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mercoledì 19 settembre 2012

Toga-party: la destra laziale, tra maiali e troie.





Da Il Messaggero, le foto dei Toga-Party al centro dello scandalo della Regione Lazio.
Ecco chi avete votato cosa fa con i nostri soldi. E' colpa vostra.

Ecco le foto:
http://www.ilmessaggero.it/foto/caso_fiorito_quei_toga_party_di_de_romanis_spuntano_le_foto/6-9405-220237.shtml 

martedì 18 settembre 2012

Polverini: "Mi dimetto, anzi no!"



Coerenza ad oltranza. "Se non cacciano il capogruppo pdl, io mi dimetto", aveva tuonato Renata Polverini non appena lo scandalo su soldi e festini aveva investito la Regione Lazio. L'ex sindacalista ex fascista, che passerà alla storia come la governatrice del Lazio che ha tagliato il maggior numero di posti letto negli ospedali perchè "nun ce sono i sordi", non voleva minimamente essere accostata a chi utilizzava i soldi "che nun c'erano" per prostitute, balletti con sgallettate, festini impudici e roba varia.
La seduta fiume del consiglio regionale del Lazio doveva essere un terremoto. La montagna, invece, ha partorito un topolino: il capogruppo pdl non si è mosso dal suo ruolo, e la Polverini non si è dimessa. Tanto rumore per nulla? Capita spesso, specie quando a governare e a governarci sono persone incapaci, in malafede o, peggio ancora, burattini in mano a potentati economici e/o criminali. La Polverini, povera crista, si è guardata intorno alla ricerca di una solidarietà che non le è arrivata: lei sta lì perchè ce l'hanno messa, non per meriti o capacità proprie; abbassasse la cresta e "nun cagasse er cazzo".
Detto, fatto. La Renatona de noantri, dopo aver chiesto scusa ar monno intero, ha posato lo sguardo sulla sua poltrona. La sua anima, ne siamo certi, avrà sussultato: "Ahò, ma che stai a fa'? Ma quali dimissioni! Fatti li cazzi tua, lascia sta' er capogruppo e magnamose qualche artra mesata bona...". La sua poltrona non avrà altri padroni oltre al suo nobile deretano, almeno per il momento.
Alla fine, però, il consiglio regionale non poteva non varare un provvedimento eccezionale: la famigerata spending review. Olè! 
In serata, tutti a casa. Tutti vincitori, davanti alle telecamere e sulle colonne dei giornali.
Tutti vincitori, i governanti. L'unico perdente: il Popolo.

Viro e mi metto di lasco.
Buon vento.

venerdì 6 aprile 2012

Idv Lazio: le proteste dei pendolari sono sacrosante!

Dopo alcuni giorni di "pausa", con questo post ricomincio a parlare di politica:


«Le continue proteste che ci arrivano tramite incontri, email e azioni dimostrative da parte degli ormai sfiniti pendolari laziali, sulle loro odissee giornaliere, non possono che avere il nostro massimo sostegno». Lo dichiarano, in una nota, Giovanni Loreto Colagrossi, consigliere regionale dell' Italia dei Valori e Componente Commissione Mobilità della Regione Lazio e Daniele Parrucci, Responsabile Regionale IDV Trasporti. «Non è più accettabile - prosegue Colagrossi - che su linee come la Roma/Tivoli, la Roma-Cassino, la Roma-Viterbo, e non ultima per disagi la Roma-Lido i nostri cittadini laziali, per recarsi sul posto di lavoro o di studio, siano costretti ogni giorno a condizioni di viaggio disumane». «Continui ritardi, - continua Parrucci - numero di treni insufficiente per coprire un bacino d'utenza di migliaia di persone, carrozze chiuse nonostante il sovraffollamento al limite della decenza umana, sporcizia e assenza di bagni praticabili, fanno delle linee sopracitate vere e proprie macchie indelebili per tutta la nostra Regione». «È il momento di dire basta - concludono Colagrossi e Parrucci - assistere e vivere questo disagio ogni giorno è assolutamente intollerabile». Ci rivolgiamo nuovamente all'Assessore Lollobrigida affinché si adoperi quanto prima nel prendere, e nel pretendere, provvedimenti immediati dai vertici di Trenitalia, nel pieno rispetto del Contratto di Servizio stipulato dalle parti.

giovedì 4 agosto 2011

Lazio, Piano Casa: cosa prevede

Roma, 4 ago. (Adnkronos) - Il piano casa è legge. Dopo una maratona lunga una settimana, con tre sedute notturne, il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Mario Abbruzzese, nella serata di ieri ha approvato definitivamente il provvedimento con 41 voti a favore e 22 contrari. L'approvazione è stata resa più rapida dalla decisione della giunta, contestata dalle opposizioni, di presentare il cosiddetto ''maxi subemendamento generale'' che, riscrivendo tutti gli articoli della legge ha fatto decadere i circa 180 emendamenti presentati dall'opposizione. La presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, è intervenuta in Consiglio regionale poco prima della votazione finale sul piano casa, la proposta di legge n. 79 che va a modificare la legge 21 del 2009. ''Si tratta di un provvedimento chiesto dalla gente'', ha detto Polverini. ''In questa legge ci sono tutto le risposte che i cittadini si aspettano e che la Giunta precedente non è riuscita a dare, visto l'esiguo numero di domande presentate. Abbiamo ricercato un iter sicuramente diverso da quello che avevamo concordato perché non ci è stato consentito di andare avanti, ma sicuramente ci siamo mossi nell'ambito delle regole istituzionali. Quando ci andremo a confrontare nel merito con i ministri Galan e Fitto e con tutto il governo su questa legge, sicuramente ci accorgeremo che nel merito gli uffici del ministro sono stati poco attenti''. La presidente della Regione ha poi sottolineato la condivisione degli Enti locali, ''perché - ha detto - sia il Cal che Anci Lazio hanno espresso parere favorevole e questo non va sottovalutato''. Al termine dell'intervento, Renata Polverini, ha ringraziato Giunta, Consiglio e tutti quei consiglieri che a suo avviso hanno contribuito a migliorare il testo, citando in particolare Marco Di Stefano del Pd. Prima del voto finale i gruppi consiliari, esaurito l'esame della legge, hanno esposto le proprie valutazioni conclusive. Angelo Bonelli (Verdi) ha parlato ''di legge che viola la Costituzione, per quanto riguarda le aree protette e le zone costiere. Il nostro giudizio è estremamente negativo''. Per Luigi Nieri (Sel) si ''è consumata una brutta pagina per la Regione Lazio. Questo è un provvedimento illegittimo''. Un parere condiviso anche da Ivano Peduzzi (Fds): ''Grazie alla nostra opposizione - ha spiegato - abbiamo liberato questo Consiglio regionale: abbiamo detto a voce alta che questa è una legge dannosa''. Secondo Giuseppe Celli (Lista civica) ''l'assessore Ciocchetti è stato sordo alle motivazioni dell'opposizione''. Claudio Moscardelli (Pd), annunciando il voto contrario del suo gruppo, ha parlato di scarsa capacità di gestione politica della maggioranza ''che arriva all'approvazione della legge solo grazie a forzature''. Mario Mei (Api) si è detto deluso ''perché non ha vinto il dialogo, non si è parlato del merito: hanno vinto gli estremismi''. Francesco Carducci (Udc) ha dichiarato che ''si tratta del primo provvedimento strutturale della giunta Polverini sul tema della crescita. Un provvedimento molto atteso, sia dal mondo delle imprese che dai cittadini''. Francesco Storace (La Destra) ha sottolineato ''la compattezza della maggioranza in una partita molto complessa. Oggi portiamo a casa un buon risultato, superando l'ostruzionismo dell'opposizione''. Claudio Bucci (Idv) ha ribattuto che ''questo modo di procedere ci lascia allibiti, la maggioranza non ha voluto entrare nel merito. C'è stata una porcata istituzionale''. Anche Luciano Romanzi (Psi) ha annunciato il suo voto contrario: ''Una legge che non risponde alle richieste dei cittadini''. ''Legge negativa per il Lazio'' anche secondo Giuseppe Rossodivita (Lista Bonino). Franco Fiorito (Pdl) ha ringraziato ''Berlusconi perché da lui viene la scintilla che ci porta oggi all'approvazione del piano casa. Abbiamo visto l'interpretazione della sinistra su questa tema, abbiamo visto il loro fallimento. Noi abbiamo avuto il coraggio di rappresentare un cambiamento. Decideranno i cittadini''. Mario Brozzi (Lista Polverini) ha dichiarato di essere soddisfatto ''per il risultato che oggi otteniamo: costruiamo un altro piano della Casa Lazio. La maggioranza esce decisamente rafforzata''. Prima delle dichiarazioni di voto era intervenuto l'assessore all'Urbanistica, Luciano Ciocchetti: ''E' una legge equilibrata - ha spiegato - che dà più case, più edilizia e più lavoro, all'interno di regole più flessibili e più semplici. E' quello che i cittadini ci chiedono. Vorrei ricordare, infine, che non esiste altra legge che ha avuto momenti di confronto come questa. Ricordo ai colleghi dell'opposizione che questa norma ha avuto l'ok dall'Anci regionale e dal Cal (Consiglio delle autonomie locali), che hanno espresso pareri favorevoli''. Insomma, il piano casa è legge. Dopo una maratona lunga una settimana, con tre sedute notturne, il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Mario Abbruzzese, nella serata di ieri ha approvato definitivamente il provvedimento con 41 voti a favore e 22 contrari. Ecco i contenuti della legge. - Norme generali: Il piano casa si applica a tutti gli edifici realizzati legittimamente (anche quelli per i quali il titolo edilizio sia stato rilasciato in sanatoria, compresi il caso della formazione del silenzio assenso) e a quelli non ultimati ma che abbiano ricevuto il titolo abilitativo edilizio. La normativa, importante novità rispetto alla legge precedente, si applica anche nelle zone agricole e nelle zone più urbanizzate delle aree naturali protette. Sono esclusi gli insediamenti urbani storici come individuati dal Piano territoriale paesistico regionale. Sono escluse, inoltre, le aree di rischio idrogeologico molto elevato, i casali e i complessi rurali realizzati in epoca anteriore al 1930, gli edifici costruiti nelle aree del demanio marittimo. Per gli ampliamenti di edifici esistenti è prevista la possibilità di ''monetizzare'' il mancato rispetto degli standard urbanistici nel caso siano impossibili da realizzare le cosiddette opere di urbanizzazione secondaria necessarie. Tale possibilità viene invece esclusa per i cambi di destinazione d'uso. Le norme relative ad ampliamenti, demolizione e ricostruzione, cambi di destinazione d'uso resteranno in vigore per tre anni dalla data di pubblicazione della legge. Ampliamento di edifici esistenti: Gli ampliamenti sono permessi in aderenza o adiacenza rispetto al fabbricato esistente, ma non in sopraelevazione. Possono comportare anche un incremento delle unità immobiliari e devono essere realizzati nel rispetto delle altezze e delle distanze previste dalla legislazione vigente. Devono essere realizzati nel rispetto delle normative sulla bioedilizia, qualora comportino l'uso di fonti di energia rinnovabile non inferiore a un kilowatt, l'incremento di cubatura arriva al 30 per cento. In caso di adeguamento dell'intero edificio alla normativa antisismica, le percentuali di ampliamento variano a seconda della localizzazione degli edifici stessi, con incrementi che possono arrivare al 35 per cento. a) residenziali Rispetto al precedente piano casa, la possibilità di ampliare l'edificio non è più limitata alle sole abitazioni di dimensione inferiore ai mille metri cubi. L'incremento massimo è del 20 per cento, per un massimo di 70 metri quadrati di superficie (la cosiddetta Superficie utile lorda). Non ci sono più le limitazioni previste della legge precedente sulle aree agricole. b) non residenziali Lo stesso limite del 20 per cento è previsto per gli edifici non residenziali, per un massimo di 200 metri quadri per ogni edificio. Nel caso di edifici con destinazione ad attività produttive e artigianali il limite è del 25 per cento, per un massimo di 500 metri quadrati. Chi usufruisce dell'ampliamento dovrà mantenere la destinazione d'uso per almeno 10 anni. Cambi di destinazione d'uso: E' consentito il cambio di destinazione d'uso, con intervento di ristrutturazione, sostituzione, demolizione e ricostruzione, completamento, per gli edifici non residenziali che siano dismessi. E' consentito l'ampliamento del 30 per cento rispetto alla superficie utile esistente. Con tali interventi, che non si potranno realizzare nelle zone omogenee D (industriali) con superficie superiori a dieci ettari e nelle zone omogenee E (zone destinate all'agricoltura), sarà possibile trasformare la destinazione d'uso in residenziale, fino a un massimo di 15 mila metri quadrati. Una quota fra il 30 e il 35 per cento (a seconda della superficie realizzata) dovrà essere destinata alla locazione a canone concordato (il cosiddetto housing sociale). Sono previsti interventi anche nelle aree edificabili libere con destinazione non residenziale: potranno essere realizzate abitazioni, fino a una superficie massima di 10mila metri quadrati. Anche in questo caso il 30 per cento dovrà essere destinato all'housing sociale. Demolizione e ricostruzione: Sono consentiti interventi di demolizione e ricostruzione in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici: a) per edifici a destinazione residenziale per almeno il 50 per cento è previsto l'ampliamento fino al 35 per cento; b) per edifici a destinazione prevalentemente non residenziale, ampliamento fino al 35 per cento, comunque non superiore a 350 metri quadrati, a condizione che nella ricostruzione si rispettino le destinazioni d'uso previste negli strumenti urbanistici; c) per edifici plurifamiliari a destinazione residenziale superiori a 500 metri quadri in condizioni di degrado, ampliamento fino al 60 per cento, a condizione che venga mantenuto almeno il numero precedente di unità immobiliari in capo ai proprietari. d) per gli edifici in zona agricola tale ampliamento non può superare il 20 per cento della cubatura esistente. Interventi di recupero: In deroga agli strumenti urbanistici sono consentiti interventi di recupero a fini residenziali dei volumi accessori, pertinenziali (come ad esempio garage, locali di servizio) con tetti di volume differenti a seconda della destinazione d'uso degli edifici e della localizzazione degli stessi. Tali interventi sono cumulabili, a differenza degli altri, sono cumulabili con gli ampliamenti, nel caso in cui riguardino tipologie residenziali unifamiliari e plurifamiliari a schiera. Programmi di riqualificazione urbana: Al fine di riqualificare porzioni di territorio caratterizzate da tessuti edilizi degradati, edifici isolati, ma anche territori di interesse naturalistico, ambientale e culturale, i Comuni adottano programmi integrati, che possono prevedere demolizioni e ricostruzioni con spostamento delle cubature in zone differenti. In questo caso è previsto un premio pari a un massimo del 75 per cento in più delle volumetrie demolite. Nel caso la delocalizzazione interessi zone costiere può essere previsto un premio di cubatura fino al 150 per cento. Mutuo sociale e misure per l'edilizia residenziale pubblica: Per quanto riguarda l'edilizia residenziale pubblica, la principale novità rispetto alla legge precedente è costituita dal ''mutuo sociale'', ideato per consentire l'acquisto di case, in particolare degli alloggi Ater o degli alloggi di edilizia sovvenzionata costruiti appositamente. Tali mutui copriranno l'intero prezzo dell'immobile, avranno un tasso di interesse dell'1 per cento, rate non superiori al 20 per cento del reddito familiare del beneficiario. Il pagamento sarà sospeso in caso di disoccupazione o altro impedimento al pagamento del beneficiario. Sono, inoltre, previste una serie di misure per permettere la costruzione di nuove case popolari individuando aree senza costi aggiuntivi (densificazioni dei piani di zona, cambi di destinazione d'uso di terreni di proprietà delle Ater). Altre misure: Sono previste deroghe agli strumenti urbanistici per quanto riguarda la realizzazione di impianti sciistici e attività estrattive. E' prevista una procedura accelerata per quanto riguarda la realizzazione o il completamento di edifici o strutture di pubblico interesse (ospedali, scuole, università, porti, strutture alberghiere). La deroga agli strumenti urbanistici, in questi casi, è autorizzata dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta, previa intesa con il ministero dei Beni culturali. Il Consiglio regionale si esprime entro 120 giorni. Nelle aree naturali protette è consentita la realizzazione di impianti e attrezzature sportive finalizzati alla valorizzazione del paesaggio. Per una serie di strumenti urbanistici attuativi, inoltre, viene introdotta la possibilità di un'approvazione diretta da parte delle giunte comunali, qualora i consigli non li approvino entro 90 giorni. Prevista, poi, una procedura abbreviata per la definizione dei procedimenti di sanatoria edilizia ancora pendenti. E' istituito, infine, l'osservatorio regionale del territorio, con il compito di monitorare le trasformazioni edilizie in atto e di proporre interventi in merito alla pianificazione.
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lunedì 25 luglio 2011

Rogo stazione Tiburtina: nessuno pensa ai pendolari




Il rogo di ieri notte presso la Stazione Tiburtina di Roma sta creando molti disagi ai pendolari.

Cosa ampiamente prevedibile... eppure non prevista! Nessuno ha pensato di organizzare treni speciali per condurre comunque i pendolari ai luoghi di lavoro, oppure realizzare un servizio navette che trasportasse su gomma i tantissimi lavoratori che ogni giorno si recano a Roma su rotaie.

Si tenga anche presente che stiamo in estate, e oltre ai soliti pendolari vi sono anche moltissimi turisti che stanno affollando Roma e intasando la sua rete dei trasporti pubblici, già notoriamente deficitaria.

Chiediamo alle istituzioni, e al Comune in primis, come mai non è stato fatto nulla per limitare al massimo le ripercussioni negative del rogo sulla vita dei tantissimi pendolari romani. E' mai possibile che, con un giorno intero davanti, non si è riusciti a predisporre piani alternativi di mobilità?

Attendiamo risposte.

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venerdì 1 luglio 2011

Roma: Malagrotta sta per chiudere. Forse.






Altri sei mesi di vita per Malagrotta. La governatrice Polverini ha firmato, come ampiamente previsto, la proroga alla chiusura della maxidiscarica romana, che continuerà a funzionare fino al 31 dicembre di quest'anno. Non oltre. Perché quella firma nella tarda serata del 29 giugno sarà «l'ultima deroga» per Malagrotta, la cui chiusura non potrà più essere posticipata ulteriormente, come ha sottolineato la stessa governatrice. Una decisione, quella di prorogare la chiusura della discarica, salutata con entusiasmo dal sindaco Alemanno («La Polverini sta facendo una cosa che non si è riusciti a fare negli ultimi quarant'anni: chiudere finalmente Malagrotta), ma che ha scatenato le proteste del Comitato Malagrotta, che ha annunciato un ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio contro «l'ennesima ordinanza di proroga». «Questa volta si chiude - ha replicato la Polverini - Quindi li invito a riflettere. Non vorrei richiamare sempre quello che sta avvenendo in Campania, ma inviterei tutti a riflettere: sia chi ha responsabilità politiche, sia chi, come il Comitato Malagrotta, ha di fronte un'ordinanza che non dice solo che c'è una proroga e che è l'ultima (perché non sarà più possibile replicarla), ma anche qual è il sito alternativo».

Al posto di Malagrotta la Regione ha indicato infatti una località di Fiumicino Pizzo del Prete-Le Macchiozze per ospitare un ciclo integrato dei rifiuti: una minidiscarica di servizio e un impianto di smaltimento rifiuti e produzione di energia. Quest'ultimo non è alternativo all'eventuale quinto impianto di Latina previsto dal piano dell'assessore Di Paolo (fermo in commissione alla Pisana), ma al termovalorizzatore di Albano, sul quale dopo la bocciatura del Tar entro ottobre è previsto il pronunciamento del Consiglio di Stato. L'impianto insomma si farà a Fiumicino solo se tramonterà l'ipotesi Albano, nel caso contrario Castel Campanile ospiterà solo la discarica. In ogni caso quell'area è sottoposta a vincoli e le verifiche di fattibilità potrebbero impiegare anni. Per questo il piano della Polverini prevede una soluzione ponte, cioè una discarica di piccole dimensioni, a Pian dell'Olmo (Riano). Su Fiumicino un ruolo cruciale lo giocherà anche la Provincia, come ricorda Donato Robilotta (Pdl): spetta alle Province infatti l'individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti. Insomma, serve la firma di Zingaretti, tendenzialmente d'accordo sulla soluzione Fiumicino. Per non correre rischi tuttavia la Polverini è intenzionata a chiedere al governo di essere nominata commissario straordinario sui rifiuti, nella speranza che Palazzo Chigi voglia concedere una delega ampia, riferita non solo alla discarica di Malagrotta, ma anche agli impianti come si fece per Marrazzo.

Daniele Di Mario

01/07/2011
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giovedì 23 giugno 2011

Ecologisti e politica: essere e non avere



Nando Bonessio, presidente dei Verdi Lazio, ha pubblicato questo articolo sulle pagine laziali del quotidiano ecologista Terra: http://www.terranews.it/news/2011/06/ecologisti-e-politica-essere-non-avere

L'articolo è molto interessante, specie quando affronta il tema dell' "altruismo politico", fondamentale quando si sta lavorando alla costituzione di un nuovo soggetto politico.

Dopo i festeggiamenti per il risultato di amministrative e referendum riflettiamo sul nuovo soggetto politico in costruzione.

Il risultato della tornata elettorale amministrativa e di quella referendaria, passati i festeggiamenti, pone una serie di questioni particolarmente delicate per quanto riguarda gli ecologisti e il costituendo soggetto politico. Se da un lato, da parte dei cittadini, abbiamo visto emergere sia la necessità di nuove figure di riferimento, sia la volontà di contare in prima persona nelle decisioni cruciali circa il futuro, dall’altro per chi vuole fare dell’ecologia il cardine dell’agire politico si pone il problema di ribaltare gli schemi della “vecchia politica”. Se da un lato sembra ormai sulla via del tramonto, almeno per quanto ci riguarda, la logica del “partito autobus” che si utilizza per una o due legislature, per poi approdare verso altri lidi, da un altro lato appare chiaro che non bastano le “buone intenzioni verniciate di verde” per convincere i cittadini.

Sono necessari contenuti, proposte, studi e attività costanti a tutti i livelli perché oggi, siamo nell’epoca del web dove le informazioni corrono molto ma molto veloci – anche se qualcuno sembra non essersene accorto – e spesso i cittadini sono più informati di chi fa politica. Si tratta una dinamica che è stata fatta propria da alcune associazioni e gruppi d’interesse, ma che stenta a prendere piede a sinistra, dove i programmi sono o velleitari o volutamente “poetici” e poco concreti e anche tra gli ecologisti c’è la tendenza a volersi far portatori di una verità che spesso è più di facciata che concreta. Eppure l’ecologia, quella vera pragmatica e di stile anglosassone è una prateria sconfinata.

È sufficiente documentarsi per trovare soluzioni ai problemi territoriali che possono essere adattate con successo alle nostre realtà locali. È uno sforzo, questo di diventare propositivi, che sarà necessario se si vorranno raggiungere i risultati degli ecologisti europei, poiché la fluidità, la mobilità e l’intelligenza dell’elettorato italiano, che si sta scrollando di dosso l’eredità di questi quindici anni di berlusconismo, saprà premiare chi opera realmente per il bene pubblico e condannerà chi invece punta a rendite di posizione, magari concordate attraverso alchimie politiche pre o post elettorali. Questa è una fase dove è necessaria una forte carica di altruismo politico verso la rinascita del nuovo soggetto politico ecologista, nella quale bisognerà “dare” per poi raccogliere insieme ai gruppi sociali e non dagli stessi.

In pratica i cittadini non sono disposti più a firmare cambiali in bianco e sono disposti ad ascoltare solo chi propone loro soluzioni condivise, concrete e realizzabili. È il tramonto della vecchia che apre una stagione nuova, ma al tempo stesso difficile anche per noi ecologisti. I problemi e i contesti che andremo ad affrontare, come quello per esempio della compatibilità ambientale dei modelli di sviluppo, richiederanno da una forza politica come la nostra, un impegno doppio se non triplo, poiché quando si coniugano ambiente e sociale le scorciatoie che piacciono tanto anche a sinistra non funzionano. Essere, grazie alla competenza e all’impegno, riconosciuti come leader dai soggetti che hanno aderito al percorso del nuovo soggetto politico ecologista e non pensare di avere diritto a ricoprire incarichi magari pensando di far valere le ripetute partecipazioni a diverse tornate elettorali. In questa fase è necessario studiare, riflettere, creare e “dare” anziché andare immediatamente all’incasso chiedendo rendite di posizione.
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martedì 21 giugno 2011

I sosia di Alemanno e Polverini





Dopo la farsa di Pontida, in cui uno sbiascicante Bossi invocava una "Padania Libera" seguito dal suo sedicente popolo che inneggiava alla secessione, qualcuno ha storto il naso. Io, invece, me lo sono turato.

Tra i tanti che hanno reagito all'ennesima boutade bossiana, vi sono il sindaco di Roma, Alemanno, e la governatrice del Lazio, Polverini. Entrambi hanno annunciato una battaglia senza quartiere nei confronti della Lega e della volontà leghista di spostare alcuni ministeri al Nord.

Ne sono lieto: è giusto che un sindaco ed un governatore di regione difendano i loro cittadini.

Vorrei solo conoscere, quindi, i nomi delle geniali controfigure di Alemanno e Polverini che, tempo fa, dopo che Bossi aveva detto "S.P.Q.R. significa Sono Porci Questi Romani", avevano invitato il senatùr a Roma, preparato una festicciola, imboccato lo sbiascicante leader settentrionale e fumato un sigaro in sua compagnia.

Che sosia! Erano proprio identici ai suddetti esponenti politici di destra (che, per inciso, sono alleati con la Lega Nord da quasi un Ventennio...).

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venerdì 17 giugno 2011

Bonessio, Verdi Lazio: "Ora costruiamo l'alternativa"









L'esperienza referendaria rimarrà nelle nostre menti come una meravigliosa “avventura democratica” che ha restituito la sovranità ai cittadini su questioni fondamentali. In primo luogo, come Presidente regionale dei Verdi voglio ringraziare i Comitati referendari per l’enorme insegnamento pratico di una “nuova politica” e per la “partecipazione diffusa”alla campagna referendaria. È necessario che la politica, e soprattutto chi governa il Lazio e Roma in questo momento, prendano atto di ciò, poiché non si può agire, invocando il mandato elettorale popolare e poi governare in spregio ai bisogni e agli interessi diffusi dei cittadini stessi, avocando a sé un diritto superiore che spesso e volentieri è un solo espressione di poteri più o meno forti o addirittura occulti.

La lezione che arriva da questo referendum è che i cittadini, su temi ritenuti prioritari e di interesse collettivo “vogliono partecipare” sempre, con puntualità e con cognizione di causa, non solo ogni cinque anni votando programmi confusi e fumosi. Si tratta di una questione che deve essere compresa anche dal centrosinistra che, preparando l’alternativa di governo, prima a Roma e successivamente nel Lazio, deve smettere di parlare solo di primarie per scelta del leader, deve puntare a delle vere primarie dei contenuti, nelle quali siano messi nero su bianco sia le questioni aperte e contingenti, sia le visioni di lungo periodo, perché la sfida è quella indicare dei modelli di sviluppo ecosostenibili, di condividerli con i cittadini e di realizzarli con il appoggio concreto.

I temi saranno il rilancio dell’occupazione in un contesto di economia sostenibile ed etica, la difesa e l’accesso ai beni comuni, lo stop alle privatizzazioni, con l’azionariato diffuso e il controllo dei cittadini sulle aziende, lo stop al consumo del territorio, lo sviluppo della mobilità sostenibile, il miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente, un welfare equo verso tutti e attento ai deboli e una sanità accessibile che tenga conto delle esigenze specifiche di tutti. Si tratta di tematiche nelle quali l’ecologia, sia ambientale, sia sociale, gioca un ruolo centrale. Non esiste attività umana, infatti, che non possa essere radicalmente migliorata attraverso l’apporto di importanti elementi di sostenibilità ambientale e logiche di ecologia sociale.

Si tratta di un dibattito che in altri paesi è avanzato e produce proposte così convincenti al punto che le forze politiche ecologiste in molte realtà europee raccolgono percentuali a due cifre e sono pronte a governare il cambiamento. In quest’ambito è possibile pensare all’apertura di uno spazio importante per il movimento ecologista che può proporre soluzioni, come nel campo della gestione delle risorse e dell’energia. Ora è necessario e doveroso, verso gli oltre 27 milioni di cittadini che hanno votato, pensare a proposte reali, concrete ed ecologiche. Solo con questo percorso sarà possibile creare un’alternativa non necessariamente schierata, per Roma e per la Regione.

Nando Bonessio
Presidente dei Verdi del Lazio

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venerdì 3 giugno 2011

La politica romana dice no ai pedaggi. Speriamo.







http://www.romatoday.it/politica/pedaggi-raccordo-roma-fiumicino-polemiche.html

Si torna a parlare dei pedaggi sulla Gra e sulla Roma - Fiumicino. Ieri infatti è stato presentato il bilancio dell'Anas e tra i vari argomenti toccati dal presidente Ciucci, c'è anche la destinazione degli introiti dei futuri pedaggi su Gra e Roma - Fiumicino.

Spiega Ciucci: "La prossima introduzione del pedaggio sulle autostrade e i raccordi autostradali gestiti direttamente dall’Anas non lascia prevedere, al momento, la creazione di nuove fonti finanziarie da dedicare a investimenti sulla rete stradale di interesse nazionale. Infatti la stessa norma dispone che gli introiti derivanti dall’applicazione del pedaggio su parte della rete aziendale vadano a ridurre l’esposizione debitoria dello Stato verso la stessa Anas".

ZINGARETTI - Il presidente della Provincia Zingaretti affida ad una nota le sue considerazioni: "E' evidente che il governo Berlusconi è il governo delle tasse che anche sulla questione dei pedaggi continua a perseguitare i cittadini italiani. Le parole dell'Anas sono inequivocabili: i pedaggi servono solo a ripianare i debiti e non a creare nuove infrastrutture o a rendere migliori e più sicure quelle già esistenti. Ci siamo opposti ai pedaggi, con successo, di fronte al Tar e al Consiglio di Stato e - conclude - continueremo su questa strada per la difesa dei cittadini del nostro territorio dalla persecuzione dalle tasse del governo Berlusconi".

POLVERINI - "Ci eravamo già opposti all'introduzione di pedaggi sul Gra e sulla Roma Fiumicino, a maggior ragione la Regione Lazio ribadisce oggi la sua contrarietà se come sostiene l'Anas i proventi servono solo a ripianare i debiti. La Regione - aggiunge la Polverini - proseguirà il suo impegno, insieme alle altre istituzioni locali, come ha già fatto sostenendo il primo ricorso della Provincia di Roma, per tutelare i cittadini e i pendolari di Roma e del Lazio da un provvedimento ingiusto".

ALEMANNO - Alemanno si accuda: "Ribadiamo la nostra opposizione all'introduzione di pedaggi sul Gra, anche se solo per i pendolari, soprattutto se gli introiti derivanti dai pagamenti non sono vincolati alla manutenzione di questa stessa rete stradale. Per questo, insieme a Regione e Provincia, proseguiremo - conclude - nel nostro fermo impegno come sempre abbiamo fatto finora, nell'interesse dei cittadini".

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sabato 28 maggio 2011

Roma, Municipio VIII: scoperta una discarica da Terzo Mondo




Una vera e propria discarica a cielo aperto. Questo è quello che si sono trovati i carabinieri di Settecamini guidati dal capitani di Tivoli Emanuela Rocca. La scoperta è avvenuta a Lunghezza tra via Mejo de Gnente e via Cerquete. La discarica ha interessato un'aera campestre di suolo pubblico di 25mila metri quadrati al cui interno vi erano sporcizie di ogni genere e liquami maleodoranti per circa 30mila metri cubi. La causa della fuoriuscita dei liquami sarebbe dovuta al mancato allaccio dei collettori della rete fognaria alla rete elettrica delle pompe, in una zona (la C4) in forte via di sviluppo con nuovi insediamenti abitativi.

da Ottavonews

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mercoledì 11 maggio 2011

Verdi-Lazio: Rifiuti, la confusione è totale





IL CASO. Lo scorso novembre Alemanno annunciava lo stop a Malagrotta. Invece c’è ancora incertezza. Verdi: «Subito un ciclo virtuoso».

La Capitale non sa ancora dove metterà la propria immondizia. Era il 12 novembre 2010, quando su questo giornale veniva pubblicato un articolo di Alessandro De Pascale, in cui si evinceva che «Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, nei giorni scorsi ha assicurato che “entro la fine di novembre definiremo la nuova area, diremo quando entrerà in funzione il nuovo impianto e solo allora daremo l’ultima proroga per Malagrotta”». Per Alemanno, entro aprile doveva esserci la chiusura di Malagrotta e la scelta della nuova discarica, ma il presidente di Regione Polverini ha detto che per il nuovo sito ci vorranno ancora alcuni giorni.

Su Notizie Radicali Massimiliano Iervolino ha commentato: «Il Lazio non è la Campania semplicemente perché nella Regione della Capitale esiste la discarica più grande d’Europa, una discarica illegale che va contro tutte le leggi nazionali ed europee». L’esponente radicale ha denunciato come l’intenzione non sia quella di chiudere il sito di Malagrotta, ma di estenderlo verso l’adiacente area definita “Testa di Cane”. Saputa la notizia gli abitanti di Valle Galeria hanno reagito con forza, mandando una lettera a Renata Polverini con la richiesta di non utilizzare ancora la zona per una nuova discarica. Immediata la risposta della governatrice: «(...)Vorrei smentire categoricamente l’ipotesi Testa di Cane. Vorrei rassicurare quelli del comitato civico che so che si stanno agitando. Possono stare tranquilli, non c’è nessun progetto su Testa di Cane né mai ci sarà».

Resta quindi il dubbio (o il mistero) su quale sarà la nuova discarica romana; ma soprattutto su quali politiche si stiano attuando per superare l’epoca dei commissariamenti e delle proroghe. Il Piano rifiuti presentato dalla Regione Lazio all’Europa prometteva di raggiungere, entro 2011, il 60 per cento di raccolta differenziata. Siamo arrivati a un terzo dell’anno e la situazione non sembra sia cambiata molto. «Perché non si vuole mettere in pratica nel Comune di Roma e nella Regione Lazio un trattamento dei rifiuti basato sulla filosofia delle “quattro erre”, riconosciuta e sancita dalle direttive della Comunità europea?».

Lo dichiara Nando Bonessio, presidente dei Verdi del Lazio, che aggiunge: «Cosa osta a ridurre, riutilizzare, riciclare e recuperare, e a chiudere il ciclo dei rifiuti senza bruciare e senza aprire nuove discariche?».Come non bastasse la confusione creatasi, la sostituzione della Tari (tariffa rifiuti) con la Tia (tariffa igiene ambientale) porterà un aumento del costo per i romani tra il 12 e il 15 per cento, anche grazie alla reintroduzione dell’Iva. Per Bonessio «si tratta di aumenti dovuti all’utilizzo di una tecnologia obsoleta, (...) non si fa nulla per il contenimento dei rifiuti, non si coinvolge la cittadinanza e non si avviano filiere virtuose». L’esponente ecologista ha concluso avvisando della preparazione di «iniziative che coinvolgano la cittadinanza nel chiedere che Roma scelga la raccolta differenziata».
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mercoledì 23 marzo 2011

A noi i tagli... a loro i soldi!




Tagli alla sanità, affittopoli e scandalo assunzioni all'Ama, emergenza rifiuti che nei prossimi anni rischia di equiparare Napoli e Palermo. Sono solo alcuni dei disastri politici, economici e sociali che la Regione Lazio e la città di Roma stanno perpetrando ai danni dei cittadini. Di quegli stessi cittadini che dopo il malgoverno del centrosinistra hanno deciso di affidarsi alla Destra sociale di Alemanno e Polverini.
L'ultima vergogna riguarda i costi della politica regionale del Lazio. Da Il Messaggero apprendiamo che un consigliere regionale, dopo la prima legislatura (anche se dura solo due anni e sei mesi) a 50 anni prende - per tutta la vita e con reversibilità alla moglie - 3.200 euro al mese (ridotta del 5 per cento, ma a 55 anni è un vitalizio pieno). Se fa due legislature quella cifra è di 5.200 euro. Il Lazio sta pagando ogni anno 18 milioni di euro per 287 vitalizi (più sedici reversibilità). Altro dato: il funzionamento di giunta e consiglio regionale del Lazio nel 2010 è costato 128 milioni di euro. In Emilia-Romagna un quarto. Il Lazio ha 20 commissioni, la Lombardia solo 10. In totale queste commissioni costano 25 milioni di euro. A ciò si aggiunga che il costo del funzionamento del consiglio e della giunta della Provincia di Roma è di 37 milioni di euro, quella del Comune di Roma di 76. Alla faccia di chi dice che la Provincia è un ente inutile e sprecone!
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