Berlusconi, col quale ha votato alcune delle leggi più ignobili della giurisprudenza mondiale, e all'interno dell'Udc vi sono persone (da Buttiglione, silurato come commissario europeo, al galeotto Cuffaro) e posizioni (sul mercato del lavoro, sul finanziamento alle scuole private, sulla laicità dello Stato, sulle coppie di fatto etero o omosessuali) impresentabili come "progressiste".
E Vendola? Stendo un velo pietoso. L'ennesima speranza della sinistra che fallisce clamorosamente l'appuntamento con la Storia, intesa come svolta, come cambiamento, come discontinuità. Vendola si accoderà alle istanze liberiste e conservatrici dell'Udc e della maggioranza del PD, provando a strappare qualche piccola vittoria collaterale. Altro che rifondare la sinistra! C'è da capirli: dopo 5 anni fuori dal Parlamento, con tutti i costi economici sostenuti e gli stipendi bassi, i dirigenti di SeL vogliono tornare al potere. Quanto ne avranno? Poco, però sarà sufficiente per ripianare qualche debito e dare nuova linfa a dirigenti, militanti, sezioni e giornalini di partito o di area.

L'alternativa a questo schieramento? Secondo i politologi è il centrodestra, che attende la sesta discesa in campo (come premier o come presidente della repubblica) del Cavaliere. Secondo me, non c'è nessuna reale alternativa tra questi due schieramenti. E non solo perché Pdl, Pd e Udc oggi sostengono lo stesso governo e votano le stesse leggi, ma anche perché sembrano ontologicamente e filosoficamente simili: nessuna discontinuità rispetto alle ricette europee, anzi rincorsa costante ad accreditarsi come i più europeisti, i più liberisti, i più innovatori.
Rebus sic stantibus, sarà difficile per una persona come me, con le mie idee e la mia esperienza di lavoro e di vita, votare per uno dei partiti di questi schieramenti.
Se vanno così, io voterò e inviterò a votare contro entrambi gli schieramenti.
Tanto... chiunque di questi vincerà, governerà contro di me. Contro di noi.

mercoledì 1 agosto 2012

Bersani: "Alternativi alla carne, non alla salsiccia"



Grandissima capriola semantica del segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Un gesto atletico degno dei protagonisti del circo di Montecarlo. "Siamo alternativi alla Destra, non a Monti". Come dire: siamo alternativi alla carne, non alla salsiccia. Bisognerebbe spiegare al sig. Bersani che la salsiccia E' fatta di carne, esattamente come Monti E' di destra. Come definire, se non "di destra", le controriforme realizzate dal Governo Monti? Riduzione dei diritti dei lavoratori, aumento dell'età pensionabile, aumento della tassazione dei cittadini, nessuna patrimoniale per i ricchi, esenzione dell'Imu per la Chiesa.
La domanda è: il Partito Democratico è alternativo a queste scelte? O le condivide? Secondo gli atti parlamentari, il PD le condivide tutti, visto che le ha votate. E queste posizioni - chiedetelo ad un qualsiasi politologo fuori dalla penisola italica - sono dichiaratamente di destra. Una destra liberale, certo. Non parliamo di fascismo o di destra radicale. Parliamo di destra bocconiana, reaganiana, tatcheriana. Parliamo di destra neocon.
Il segretario del Pd ha poi sciorinato le dieci proposte politiche del PD: da "Democrazia" a "Libertà", passando per "Diritti" ed "Economia". Al momento sono involucri semivuoti, riempiti di qualche contraddizione. Si dice che bisogna alleggerire il peso fiscale sul lavoro e caricarlo su grandi patrimoni e rendite: bene, state in maggioranza, quindi fatelo. Si dice che il liberismo finanziario ha generato questa crisi: bene. siete in maggioranza, trovate le contromisure al liberismo. E avanti di questo passo su temi quali coppie gay, immigrazione, lavoro.
E sulle alleanze? Altro carpiato alla Tania Cagnotto. Bisogna ricomporre il campo dei progressisti, con Vendola e Casini. Si, avete letto bene: Casini. Cioè il genero di Caltagirone (vedete come ha votato in questi anni l'UDC su tutti i campi in cui Caltagirone ha investito miliardi); cioè il difensore della famiglia (infatti ne ha due); cioè colui che è contro i Pacs per le coppie di fatto (mentre ne usufruisce in quanto deputato) e che definisce "incivili" le unioni gay. Casini, che spesso va in carcere a salutare Totò Cuffaro, è il tipico esempio di moderato progressista. 
Esattamente come la salsiccia non è fatta di carne.