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venerdì 20 giugno 2014

Voci dall'Ucraina resistente



Pubblico oggi un articolo tratto dal blog sull'Espresso di Nicolai Lilin, scrittore famoso per "Educazione Siberiana" e per altri splendidi romanzi.
In questo articolo c'è la traduzione di una Intervista ad una ragazza ucraina (clicca) che sta combattendo nella resistenza popolare contro il regime di Kiev. Un regime, è bene ricordarlo, sostenuto e finanziato dagli USA; un regime che si serve di squadre nazifasciste per assassinare il proprio popolo, "colpevole" di non sostenere il colpo di stato filoeuropeo realizzato due mesi fa.

“Buongiorno, mi chiamo Elena, mi trovo nella città di Slavyansk. Io vivo in questa città, sono nata e cresciuta qui. Sono entrata nella difesa popolare perché non potevo più sopportare l’orrore delle aggressioni che stiamo subendo. Nella nostra città non c’è luce, nelle case non c’è acqua, le persone vanno a prenderla dalle fontane.

L’esercito ucraino ci sta bombardando ogni giorno, per ordine della giunta golpista di Kiev. Stanno usando contro di noi l’artiglieria, gli aerei da guerra. Buttano le bombe sulle zone abitate. I cittadini rimangono senza le loro case, non hanno niente da mangiare, costretti a vivere nelle cantine. Intere famiglie, anche con bambini piccoli, vivono sotto terra. Non tutti sono riusciti a lasciare la città, qui è rimasta gran parte dei cittadini civili. Fino a quando dovremo sopportare queste ingiustizie? Com’è possibile che il governo mandi contro il proprio popolo un esercito composto da non si capisce chi: estremisti del Settore Destro (organizzazione neonazista ucraina sponsorizzata dal governo attuale, ndt), mercenari o semplicemente delinquenti comuni.

La propaganda ucraina dice che tra noi ci sono dei mercenari, dei ceceni, soldati di Kadirov. Io non ho ancora visto nessuno di loro. Noi siamo persone semplici, cittadini di Slavyansk, difendiamo la nostra città. Vogliamo vivere, non esistere, ma vivere.

Qui accadono cose terribili. Qualche giorno fa un aereo militare ucraino si è nascosto dietro un aereo civile di linea. Quando è passato sopra la città si è abbassato, ha bombardato una zona abitativa nelle vicinanze, un paesino che si chiama Semyonovka, e poi si è nascosto di nuovo dietro l’aereo con i civili a bordo. Noi l’abbiamo visto ma non abbiamo potuto abbatterlo, perché avremmo sicuramente potuto colpire anche l’aereo civile. L’esercito ucraino vuole provocarci per creare un caso mediatico, per poter dire che siamo terroristi che abbattono gli aerei civili.

Qui non ci sono terroristi, ci sono le persone semplici che sono uscite dalle loro case per difendere la loro città. Persone che non riescono più a sopportare tutto questo orrore. Qui ci sono bambini, ci sono anziani, veterani della Seconda Guerra Mondiale che sono costretti a rivivere momenti drammatici. E’ possibile che al governo non sia rimasto più niente di umano?”
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giovedì 8 maggio 2014

"Noi eravamo lì. E vi diciamo come è andata."




Vi posto un articolo apparso sulla pagina facebook della Stella Rossa Scampia, squadra di calcio popolare del noto quartiere partenopeo.
Un articolo molto interessante, sia perchè scritto da chi era a Tor di Quinto in quei momenti concitati, sia perché a mente fredda pone domande molto importanti (e inquietanti) sui rapporti tra tifo capitolino ed estrema destra.


E' difficile prendere parola dopo questi giorni, viene voglia di chiudersi nel silenzio più sordo,stringersi attorno alle persone che come te posso guardarti negli occhi e parlare perchè conoscono la verità dei fatti o almeno hanno l'umiltà di ricercarla fuori dai preconcetti.
Abbiamo aspettato nel rispetto di Ciro e della sua condizione, abbiamo sperato che fosse fuori pericolo di vita, avevamo paura di unirci alle tante voci che si sentono in questi giorni, posizioni che si contraddicono continuamente , lezioni di vita e come spesso accade in questo paese tutti parlano da professori dell'argomento, ma magari non ne sanno nulla.
Anche noi eravamo all'Olimpico quel maledetto sabato 3 maggio, ma sarebbe meglio dire che eravamo a Tordi Quinto.. perche all'Olimpico non ci siamo mai entrati.
Eravamo come sempre insieme a tanti amici e compagni che dalla periferia nord di Napoli si muovono per andare a vedere la squadra della nostra città. Conosciamo bene Ciro, cosi come conosciamo bene Alfonso e Genny anche loro colpiti dai proiettili della pistola di De Santis, li conosciamo non per sentito dire ma perchè con loro abbiamo fatto pezzi di strada insieme, siamo stati spalla a spalla nelle curve del San Paolo tante volte. Ci permettiamo di nominarli solo perchè eravamo li con loro, solo perchè sappiamo chi sono e quanto amano la vita e la loro città.
Ciro -è stato detto e ridetto- viene da Scampia, il quartiere dove gioca la Stella Rossa e come tanti ragazzi di quel quartiere lo abbiamo anche visto venire a curiosare in curva all'Hugo Pratt per capire con i propri occhi cosa fosse questo tanto chiacchierato calcio popolare.
Se prendiamo parola non è certo per descrivere il profilo umano dei nostri 3 amici, che fortunatamente è venuto fuori nonostante il circo mediatico abbia provato fin dalle prime ore a parlate di “motivi estranei al calcio” o “agguato camorristico” solo perchè sulle tessere d'identità di questi tre ragazzi figuravano residenze a Mugnano o Scampia. C'è voluta tutta la dignità della famiglia e del suo quartiere per scongiurare lo sciacallaggio della stampa sulle origini dei tre, ma gli sforzi non hanno impedito che la storia della sparatoria passasse in secondo piano rispetto a fantomatiche trattative Stato- Ultras - Camorra che solo Saviano e altri giornali continuano a vedere e dalla nuova crociata mediatica che sembra essersi scatenata da ieri sugli ultras.
Se prendiamo parola è per cercare di leggere quello che è successo dentro una visione più complessiva che prova a farsi alcune domande cui difficilmente troveremo risposta.

Che la finale Fiorentina-Napoli avesse qualcosa di strano lo si era capito prima del 3 maggio, quando tutta la città e anche i gruppi organizzati erano in attesa dei biglietti per la curva, quelli più popolari. In uno strano balletto di conferme e smentite i biglietti non sono mai stati venduti al pubblico ma son andati sold out prima di uscire, senza che nessun giornalista si facesse troppe domande. Dopo qualche giorno i biglietti sono spuntati fuori nelle mani della questura a patto che però si viaggiasse con i pullman, come nelle mega pubblicità in giro per la città. Ovviamente nessuno dei gruppi ha accettato questo ricatto e tanti hanno deciso di partire con le proprie auto.
Il parcheggio destinato ai napoletani è quello di Saxa Rubra, storica sede della Rai, nel quartiere Tor diQuinto.
E' qui che succede quello che tutti sanno, che oggi viene confermato anche dai video dei tifosi presenti sui pullman dei club: Daniele De Santis, insieme ad altre 4-5persone, tenta l'assalto ai pullman cercando di far scendere i tifosie brandendo torce e bombe carta. Gli stessi napoletani presenti sul pullman chiedono l'aiuto di quei pochi che si erano attardati in corteo dopo aver parcheggiato le macchine. All’accorrere di persone“Gastone” rincula verso il Trifoglio e quando si vede abbandonato dai compari spara 4 o più colpi di pistola fino a quando la stessa,per fortuna, si inceppa. Solo successivamente l'ex esponente dellaSud romana subirà le conseguenze del suo gesto folle mentre trascorrono minuti interminabili prima dell'arrivo dell'ambulanza.
La naturale prosecuzione di una storia cominciata “storta” o forse fin troppo dritta è lo show di questi giorni che ribalta l’ordine del discorso e fa di un agguato armato senza precedenti solo il pretesto per parlare di quanto è cattivo Gennaro De Tommaso ( detto a' Carogna). Una narrazione evidentemente molto più utile agli scopi mediatici e politici di chila produce.
Solo dopo qualche giorno siamo riusciti a rimettere insieme i pezzi di quell'episodio, ma dopo la disperazione e l'angoscia di quelle ore i punti oscuri e da chiarire sono ancora tanti.

1.Daniele De Santis, un romanista legato agli ambienti della destra estrema, sceglie di compiere quel gesto, di assaltare i pullman dei tifosi napoletani. Lo fa solo dopo il passaggio degli ultras del Napoli che erano in corteo già sul lungo Tevere. Il suo obiettivo sono infatti i pullman dei club contanti bambini e padri di famiglia.
Lo fa con una pistola carica in tasca.Per chi, da vicino o da lontano, ha assistito alla scena, per chi ha soccorso Ciro e Gennaro, la reazione di “Gastone “ è senza spiegazioni. Daniele De Santis non ha esitato un solo attimo a sparare e l'ha fatto per uccidere. Non ha mai intimato a chi lo stava rincorrendo di fermarsi, ha sparato nel mucchio e quando la pistolas'è inceppata ha continuato a gridare “ venite vi ammazzo” .
Non ci interessa infiocchettare una versione a nostro uso e consumo, ma ciò che si è visto a Tor diQuinto non ha niente a che vedere con gli Ultras e i loro codici. Mai in uno stadio italiano o per una partita di calcio si era arrivati a tanto.
Chi ha sparato l'ha fatto con l'intento di ammazzare perchè aveva negli occhi la convinzione che davanti a lui c'era chi non meritava di vivere, e poco importa se fosse un ultras o un padre di famiglia, quello che Gastone voleva era ammazzare come un cane qualche napoletano.. e se quella pistola non si fosse inceppata forse ci sarebbe anche riuscito.

2- Quello che è successo fino all'arrivo dell'ambulanza è ormai noto alle cronache. Quello che non  si dice è che il tutto è durato quasi 1 ora e mezza dopo le 18:30.La zona di Tor di Quinto era l'area riservata al parcheggio dei napoletani, un’ area, quindi, che si presumeva super controllata. Non un solo reparto è invece intervenuto nel momento topico,nonostante i tifosi sui pullman continuassero a telefonare. L'unica presenza sul posto era una macchina della polizia in borghese fermata con la forza dai tifosi napoletani e sulla quale è stato caricato uno dei feriti per essere trasportato in ospedale.
In una scena surreale una cinquantina di tifosi (come si vede chiaramente nelle immagini dell'arrivo dell'ambulanza) sono rimasti in strada nel raggio di un km senza un solo blindato nella zona più
sorvegliata del paese?
Non ci piace la dietrologia all’ingrosso ma resta una forte inquietudine:
tra di noi c'è chi va allo stadio da10-15 o 20 anni, chi vive la piazza per ragioni politiche e sociali e sappiamo bene che 50 persone non sono un problema in termini di ordine pubblico. I blindati dei carabinieri sono però rimasti fermi all'ingresso di Tor di Quinto a 6-700 metri dal Trifoglio per circa 1ora e mezza mentre arrivava l’eco di spari e bombe carta, e nonostante un funzionario si trovasse sul luogo dove Ciro attendeva i soccorsi.
Com'è possibile che in una zona adiacente all’Olimpico, il luogo dell’agguato, in una serata dove si attendevano 80.000 persone, la prima ambulanza disponibile sia arrivata solo dopo 40 minuti di interminabile angoscia? Come può laQuestura di Roma dichiarare che la gestione dell'ordine pubblico ha funzionato come sempre?
La sensazione di essere stati sfiorati dalla morte è davvero molto forte.

3- Il circolo “il Trifoglio”eDaniele De Santis non sono certo luoghi e personaggi neutri. Il circolo messo sotto sigilli qualche tempo fa era un covo di neo-fascisti romani che proprio in un poligono della zona sia addestravano a sparare, forse in attesa del nemico di turno,immigrati, rom, gay o proprio i napoletani che in quanto a odio razzista sono ugualmente “quotati”.
Il circolo/discoteca é un luogo di ritrovo degli ultras di destra della città di sponda giallorossa ma non disdegnato dai cugini laziali.
Poteva la Questura di Roma non saperlo?Non era forse quello un luogo sensibile in quell’area dove non solo il “trifoglio” ma anche altri locali vengono gestiti dall’estrema destra romana che mette le sue mani da anni anche nelle curve della città?

4 – “Gastone “ è un personaggio particolare, sempre uscito pulito dalle sue “bravate” come quando interruppe il derby Roma- Lazio, insieme ad altri esponenti delle due curve. Quella partita fu davvero sospesa su pressione dei tifosi, perchè si diffuse la falsa voce che un bambino fosse stato investito da una macchina della polizia durante gli scontri tra le tifoserie.Attorno a quel derby sono state dette tante cose ma la verità non è mai venuta a galla. E Danielino, come lo chiamano a Roma, è sempre uscito pulito, forse grazie alle sue amicizie nell'estrema destra etra i palazzi buoni romani. Si perchè proprio lui è stato candidato nelle liste “Del Popolo della Vita per Alemanno” a sostegno di Gianni Giacomini in corsa per il Pdl come presidente dell'allora XX municipio.
E’ un caso che sia proprio lui la molla che fa scattare la scintilla il 3 maggio? Proprio lui che aveva partecipato al derby farsa sospeso del 2004? E' possibile che ci siano tutte queste coincidenze?
Un fascista spara per ammazzare“qualche napoletano”, la finale si sarebbe fermata sulla rabbia ella notizia.. i giornali avevano già pronte le biografie dei capi della curva per lanciare gli anatemi sulla camorra e gli agguati,mentre sotto traccia vale il “chi se ne fotte si ammazzano tra loro” o “sono napoletani, magari a Scampia sarebbe morti ammazzati comunque”.
Alfano parla di Daspo a vita controGennaro de Tommaso, ne scatta uno di 5 anni dopo pochi giorni e onestamente non riusciamo a capire perché uno che avrà anche la peggior fedina penale del mondo non possa andare in curva a prescindere, perchè nella retorica autoritaria che sta affogando questo paese siamo di nuovo alla psicologia del crimine, al “dna criminale” di un soggetto che non ha la faccia pulita come piace alla Rai e che indossava una maglietta con su scritto SpezialeLibero. Anche l'espresso qualche tempo fa aveva pubblicato un’inchiesta sul caso ponendo dei legittimi dubbi sulla tesi dell'accusa, ma in questo paese non essere in linea con il pensiero ufficiale può avere delle conseguenze terribili ed il reato d’opinione è oggi particolarmente di moda. Siamo in un paese in cui chiedere la verità per Speziale equivale a commettere un omicidio mentre applaudire per 5 minuti 3 assassini di un ragazzo inerme è “onorare le forze dell'ordine”.
Ad ogni modo, le domande attorno alla questione sono tante ma né i media né altri provano a porle. Eppure un precedente, meno grave, ma inquietante ci sarebbe. Sempre con i napoletani, sempre a Roma: quella volta al ministero dell’interno c'era Maroni e il pomo della discordia fu il famoso treno devastato.
Per i media nazionali i napoletani misero a ferro e fuoco la capitale, cosa poi rilevatasi falsa, ma questo permise di vietare le trasferte ai partenopei per parecchio tempo e di lanciare la forzatura sull'articolo 9 e la tessera del tifoso. Maggiore “sicurezza” in cambio di cessione di diritti e libertà personale. Possono sembrare fantasie, ma siamo in Italia, un paese in cui i poteri non sono certo disabituati a tramare.

Sulla finale di Coppa Italia restano i tanti dubbi e le tante domande ma ci sono anche tante certezze,aldilà delle infamie riportate dai giornali. La comunità dei tifosi del Napoli e delle altre squadre che si è stretta attorno a Ciro e ai feriti, l'immediata reazione degli Ultras che da subito hanno deciso di non tifare e di non esporre gli striscioni. Sulla trattativa diciamo solo che Genny De Tommaso è la vittima sacrificale di questo sporco gioco, perchè per primi gli amici e i compagni di Ciro hanno scelto di non entrare nell'Olimpico dopo quello che era successo: che si giocasse o meno davvero non fregava un cazzo a nessuno. Nessun giornale ha evidenziato come la gran parte dei referenti dei gruppi organizzati sia uscita dallo stadio dopo pochi minuti. Chi ha parlato con società e Questura l'ha fatto solo per avere notizie rispetto alla vita di un ragazzo di 30 anni che era appena sceso dalla sua auto per vedere una partita di calcio eri schiava di non tornare più a casa. Si può dire qualsiasi cosa sulle curve e sugli ultras.. ma quelle 5-6 mila persone avranno il diritto di essere informate sulla sorte di uno di loro, di un loro amico?
Mentre per Figc, Prefettura e Governo l'importante era giocare quella schifezza di finale, qualcuno con unminimo di senso di comunità voleva solo conoscere, prima che lo dicessero i giornali e le tribune stampa, la sorte di una persona checome loro era li a Roma e che come ognuno di noi sarebbe potuto restare su quel marciapiedi.

Resterà di questa giornata a Tor diQuinto un ricordo indelebile, perchè quel che è successo li fuori è più grande di ognuno di noi, perche un pezzo delle nostre vite è finito davanti a quel circolo.
Il movimento Ultras brancolava ormai da anni, chiunque ne avesse fatto parte sa benissimo che ciò a cui abbiamo assistito non ne è neanche un lontano ricordo.
Quei colpi sparati però parlano di altro, di un paese razzista in cui la vita di un ultras, di uni mmigrato o un napoletano vale meno di niente e puoi essere ammazzato come un cane, tanto neanche la partita fermeranno. Non ci sarà neanche il rispetto di evitare i festeggiamenti. Resteranno i cori dei tifosi (non ultras, proprio i cosiddetti “tifosi normali”…)della Fiorentina a ricordare che questo paese è razzista nel profondo della sua anima.
Almeno un pò di orgoglio qualcuno l'ha avuto.. fischiando l'inno e scegliendo di non festeggiare in un giorno in cui non c'era proprio niente per cui essere felici.
Il calcio è in mano ai potenti e alle tv, ostaggio dei miliardi delle agenzie di scommesse e degli ora riimposti da Sky, gli ultras lo sanno bene e per questo sono quelli che meno si sono adattati a questo sistema.
Come lo sa bene chi conosce le strade nei quartieri delle nostre città. Se davvero pensate che un Ultras possa fermare una partita di calcio non siete di questo mondo.
Non l'hanno fermata i morti in Brasile durate la preparazione del mondiale, non l'ha fermata il primo conflitto a fuoco prima di una partita di calcio in Italia, come nonl'hanno fermata gli scandali legati al calcio scommesse o ai campionati truccati.
Non siete di questa terra se pensate che lo Stato si sia piegato a Gennaro De Tommaso, mentre questo Stato tutti i giorni nei nostri quartieri si piega più e più volte a trattare con gli interessi della camorra e della mafia, la stessa cheè sempre andata a braccetto con il ministro Alfano e con tanti nelle istituzioni di questo paese. Da uno che ha sempre frequentatoCosentino e Dell'Utri criticare Genny “La Carogna” è quanto meno fuori luogo.
In questa terra lo Stato fa affari con la Mafia ogni giorno e difende i suoi interessi a scapito delle comunità come in Val di Susa. In questo paese quelli che hanno stesouna coltre di silenzio sulle vere trattative “Stato-Mafia”straparlano invece di “resa al ricatto camorrista degli ultras”…
Quello che ci interessa comunque è parlare di Ciro e della dinamica dei fatti, perchè oggi lui e gli altri due sono paradossalmente anche agli arresti, quando l'unica loro colpa è quella di essersi difesi da uno schifoso fascista. I responsabili, oltre la mano che ha sparato, sono sicuramente i vertici della Questura romana che non hanno fatto niente per impedire che tutto ciò succedesse e chi, ai vertici di quella città ha consentito che un posto come il Trifoglio avesse cittadinanza.

Seguiamo passo passo la salute di Ciro gridandogli forte: resisti, ti vogliamo ancora nelle strade!!

Ciro Genny e Alfonso liberi subito

venerdì 25 aprile 2014

Riflessione su questo 25 aprile



Cerchiamo di capirci subito: riflettere su questo 25 aprile non significa riflettere sul 25 aprile in generale. Il significato della giornata in cui si festeggia l'insurrezione contro gli occupanti nazifascisti, e la liberazione dal fascismo inteso come sistema di governo e di Stato, non cambia di anno in anno: rimane immutabile, come la gloria imperitura che meritano i nostri partigiani, gli unici veri eroi dell'italia unita.
Rifletto oggi su questo 25 aprile che ha avuto qualche momento di tensione nel corteo romano (alcuni sionisti hanno protestato per la presenza, nel corteo dell'Anpi, delle bandiere palestinesi), ma che in generale è passato tranquillo e quasi non ci siamo accorti che si trattava di una festa "nazionale". Anni fa, quando ancora bazzicavo gli ambienti partitico-istituzionali della cosiddetta "sinistra radicale", in ogni comune italiano venivano organizzati eventi e iniziative per rinverdire il ricordo e il messaggio della Resistenza, della Liberazione, della lotta partigiana, dell'antifascismo. Ricordo partiti come Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani, persino i DS intenti ad organizzare cortei, convegni, concerti, assemblee, cineforum, incontri con reduci. I muri dei quartieri e dei piccoli centri erano tappezzati di manifesti che annunciavano una iniziativa. 
Oggi non più. Nel mio quartiere (Ponte di Nona, estrema periferia orientale di Roma) non c'è un solo manifesto del PD, di SEL o di qualsiasi altra realtà sociale e di movimento che inneggi al 25 Aprile. Vedo i manifesti coi faccioni di Giovanni XXIII e di Giovani Paolo II, che tra due giorni saranno santificati; osservo, con un brivido di intimo sbigottimento, i manifesti del Ministero della Difesa che glorificano la Liberazione. Nient'altro che questo. Né un manifesto comunista, né un volantino anarchico, né una iniziativa dell'Anpi di zona o di qualche movimento territoriale di sinistra.

Negli anni passati avevo già notato una diminuzione di iniziative e, in generale, di affezione. Esclusi noi irriducibili (comunisti, anarchici, antifascisti e antiautoritari), da un po' di anni non si avverte più un comune sentire coi milioni di italiani che dovrebbero, con orgoglio e gratitudine, festeggiare questa giornata. I partiti della sinistra istituzionale, ormai, non dedicano energie ad organizzare qualcosa per questa giornata; le altre realtà subiscono una fase di riflusso (chi più e chi meno, perché non tutti la subiscono in egual misura), dovuta forse ad una diminuzione di momenti di radicalità e conflitto, perché nessuna lotta sociale ha raggiunto livelli pari a quella No Tav, che ad oggi può essere considerata la madre di tutte le battaglie d'attualità.
L'anno scorso ho festeggiato il 25 Aprile al Pigneto, quartiere popolare di Roma con una forte e radicata tradizione antifascista e di sinistra. Ebbene già in quell'occasione avevo visto una diminuzione sensibile di presenze e di iniziative: dalle semplici bancarelle con libri o bandiere ai luoghi di ristoro, dai tavoli per la raccolta firme a momenti culturali o musicali. Quest'anno, se possibile, ho avvertito ancora maggior partecipazione, reale e emotiva.

Non è il momento - se mai lo è stato - delle analisi approfondite e delle riflessioni articolate. E', e sempre sarà, innanzi tutto il momento dell'azione. Va, però, considerata necessaria una seppur minima riflessione su cosa sta accadendo dentro il mondo antifascista e, in generale, antagonista. Si può fare qualcosa di più? Certo. Si deve fare qualcosa di più? Assolutamente di più. Cosa? Bisogna "fare", nel senso che bisogna agire, dedicare quel poco di tempo libero che ognuno ha a creare, in maniera orizzontale e realmente democratica, momenti di condivisione e di azione collettiva.
L'antifascismo, così come l'anticapitalismo, è innanzi tutto azione reale. Purtroppo anche la nostra comunità (mi perdoneranno i puristi se utilizzo questa espressione) soffre di "viralismo": troppo facebook e poca strada.
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lunedì 16 dicembre 2013

Giunta militare??? Ma jatevenne...



Sono giorni che vado ripetendo che la "rivolta dei forconi" ormai ha altri protagonisti. Di forconi ne sono rimasti pochi: la maggioranza è composta da gente incazzata, giovani studenti, precari più o meno organizzati e soprattutto tanti fascisti. Da CasaPound a Forza Nuova, passando attraverso altre sigle più o meno conosciute, è il fascismo a predominare nelle piazze. Prova ne sia il farneticante comunicato con cui il "movimento" auspica l'avvento di una giunta militare che ristabilisca l'ordine nella fase di transizione tra Seconda e Terza Repubblica. 
Si, avete letto bene: una giunta militare. Come i colonnelli in Grecia, come Pinochet in Cile, come la dittatura dei desaparecidos in Argentina. Sarà che sono un inguaribile libertario, nonché un antimilitarista convinto (da non confondere coi pacifisti e coi gandhiani; io sono contro gli eserciti degli Stati, non contro la violenza in genere), ma l'idea di una giunta militare non mi alletta affatto.
Non scambio una dittatura per un'altra. Combatto TUTTE le dittature e i regimi accentratori.
Lottare per cambiare padrone non è insorgere.
Ed io sono un insorgente.
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mercoledì 16 ottobre 2013

Onore alla Albano antifascista che insorge



Non è possibile non gioire nel vedere cittadini di tutte le età scendere in piazza e difendere la memoria e l'attualità democratica e antifasista della propria città. E' quello che è accaduto ieri ad Albano Laziale, in occasione del tentativo di funerali per il boia nazista delle Fosse Ardeatine, Erich Priebke. La salma del criminale mai pentito è arrivata ad Albano Laziale dopo che il Prefetto di Roma, il famigerato Pecoraro, aveva annullato la delibera del Sindaco Marini che impediva al feretro di arrivare in città.
Una decisione assolutamente immotivata e incomprensibile, anche alla luce del fatto che Albano Laziale (e un po' tutta la zona dei Castelli Romani) è stata storicamente colpita dal nazifascismo ed ha duramente lottato per la Liberazione; inoltre, è notorio che ad Albano viva Maurizio Boccacci, nazista e negazionista dichiarato, più volte arrestato per le sue attività politiche di stampo fascista; infine, il funerale del maiale nazista sarebbe stato celebrato in una chiesa lefevbriana, afferente cioè ai cristiani scismatici integralisti di Lefevbre, negazionisti e tradizionalisti.
Tutti questi motivi avrebbero dovuto scongiurare la scelta di Albano Laziale come sede per i funerali del gerarca nazista, ma il prefetto Pecoraro se ne è altamente sbattutto gli zebedei ed ha spedito pure un bel mucchietto di sbirraglia. E' molto grave che un prefetto non calcoli i rischi di decisioni di tale natura. Infatti non ci è voluto molto prima che vi fossero scontri e tafferugli, che hanno raggiunto l'apice nella notte, quando la Albano antifascista aveva già causato la sospensione del rito funebre e presidiava le strade manifestando in maniera netta il proprio disgusto e odio per Priebke e per il nazifascismo. Nonostante una ventina di fascistelli dai 17 ai 70 anni, con tanto di saluto romano e canti indegni, fosse giunta ad Albano col solo intento di provocare i manifestanti democratici e antifascisti, la sbirraglia non è intervenuta: si sa, i servi del Sistema e i fascisti sono sempre dalla stessa parte della barricata.

La Albano antifascista ha vinto la battaglia: il funerale non è stato celebrato e il feretro è stato trasportato all'aeroporto di Pratica di Mare, da dove probabilmente verrà spedito da qualche parte. Cittadini di tutte le età e, probabilmente, di varia estrazione politica e sociale (imprenditori e disoccupati, elettori del PD e militanti comunisti) sono scesi in piazza ed hanno urlato la loro rabbia e il loro disprezzo, difendendo la memoria della propria città e impedendo al solito gruppetto di fascisti di celebrare una specie di parata nostalgica per rendere omaggio ad un essere abietto come Priebke.
I cittadini di Albano hanno dimostrato, ancora una volta, come si ottengono i risultati: lottando, scendendo in piazza, bloccando le strade, presidiando il territorio. 

In una parola: insorgendo.

venerdì 20 luglio 2012

Informarsi prima di (stra)parlare



Vi sottopongo un interessantissimo articolo di Wu Ming Foundation sull'omicidio di Carlo Giuliani e sulle tante leggende metropolitane spacciate come verità dai media di regime (di destra, centro, sinistra, sotto, sopra).
Solo i media obliqui, come questo, non sono cascati nel tranello. Ed ogni anno, il 20 luglio, ricordano a tutti ciò che accadde.
Per non dimentiCARLO mai...
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=9071

martedì 10 luglio 2012

La Diaz e Bolzaneto vissuti dagli stranieri




Sul link
http://www.internazionale.it/news/italia-europa/2012/07/10/davies/
è possibile leggere l'articolo di Nick Davies, giornalista del britannico The Guardian.

Vi sono le storie di tanti ragazzi presenti alla scuola Diaz durante la notte della "macelleria messicana". C'è la storia di Mark Covell, 173 cm per 51 kg, ha cui furono rotte una mezza dozzina di costole a calci e fu perforato un polmone. C'è la storia di Melanie Jonasch, 28 anni, studentessa di archeologia a Berlino, che si era offerta di lavorare nella scuola e non aveva neppure partecipato ai cortei. Melanie non riesce ancora a ricordare cosa accadde, ma molti testimoni hanno raccontato che i poliziotti l’aggredirono e la colpirono alla testa con tanta violenza che perse subito conoscenza. Quando cadde a terra, gli agenti la circondarono continuando a picchiarla e a prenderla a calci, sbattendole la testa contro un armadio e alla fine lasciandola in una pozza di sangue. Katherina Ottoway, che vide la scena, ricorda: “Tremava tutta. Aveva gli occhi aperti ma rovesciati all’insù. Pensai che stesse morendo, che non sarebbe sopravvissuta”. C'è la storia di Nicola Doherty, un’assistente sociale di Londra di 26 anni, la quale racconta che il suo compagno, Richard Moth, si sdraiò sopra di lei per proteggerla. “Sentivo i colpi sul suo corpo, uno dopo l’altro. I poliziotti si allungavano per raggiungere le parti del mio corpo che erano rimaste scoperte”. Nicola cercò di proteggersi la testa con il braccio. Le ruppero il polso.

Vi sono le storie delle minacce di stupro anale e vaginale alle donne; le rasature delle chiome rasta; l'obbligo di fare il saluto romano o di cantare Faccetta Nera.

Se le cose scritte in questo articolo pubblicato su l'Internazionale sono false, chiediamo alla Polizia italiana di sporgere denuncia contro il giornalista. Dato che siamo certi che queste cose sono successe davvero, e che l'articolo del giornalista del Guardian parla di cose realmente accadute, vorrà dire che siamo legittimati a disprezzare chiunque osi negare che a Genova, nel 2001, c'è stata la più grave sospensione delle libertà democratiche e dei diritti civili in un Paese occidentale dalla Seconda Guerra Mondiale.

venerdì 13 gennaio 2012

Repressioni strane



Premessa: sono stato iscritto a partiti di sinistra (Prc e PdCI) fino al 2008.
Pertanto non posso certo essere tacciato di vicinanza a CasaPound e al suo leader, Gianluca Iannone, che stamane si è trovato i poliziotti a casa ed ha subito una perquisizione. Perchè? Domenico Di Tullio, legale del presidente di Casapound Italia, nel corso di una conferenza stampa nella sede del movimento a Roma, ha spiegato: "Gianluca Iannone, che non è indagato per la vicenda dell'agguato a Tivoli, è stato perquisito e da casa sua sono stati portati via due pen-drive e due computer, uno fisso ed uno portatile. Iannone aveva partecipato lo scorso 31 dicembre ad una discussione su Facebook, sulla sede di Acca Larentia ed è stato perquisito in quanto persona informata dei fatti".
Lo stesso Iannone, il 10 gennaio, aveva pubblicamente gioito per la morte del magistrato Pietro Saviotti, accusato da Iannone di "perseguitare" i militanti di CasaPound.

Iannone e CasaPound si definiscono "fascisti del terzo millennio". Sono, quindi, dichiaratamente un movimento fascista, ideologia - è bene ricordarlo - che non può essere professata in Italia, "sotto qualsiasi forma" si presenti. CasaPound ha, inoltre, un movimento giovanile, il Blocco Studentesco, assunto agli onori delle cronache a seguito di scontri di piazza con studenti di sinistra.

Noto, però, che la repressione nei confronti di un movimento autodichiaratosi fascista come CasaPound da parte dello Stato non avviene PERCHE' questo movimento è fascista, ma perchè il suo leader ha espresso pubblici pareri riguardanti un magistrato stroncato da un infarto o Acca Larentia.
Ciò che lo Stato Liberale e Democratico vuole reprimere, quindi, non è il fascismo di Iannone e di CasaPound, ma la sua e le loro espressioni verbali contro un magistrato o circa un accadimento luttuoso datato 1978. Il reato contestato dal Sistema non è, che so, "ricostituzione del disciolto partito fascista", ma "resistenza a pubblico ufficiale": Iannone si sarebbe seduto a terra davanti al portone della sede di Casapound, dove lui abita.

Cosa vuole reprimere, questo Stato Liberale e Democratico? Il fascismo (del secondo, del terzo e del quarto millennio) o la libertà di gioire per la morte di questo o quel magistrato, giornalista (penso a Giorgio Bocca), imprenditore, politico?
Pare quasi che sia più tollerabile essere fascisti che esultare per la morte di un tizio...

mercoledì 30 novembre 2011

All'asta la Fiat di Mussolini




La notizia è di qualche giorno fa, ma la mia riflessione è odierna.
Perchè questa notizia è sfiziosa, e come ogni cosa sfiziosa necessita di un pò di tempo per essere gustata totalmente.

Mi sono informato via telefonica: ho chiamato la casa d'aste perchè volevo sapere come partecipare all'asta per la fiat 2800 appartenuta a Benito Mussolini. Mi hanno messo in attesa, con una bella "Faccetta nera" in sottofondo.

Dopo circa 20 minuti d'attesa (un Ventennio d'attesa, diciamo...) mi risponde un signore distinto: "Buongiorno, sono Galeazzo... come posso esserle utile".
Io gli dico che sono interessato a partecipare all'asta per l'auto di Mussolini, e lui mi spiega tutto:

"L'asta si terrà a Milano, nei nostri uffici di Piazzale Loreto. L'auto è una Fiat 2800, come avrà visto nell'annuncio: è l'auto preferita di Mussolini, perchè - diceva il Duce - gli ricordava la sua Giovinezza. Sta abbastanza bene, sono pochi i lavori da fare".
Chiedo quali, e lui mi legge un elenco:
"Allora, i pochi aggiusti da fare sono:
- la convergenza, perchè tende a destra, estrema destra;
- il cambio dell'olio, perchè va solo ad olio di ricino;
- il semiasse Roma-Berlino;
- gli ammortizzatori, perchè un fosso le potrebbe spezzare le reni;
- l'impianto a gas, perchè quello installato è di tipo tedesco e va a Zyklon B".

Dopo questo elenco, ho preso appuntamento per l'asta. Son salito a Milano ed ho partecipato, ma ho perso. L'auto è stata vinta "da quell'uomo in fondo, col braccio teso".
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venerdì 25 novembre 2011

Scatface



La moglie di Gasparri: Sposato perché somiglia ad Al Pacino.
Doppiato da Neri Marcorè.

La moglie di Gasparri: Sposato perché somiglia ad Al Pacino.
Scent of a Fascist.

La moglie di Gasparri: "L'ho sposato perché somiglia ad Al Pacino".
Almeno la moglie di La Russa è stata sincera: "L'ho sposato perchè somiglia a Rasputin".

La moglie di Gasparri: "L'ho sposato perché somiglia ad Al Pacino".
Non sapevo che Al Pacino fosse strabico.

La moglie di Gasparri: "L'ho sposato perché somiglia ad Al Pacino".
No, signora: quello di Rain Man è Dustin Hoffman.
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Fiat Dux



All'asta la Fiat 2800 appartenuta a Benito Mussolini.
Bisogna rifare solo la convergenza: tende un pò a destra.

All'asta la Fiat 2800 appartenuta a Benito Mussolini.
Sarà battuta a Piazzale Loreto.

All'asta la Fiat 2800 appartenuta a Benito Mussolini.
L'auto della sua Giovinezza.
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sabato 4 giugno 2011

Quando giunsero gli Alleati nella Roma liberata...



4 giugno 1944 - 4 giugno 2011
Gli Alleati entrano nella Roma abbandonata dagli occupanti tedeschi, sfiacchiti dalla resistenza partigiana e dai G.A.P.

Ho trovato questo video autoprodotto. Molto ben fatto, secondo me.